Abbiamo visto come, preceduti da tre giorni di cannoneggiamenti, reparti
tedeschi provenienti da Isolabona, Saorge e Briga, l'8 ottobre 1944
avessero costretto i reparti garibalbini nella zona di Pigna a ripiegare sotto la minaccia di accerchiamento.
Riassumendo:
il rastrellamento continua incalzante. Il distaccamento di «Barba»
arretra dal monte Vetta. Una pattuglia del 5° distaccamento, armata di
due fucili mitragliatori, è inviata in direzione di Castelvittorio per
accertare lo stato delle cose, i movimenti nemici e appoggiare eventuali
formazioni che già combattono.
La zona che si estende dal confine
francese a Pigna e che scende a Castelvittorio-Buggio-Carmo Langan, alle
ore 22 non è più sotto il controllo garibaldino; della situazione viene
informato con un messaggio anche il 3° battaglione della IV brigata e
l'8° distaccamento di «Gori» della V brigata, ritornato nella zona di
Beusi a monte di Taggia.
Dopo monte Vetta è perduto il passo
Muratone; il distaccamento comando della V brigata è obbligato a
indietreggiare da Carmo Langan e a ritirarsi su Triora. Il Comando
brigata si prefigge, nell'eventualità di una ritirata, di seguire la
direttrice Triora-Piaggia per raggiungere il Comando divisione.
Il
distaccamento di «Moscone» che si trovava a Cima Marta per proteggere
Pigna dal lato di Briga e che, esaurito il suo compito, attendeva ordini
precisi, alle 11 del giorno 9 è messo in allarme dalle vedette; una
colonna tedesca sale da Briga, il distaccamento si mette in postazione e
l'attacca con raffiche di mitraglia per rallentare la marcia e
permettere alla colonna dei muli diretta a Bregalla di guadagnare
terreno e mettersi al riparo. Gli acquazzoni si susseguono incessanti
per tutta la giornata e i garibaldini sono bagnati fino alle ossa;
camminano stanchi e taciturni
[...] la I^ brigata pone vigilanza alla
strada che da Collardente porta alla galleria del Garezzo ove sono in
perlustrazione pattuglie avanzate tedesche.
Il distaccamento di Gino
Napolitano
(Gino) che, dopo essersi trovato in grave difficoltà, da sud-ovest del
monte Ceppo si era già portato a Carmo-Langan e poi a Buggio, riesce a
riordinarsi a Triora insieme agli altri reparti.
Nei giorni 10 e 11
la calma si ristabilisce. Il nemico sembra avere subito una battuta
d'arresto; sembra stia ordinando le fila, preparando nuovi piani
d'attacco.
Le perdite sono gravi, molti gli sbandati e le armi perdute.
Durante
questa tregua il distaccamento di «Gino» ritorna a Langan con lo scopo
di proteggere il ripiegamento della formazione partigiana da un
eventuale pericolo di sorpresa.
[...] Il lavoro dei commissari,
provvisoriamente interrotto viene riattivato a Triora; si curano i
migliori elementi per poi darli affidati ai tre battaglioni della
brigata in via di ricostruzione. In questo precario periodo di vita
della V^ brigata i garibaldini hanno dimostrato grande compattezza e
massimo coordinamento coi Comandi; ciò verrà confermato nei giorni
successivi con l'ulteriore spostamento a Piaggia [Frazione di Briga Alta
(CN)], poi a Carnino e indi a Fontane in Piemonte.
Sul ripiegamento
ordinato della V brigata, il garibaldino Giulio Manasero (Lulù)
racconta: « ... Con l'attacco tedesco a Pigna, non potendo resistere al
nemico, i distaccamenti della V brigata riuscirono a ripiegare con
ordine, ma questo avvenne anche grazie all'impianto telefonico che ero
riuscito a costruire con tenacia e pazienza. Messomi al lavoro dopo
l'occupazione di Pigna da parte dei partigiani, avvenuta negli ultimi
giorni di agosto, mi misi a collegare con linee telefoniche tutti i
distaccamenti della V brigata dislocati su un largo territorio che si
prolungava fino a Langan. Con la mia esperienza, costruii un centralino,
smontando e selezionando i pezzi di vari apparecchi da campo già in
dotazione all'esercito, abbandonati da settembre 1943 nelle varie
casematte situate in montagna, come quelle di Margheria dei Boschi, di
Muratone, di Lega. Il centralino venne innestato alla ex linea pubblica
già dalla "Società dei telefoni e telegrafi", così Langan, Pigna, Marta,
Baiardo, Molini di Triora e Badalucco vennero collegati tramite questo
ingegnoso lavoro che svolse per un mese un servizio efficiente e, come
ho detto all'inizio, fu un prezioso elemento, anche per la salvezza di
tutti i distaccamenti nel corso del rastrellamento. Inviati gli ultimi
messaggi, con i Tedeschi nelle vicinanze, mi incaricai di distruggere
tutti gli impianti...».
Intanto il distaccamento di «Franco» raggiunge Piaggia assieme ad una quindicina di garibaldini di «Leo».
Da
Ventimiglia giunge notizia che i tedeschi stanno risalendo la valle del
Roja in forze, lasciando sulla costa solo elementi della Marina, mentre
a Oneglia pattuglie formate da nazisti e brigate nere partono per
perlustrare le strade che danno accesso alle vallate.
La situazione diviene nuovamente critica.
I
Tedeschi, distruggendo e incendiando case e fienili per la campagna,
compaiono nei dintorni di Triora e la banda locale di Molini si sbanda.
Anche
la IV brigata si prepara al peggio: il 7° distaccamento di «Veloce» si
tiene pronto a partire per spostarsi sotto monte Ceppo sperando di
venirsi a trovare alle spalle dello schieramento nemico, qualora questi
operasse verso sud in valle Argentina; nella notte sotto il monte
giungono garibaldini sbandati del distaccamento di «Gino» attaccato in
mattinata a Langan. Molini è investita da colonne di nazifascisti che
riprendono l'offensiva il mattino del 13.
Le prime raffiche
prolungate si odono di fronte all'accampamento del distaccamento
«Moscone»; colonne di fumo s'innalzano dai tetti delle case di campagna
in località Goletta, il nemico dà fuoco a tutto quello che scorge,
compresa la casa ove era stato il Comando della V brigata.
Il
distaccamento riesce a prendere posizione sul monte Castagna e a
rimanervi per quattro ore. Al tramonto, ricevuto l'ordine da «Vittò» di
spostarsi, dopo una marcia notturna sotto lo scrosciare incessante della
pioggia e per sentieri invisibili ed infangati, raggiunge il paese di
Piaggia sul fare dell'alba. I Tedeschi avevano annunciato il loro arrivo
a Triora con una breve sparatoria su Langan, dopo aver attraversato il
bosco di Tenarda; come abbiamo accennato, incendiati i casoni della
Goletta, scendono per i castagneti di Mauta e giunti in località La
Besta non proseguono sulla via maestra ma deviano per una scorciatoia
che porta alla Noce, indizio evidente che qualche conoscitore dei luoghi
li stava guidando.
Giunti nel luogo detto Casin sparano al campanile del capoluogo, come avviso del loro arrivo.
Ondate
di soldati tedeschi si susseguono per tutta la giornata. Si fermano nel
paese occupando le case private Tamagni, Capponi, Bonfanti, Ausiello,
Costa, Moraldo, ecc. L'artiglieria sosta sotto i portici dell'asilo e
dell'ospedale; ivi sostano pure le cucine della truppa, mentre la sanità
viene si ternata in casa di Lina Novaro (La Baracca) ed i cavalli nella
scuderia del «Casermone».
Intanto tutta la V brigata è in
ripiegamento verso Piaggia. Avviene in modo ordinato e con calma. Al
tramonto del 13 tutti i distaccamenti sono nella zona in attesa di una
sistemazione provvisoria. In due giorni la formazione viene
riorganizzata con gli effettivi rimasti in efficienza comprendente 350
garibaldini. Mancano ancora i distaccamenti di «Gino» che, rimasto
tagliato fuori, riuscirà in seguito a raggiungere Piaggia attraverso il
passo della Mezzaluna e la galleria del Garezzo, scansando le colonne
nemiche, e l'8° distaccamento di «Gori», in posizione avanzata a Beusi, a
monte di Taggia, ove rimarrà per tutto il mese appoggiato a levante dal
3° battaglione di «Artù» della IV brigata
«...il Comando partigiano
è sempre a Piaggia; all'intorno sui passi, nei casoni, sulle cime,
ancora distaccamenti e pattuglie. Pioggia, fango, umido, nevischio;
lento stillicidio dei giorni, la neve è appena sulle cime, l'inverno
avanza minaccioso. Il giorno 13 mattino s'ode distinto il rombo del
cannone. La V brigata è ancora attaccata; riuscirà ancora a tenere? La
domanda ansiosa fa tremare il cuore.
"Osvaldo" [Osvaldo Contestabile]
era stato nominato commissario della V e il 5 di ottobre aveva salutato
quelli della I brigata prima di lasciarli e rivoltosi al garibaldino
Gino Glorio (Magnesia) aveva detto: "Vuoi venire con me? Andiamo verso
il fronte, saremo i primi ad essere liberati". "Osvaldo" era partito con
la sua pesante coperta sulle spalle... sarebbe stato mai più rivisto?
"Abbiamo
ricevuto dal Comando tedesco una specie di ultimatum. Se ci impegnamo a
non attaccare ulteriormente i collegamenti tra il fronte e le retrovie,
se lasciamo libere le strade, il nemico s'impegna a non molestarci, in
caso contrario comincerà il rastrellamento (vedi precedente capitolo:
"La battaglia di Pigna")": così il commissario "Osvaldo" [n.d.r.: Osvaldo Contestabile] scriveva al
Comando della "Cascione" [n.d.r.: a quella data ancora l'unica divisione della I^ Zona Liguria]. La risposta dei garibaldini è netta e decisa:
se i Tedeschi sono disposti a lasciare la Liguria, le azioni di disturbo
cesseranno, finchè rimarranno sulla nostra terra sarà nostro diritto e
dovere attaccarli ad oltranza. Le formazioni partigiane sono cosapevoli
di essere più deboli, che il nemico non minaccia invano, può sgominarle,
forse per sempre, ma nulla le piegherà a trattare; la sfida sanguinosa è
lanciata, se ne sopporteranno le estreme conseguenze.
Il nemico
attacca, ritira le truppe dal fronte e le lancia contro di noi, ritira
gli alpini scelti, le artiglierie da montagna e rovescia una valanga di
fuoco sulle posizioni della V^. I nostri ripiegano, attendono che il
bombardamento si plachi, più veloci tornano in linea e attendono a piè
fermo il nemico che sale all'attacco. Più volte il tedesco è respinto;
poi riesce a infiltrarsi, la prima linea cede, Pigna è perduta. La V ^ripiega su monte Ceppo, Langan, Cima Marta a copertura di Triora.
L'attacco
nemico prosegue; ancora artiglierie, bombardamenti, assalti, ancora i
nostri senza cannoni e trincee lasciano le posizioni durante il fuoco
per tornarvi subito dopo; ancora tre volte il nemico è ributtato con
perdite sanguinose; ora, però, il rombo del cannone è troppo vicino e
frequente.
A sera giungono i primi sbandati sotto la pioggia che cade
insistentemente. Chi ha una coperta, con quella si ripara dall'acqua,
alcuni hanno anche lo zaino, altri hanno tutto perduto, scendono dal
Frontè, camminano da ore tra la neve ed il fango. Nella notte il Comando
divisionale è pieno di garibaldini della V; sono infangati, bagnati,
sfiniti, il morale però è alto, forse più alto di quello dei partigiani
della I; già, si è sempre sollevati quando si esce da un rastrellamento,
si sfugge da un pericolo, si arriva in una zona controllata dai nostri.
"Ciao,
'Magnesia', come vedi sono tornato... però è andata male". Era
'Osvaldo', il commissario della V con la coperta a tracolla. "Petroni",
un uomo di "Umberto" racconta le ultime fasi di vita di una banda: il
rastrellamento di San Romolo, la scomparsa del capitano "Umberto": "Ora
sono con la V, ce ne sono anche altri... No, 'Marcello' non è con noi, è
andato in missione verso San Remo ed è scomparso".
Nella stanza c'è
un brusio continuo, partigiani arrivano e ripartono, vengono a cercare
un compagno, una banda perduta, chiedono notizie, informazioni, si
fermano un po' e poi escono a cercare un fienile. Raccontano i
particolari della lotta: il nemico molto superiore aveva attaccato di
sorpresa approfittando della nebbia.
Cima di Marta era andata perduta
e poi, dopo breve e violenta lotta, la disfatta. Certi distaccamenti
sono stati tagliati fuori e si ignora la loro sorte, altri hanno perduto
i capi, altri si sono sfasciati.
Alcuni, i più, hanno conservato le
armi, la compattezza e ripiegano ordinati; hanno ricevuto l'ordine di
fermarsi perchè Pigna si va congestionando. Sono indicati loro i luoghi
dove accamparsi.
Rapidi e febbrili fervono a Piaggia i preparativi;
gli sbandati vengono nutriti, riequipaggiati secondo le possibilità,
inquadrati nuovamente; i distaccamenti meno provati sono nuovamente in
postazione per rinforzare lo schieramento della I che protegge l'alta
val Tanaro dal lato est contro minacce provenienti da Pieve e da
Garessio; la V terrà il fronte sud-ovest: Tanarello-Frontè.
Pattuglie
partono in tutte le direzioni per segnalare il nemico e prevenire
sorprese. Triora, Langan, Molini sono di nuovo occupati dal tedesco che
chiedeva con insistenza: "Dov'è Piaggia? Dov'è il Comando?".
La
minaccia si aggrava, i documenti vengono nascosti, l'ospedale di Valcona
è sciolto; tutti quelli in grado di camminare vengono rimandati in
formazione.
Verrà tentata una resistenza ad oltranza. Ogni ora
giungono staffette, notizie, comandanti per discutere; si organizza una
riserva al centro, si destinano i comandi; il comandante, il commissario
e il capo di Stato maggiore della brigata assumeranno la guida dei tre
battaglioni, si fanno previsioni sulle direttive di attacco, tutto pare
calcolato; c'è però una cosa che si saprà in seguito e che i comandanti
sanno: che mancano le munizioni.
Il punto debole della guerra
partigiana sono ancora e sempre le munizioni. Per la guerriglia e
l'imboscata necessitano pochi colpi: una raffica e tutto è fatto. Per la
resistenza, invece no, per tenere una posizione oltre alle armi
occorrono i colpi e le armi della I brigata hanno già sparato a Cesio e a
Vessalico ... Piaggia è l'ultimo tentativo di apporre al nemico uno
schieramento, di tenere una posizione.
I garibaldini non conoscono la
reale situazione, il Comando sa e medita. Le possibilità sono varie:
sgombrare subito e portarsi in un'altra zona; ma quale? Nessuna presenta
garanzie di sicurezza e il nemico avrebbe attaccato ugualmente
dirigendo nella nuova direzione le forze ammassate.
In tal caso, la zona di Piaggia, data la scarsità di carrozzabili, sembra la migliore.
Resistere
od evacuare durante il rastellamento? L'ultima ipotesi sottrarrebbe le
forze partigiane all'attacco nemico, obbligherebbe quest'ultimo a
ricominciare da capo tutti i preparativi concedendo così una sosta
valutabile a circa un mese.
La difficoltà sta nella scelta della
direzione di marcia, nella impossibilità di aver notizie recenti e
precise sui movimenti nemici, nella difficoltà di mantenere rapidi
collegamenti con i distaccamenti durante la marcia.
Per evitare un
sicuro sbandamento che potrebbe, dato l'avvicinarsi dell'inverno e la
conseguente demoralizzazione, avere conseguenze più gravi del solito, si
decide per la resistenza. Sabato 14 di ottobre: una colonna tedesca di
forza imprecisata raggiunge Ormea, è l'inizio; i feriti di Piaggia
vengono in fretta evacuati verso Upega, il piano di resistenza contro
l'attacco da due direzioni entra in azione, due distaccamenti partono
per intercettare il nemico a Ponte di Nava.
L'ansia è nel cuore di tutti.
La
giornata di domenica 15, dopo tanta pioggia, è finalmente serena; tutto
è tranquillo, silenzioso; si stenta a credere che il rastrellamento sia
già iniziato; il cuore, inconsciamente, si apre di speranza ...
Purtroppo
la speranza dura poco tempo. Il nemico prosegue il grande
rastrellamento iniziato a Pigna il 5 di ottobre. Il giorno 17 a Upega
[Frazione di Briga Alta (CN)]
sorprende il Comando della II divisione
"Felice Cascione".
Cadono valorosi comandanti partigiani. La V^
brigata "L. Nuvoloni", con la I^ "S. Belgrano", attraverso il passo del
Bocchin d'Aseo (Mongioje) si ritira a Fontane (CN), in Piemonte.
Rientrerà
nei primi giorni di novembre in Liguria per riprendere la lotta, che
condurrà dura e ininterotta fino alla Liberazione.
Osvaldo Contestabile,
La Libera Repubblica di Pigna, ed.
Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1985