mercoledì 28 settembre 2022

Il 28 gennaio 1944 nuclei armati di renitenti ribelli occupavano il comune di Rezzo

Rezzo (IM): uno scorcio del centro storico. Fonte: Davide Papalini su Wikipedia

In relazione al telegramma Nr. 57351/441 si omettono per la seconda quindina del dicembre u.s. le tre segnalazioni richieste, permanendo tuttora le condizioni di cui alle mie precedenti relazioni per la prima quindicina dello stesso mese, trasmesse con mio foglio del 18 dicembre u.s. pari numero.
Ermanno Durante, Questore di Imperia, Al capo della Polizia [n.d.r.: della Repubblica Sociale di Salò], Imperia, 3 gennaio 1944 

Nella settimana testè occorsa, e precisamente il 28 gennaio u.s. [n.d.r.: il giorno dopo l'uccisione dell'eroe partigiano Felice Cascione] , nuclei armati di renitenti ribelli occupavano il comune di Rezzo di questa provincia, ove prelevarono un sottufficiale e 10 militi della G.N.R. (carabinieri), i quali si erano recati sul posto, da Pieve di Teco, per arrestare alcuni renitenti.
Mi recavo subito sul posto, con Funzionari, agenti ed elementi della G.N.R., nel limitrofo comune di Pieve di Teco, donde constatavo l'impossibilità di effettuare consuete operazioni di polizia. Si riusciva però ad ottenere il rilascio del sottufficiale e dei militari prelevati.
Pertanto, l'indomani, 29 gennaio, reparti germanici e della G.N.R., al comando di un ufficiale tedesco, procedevano a perquisizioni nelle abitazioni del comune di Rezzo e venivano arrestate sei persone, di cui tre renitenti, due perché trovati in possesso di armi ed uno quale ostaggio, siccome unico congiunto trovato in luogo del principale responsabile. Venivano inoltre incendiate sette abitazioni nelle quali erano state rinvenute armi.
L'ordine pubblico nel Comune di Rezzo ritornava subito normale.
Continuandosi nell'opera di pacificazione, svolta da me, ritornato nuovamente sul posto, a nome dell'Ecc. il Capo della Provincia, si otteneva la presentazione di 17 renitenti, che sono stati fatti accompagnare al Distretto Militare, nonché il ritiro di 90 fucili, 14 baionette, due pugnali, un fucile mitragliatore, con 8 caricatori, nonché cartucce varie ed alcune bombe a mano, tutto materiale di provenienza militare e spontaneamente versato alle autorità locali, dietro mie esortazioni.
La popolazione manifestava, infine, il suo sincero pentimento per le violenze commesse.
Tale episodio va quindi ridotto di proporzioni, per cui, più che di ribellione vera e propria, deve considerarsi come una ragazzata effettuata da giovani imberbi renitenti [...]
Ermanno Durante, Questore di Imperia, Al capo della Polizia, Relazione settimale sulla situazione economica e politica della Provincia di Imperia, Imperia, 2 febbraio 1944
 
dalla LIGURIA
Imperia
L'11 corrente, alle ore 15, in Imperia, elementi sconosciuti prelevavano il prof. GIOVANNI STRATO [n.d.r.: militante antifascista, democristiano, storico della Resistenza Imperiese] conducendolo seco per ignota destinazione.
L'11 corrente, alle ore 13, in Cantalupo, alcuni banditi catturarono il fascista repubblicano prof. Giuseppe Pisano, conducendolo seco per ignota destinazione.
Il mattino dell'11 corrente, in località Rocca Cruaria del comune di Ospedaletti elementi della G.N.R. rinvennero il cadavere del milite Donato Pesenti, appartenente alla 2^ compagnia ausiliaria e in servizio provvisorio al distaccamento di Pigna, presentante una ferita prodotta con arma da fuoco. In corso indagini.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 21 giugno 1944, p. 21,  Fondazione Luigi Micheletti 
 
Interrogatorio di Curti Valter (squadrista della Brigata Nera “Padoan”, distaccamento di Sanremo) del 28.5.1945: "[...] In seguito alla segnalazione di un partigiano traditore, una sera verso le ore 21, ci siamo recati alla villa Impero [n.d.r.: di Sanremo (IM)] dove avremmo dovuto trovare elementi partigiani. Durante la perquisizione, venimmo fatti segno a colpi d’arma da fuoco che ferirono me ed il mio compagno Rubaudo Pietro. Il Capitano Mangano fece subito arrestare il padrone di casa ed un capitano ivi dimorante in servizio presso il tribunale militare. Il partigiano che diresse questa operazione, Impedovo Mario, nome di battaglia “Fernandel”, si arruolò subito nella brigata nera e divenne uno degli elementi più accesi data la sua conoscenza precisa dell’ubicazione dei partigiani" [...] Il Pelucchini ed il Nicco, assieme a reparti della SS, si resero colpevoli di tre delitti avvenuti nei pressi di Villetta [n.d.r.: sempre in Sanremo] alla vigilia del Natale del 1944. Sempre durante il periodo della mia degenza, seppi che reparti della brigata nera, unitamente a tedeschi, recatosi sulle alture di Verezzo, dopo un piccolo scontro, colpivano un partigiano che per mancanza di munizioni aveva gettato l’arma e si era arreso e lo finivano a colpi di pistola. Poiché il partigiano si manteneva ancora in vita, un tedesco avvicinatosi gli scaricò sulla testa la sua pistola. Dichiaro che il Pelucchini, l’Impedovo ed il Nicco erano in piena collaborazione con gli appartenenti alla SS Italiana, numerosi fra i quali si distinguevano elementi italiani residenti all’estero".
Interrogatorio di Maselli Pietro (squadrista della Brigata nera “Padoan”, distaccamento di Sanremo) del 14.7.1945: "[...] Nel febbraio del 1945 ho preso parte ad un rastrellamento effettuato in regione Pamparà di Ceriana. Dirigeva il servizio il Capitano Sainas della GNR. Io facevo parte della squadra del Capitano Bossolasco che aveva l’incarico di fermarsi nella valletta del torrente Ormea, da dove, dopo circa un’ora dal nostro arrivo, sentimmo diversi colpi d’arma da fuoco. Ci siamo quindi poi spostati a Beusi dove ci riunimmo agli altri reparti. Qui venni a sapere che durante il rastrellamento erano stati uccisi i partigiani Moscone e Molosso, ma non seppi da chi".
Leonardo Sandri, Processo ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019
 
27 gennaio 1945
Il Comando dei bersaglieri [n.d.r.: la frase "dei bersaglieri" sembra cancellata con una riga] Settore di Via Fiorentina [n.d.r.: in Sanremo (IM)] ha richiesto i Legionari Nicò, Pelucchini, Impedovo, Maselli. Sono andati verso le ore 19. Per informazioni?
Continua la pattuglia mista con la P.S. e la G.N.R. per servizio di notte.
In più, una pattuglia nostra in missione nella città vecchia.
[...]
29 gennaio 1945
Siamo partiti 30 uomini al comando personale del Comandante Mangano per Imperia alla 32^ Brigata Nera a piedi.
Partiti alle 22 del 28 gennaio siamo giunti alle 3,30 antimeridiane di oggi, 29 gennaio.
Senonché non siamo stati impegnati in altre operazioni e, senza altre novità, siamo tornati, parte in camion di fortuna (14 uomini) e parte in corriera (16 uomini).
Ha partecipato il Capo-Squadra Bossolasco.
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, documento in Archivio di Stato di Genova, copia  di Paolo Bianchi di Sanremo
 
20 gennaio 1945 - Da "Elio" al comando della Divisione "Silvio Bonfante"  - Inviava i nominativi di 3 spie di Cisano e di Campochiesa, di cui 2 donne ed 1 uomo e tornava sullo scioglimento della Brigata Nera ad Alassio affermando che "gli ex appartenenti alla San Marco, che avevano precedentemente disertato per unirsi alle formazioni partigiane e che ora si sono presentati, saranno, per ordine del comando tedesco, fucilati perché, avendo prestato giuramento a Hitler, sono appartenenti alla giurisdizione tedesca".
22 febbraio 1945 - Documento riservato con il quale ai quadri partigiani interessati si trasmetteva la descrizione fisica della spia Rina Bocio, del servizio informazioni del nemico: "alta 1,65 metri, bruna, capelli corti, molto scura in viso, ha un viso da uomo [sic!]".  
25 febbraio 1945 - Da "Cardinale" [Roberto Cortenova] al SIM della Divisione "Silvio Bonfante" - Relazionava che "Dino" aveva affermato l'intenzione di inviare un informatore ad Alassio per creare anche lì una rete di spionaggio. Il comandante del presidio fascista di Imperia aveva dichiarato che, siccome dal ministero era giunta comunicazione che nella ditta Paladino [n.d.r.: che aveva appalti dalla rete nazista Todt] lavoravano molti partigiani, da Alessandria erano in procinto di giungere molti gerarchi per effettuare rastrellamenti e di inviare delle ausiliarie nelle vallate per spiare i garibaldini. Un informatore fascista riferiva che molte lettere anonime pervenivano al suo comando, inviate da contadini, e specificanti i nomi dei partigiani ed i depositi di armi [...]
25 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM del CLN circondariale di Sanremo, prot. n° 496, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed alla Sezione SIM della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava che a Baiardo, avendo messo posti di blocco e sbarramenti intorno all'accampamento, i 47 bersaglieri di guarnigione sembravano terrorizzati; che in montagna salivano spesso "Pisano" e "Rollero" [spie nemiche]; che era stata "a San Remo costituita di recente una squadra speciale composta da elementi già facenti parte delle SS tedesche in Francia: sono prevalentemente italiani e vestono con costumi da sciatori e con un fazzoletto rosso al collo. Il loro compito è quello di svolgere rastrellamenti rapidi e improvvisi: il 24 u.s. hanno arrestato ad Andagna 6 giovani e dopo averli torturati li hanno legati insieme ed uccisi con armi automatiche"
3 aprile 1945 - Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria alla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della II^ Divisione "Felice Cascione", al comando della Divisione SAP "Giacinto Menotti Serrati", al CLN di Imperia - Inviava un elenco di 55 agenti di P.S. "al servizio del nemico", di cui risultavano iscritti al PFR per convinzione 9, per imposizione 33, per fanatismo 13.
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste,  Anno Accademico 1998 - 1999
 
Andammo a Pietrabruna [...] D'Atti inviò me, Cipolla, mi sembra anche Sau Ivan, altro friulano e forse un quarto bersagliere al limite del paese. Qui giunti ci appostammo dietro un muretto, da dove potevamo controllare il monte retrostante. Non ricordo dopo quanto tempo ad un tratto sulla cresta del monte spuntò una fila di uomini schierati frontalmente: scendevano verso Pietrabruna. Dopo una rapida consultazione con Cipolla, prendemmo due decisioni: bisognava per prima cosa avvertire in paese il resto della pattuglia e bisognava  rallentare l'avanzata di quelli che scendevano, ben più numerosi di quanti fossimo tutti noi. Uno di noi fu inviato di corsa a dare l'allerta agli altri. Con Cipolla restai dietro il muretto. Ad un certo momento urlai un pleonastico "Chi va là?". Una voce altrettanto lontana, ma ben percettibile nel silenzio dei monti, rispose: "Qui Gino". Replicai "Qui bersaglieri" e aprimmo il fuoco. Si fa così per dire. In pratica, anche per la nota povertà di munizioni, sparacchiavamo da una distanza tale che ci faceva ritenere che l'intimidatorio rumore degli spari fosse utile tanto a rallentare l'avanzata dei nostri avversari, quanto a dare l'allarme in paese, ove però il nostro amico bersagliere avrebbe dovuto essere già giunto.
Umberto Maria Bottino, I nostri giorni cremisi. 1943-1995, Attilio Negri srl, Rozzano, 1995 

[ n.d.r.: i fatti (accaduti il 15 aprile 1945) appena qui sopra accennati, e riportati in una versione di parte repubblichina, sono già stati evidenziati su questo blog con l'articolo di cui a questo collegamento ]
 
Un’ulteriore denuncia riguardò l’Ingegner Guido Piazzoli, titolare della ditta “Fr. Ing. Piazzoli” di Milano. In essa si dichiarò che l’ingegnere, al momento irreperibile, usava mettere a disposizione dei tedeschi le proprie risorse e la propria professionalità eseguendo lavori di fortificazioni, bunker, fori da mine nel tratto stradale Ventimiglia San Remo, e che in più si vantava della ingente fortuna che queste attività gli avevano procurato <143. 
[...] Un altro personaggio di cui si hanno flebili tracce è Giorgio Pini (omonimo ma non parente del sottosegretario agli interni della RSI). Secondo un rapporto della polizia del 1947:
"Il Pini è stato iscritto al P.n.f. dal 1919, squadrista, sciarpa littorio, marcia su Roma, ed è stato arrestato nell’aprile del 1945 e denunciato per collaborazionismo col tedesco invasore per avere posteriormente all’8 settembre 1943 in provincia di Imperia e Genova aver appartenuto alla G.n.r. e successivamente alla SS Tedesca e tradito la fedeltà e la difesa dello Stato, ponendosi al servizio delle SS. Tedesche cui consegnò le armi del distaccamento del 6° alpini facendo da guida alle stesse SS nel rastrellamento delle armi e delle dotazioni del 6° alpini cui apparteneva, nascoste nei casolari". Lo stesso denunciava e faceva arrestare ebrei che poi faceva evadere e quindi riarrestare da parte delle SS tedesche da cui dipendeva in qualità di maresciallo autista ritraendo da tale attività illecito profitto.” <349
143 Archivio INSMLI, Fondo Cln Alta Italia, busta 59, fasc. 787.
349 Archivio di Stato di Roma, sezione distaccata di Galla Placidia, Regina Coeli, b.8, fasc. “Pini Giorgio”, rapporto della prefettura di Milano del 12 febbraio 1947.

Lucia Reggiori, Collaboratori e collaborazionisti a Salò. I processi per collaborazionismo nelle sentenze della Corte d'Assise Straordinaria di Milano (1945-1947), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Pisa, 2014
 
Magrini dr. Probo. Nato a Budapest il 18 aprile 1893. Laureato in Medicina e Chirurgia. Segretario Federale di Imperia (maggio 1934 - agosto 1938). La nomina avvenne mentre era a Budapest come concorrente per l’Italia di tiro al piattello. Era già stato campione nel 1928 e 1932. Fu segnalato per la nomina al Segretario Nazionale del P.N.F. dall’allora Segretario Federale Corrado Puccetti, al momento del suo trasferimento. Nominato prefetto di 2ª classe il 16 agosto 1938 e prefetto di 1ª classe il 2 settembre 1942. La nomina a prefetto coincise con l’avvio della campagna razziale ed il prefetto Magrini dovette compilare l’apposita “scheda razziale” nella quale non appose l’indicazione ebrea riferita alla consorte, convinto di potere “con il mio grado e con la mia rettitudine salvaguardare la famiglia”. Prefetto di Latina (ottobre 1940 - agosto 1941). Collocato a riposo per ragioni di servizio dal Governo fascista nel giugno 1944. Collocato a riposo per ragioni di servizio nell’agosto 1944. Deferito alla Commissione per l’epurazione nel novembre 1944 per avere, tra l’altro, preteso nel 1935 dalla Ditta Acquarone di Oneglia l’erogazione di una somma a favore della locale Federazione dei fasci o per avere nel periodo di formazione ad Imperia - in qualità di Presidente dell’Ente Nazionale del Turismo - avuto “relazioni con industriali e grandi commercianti, traendo da tali amicizie lauti guadagni”.
Alberto Cifelli, I prefetti del Regno nel ventennio fascista, Roma, Scuola superiore dell'amministrazione dell'interno, 1999
 
[...] Giornale di riferimento per tutta l'area ligure rimase comunque Il Secolo XIX, tradizionale e mai troppo schierato col fascismo. Riprese le pubblicazioni in ritardo, il 14 dicembre 1943 e le cessò il 23 aprile 1945. Per pochi mesi diretto da Aldo Chiarini, il quotidiano fu poi condotto da Mario Rivoire fino all'ultimo. Redattore capo era il valente Metello Pescini, mentre tra le firme si ricordano Enzo Capaldo (nel dopoguerra esponente missino), e Bruno Romanelli che sarà vittima di un attentato partigiano nel gennaio 1945.
[...] La zona di Imperia era invece rappresentata da L'Eco della Riviera, che aveva la direzione a San Remo e usciva tre volte la settimana: lunedì, mercoledì e sabato. Buon professionista era il direttore Gino Cesare Mazzoni, che riuscì, tra mille difficoltà, a dare al foglio una cadenza giornaliera, tanto che gli cambiò nome in Il Quotidiano de L'Eco della Riviera. L'ultimo numero porta la data del 21 aprile 1945.
Particolare fu il fenomeno dei giornali di reparto, ovvero di quelle pubblicazioni destinate a circolare fra i membri di unità militari fasciste stanziate nel territorio. Questi giornali, talvolta, erano diffusi più o meno regolarmente nelle edicole della nostra regione. Da segnalare diversi di questi fogli: I nostri vent'anni, per i militi della 34ª Legione Gnr di Albenga; Piume al vento, dei bersaglieri del 2° Battaglione schierati a San Remo; Fiamme Bianche, dei giovani volontari imperiesi; Noi, a cura dell’Opera Balilla genovese, diretto da un certo Bisogni; Il Risoluto, diretto da Giorgio Melloni, stampato nella tipografia del Il Lavoro e destinato ai marò della X Mas genovese; Pale a prora!, un foglio creato nel '44 per i marinai della 1a Squadriglia Antisom e diretto dal guardiamarina Umberto Zanni; La Cambusa, nato a La Spezia nell'ottobre del 1943 per i volontari della formazione del principe Junio V. Borghese; Il Reduce, forse destinato a ex-militari. A ponente era letto San Marco, dai militari dell'omonima divisione [...]
Redazione, L’ultimo fascismo raccontato dai giornali liguri, Il Giornale, 20 aprile 2008
 

martedì 20 settembre 2022

Ebrei deportati dai nazifascisti da Sanremo

Sanremo (IM): uno scorcio del Forte di Santa Tecla

Natalie Camerini, figlia di Giuseppe Camerini e Diana Norsa è nata in Italia a Trieste il 21 dicembre 1852. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.   
Raffaele Camerini, figlio di Giuseppe Camerini e Diana Norsa è nato in Italia a Trieste il 17 settembre 1863. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
Donato Colombo figlio di Davide Colombo è nato in Italia a Trinità il 4 ottobre 1863. Coniugato con Emma Ottolenghi. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
Benvenuta Perla De Benedetti, figlia di Leone De Benedetti e Giustina Artom è nata in Italia a Asti il 14 maggio 1873. Coniugata con Alessandro Levi. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
Emma Foà, figlia di Leone Bonaventura Foà e Giulia Ferraresi è nata in Italia a Verona il 23 maggio 1874. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
Sara Franco, figlia di Abramo Franco e Elvira Schnur è nata in Turchia a Istanbul il 23 luglio 1874. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
Alessandro Levi, figlio di Donato Levi e Marianna De Benedetti è nato in Italia a Torino il 4 ottobre 1868. Coniugato con Benvenuta Perla De Benedetti. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.  
Edwin Lumbroso è nato in Egitto a Alessandria d'Egitto il 4 dicembre 1875. Coniugato con Irene Elena De Bonfils. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
Brunilde Levy, figlia di Federico Levy e Gemma Pugliese è nata in Italia a Milano il 13 settembre 1929. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
Federico Levy figlio di Alfredo Levy è nato il 21 aprile 1871. Coniugato con Gemma Pugliese. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
Irma Neufeld figlia di Ferdinando Neufeld è nata in Austria a Vienna il 24 settembre 1909. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
Anna Luciana Norzi, figlia di Guido Norzi e Amalia Segre è nata in Italia a Casale Monferrato il 27 aprile 1931. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
Guido Norzi, figlio di Moise Norzi e Evelina Momigliano è nato in Italia a Vercelli il 5 settembre 1886. Coniugato con Amalia Segre. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
Lodovico Orvieto, figlio di Sabatino Orvieto e Anna Calò è nato in Italia a Roma il 15 settembre 1882. Coniugato con Ines Pacifici. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
Giulio Osimo, figlio di Raffaele Osimo e Debora Osimo è nato in Italia a Turro di Podenzano il 7 febbraio 1886. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
Emma Ottolenghi, figlia di Maurizio Ottolenghi e Speranza Ottolenghi è nata in Italia a Acqui Terme l' 1 dicembre 1866. Coniugata con Donato Colombo. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
Vittorio Ottolenghi, figlio di Gershon Ottolenghi e Rachele Pugliese è nato in Italia a Alessandria il 18 gennaio 1874. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
Ines Pacifici è nata in Italia a Firenze il 30 aprile 1889. Coniugata con Lodovico Orvieto. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
Gemma Pugliese, figlia di Giuseppe Pugliese e Giuseppina Treves è nata in Italia a Alessandria il 17 aprile 1881. Coniugata con Federico Levy. Arrestata a San Remo (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
Tullio Pescarolo, figlio di Giuseppe Pescarolo e Lucia Peirone è nato in Italia a Torino il 22 giugno 1919. Arrestato a San Remo (Imperia). Deportato nel campo di concentramento di Buchenwald. È sopravvissuto alla Shoah.
[ n.d.r.: i nomi - e relative succinte informazioni - che precedono sono stati desunti dal meritorio Archivio CDEC, che si consiglia di consultare per ulteriori approfondimenti. Si coglie l'occasione per sottolineare che il partigiano Renzo Orvieto (altresì, illustre artista pittore e scultore: a lui si deve, ad esempio, il monumento ai Partigiani Caduti di Sanremo) era figlio di Ines Pacifici e di Lodovico Orvieto, sopra citati ]

Emma Foà nasce a Verona il 23 maggio 1874 da una famiglia ebraica e nella città scaligera vive gran parte della sua esistenza. Emma è un’educatrice e per anni dirige una scuola dell’infanzia nel quartiere veronese di San Zeno, in quella che oggi è via San Bernardino, 10. La sua attività professionale si scontra però nel 1938 con le leggi razziali, che le impediscono, in quanto ebrea, di continuare a svolgere quella che per lei è, oltre che un lavoro, anche una missione.
Negli anni successivi Emma Foà si trasferisce sulla riviera ligure, a Sanremo (IM), ed è proprio nella ‘Città dei fiori’ che viene arrestata il giorno dell’Epifania del 1944. Tradotta al campo di Vallecrosia (IM) e poi in quello di Fossoli, è infine deportata ad Auschwitz. È assassinata nelle camere a gas al suo arrivo, il 10 aprile 1944, in quanto considerata, con i suoi 70 anni, troppo anziana per contribuire allo sforzo bellico nazista, tramite il suo lavoro in stato di schiavitù [...]
Redazione, Emma Foà, Da Verona ai lager

Vallecrosia (IM): stele in memoria dei prigionieri del campo fascista di transito

Il nome intero di questo campo [n.d.r.: di Vallecrosia] era "Campo di concentramento provinciale per ebrei", ma in realtà non era un campo di concentramento ma di smistamento, dove prigionieri politici e ebrei venivano separati secondo le leggi razziali. Fu costruito nel Dicembre del 1943 ed entrò in funzione il Febbraio del 1944, chiuso poi nell'Agosto dello stesso anno. Scoperto negli ultimi vent'anni, il suo ricordo era quasi del tutto scomparso dalle menti della città, per questo motivo è stato posto il cippo, per far ricordare alla gente che in quel luogo, dove fisicamente non c'è più nulla, c'era un campo. Questo campo era diviso in tre aree: tutte avevano quattro edifici; la prima era chiamata "Il campo" anche se il vero nome era "Zona Fassi", un edificio era occupato da una caserma per soldati, gli altri tre da stalle per i cavalli; la seconda area era una distilleria di lavanda diventata caserme per soldati; la terza era destinata a caserme, uffici dettaglio, uffici comando e a dei magazzini. Una vicenda interessante è quella delle sorelle Perera portate subito da Bordighera con la madre a Vallecrosia per essere poi smistate in campi diversi, Gabriella andò da sola nel campo di concentramento di Bergen-Belsen e l'altra sorella, Mirella, con la madre andò al campo di Ravensbruck. Durante il periodo di permanenza a Vallecrosia furono aiutate dalle compagne di scuola di Mirella.
Iscrizioni:
    IN QUESTO LUOGO SORSE NEL 1944
    VIOLENZA TRA LE VIOLENZE DELL’INGIUSTA GUERRA
    UN CAMPO DI RACCOLTA PER EBREI
    E PRIGIONIERI POLITICI
    In memoria di tutti i perseguitati
    l’Amministrazione Comunale
    pose il 27 gennaio 2012
Redazione, 207474 - Cippo in memoria del campo per ebrei di Vallecrosia (IM), Pietre della Memoria. Il segno della storia, 22 luglio 2022


In Corso Garibaldi, al centro di Sanremo, il 28 gennaio 2022 sono state collocate due pietre d'inciampo dedicate alla memoria di Anna Luciana Norzi e Guido Norzi.
[...] La famiglia Norzi era composta da tre membri: la madre morta per cause naturali, la figlia Anna Luciana Norzi morta il 11 novembre del 1943 e il padre Guido Norzi morto il 31 gennaio del 1944. Quando arrivarono a prendere Guido Norzi lui nascose la figlia dentro l'armadio di casa sua e chi venne a prenderlo non se ne accorse e portarono via solo lui, la governante vide questa bambina e andò a cercare da vicini o conoscenti della famiglia se potessero prenderla ma non la prese nessuno. Lei la prese e la portò alla polizia dove c'era suo papà.
Redazione, 209128 - Pietre d’inciampo in memoria di Anna Luciana Norzi e Guido Norzi - Sanremo, Pietre della Memoria. Il segno della storia, 22 luglio 2022


Nella zona dell'ex carcere di Santa Tecla in Pian di Nave il giorno 28 gennaio del 2022 sono state posate due delle sei pietre d'inciampo dedicate alla memoria di Ines Pacifici e Lodovico Orvieto.
[...] Ines Pacifici, nata nel 1889, il 26 novembre del 1943 fu portata a Milano per poi arrivare ad Auschwitz dove morì il 11 dicembre del 1943 insieme a suo marito, nato nel 1882. Sono stati catturati dai tedeschi a Sanremo nel 1943 ed inviati a Materassi. Nel dicembre furono trasferiti nelle carceri di Milano, dopo circa tre mesi furono inviati a Bolzano e successivamente deportati nel campo di concentramento. Insieme ad essi si trovavano anche il signore Osimodo di Sanremo e il dottor Neppi di Milano.
[...] Questa famiglia era composta di persone già avanti con gli anni, erano cittadini italiani ed erano inseriti nella vita sociale.
Il giorno del posizionamento della pietra d'inciampo erano presenti dei discendenti della loro famiglia che vivono fuori Sanremo.
Dopo le leggi razziali e le deportazioni che il comune di Sanremo ha vissuto non si è più riformata una comunità ebraica significativa nel territorio comunale.
Redazione, 209092 - Pietre d’inciampo ai coniugi Ines Pacifici e Lodovico Orvieto a Sanremo (IM), Pietre della Memoria. Il segno della storia, 22 luglio 2022

sabato 10 settembre 2022

Un provvedimento casuale dell'amministratore della Divisione partigiana Bonfante

Ubaghetta, Frazione del Comune di Borghetto d'Arroscia (IM). Fonte: Comune di Borghetto d'Arroscia

Mi sarebbe forse stato facile sapere qualcosa di più chiedendo a Giorgio [n.d.r.: Giorgio Olivero, comandante della Divisione "Silvio Bonfante"] ed a Pantera [n.d.r.: Luigi Massabò vice comandante della Divisione "Silvio Bonfante"], con i quali ero a frequente contatto [n.d.r.: in quanto Gino Glorio Magnesia, di cui qui si riproduce una testimonianza, era amministratore della richiamata Divisione garibaldina]. Pure non lo feci. Non che mi mancasse l'interesse, ma la vita che conducevo da due mesi era tale che non potevo  più escludere la possibilità di essere catturato vivo dal nemico. Già a Fontane i membri del Comando erano stati disarmati dei fucili e delle altre armi che potevano garantire una difesa efficace per armare gli sbandati che tornavano. In tali condizioni, se fossi stato sorpreso durante le marce, con una piccola pistola non avrei potuto colpire efficacemente il nemico. Avrei dovuto arrendermi sperando che una circostanza propizia mi consentisse la fuga. Purtroppo ciò mi avrebbe esposto ad interrogatori accompagnati da sistemi persuasivi. Sentivo che in tali ipotesi la migliore garanzia di poter mantenere il silenzio era il non sapere. Ridussi pertanto nel periodo invernale il mio interesse a quanto  era indispensabile all'assolvimento dei miei compiti ed alla mia sicurezza.
Il giorno 5 marzo [1945], lasciato Gazzo [n.d.r.: Frazione del Comune di Borghetto d'Arroscia (IM)], tornando in Val Lerrone, ripasso da Ubaghetta [n.d.r.: Frazione del Comune di Borghetto d'Arroscia (IM)]. Sono digiuno dalla sera prima e devo trovare la famiglia che ospitava i partigiani dell'intendenza e che dovrebbe avere parte dei viveri. L'intendenza non c'è più perché nessuno ha sostituito i caduti ed i prigionieri di gennaio e i superstiti, consumati e distribuiti parte dei viveri, sono passati alle altre intendenze; pure avevo sentito dire che qualche partigiano ad Ubaghetta ci doveva essere. Li trovo: sono un gruppetto di feriti e malati che vivono come possono, dimenticati dai Comandi e dai compagni, senza cure né medicine, aiutando le famiglie del luogo, stendendo i cavi della luce che avrebbero portato l'energia elettrica da fondo valle fino ad Ubaghetta. I borghesi danno loro un po' di cibo in cambio del lavoro svolto, qualcosa dei viveri dell'intendenza è rimasto. Mangio con loro: castagne bollite; poco per dei convalescenti.
Ce n'è uno ferito alla spalla che ha perso in parte l'uso del braccio. «Quando è stato?» gli chiedo. «In febbraio, il giorno 11. Ero della banda di Libero. Durante l'ultimo rastrellamento di gennaio avevamo passato la «28» perché di qua era un inferno e ci eravamo fermati ad Aurigo. Vi eravamo rimasti anche in febbraio perché il posto era buono. Poi una spia deve aver parlato ed una notte son venuti i tedeschi. Se ci siamo salvati lo dobbiamo a Libero che non perse la testa. I tedeschi ci avevano circondato e sparavano come dannati. Noi eravamo appena svegli perché l'allarme era stato dato all'ultimo istante. Libero ci fece segno di seguirlo e si lanciò in una direzione. Noi siamo tutti dietro a lui sparando come diavoli e siamo passati. Uno dei nostri è caduto, mi hanno preso alla spalla, tutti gli altri si sono salvati ma anche dei tedeschi ne devono esser morti».
La banda di Libero era il distaccamento G. Maccanò. Non avevo saputo nulla fino ad allora dello scontro di Aurigo. Mi raccontano la loro vita: piantano pali della luce e poi mettono i fili: «Loro possono lavorare perché hanno solo dei reumatismi, io invece con questo braccio posso far poco».
«Avete mai visto nessuno del Comando? - chiedo loro - Non avete mai detto alle staffette che siete qui?». «Il Comando? Cosa vuoi che se ne faccia di noi. Quando saremo guariti torneremo in banda, per ora ci arrangiamo come possiamo. Tempo fa abbiamo visto Boris [n.d.r.: Gustavo Berio, vice commissario della Divisione Bonfante] che ci ha augurato di guarire presto». «Se il Comando non ha dottori né ospedali, ha però una amministrazione. Tenete quattromila lire, andate a Ranzo dove deve esserci il medico condotto, compratevi le  medicine che vi ordina e che potete trovare e dei viveri perché, con solo castagne, non vi rimetterete di certo. Se potete lavorare meglio, altrimenti è nostro dovere sussidiarvi come facciamo con gli altri feriti e con le famiglie dei partigiani caduti o bisognosi. Sarebbe compito dei Comandi brigata, ma, se non possono farlo, potrebbero almeno avvisarmi. Tenete nota di come spendete questi soldi, quando mi manderete il conto ve ne darò degli altri».
I quattro accettano il denaro commossi e felici. Il ferito, capito che ero del Comando, mi dà del «lei». «Eri della S. Marco?» gli chiedo. «Sì». «Si sente... Adesso che so dove siete vi verrò a trovare quando ripasserò da Ubaghetta».
Mi rimetto in cammino piano, senza fretta. Mi fermo ogni tanto nelle radure del bosco a prendere il sole primaverile, ad osservare il panorama, a raccogliere i manifestini che gli aerei alleati avevano lanciato a centinaia.
Il 6 marzo vado a Casanova Lerrone dove ci sono dei conti da pagare.
Gino Glorio (Magnesia), Alpi Marittime 1943-45. Diario di un partigiano - II parte, Nuova Editrice Genovese, 1980, pp. 190,191

 [n.d.r.: si pubblicano qui di seguito alcuni esempi dell'attività della Divisione Bonfante in quei giorni]

5 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 175, al comando della II^ Brigata "Nino Berio" - Ordinava di compiere azioni di disturbo lungo la strada Albenga-Garessio; di recuperare ogni possibile esplosivo; di controllare se c'erano riserve di munizioni per  St. Etienne , nascoste dal partigiano "Falco"; di stimolare i Distaccamenti ad inviare regolarmente relazioni.

5 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 1/79, al comando della Divisione - Segnalava che un informatore di Ormea (CN) aveva comunicato che la stazione radiotrasmittente, con un effettivo di 8 soldati tedeschi, era stata riattivata; che lungo la strada 28 i tedeschi stavano costruendo posti di sbarramento tra Cantarana ed Ormea; che un capitano tedesco aveva detto che i nazisti se ne sarebbero andati dai paesi occupati solo a guerra finita; che a Vegliasco vi erano 34 tedeschi; che ad Acquetico erano arrivati 200 tedeschi; che a Pieve di Teco con l'aggiunta di nuove 200 unità i tedeschi ammontavano a 500.

5 marzo 1945 - Dal capo di Stato Maggiore della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della Divisione - Informava che i tedeschi, guidati da "Carletto", avevano eseguito una puntata su Nasino per sorprendere il Distaccamento "Giannino Bortolotti" della II^ Brigata "Nino Berio" ma senza causare perdite tra i partigiani; che tedeschi provenienti da Nava avevano fatto prigionieri due uomini dell'intendenza garibaldina; che "Turbine" [Alfredo Coppola], fuggito nell'occasione citata, abbandonando uomini e materiale, era stato arrestato, poiché non aveva fornito plausibili giustificazioni.

6 marzo 1945 - Dal capo di Stato Maggiore ["Ramon", Raymond Rosso] della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 2, al comando della II^ Brigata "Nino Berio" - Rammentava che a partire dal 9 marzo tutti i Distaccamnenti della Brigata dovevano essere pronti ad agire al segnale convenuto: il Distaccamento "Filippo Airaldi" avrebbe sorvegliato Passo San Giacomo e Passo Saline; il Distaccamento "Igino Rainis" Passo Cosimo e la strada per Alto; il Distaccamento "Giuseppe Catter" il Passo San Bartolomeo; il Distaccamento "Giannino Bortolotti" la via d'accesso da Albenga e Cerisola alla vallata di Nasino (SV).

6 marzo 1945 - Dal capo di Stato Maggiore ["Ramon", Raymond Rosso] della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 5, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che con un'ispezione alla II^ Brigata aveva riscontrato dei garibaldini dal morale alto ma anche con vestiario malridotto; che era meglio "allontanare in modo garbato" dal Distaccamento ["Igino Rainis" della II^ Brigata "Nino Berio"] di "Basco" [Giacomo Ardissone] il commissario "Turbine" [Alfredo Coppola], in quanto "elemento che non fa altro che lamentarsi del C.D.[comando di Divisione]"; che "Basco" era un buon comandante; che nella zona di Albenga non erano presenti molti nemici; che il Centa, invece, risultava minato in molti tratti; che i cannoni nemici a Coasco era salito di numero sino a 12; che si chiedeva perché non fosse stata ancora bombardata Pieve di Teco, dove si trovavano 500 tedeschi.

6 marzo 1945 - Dal comando [comandante "Domatore" Domenico Trincheri] della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo", prot. n° 4, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Segnalava che alcuni reparti tedeschi, accompagnati da alcuni delatori, tra cui "Carletto"ed il "Boia", erano arrivati da Albenga e da Ponti di Nava in Val Pennavaira, dove si erano "limitati a rastrellare il fondo valle senza avventurarsi nelle campagne"; che a Nasino 200 soldati nemici avevano bruciato diverse case ed operato alcuni arresti, tra i quali anche quello del commissario prefettizio Ballerin; che nell'operazione su Nasino una donna era stata uccisa mentre tentava la fuga; che "Pastorino" era stato arrestato dalla gendarmeria tedesca. Si chiedeva, infine, essendo critica la situazione finanziaria, di inviare del denaro.

6 marzo 1945 - Dal comando del Distaccamento "Silvio Torcello" della III^ Brigata d'Assalto Garibaldi della I^ Divisione "Gin Bevilacqua" [II^ Zona Operativa Liguria] al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Segnalava che, con la cattura del nucleo repubblichino SIDA, operato dallo scrivente Dst., si era appurato che 14 persone, di cui si indicavano, altresì, le generalità, erano sotto stretta sorveglianza delle Bande Nere e che come agenti delle Brigate Nere, ufficio SIDA, risultavano tali L. Brinis, "Pippo", "Scippa" e "Giacomo", tutti abitanti ad Albenga o zone limitrofe.

da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), “La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)” - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999

sabato 3 settembre 2022

I partigiani imperiesi se ne andarono, ma “Tigre” restò prendendo il comando del “Rebagliati”

Uno scorcio di San Lorenzo al Mare (IM)

Poco prima della fine del maggio '44 (forse il 28 maggio) Giribaldi Vincenzo, già alla macchia all'epoca della battaglia di Montegrazie sale di nuovo in montagna; accompagna circa una trentina di giovani, e insieme con lui vi è Luigi Massabò (poi «Pantera»). I giovani lavoravano tutti in San Lorenzo al Mare, presso la Ditta «Paladino»; la quale, in realtà, serviva soprattutto per evitare l'arruolamento. Giribaldi, insieme col padre, Francesco, e con un loro amico, Benza Angelo, si recava spesso per ascoltare la radio clandestina nella casa di un loro conoscente, Nino Donati, oppure nella casa di una zia del rag. Giacomo Castagneto, situata in Porto Maurizio, nella località detta «Porta nuova». Quando si recava in questa seconda casa, anche Giacomo Castagneto era presente.
In detti incontri il discorso cadeva, ovviamente, anche sui partigiani.
Una sera, saputo che molti giovani della «Paladino» vorrebbero andare in montagna e che si sono rivolti a Giribaldi, essendovi egli già stato, il Benza propone a Giribaldi di farne un elenco, e di portarlo a un certo sig. Fossati,  dimorante nella zona di Pontedassio-Chiusavecchia; l'elenco viene preparato e consegnato (è portato a destinazione nascosto nel manubrio della bicicletta). Poco dopo, Giribaldi Vincenzo viene invitato a recarsi da Lorenzo Acquarone di Artallo; Acquarone Lorenzo dà a Giribaldi una rivoltella e la parola d'ordine (Francesca - Rimini), e gli dice di presentarsi, insieme con gli uomini, al «pilone» di Sant'Agata, dove saranno raggiunti da una persona, che li accompagnerà fra le bande. A Sant'Agata si unisce a loro una ventina di giovani di Oneglia; e il gruppo, così, diventa di circa cinquanta persone.
Al «pilone» di Sant'Agata li raggiunge un partigiano, che il Giribaldi sente chiamare «Guerrino» (si tratta di Guerrino Peruzzi), mandato dalla montagna. Con lui vanno a Ville Agnesi (Prati Piani), e poi alla Mezzaluna, dove si incontrano con Curto, per ordine del quale viene formata la banda. Al comando di essa vengono messi un certo Mario, di Artallo, ossia Briatore Mario detto «Cora», e Massabò Luigi (Pantera). Fra i componenti vi sono: Gorlero Angelo e Sironi Egidio (D'Artagnan) poi caduti in montagna; alcuni giovani, che in seguito passeranno ad altre bande (ad esempio, Roncallo Andrea, Gavi Vincenzo, Bracco Sandro e Carlo, ed altri). Vi è anche un certo «Tigre» (o «Gemesio»), venuto da Modena, il quale poi diventerà capo di una grossa banda nei pressi di Savona.
Per impedire ecessivi accentramenti, che si sarebbero formati a causa dei nuovi afflussi di giovani in montagna, la banda viene mandata presso il Monte Alto, nella zona di Savona; e forse fra il 16 e il 20 giugno parte per detta località.
I partigiani del nuovo distaccamento avranno un combattimento a Calice Ligure (giorni 5-6 luglio '44), in seguito al quale cattureranno armi e munizioni; subiranno un rastrellamento nei pressi di Monte Alto (9 luglio 44), in seguito al quale sarà ferito il «Tigre», che resterà nella zona: rientrati nella zona di Albenga, subiranno un nuovo rastrellamento a Picco delle Penne(o «Brico delle Penne»); e infine giungeranno a San Bernardo di Mendatica, e si ricollegheranno, l'11 luglio 1944, a quello che era stato il Comando della IX Brigata, ora diventato Comando Divisionale (II Divisione d'Assalto Garibaldi «F. Cascione»). Frattanto al distaccamento verrà dato il nome di «A. Viani», dal partigiano Angelo Viani, ucciso dai nazifascisti presso Barchei (Cuneo) il 21 giugno '44, insieme con Austoni Luigi, Boldrini Lazzaro, Maccanò Giuseppe, Vicini Antonio, tutti appartenenti al Distaccamento stesso.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese(I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria Savona, 1976, ristampa del 2003 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Calice Ligure (SV). Fonte: Comune di Calice Ligure

Guerriglia e controguerriglia erano ormai due macchine ben oliate e sempre pronte a colpire. Il 30 giugno una compagnia tedesca attaccò il colle dei Giovetti, tra Murialdo e Massimino, catturando una pattuglia garibaldina. Ma i partigiani si rifecero rapidamente, e con gli interessi, quando la notte del 5 luglio i volontari del “Calcagno” e una squadra del 10° distaccamento della 9a Brigata d’Assalto, reparto proveniente dall’albenganese che per qualche tempo aveva sconfinato tessendo contatti con i savonesi, attaccarono congiuntamente il presidio tedesco di Calice Ligure <68. Si trattò di un’azione esemplare che ebbe pochi riscontri anche in seguito. Guidati da un milite, fuggito il giorno prima dalla postazione, i partigiani calarono in tarda serata sul paese, divisi in tre squadre di cui una doveva bloccare la strada per Finale con una mitragliatrice e bombe da mortaio usate come granate a mano. Le comunicazioni erano state preventivamente tagliate per evitare l’affluire di rinforzi. Un colpo sparato troppo presto scatenò una violenta battaglia che sulle prime costrinse i garibaldini, molti dei quali in preda alla paura causa l’inesperienza, a ripiegare; ma verso l’alba i partigiani conquistarono il paese abbandonato dai nemici, che si erano accorti di essere circondati.
Complessivamente erano rimasti uccisi tre tedeschi, di cui uno sulla strada per Finale; altri 4, feriti, caddero prigionieri (ma non per molto: i partigiani, se il prigioniero non era da fucilare, lo scambiavano con propri compagni o lo lasciavano andare disarmato e privato dello equipaggiamento). Alcuni individui, sospettati di collaborazionismo, furono condotti, bendati, al Comando. Il bottino fu discreto: particolarmente utili risultarono gli undici teli da tenda confiscati.
Nonostante gli indiscutibili miglioramenti, Luigi Longo “Gallo”, comandante generale delle Brigate Garibaldi, giunto a Savona ai primi di luglio per visionare la situazione del Ponente ligure, non poté fare a meno di notare come il movimento garibaldino nel Savonese fosse tuttora meno sviluppato rispetto a quello della Prima Zona (Imperia ed Albenga); con tutto ciò, chiari sintomi di disgregazione dell’apparato poliziesco della RSI si avvertivano ora anche a Savona, e bisognava approfittarne senza remore <69.
Verso metà luglio una serie di eventi negativi mise a rischio lo schieramento garibaldino. In risposta allo scacco subito con l’attacco al presidio di Calice Ligure, i tedeschi organizzarono un rastrellamento contro il distaccamento “Calcagno”, attestato nei pressi di Monte Alto <70. Presi alla sprovvista, i garibaldini arretrarono in preda al panico (molti erano dei “novellini”) in una nebbia impenetrabile, tra continue raffiche di mitra. Miracolosamente non vi furono né vittime né prigionieri, ma la frattura prodottasi nel bel mezzo del rastrellamento tra il “Calcagno” ed il Comando Brigata - che a detto distaccamento si appoggiava - costituiva un fatto assai grave. Più in generale in quei giorni si dispiegò un rastrellamento generale contro tutta l’area dal Carmo alla Val Bormida; anche i garibaldini del “Rebagliati” di stanza alla Baltera se la cavarono per il rotto della cuffia <71. In più gli imperiesi del 10° distaccamento, rendendosi forse conto di essere diventati una presenza “scomoda”, chiesero ed ottennero di poter tornare in I zona. Il loro arrivo era stato determinato essenzialmente dalla caccia mortale che i fascisti imperiesi davano al comandante Rosolino Genesio “Tigre”, che aveva ucciso un carceriere con una testata allo stomaco (!) <72. I garibaldini imperiesi se ne andarono, ma “Tigre” restò prendendo il comando del “Rebagliati” e facendosi fama di estrema risolutezza.
Si imponeva una riflessione. Il servizio informazioni non si era mostrato pronto di fronte alla minaccia nemica, che solo per una fortunata circostanza fortunata non si era tradotta in un disastro irreparabile tipo Benedica o Val Casotto: una di quelle disfatte totali che il movimento partigiano impiegava mesi per assorbire. Molti partigiani, specie le reclute appena salite in montagna dai centri rivieraschi, si erano mostrate pavide: a questo avrebbero dovuto provvedere i commissari politici con un’appropriata opera di sostegno psicologico e di motivazione al combattimento.
[NOTE]
68. Cfr. G. Gimelli, Cronache militari della Resistenza in Liguria, ed. 1985, vol. II, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, pp. 220-222 e F. Pellero, op. cit., p. 32.
69. Le Brigate Garibaldi... cit., vol. II, p. 103.
70. M. Calvo, op. cit., p. 51.
71. M. Savoini “Benzolo”, Cosa è rimasto: memorie di un ribelle, Savona, Editrice Liguria, 1997, pp. 82-84.
72. Ibidem, p. 86.
Stefano d’Adamo, "Savona Bandengebiet - La rivolta di una provincia ligure ('43-'45)", Tesi di Laurea, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 1999/2000

domenica 28 agosto 2022

Un sedicenne nato a Treviso, morto da partigiano, fucilato a Pieve di Teco

Monumento ai partigiani, Pieve di Teco (Imperia): lapide ai sei caduti con meno di vent'anni - fra cui il sedicenne Luciano  [Renato] Mantovani, nato a Treviso - Calderoni Ugo, 19; De Negri Lino, 16;  Ponzoni Mario, 18; Talluri Ettore, 19; Saldo Bartolomeo, 17 - (Pietre della Memoria): didascalia ed immagine qui riprese da Caduti Partigiani Treviso cit. infra

Il 20 gennaio 1945 un grande rastrellamento nazifascista investì il paesino di Degolla, Frazione del Comune di Ranzo (IM). Sul piccolo centro si diressero tre colonne nemiche, provenienti da Cesio, da Pieve di Teco e da Casanova Lerrone. Il nemico giunse nella zona alle sette del mattino. Nei pressi del paese era dislocata la squadra di Riccobono Calcedonio "Assassino", composta da dodici garibaldini, armata con un solo mitragliatore. I garibaldini, rimasti circondati, spararono fino all'ultimo colpo. Il caposquadra Riccobono cadde dilaniato da una bomba a mano. Anche Giuseppe Cognein (Giuseppe) di anni 20, commissario del Distaccamento "De Marchi", venne ucciso da una raffica mentre scagliava la sua arma vuota contro il nemico. Altri sette garibaldini - Ettore Talluri, Giuseppe Loba, Luciano Mantovani, Oreste Medina, Ugo Moschi, Valter Del Carpio - caddero vivi in mano al nemico. Dante Rossi rimase gravemente ferito, ma, pur catturato e portato all’ospedale di Pieve di Teco, riuscì a salvarsi con la fuga grazie ad uno stratagemma (utilizzando il cadavere di un anziano deceduto per morte naturale), attuato con la complicità di un infermiere tedesco, sacerdote cattolico.  
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, Edito dall'Autore, 2020

[ n.d.r.: altri lavori di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, Edito dall'Autore, 2016 ]

Luciano Mantovani

Un primo esempio che proponiamo è quello di Renato Luciano Mantovani, nome di battaglia Balilla.
Questo giovane nato a Treviso il 16 dicembre 1928 e ucciso a Pieve di Teco (IM) il 26 gennaio 1945 aveva solo 16 anni. Il testo del suo ultimo messaggio dice:
Notizia ai genitori
“Sono accusato di appartenere alle bande comuniste, vi
domando perdono, ora mi fucilano”
Renato
Questa lettera sottolinea in modo evidente un tema tipico di questi documenti storici e che abbiamo evidenziato in rosso. I condannati a morte infatti spesso domandano perdono ai propri cari per il dolore che la loro morte avrebbe potuto causarli.
Giovanni Pietro Vitali, Insegnare la storia attraverso le ultime lettere e gli strumenti digitali, Seminario di aggiornamento per docenti "Il mio terzo mestiere. Primo Levi e gli studenti", 28 novembre 2019, Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore 


Renato Luciano Mantovani (Balilla). Di anni 16. Nato il 16 dicembre 1928 a Treviso. Studente iscritto al 2º anno della scuola di avviamento professionale. Nell’estate del 1944 si collega coi partigiani ed entra a far parte della 3ª Brigata della VI Divisione d’assalto Garibaldi-Liguria "Silvio Bonfante". Il 23 gennaio 1945 è sorpreso da un rastrellamento nazifascista mentre si trova a Degolla, una frazione di Ranzo (in provincia di Imperia). Catturato con altri 7 compagni d’armi (Bruno Cavani, Walter Del Carpio, Giuseppe Lobba, Oreste Medina, Ugo Moschi, Faustino Romano e Ettore Talluri), Mantovani è subito tradotto a Pieve di Teco (IM), dove viene fucilato senza processo il 26 gennaio 1945.
[...] Notizia ai genitori
"Sono accusato di appartenere alle bande comuniste, vi domando perdono, ora mi fucilano"
Renato
Ultima lettera di Renato Luciano Mantovani ai genitori
Igor Pizzirusso, Renato Luciano Mantovani (Balilla), Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza Italiana

 

26 gennaio 1945 - Sono le 8,30 e nel solito prato [di Pieve di Teco] gli otto sanmarchini già passati ai partigiani e catturati l'altro giorno nell'azione militare a Bosco vengono fucilati. Il paese terrorizzato è deserto - i pochi che vi si incontrano passano frettolosi per raggiungere le loro case -. Non una parola viene pronunciata da nessuno; si direbbero tutti ammutoliti dallo sgomento.                                          

27 gennaio 1945 - Uno dei sanmarchini superstiti, ferito al ventre, è morto alle 10,30 di stamane all'ospedale [n.d.r.: Barli non poteva certo saperlo, ma si trattava di Dante Rossi che, invece, riuscì a salvarsi mercé il sotterfugio descritto da Giorgio Caudano - vedere sopra - ].     

Nino Barli, Vicende di guerra partigiana. Diario 1943-1945, Valli Arroscia e Tanaro, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994

 

Certificato di morte di Luciano Renato Mantovani, rilasciato dal Comune di Pieve di Teco (IM). Immagine qui ripresa da Caduti Partigiani Treviso cit. infra


Mantovani Luciano di Adelchi, Treviso, classe 1928
Partigiano Combattente - 3. Brg. Bacigalupo - 6. Div. Bonfante
Caduto il 26 gennaio 1945, a Pieve di Teco
Dopo un aspro combattimento veniva arrestato il 23 gennaio, incarcerato, dopo tre giorni di stringenti interrogatori veniva fucilato.
Tipografo - 3. avv. professionale  (Elio Fregonese, 1997)
Ulteriori informazioni tratte dal foglio matricolare
Mantovani Luciano Renato, classe di leva 1928, matricola 56464 quater, Distretto di Treviso (28). / Figlio di Adelchi e di Florian Giovannina, nato il 16.12.1928 a Treviso.
«Considerato come arruolato nell’Esercito per aver fatto parte dal 1°.9.1944 al 26.1.1945 della formazione partigiana 6a Div. Bonfante, 3a Brig. Bacigalupo con la qualifica gerarchica partigiana: nessuna [...]
Timbro
Equiparato a tutti gli effetti (escluso il compimento degli obblighi di leva), per il servizio partigiano anzidetto, ai militari volontari che hanno operato in Unità regolari delle Forze Armate nella Lotta di
Liberazione (D.L. 6/9/1946 n. 93)
A penna
Deceduto nel Comune di Pieve di Teco, come risulta dall’atto di morte del Comune di Venezia in data 10.11.1958 - Partigiano Combattente Caduto (fucilato) - li 26 Genn. 1945)».
[...] Da segnalare come il padre, Adelchi Mantovani, fosse un ex socialista massimalista che nel 1924 entrò a far parte del partito comunista di Treviso. Lo veniamo a sapere dal partigiano e dirigente comunista trevigiano Nicola Paoli, a p. 134 dei suoi "Quaderni": «Cominciava la persecuzione, specie con gli intellettuali. Ghidetti [Vittorio, primo sindaco di Treviso dopo la Liberazione] allora faceva parte del gruppo di Serrati, i così detti “terzini", e fu lui, Oreste Bonaccina, Beppi Fiabon [marito di Teresa Menghi] e Adelchi Mantovani, che nel 1924 la frazione si fuse con noi. Ghidetti era alla camera del lavoro [...]»
[...]  Un piccolo eroe patriota
«Giunge notizia, da Venezia, che la salma del quindicenne Renato Mantovani di Adelchi e di Rina Florian, nato a Treviso, è stata trasportata dalla Liguria a Venezia nella camera ardente predisposta nella sede di S. Polo del P.C.I. Il piccolo Renato era fuggito da casa nel settembre 1943 alla insaputa dei genitori, i quali, dopo tante ricerche, avevano potuto solo stabilire che provvedutosi di uno zaino di marina aveva lasciato Venezia e nulla più. Improvvisamente, verso la metà di luglio, una breve comunicazione da Pieve di Teco faceva conoscere che Renato riposava nel cimitero di quel paese, poiché arrestato il 23 gennaio 1945 insieme ad altri sei patrioti, dopo tre giorni dall’arresto insieme a questi era stato fucilato dalle brigate nere. In un foglietto scritto di suo pugno, il piccolo eroico patriota mandava l’ultimo saluto ai genitori, alla sorella ed ai nonni chiedendo perdono per il dolore che procurava loro. I funerali di Renato Mantovani hanno avuto luogo a Venezia giovedì 26 corr. alle ore 10 dalla camera ardente per il cimitero di Venezia»
(Rinascita, Organo del Comitato di Liberazione Nazionale, Treviso, n. 10, 28.7.1945)                    
PS - La breve vita e la lettera ai genitori del partigiano Renato Mantovani sono ricordate anche nel libro di Eraldo Affinati "Vita di Vita", Mondadori, 2014 -
(Anteprima online su Google Libri - Consultazione: 14 agosto 2017)
Nota - Nella lapide del monumento di Treviso, la sua data di morte è stata scambiata con quella di Giacomo (o Jacopo) Mantovani Orsetti, di Renzo, nato nel 1924 e ucciso a Crespano del Grappa l'8 ottobre del 1944.
Fonte: Fregonese e la pagina Facebook "Studi storici Giovanni Anapoli" - 18-29 settembre 1944: Operazione “Piave” - “il massacro del Grappa” (Pedemontana e Massiccio del Grappa). 2^ PARTE - Le vittime  [scheda n. 157 - Consultazione: 14 agosto 2017]
[...]
cp, [Renato] Luciano Mantovani, 1928-1945, I caduti partigiani del comune di Treviso, 12 novembre 2016

mercoledì 24 agosto 2022

Casimiro Briozzo, partigiano, e Carlo Ferrari, ex San Marco, furono fucilati il 21 agosto 1944

Andora (SV). Fonte: mapio.net

Nella terza decade di giugno, in un punto della Via Aurelia presso il borgo di Rollo, ad una squadra di dieci uomini (tra cui i partigiani Fiume, Leo, Ceno, Federico ed altri), comandata da Nino Agnese (Marco), si presenta l’occasione di catturare un camion di derrate alimentari destinate al Comando della marina militare tedesca di Loano.
I due ufficiali tedeschi che accompagnavano il carico vengono abbattuti da raffiche di mitra e le derrate comprendenti zucchero, farina, riso e sigarette, sono trasferite alla base partigiana di Cian di Bellotto.
Il 12 luglio 1944, con una magnifica azione, il Distaccamento “Volante” asporta quintali di derrate alimentari da un treno merci tedesco.
In particolare: il comandante Cion, informato dal capostazione di Andora della presenza in linea di un treno tedesco fermo nella stazione perché impossibilitato a muoversi a causa della ferrovia interrotta da bombardamenti aerei, decide di impossessarsi delle derrate stivate nei vagoni.
Su consiglio del comandante “Nino Siccardi” (Curto) si decide un sopralluogo per coordinare l’azione: Cion, Mancen e Germano, con alcuni uomini, circondano la stazione ferroviaria e sequestrato il personale ed il capostazione, i partigiani si vestono da ferrovieri.
Alle ore ventidue giunge un treno passeggeri, dalla parte della linea non interrotta, da cui scendono repubblichini, Tedeschi e molta gente.
Tutto si svolge regolarmente e ritornata la calma, vengono fatti affluire alla stazione alcuni carri per asportare le derrate.
Una parte di esse è trasferita a Stellanello e poi in Cian di Bellotto; l'altra è messa a disposizione della popolazione che se ne impossessa ed in poco tempo la fa sparire.
Il giorno successivo, il comando tedesco fa prelevare il Podestà di Andora, minacciandolo ed intimandogli di darsi da fare per ricuperare quanto asportato, ma il Podestà riesce a salvare la pelle e tutto finisce lì.
Altra perdita partigiana: Casimiro Briozzo, nato in Francia nel 1912, staffetta della 1a Brigata, catturato a Laigueglia il 20 agosto 1944, mentre per conto del Comitato di Liberazione Nazionale locale tratta con un soldato della Divisione fascista San Marco, Carlo Ferrari, al fine di organizzare la diserzione di un contingente della divisione stessa, di stanza ad Andora Marina, viene fucilato il giorno successivo sulla spiaggia della frazione Pigna, unitamente al milite contattato.
Marino Vezzaro, La Resistenza, Andora nel tempo

[...] osservavo il gioco della luna sulle onde del mare, quando un indistinto rumore di motori si tramutò in breve in una flottiglia di motobarche che passavano a poca distanza dalla costa, piccoli trasporti adibiti al rifornimento delle truppe dislocate nella Francia meridionale, servizi condotti alternativamente per via mare, a causa dei continui bombardamenti cui era sottoposta la ferrovia e il suo conseguente irregolare funzionamento; l'oscurità della notte, inoltre, favoriva tali operazioni. Osservavo le figure incerte dei marinai in servizio in coperta, quando l'inaspettato scoppio di un bengala illuminò a giorno l'intero tratto di mare a noi visibile; immediato e assordante il rumore delle armi riempì l'aria, come fontane iridescenti si alzavano grosse colonne d'acqua, bersagli mancati dalle bombe sganciate dagli aerei, mentre i traccianti dei trasporti riempivano il cielo di colorate scie luminose simili a fuochi d'artificio. Pochi minuti soltanto di un carosello di fiamme e di colpi, e il piccolo convoglio, completamente indenne, scomparve oltre la costa; gli aerei avversari erano già lontani, il nostro tiepido battimani concluse il breve ed inatteso spettacolo.
Era stato un giorno piuttosto tranquillo, nessuna incursione di caccia-bombardieri inglesi e nessuna ispezione da parte del comando della San Marco, una giornata insomma da considerarsi rilassante, ma evidentemente il sole non era ancora tramontato, e verso le ore 17 un paio di ufficiali del comando di battaglione si presentarono alla postazione convocando l'immediata assemblea di tutti i componenti il gruppo, con la sola esclusione delle sentinelle. L'interesse e la curiosità da noi avvertiti furono ben presto sostituiti dall'amarezza che si manifestò nell'ascoltare la richiesta formulata dai due messaggeri, che consisteva nel contribuire a formare, per l'indomani mattina, un plotone d'esecuzione. Il motivo, giustiziare un ribelle ed un traditore: un civile era stato sorpreso a trattare con un nostro commilitone la diserzione di un nostro contingente che sarebbe entrato a far parte delle formazioni ribelli. L'immediata  fucilazione sentenziata per i due implicati dalla corte marziale doveva servire da ammonimento agli scontenti ed agli indecisi sulle inflessibili punizioni che attendevano coloro che fossero sorpresi in un tentativo di fuga. Un silenzio totale accolse la richiesta; la partecipazione volontaria, nelle parole degli ufficiali, era da considerarsi un onore, ma tale opinione evidentemente non era condivisa, nessuno infatti vi aderì.
La cerimonia doveva effettuarsi nel nostro settore particolarmente defilato e controllabile da minacce esterne, e qualora fosse stato impossibile raccogliere il numero necessario alla costituzione del plotone di esecuzione, i nominativi  mancanti sarebbero stati scelti di forza. Un malinconico tramonto concluse una giornata che terminava con la preoccupazione di essere scelti per il triste incarico, e a questa seguì una notte molto lunga per la parte di noi che non riuscì a dormire. L'alba non era ancora spuntata che l'intero contingente attendeva pienamente sveglio il nuovo giorno, e fu un'alba grigia in un incerto orizzonte di foschia che illuminò velatamente un mare quasi immobile e silenzioso. Precedeva un plotone con elmetto e fucile, seguito da un carro trainato da un cavallo, condotto per la briglia da un soldato; i condannati legati su due sedie, il viso del colore dell'alba, uno indossava una camicia bianca, l'altro una camicia grigioverde; chiudeva il corteo una squadra con ufficiali in testa. Guardavo la scena con un'intensità mai avvertita, sentivo e vedevo in essa la presenza di qualcosa che non conoscevo; per una frazione di secondo ebbi l'impressione di vedere una sequenza cinematografica, condannati che venivano condotti alla ghigliottina, un attimo soltanto però: l'alba che sorgeva, l'aria che respiravo, gli uomini che osservavo erano veri, e una parte di essi si apprestavano ad uccidere altri uomini, un dilungarsi di preparativi quasi teatrali, di una giustizia cinica di effetto. Il plotone d'esecuzione era già stato completato con elementi di altri contingenti, il nostro gruppo doveva soltanto  formare un cintura di sicurezza sull'intero perimetro. Con due compagni ricevetti l'incarico di sorvegliare la strada e allontanare i troppi curiosi; ci si dispose a breve distanza l'uno dall'altro, le armi in pugno, pronti a far fuoco; e subito, in un atteggiamento per nulla gentile, convinsi due uomini che ironizzavano sul fatto ad allontanarsi rapidamente; poi, fu più forte dell'ordine e di eventuali pericoli, mi volsi a guardare il dramma che si viveva sulla riva. Nitide, le due figure si stagliavano immobili contro il mare, la schiena rivolta contro il plotone che stava allineandosi, il sole ancora nascosto nella cortina di foschia; i fucili si alzarono, un silenzio profondo si avvertì all'intorno e nel secco rumore che lacerò l'aria, due uomini, come due burattini a cui viene allentato il filo, caddero sulla sabbia; ancora attimi di silenzio e i due colpi di grazia, che mi apparvero enormemente lontani, chiusero la tragica cerimonia*. Il carro ripartì con due corpi ammucchiati sul fondo che, ad ogni buca della strada, sobbalzavano goffamente; gli accompagnatori marciavano sempre silenziosi, ma più scomposti e nessun richiamo, nessun ordine intervenne a riprenderli. Il sole, liberatosi alla fine della grigia coltre, splendeva in una cornice di bellezza, quasi a voler far dimenticare la crudeltà appena consumata.
Qualche giorno di vuoto senza avvenimenti di rilievo e improvvisamente, come di norma, l'ordine di partire. L'apatia che cominciava a contagiarci scomparve soppiantata dall'interesse per la nuova destinazione.
*Casimiro Briozzo, partigiano, e Carlo Ferrari, ex San Marco, furono fucilati il 21 agosto 1944
[..] Della classe di mare, venne chiamato alle armi dalla Repubblica Sociale nei primi mesi del 1944. Ritornato in Italia dalla Germania alla fine di luglio, dopo conseguito l'addestramento di guerra tedesco nella divisione italiana San Marco, fuggì con l'intero reparto di appartenenza nelle montagne imperiesi il 29 agosto dello stesso anno, scegliendo la strada della libertà. Ivi combatté fino al termine del conflitto nelle file della 2^ Divisione d'assalto Garibaldi Felice Cascione [ndr: come capo di una squadra della IV^ Brigata Elsio Guarrini].
Renato Faggian (Gaston) nato a Pordenone (Udine) il 29 agosto 1924. [...] Periodo riconosciuto: dal 29 agosto 1944 al 30 aprile 1945. Dichiarazione integrativa n. 2547.
da ultima di copertina
Renato Faggian (Gaston), I Giorni della Primavera. Dai campi di addestramento in Germania alle formazioni della Resistenza Imperiese. Diario partigiano 1944-45, Ed. Cav. A. Dominici, Imperia, 1984, pp. 32-35

venerdì 19 agosto 2022

Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria alla Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati"

Una mappa di una parte della città, realizzata dalle SAP di Sanremo alla vigilia dell'insurrezione finale. Fonte: Augusto Miroglio, La Liberazione in Liguria, Forni, Bologna, 1970

Le Squadre di Azione Patriottica (S.A.P.) ebbero una genesi più tardiva rispetto alle formazioni partigiane della montagna.
Infatti i loro inizi risalgono al luglio-agosto 1944. I motivi di questo ritardo sono da ascriversi al fatto che "l'epicentro dell'azione delle SAP è rappresentato dal cuore stesso delle città e dei paesi sedi di comandi tedeschi e fascisti" (Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese).
I Comandi delle S.A.P. dipendevano direttamente dal C.L.N. operante nella zona d'appartenenza delle formazioni stesse, che nacquero dall'aggregazione di preesistenti gruppi patriottici che agivano isolatamente.
Tra le competenze delle SAP vi era quella di "persuadere i militi della G.N.R. e della Divisione "San Marco" ad abbondonare le fila dell'esercito della RSI e raggiungere i Comandi partigiani" (Carlo Rubaudo, Op. cit.); non meno importante era l'azione di mantenere rischiosi, ma  necessari contatti con gli agenti di P.S. onde venire a conoscenza di imminenti rastrellamenti tedeschi; inoltre spettava alle Squadre d'Azione Patriottica fornire e provvedere, almeno in parte, all'approvvigionamento bellico dei reparti delle montagne.
Nella I^ Zona Liguria tutte le formazioni SAP furono inquadrate in una organizzazione che assumerà il nome di "Divisione SAP Giacinto Menotti Serrati", che potrà contare su ben 8 brigate.
Le brigate SAP erano le seguenti: I^ Brigata "Walter Berio" di Imperia Oneglia, costituitasi nell'agosto del 1944; II^ Brigata "Adolfo Stenca" di Imperia Oneglia, sorta nel febbraio del 1945; III^ Brigata "Domenico Novaro" di Diano Marina, nata nel settembre 1944; V^ Brigata "Giacomo Matteotti", VII^ Brigata "Giuseppe Anselmi", VI^ Brigata "Aldo Baggioli", tutte di Sanremo (IM) e tutte nate nel settembre '44; VIII^  Brigata "Guido Bandinelli" di Taggia, costituitasi nel settembre '44. Il distaccamento SAP di Vallecrosia, nato negli ultimi giorni di luglio 1944, emanazione della V^ Brigata. La IV^ Brigata S.A.P. "Lorenzo Acquarone" a Porto Maurizio di Imperia.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999

La divisione Sap Serrati, I zona operativa della Liguria, costituita nell'autunno del 1944, opera sulle città costiere dell'imperiese, con 8 brigate dipendenti: 1a  W. Berio, 2a A. Stenca, 3a D.Novaro, 4a L. Acquarone, 5a  G. Matteotti, 6a A. Baggioli, 7a G. Anselmi, 8a G. Bendinelli e un distaccamento GAP E. Zamboni.
La I zona Liguria comprende la provincia di Imperia e l'Albenganese, porzione occidentale della provincia di Savona. Nella prima decade di giugno del 1944 le bande partigiane di questa zona, raggiunta una certa consistenza, si raggruppano nella 9a brigata d'assalto Garibaldi F. Cascione; nel mese successivo tale brigata fu elevata a 2a divisione d'assalto Garibaldi F. Cascione. In seguito vengono costituite anche la 15a divisione d'assalto Garibaldi S. Bonfante e la divisione SAP G. M. Serrati.
Redazione, Divisione Sap Menotti Serrati, 9centRo

Le Squadre di Azione Patriottica (SAP) corrispondevano alle brigate di montagna per l'azione nelle città, ricevendo anch'esse direttive dal CLN. Tali squadre si trovarono tuttavia a fronteggiare la difficoltà di operare in ambito cittadino, dove naturalmente la pressione del nemico era maggiore, senza neppure poter contare su di un armamento adeguato. Tuttavia la relazione tra gruppi di montagna e di città si rivelò fondamentale nel prosieguo della lotta partigiana. Organizzazioni delle Sap erano presenti a Imperia, Sanremo, Diano Marina, Taggia e Vallecrosia, ma molti suoi componenti furono smascherati dai fascisti grazie all'aiuto di una spia nota come "donna velata", che segnalò loro molti nomi di partigiani da lei precedentemente conosciuti. Ciononostante, dall'estate del 1944 sino ai giorni della Liberazione, le SAP agirono efficacemente nelle città costiere, al pari dei GAP, sostanzialmente con gli stessi obiettivi: sabotaggi, liberazioni di prigionieri, recupero di armi, soppressione di spie e attività propagandistica.
Paolo Revelli, La seconda guerra mondiale nell'estremo ponente ligure, Atene Edizioni, Arma di Taggia (IM), 2021
 
2 gennaio 1945 - Dal Distaccamento S.A.P. "Adriano Amadeo" al comando della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" - Comunicava che Villa Ughes e la caserma Siffredi ad Imperia erano state abbandonate dal comando tedesco, e risultate dopo un'ispezione prive di materiale e che i ponti della vallata di Imperia erano stati minati dal nemico, il quale, oltrettutto, aveva trasferito molto materiale in Lombardia.

3 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati", prot. n° 4, al C.L.N. di Imperia - Veniva fatta richiesta delle liste di persone già tassate e di quelle da tassare.

5 gennaio 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria alla Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" - Venivano trasmesse le descrizioni fisiche di due spie da prelevare: il primo, zoppo, aveva circa 35-40 anni, l'altro, dai "piedi dolci", era di piccola statura.

29 gennaio 1945 - Dalla Sezione SIM Fondo Valle della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della Divisione SAP "Giacinto Menotti Serrati" - Trasmetteva l'ordinanza del comando alleato, pervenuta tramite il comando della II^ Divisione, per l'istituzione di un Servizio Informazioni Militari da parte delle SAP, sotto la guida della Sezione SIM della II^ Divisione.

30 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione SAP "Giacinto Menotti Serrati" al Comando della I^ Zona Operativa Liguria - Comunicava le difficoltà nei collegamenti con la montagna a causa dell'inasprimento delle misure di sorveglianza adottate dal nemico.

22 febbraio 1945 - Dal comando delle Brigate S.A.P. di Sanremo al comando della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" ed al C.L.N. di Sanremo - Comunicava che il lavoro di riorganizzazione, nonostante la carenza di armi e la difficoltà di reperire uomini dotati di qualità militari, procedeva bene, con Brigate già suddivise in Distaccamenti.
 
22 febbraio 1945 - Documento riservato con il quale ai quadri partigiani interessati si trasmetteva la descrizione fisica della spia Rina Bocio, del servizio informazioni del nemico: "alta 1,65 metri, bruna, capelli corti, molto scura in viso..."

16 marzo 1945 - Dal comando delle Brigate S.A.P. di Sanremo al comando della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" ed al C.L.N. di Sanremo - Comunicava che continuava a migliorare l'organizzazione SAP con l'aumento sia di armamenti che di aderenti; che le squadre erano state ragguppate in Distaccamenti da impiegare "al momento opportuno in settori ben definiti"; che si stavano "repertando le armi in dotazione ai singoli organizzati"; che era in fase di preparazione un piano operativo che sarebbe stato sottoposto al comando della Divisione SAP ed al comando della II^ Divisione.

22 marzo 1945 - Dal capo di Stato Maggiore ["Gianni Ro", Giuseppe Viani] del Comando Operativo della I^ Zona Liguria al comando della Divisione SAP "Giacinto Menotti Serrati" di Imperia - Richiedeva un appuntamento per avviare un lavoro in comune tra le forze patriottiche cittadine e le forze garibaldine di montagna.

25 marzo 1945 - Dal capo di Stato Maggiore ["Gianni Ro", Giuseppe Viani] del Comando Operativo della I^ Zona Liguria alle formazioni SAP - Affermava che per ragioni non dipendenti dal mittente non avevano "avuto un fruttuoso seguito" gli accordi raggiunti il 27 dicembre 1944 tra il comando SAP ed il Comando Operativo della I^ Zona Liguria; che, pertanto, la collaborazione operativa si sarebbe attuata con azioni dimostrative e dirette, "predeterminate con le formazioni" garibaldine che avrebbero provveduto a fornire le munizioni da usare; che la "collaborazione attiva" era in quel momento "ostacolata dalla mancanza di munizioni e armi"; che, tuttavia, potevano essere raggiunti "ottimi risultati nel campo informativo, vitale per l'attuazione della guerriglia"; che i sapisti, "svolgendo la loro normale attività", erano a stretto contatto con il nemico; che era necessario estendere a tutta la provincia la rete di informatori; che servivano notizie riguardo al nemico sulle postazioni, sulle fortificazioni, sui lavori campali, sui presidi, sui magazzini, sui movimenti; che il servizio informazioni doveva essere esteso a tutti i sapisti e non lasciato al solo SIM; che ad ogni squadra doveva essere assegnato un territorio; che per "il reperimento delle notizie" si era dimostrato fruttuoso il sistema adottato dalla Brigata SAP di Diano Marina, il cui commissario passava giornalmente dai suoi informatori a raccogliere le notizie; che un commissario di Brigata SAP aveva l'incarico "di vagliare le notizie ricevute vagliandone l'importanza"; che dopo il predetto vaglio le informazioni dovevano essere trasmesse ai livelli competenti delle formazioni partigiane; che era ormai vitale instaurare uno stretto collegamento tra ogni Brigata SAP con una formazione garibaldina.
 
25 marzo 1945 - Dal comando della Divisione SAP "Giacinto Menotti Serrati" al CLN provinciale di Imperia - Segnalava che i tedeschi stavano usando "tutti i mezzi possibili per ammassare il maggior quantitatvo di olio possibile; pare, addirittura, che ne vogliano portare via 60.000 quintali, anche se non ci riusciranno. Tuttavia, anche se ne asportassero solo qualche quintale sarebbe un grave danno per la già provata economia della zona che non ha altre risorse". Comunicava che i tedeschi avevano avuto diversi allarmi navali e che durante la notte precedente avevano "applicato le micce alle mine". Riferiva che in un incontro con  Giorgio [Giorgio Olivero, comandante della Divisione Bonfante] era stato preso l'accordo di interrompere per brevi tratti sia la via Aurelia sia la ferrovia, ma che per motivi sconosciuti tali azioni concertate non erano state effettuate.

5 aprile 1945 - Dal comando della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Riproponeva di effettuare un'azione contro la strada ferrata in Località Capo Rollo [località di Cervo (IM)] "sia per impedire l'asporto di elevati quantitativi di olio dalla provincia di Imperia che per impedire una rapida fuga dei tedeschi ed in particolare dei fascisti".

5 aprile 1945 - Dalla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" alla Sezione S.I.M. del Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Segnalava che nel bunker sopra il torrente Impero ad Imperia era stato costruito un posto vedetta vicino al mare, costantemente sorvegliato: che un analogo osservatorio era stato edificato in località San Martino di Sanremo; che tali provvedimenti inducevano a pensare che tra le file nemiche regnasse l'allarme continuo; che il 4 aprile sulla strada 28 erano transitati in direzione nord 40 uomini con affardellamento completo; che continuavano le lamentele contro la Sepral [uno dei tanti enti annonari istituiti durante la guerra] "banda organizzata per la borsa nera su vasta scala"; che i tedeschi risultavano "sempre più demotivati alla lotta, contuinuano la tendenza di avvicinamento alla popolazione".

6 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Brigata "Silvano Belgrano" - Disponeva di incaricare "Quan" di recarsi a studiare la situazione della centrale elettrica di Oneglia ad Imperia perché sarebbe occorso, con la forza o con l'astuzia, tentare di impedire ai tedeschi di fare brillare l'impianto e per lo svolgimento di tale operazione di salvataggio di operare con le SAP.

7 aprile 1945 - Dal  Comando della I^ Zona Operativa Liguria alla segreteria del  Comando della I^ Zona Operativa Liguria - Segnalava che il capo di Stato Maggiore del Comando Operativo della I^ Zona Liguria, "Gianni Ro" [Giuseppe Viani], doveva essere avvisato della riunione in preparazione tra i CLN, le SAP e le formazioni garibaldine...

9 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 566/CL, all'Ispettorato del  Comando della I^ Zona Operativa Liguria - Comunicava che "Piero", ufficiale addetto al comando SAP, sarebbe salito in montagna perché ricercato attivamente dal nemico.

10 aprile 1945 - Dalla Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" alla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] del Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Segnalava che a Capo Berta [tra Imperia e Diano Marina] era stata piazzata una batteria antisbarco protetta dal filo spinato; che lungo l'argine destro del torrente Impero e in Castelvecchio ad Imperia erano in fase di preparazione alcuni sbarramenti fatti con pezzi di rotaie; che il giorno 7 era partita dalla Cava Rossa, diretta a nord, una colonna tedesca di 40 soldati, 8 carri grandi, 8 carri piccoli.

13 aprile 1945 - Dal comando della Divisione SAP "Giuseppe Mazzini" [di Albenga (SV)] al Rappresentante [Robert Bentley, capitano del SOE britannico, ufficiale di collegamento alleato con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] dell'Alto Comando Alleato ed al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava che come da accordi presi iniziava il servizio informazioni; che i tedeschi avevano asportato dal forte di Zuccarello tutte le munizioni; che facevano la stessa operazione dai magazzini situati nei pressi di Albenga; che l'11 aprile era transitato "da est ad ovest un camion con rimorchio carico di 70 fusti pieni di benzina"; che nella galleria tra Ceriale e Borghetto vi era un treno blindato, armato con 4 pezzi da 120 e con 2 mitragliatrici da 20 mm; che il nemico aveva intensificato la sorveglianza nelle valli vicine ad Albenga sino ad istituire un nuovo posto di blocco sulla strada Arnasco-Albenga-Coasco [Frazione di Villanova d'Albenga (SV)].

17 aprile 1945 - Dalla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" alla Sezione S.I.M. del Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava come sarebbero stati indicati gli obiettivi militari (ad esempio 1, parrocchia di Castelvecchio, abbandonata dai 25 militari ivi accantonati; 32, il bunker presso il ponte della via Aurelia sul torrente Impero, ormai sgombrato dai 10 tedeschi che prima l'occupavano), che i 30 tedeschi di stanza a Casa La Lena si erano trasferiti a Pontedassio in sostituzione di loro camerati diretti verso le montagne piemontesi; che i tedeschi per paura di essere uccisi dai garibaldini intendevano arrendersi agli alleati.

18 aprile 1945 - Dal comando della Divisione SAP "Giacinto Menotti Serrati" all'ispettore "Giulio" [Carlo Paoletti] della I^ Zona Operativa Liguria - Comunicava che nell'organico della Divisione militavano 75 uomini ad Oneglia, 75 a Porto Maurizio, 100 uomini nella Brigata di Sanremo, che avrebbero potuto essere inquadrati nelle SAP anche i giovani del Fronte della Gioventù ed "alcuni compagni anziani del Partito", che il 6 aprile una squadra SAP di Porto Maurizio aveva fatto esplodere una bomba nella "casa del soldato" rendendo inutilizzabile l'edificio.

18 aprile 1945 - Dal comando della Divisione SAP "Giuseppe Mazzini" [di Albenga (SV)] al rappresentante dell'Alto Comando Alleato [ufficiale di collegamento, capitano del SOE britannico, Robert Bentley] ed al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che il 17 aprile erano transitati sulla via Aurelia in direzione ovest 2 camion, 6 auto, 5 autocarri tutti vuoti, verso est 1 camion coperto, 1 camion vuoto, 1 treno carico di paglia e fieno; che il presidio di Coasco era partito per il fronte; che il figlio del maggiore Vignola agiva come spia.

19 aprile 1945 - Dal comando della Divisione SAP "Giuseppe Mazzini" [di Albenga (SV)], prot. n° 56, al rappresentante dell'Alto Comando Alleato [ufficiale di collegamento, capitano del SOE britannico, Robert Bentley] ed al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Informava che "il giorno 18 u.s. sono transitati sulla via Aurelia verso est 3 camion coperti, 3 moto con militari, 1 auto con 4 soldati, 1 camion carico di materiale, 1 autobus carico di truppa ed 1 colonna di 10 carri. In direzione ovest sono passate 6 macchine cariche di armi ed 1 camion vuoto. Proveniente da Ventimiglia è transitato un treno carico di materiale diretto a Savona. A Leca d'Albenga vi sono 100 uomini di truppa e 15 tra ufficiali e sottoufficali. Pare che Vignola del Dst. Bortolotti svolga azione di spionaggio ai danni dei garibaldini. Pipetta continua a lavorare per i tedeschi. Si allega la foto di una ragazza che agisce a Garlenda e che con la scusa della borsa nera fornisce notizie ai tedeschi. L'isola Gallinara non ha più il presidio tedesco e sembra che non verrà rimpiazzato".

19 aprile 1945 - Dal comando della Divisione SAP "Giacinto Menotti Serrati", prot. n° 11, al SIM della I^ Zona Operativa Liguria - Avvertiva che "nell'obiettivo n° 18 [pini Spinelli e Villa Isnardi] è stato ricostruito il caposaldo con difesa passiva; nell'obiettivo n° 27 [porto di Oneglia ad Imperia] i 3 bunker sono presidiati da 30 uomini; presso l'obiettivo n° 4 [presidio di Oliveto, Frazione di Imperia] sono giunti 20-30 tedeschi da Pieve di Teco, sostituendo in parte il presidio precedente. Sulla strada n° 28 sono transitati 30-40 tedeschi con l'affardellamento completo, diretti a nord, con probabile provenienza da Taggia o da San Remo. Sulla via Aurelia traffico normale anche se di tanto in tanto transita un drappello di tedeschi, sempre in direzione est. Le vetture a causa della scarsità di carburante si rimorchiano a due a due".

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione" al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Chiedeva con urgenza precise disposizioni nei confronti "delle truppe liberatrici, che con ogni probabilità saranno Degolliste; le competenze nei confronti del CLN e delle SAP secondo gli accordi intervenuti tra voi e dette organizzazioni... se bisogna portare gradi, in caso positivo quali".

22 aprile 1945  - Dal capo di Stato Maggiore [Gianni Ro, Giuseppe Viani] della I^ Zona Operativa Liguria, prot. n° 29, al comando della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" - Veniva richiesta per conoscenza una copia delle comunicazioni fatte dal comando SAP al comando della I^ Zona e si sottolineava la necessità di contatti settimanali per l'analisi delle situazioni SAP in provincia di Imperia.

22 aprile 1945  - Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria alle S.A.P. di Imperia Oneglia [I^ Brigata S.A.P. "Walter Berio"  e II^ Brigata S.A.P. "Adolfo Stenca"] - Veniva criticato il fatto che elementi SAP di Costa d'Oneglia [Frazione di Imperia] avessero distolto il comandante Mancen [Massimo Gismondi, comandante della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ "Silvio Bonfante"] dallo svolgere un'azione e che, come era stato riferito, alcuni sapisti tenessero nascosti dei moschetti che non intendevano utilizzare. E che tutto ciò era "in netto contrasto con le direttive del CLN per la guerriglia partigiana". Si aggiungeva un riferimento severo alla SAP di Cervo (IM), nella quale era stato nominato comandante un ex garibaldino, che si era allontanato nel periodo invernale. "Chi tiene le armi sotto terra in questo momento decisivo diserta la lotta e tradisce la causa. Non sarà degno di essere considerato un combattente per la libertà. Occorre rompere gli indugi."

23 aprile 1945 - Dal comando della Divisione SAP "Giuseppe Mazzini" [di Albenga (SV)], prot. n° 60, al Rappresentante dell'Alto Comando Alleato [ufficiale di collegamento, capitano del SOE britannico, Robert Bentley] - Scriveva che "si segnalano i seguenti movimenti avvenuti sulla via Aurelia il 21 u.s.: 3 camion diretti ad est che trasportavano truppe ed un mezzo d'assalto; un treno da Ventimiglia per Savona carico di materiale. Dalla stazione di Albenga sono stati caricati 40 carri agricoli, munizioni, mine e materiale vario diretti a Garessio via colle San Bernardo".
 
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II