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martedì 3 dicembre 2024

Vallecrosia (1943-1945)

Vallecrosia (IM): Via Col. Aprosio (Via Aurelia ) a levante

Vallecrosia (IM): Via Col. Aprosio a ponente

Vallecrosia (IM): uno scorcio dell'area dove sorgeva il campo di internamento

Antonio Valgoi, nato a Vallecrosia (Imperia) nel 1907, fucilato dai tedeschi ad Argostoli (Cefalonia) il 22 settembre 1943, medico, Medaglia d'Oro al Valor militare alla memoria.
La motivazione della massima ricompensa al valore illustra bene la figura del capitano di complemento Antonio Valgoi. Essa recita infatti: "Comandante di reparto munizioni e viveri di un gruppo artiglieria, nei giorni immediatamente successivi all'armistizio partecipava attivamente e valorosamente ad aspra lotta. Al profilarsi dell'insuccesso delle nostre armi, informato dai suoi artiglieri che gli ufficiali venivano passati per le armi e sollecitato a rifugiarsi all'ospedale militare, dove avrebbe potuto facilmente confondersi col personale sanitario perché laureato in medicina e chirurgia, rifiutava con orgogliosa fierezza il suggerimento per rimanere, fino all'ultimo, accanto ai soldati che la Patria gli aveva affidato. Subito dopo la cattura accortosi che il comandante dell'unità avversaria faceva schierare armi automatiche intorno al reparto, con l'intento di sterminare indiscriminatamente i suoi dipendenti, si portava decisamente avanti a tutti e dichiarava: "Sono io il comandante di questi uomini. Sparate su di me". Aveva appena finito di pronunciare queste parole che una raffica lo abbatteva esanime al suolo unitamente ai suoi valorosi artiglieri".
Redazione, Antonio Valgoi, ANPI
 
All'8 settembre 1943 nella caserma di Vallecrosia era presente la II^ Compagnia servizi del 90° Reggimento Fanteria, con piccole postazioni distribuite lungo la spiaggia. Nei giorni successivi i tedeschi, provenienti da Ventimiglia, occupavano la città, dapprima con pochi uomini, poi a partire da ottobre con un forte presidio. Gli antifascisti più decisi presero a compiere piccole azioni di disturbo contro il nemico. Li ricordiamo: Renzo Rossi, Renzo Biancheri, Gerolamo Marcenaro, Aldo Lotti, Achille Lamberti ed altri. In dicembre i tedeschi prelevarono ostaggi col compito di fare la guardia alla loro linea telefonica che era stata interrotta. Tra le numerose vittime del bombardamento alleato del 10 dicembre 1943 finiranno cinque dei suddetti ostaggi: Angelo Albertieri, Germano Bertolisi, Francesco Noaro, Angelo Rizzo e Nicolò Rizzo. Dopo lo sbarco alleato in Provenza di metà agosto 1944 i bombardamenti terrestri e navali diventarono giornalieri. Sotto le bombe il 29 ottobre muore il cittadino Domenico Esposito. Invece Amedeo Bordero e Domenico Berlingero saranno vittime di mine il 14.2.1944 ed il 12.5.1945.
Durante il 1944 vi furono alcuni tentativi di creare un vero CLN Comunale, ma non si andò mai oltre il pur lodevole intento. Sappiamo tuttavia da quanto narrato al capitolo IX della precedente Sezione, dedicata alla Divisione SAP "G.M. Serrati", che i giovani di Vallecrosia non se ne stettero comunque con le mani in mano. La fascia costiera da Bordighera a Ventimiglia, in gran parte minata, specie dopo la metà d'agosto 1944, sarebbe stata a lungo teatro dei rischiosi traffici marinari e terrestri del Distaccamento Sbarchi con la Costa Azzurra ormai liberata dagli alleati. Per non parlare poi dei molti che si aggregarono alle formazioni partigiane della V Brigata "L. Nuvoloni" operanti nell'entroterra.
Come che sia, quanti clandestinamente s'erano adoperati in azioni contro il nemico, cercando a un tempo di coinvolgere tutti gli antifascisti del paese nella lotta di liberazione, si radunavano in Comune il 27 aprile 1945 per costituire il CLN Comunale e collegarsi con tutti gli altri organi della Provincia creati o controllati dalla Resistenza. Erano presenti Don Giuseppe Gastaldo (Democrazia Cristiana), Mario Bussi (Partito Liberale), Annibale Vedovati (Partito Democratico del Lavoro), Ettore Gibelli (Partito Repubblicano), Achille Lamberti (Partito d'Azione), Attilio Cassini (indipendente), Luigi Ravera (PSIUP), Giacomo Sasso (Partito Comunista) e Gerolamo Marcenaro (CVL), [n.d.r.: alcuni riferimenti ai partiti, quelli per Vedovati e Lamberti, entrambi comunisti, sembrano essere stati fatti di comodo, al fine di rendere più unitario l'organismo] assistiti da Salvatore Marchesi (Salvamar), ispettore del CLN Circondariale di Sanremo, e da Giacomo Amalberti come segretario.
Veniva nominato presidente del CLN Annibale Vedovati. Quindi, per acclamazione erano eletti Mario Lorenzi presidente della Commissione Annonaria, Alessandro Zitomirski presidente della Commissione di epurazione e Rinaldo Aprosio  presidente della Commissione tecnica.
In continuazione di seduta, a scrutinio segreto era eletto anche il sindaco provvisorio della Giunta Comunale nella persona di Ettore Aprosio, con Ettore Gihelli assessore anziano e Pietro Raimondo, Umberto Aprosio, Achille Lamberti membri della Giunta. Il segretario comunale Giovanni Scroscia, essendo incompatibile la sua presenza con la nuova Giunta, veniva sostituito con Aldo Rossi.
Il successivo trentuno maggio 1945 si riuniva la Giunta Comunale che eleggeva definitivamente il sindaco nella persona di Francesco Biancheri. A seguito delle elezioni amministrative democratiche il 26 aprile 1946 sarà eletto sindaco Antonio Guglielmi.
Oltre una ventina furono i cittadini di Vallecrosia riconosciuti purtigiani combatttenti, tre dei quali, caduti in combattimento; li ricordiamo qui di seguito per nome e cognome, nonché luogo e data della loro scomparsa: Filippo [n.d.r.: in verità ricordato come Alipio] Amalberti (Alip), Badalucco 6.6.1944, Giuseppe Fantoni (Balilla), Borello di Sanremo 6.9.1944, Armando Ferraro (Cobra), Sospel 12.8.1944, riportando altresì l'elenco nominativo di tutti gli altri in nota.
Tra gli arrestati già altrove menzionati (vedasi Bordighera) dei giorni 22 e 23 maggio 1944, finiti nei campi di concentramento in Germania, ricordiamo ancora Ermanno Buffa, Edmondo Gazzano (Maras), Stefano Garibaldi e Stefano Riello, i due ultimi dei quali non sarebbero più tornati. E ugualmente ricordiamo Gino Cocco, Caldino Ramella e Giulio Tamagno, civili anch'essi deportati in Germania.
Vallecrosia fu anche sede di un campo di concentramento ubicato in un quartiere militare del Regio Esercito edificato verso la metà degli anni Trenta. Con la proclamazione della Repubblica Sociale uno degli edifici fu adibito all'internamento degli ebrei rastrellati. Alcuni di questi edifici sono oggi scomparsi, ma è importante non scordare quel campo di internamento per ebrei, che ci ravviva la memoria di tanti altri simili campi sparsi per l'Europa occupata dal Terzo Reich, dove si perpetrarono i più nefandi orrori della seconda guerra mondiale, nel comune auspicio che simili eventi non abbiano mai più a verificarsi. Si legga in proposito lo scritto di Gustavo Ottolenghi, Il Campo di Vallecrosia, in "Sommario", trimestrale dell'Amministrazione Provinciale di Imperia, n. 93, gennaio-maggio 2003.
Riguardo ai danni di guerra subiti dalla città, sei furono i fabbricati andati completamente distrutti a causa di incursioni aeree o altre azioni di bombardamento, e centoquarantanove altri subirono lesioni per lo stesso motivo. Sempre a causa dei bombardamenti persero la vita Caterina Pollero e Guido Rosa, mentre dieci persone rimasero ferite.
Dopo la Liberazione nel ponente si determinava una situazione critica che nessuno avrebbe mai pensato potesse verificarsi, e cioè una dura occupazione da parte dei francesi, con l'impiego di truppe coloniali, del territorio tra la frontiera e la dorsale orientale della Val Nervia. Capitò persino che tra Bordighera e Vallecrosia fossero costituiti due posti di frontiera, con la bandiera italiana issata su quello a levante e la bandiera francese su quello a ponente. Insomma, un vero confine tra le due nazioni, come d'altronde confermava il 21 giugno 1945 anche Ettore Gibelli, sindaco di Vallecrosia. Detto in breve, i nostri "cugini" - esautorati tutti i CLN locali - non lesinarono pressioni per convincere la popolazione del territorio da loro occupato a votare mediante referendum popolare l'annessione alla Francia.
Questa situazione travagliata durò fino al giugno 1947, quando finalmente a Parigi furono stipulati i trattati di pace.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016, pp. 220-222

Alipio Amalberti, nato a Soldano l'11 febbraio 1901, già nelle giornate che seguirono l’8 settembre metteva in piedi un’organizzazione per finanziare ed armare i gruppi che si stavano formando in montagna a Baiardo (IM) insieme a Renato Brunati di Bordighera, fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino e Lina Meiffret, proprietaria di una villa poco fuori Baiardo, punto di riferimento e talora rifugio di quella piccola banda, che, catturata insieme al fidanzato Brunati, venne deportata in un campo di concentramento in Germania, da cui tornò fortemente provata, ma salva. Arrestato il 24 maggio 1944 a Vallecrosia e tenuto come ostaggio, in quanto segnalato più volte come sovversivo, Alipio Amalberti venne fucilato a Badalucco il 5 giugno 1944 come ritorsione ad un'azione del distaccamento di "Artù", Arturo Secondo, compiuta il 31 maggio. Adriano Maini

Vallecrosia (IM): Villa Aprosio, già sede del Municipio

A Vallecrosia il plebiscito non ebbe luogo. Per preparare la consultazione elettorale si svolse una riunione tra le autorità francesi e il CLN comunale al secondo piano della villa Aprosio in via Don Bosco sede del municipio fino agli anni '70. Mentre Gireu Marcenaro "tirava in lungo" con una serie interminabile di cavilli e richieste, al primo piano altri partigiani sottraevano furtivamente le liste elettorali e le schede dell'anagrafe. Svolgere il plebiscito fu impossibile. I francesi non la presero bene e arrestarono Achille Lamberti e Annibale Vedovati, presidente del CLN vallecrosino.
Giuseppe "Mac" FiorucciGruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>,  2007

Ricordo il pilota Fernand Guyot, ferito con due costole fratturate e trasportato in salvo in barca da Achille Lamberti assieme al colonnello Ross e altri tre, un inglese e due piloti americani. Il Guyot si sdebitò con Achille a fine guerra.
Vallecrosia venne liberata dai francesi, i quali avevano sùbito manifestato mire annessionistiche per tutto l'estremo ponente della provincia di Imperia. Nei comuni si svolse pure il plebiscito per l'annessione alla Francia. Ricordo l'impegno dei preti salesiani di Vallecrosia contro l'annessione; con un vecchio ciclostile stamparono e distribuirono clandestinamente anche volantini di propaganda. Achille venne anche arrestato assieme ad Annibale Vedovati e in sua difesa fece il nome di Fernand Guyot. Messo a conoscenza dell'accaduto, Guyot fece intervenire con tutta la sua autorità l'ammiraglio francese comandante della base di Hyeres. Ad Achille fu annunciato che era in libertà, ma si rifiutò di uscire se non fosse stato liberato anche Vedovati. Il comandante francese (Romanetti?), disperato più che indispettito, liberò anche Annibale.
Renzo Stienca Rossi in Giuseppe "Mac" FiorucciOp. cit. 

martedì 2 gennaio 2024

Dopo un paio di bordate andate a vuoto, una nave francese riuscì a colpire il mercato dei fiori

Sanremo (IM): la zona di Piazza Colombo allo stato attuale

Venerdì 20 [ottobre 1944] - Sanremo bombardata per due ore da un C.T. protetto da corvette.
Giuseppe Biancheri, Diario di guerra, pubblicato su LA VOCE INTEMELIA anno XXXIX n. 10 - ottobre 1984 e n. 11 - novembre 1984, qui ripreso da Cumpagnia d’i Ventemigliusi

20 Ottobre [1944]
Questa mattina verso le 11,30 abbiamo avuto un potentissimo bombardamento navale. Un incrociatore e un cacciatorpediniere colpiscono duramente la Piazza Colombo dove nel mercato dei Fiori avevano nascosto siluri umani e camion di benzina e nafta. Colpendo esattamente l'obiettivo, si può immaginare la forte esplosione avuta; la costruzione del mercato floreale andò completamente distrutta; incendi si svilupparono nelle case tutto intorno e, per lo spostamento d'aria siluri vennero lanciati fino a Via Vittorio nella casa di Ramoino in via Carli davanti a Frova, sotto all'Ospedale e in via Palazzo. Vittime furono quattro, essendo crollato il rifugio sotto al Mercato, ma dobbiamo proprio dire che la Madonna della Costa ci aiuta, altrimenti potevano essercene in peggior quantità. Con tutta quella materia infiammabile nel centro della città, potevano saltare tutte le case. E poi dicono che Sanremo è priva di obiettivi. Questa è una prova!
21 Ottobre [1944]
Il numero dei sinistrati va aumentando, e tutti cercano di venire ad abitare da questa parte della città per esser lontani dal porto, ma fin quando saremo sicuri anche qui?
22 Ottobre [1944]
La X Flottiglia Mas che era all'Albergo Splendido, dopo il bombardamento navale dell'altro giorno, dove l'albergo è stato quasi colpito, si è trasferita momentaneamente all'Albergo Astoria, in attesa di trovare altrove, poiché questa casa è già a disposizione della "Wermacht" e della "Todt".
23 Ottobre [1944]
Oggi c'è stato nuovamente un bombardamento navale sul porto; ma i danni si sono limitati alla zona di S. Tecla e il molo.
[n.d.r.: dal diario di una ragazza rimasta ignota, figlia di albergatori di Sanremo]
Renato Tavanti, Sanremo. "Nido di vipere". Piccola cronaca di guerra. Volume terzo, Atene Edizioni, 2006 

Nella tarda mattinata del 20 ottobre 1944 si verificò il bombardamento che rappresentò senza dubbio il più devastante attacco nemico di tutto il periodo bellico per quanto concerne la portata distruttiva <253. L'azione fu messa in atto dal cacciatorpediniere francese "Forbin", comandato dal capitano di corvetta Barthélémy, divenuto in seguito ammiraglio, dal comandante in seconda, il giovane sottotenente di vascello Hubert Pierre Duplaix, e dal luogotenente di vascello Mottez, che svolgeva le mansioni di ufficiale cannoniere.
253 Sul bombardamento navale di Sanremo del 20 ottobre 1944 cfr. M. Spertini, La distruzione del "Mercato dei Fiori" a Sanremo del 20/10/1944, in "Rivista Italiana Difesa", marzo 1990, pp. 88-97. V. Balbis, 20 ottobre 1944, in "A Gardiora du Matussian", n. 3, 2001, p. 9; R. Tavanti, Sanremo cit., pp. 115-141; Id., Storia di Sanremo: il bombardamento del 20 ottobre 1944, in "Civitas Sancti Romuli", 1983, pp. 62-66: Quel drammatico ottobre del 1944, in "A Gardiora du Matussian", n. 3, 2010, pp. 2-3; A. Gandolfo, Sanremo cit., pp. 170-74.
Andrea Gandolfo, Storia di Sanremo. Vol. VIII. Dall'entrata in guerra alla Liberazione (1940-1945), Famija Sanremasca, 2021

Trascrivo un pezzo della commemorazione che ha fatto mio fratello Franco, a nome dell’ANPI, dei Martiri di Poggio il 19 novembre 2017. E’ un pezzo di storia di Sanremo, che non abbiamo conosciuto direttamente (per fortuna).
Siamo a Poggio, nell’autunno del 1944, dove i miei genitori, mio fratello ed io piccolissima eravamo sfollati.
"… la situazione era piena di tensione, di ansia continua. I bandi di Graziani, che venivano appiccicati ai muri dallo stesso factotum addetto a 'battere la grida', a fare il netturbino e a chissà quali altre mansioni, aveva convinto anche i più titubanti fra i giovani a raggiungere i loro compagni sulle montagne. I partigiani che gravitavano nei dintorni erano molti, ma la parola 'partigiani' nessuno, in particolare i bambini, la potevano pronunciare in pubblico. Se proprio scappava di farne cenno, bisognava chiamarli 'ribelli'.
Non dimentico i generi alimentari e di prima necessità razionati; certi avvisi tam-tam di rastrellamenti che costringevano gli uomini validi a lasciare casa e a fuggire nel pieno della notte per recarsi nei boschi; l’aereo ricognitore, Pippo o Pippetto che fosse, che di notte sorvolava la regione, ronzando misterioso e ossessionante; spari notturni; fame della gente; donne che, armate di damigiane, scendevano in città a prendere l’acqua del mare per potersi fabbricare il sale; il campo sportivo, allora detto 'del Littorio', che si vedeva in lontananza, spesso brulicante di moto, carri, sidecar e attorno un formicolio di uomini… alcuni militari che transitavano a gruppi di due, silenziosi, recando sulla schiena, a mo’ di zaini, certe grosse bobine di fili o cavetti destinati alla riparazione di linee telefoniche e telegrafiche saltate. A poco a poco i tedeschi diventarono feroci.
Si sentiva la gente mormorare: «Hanno ucciso un uomo lì… hanno fatto un rastrellamento là… nel tale paese hanno massacrato donne, uomini e bambini… persino un prete!… nel centro di Sanremo, tra la farmacia Donzella e l’edicola della Scassa hanno fatto un rastrellamento grandissimo… alcuni uomini sono fuggiti sul campanile di San Siro, altri si sono nascosti al fondo della galleria, dietro ad alcune vecchiette. I tanti che sono rimasti sono stati caricati su un camion, a Upega un capo dei ribelli ferito in battaglia si è sparato per non cadere vivo nelle mani di quei brutessi… gli americani hanno bombardato Sanremo vecchia, un mucchio di persone sono rimaste sotto le macerie!».
Si arrivò alla mattina del 20 ottobre 1944. Dopo un paio di bordate andate a vuoto, una nave francese riuscì a colpire il mercato dei fiori, dentro il quale c’erano circa cinquanta siluri tedeschi di nuovo modello, depositati giorni prima dai nostri 'camerati' germanici. Al bombardamento assistetti da un punto panoramico privilegiato. Avevo attorno una folla di donne piangenti e piansi anch’io nel vedere quel tremendo cinemascope di fuoco, fumo, cannonate e spezzoni incendiati che saltavano per ogni dove.
Altra notizia terribile: fucilato nei pressi di Oneglia, dopo torture, il conosciutissimo sarto sanremasco Pippo Anselmi, antifascista da sempre, organizzatore delle prime 'bande'. Si sentì anche mormorare: «Un generale inglese, no, americano, ha mandato a dire ai ribelli di smobilitare, di andare a trascorrere l’inverno a casa, ma i nostri gli hanno risposto di andare a prendersela…».
24 novembre 1944. Altra mattinata di sole. Io sto giocando all’aperto, sul selciato della piazzetta del Dopolavoro, svogliatamente, perché, a differenza delle altre mattine, sono solo. Sento il rumore di un motore avvicinarsi. Mi affaccio dal parapetto e vedo arrivare un camion che arranca lentamente. L’automezzo entra nella stretta via che conduce alla piazza di Poggio ed sparisce al mio sguardo.
Dopo alcuni minuti rompe il silenzio un interminabile crepitio di mitraglia. Non faccio a tempo ad arrivare da mia mamma che si vede poco distante una spessa nube di fumo [...]"
Donatella D’Imporzano
Chiara Salvini, Donatella D’Imporzano racconta suo fratello..., Nel delirio non ero mai sola, 22 gennaio 2023

20 ottobre 1944
In questi giorni le navi hanno puntato su San Remo sparando le loro pillole incendiarie e, per conseguenza, c'è stato un gran numero di morti.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988 

Testimonianza dell'avvocato Alessandro Remotti sul bombardamento navale di Sanremo del 20 ottobre 1944
[...] posso riferirti alcune testimonianze da me vissute, essendo un bambino di circa sette anni
[...] In altra occasione, però, quella che sarebbe poi stata la fatidica mattina del 20 ottobre 1944, portati come sempre dalle donne di casa nella medesima cantina-rifugio non appena suonato l'allarme, e accesa la solita candela di cera, in quanto durante tali momenti d'emergenza veniva sospesa l'erogazione dell'energia elettrica, e il piccolo vano non aveva aperture esterne da cui avere luce naturale, ad un certo momento avvertimmo una vibrazione del suolo che ci sembrò quasi di natura tellurica, seguita da un notevole spostamento d'aria che addirittura fece spegnere la fiamma della candela. Il fatto ci lasciò notevolmente impressionati, essendo il fenomeno del tutto inconsueto e mai avvenuto prima di allora, tanto che dopo un paio di minuti di assoluto silenzio da parte dei presenti, si provvide a riaccendere la candela e iniziare gli inevitabili commenti sull'accaduto, dando per la più plausibile ipotesi quella secondo cui una o più bombe avessero colpito l'edificio ove ci trovavamo, distruggendolo o comunque danneggiandolo notevolmente, suscitando viva preoccupazione sul se e come poter uscire all'aria aperta. Comunque, senza attendere oltre, e forse neppure prestando attenzione al segnale di cessato allarme, dapprima noi bambini e i ragazzi più vivaci, quindi tutte le persone presenti, uscimmo senza difficoltà al'esterno dell'edificio, constatando con estremo piacere che allo stesso nulla era accaduto, mentre si notava provenire in direzione sud-est, verso piazza Colombo, una densa colonna di fumo, il che ovviamente suscitò il nostro più vivo interesse, tanto da farci portare subito nel corso Garibaldi e dirigere verso il luogo. Giunti però poco oltre l'inizio di via XX Settembre, in prossimità lato est della chiesa degli Angeli, la strada cominciava ad apparire ostruita da detriti e macerie fumanti, e si poteva intravedere l'intero ex mercato dei fiori, che nella sospensione dell'attività commerciale, causa gli eventi bellici, veniva destinato a capannone per l'esercito e attività militari, interamente "saltato in aria" insieme a buona parte del soprastante edificio occupato dagli uffici giudiziari del locale Tribunale tramutato in una sorta di rovinoso "colosseo".
[...] Ritornati nei pressi della nostra abitazione, situata al piano terreno della scala ovest dello stabile, il cui appartamento era dotato di un piccolo giardinetto, potemmo accertare come su di esso fosse "piovuto", evidentemente scagliato dalla esplosione del mercato floricolo, uno spezzone di putrella in ferro lungo circa due o tre metri, tutto deformato e contorto, ancora caldo tanto da rischiare di scottarci le mani al tatto. Nella giornata poi si venne a sapere che il bombardamento marino "nemico" aveva centrato la struttura di piazza Colombo, in particolare quella dell'ex mercato dei fiori ove al suo interno si trovavano alcuni camion tedeschi giunti nella notte precedente, contenenti diversi "siluri umani" carichi di esplosivo, i quali erano saltati dando luogo ad una serie di quasi contestuali deflagrazioni. Forse con qualche fantasia, si sparse allora la voce che tale obiettivo era stato centrato alla prima "salva" in quanto la notizia della presenza di tale materiale bellico, giunto in tutta segretezza solo nella notte precedente, era stata tempestivamente "passata", tramite una radio portatile clandestina, agli inglesi, da un collaborazionista locale, di cui, in tempi successivi e sin dopo la Liberazione, circolava persino il nome. Ricordo inoltre che a sera inoltrata, allorché principiava il buio, per noi bambini era ormai sempre dopocena, si presentava nel cielo sanremese un piccolo aereo "nemico" che, data l'abitualità delle sue incursioni e essendo sempre solitario, ormai veniva da noi e da molti altri chiamato familiarmente "Pippo l'orfanello". Questo velivolo si limitava a sganciare uno o più "bengala" illuminanti sulla città, provocando una nutritissima reazione da parte delle locali batterie contraeree, in particolare di quella ubicata nei giardini Regina Elena presso la Madonna della Costa, senza tuttavia che queste riuscissero a colpirlo né, tantomeno, ad abbatterlo.
Andrea Gandolfo, Op. cit.

mercoledì 22 novembre 2023

Pajetta indicava ai partigiani imperiesi i collegamenti di frontiera

Nizza

W. Walter Orebaugh nasce nel 1910 negli Stati Uniti, a Wichita Sedgwick in Kansas. Nel 1932 entra nel servizio estero degli Stati Uniti. Dal 1937 al 1941 svolge la funzione di Viceconsole a Trieste dove incontra Manfred Metzger, rampollo di una famiglia agiata austriaca che lo aiuterà negli anni avvenire. Promosso al ruolo di Console nel 1941, l'anno successivo è inviato a Nizza con il compito di proteggere gli interessi statunitensi nella Francia occupata e di promuovere il rimpatrio dei cittadini americani. In questo ambito, prende contatto e dà assistenza finanziaria ai movimenti della Resistenza attivi nella Francia meridionale in cambio di informazioni: riguardanti l’esercito tedesco e la sua avanzata e i progetti della Resistenza in merito all’attacco e al sabotaggio delle linee ferroviarie e dei porti. Ai primi del novembre 1942, per motivi di sicurezza, trasferisce la sede del Consolato Americano da Nizza al Principato di Monaco, qui nello stesso mese viene arrestato dall'esercito italiano nel corso di un'operazione militare effettuata nel Principato. Le autorità italiane lo internano in Italia, insieme a due delle sue assistenti: Nancy Charrier e Amy Houlden. Dapprima lo trasferiscono a Gubbio, quindi a Perugia, presso l’hotel Brufani. Dopo l’8 settembre, per non cadere in mano ai tedeschi, con l’aiuto di una cameriera dell’albergo, Vittoria Vechiet, i tre scappano e si rifugiano presso l’abitazione di Margherita Bonucci. Dopo alcuni mesi, con l’aiuto della figlia di Margherita, Valentina, il console riesce a prendere contatti con Bonuccio Bonucci, uno dei fondatori della Brigata Proletaria d’Urto - San Faustino. Unitosi con i partigiani lascia la casa di Margherita.
Orsola Mazzocchi, W. Walter Orebaugh, Dizionario Biografico Umbro dell'Antifascismo e della Resistenza  

Una ventina di membri del réseaux de renseignements arrestati nelle Alpes-Maritimes (nello specifico il colonnello Bernis, responsabile della rete Alliance, il comandante Guetta, responsabile della rete Gallia, Maurice Blanchard, responsabile della rete Jove che aveva partecipato ai negoziati con l’ammiraglio Tur, Léon Sliwinski, responsabile della rete F2, il comandante Vallet, responsabile della rete Mithridate, il capitano Lévy, animatore della Resistenza Antibes e membro della rete SOE, furono internati, tra febbraio e settembre 1943, nella prigione di Imperia, mentre i mentonesi Vincent Delbecco et Louis Ghersi (rete Mithridate) furono reclusi a Chiavari senza essere stati giudicati.
I 43 responsabili dell’Armée secrète des Alpes-Maritimes, arrestati nel maggio-giugno del 1943 a Nizza, all’uscita dal centro d’interrogatorio e di tortura di Villa Lynwood, furono messi nelle prigioni di Ventimiglia, Sanremo e Imperia in stato di detenzione provvisoria, in attesa del loro processo davanti al tribunale militare di Breil.
Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012)
 
Con l’8 settembre e la caduta del fascismo la situazione evolvette: lo sbandamento della IV Armata nei territori occupati rafforzò notevolmente la posizione degli antifascisti, che disponevano di una maggiore libertà di manovra e di nuove reclute, che disertavano e si univano alla Resistenza portando con sé armi ed esperienza di guerra.
Emanuela Miniati, La Migrazione Antifascista in Francia tra le due guerre. Famiglie e soggettività attraverso le fonti private, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova in cotutela con Université Paris X Ouest Nanterre-La Défense, Anno accademico 2014-2015
 
Dal 25 luglio all'8 settembre 1943, con la caduta di Mussolini e la formazione del governo del generale Pietro Badoglio, una catena di evasioni e di protezioni veniva assicurata dai gruppi della Resistenza francese del comandante Giuseppe Manzoni, detto «Joseph le Fou», della «F.T.P.» e dalle popolazioni di St. Raphael, di Cannes, di Nizza e di Monaco, a favore dei soldati italiani che abbandonavano le formazioni e si rifugiavano nelle montagne costiere e interne della zona di frontiera. Anche marinai di Villafranca e di Monaco effettuarono imbarchi clandestini di militari verso la costa ligure.
Un tenente italiano P.M. e quattro militari dell’ex IV armata italiana si erano messi a disposizione del gruppo «Joseph le Fou» per sabotare i pezzi di artiglieria che dovevano essere consegnati in perfetto stato di efficienza alle truppe tedesche. Furono distrutti ventotto pezzi di artiglieria e recuperato un enorme quantitativo di armi individuali che, dal novembre 1943 al gennaio 1945, permise uno scambio di armi provenienti dalla IV armata e in possesso di partigiani italiani. Su ordine del B.C.R.A. di Londra e di Algeri, venivano rinforzate le zone di frontiera delle Alpi Marittime presidiate da alpini italiani e dalle prime formazioni garibaldine della Resistenza. (Da una testimonianza scritta del comandante partigiano francese Joseph Manzone detto "Joseph le Fou"). 
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Joseph Manzone, detto le fou (il pazzo), era una figura di spicco della Resistenza di Nizza. In particolare collaborò attivamente con il capitano Geoffrey M.T. Jones, capo del servizio di informazione americano, nelle missioni facenti capo ai servizi segreti alleati presso il maniero Belgrano di Nizza. Portò a termine importanti missioni in territorio nemico, cioé italiano, per la raccolta di informazioni sul dislocamento delle truppe nemiche. Di rilievo la collaborazione del Manzone con i Partigiani italiani della Divisione del comandante Rocca in Piemonte. Note preparatorie, non pubblicate, di Giuseppe "Mac" Fiorucci per Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>, 2007

La situazione organizzativa migliora, si estendono i collegamenti e i quadri sembrano pieni di buona volontà.
[...] Le possibilità di lavoro sono grandi per l'ambiente favorevole e per le forze di partito che già possiamo mobilitare.
[...] Appena sarà possibile penso sia utile mandare un compagno per il controllo dell'organizzazione anche nei centri minori. Uno dei compiti sarebbe di studiare le possibilità che aprono i nuovi collegamenti nella regione di frontiera.
Luca [Giancarlo Pajetta], Appunti sull'organizzazione di I. [Imperia], 1° dicembre 1943. Fonte: Fondazione Gramsci  

Quasi contemporaneamente Giansandro Menghi della nostra missione Youngstown, approdata alla costa ligure in marzo [1944] con una delle missioni marittime che il Capitano Bonfiglio guidava da Bastia, riuscì a sottrarsi al SD che lo aveva catturato. Attraverso la Riviera raggiunse la Francia, e durante la fuga fu capace di registrare con precisione le posizioni difensive del nemico da Rapallo fino a Ventimiglia. Nascose la mappa, insieme ad altre informazioni di vitale importanza, in una casa sicura, a Nizza, e fu quindi mandato a recuperarla insieme a Bonfiglio, cosa che fecero affrontando un viaggio non poco rischioso. Le informazioni furono trasmesse al G-2 della 7^ Armata che lodò la precisione con cui la mappa era stata redatta.  Max Corvo, La campagna d’Italia dei servizi segreti americani 1942-1945, Libreria Editrice Goriziana, 2006

mercoledì 18 ottobre 2023

Noi avevamo a che fare con gli americani che comandano questo fronte

La copia di una pagina di un rapporto del tenente colonnello francese Salbat. Fonte: Archivio francese SHAT (Service historique de l'armée de terre)

"[...] I francesi parlano sovente di occupare fino a S.Remo, e siccome hanno sul fronte qualche battaglione potrebbero anche farlo; ad evitare ciò basterebbe l’occupazione fatta mezz’ora prima dai garibaldini. Noi avevamo a che fare con gli americani che comandano questo fronte. Per conto mio, sono molto migliori degli inglesi, con noi poi vanno molto d’accordo [...] Ti prego di dire a Vittò [n.d.r.: Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] che mi tenga sempre presente come suo garibaldino perché tutto il lavoro che faccio, l’ho fatto e lo continuerò a fare come Garibaldino della 2a Divisione Garibaldi. Io tornerò in Francia fra una decina di giorni anche perché la mia ferita me lo impone (non sono riusciti a prendermi, però mi hanno ferito allo stomaco) e se sia tu o Simon [Carlo Farini] o qualche altro vuol darmi qualche incarico sarò ben lieto di rendermi utile.
Ti saluto caramente
tuo Leo" 
Stefano Leo Carabalona, stralcio di lettera destinata a Nino Siccardi (Curto), comandante della I^ Zona Operativa (partigiana) Liguria, allegata al dispaccio - prot. n° 2 in data 26 febbraio 1945 - inviato dal C.L.N. di Bordighera al comandante Nino Siccardi, da documento IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), “La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)”, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

In primo piano uno scorcio di Vallecrosia (IM); sullo sfondo, da sinistra Monaco, Beausoleil, Roquebrune - Cap Martin, Mentone, le zone di ponente di Ventimiglia (IM)

4 maggio 1945
Il tenente colonnello Salbat, comandante il Sotto-Settore del Basso Roya
Al generale comandante della 1^ D.F.L.
Ho l'onore di comunicare che oggi ho ricevuto la visita del maggiore Lester E. Winslow, dello stato maggiore della 92^ Divisione di fanteria americana di stanza a Genova, venuto per prendere contatto con le prime truppe francesi.
Gli ho proposto di recarsi con me a Beaulieu, ma mi ha risposto che non aveva tempo di farlo.
È stato accompagnato da un capitano del predetto stato maggiore [...]
tenente colonnello Salbat, comandante il 18° R.T.S. per conto del tenente colonnello Le Nulzec, comandante in seconda del 1° Reggimento

8 maggio 1945

....Un distaccamento americano di 35 militari a Bordighera, previsto per lo stesso giorno l’arrivo del resto della compagnia...

Il posto di controllo francese ripiega giusto di fronte agli americani....
Il capitano britannico incaricato del distretto di Bordighera è il cap. Garrigue
 [Philip Garigue] ...

...Il cap. Garrigue
ha già incontrato il sindaco di Bordighera e preso il controllo politico ed alimentare della città.....
...Si segnalano circa 500 partigiani a Bordighera e dintorni....


12 maggio 1945

...Il sindaco di Perinaldo d’origine siciliana è lungi d’essere francofilo. Crea confusione nei civili e difficoltà.

...Operai, prigionieri evasi si presentano sempre più numerosi al posto di controllo. Devono raggiungere Ventimiglia a piedi.

...Si propone di installare al Torrione [n.d.r.: a Vallecrosia] un Centro di Accoglienza...
...Si presentano anche delle donne....

Il fornaio di Vallecrosia non ha farina, questo rifornimento prima gli arrivava da Bordighera.

E’ urgente aggregare questa località al Torrione e ai rifornimenti francesi, per propaganda e per evitare paragoni con l’AMGOT
[n.d.r.: amministrazione alleata di occupazione; per la zona intemelia aveva sede a Bordighera]....

12 maggio 1945

...Visita dei tenenti colonnello Salbat e Romanetti a Dolceacqua e Pigna....
Incontro con il Podestà ed il segretario di Pigna....

...Niente permesso di andare ad Imperia per conferire con il Prefetto, che vada a parlare con il Prefetto di Nizza....

...Sul desiderio della popolazione di annessione alla Francia conviene attenersi alla realtà.....

...La popolazione sembra assai indifferente all’idea di annessione alla Francia, ma i dirigenti e le classi agiate sembrano volere restare italiani. ...
E’ da questiloro che viene il pericolo...

...E’ indispensabile che il Governo Francese faccia uno sforzo... fatti non parole....

... In particolare è indispensabile rifornire le popolazioni....

... Da notizie ottenute risulta che mentre a Dolceacqua, Bajardo, Pigna, Buggio, le popolazioni siano nettamente francofile, le loro reazioni sono cattive a Apricale e pessime a Castelvittorio....

... A Perinaldo l’atteggiamento delle autorità ha portato il comandante Sarroche ad espellere il Podestà di origini siciliane e cinque o sei persone del suo entourage....

... Al momento, Romanetti non ha ottenuto che promesse....

... Quello che gli è stato inviato da Nizza si riduce a poca cosa....

...Bisogna ottenere rifornimenti regolari, soprattutto farina, in modo che i villaggi occupati non si rivolgano più ad Imperia...

... Inoltre bisogna che il rifornimento inviato sia di buona qualità.
A Dolceacqua la farina inviata è di cattiva qualità....

... Bisogna assolutamente soddisfare le richieste di Romanetti.

... Malgrado il divieto, a Ventimiglia circolano i giornali francesi, specialmente “Combat” e “Aurore”...

... Grandi danni alle strade dell’interno...

E’ stato segnalato a Romanetti che il Prefetto di Imperia ha aperto le porte delle prigioni ai fascisti, a condizioni che si riscattino con una azione efficace nella zona occupata dalle nostre truppe.

Uno di questi individui sarebbe stato segnalato a Ventimiglia.
E’ attivamente ricercato.....

Raccomando inoltre che sia esercitata sulle popolazioni un’efficace e intelligente propaganda .

Questa propaganda sarebbe utilmente esercitata per mezzo della stampa e del cinema.

stralci di documenti francesi (Archivio francese SHAT - Service historique de l'armée de terre) rintracciati (ma non pubblicati) da Giuseppe "Mac" Fiorucci per Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2007

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Si chiedevano con urgenza "precise disposizioni nei confronti delle truppe liberatrici, che con ogni probabilità saranno Degolliste; le competenze nei confronti del CLN e delle SAP secondo gli accordi intervenuti tra voi e dette organizzazioni… se bisogna portare gradi, in caso positivo quali".
24 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Perinaldo (IM) al comando della II^ Divisione - Comunicava che "una nostra staffetta ha preso oggi contatto con un piccolo nucleo di degollisti dentro Ventimiglia. Tutta questa zona è tranquilla".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit.

Il 5 maggio [1945], intanto, il Cln di Ventimiglia aveva deciso di interpellare il tenente colonnello Romanetti per sapere quali funzioni avrebbe potuto ancoraespletare nella nuova situazione che si era venuta a creare. Una settimana dopo giunse la risposta di Romanetti, che informò i membri del Comitato di liberazione nazionale come, per l’autorità militare francese, non vi fosse più alcun bisogno di un Cln italiano a Ventimiglia, in quanto ormai tutte le funzioni governative e amministrative erano state assunte dall’autorità di occupazione. Il giorno prima il generale Doyen aveva fatto occupare dalle sue truppe tredici paesi delle valli Nervia, Crosia e Roia, che sarebbero così entrati a far parte dei territori occupati […] La campagna propagandistica era organizzata da un apposito Comité d’action pour le rattachement à la Comté de Nice, guidato da Hilaire Lorenzi, un marmista italiano di Beausoleil, che avrebbe anche promosso la fondazione di vari sottocomitati del sodalizio in alcune località dell’estremo Ponente ligure […] Nei mesi dell’occupazione francese di Ventimiglia, il comitato presieduto da Lorenzi avrebbe svolto un’intensa attività per convincere il maggior numero di persone delle grandi opportunità che avrebbe potuto offrire a Ventimiglia il passaggio sotto la giurisdizione francese. A livello governativo, invece, la Direction générale d’études et recherches, in pratica i servizi segreti francesi, aveva già inviato in zona una propria ambasceria, detta “missione Bananier”, affidata al comandante Sarocchi, con l’incarico di organizzare plebisciti clandestini per constatare l’orientamento delle popolazioni locali in merito all’opzione annessionista. Nel maggio del 1945 si tennero quindi varie consultazioni, di carattere non ufficiale, né tantomeno vincolante, in numerosi comuni del circondario intemelio, che avrebbero dato esito favorevole alle tesi annessioniste. I plebisciti svoltisi nei paesi delle valli ventimigliesi avrebbero evidenziato, nella maggioranza dei casi, la chiara volontà delle popolazioni locali, cui si erano però aggiunti molti naturalizzati francesi fatti affluire dalla Costa Azzurra dalle autorità di occupazione, di passare alla Francia, nonostante gli alleati avessero imposto, alla guida di tali comuni, sindaci contrari alla scelta annessionista.  Andrea Gandolfo, L’occupazione francese di Ventimiglia (aprile-luglio 1945), in Rivista ILSREC, n° 2/2016

Ricordo il pilota Fernand Guyot, ferito con due costole fratturate e trasportato in salvo in Costa Azzurra in barca da Achille [Achille "Andrea" Lamberti] assieme al colonnello Ross e altri tre, un inglese e due piloti americani. II Guyot si sdebitò con Achille a fine guerra. Vallecrosia venne liberata dai francesi, i quali avevano subito manifestato mire annessionistiche per tutto l'estremo ponente della provincia di Imperia. Nei comuni si svolse pure il plebiscito per l'annessione alla Francia. Ricordo l'impegno dei preti salesiani di Vallecrosia contro l'annessione: con un vecchio ciclostile stamparono e distribuirono clandestinamente anche volantini di propaganda. Achille venne anche arrestato assieme ad Annibale Vedovati e in sua difesa fece il nome di Fernand Guyot. Messo a conoscenza dell'accaduto, Guyot fece intervenire con tutta la sua autorità l'ammiraglio francese comandante della base di Hyeres. Ad Achille fu annunciato che era in libertà, ma si rifiutò di uscire se non fosse stato liberato anche il Vedovati. Il comandante francese, disperato più che indispettito, liberò anche Annibale.
Renzo Rossi in Giuseppe "Mac" Fiorucci, Op. cit.

A Vallecrosia il plebiscito non ebbe luogo. Per preparare la consultazione elettorale si svolse una riunione tra le autorità francesi e il CLN comunale al secondo piano della Villa Aprosio in via Don Bosco sede del municipio fino agli anni '70. Mentre Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] "tirava lungo" con una serie interminabile di cavilli e richieste, al primo piano altri partigiani sottraevano furtivamente le liste elettorali e le schede dell'anagrafe. Svolgere il plebiscito fu impossibile. I francesi non la presero bene e arrestarono Achille Lamberti e Annibale Vedovati, presidente del CLN vallecrosino
Giuseppe "Mac" Fiorucci, Op. cit.

L'incubo che avvolse Pigna nell'inverno appena trascorso ebbe quindi la fine. Nella mattinata del 26 aprile 1944 entrò in paese una compagna del II Bataillon du 18eme Regiment de Tirailleurs Senegalais, truppe coloniali di reclutamento senegalese che facevano parte della 1° divisione della Francia Libera.
[...] Il presidio francese restò a Pigna per un periodo maggiore di quanto si prevedesse nel momento in cui le truppe senegalesi entrarono come liberatrici in paese. De Gaulle era deciso a presentare il conto della “pugnalata alle spalle” che l'Italia inferse alla Francia nel momento in cui dichiarò guerra al cugino d'oltralpe, ormai travolto dall'inarrestabile marcia della Wehrmacht. Il generale diede ordine di occupare militarmente tutta la valle Roia e le valli del Nervia e del Verbone (Vallecrosia) spostando il confine sul torrente Borghetto alla periferia di Bordighera. Ventimiglia e tutto il suo entroterra vennero così, di fatto, annesse ed entrarono a far parte dello Stato francese. Per recarsi a Bordighera era necessario presentare i documenti al confine dei piani di Borghetto, spiegare i motivi del viaggio, per venire, molto spesso, invitati a tornare indietro. Gli stessi ex-militari che rientravano dalla prigionia venivano respinti alla frontiera provvisoria e costretti a lunghi percorsi su per i monti per raggiungere i loro paesi d'origine e le loro famiglie. Poche settimane dopo la liberazione, nei territori occupati vennero organizzati dalle autorità francesi dei plebisciti fasulli per richiedere l'annessione alla repubblica francese, a cui parteciparono anche elettori da molti anni di nazionalità transalpina, che potevano vantare antiche origini dei paesi roiaschi e nervini e portati alle urne con corriere gratuite e incentivi in denaro.
[...] Quando nei primi giorni di luglio 1945 i francesi abbandonarono Pigna furono rapidamente sostituiti da carabinieri e finanzieri, che ristabilirono celermente la sovranità italiana. Da subito iniziarono le operazioni di bonifica dei tanti campi minati «seminati» nel '40 da italiani e francesi e nel '44 dai tedeschi.
Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016 

[ n.d.r.: altri lavori di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021;  La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna,  IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, ed. in pr., 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016 ]

lunedì 25 settembre 2023

Hanno detto che i tedeschi hanno i cani da guerra

La Val Lerrone. Fonte: mapio.net

Verso sera [6 marzo 1945] al comando [della Divisione d'Assalto Garibaldi "Silvio Bonfante"] di Poggiobottaro si venne a sapere che a Cesio c'erano quattrocento tedeschi. La notizia meritava di essere considerata attentamente. Cesio era un piccolo paese sulla «28». Difficilmente si sarebbe prestato ad alloggiare tante persone oltre al normale presidio di Brigate Nere. Perché i tedeschi non avevano proseguito per Pieve? Una puntata nemica da Cesio sarebbe stata facile: dal paese partiva una carrozzabile per la Val Lerrone ed un'altra portava a Testico e di là, in cresta, fino ad Alassio. Più difficile era che il nemico conoscesse con esattezza la sede del comando, ma dopo tanto tempo di permanenza nello stesso posto, non si poteva escluderlo. Varie proposte consigliate dal buon senso vengono esaminate. Si potrebbe montare la guardia poiché tra noi e Cesio non c'è nessuna banda. Si potrebbe partire per una, meno minacciata, subito, o verso le tre di notte, dopo sorta la luna. Le varie soluzioni non vengono accettate, soffocate da una sorta di fatalismo, poi alla cosa viene dato un tono scherzoso, la minaccia viene volutamente accentuata per impressionare chi riteniamo più degli altri impressionabile.
«Hanno detto che hanno i cani da guerra, lo ha riferito un contadino che è arrivato ora da Cesio, è una cosa seccante». Guardo Vittorio, il padrone di casa che, in cambio dell'ospitalità, vuole essere considerato partigiano anche lui. Noi avevamo acconsentito volentieri perché in verità condivideva molti dei nostri rischi, però pensavamo, forse a torto, che in lui non vi fosse la stoffa del partigiano. Ho l'impressione che la notizia sia diretta a lui, vedo che si controlla bene, ma ha gli occhi lucenti, attenti. «E come li impiegano i cani da guerra? Non sentiranno mica i partigiani dall'odore?». Chiede con voce che sembra indifferente. «No, il cane non distingue il partigiano dal contadino» - spiega Livio - «i tedeschi quando giungono in paese di notte lanciano i cani lupo per le strade e chiunque esca di casa viene azzannato. I soldati intanto perquisiscono sicuri che nessuno possa scappare». «Anche ad Alba li hanno impiegati» - aggiungo io - «a Degolla li hanno lanciati contro i partigiani che sparavano distesi per terra: è un brutto affare, se stai in piedi i tedeschi ti vedono, se ti stendi i cani ti addentano alla gola». «Sapete la storia del Monco?». Racconta Giorgio. «In quel di Triora, prima dell'ultimo rastrellamento avevano detto che era un tedesco delle SS che aveva ammaestrato i cani da guerra. I cani sentivano l'odore dei partigiani e scoprivano i rifugi. Il Monco li seguiva e con un uncino, perché era mutilato di una mano, tirava fuori i partigiani dalle tane. Quando il rastrellamento comincia due partigiani, che sapevano la storia del Monco, si nascondono in un rifugio. Dopo qualche tempo sentono un cane ansare fuori dell'apertura. Che sia la bestia del Monco? Due mani escono dal rifugio, il cane è afferrato per la gola, strozzato, tirato dentro. Tre giorni sono vissuti i due nella tana con la bestia morta: era un povero cane da pastore perché il Monco non era mai esistito».
Era abitudine dei partigiani essere spietati con coloro cbe dimostravano qualche timore. Venivano spaventati al punto che non distinguevano più il vero dal falso. Ricordavo uno della Matteotti: Lupo; dopo averlo preparato a dovere con vari racconti di torture e fucilazioni avevamo finto un imminente attacco tedesco e lo avevamo mandato solo in esplorazione. Non era più tornato.
Pure quella sera i tedeschi di Cesio non erano una fantasia. Pensavo al rapporto che ci era pervenuto dopo Upega: «E' possibile dopo un anno di vita partigiana essere ancora sorpresi?». Era ancora possibile.
La notte passò tranquilla per quanto il mio sonno leggero venisse più volte interrotto dal canto di un gallo.
Il giorno 7 torno a Segua [Frazione di Casanova Lerrone (SV)] e l'8 vado al recapito staffette di Ginestro per vedere se hanno preparato i conti. Al recapito trovo un francese che giorni prima era passato da Segua. «Sei ancora qui?» gli chiedo. «Si è accorto che può mangiare e non far niente ed è ormai impossibile mandarlo via» mi dice una staffetta. Il francese era un giovane biondo, robusto, pareva più un tedesco che un latino, era un tipo singolare. Era passato da Segua con un telo da tenda sulle spalle. «Ho visto un contadino che batteva l'ulivo raccogliendo i frutti nel telo. Militare, gli ho detto io, ed ho preso il telo» - così aveva raccontato - «quello mi è corso dietro dicendo che lo aveva pagato, ma io sono stato buono e non gli ho dato niente».
«Poteva averlo pagato davvero» aveva detto Bertumelin indignato.
«E poi col mangiare e con l'alloggio che vi diamo mi sembra che possiamo averceli guadagnati dei teli e delle coperte militari che a voi non servono». «Potevo anch'io pagarlo con questa» aveva replicato il francese mostrando la rivoltella; «ma non l'ho fatto perché ero di buon umore».
«Come è che sei in Italia?», gli chiesi.« Affondato nel '40 con la mia nave presso Piombino. Fino al '43 prigioniero, adesso libero».
«Sarai contento di tornare a casa fra qualche mese a guerra finita?».
«Fra qualche mese? Troppo presto... Dovrò lavorare di nuovo, è più bello fare la guerra». «E gli altri cinque che vi ho mandato giorni fa?» chiesi alla staffetta.
«Li ho portati alla Cascione, avevano fretta di tornare in Francia. Appena fusa la neve cercheranno di passare».
Anche quelli li avevo visti a Segua: erano aviatori abbattuti: «Se i tedeschi ci prendono dico che sono canadese», aveva detto uno di loro. «Un mio compagno è stato tagliato con la sega circolare perché era francese».
La pattuglia dei ciclisti tedeschi continuò a percorrere la Val Lerrone sempre più spesso. Passò il 6, l'8, il 13. Il giorno 8 giunsero anche cani con tedeschi che requisivano fieno. La ricostruzione del ponte di Garlenda proseguiva lentamente, l'inattività partigiana cominciava a pesare, i borghesi, che all'inizio erano atterriti, temendo che tendessimo qualche imboscata alla pattuglia, cominciavano ora a parlare di accordi segreti, di compromessi fra noi ed i tedeschi. Una squadra della banda di Rostida, decisa a por fine a questo stato di inferiorità, si appostò a Case Soprane in attesa della pattuglia. I borghesi ripiombarono nel terrore e prima avvertirono i nostri dell'arrivo dei tedeschi, poi, visto che i partigiani non scappavano, andarono ad avvertire i tedeschi facendo fallire l'imboscata. Il Comando divisionale fece rientrare alla base la squadra che per rappresaglia stava requisendo galline e conigli.
Gino Glorio (Magnesia), Alpi Marittime 1943-45. Diario di un partigiano - II parte, Nuova Editrice Genovese, 1980,  pp. 163-167, pp. 196-199

7 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 183, alla banda locale di Ginestro - Disponeva la presenza di una pattuglia sul Passo di Cesio per il giorno successivo dalle ore 23 alle ore 9 e la segnalazione di allarme al Distaccamento garibaldino più vicino una volta avvistati i nemici che lungo la strada di Testico, non transitabile da automezzi, sarebbero necessariamente saliti a piedi.
8 marzo 1945 - Dal comando del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" al comando della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante" - Segnalava che il 1 marzo il Distaccamento con l'ausilio di civili aveva effettuato il diroccamento del ponte di Degna e che il giorno 5 aveva fatto brillare con 3 mine il ponte di Garlenda "rendendolo inutilizzabile".
13 marzo 1945 - Dallo Stato Maggiore della Divisione "Silvio Bonfante" avviso n° 1 alla popolazione costiera - "Si invita la popolazione ad allontanarsi dagli obiettivi militari. Si consiglia di annotare i luoghi abitati da tedeschi e fascisti e di tenere sotto sorveglianza la Feldgendarmerie".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), “La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

mercoledì 16 agosto 2023

Da Briga erano fuggiti una ventina di soldati, in prevalenza russi, ricercati dai tedeschi

San Michele, Frazione di Olivetta San Michele (IM)

Briga Marittima, oggi La Brigue, Val Roia francese, Dipartimento delle Alpi Marittime, nei primi mesi del 1945 era controllata da circa 40 genieri della Repubblica di Salò e da un centinaio di soldati della Wehrmacht, dei quali metà erano tedeschi e metà slavi. Questi ultimi sul finire di gennaio cercarono di contattare i garibaldini della I^ Zona Operativa Liguria. Verso metà febbraio una ventina di loro riuscirono a fuggire dal presidio di Briga. San Dalmazzo di Tenda e Tenda erano presidiate da militari della Divisione “Muti”, da altri 40 soldati repubblichini e solo da alcuni tedeschi. Libri, Breglio (Breil-sur-Roya), Piena, Olivetta San Michele a metà febbraio apparivano ormai sgombre di presenze nazifasciste. Lo stesso accadde per Saorge nei primi dieci giorni di marzo.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
I russi erano scappati da Briga dove i tedeschi li tenevano a lavorare nelle fortificazioni, e per un po’ avevano girato nei paraggi, spaventando le donne sole in casa la notte che non li capivano e li credevano tedeschi. Poi erano riusciti a raggiungerci, e, insieme a qualche alsaziano o lorenese che aveva disertato dall’esercito tedesco, costituivano la Squadra Internazionale e avevano in dotazione l’arma più bella del battaglione, il Mayerling sputafuoco. Subito, come succede, si creò intorno alla Squadra Internazionale la leggenda che fosse la squadra più affiatata, più sfegatata, più disciplinata del battaglione. Non che in effetti non fosse così, ma c’era in quella ammirazione per loro, in quel portar loro ad esempio da parte dei comandanti, un qualcosa di leggendario, di dato per irraggiungibile. Noi ci sentivamo gli italiani, gente che non si lava, non si spidocchia, che va stracciata, che litiga tra sé, che urla e spara per nulla, che non sa bene perché è da questa parte e non dall’altra pure si batte a morte, carica di furore; loro i russi, un mondo sereno, che ha già deciso tutto, e ora sa di far la guerra, e continua a farla, con entusiasmo e odio e metodo, ma senz’abbandonarcisi, tenendo le armi pulite come specchi, non barando sui turni di guardia, non litigandosi sull’andare a legna, come continuassero una naja per conto loro, senz’ufficiali né consegne.
Italo Calvino, Romanzi e racconti, Mondadori, 1994, p. 846
 
31 gennaio 1945 - Da "Laios" al comando della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Informava che a Briga [La Brigue, Alpes-Maritimes, Vallée de la Roya. In tutta la zona di confine, in particolare attraverso la Val Roia, proprio in quel periodo si intensificarono gli sforzi per fare penetrare agenti francesi] si trovavano 30-40 tedeschi, 50 russi ed alcuni militari della RSI e che "Natalin della Gamba" aveva riferito che i russi di Briga gli avevano chiesto l'ubicazione delle forze partigiane, "pregandolo di aiutarli a scappare per raggiungere la zona partigiana".
16 febbraio 1945 - Dal comando del I° Battaglione "Mario Bini", prot. n° 45, al comando della V^ Brigata e al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava...  che a Briga Marittima erano stanziati circa 100 uomini tra tedeschi e russi, oltre a 40 genieri della RSI; che sempre da Briga erano fuggiti una ventina di soldati, in prevalenza russi, ricercati dai tedeschi; che Tenda era stata bombardata da aerei alleati, che avevano causato la morte anche di 2 ufficiali; che Fontan, Saorge, Forte Tirion e San Michele [n.d.r.: Frazione di Olivetta San Michele (IM)] erano occupati da tedeschi, che Breil, Libri, Piena e Olivetta [n.d.r.: il borgo principale di Olivetta San Michele] erano terra di nessuno.
17 marzo 1945 - Da "Carmelita" a "Fuoco" [partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] - Inviava l'elenco degli appartenenti alle bande fasciste ed alla G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) che furono in territorio francese, in particolare la serie di nominativi della G.N.R. di Mentone, 30 uomini, Antibes 4, Beausoleil 2, Nizza e zone limitrofe 35.
10 aprile 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 381, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al comando della II^ Divisione - Comunicava... Sosteneva che l'esercito francese aveva conquistato importanti punti strategici.
11 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Veniva comunicato l’imminente sbarco [n.d.r.: sbarco clandestino, a Vallecrosia (IM)] del capitano Bartali [n.d.r.: Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della Divisione “Silvio Bonfante” presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] e veniva ordinato di tenere a disposizione dello scrivente comando eventuale materiale arrivato nel frattempo via mare.
13 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria a Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata] - Si sollecitava maggiore attenzione nell'individuare per tempo e nell'avvertire dei movimenti del nemico rispetto alla tematica sbarchi [n.d.r.: sempre effettuati a Vallecrosia], in quanto il motoscafo di Renzo [Renzo Stienca Rossi], ricevuta una segnalazione sospetta dalla costa, era appena tornato indietro.
19 aprile 1945 - Da "Tina" [n.d.r.: probabilmente Battistina Mucignat, nata a Rezzo (IM) il 29/10/1916, patriota della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"] al comandante [della II^ Divisione "Felice Cascione"] "Vittò" [Giuseppe Vittorio Guglielmo] - Segnalava che "Briga è campo libero, nella notte partiranno tutte le truppe, nella giornata in corso non opereranno alcuna sortita, regolarsi di conseguenza".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit.
 
L’operazione «Canard»: 11-17 aprile 1945
Sul massiccio dell’Authion, la linea di difesa era presidiata dai due battaglioni del 107° reggimento della 34a divisione, sostenuti da un potente schieramento di artiglieria. L’azione principale si svolse il 10 e l’11 aprile, e la sera del 12 l’Authion cadde in mani francesi, mentre i forti a sudest e quelli della Baisse de Saint-Véran e della Tête de la Secca resistevano. Il 14 l’attacco progredì tra il passo di Barbacane e la cima di Sespoul; il giorno dopo fu occupato il paese di Bréil, mentre un reparto scese nel vallone del Caïros, minacciando Saorge. Il 16 le batterie tedesche intervennero pesantemente, fermando ogni tentativo di avanzare lungo la Val Roya, mentre sulle vie di comunicazione venivano compiute distruzioni. L’operazione  verso il col  di  Tenda  fu  sospesa  per  attaccare  invece  in  direzione  della  Valle  Stura  di  Demonte,  al  fine  di  coordinare l’azione  della 1a D.F.L. con quella prevista contro il colle della Maddalena, l’operazione «Laure». Le perdite subite dai francesi furono molto alte: 195 caduti e 714 feriti. Gli italo-tedeschi ebbero 272 prigionieri, subendo perdite pesanti in morti e feriti, ma riuscirono a tamponare l’attacco e a mantenere il possesso del col di Tenda. L’operazione «Canard» bloccò comunque una delle vie di ritirata, tagliando la Val Roya […]
A Ventimiglia, il 25 [aprile 1945], un gruppo di civili italiani raggiunse la Francia per avvertire che i tedeschi se n’erano andati e il 26 i primi militari francesi entrarono nella città, subendo perdite a causa delle numerose mine disseminate dappertutto. Nel corso della giornata i francesi risalirono la Val Roya, raggiungendo Tenda e Briga, trovando difficoltà ad avanzare, viste le imponenti distruzioni e l’estensione dei campi minati. Il 29 reparti francesi raggiunsero Borgo San Dalmazzo, congiungendosi con i reparti provenienti dal colle di Tenda e con quelli arrivati dalla Valle Stura.
Alberto Turinetti di Priero, Il «fronte alpino»: 1944-1945, Alpi in Guerra (progetto Interreg)
 
Molti dei Ventimigliesi incorporati nelle unità alleate unita­mente a numerosi partigiani  parteciparono a fine marzo 1945 con le truppe alleate alla sanguinosa battaglia dell’Aution, che terminava con la cacciata delle truppe tedesche dal Bacino del Roia…
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 
 
25 aprile [1945], mercoledì
Sono scrosciate cannonate per tutta la notte. Ma allora è proprio noi che vogliono ammazzare? Ada [n.d.r. la figlia di Caterina Gaggero ved. Viale] è partita per andare a casa, ma dicono che i tedeschi, prima allontanarsi, abbiano minato dappertutto.
Di qui dalla Marina San Giuseppe è partito un battello con sopra Bottiero, Rocca e Dardano: vanno a Mentone a chiamare i francesi e a dire loro che ormai tedeschi a Ventimiglia non ve ne sono più.
Ada, nell’andare a casa, ha incontrato Lorenzo Vacca che le ha proposto di andare ad avvisare i francesi. Così sono andati fino a Mentone dove sono arrivati prima della barca. Sono tornati al pomeriggio, sani e salvi dalle mine, conducendo con sé i liberatori. Poco prima, un piccolo aereo militare, a causa di un’avaria al motore, era atterrato qui davanti a noi su un isolotto del letto del Roia e tutta la gente attraversava il fiume per avvicinarvisi il più possibile.
Ci sarebbe stato proprio da girare una pellicola! E dire che stamane sono ancora passati gli aeroplani e, subito dopo aver pranzato, abbiamo dovuto rifugiarci in galleria perché c’è stato un mitragliamento su per la vallata di Camporosso e hanno sganciato diverse bombe dalle parti di Vallecrosia.
I tedeschi che avevano fatto saltare il ponte sono stati uccisi dai patrioti a Vallecrosia. Altri tedeschi in ritirata hanno trovato la morte fra Ospedaletti e San Remo. Del ponte, soltanto due arcate sono andate distrutte e ci si può benissimo passare sopra con un carretto a mano. Il cavalcavia di Nervia è, invece, impraticabile. Nelle vicinanze della proprietà del signor Garzo, a causa delle mine, un soldato francese è morto, tre sono rimasti feriti. Pure ferita una suora e Benedé.
La bandiera bianca sventola sulla Torre Littoria. Le campane suonano a festa, per lo meno quelle poche che vi sono ancora. Quella che si trovava alla Madonna delle Virtù giace abbandonata davanti alla sede dell’U.n.p.a. [difesa antiaerea]. La gente, quasi incredula, esce dalla galleria, dai rifugi e dalle cantine dove ha trascorso lunghi mesi in condizioni di vita terribili.
26 aprile
Stamane sono passati Pippo e Adriano che andavano da Bataglia [n.d.r.: Caterina Gaggero ved. Viale gestiva, con l’aiuto della figlia Ada, l’osteria-trattoria Bataglia, sita tra la zona Ville e Latte, Frazione di Ventimiglia]. Ho deciso di andarci anch’io e di dormirci. Ada trasporta a casa la roba che abbiamo qui a Ventimiglia; porta su anche le galline ed io ho intenzione di trasferirmi nella nostra casa. Ora vedrò fin dove arriva il mio coraggio.
Continuano a passare truppe francesi, molti soldati sono negri. Sia i militari che i civili passano per la strada Romana.
Un mulo è stato ucciso da una mina nei pressi del signor Orazio.
Caterina Gaggero vedova Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988

martedì 18 aprile 2023

Nazisti di stanza a Sanremo presero in consegna i prigionieri francesi che avevano agito in Val Roia

Breil-sur-Roya

Il 5 febbraio 1945 Charles e Jacques Molinari, della rete C.F.L. Parent, furono catturati dai tedeschi mentre cercavano di prendere contatto con i partigiani italiani di “Giustizia e Libertà” in Alta Val Roia. Condotti a Sanremo, dove furono torturati, resistendo senza rivelare nulla, riuscirono in aprile a fuggire, poco prima di essere condotti davanti al plotone d’esecuzione. Sempre il 5 febbraio 1945 due altri agenti, della rete Gallia, Salusse e Santoni, furono sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] e vennero fucilati a Pieve di Teco il 4 aprile.              Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944 - 2 mai 1945), Ed. Serre, 2005

Verso il 7 o l'8 febbraio 1945 Sessler fu convocato a Cuneo presso lo Stato Maggiore della Divisione. Egli partì in automobile accompagnato da un miliziano francese, Lucien Pommier, vice del capitano francese Henri Puech, capo di una squadra di sabotatori composta da miliziani, e da me stesso. Arrivati a Cuneo fummo incaricati di controllare i documenti d'identità di sette prigionieri, appartenenti a tre gruppi diversi. Mi sembra di ricordare che questi uomini si chiamassero Henri Bacarisse, fratelli Molinari, Caneva, Truci [Truchi], Soletti e Dalmasso. I prigionieri erano entrati in Italia per effettuare una missione militare per conto dello S.R.O. francese, diretto a Nizza dal comandante Muller. Erano stati soprattutto incaricati di prendere contatti con i partigiani italiani, di inviduare terreni per i paracadute, ecc.
In pratica venne interrogato solo il capo missione Bacarisse.
Leon Jacobs (alias Felix), Verbale di interrogatorio, confluito in documentazione (KV-2-2288) degli archivi statunitensi N.A.R.A, ricerca di
Giorgio Caudano 

Nel gruppo dei Molinari c'era anche Marius Truchi di Moulinet [30 chilometri a nord di Mentone] che, prima di passare alle dipendenze, più propriamente, dello S.R.O. francese (diretto dalla D.G.E.R., a sua volta emanazione del B.C.R.A.), insieme a loro e ad altri aveva già compiuto diverse missioni verso Tenda, Sospel e Breil per conto dell'Oss, che li aveva reclutati perché già, anche se brevemente, partigiani del maquis: Truchi nelle Alpi di Alta Provenza. Marius Truchi ha rilasciato una lunga dichiarazione, "Memorie dei giorni di speranza", per il libro di autori vari "Racconti e testimonianze nelle guerre dal 1914 ai giorni nostri" (Edizioni In Libro Veritas, Cergy-Pontoise, 2009, compulsato in primis dallo storico locale Giorgio Caudano). Dall'articolato resoconto fatto da Truchi qui vengono estrapolati alcuni passi relativi all'avventura finale. A prendere a Tenda in consegna, dopo l'arresto, dovuto alle manovre di un certo Cartolano, era arrivato un certo Felix, di cui si sa da altre fonti che era un belga ingaggiato dai servizi segreti (S.R.A.) della Marina da guerra tedesca: al secolo Leon Jacobs, qui già citato. Truchi: "Veniamo subito portati al Kommandantur installato all'Hôtel National di Tenda; noi stiamo lì un giorno e una notte senza cibo. Il nostro arresto, si è appreso in seguito, provoca una forte reazione dei servizi di intelligence tedeschi di Sanremo. Mi sembra di ricordare che questo servizio era quello della Marina. Ci fu anche una reazione della Gestapo, per la quale lavoravano degli ufficiali francesi. L'arrivo di un alto funzionario di questi servizi decide sul nostro trasferimento". Felix aveva già avuto a che fare sulla tragica morte del capitano Gino Punzi, altro agente dell'OSS, anch'egli in precedenza maquisard, ma nella valle nizzarda del Paillon. Truchi ed altri compagni vennero trasferiti a Sanremo e imprigionati nella tristemente nota Villa Auberg, trasformata in carcere nazista. Ai pesanti interrogatori compiuti nei sotterranei dell'edificio parteciparono anche dei francesi (per Truchi "uomini dei servizi speciali che lavoravano per la Gestapo", al comando di Felix) al servizio dei tedeschi. Felix, ad un certo momento, avrebbe agevolato la fuga del capo della missione di Truchi, il che risulta confermato dal tentativo fatto da lì a breve da Felix con il suo capo Sessler di consegnarsi per tempo, per provare ad ingraziarsele, alle autorità militari alleate di Nizza. Poi i francesi vennero trasferiti ad un'altra prigione di Sanremo ("condividiamo questa sistemazione con dei delinquenti comuni, ma anche con combattenti della resistenza"). Di qui, il 19 marzo 1945 ("incatenati, saliamo di nuovo in uno dei famosi camion coperti") Truchi e due compagni, i fratelli Molinari, insieme ad altri detenuti, furono trasferiti a Genova, a Marassi. Due volte alla settimana venivano condotti in centro a Genova, alla Casa dello Studente, per le solite vessatorie inquisizioni. Il 20 aprile arrivava il verdetto di condanna a morte, ma, mentre i fratelli Molinari con altri prigionieri venivano trasferiti per l'esecuzione a Bolzano, Truchi rimase a Genova. Alla vigilia della Liberazione venne ("ultimo francese") portato fuori dal carcere da "un avvocato, membro del CLN", armato di fucile mitragliatore e chiamato a combattere per liberare altri resistenti ancora in cattività.
Adriano Maini
 
Nei primi mesi dell'anno 1945, in Breil, inizia il calvario di alcuni partigiani. Sono i fratelli Giacomo e Carlo Molinari: in viaggio per una missione a Tenda, latori di lettere per accordi con la formazione "Giustizia e Libertà" che agisce in Piemonte. All'atto del fermo riescono ad ingoiare le missive. Era il 3 di febbraio. Legati con fil di ferro schiena contro schiena per due giorni, senza cibo, subiscono serrati interrogatori. Il terzo giorno, caricati su un camion, sono condotti a Cuneo ove subiscono percosse a sangue. Trascorsi altri tre giorni si decreta il loro invio a Sanremo. Giunti ai Forti di Nava vengono imprigionati, quindi interrogati per tutta la notte e rifocillati con pane secco e acqua. Condotti a Sanremo sono presi in consegna da un non meglio identificato "signor Felice" [n.d.r.: si trattava invece di Leon Jacobs, il "Felix" qui già citato] che come guardie del corpo usa giovani fascisti "cattivi come lupi". Gli interrogatori e le percosse durano a lungo. Poi i Molinari son separati e rinchiusi a Villa Umberto. Qui avviene un incontro inaspettato con Saluzzo, Giacobbe Santeri e Bordero compagni arrestati in Breil qualche giorno prima e anch'essi detenuti dai fascisti. Il Saluzzo "Martino" [Salusse] e Santeri "Romano" [Santoni], trascorsi alcuni giorni in San Remo, vennero condotti ad Imperia e fucilati. Fu loro ardire cantare la "Marsigliese" di fronte al plotone di esecuzione: "Martino" aveva solo 21 anni e "Romano" 23. La sorte dei fratelli Molinari prosegue a quel punto come un'odissea dolorosa. Trasferiti in Genova nelle carceri di Marassi, ne uscivano ogni giorno per essere interrogati nella famigerata "Casa dello Studente" subendovi torture impensabili, non escluse atroci scosse elettriche ai genitali. Mai svelarono alcunché, mai accusarono alcuno, mai cedettero. Nell'aprile 1945 la condanna a morte definitiva: i tedeschi, temendo l'avanzata degli alleati, prelevati i prigionieri in numero di venticinque, li inviano verso i campi di sterminio in Germania. Un milite ferroviere, dopo avere chiusi i lucchetti delle catene, consegna furtivamente la chiave ai Molinari. La tradotta sosta a Bornasco tra Pavia e Milano. Un rombo di bombardieri alleati crea il fuggi fuggi generale. Sette prigionieri, e fra questi i fratelli Molinari, riescono a darsi alla fuga. Fatti segno di colpi di fucile si buttano in una gora. L'acqua gelida quasi li soffoca: comprendono che la loro salvezza sta nel resistere all'immersione. Alcuni dei fuggitivi sono catturati, fra cui il generale Cesare Rossi, ma non loro. Calata la notte si portano alla fattoria di Antonio Riffaldi che li accoglie e, dopo averli vestiti con abiti civili e rifocillati, li porta in una galleria vicina. La mattina successiva il Riffaldi reca ai fuggitivi cibo, bluse da lavoro con la scritta "Impresa O.M." di Milano e falsi documenti. Ultima sfida alla Gestapo che li ricerca accuratamente: con la guida di un prete, i Molinari sono accompagnati attraverso i campi presso una banda partigiana, dipendente dalla Quarta brigata "Matteotti". I fratelli restano così aggregati alla banda e con essa parteciperanno alla presa di Milano. Lo storico C. Botton nella sua "Histoire de Breil" scrive che i Molinari, dopo la Liberazione, videro i corpi di Mussolini e della Petacci appesi a Piazzale Loreto. Ecco dunque che i Molinari, con cinque compagni, lasciano Milano e recano a Genova le spoglie di altri partigiani morti. Proseguono verso la Riviera di Ponente. Sono accolti e consegnati all'Armata Libera di Francia.  Per il loro comportamento riceveranno l'encomio della Divisione con "Croce di Guerra e Stella d'Argento". Riportiamo citando dallo storico Botton la motivazione della decorazione: "Agenti del S.R.O. hanno effettuato numerose missioni in territorio nemico. Nel corso di una di queste, sono stati fatti prigionieri, torturati e condannati a morte, ma sono riusciti ad evadere e a riconquistare la libertà".
Don Nino Allaria Olivieri, Dalla valle del Cairos a Piazzale Loreto, "La Voce Intemelia" - Aprile 2008, articolo ripreso in "Quando fischiava il vento - Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia" di Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015, pp.92,93
 
22 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 629, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Messaggio ugentissimo con cui si segnalava che la "spia" Muscolo" molto probabilmente aveva fornito ai nemici notizie tali da rendere possibile per il 23 o il 24 aprile un rastrellamento con truppe provenienti sulla strada di Pigna e che lo stesso informatore aveva aggiunto che molte spie che parlavano francese si erano introdotte in quel periodo tra i partigiani.
23 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 85, al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" - Missiva segreta: "Procedere all'immediato arresto di Muscolo e degli elementi francesi già appartenenti alle SS. Compiere tale arresto con la massima riservatezza, evitando assolutamente che qualcuno possa allontanarsi. Inviarli questa sera sotto scorta armata al comando divisionale".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999 

Da un verbale di interrogatorio di Ernest Schifferegger (vedere infra), confluito in un documento del 2 giugno 1947 redatto dall’OSS statunitense, antenata della CIA, si apprende che Salusse e Santoni riuscirono a comunicare con un altro detenuto, un italiano, un certo Corrado, che era rientrato clandestinamente dalla Francia insieme ad un certo Vavassori per compiere, molto probabilmente a ciò forzato, una missione alleata di spionaggio: non solo lo pregarono di informare le loro famiglie della loro sorte e del loro luogo di sepoltura, ma gli trasmisero gran parte delle informazioni militari che erano riusciti a rilevare. Senonché al Corrado, portato in carcere a Sanremo, vennero ritrovati e sequestrati gli appunti che aveva in merito trascritto. Schifferegger aggiungeva che non poteva dire se il Corrado aveva tenuto gli appunti per avere una merce di scambio con i tedeschi o perché pensava di riuscire a trasferire quella documentazione oltre confine. Nè Schifferegger seppe o volle dire quale sorte fosse poi toccata al Corrado, una volta trasferito al carcere di Oneglia. 
Adriano Maini
 
Ernest Schifferegger era un italiano altoatesino che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo di 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l'interprete per i nazisti anche a Sanremo. Il suo grado era quello di maresciallo. La citata relazione dell'OSS riporta che alla data del 2 giugno 1947 Schifferegger era ancora in custodia alla Corte d'Assise Straordinaria di Sanremo.
Adriano Maini