mercoledì 23 settembre 2026

Sugli inizi della Resistenza a Bordighera

Bordighera (IM): regione Arziglia

Verso la fine del '42 alcuni antifascisti di Bordighera, o ivi residenti, che precedentemente svolgevano un'attività contro il fascismo non coordinata, si riuniscono, e formano un gruppo organizzato. Fra questi antifascisti, Tommaso Frontero allaccia il gruppo al PCI di Sanremo, e prende contatto con i comunisti sanremesi Luigi Nuvoloni, Umberto Farina, Alfredo Rovelli. Ai primi del '43 si crea in Bordighera il comitato comunista di settore, con a capo Tommaso Frontero, Ettore Renacci e Schiva Angelo. In seguito, a queste persone si aggiunsero altre, fra cui Charles Alborno, Siffredi Alborno, Pippo Alborno, l'architetto Mario Alborno (che prese poi il nome di battaglia "Cecof"), Renzo Rossi. 
Dopo il 25 luglio 1943 il gruppo entra in contatto con altri antifascisti di Bordighera, fra i quali Renato Brunati, indipendente. Al gruppo si aggregano nuovi elementi; più tardi, il gruppo entra pure in contatto col segretario della Federazione Provinciale del PCI (in quel periodo, Miroglio Augusto o "Domenico"), che invita i settori ad adoperarsi per la costituzione dei CLN. 
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, p. 245

La propaganda antifascista e antitedesca fu praticata nella zona di Bordighera da Renato Brunati e da me in un contempo indipendentemente, senza che nemmeno ci conoscessimo: ma nel 1940 ci incontrammo e d'impulso associammo i nostri ideali e le nostre azioni, legati come ci trovammo subito anche da interessi intellettuali ed artistici. La vera azione partigiana s'iniziò dopo il fatale 8 settembre 1943, allorchè Brunati e la sig. Maiffret [Lina Meiffret] subito dopo l'occupazione tedesca organizzarono un primo nucleo di fedeli e racimolarono per le montagne, sulla frontiera franco-italiana e nei depositi, armi e materiali: armi e materiali che essi vennero via via accumulando a Bajardo in una proprietà della Maiffret, che servì poi sempre di quartier generale in altura, mentre alla costa il luogo di ritrovo e smistamento si stabiliva in casa mia ad Arziglia e proprio sulla via Aurelia. [...] Dalla casa mia venivan portati al covo di Bajardo coperte, viveri e materiali che gli affigliati provvedevano con me e tra questi attivissimo il compagno Giacometti di Ventimiglia. [...] Verso la metà di novembre [1943] due ufficiali inglesi, fuggiaschi del campo di ferma, vennero a capitar nella zona di Bajardo, ricoverati e confortati dai nostri, sistemati poi nottetempo in un casolare di vetta. Fu poi progettata la fuga in Corsica: ma il 1° tentativo perì per la defezione del marinaio che s'era assunto l'apparecchiamento della barca: tuttavia i 2 inglesi scesero ad Arziglia in casa mia, guidati dai capi in pieno equipaggiamento partigiano a mezzogiorno per via Aurelia sotto il naso dei tedeschi: da Arziglia si trasferirono alla casa di Brunati, alla Madonna della Ruota ma una sorpresa della polizia che arrestava Brunati e la Maiffret costrinse nuovamente gli inglesi a raggiungere casa nostra ove restarono 15 giorni. I 2 capi vennero rilasciati per insufficienza di prove il 22 dicembre, raggiunsero Bajardo ove già erano tornati gli inglesi. Un nuovo tentativo di fuga in Corsica venne organizzato in casa mia coll'aiuto di patrioti bordigotti; [Vincenzo Manuel] Gismondi - Assaddria [Assandria] - Maraglia [Moraglia]. Un canotto di Donegani, trafugato venne adattato col fuoribordo acquistato con fondi di Giacometti equipaggiato e messo in acqua: vi salirono… i 2 inglesi ed i nominati patrioti, dopo un breve soggiorno in casa mia per gli ultimi preparativi. Ma l'imbarco avvenuto felicemente ad onta della attiva sorveglianza tedesca, non ebbe buon esito, chè la barca si empì d'acqua a 200 metri da riva ed a stento i fuggiaschi raggiunsero la costa rifugiandosi poi da me, fradici ed avendo salvato solo il motore. Da allora i 2 inglesi restarono in casa fino al 25 gennaio '45, salvo un breve soggiorno a Bajardo nel gennaio ‘44. Gismondi fu arrestato e ciò allarmò tutta la nostra banda [...] Purtroppo il 14 febbraio 1944 Brunati e la Maiffret, venivano definitivamente presi dai repubblicani  [...]                                                                                             Giuseppe Porcheddu, Memoriale manoscritto (documento conservato in fotocopia presso IsrecIm), senza data, edito in Francesco Mocci, (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019

Fino dai primi tempi in seno al PCI si crea, anche per la zona circondariale di Sanremo una specie di "triangolo operativo" (detto anche secondo un termine in seguito più diffuso "triangolo militare"). Ne fanno parte Erven [Bruno Luppi] (addetto militare), Luigi Nuvoloni (incaricato per le questioni politiche), Oreste Manetti (incaricato per il vettovagliamento degli eventuali gruppi in montagna).
In una riunione dell'ottobre '43, in casa dell'ing. Casella, in Sanremo, si incontrarono l'ing. Casella, il dott. Pigati [ ... Col crescere delle coscrizioni si rese necessario anche un comitato in S. Remo e si prese perciò contatto col dott. Pigati fervente avversario del fascismo; attivissimo e coraggioso propagandista tanto nel suo studio che nell’ambulatorio della Croce Rossa... Giuseppe Porcheddu, Op. cit. ], Calvini Nanni, il dott. Samà e il magg. Ferrari, per un esame e uno studio della situazione nella zona.
Nell'ottobre del 1943 Calvini Nanni partecipa, in Sanremo, alla formazione di un comitato interpartitico, di cui fanno parte lo stesso Calvini Nanni, Bruno Luppi («Erven»), la sig.na Meiffret, l'avv. Nino Bobba, Umberto Farina.
Giovanni  Strato, Op. cit.  

A Ventimiglia in ambienti che gravitavano intorno alla stazione ferroviaria si formò una rete clandestina con l’obiettivo di sabotare i trasporti tedeschi e difendere le infrastrutture ferroviarie e stradali in concomitanza di un’eventuale sbarco alleato. A questa organizzazione aderirono una decina di ferrovieri assieme a carabinieri, poliziotti, civili. Il gruppo, che assunse il nome di Giovine Italia, riuscì a collaborare con un’altra organizzazione legata al partito comunista di Bordighera, la quale in clandestinità forniva documenti falsi a militari sbandati e antifascisti ritenuti sovversivi dalle autorità della Repubblica Sociale. Gli ufficiali dell’esercito e i carabinieri che aderirono avrebbero dovuto stabilire il controllo dell’ordine pubblico una volta il territorio fosse stato liberato. A causa di un incauto approccio da parte di Olimpio Muratore, tentato con due suoi compagni di scuola arruolatisi nella GNR ferroviaria, Carlo Calvi e Ermanno Maccario, questi rivelarono l’esistenza dell’organizzazione al loro comandante. Iniziarono subito le indagini portate avanti dalla G.N.R. e dal Commissario Capo della Polizia Repubblicana di Ventimiglia, Pavone. All’alba del 23 maggio 1944 una retata portò alla cattura di una trentina di persone, ventuno delle quali consegnate ai tedeschi, e di queste tredici furono successivamente inviate a Fossoli e poi a Mauthausen: Airaldi Emilio, Aldo Biancheri, Antonio Biancheri, Tommaso Frontero, Stefano Garibaldi, Ernesto Lerzo, Amedeo Mascioli, Olimpio Muratore, Giuseppe Palmero, Ettore Renacci, Elio Riello, Alessandro Rubini, Silvio Tomasi, Pietro Trucchi e Eraldo Viale. Solamente Elio Riello, Tommaso Frontero, Amedeo Mascioli, Aldo e Antonio Biancheri sopravvissero alla deportazione. Emilio Airaldi, invece, già sul carro merci destinato in Germania, riuscì a scardinare un finestrino del carro e a gettarsi di notte nel vuoto nei pressi di Bolzano; venne aiutato da ferrovieri che lo aiutarono s nascondersi e quindi a ritornare a casa dove giunse dopo 3 mesi. Giuseppe Palmero e Ettore Renacci furono fucilati a Fossoli, Olimpio Muratore, Silvio Tomasi, Alessandro Rubini, Eraldo Viale, Ernesto Lerzo e Pietro Trucchi morirono nel campo di Mauthausen.
Giorgio Caudano, I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: con Romolo Giordano, Le Stelle del Gusto, Azani Editore, 2026: (con Paolo Veziano), Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945, Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024; Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]

Ettore Renacci, Tommaso Frontero e Angelo Schiva facevano parte di un gruppo comunista formatosi già all'inizio del 1943 in Bordighera. Nel dicembre dello stesso anno, tale gruppo assunse la denominazione di «Comitato Comunista di Settore» e si unì ad elementi di altre correnti e partiti antifascisti. In seguito all'attività comune fu creato il CLN di Bordighera per la lotta resistenziale ma la rete clandestina venne scoperta e sgominata. Frontero e Renacci furono arrestati nelle rispettive abitazioni verso le 8 del 23 maggio 1944. Subirono maltrattamenti e furono condotti a Imperia: se ne decise la fucilazione per il 25 maggio. Ma la Gestapo li considerava elementi troppo preziosi e cercò di indurli a rivelare notizie utili sull'organizzazione antifascista. Frontero e Renacci raggiunsero quindi le carceri di Marassi e, nel giugno, fecero parte di un gruppo di 59 prigionieri trasferiti da Genova a Fossoli per mezzo di camion. A Fossoli il Renacci venne fucilato ed il Frontero inviato nei Lager in Germania.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 571 

giovedì 17 settembre 2026

Il tribunale tedesco di Ormea si è trasferito in Pieve di Teco

Pieve di Teco (IM): il Teatro Salvini. Foto: Davide Papalini. Fonte: Wikipedia

6 gennaio 1945
È una giornata caratterizzata da una intensa ricerca di alloggi per ufficiali e sottufficiali di truppa tedesca e repubblichina, proveniente dal Piemonte e di retta al litorale. Questa mattina i quattro superstiti degli arrestati in Armo sono stati tradotti in Ormea, ov'è il tribunale militare tedesco. 
7 gennaio 1945
Ieri sera, verso le 10, è giunto da Ormea un battaglione di truppa repubblichina che ha passato la notte qui in Pieve [di Teco] e stamattina alle 9 è ripartito verso la riviera. 
8 gennaio 1945
Nulla di speciale da segnalare, tranne il «lanciatore di grida» che ha chiamato i cittadini per la guardia ai fili telegrafici e telefonici in Val di Lavina. 
9 gennaio 1945
Giuvanollu Ferrari d'Armo è stato lasciato libero ieri verso le ore 6 dal Comando tedesco. È venuto a salutarmi. È in un vero stato di prostrazione, giustificato dall'arresto e dalla deportazione della figlia Pierina. Il Comando tedesco continua a chiedere alloggi.
10 gennaio 1945
Nulla da segnalare, tranne un forte passaggio di truppa tedesca nella notte. Non è possibile accertare quale sia stata la loro direzione. 
11 gennaio 1945
Questa mattina il tribunale tedesco di Ormea si è trasferito in Pieve, installandosi nel palazzo Comunale. Tale provvisoria traslazione è avvenuta per pronunciarsi sulla sorte di vari detenuti, cioè di Mario Ponzone e delle tre signorine Noemi Cacciò, Pierina Ferrari e Angela Pescio. È stata una giornata di sgomento. 
Alle 3.30 pomeridiane, per ordine tedesco, il «lanciatore di grida» comunica che tutta la popolazione fino alle 4.30 deve restar chiusa in casa. Alle 4.30 il sedicenne Mario Ponzone, fra due plotoni tedeschi, e con canti terrificanti di guerra, vien portato al supplizio; passa sotto le finestre di casa sua dalle quali la mamma, come impazzita, lancia grida strazianti. 
La popolazione era allibita e profondamente addolorata.
12 gennaio 1945
Per quel che riguarda le tre signorine summenzionate non è ancora dato di conoscerne la sorte. Come succede sempre in casi consimili, le voci che corrono sono di varia natura; perciò si vive con l'animo sospeso, perché generalmente vi è da aspettarsi più del male che del bene. 
13 gennaio 1945
Permane l'angoscia dell'attesa.
14 gennaio 1945
Si è saputo ora che le tre signorine non solo sono trattenute ma sono sottoposte ad una nuova e più severa sorveglianza. Sono cioè piantonate dalle guardie armate che, ogni due ore, notte e giorno, entrano nella camera a controllarne la presenza. Tutta questa sorveglianza fa sospettare qualche grave decisione a loro carico. 
15 gennaio 1945
Pare che la severità delle guardie sia un po' diminuita e che le tre ragazze possano anche uscire dalla camera e scendere nella cucina dell'albergo, sul cui pianerottolo però è sempre la guardia armata. Tale allentamento può essere forse considerato come un presagio di provvedimenti meno gravi. Quest'oggi abbiamo udito un forte bombardamento lungo il litorale; ma non ne abbiamo potuto conoscere, nemmeno approssimativamente, la direzione precisa.
16 gennaio 1945 
Apprendo in questo momento che ieri sera in Muzio sono state arrestate dai Tedeschi cinque persone, cioè i due fratelli Francesco e Nino Delfino, Gino Patrone e Domenica Delfino. La causa di tale arresto non mi è ancora nota. Questa sera con un camion tedesco e ben scortate le tre signorine da Pieve son partite per il Piemonte; tutto fa supporre che siano deportate in Germania. Tutta Pieve era spettatrice allibita di un così straziante spettacolo. Deportazione e morte: questi sono ormai gli spettacoli ai quali assistiamo.
17 gennaio 1945 
Nino Delfino, arrestato ieri, questa mattina è stato portato all'ospedale con 40° di febbre. Sul colle di Armo, ma più in direzione di S. Bernardo, stamane è stata rinvenuta una donna morta per assideramento: si è saputo che era di Oneglia, di 45 anni; era partita per recarsi in Caprauna, ove aveva una sorella sfollata. La sua imprudenza fu causa della morte; difatti gli Armesi le consigliarono con insistenza di non avventurarsi sul colle in quanto, per la sua impraticabilità e per il tempo pessimo, avrebbe potuto correre grave pericolo. Infatti la povera disgraziata, non avendo ascoltato i consigli, vi trovò la morte. 
Le tre deportate, scortate da un ufficiale e da una pattuglia armata, sosteranno per breve tempo in Cuneo. 
18 gennaio 1945
Ore 10, passaggio in formazione di grandi quadrimotori. Il secondo gruppo, giunto all'altezza di Pieve, esegue un fittissimo lancio di manifestini, incitanti alla resistenza e a non rispondere alle chiamate dei tedeschi e dei repubblichini. 
19 gennaio 1945
Questa mattina, un centinaio di tedeschi, verso le 5, sono partiti per operazioni di rastrellamento per Moano e Colla Domenica; sono scesi a Gazzo, ove hanno rastrellato 60 civili, fra i quali il Tenente Cassia e il Tenente Renzo Merlino. Li hanno portati tutti in Pieve e rinchiusi nel teatro Civico. Ivi hanno trascorso tutto il pomeriggio e la notte al freddo e alla fame.
20 gennaio 1945
Stamattina il Comando ha controllato i documenti degli arrestati di ieri e li hanno lasciati quasi tutti in libertà. Anche il tenente Cassia è riuscito a svignarsela; viceversa, Renzo Merlino, ed altri sei arrestati, vennero trattenuti e anche di questi, cinque, furono rilasciati, restando infine solo Renzo, ed un giovanotto di origine tripolina. 
21 gennaio 1945
I due rimasti subirono un interrogatorio tutto speciale e poi dal Palazzo Comunale furono, sotto buona scorta, trasportati al carcere di casa Gandolfo. Questo fatto fu considerato di pessimo indizio perché si sapeva che i rinchiusi in quel carcere generalmente finivano alla fucilazione.
Nino Barli, Vicende di guerra partigiana. Diario 1943-1945, Valli Arroscia e Tanaro, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 1994, pp. 144-146 

giovedì 3 settembre 2026

Azioni partigiane tra il confine con la Francia e la Valle Argentina dal 9 al 14 settembre 1944

Castellaro (IM): Santuario di Lampedusa

All'alba del giorno stesso [9 settembre 1944] altra formazione tedesca composta da quattro autocarri, una autoblinda ed un centinaio di soldati, scontratasi presso Perinaldo con una ventina di garibaldini del 6° distaccamento inferiori per numero e per mezzi, dopo trenta minuti di combattimento li obbliga a ritirarsi. Cade nel combattimento il volontario Gianni Carli (Carletto) fu G. B. nato a Marsiglia il 14.6.1899 ed un altro rimane ferito. Non vengono accertate le  perdite nemiche. 
Altre batterie tedesche, piazzate nei pressi della cabina elettrica del Bevera sulla riva sinistra del fiume Roja, aprono il fuoco contro le linee alleate che rispondono al fuoco; il duello dura due ore. 
Il garibaldino Martino Blancardi (Martinetto) con altri compagni della V brigata tenta di liberare Arzilia, figlia dell'ex ministro Achille Grandi, ma il tentativo non riesce. 
A Taggia una pattuglia di garibaldini dell'8° distaccamento arresta alcune spie al servizio del fiduciario del Fascio repubblichino, mentre l'audace garibaldino «Ventimiglia» spara su due Tedeschi e su tre bersaglieri a poca distanza dalle caserme, ne uccide uno e ne ferisce due, allontanandosi poi incolume. 
Per lo scoppio di mine due Tedeschi muoiono dilaniati presso il Santuario di Lampedusa (valle Argentina). 
Un attacco condotto il 10 di settembre presso il ponte «Ruinà», tra il ponte Oxentina e San Giorgio (fiume Argentina), dall'8° distaccamento di Domenico Simi (Gori), mette fuori combattimento quarantacinque nazifascisti. Altro Tedesco rimasto ferito in combattimento muore all'ospedale di Taggia. 
Nella città vanno concentrandosi duemila nazifascisti al comando dell'ufficiale superiore Barone, per attuare il rastrellamento previsto. 
Tutte le case situate nei pressi del fiume Argentina, dalla villa Cappannuccia alla caserma De Sonnaz, vengono fatte sgomberare per accantonarvi le truppe, mentre il Commissario prefettizio della città, probabilmente antifascista, prende accordi con i partigiani per fornire informazioni sui movimenti nemici. 
Il giorno dopo cinque garibaldini del 2° distaccamento feriscono gravemente un ufficiale tedesco sotto Ceriana. 
A San Remo esce il primo numero del giornale clandestino «La voce di San Remo» che viene diffuso tra le popolazioni ed i combattenti della montagna. Il P.C.I. costituisce la brigata garibaldina cittadina, comprendente tutte le squadre di avanguardia, col compito di difendere il Comando della V brigata quando questa si sarebbe avvicinata alla costa.
Nella notte due garibaldini dell'8° distaccamento assaltano con bombe a mano le sentinelle di guardia ad un albergo di Taggia requisito e messo a disposizione degli ufficiali tedeschi. Le sentinelle rimangono gravemente ferite. 
Il 14 di settembre una pattuglia del 2° distaccamento cattura tre sottufficiali tedeschi recuperando un mitra, un moschetto e una pistola automatica. 
Squadre di alcuni distaccamenti della V brigata, affrontata una colonna tedesca presso Cima Marta, la distruggono completamente liberando il bestiame razziato e catturano grande quantitativo di armi e di munizioni. 
A queste formazioni della V brigata apparteneva una coraggiosa garibaldina di nome Maria che, oltre ad assistere i feriti ed i malati come crocerossina, sovente impugnava la pistola contro il nemico. Un giorno sulla funivia San Remo-monte Bignone, estratta la pistola dalla borsetta, intimava la resa a due Tedeschi che dovevano scendere a San Romolo e li catturava con l'aiuto di altri garibaldini. Servirono in seguito per uno scambio di prigionieri.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, pp. 59,60