giovedì 3 settembre 2026

Azioni partigiane tra il confine con la Francia e la Valle Argentina dal 9 al 14 settembre 1944

Castellaro (IM): Santuario di Lampedusa

All'alba del giorno stesso [9 settembre 1944] altra formazione tedesca composta da quattro autocarri, una autoblinda ed un centinaio di soldati, scontratasi presso Perinaldo con una ventina di garibaldini del 6° distaccamento inferiori per numero e per mezzi, dopo trenta minuti di combattimento li obbliga a ritirarsi. Cade nel combattimento il volontario Gianni Carli (Carletto) fu G. B. nato a Marsiglia il 14.6.1899 ed un altro rimane ferito. Non vengono accertate le  perdite nemiche. 
Altre batterie tedesche, piazzate nei pressi della cabina elettrica del Bevera sulla riva sinistra del fiume Roja, aprono il fuoco contro le linee alleate che rispondono al fuoco; il duello dura due ore. 
Il garibaldino Martino Blancardi (Martinetto) con altri compagni della V brigata tenta di liberare Arzilia, figlia dell'ex ministro Achille Grandi, ma il tentativo non riesce. 
A Taggia una pattuglia di garibaldini dell'8° distaccamento arresta alcune spie al servizio del fiduciario del Fascio repubblichino, mentre l'audace garibaldino «Ventimiglia» spara su due Tedeschi e su tre bersaglieri a poca distanza dalle caserme, ne uccide uno e ne ferisce due, allontanandosi poi incolume. 
Per lo scoppio di mine due Tedeschi muoiono dilaniati presso il Santuario di Lampedusa (valle Argentina). 
Un attacco condotto il 10 di settembre presso il ponte «Ruinà», tra il ponte Oxentina e San Giorgio (fiume Argentina), dall'8° distaccamento di Domenico Simi (Gori), mette fuori combattimento quarantacinque nazifascisti. Altro Tedesco rimasto ferito in combattimento muore all'ospedale di Taggia. 
Nella città vanno concentrandosi duemila nazifascisti al comando dell'ufficiale superiore Barone, per attuare il rastrellamento previsto. 
Tutte le case situate nei pressi del fiume Argentina, dalla villa Cappannuccia alla caserma De Sonnaz, vengono fatte sgomberare per accantonarvi le truppe, mentre il Commissario prefettizio della città, probabilmente antifascista, prende accordi con i partigiani per fornire informazioni sui movimenti nemici. 
Il giorno dopo cinque garibaldini del 2° distaccamento feriscono gravemente un ufficiale tedesco sotto Ceriana. 
A San Remo esce il primo numero del giornale clandestino «La voce di San Remo» che viene diffuso tra le popolazioni ed i combattenti della montagna. Il P.C.I. costituisce la brigata garibaldina cittadina, comprendente tutte le squadre di avanguardia, col compito di difendere il Comando della V brigata quando questa si sarebbe avvicinata alla costa.
Nella notte due garibaldini dell'8° distaccamento assaltano con bombe a mano le sentinelle di guardia ad un albergo di Taggia requisito e messo a disposizione degli ufficiali tedeschi. Le sentinelle rimangono gravemente ferite. 
Il 14 di settembre una pattuglia del 2° distaccamento cattura tre sottufficiali tedeschi recuperando un mitra, un moschetto e una pistola automatica. 
Squadre di alcuni distaccamenti della V brigata, affrontata una colonna tedesca presso Cima Marta, la distruggono completamente liberando il bestiame razziato e catturano grande quantitativo di armi e di munizioni. 
A queste formazioni della V brigata apparteneva una coraggiosa garibaldina di nome Maria che, oltre ad assistere i feriti ed i malati come crocerossina, sovente impugnava la pistola contro il nemico. Un giorno sulla funivia San Remo-monte Bignone, estratta la pistola dalla borsetta, intimava la resa a due Tedeschi che dovevano scendere a San Romolo e li catturava con l'aiuto di altri garibaldini. Servirono in seguito per uno scambio di prigionieri.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, pp. 59,60