venerdì 23 ottobre 2026

Mancato l'attacco, cessa l'allarme per le formazioni garibaldine

Lingueglietta, Frazione di Cipressa (IM): subito a monte dell'abitato

Pattuglie nemiche rastrellano Lingueglietta [n.d.r.: frazione di Cipressa (IM)] seminando rovine e puntano su fontana Bora il 21 [ottobre 1944], mentre il 6° distaccamento sorveglia i passi di Carpasio e di Villa Talla.
A Lingueglietta una squadra partigiana del primo distaccamento (primo battaglione) [n.d.r.: della IV Brigata "Elsio Guarrini" della II Divisione "Felice Cascione"] in cerca di viveri, circondata da circa 250 nazifascisti, riesce a rompere l'accerchiamento spostandosi verso il mare senza subire perdite. Il nemico dà fuoco a parecchie case del paese e uccide il civile Littardi Giacomo, dopo aver perduto due uomini rimasti uccisi (fra cui un ufficiale delle SS) e quattro feriti; quindi cattura Morino Paolo (inviato in Germania non farà più ritorno) e ferisce i civili Dolmetta Bartolomeo e Fossati Domenico (vedi anche: Ministero dell'Italia occupata, bollettino delle azioni partigiane n. 18, documento n. 6, pagina n. 56) 
Il 20 di ottobre viene attaccata la polveriera presso Oliveto da garibaldini del 2° battaglione; muore il sig. Perasso; i bersaglieri fascisti del capitano Sporro distruggono a Costa Rainera la casa di Spinelli Carlo ritenuto partigiano. 
Lingueglietta è nuovamente attaccata dal nemico il giorno 28. Entrato nel paese e perlustrate le case asportando tutto, obbliga gli uomini a trasportare il fieno presso la colonna motorizzata sulla strada; quindi prende cinquanta uomini come ostaggi: una parte di essi la rilascia, una parte la trasferisce a San Lorenzo. Rimangono sei mesi in carcere ad Oneglia Dulbecco G. B. fu Francesco, Ricca Gustavo, Panizzi Pietro, Ricca Erasmo e Mallia Corrado. 
Durante il rastrellamento sono uccisi Ricca Antonio fu Giuseppe del 1878 e Ricca Giobatta fu Giuseppe del 1887 sul monte Faudo. 
Lo stesso giorno il nemico occupa Apricale e vi rimarrà fino alla liberazione. 
Le forze garibaldine e quelle naziste, in permanente movimento, si spiano a vicenda ma non si attaccano. Attendono ciascuna il momento favorevole. 
Tentativi sono intrapresi il 22 di ottobre per collegarsi al Comando divisione [n.d.r.: II Divisione Garibaldi "Felice Cascione", comandata da Nino Siccardi (Curto)] con la partenza per Fontane [n.d.r.: frazione di Frabosa Soprana (CN)] di un garibaldino staffetta, latore di una dettagliata relazione sulla situazione, e di un mulo carico di olio per risolvere, almeno per qualche giorno, la difficile situazione nella quale certamente si trovavano gli uomini della I brigata  ["Silvano Belgrano"] e della V brigata ["Luigi Nuvoloni] per mancanza di grassi.
Ma i collegamenti risultano quasi impossibili poiché l'unica zona transitabile è battuta da pattuglie nemiche, e perciò si è obbligati a compiere un giro molto lungo e difficile. Nonostante ciò la staffetta Santino Mela (Capitano) mantiene il collegamento del fondovalle (Sant'Agata) con la brigata che ha il recapito a Pantasina [frazione di Vasia (IM)]. 
Il giorno seguente informazioni giunte da Pieve di Teco asseriscono che i Tedeschi, individuata in Arzéne l'ubicazione del Comando brigata, stavano preparando un grande rastrellamento di tre giorni con base iniziale di partenza dalla linea San Bernardo di Conio-passo Fenaira. 
Di conseguenza vengono emanate disposizioni per l'occupazione dei passi di colla d'Oggia, di Carpasio, di Villa Talla e di monte Moro. Il Comando brigata, spostatosi a passo della Pistona, viene messo al corrente della situazione ogni ora dalle staffette dei vari distaccamenti che recano notizie precise sui movimenti del nemico che, intanto, aveva occupato passo Fenaira, Rezzo e San Bernardo di Conio. Ma da queste località non proseguirà oltre, escluse piccole puntate d'assaggio, né opererà alcuna azione nei giorni successivi. 
Mancato l'attacco, cessa l'allarme per le formazioni garibaldine. 
Studiata la situazione, al Comando, preoccupato per la sorte di "Simon" [n.d.r.: Carlo Farini, responsabile della Zona Operativa] e la mancanza di sue notizie, appare chiara la difficoltà di collegare la brigata col Comando divisione per il perdurare del maltempo e per l'inverno precoce. Però constata che l'isolamento non aveva scoraggiato gli uomini, anche se consapevoli di uno sbandamento sicuro in caso di attacco e dei disagi che avrebbe provocato la penuria di munizioni, scarpe, cappotti, impermeabili per le guardie, ecc. 
D'altronde non esisteva alcuna possibilità di spostamento organico in massa poiché tutti i passi alle spalle dello schieramento erano occupati dal nemico. 
Viene deciso di resistere a forze non preponderanti; nei casi più gravi ogni distaccamento, diviso in squadre separate, si sarebbe occultato fino a rastrellamento concluso. 
Tutte le forze sbandate della I e della V brigata, comprendenti 150 uomini, sono incorporate nell'8° distaccamento di Simi Domenico (Gori), costituitosi in battaglione.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, pp. 230,231

Si superò Pietrabruna, già occupata, dirigendosi nel tratto di zona situato fra Boscomare [frazione di Pietrabruna] e Terzorio nel tentativo di scendere a ridosso delle postazioni nemiche permanenti. Ma il progetto venne abbandonato per forza maggiore: tutta la valle emanava la presenza del pericolo che alterava il volto di ogni giorno, silenzi strani, rotti soltanto dal timido canto di rari uccelli, lontani richiami di voci umane incapaci di nascondere l'ansia del momento. 
Fra sterpi, sassi e sentieri erbosi, ma privilegiati perchè protetti dal folto della residua vegetazione, si procedeva rapidi, in una tensione che ognuno cercava di contenere. I paesi ormai dell'intera zona erano tutti presidiati, una rete di uomini armati controllava i passi, le strade e i principali sentieri, cacciatori spietati che architettavano nuove trappole per abbattere una selvaggina impaurita ma decisa; era una nuova esperienza che ci dava l'energia per non tradire lo sforzo delle improvvise fughe e dei lunghi spostamenti di valle in valle. 
[...] Un ritorno sereno mentre il sole d'un estenuante secondo giorno volgeva al tramonto, l'ultima stanca pattuglia rientrava, il distaccamento [n.d.r.: della IV Brigata "Elsio Guarrini" della II Divisione "Felice Cascione"] si era nuovamente ricomposto, la tattica adottata e la fortuna amica ci avevano aiutato ad uscire indenni dalla pericolosa partita. 
Non così per i distaccamenti situati al nord, che denunciarono sensibili perdite che comprendevano alcuni ragazzi del San Marco, con me fuggiti da Poggi. I primi arrivati al campo, in previsione dell'affamato rientro dei ritardatari, non si erano persi in chiacchere, provvedendo all'immediato acquisto di una vacca di cui una buona parte bolliva rumorosamente nel grosso calderone; all'intorno uomini disordinati e sporchi, ma i cui occhi esprimevano la gioia del ritorno, raccolti nel calore di un fuoco che allontanava il buio e la paura dell'ultima notte. Quella sera non riuscii a mangiare, all'imponente pezzo di carne presentatomi lo stomaco si rifiutò, accettando soltanto del brodo. E subito un lungo, un lunghissimo sonno fino all'indomani. 
Il grosso rastrellamento subito ai primi del mese era ormai un ricordo, ottobre scorreva in una riposante tranquillità, accompagnato da un tempo relativamente buono, tale da rendere meno pesanti i ripetuti turni di guardia giornalieri effettuati al Passo della Follia. Piccole scene osservate e ripetute nel tempo diventavano famigliari, come alla domenica mattina l'ampia gradinata che portava alla chiesa di Bussana Nuova illuminata dal sole e il salirvi di lontane persone che partecipavano al rito festivo, un lontano mondo, staccato da quello violento che ci aveva coinvolti. Ogni aspetto del vasto paesaggio esprimeva una bellezza che continuava ad affascinarmi e, occasione rara, la visione della lontanissima Corsica, enorme massa sorgente dal mare che in un'alba fredda e chiara apparve per pochi secondi ai nostri occhi, nel cerchio di una massa di vapori che l'avvolsero fino a farla scomparire; oppure il quadro di un comune giorno di guerra, la piccola città d'Imperia che veniva bombardata da una nave alleata, guizzi di fuoco in un lontano rombo di cannoni [...]
Renato Faggian (Gaston), I Giorni della Primavera. Dai campi di addestramento in Germania alle formazioni della Resistenza Imperiese. Diario partigiano 1944-45, Ed. Cav. A. Dominici, Imperia, 1984, pp.68,69