mercoledì 22 novembre 2023

Pajetta indicava ai partigiani imperiesi i collegamenti di frontiera

Nizza

W. Walter Orebaugh nasce nel 1910 negli Stati Uniti, a Wichita Sedgwick in Kansas. Nel 1932 entra nel servizio estero degli Stati Uniti. Dal 1937 al 1941 svolge la funzione di Viceconsole a Trieste dove incontra Manfred Metzger, rampollo di una famiglia agiata austriaca che lo aiuterà negli anni avvenire. Promosso al ruolo di Console nel 1941, l'anno successivo è inviato a Nizza con il compito di proteggere gli interessi statunitensi nella Francia occupata e di promuovere il rimpatrio dei cittadini americani. In questo ambito, prende contatto e dà assistenza finanziaria ai movimenti della Resistenza attivi nella Francia meridionale in cambio di informazioni: riguardanti l’esercito tedesco e la sua avanzata e i progetti della Resistenza in merito all’attacco e al sabotaggio delle linee ferroviarie e dei porti. Ai primi del novembre 1942, per motivi di sicurezza, trasferisce la sede del Consolato Americano da Nizza al Principato di Monaco, qui nello stesso mese viene arrestato dall'esercito italiano nel corso di un'operazione militare effettuata nel Principato. Le autorità italiane lo internano in Italia, insieme a due delle sue assistenti: Nancy Charrier e Amy Houlden. Dapprima lo trasferiscono a Gubbio, quindi a Perugia, presso l’hotel Brufani. Dopo l’8 settembre, per non cadere in mano ai tedeschi, con l’aiuto di una cameriera dell’albergo, Vittoria Vechiet, i tre scappano e si rifugiano presso l’abitazione di Margherita Bonucci. Dopo alcuni mesi, con l’aiuto della figlia di Margherita, Valentina, il console riesce a prendere contatti con Bonuccio Bonucci, uno dei fondatori della Brigata Proletaria d’Urto - San Faustino. Unitosi con i partigiani lascia la casa di Margherita.
Orsola Mazzocchi, W. Walter Orebaugh, Dizionario Biografico Umbro dell'Antifascismo e della Resistenza  

Una ventina di membri del réseaux de renseignements arrestati nelle Alpes-Maritimes (nello specifico il colonnello Bernis, responsabile della rete Alliance, il comandante Guetta, responsabile della rete Gallia, Maurice Blanchard, responsabile della rete Jove che aveva partecipato ai negoziati con l’ammiraglio Tur, Léon Sliwinski, responsabile della rete F2, il comandante Vallet, responsabile della rete Mithridate, il capitano Lévy, animatore della Resistenza Antibes e membro della rete SOE, furono internati, tra febbraio e settembre 1943, nella prigione di Imperia, mentre i mentonesi Vincent Delbecco et Louis Ghersi (rete Mithridate) furono reclusi a Chiavari senza essere stati giudicati.
I 43 responsabili dell’Armée secrète des Alpes-Maritimes, arrestati nel maggio-giugno del 1943 a Nizza, all’uscita dal centro d’interrogatorio e di tortura di Villa Lynwood, furono messi nelle prigioni di Ventimiglia, Sanremo e Imperia in stato di detenzione provvisoria, in attesa del loro processo davanti al tribunale militare di Breil.
Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012)
 
Con l’8 settembre e la caduta del fascismo la situazione evolvette: lo sbandamento della IV Armata nei territori occupati rafforzò notevolmente la posizione degli antifascisti, che disponevano di una maggiore libertà di manovra e di nuove reclute, che disertavano e si univano alla Resistenza portando con sé armi ed esperienza di guerra.
Emanuela Miniati, La Migrazione Antifascista in Francia tra le due guerre. Famiglie e soggettività attraverso le fonti private, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova in cotutela con Université Paris X Ouest Nanterre-La Défense, Anno accademico 2014-2015
 
Dal 25 luglio all'8 settembre 1943, con la caduta di Mussolini e la formazione del governo del generale Pietro Badoglio, una catena di evasioni e di protezioni veniva assicurata dai gruppi della Resistenza francese del comandante Giuseppe Manzoni, detto «Joseph le Fou», della «F.T.P.» e dalle popolazioni di St. Raphael, di Cannes, di Nizza e di Monaco, a favore dei soldati italiani che abbandonavano le formazioni e si rifugiavano nelle montagne costiere e interne della zona di frontiera. Anche marinai di Villafranca e di Monaco effettuarono imbarchi clandestini di militari verso la costa ligure.
Un tenente italiano P.M. e quattro militari dell’ex IV armata italiana si erano messi a disposizione del gruppo «Joseph le Fou» per sabotare i pezzi di artiglieria che dovevano essere consegnati in perfetto stato di efficienza alle truppe tedesche. Furono distrutti ventotto pezzi di artiglieria e recuperato un enorme quantitativo di armi individuali che, dal novembre 1943 al gennaio 1945, permise uno scambio di armi provenienti dalla IV armata e in possesso di partigiani italiani. Su ordine del B.C.R.A. di Londra e di Algeri, venivano rinforzate le zone di frontiera delle Alpi Marittime presidiate da alpini italiani e dalle prime formazioni garibaldine della Resistenza. (Da una testimonianza scritta del comandante partigiano francese Joseph Manzone detto "Joseph le Fou"). 
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Joseph Manzone, detto le fou (il pazzo), era una figura di spicco della Resistenza di Nizza. In particolare collaborò attivamente con il capitano Geoffrey M.T. Jones, capo del servizio di informazione americano, nelle missioni facenti capo ai servizi segreti alleati presso il maniero Belgrano di Nizza. Portò a termine importanti missioni in territorio nemico, cioé italiano, per la raccolta di informazioni sul dislocamento delle truppe nemiche. Di rilievo la collaborazione del Manzone con i Partigiani italiani della Divisione del comandante Rocca in Piemonte. Note preparatorie, non pubblicate, di Giuseppe "Mac" Fiorucci per Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>, 2007

La situazione organizzativa migliora, si estendono i collegamenti e i quadri sembrano pieni di buona volontà.
[...] Le possibilità di lavoro sono grandi per l'ambiente favorevole e per le forze di partito che già possiamo mobilitare.
[...] Appena sarà possibile penso sia utile mandare un compagno per il controllo dell'organizzazione anche nei centri minori. Uno dei compiti sarebbe di studiare le possibilità che aprono i nuovi collegamenti nella regione di frontiera.
Luca [Giancarlo Pajetta], Appunti sull'organizzazione di I. [Imperia], 1° dicembre 1943. Fonte: Fondazione Gramsci  

Quasi contemporaneamente Giansandro Menghi della nostra missione Youngstown, approdata alla costa ligure in marzo [1944] con una delle missioni marittime che il Capitano Bonfiglio guidava da Bastia, riuscì a sottrarsi al SD che lo aveva catturato. Attraverso la Riviera raggiunse la Francia, e durante la fuga fu capace di registrare con precisione le posizioni difensive del nemico da Rapallo fino a Ventimiglia. Nascose la mappa, insieme ad altre informazioni di vitale importanza, in una casa sicura, a Nizza, e fu quindi mandato a recuperarla insieme a Bonfiglio, cosa che fecero affrontando un viaggio non poco rischioso. Le informazioni furono trasmesse al G-2 della 7^ Armata che lodò la precisione con cui la mappa era stata redatta.  Max Corvo, La campagna d’Italia dei servizi segreti americani 1942-1945, Libreria Editrice Goriziana, 2006

lunedì 20 novembre 2023

Però sarebbe bello, fatti fuori i tedeschi, mandar via anche gli inglesi...

Alto (CN). Fonte: Wikimedia

Il giorno 16 giunsi ad Alto. Là terminava la carrozzabile che saliva da Albenga per Castelbianco e Nasino. Inerpicato su un ripido pendio il paesino di Alto in quel marzo 1945 assomigliava stranamnente a Fontane in novembre. Castani spogli, cielo grigio piombo, viuzze fangose, cime e creste brulle ed a pascolo chiudevano a semicerchio la valle mascherando il varco che lasciava passare la mulattiera per Capraùna.
Alto; strano che Cascione avesse scelto per culla del movimento un luogo così cupo che, pur essendo ancora in Liguria, aveva già l'aspetto dei paesini d'alta montagna, dove la neve si fermava più a lungo, il clima era più freddo. Inesperienza? Motivi di sicurezza? Chi sa! Il fatto che la carrozzabile finisse ad Alto e quindi gli automezzi nemici potessero attaccare da una sola direzione e dopo una dura salita, la lontananza da altri paesi, quindi un maggiore controllo sugli abitanti e sullo spionaggio nemico possono aver fatto cadere la scelta su Alto. Ne dedussi anche che la banda di Cascione, dopo lo scontro di Montegrazie, dovette avere un atteggiamento difensivo analogo più o meno a quello adottato da noi nel periodo di stasi e depressione che ci colpì all'inizio del secondo inverno.
L'aspetto di Alto il 16 marzo era normale, nulla indicava che un lancio avesse luogo nelle vicinanze o che vi fossero concentramenti inconsueti di partigiani.
Che differenza con Garessio in luglio o Piaggia in ottobre. Allora una decina di partigiani riempiva un paese. Parevano migliaia e dopo un po' ti accorgevi che erano sempre le stesse facce. Ora invece pare che abbiano l'arte di scomparire.
Trovai Germano sulla piazza del paese; mi indicò la casa di Turbine [n.d.r.: Alfredo Coppola, capo squadra in seno alla II^ Brigata "Nino Berio" della Divisione Garibaldi "Silvio Bonfante"], uno degli incaricati del lancio. "Sta con la moglie" mi disse. Infatti anche Turbine nei giorni si scorsi si era sposato. Entrai: Basco [Giacomo Ardissone, vice comandante della II^ Brigata], Turbine, Trentadue e qualche altro erano intorno a piatti di castagne e di latte.
"Sempre la solita cagnara" -  diceva Basco - "chi si alza prima comanda. Nessuno di noi conosce il messaggio speciale, né i comandanti di brigata, né i capibanda ed è giusto. Poi ti trovi tra i piedi uno del S.I.M. che ascolta la radio con te e si mette a gridare: «Ecco il messaggio, stasera c'è di nuovo il lancio!» - e tu ci fai la figura dello scemo. Il Comando ti garantisce che di lancio ne fanno uno solo perché la zona è pericolosa e così ti fa perdere il secondo. Ma perdere è poco, ti fa scannare a correre nel buio e tutto per niente. Poi ti fa aspettare tre giorni i signori della I Brigata ["Silvano Belgrano"] che vengano con comodo a ritirare la loro parte. Adesso la zona non è più rischiosa secondo il Comando...".
Ricordavo il Basco dello scorso luglio caposquadra della Matteotti: "Questa volta ci hanno fregato: siamo al buio in una zona che non conosciamo, ma domani non ci stiamo più".
Il capobanda del distaccamento "I. Rainis" aveva conservato lo spirito ribelle di allora. "Ci fanno i lanci adesso i signori inglesi. Sperano che diamo loro una mano quando verranno avanti. Quando avevamo bisogno di armi per difenderci, per vivere, allora niente".
"A Mauri i lanci; noi, che siamo comunisti, più moriamo meglio è. Ma i primi inglesi che vedo... Ma siamo in pochi e finirebbe come in Grecia. Però sarebbe bello, fatti fuori i tedeschi, mandar via anche gli inglesi... Naturalmente i signori del Comando non la penseranno così. L'anno scorso quando speravamo di scendere avevano abolito le stelle rosse, i fazzoletti, le bandiere, tutto quello che c'era di rosso, come se gli inglesi non ci conoscessero. Quelli del Comando stavano al centro a decidere e noi sui passi intorno a far la guardia, a difendere quelli che decidevano. Quando abbiamo capito che la nostra vita valeva la loro e abbiamo cercato un posto meno rischioso, il Comando è sparito, è diventato clandestino. Adesso che viene il buon tempo verranno di nuovo fuori, pianteranno gli uffici in un paese e diranno a noi delle bande di schierarci a difenderli, ma stavolta non ci riusciranno".
"Guardate Boris [Gustavo Berio, vice commissario della Divisione Bonfante]: non ha preso mai un rastrellamento. Che furbo! Prima era al S.I.M. e quando le notizie eran brutte cambiava aria. Adesso è commissario e fa i comodi suoi. A Nasino ha un rifugio che è impossibile trovarlo. I poveri diavoli siamo noi che dobbiamo salvare gli uomini, il materiale e poi noi, se avanza il tempo".
"L'altro giorno trova un contadino che ha un permesso del Comando tedesco sotto il nastro del cappello, lo interroga e poi ci dà ordine di fucilarlo. Come se la vita degli altri non contasse niente! Noi abbiamo detto di sì e poi lo abbiamo lasciato andare. E' difficile giudicare uno ed è terribile condannarlo se non confessa. E' capitato a me con un S. Marco. Lo abbiamo interrogato per un giorno intero, ha sempre negato. Pure eravamo sicuri che era una spia.
Dovevo essere io a giudicarlo e vi assicuro che non ho chiuso occhio quella notte. Il giorno dopo era scappato. L'abbiamo ripreso per un miracolo ed allora ha confessato: era venuto su per tradirci. Ma se non avesse parlato non avrei avuto forse il coraggio di ucciderlo, neanche dopo la fuga".
Il tempo passava intorno alla stufa, qualcuno entrava, altri uscivano. Lungo il muro i sacchi del lancio erano comodi sedili, nella stanza più interna Trentadue aveva dormito immerso nei paracadute. Basco raccontava del tempo in cui era in Croazia come paracadutista: un giorno aveva aiutato i contadini a spegnere un incendio appiccato dagli alpini. Avevano avuto come compenso chili di miele. Un'altra volta avevano appostato una staffetta partigiana che passava di solito in uno stesso punto. L'avevano attesa a lungo, poi, appena avvistatala: una raffica e la staffetta era caduta: "Ci avvicinammo cautamente, quando fummo a pochi metri lo slavo fece scoppiare una bomba a mano. Si uccise ma distrusse i documenti che portava".
Episodi ed episodi, raccontati con naturalezza ed indifferenza. Ora si combatte da una parte, allora dall'altra. Ora si è rastrellati, allora si rastrellava. Si era mai chiesto Basco se vi era contraddizione fra le due guerre, se allora o ora si era nel giusto?
Allora il governo comandava di fare quello ed era naturale farlo, nessuno pensava a disubbidire apertamente. Ora i tedeschi non sono più sulle ali della vittoria, l'opinione pubblica è contro di loro e così è naturale esser partigiani. Cosa ha sostenuto questi giovani nel duro inverno? Il gusto dell'avventura? Il rancore per gli anni di guerra passati e subiti? Chissà...!
Gino Glorio (Magnesia), Alpi Marittime 1943-45. Diario di un partigiano - II parte, Nuova Editrice Genovese, 1980, pp. 206-209

17 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Zona Operativa Liguria - "... il giorno 13 u.s. si è effettuata l'operazione lancio nella località convenuta [Piano dell'Armetta nei pressi di Alto (CN)]; sono stati lanciati 33 colli di cui 28 recuperati nella serata ed i restanti 5 nella successiva mattinata. Non è stato possibile per il disturbo alle stazioni radio ricevere il messaggio per il lancio del giorno successivo. Tutte le tracce del lancio sono state cancellate anche grazie alla popolazione, di modo che i tedeschi non hanno trovato nulla. Data l'esperienza si consiglia di potenziare l'ascolto messaggi mediante l'aumento delle apparecchiature sulle tre linee, visto che si è ordinata la revisione dell'impianto di Nasino. È da evitare inoltre il lancio in giorni consecutivi, poiché vi è un'unica via di deflusso rappresentata da una mulattiera ed è, quindi, impossibile creare una colonna eccessivamente grande di muli, perché desterebbe sospetti ed in quanto l'occultamento del materiale va eseguito a spalla. Il luogo si è mostrato idoneo allo scopo, per cui per il prossimo lancio si richiedono 150-180 colli. Non servono fucili, ma armi automatiche, mortati leggeri, bombe anti-carro. Il collo indirizzato a 'Roberta' [n.d.r.: capitano del SOE britannico Robert Bentley, ufficiale di collegamento degli alleati con il comando della I^ Zona Operativa Liguria] contiene 2 R.T. [radiotrasmittenti]: si prega di inviare degli uomini a prelevarle. Il giorno 11 u.s. è stata bombardata Ormea ed è stata colpita la sede del generale. Alcuni garibaldini hanno requisito in detto comando vario materiale, tra cui una lettera di cui si invia traduzione circa gli spostamenti delle truppe tedesche. Sopra Ormea i tedeschi accendono fuochi per ingannare gli aerei alleati".
17 marzo 1945 - Da "Dario" [Ottavio Cepollini] al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Segnalava che "... il quartier generale tedesco si è trasferito nella palazzina Faravelli a Nava. I tedeschi, portandosi dietro il russo catturato ad Alto, hanno fatto una puntata a Gazzo e a Gavenola per arrestare 'Ramon' [Raymond Rosso, capo di Stato Maggiore della Divisione "Silvio Bonfante"] e gli altri, ma, fortunatamente, il russo si è dimostrato leale e ha reso vana la puntata".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999  

giovedì 9 novembre 2023

Aumentano i distaccamenti partigiani imperiesi ad aprile 1944

 

Il torrente Arroscia nei pressi di Ranzo (IM). Fonte: Wikipedia

Il distaccamento imperiese - comandante TITO (Rizzo Renato) [Rinaldo Rizzo, detto Tito] commissario GIULIO (Libero Briganti) - aveva dovuto impegnarsi in una lunga marcia forzata dalla Casa Rosa, sopra Diano Roncagli nel comune di Diano S. Pietro, dove era dislocato, sino a Caprauna (in provincia di Cuneo) per raccogliere un lancio che - secondo le notizie pervenute - gli Alleati avrebbero dovuto effettuare nei giorni dal 4 al 6 aprile [1944].
Il reparto <1 non giunse nel tempo prestabilito e si trovò ad affrontare la via del ritorno senza alcuna scorta di viveri e senza possibilità di rifornimenti <2; ciò rese particolarmente dura la marcia sino a Guardiabella (a occidente del Colle di S. Bartolomeo), da dove una pattuglia guidata da MIRKO (Angelo Setti) scese al comune di Aurigo e nella frazione di Poggialto alla ricerca di aiuti.
L'assistenza generosa di quelle popolazioni aiutò la piccola formazione a rimettersi in sesto; successivamente furono anche compiute azioni particolarmente rischiose allo scopo di prelevare vettovaglie in territorio presidiato dalle truppe germaniche, <3 ma l'esperienza aveva ormai confermato che anche il problema dei rifornimenti doveva avere una sua più organica soluzione.
Tanto più che - in meno di 20 giorni - vi fu un notevole afflusso di volontari, tale da trasformare in altrettanti distaccamenti (con circa 30 effettivi ciascuno) le tre squadre di cui inizialmente era composto il reparto.
Ai primi di maggio - comandati da CURTO [Nino Siccardi] e e dal commissario GIULIO - i distaccamenti avevano assunto le seguenti posizioni <4:
1°) comandante Tito, commissario Boris (Gustavo Berio) - dislocato presso i Tecci di Parodi sopra Pontedassio;
2°) comandante Ivan, commissario Dimitri (Bruno Nello) - dislocato al Passo della Mezzaluna;
3°) comandante Cion [Silvio Bonfante], commissario Federico (Federico Sibilla) - dislocato nel bosco di Rezzo.
Metodo piuttosto efficace ci sembra quello seguito dal comando partigiano imperiese - in modo abbastanza frequente in questo periodo - di designare per le azioni di guerra più importanti uomini scelti in egual numero da tutti e 3 i distaccamenti; tale criterio venne adottato - ad esempio - nell'attacco effettuato al posto di blocco del ponte di Ranzo; in questa occasione 6 partigiani (scelti 2 per distaccamento) volsero in fuga il presidio nemico - uccidendo un soldato germanico e catturando due G.N.R. - e si impossessarono di 2 mitragliatori, di due fucili tedeschi e di molte munizioni.
Si può anche rilevare in proposito - considerando l'armamento messo a disposizione del gruppo attaccante (su 6 effettivi, 4 fucili mitragliatori e 2 mitra) - che molto opportunamente il comando partigiano non aveva esitato ad affidare agli uomini prescelti per l'azione quasi tutte (molto probabilmente tutte, date le condizioni di allora) le armi automatiche in possesso della formazione, pur di ottenere un gruppo che unisse alla particolare agilità numerica una grande potenza di fuoco <5.
Nello stesso periodo si ebbe un ulteriore spostamento dello schieramento partigiano; il distaccamento di Tito venne stanziato a Bosco Nero, quello di Cion a Tecci di Parodi e quello di Ivan a Piani di Corte, nel comune di Triora.
Un nuovo distaccamento - anch'esso forte di circa 30 effettivi - venne costituito nella prima metà di maggio e dislocato, al comando di Mirko, in regione Castagna presso Bregalla, una località di particolare importanza strategica attraverso la quale il dispositivo partigiano della zona a levante di Imperia venne ad essere direttamente collegato con quello della zona a ponente, tramite un gruppo formatosi ai primi di marzo e comandato da MARCO (Candido Queirolo) e da TENTO.
Sempre a metà di maggio vi fu l'inquadramento definitivo del distaccamento operante nella zona di Cima Marta agli ordini di IVANO (Vittorio Guglielmo), commissario ERVEN (Mario Luppi) [invero Bruno Luppi]; questo reparto disponeva di circa 40 effettivi <6.
Anche nell'imperiese si era venuta intanto sviluppando l'azione intimidatoria delle Autorità fasciste e germaniche a seguito del bando Mussolini; dal primo al 20 maggio gli aerei avevano sorvolato le campagne lasciandovi cadere a migliaia i volantini dell'ULTIMA OCCASIONE:
"Coloro che all'Italia hanno offerto gli anni più belli della giovinezza per compiere il loro dovere di soldati e che oggi, fuorviati da una malvagia propaganda, rinnegano il loro valoroso passato di combattenti per rimanere tra le bande dei ribelli dove altro non sono che strumenti di ignobili sfruttatori che giocano sulla loro vita per guadagnarsi lo sporco denaro con cui il nemico paga i traditori, ricordino che la Patria li ha chiamati ancora a sé pronta a perdonare il loro traviamento e ad aiutarli a ritrovare la via del dovere e dell'onore.
Per volere del Duce, il Governo della Repubblica ha stabilito che chi si presenterà spontaneamente entro il 25 maggio p.v. andrà esente da qualsiasi pena e procedimento penale. È L'ULTIMA OCCASIONE. Non deve essere perduta. Dopo, per chi sarà rimasto sordo a quest'ultimo appello avverrà l'inesorabile.
Presentatevi al più presto a qualsiasi autorità civile o militare più vicina".
[NOTE]
1 Suddiviso in tre squadre: la prima comandata da IVAN (Giacomo Sibilla), la seconda da CION (Silvio Bonfante), la terza da MIRKO (Angelo Setti), per un totale di circa 30 effettivi. (Documentazione Biga).
2 Alcune testimonianze attribuiscono la perdita del lancio ad un non precisato sabotaggio.
3  La sera del 10 aprile, ad esempio, una decina di partigiani - tra i quali Cion, Mirko, Mancen (Massimo Gismondi), Carlo Siciliano - scesero, guidati da Curto, dal Colle di S. Bartolomeo sino alla prossimità di Pontedassio, celati sotto il tendone di un camion al volante del quale stava il partigiano Zò. Da lì, mentre il camion con a bordo il solo Curto compiva il percorso di fondovalle, essi raggiunsero Borgo d'Oneglia, passando per la collina, sino ad un deposito di viveri accaparrati da un grosso incettatore collaborazionista. Nella notte il camion veniva caricato dei viveri sequestrati e ripartì per la zona partigiana - con gli uomini armati occultati sotto il tendone - attraversando in pieno giorno i blocchi germanici e fascisti (ai quali Curto esibì dei falsi documenti tedeschi) posti sulla statale n. 28 di Pontedassio, Chiusavecchia, Ponte dei Grassi, Tesio, fino al Bosco di Rezzo. (Documentazione Biga).
4 Cfr. volume I° pag. 181
5 Invero l'armamento del piccolo reparto, potenziato dal considerevole bottino, impressionò favorevolmente alcuni ufficiali delle formazioni Mauri - incontrati sulla via di ritorno - i quali inutilmente proposero ai sei di entrare a far parte del nascente schieramento "Autonomi".
6 Ci viene segnalato - tra le prime azioni di questo distaccamento - il disarmo compiuto da un solo partigiano (FOLGORE) di una postazione della R.S.I. a Santa Brigida (Andagna) e la cattura di 10 soldati di presidio. (Doc. Biga, testimonianza di Angelo Setti).

Giorgio Gimelli, Cronache militari della Resistenza in Liguria - Volume II, Istituto Storico della Resistenza in Liguria, 1969, pp. 237-240

La popolazione tutta, specie quella dei paesi non sulla costa, è loro [ai partigiani] favorevole, li ospita, li nasconde e li rifornisce, nonostante che in parecchi casi si siano impossessati di bestiame e di derrate alimentari.   
La loro attività è sempre quella di scendere dai monti nei paesi, rifornirsi di viveri e tabacco, incitare i renitenti a non presentarsi e a cercare di impossessarsi di armi e munizioni assalendo caserme dei distaccamenti della G.N.R. (carabinieri), nonchè di molestare persone ritenute simpatizzanti per il Regime Fascista Repubblicano.   
A volte hanno prelevato ostaggi, fra cui qualche sottufficiale dei carabinieri, che sono stati poi rilasciati.   
Le località della Provincia più battute sono quelle confinanti con la provincia di Cuneo, in quanto tali bande si spostano dall'una all'altra provincia. Campi di azione delle bande di ribelli sono più frequentemente la vallata di Cervo, Diano Arentino, Diano Marina, Diano Roncagli, Chiusavecchia, Bestagno, Molini di Triora, Nava e Case di Nava.
Ermanno Durante, Questore di Imperia, Relazione quindicinale sulla situazione..., 16 aprile 1944, Documento in Archivio Centrale dello Stato - Roma

In questi giorni, per ben due volte, nell'abitato di Diano Marina sono stati sparati da ribelli colpi di pistola contro ufficiali dell'esercito repubblicano in divisa, che transitavano isolatamente in bicicletta, senza conseguenze.  Il reparto antiribelli della Questura di Imperia frequentemente si porta nelle località ove viene segnalata la presenza di ribelli, che sistematicamente riescono a sfuggire alle ricerche. In tali operazioni viene però proceduto al fermo di renitenti, disertori e sfaccendati, i quali ultimi vengono proposti per il lavoro in Germania.
Non infrequentemente si addiviene ad uno scontro di colpi di arma da fuoco.   
E' stata sottoposta, con provvedimento dell'apposita commissione, all'ammonizione, per un biennio, una suora del locale Istituto Nostra Signora della Misericordia, la quale, sull'insegnamento che impartiva ai bambini ed alle bambine, teneva contegno niente affatto consono al momento attuale e nettamente contrario all'opera ricostruttiva del Governo Fascista Repubblicano e del suo Capo. Difatti, detta suora, fra l'altro, nella lettura del libro di testo, faceva saltare tutte le pagine riferentisi al Duce ed al Fascismo, proibiva ai bambini di portare emblemi fascisti e di salutare romanamente.
Ermanno Durante, Questore di Imperia, Relazione settimanale sulla situazione..., 24 aprile 1944, N. di Prot. 01384, Documento in Archivio Centrale dello Stato - Roma 

giovedì 2 novembre 2023

Non è facile agganciarsi dopo che la statale n. 28 è diventata ormai invalicabile per la presenza continua di truppe tedesche in movimento

Prelà (IM). Fonte: Wikipedia

Terminate le ispezioni ai distaccamenti della I brigata, il 18 [novembre 1944] «Curto» [n.d.r.: Nino Siccardi, sino a quei giorni comandante della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dal 23 novembre comandante della I^ Zona Operativa Liguria] si trasferisce in val Prino per rendersi conto della situazione militare e politica della IV brigata «E. Guarrini» e concertarsi con il vicecomandante divisionale «Giorgio» [Giorgio Olivero] e con il responsabile S.I.M. «Boris» [Gustavo Berio] sugli ultimi avvenimenti.
Appresa la notizia della presenza in zona dell'ispettore «Simon» [Carlo Farini], considerato disperso fino a quel momento, decide un immediato abboccamento per concordare direttive e disposizioni.
Si prepara, così, la famosa riunione di Prelà del 23 novembre in cui tra l'altro verrà deciso di stendere le circolari n. 22 e n. 23 (24), di costituire il Comando della I^ Zona Liguria (comprensiva del territorio da Loano a Ventimiglia) e di creare la divisione d'assalto Garibaldi "Silvio Bonfante", tappe fondamentali della Resistenza imperiese che illustreremo in seguito.
«Curto» e il vice comandante «Giorgio» esaminano concretamente lo schieramento che dovrà assumere la IV brigata dopo il rientro delle altre due.
Non è facile agganciarsi dopo che la statale n. 28 è diventata ormai invalicabile per la presenza continua di truppe tedesche in movimento.
Questo problema, insoluto per il momento, sarà risolto con il distacco della I brigata dalla divisione «F. Cascione» per elevarla a divisione (la «S. Bonfante»), con zona di operazione a est della valle Impero. Per lo schieramento della IV brigata è tenuta in maggiore considerazione la possibilità del suo agganciamento con la V e la I. Di conseguenza, il 1° battaglione viene scaglionato nella val Prino col 1° distaccamento dislocato nella zona di Fontana Fredda per il controllo del passo della Pistona, il 2° nella zona del Grillo per il controllo del passo della Verna, il 3° nella zona superiore di Villa Talla per il controllo del passo omonimo.
I distaccamenti del 2° battaglione attuano uno schieramento del tutto diverso: il 4° è utilizzato per il controllo dei passi del Maro e di colla d'Oggia, il 5° dislocato nella zona di Carpasio sorveglia i passi di Teglia e di colla d'Oggia, il 6° dislocato nel1a zona di Pantasina sorveglia i passi di Corda e di Colletti.
Il 3° battaglione rimane nella valle Argentina, con il 7° distaccamento nella zona di Badalucco a sinistra della valle, l'8° nella stessa zona ma a destra, il 9° distaccamento viene dislocato nei pressi di Pietrabruna (25).
Scelto, come prima sua sede, il paese di Aurigo, in seguito il Comando divisionale si sposta nella zona di Carpasio presso il Comando della IV brigata il cui nuovo schieramento viene comunicato il 27 novembre al Comando della V perché si adegui a sua volta nello schieramento per una vicendevole protezione nella guardia ai passi montani. E' particolarmente curato un agganciamento col distaccamento di Carpasio per prevenire ogni eventuale sorpresa proveniente da Triora. In tal modo si crea una continuità nello schieramento garibaldino che garantisce una certa sicurezza nei collegamenti e costituisce anche un fattore di sicurezza per ogni evenienza.
Il Comando della V, sistemato a Bregalla, troppo fuori mano rispetto alla dislocazione dei distaccamenti ed eccessivamente distante per ricevere tempestivamente le informazioni del servizio S.I.M., su consiglio di «Curto» si sposta nei pressi di Beusi (Taggia), essendo questa località più comoda per il contatto coi distaccamenti e per ricevere rapidamente le informazioni dalla città.
L'ispettore «Simon» pone la sua sede nella canonica di Prelà alla metà di novembre con la magnanima compiacenza di don Prospero Balestra e l'abbandonerà il 5 gennaio 1945 dopo l'incendio della tipografia clandestina del C.L.N. provinciale a Pianavia e dopo l'arresto dell'ex intendente dell'ospedale partigiano di Valcona Bartolomeo Ramoino (Lalen-Renard) avvenuto a Sarola. Il luogo d'occultamento era diventato pericolosissimo perché il prigioniero, se sottoposto a tortura, avrebbe potuto svelarne l'ubicazione a lui nota.
Monta a guardia preventiva dell'Ispettorato di zona il 10° distaccamento «Walter Berio» nella zona di Canneto, per la sorveglianza delle strade che salgono dalla costa e dalla zona di Pantasina, presso Corda e Colletti.
[NOTE]
24 Testimonianza di don Nino Martini, cappellano della divisione [II^ "Felice Cascione"], relativa alla riunione di Prelà alla quale fu presente:"... l'ispettore «Simon», con Eugenio dott. Martini (Serpente) e col cappellano rimase circa due mesi a Prelà; anche qui incontriamo persone generosissime e fra queste la madre e il fratello di «Serpente» don Nino, Moraglia Antonio, Rambaldi Giuseppe, le suore di Vasia e don Prospero Balestra, parroco di Prelà. Appena sistemato, l'ispettore «Simon» prende contatto con il fondo valle e Adolfo Stenca (Rino), la futura vittima della «Donna Velata», «Mario», i C.L.N. d'Imperia e di Genova che subito rispondono. Prende contatto con il Comando della riordinata divisione «F. Cascione», reduce dal Piemonte, e il comandante «Curto» subito risponde; con il comandante della IV brigata Carlo Montagna (Milan), eroe coraggioso e generoso; con Angelo Perrone (Bancarà) l'eroe che porta una fiamma siciliana nelle nostre file, e «Kimi», che subito rispondono. Notte del 23 novembre 1944, prima grande riunione. E suggestiva: arrivano, protetti dalle tenebre, con mosse caute e rapide, «Curto , «Sumi», «Kimi», «Milan», «Giorgio», «Boris» ed altri. Ci rivediamo dopo tante fatiche, dopo tanti dolori, dopo tante perdite, e commossi, in silenzio, ci abbracciamo. Le ombre dei nostri caduti ritornano. In queste adunanze ed in altre simili con i C.L.N., le parole: Italia, lotta, libertà, non si pronunciano senza un tremito nella voce e un sussulto nei cuori. Da queste riunioni nascono le circolari n. 22 e n. 23. Non sono solo documenti chiari e precisi del modo di riordinare la vita cospirativa tra il freddo e le nevi invernali, ma sono anche documenti di vedute alte e umanitarie..."
25 Da relazione del Comando Il divisione "F. Cascione" al Comando della V brigata (Prot. N° 217/P/14 del 27/11/1944).
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, pp. 325-327

Pietrabruna (IM): colline a nord-est del paese

Rientrato
in Liguria prima delle formazioni garibaldine, il comandante «Curto» va ad ispezionare la IV brigata (nelle zone di Villa Talla-Pietrabruna) e quindi prende nuovamente contatto con l'ispettore «Simon» [Carlo Farini] a Prelà, giuntovi in  precedenza ammalato (vedi capitoli XXV e XXVI).
Il Comando Operativo della I Zona Liguria, costituitosi il 19 dicembre 1944 e composto da «Simon», da «Curto» e «Sumi» [Lorenzo Musso, commissario politico] s'insedia in casa di Mario De Carolis in Prelà, dove rimane fino all'uccisione di quest'ultimo durante il rastrellamento del 28 dicembre. Allora i componenti e gli addetti sono obbligati a spostarsi a Pianavia presso la tipografia del C.L.N. provinciale che, da Villa Talla ivi trasferita, era stata montata qualche giorno prima dal tipografo Giovanni Acquarone (Barba), in un sottofondo della casa di Giovanni Calzamiglia (Bacì).
Francesco Biga, Op. cit., p. 526

giovedì 26 ottobre 2023

Il Vescovo di Albenga conosceva bene e approvava la collaborazione dei suoi sacerdoti a favore delle formazioni partigiane

Albenga (SV): Cattedrale di San Michele. Foto: Eleonora Maini

Ricorderò sempre con rimpianto le lunghe notti di novembre-dicembre del '44, le lunghe chiacchierate sul proclama degli Alleati che ci invitava a sospendere la lotta per il periodo invernale, come se la cosa fosse di estrema facilità. Per loro quella decisione era considerata come scegliere di cambiarsi d'abito: faceva freddo, e allora semplicemente si cambiavano i vestiti estivi con quelli invernali. Questi ordini assurdi anzichè demoralizzare gli uomini, cementarono fra noi la vera amicizia, e sopratutto la volontà comune di continuare la lotta. Quando poi sistemai i meno validi presso le famiglie dei dintorni, non fu cosa facile far loro capire che quello era un provvedimento temporaneo e che dopo sarebbero ritornati a far parte delle varie formazioni in primavera, ma che comunque sarebbero stati ritenuti sempre in servizio, come se si fossero trovati ancora nei Distaccamenti.
Dovevo ridurre gli effettivi nei Distaccamenti stessi per renderli più agili e manovrieri. C'erano con noi due fratelli gemelli sanmarchini, di cognome Baroni, nativi dei dintorni di Milano: uno era ammalato di polmoni e il medico (Dr. Lai) ne consigliava l'allontanamento dalle formazioni, perchè poteva essere infettivo. Non potevo sistemarlo presso qualche famiglia sapendo che poteva essere contagioso; allora li fornimmo tutti e due di carte d'identità rilasciate da un Comune della valle e, con gli abiti avuti da alcuni giovani del paese e qualche chilogrammo d'olio donato loro dai contadini, partirono per la Lombardia dalla stazione di Albenga e riuscirono ad arrivare a casa (quello ammalato morì di t.b.c. alcuni anni dopo la fine della guerra, senza purtroppo aver potuto ottenere il riconoscimento e la relativa pensione).
Il loro ritorno fu fortunato, ma noi non potevamo saperlo e allora, nelle interminabili sere davanti al fuoco dei casoni, ci soffermavamo a parlare delle probabilità che avrebbero avuto di riuscire ad arrivare a casa. Lì iniziò il gioco dei perché: perché erano partiti? Perché uno dei due era ammalato? Perché uno dei due era di costituzione delicata? Perché era stato arruolato nel sanmarco? e a forza di perché, si arrivava al perché della guerra, al perchè del fascismo, fino a che, vicino al fuoco, non rimaneva più nessuno.
Altre volte si parlava di calcio e i più preparati in materia iniziavano a ricordare i componenti delle squadre di serie A, e i loro ruoli; finita la serie A, iniziavano con la serie B. Fino a che non riuscivano a ricordare gli undici uomini titolari e le riserve, non passavano ad un'altra squadra. Da diverse sere cercavano di ricordare il nome di un terzino senza riuscirci; i più ostinati nella ricerca erano Lello [Raffaele Nante] e un ragazzo dei dintorni di Milano, il cui nome di battaglia «Disdot» (diciotto) derivava da una partita di calcio della squadra del suo paese, in cui questa aveva subito ben diciotto goal.
Una sera, vicino al fuoco, erano rimasti Lello e Disdot, che non riuscivano a ricordare il nome di un terzino. Andarono a coricarsi senza averlo trovato. Durante la notte, uno dei due, rannicchiato nella sua cuccia, pronuncia un nome e l'altro, situato all'estremità della baita, gli risponde: «Hai ragione, è proprio lui il tertino che ci mancava!» Chissà se erano rimasti svegli tutti e due a pensare, oppure se nel sogno avevano ricordato quel nome.
In uno di quei giorni di novembre ero andato con l'intendente Bergamini a Ortovero per cercare di convincere il nostro fornitore di tabacco a praticare un prezzo a noi più favorevole; ma il commerciante riuscì a convincerci che il prezzo da lui praticato era giusto e che, per causa di quello, avrebbe lavorato in perdita. Io approfittai dell'occasione per fare avere notizie alla mia ragazza e il risultato fu che un bel giorno ella arrivò a Ubaghetta dopo aver peregrinato chissà come e chiedemmo a Don Rembado di sposarci. Don Rembado chiese l'autorizzazione al Vescovo di Albenga, che allora non la concesse per motivi certamente validi (il Vescovo di Albenga che conosceva bene e approvava la collaborazione dei suoi sacerdoti a favore delle formazioni partigiane, temeva che se i nazifascisti fossero venuti a conoscenza del matrimonio, avrebbero infierito più di quanto stavano facendo sul clero in generale).
Decidemmo così di sposarci solo civilmente, ci avrebbe sposato il nuovo Commissario di brigata [la IV^ della Divisione "Silvio Bonfante"] (nel frattempo ero stato nominato Comandante di brigata) e Federico [Federico Sibilla], il commissario, era passato alla I brigata ["Silvano Belgrano"], sostituito da Calzolari (un ragazzo di Bergamo) ex sanmarchino. Riporto copia conforme dell'atto di matrimonio: l'originale è ancora in possesso di Fanin uno dei testimoni.
Era stato un ben triste dicembre; i tedeschi a Pieve di Teco, con l'ausilio di delatori, riuscivano spesso a sorprendere i partigiani nei loro rifugi. Le prigioni del piccolo centro erano colme di ragazzi che, in grosso numero, vennero prima torturati e poi fucilati.
Al servizio dei tedeschi erano purtroppo anche due uomini del mio vecchio distaccamento «C. Maccanò», Walter e Bol, anche loro provenienti dalla liberazione dei prigionieri delle carceri di Oneglia come il prof. Come lui facevano le spie, non avendo però la capacità e tanto meno la libertà della quale godeva il prof. (non mi ero mai fidato infatti di loro completamente).
Erano poi riusciti a sganciarsi durante quel combattimento nella nebbia avvenuto a Cosio, ed erano ritornati a collaborare col nemico riferendo quanto erano riusciti a sapere nel periodo che restarono con noi.
Per Natale Bergamini era riuscito a procurarsi della carne di maiale, senza danno per i contadini. Era riuscito infatti a sapere che i maiali esistenti nei paesi della Val d'Arroscia erano per la maggior parte di un commerciante che li aveva dati ai contadini con l'accordo che, quando fossero stati ingrassati, li avrebbe divisi in parti uguali fra loro.
Bergamini ne fece uccidere uno per il Distaccamento, lasciando ai contadini la loro metà e pagando il resto a prezzo di mercato. Tutti i Distaccamenti per Natale ebbero così mezzo maiale e ne venne fuori un pranzo natalizio davvero sontuoso.
Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo), Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994, pp. 151-153

giovedì 19 ottobre 2023

La base alleata in Francia era a Saint Jean Cap Ferrat, nella baia di Villafranca, nella villa Le Petit Rocher

Villefranche-sur-Mer: la Villa Petit Rocher. Foto: Enrico Ferrero

Pedretti e Corradi, intendendo continuare questa loro attività, passano in forza al Comando Americano dell’O.S.S. di Nizza. Inizia così la missione che dal nome di guerra del Pedretti sarà conosciuta come «Missione Corsaro»
[...] Tornati a Ventimiglia col materiale necessario, fra cui due radio ricetrasmittenti, iniziarono la loro attività negli appartamenti delle famiglie Pedretti e Corradi e di Renato Sibono, tenente di artiglieria. I collegamenti con le forze partigiane erano assicurati dal maggiore degli alpini Raimondo e dal figlio, che si prodigarono, anche assieme ai sigg. Efisio Loi e Albino Machnich nella raccolta delle informazioni militari.
Numerose missioni alleate vennero facilitate ospitando i componenti, fornendoli di carte di identità e tessere annonarie procurate dall’impiegato comunale Arturo Viale, ed aiutandoli a raggiungere Imperia dove arrivava la ferrovia.
[...] Dopo 15 giorni di permanenza resa necessaria dall’accresciuta sorveglianza, vengono portati in Francia dove anche i componenti del Gruppo "Corsaro" trasferiscono la loro base, nella villa Petit Rocher, sita nella baia di Villafranca [Villefranche-sur-Mer].
Di qui le missioni continuano quasi giornalmente sino alla fine delle ostilità, e viene istituito un regolare servizio di rifornimenti di armi, medicinali e viveri per i partigiani italiani tramite le S.A.P. di Vallecrosia.
Al Petit Rocher il Comando alleato aveva anche creato una scuola sabotatori, frequentata da numerosi Ventimigliesi fra cui Paolo Loi, Giuseppe Stroppelli, Giovanni Leuzzi, Ampelio "Elio" Bregliano [n.d.r.: invero, di Vallecrosia] e Renato Dorgia [n.d.r.: invero, di Vallecrosia], che furono parecchie volte condotti nel territorio italiano occupato dai tedeschi per azioni di sabotaggio.
La Missione "Corsaro" si concludeva il 25 aprile 1945 col trasporto da Nizza a Genova in motoscafo di una missione di ufficiali alleati, che doveva organizzare il trapasso dei poteri nel capoluogo ligure.
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971 

La Villa Petit Rocher divenne il nostro nuovo indirizzo: aveva un porto sotterraneo con saracinesca, con molo privato, con due cabinati ormeggiati e due marinai della Royal Navy, che provvedevano alla manutenzione dei due battelli battenti bandiera britannica; c’era una costruzione di legno, tinteggiata di verde; qui noi ci esercitammo alla scuola di sabotaggio e altre cose concernenti la nostra nuova attività. Il tenente Burton provvedeva varie volte alla settimana ad impartirci lezioni riguardanti lo svolgimento del nostro impegno.
[…] Giunsero da Bordighera Elio [Ampelio Bregliano], Luciano [Luciano Rosina Mannini] e Mimmo [Domenico Dònesi] [n.d.r.: Mannini e Dònesi erano già passati una prima volta in Francia con la Missione Kahnemann, salpata da Vallecrosia la notte del 14 dicembre 1944. Bregliano non viene indicato come membro di tale Missione, ma in una sua testimonianza egli colloca in ogni caso il suo primo arrivo in Costa Azzurra a dicembre 1944]. Elio si fermò con noi e gli altri proseguirono per Nizza.
[…] Ogni tanto ispezione del comandante a Nizza, quale responsabile del settore: si chiamava magg. Bettes [invero, Betts], corpulento nella sua uniforme della RAF; con il suo seguito veniva a far visita alla piccola base.
[...] Il 3 Aprile 1945 improvvisi movimenti al Petit Rocher fecero supporre che qualcosa stava per accadere; di fatto un paio di jeep cariche di sacchi vennero sca­ricate nel cortile. La sera del 4 due vallecrosini: Renato [Dorgia] e Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] si uniscono a noi, indossando (loro!) uniformi inglesi; arriva anche lo stato maggiore: il Maggiore Betters della RAF ne è il capo; con lui il cap. Lamb e il ten. Burton; da Nizza, intanto giungeva il Chris Craft, un motoscafo molto veloce: era condotto da Jean di Monaco.
Caricammo il materiale e i battelli di gomma e, venuta la notte, con Pippo mi accomodai sui sedili poppieri; un coro di saluti, strette di mani e in bocca al lupo.
Lasciammo Elio [Ampelio Bregliano] e Gianni a guardia della “proprietà“. Con veloce navigazione, superati il Cap Ferrat e la punta di Mortola, si giunse in quel di Vallecrosia, nei paraggi del Seminario di Bordighera. Nessun segnale da terra. Motori al minimo, gonfiati i battelli e calati in mare, caricammo tutto il materiale e lentamente remammo verso riva. Approdammo e messi i battelli in secca ci coricammo sulla spiaggia; Renato [Dorgia] e un collega [Pietro Gerolamo Marcenaro] andarono alla ricerca di quelli che dovevano aspettarci e raggiuntili ci allontanammo dalla spiaggia; sentimmo il motoscafo che si portava verso il largo. Ci nascondemmo fuori Vallecrosia e il giorno dopo, 6 aprile [1945], si riprese la montagna: [passando per] Negi [Frazione di Perinaldo (IM)], sino a San Faustino [Molini di Triora (IM)] in valle Argentina. Nuova vita partigiana!
Paolo Loi, testimonianza - da note scritte consegnate dall'autore all'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - ripresa da Don Nino Allaria Olivieri in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, e ripubblicata in Quando fischiava il vento. Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015

Sono nato nel 1925 e nel 1943 ero uno studente, che frequentava con profitto il liceo classico di Sanremo, sempre promosso e anche un po' imbevuto di fanatismo fascista, specialmente dopo la guerra di Spagna. A causa della propaganda di allora parteggiavo per i franchisti. Tuttavia in occasione della visita di Mussolini in Piazza d'Armi a Camporosso nel 1940, preferii andarmene sulla collina. A Vallecrosia la guerra non si sentiva e neanche la persecuzione degli ebrei era percepita dalla popolazione [...] Le cose cambiarono dal 25 luglio 1943. Dal 25 luglio all'8 settembre 1943 "La guerra continua" era un'affermazione ambigua.Verso la fine di agosto del 1943 ricordo un gran movimento di truppe corazzate tedesche dalla Francia verso l'Italia. Ci stavano occupando in forze e gli italiani cominciarono a essere uccisi non solo dai bombardamenti alleati, ma anche dai "camerati" tedeschi. Frequentavo regolarmente la scuola e un giorno mi arrivò la famosa cartolina rosa con l'ordine di presentarmi al distretto di Savona. Andai a Savona ed esposi la mia situazione di studente. Ricordo testualmente la risposta del sottufficiale: "Ma quale studente! La Patria ha bisogno di te! Ti arruoliamo subito nella Repubblica di Salò!" Era la  fine di novembre del 1943.Rimasi allibito e sorpreso perché l'arruolamento era istantaneo, senza nemmeno lasciarmi più uscire dalla caserma. Scappai dalla finestra del bagno (eravamo al primo piano) e rientrai a casa.Per qualche giorno tornai a frequentare la scuola, poi mi diedi assente [...] Con altri 6 o 7 scendemmo in Alpicella, vicino a Perinaldo (IM), dove c'era un rudere di caserma con i muri perimetrali, ma senza tetto. [...] Tra queste operazioni vi fu la tragica "Operazione Leo" a seguito della "Operazione Gino", di cui non conosco i particolari, ma che mise a repentaglio tutta la nostra organizzazione. Stefano "Leo" Carabalona e Luciano "Rosina" Mannini erano coinvolti in queste missioni di spionaggio, credo dei servizi americani, e vennero individuati dal controspionaggio tedesco nella casa di Vincenzo Biamonti in via Verbone (adesso via Matteotti) [a Vallecrosia] , dove erano in attesa del ritorno da Sanremo della staffetta partigiana Irene. Nel conflitto a fuoco "Leo" venne ferito, ma riuscì a fuggire e anche "Rosina" che avvisò del pericolo Aldo Lotti e tutta l'organizzazione.Alcune settimane dopo da Renzo Rossi apprendemmo che era necessario preparare una barca per trasportare il ferito "Leo" in Francia. La barca fu predisposta e "Leo" fu trasportato al di là delle linee nemiche e ricoverato in ospedale [...] L'operazione più importante alla quale partecipai fu la fuga dei 5 ex prigionieri alleati che trasportammo in Francia  [...] La base alleata in Francia era a Saint Jean Cap Ferrat, nella baia di Villafranca, nella villa Le Petit Rocher. Da Vallecrosia si partiva, naturalmente di notte, e si raggiungeva il porto di Montecarlo, facilmente individuabile perché l'unico illuminato. All'ingresso del porto una vedetta intimava l'alt e accompagnava il natante all'approdo sotto stretta sorveglianza. Qui l'equipaggio forniva alle sentinelle alleate del porto di Monaco solo un numero di telefono o di codice e il nome dell'ufficiale dell'Intelligence Service.In meno di un'ora erano presi in consegna dai servizi segreti alleati. Anche io fui condotto a Montecarlo, con Renzo Rossi, Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] e Renzo Biancheri, già allora sordo come una campana.Per me era la prima volta, mentre per gli altri si trattava dell'ennesima traversata. Fummo accolti dal capitano Lamb, che ci condusse a Le Petit Rocher [...] Renzo Biancheri chiese di poter usare il telefono, compose il numero e ottenuta la comunicazione tra lo stupore generale iniziò a cantare "Polvere di Stelle". Renzo era sordo e come tutti i duri d’orecchio cantava bene. Sussurrava la melodia d’amore di “Polvere di Stelle”, alle orecchie di una interlocutrice, evidentemente conosciuta in qualche precedente missione e con la quale di certo non scambiava lunghe conversazioni:  Sometimes I wonder why I spend /The lonely night dreaming of a song. Dopodiché potemmo raggiungere i bistrot della vicina Villafranca accompagnati da due soldati inglesi. Nei giorni successivi ci portarono nei pressi dell'aeroporto di Nizza. In un capannone erano accatastate una quantità notevole di mitragliatrici italiane Breda nuove e imballate. Evidentemente preda di guerra dell'avanzata alleata su Nizza nell'agosto del 1944. Ma perché non le avevano fornite a noi già l'anno prima? Prelevammo armi, viveri, vestiario e materiale sanitario. Al Petit Rocher predisponemmo tutto sulla banchina per stivare il carico sul motoscafo che ci avrebbe riportato a Vallecrosia. Dovemmo imbarcare anche due agenti di Ventimiglia, Paolo Loi e un altro che non ricordo, che avevano seguito un corso di sabotatori imparando a maneggiare l'esplosivo al plastico [...] Il 25 aprile 1945 avevo da poco compiuto 20 anni! La guerra, lo sfollamento, i bombardamenti con le loro vittime, l'insicurezza quotidiana e il periodo della Resistenza avevano completamente trasformato il ragazzo di 5 anni prima. Renato Plancia Dorgia in Giuseppe "Mac" FiorucciGruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>,  2007

mercoledì 18 ottobre 2023

Noi avevamo a che fare con gli americani che comandano questo fronte

La copia di una pagina di un rapporto del tenente colonnello francese Salbat. Fonte: Archivio francese SHAT (Service historique de l'armée de terre)

"[...] I francesi parlano sovente di occupare fino a S.Remo, e siccome hanno sul fronte qualche battaglione potrebbero anche farlo; ad evitare ciò basterebbe l’occupazione fatta mezz’ora prima dai garibaldini. Noi avevamo a che fare con gli americani che comandano questo fronte. Per conto mio, sono molto migliori degli inglesi, con noi poi vanno molto d’accordo [...] Ti prego di dire a Vittò [n.d.r.: Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] che mi tenga sempre presente come suo garibaldino perché tutto il lavoro che faccio, l’ho fatto e lo continuerò a fare come Garibaldino della 2a Divisione Garibaldi. Io tornerò in Francia fra una decina di giorni anche perché la mia ferita me lo impone (non sono riusciti a prendermi, però mi hanno ferito allo stomaco) e se sia tu o Simon [Carlo Farini] o qualche altro vuol darmi qualche incarico sarò ben lieto di rendermi utile.
Ti saluto caramente
tuo Leo" 
Stefano Leo Carabalona, stralcio di lettera destinata a Nino Siccardi (Curto), comandante della I^ Zona Operativa (partigiana) Liguria, allegata al dispaccio - prot. n° 2 in data 26 febbraio 1945 - inviato dal C.L.N. di Bordighera al comandante Nino Siccardi, da documento IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), “La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)”, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

In primo piano uno scorcio di Vallecrosia (IM); sullo sfondo, da sinistra Monaco, Beausoleil, Roquebrune - Cap Martin, Mentone, le zone di ponente di Ventimiglia (IM)

4 maggio 1945
Il tenente colonnello Salbat, comandante il Sotto-Settore del Basso Roya
Al generale comandante della 1^ D.F.L.
Ho l'onore di comunicare che oggi ho ricevuto la visita del maggiore Lester E. Winslow, dello stato maggiore della 92^ Divisione di fanteria americana di stanza a Genova, venuto per prendere contatto con le prime truppe francesi.
Gli ho proposto di recarsi con me a Beaulieu, ma mi ha risposto che non aveva tempo di farlo.
È stato accompagnato da un capitano del predetto stato maggiore [...]
tenente colonnello Salbat, comandante il 18° R.T.S. per conto del tenente colonnello Le Nulzec, comandante in seconda del 1° Reggimento

8 maggio 1945

....Un distaccamento americano di 35 militari a Bordighera, previsto per lo stesso giorno l’arrivo del resto della compagnia...

Il posto di controllo francese ripiega giusto di fronte agli americani....
Il capitano britannico incaricato del distretto di Bordighera è il cap. Garrigue
 [Philip Garigue] ...

...Il cap. Garrigue
ha già incontrato il sindaco di Bordighera e preso il controllo politico ed alimentare della città.....
...Si segnalano circa 500 partigiani a Bordighera e dintorni....


12 maggio 1945

...Il sindaco di Perinaldo d’origine siciliana è lungi d’essere francofilo. Crea confusione nei civili e difficoltà.

...Operai, prigionieri evasi si presentano sempre più numerosi al posto di controllo. Devono raggiungere Ventimiglia a piedi.

...Si propone di installare al Torrione [n.d.r.: a Vallecrosia] un Centro di Accoglienza...
...Si presentano anche delle donne....

Il fornaio di Vallecrosia non ha farina, questo rifornimento prima gli arrivava da Bordighera.

E’ urgente aggregare questa località al Torrione e ai rifornimenti francesi, per propaganda e per evitare paragoni con l’AMGOT
[n.d.r.: amministrazione alleata di occupazione; per la zona intemelia aveva sede a Bordighera]....

12 maggio 1945

...Visita dei tenenti colonnello Salbat e Romanetti a Dolceacqua e Pigna....
Incontro con il Podestà ed il segretario di Pigna....

...Niente permesso di andare ad Imperia per conferire con il Prefetto, che vada a parlare con il Prefetto di Nizza....

...Sul desiderio della popolazione di annessione alla Francia conviene attenersi alla realtà.....

...La popolazione sembra assai indifferente all’idea di annessione alla Francia, ma i dirigenti e le classi agiate sembrano volere restare italiani. ...
E’ da questiloro che viene il pericolo...

...E’ indispensabile che il Governo Francese faccia uno sforzo... fatti non parole....

... In particolare è indispensabile rifornire le popolazioni....

... Da notizie ottenute risulta che mentre a Dolceacqua, Bajardo, Pigna, Buggio, le popolazioni siano nettamente francofile, le loro reazioni sono cattive a Apricale e pessime a Castelvittorio....

... A Perinaldo l’atteggiamento delle autorità ha portato il comandante Sarroche ad espellere il Podestà di origini siciliane e cinque o sei persone del suo entourage....

... Al momento, Romanetti non ha ottenuto che promesse....

... Quello che gli è stato inviato da Nizza si riduce a poca cosa....

...Bisogna ottenere rifornimenti regolari, soprattutto farina, in modo che i villaggi occupati non si rivolgano più ad Imperia...

... Inoltre bisogna che il rifornimento inviato sia di buona qualità.
A Dolceacqua la farina inviata è di cattiva qualità....

... Bisogna assolutamente soddisfare le richieste di Romanetti.

... Malgrado il divieto, a Ventimiglia circolano i giornali francesi, specialmente “Combat” e “Aurore”...

... Grandi danni alle strade dell’interno...

E’ stato segnalato a Romanetti che il Prefetto di Imperia ha aperto le porte delle prigioni ai fascisti, a condizioni che si riscattino con una azione efficace nella zona occupata dalle nostre truppe.

Uno di questi individui sarebbe stato segnalato a Ventimiglia.
E’ attivamente ricercato.....

Raccomando inoltre che sia esercitata sulle popolazioni un’efficace e intelligente propaganda .

Questa propaganda sarebbe utilmente esercitata per mezzo della stampa e del cinema.

stralci di documenti francesi (Archivio francese SHAT - Service historique de l'armée de terre) rintracciati (ma non pubblicati) da Giuseppe "Mac" Fiorucci per Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2007

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Si chiedevano con urgenza "precise disposizioni nei confronti delle truppe liberatrici, che con ogni probabilità saranno Degolliste; le competenze nei confronti del CLN e delle SAP secondo gli accordi intervenuti tra voi e dette organizzazioni… se bisogna portare gradi, in caso positivo quali".
24 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Perinaldo (IM) al comando della II^ Divisione - Comunicava che "una nostra staffetta ha preso oggi contatto con un piccolo nucleo di degollisti dentro Ventimiglia. Tutta questa zona è tranquilla".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit.

Il 5 maggio [1945], intanto, il Cln di Ventimiglia aveva deciso di interpellare il tenente colonnello Romanetti per sapere quali funzioni avrebbe potuto ancoraespletare nella nuova situazione che si era venuta a creare. Una settimana dopo giunse la risposta di Romanetti, che informò i membri del Comitato di liberazione nazionale come, per l’autorità militare francese, non vi fosse più alcun bisogno di un Cln italiano a Ventimiglia, in quanto ormai tutte le funzioni governative e amministrative erano state assunte dall’autorità di occupazione. Il giorno prima il generale Doyen aveva fatto occupare dalle sue truppe tredici paesi delle valli Nervia, Crosia e Roia, che sarebbero così entrati a far parte dei territori occupati […] La campagna propagandistica era organizzata da un apposito Comité d’action pour le rattachement à la Comté de Nice, guidato da Hilaire Lorenzi, un marmista italiano di Beausoleil, che avrebbe anche promosso la fondazione di vari sottocomitati del sodalizio in alcune località dell’estremo Ponente ligure […] Nei mesi dell’occupazione francese di Ventimiglia, il comitato presieduto da Lorenzi avrebbe svolto un’intensa attività per convincere il maggior numero di persone delle grandi opportunità che avrebbe potuto offrire a Ventimiglia il passaggio sotto la giurisdizione francese. A livello governativo, invece, la Direction générale d’études et recherches, in pratica i servizi segreti francesi, aveva già inviato in zona una propria ambasceria, detta “missione Bananier”, affidata al comandante Sarocchi, con l’incarico di organizzare plebisciti clandestini per constatare l’orientamento delle popolazioni locali in merito all’opzione annessionista. Nel maggio del 1945 si tennero quindi varie consultazioni, di carattere non ufficiale, né tantomeno vincolante, in numerosi comuni del circondario intemelio, che avrebbero dato esito favorevole alle tesi annessioniste. I plebisciti svoltisi nei paesi delle valli ventimigliesi avrebbero evidenziato, nella maggioranza dei casi, la chiara volontà delle popolazioni locali, cui si erano però aggiunti molti naturalizzati francesi fatti affluire dalla Costa Azzurra dalle autorità di occupazione, di passare alla Francia, nonostante gli alleati avessero imposto, alla guida di tali comuni, sindaci contrari alla scelta annessionista.  Andrea Gandolfo, L’occupazione francese di Ventimiglia (aprile-luglio 1945), in Rivista ILSREC, n° 2/2016

Ricordo il pilota Fernand Guyot, ferito con due costole fratturate e trasportato in salvo in Costa Azzurra in barca da Achille [Achille "Andrea" Lamberti] assieme al colonnello Ross e altri tre, un inglese e due piloti americani. II Guyot si sdebitò con Achille a fine guerra. Vallecrosia venne liberata dai francesi, i quali avevano subito manifestato mire annessionistiche per tutto l'estremo ponente della provincia di Imperia. Nei comuni si svolse pure il plebiscito per l'annessione alla Francia. Ricordo l'impegno dei preti salesiani di Vallecrosia contro l'annessione: con un vecchio ciclostile stamparono e distribuirono clandestinamente anche volantini di propaganda. Achille venne anche arrestato assieme ad Annibale Vedovati e in sua difesa fece il nome di Fernand Guyot. Messo a conoscenza dell'accaduto, Guyot fece intervenire con tutta la sua autorità l'ammiraglio francese comandante della base di Hyeres. Ad Achille fu annunciato che era in libertà, ma si rifiutò di uscire se non fosse stato liberato anche il Vedovati. Il comandante francese, disperato più che indispettito, liberò anche Annibale.
Renzo Rossi in Giuseppe "Mac" Fiorucci, Op. cit.

A Vallecrosia il plebiscito non ebbe luogo. Per preparare la consultazione elettorale si svolse una riunione tra le autorità francesi e il CLN comunale al secondo piano della Villa Aprosio in via Don Bosco sede del municipio fino agli anni '70. Mentre Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] "tirava lungo" con una serie interminabile di cavilli e richieste, al primo piano altri partigiani sottraevano furtivamente le liste elettorali e le schede dell'anagrafe. Svolgere il plebiscito fu impossibile. I francesi non la presero bene e arrestarono Achille Lamberti e Annibale Vedovati, presidente del CLN vallecrosino
Giuseppe "Mac" Fiorucci, Op. cit.

L'incubo che avvolse Pigna nell'inverno appena trascorso ebbe quindi la fine. Nella mattinata del 26 aprile 1944 entrò in paese una compagna del II Bataillon du 18eme Regiment de Tirailleurs Senegalais, truppe coloniali di reclutamento senegalese che facevano parte della 1° divisione della Francia Libera.
[...] Il presidio francese restò a Pigna per un periodo maggiore di quanto si prevedesse nel momento in cui le truppe senegalesi entrarono come liberatrici in paese. De Gaulle era deciso a presentare il conto della “pugnalata alle spalle” che l'Italia inferse alla Francia nel momento in cui dichiarò guerra al cugino d'oltralpe, ormai travolto dall'inarrestabile marcia della Wehrmacht. Il generale diede ordine di occupare militarmente tutta la valle Roia e le valli del Nervia e del Verbone (Vallecrosia) spostando il confine sul torrente Borghetto alla periferia di Bordighera. Ventimiglia e tutto il suo entroterra vennero così, di fatto, annesse ed entrarono a far parte dello Stato francese. Per recarsi a Bordighera era necessario presentare i documenti al confine dei piani di Borghetto, spiegare i motivi del viaggio, per venire, molto spesso, invitati a tornare indietro. Gli stessi ex-militari che rientravano dalla prigionia venivano respinti alla frontiera provvisoria e costretti a lunghi percorsi su per i monti per raggiungere i loro paesi d'origine e le loro famiglie. Poche settimane dopo la liberazione, nei territori occupati vennero organizzati dalle autorità francesi dei plebisciti fasulli per richiedere l'annessione alla repubblica francese, a cui parteciparono anche elettori da molti anni di nazionalità transalpina, che potevano vantare antiche origini dei paesi roiaschi e nervini e portati alle urne con corriere gratuite e incentivi in denaro.
[...] Quando nei primi giorni di luglio 1945 i francesi abbandonarono Pigna furono rapidamente sostituiti da carabinieri e finanzieri, che ristabilirono celermente la sovranità italiana. Da subito iniziarono le operazioni di bonifica dei tanti campi minati «seminati» nel '40 da italiani e francesi e nel '44 dai tedeschi.
Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016 

[ n.d.r.: altri lavori di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021;  La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna,  IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, ed. in pr., 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016 ]