mercoledì 7 ottobre 2026

Il contributo di un distaccamento partigiano alla battaglia di Badalucco il 26 settembre 1944

Il torrente Argentina poco a valle di Badalucco (IM)

Settembre [1944] stava finendo, si era già al venticinque, e nel riposo di quei giorni si assaporava la continuità di una stagione veramente splendida, soleggiate giornate mitigate da un lieve brezza che contribuiva ad aumentare il generale torpore avvertito dall'intero reparto. Ma quel mattino la dolce noia venne bruscamente interrotta dall'improvviso rumore di armi automatiche, raffiche lontane ma distinte provenivano dalla valle Argentina in direzione di Badalucco, sensibilmente attenuate dal massiccio del Faudo. Col passar delle ore, anzichè decrescere, gli scoppi aumentavano di intensità, giungevano nitidi i ritmati colpi di una Breda 37, la pesante mitraglia da posizione a cui a tratti si aggiungevano i cupi rombi dei mortai. In tutti la tensione era scattata, senza alcun ordine ognuno aveva raccolto le cose essenziali e controllate le armi in dotazione; e si cominciò ad attendere l'evolversi dei fatti e la loro conoscenza, una delle tante attese, a volte inutili, a volte pericolose. Il fragore dei colpi aumentava in un continuo crescendo confuso e minaccioso, giungendo stranamente spezzettato dalla discontinuità di un vento capriccioso; la nostra zona continuava a presentare un aspetto di assoluta tranquillità, anche all'attento occhio dei valligiani posti di guardia ai primi colpi d'armi da fuoco avvertiti. Scorrevano lente le ore di quella giornata e, quando il nervosismo cominciò ad accentuarsi, si era giunti alle prime ore del pomeriggio, una staffetta di Artù [Arturo Secondo, della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"], comandante della resistenza dislocata nella valle Argentina, si presentò finalmente per comunicarci quanto accadeva: una formazione di repubblicani, di stanza a Taggia, in una delle solite puntate intimidatorie, era stata affrontata dai reparti del luogo e costretta a rifugiarsi in un frantoio alla periferia di Badalucco. Un primo tentativo di forzare il blocco da parte dei repubblicani era stato nettamente sventato dalle forze di Artù, che controllava con i suoi uomini l'intera valle. Nella stessa, la resistenza trovava un completo appoggio da parte della popolazione che, oltre a fornire di generi alimentari i reparti combattenti, ad ogni infiltrazione di forze avversarie abbandonava il lavoro per impugnare le armi, determinando nella vallata una coesione operativa difficilmente riscontrabile in altre località. E come ogni avvenimento che raggiunge limiti al di sopra della norma, una spiegazione che giustificava l'intesa veniva presentata: conca semiselvaggia, circondata da monti ripidi, dagli accessi aspri e stretti, facilmente controllabili, in un'epoca lontana aveva duramente impegnato i pirati saraceni e, particolarmente, il feroce Luco, uomo spietato che terrorizzata il tratto di costa contiguo e le valli adiacenti; di qui la presunta origine del nome "Bada Luco" assunto dalla grossa borgata, capoluogo della valle. E nel rispetto d'una tradizione, o d'una fantasia diventata leggenda nel tempo, i suoi abitanti nei giorni del pericolo si univano solidali per affrontarlo. E per essere aiutati, nel ripetersi di una simile eventualità, venne richiesto al nostro distaccamento di tenersi pronto ad intervenire in qualsiasi momento, allo scopo di bloccare l'ingresso alla valle ai reparti tedeschi di stanza in riviera, tenuti in stato di preallarme per un previsto, secondo tentativo di liberare gli assediati. Il resto della giornata e la notte trascorsero nell'inutile attesa di ulteriori informazioni; unica variante notata, il rallentamento dei colpi che denunciava la forzata pausa imposta dall'oscurità. Ma alle prime luci dell'alba, dallo stretto sentiero che portava alla valle, quasi improvvisa ai nostri occhi, si presentò la staffetta, il volto largamente bagnato di sudore, nello sforzo di giungere in tempo a comunicarci d'entrare immediatamente in azione. I rinforzi tedeschi erano partiti e si ripetè ancora la spontaneità della partecipazione, il reparto che si dispose a partire raggruppava la quasi totalità degli effettivi. Il luogo dell'appostamento era lontano e l'urgenza non ammetteva indugi; la caccia era nuovamente aperta. Fresche energie, accumulate in giorni di assoluto riposo, ci consentirono di procedere a una velocità sostenuta, senza accusare lo sforzo; inoltre il forte ritmo assunto eliminava momentaneamente l'ansia che precedeva solitamente lo scontro. Sconosciuti sentieri, ripidi e tortuosi, percorsi nell'accompagnamento della minacciosa musica suonata dalle armi dei contendenti, tesi nell'affermazione d'una violenta supremazia. 
E quando la valle si restrinse fino a diventare gola sul cui fondo scorreva il fiume Argentina, il distaccamento, senza porre alcun indugio, poichè il nemico poteva giungere da un momento all'altro, prese posizione a circa un centinaio di metri d'altezza, su di uno strapiombo impossibile a raggiungersi dal basso per l'assoluta mancanza di sentieri diretti. La posizione dominava completamente il tratto di strada sottostante, che seguiva alternandosi sulle due sponde il corso del fiume; di fronte a noi, la strada, per le difficoltà del percorso, operava uno scarto che la portava a superare il ponte sull'Argentina, venendosi a trovare in una posizione a noi frontale. 
Iniziarono i lunghi, interminabili minuti dell'attesa, sempre accompagnati dal messaggio delle armi che ininterrotto continuava ad espandersi, tensione di sguardi nell'avvistare la preda, cacciatori chini sulle armi pronte a far fuoco, immobili nel cogliere il primo soldato apparire alla curva al di là delponte. E apparve il primo, e il secondo, e altri, ai lati della strada, un procedere lento, guardingo, lo sguardo alla ricerca del pericolo che sentivano vicino, e avanzavano ancora, lentamente ma avanzavano, le file dei soldati si snodavano sempre più lunghe, avvicinandosi. Giungeva appena qualche voce portata dall'aria e il rumore dei passi sul fondo sassoso della strada. E come un ruggito, le armi improvvise esplosero i loro mortali colpi, un assordante ritmo; il Majerling vibrava spietato e perfetto, come voluto dai suoi creatori che affannosamente ora cercavano riparo anche nel piccolo sasso, nel tentativo di evitare la morte che giungeva dall'alto. Per un attimo ebbi la sensazione di essere a bordo di un aereo, tanto impietoso il nostro fuoco colpiva i soldati della Wermacht che, come impazziti, correvano sulla nuda strada e nel sassoso letto del fiume, ridotto a puro rigagnolo dalla lunga estate. 
Di colpo il silenzio, le armi brucianti tacevano, e tutto al nostro sguardo apparve immobile, piccole forme in strane posizioni, solo i nostri respiri e qualche voce oltre la curva, soldati superstiti, uomini vivi che fuggivano un piccolo inferno. Nella valle il rumore del combattimento giungeva ancora, noi lo si sentiva lontano, enormemente lontano. Per quel giorno la caccia era finita, una giornata piena da considerarsi fortunata; la tradizione della valle ancora una volta era stata rispettata e, se di leggenda si trattava, la stessa era diventata realtà, anche ai pirati moderni era stato imposto il "Bada Luco". 
Renato Faggian (Gaston), I Giorni della Primavera. Dai campi di addestramento in Germania alle formazioni della Resistenza Imperiese. Diario partigiano 1944-45, Ed. Cav. A. Dominici, Imperia, 1984, pp. 63-66

La battaglia [n.d.r.: che riguardò tutta Badalucco e dintorni ed alla quale il distaccamento (della IV^ Brigata) di Faggian diede il contributo sopra descritto], iniziata alle sette del 25 e terminata vittoriosamente alle sedici del 26 settembre, salva Badalucco dalla rappresaglia dei nazi-fascisti che subiscono una delle più dure disfatte della guerra partigiana imperiese; perdono circa centosettanta uomini tra morti e feriti, compresi quattro ufficiali (due bersaglieri e due Tedeschi) e quattordici sottufficiali caduti in battaglia o dispersi, o colpiti dai propri mortai che avevano sbagliato tiro.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, p. 92

giovedì 1 ottobre 2026

I partigiani della Divisione Cascione alla vigilia della Liberazione

Sanremo (IM): una vista dalla Frazione Coldirodi

19 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 50, al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" - Ordine di collocare il Distaccamento "Piacenza" [VIII° Distaccamento del II° Battaglione "Marco Dino Rossi", comandato da Giovanni "Piacenza" Giacobbi] al posto del Distaccamento "Toscano" e di inviare il Distaccamento "Olmo" in zona Fontanili [in Valle Argentina] per necessità tattiche.

19 aprile 1945 - Dal settore SIM del III° Battaglione "Orazio Secondo" al comando della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione - "Il responsabile del Battaglione in indirizzo ha predisposto un agente per ogni Distaccamento per assolvere il compito di controllare l'andamento della formazione".

19 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 51, al comando della IV^ Brigata - Si chiedevano informazioni maggiormente dettagliate su una certa Alda Berardi di Oneglia "sfollata in località Gorleri... fa la spola tra San Remo e Genova. Circola liberamente durante il coprifuoco e traffica nella borsa nera senza subire alcun controllo; la stessa si vanta di essere chiamata a Gorleri la spia numero 8".

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 406, al comando della V^ Brigata - "Avvertire la signorina V. che è pedinata. Un agente si incontrerà tra poco con gli uomini del presidio di Ceriana per trattarne la resa".

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 408, al comando della V^ Brigata - "Il militare fuggito dalle formazioni della V^ Brigata ha dettagliatamente fornito notizie al comando della GNR di San Remo. In aggiunta a quanto già comunicato con la lettera avente come protocollo il n° 405, si comunica che Muscolo ha fatto pervenire al comando nemico la dislocazione delle forze, il loro armamento e le possibili azioni da eseguire contro i partigiani".

19 aprile 1945 - Dal I° Battaglione "Mario Bini", sezione SIM, prot. n° 4, al comando della II^ Divisione ed al comando della V^ Brigata -  "A Pigna il presidio è composto da 40 persone di nazionalità tedesca e russa; ad Isolabona e a Dolceacqua si trovano 50 tedeschi per presidio; a Perinaldo ve ne sono 60-70, che controllano alcune batterie di piccolo calibro. I tedeschi di questi presidi appartengono in prevalenza alle truppe alpine. Molini è stata rinforzata con 30 elementi, portando così gli effettivi a 70 uomini".

19 aprile 1945 - Dal I° Distaccamento "Riccardo 'Cardù' Vitali" [comandante "Sergio" Guido Lanteri] del I° Battaglione "Mario Bini" al comando della V^ Brigata - "Una squadra al comando di Spartaco [Giuseppe Zuccaro, nato a Messina il 23/07/1917] nella notte tra il 17 e il 18 u.s. partiva per recarsi sulla strada Baiardo-Apricale. Alle ore 10 del 18 giungevano 4 tedeschi, a cavallo, da Apricale, che venivano attaccati dai garibaldini: 3 rimanevano uccisi ed il quarto, ferito, fuggiva dando l'allarme".

19 aprile 1945 - Da "Bixio" al SIM della V^ Brigata - "A San Remo si verificano ammassamenti di truppa tedesca che proviene da Bevera e Grimaldi e prosegue per Savona. A Ceriana sono giunti 10 tedeschi di rinforzo, portando così la forza complessiva a 100 effettivi. A Baiardo il presidio nemico è di circa 40 uomini".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 53, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Si invitava a procedere, da parte del tribunale della Brigata, all'istruttoria a carico della spia Angelo Muratore e si esprimeva soddisfazione per il lavoro svolto dal responsabile SIM "Brunero".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 58, al comando della Divisione "Gin Bevilacqua" [della II^ Zona Operativa Liguria] - "In risposta alla richiesta sul movimento delle forze nemiche sulla frontiera italo francese le informazioni sono poco attendibili, dato che c'è continuo movimento e continuo spostamento delle forze verso la strada n° 28. Si verifica il rafforzamento dei presidi che devono difendere le strade di ripiegamento che, tuttavia, sono sotto controllo garibaldino, tranne la via Aurelia, in cui, peraltro, avvengono dei continui attacchi dei partigiani".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 59, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Venivano descritte alcune azioni fatte: "il 16 u.s. una squadra del Distaccamento "Angelo Perrone" [comandato da Giuseppe "Zabù" Conio, Distaccamento del I° Battaglione "Carlo Montagna" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini"] attaccava carriaggi nemici in ritirata verso Genova; il 17 u.s. una squadra attaccava i tedeschi sulla strada Badalucco-Taggia; nello stesso giorno una squadra del Distaccamento "Tritolo" attaccava il presidio di Carmo Langan [comune di Castelvittorio (IM)]; il 19 si presentavano militari della X^ Mas con armamento al seguito, venendo immediatmente incoprpoarti. Il 14 una squadra al comando del comandante della V^ Brigata "Doria" [Armando Izzo] faceva brillare la strada in località Rocche di Drego [comune di Molini di Triora (IM)]".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione al comando della V^ Brigata ed al comando del I° Battaglione "Mario Bini" - "Si inviano quali nuovi elementi Gian Mario Alberti (Gian), fuggito dall'artiglieria repubblichina, e Mario Pereno (Oscar), anch'egli scappato dall'artiglieria nemica dopo aver fatto parte delle formazioni cittadine di San Remo nell'estate del '44".

20 aprile 1945 - Da "Max" [Massimo Porre] al comando della II^ Divisione - Sosteneva che "la situazione precipita, gli inglesi sarebbero a Fontan; all'inizio della mattinata odierna le cannonate hanno raggiunto la piazza di Briga; il presidio è esiguo e la popolazione è in fuga. A Molini i nemici sono rimasti pochi e la popolazione aspetta l'arrivo dei garibaldini; a Triora i tedeschi si sono comportati umilmente; a Sanson i garibaldini hanno divelto molti pali della linea telefonica. Si attendono per Briga disposizioni urgenti e precise":

20 aprile 1945 - Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 197/segreteria, ai comandi del I° Battaglione "Mario Bini", del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" e del III° Battaglione "Candido Queirolo" - Comunicava che erano state minate la mulattiera San Giovanni dei Prati a Collabracca e la rotabile Langan-Molini.

22 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 629, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Messaggio ugentissimo con cui si segnalava che la "spia" Muscolo" molto probabilmente aveva fornito ai nemici notizie tali da rendere possibile per il 23 o il 24 aprile un rastrellamento con truppe provenienti sulla strada di Pigna e che lo stesso informatore aveva aggiunto che molte spie che parlavano francese si erano introdotte in quel periodo tra i partigiani.

22 aprile 1945 - Dal Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata al comando della V^ Brigata - Riferiva che il giorno 20 reparti nemici avevano compiuto un'azione nella zona del I° Battaglione "Marco Dino Rossi": divisi in due colonne, una aveva colpito la strada carrozzabile, l'altra le pendici del Monte Ceppo [nel comune di Baiardo (IM)], dove si era scontrata con il III° Distaccamento; che nello scontro era morto l'ausiliario San Remo [Andrea Grossi Bianchi, nato a Sanremo il 22 maggio 1922]; che il Distaccamento era riuscito a sganciarsi portando via tutto il materiale, tranne i viveri che erano stati depositati nel magazzino della Brigata.

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, Sezione Propaganda - Bollettino n° 2 delle azioni partigiane - Riportava che il 17 aprile il II° Battaglione "Lodi" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" aveva collocato una mina anticarro a Castelvecchio di Imperia; nella notte tra il 14 ed il 15 una squadra dell'VIII° Distaccamento della IV^ Brigata, dopo aver sequestrato nell'abitazione di un maresciallo a Taggia (IM) 1 ql. di farina, al ritorno sulla Via Aurelia aveva attaccato un carro tedesco, causando la morte di 2 soldati; in un'azione su Pietrabruna (IM) del 15 era morto il garibaldino Casto [Antonio Castello] del VII° Distaccamento ["Romolo"] del III° Battaglione ["Artù"]; non era pervenuto l'elenco delle operazioni effettuate dalla V^ Brigata.

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 75, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava: il 13 aprile l'arrivo di 19 soldati della X^ MAS [già di stanza a Sanremo] presso la V^ Brigata; l'operazione contro le Rocche di Drego [comune di Molini di Triora (IM)] del 14 aprile; l'azione su Pietrabruna (IM) del 15; l'attacco del Distaccamento "Angelo Perrone" sulla Via Aurelia il 16: le azioni già segnalate dai comandi della IV^ "Elsio Guarrini" e della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" alla II^ Divisione.

24 aprile 1945 - Dal comando della IV^ Brigata al comando della II^ Divisione - "La squadra guastatori del comando di Divisione ... il 22 aprile aveva fatto saltare la strada militare Colle San Bartolomeo-San Bernardo, causando la morte di 3 persone tra le quali un maresciallo tedesco ed una donna italiana, una spia...".

Da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999  

mercoledì 23 settembre 2026

Sugli inizi della Resistenza a Bordighera

Bordighera (IM): regione Arziglia

Verso la fine del '42 alcuni antifascisti di Bordighera, o ivi residenti, che precedentemente svolgevano un'attività contro il fascismo non coordinata, si riuniscono, e formano un gruppo organizzato. Fra questi antifascisti, Tommaso Frontero allaccia il gruppo al PCI di Sanremo, e prende contatto con i comunisti sanremesi Luigi Nuvoloni, Umberto Farina, Alfredo Rovelli. Ai primi del '43 si crea in Bordighera il comitato comunista di settore, con a capo Tommaso Frontero, Ettore Renacci e Schiva Angelo. In seguito, a queste persone si aggiunsero altre, fra cui Charles Alborno, Siffredi Alborno, Pippo Alborno, l'architetto Mario Alborno (che prese poi il nome di battaglia "Cecof"), Renzo Rossi. 
Dopo il 25 luglio 1943 il gruppo entra in contatto con altri antifascisti di Bordighera, fra i quali Renato Brunati, indipendente. Al gruppo si aggregano nuovi elementi; più tardi, il gruppo entra pure in contatto col segretario della Federazione Provinciale del PCI (in quel periodo, Miroglio Augusto o "Domenico"), che invita i settori ad adoperarsi per la costituzione dei CLN. 
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, p. 245

La propaganda antifascista e antitedesca fu praticata nella zona di Bordighera da Renato Brunati e da me in un contempo indipendentemente, senza che nemmeno ci conoscessimo: ma nel 1940 ci incontrammo e d'impulso associammo i nostri ideali e le nostre azioni, legati come ci trovammo subito anche da interessi intellettuali ed artistici. La vera azione partigiana s'iniziò dopo il fatale 8 settembre 1943, allorchè Brunati e la sig. Maiffret [Lina Meiffret] subito dopo l'occupazione tedesca organizzarono un primo nucleo di fedeli e racimolarono per le montagne, sulla frontiera franco-italiana e nei depositi, armi e materiali: armi e materiali che essi vennero via via accumulando a Bajardo in una proprietà della Maiffret, che servì poi sempre di quartier generale in altura, mentre alla costa il luogo di ritrovo e smistamento si stabiliva in casa mia ad Arziglia e proprio sulla via Aurelia. [...] Dalla casa mia venivan portati al covo di Bajardo coperte, viveri e materiali che gli affigliati provvedevano con me e tra questi attivissimo il compagno Giacometti di Ventimiglia. [...] Verso la metà di novembre [1943] due ufficiali inglesi, fuggiaschi del campo di ferma, vennero a capitar nella zona di Bajardo, ricoverati e confortati dai nostri, sistemati poi nottetempo in un casolare di vetta. Fu poi progettata la fuga in Corsica: ma il 1° tentativo perì per la defezione del marinaio che s'era assunto l'apparecchiamento della barca: tuttavia i 2 inglesi scesero ad Arziglia in casa mia, guidati dai capi in pieno equipaggiamento partigiano a mezzogiorno per via Aurelia sotto il naso dei tedeschi: da Arziglia si trasferirono alla casa di Brunati, alla Madonna della Ruota ma una sorpresa della polizia che arrestava Brunati e la Maiffret costrinse nuovamente gli inglesi a raggiungere casa nostra ove restarono 15 giorni. I 2 capi vennero rilasciati per insufficienza di prove il 22 dicembre, raggiunsero Bajardo ove già erano tornati gli inglesi. Un nuovo tentativo di fuga in Corsica venne organizzato in casa mia coll'aiuto di patrioti bordigotti; [Vincenzo Manuel] Gismondi - Assaddria [Assandria] - Maraglia [Moraglia]. Un canotto di Donegani, trafugato venne adattato col fuoribordo acquistato con fondi di Giacometti equipaggiato e messo in acqua: vi salirono… i 2 inglesi ed i nominati patrioti, dopo un breve soggiorno in casa mia per gli ultimi preparativi. Ma l'imbarco avvenuto felicemente ad onta della attiva sorveglianza tedesca, non ebbe buon esito, chè la barca si empì d'acqua a 200 metri da riva ed a stento i fuggiaschi raggiunsero la costa rifugiandosi poi da me, fradici ed avendo salvato solo il motore. Da allora i 2 inglesi restarono in casa fino al 25 gennaio '45, salvo un breve soggiorno a Bajardo nel gennaio ‘44. Gismondi fu arrestato e ciò allarmò tutta la nostra banda [...] Purtroppo il 14 febbraio 1944 Brunati e la Maiffret, venivano definitivamente presi dai repubblicani  [...]                                                                                             Giuseppe Porcheddu, Memoriale manoscritto (documento conservato in fotocopia presso IsrecIm), senza data, edito in Francesco Mocci, (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019

Fino dai primi tempi in seno al PCI si crea, anche per la zona circondariale di Sanremo una specie di "triangolo operativo" (detto anche secondo un termine in seguito più diffuso "triangolo militare"). Ne fanno parte Erven [Bruno Luppi] (addetto militare), Luigi Nuvoloni (incaricato per le questioni politiche), Oreste Manetti (incaricato per il vettovagliamento degli eventuali gruppi in montagna).
In una riunione dell'ottobre '43, in casa dell'ing. Casella, in Sanremo, si incontrarono l'ing. Casella, il dott. Pigati [ ... Col crescere delle coscrizioni si rese necessario anche un comitato in S. Remo e si prese perciò contatto col dott. Pigati fervente avversario del fascismo; attivissimo e coraggioso propagandista tanto nel suo studio che nell’ambulatorio della Croce Rossa... Giuseppe Porcheddu, Op. cit. ], Calvini Nanni, il dott. Samà e il magg. Ferrari, per un esame e uno studio della situazione nella zona.
Nell'ottobre del 1943 Calvini Nanni partecipa, in Sanremo, alla formazione di un comitato interpartitico, di cui fanno parte lo stesso Calvini Nanni, Bruno Luppi («Erven»), la sig.na Meiffret, l'avv. Nino Bobba, Umberto Farina.
Giovanni  Strato, Op. cit.  

A Ventimiglia in ambienti che gravitavano intorno alla stazione ferroviaria si formò una rete clandestina con l’obiettivo di sabotare i trasporti tedeschi e difendere le infrastrutture ferroviarie e stradali in concomitanza di un’eventuale sbarco alleato. A questa organizzazione aderirono una decina di ferrovieri assieme a carabinieri, poliziotti, civili. Il gruppo, che assunse il nome di Giovine Italia, riuscì a collaborare con un’altra organizzazione legata al partito comunista di Bordighera, la quale in clandestinità forniva documenti falsi a militari sbandati e antifascisti ritenuti sovversivi dalle autorità della Repubblica Sociale. Gli ufficiali dell’esercito e i carabinieri che aderirono avrebbero dovuto stabilire il controllo dell’ordine pubblico una volta il territorio fosse stato liberato. A causa di un incauto approccio da parte di Olimpio Muratore, tentato con due suoi compagni di scuola arruolatisi nella GNR ferroviaria, Carlo Calvi e Ermanno Maccario, questi rivelarono l’esistenza dell’organizzazione al loro comandante. Iniziarono subito le indagini portate avanti dalla G.N.R. e dal Commissario Capo della Polizia Repubblicana di Ventimiglia, Pavone. All’alba del 23 maggio 1944 una retata portò alla cattura di una trentina di persone, ventuno delle quali consegnate ai tedeschi, e di queste tredici furono successivamente inviate a Fossoli e poi a Mauthausen: Airaldi Emilio, Aldo Biancheri, Antonio Biancheri, Tommaso Frontero, Stefano Garibaldi, Ernesto Lerzo, Amedeo Mascioli, Olimpio Muratore, Giuseppe Palmero, Ettore Renacci, Elio Riello, Alessandro Rubini, Silvio Tomasi, Pietro Trucchi e Eraldo Viale. Solamente Elio Riello, Tommaso Frontero, Amedeo Mascioli, Aldo e Antonio Biancheri sopravvissero alla deportazione. Emilio Airaldi, invece, già sul carro merci destinato in Germania, riuscì a scardinare un finestrino del carro e a gettarsi di notte nel vuoto nei pressi di Bolzano; venne aiutato da ferrovieri che lo aiutarono s nascondersi e quindi a ritornare a casa dove giunse dopo 3 mesi. Giuseppe Palmero e Ettore Renacci furono fucilati a Fossoli, Olimpio Muratore, Silvio Tomasi, Alessandro Rubini, Eraldo Viale, Ernesto Lerzo e Pietro Trucchi morirono nel campo di Mauthausen.
Giorgio Caudano, I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: con Romolo Giordano, Le Stelle del Gusto, Azani Editore, 2026: (con Paolo Veziano), Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945, Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024; Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]

Ettore Renacci, Tommaso Frontero e Angelo Schiva facevano parte di un gruppo comunista formatosi già all'inizio del 1943 in Bordighera. Nel dicembre dello stesso anno, tale gruppo assunse la denominazione di «Comitato Comunista di Settore» e si unì ad elementi di altre correnti e partiti antifascisti. In seguito all'attività comune fu creato il CLN di Bordighera per la lotta resistenziale ma la rete clandestina venne scoperta e sgominata. Frontero e Renacci furono arrestati nelle rispettive abitazioni verso le 8 del 23 maggio 1944. Subirono maltrattamenti e furono condotti a Imperia: se ne decise la fucilazione per il 25 maggio. Ma la Gestapo li considerava elementi troppo preziosi e cercò di indurli a rivelare notizie utili sull'organizzazione antifascista. Frontero e Renacci raggiunsero quindi le carceri di Marassi e, nel giugno, fecero parte di un gruppo di 59 prigionieri trasferiti da Genova a Fossoli per mezzo di camion. A Fossoli il Renacci venne fucilato ed il Frontero inviato nei Lager in Germania.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 571 

giovedì 17 settembre 2026

Il tribunale tedesco di Ormea si è trasferito in Pieve di Teco

Pieve di Teco (IM): il Teatro Salvini. Foto: Davide Papalini. Fonte: Wikipedia

6 gennaio 1945
È una giornata caratterizzata da una intensa ricerca di alloggi per ufficiali e sottufficiali di truppa tedesca e repubblichina, proveniente dal Piemonte e di retta al litorale. Questa mattina i quattro superstiti degli arrestati in Armo sono stati tradotti in Ormea, ov'è il tribunale militare tedesco. 
7 gennaio 1945
Ieri sera, verso le 10, è giunto da Ormea un battaglione di truppa repubblichina che ha passato la notte qui in Pieve [di Teco] e stamattina alle 9 è ripartito verso la riviera. 
8 gennaio 1945
Nulla di speciale da segnalare, tranne il «lanciatore di grida» che ha chiamato i cittadini per la guardia ai fili telegrafici e telefonici in Val di Lavina. 
9 gennaio 1945
Giuvanollu Ferrari d'Armo è stato lasciato libero ieri verso le ore 6 dal Comando tedesco. È venuto a salutarmi. È in un vero stato di prostrazione, giustificato dall'arresto e dalla deportazione della figlia Pierina. Il Comando tedesco continua a chiedere alloggi.
10 gennaio 1945
Nulla da segnalare, tranne un forte passaggio di truppa tedesca nella notte. Non è possibile accertare quale sia stata la loro direzione. 
11 gennaio 1945
Questa mattina il tribunale tedesco di Ormea si è trasferito in Pieve, installandosi nel palazzo Comunale. Tale provvisoria traslazione è avvenuta per pronunciarsi sulla sorte di vari detenuti, cioè di Mario Ponzone e delle tre signorine Noemi Cacciò, Pierina Ferrari e Angela Pescio. È stata una giornata di sgomento. 
Alle 3.30 pomeridiane, per ordine tedesco, il «lanciatore di grida» comunica che tutta la popolazione fino alle 4.30 deve restar chiusa in casa. Alle 4.30 il sedicenne Mario Ponzone, fra due plotoni tedeschi, e con canti terrificanti di guerra, vien portato al supplizio; passa sotto le finestre di casa sua dalle quali la mamma, come impazzita, lancia grida strazianti. 
La popolazione era allibita e profondamente addolorata.
12 gennaio 1945
Per quel che riguarda le tre signorine summenzionate non è ancora dato di conoscerne la sorte. Come succede sempre in casi consimili, le voci che corrono sono di varia natura; perciò si vive con l'animo sospeso, perché generalmente vi è da aspettarsi più del male che del bene. 
13 gennaio 1945
Permane l'angoscia dell'attesa.
14 gennaio 1945
Si è saputo ora che le tre signorine non solo sono trattenute ma sono sottoposte ad una nuova e più severa sorveglianza. Sono cioè piantonate dalle guardie armate che, ogni due ore, notte e giorno, entrano nella camera a controllarne la presenza. Tutta questa sorveglianza fa sospettare qualche grave decisione a loro carico. 
15 gennaio 1945
Pare che la severità delle guardie sia un po' diminuita e che le tre ragazze possano anche uscire dalla camera e scendere nella cucina dell'albergo, sul cui pianerottolo però è sempre la guardia armata. Tale allentamento può essere forse considerato come un presagio di provvedimenti meno gravi. Quest'oggi abbiamo udito un forte bombardamento lungo il litorale; ma non ne abbiamo potuto conoscere, nemmeno approssimativamente, la direzione precisa.
16 gennaio 1945 
Apprendo in questo momento che ieri sera in Muzio sono state arrestate dai Tedeschi cinque persone, cioè i due fratelli Francesco e Nino Delfino, Gino Patrone e Domenica Delfino. La causa di tale arresto non mi è ancora nota. Questa sera con un camion tedesco e ben scortate le tre signorine da Pieve son partite per il Piemonte; tutto fa supporre che siano deportate in Germania. Tutta Pieve era spettatrice allibita di un così straziante spettacolo. Deportazione e morte: questi sono ormai gli spettacoli ai quali assistiamo.
17 gennaio 1945 
Nino Delfino, arrestato ieri, questa mattina è stato portato all'ospedale con 40° di febbre. Sul colle di Armo, ma più in direzione di S. Bernardo, stamane è stata rinvenuta una donna morta per assideramento: si è saputo che era di Oneglia, di 45 anni; era partita per recarsi in Caprauna, ove aveva una sorella sfollata. La sua imprudenza fu causa della morte; difatti gli Armesi le consigliarono con insistenza di non avventurarsi sul colle in quanto, per la sua impraticabilità e per il tempo pessimo, avrebbe potuto correre grave pericolo. Infatti la povera disgraziata, non avendo ascoltato i consigli, vi trovò la morte. 
Le tre deportate, scortate da un ufficiale e da una pattuglia armata, sosteranno per breve tempo in Cuneo. 
18 gennaio 1945
Ore 10, passaggio in formazione di grandi quadrimotori. Il secondo gruppo, giunto all'altezza di Pieve, esegue un fittissimo lancio di manifestini, incitanti alla resistenza e a non rispondere alle chiamate dei tedeschi e dei repubblichini. 
19 gennaio 1945
Questa mattina, un centinaio di tedeschi, verso le 5, sono partiti per operazioni di rastrellamento per Moano e Colla Domenica; sono scesi a Gazzo, ove hanno rastrellato 60 civili, fra i quali il Tenente Cassia e il Tenente Renzo Merlino. Li hanno portati tutti in Pieve e rinchiusi nel teatro Civico. Ivi hanno trascorso tutto il pomeriggio e la notte al freddo e alla fame.
20 gennaio 1945
Stamattina il Comando ha controllato i documenti degli arrestati di ieri e li hanno lasciati quasi tutti in libertà. Anche il tenente Cassia è riuscito a svignarsela; viceversa, Renzo Merlino, ed altri sei arrestati, vennero trattenuti e anche di questi, cinque, furono rilasciati, restando infine solo Renzo, ed un giovanotto di origine tripolina. 
21 gennaio 1945
I due rimasti subirono un interrogatorio tutto speciale e poi dal Palazzo Comunale furono, sotto buona scorta, trasportati al carcere di casa Gandolfo. Questo fatto fu considerato di pessimo indizio perché si sapeva che i rinchiusi in quel carcere generalmente finivano alla fucilazione.
Nino Barli, Vicende di guerra partigiana. Diario 1943-1945, Valli Arroscia e Tanaro, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 1994, pp. 144-146 

giovedì 3 settembre 2026

Azioni partigiane tra il confine con la Francia e la Valle Argentina dal 9 al 14 settembre 1944

Castellaro (IM): Santuario di Lampedusa

All'alba del giorno stesso [9 settembre 1944] altra formazione tedesca composta da quattro autocarri, una autoblinda ed un centinaio di soldati, scontratasi presso Perinaldo con una ventina di garibaldini del 6° distaccamento inferiori per numero e per mezzi, dopo trenta minuti di combattimento li obbliga a ritirarsi. Cade nel combattimento il volontario Gianni Carli (Carletto) fu G. B. nato a Marsiglia il 14.6.1899 ed un altro rimane ferito. Non vengono accertate le  perdite nemiche. 
Altre batterie tedesche, piazzate nei pressi della cabina elettrica del Bevera sulla riva sinistra del fiume Roja, aprono il fuoco contro le linee alleate che rispondono al fuoco; il duello dura due ore. 
Il garibaldino Martino Blancardi (Martinetto) con altri compagni della V brigata tenta di liberare Arzilia, figlia dell'ex ministro Achille Grandi, ma il tentativo non riesce. 
A Taggia una pattuglia di garibaldini dell'8° distaccamento arresta alcune spie al servizio del fiduciario del Fascio repubblichino, mentre l'audace garibaldino «Ventimiglia» spara su due Tedeschi e su tre bersaglieri a poca distanza dalle caserme, ne uccide uno e ne ferisce due, allontanandosi poi incolume. 
Per lo scoppio di mine due Tedeschi muoiono dilaniati presso il Santuario di Lampedusa (valle Argentina). 
Un attacco condotto il 10 di settembre presso il ponte «Ruinà», tra il ponte Oxentina e San Giorgio (fiume Argentina), dall'8° distaccamento di Domenico Simi (Gori), mette fuori combattimento quarantacinque nazifascisti. Altro Tedesco rimasto ferito in combattimento muore all'ospedale di Taggia. 
Nella città vanno concentrandosi duemila nazifascisti al comando dell'ufficiale superiore Barone, per attuare il rastrellamento previsto. 
Tutte le case situate nei pressi del fiume Argentina, dalla villa Cappannuccia alla caserma De Sonnaz, vengono fatte sgomberare per accantonarvi le truppe, mentre il Commissario prefettizio della città, probabilmente antifascista, prende accordi con i partigiani per fornire informazioni sui movimenti nemici. 
Il giorno dopo cinque garibaldini del 2° distaccamento feriscono gravemente un ufficiale tedesco sotto Ceriana. 
A San Remo esce il primo numero del giornale clandestino «La voce di San Remo» che viene diffuso tra le popolazioni ed i combattenti della montagna. Il P.C.I. costituisce la brigata garibaldina cittadina, comprendente tutte le squadre di avanguardia, col compito di difendere il Comando della V brigata quando questa si sarebbe avvicinata alla costa.
Nella notte due garibaldini dell'8° distaccamento assaltano con bombe a mano le sentinelle di guardia ad un albergo di Taggia requisito e messo a disposizione degli ufficiali tedeschi. Le sentinelle rimangono gravemente ferite. 
Il 14 di settembre una pattuglia del 2° distaccamento cattura tre sottufficiali tedeschi recuperando un mitra, un moschetto e una pistola automatica. 
Squadre di alcuni distaccamenti della V brigata, affrontata una colonna tedesca presso Cima Marta, la distruggono completamente liberando il bestiame razziato e catturano grande quantitativo di armi e di munizioni. 
A queste formazioni della V brigata apparteneva una coraggiosa garibaldina di nome Maria che, oltre ad assistere i feriti ed i malati come crocerossina, sovente impugnava la pistola contro il nemico. Un giorno sulla funivia San Remo-monte Bignone, estratta la pistola dalla borsetta, intimava la resa a due Tedeschi che dovevano scendere a San Romolo e li catturava con l'aiuto di altri garibaldini. Servirono in seguito per uno scambio di prigionieri.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, pp. 59,60

martedì 25 agosto 2026

I partigiani cercavano di eliminare la postazione tedesca di Monte Ceppo


Probabilmente in data 12 giugno 1944 vi è un'azione in Baiardo. Alcuni uomini di Vittò [n.d.r.: Giuseppe Vittorio Guglielmo], divisi in due squadre, e comandati da Argo [n.d.r.: Aldorino Iazzone] e da Assalto [n.d.r.: Carlo Peverello], erano stati mandati a Monte Bignone, all'arrivo della funivia, per attaccare dei tedeschi, che sarebbero dovuti arrivare con la funivia.
Gli uomini di Vittò erano partiti da Carmo Langan, dove vi era l'accampamento del 5° distaccamento (Vittò ed Erven). 
I partigiani aspettavano, tenendosi nascosti; ma con la funivia i tedeschi non arrivano. 
Al ritorno i partigiani passano per Baiardo, e si imbattono in una camionetta di tedeschi; alcuni di questi, nello scontro, restano feriti, e gli altri fuggono; nella fuga sparano all'inìpazzata contro tutti quelli che incontrano: così uccidono una donna e ne feriscono un'altra. 
Il giorno 13 giugno i partigiani di Vittò e di Erven [n.d.r.: Bruno Luppi] compiono una nuova azione, contro una postazione situata fra Baiardo e Monte Bignone. 
La postazione era forte di 25 uomini. 
Dirige l'azione Argo insieme con Assalto. Hanno una squadra per ciascuno, ma responsabile è Argo. 
I partigiani partono da Carmo Langan nella notte, anzi sul cader del sole, e tornano la mattina del giorno dopo, 13 giugno, con un forte bottino di materiale vario (armi, munizioni, coperte, gavette) e con 23 prigionieri, dei quali 2 sono austriaci e 2 cecoslovacchi. Uno dei cecoslovacchi è della zona dei Sudeti. 
I quattro stranieri rimasero con i partigiani, con i nomi Marx, Emilio, Romeo e Mario. Marx venne ferito a Sella Carpe, quando fu ferito anche Erven; dopo morirà in montagna, in combattimento. Anche un altro dei quattro stranieri cadrà in montagna. 
Dei militi fascisti, 4 vogliono tornare a casa. Fra questi Erven riconosce uno dei militari di Salò già lasciato libero dopo il fatto della "B8", che era stato compiuto dal gruppo di Vittò, Erven, Tento e Marco, e durante il quale Folgore si era assunto l'incarico di andare avanti agli altri, col prigioniero catturato in Molini. 
Il "repubblichino", fatto di nuovo prigioniero in questa circostanza, viene dapprima minacciato di morte; poi è rilasciato, ma, questa volta senza rifornirlo di carta di identità. 
Scopo principale dei partigiani era di attaccare ed eliminare la postazione tedesca di Monte Ceppo, molto munita, che dominava Carmo Langan e le strade circostanti, sia le rotabili, sia le mulattiere. 
Marco e Tento, a tal uopo, avevano anche procurato due cannoni, tolti da Cima Marta e collocati a Triora; dopo, però, si riscontrò che non era possibile farli funzionare, a causa delle munizioni deteriorate. 
Per attaccare Monte Ceppo si riteneva che fosse molto opportuno bloccare tutte le vie di accesso; ma, per fare questo, occorreva Baiardo libera; e, invece, sulla strada Baiardo-Monte Bignone vi era una forte postazione tedesca, e bisognava eliminarla. 
Perciò furono compiute nella zona di Baiardo le due azioni sopra ricordate, specialmente la seconda. 
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese(I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, pp. 293-294

martedì 18 agosto 2026

Il Comando tedesco emana l'ordine di blocco della strada Albenga - Ormea - Garessio

Ponte di Nava, Frazione di Ormea (CN). Foto:  Mauro Marchiani

Il servizio informazioni partigiano (SIM) segnala che il nemico ha rinforzato le guarnigioni di Diano Marina, di Cervo, di San Bartolomeo e di Andora. Tutti i militari sono consegnati e rimangono nelle trincee da loro costruite quasi tutto il giorno. Il tempo è molto migliorato per cui si creano le condizioni per sviluppare con meno difficoltà le azioni contro il nemico, in particolare sulle strade costiere e sulla Statale n. 28 (Imperia - Pieve di Teco - Garessio) [...]
Mentre per cause sconosciute il primo aprile 1945 a Pornassio i Tedeschi uccidono il civile Giacomo Frumento, e sarà l'inizio di un lungo stillicidio, il giorno stesso una squadra del Distaccamento "Brando C." attacca un pattuglione tedesco sulla Statale 28: quest'ultimo lascia sul terreno un morto e due feriti; all'alba, nei pressi di Garessio, altri partigiani, del Distaccamento "I. Rainis" si scontrano con una pattuglia tedesca la quale perde quattro uomini; dello stesso Distaccamento, il giorno successivo a Calderara, con bombe al plastico, alcuni partigiani fanno saltare un carro tedesco trainato da cavalli.
Il giorno 3, altri partigiani del Distaccamento "Brando C.", colpiscono sulla 28 un autocarro nemico che sbanda, mentre nei pressi di Barchi altri partigiani del "Rainis" ne mitragliano un altro ancora sulla stessa strada. Il 4 una squadra del "Rainis" prepara un'imboscata nei pressi di Martinetto (nell'Albenganese): Giorgio Alpron (Cis), capo di S. M. della I Brigata [n.d.r.: I Brigata "Silvano Belgrano" della  VI^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Silvio Bonfante"], coadiuvato da alcuni compagni, mina gli scambi ferroviari ad Andora: viene applicato dell'esplosivo (dieci cilindri di plastico) sul triangolo degli scambi di levante. Con lo scoppio saltano per aria il triangolo e le rotaie del binario principale, rimangono pure inutilizzabili il secondo e il terzo binario per dieci ore. Un treno carico di esplosivo, scatolame, paglia e Tedeschi di scorta, rimane bloccato per un giorno nella galleria di Capo Mele. Per l'uccisione della G.N.R. Paulli, il commissario prefettizio di Albenga, A. Rolando Ricci fa affiggere un manifesto il quale rende noto che nel territorio della frazione di Leca è dichiarato il coprifuoco dalle ore 18 alle 6. Se accadessero altri fatti del genere, il centro abitato sarebbe stato spianato dalle artiglierie tedesche. 
Il giorno 6 una squadra di dieci uomini del Distaccamento "Castellari" affronta una corriera con civili e soldati tedeschi a bordo nei pressi di Cerisola [Frazione di Ormea (CN)]. All'autista viene intimato di fermarsi ma lui non eseguisce l'ordine, allora con una raffica nelle gomme delle ruote la macchina rimane paralizzata. Avviene una sparatoria durante la quale muoiono il maresciallo che era accanto all'autista e tre soldati, alcuni rimangono feriti. I partigiani non subiscono perdite e recuperano un Mauser, una pistola, alcuni caricatori di mitra e due fucili. Intanto giungono al Comando della I Brigata quattro militi postelegrafonici provenienti da Porto Maurizio: Ivo Panzani, Enzo Pignatti, Paride Bertoni e Francesco Idda: si arrendono allo stesso Comando, fornendo preziose notizie riguardanti i piani del nemico. 
Il SIM partigiano informa che nell'eventualità di una ritirata i Tedeschi, intendendo avere le spalle al sicuro, compierebbero un duro rastrellamento al fine di distruggere tutte le formazioni della Resistenza, andandole a scovare nei rifugi ed in tutti i casolari della Valle Arroscia. 
Il giorno 7 la squadra "Tamara" del Distaccamento "Rainis" attua un'imboscata contro soldati tedeschi sulla statale 29, i quali lasciano sul terreno un morto ed un ferito. Nel contempo una squadra del Distaccamento "Garbagnati" nei pressi di Diano Marina cattura due soldati repubblichini ed un soldato tedesco delle SS, altri partigiani dello stesso Distaccamento in Val Merula prelevano due soldati della Divisione "San Marco" muniti di pistola, i quali mentre vengono condotti al Comando partigiano, rimangono uccisi a causa di un loro tentativo di fuga. 
Lo stesso giorno è catturato un soldato tedesco che tenta la resistenza, ma viene ugualmente passato per le armi. Nei pressi di Casanova [Casanova Lerrone (SV)] partigiani del Distaccamento "De Marchi" si scontrano con una pattuglia tedesca; dopo lo scontro a fuoco non si riesce ad accertare le perdite nemiche che sono certe. 
All'alba del giorno 8 in seguito al persistere dell'allarme navale il Comando tedesco emana l'ordine di blocco della strada Albenga - Ormea - Garessio e Imperia - Taggia - Triora, inoltre ordina ai genieri di procedere al minamento dei ponti, delle opere e di alcuni tratti della statale 28. 
Nella serata del giorno stesso, nei pressi di Vessalico in Valle Arroscia, partigiani del distaccamento "Amato" sparano contro una compagnia di una trentina di Tedeschi i quali lasciano sul terreno due morti e tre feriti.
II giorno successivo una squadra partigiana comandata da "Spezza" del Distaccamento "Brando C.", in azione sulla strada 29, raffica con armi automatiche una pattuglia tedesca, causandole tre morti e due feriti. Un'altra squadra comandata da "Folgore", del Distaccamento "Rainis", lancia bombe a mano contro un autocarro nemico, il quale si capovolge: non accertate le perdite. 
Il nemico continua a rinforzare i presidi lungo le strade statali delle Valli Arroscia e Impero.
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Da Gennaio 1945 alla Liberazione, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005, pp. 266-268

mercoledì 12 agosto 2026

La strage nazista di Grimaldi


Il 7 dicembre 1944 soldati nazisti fucilarono tre gruppi familiari nell'abitato di Grimaldi a Ventimiglia, precedentemente evacuato per ordine tedesco. La motivazione della strage è incerta, ma potrebbe essere legata al mancato rispetto dell'ordine di evacuazione del paese.
Il Tribunale Militare di Torino in data 15 maggio 2000, dopo un processo che vide alla sbarra il maggiore Hans Geiger (nato a Francoforte il 12 giugno 1906) e il tenente Heinrich Goering (nato a Betzdorf il 17 luglio 1923), rispettivamente comandanti del 253. Grenatier Regiment della 34 Infanterie division e della VI compagnia dello stesso reggimento, emise una sentenza di non luogo a procedere per i due ufficiali tedeschi. La sentenza riporta i seguenti fatti:
«Nella mattinata del 7 dicembre 1944, una pattuglia di soldati tedeschi, accompagnata da un noto collaborazionista italiano, tale Egidio Eugeni, irrompeva nell’Hotel “Vittoria” situato sulla Rocca di Grimaldi e, dopo averli radunati all’esterno dell’albergo, uccideva dodici civili: cinque donne, quattro uomini e tre bambini, espressamente indicati nel capo di imputazione. I corpi furono gettati in una fossa e coperti con terra, paglia e rifiuti. Nel giugno 1945 le salme furono riesumate e gli esami necroscopici rivelarono la causa della uccisione confermando che essa era avvenuta tramite fucilazione. Divenne opinione generale l’attribuzione della responsabilità della strage a soldati tedeschi in quanto, in quella fredda mattinata di dicembre, non poche persone ebbero modo di vedere la pattuglia tedesca salire sulla Rocca di Grimaldi, sentire da lontano il rumore degli spari, e, successivamente, vedere la pattuglia tedesca lasciare il villaggio. Cominciarono anche a circolare voci sulle singole responsabilità. Nel gennaio 1945, al Caffè Ligure di Bordighera, un Sergente tedesco in compagnia di altri suoi camerati, raccontò al Sig. Giuseppe Viale, titolare della panetteria di via Cavour in Ventimiglia all’epoca sfollato a Bordighera, e a un certo non meglio identificato Sig. Moro, titolare di un negozio di busti sito in Bordighera, via Vittorio Emanuele, di avere ucciso parecchi “banditi” - così erano definiti i partigiani dai soldati tedeschi - per ordine del loro comandante, il Maggiore Geiger, tra cui vecchi, donne e bambini.
Raccontò in particolare l’uccisione di un bambino bello molto biondo, che nessuno aveva il coraggio di trucidare, ma che fu anch’egli assassinato su reiterato ordine di Geiger (Relazione di Pallanca fogl. 422-423 fasc. PM). Il 10/7/1945 fu sentita la Sign.na Antonietta De Re la quale espose di avere incontrato l’8 dicembre 1944 un soldato tedesco di nome Karl, il quale, dopo avere bevuto molto, era scoppiato in lacrime, descrivendole i fatti di Grimaldi e confessando di avere ucciso «una bambina bionda che sembrava un angelo… per ordine del Maggiore Geiger e del Comandante la sua compagnia Tenente Goering» (copia della dichiarazione De Re fogl. 424 fasc. PM); il soldato tedesco sarebbe poi stato rintracciato e fucilato dai suoi commilitoni senza sapere chi fosse stato (verb. DE RE 6/6/1998 fogl. 145).
Il 25/11/1945 il Dott. Alberto Pallanca, fratello di Vincenzo Pallanca una delle vittime della strage, presentò un accurato esposto al Comando Alleato della Liguria (fogl. 420-423 fasc. PM), in cui ripercorreva le vicende di quei giorni dando ampio risalto alle testimonianze che aveva personalmente raccolto. Nell’esposto riferiva come le fonti tedesche indicassero in ragioni di spionaggio la causa della strage mentre egli personalmente riteneva assai più probabile che l’eccidio fosse stato stimolato da Egidio Eugeni, il quale era notorio nemico di Alberto Lorenzi, rimasto ucciso nella strage, il quale vantava una posizione economica assai invidiabile in quel fosco periodo, avendo riscosso una polizza assicurativa di lire 50.000 (e non come ha erroneamente sostenuto il P.M. nella sua requisitoria una indennità statuale - pag.11 verb. 15/5/2000) per la morte del figlio caduto in combattimento, incassando la somma di lire 50.000 per la vendita di un terreno. Era inoltre proprietario di «Titoli, argenteria, preziosi». Vincenzo Pallanca invece, - racconta sempre il fratello - «possedeva un buon ristorante a Grimaldi ed aveva ricavato da tale esecuzione un forte utile. Risulta inoltre che l’Eugeni e la sua famiglia, composta dalla moglie e da quattro figlie, mentre a Grimaldi vivevano in miseria, da quando l’Eugeni incominciò a praticare i tedeschi e specialmente da dicembre 1944 iniziarono un tenore di vita elevato. La moglie si vantava con i vicini di quanto giornalmente acquistava al mercato nero… in quei tempi l’Eugeni ebbe a dire a certo Giacometti Dario: “ho fatto un colpo che ho guadagnato ottanta mila franchi, ma io vivo all’albergo, la mia famiglia spende molto e se non mi procuro presto un altro colpo, finisco presto i soldi”. 
Il Pallanca continua sottolineando come l’Eugeni fosse a Grimaldi il giorno dell’eccidio e, come ebbe a dire alla Prof.ssa Maddalena Orengo, "io ero a tre metri quando li hanno uccisi e con essi vi è pure il Pittaluga" (altra vittima dell’eccidio). Alberto Pallanca riteneva quindi che la causa della morte del fratello e delle altre persone presenti all’Hotel Vittoria fosse da ricercare non in presunte attività di spionaggio, ma in moventi "di lucro e saccheggio". Alla fine del conflitto Egidio Eugeni fu processato dalla Corte d’Assise di Sanremo, Sezione speciale la quale con sentenza 12/2/1946 lo condannò all’ergastolo. Un mese dopo l’Eugeni morì (19/3/1946)».
Il tribunale non reputò la deposizione della signora De Re convincente e, a causa della morte degli altri due testimoni, Moro e Viale, decise il non luogo a procedere verso i due ufficiali tedeschi.
Giorgio Caudano, I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

Altri lavori di Giorgio Caudano: con Romolo Giordano, Le Stelle del Gusto, Azani Editore, 2026: (con Paolo Veziano), Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945, Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024; con Marco Cassini, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; contributo a Paolo Veziano, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944), con il contributo di Graziano Mamone, Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; con Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, con Marco Cassini, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016.
Adriano Maini

lunedì 3 agosto 2026

I tedeschi stavano evacuando Ormea, Nava, Piaggia, Pieve di Teco, Cantarana ed altre località di importanza strategica

Piaggia, Frazione del comune di Briga Alta (CN). Foto: Mauro Marchiani

A Fontane [n.d.r.: Frazione del comune di Frabosa Soprana (CN)], dopo varie ricerche, il Comando della V brigata ["Luigi Nuvoloni"] riesce a reperire una radio per ascoltare le notizie sull'andamento della guerra, specialmente quelle sui fronti italiani che non erano molto incoraggianti. Solleva un po' il morale l'arrivo di un ingente quantitativo di vestiario il 3 di novembre [1944]. I garibaldini più bisognosi riescono così a rinnovare in qualche modo il loro equipaggiamento e ad affrontare più tranquillamente il freddo e i parassiti. Solo il tempo imperversa cattivo: pioggia e nevischio trasformano il terreno in fanghiglia. Intanto giungono ad un posto di blocco, situato tra Fontane di Frabosa e Corsaglia, alcune donne di Pigna stanche morte e raccontano la loro odissea. Avevano percorso la strada della V brigata nella ritirata ed erano orientate verso Mondovì in cerca di propri famigliari presi dai Tedeschi come ostaggi durante il grande rastrellamento ed in procinto di essere deportati in Germania (Testimonianza di «Monaco» [Giovanni Rebaudo]). 
L'anniversario del 4 novembre (la vittoria di Vittorio Veneto del 1918), viene ricordato con una messa per i caduti di tutte le guerre alla quale partecipano molti garibaldini; il sole rende mite la giornata. Una certa disponibilità di denaro può permettere l'acquisto di vitelli e mucche a L. 25-35 al chilogrammo per procurare carne agli uomini dopo tanti pasti a base di castagne. Coi depositi del Genio Civile di Bossea i contadini del luogo possono alimentare le loro scorte di legna bruciate dai garibaldini. Non lieve è la fatica di Gino Glorio (Magnesia), nuovo amministratore della I brigata ["Silvano Belgrano"], per risolvere tutti questi problemi. 
Intanto sul versante ligure la situazione da una quindicina di giorni è pesante. Sembra preclusa la possibilità del rientro in zona della I e della V brigata; è impressione generale che i Tedeschi, dopo il grande rastrellamento di ottobre, intendano presidiare in permanenza tutto il territorio tra le strade statali della valle Impero e della valle Argentina. 
Sintomo grave l'occupazione nemica di Piaggia, Pieve di Teco, Rezzo, Molini di Triora, Pigna e altre località d'importanza strategica, la costruzione di fortificazioni al Tanarello: fatti che prospettano la costruzione di una linea difensiva dal colle di Tenda al Marguareis, al monte Bertrand, al Saccarello e, giù giù, lungo la valle Argentina fino al mare. 
Se ciò si realizzasse tutta la zona a ovest della strada statale 28 (valle Impero) diventerebbe retrovia del fronte francese e la I e la V brigata non potrebbero rientrare nelle loro zone di operazione; anzi, anche la IV ["Elsio Guarrini"] dovrebbe abbandonare il suo territorio per non rimanere annientata da potenti forze nemiche che hanno disponibili tutte le carrozzabili e sono in grado di controllare ogni rifornimento. Però questa gravissima incognita svanisce quando, inaspettatamente, la sera del 5 giunge a Fontane la notizia che i Tedeschi stavano evacuando Ormea, Nava, Piaggia, Pieve di Teco, Cantarana ed altre località di importanza strategica. In linea di massima la statale n. 28 poteva considerarsi nuovamente transitabile per le forze garibaldine. 
Il periodo di riorganizzazione a Fontane dura una ventina di giorni; il 6 di novembre il Comando divisionale [n.d.r.: a quella data i partigiani imperiesi erano ancora inquadrati in un'unica Divisione, la "Felice Cascione", comandata da Nino Siccardi (Curto)], informato del ripiegamento del nemico, che non aveva osato inseguire i garibaldini in una zona molto impervia, praticamente priva di vie di comunicazione, dà l'ordine del rientro a scaglioni alle forze delle due brigate con l'obiettivo di raggiungere le rispettive zone sul versante ligure e di riprendere accanita la lotta. In novembre la presenza dei nazifascisti in Molini di Triora si fa quasi ininterrotta. Essi si insediano nelle poche case disponibili, obbligando i cittadini a sloggiare, si impadroniscono di letti, di materassi, di stoviglie e di viveri. Tolgono quel poco di grano e quelle scarse castagne che si erano potute raccogliere per darle in pasto ai cavalli. 
Presi dal sospetto che, per le loro continue ruberie, gli abitanti avessero occultato la merce, i nazifascisti fanno scavare negli orti e nei fondi per scovare supposti depositi. Ordinano la consegna dei carri, dei muli e del bestiame in genere.
Obbligano gli uomini a lavori pesanti e, ogni tanto, ne prelevano una trentina per portarli fino a Rezzo dove riparare il ponte dei «Passi». Tengono tre persone in ostaggio per tre giorni consecutivi, a rotazione. Come se tutto ciò fosse una cosa piacevole, organizzano balli obbligando a mano armata le fanciulle del paese ad intervenire. Nei giorni dei morti organizzano una vera orgia con schiamazzi, sperpero di cibi, ubriacature e beffano gli abitanti del luogo terrorizzati ed affamati. 
L'inverno è alle porte col suo triste carico di desolazione, di freddo e di fame; i rifornimenti pressoché impediti dal controllo nemico che sta dislocando presidi ovunque per impedire il riassettamento e il consolidamente dei distaccamenti nella I Zona Liguria [diretta da Carlo Farini (Simon)]. La neve che blocca i paesi annuncia un inverno precoce, l'indigenza dei luoghi è endemica.
Nonostante ciò i garibaldini riprendono le azioni contro l'oppressore; veramente alla garibaldina affrontano una situazione intollerabile. I nazifascisti conoscono le difficoltà in cui versano e seguono, col progredire della cattiva stagione, il loro terribile crescendo di difficoltà nella riorganizzazione delle formazioni, con l'intenzione di cogliere il momento culminante della loro crisi per condurre un'ennesima offensiva sterminatrice. 
Dal canto loro i comandanti della II divisione «Felice Cascione» studiano un piano per sveltire l'organizzazione bellica ed adeguarla alle esigenze del moìnento. Munizioni, armi e viveri diventano sempre più scarsi mentre la battaglia invernale sta entrando nella fase più acuta. 
Ma le gloriose bandiere partigiane non verranno ammainate e sventoleranno più che mai sulle montagne incappucciate di neve, simboli di lotta e di libertà.
La partenza delle due brigate è concordata il 4 novembre durante una riunione dei comandanti e dei commissari convocati nella sede del Comando divisionale.
Decisa la dislocazione della I brigata nelle valli Arroscia, Pennavaira, Lerrone, Andora, Steria e nel Dianese, a levante del torrente Impero, partono nella mattinata del 5 per la Liguria l'ufficiale alle operazioni Pario Ercole (Pablo) e il commissario «Osvaldo» [Osvaldo Contestabile], onde studiare i luoghi di destinazione dei distaccamenti. 
Il giorno successivo iniziano il trasferimento verso Piaggia i distaccamenti «A. Viani» (che lascia la val Corsaglia nelle prime ore del mattino), «G. Maccanò», «F. Airaldi» e il servizio SIM [Servizio Informazioni Militare] con una parte del Comando I brigata. 
I movimenti sono facilitati dalle informazioni del SIM, il quale accerta che, oltre la statale n. 28 e la val Tanaro, i Tedeschi avevano sgomberato l'alta valle Arroscia tra San Bernardo di Mendatica e Pogli (presso Albenga). 
Questa situazione favorevole risolve definitivamente i problema dello spostamento degli altri distaccamenti ormai riorganizzati e perciò il «Bacigalupo E.» dei mortaisti, partito la mattina del 7 per la zona di Mendatica, raggiunge Montegrosso il 9; così tutti gli altri, che giungono a destinazione senza alcun incidente. 
I componenti del Comando I brigata, giunti a Lovegno, vi si stabiliscono e provvedono subito a riorganizzare i collegamenti col fondo-valle e colle altre brigate della divisione. 
Il commissario «Osvaldo», che durante il rientro aveva avuto colloqui con le Giunte Comunali di Mendatica, Pornassio e Pieve di Teco per discutere il modo di aiutare le formazioni in arrivo, a Gazzo incontra il comandante «Ramon» [Raymond Rosso] rimasto in Liguria, che lo mette al corrente della situazione e dei movimenti del nemico intento a preparare un rastrellamento nella zona; inoltre incarica il comandante Ghirardo Firminio di recuperare il materiale precedentemente nascosto.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio di IsrecIm - Milanostampa Editore, Farigliano, 1977,  pp. 313-316

domenica 26 luglio 2026

Sulle alture di Verezzo colpivano un partigiano che per mancanza di munizioni aveva gettato l’arma e si era arreso

Uno scorcio di Verezzo, Frazione del comune di Sanremo (IM)

Interrogatorio di Curti Valter (squadrista della Brigata Nera “Padoan”, distaccamento di Sanremo) del 28.5.1945: "[...] In seguito alla segnalazione di un partigiano traditore, una sera verso le ore 21, ci siamo recati alla villa Impero [di Sanremo (IM)] dove avremmo dovuto trovare elementi partigiani. Durante la perquisizione, venimmo fatti segno a colpi d’arma da fuoco che ferirono me ed il mio compagno Rubaudo Pietro. Il Capitano Mangano fece subito arrestare il padrone di casa ed un capitano ivi dimorante in servizio presso il tribunale militare. Il partigiano che diresse questa operazione, Impedovo Mario, nome di battaglia “Fernandel”, si arruolò subito nella brigata nera e divenne uno degli elementi più accesi data la sua conoscenza precisa dell’ubicazione dei partigiani" [...] Il Pelucchini ed il Nicco, assieme a reparti della SS, si resero colpevoli di tre delitti avvenuti nei pressi di Villetta [ sempre in Sanremo] alla vigilia del Natale del 1944. Sempre durante il periodo della mia degenza, seppi che reparti della brigata nera, unitamente a tedeschi, recatosi sulle alture di Verezzo, dopo un piccolo scontro, colpivano un partigiano che per mancanza di munizioni aveva gettato l’arma e si era arreso e lo finivano a colpi di pistola. Poiché il partigiano si manteneva ancora in vita, un tedesco avvicinatosi gli scaricò sulla testa la sua pistola. Dichiaro che il Pelucchini, l’Impedovo ed il Nicco erano in piena collaborazione con gli appartenenti alla SS Italiana, numerosi fra i quali si distinguevano elementi italiani residenti all’estero" [...] Interrogatorio di Maselli Pietro (squadrista della Brigata nera “Padoan”, distaccamento di Sanremo) del 14.7.1945: "[...] Nel febbraio del 1945 ho preso parte ad un rastrellamento effettuato in regione Pamparà di Ceriana. Dirigeva il servizio il Capitano Sainas della GNR. Io facevo parte della squadra del Capitano Bossolasco che aveva l’incarico di fermarsi nella valletta del torrente Armea, da dove, dopo circa un’ora dal nostro arrivo, sentimmo diversi colpi d’arma da fuoco. Ci siamo quindi poi spostati a Beusi dove ci riunimmo agli altri reparti. Qui venni a sapere che durante il rastrellamento erano stati uccisi i partigiani Moscone e Molosso, ma non seppi da chi". Leonardo Sandri, Processo ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019

3 gennaio 1945 - XXIII
Entrando [in Sanremo] nel laboratorio dell'orologiaio Edmondo Pignotti (Piazzale pensile del mercato - presso l'Anagrafe) a sinistra c'è un apparecchio telefonico che intercetta le altre comunicazioni tramite innesti. Provvedere ad un sopraluogo tecnico non appena saranno ripristinate le linee telefoniche. [...]
9 gennaio 1945 - XIII
"A Imperia c'è un maggiore che fa il doppio gioco. È un maggiore della G.N.R. Attualmente non ne conosco il nome, ma posso dire in maniera categorica che sa molto sulla fuga di Moscone. Ha pure aiutato molto nella scarcerazione di Cavallero. Deve pure sapere l'attuale posizione di Moscone". Informatore Imp. M.
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, documento in Archivio di Stato di Genova, ricerca  di Paolo Bianchi di Sanremo 
 
24 gennaio 1945 - Bando dei Cacciatori degli Appennini - Invito ai renitenti alla leva [repubblichina] a costituirsi entro 48 ore pena l'applicazione della legge di guerra.
24 gennaio 1945 - Dal tenente Alfredo Molinari, comandante del presidio repubblichino di Nasino, al commissario prefettizio di quel comune - Comunicava che "... alle ore 18 è scaduto il termine per la presentazione. Nessuno ha ubbidito al bando. Peggio per loro. Per domani mattina alle 8 voi mi porterete l'elenco nominativo con tutti i dati anagrafici di tutti gli uomini interessati al bando. Non ammetto ritardi...".
Da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
Imperia.
Notizie sui fuori legge e dislocazioni delle bande.
In seguito alle recenti nevicate le bande si sono ritirate nelle valli appoggiandosi ai centri abitati di Mendatica e Montegrosso.
L'armamento è il seguente: mortai da 81 e 45, armi automatiche pesanti e leggere, cannoni da 75.
Le bande, di tendenza badogliana, sono comandate dai capitani Martinengo e Umberto.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 18 gennaio 1945, p. 18. Fonte:  Fondazione Luigi Micheletti   
 
8 gennaio 1945 - Dal comando della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 140 segreteria, al comando del I° Battaglione "Mario Bini", al comando del II° battaglione "Marco Dino Rossi" ed al comando del III° Battaglione "Orazio Secondo" - Alcuni giovani si erano presentati ai competenti uffici della RSI (Repubblica Sociale) perché i loro genitori temevano rappresaglie. "Necessario assumere severi provvedimenti contro chiunque svolga propaganda contro il movimento partigiano".
18 gennaio 1945 - Dalla Sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 265, al comando della II^ Divisione - Relazione militare sul rastrellamento subito il 17 gennaio nelle zone Tumena, San Faustino, Ciabaudo, Vignai.
20 gennaio 1945 - Dal comando della V^ Brigata - Sezione S.I.M. al comando della II^ Divisione - Veniva comunicato che i tedeschi di stanza a Badalucco si erano diretti a Carpasio e che a Taggia erano giunti 20 agenti di P.S. che avrebbero dovuto tentare di infiltrarsi tra i partigiani e che a Sanremo era arrivato un Battaglione della San Marco adibito ai rastrellamenti.
24 gennaio 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 219/CL, al comando della V^ Brigata - Comunicava l'attivazione di due staffette alla settimana, giovedì e domenica, tra la costa e la montagna e ricordava al comando di Brigata di inoltrare a sua volta le notizie ricevute verso le altre formazioni.
Rocco Fava, Op. cit.
 
27 gennaio 1945
Il Comando dei bersaglieri [n.d.r.: la frase "dei bersaglieri" sembra cancellata con una riga] Settore di Via Fiorentina [in Sanremo (IM)] ha richiesto i Legionari Nicò [n.d.r.: si trattava di Gin o Gim Mano Nera, fucilato dai partigiani al cimitero della Foce di Sanremo il 26 aprile 1945], Pelucchini, Impedovo, Maselli. Sono andati verso le ore 19. Per informazioni?
Continua la pattuglia mista con la P.S. e la G.N.R. per servizio di notte.
In più, una pattuglia nostra in missione nella città vecchia.
28 gennaio 1945. In missione a San Bartolomeo [Frazione di Sanremo] per prelevare "Nini", nipote di Pier de la Vigna [...]
29 gennaio 1945
Siamo partiti 30 uomini, al comando personale del Comandante Mangano per Imperia, alla 32^ Brigata Nera, a piedi.
Partiti alle 22 del 28 gennaio siamo giunti alle 3,30 antimeridiane di oggi, 29 gennaio.
Senonché non siamo stati impegnati in altre operazioni e, senza altre novità, siamo tornati, parte in camion di fortuna (14 uomini) e parte in corriera (16 uomini).
Ha partecipato il Capo-Squadra Bossolasco.
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, documento in Archivio di Stato di Genova, ricerca  di Paolo Bianchi di Sanremo
 
Il 23 febbraio 1945 veniva ucciso a Beusi il garibaldino Moscone [n.d.r.: purtroppo non diversamente identificato, in ogni caso da non confondere con il comandante partigiano Basilio Moscone Mosconi], il quale era già stato ferito cinque giorni prima a Bussana, Frazione di Sanremo, mentre tentava il recupero di materiale bellico insieme a "Cancello" (Guerrino Mosso). Moscone venne ricoverato presso un Distaccamento del III° battaglione "Candido Queirolo" "per essere curato dal medico del Battaglione mentre il sottotenente 'Cancello' rientrava al Distaccamento per riferire dell'accaduto. Il giorno 23 febbraio fu eseguito in Beusi un rastrellamento da parte dei nazi-fascisti. Il garibaldino Moscone fu sorpreso unitamente ad altri in un casone a dormire. Benché ferito si gettava sopra il primo milite... fu ucciso selvaggiamente e fattone scempio il suo corpo venne abbandonato in tale località "(relazione successiva del 7 maggio 1945 - Dal comando del IX° Distaccamento "Bianchi" del III° Battaglione "Orazio 'Ugo' Secondo" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 7, al comando del III° Battaglione - documento Isrecim).
Rocco Fava, Op. cit. 

lunedì 20 luglio 2026

Le formazioni GAP di Sanremo tentarono di mettersi in contatto con gli Alleati


Già una squadra GAP cittadina era stata creata in collina a Sanremo per iniziativa di Giuseppe Anselmi e di Adolfo Siffredi: essa agiva e si sviluppava sotto il comando di Aldo Baggioli ed Adriano Siffredi; ma occorreva appoggiarla e dirigerla nel quadro generale della  lotta e questo compito sarebbe spettato al C.L.N., al quale far capo.
Fu perciò che per iniziativa del Partito Comunista e di un gruppo socialista si giunse, alla metà di luglio [1944], alla costituzione del primo comitato periferico del circondario, quello di San Martino [a levante del centro urbano], composto da Oreste Manetti, sostituito quasi subito da Alfredo Rovelli, per il PCI; Mario Mascia, per i socialisti, segretario; Mario Benza, indipendente; Emilio Mascia, comandante militare, con Giovanni Siffredi, vice comandante.
Il Comitato di San Martino assunse le funzioni del Comitato Comunale e si pose subito in diretto contatto con quello di Imperia. I primi servizi essenziali per lo sviluppo della lotta entrarono nella fase organizzativa: la prima SAP del Comitato venne costituita ufficialmente con 16 elementi.
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 

Nasce ben presto il primo gruppo cittadino delle SAP (sedici uomini) e nell'agosto [1944] sorge la prima sezione del PSIUP. Ciò significa che anche fuori del PCI le altre forze antifasciste iniziano ad organizzarsi ed a contribuire più incisivamente nella lotta. Nell'ottobre Donzella e Gismondi vengono arrestati, mentre Cremieux evita la cattura con la fuga. Nel frattempo il CLN di San Martino si riorganizza assumendo definitvamente funzione comunale, ufficialmente riconosciuta dal CLNP il 2 novembre 1944, e prosegue la sua dura ed efficace lotta fino alla Liberazione.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992 

Oldoino Maurizio (Mauro), che salì in montagna subito dopo l'8 settembre 1943, entrò poi nella banda garibaldina di Tito [n.d.r.: Rinaldo Risso, o Tito R., in seguito vice comandante della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] dove rimase dal febbraio al marzo 1944, entrerà quindi - ritornato in Sanremo - nelle formazioni GAP (2 agosto), ed infine da queste inviato in Francia per tentare di mettersi in contatto con gli Alleati, resterà tagliato fuori dai tedeschi, ed entrerà nel Maquis (nome di battaglia "Batté Leo"), dove sarà promosso sergente di un battaglione di volontari stranieri, con i quali per oltre sette mesi combatterà contro i tedeschi sul confine italiano...  Caramia Francesco (Franco) che dal primo C.L.N. Sanremese e per esso più precisamente da Salvatore Marchesi e da Adolfo [Fifo] Siffredi ebbe incarico di arruolarsi nella milizia per esperire opera di informatore e di disgregatore e che lascerà tale incarico dopo circa tre mesi per entrare direttamente alle dipendenze del CLN circondariale, per il quale dall’ottobre 1944 in poi presterà servizio di staffetta per il collegamento con Bordighera....
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia   

Nella zona circondariale di Sanremo i primi nuclei GAP sorgono nel mese di luglio del 1944. Detti gruppi assumono la denominazione di Brigata GAP "G. Matteotti" e, come nell'imperiese, la loro base è alla periferia cittadina, in zona collinare e boscosa.
La Brigata è composta dai tre distaccamenti "G.B. Zunino", "Fiandrino" e "Leone". Il numero complessivo degli effettivi si aggira sulla sessantina di giovani, alla guida dei quali sono nominati il comandante Aldo Baggioli (Cichito) ed il commissario Adriano Siffredi (Riccardo).
Numerose sono le azioni condotte contro i nazifascisti da tali gruppi. Alcune di esse hanno richiesto veramente grande audacia e perizia da parte degli esecutori. Accenniamo ad alcune di esse:
 - Attacco [ai primi di ottobre del 1944] contro la caserma di via Privata [l’attuale via Escoffier] (situata ai margini della città vecchia) con il conseguente disarmo di dodici militi, la cattura di due di essi, l'incendio dello stabile e la liberazione dei detenuti politici. Il piano, benché studiato e definito in ogni dettaglio dal Comandante e dal Commissario delle formazioni GAP comportava notevoli rischi. Nel corso di una riunione di un gruppo di audaci in casa del professore G.B. Calvini, al fine di garantire la sorpresa ed una ritirata snella e veloce, si decide di effettuare un'azione condotta da pochi uomini ben armati e dal procedere rapido. Si scelgono perciò elementi decisi edi assoluta fedeltà, tra cui Armando Bonfante con il fratello, Nino Carbone, Nando Cazzolino, Salvatore Grassadonna, Sergio Grignolio (Ghepeù), Dario Gruttin e "Saetta". "Cichito" e "Riccardo", attraverso le staffette erano già in contatto con "Negus" e "Totò", due militi collaboratori della Resistenza. Alle ore 21 inizia l'azione con il blocco delle strade adiacenti ed il controllo di via Palazzo, piazza Colombo e l'angolo di via Vittorio. A notte inoltrata si imbocca via Privata, sede della caserma. Tutto perfetto: trambusto, militi svegliati ed immobilizzati. Si recuperano fucili, mitragliatori, una mitragliatrice opesante, moschetti, pistole e munizioni. Si liberano i prigionieri, tra cui il dottor Marco Donzella, il generale Minchi, l'avvocatessa Ada Barbieri e don Angelo Aprosio, che rimangono meravigliati per tanto coraggio.
- Attacco notturno contro la casa del Fascio, in piazza Colombo a Sanremo, con l'uccisione di una pericolosa spia fascista.
- Attacco contro i bersaglieri in località Solaro.
- Colpo contro il presidio tedesco ubicato in San Romolo.
- Eliminazione di otto ufficiali e soldati tedeschi, di sette bersaglieri e di oltre venticinque spie nazifasciste.
Nel febbraio 1945 le tre formazioni GAP accennate vengono riunite nel distaccamento GAP "Mario Zamboni", ridotto a quattrordici uomini scelti per coraggio e capacità, al comando di Roberto Quadrio, mentre il garibaldino Mario Chiodo ["Dorio"] è nominato addetto al comando ed ai collegamenti [da altre fonti Mario Chiodo risulta in quel periodo ufficiale di collegamento del Distaccamento SAP "Giobatta Zunino": forse ebbe due cariche in contemporanea].
Anche questo distaccamento porta a termine numerose azioni, tra cui segnaliamo in particolare:
- La liberazione di garibaldini sorvegliati nell'ospedale civile di Sanremo e la contemporanea cattura di tre militi.
- L'eliminazione di una nota spia e di sei fascisti.
- Il salvataggio della famiglia Marty.
Carlo Rubaudo, Op. cit.

Nel frattempo Avogadro, in veste di collaboratore dell’intelligence britannica, per allacciare col Piemonte un servizio informativo alle dipendenze degli inglesi si era recato in Liguria, dove l’Arma «aveva perso molto terreno in seguito alla condotta degli ufficiali di quella Legione che in massa avevano aderito alla repubblica» <14. Riconoscendo improba l’impresa di impiantare un’organizzazione clandestina, per le sue forze e per la limitatezza delle sovvenzioni, riuscì a raggruppare una cinquantina di carabinieri nella zona tra Imperia e Sanremo, affidati alle cure del pretore di Taggia, il giudice Alessandro Savio, insieme al quale incontrò un comandante di una banda in costituzione (probabilmente Michele Silvestri “Milano”, comandante del distaccamento Gap di Verezzo, confluito poi nelle Sap di Imperia), ma i contatti con gli uomini di questo territorio furono saltuari per il resto della guerra.
Enrico Pagano, “A favore dell’Arma”. L’attività nel periodo clandestino di Rodolfo Avogadro di Vigliano, questore di Vercelli nominato dal Cln, l’impegno, a. XXXV, nuova serie, n. 2, dicembre 2015, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia
 
Un altro distaccamento dei GAP sanremesi, riconosciuto come appartenente alla Brigata GAP «Matteotti» e comandato da Michele Silvestri, operò invece nella zona di Verezzo, compiendo numerose audaci imprese con le quali riuscì a recuperare denaro, indumenti e viveri che furono poi inviati alle formazioni partigiane di Gino Napolitano e Vincenzo Orengo. 
Carlo Rubaudo, Op. cit.