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mercoledì 22 novembre 2023

Pajetta indicava ai partigiani imperiesi i collegamenti di frontiera

Nizza

W. Walter Orebaugh nasce nel 1910 negli Stati Uniti, a Wichita Sedgwick in Kansas. Nel 1932 entra nel servizio estero degli Stati Uniti. Dal 1937 al 1941 svolge la funzione di Viceconsole a Trieste dove incontra Manfred Metzger, rampollo di una famiglia agiata austriaca che lo aiuterà negli anni avvenire. Promosso al ruolo di Console nel 1941, l'anno successivo è inviato a Nizza con il compito di proteggere gli interessi statunitensi nella Francia occupata e di promuovere il rimpatrio dei cittadini americani. In questo ambito, prende contatto e dà assistenza finanziaria ai movimenti della Resistenza attivi nella Francia meridionale in cambio di informazioni: riguardanti l’esercito tedesco e la sua avanzata e i progetti della Resistenza in merito all’attacco e al sabotaggio delle linee ferroviarie e dei porti. Ai primi del novembre 1942, per motivi di sicurezza, trasferisce la sede del Consolato Americano da Nizza al Principato di Monaco, qui nello stesso mese viene arrestato dall'esercito italiano nel corso di un'operazione militare effettuata nel Principato. Le autorità italiane lo internano in Italia, insieme a due delle sue assistenti: Nancy Charrier e Amy Houlden. Dapprima lo trasferiscono a Gubbio, quindi a Perugia, presso l’hotel Brufani. Dopo l’8 settembre, per non cadere in mano ai tedeschi, con l’aiuto di una cameriera dell’albergo, Vittoria Vechiet, i tre scappano e si rifugiano presso l’abitazione di Margherita Bonucci. Dopo alcuni mesi, con l’aiuto della figlia di Margherita, Valentina, il console riesce a prendere contatti con Bonuccio Bonucci, uno dei fondatori della Brigata Proletaria d’Urto - San Faustino. Unitosi con i partigiani lascia la casa di Margherita.
Orsola Mazzocchi, W. Walter Orebaugh, Dizionario Biografico Umbro dell'Antifascismo e della Resistenza  

Una ventina di membri del réseaux de renseignements arrestati nelle Alpes-Maritimes (nello specifico il colonnello Bernis, responsabile della rete Alliance, il comandante Guetta, responsabile della rete Gallia, Maurice Blanchard, responsabile della rete Jove che aveva partecipato ai negoziati con l’ammiraglio Tur, Léon Sliwinski, responsabile della rete F2, il comandante Vallet, responsabile della rete Mithridate, il capitano Lévy, animatore della Resistenza Antibes e membro della rete SOE, furono internati, tra febbraio e settembre 1943, nella prigione di Imperia, mentre i mentonesi Vincent Delbecco et Louis Ghersi (rete Mithridate) furono reclusi a Chiavari senza essere stati giudicati.
I 43 responsabili dell’Armée secrète des Alpes-Maritimes, arrestati nel maggio-giugno del 1943 a Nizza, all’uscita dal centro d’interrogatorio e di tortura di Villa Lynwood, furono messi nelle prigioni di Ventimiglia, Sanremo e Imperia in stato di detenzione provvisoria, in attesa del loro processo davanti al tribunale militare di Breil.
Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012)
 
Con l’8 settembre e la caduta del fascismo la situazione evolvette: lo sbandamento della IV Armata nei territori occupati rafforzò notevolmente la posizione degli antifascisti, che disponevano di una maggiore libertà di manovra e di nuove reclute, che disertavano e si univano alla Resistenza portando con sé armi ed esperienza di guerra.
Emanuela Miniati, La Migrazione Antifascista in Francia tra le due guerre. Famiglie e soggettività attraverso le fonti private, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova in cotutela con Université Paris X Ouest Nanterre-La Défense, Anno accademico 2014-2015
 
Dal 25 luglio all'8 settembre 1943, con la caduta di Mussolini e la formazione del governo del generale Pietro Badoglio, una catena di evasioni e di protezioni veniva assicurata dai gruppi della Resistenza francese del comandante Giuseppe Manzoni, detto «Joseph le Fou», della «F.T.P.» e dalle popolazioni di St. Raphael, di Cannes, di Nizza e di Monaco, a favore dei soldati italiani che abbandonavano le formazioni e si rifugiavano nelle montagne costiere e interne della zona di frontiera. Anche marinai di Villafranca e di Monaco effettuarono imbarchi clandestini di militari verso la costa ligure.
Un tenente italiano P.M. e quattro militari dell’ex IV armata italiana si erano messi a disposizione del gruppo «Joseph le Fou» per sabotare i pezzi di artiglieria che dovevano essere consegnati in perfetto stato di efficienza alle truppe tedesche. Furono distrutti ventotto pezzi di artiglieria e recuperato un enorme quantitativo di armi individuali che, dal novembre 1943 al gennaio 1945, permise uno scambio di armi provenienti dalla IV armata e in possesso di partigiani italiani. Su ordine del B.C.R.A. di Londra e di Algeri, venivano rinforzate le zone di frontiera delle Alpi Marittime presidiate da alpini italiani e dalle prime formazioni garibaldine della Resistenza. (Da una testimonianza scritta del comandante partigiano francese Joseph Manzone detto "Joseph le Fou"). 
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Joseph Manzone, detto le fou (il pazzo), era una figura di spicco della Resistenza di Nizza. In particolare collaborò attivamente con il capitano Geoffrey M.T. Jones, capo del servizio di informazione americano, nelle missioni facenti capo ai servizi segreti alleati presso il maniero Belgrano di Nizza. Portò a termine importanti missioni in territorio nemico, cioé italiano, per la raccolta di informazioni sul dislocamento delle truppe nemiche. Di rilievo la collaborazione del Manzone con i Partigiani italiani della Divisione del comandante Rocca in Piemonte. Note preparatorie, non pubblicate, di Giuseppe "Mac" Fiorucci per Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>, 2007

La situazione organizzativa migliora, si estendono i collegamenti e i quadri sembrano pieni di buona volontà.
[...] Le possibilità di lavoro sono grandi per l'ambiente favorevole e per le forze di partito che già possiamo mobilitare.
[...] Appena sarà possibile penso sia utile mandare un compagno per il controllo dell'organizzazione anche nei centri minori. Uno dei compiti sarebbe di studiare le possibilità che aprono i nuovi collegamenti nella regione di frontiera.
Luca [Giancarlo Pajetta], Appunti sull'organizzazione di I. [Imperia], 1° dicembre 1943. Fonte: Fondazione Gramsci  

Quasi contemporaneamente Giansandro Menghi della nostra missione Youngstown, approdata alla costa ligure in marzo [1944] con una delle missioni marittime che il Capitano Bonfiglio guidava da Bastia, riuscì a sottrarsi al SD che lo aveva catturato. Attraverso la Riviera raggiunse la Francia, e durante la fuga fu capace di registrare con precisione le posizioni difensive del nemico da Rapallo fino a Ventimiglia. Nascose la mappa, insieme ad altre informazioni di vitale importanza, in una casa sicura, a Nizza, e fu quindi mandato a recuperarla insieme a Bonfiglio, cosa che fecero affrontando un viaggio non poco rischioso. Le informazioni furono trasmesse al G-2 della 7^ Armata che lodò la precisione con cui la mappa era stata redatta.  Max Corvo, La campagna d’Italia dei servizi segreti americani 1942-1945, Libreria Editrice Goriziana, 2006

martedì 8 dicembre 2020

Il Contadino, 8 dicembre 1944


Fonte: Rete Parri


Fonte: Rete Parri

I temi trattati da questo giornale, Il Contadino, datato 8 dicembre 1944, sono consoni al titolo e si rivolgono ai lavoratori della terra, con invito a costituire, in ogni paese dell’entroterra imperiese, le S.A.P., Squadre di Azione Patriottica.

Come anche altri fogli promossi dal Partito Comunista, il giornale veniva stampato in clandestinità presso la tipografia di Villatalla, Frazione del comune di Prelà (IM), i cui responsabili erano: Giovanni Acquarone “Barba”, Riccardo Parodi “Ramingo” ed Enrico Amoretti. La tipografia nel novembre del 1944 cessò di funzionare a causa di varie vicissitudini: arresto degli addetti (2/11/1944), rastrellamenti dei tedeschi nel paese di Villatalla. Nel mese di dicembre 1944 si cercò di spostare la tipografia a Pianavia (frazione del comune di Vasia) però nei giorni 25 e 26 dicembre 1944, a causa di una spiata, ebbero luogo altri rastrellamenti. I tedeschi svolsero indagini, interrogando la popolazione del luogo, alla ricerca dei macchinari tipografici. Nel mese di gennaio 1945 venne scoperto il nascondiglio e i macchinari caddero nelle mani dei tedeschi.
 
Segretario della Federazione Provinciale imperiese del Partito Comunista era Giacomo Castagneto, “Elettrico/Antonio" [che aveva già svolto un ruolo importante nelle scelte decisive di Felice Cascione], che alla fine di gennaio 1944 lasciava, su indicazione del Partito comunicatagli da Giancarlo Pajetta, il suo incarico per trasferirsi a Cuneo. Gli subentrava Carlo De Lucis, "Mario" [in seguito commissario della Divisione d'Assalto Garibaldi "Silvio Bonfante"], il quale a sua volta veniva sostituito, nell’aprile 1944, da Augusto Miroglio "Barese", addetto anche alla stampa clandestina.


Bibliografia:
- Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977
- Augusto Miroglio, Venti mesi contro venti anni (Quando la ribellione è dovere), Farigliano, Milano Stampa 1968 [II edizione completata e aggiornata]
- Francesco Biga, Ersilia Castagneto, “Mumuccio” Giacomo Castagneto, splendida figura dell’antifascismo militante imperiese e della Resistenza ligure-piemontese. Personaggio che rimarrà sempre vivo nei nostri ricordi e caro nei nostri cuori, Chiusanico, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2002.



Notizie desunte in base alla scheda compilata da Sabina Giribaldi, IsrecIm
 
Istituto Nazionale "Ferruccio Parri"


domenica 1 dicembre 2019

Giancarlo Pajetta tra i partigiani imperiesi nell'autunno del 1943


Una vista dal qui citato Monte Acquarone - Fonte: C.A.I. Sez. Loano (SV)
 
Giancarlo Paietta (Nullo) che da Milano era venuto appositamente ad Imperia per organizzare, con la collaborazione di Giacomo Castagneto, le vere formazioni partigiane garibaldine. Felice Cascione avrebbe rappresentato in quella riunione la Resistenza Imperiese che gradatamente si stava organizzando. Scendiamo un poco nei particolari. Già nel settembre 1943 Gian Carlo Paietta (Nullo), giunto da Milano con la moglie Letizia, era stato ospite di Giacomo Castagneto, in Via del Monastero a Porto Maurizio [Imperia]. Nell'occasione il giorno 15 veniva organizzato un convegno in casa del padre di questi alla periferia della città. Erano presenti il Castagneto (Elettrico), Nino Siccardi (Curto), Giacomo Amoretti (Menicco), Giovanni Gilardi (Andrea), Giovanni Giacomelli (Nino), Giancarlo Paietta (per la prima volta a Imperia). In linea di massima si decideva di procedere alla costituzione delle formazioni di montagna (garibaldine), al comando di Cascione, con Giacomelli commissario.  Invece il Siccardi riceveva il compito di organizzare le formazioni di città (Gruppi Armati Patriottici) (GAP), con i collaboratori Carlo Aliprandi (Longo) e Pietro Benvenuto (Petrin Scintilla). Antonio Dell'Aglio veniva destinato all'Intendenza di montagna. Al termine della riunione il Siccardi si recava a Magaietto per esporre a Cascione la decisione del Partito Comunista di passare all'azione. Cascione si dichiarava d'accordo (come anche Paietta), però faceva presente che per il momento non c'erano le condizioni per resistere ad un nemico ancora forte ed armatissimo (dichiarava che si rischiava di essere uccisi tutti), inoltre faceva presente che il Comitato di Liberazione dissentiva su questa iniziativa. Dunque, sembrava che si profilasse un momento di crisi per la Resistenza, di fronte ad una situazione politica e militare confusa, in cui non si vedeva una concreta via d'uscita. Il problema veniva ulteriormente discusso in un altro casone, un poco più basso di quello di Magaietto, da Giacomelli, Gilardi, Cascione e Paietta. Quest'ultimo, in una relazione, esponeva le direttive da eseguire ed informava i presenti che fra qualche tempo il Gilardi sarebbe stato spostato a Genova per ricevere un  importante incarico nella lotta armata e ciò rammaricava i presenti. Cascione dichiarava di accettare la proposta di assumere il comando delle formazioni di montagna. 
Francesco Biga, Felice Cascione e la sua canzone immortale, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 2007
 
Giacomo Castagneto (Elettrico): nacque a Porto Maurizio (Imperia) il 21 giugno 1903; di famiglia borghese, da ragazzo animò il circolo repubblicano della sua città natale; nel 1921 si diplomò capitano di lungo corso e nel 1924 ragioniere; s’impiegò come contabile alla F.lli Carli (produttori d’olio a Oneglia); aderì al PCI verso la fine degli Anni Venti, ma non fu confinato politico. Fu tra gli organizzatori dell’attività partigiana fra le province di Cuneo ed Imperia; nel febbraio 1944 si trova già a Cuneo a dirigere quella federazione di partito [...]
Redazione, Intervista al partigiano Dionigio Marchelli “Denis”, La Divisione Partigiana “Coduri”. Fonti per la Storia. Storia di una divisione partigiana della Liguria

In ispezione per la clandestinità dell'alta Italia passa dalla Cappelletta di Lucinasco Giancarlo Paietta (Nullo), allorché si riuniscono per gli accordi dei territori e delle operazioni di guerriglia i cospiratori di idea e senza.
Dalla città, da Sant'Agata, Pizzo d'Evigno, Monte Faudo, dovunque erano alla macchia, arrivano pronti all'appello in smistamento veloce per le altre valli nel luogo del convegno con don Nino Martini cappellano dei ribelli, e del fratello medico Serpente, che sapevano i rifugi giusti.
Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, pp. 19
 
Verso la fine di settembre 1943 Gian Carlo Pajetta giunse ad Imperia, inviato dal Centro di Genova per prendere contatto con l'organizzazione comunista locale. Scopo della riunione era quello di lanciare tutta l'organizzazione comunista nella lotta di liberazione, trattandosi, tra l'altro, di una rete politicamente già ben ramificata nella Provincia.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016

Felice Cascione aveva ricevuto l'incarico da parte di Nino Siccardi (Curto) di mettersi a capo di tutte le bande formate ad opera del P.C.I.
Il giorno 11 settembre 1943 il primo nucleo della formazione partigiana, in totale 13 uomini, si incontrò in Località Bestagni-Magaietto nel casone detto dei Quaglia ed acclamò, come suo comandante, Felice Cascione.
Secondo quanto è dato leggere in Giovanni  Strato <Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia> il 15 settembre 1943 si svolse una riunione del Partito Comunista in casa, alla periferia di Porto Maurizio, del padre di Castagneto, alla quale furono presenti Giacomo Antonio Castagneto [anche Elettrico, segretario della federazione provinciale del Partito Comunista sino alla fine di gennaio 1944, quando dovette lasciare il suo incarico per trasferirsi a Cuneo, su indicazione del Partito comunicatagli da Giancarlo Pajetta, per diventare segretario provinciale di quella federazione; gli subentrò nell’incarico di segretario Carlo De Lucis, “Mario”, il quale a sua volta venne sostituito, nell'aprile 1944, da Augusto Miroglio Barese - cfr: Francesco Biga, Ersilia Castagneto, "Mumuccio" Giacomo Castagneto, splendida figura dell’antifascismo militante imperiese e della Resistenza ligure-piemontese. Personaggio che rimarrà sempre vivo nei nostri ricordi e caro nei nostri cuori, Chiusanico, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2002], Nino Curto Siccardi, Giacomo Menicco o Menìco Amoretti (anche Silvano), Giovanni Gilardi [Andrea, già anni prima "fenicottero", vale a dire incaricato del Centro Estero del P.C.I. di rientri clandestini in Italia per tenere contatti e svolgere attività politica cospirativa, poco dopo l'incontro qui mentovato segretario della Federazione clandestina del P.C.I. di Savona, infine, sempre durante la Resistenza, dopo altri incarichi ancora, passato a dirigere l’Ufficio Organizzazione del Comando Militare Unificato della Liguria], Giovanni Nino Giacomelli, Giancarlo Pajetta (Nullo) ed altri. Si decise di dare a Nino Siccardi l'incarico di organizzare i GAP (Gruppi di Azione Patriottica) del PCI. Sempre secondo Giovanni Strato proprio in quei giorni Nino Siccardi propose allora a Felice Cascione di prendere il comando delle bande partigiane di montagna, che sarebbero state create dal PCI. Cascione accettò dopo qualche incertezza e con qualche riserva.

La Cappella di Monte Acquarone - Fonte: C.A.I. Sez. Loano (SV)

Il 31 ottobre 1943 nella chiesina "La Cappelletta" del Monte Acquarone - chiamata anche più semplicemente Cappella di Monte Acquarone - nel comune di Lucinasco (IM), vi fu un incontro di resistenti e di capi banda.
Questa assise ebbe luogo dopo altre due riunioni preliminari, una proprio alla vigilia, sempre in casa di Castagneto, allorquando il medesimo, Pajetta, Nino Siccardi, Giovanni Gilardi ed altri uomini del PCI abbozzarono le direttive per il giorno dopo.
Alla Cappelletta furono presenti Giancarlo Pajetta (Nullo), vice comandante delle Brigate Garibaldi, Felice Cascione, Antonio Dell'Aglio, Bartolomeo Lalin-Renard Ramoino *, Giacomo Sibilla (Ivan, reduce dalla campagna di Russia, ne riportò a memoria la melodia della canzone popolare Katyusha sulla cui aria nacque con i versi scritti da Felice Cascione l'inno della nostra Resistenza "Fischia il vento"; l'anno dopo divenne comandante della II^ Brigata "Nino Berio"), Vittorio Acquarone, Pietro Abbo [già deputato, il deputato contadino], Mario Risso, Andrea Giovanni Gilardi, che lasciò scritto: ... nello stesso mese di settembre 1943 si ebbe la visita a Imperia di Gian Carlo Pajetta. Accompagnai Pajetta sui monti di Imperia, dove ebbe luogo un'altra riunione ... fra i partecipanti vi era Cascione, ... dopo quella riunione, il Partito mi chiamò a Savona a sostituire Libero Briganti, che passava alle formazioni imperiesi.
Dando seguito a quanto elaborato in precedenza, si decise allora ufficialmente di conferire il comando di tutte le forze garibaldine della provincia di Imperia e delle altre località, ormai coinvolte dalla presenza delle richiamate formazioni, a Felice Cascione.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

* [Nella medesima occasione] Felice Cascione nominava [Bartolomeo Lalin-Renard Ramoino] commissario di operazione per la formazione dei Comitati Cospirativi (C.L.N.) e responsabile della raccolta di armi per la montagna. Nel luglio 1944 con il dottor Eugenio Serpente Martini [in seguito addetto sanitario del Comando Operativo della I^ Zona Liguria] istituiva l'ospedale partigiano di Valcona [Sottana, Frazione di Mendatica (IM)]... Durante i fatti tragici di Upega [Frazione di Briga Alta (CN)] metteva in salvo Simon [Carlo Farini, in quel periodo comandante della I^ e della II^ Zona Liguria] gravemente ammalato... nell'aprile 1945 prendeva parte al ricevimento dei lanci alleati sul Pian Rosso (Viozene [Frazione di Ormea (CN)] con l'incarico d'intendente divisionale [II^ Divisione "Felice Cascione"]
Francesco Biga e Ferruccio Iebole, Op. cit.