lunedì 3 agosto 2026

I tedeschi stavano evacuando Ormea, Nava, Piaggia, Pieve di Teco, Cantarana ed altre località di importanza strategica

Piaggia, Frazione del comune di Briga Alta (CN). Foto: Mauro Marchiani

A Fontane [n.d.r.: Frazione del comune di Frabosa Soprana (CN)], dopo varie ricerche, il Comando della V brigata ["Luigi Nuvoloni"] riesce a reperire una radio per ascoltare le notizie sull'andamento della guerra, specialmente quelle sui fronti italiani che non erano molto incoraggianti. Solleva un po' il morale l'arrivo di un ingente quantitativo di vestiario il 3 di novembre [1944]. I garibaldini più bisognosi riescono così a rinnovare in qualche modo il loro equipaggiamento e ad affrontare più tranquillamente il freddo e i parassiti. Solo il tempo imperversa cattivo: pioggia e nevischio trasformano il terreno in fanghiglia. Intanto giungono ad un posto di blocco, situato tra Fontane di Frabosa e Corsaglia, alcune donne di Pigna stanche morte e raccontano la loro odissea. Avevano percorso la strada della V brigata nella ritirata ed erano orientate verso Mondovì in cerca di propri famigliari presi dai Tedeschi come ostaggi durante il grande rastrellamento ed in procinto di essere deportati in Germania (Testimonianza di «Monaco» [Giovanni Rebaudo]). 
L'anniversario del 4 novembre (la vittoria di Vittorio Veneto del 1918), viene ricordato con una messa per i caduti di tutte le guerre alla quale partecipano molti garibaldini; il sole rende mite la giornata. Una certa disponibilità di denaro può permettere l'acquisto di vitelli e mucche a L. 25-35 al chilogrammo per procurare carne agli uomini dopo tanti pasti a base di castagne. Coi depositi del Genio Civile di Bossea i contadini del luogo possono alimentare le loro scorte di legna bruciate dai garibaldini. Non lieve è la fatica di Gino Glorio (Magnesia), nuovo amministratore della I brigata ["Silvano Belgrano"], per risolvere tutti questi problemi. 
Intanto sul versante ligure la situazione da una quindicina di giorni è pesante. Sembra preclusa la possibilità del rientro in zona della I e della V brigata; è impressione generale che i Tedeschi, dopo il grande rastrellamento di ottobre, intendano presidiare in permanenza tutto il territorio tra le strade statali della valle Impero e della valle Argentina. 
Sintomo grave l'occupazione nemica di Piaggia, Pieve di Teco, Rezzo, Molini di Triora, Pigna e altre località d'importanza strategica, la costruzione di fortificazioni al Tanarello: fatti che prospettano la costruzione di una linea difensiva dal colle di Tenda al Marguareis, al monte Bertrand, al Saccarello e, giù giù, lungo la valle Argentina fino al mare. 
Se ciò si realizzasse tutta la zona a ovest della strada statale 28 (valle Impero) diventerebbe retrovia del fronte francese e la I e la V brigata non potrebbero rientrare nelle loro zone di operazione; anzi, anche la IV ["Elsio Guarrini"] dovrebbe abbandonare il suo territorio per non rimanere annientata da potenti forze nemiche che hanno disponibili tutte le carrozzabili e sono in grado di controllare ogni rifornimento. Però questa gravissima incognita svanisce quando, inaspettatamente, la sera del 5 giunge a Fontane la notizia che i Tedeschi stavano evacuando Ormea, Nava, Piaggia, Pieve di Teco, Cantarana ed altre località di importanza strategica. In linea di massima la statale n. 28 poteva considerarsi nuovamente transitabile per le forze garibaldine. 
Il periodo di riorganizzazione a Fontane dura una ventina di giorni; il 6 di novembre il Comando divisionale [n.d.r.: a quella data i partigiani imperiesi erano ancora inquadrati in un'unica Divisione, la "Felice Cascione", comandata da Nino Siccardi (Curto)], informato del ripiegamento del nemico, che non aveva osato inseguire i garibaldini in una zona molto impervia, praticamente priva di vie di comunicazione, dà l'ordine del rientro a scaglioni alle forze delle due brigate con l'obiettivo di raggiungere le rispettive zone sul versante ligure e di riprendere accanita la lotta. In novembre la presenza dei nazifascisti in Molini di Triora si fa quasi ininterrotta. Essi si insediano nelle poche case disponibili, obbligando i cittadini a sloggiare, si impadroniscono di letti, di materassi, di stoviglie e di viveri. Tolgono quel poco di grano e quelle scarse castagne che si erano potute raccogliere per darle in pasto ai cavalli. 
Presi dal sospetto che, per le loro continue ruberie, gli abitanti avessero occultato la merce, i nazifascisti fanno scavare negli orti e nei fondi per scovare supposti depositi. Ordinano la consegna dei carri, dei muli e del bestiame in genere.
Obbligano gli uomini a lavori pesanti e, ogni tanto, ne prelevano una trentina per portarli fino a Rezzo dove riparare il ponte dei «Passi». Tengono tre persone in ostaggio per tre giorni consecutivi, a rotazione. Come se tutto ciò fosse una cosa piacevole, organizzano balli obbligando a mano armata le fanciulle del paese ad intervenire. Nei giorni dei morti organizzano una vera orgia con schiamazzi, sperpero di cibi, ubriacature e beffano gli abitanti del luogo terrorizzati ed affamati. 
L'inverno è alle porte col suo triste carico di desolazione, di freddo e di fame; i rifornimenti pressoché impediti dal controllo nemico che sta dislocando presidi ovunque per impedire il riassettamento e il consolidamente dei distaccamenti nella I Zona Liguria [diretta da Carlo Farini (Simon)]. La neve che blocca i paesi annuncia un inverno precoce, l'indigenza dei luoghi è endemica.
Nonostante ciò i garibaldini riprendono le azioni contro l'oppressore; veramente alla garibaldina affrontano una situazione intollerabile. I nazifascisti conoscono le difficoltà in cui versano e seguono, col progredire della cattiva stagione, il loro terribile crescendo di difficoltà nella riorganizzazione delle formazioni, con l'intenzione di cogliere il momento culminante della loro crisi per condurre un'ennesima offensiva sterminatrice. 
Dal canto loro i comandanti della II divisione «Felice Cascione» studiano un piano per sveltire l'organizzazione bellica ed adeguarla alle esigenze del moìnento. Munizioni, armi e viveri diventano sempre più scarsi mentre la battaglia invernale sta entrando nella fase più acuta. 
Ma le gloriose bandiere partigiane non verranno ammainate e sventoleranno più che mai sulle montagne incappucciate di neve, simboli di lotta e di libertà.
La partenza delle due brigate è concordata il 4 novembre durante una riunione dei comandanti e dei commissari convocati nella sede del Comando divisionale.
Decisa la dislocazione della I brigata nelle valli Arroscia, Pennavaira, Lerrone, Andora, Steria e nel Dianese, a levante del torrente Impero, partono nella mattinata del 5 per la Liguria l'ufficiale alle operazioni Pario Ercole (Pablo) e il commissario «Osvaldo» [Osvaldo Contestabile], onde studiare i luoghi di destinazione dei distaccamenti. 
Il giorno successivo iniziano il trasferimento verso Piaggia i distaccamenti «A. Viani» (che lascia la val Corsaglia nelle prime ore del mattino), «G. Maccanò», «F. Airaldi» e il servizio SIM [Servizio Informazioni Militare] con una parte del Comando I brigata. 
I movimenti sono facilitati dalle informazioni del SIM, il quale accerta che, oltre la statale n. 28 e la val Tanaro, i Tedeschi avevano sgomberato l'alta valle Arroscia tra San Bernardo di Mendatica e Pogli (presso Albenga). 
Questa situazione favorevole risolve definitivamente i problema dello spostamento degli altri distaccamenti ormai riorganizzati e perciò il «Bacigalupo E.» dei mortaisti, partito la mattina del 7 per la zona di Mendatica, raggiunge Montegrosso il 9; così tutti gli altri, che giungono a destinazione senza alcun incidente. 
I componenti del Comando I brigata, giunti a Lovegno, vi si stabiliscono e provvedono subito a riorganizzare i collegamenti col fondo-valle e colle altre brigate della divisione. 
Il commissario «Osvaldo», che durante il rientro aveva avuto colloqui con le Giunte Comunali di Mendatica, Pornassio e Pieve di Teco per discutere il modo di aiutare le formazioni in arrivo, a Gazzo incontra il comandante «Ramon» [Raymond Rosso] rimasto in Liguria, che lo mette al corrente della situazione e dei movimenti del nemico intento a preparare un rastrellamento nella zona; inoltre incarica il comandante Ghirardo Firminio di recuperare il materiale precedentemente nascosto.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio di IsrecIm - Milanostampa Editore, Farigliano, 1977,  pp. 313-316