giovedì 26 dicembre 2019

I partigiani verso la costituzione della I^ Zona Operativa Liguria

La vetta di Monte Monega, alla convergenza di Valle Argentina (a ovest), della breve vallata della Giara di Rezzo (sud-est) e del solco principale della valle Arroscia (nord-est) - Fonte: Wikipedia
 
Erven * [Bruno Luppi], che fin dall'inizio della sua attività dopo l'8 settembre 1943 si era adoperato per creare gruppi in montagna, aveva incontrata una certa difficoltà, che in sostanza si riscontrava un poco dovunque: fra i giovani fuggiti in montagna subito dopo l'armistizio alcuni erano tornati in città dopo una breve permanenza alla macchia; altri si limitavano a tenersi nascosti, ma non erano disposti a formare gruppi di combattimento; altri ancora erano scettici circa la possibilità di creare un'organizzazione efficiente [...] il farmacista di Molini di Triora [in Alta Valle Argentina] aveva comunicato ad Erven che finalmente un gruppo deciso si era formato in montagna presso Triora (poi risultò essere il gruppo di Vittò e di Tento). Tale comunicazione fu fatta direttamente ad Erven  probabilmente nel gennaio del '44 verso la fine del mese [...] Erven per esortare maggiormente il farmacista di Molini di Triora aveva alquanto esagerato nel descrivere la consistenza e l'efficienza dell'organizzazione militare in generale [...] Nel marzo '44 sorgono nuove difficoltà. Luigi Nuvoloni è costretto a fuggire  perché ricercato dalla Gestapo [...] Anche Candido Queirolo (Marco) nei primi giorni del marzo '44 lascia la zona di Imperia [...] In questo periodo Erven era solito pernottare ancora presso Beusi, mentre di giorno operava in città con gruppo di Arma di Taggia e con quello di Sanremo. [...] Frattanto Erven * per incarico del Partito (PCI) si era incontrato con Curto [Nino Siccardi]. L'incontro con espedienti vari per il reciproco riconoscimento era avvenuto in Artallo [Frazione di Imperia] dopo un primo incontro mancato a causa di un disguido. Durante l'incontro si era stabilito che Curto avrebbe preso contatto specialmente con i gruppi di montagna dislocati nella zona di Imperia, mentre Erven venne specialmente incaricato di prendere contatto con gli eventuali gruppi dislocati nella Valle Argentina.
Giovanni  Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
* Bruno Erven Luppi. Nato a Novi di Modena l'8 maggio 1916. Figlio di un antifascista, fin da ragazzo prese parte alla lotta clandestina contro il regime fascista e, nel 1935, venne arrestato e incarcerato a Modena.  Trasferitosi a Taggia (IM), si inserì nell'organizzazione comunista clandestina di Sanremo (IM). L'8 settembre 1943 era ufficiale dell'esercito quando venne catturato dai tedeschi. Riuscì però a fuggire a Roma dove partecipò ai combattimenti di Porta San Paolo. Tornato nuovamente in Liguria, fu tra gli organizzatori della lotta armata ed entrò a far parte del C.L.N. di Sanremo. Per incarico della Federazione Comunista di Imperia il 20 giugno 1944 organizzò, con altri dirigenti del partito, la prima formazione regolare partigiana del ponente ligure, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", con sede nel bosco di Rezzo (IM), la quale diventò a luglio 1944 la II^ Divisione "Felice Cascione".  Il 27 giugno 1944 da comandante di Distaccamento venne gravemente ferito nella battaglia di Sella Carpe tra Baiardo (IM) e Badalucco (IM). Per mesi riuscì avventurosamente, ancorché costretto alla macchia pur nelle sue tragiche condizioni di salute, a sottrarsi alla cattura da parte del nemico. In seguito, appena guarito, assunse la carica di vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria.
Gli fu conferita la medaglia d’argento al valor militare il 13 dicembre 1952, n. d’ordine 1571 con la seguente motivazione: “Bruno Luppi fu Paolo, animatore tra i primi della Lotta di Liberazione nella Valle Argentina, organizzatore di valore e comandante capace e deciso, si distinse particolarmente nel contrattaccare con ardita iniziativa superiori forze tedesche risalenti la rotabile militare Baiardo Badalucco. Gravemente ferito alla gamba destra, rifiutava ogni soccorso e teneva imperterrito il suo posto di comando, respingendo il nemico ed infliggendogli gravi perdite”. Sella Carpe - Baiardo (Imperia), 27 giugno 1944.  
Vittorio Detassis su Isrecim


Nella battaglia di Garessio (CN) [il 26 febbraio 1944] venne ucciso il partigiano Sergio Sabatini di Imperia.
L'11 marzo 1944 nello scontro nella zona di Nava, nel comune di Pornassio (IM), perirono altri due patrioti imperiesi, Olivio Livio Fiorenza e Giovanni Ramò. Al fatto d'armi parteciparono partigiani autonomi di Martinengo [anche Capitano Martinengo, Eraldo Hanau] e gruppi di resistenti del posto non ancora collegati con le organizzazioni antifasciste.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

[...] in concomitanza con l'aumentata pressione nazifascista, dal 28 marzo 1944 i maggiori gruppi partigiani, originati dalla "banda Cascione", vennero posti sotto il comando di Curto, che... riuscì a contattare anche le bande di "Tento", Pietro Tento, e di "Vitò" [o Vittò/Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo, già combattente nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola, organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, poi comandante di un Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" e dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"], le quali agivano nella parte occidentale della provincia di Imperia in Alta Valle Argentina con base alla Goletta di Triora (IM).
Rocco Fava, Op. cit.

Il 28 marzo 1944 Curto (Nino Siccardi), fermatosi definitivamente in montagna, prende personalmente e direttamente il comando dei gruppi sorti sul nucleo della banda Cascione.  
Giovanni Strato, Op. cit.

Le singole bande hanno un nome particolare: Volante quella di Cion [Silvio Bonfante]; Paradiso quella di Tito [Rinaldo Risso]; Inafferrabile quella di Ivan [Giacomo Sibilla]; ma, in genere, sono indicate anche con il nome del comandante. Più tardi, invece, prevarrà l'uso di un'indicazione numerica... Subito dopo il 28 marzo 1944 vi furono alcuni fatti... furono poi mandati due partigiani, Mirko [Angelo Setti] ed un altro, Peppù di Carpasio ad informarsi intorno ad un gruppo operante verso Ventimiglia, gruppo di Tento, ossia di Tento Pietro, e di Vittò...  
Giovanni Strato, Op. cit.  

Il gruppo di Tito [Rinaldo Risso] era dislocato nei pressi di Rezzo (IM); quello di Cion [Silvio Bonfante] in valle Arroscia; il gruppo di Ivan [Giacomo Sibilla] si spostò nei pressi di Caprauna (CN).
Rocco Fava, Op. cit.

... si produsse il più importante avvenimento della storia della nostra guerra di montagna: la presa di contatto fra il Curto e le bande della zona occidentale comandate da Vittò, da Erven e da Marco (Candido Queirolo): il nucleo di quella che doveva diventare la Divisione Cascione, terrore del nemico, è creato... Altri distaccamenti operavano nella parte occidentale della provincia unitamente alle diverse bande non ancora inquadrate regolarmente, Gori [Domenico Simi], Gino, Artù [Arturo Secondo], Peletta [Giovanni Alessio], Fragola [Armando Izzo], Leo [Stefano Carabalona], al comando di Vittò e di Marco. Aprile fu un periodo di assestamento... Cion attacca convogli della Wehrmacht sulla strada di Diano Marina, li decima e li sconvolge; sorprende il nemico ad Aurigo ed a Chiappa  [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; Dimitri e Gapon [Felice Scotto] del 2° distaccamento fugano i nazi-fascisti a Caporollo [Capo Rollo nel comune di Andora (SV)]; sul ponte di Rezzo il tedesco viene battuto e lascia nelle nostre mani due mitragliatrici St. Etienne, le prime catturate; spie fasciste vengono prelevate a Boscomare [Frazione di Pietrabruna (IM)] e a Dolcedo; stazioni di carabinieri vengono assediate ed occupate; ... il 30 marzo [1944] Dimitri e Caudacco con il 2° distaccamento in unione ad elementi di Badalucco occupano il paese e prendono contatto con la banda di Artù. Il nemico subiva perdite gravissime ed il bottino catturato andava ad ingrossare l'armamento dei nostri uomini, i quali, d'altra parte, non potevano contare su alcun rifornimento importante dal di fuori. E l'afflusso in montagna continuava sempre...
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia  

Nei primi giorni di aprile 1944 il Luppi si incontra nuovamente con il Siccardi a Costa di Carpasio [oggi località di Montalto Carpasio (IM)], presenti il savonese Libero Briganti (Giulio), Giacomo Sibilla (Ivan), Vittorio Acquarone (Marino) e Candido Queirolo (Marco); si decide di raccogliere tutte assieme una ventina di bande sparse sul territorio per costituire la IX Brigata d’assalto Garibaldi “F. Cascione”. Il che avviene. Anche “Vitò” si aggrega alla Brigata con i suoi uomini accampati in località “Goletta” (Valle Argentina). Questi vengono suddivisi in due Distaccamenti denominati IV e V, quest’ultimo ha per comandante “Vitò” e per commissario il Luppi, con nome di battaglia “Erven”. Il Luppi, come commissario, nei mesi di maggio e giugno prende parte a tutte le azioni che hanno consentito di ripulire i territori delle alte valli Argentina, Nervia e Roja da presidi e postazioni tedesche e fasciste...
Prof. Francesco Biga in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)

Il C.L.N. che iniziò un'opera di coordinamento e di aiuto tra le varie formazioni partigiane della provincia di Imperia... Fu il dott. Vallini, il farmacista di Molini di Triora (IM) ad essere l'anello di congiunzione [per il gruppo] di Vitò. Era impossibile circolare. Bisognava provvedere a liberare certe zone [dai nazifascisti] per poter ricongiungere i vari gruppi di patrioti. Erven ** a nome del Comitato di Liberazione portò il primo contributo in danaro di 80.000 lire... I gruppi del bosco di Rezzo (IM) e della Goletta divennero insieme la IX^ Brigata Garibaldi...
don Ermando Micheletto, La V ^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

A maggio 1944 i distaccamenti dipendenti da Nino Curto Siccardi ammontavano a sei, considerando anche il gruppo di Mirko [Angelo Setti, in seguito vice comandante della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione].


A fine maggio 1944 il Comando Generale per l'Alta Italia del Corpo Volontari della Libertà mandò disposizioni per la creazione in Liguria di un Comando unificato. Sorse così il primo Comando Militare Unificato Regionale Ligure (CMURL). La Liguria venne suddivisa in 4 zone in ottemperanza alle direttive impartite dal Comando Generale Alta Italia: I^ Zona Operativa, dalla Valle del Roia, estremo ponente della provincia di Imperia, a quella dell'Arroscia...
Attorno al 13-14 giugno 1944, in considerazione del crescente numero di combattenti che agivano nel territorio venne riconosciuta alle forze della Resistenza imperiese una nuova unità operativa, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione".
Rocco Fava, Op. cit.

Verso la fine della prima quindicina del giugno '44 i gruppi più o meno direttamente dipendenti da Curto arrivano a comprendere circa 1.500 uomini... IX Brigata... entrerà a sua volta a far parte del Corpo Volontari della Libertà (costituitosi il 19 giugno '44)...  
Giovanni Strato, Op. cit.

lunedì 23 dicembre 2019

Circa i lanci alleati ai partigiani del ponente ligure

Il Monte Mongioie - Fonte: Wikipedia

Spendere una parola sui lanci alleati per rifornimento mi pare cosa utile e necessaria per la cronaca.
[...] Non mi sono preoccupato tanto delle date precise, con giorni ed ore. [...] Mi attengo a testimonianze dirette e veritiere.
Comincio con Fragola Doria [Armando Izzo, comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"]: "Io ero in contatto col capitano Bentley, il capo missione inglese [sbarcato clandestinamente a Vallecrosia (IM) il 6 gennaio 1945] presso le nostre formazioni, che aveva con sè un suo caporale maggiore, che gli era di compagnia e gli faceva anche da segretario. Per quanto riguarda i lanci di rifornimento ricordo che ho studiato con lui la carta topografica della zona. Era un po' difficile trovare un luogo adatto dove ricevere, senza spreco, gli aiuti alleati. Le possibilità apparivano ridotte. In Liguria, anche se avessimo trovato il luogo, il fatto di essere troppo vicini alla costa avrebbe messo in moto i tedeschi e l'avventura presentava difficoltà anche di ordine militare per attacchi e lotte. Quando si passò in Piemonte, appariva un piano adatto, il Pian Rosso, così denominato, e si pensò perfino, per la sua vastità, ad attrezzarlo ad eventuale pista di atterraggio. Dovemmo però scartare l'idea soprattutto per la troppa vicinanza del Mongioie e del gruppo delle Alpi Liguri, con le loro vette superiori ai 2000 metri. Nella zona prossima al campo di lancio fissato senz'altro nel nominato Pian Rosso [Località di Viozene, Frazione di Ormea (CN)] eravamo molti appartenenti a molte Brigate garibaldine. Quando arrivai sul luogo, le Brigate si stavano sistemando. Ricordo che i primi giorni dopo il mio arrivo il tempo si era mantenuto buono, ma poi era scoppiata una bufera spaventosa. Al tormento che ci recava il maltempo si aggiungeva la preoccupazione di una possibilità dell'arrivo dei tedeschi, e noi, riuniti tutti in troppo grosso numero, saremmo stati facile bersaglio. Non conoscendo bene la zona non avevamo la possibilità, subito, di dividerci in gruppi di minore entità ed in luoghi riparati. Lo facemmo solo al cessare della bufera. Allora occupammo, distanziando i battaglioni, una zona più vasta con migliori possibilità di difesa e se necessario di attacco. Sprovvisti di ogni cosa si discuteva col capitano inglese. sul che cosa chiedere nei lanci. Purtroppo mi accorsi, e si accorsero anche gli altri comandanti, che il capitano tendeva a tirare in lungo, a menare il can per l'aia, come si dice, a temporeggiare. Noi facevamo e volevamo discutere la questione dell'armamento, dal momento che vestiti e scarpe erano stati provveduti dai Comandi di Zona insieme con Vitò ["Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"]. Volevamo armi per renderci pronti ad affrontare i tedeschi. Il capitano invece propendeva per provvedere di vestiti, scarpe, vitto e generi di conforto. Noi eravamo preoccupati per l'eventualità di un attacco tedesco, non appena quelli si fossero accorti del primo lancio.
Insistemmo, anche se vedevamo che il capitano non vedeva di buon occhio le nostre formazioni partigiane, nelle quali serpeggiava un certo colore politico a lui non tanto gradito. Alla fine si decise. e fece fare un lancio di armi. Ma erano armi leggere, sorpassate. Ci lamentammo. Sorgeva un'altra preoccupazione. Qualche giorno prima del nostro arrivo in Piemonte Radio Londra aveva annunciato o almeno sembrava avesse annunciato che gli inglesi erano giunti a Ventimiglia. Il fatto però non era avvenuto, perchè gli inglesi si erano stabiliti nelle linee fortificate francesi confinanti con l'Italia, ma non pensavano ad avanzare. Intendevano passare lì, tranquilli e ben difesi, l'inverno e rimandare alla primavera l'avanzata. Per noi, lassù in Piemonte, il temporeggiare del comandante inglese ci faceva temere di giungere in riviera quando gli altri avevano fatto tutto. Notavo che anche Vitò non era contento e che cercava ogni occasione per tornare presto in Liguria. Così era anche di altri comandanti".
Come si può notare dalle parole di Fragola Doria, la situazione dei partigiani in Piemonte non era rosea e tranquillante. Il problema delle armi, in particolare, era al centro del pensiero dei comandanti. Sono poi riusciti nel loro intento, ma rimaneva l'amarezza per il temporeggiare di Bentley [...]
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

Con l'arrivo del capitano Bentley iniziò una stretta collaborazione tra Missione Alleata, i garibaldini della zona e le formazioni patriottiche cittadine, sancita dal convegno di Beusi [tra Ceriana e Taggia] del 9 febbraio 1945, in cui furono prese importanti decisioni sulla condotta da tenere in vista degli ultimi periodi di lotta. La collaborazione militare, tuttavia, fu nei territori del ponente ligure tardiva rispetto a molte altre realtà. Infatti, il primo avio-lancio a favore dei partigiani della I^ Zona Operativa Liguria avvenne soltanto il 28 febbraio 1945 e fu intercettato dai tedeschi.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione" al Comando Operativo della I^ Zona Liguria "Nella notte del 23 u.s. [23 febbraio 1945] venivano segnalati reparti tedeschi a Carmo Langan, Graj, Cima Marta e colle Sanson. Sospettando che si  trattasse di un rastrellamento i Distaccamenti sono stati spostati a sud della rotabile Pigna-Rezzo. Il 24 u.s. il rastrellamento venne eseguito con molta organizzazione:  la  zona venne controllata da 4 gruppi provenienti da Graj e Colle Sanson. Verso le ore 15 del  25 u.s. 3 quadrimotori americani si aggiravano con insistenza sulla zona di Cima Marta. Alle ore 12 circa del 28 u.s. comparvero nuovamente 5-6 quadrimotori che effettuavano diversi lanci di materiale su Cima Marta. Tentando di raggiungere i paracadute, i garibaldini venivano attaccati e 6 di essi risultano dispersi. Da informazioni avute risulta che i lanci constano di 280 pacchi paracadute avente ognuno 1 quintale di materiale (Sten,  mitragliatori,  munizioni, caffè, vestiario, scarpe, medicinali...). Si presume che questi lanci siano stati intercettati dai tedeschi in quanto essi hanno carpito una emittente destinata ai partigiani con relativo cifrario. Si fa, pertanto, richiesta di sospendere questi lanci che rafforzano la possibilità di resistenza del nemico".
da documento Isrecim in Rocco Fava, Op.cit., Tomo II

E Leo Anfosso (Pavia), addetto sanitario della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione, lasciò testimonianza in Micheletto, Op. cit., della delusione provata dagli stessi comandanti Vitò  e Doria,  che, temporaneamente ricoverati nell'ospedaletto di Drondo a Triora (IM), assistettero da non molto lontano ai vani tentativi dei loro uomini di recuperare il materiale di quei lanci  ]

I garibaldini ed i borghesi, quasi giunti alla loro meta, nelle vicinanze di Sanson, furono fermati da alcune raffiche di mitra sparate dai tedeschi, che, secondo Vitò "dovevano trovarsi sul posto per il rastrellamento avenuto tre giorni prima". L'intero contenuto dei pacchi-paracadute destinati ai partigiani venne prelevato dai tedeschi, che inoltre uccisero 4 garibaldini della V^ Brigata.  
Rocco Fava, Op. cit, Tomo I  

Particolarmente complessa fu la fase di preparazione del campo di lancio e del reperimento dei carriaggi  e degli animali da soma per il trasporto del materiale ricevuto. Nella prima metà di febbraio 1945 il comando della Divisione "Silvio Bonfante" comunicò al Comando Operativo della I^ Zona Liguria le coordinate del campo prescelto, in Località Pian dell'Armetta, situata sopra le Rocche di Alto (CN) e di Caprauna (CN). A fine mese il comando della Divisione "Silvio Bonfante" [Giorgio Giorgio Olivero, comandante] specificò che la zona del Pian dell'Armetta presenta una vasta conca degradante a sud-est colma di pietre, al termine della quale, in direzione sud, si presenta rocciosa ed a strapiombo. Vennero predisposte per gli uomini della Divisione "Silvio Bonfante" tre stazioni radio utili per l'ascolto dei messaggi di Radio Londra che avrebbero segnalato i lanci. Venne dedicata, poi, meticolosa cura nell'assegnazione ai Distaccamenti della sorveglianza dei diversi passi d'accesso al campo di lancio. Il primo lancio utile avvenne il 13 marzo 1945 in Località Pian dell'Armetta, sopra le rocche di Alto (CN) e Caprauna (CN), annunciato dal messaggio di Radio Londra la pioggia bagna...  Il 24 marzo anche la Divisione Cascione ricevette il suo primo lancio utile, precisamente in località Pian Rosso, vicino a Viozene, Frazione di Ormea (IM), in Alta Val Tanaro, lancio che, come il precedente ed i successivi, portò in dote ai garibaldini poche armi automatiche. Il terzo lancio ebbe luogo nuovamente sul campo di Pian dell'Armetta il 2 aprile 1945; il quarto quattro giorni dopo a Viozene a favore della II^ Divisione e di una Brigata della VI^ Divisione "Silvio Bonfante".
Rocco Fava, Op. cit, Tomo I

... Un lancio mancato, o semplicemente in ritardo, aveva delle ripercussioni sul morale delle formazioni screditando gli ufficiali dello SOE...  
Mireno Berrettini, Le Missioni dello Special Operations Executive e la Resistenza Italiana, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea della provincia di Pistoia, 2007, QF, 2007, n° 3


30 gennaio 1945
- Dalla Delegazione ligure delle Brigate d'Assalto Garibaldi al comando della I^ Zona Operativa Liguria -  Nella comunicazione si affermava che "...  gli aviolanci non sono avvenuti nella I^ Zona a causa della mancata conferma delle coordinate...".

10 febbraio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 110, al comando della I^ Zona Operativa LiguriaComunicava che "il comandante ed il capo di Stato Maggiore di questa Divisione si sono recati sulla costa per valutare la possibilità di ricevere materiale dal mare. Ciò si è rivelato impraticabile a causa della stretta sorveglianza dei nemici. Pertanto, l'unica via si dimostrano i lanci aerei. La zona che può dare maggiori garanzie a questo scopo è la zona di Alto: latitudine 44 ° 07 ' 53 ' '; longitudine 4 ° 28 ' 55' '  ".
26 febbraio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 138, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Chiedeva di comunicare al più presto la data dell'avio-lancio, che doveva essere effettuato nel luogo concordato...
4 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 161, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Comunicava che il comando di Divisione era in attesa di conoscere la data dell'aviolancio alleato nella zona di cui aveva già inviato una cartina topografica.
4 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 162, al capo di Stato Maggiore [Ramon, Raymond Rosso] della Divisione - Comunicava che dal giorno 10 Radio Londra avrebbe in ogni momento potuto trasmettere il messaggio "la pioggia bagna", segnale di effettuazione del [primo] lancio di materiale da parte degli alleati; che si prescriveva l'ascolto dei messaggi di Radio Londra in italiano; che i fuochi di riconoscimento per l'effettuazione degli aviolanci dovevano "essere disposti a forma di 'T' rivolta contro vento"; che non si dovevano fare segnalazioni se il vento avesse superato le 20 miglia orarie; che occorreva disporre i fuochi in buche profonde 2 metri per impedirne l'avvistamento da parte del nemico; che i paracadute per la prevista operazione sarebbero stati 5, fatti cadere alla distanza di 60 metri uno dall'altro; che bisognava comunicare se nella zona si trovavano ostacoli naturali. 18 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 211, al CLN di Alassio - Segnalava che "... Il giorno 13 u.s. è stato effettuato il primo lancio. Se ne avranno altri in futuro. Dato l'arrivo delle armi..."
20 marzo 1945 - Dal capo di Stato Maggiore [Ramon, Raymond Rosso] della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della Divisione - Comunicava che aveva provveduto a fare aumentare il numero delle radio, necessarie per la buona riuscita dei lanci alleati di materiale, e ad impartire altre pertinenti disposizioni.
26 marzo 1945 - Dal Comando Operativo [comandante "Curto", Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria al comando [comandante "Giorgio", Giorgio Olivero] della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che per ordine del Comando Militare Unificato Regionale [CMURL] la Divisione veniva rinominata "VI^ Divisione d'assalto Garibaldi Silvio Bonfante" e chiedeva notizie sull'imminente riunione tra CLN e garibaldini.  
29 marzo 1945 - Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria a "Matteo", rappresentante del Comando Militare Unificato Regionale Ligure - Venivano comunicate, con l'auspicio di una continuazione dei lanci alleati, le coordinate di un campo lancio, longitudine 4° 42' 20", latitudine 44° 0,3' 30", lunghezza media del campo metri 2.153, altezza massima a ponente del campo Monte Saccarello metri 2.200, altezza massima a levante Monte Fronté metri 2.153, e si  sottolineava la necessità di un messaggio radio il giorno precedente un lancio per essere in grado di inviare i Distaccamenti necessari a fare segnali agli aerei ed assolvere alle altre incombenze del caso.
4 aprile 1945 - Dal capo di Stato Maggiore [Ramon, Raymond Rosso] della VI ^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 23, al comando della VI^ Divisione - Comunicava le modalità di un riuscito lancio alleato: "udito il messaggio radio, il giorno 2 alle ore 14.30 si era diretto ad Alto (CN), una volta avvertito Fernandel [Mario Gennari, comandante della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]. Avevo fatto stanziare gli uomini a Passo San Giacomo. Alle 21 vennero accesi i fuochi. Dopo il transito di 5 aerei, era passato alle ore 21.45 quello giusto, dal quale, ricevuto il segnale Morse, si era proceduto al lancio. Nella nebbia una luce improvvisa faceva scattare l'allarme tra i partigiani. Avevo dato l'ordine di caricare in fretta i muli con gli Sten ed i Bren e le relative munizioni. Alle ore 24 il campo era completamente sgombero". Ramon concludeva chiedendo, data la penuria di armi e di munizioni, chiarimenti circa prossimi lanci. Allegava un elenco di materiale ricevuto, dove figuravano 13 mine, 200 bombe a mano, 4 Bren, 8 Sten, 19 bombe incendiarie, 17 detonatori e molte munizioni.
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II
 


Dopo il primo lancio degli aerei alleati a Pian Rosso sopra Viozene ottenemmo due bazooka e diversi Bren e un buon numero di Sten, un discreto quantitativo di plastico con relativi detonatori, miccia di diversi tipi e l'occorrente per perfezionare le «Cipolle». Le cosiddette «cipolle» erano composte da un aggeggio che svitando un tappo gli si inseriva il detonatore: avvitando il tappo serviva anche da sicura, dall'altro lato dell'aggeggio era un pezzo di stoffa confezionato a forma di cipolla che, all'ultima estremità, era ristretto da un elastico; si riempiva questo involucro di plastico (poteva contenere anche mezzo chilodi esplosivo) e, quando si lanciava, la sua esplosione era veramente terrificante. Ottenemmo anche munizioni in abbondanza, dopodichè lasciammo Viozene. Una parte del materiale la lasciammo a un contadino di Alto che, assieme ad altri della Val Pennavaire e della Val d'Arroscia, si trovava a Viozene per caricare sui muli quanto non era possibile trasportare individualmente. Con tutto ciò eravamo notevolmente carichi e, per questo, si procedeva lentamente.
Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo), Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994, p. 188
 
[...] A. IZZO, Le missioni alleate a Ventimiglia, in N. 1 Special Force…op. cit., p. 197, il capitano Bentley si giustificò per l’impreciso contenuto dei lanci dicendo che «questi pacchi vengono confezionati nell’Italia meridionale» [...]
Mireno Berrettini, Le Missioni dello Special Operations Executive e la Resistenza Italiana, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea della provincia di Pistoia, QF, 2007, n° 3
 

Da "K 20" al SIM della VI^ Divisione Partigiana "Silvio Bonfante"

San Bartolomeo al Mare (IM)
26 marzo 1945 - Dal Comando Operativo [comandante "Curto", Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria al comando [comandante "Giorgio", Giorgio Olivero] della Divisione "Silvio  Bonfante" - Comunicava che per ordine del Comando Militare Unificato Regionale [CMURL] la Divisione veniva rinominata "VI^ Divisione d'assalto Garibaldi Silvio Bonfante" e chiedeva notizie sull'imminente riunione tra CLN e garibaldini.

12 aprile 1945 - Da "K 20", prot. n° 14, alla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della VI^  Divisione "Silvio Bonfante" - Sosteneva che: "L'allarme sbarco continua; nelle valli di Cervo e Diano Marina i nemici hanno intensificato il servizio di guardia dopo i fatti di San Bartolomeo al Mare del 10 u.s   allorquando << come riporta sempre Rocco Fava, in Op. qui sotto citata, ma nel Tomo I >> 3 garibaldini dell'Intendenza della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione, avvisati che un maresciallo ed un soldato tedeschi si trovavano a Cervo San Bartolomeo << all'epoca comune unico >> nell'abitazione di una sarta, ingaggiarono un corpo a corpo con i 2 nemici, questi armati rispettivamente di una machine pistol e di un tapum semiautomatico, tentando di disarmarli: il maresciallo rimase ucciso, il soldato ferito. Uditi gli spari, i tedeschi del locale presidio accorsero sul luogo dello scontro. Venticinque SS intrapresero una rappresaglia, catturando e fucilando i seguenti civili: Luciano Grosso di 16 anni, Andrea Regolo di 32 anni, Angelo Arimondo  di 32 anni, Sesto Giordano di 19 anni, Emanuele Arimondo di 34 anni e Giovanni Elena di 20 anni. Nel tardo pomeriggio i tedeschi si diressero a Villa Faraldi (IM), dove il giorno successivo, alle ore 7.30, vennero attaccati da garibaldini del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" e del Distaccamento "Franco Piacentini" * della mentovata I^ Brigata... ]


Il coprifuoco è stato anticipato alle ore 18,00. La popolazione nutre un senso di sfiducia verso la fine della guerra".


12 aprile 1945 - Dalla sezione S.I.M. della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" al garibaldino Franco - Veniva invitato a scrivere in modo più chiaro i propri rapportini, che sarebbero stati altresì da indirizzare al comando competente.

12 aprile 1945 - Dalla sezione S.I.M. della II^ Divisione alla sezione S.I.M. della V^ Brigata - Si richiedeva di indagare su Nino Seccatore, detto Coccodé, presunta spia. Ci si rivolgeva alla Brigata in indirizzo, anziché alla IV^, perché con quest'ultima erano quasi inesistenti i contatti.

12 aprile 1945 - Dalla sezione S.I.M. della II^ Divisione, sezione S.I.M., al signor Bucchen: La persona in indirizzo dovrà presentarsi il giorno 17 p.v. a Caramagnetta [Frazione di Imperia] per versare la somma già concordata. Non dovrà essere accompagnato e dovrà portare come riconoscimento un fazzoletto bianco...

13 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Robert Bentley] al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Si segnalava di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti] .

14 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della II^ Divisione - Veniva comunicato che Bartali, sbarcato il giorno 11, stava proseguendo verso la zona della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” per incontrare R.C.B. [capitano Bentley] e che il 20 avrebbe avuto luogo una riunione tra le formazioni garibaldine, R.C.B. e i CLN interessati.

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 58, al comando della Divisione "Gin Bevilacqua" [della II^ Zona Operativa Liguria] - Si comunicava che "in risposta alla richiesta sul movimento delle forze nemiche sulla frontiera italo francese le informazioni sono poco attendibili, dato che c'è continuo movimento e continuo spostamento delle forze verso la strada n° 28...".


20 aprile 1945 - Dalla sezione SIM [responsabile Brunero, Francesco Bianchi] della V^ Brigata al Comando della I^ Zona Operativa Liguria - Segnalava che Pigna (IM) era presidiata da 40 soldati di nazionalità russa e tedesca, che ad Isolabona vi erano 50 tedeschi, ad Apricale 25, a Perinaldo 60-70 ma con alcuni pezzi di artiglieria, che sussistevano lavori in corso nelle postazioni nemiche di Località Alpicella [di Perinaldo] e che sul fronte italo-francese tra Località Marcora [nel comune di Isolabona (IM)] e regione Fontana Povera [nel comune di Rocchetta Nervina (IM)] si notava la presenza di alcune artiglierie di medio calibro.

23 aprile 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Si comunicava che veniva inviata in allegato una lettera del "capitano Roberta" [capitano Bentley] per la missione alleata dislocata presso la Divisione "Gin Bevilacqua" [della II^ Zona Operativa Liguria] e che si dimostrava necessario istituire un servizio bisettimanale di staffette.

23 aprile 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria ai CLN di Albenga, Imperia e Sanremo - Direttiva sulla salvaguardia della stagione olearia: "essendo la stagione già avanzata le olive sono in gran parte già state raccolte e ammassate nei depositi in attesa di essere convogliate ai frantoi. Quest'anno, purtroppo, l'abbondantissimo prodotto non può essere tempestivamente portato verso le città costiere, dove esistono gli oleifici ed i grandi depositi atti alla raccolta dell'olio, mentre tutti i villaggi contadini hanno ormai esaurito i recipienti per la raccolta e la conservazione dell'olio stesso, rimanendo ancora circa il 90% delle olive da frangere... è troppo evidente il danno irreparabile che ne deriverebbe per la nostra provincia, essendo l'olio l'unico prodotto che ci permetterà di avere in cambio tutti i generi alimentari di cui siamo completamente privi. Si invitano tutti i CLN a provvedere alla requisizione ed all'inoltro verso l'entroterra di tutti i recipienti e fusti che si troveranno inutilizzati presso i privati, i commercianti d'olio e gli industriali. Ogni sforzo deve essere fatto per salvare la raccolta dell'olio".

23 aprile 1945 - Dal comando della Divisione SAP "Giuseppe Mazzini" [di Albenga (SV)], prot. n° 60, al rappresentante del Comando Alleato [capitano Bentley] - Segnalava "i seguenti movimenti avvenuti sulla via Aurelia il 21 u.s.: 3 camion diretti ad est che trasportavano truppe ed un mezzo d'assalto; un treno da Ventimiglia per Savona carico di materiale. Dalla stazione di Albenga sono stati caricati 40 carri agricoli, munizioni, mine e materiale vario diretti a Garessio via colle San Bernardo".


da documenti Isrecim  in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

* Franco Raspin Piacentini. Nato ad Alessandria il 21 novembre 1923. Già partigiano con Felice Cascione dal 20 dicembre 1943. Il 5 febbraio 1945, nelle prime ore del mattino, tre colonne di nazifascisti effettuavano un rastrellamento in zona Besta a Diano San Pietro (IM) dove erano ubicati alcuni rifugi dei partigiani. Pare che a seguito all'abbaiare insistente di un cane venisse individuato il posto in cui era nascosto Piacentini, il quale, in base alla testimonianza dei compagni celati nell'altro pertugio, anziché arrendersi, sparò un colpo di rivoltella contro un brigatista nero della compagnia del capitano Ferraris, ferendolo ad una mano. Dopo aver gettato nel rifugio qualche bomba a mano, i fascisti estrassero il corpo di Raspin e lo bruciarono. Nel testo Diano e Cervo nella Resistenza, Francesco Biga scrisse invece che Piacentini si tolse la vita. I quattro compagni di Piacentini, Emilio Zari (Stendhal) di Milano, Luigi Vaghi (Luis) di Andora (SV), Giorgio Parmeggiani (Joe) di Bologna, Antonio Gioffrè (Villa) di Seminara (RC), vennero portati a Chiusavecchia (IM) e trucidati. Piacentini venne decorato alla memoria con medaglia d’argento al valor militare.


giovedì 19 dicembre 2019

Due parole d'ordine per i partigiani imperiesi

Ceriana (IM) - dintorni del paese

1 gennaio 1945 - Dal comando della IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini" * della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della II^ Divisione - Venivano comunicati i dislocamenti dei Battaglioni "Peletta", "Rodi" e "Artù"

1 gennaio 1945 - Dal comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione, prot. n° 246, al comando della II^ Divisione: Veniva trasmessa la notizia dell'arrivo a Sanremo (IM) di militi fascisti della San Marco, prima di stanza a Riva Ligure e a Santo Stefano al Mare

1 gennaio 1945 - Dal C.L.N. di Imperia ai cittadini di Imperia: Invito alla popolazione a continuare ad appoggiare la lotta di liberazione, nonostante l'uccisione il giorno di Natale per mano del nemico di tre civili, sospettati di appoggiare i partigiani

1 gennaio 1945 - Dalla VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. 85, alle Brigate I^, "Silvano Belgrano" **, II^, "Nino Berio”, e III^, "Ettore Bacigalupo" ***: Venivano comunicate le parole d'ordine, Atene e Aldo, valide per tutto il mese di gennaio 

1 gennaio 1945 - Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria, prot. n° 44, alla II^ Divisione - Veniva richieste informazioni sul capitano Gino ****, che affermava di fare parte della Missione Alleata.  

[  La missione Leo alla quale appartenevano Rosina [Luciano Mannini], Lolli [Giuseppe Longo], Giulio [Corsaro] Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall'infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo [Stefano Carabalona, già comandante dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", poi comandante di un Distaccamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni", infine comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l'altro, l'uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno... L'attività della Squadra di azione patriottica di Vallecrosia-Bordighera fu indubbiamente una delle più ardite più pericolose... I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia]. All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra.  Dopo la costituzione della missione Leo e l'arrivo in Italia del Cap. Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino **** [Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l'assassinio del Gino. Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata... in Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975  ]

1 gennaio 1945 - Dal comando della II^ Divisione al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicazione sul prelievo, per il fabbisogno dei patrioti, del due per cento dell'olio sul quantitativo mensile ricavato dal lavoro di molitura di ogni frantoiano

1 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" al C.L.N. di Imperia -  Veniva manifestata l'intesa per un incontro, senza intromissioni esterne, in cui stabilire le somme da prelevare ad alcuni facoltosi fascisti e collaborazionisti

1 gennaio 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 173/CL, all'Ispettorato della I^ Zona Operativa - Si comunicava che: "Il capitano Umberto [Candido Benassi, già comandante di una formazione partigiana denominata Brigata Alpina, operante tra Baiardo (IM) e Ceriana (IM), che, prima di venire sciolta intorno al 20 settembre 1944, aveva sporadicamente collaborato con i garibaldini e aveva anche momentaneamente incorporato Italo Calvino] starebbe costituendo un distaccamento da spostare in Piemonte per poterlo unire ai badogliani, ai quali comunicherebbe altresì l'esigenza di eliminare le formazioni garibaldine".

da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999
 
Sarti Oriano, da Otello e Maria Cremesani; n. il 14/ 4/1923 a Bologna; ivi residente nel 1943. Abilitazione magistrale. Insegnante elementare. Richiamato alle armi dalla RSI, non si presentò. Arrestato nel marzo 1944, si arruolò nellʼarma del genio della RSI per evitare la condanna per renitenza alla leva. Trasferito a Taggia (IM), nel giugno 1944 disertò, militò nel 3° btg della 5a brg Nuvoloni della 2ª div Cascione Garibaldi e operò in provincia di Imperia. Il 5/1/45 fu catturato dai tedeschi con altri partigiani. Dopo lunga detenzione nelle carceri di Taggia, Alassio (SV), Mantova e S. Michele Extra (VR), fu deportato in Germania. Riconosciuto partigiano dal 15/6/44 al 30/4/45.
(a cura di) Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri, Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese (1919-1945), Vol. V, Dizionario biografico R - Z (a cura di Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri, Bologna, 1998), Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea nella provincia di Bologna "Luciano Bergonzini", Istituto per la Storia di Bologna, Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna, 1985-2003

* Elsio Elsio Guarrini. Nato ad Imperia il 15 agosto 1925. Partigiano dal 24 settembre 1943.Vice comandante di Battaglione al momento della morte. A seguito di una delazione venne sorpreso nel sonno in un fienile; con lui venne catturato anche il compagno Nino Stella Gazzano. Furono entrambi fucilati nella piazza della vicina Moltedo, Frazione di Imperia, dai militi Amleto Alunni e Antonio Cartonio della G.N.R. (Compagnia Ordine Pubblico Imperia), comandata dal famigerato capitano Giovanni Daniele Ferraris. Chiesero ed ottennero la fucilazione nel petto perché noi non siamo traditori e morirono gridando Viva i partigiani. Nello stesso rastrellamento venne catturato anche il partigiano Francesco Bruna Gazzano, il quale fu condotto nella caserma Ettore Muti di Imperia Porto Maurizio, dove fu interrogato e torturato, prima di essere fucilato il 23 luglio 1944 in Via Artallo nei pressi del cimitero di Porto Maurizio. Elsio Guarrini venne decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione: Giovane e fervente patriota, durante una pericolosa missione assieme ad un compagno di fede, si impegna in aspro combattimento contro preponderanti forze nemiche, finché, rimasto privo di munizioni, veniva sopraffatto e catturato. Sottoposto a barbare sevizie nulla svelava sul movimento partigiano. Condannato a morte, affrontava il plotone di esecuzione con eroica fermezza cadendo al grido di Viva l'Italia. Moltedo (Imperia), 22 luglio 1944


** Silvano Silvano Belgrano. Nato ad Imperia il 5 agosto 1924. Appartenente al Distaccamento "Volante". All'alba del 19 giugno 1944 il distaccamento di Silvio Bonfante "Cion", di stanza ad Evigno [Diano Arentino (IM)], venne attaccato da forze nemiche, numericamente di gran lunga superiori, che ne tentarono l’accerchiamento. I partigiani si portarono sulle alture e combatterono strenuamente a lungo: i tedeschi non passarono che a sera. I garibaldini, protetti dai loro compagni, si misero in salvo. Tutti, ad eccezione di Silvano Belgrano. In seguito si appurerà che a causarne la morte era stata una spia infiltratasi tra le fila dei garibaldini.                   


 *** Ettore Bacigalupo. Nato a Chiavari (GE) il 13 luglio 1924; allievo meccanico; vice comandante del Distaccamento "Angiolino Viani". All’alba del 5 settembre 1944 i tedeschi e i fascisti iniziano l’attacco generale per stroncare definitivamente la Resistenza imperiese. Il pronto intervento dei garibaldini sorprende il nemico e permette al comandante Belgrano di organizzare la difesa e, valutata la situazione, ordina alle altre squadre di arretrare su posizioni migliori. Nel tentativo di recuperare un mitragliatore abbandonato cade il caposquadra Ettore Bacigalupo. Il 15 settembre 1944 il Comando divisionale propone il conferimento alla memoria della medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione:

Ettore Bacigalupo
Avvertito che una postazione attaccata dai Tedeschi aveva perduto il mitragliatore, si slanciava al seguito del comandante di distaccamento al contrattacco per recuperare l’arma. Accolti nel tentativo dalla violenta reazione del nemico ormai attestato sulla posizione perduta, i garibaldini persistevano
sinché, visto inutile ogni tentativo, iniziavano il ripiegamento. Ettore Bacigalupo, con le lacrime agli occhi per la perdita di quel mitragliatore tedesco da lui conquistato alcuni giorni prima, non volle desistere dall’impresa. Riportatosi sotto la postazione nemica l’attaccava nuovamente con l’audacia dei forti. Lanciatosi improvvisamente contro i Tedeschi dal riparo che aveva raggiunto, imbracciando un mitragliatore “Octis”, riusciva a far tacere la mitragliatrice nemica, ma, colpito da una raffica di machinenpistole, cadeva esamine. Il suo corpo fu poi ritrovato deturpato dalla rabbia nazista
.
Monte Grande (Rezzo-Imperia) 5.9.1944


****  Sul capitano Gino Punzi:

- di recente pubblicazione: Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO)

- Luigi Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare con la seguente motivazione: Combattente in territorio oltre confine non si arrendeva ai tedeschi ed in impari lotta opponeva fiera resistenza mantenendo alto l’onore e il valore del soldato italiano. Benché ferito riusciva a sfuggire alla cattura e unitosi al movimento clandestino francese organizzava la partecipazione al “Maquis” di formazioni partigiane composte di connazionali in Francia. A Peille, Peiracava e alla Turbie si univa ad essi ed eseguiva ardite missioni per collegare e coordinare nella zona di frontiera ed in quella rivierasca l’azione dei partigiani francesi e italiani. Mentre rientrava alla base di ritorno da una missione particolarmente rischiosa, veniva proditoriamente colpito da un sicario prezzolato che lo finiva a colpi di scure. Cadeva nel compimento del dovere dopo aver riassunto nella sua opera le belle virtù come militare e  partigiano d’Italia - Alpi Marittime - Ventimiglia, 8 settembre 1943 - 6 gennaio 1945 [in effetti il capitano Punzi venne ucciso il 4 gennaio 1945]

-  11 gennaio 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 200/CL, al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - In risposta al quesito del 28 dicembre 1944 inerente il capitano Gino si precisava che non risulta abbia mai operato nel circondario di San Remo. da documento Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), Op. cit.

... In questo frattempo arrivò dalla Francia il Cap. Gino per mettere il piano <la missione del capitano inglese Robert Bentley quale ufficiale di collegamento degli alleati con i garibaldini> in esecuzione. La base di sbarco doveva essere il giro del Don, tra Arma di Taggia e Riva Ligure. Mi procurai una casetta nelle vicinanze come punto di appoggio. Tutto era pronto e si attendeva il primo sbarco, quando... saputo che l'ufficiale aveva con sé una forte somma lo rapinò e lo uccise... Domenico Gori Simi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della V^ Brigata in Mario Mascia, Op. cit. 

- ... Nell’estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poiché era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso. Il comandante tedesco si infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati... Renzo Biancheri, "Rensu u Longu", in Gruppo Sbarchi Vallecrosia [Partigiani del mare] < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) > di Giuseppe Mac Fiorucci 




giovedì 12 dicembre 2019

La battaglia partigiana dei ponti

Fonte: Wikipedia
Particolarmente indica all'azione dei distaccamenti le strade 20 (Ventimiglia-Tenda), 28 (Imperia-Nava-Ceva), la via Aurelia (Ventimiglia-Albenga), la strada che da Albenga porta a Garessio-Bagnasco ecc. e tutte le altre orizzontali, in maggioranza militari che, dalla valle Argentina, o meglio, dalla frontiera, intersecandosi o congiungendosi alle strade sopraindicate, tagliano trasversalmente tutta la zona. Naturalmente, accanto a queste azioni fondamentali devono intensificarsi anche le azioni d'imboscata, l'attacco ai presidi ed ai punti fortificati, l'opera di repressione contro le spie ed i fascisti, e quella suscettibile di portare alla disgregazione delle forze repubblicane ed al loro passaggio nelle nostre file... Dal giugno al settembre 1944 infuriò la battaglia dei ponti, per cui circa settanta furono i manufatti distrutti o seriamente danneggiati... Avere resa impraticabile alle forze tedesche la strada n. 28 significava in quel momento avere messo in crisi tutto lo schieramento nemico... Questo spiega anche perché il Comando della Wehrmacht, in questo importante settore, grazie alla inazione totale delle truppe anglo-americane, scatenasse contro le formazioni partigiane della F. Cascione, con grandi forze ed accanimento non comune, un attacco dopo l'altro, con l'intento di distruggerle, senza per altro riuscirvi, al fine di riacquistare il completo controllo di queste vie di comunicazione ed una maggiore sicurezza nei suoi movinenti, all'interno ed alle spalle del proprio schieramento...  
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977

Il comando della I^ Zona Liguria e l'ispettore Carlo Simon Farini diedero disposizioni affinché venissero distrutti ponti, gallerie e tratti delle principali strade: la statale 20 (Ventimiglia-Tenda), la statale 28 (Oneglia-Nava-Ceva), la Via Aurelia (Ventimiglia-Albenga).
La battaglia partigiana dei ponti, iniziata a maggio 1944, si protrasse sino alla Liberazione, anche perché i tedeschi avevano spostato, dopo lo sbarco alleato in Provenza avvenuto il 15 agosto 1944, il grosso delle loro truppe verso il confine francese, liberando così alquanto le valli a ridosso di Imperia.
Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

15.5.1944 - Garibaldini della IX brigata Garibaldi distruggono il ponte di "Boetto" presso Agaggio (valle Argentina)
Francesco Biga, Op. cit. 

1-6-1944 - Sabotaggio, con una forte carica di dinamite, al ponte dell'Antognano sulla via Aurelia nei pressi di Albenga [(SV)] con conseguente sospensione del traffico da parte dei Tedeschi.   
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) Vol. II: Da giugno ad agosto 1944, volume edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992 

Giugno 1944: ad opera dei garibaldini della V brigata in località "Stormina" (Triora) salta il ponte della rotabile Molini di Triora-Langan. Garibaldini della predetta brigata distruggono con mine un ponte [19 giugno 1944] sulla rotabile Perinaldo-Apricale [...] Guastatori del 3° battaglione "Artù" [Arturo Secondo] (IV brigata "E. Guarrini") distruggono il ponte della centrale sulla rotabile tra Taggia e Badalucco (valle Argentina) - Guastatori della I brigata "S. Belgrano" [...] fanno saltare il ponte della "Curva Grande" in Ville San Pietro (interrompendo così il traffico nella vallata), un altro in località "Garzi" (Chiusavecchia), un terzo sotto Cesio [...], questi ultimi due sulla strada statale n. 28 (Liguria-Piemonte) - 27.6.1944 - Viene distrutto il ponte di Sant'Antonio [...] presso Badalucco [...] - 28.6.1944 - Garibaldini del 3° battaglione "Artù" (IV brigata) fanno saltare con mine il "Ponte rotto" di Montalto (valle Argentina); esclusa una passerella con cavo d'acciaio, i Tedeschi non riusciranno mai più a ricostruirlo. - 27.6.1944 - Garibaldini del predetto battaglione distruggono pure il ponte di "Campo Marzio" ubicato tra Taggia e Badalucco Garibaldini (valle Argentina).
Francesco Biga, Op. cit. 

La polveriera di Gavano, oggi - Fonte: qui
Il materiale esplosivo utilizzato dai partigiani era spesso di recupero e consisteva sovente nel tritolo ricavato, con l'uso dello scalpello, dai proiettili d'artiglieria trovati nelle polveriere di Ville San Pietro [Frazione di Borgomaro (IM)] in Valle Impero o di Gavano [località di Molini di Triora (IM)] in Valle Argentina.
Ma anche dalle mine posizionate nei campi dai tedeschi.
Sovente l'esplosivo consisteva in balistite, adatta più alle cariche di lancio che a quelle dirompenti. Veniva in genere stipato in fornelli esistenti, di cui erano fornite molte strade considerate militari dal passato governo, o appositamente fabbricati.
Tra i partigiani più esperti nel fare brillare esplosivi si ricordano Lorenzo Musso "Sumi" [di lì a qualche mese Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria] ed Augusto Bracco Gianni [capo di Stato Maggiore, come da circolare del comando della II^ Divisione del 29 gennaio 1945, della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione]. Un eccezionale dinamitardo era Carlo Mosca Moschin [in seguito comandante del Distaccamento "Francesco Agnese" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]. Da ricordare ancora due studenti torinesi,  Giuseppe Trovati (Pino) e Rico. Il più celebre, tuttavia, tra questi patrioti guastatori era "Brillun" di Ormea (CN), i cui dati biografici sono scarni, al contrario della sua fama.
Rocco Fava, Op. cit.

Brillun... di cui ignoriamo il vero nome, anziano partigiano, provato minatore, sessantenne, con un grande paio di baffi, con fazzoletto rosso al collo, bevitore e sovversivo d'antica data; faceva scavare un solco sull'arcata del ponte, da una spalletta all'altra, profondo circa venti cm., quindi lui stesso lo riempiva con saponette poste in fila ed inclusa la miccia ed il detonatore, brillava la carica; appartenne alla I^ Brigata... Infine rimarchiamo in modo particolare la figura del garibaldino Fulvio Vicari (1)... Esperto nel preparare mine, scaricare vecchi grossi proiettili e far saltare... 
Francesco Biga, Op. cit.  

In data 10 giugno [1944] il ponte Ròmino, fra Badalucco e Montalto, era stato distrutto dai partigiani.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
Per lo più i fascisti si facevano sotto nel rischio a cercare i partigiani come capitava, proprio da balordi; ma i tedeschi sempre disciplinati, non si muovevano mai contro i ribelli senza pattuglie caute le salmerie e munizionamento, perché non conoscevano i posti; facevano tutto alla militare, perfettamente in regola. Quando nell'incerto non potevano più andare avanti, e d'un tratto avevano paura di qualcosa, si fermavano lì sul posto per guardarsi intorno; ci piantavano i cartelli achtung banditen, e ci stavano subito attenti, mettendosi al riparo.
- Fatti loro - pensavano i ribelli senza darci troppa importanza, e tiravano avanti come se niente fosse; - cartello più cartello meno - dicevano, - se questo è il loro sistema , anche per noi va bene così.
Adesso però andando avanti, c'è da decidere una cosa molto importante che sarebbe come dire il sabotaggio al completo, senza più tanti perché o percome, come capita capita; bisogna decidere cercando solo di far presto.
È sta faccenda dei ponti che adesso devono deciderla, senza più rimandarla: chissà se l'indovinano a farli saltare, o se pure la sbagliano.
- Sti berodi di inglesi fanno presto loro a parlare; sabotare, dicono, forza sabotare patrioti; che è arrivato il momento di liberarsi dalla dittatura, sì o no? Sì che gli inglesi al sicuro, da radio Londra, fanno presto a dirlo; perché loro non ci stanno tanto lì a pensare abituati come sono ai bombardamenti aerei, come capita capita.
Eppoi perdio però, bisogna esserci lì sul posto con la geme che gli girano le balle, a vedere come si fa per convincerli che bisogna fare così: epperciò i partigiani dicono che è un peccato farli saltare a questo modo da un momento all'altro e chi n'abbe n'abbe, allé si salvi chi può.
Ma è inutile dire che è un  peccato, quando bisogna farli saltare e basta; è inutile, anche se la gente dice che è veramente un peccato, perché una schifosata così non si dovrebbe mai fare, porco di un mondo ladro.
Invece adesso non servono i piagnistei o i discorsi della gente e questo o quest'altro, più così che così.
E allora bisogna imparare subito bene come si fa con l'esplosivo che ci vuole, come si fa a trafficarci dentro per mettercelo giusto con l'occorrente pronto; bisogna sapere se nei piloni ci sono i fornelli sì o no con le cariche, o se bisogna proprio mettersi a fare i guastatori di mestiere rifiniti; se cioè bisogna fare gli artificieri va a ramengo, principiando come si deve; o sennò la va come la va, e guai al mondo.
In pratica del modo pressappoco come farli saltare e di su e di giù, che a sentirlo parlare si capiva era proprio del mestiere, se ne intendeva il Brillun di Ormea, che aveva imparato in Francia manovrando tritolo e dinamite.
Era un partigiano già anzianotto tarchiato rosso di pelo mineur in gamba baffi a punta e fascia in cinta col fazzoletto legato al collo, come nelle cave.
- Si mettono cosi, bon Dieu de la France: le voila mes enfants - , e posava le saponette di tritolo tutte bene in riga nel solco.
Le metteva svelto nello scavo tra le due spallette del ponte, appena sotto la massicciata, come sapeva lui alla distanza giusta dall'arcata, misurando ad occhio la miccia che ci voleva; poi gli davano del fango bello molle da pestarci sopra uno spessore giusto, per non fare cannone.
Lo batteva tutto uguale con le mani larghe sopra il solco, come a farci una soletta liscia liscia; alla fine ci infilava dentro la miccia che misurava sul palmo della mano a seconda di dov'era lontano il riparo e - alé fabbiocchi che brucia la mina; alé che spara, boia faust.
33. Alle volte la miccia bruciava bene perché era di quella buona, e alle volte no, perché magari aveva preso l'umidità; oppure succedeva pressappoco così anche con l'esplosivo, che per esempio non si poteva sempre dosare giusto a occhio, in base allo spessore dell'arcata o al tipo di tritolo che avevano li per lì.
Ecco perciò che proprio sul Tanaro, dove c'era il rischio di più, coi tedeschi vicini pronti ad arrivarci da un momento all'altro, la prima volta non ce la fecero, macché.
Non ce la fecero proprio su quel ponte che pure era da far saltare a tutti i costi, e il Brillun dovette provarcisi parecchie volte mettendocela tutta; ci provava che bisognava vederlo nel traffico che c'era, ricominciando sempre da capo col nervoso.
Con tutto il sudore che gli colava dappertutto, anche dai baffi, masticava la cicca del toscano sempre più accanito; ma va a sapere perché, prova e riprova con tutte quelle cariche e gli scossoni uno più forte dell'altro, non riusciva manco a farci una fessura, niente.
Per essere proprio sinceri, bisogna dire che quel ponte sul Tanaro era ancora uno di quei ponti napoleonici che bisognava vedere com'era fatto preciso, squadrato una meraviglia; ci si vedevano degli incastri nelle pietre vive dei piloni e delle arcate, fatti così precisi da sembrare tutto un blocco unico.
Nemmeno lui, quando lavorava in Francia da mineur, ne aveva mai visto di fabbricati così giusti precisi.
Alla fine si stufò - ma va a ramengo -, e ce ne mise una dose enorme di tritolo, e poi ne ne mise ancora di più con la rabbia che aveva; lo pestò così bene e con tutti i sentimenti dentro lo scavo, che era bastante per un bunker antisbarco in cemento armato, come facevano i tedeschi a quei tempi senza economia.
Quella volta, con tutti che stavano a guardare trattenendo il respiro, il ponte sul Tanaro nel grande scoppio crollò, facendo tremare perfino le rocche dei Saraceni sotto l'Armetta, e anche più in là.
In questo modo, sempre di seguito senza fermarsi, con qualche carica in più o qualche carica in meno, fecero i guastatori nelle vallate di Piemonte e di Liguria. Uno dopo l'altro come capitava, fecero saltare tutti i ponti delle strade che servivano ai tedeschi lungo le vallate, dove c'era maggiormente il traffico dei carriaggi coi rifornimenti ai nazifascisti, e dove ce n'era di meno.
Però, in questo modo era troppo rischioso, per via dell'occorrente che alle volte c'era, ma alle volte non c'era, o non era buono o non funzionava o va a sapere la scalogna che ti capitava, quando eri lì nel procinto; eppoi ci voleva sempre troppo tempo magari con i tedeschi sui calcagni, altro che balle.
Quando i tedeschi dopo i rastrellamenti e le rappresaglie, vollero ripassare da quelle parti. i ponti se li ricostruirono alla bell'e meglio con dei tavolati requisiti dove li trovavano, o sennò con dei pali lì per lì; quando poi se li ricostruirono col genio o con la manovalanza degli ostaggi catturati nei paesi, i partigiani li fecero saltare di nuovo ad uno ad uno.
Ma stavolta perdio fecero alla svelta, senza starci tanto lì sul posto a picconare fin sotto la massicciata, e a metterci la pastetta: stavolta li fecero saltare nel modo giusto tutto in regola, adoperando per lo più le bombe d'aereoplano.
Se le andavano a cercare dove le trovavano; quando non ne trovavano, nei piloni ci mettevano le cariche innescate come si deve, infilandoci sempre la miccia buona, misurata per la distanza giusta dal riparo.
Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, pp. 47-49
 
I tedeschi intrapresero spesso l'opera di ripristino, ma con scarsi risultati, perché accadeva anche che lo stesso ponte venisse fatto saltare più volte.

La zona "Tre ponti" di Sanremo (IM), con la distruzione arrecata da Ghepeu della V^ Brigata
 
Le azioni importanti portate a termine durante "la battaglia dei ponti" ammontarono a diverse decine.
Tra queste.
I tre ponti nei pressi di San Dalmazzo di Tenda [Saint-Dalmas-de-Tende, dipartimento francese delle Alpi Marittime] saltati in aria per tre volte consecutive nel luglio 1944. Ernesto Corradi (Nettù/Netù/Netu), classe 1894, con la sua banda si era stanziato sul Monte Grammondo, tra Ventimiglia (IM) e la Francia, dal quale controllava le valli del Roia e del Bevera. Per tutto il mese di luglio 1944 Nettù aveva condotto azioni di guerriglia contro il nemico. Il suo gruppo aveva danneggiato gravemente la ferrovia Ventimiglia-Cuneo, facendo brillare molti ponti, e la linea telefonica.
[  Come riportato in Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza - Fazzoletti Garibaldini nella ResistenzaIsrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982, Corradi, ottenuto a fine agosto 1944 l'assenso del comandante Libero Briganti Giulio si era spostato con alcuni garibaldini, tra i quali, appunto, Lavagna, verso la Francia per unirsi agli alleati. A settembre 1944 Corradi, Lavagna ed i loro compagni erano stati arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil’s Brigade, The Black Devils, The Black Devils’ Brigade, Freddie’s Freighters), reparto d’elite statunitense-canadese di commando, impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a quella data per non farsi internare, i garibaldini in parola furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese  ]
Nel mese di luglio 1944 furono gravemente danneggiati  nella zona di Imperia anche i ponti di Caramagna e del Prino, come raccontato dal partigiano Amedeo Finocchio (Arizona) in Maurizio Caprile, Bandito zoppo, Edizioni Sabatelli, 1980. Il garibaldino Finocchio fu denominato bandito zoppo dai fascisti della banda Ferraris perché in un'azione di guerra aveva riportato un'infermità permanente alla gamba sinistra. Il ponte di Caramagna ad opera del Distaccamento di Arizona, nel quale operava anche Trubescoi/Trube (Enzo Bavassano). Quello del Prino dietro incursione del I° Battaglione "Carlo Montagna", che stava per essere accorpato alla costituenda IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini".
A fine luglio il Distaccamento comandato da Basilio Mosconi [Moscone] distrusse il primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona (IM) e Pigna (IM).
Ed ancora. Il ponte di Nava fatto brillare nell'agosto 1944 per l'ennesima volta; il ponte di legno nei pressi di Cesio (IM) fatto saltare il 29 agosto da 2 squadre della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"; un ponte in zona "Tre Ponti" di Sanremo distrutto ad opera di Ghepeu (Sergio Grignolio) **, comandante di un distaccamento della V^ Brigata, sempre ad  agosto 1944, Ghepeu autore anche della distruzione a settembre 1944 del ponte di Madonna della Villa a Ceriana (IM).
Rocco Fava, Op. cit., Tomo I


2-8-1944 - [...] Alcuni garibaldini della V Brigata fanno saltare un tratto di strada ed un ponte nei pressi di Borgo San Dalmazzo [...]
4-8-1944 - [...]  Alle ore 24 alcuni garibaldini del 3° Distaccamento della IV Brigata fanno saltare il secondo ponte della strada Taggia-Badalucco [...]  
5-8-1944 - [...] Elementi del 9° Distaccamento della IV Brigata esplodere i fornelli da mina della strada Taggia-Badalucco ottenendo un'interruzione di circa dodici metri. Riescono pure a far saltare un ponte sulla strada militare che da Badalucco conduce a Baiardo [...]
20-8-1944 - Garibaldini della IV Brigata fanno saltare il Ponte dei Passi [nel comune di Rezzo (IM)] impiegando kg 15 di esplosivo. Il ponte crolla in tutta la lunghezza [...] 
22-8-1944 - [...] L'8° Distaccamento "C. Queirolo" (V Brigata) fa crollare il ponte di Montalto Ligure.
25-8-1944 - [...] Il Ponte Bonda [in effetti si trattava del secondo ponte sopra Isolabona, in direzione Pigna] viene fatto saltare totalmente in aria  [...]
28-8-1944 - [...] Il comandante "Ramon" [Raymond Rosso] con quattro garibaldini sorprende le sentinelle nemiche e fa saltare il ponte di Borgo di Ranzo [...]
30-8-1944 - [...] Il comandante "Ramon" con due garibaldini  fa saltare il ponte di Borghetto d'Arroscia [...] Due squadre del 2° Distaccamento (IV Brigata) fanno saltare il ponte di legno presso Cesio [...]
Carlo Rubaudo, Op. cit.
 

Settembre 1944: [...] distrutto un ponte sulla rotabile Vignai-Badalucco da garibaldini della V brigata [...] distrutto nuovamente il ponte di "Carpi"[...] distrutti i ponti vecchio e nuovo della rotabile che porta ad Apricale [...] - 3.9.1944 - Il battaglione "Lupi" (I brigata) al comando di E. Pelazza nelle priem ore del mattino piazzati i mortai contro le postazioni nemiche del ponte di Nava riesce nuovamente a far saltare il manufatto appena ricostruito dai Tedeschi [...] 30.9.1944 - Nuovamente distrutto il ponte dei "Passi" sulla rotabile Triora-Rezzo ed il ponte di Borgo di Ranzo rispettivamente dai garibaldini della IV brigata e del comandante "Ramon" (I brigata) - 30.9.1944 - Guastatori della I brigata fanno crollare il ponte sul Tanaro a Ponte di Nava.
Francesco Biga, Op. cit. 

A qualunque costo bisognava interrompere la strada. Mi offersi di far saltare il ponte della Madonna della Villa, operazione che avrebbe, se fosse riuscita, interrotto completamente il traffico tra Ceriana e Baiardo. Mi posi in contatto con altri nostri compagni della zona e, la stessa notte del combattimento, sotto una pioggia dirotta, un piccolo gruppo capitanato da me, da Edmondo e da Mario si portò sul ponte. Vi scavammo tre buche, le riempimmo di esplosivo, facemmo allontanare i compagni e io e Mario demmo fuoco alle micce. Soltanto due mine saltarono: il ponte, per quanto danneggiato, rimaneva servibile. Ritornammo sul posto, preparammo una terza carica, accendemmo e stavamo per ritirarci quando la mina scoppiò improvvisamente [6 settembre 1944]. Fummo avvolti in una nube di fuoco e di fumo, mentre una pioggia di pietre ci investiva in pieno. Ma evidentemente qualche santo ci proteggeva, perchè ce la cavammo senza una scalfitura.
Sergio Ghepeu Grignolio in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. Alis 1946, ristampa 1975, a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Ponte distrutto dai garibaldini della V^ Brigata nei pressi della centrale elettrica di Taggia (IM) - Fonte: F. Biga, Op. cit.
Alla metà di settembre del 1944 l'ispettore Simon [anche Manes, Carlo Farini, Ispettore Generale al Comando Operativo della I^ Zona Liguria, dal 4 febbraio 1945 vice comandante del Comando militare unificato ligure] ed il commissario divisionale [Giulio, Libero Remo Briganti, commissario politico del distaccamento garibaldino costituito il 22 febbraio 1944 alla Maddalena di Lucinasco (IM), poi della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" che, da quello, il 20 giugno 1944 si sviluppa, con sede nel bosco di Rezzo (IM), e infine commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione" germinata dalla IX^ Brigata il 7 luglio 1944], a causa della nuova, insperata, favorevole situazione determinatasi con lo spostamento di quasi tutte le forze tedesche sulla frontiera francese e conseguente sguarnimento del retroterra imperiese, avevano emanato nuove disposizioni per distruggere nuovamente i ponti ricostruiti dal nemico sulle strade n. 20 e 28. Per questo motivo la battaglia dei ponti non ebbe termine, come era stato previsto, ai primi giorni di settembre, ma fu prolungata per i motivi strategici predetti...  
Francesco Biga, Op. cit. 

In Valle Arroscia il danneggiamento per due volte del ponte della "Savonera" a sud di Pieve di Teco (IM) sulla statale 28 e di quello di Vessalico (IM) sulla strada Pieve di Teco-Albenga.
Intensificando la battaglia per la distruzione dei ponti per ostacolare il previsto grande rastrellamento nemico, la notte del 5 ottobre 1944 gli uomini del Distaccamento di Raymond (Ramon) Rosso [il quale diventerà in seguito capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"] fanno saltare il ponte di Borgo di Ranzo, nel comune di Ranzo (IM).
Doveva seguire la stessa sorte il ponte di Vessalico (IM), già distrutto il 4 luglio 1944.
I tedeschi, per riattivarlo, avevano dislocato un presidio di sessanta uomini con cinque mitragliatori. Decisi ad attaccarlo, il giorno 8 ottobre 1944 i comandanti “Cion” [Silvio Bonfante], Giorgio, [Giorgio Olivero, comandante della Divisione "Silvio Bonfante"] e Stalin [in seguito Franco Bianchi, comandante del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante"] radunano gli uomini: trenta garibaldini del Distaccamento d'assalto “Giovanni Garbagnati”, che sostavano a Pieve di Teco (IM) dopo l'attacco a Cesio (IM), e quindici uomini del Distaccamento “Giuseppe Maccanò” della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo", comandati da Fra Diavolo [anche Garibaldi, Giuseppe Garibaldi, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM), verso la fine della guerra comandante della IV^ Brigata "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"] ... Rimanevano feriti gravemente Cion, Calogero Madonìa (Carlo Siciliano) e Sandro Nuti (Scrivan). Sei  tedeschi uccisi e cinque altri fatti prigionieri e in seguito scambiati con altrettanti ostaggi civili in mano al nemico...
L'avvicinamento a Vessalico è compiuto all'indomani alle 6 antimeridiane... A Perinetti, Frazione di Vessalico (IM), i garibaldini si dispongono su tre colonne, ciascuna composta da due squadre... Accortisi dell'insidia, i tedeschi danno l'allarme abbandonando il ponte in costruzione ...
Il ponte viene definitivamente distrutto da una squadra del Distaccamento “Giovanni Garbagnati” della I^ Brigata "Silvano Belgrano".
I ponti tra Oneglia e Ceva fatti saltare dai garibaldini e ricostruiti in legno dai tedeschi sono sorvegliati a vista dagli stessi: da una missiva della Sezione SIM Fondo Valle della II^ Divisione al comando della I^ Zona operativa Liguria ed al SIM della  II^ Divisione.
Un documento della Prefettura di Savona in data 15 novembre 1944 riportava che il podestà di Ortovero aveva comunicato che il 4 novembre "il Ponte esistente nell'abitato della frazione Pogli, su cui corre l'interprovinciale Albenga-Pieve di Teco, veniva distrutto da un ordigno esplosivo ad opera di partigiani. Il traffico è stato interrotto".
Rocco Fava, Op. cit., Tomo I 

- 5.10.1944 - Mentre i Tedeschi tentano per la quarta volta la ricostruzione del ponte di Vessalico, i garibaldini di "Ramon" fanno saltare il ponte di Ranzo alle loro spalle per impedir loro la ritirata in previsione dell'attacco al paese da effettuarsi da distaccamenti della I^ Brigata.
- 6.10.1944 - Nuovamente distrutti due ponti sulla strada statale Pieve di Teco-Colle San Bartolomeo da garibaldini del distaccamento "Angelo Viani" (I^ Brigata).
- 9.10.1944 - Distruzione completa del ponte di Vessalico operata da una squadra del distaccamento d'Assalto "G. Garbagnati" alla presenza di Guglielmo Vittorio (Vittò) comandante della V Brigata e del C.S.M. Augusto Bracco (Gianni) della IV Brigata.
- 11.10.1944 - Il ponte di Leca (Valle Arroscia) è distrutto da una squadra del distaccamento "Angelo Viani" (I^ Brigata).
- 11.10.1944 - Il ponte tra San Lazzaro e Caravonica (già distrutto due volte) viene fatto saltare dal distaccamento di "Romolo" (IV Brigata).
Tra ottobre e novembre, per opera dei garibaldini, vengono ancora una volta distrutti i ponti della Paperera, Teglia, San Luigi, Quarti, e ponte di Nava sul Tanaro.
Novembre 1944:
Novembre 1944 - distruzione del ponte di legno tra San Lazzaro Reale e Caravonica operata dai Garibaldini della IV Brigata.
- Garibaldini della V Brigata fanno saltare il passo di Drego in valle Argentina; i tedeschi sgombrano la località.
9.11.1944 - I tedeschi trasportano a Cesio le rotaie del tranvai d'Imperia per riparare il ponte locale. [...]
16.11.1944 - Garibaldini della IV Brigata distruggono il ponte di Borgomaro e Ville San Pietro, di cui i tedeschi inizieranno la ricostruzione il 4.2.1945.
19.11.1944 - Una squadra del distaccamento "Filippo Airaldi" distrugge il ponte di Perinetti (presso Muzio in valle Arroscia), azione rischiosa in quanto che nei pressi i Tedeschi avevano costruito una postazione munita di cannoni anticarro.
21.11.1944 - All'alba una squadra garibaldina del distaccamento "Filippo Airaldi" distrugge il ponte di Pogli (Valle Arroscia) tra lo stupore dei Tedeschi che si trovavano nel paese. [...]
27.11.1944 Squadra d'assalto garibaldina "IV" ("V" Brigata) comandata da Giovanni Alessio (Peletta) distrugge due ponti sulla mulattiera presso frazione Glori (Valle Argentina).
Dicembre 1944:  [...]
- 14.12.1944 - Garibaldini del distaccamento "G. Bortolotti" (I^ brigata) al comando di "Ramon" ancora una volta distruggono il ponte di Perinetti sulla statale 28 bis (valle Arroscia)
- 27.12.1944 - Guastatori della IV brigata demoliscono il ponte sul torrente Impero a monte di Borgomaro
Francesco Biga, Op. cit.

Ramon [Raymond Rosso, a questa data ormai capo di Stato Maggiore della Divisione "Silvio Bonfante"] fece saltare il secondo arco del ponte di Borgo di Ranzo "ed ha ordinato di fare saltare i 3 ponti dei Cavalieri", come sottolineato in una circolare del comando della Divisione "Silvio Bonfante" in data 24 febbraio 1945.
Ancora Ramon, il 24 febbraio, con un garibaldino del Distaccamento "Maccanò" intercettò due carri portanti materiale tedesco per la ricostruzione del ponte di Borgo di Ranzo e gettò, come lasciò scritto Luigi Pantera Massabò, già vicecomandante della Divisione "Silvio Bonfante" [in Cronistoria militare della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” <diario inedito nel 1999, conservato presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia>], le parti in ferro, rotaie di ferrovia, destinate per la ricostruzione del ponte in un burrone e facendo bruciare le parti in legno.
In quel periodo, nel tentativo di limitare la distruzione di ponti da parte delle formazioni garibaldine, le autorità fasciste presero la decisione di fare sorvegliare alcune di queste opere da gruppi di civili. Il comando della Divisione "Silvio Bonfante" chiese la collaborazione dell'aviazione alleata, la quale, in effetti, colpì nei giorni seguenti la zona dell'immediato retrofronte, cercando di neutralizzare le tre batterie antiaeree di Isolabona in Val Nervia.
Il 27 febbraio 1945 Ramon, coadiuvato da uomini del Distaccamento "Filippo Airaldi" della II^ Brigata "Nino Berio" della Divisione "Silvio Bonfante", faceva brillare il ponte di Pogli, nel comune di Ortovero (SV), appena ricostruito dai tedeschi. Sempre a febbraio ad Alassio (SV) Cis Giorgio Alpron [capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante"] e Moschin Carlo Mosca, capo di un nucleo della I^ Brigata, facevano saltare il ponte Sant'Anna sull'Aurelia.
E Cis Giorgio Alpron, con l'ausilio del caposquadra "Mancinotto" [Giuseppe Gismondi] e di alcuni uomini del Distaccamento "Angiolino Viani", il 17 aprile 1945 faceva nuovamente saltare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)] sulla strada Albenga-Cesio.       
Rocco Fava, Op. cit., Tomo I


22 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM Fondo Valle della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Relazionava che "è in atto un ripiegamento dei tedeschi dalla riviera ligure verso nord; osservando la via Aurelia si notano drappelli di tedeschi che, approfittando di mezzi civili e militari, si dirigono verso i centri ferroviari di Ceva ed Ormea. I ponti tra Oneglia e Ceva fatti saltare dai garibaldini e ricostruiti in legno sono sorvegliati a vista dagli stessi..."

24 febbraio 1945 - Dal commissario prefettizio di Albenga (SV) alla popolazione di Albenga - Manifesto-avviso: "... Il comando militare tedesco dispone che il ponte sul Neva sia sorvegliato dai civili del luogo giorno e notte. Gli inadempienti saranno perseguiti ai sensi delle vigenti leggi di guerra...".

9 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano", del Corpo Volontario della Libertà Liguria aderente al CLN, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che "oggetto: Relazione diroccamento ponti di Degna e Garlenda. Al Comando Divisionale. Il giorno 1-3-45 una squadra del dist. G. Garbagnati con l'ausilio di civili reclutati sul posto faceva diroccare con mezzi di fortuna (picchi, pale, palanchini) il ponte di Degna. Il giorno 5 c.m. invece con brillamento di 3 mine una squadra dello stesso distaccamento rendeva completamente inutilizzabile il ponte di Garlenda. Sia l'uno che l'altro per essere resi utilizzabili devono essere completamente demoliti e ricostruiti su nuove basi. Il Commissario [Federico, Federico Sibilla]. Il Comandante [Mancen, Massimo Gismondi].".

19 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata della Divisione "Silvio Bonfante" a "Stalin" [Franco Bianchi, comandante del Distaccamento "Giovanni Garbagnati"] - Ordinava "durante la prossima notte, all'una, far saltare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)]: occorre essere precisi sull'ora in quanto contemporaneamente salteranno anche le rocche sotto Casanova. Non attaccare pattuglie nemiche per non destare sospetti. Se il ponte non dovesse saltare porre una carica nell'arcata centrale".

21 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 223, al comando della I^ Brigata - Comunicava... chiedeva i motivi per cui risultava brillato il ponte di Degna, ma non erano saltate le rocche sottostanti...

21 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che nella notte tra il 19 ed il 20 marzo una squadra del Distaccamento "Francesco Agnese" [comandato da Buffalo Bill, Bill o Pippo, Giuseppe Saguato] agli ordini del capo squadra "Moschin" [Carlo Mosca] aveva tentato di fare brillare con mine le rocche tra Casanova Lerrone (SV) e Garlenda (SV) per interrompere il traffico stadale ma che l'azione era riuscità a metà data la scarsa conoscenza dell'esplosibvo usato èappena arrivato con lancio alleato] e che la stessa notte una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" al comando di "Stalin" [Franco Bianchi] faceva saltare con parziale risultato il ponte tra Vellego e Degna.

22 marzo 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" [comandante "Gino" Giovanni Fossati] della Divisione "Silvio Bonfante" ai Distaccamenti dipendenti - Stabiliva che ogni Distaccamento doveva preparare mine con detonatore a strappo oppure fatte con bombe a mano tedesche a tempo, "legando il filo alla nappina e ricoprendo la bomba di plastico"; che ogni mina, al momento dell'uso, doveva, per aumentarne l'efficienza, essere ricoperta da pietre; che gli ordigni "dovranno essere posti a 300-400 metri" dalle postazioni al momento dell'allarme". E segnalava che l'esplosivo per la costruzione delle mine si trovava presso il Distaccamento "Giuseppe Catter".

28 marzo 1945 - Dal comando della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Relazionava che... a Vessalico (IM) i tedeschi avevano rinunciato a ricostruire il ponte, "facendo saltare la parte che avevano già ricostruito" ...

31 marzo 1945 - Dallo Stato Maggiore della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 19, al comando della VI^ Divisione - Riferiva ... le azioni svolte durante il mese di marzo, tra cui il brillamento dei ponti del Cavaliere e l'attentato contro il ponte di Vessalico che aveva costretto i tedeschi a fuggire...

3 aprile 1945 - Dal comando della I^ Brigata al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Resoconto delle azioni compiute dalla Brigata nel mese di marzo: il 5 marzo 1945 una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" [comandato da Stalin, Franco Bianchi] faceva brillare un ponte a Garlenda (SV); ... il 12 marzo una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" faceva saltare il ponte a Chiappa, [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; il 13 marzo un'altra squadra di detto Distaccamento faceva brillare il ponte del Molino del Fico in Località Pian del Cervo di Pairola [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; il 20 marzo ancora una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati", direttamente comandata da Stalin, faceva saltare il ponte tra Vellego e Degna [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)]; ... il 22 marzo riusciva solo in parte l'azione contro il ponte di Santa Croce sulla Via Aurelia nei pressi di Alassio [(SV)]...

14 aprile 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Resoconto delle azioni compiute dalla Brigata nel mese di marzo: ... il 19 ad opera delle squadre di "Gin" [Angelo Recagno] e di "Cimitero " [Bruno Schivo] era saltato il ponte del Cavaliere a Borgo di Ranzo...

18 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 302, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava che il giorno prima una squadra comandata dal capo squadra "Mancinotto" [Giuseppe Gismondi] e da "Cis" [Giorgio Alpron, capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano"] aveva fatto nuovamente brillare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)].

20 aprile 1945 - Da "Fedé" al SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Segnalava che "... Il ponte dell'officina sopra Taggia è saltato in aria uccidendo 4 tedeschi e 3 civili... ".

da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II

(1)  Il partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morì a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano. Questa la motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944   Val Gaviano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria". da documento Isrecim in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II

Il partigiano Giovanni Rebaudo* Jeannot/Janot/Janò/Monaco ricordava in una sua memoria: Dopo aver camminato in salita per circa mezz'ora, siamo arrivati su un costone in vista della polveriera di Gavano, che si intravvedeva nel vallone sottostante. Era nostra intenzione passare di lì a fare una visita a Fulvio Vicari (Lilli) che sapevamo trovare insieme ai suoi artificieri. Purtroppo appena arrivati dovevamo apprendere una tragica notizia... “Lilli” era diventato un esperto artificiere nel fabbricare mine e preparare le cariche. Nel periodo di attività da guastatore e artificiere, oltre al pezzo di strada fatta saltare la notte di capodanno, “Lilli” aveva diretto parecchie altre azioni nella battaglia dei ponti. La polveriera di Val Gavano era rifornitissima di granate e di proiettili di artiglieria di grosso calibro. Era una polveriera che riforniva tutto il settore della G.A.F. (Guardia alla frontiera) sul fronte occidentale nel periodo della guerra contro la Francia... di stanza nella caserma di Arma di Taggia negli anni dal 1941 al 1943 sovente ero già andato proprio in quella polveriera a fare rifornimenti di proiettili per le esercitazioni...

A Fulvio Vicàri venne in seguito intitolato il VI° Distaccamento del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata

A Gavano... anche il fratello [Eliano Camillo Vicàri, comandante di un Distaccamento della V^ Brigata] rimase gravemente ferito... Francesco Biga, Op. cit

... Dopo l'eccidio di Gordale, passando per Val Gavano seppi della morte di Lilli, morte straziante.
Posta la salma in una cassa i partigiani presenti organizzarono un presentat-arm. Segno affettuoso senza dubbio. Mi si era presentata la donna amata da Lilli, colei che alcuni ritenevano responsabile delle sue imprudenze. Mi si era consigliato di farla fucilare, ma ebbi pietà di lei. Si era inginocchiata ai piedi e mi abbracciava le ginocchia piangendo e pronunciando la frase Povero bimbo mio ... Fragola Doria [Armando Izzo] in La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), di don Ermando Micheletto,  Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

* Giovanni Rebaudo [famiglia di Pigna (IM), poi residente a Ventimiglia dalla Liberazione sino alla morte], nato a Monaco Principato il 29 novembre 1921. Militò nella Resistenza in seguito ai bandi di arruolamento della R.S.I. del 24 giugno 1944. Come molti altri giovani preferì combattere per la libertà, anziché al servizio dell'occupante tedesco. Entrò a far parte del Distaccamento di Buggio [Frazione di Pigna (IM)] comandato da Carlo Cattaneo "Carletto", di Ventimiglia, Distaccamento che operava nella zona di Carmo Langan [Comune di Castelvittorio (IM)]. Dopo una settimana, il 2 luglio 1944 ebbe il suo battesimo del fuoco con la battaglia di Castelvittorio. Dopo il relativo sbandamento si ricompose a Cima Marta un distaccamento comandato da Basilio Mosconi [Moscone, in seguito comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"]. Con questo partecipò a numerose ed importanti azioni: a fine luglio 1944 distruzione del primo ponte sul torrente Nervia dopo Isolabona (IM) in direzione di Pigna per tagliare i rinforzi ai tedeschi; a Passo Muratone e Monte Lega con la cattura di un cannone nemico, che venne poi usato contro la caserma di Dolceacqua (IM); presa di Pigna e difesa della sua Repubblica Partigiana. Tra l'8 e il 18 Ottobre 1944 partecipò con tutta la II^ Divisione "Felice Cascione" alla ritirata su Fontane [Frazione di Frabosa Soprana (CN)] passando da Viozene [Frazione di Ormea (CN)]. In novembre ci fu il rientro in Liguria a riprendere i territori abbandonati, ricostituendo le Brigate. Il 6 gennaio 1945 Giovanni Rebaudo si batté fra Agaggio e Glori [Frazioni di Molini di Triora (IM)] contro i militi del Battaglione Monterosa di stanza a Molini di Triora, lasciando, come si potrebbe notare in Rocco Fava, Op. Cit., II° Tomo, un'immediata relazione scritta, in cui tra l'altro si evince che "i fascisti scappando abbandonarono 2 muli, uno carico di un mortaio da 81 mm e rispettive munizioni, l'altro di dolci per festeggiare la befana fascista". A marzo andò in missione a Pigna per ricostituire una formazione: qui subì il rastrellamento del 10 marzo 1945 che portò alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 suoi compagni partigiani a Latte [Frazione di Ventimiglia (IM)]. Il 24 aprile 1945 era con tutta la  II^ Divisione "Felice Cascione" a Baiardo (IM) quando il Comandante Vitò [Vittorio Giuseppe Guglielmo] dispose il piano di occupazione della costa... tratto da Vittorio Detassis, su Isrecim 

** A Ghepeu si ispirò, secondo alcune fonti, Italo Calvino per il personaggio di "Lupo Rosso" ne "I sentieri dei nidi di ragno". Quando salì in montagna aveva soltanto sedici anni ed era "grande e grosso" con la "faccia livida ed i capelli rasi sotto un cappello a visiera alla russa".

Ghepeu, al secolo Sergio Grignolio, scuote l'indice verso di me e ride di un riso franco da buon ragazzone quale egli è. Adesso esageri... dice. Protesta allegramente perchè l'ho presentato al Governatore, capitano inglese Garigue, e ad altri ufficiali come il “bridge blower”, cioè l'uomo che fa “saltare i ponti”. Protesta e ride, ma si vede che ne è compiaciuto. In verità Ghepeu è il tipico partigiano. Alto, di membra possenti, ha una bellissima testa ricciuta ed un volto da buon ragazzo, illuminato da due magnifici occhi castani. Si tiene ritto innanzi al generale Graham, venuto a Sanremo in occasione della rivista della vittoria e della pace e si dondola un po' su una gamba ed un po' sull'altra, impacciato e rosso in volto. Nessuno immaginerebbe che egli è stato, durante tutta la guerra di liberazione uno dei nostri patrioti più valorosi. Ha preso parte a combattimenti, agguati, sorprese, è stato in “galera”, ha sposato la morte decine di volte, ha subito la tortura. Ed ha soltanto diciannove anni.
Mario Mascia, Op. cit.