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giovedì 1 ottobre 2026

I partigiani della Divisione Cascione alla vigilia della Liberazione

Sanremo (IM): una vista dalla Frazione Coldirodi

19 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 50, al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" - Ordine di collocare il Distaccamento "Piacenza" [VIII° Distaccamento del II° Battaglione "Marco Dino Rossi", comandato da Giovanni "Piacenza" Giacobbi] al posto del Distaccamento "Toscano" e di inviare il Distaccamento "Olmo" in zona Fontanili [in Valle Argentina] per necessità tattiche.

19 aprile 1945 - Dal settore SIM del III° Battaglione "Orazio Secondo" al comando della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione - "Il responsabile del Battaglione in indirizzo ha predisposto un agente per ogni Distaccamento per assolvere il compito di controllare l'andamento della formazione".

19 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 51, al comando della IV^ Brigata - Si chiedevano informazioni maggiormente dettagliate su una certa Alda Berardi di Oneglia "sfollata in località Gorleri... fa la spola tra San Remo e Genova. Circola liberamente durante il coprifuoco e traffica nella borsa nera senza subire alcun controllo; la stessa si vanta di essere chiamata a Gorleri la spia numero 8".

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 406, al comando della V^ Brigata - "Avvertire la signorina V. che è pedinata. Un agente si incontrerà tra poco con gli uomini del presidio di Ceriana per trattarne la resa".

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 408, al comando della V^ Brigata - "Il militare fuggito dalle formazioni della V^ Brigata ha dettagliatamente fornito notizie al comando della GNR di San Remo. In aggiunta a quanto già comunicato con la lettera avente come protocollo il n° 405, si comunica che Muscolo ha fatto pervenire al comando nemico la dislocazione delle forze, il loro armamento e le possibili azioni da eseguire contro i partigiani".

19 aprile 1945 - Dal I° Battaglione "Mario Bini", sezione SIM, prot. n° 4, al comando della II^ Divisione ed al comando della V^ Brigata -  "A Pigna il presidio è composto da 40 persone di nazionalità tedesca e russa; ad Isolabona e a Dolceacqua si trovano 50 tedeschi per presidio; a Perinaldo ve ne sono 60-70, che controllano alcune batterie di piccolo calibro. I tedeschi di questi presidi appartengono in prevalenza alle truppe alpine. Molini è stata rinforzata con 30 elementi, portando così gli effettivi a 70 uomini".

19 aprile 1945 - Dal I° Distaccamento "Riccardo 'Cardù' Vitali" [comandante "Sergio" Guido Lanteri] del I° Battaglione "Mario Bini" al comando della V^ Brigata - "Una squadra al comando di Spartaco [Giuseppe Zuccaro, nato a Messina il 23/07/1917] nella notte tra il 17 e il 18 u.s. partiva per recarsi sulla strada Baiardo-Apricale. Alle ore 10 del 18 giungevano 4 tedeschi, a cavallo, da Apricale, che venivano attaccati dai garibaldini: 3 rimanevano uccisi ed il quarto, ferito, fuggiva dando l'allarme".

19 aprile 1945 - Da "Bixio" al SIM della V^ Brigata - "A San Remo si verificano ammassamenti di truppa tedesca che proviene da Bevera e Grimaldi e prosegue per Savona. A Ceriana sono giunti 10 tedeschi di rinforzo, portando così la forza complessiva a 100 effettivi. A Baiardo il presidio nemico è di circa 40 uomini".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 53, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Si invitava a procedere, da parte del tribunale della Brigata, all'istruttoria a carico della spia Angelo Muratore e si esprimeva soddisfazione per il lavoro svolto dal responsabile SIM "Brunero".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 58, al comando della Divisione "Gin Bevilacqua" [della II^ Zona Operativa Liguria] - "In risposta alla richiesta sul movimento delle forze nemiche sulla frontiera italo francese le informazioni sono poco attendibili, dato che c'è continuo movimento e continuo spostamento delle forze verso la strada n° 28. Si verifica il rafforzamento dei presidi che devono difendere le strade di ripiegamento che, tuttavia, sono sotto controllo garibaldino, tranne la via Aurelia, in cui, peraltro, avvengono dei continui attacchi dei partigiani".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 59, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Venivano descritte alcune azioni fatte: "il 16 u.s. una squadra del Distaccamento "Angelo Perrone" [comandato da Giuseppe "Zabù" Conio, Distaccamento del I° Battaglione "Carlo Montagna" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini"] attaccava carriaggi nemici in ritirata verso Genova; il 17 u.s. una squadra attaccava i tedeschi sulla strada Badalucco-Taggia; nello stesso giorno una squadra del Distaccamento "Tritolo" attaccava il presidio di Carmo Langan [comune di Castelvittorio (IM)]; il 19 si presentavano militari della X^ Mas con armamento al seguito, venendo immediatmente incoprpoarti. Il 14 una squadra al comando del comandante della V^ Brigata "Doria" [Armando Izzo] faceva brillare la strada in località Rocche di Drego [comune di Molini di Triora (IM)]".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione al comando della V^ Brigata ed al comando del I° Battaglione "Mario Bini" - "Si inviano quali nuovi elementi Gian Mario Alberti (Gian), fuggito dall'artiglieria repubblichina, e Mario Pereno (Oscar), anch'egli scappato dall'artiglieria nemica dopo aver fatto parte delle formazioni cittadine di San Remo nell'estate del '44".

20 aprile 1945 - Da "Max" [Massimo Porre] al comando della II^ Divisione - Sosteneva che "la situazione precipita, gli inglesi sarebbero a Fontan; all'inizio della mattinata odierna le cannonate hanno raggiunto la piazza di Briga; il presidio è esiguo e la popolazione è in fuga. A Molini i nemici sono rimasti pochi e la popolazione aspetta l'arrivo dei garibaldini; a Triora i tedeschi si sono comportati umilmente; a Sanson i garibaldini hanno divelto molti pali della linea telefonica. Si attendono per Briga disposizioni urgenti e precise":

20 aprile 1945 - Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 197/segreteria, ai comandi del I° Battaglione "Mario Bini", del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" e del III° Battaglione "Candido Queirolo" - Comunicava che erano state minate la mulattiera San Giovanni dei Prati a Collabracca e la rotabile Langan-Molini.

22 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 629, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Messaggio ugentissimo con cui si segnalava che la "spia" Muscolo" molto probabilmente aveva fornito ai nemici notizie tali da rendere possibile per il 23 o il 24 aprile un rastrellamento con truppe provenienti sulla strada di Pigna e che lo stesso informatore aveva aggiunto che molte spie che parlavano francese si erano introdotte in quel periodo tra i partigiani.

22 aprile 1945 - Dal Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata al comando della V^ Brigata - Riferiva che il giorno 20 reparti nemici avevano compiuto un'azione nella zona del I° Battaglione "Marco Dino Rossi": divisi in due colonne, una aveva colpito la strada carrozzabile, l'altra le pendici del Monte Ceppo [nel comune di Baiardo (IM)], dove si era scontrata con il III° Distaccamento; che nello scontro era morto l'ausiliario San Remo [Andrea Grossi Bianchi, nato a Sanremo il 22 maggio 1922]; che il Distaccamento era riuscito a sganciarsi portando via tutto il materiale, tranne i viveri che erano stati depositati nel magazzino della Brigata.

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, Sezione Propaganda - Bollettino n° 2 delle azioni partigiane - Riportava che il 17 aprile il II° Battaglione "Lodi" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" aveva collocato una mina anticarro a Castelvecchio di Imperia; nella notte tra il 14 ed il 15 una squadra dell'VIII° Distaccamento della IV^ Brigata, dopo aver sequestrato nell'abitazione di un maresciallo a Taggia (IM) 1 ql. di farina, al ritorno sulla Via Aurelia aveva attaccato un carro tedesco, causando la morte di 2 soldati; in un'azione su Pietrabruna (IM) del 15 era morto il garibaldino Casto [Antonio Castello] del VII° Distaccamento ["Romolo"] del III° Battaglione ["Artù"]; non era pervenuto l'elenco delle operazioni effettuate dalla V^ Brigata.

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 75, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava: il 13 aprile l'arrivo di 19 soldati della X^ MAS [già di stanza a Sanremo] presso la V^ Brigata; l'operazione contro le Rocche di Drego [comune di Molini di Triora (IM)] del 14 aprile; l'azione su Pietrabruna (IM) del 15; l'attacco del Distaccamento "Angelo Perrone" sulla Via Aurelia il 16: le azioni già segnalate dai comandi della IV^ "Elsio Guarrini" e della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" alla II^ Divisione.

24 aprile 1945 - Dal comando della IV^ Brigata al comando della II^ Divisione - "La squadra guastatori del comando di Divisione ... il 22 aprile aveva fatto saltare la strada militare Colle San Bartolomeo-San Bernardo, causando la morte di 3 persone tra le quali un maresciallo tedesco ed una donna italiana, una spia...".

Da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999  

venerdì 26 maggio 2023

Sbarcato a Voltri a febbraio 1944, arrestato il 22 aprile a Pieve di Teco

Pigna (IM)

Al posto di sbarco di Voltri arrivava nel febbraio del ’44 [il 1° febbraio] una prima missione capitanata da un certo Siro [Cavallino Italo, tenente del genio guastatori] con un istruttore di sabotaggio portante il nome di Annibale [Bellegrandi Nino, sottotenente di artiglieria] (che fu poi fucilato dalle S.S. [a Cravasco]) e dal R.T. Biagio [Secondo 
Balestri, sottocapo r.t.]. Siro e il R.T. furono avviati nella zona di Mondovì e messi a disposizione della organizzazioni partigiane del Basso Piemonte alle dipendenze dell’ufficiale di collegamento responsabile di zona Repetto; l’Annibale tenuto a disposizione ed utilizzato in vari settori (anche a Genova città) come istruttore di sabotaggio. La missione era denominata LLL2-CHARTERHOUSE, proveniva da Bastia con un MAS italiano e operò, fino all'arresto di “Siro” avvenuto il 13 marzo 1944, comunicando alla base informazioni per i lanci di rifornimenti alle formazioni operanti in Val Pesio, Val Ellero, Val Corsaglia e Val Casotto. “Biagio” fu arrestato il 22 aprile, fu costretto con le minacce e le torture a trasmettere alla base false notizie date dai tedeschi, ma riuscì a cambiare alcuni gruppi cifrati ed a far capire, in questo modo, di essere in mano delle SS. Riuscì a fuggire il 31 luglio e a riprendere contatto con i partigiani garibaldini operanti nella zona nord della provincia di Imperia. Verso la metà di settembre attraversò il confine con la Francia insieme al capitano Michael Lees, comandante della missione FLAP2-BARSTON, e da Avignone, in aereo tornò a Bari il 15 settembre 1944. A Balestri è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare…
Antonio Martino, L’attività di intelligence dell’Organizzazione OTTO nella relazione del prof. Balduzzi, pubblicato su Quaderni savonesi. Studi e ricerche sulla Resistenza e l’età contemporanea dell’
Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della Provincia di Savona, n. 24, Savona, 2011
 
I partigiani della V^ Brigata "Nuvoloni" della II^ Divisione "Cascione", che in quei giorni stavano difendendo la Libera Repubblica di Pigna, aiutarono quella missione, accompagnata anche da altri partigiani del Cuneese e da piloti ed avieri alleati, sfuggiti ai tedeschi. Il capo della Missione Flap, Lees, preferì, per far arrivare tutti quegli uomini indenni alle linee alleate,  procedere ad una divisione in tre gruppi, che seguirono tre diversi itinerari, di cui uno via mare.
Adriano Maini  
 
[...] trasbordare in Francia la missione Flap, un gruppo composto dal capitano Geoffrey Long (sudafricano di Pretoria), dal capitano Paul Morton (canadese di Toronto e corrispondente di guerra), dall’ufficiale scozzese W. Mac Lelland di Lanark e dall’ufficiale americano Maurice R. Larouche di Detroit. Il gruppo di agenti inglesi ed americani proveniva dalla missione Flap, paracadutata ed insediata nel Basso Piemonte, indirizzata dai comandi alleati per infiltrazione in provincia di Imperia. 
Sergio Favretto, Il fratello e la famiglia di Concetto Marchesi nella Resistenza, Quaderni di storia, Anno XLVII, numero 93 / gennaio-giugno 2021, Edizioni Dedalo   
 
Giorgio, Giorgio I, poi Cis, Alpron a dicembre 1943 fu presente ad Alto (CN), in quanto attivo nei collegamenti con Mauri, Enrico Martini, con il servizio Lanci dell'Organizzazione "Otto". Passò, poi, a militare nelle formazioni garibaldine della I^ Zona, nelle quali diventò in seguito capo di Stato maggiore della  I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante". Giorgio Caudano ha rintracciato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia due relazioni scritte a suo tempo da Giorgio Alpron, una in particolare molto dettagliata sulla Missione Otto: in quest'ultima emergono soprattutto tracce inedite sulla fine dell'organizzazione Otto: "[...] gli Alleati questi pretesero da 'Amilcare' informazioni militari e ferroviarie ma gli inibirono di interessarsi ai collegamenti Partigiani con nostro mezzo, benché li avessimo fatti avvertire della nuova situazione, dell'arresto di 'Biagio' [Secondo Balestri]". Nella testimonianza di Balestri, che era riuscito a fuggire dall'ultima sua prigionia, a raggiungere i garibaldini della I^ Zona Liguria che avevano in quel periodo liberato Pigna e ad aggregarsi all'esfiltrazione in Francia del gruppo del capitano Lees, si può, invece, leggere: "del tradimento di Pagani, Di Fiori e Cottini [...] mentre Silvia Roggero lasciò Genova con me solo in Agosto [del 1944] quando l'assoluta inutilità di ogni mio tentativo di ulteriori collegamenti con gli Alleati, ormai compiuti da solo perché anche Lodigiani era stato arrestato, mi convinsero a lasciare il lavoro clandestino per riprendere il mio posto fra i Partigiani della 1° zona operativa in Liguria [...]".
Adriano Maini
 
In arrivo - LLL 2 N. 26 - Da comando valle Pesio alt Avevamo chiesto che Biagio [Secondo Balestri] rimanesse con noi per evitare che con l'eventuale ritorno di Siro fosse trasferito in altro luogo alt Il posto più sicuro per lui et radio est qui in alta montagna inaccessibile ed ben protetto dalle nostre forze ormai ben armate et munizionate in seguito vostri preziosi lanci alt Sarebbe grave imprudenza viaggio di Biagio at Genova così pure sarebbe assai pericoloso in questo momento eseguire trasmissioni da altro luogo alt. Vi facciamo presente che pur essendo in alta montagna et per mezzo del nostro servizio informazioni potrà ancora rendervi prezioso servizio alt Dateci conferma se autorizzate sua permanenza qui alt Comando Valle Pesio alt. Ricevuto il 29 marzo 1944. NOTA del Capo-sezione: Consigliamo aderire - Preghiamo sempre che banda garantisca incolumità stazione non impegnando combattimento.
In arrivo - LLL 2 N. 28 - Da Comando Valle Pesio alt. Siamo ancora bloccati ma il nemico non osa attaccarci alt Continuiamo la preparazione difensiva alt Abbiamo avuto due scontri di pattuglie quattordici feriti al nemico alt Patrioti... un ferito alt Ricevuto lancio ringraziamo sentitamente abbiamo recuperato trentasette casse di viveri alt Vi preghiamo mandarci gallette scatolette carne duecento gavette inglesi cento zaini da montagna due mortai munizioni per mitragliatrice Bren razzi rossi et verdi cinque radio Wirelesse n. trentotto MK due et venti pile ricambio alt Banda Valle Grana chiede lancio urgente alt messaggi positivo "La terra est gelida" alt Negativo "La stufa fa fumo" alt Biagio. Ricevuto il 31 marzo 1944. NOTA del Capo-sezione: Bravo questo ragazzo ["Biagio", Secondo Balestri]
trascrizione di messaggi cifrati della missione CHARTERHOUSE (LLL 2) in Claudia Nasini, Una guerra di spie. Intelligence anglo-americana, Resistenza e badogliani nella sesta Zona operativa ligure partigiana (1943-1945), Tangram Edizioni Scientifiche, Trento, 2012

"Biagio", arrestato il 22 aprile 1944, fu costretto con minacce e torture a trasmettere alla base false notizie date dai tedeschi, ma riuscì a cambiare alcuni gruppi cifrati e far capire, così, di essere in mano alle SS. Riuscì a fuggire il 31 luglio 1944 e a riprendere contatto con patrioti garibaldini operanti nella zona nord della provincia di Imperia. Verso la metà di settembre attraversò il confine con la Francia insieme ad un ufficiale inglese e da Avignone, in aereo, tornò a Bari il 15 settembre 1944.
Claudia Nasini, Op. cit.

Il 29 settembre [1944] partiva [via terra] pure Secondo Balestri (Biagio), unico salvatosi di una missione alleata denominata Charterhouse LLL 2, destinata alla Riviera Ligure di ponente ed al basso Cuneese che, partita il 15 gennaio 1944 da Brindisi, sbarcata sulla costa con mezzi navali, composta dai militari Italo Cavallino (Siro), Nino Bellegrandi (Annibale) e dal suddetto Balestri, dopo varie peripezie venne annientata. Biagio, arrestato il 22 aprile 1944 a Pieve di Teco con un altro dalle SS tedesche per delazione di un certo Santacroce, e torturato, fu costretto a trasmettere alla sua base messaggi preparati da un ufficiale tedesco di nome Reiter. Poi il 31 luglio riuscì a fuggire e a rifugiarsi presso il comando della V^ Brigata.  Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III., ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, 1977

mercoledì 25 maggio 2022

Il rastrellamento tedesco di Coldirodi

Coldirodi, oggi Frazione del Comune di Sanremo (IM): Monumento ai Partigiani Caduti: Caputi, Giaccaglia, Graziano

Fin dai primi giorni del mese di dicembre 1944 si era abbattuta con una violenza e una ferocia indicibili sulle popolazioni comprese tra la val Nervia e le valli imperiesi la furia delle truppe naziste e dei loro alleati, i terribili “Cacciatori degli Appennini”, con l'intento di eliminare ogni traccia della presenza partigiana in questa zona, per poter affrontare il temuto arrivo degli alleati dalla vicina Francia, e di cui credevano fosse prossimo lo sbarco. Essi usavano la tecnica della rappresaglia sulle popolazioni: quando diciamo Resistenza infatti parliamo non solo dei partigiani, ma di tutti quei contadini, artigiani, uomini e donne che, al contrario delle spie, profumatamente ricompensate, rifiutarono - pagando per questo un prezzo altissimo - di denunciare i nascondigli dei Partigiani.

In questo mese infatti avvennero gli eccidi di Grimaldi, Castelvittorio, Torre Paponi, Villa Talla che costarono la vita di tanti civili, donne, uomini, bambini e sacerdoti, oltre alla devastazione dei paesi
In questo clima di violenza e terrore il 19 dicembre a Ospedaletti vengono rastrellate 503 persone: i giovani catturati sono avviati alle armi o condotti in Germania, e quello è lo stesso giorno in cui avviene lo scontro con i Partigiani a Coldirodi [n.d.r.: all'epoca Frazione del Comune di Ospedaletti].
Otto partigiani della “Volante” del Comando della V^ Brigata Garibaldi, provenienti dalle alture di Taggia, stavano tornando verso il paese, attraverso le montagne, suddivisi in terne per ragioni di sicurezza: erano scesi a Coldirodi sull’imbrunire del 18 dicembre 1944 e avevano prelevato il giovane Giuseppe Graziano per appurare se erano vere le notizie riguardanti il padre che, da informazioni pervenute, si temeva potesse essere un informatore del nemico: il giovane si era offerto di seguirli al posto del padre. 
Dopo aver ascoltato le sue dichiarazioni i partigiani si erano resi conto che le informazioni avute erano false, per cui, nella notte del giorno successivo, il tragico 19 dicembre 1944, avevano deciso di riaccompagnare a casa il giovane Giuseppe, e mettere fine all’ansia dei suoi familiari al più presto. Giunti in vista del paese, avevano chiesto a Giuseppe di fare loro da guida attraverso le mulattiere che egli, essendo del posto, conosceva meglio. 
Giunti in questo punto furono però colti da un nutrito fuoco di un gruppo di nazifascisti appostati.
Caddero, colpiti a morte i due Partigiani della prima terna: Caputi Giuseppe (Pasquale) di Molfetta, Giaccaglia Lelio (Bill) di Perugia, e con essi venne colpito a morte Graziano Giuseppe. Mentre il restante gruppo di Partigiani, nonostante alcuni feriti, riusciva a sganciarsi, Giuseppe si trascinò morente lungo un viottolo fino ad una scalinata presso un’abitazione e lì morì, dopo una lunga agonia, perché a nessuno fu possibile prestargli soccorso, data la presenza dei nazifascisti sul luogo dello scontro che lo impedivano. Il suo nome è inciso sulla lapide posta nel luogo ove terminò la sua giovane vita. Aveva 19 anni. 
All’alba del giorno seguente i nazisti giunsero in forze nel paese e rastrellarono tutti gli abitanti di Coldirodi riunendoli nella chiesa: gli uomini vennero portati a Sanremo e furono rilasciati solo grazie all’intercessione del Parroco Giovanni Battista Lanteri, pochi alla volta.
Redazione, Sanremo: domenica prossima la cerimonia organizzata dall'Anpi per commemorare i caduti di Coldirodi, Sanremo.news, 5 dicembre 2019 
 
A sinistra, in collina, Coldirodi; sulla costa, Ospedaletti. Una vista da Bordighera

I Tedeschi, sempre convinti dello sbarco di commandos nemici, rastrellano Ospedaletti il giorno 19: vengono fermate 503 persone, i giovani sono inviati alle armi, due in Germania (Celeste Trevisan fu Domenico non farà più ritorno), saccheggiate molte case.
A Coldirodi catturano e fucilano i garibaldini della V brigata Lelio Giaccaglia (Bill) fu Carlo nato a Perugia il 28-1-1921, Giuseppe Graziano di Giuseppe, e, il giorno 22, Giuseppe Caputi (Pasquale) di Pasquale, nato a Molfetta  il 15-7-1923.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977

Coldirodi vista da Ospedaletti
 
In Liguria furono attivi Giuseppe Abbattista e Giuseppe Caputi (nome di battaglia "Pasquale"), il primo attivo nella 2^ Brigata Julia dell'esercito italiano, il secondo nella V^ Brigata Nuvoloni della Divisione Garibaldi intitolata alla memoria di Felice Cascione, autore del canto partigiano "Fischia il vento". Giuseppe Caputi cadde in combattimento il 22 dicembre 1944 a Coldirodi, in provincia di Imperia.
Redazione, Rifondazione Comunista ricorda le storie dei partigiani di Molfetta, Molfetta viva, 25 aprile 2020 

Ospedaletti (IM): una vista da Coldirodi

[...] Il fatto avvenne il 19 dicembre 1944 in frazione Coldirodi: una pattuglia di Partigiani giunta nella parte nord del paese dove riaccompagnava il giovane Graziano, fu colta da un nutrito fuoco di un gruppo di nazifascisti lì appostati, proprio nel luogo dove ora sorge il cippo che ricorda i Caduti.
Caddero subito i due Partigiani che erano nel primo gruppo: Caputi Giuseppe (Pasquale), Giaccaglia Lelio (Bill) e con essi venne colpito a morte il diciannovenne Giuseppe. Mentre il restante gruppo di Partigiani, nonostante alcuni feriti, riusciva a sganciarsi, Giuseppe si trascinò morente lungo un viottolo fino ad una scalinata presso un’abitazione e lì morì dopo una lunga agonia perché a nessuno fu possibile prestargli soccorso, data la presenza dei nazifascisti sul luogo dello scontro. Il suo nome, Graziano Giuseppe, è inciso su una lapide posta nel luogo ove terminò la sua giovane vita. All’alba del giorno seguente i nazisti giunsero in forze nel paese e rastrellarono tutti gli abitanti portandoli nella chiesa: gli uomini vennero portati a Sanremo e furono rilasciati solo grazie all’intercessione del Parroco Giovanni Battista Lanteri, pochi alla volta.
Ma.Gu., A Coldirodi saranno commemorati i Partigiani uccisi dai nazifascisti, Riviera24.it, 18 dicembre 2010

Coldirodi vista dal confine tra Bordighera ed Ospedaletti

13 dicembre 1944
Anche questa notte vengono inviati sei uomini di guardia a Villa Giulia per servizio di vigilanza e di difesa di quella caserma che rigurgita di prigionieri politici e di ostaggi.
Ho ordine d'intensificare la vigilanza per il Bando del Capo della Provincia relativo alla fucilazione di tutti i prigionieri politici, in S. Remo, se entro il 15 c.m. non verranno rilasciati il Maggiore Papalepore ed il maresciallo Messina, prelevati dai ribelli a S. Martino.
Novità del servizio: n.n.
La guardia era comandata dal Legionario Carlevaris.
Visto il Comandante Mangano - il Vice Comandante
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, Documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo
 
Il 10 dicembre 1944, alcuni garibaldini prelevano a San Remo il maggiore della 12^ Compagnia Provinciale della Milizia Ignazio Pappalepore e il maresciallo Giuseppe Messina. Il giorno stesso i due malcapitati furono passati per armi in zona Peiranze in località Pian dei Bosi di Sanremo. In relazione la prefettura d’Imperia informava con un manifesto che se entro il giorno 15 (dicembre) i due suddetti militari non fossero stati rilasciati, avrebbe ordinato la fucilazione di tutti i detenuti politici trattenuti nelle carceri di Sanremo e di Imperia. Il CNL sanremese rispose con un altrettanto minaccioso manifesto con cui si decretava la pena di morte per tutti gli appartenenti al Partito fascista repubblicano, da eseguirsi se la suddetta fucilazione fosse avvenuta. Forse intimorito dalla minaccia ricevuta il Tribunale speciale di Sanremo aggiornò la seduta non facendo seguito alla minaccia precedentemente affissa sui manifesti. Le conseguenze però non si fecero attendere molto. Tra il 19 e il 22 del mese stesso fu organizzato un grosso rastrellamento sulle alture della città. A Coldirodi vennero uccisi, rispettivamente il 19 e il 22, Giaccaglia e Caputi. Il 22 vennero catturati in città nei pressi della loro abitazione i fratelli Zoccarato, che vennero fucilati sul posto in presenza della loro madre.
Giorgio
Caudano, I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, Edito dall'Autore, 2020

[ n.d.r. tra gli altri lavori di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea… memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016;
Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, Edito dall'Autore, 2016 ] 
 
Copia di una delle pagine del Diario del Distaccamento di Sanremo della Brigata Nera cit. infra

Prelevamento Magg. Pappalepore e Maresciallo Messina
In data di oggi, 19 [dicembre 1944], al Comandante perviene una lettera, con dentro altra chiusa, intestata "Alle autorità competenti. Sanremo".
Vi sono due biglietti.
I - Uno così concepito: "Ci perviene in questo momento una dichiarazione diretta a sua moglie di uno dei due militari prelevati nella notte del 10 c.m. dalla quale risulta che lo stesso collabora con i patrioti.
"Dal biglietto accompagnatore nulla risulta per il secondo, ma da indiscrezioni avute sembra goda ottima salute".
II - Nel retro di un certificato di identità della signora Lamorte Antonietta (moglie del Maresciallo Messina) si legge a matita: "Io sto bene e spero che collaborando in fiducia in pieno accordo con i patrioti rivederci presto con la sicurezza di una Italia libera. Viva i patrioti. Tuo caro Giuseppe. Baci ai bambini".
Evidentemente si tratta di un autografo del Maresciallo Messina a sua moglie. Carpito a forza? Spontaneo?
Il singolare documento viene portato in visione al Capitano Sainas (G.N.R.) e comunicato per l'urgenza al Capo della Provincia, a 1/2 telefono. Alla sera, ore 18 circa ne viene informato pure il Col. Bernardi dal Comandante e prima di tutto il Comandante la 32^ Brigata "A. Padoan" Massina M.
[...] Successivamene, verso le 5 viene in sede anche il camerata Ascheri Dario, pure di Coldirodi e aggiunge particolari interessanti.
Immediatamente il Comandante Mangano e il Vice Comandante si recano dal Capitano Sainas della G.N.R. per conferire in merito da farsi ossia per portarci a Coldirodi cogli uomini senz'altro.
Il Capitano Sainas informa che l'azione di rastrellamento è in mano al Comando Germanico e che si devono attendere ordini in merito.
Nell'attesa gli uomini del nostro distaccamento sono tenuti pronti.
Possono partire 25 legionari.
Nulla ci viene ordinato nelle ore che seguono.
20 dicembre 1944 / XXIII
Oggi si viene a conoscenza che l'azione di rastrellamento a Coldirodi è stata compiuta dal Comando Tedesco e dai Bersaglieri più vicini di noi. Tre ribelli sono stati uccisi. Altri feriti. Gli uomini dai sessant'anni ai 17, rastrellati nel paese, assommano a circa 350. Sono al Grande Albergo.
[...]
21 dicembre 1944 / XXIII
La G.N.R. (albergo Nizza) chiede quattro uomini di guardia al Grande Albergo dove sono gli ostaggi rastrellati a Coldirodi.
Il Comandante invia i seguenti Legionari: Galleani Giancarlo, Viale Francesco [...]
22 dicembre 1944 / XXIII
Il freddo stana i lupi dai boschi. Allo stesso modo scenderanno i banditi dalla montagna per penetrare alla spicciolata in città. Si rende opportuno organizzare una serie sistematica di agguati e di appostasmenti nelle vie di accesso, alla periferia di S. Remo. Le probabilità di arresti e di fermi aumenterebbero di certo. I nostri Legionari desiderano tali azioni.
[n.d.r.: a firma Mangano, capitano Angelo Mangano, comandante la Compagnia O.P. della XXXII Brigata Nera, e a firma del vice comandante]
23 dicembre 1944 / XXIII
[...] Della settantina di individui delle classi richiamate rastrellati ieri da tre pattuglie di nostri Legionari, da Corso Garibaldi al Casinò, non uno è stato trattenuto dalla G.N.R. (Compagnia fucilieri). Pare fossero tutti muniti di certificati di lavoro delle ditte più svariate. Comunque, il rastrellamento fu eseguito con perfetta organizzazione e non diede luogo ad incidenti.
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, Documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo

domenica 15 maggio 2022

E dovette essere triste morire in un mattino d'aprile, mentre nell'aria era un presagio della prossima vittoria

22 aprile 1945 - Da un partigiano dell'Intendenza a "Venko" [Angelo Balegno, amministratore presso il Comando Operativo della I^ Zona Liguria] - Comunicava che durante un rastrellamento nemico era caduto un patriota, che a Ciabaudo, Frazione di Badalucco (IM), erano stati fucilati il 20 aprile 2 civili, i fratelli Antonio e Giovanni Pastorelli, che era stato arrestato il garibaldino "Tenore" [n.d.r.: Gualtiero Zanderighi *, fucilato a Poggio, Frazione di Sanremo (IM), il 22 aprile 1945, immortalato da Italo Calvino nel suo articolo "Ricordo dei Partigiani vivi e morti"]
da documento IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999

Il 20 [aprile 1945] reparti nazifascisti compiono un'incursione nella zona del I° Battaglione [n.d.r.: "Mario Bini" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"]. Partendo da Baiardo e da Ceriana le forze nemiche agiscono su due colonne: una sulla strada carrozzabile, l'altra sulle pendici del Monte Ceppo. All'alba una pattuglia del I° Distaccamento, mentre si reca al posto di guardia, scorge sulla strada la coda della colonna nemica, la quale spara una raffica dopo la località Zerni e ciò mette in allarme il suddetto Distaccamento. Frattanto il grosso delle truppe nemiche (circa centotrenta uomini) scende dalle pendici del Monte Ceppo e si dirige verso la località Gavanelle, dove è accampato il III° Distaccamento. Una pattuglia di questo si scontra con il nemico ed è soggetto ad un fuoco violentissimo: colpito da una raffica cade il partigiano Grossi Bianchi Andrea; l'altro uomo della pattuglia riesce a raggiungere l'accampamento già in allarme. Nonostante la vicinanza del nemico il Distaccamento prende le precauzioni necessarie per mettere in salvo tutto l'equipaggiamento.
Il partigiano Gualtiero Zanderighi *, commissario, mentre rientra al Comando del I° Battaglione, è catturato dal nemico nei pressi di Ciabaudo: sarà fucilato a Poggio di Sanremo due giorni dopo.
Francesco Biga (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. IV. La Resistenza nella provincia di Imperia dal Primo Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005

* Ancora una volta i partigiani prendono la via del Piemonte, per armarsi, vestirsi, rinforzarsi questa volta: poi scenderanno e allora sarà un succedersi d'imboscate, di colpi, di sparatorie in tutte le valli e su tutte le strade contro i nazi-fascisti scoraggiati e disorientati. Ma gli eventi precipitano, siamo vicini alla meta. Fu proprio quando mancavano pochi giorni al traguardo, che ti presero e ti uccisero, ultimo dei caduti nostri, Tenore. E dovette essere triste morire in un mattino d'aprile, mentre nell'aria era un presagio della prossima vittoria.
Italo Calvino, Ricordo dei Partigiani vivi e morti, articolo apparso sul numero 13 de "La voce della democrazia", Sanremo, martedì 1° maggio 1945 


Gualtiero Zanderighi, Tenore

Anche Augusta Molinari, studiando la memorialistica del partigianato ligure, arriva a conclusioni molto simili a quelle appena esposte a proposito della duplice funzione che la scrittura diaristica può assumere. Ella analizza il testo inedito scritto da Gualtiero Zanderighi, un partigiano semplice [n.d.r.: in effetti Zanderighi era un commissario politico] attivo in Liguria, studente universitario già avvezzo allo strumento della scrittura. A proposito del suo diario, la Molinari nota: "Il diario presenta un doppio registro di scrittura: è al contempo una cronaca dei fatti, sull’esempio dei diari di brigata, e una scrittura di tipo privato, quasi un diario intimo. L’evento e la percezione individuale dell’evento coesistono e la scrittura assume una duplice funzione. Da un lato quella di fissare nello spazio e nel tempo un percorso autobiografico, dall’altro di salvaguardare una sfera privata dall’incalzare degli eventi". <79
Secondo la Molinari, il diario è utile non solo per prendere nota degli eventi vissuti: esso aiuta lo scrivente a «fissare delle coordinate spazio-temporali» <80 salde in cui può collocare la proprio persona. In particolare, i partigiani sentono questo bisogno poiché le dinamiche della guerriglia li obbligano a vivere in un contesto sempre collettivo e provvisorio, in cui si perdono i punti di riferimento spazio-temporali e affettivi. In una situazione così precaria, la scrittura diaristica serve a prendere nota degli eventi bellici, ma dà anche la possibilità di mettere la guerra “in pausa”, e recuperare il contatto con il proprio io, in uno spazio che è solo individuale.
[NOTE]
79 Augusta Molinari, La Resistenza in Liguria tra evento e racconto. Storie e memorie inedite del partigianato ligure, cit., in “Storia e memoria”, 1997, n. 1, p. 43.
80 Ibid.

Sara Lorenzetti, Ricordare e raccontare. Memorialistica e Resistenza in Val d’Ossola, Tesi di Laurea, Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea specialistica in Lingua e Cultura Italiana, Anno accademico 2008-2009

[ n.d.r.: da considerare anche la fatica di Augusta Molinari, Una storia partigiana. Il diario di Gualtiero Zanderighi, Ventesimo Secolo, Centro Ligure di Storia Sociale, Genova, n° 13, gennaio-aprile 1994, pagg. 159-188 ]

sabato 12 marzo 2022

Il 31 dicembre 1944 il dottor Gibelli è nuovamente arrestato dalla brigata nera


Camporosso (IM): Piazza Giuseppe Garibaldi

Il 22 ed il 29 di dicembre 1944 apparecchi alleati, su segnalazione della missione «Leo», bombardano a Pigna il Quartiere Generale della divisione tedesca, schierata da Pigna al mare, comandata dal Generale Hippel, trasferitosi ormai ad Ormea.
 
Pigna (IM): la Loggia

Nell'incursione quarantasei case rimangono distrutte tra cui il palazzo comunale e la loggia medioevale (monumento nazionale) ubicata al centro del paese. Muoiono i civili: Vittorina Ramoino, Maria Luisa Cane, Margherita Rollo, Lucrezia Laniero, Bianca Lamburgo, Celina Arimondi, altre sei persone  sono  ferite.
 
Pigna (IM)

Al bombardamento di Pigna sono legate alcune drammatiche vicende del dottor Giacomo Gibelli, futuro sindaco della liberazione di Ventimiglia, di cui accenniamo i tratti più salienti qui di seguito:
"Dopo la ritirata in Piemonte della I e V brigata (10-22 ottobre 1944), il dottor  Gibelli, che curava i partigiani malati in Valle Argentina, ritorna a casa a Camporosso (Val Nervia), ma per delazione è arrestato dai Tedeschi, trasferito a Pigna e dichiarato «bandito».
Poste davanti ai suoi occhi una serie di fotografie deve indicare, sotto la minaccia della pistola di un maresciallo polacco di nome Sibille, quali sono i partigiani. Il Gibelli indica la fotografia di un certo Ferrari, già morto, come capo-bandito.
Un maresciallo tedesco, rimasto ferito ad un braccio nel bombardamento del 22 dicembre, è medicato dal Gibelli che gli ferma l'emorragia con un elastico di camera d'aria di bicicletta.
Il maresciallo ferito, il Gibelli ed altre tre persone che in seguito riusciranno a fuggire la sera stessa del bombardamento vengono condotti da Pigna a San Remo sotto buona scorta e ricoverati all'albergo Nizza ove è installato il Comando polizia S.S. di San Remo con a capo l'ufficiale S.S. Ritter [n.d.r.: probabilmente Josef Reiter - vedere infra -], che ordina di fucilare i prigionieri. Ma si oppongono all'ordine altri ufficiali tedeschi per il motivo che il dottore ha salvato da morte certa un loro camerata; la  fucilazione viene sospesa.
Anzi, fattosi condurre con i «camerati» al «Piccolo Mondo» il dottor Gibelli ordina una grande cena al termine della quale, dopo abbondanti libagioni, viene munito di lasciapassare e liberato. Ma la libertà dura soltanto otto giorni perché il 31 è nuovamente arrestato dalla brigata nera su delazione della «Donna Velata» e condotto a San Remo in villa Magnolia, sede di fanatici fascisti quali gli ufficiali Novelli, Murra ecc.
Dopo venti giorni, essendo medico e quindi molto necessario in quei tragici momenti, il Gibelli è definitivamente messo in libertà".
 
Camporosso (IM): centro storico

[...] Un altro protagonista e fautore della fraternità d'anni tra partigiani francesi e italiani a Vallecrosia, fu il dottor Giacomo Gibelli (di cui abbiamo già parlato), residente in Camporosso, che fece la sua parte per organizzare la Resistenza imperiese. La sua attività permise di far entrare nei ranghi dell'Azione italo-francese della Resistenza i partigiani Ugo Lorenzi, Francesco Marcenaro (ex radiolettricista della Marina italiana) e Mario Lorenzi conoscitore esperto di tutti i più reconditi passaggi della frontiera delle Alpi Marittime.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977
 
A Sanremo un altro ufficio della Sicherheitspolizei e SD si occupava principalmente di repressione delle bande partigiane, dei reati di natura politica e di repressione del mercato nero: ne era a capo l’Oberschführer Josef Reiter, che non mancava di inserirsi a gamba tesa anche nelle attività di altri servizi germanici. Reiter era alle dirette dipendenze del comando di Genova, retto da Friedrich Wilhelm Konrad Sigfrid Engel (Warnau am der Havel 11/2/1909 - Amburgo 4/2/2006), il quale venne condannato all’ergastolo in contumacia per le stragi del Turchino, della Benedicta, di Portofino e di Cravasco, nelle quali nel complesso furono fucilati duecentoquarantotto tra partigiani e antifascisti. 
Giorgio Caudano
 
[ n.d.r.: altri lavori di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021;  La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna,  IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, ed. in pr., 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]
 
Reiter Giuseppe. Maresciallo delle SS; Comandante dell'ufficio di Sanremo [...] Ferrari, ex ufficiale dell'esercito, informatore di Josef Reiter a Sanremo. In seguito per falsa denuncia fu arrestato dalle SS. Età anni 40, alto 1,64, corporatura snella, capelli: completamente calvo.
Considerazioni dei curatori in un documento 
statunitense del 2 giugno 1947, pubblicato di recente sul web dalla CIA, raccolta di verbali di interrogatori di Ernest Schifferegger (altoatesino, interprete, ex sergente SS, come tale presente anche a Sanremo) e di Fioravante Martinoia (ex autista delle SS di Sanremo) da parte della Corte d'Assise Straordinaria di Sanremo
 
Circa l'attività di Reiter e compagni ben poco posso dire in quanto il mio compito era strettamente quello di autista e non mi era permesso di entrare nell'ufficio se non per il tempo necessario a ritirare i fogli di marcia per la macchina [...] Per quanto riguarda le sevizie e torture che i tedeschi solevano fare nei riguardi degli arrestati, in coscienza debbo affermare che non ho mai assistito a scene del genere. Sentivo dire che alle volte quando gli arrestati non parlavano venivano menati. Io però non ho mai visto dei detenuti seviziati o che portassero i segni di percosse [...]
Fioravante Martinoia (ex autista delle SS di Sanremo), dichiarazioni in documento statunitense già citato


Ventimiglia (IM): il Municipio

Dopo l’occupazione francese di Ventimiglia si era insediata una Giunta municipale di filo-francesi con a capo un sindaco, il dottor Gibelli. Il CLN era stato costretto a trasferirsi a San Remo. Un gruppo di propagandisti dell’annessione aveva preso a tappezzare strade ed edifici della città e dei paesi dell’entroterra di bandiere e manifesti inneggianti alla Francia, si era riversato nei comuni a sollecitare pronunciamenti annessionistici alternando promesse e minacce e sistemando alla testa delle amministrazioni elementi di propria fiducia.
[...]
MUNICIPIO DI VENTIMIGLIA COMMISSIONE COMUNALE DI EPURAZIONE
Una Commissione di Epurazione è stata formata nel Palazzo Comunale di giudicare quanto segue:
1) i rapporti dei cittadini con il nemico.
2) i fascisti che hanno ricoperto cariche importanti o meno, i fascisti che hanno apertamente o surrettiziamente oppresso le persone e violato i principi naturali della libertà, che si sono distinte nella propaganda, hanno commesso rappresaglie e persecuzioni o hanno realizzato profitti illeciti.
3) Tutte le persone che hanno, per qualunque ragione, collaborato con i tedeschi.
4) Tutte le persone che, avvantaggiati dalla tragica condizione della città a causa di eventi militari e le operazioni, hanno saccheggiato e depredato, così come tutti i ricettatori di merci rubate.
Le Denunce debitamente firmate devono essere depositate presso la Commissione di cui sopra.
Ventimiglia, 1° maggio 1945.
(In italiano e francese)
7. ALLA POPOLAZIONE
Il vostro Comune è stato liberato. Il nemico si è arreso in tutta Italia! L' orgoglioso esercito tedesco è stato battuto su tutti i fronti! L'ora della vittoria è vicina! Nel bel mezzo delle vostre rovine e del vostro dolore avete mostrato un magnifico coraggio civile. La Francia vi è grata per questo. La Francia vuole aiutare i vostri bisogni, che lei sa essere immensi, con fraterna operosità. La Francia intende portare a questa regione di confine, a cui è legata da vincoli indistruttibili di storia e di sangue, il suo aiuto più affettuoso ed efficiente.
Coloro che qui rappresentano la Francia conoscono il vostro attaccamento al loro paese.
Vi chiedono di fidarsi di loro.
Stanno in ogni modo cercando di conciliare le loro legittime aspirazioni con le attuali necessità militari.
Il loro avvicinamento sarà quello dei vostri amici di sempre.
Sia il coraggio reciproco e la fede in un comune futuro di pace e libertà.
Ten. Col. ROMANETTI
Ventimiglia, 5 maggio 1945 Maggiore della Guarnigione
(In francese)
[...] Il 28 settembre il GSI invia al G-2 copie del manifesto dell’Unione Federalista Ventimigliese (non presenti nella documentazione pervenutaci) e un rapporto definitivo del Capitano Philip Garigue, Civil Affairs Officer (CAO), AMG di San Remo.
" [...] Dr. Giacomo Gibelli
Circa 35 anni. Celibe. Membro del partito fascista fino al 1943. Ha prestato servizio con il “CSIR” in Russia come Medico, con grado di Capitano, e anche come interprete, perché parla fluentemente russo, polacco, rumeno, francese, conosce un po’ l’inglese. Si è unito ai partigiani locali nel febbraio 1945 dopo essere stato in carcere per pochi mesi in seguito all’arresto da parte dei tedeschi. E’ stato nominato Sindaco dopo la liberazione di VENTIMIGLIA. Non è pro-francese né pro-italiano, ma ha un forte sentimento verso i problemi locali.
(SGD) P. GARIGUE" [...]
Antonio Martino, L’annessione di Tenda e Briga nei rapporti dell'intelligence alleata (1945-1946), “Storia e Memoria”, rivista dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Genova, 2013-2

domenica 11 luglio 2021

Preferisco la morte al disonore di venire con voi


Fonte: ANPI di Lavello (PZ)

Alla Memoria del Partigiano Michele Mario Miscioscia, nato a Lavello (Pz) Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria
Mario si arruola volontario nelle gloriose file dei Partigiani. Assegnato alla 6/a Divisione d'assalto "Gaibaldi"- 3/a Brigata "Bacigalupo", operante nella zona di Porto Maurizio (Liguria).
E nell'indomita unità Garibaldina si distingue per sprezzo del pericolo e spirito di sacrificio. Invano i superiori lo esortano a non esporsi troppo. Lui, sordo a ogni richiamo, vuol dimostrare come sanno combatere i soldati d'Italia!!!
Fu appunto in una di queste pericolose sortite, che rimase colpito.... Impossibilitato a ricevere i primi conforti dai compagni, e di raggiungere a causa delle ferite, le sue linee; cadde nelle mani dei nazi-fascisti. Da questi gli viene fatta la proposta se voleva essere  curato .... Era un appello alla vita per il povero Mario, poteva accettare. No!!!
La vita è ben poca cosa quando la si offre per un grande ideale.
"Non voglio niente da voi - disse - finitemi qui, vicino ai miei compagni!"
E la raffica micidiale, crudele e spietata di un ignoto varamaldo lo abbatte cadavere.
Son passati settanta anni o Mario, ma il tuo ricordo non è punto svanito.
Il dolore dei tuoi è ancora acerbo, ma fiero, come fiera e stata la tua morte.
Come fieri sono anche qui, nella tua amata Lavello, i vessilli abbrunati dei Combattenti, che ti onoreranno sempre e che, additandoti quale esempio luminoso ai posteri,diranno: "Fu forte, e morì credendo".
L'olocausto delle tue ventitré primavere, non è stato vano, perché ci hai tracciato la via da seguire che è quella: del bello ed alto eroismo.
La tua morte è Vita!!! E' l'espressione più pura di questa tanto martoriata e misconosciuta gioventù Italica.
La tua tomba è un'ara, sulla quale si inchineranno riverenti le future generazioni.
A te o Mario, a noi che ti seguiremo:
FRATELLI D'ITALIA, L'ITALIA S'E' DESTA!!!
di Achille Occhionero, Lavello 3 novembre 1945
Redazione, Mario Miscioscia, Anpi Mario Miscioscia Lavello

Fonte: la Repubblica

Fotografie, documenti, attestati, riconoscimenti. Semplici carte che per le famiglie di appartenenza e per l’intera comunità diventano patrimonio storico, tesoro da custodire e memoria da tramandare. Raccontano un pezzo di storia dell’Italia del sud che si intreccia con quella personale di uomini e donne che hanno sacrificato la propria vita per la libertà. Antonio Pellegrino, Giuseppe Pace, Michele Mario Miscioscia, Luigi Tudisco, Alfredo Tucci, Domenico Traficante, Donato Pettorruso, Giovanni Pallottino, Mauro Mastrantuono, Luigi Giudice, Alfonso Cesarano, Giovanni Carretta, Mauro Carretta, Mauro Caprioli e Giuseppe Bisceglia sono i cittadini di Lavello (Potenza) che hanno dato il loro contributo alla lotta di Liberazione nazionale come partigiani nelle regioni del nord dal 1943 al 1945. A loro, l’Anpi di Lavello ha dedicato una mostra documentaria frutto di un lungo lavoro di ricerca condotto all'Archivio centrale dello Stato a Roma e visitabile fino al 30 aprile nei locali adiacenti al museo civico della sede del Comune. “Si tratta delle vicende storiche della gioventù dei nostri nonni, dell'emigrazione dalla nostra terra - spiegano gli organizzatori -  ci piacerebbe che le persone trovassero dei riscontri in modo da aiutarci a ricostruire e recuperare la memoria su quegli anni che, comunque la si pensi, hanno lasciato un segno profondo nella storia del nostro Paese”.
Anna Martino, Potenza, l’antifascismo abita a Lavello: mostra documentaria sui partigiani che persero la vita per la libertà, la Repubblica, 26 aprile 2018

Fonte: la Repubblica

Sempre il 20 gennaio veniva ucciso a Ubaghetta, Frazione di Borghetto d'Arroscia (IM), il partigiano Michele Miscioscia (Mario), nato il 3 novembre 1921 a Lavello (PZ) in Basilicata. Il giorno prima era stato incaricato di portare dei viveri nella zona di Marmoreo, Frazione del comune di Casanova Lerrone (SV). Al ritorno, verso Ubaghetta, trovò il passaggio sbarrato dal nemico. Si lanciò all'attacco con una bomba a mano, sacrificandosi, ma permettendo agli uomini dell'intendenza della Divisione e del Distaccamento "Gian Francesco De Marchi" di sganciarsi incolumi da Ubaghetta, dove erano stati attestati. ... il 19 gennaio era stato incaricato di portare dei viveri nella zona di Marmoreo; mentre rientrava alla base avvistò una colonna nazi-fascista che si dirigeva verso Ubaghetta: impossibilitato a sorpassare il nemico senza farsi scorgere... non esitava a lanciare una bomba a mano... I partigiani ed i civili, mercé il suo sacrificio, poterono abbandonare il paese celati al nemico... con queste parole la morte di Miscioscia veniva ricordata in una successiva comunicazione del Distaccamento "Angiolino Viani" alla I^ Brigata (che, ad ulteriore conferma del momento drammatico vissuto da quelle formazioni partigiane, aggiungeva "Il 20 gennaio 1945 si è assentato il polacco Valter senza fare più ritorno. Da ultime informazioni risulta che attualmente si trovi presso il Distaccamento di "Domatore" della III^ Brigata...").
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste,  Anno Accademico 1998 1999

A Ubaghetta c’era un deposito di viveri. Nella sera del 22 gennaio 1945 Luigi Boriello (Boriello), dopo essersi portato in Val Lerrone, tornava verso Ubaghetta e decise insieme a Mario Miscioscia e qualche altro partigiano di tentare una puntata sul deposito: se Ubaghetta fosse stata sgomberata avrebbe preso viveri per sé e per i compagni. Giunto a Ubaghetta, il gruppo di partigiani si accorse troppo tardi che il borgo era presidiato: una raffica di mitraglia da una finestra e Miscioscia venne colpito in pieno petto. I compagni cercarono di difenderlo. Boriello sparò contro la finestra da cui era provenuta la raffica, sparò con la pistola tutti i colpi del caricatore, poi non gli rimase che tornare nel bosco, abbandonando il compagno alla sua sorte, in quanto non vi era modo di portarlo in salvo. Raggiunto morente da alcuni militi che occupavano Ubaghetta, molto sofferente e conscio della sua sorte imminente, chiese egli stesso di ricevere il colpo di grazia.                                                                                                         Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021;  La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna,  IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016   ]
 
Nelle prime ore del 20 gennaio tre colonne tedesche ed alcune compagnie di “Cacciatori degli Appennini”, provenienti da Borghetto d’Arroscia, da Casanova Lerrone e da Pieve di Teco, giungono nella zona. La pattuglia garibaldina avvista il nemico e apre il fuoco.
Dal diario militare di Luigi Pantera Massabò:
Il partigiano Mario Miscioscia, di anni 23, addetto dell’Intendenza, mentre ritorna dalla zona di Marmoreo, dove aveva portato dei viveri, nei pressi di Ubaghetta avvista una delle tre colonne nazifasciste che stanno dirigendosi verso il paese. Impossibilitato a sorpassare il nemico senza farsi scorgere per andare ad avvisare in tempo i compagni, trovandosi in una posizione che gli rende difficile la fuga, viene scoperto, per cui non esita a lanciare contro la colonna una bomba a mano, ed avvicinatosi ulteriormente, la scarica contro la sua pistola, in modo da mettere in stato d’allarme i compagni che si trovano nella zona, manda così a vuoto il colpo di mano del nemico, ormai nell’ultima fase di avvicinamento. Mentre compie il valoroso atto, è colpito mortalmente da una raffica di arma automatica.
All’ufficiale fascista che li chiede di darsi prigioniero, in cambio delle cure che gli avrebbe fatto prodigare, risponde: “Preferisco la morte al disonore di venire con voi”.
Tale frase riferiva l’ufficiale stesso, ammirato, alla popolazione di Borgo di Ranzo
.
Francesco Biga 
(con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. IV. La Resistenza nella provincia di Imperia dal Primo Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005
 
Fonte: ANPI Sezione di Lavello (PZ)

Spett. Comando
Nel territorio della parrocchia di Ubaghetta comune di Borghetto d'Arroscia è stato ucciso dai Cacciatori degli Appennini il garibaldino Miscioscia Mario della provincia di Bari [?] appartenente all'intendenza della brigata (II?) il giorno 20 gennaio 1945.
Fu religiosamente seppellito nel cimitero il giorno 21.1.45.
Questo mi è noto
Sac. Igino Rebaudo, Dichiarazione relativa all'uccisione di Mario Miscioscia. Fonte: ANPI Sezione di Lavello (PZ)
 

 
 

31 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", allegato n° 24, circa le perdite subite nel mese di gennaio 1945: "... il 20, a Bosco, Gino Bellato, William Bertazzini, Gospar, soldato russo, Rolando Martini e perirono in altre località Antonino Amato, Giuseppe Cognein *, Mario Miscioscia *, Attilio Obbia, Franco Riccolano *; il 22 a Pogli Giuseppe Caimarini e Settimio Vignola; il 23 Germano Cardoletti ...".
   * Proposta assegnazione medaglie d'argento alla memoria a Mario Miscioscia, caduto il 20 gennaio 1945 nel tentativo di avvertire i compagni dell'arrivo dei tedeschi, a Giuseppe Cognein e a Franco Riccolano. 
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II
 

venerdì 4 giugno 2021

Sottoposto a barbare sevizie nulla svelava sul movimento partigiano

Moltedo, Frazione di Imperia - Fonte: Mapio.net

[...] Il giorno 22 luglio 1944 a Moltedo sono catturati dalle brigate nere tre partigiani della II Divisione Garibaldi F. Cascione. I partigiani Nino Gazzano di anni 19 e Elsio Guarrini di anni 18, appartenenti alla IV brigata, sono fucilati immediatamente sulla piazza del paese. Il partigiano Francesco Gazzano di anni 28, staffetta delle SAP che teneva i collegamenti con la IV brigata, è fucilato il giorno 23 nei pressi del cimitero di Porto Maurizio.
Nino Gazzano, era sceso dalla montagna il giorno prima per conoscere il fratello che era nato da pochi giorni e che non aveva ancora visto. Era sera e così, assieme al compagno Elsio Guarrini decidono di dormire in un fienile vicino al paese. La mattina seguente i due partigiani sono circondati dalle brigate nere e catturati. Vengono immediatamente portati sulla piazza di S. Caterina, in centro paese, e fucilati all’alba del 22 luglio.
La gloriosa IV brigata ha preso il nome di Elsio Guarrini, medaglia d’argento al Valor Militare.
Redazione, La Resistenza imperiese ricorda i Partigiani caduti per la libertà a Moltedo, Riviera24.it, 25 luglio 2015

Elsio Elsio Guarrini. Nato ad Imperia il 15 agosto 1925. Partigiano dal 24 settembre 1943. Vice comandante di Battaglione al momento della morte. A seguito di una delazione venne sorpreso nel sonno in un fienile; con lui venne catturato anche il compagno Nino Stella Gazzano. 
Guarrini e Gazzano chiesero ed ottennero la fucilazione nel petto dopo avere esclamato perché noi non siamo traditori e morirono gridando Viva i partigiani. Furono fucilati nella piazza della vicina Moltedo, Frazione di Imperia.
Furono fucilati dai militi Amleto Alunni - poi fucilato insieme al tenente Salerno alle Ferriere di Imperia il 29 aprile 1945 - e Antonio Cartonio - giustiziato a Castellamonte (TO) il 3 maggio 1945 -, entrambi protagonisti di altre esecuzioni, entrambi della Compagnia Ordine Pubblico (O.P.) Imperia, comandata dal famigerato capitano Giovanni Daniele Ferraris.
Nello stesso rastrellamento venne catturato anche il partigiano Francesco Bruna Gazzano (della S.A.P. locale, incaricato di mantenere i contatti con la IV Brigata, catturato a Moltedo il 22 luglio 1944, il quale fu condotto nella caserma Ettore Muti di Imperia Porto Maurizio, dove fu interrogato e torturato, prima di essere fucilato il 23 luglio 1944 in Via Artallo nei pressi del cimitero di Porto Maurizio. 
Elsio Guarrini venne decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione: Giovane e fervente patriota, durante una pericolosa missione assieme ad un compagno di fede, si impegna in aspro combattimento contro preponderanti forze nemiche, finché, rimasto privo di munizioni, veniva sopraffatto e catturato. Sottoposto a barbare sevizie nulla svelava sul movimento partigiano. Condannato a morte, affrontava il plotone di esecuzione con eroica fermezza cadendo al grido di Viva l'Italia. Moltedo (Imperia), 22 luglio 1944
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, Edito dall'Autore, 2020  [ n.d.r.: altri lavori di Giorgio Caudano: Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, Edito dall'Autore, 2016  ]

[...] Elenco delle vittime decedute
Gazzano Francesco Mario (nome di battaglia “Bruna”) di Francesco, nato a Moltedo superiore (Imperia) il 28.02.1916, anni 28, Partigiano, (II Div. “F. Cascione” IV Brig.) dall'01.05.1944 al 23.07.1944 n° dichiaraz. Integrativa 3034. Catturato a Moltedo il 22.07.1944 trasferito nella Caserma “Ettore Muti” di Imperia Porto Maurizio, torturato, fucilato il 23.07.1944 in Via Artallo nei pressi del Cimitero di Porto Maurizio (Imperia). Successivamente la salma sarà trasportata nel Cimitero di Moltedo e quivi seppellita con Guarrini Elsio e Gazzano Nino.
Gazzano Nino (nome di battaglia “Stella”) di Emilio, nato a Moltedo (Imperia) il 20.03.1925, anni 19, Partigiano, (II Div. “F. Cascione” IV Brig.) dal 10.05.1944 al 22.07.1944 n° dichiaraz. Integrativa 2529. A seguito di una delazione, mentre dorme in un fienile con il compagno Guarrini Elsio è sorpreso da una squadra di fascisti comandata dal Ferraris. Fucilato a Moltedo nella piazza Santa Caterina il 22.07.1944.
Guarrini (Guarini) Elsio (nome di battaglia “Elsio”) di Carlo, nato a Imperia il 15.08.1925, anni 18, Partigiano, Vice com.te Battaglione (II Div. “F. Cascione” IV Brig.) dal 24.09.1943 al 22.07.1944 n° dichiaraz. Integrativa 6160. A seguito di una delazione, mentre dorme in un fienile con il compagno Gazzano Nino è sorpreso da una squadra di fascisti comandata dal Ferraris. Fucilato a Moltedo nella piazza Santa Caterina il 22.07.1944. Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione:
“Giovane e fervente patriota, durante una pericolosa missione assieme ad un compagno di fede, si impegna in aspro combattimento contro preponderanti forze nemiche, finché, rimasto privo di munizioni, veniva sopraffatto e catturato. Sottoposto a barbare sevizie nulla svelava sul movimento partigiano. Condannato a morte, affrontava il plotone di esecuzione con eroica fermezza cadendo al grido di “Viva l'Italia”. Moltedo (Imperia), 22 luglio 1944
[...]
Durante il rastrellamento avvenuto a Moltedo (frazione di Imperia) il 22 luglio 1944 i militi Amleto Alunni e Antonio Cartonio della GNR Compagnia Ordine Pubblico Imperia (Comandata dal capitano Giovanni Daniele Ferraris) fucilano sulla piazza di Moltedo i partigiani Gazzano Nino e Guarrini Elsio. Sono caduti chiedendo la fucilazione nel petto “perché noi non siamo traditori” e morivano gridando “Viva i partigiani”.
Nello stesso rastrellamento viene catturato anche il partigiano Gazzano Francesco, condotto nella caserma “Ettore Muti” di Imperia Porto Maurizio, interrogato e torturato verrà fucilato il 23 luglio 1944 in via Artallo nei pressi del Cimitero di Imperia Porto Maurizio [...]
Roberto Moriani, Episodio di Moltedo - Artallo, Imperia, 22-23.07.1944, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

Elsio Elsio Guarrini. Nato ad Imperia il 15 agosto 1925. Partigiano dal 24 settembre 1943.Vice comandante di Battaglione al momento della morte. A seguito di una delazione venne sorpreso nel sonno in un fienile; con lui venne catturato anche il compagno Nino Stella Gazzano. Furono entrambi fucilati nella piazza della vicina Moltedo, Frazione di Imperia, dai militi Amleto Alunni e Antonio Cartonio della G.N.R. (Compagnia Ordine Pubblico Imperia), comandata dal famigerato capitano Giovanni Daniele Ferraris. Chiesero ed ottennero la fucilazione nel petto perché noi non siamo traditori e morirono gridando Viva i partigiani. Nello stesso rastrellamento venne catturato anche il partigiano Francesco Bruna Gazzano, il quale fu condotto nella caserma Ettore Muti di Imperia Porto Maurizio, dove fu interrogato e torturato, prima di essere fucilato il 23 luglio 1944 in Via Artallo nei pressi del cimitero di Porto Maurizio. Elsio Guarrini venne decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione: Giovane e fervente patriota, durante una pericolosa missione assieme ad un compagno di fede, si impegna in aspro combattimento contro preponderanti forze nemiche, finché, rimasto privo di munizioni, veniva sopraffatto e catturato. Sottoposto a barbare sevizie nulla svelava sul movimento partigiano. Condannato a morte, affrontava il plotone di esecuzione con eroica fermezza cadendo al grido di Viva l'Italia. Moltedo (Imperia), 22 luglio 1944 - Redazione, Arrivano i Partigiani, inserto "2. Le formazioni di montagna della I^ e della VI^ Zona Operativa Ligure che operavano nella provincia di Savona", I RESISTENTI, ANPI Savona, 2011