sabato 1 maggio 2021

Lina Meiffret, eroina partigiana di Sanremo


La propaganda antifascista e antitedesca fu praticata nella zona di Bordighera da Renato Brunati e da me in un contempo indipendentemente, senza che nemmeno ci conoscessimo: ma nel 1940 ci incontrammo e d’impulso associammo i nostri ideali e le nostre azioni, legati come ci trovammo subito anche da interessi intellettuali ed artistici.
La vera azione partigiana s’iniziò dopo il fatale 8 settembre 1943, allorchè Brunati e la sig. Maiffret [Lina Meiffret] subito dopo l’occupazione tedesca organizzarono un primo nucleo di fedeli e racimolarono per le montagne, sulla frontiera franco-italiana e nei depositi, armi e materiali: armi e materiali che essi vennero via via accumulando a Bajardo in una proprietà della Maiffret, che servì poi sempre di quartier generale in altura, mentre alla costa il luogo di ritrovo e smistamento si stabiliva in casa mia ad Arziglia e proprio sulla via Aurelia. Nei giorni piovosi di settembre ed ottobre 1943 i trasporti d’armi e munizioni, furon particolarmente gravosi: occorreva (ai due capi) far lunghissimi rigiri per evitar le pattuglie ed i curiosi, sempre pronti alle indiscrezioni e delazioni: così i nostri patrioti conobbero a fondo l’asprezza e le insidie della zona Negi, Monte Caggio, Bajardo […] L’armamento della banda, ormai numerosa di circa 40 elementi, raggiunse i 30 moschetti e le 5 mitragliatrici, più bombe a profusione e forti riserve di munizioni. Verso la metà di novembre due ufficiali inglesi, fuggiaschi del campo di ferma vennero a capitar nella zona di Bajardo, ricoverati e confortati dai nostri, sistemati poi nottetempo in un casolare di vetta  […] Purtroppo il 14 febbraio 1944 Brunati e la Maiffret, venivano definitivamente presi dai repubblicani, su denuncia di (……) Garzo partigiano traditore, ex camicia nera rientrato nella guardia repubblicana per inimicizia coi 2 eroici capi: la denuncia era tale da comportar pronta esecuzione capitale, ma l’intervento d’un agente bene intenzionato, faceva sospender le condanne e vi sarebbe riuscito del tutto se il console Bussi vigliaccamente non avesse distratto le pezze a scarico, consegnando i 2 capi alla S.S. tedesca. Sappiamo dolorosamente che Brunati e la Maiffret vennero bestialmente seviziati: il 1° fu poi fucilato il … maggio a … la seconda deportata in Germania ove languì per 10 mesi: ora essa è salva, il che ha del miracoloso.
Giuseppe Porcheddu, manoscritto (documento IsrecIm) edito in Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019 

Il nominato in oggetto [Quinto Garzo], camicia nera scelta della ex G.N.R., si è reso responsabile della fucilazione della fulgida figura dello scrittore Renato Brunati, e dell'arresto e della conseguente deportazione in Germania della Signorina Lina Meiffret, nota idealista, nemica dichiarata in campo aperto del fascismo e del nazismo. Il Garzo... nell'ottobre 1941 venne presentato alla Signorina Meiffret dallo scrittore Guido Hess, noto antifascista ed antinazista... Meiffret lo presentò allo scrittore Renato Brunati, il quale si interessò subito e molto del Garzo al punto da considerarlo come un fratello... Nei mesi di marzo ed aprile il Garzo, occupato in quel tempo a Savona nella costruzione della galleria rifugio, sottraeva settimanalmente della dinamite che trasportava a Bordighera e confidandosi con i suoi benefattori diceva loro che sarebbe servita per commettere atti di sabotaggio contro i trasporti tedeschi. ... nel mese di settembre 1943, unitamente a suo fratello, coadiuvò la signorina ed il Brunati nel trasporto delle prime armi a Baiardo per armare la nascente banda dei patrioti che lo stesso Brunati stava formando in quelle zone ... Il 3 dicembre 1943, sapendosi ricercato perché renitente al richiamo alle armi, [Garzo] dimostrò pusillanimità e grettezza arruolandosi nella G.N.R. Un giorno del mese di gennaio 1944 egli ebbe anche l'ardire di presentarsi in divisa da milite in casa del Brunati, epoca nella quale il detto Brunati teneva nascosti nella sua abitazione due Ufficiali inglesi e precisamente i tenenti Bell e Ross. La signorina Meiffret presente in casa del Brunati lo redarguì acerbamente ed egli allora ebbe a pronunciare la seguente minaccia "Ho una divisa e posso farle del male". Nei primi del febbraio il Console Bussi invitò la signorina Meiffret dicendole che un milite in servizio a Vallecrosia gli aveva riferito che in casa sua aveva riunito i componenti che dovevano far parte di un Tribunale dell'Indipendenza... Il giorno seguente unitamente al Brunati la Meiffret incontrò casualmente a Bordighera il Garzo e gli fece presente quanto il Console le aveva incolpato. In un primo tempo egli fece finta di cadere dalle nuvole... La stessa sera il Garzo verso le 22 si presentò in casa del Brunati e per circa un'ora insistette per conoscere se a San Remo esisteva un comitato di Liberazione, facendogli comprendere che se lo avesse messo al corrente di tale movimento lo avrebbe aiutato ed assecondato. Di fronte ai recisi dinieghi del Brunati il Garzo allora gli palesò che l'autore della denuncia al console Bussi era lui. Denuncia che secondo lui avrebbe fatto al fine di salvare il Brunati. Il 4 febbraio [1944] però, in conseguenza della denuncia il Brunati e la Meiffret venivano tratti in arresto...
Egidio Ferrero, Maresciallo di Polizia, nella comunicazione dell'Ufficio di Polizia Politica alle dipendenze dell'A.M.G. di Bordighera, prot. 35, Bordighera, lì 8 giugno 1945, al Pubblico Ministero presso la Corte d'Assise Straordinaria di Imperia Ufficio di Sanremo, documento rinvenuto da Giorgio Caudano [  La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016  ]

La casa di Frontone dove viveva Lina Meiffret (foto di Silveria Aroma) - Fonte: Rosanna Conte, art. cit. infra

[...] La gattara, Lina Meiffret, con la sua naturalezza, era al primo impatto la moglie del dottore Scudieri, il “medico dei papi”, e di certo le famiglie di Salvatore Mazzella e Giovanni Mazzella, con le quali ha avuto rapporti ultradecennali, non potevano immaginare che quella signora così affabile e che amava fermarsi a parlare con loro un po’ di tutto, avesse dentro di sé una storia di dolore e di tanto spessore.
A Ponza, la potevi ritrovare in diversi periodi dell’anno, in estate come in inverno, sempre in abbigliamento comodo e poco ricercato che le consentiva di camminare sicura per i sentieri di Frontone; e stiamo parlando degli anni Cinquanta.
[...] Ma chi era la signora Scudieri e perché ne voglio parlare?
 

Lina Meiffret a Ponza (per gentile concessione di Emilia Giacometti Loiacono) - Fonte: Rosanna Conte, art. cit. infra

Al di là di quanto si sapeva di questa signora che ormai pochi ricordano, ma che per anni si è un po’ identificata con Frontone, non avevo nessuna idea di chi fosse. La scorsa estate, al termine della presentazione del libro “La colonia confinaria di Ponza: 1928-1939” mi si avvicinò una signora che, dopo aver commentato la serata, si presentò dicendo che era una frequentatrice di Ponza e che abitava nella casa che era stata della gattara a Frontone.
Non era parente, ma suo marito era figlio di una cara amica della signora Scudieri e a lui, in ricordo dello stretto legame affettuoso con sua madre e sua nonna, aveva lasciato la casa in cui aveva abitato per tanti anni quando veniva sulla nostra isola. Ma la parte interessante di quel breve colloquio fra noi due, riguardò un lavoro, pubblicato l’anno precedente, in cui lei aveva ricostruito le vicende antifasciste di Lina Meiffret, il nome della signora Scudieri. Mi promise che me l’avrebbe inviato e così è stato. L’articolo Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti è stato pubblicato nel 2019 sulla rivista  Per leggere n. 36.
Intanto mi devo complimentare con la mia interlocutrice, Sarah Clarke, perché ha riportato alla nostra visibilità i tratti di una donna del cui passato a Ponza poco si sapeva, anche se, dalle poche testimonianze raccolte, nessuno ha avuto mai dubbi sulla sua forza, perseveranza, capacità di relazionarsi con tutti, amore per la natura e per le cose semplici.
La fonte principale di riferimento è stato un articolo di Italo Calvino del 1945 pubblicato su La nostra lotta col titolo “L’odissea di una internata”. Il suo contenuto è il racconto che Lina Meiffret fece delle sue vicissitudini, quando si erano appena concluse, al giovane scrittore, suo caro amico, col quale aveva condiviso gli anni della gioventù e della formazione politica. Ed è rimasta l’unica pubblicazione su di lei. Sarah Clarke, ha integrato le notizie lì esposte con quanto ha ritrovato nell’archivio dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Imperia, riportando in appendice l’intera intervista così come era stata organizzata da Calvino.
[...]
Rosanna Conte, La gattara di Frontone (prima parte), Ponza Racconta, 16 marzo 2021 

[ndr: Lina Meiffret e Renato Brunati furono anche protagonisti dell'attività clandestina antifascista in Sanremo, tesa alla costituzione del CLN]

Lina Meiffret - Fonte: Rosanna Conte, art. cit. infra

Lina (Emanuela Maria Angela), nata nel 1917, apparteneva ad una agiata famiglia sanremese e avrebbe potuto condurre una vita spensierata, dedita al divertimento e ai rapporti sociali gratificanti come fecero molte ragazze borghesi degli anni trenta, senza chiedersi cosa stesse succedendo intorno a lei. Invece Lina aveva uno spessore culturale, morale e politico che le chiedeva impellentemente di agire contro la barbarie nazi-fascista che stava dilagando in tutta Europa.
Parlava correntemente inglese, tedesco e francese, amava la poesia, la filosofia, la natura e aveva frequentazioni non di poco conto, come Italo Calvino, il prof. Amoretti, espulso dal liceo di Imperia per aver rifiutato la tessera fascista, ed altri antifascisti come Aurora Ughes e Dino Giacometti, i nonni del marito di Sarah Clarke. Nel giro di case che frequentava è probabile che  incontrasse anche il giovane Eugenio Scalfari che andava a lezione da Amoretti.
La sua decisione di agire è da collegare all’invasione nazista della Francia nel 1940. Lina, che era a Parigi perché studiava alla Sorbona, fu costretta a scappare e, tornata a Sanremo, entrò in contatto con i gruppi antifascisti legati alla locale sezione del PCI, a cui lei, convinta marxista, era iscritta.
Iniziò così la sua attività clandestina di partigiana durante la quale agì insieme a Renato Brunati, un giovane scrittore poeta e filosofo, che aveva svolto già in precedenza attività politica recandosi in Spagna per il “Soccorso rosso” (organizzazione internazionale a  fini umanitari che forniva  assistenza a coloro che, durante le rivolte operaie, erano imprigionati per il loro ruolo nella ribellione, organizzando anche campagne per l’amnistia ai prigionieri condannati a morte).
I due giovani, accomunati dalla passione politica, artistica e letteraria, si legarono anche affettivamente e all’indomani dell’8 settembre si attivarono per cercare basi in cui organizzare la resistenza. Lina mise a disposizione la sua villa di Baiardo, distante dieci chilometri da Sanremo, dove venivano raccolte le armi che si riuscivano a reperire e trovavano riparo i fuggiaschi. Fu con questa organizzazione che salvarono anche due ufficiali inglesi sbandati.
Quando furono arrestati, il 14 febbraio del ’44, furono condotti prima ad Imperia dove per diciassette giorni furono torturati dagli aguzzini fascisti ben noti ai partigiani. Lina non scorderà mai né riuscirà mai a far tacere nella sua mente le urla di Renato durante gli interrogatori. Portati poi al carcere di Marassi a Genova, furono separati per sempre.
Renato ne uscì a maggio per essere fucilato, nella zona del passo del Turchino, insieme ad altri 59 prigionieri politici come rappresaglia per l’uccisione di cinque militari tedeschi.
Lina, il 13 aprile, fu mandata in un campo di lavoro in Germania. L’inferno di Marassi, dopo le torture subite ad Imperia, aveva contributo a debilitarne il fisico per la fame (il rancio giornaliero era costituito da acqua calda, un cucchiaio di pasta nera  e quattro pezzi di rape) e gli estenuanti interrogatori a cui era sottoposta.
[...]
Lina fece anche l’esperienza di un campo di disciplina a Oberndorf, nella Foresta Nera. Sveglia alle tre del mattino, appello e quattro giri di campo di corsa, poi al lavoro in una  fabbrica di fucili. Rientro a mezzogiorno nel campo dove il povero rancio - acqua, poca pasta e cinque patate - diventava una tortura perché doveva essere ingerito in due minuti ed era bollentissimo. Chi non ce la faceva era accusato di sabotaggio, veniva picchiato e messo in prigione.
[...]
 

Documento falso rilasciato dal Commissario Prefettizio del Comune di Ospedaletti a Lina Meiffret, qui chiamata Emanuela Signorelli. Per gentile concessione di Emilia Giacometti Loiacono - Fonte: Rosanna Conte, art. cit. infra

Tutto questo mentre i campi venivano bombardati e nonostante i tentativi di evasione falliti di cui era riuscita, probabilmente, ad informare la famiglia vista la preparazione nel dicembre del 1944 di un documento falso con la sua foto [...]
Rosanna Conte, La gattara di Frontone (seconda parte), Ponza Racconta, 17 marzo 2021 
 
Nel campo di Stoccarda Lina incontrò, finalmente, un medico umano che le fece ottenere un foglio di trasferimento a Vienna per motivi di salute: un bombardamento aveva distrutto il locale dove erano conservati i dossier degli internati e la prigioniera politica Meiffret poté risultare, secondo il certificato medico, una lavoratrice volontaria, come i tanti che erano partiti dall’Italia per andare a lavorare nella grande Germania pensando ad una collaborazione col popolo tedesco e che invece si ritrovarono ad essere trattati alla stregua di prigionieri, anche se potevano usufruire, per motivazioni eccezionali, di qualche garanzia.
Le conoscenze che Lina aveva a Vienna le consentirono, corrompendo un ispettore dell’Organizzazione Todt che installava bunker e faceva lavori connessi ai disastri della guerra, di ottenere un libretto di lavoro per la cittadina italiana di Dobbiaco dove Lina non si fermò, ma, proseguendo, giunse  in Brianza. Qui si fermò presso amici fino alla liberazione, quando tornò a Imperia.
Di sicuro era una persona fisicamente distrutta e spiritualmente lacerata. Dovette curarsi a lungo, anche ricoverandosi in sanatorio,  e al di là dell’intervista a Calvino, per quarant’anni non volle parlare con nessuno della sua esperienza di arresto e deportazione. L’unica persona con cui si confidava era la vecchia amica Aurora Ughes, la nonna di Francesco Loiacono, il marito di Sarah Clark. A lei raccontò tutto. Ma negli anni Ottanta fu chiamata a riconoscere in un arrestato il suo seviziatore: rimase sotto shock  per diversi giorni e, per convincersi che lo straziante dolore che tornava dal passato non era inutile, diceva a se stessa e a chi le stava vicino “Perché questo non si ripeta”.
La forza morale e la ricchezza intellettuale che l’hanno sempre accompagnata le permisero di ritrovare la strada per riprendere a vivere. Una svolta importante fu l’incontro con Mario Scudieri, un medico che amava le lunghe e solitarie passeggiate in montagna, e che divenne il compagno della seconda parte della sua vita. Sposati nel 1948, insieme vennero a Ponza dove trovavano quel silenzio e quella pace di cui avevano bisogno.
[...] Le bellezze del paesaggio, la tranquillità della vita isolana e l’incontro con i ponzesi, fossero essi semplici o colti,  creavano il contesto giusto in cui Lina poteva proseguire nel recupero di se stessa. Ponza rappresentava per lei "una fuga dai tanti e terribili ricordi, una medicina per l’anima, un’ancora di salvezza alla vita" scrive Sarah Clarke che, avendola frequentata per anni, ce la ritrae schiva e riservata, semplice ed essenziale.
E, negli anni Cinquanta, essenziale era la vita dei ponzesi in sintonia con le sue esigenze. Ne frequentò diversi e tutti quelli che l’hanno frequentata la ricordano come una donna affabile, gentile, cordiale, una donna che amava parlare della quotidianità ma anche  di arte e letteratura, una donna interessante che era nelle cose che faceva perché vi partecipava con tutto il cuore.
E il cuore di Lina, dove per tutta la vita ebbero il loro posto incontrastato Renato e Mario, si è fermato nel 2004.
Al termine di questo percorso non possiamo che ringraziare Sarah Clarke per aver recuperato la storia di Lina e averla divulgata pubblicandola. La ringraziamo altresì per avercela fatta pervenire in modo da parlarne anche fra noi ponzesi: Lina, la gattara di Frontone, ci aveva scelti come giusto antidoto all’immenso dolore che si portava dentro [...]
Rosanna Conte, La gattara di Frontone (terza parte), Ponza Racconta, 21 marzo 2021  

Imperia
Giunge ora notizia che il 5 corrente la G.N.R. dopo lunghe e laboriose indagini ha arrestato il maggiore Enrico ROSSI, il tenente Alfonso TESTAVERDE e il tenente Angelo BELLABARBA.
I tre ufficiali, provenienti dal servizio permanente dell'ex esercito regio, avevano tenuti contatti con la professoressa Emanuela MAIFRET e con l'amante di lei Renato BRUNATI, già arrestati dalla G.N.R. il primo marzo c.a. e consegnati alle S.S. di Genova, perché responsabili di attività sovversiva.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana [R.S.I.], 11 giugno 1944, pagina 27

Rivedo Lina Meyfrett [Lina Meiffret] che pare sempre miracolosamente scampata ad un campo di concentramento e insieme ricordiamo Renato Brunati e Beppe Porchedddu...
Guido Seborga, Occhio folle occhio lucido, Graphot/Spoon river, Torino 2012

Per leggere | 2019 | N. 36
Anno 2019 - Annata: XIX - N. 36
A cura di Francesca Latini
[...]
Autore/i articolo: SARAH CLARKE
Titolo articolo: Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti
Il saggio ricostruisce, attraverso lo studio delle carte ora in possesso di Emilia Giacometti Loiacono e un lavoro di scavo condotto su documenti conservati presso l’ISRECIM, le vicende di Lina Meiffret e del suo compagno Renato Brunati, attivi militanti della lotta di liberazione dal nazifascismo. Renato Brunati morirà tragicamente fucilato al Turchino nel maggio del ’44. Lina Meiffret conoscerà invece gli orrori del campo di deportazione, rievocati nell’intervista uscita nel ’45 su “La nostra lotta” col titolo “L’odissea di una internata”. L’importante testimonianza pubblicata sull’organo del PCI sanremese diretto da Italo Calvino e Lodovico Luigi Millo è ristampata qui in “Appendice” in versione integrale. Lina Meiffret, che era stata finora solo un nome tra i tanti rammentati da Italo Calvino in “Ricordo dei partigiani vivi e morti”, viene adesso fatta conoscere per quell’impegno civile che la portò, già dal settembre del ’43, a organizzare un movimento di propaganda antifascista, a offrire la propria villa di Baiardo per la raccolta di armi e munizioni destinate ai partigiani operanti in montagna, a esporsi in azioni di sabotaggio contro l’occupazione tedesca.
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Autore/i articolo: FRANCESCA LATINI
Titolo articolo: Le carte calviniane di Lina Meiffret
Il saggio analizza le carte calviniane di Lina Meiffret. Si compone di una disamina delle varianti dei dattiloscritti di “Angoscia in caserma” e “La stessa cosa del sangue”, seguita dall’esame della ‘varia lectio’ di “Andato al comando”, racconto che nel manoscritto, qui pubblicato in edizione critica, si intitolava “Radura”. Il risultato dell’investigazione filologica condotta sull’autografo conferma l’ipotesi già a suo tempo avanzata da Falaschi relativamente ad altre carte calviniane e quindi ribadita da Falcetto: alla base tanto del testo edito sul “Politecnico”, quanto di quello poi riproposto in “Ultimo viene il corvo” sta la redazione di questo importante manoscritto ritrovato. In “Appendice” si offrono informazioni su “Visita medica”, testo adespoto e incompiuto, conservato nello stesso fascicolo di carte calviniane della Meiffret, in cui piccoli dettagli narrativi possono essere interpretati come indizi di una paternità calviana.
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Italinemo