Qui appresso si riassume soprattutto quanto Simi Domenico espose nell'intervista riportata nel volume "L'epopea dell'esercito scalzo" di Mario Mascia con quelle aggiunte o modifiche, che sono state rese necessarie da altre precisazioni e interviste.
Il 9, quando l'esercito si sbandò, Simi era in Sanremo. Con alcuni amici tentò un colpo di mano alla caserma del Presidio, mentre altri, per altre vie, direttamente o indirettamente, tentavano anch'essi di armarsi. Per avere le armi, Simi trattò col capitano e col maggiore, ma inutilmente: e alla sera lo informarono che era ricercato. Con una macchina fu portato a Montalto, e di qui a piedi raggiunse Ormea. Dopo alcuni giorni tornò sulle colline di Taggia, e qui riuscì a mettere insieme una ventina di uomini. Con lui vi era pure l'avv. Onorato Anfossi.
Per qualche mese restarono in montagna, adoperandosi per rifornirsi di armi. Nel dicembre '43 Simi scese in Taggia, dove vi era già un Comitato che gli mandava aiuti sporadici; ma dovette fuggire e sua moglie venne arrestata.
Nascostamente altre puntate saltuarie in Taggia erano state fatte anche prima.
Simi si stabilì di nuovo in montagna.
Intanto molti di coloro che erano saliti in montagna nei primi tempi avevano abbandonata la formazione, preoccupati perché si avvicinava il freddo invernale e perché i fascisti incominciavano a riprendere forza, mentre esigui erano i mezzi dei partigiani. Quindi Simi dovette adoperarsi per ingrossare il suo gruppo con nuovi elementi, e nel giro di un certo tempo riuscì a ricostituire un nucleo abbastanza consistente.
In una prima azione liberarono due prigionieri politici dalle carceri di Taggia. In una seconda impresa catturarono tutto il presidio (9 uomini) del ponte dell'Officina, nella valle di Taggia. Presero armi, munizioni, due cavalli; e il ponte fu letto saltare.
Con la primavera del '44, al gruppo di Simi affluirono altri giovani, e il numero aumentava di giorno in giorno.
Furono fatti vari colpi di mano.
Nel giugno del '44 Simi aveva con sé più di un centinaio di uomini, molto bene organizzati.
Più tardi, in seguito a un rastrellamento di vaste proporzioni (3 luglio '44), gli uomini di Simi si sbandarono, pur non essendovi nessun caduto; e solo una trentina di partigiani resteranno con Simi.
Egli allora si ritirerà in una zona denominata "Campi" per riorganizzare il proprio gruppo; qui resterà fino al 12 agosto '44, subendo otto attacchi in quaranta giomi; poi si recherà a San Faustino, dove il gruppo sarà ricostituito.
Infine, nell'ottobre del '44, il gruppo di Simi, anch'esso ormai incorporato da un certo momento nelle formazioni garibaldine, verrà trasformato in 3° battaglione della V Brigata e prenderà il nome di Battaglione "Candido Queirolo", dal partigiano caduto di Taggia.
Il gruppo di Simi, dopo la sua adesione alle formazioni garibaldine, ebbe dapprima il nome di 8° distaccamento e, fino all'ottobre '44, sarà l'8° distaccamento della V Brigata, da non confondersi con quello di Macallé, già 8° distaccamento della IX Brigata, la quale, nel luglio del '44, prenderà il nome di Divisione (II Divisione d'Assalto garibaldina "Felice Cascione"), e si suddividerà appunto nelle Brigate I, IV e V.
Prima di unirsi alle formazioni garibaldine, Simi aveva avuto rapporti col gruppo di Artù, e come già è stato accennato, con Erven; più tardi egli entrò, col suo gruppo, nelle formazioni suddette.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, pp. 312-313
Il 3 luglio, durante il rastrellamento tedesco, «Gori» subirà un grosso sbandamento; con la trentina di effettivi rimasti si stabilirà in località Campi fino al 12 agosto. Dopo tale data la formazione si trasferirà a San Faustino.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 46
DomenicoGoriSimi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della V^ Brigata della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" in Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
Intanto sulle alture di Taggia si era costituito un battaglione di partigiani, chiamato battaglione "Luigi Nuvoloni" che era il nome di un caduto in combattimento originario di un paese della valle Argentina. Detto battaglione era costituito in gran parte da partigiani di Taggia e località limitrofe ed era comandato da un vecchio socialista che si chiamava Simi di cognome, col nome di battaglia “Gori”; era molto anziano e cagionevole di salute e, poiché questo battaglione faceva parte della brigata “Vittò” [ n.d.r.: V Brigata "Luigi Nuvoloni" comandata da Vittorio Guglielmo (Vittò), il quale, però, a dicembre 1944 diventò comandante della II Divisione], mi chiamò e mi invitò a raggiungere quel battaglione e ad assumere la carica di commissario. In effetti, poiché “Gori” era sempre indisposto, dovevo portare avanti quella formazione come comandante e come commissario. Intanto eravamo giunti ai primi giorni del 1945, sapendo che gli Inglesi dovevano fare un lancio di armi e di viveri per le formazioni della 1a zona Liguria ed esattamente sul Mongioie 2600 m. di altitudine, mi fu ordinato di raggiungere tale località poiché conoscevo già il percorso, raggiunsi di nuovo Piaggia e più avanti Viozene provincia di Cuneo, dove ci accampammo in vecchi casolari di pastori, da Viozene al Mongioie la strada era abbastanza breve. In attesa dei lanci abbiamo fatto diverse imboscate sulla strada statale n° 28 che da Imperia porta a Pieve di Teco, Colle di Nava, Ormea, Garessio, Ceva e avanti fino a Torino. Durante uno di questi attacchi abbiamo dovuto ritirarci precipitosamente per non essere sopraffatti dai nazi-fascisti sul Pizzo di Ormea a m. 2475 sul livello del mare dove abbiamo bivaccato all’aperto tutta la notte. Rientrati a Viozene, dopo qualche giorno, seguendo le istruzioni di radio Londra, nella notte stabilita abbiamo acceso dei falò su una spianata alle falde del Mongioie. Tutto si è svolto nella massima semplicità, i lanci si sono svolti regolarmente, abbiamo ricevuto armi e viveri col consueto cioccolato. Armi e viveri sono stati divisi con le formazioni partigiane operanti nella zona fra la provincia di Cuneo e quella di Imperia. Intanto siamo arrivati ad Aprile del 1945, i Tedeschi e le Brigate Nere consapevoli della disfatta, pressati dalle forze alleate e dalle nostre formazioni, si ritiravano verso il nord dell’Italia con la speranza di raggiungere la Germania, molti di loro sono caduti e molti altri fatti prigionieri. Noi abbiamo avuto l’ordine di portarci sulle alture sopra Taggia e Sanremo, durante il trasferimento che è durato alcuni giorni, siamo stati attaccati dai Tedeschi in fuga con raffiche di mitragliatrice, anche se sparavano da molto lontano e disordinatamente, una pallottola a ferito alla gamba il Comandante Gori che non ha avuto la sveltezza di gettarsi a terra.
Ormai i Tedeschi e i fascisti erano in fuga. Noi abbiamo proseguito la nostra marcia verso Taggia e Sanremo portando a spalle su di una barella improvvisata il Comandante Gori che era stato medicato alla meglio. Si trattava di una ferita lieve, arrivati a Sanremo, è stato ricoverato nel locale Ospedale. Intanto siamo arrivati prima a Taggia e poi a Sanremo, era il 25 aprile 1945, contemporaneamente sono arrivate le truppe alleate e insieme abbiamo presidiato quelle città ormai abbandonate dai nazi-fascisti. Dalla vicina Francia sono arrivate anche delle truppe francesi formate da soldati di colore Senegalesi questi, dopo qualche giorno sono rientrati in Francia. Dopo i festeggiamenti per la vittoria sul nazifascismo, siamo rimasti a presidiare la città con le truppe alleate, fin quando il Comitato di Liberazione che si era costituito, dopo avere regolarmente registrato le nostre generalità e le formazioni in cui avevamo operato, ci ha messo in libertà e siamo rientrati nelle nostre famiglie.
Gio Batta Basso (Tarzan)
Chiara Salvini, Ricordi di un partigiano, Nel delirio non ero mai sola, 29 luglio 2012
