mercoledì 5 febbraio 2020

La liberazione dei detenuti antifascisti ad Oneglia, 19 luglio 1944

Documento conservato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, digitalizzato da Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Nella seconda metà di luglio del 1944 il C.L.N. sollecitò un intervento dei garibaldini per liberare un centinaio di prigionieri politici, detenuti nel carcere del capoluogo di provincia, segnatamente ad Oneglia.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999
 
Già da qualche tempo è segnalata al Comando partigiano la presenza di un rilevante numero di prigionieri politici e di ostaggi nelle carceri di Oneglia e corre voce di un tentativo per liberarli.
L'impresa, certamente, non è di poco conto; anzi, si tratta, addirittura, di penetrare in numero esiguo in piena città, nella tana degli armatissimi Tedeschi e fascisti, forzare gli ingressi, introdursi nella prigione, liberare i prigionieri e portarli in salvo.
Ma tant'è. Quando nel campo garibaldino si fa strada un'idea, ben difficilmente si desiste dal realizzarla senza averla almeno prima tentata. Corre voce di un diretto interessamento del comandante «Curto» [Nino Siccardi], che avrebbe incaricato lo stesso «Cion» [Silvio Bonfante] dell'impresa, ed è prevista la partecipazione di «Mancen»; ma sui due non è possibile fare assegnamento perché, come si vedrà in seguito, particolari situazioni li avevano improvvisamente trasferiti, con le loro formazioni, nell'Alta Val Tanaro.
Comunque, la notizia più certa è che, da vario tempo, il CLN di Imperia sollecita i partigiani della montagna ad un'azione tendente a liberare un centinaio di prigionieri politici rinchiusi nelle carceri. Il direttore, Salvatore Cangemi, collaboratore e patriota, aveva fornito tutte le informazioni necessarie partecipando a due colloqui, tenutisi in Villatalla (frazione di Prelà), con il Comando del 2° distaccamento, accampato a Ville San Pietro.
L'azione viene quindi decisa e sarà compiuta proprio dal 2° distaccamento, denominato «Inafferrabile».
Non tutti sono consenzienti a partecipare ad un'impresa tanto rischiosa in piena città. All'appello rispondono in diciannove. Si fanno i preparativi ed il 19 di luglio, verso le 15, si parte da Ville San Pietro.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992
 
I partigiani agirono il 19 luglio con un appoggio interno.
Il direttore della casa di pena, Salvatore Cangemi, comandante (clandestino) di una squadra delle SAP, aveva, infatti, fornito tutte le informazioni necessarie a Giacomo Ivan Sibilla [già comandante di una delle prime bande partigiane dell'imperiese, in seguito comandante della II^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Nino Berio" della Divisione "Silvio Bonfante"], comandante in quel momento del II° Distaccamento, noto come l'Inafferrabile, della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione".
In più Cangemi fece avere due divise da militi e due acconci tesserini, falsificati.
Le divise vennero indossate da Inglese, Silvano Sasso, e Pablos, Paolo De Marchi, che si avvicinarono al penitenziario insieme al partigiano Chisne, Palo Rauli, e finsero di scortare un prigioniero, il partigiano Carlo Montagna, "Milan", comandante della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione [caduto il 17 gennaio 1945 a Villatalla, Frazione di Prelà (IM)].
Tra i partecipanti all'azione anche Elio Messuia Rovaris, capo di una squadra, già attivo nella banda di Ivan.
Rocco Fava, Op. cit.

Gli altri rimangono all'esterno, a protezione dell'azione. «Bacistrasse» e «Messuia», armati ciascuno di un mitragliatore S. Etienne, sono piazzati ai due lati di via Magenta, proprio sopra la galleria ferroviaria.
Gli otto avanzano ancora e pervengono ai pochi scalini esterni presso i quali si fermano in tre.
Entrano nell'atrio in cinque e fingono di voler internare un prigioniero politico ammanettato. Bussano. Un Tenente li scruta attraverso lo spioncino; diffida. Lo sollecitano, dato lostato di allarme. Finalmente apre la porta. Il finto prigioniero, «Milan», fa cadere a terra le manette e punta la pistola contro il Tenente, mentre «Kisne», con mossa fulminea, introduce un piede tra la parete e la porta, per evitare l'eventualità che la stessa possa essere improvvisamente richiusa. Il Tenente chiede pietà, mentre i partigiani distruggono l'impianto telefonico e radunano i detenuti che, temendo le solite carneficine notturne da parte dei nazifascisti, creano confusione. Il momento è delicato e difficile. «Clark» [Alfredo Semeria] divide i prigionieri politici dagli altri. Suonano le 23: in venti minuti l'operazione è compiuta!
Carlo Rubaudo, Op. cit.
 
Erano appena suonato il segnale d'allarme [per un attacco aereo alleato] che si presentavano 3 borghesi tra cui uno sembrava ammanettato, il guardiano credendo trattarsi di agenti di P.S. apriva la porta e ivi i tre Garibaldini immobilizzavano il guardiano e rendevano liberi i prigionieri. Venivano segnalati immediatamente, ma i garibaldini riuscivano a portare tutti in salvo...
l'Unità, ciclostilato clandestino della federazione comunista di Imperia [questo documento - di cui qui si riproduce la copia - indica in 95 il numero dei detenuti fatti evadere]

Immobilizzato il milite di guardia all'entrata e riusciti, pertanto, a penetrare nel carcere, distrussero l'impianto telefonico e radunarono i detenuti politici e gli ostaggi. 

Documento conservato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, digitalizzato da Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Escono in un numero imponente di carcerati che, come una valanga, si riversano all'aria libera, alla vita. Una parte di essi all'alba sarebbe stata destinata alla fucilazione o alla deportazione nei lager: fra questi il valoroso Angelo Balegno (Venko) che, in seguito, sarà l'intendente di tutta la I^ Zona Liguria. La lunga colonna procede speditamente sulla via del ritorno: percorre via Ghersi, salita Monti, Lagoni, Cascine, pini Spinelli; quivi sosta per prendere fiato ed orientarsi. Poscia i fuggiaschi proseguono alla svelta, anche se con minore affanno, mentre sete e disagi si fanno sentire. Camminano per due lunghe ore. Alcuni sono scalzi. Spunta l'alba quando giungono a Gazzelli, dove la popolazione offre del pane. Intanto i Tedeschi, venuti a conoscenza della fuga, attaccano con i mortai fra Chiusanico e Torria. I prigionieri liberati sono inviati nei boschi, mentre i partigiani si dispongono a difesa. Poi i Tedeschi cessano il fuoco. I garibaldini scendono sulla Statale n. 28 per attraversarla.
Carlo Rubaudo, Op. cit.
 
Il numero complessivo dei prigionieri liberati dovrebbe essere stato pari a 92, tra cui Angelo Balegno (Venko), che in seguito divenne intendente di tutta l'organizzazione partigiana della I^ Zona Liguria.

Torria, Frazione di Chiusanico (IM) - Fonte: Wikipedia

Il punto di arrivo della maggior parte dei detenuti liberati fu Torria, Frazione di Chiusanico (IM).
L'eclatante azione dei garibaldini venne qualche giorno dopo annunciata addirittura da Radio Londra.
Tra le persone liberate vi fu anche una spia nazi-fascista, il prof. Giuseppe Della Valle **, il quale, entrato nelle formazioni partigiane, mandò avanti la sua perniciosa attività [...]
Rocco Fava, Op. cit. 
 

Dal suo diario [quello di Giuseppe Lacheri], che contempla il periodo 26 maggio-21 agosto 1944, emergono soprattutto il profondo affetto e l'amore per la moglie Vincenzina Sebastiani. Ciò prova, come del resto il Lacheri scrive esplicitamente, la ragione per la quale il 19 luglio non crede opportuno approfittare dell'occasione per riacquistare la libertà.
Stralciamo dal diario le note relative al 20 luglio, giorno immediatamente successivo, quindi, alla liberazione dei detenuti: «... 20/7 - Ieri sera, alle 22,40 circa, in periodo di allarme, assalto dei partigiani. Evasi 64 detenuti del giudiziario e 2 internati; rimasti 24 del giudiziario e 4 internati. Io ero a letto al 3° piano, mi sono alzato, mi sono preparato e poi ho visto la mia Vincenzina, ho pensato che non ho commesso nulla di male, che non l'avrei potuta vedere che alla fine della guerra e sono rimasto. Non ho voluto andare contro il destino. Tutta la notte siamo rimasti alzati. Sono venuti il Prefetto, il Questore ed altre autorità che ci hanno quasi promesso la liberazione. Si vedrà in seguito. Le guardie di servizio Ciardi, Cocco e Alcisi sono state messe in cella. Il S.C. Piroddi è stato arrestato ma non è qui...».
Per ultimo riportiamo il documento che i liberati dal carcere hanno inviato il 23 luglio 1944 al Comando Divisionale d'Assalto Garibaldi «F. Cascione»: "... In questo momento che le azioni delle Brigate Garibaldi si susseguono ininterrotte, non possiamo, noi ex detenuti delle Carceri di Oneglia, non citare con particolare encomio la brillante quanto temeraria impresa di liberazione condotta dai partigiani del distaccamento d'assalto Garibaldi comandato da Ivan. L'apparizione subitanea dei patrioti nelle carceri fu come il segnale di risurrezione di una vita nuova per tutti quei giovani che erano desti­nati alla deportazione in Germania o alla fucilazione. L'azione condotta con calma e coraggio si è conclusa con la liberazione di 65 fratelli che, ingrossando con entusiasmo le ben guarnite file dei volontari Patrioti, fremono d'impazienza in attesa di potere al più presto an­che lassù prendere parte attiva a nuove missioni di guerra per il riscatto dell'Italia e cacciare l'odiato tedesco dal nostro sacro suolo. Onore e gloria a questi prodi che tanto osarono nel cuore stesso dei Comandi delle forze tedesche e «repubblichine» che debbono inchinare ogni giorno di più il capo d'innanzi ai duri colpi che tutti questi bravi giovani instancabilmente loro assestano... ".
Carlo Rubaudo, Op. cit.

* [...] In quel periodo Milan [Carlo Montagna], con Bruno Battaglia, Bacistrasse [Giobatta Gustavino] ed altri valorosi, entrò nelle carceri di Imperia Oneglia e liberò i prigionieri politici e comuni, accompagnandoli al sicuro in territorio partigiano. Al Comando Divisione ne arrivarono cinque: un professore grassoccio chiamato subito prof. **, che si dichiarò comunista da sempre e che, a suo dire, era in carcere per le sue convinzioni politiche, Vengo, di Sanremo, che era stato torturato brutalmente e ancora ne portava i segni su tutto il corpo, un romano già anziano detenuto comune, ed infine altri due che erano con i prigionieri comuni: Walter e Bol (due spie dei tedeschi, come il professore). Feci notare ai componenti del comando lo stato di Vengo, e quello del Prof **. Lo stato di salute del secondo era splendido: ben pasciuto, senza un segno di percossa (quando tutti ben sapevamo come venivano trattati i sospettati di simpatie comuniste dai tedeschi e dai fascisti) perciò, a mio avviso, dovevamo diffidare di lui. Ma fu tutto inutile; il prof. fu nominato addirittura Presidente del tribunale divisionale per il suo scilinguagnolo e il suo ruffianesimo e incominciai a vederne i risultati quasi subito. [...]
Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo) (1), Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994
(1) Fra Diavolo, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM), in seguito alla guida di formazioni partigiane sempre più importanti, poi comandante della Brigata "Val Tanaro" della Divisione "Silvio Bonfante", infine alla Liberazione comandante della IV^ Brigata "Domenico Arnera", nuova denominazione della Brigata "Val Tanaro", della VI^ Divisione "Silvio Bonfante".

** Intanto giunse a Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), Val Corsaglia [dove erano confluiti la maggior parte dei partigiani della I^ Zona Liguria per sfuggire al tremendo rastrellamento tedesco di ottobre 1944, per l'appunto, durante il quale, trageda nella tragedia, il 17 persero la vita i valorosi comandanti partigiani Libero Briganti (Giulio) e Silvio Bonfante (Cion)] l'ex sottotenente tedesco Otto Trostel, da tempo collaboratore dei garibaldini, che portò con sé le prove del tradimento di Giuseppe Della Valle (Prof), il quale da presidente del tribunale della Divisione "Felice Cascione" aveva provocato la morte di diversi giovani patrioti il 9 agosto 1944 a nord di Pieve di Teco, il 5 settembre a San Bernardo di Conio, il 19 settembre nel bosco di Rezzo, ancora il 17 ottobre ad Upega. Della Valle, riconosciuto colpevole dal tribunale militare partigiano, venne fucilato il 4 novembre 1944 a Fontane. Il 24 ottobre analoga sorte era già stata riservata alla moglie del "Prof", che aveva fatto da tramite tra il marito ed i nazisti.
Rocco Fava, Op. cit.