mercoledì 7 ottobre 2026

Il contributo di un distaccamento partigiano alla battaglia di Badalucco il 26 settembre 1944

Il torrente Argentina poco a valle di Badalucco (IM)

Settembre [1944] stava finendo, si era già al venticinque, e nel riposo di quei giorni si assaporava la continuità di una stagione veramente splendida, soleggiate giornate mitigate da un lieve brezza che contribuiva ad aumentare il generale torpore avvertito dall'intero reparto. Ma quel mattino la dolce noia venne bruscamente interrotta dall'improvviso rumore di armi automatiche, raffiche lontane ma distinte provenivano dalla valle Argentina in direzione di Badalucco, sensibilmente attenuate dal massiccio del Faudo. Col passar delle ore, anzichè decrescere, gli scoppi aumentavano di intensità, giungevano nitidi i ritmati colpi di una Breda 37, la pesante mitraglia da posizione a cui a tratti si aggiungevano i cupi rombi dei mortai. In tutti la tensione era scattata, senza alcun ordine ognuno aveva raccolto le cose essenziali e controllate le armi in dotazione; e si cominciò ad attendere l'evolversi dei fatti e la loro conoscenza, una delle tante attese, a volte inutili, a volte pericolose. Il fragore dei colpi aumentava in un continuo crescendo confuso e minaccioso, giungendo stranamente spezzettato dalla discontinuità di un vento capriccioso; la nostra zona continuava a presentare un aspetto di assoluta tranquillità, anche all'attento occhio dei valligiani posti di guardia ai primi colpi d'armi da fuoco avvertiti. Scorrevano lente le ore di quella giornata e, quando il nervosismo cominciò ad accentuarsi, si era giunti alle prime ore del pomeriggio, una staffetta di Artù [Arturo Secondo, della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"], comandante della resistenza dislocata nella valle Argentina, si presentò finalmente per comunicarci quanto accadeva: una formazione di repubblicani, di stanza a Taggia, in una delle solite puntate intimidatorie, era stata affrontata dai reparti del luogo e costretta a rifugiarsi in un frantoio alla periferia di Badalucco. Un primo tentativo di forzare il blocco da parte dei repubblicani era stato nettamente sventato dalle forze di Artù, che controllava con i suoi uomini l'intera valle. Nella stessa, la resistenza trovava un completo appoggio da parte della popolazione che, oltre a fornire di generi alimentari i reparti combattenti, ad ogni infiltrazione di forze avversarie abbandonava il lavoro per impugnare le armi, determinando nella vallata una coesione operativa difficilmente riscontrabile in altre località. E come ogni avvenimento che raggiunge limiti al di sopra della norma, una spiegazione che giustificava l'intesa veniva presentata: conca semiselvaggia, circondata da monti ripidi, dagli accessi aspri e stretti, facilmente controllabili, in un'epoca lontana aveva duramente impegnato i pirati saraceni e, particolarmente, il feroce Luco, uomo spietato che terrorizzata il tratto di costa contiguo e le valli adiacenti; di qui la presunta origine del nome "Bada Luco" assunto dalla grossa borgata, capoluogo della valle. E nel rispetto d'una tradizione, o d'una fantasia diventata leggenda nel tempo, i suoi abitanti nei giorni del pericolo si univano solidali per affrontarlo. E per essere aiutati, nel ripetersi di una simile eventualità, venne richiesto al nostro distaccamento di tenersi pronto ad intervenire in qualsiasi momento, allo scopo di bloccare l'ingresso alla valle ai reparti tedeschi di stanza in riviera, tenuti in stato di preallarme per un previsto, secondo tentativo di liberare gli assediati. Il resto della giornata e la notte trascorsero nell'inutile attesa di ulteriori informazioni; unica variante notata, il rallentamento dei colpi che denunciava la forzata pausa imposta dall'oscurità. Ma alle prime luci dell'alba, dallo stretto sentiero che portava alla valle, quasi improvvisa ai nostri occhi, si presentò la staffetta, il volto largamente bagnato di sudore, nello sforzo di giungere in tempo a comunicarci d'entrare immediatamente in azione. I rinforzi tedeschi erano partiti e si ripetè ancora la spontaneità della partecipazione, il reparto che si dispose a partire raggruppava la quasi totalità degli effettivi. Il luogo dell'appostamento era lontano e l'urgenza non ammetteva indugi; la caccia era nuovamente aperta. Fresche energie, accumulate in giorni di assoluto riposo, ci consentirono di procedere a una velocità sostenuta, senza accusare lo sforzo; inoltre il forte ritmo assunto eliminava momentaneamente l'ansia che precedeva solitamente lo scontro. Sconosciuti sentieri, ripidi e tortuosi, percorsi nell'accompagnamento della minacciosa musica suonata dalle armi dei contendenti, tesi nell'affermazione d'una violenta supremazia. 
E quando la valle si restrinse fino a diventare gola sul cui fondo scorreva il fiume Argentina, il distaccamento, senza porre alcun indugio, poichè il nemico poteva giungere da un momento all'altro, prese posizione a circa un centinaio di metri d'altezza, su di uno strapiombo impossibile a raggiungersi dal basso per l'assoluta mancanza di sentieri diretti. La posizione dominava completamente il tratto di strada sottostante, che seguiva alternandosi sulle due sponde il corso del fiume; di fronte a noi, la strada, per le difficoltà del percorso, operava uno scarto che la portava a superare il ponte sull'Argentina, venendosi a trovare in una posizione a noi frontale. 
Iniziarono i lunghi, interminabili minuti dell'attesa, sempre accompagnati dal messaggio delle armi che ininterrotto continuava ad espandersi, tensione di sguardi nell'avvistare la preda, cacciatori chini sulle armi pronte a far fuoco, immobili nel cogliere il primo soldato apparire alla curva al di là delponte. E apparve il primo, e il secondo, e altri, ai lati della strada, un procedere lento, guardingo, lo sguardo alla ricerca del pericolo che sentivano vicino, e avanzavano ancora, lentamente ma avanzavano, le file dei soldati si snodavano sempre più lunghe, avvicinandosi. Giungeva appena qualche voce portata dall'aria e il rumore dei passi sul fondo sassoso della strada. E come un ruggito, le armi improvvise esplosero i loro mortali colpi, un assordante ritmo; il Majerling vibrava spietato e perfetto, come voluto dai suoi creatori che affannosamente ora cercavano riparo anche nel piccolo sasso, nel tentativo di evitare la morte che giungeva dall'alto. Per un attimo ebbi la sensazione di essere a bordo di un aereo, tanto impietoso il nostro fuoco colpiva i soldati della Wermacht che, come impazziti, correvano sulla nuda strada e nel sassoso letto del fiume, ridotto a puro rigagnolo dalla lunga estate. 
Di colpo il silenzio, le armi brucianti tacevano, e tutto al nostro sguardo apparve immobile, piccole forme in strane posizioni, solo i nostri respiri e qualche voce oltre la curva, soldati superstiti, uomini vivi che fuggivano un piccolo inferno. Nella valle il rumore del combattimento giungeva ancora, noi lo si sentiva lontano, enormemente lontano. Per quel giorno la caccia era finita, una giornata piena da considerarsi fortunata; la tradizione della valle ancora una volta era stata rispettata e, se di leggenda si trattava, la stessa era diventata realtà, anche ai pirati moderni era stato imposto il "Bada Luco". 
Renato Faggian (Gaston), I Giorni della Primavera. Dai campi di addestramento in Germania alle formazioni della Resistenza Imperiese. Diario partigiano 1944-45, Ed. Cav. A. Dominici, Imperia, 1984, pp. 63-66

La battaglia [n.d.r.: che riguardò tutta Badalucco e dintorni ed alla quale il distaccamento (della IV^ Brigata) di Faggian diede il contributo sopra descritto], iniziata alle sette del 25 e terminata vittoriosamente alle sedici del 26 settembre, salva Badalucco dalla rappresaglia dei nazi-fascisti che subiscono una delle più dure disfatte della guerra partigiana imperiese; perdono circa centosettanta uomini tra morti e feriti, compresi quattro ufficiali (due bersaglieri e due Tedeschi) e quattordici sottufficiali caduti in battaglia o dispersi, o colpiti dai propri mortai che avevano sbagliato tiro.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, p. 92