sabato 23 novembre 2019

Il partigiano "5 minuti"

Strada San Sebastiano a Vallebona (IM)
 
In primo piano un tratto delle colline che collegano Negi di Perinaldo a San Sebastiano di Vallebona e che nascondono alla vista Vallecrosia

Rosina
(Luciano Mannini) racconta: "Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l'arrivo nella zona della V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre - parte attraverso i valichi alpini e parte via mare - in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta". La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli [Giuseppe Longo], Giulio Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall'infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l'altro, l'uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno. 
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975   

[n.d.r.: i rapporti dei partigiani imperiesi con gli alleati si intensificarono a dicembre 1944. Comandante della Missione Militare presso il Comando Alleato, con vice comandante Lolli (Giuseppe Longo), era Stefano Leo Carabalona, già valoroso responsabile di distaccamento, operante in Alta Val Nervia, distintosi in particolare nella battaglia per Pigna (IM) e destinato a rimanere gravemente ferito l'8 febbraio 1945 a Vallecrosia (IM) in un agguato teso da agenti nazisti. In questo contesto si inquadra la presente testimonianza]

[...] L'operazione più importante alla quale partecipai fu la fuga dei 5 prigionieri alleati che trasportammo in Francia. I 5 soldati erano 2 americani, 2 inglesi e un francese. Gli inglesi erano: Michael Ross, capitano del Welch Regiment; Bell Cecil "George", tenente della Highland Light Infantry. Il francese era Fernand Guyot, pilota. Gli americani erano i piloti Erickson e Klemme: non ne so né il nome, né il reparto, né altri dettagli, solo che erano piloti [da ricerche fatte compiere presso l'Istituto Storico dell'US Air Force Giuseppe Mac Fiorucci appurò che si trattava di Lauren Erickson, tenente pilota di P38 Lightnings, 1° Gruppo 270° Squadrone, e Ardell Klemme, (1) tenente pilota di bombardieri B25, 340° gruppo, 489° Squadrone]. Dopo l'8 settembre 1943 erano fuggiti dai campi di prigionia e avevano vagato per l'Italia settentrionale alla ricerca di un passaggio per la Svizzera o per la Francia liberata. La Resistenza li nascose a Taggia (IM) per qualche tempo, sperando nell'arrivo di un sottomarino per metterli in salvo. Nel febbraio del 1945 il Comando decise di tentare da Vallecrosia. 

(1) [ Klemme era caduto in prossimità di Breme, in Lomellina. E’ interessante notare come gli aviatori finiti in quel lembo di pianura pavese chiamato Lomellina potessero andare incontro ai più diversi destini [...] Klemme, caduto al confine con il Piemonte, fu dunque indirizzato verso il Monferrato e si ritrovò con Harris. Entrambi, purtroppo, persero il volo del 19 novembre. Il giorno successivo, i tedeschi attaccarono il campo d’aviazione di Vesime, se ne impadronirono e dissestarono il terreno di volo arandolo ripetutamente. I partigiani sarebbero nuovamente riusciti a rimetterlo in funzione, ma non prima della primavera successiva. Sfumata questa possibilità, Augusto Bobbio decise di trasferire Harris e Klemme a Prea, nella zona di Cuneo. I due aviatori, marciando sempre di notte, giunsero a Prea tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre del 1944. Furono presi in consegna dai partigiani di un’altra formazione autonoma, la Divisione Alpi di Pietro Cosa, che operava in collegamento con una Missione militare anch’essa britannica. Di quest’ultima Missione aveva fatto parte, tra agosto e ottobre, un singolare personaggio, il capitano canadese Paul Morton [...]
Alberto Magnani, I sentieri della salvezza. Aviatori americani e resistenza italiana tra Piemonte e Liguria in Gruppo Ricercatori Aerei Caduti Piacenza (Grac)

Da informazioni non controllate o da semplici supposizioni popolari sembra invece che Dell Klemme si sia salvato [...] passare e ripassare più volte  a volo radente su Pecetto un aereo il quale, raggiunta l'altezza del Castello, avrebbe effettuato alcune scivolate d'ala per trasmettere l'ultimo saluto ai suoi amici di un tempo. Il pilota di quell'aereo sarebbe stato Dell Klemme.
Osvaldo Mussio, Tra lo Scrivia e il Po. Uomini e episodi della Resistenza, Edizioni dell'Orso, 1982  ]


Fui incaricato di prelevare i 5 al solito posto vicino a Negi. [...]

 
Il solito posto, cui si fa riferimento nella testimonianza, era la grotta naturale in Località Cagadiné sul Monte Caggio, in cui sgorga anche una sorgente naturale. Un sito sovrastante un sentiero per la Frazione Borello di Sanremo (IM). Voci popolari raccontavano di disertori della Grande Guerra, nascosti in quella cavità (Fiorucci, Op. cit. infra)

Ubbidirono [quel gruppetto di ex prigionieri * alleati che i partigiani dovevano contribuire a condurre in salvo in Francia] non senza proteste. 
 
[ * Un importante precedente di esfiltrazione di ex prigionieri alleati verso le loro linee in Francia si ebbe ai primi di ottobre 1944 in occasione del passaggio da Pigna (IM), mentre infuriava la battaglia a difesa della libera Repubblica Partigiana, di una missione di ufficiali alleati, che avevano preso con loro i fuggitivi: come riportato a questo link. ]
 

Ma fu una buona idea. Procedendo attraverso gli uliveti, poco dopo Vallebona (IM), nell'attraversare il sentiero (adesso è una strada carrozzabile) che da Vallebona va a San Sebastiano, quasi finimmo in braccio a una pattuglia tedesca che da Vallecrosia Alta andava a Vallebona e si era fermata per una breve sosta proprio all’altezza della croce dei Padri Passionisti.

I cinque si convinsero che marciare raggruppati e scalzi era una buona scelta. Acquattati fra gli alberi di olivo, attendemmo che la pattuglia tedesca si allontanasse prima di riprendere la marcia verso Vallecrosia. 
Il tenente inglese Bell continuava a chiedermi quanto tempo mancasse all’arrivo, e io rispondevo sempre “5 minuti”. Seppi poi nel dopoguerra che, nelle sue memorie che annotava nel diario che custodiva gelosamente, mi aveva soprannominato proprio “5 minuti”.

Arrivammo a Vallecrosia (IM) dopo mezzanotte [diverse fonti indicano che era il 10 marzo 1945; il tragitto da Negi al mare si era svolto nella notte tra il 9 ed il 10].

Doveva giungere dalla Francia o un sommergibile o il motoscafo di “Caronte” [Giulio "Corsaro" Pedretti] per prelevare gli ex prigionieri.

Aspettammo fin quasi all’alba. Non arrivò nessuno. Questo fu un grave imprevisto: un conto è nascondere cinque soldati alleati in montagna, altro è nasconderli in un centro abitato bombardato dagli alleati e sottoposto a continui rastrellamenti. 
Li nascondemmo a sua insaputa nella casa di Fortunato Lazzati, vicina all’abitazione di Achille [“Andrea” Lamberti].

Fortunato era sfollato a Vallecrosia Alta e aveva sbarrato la porta della sua casa … ma non gli scuri della finestra. Caso volle che Fortunato proprio l’indomani scendesse da Vallecrosia Alta per prendere qualcosa in casa. Sollevato lo sportellino della finestra vide i cinque sconosciuti dormire sul pavimento. Chiuse e scappò non ritornando che a guerra conclusa. 

Prelevammo un’altra barca dal solito deposito, la predisponemmo alla meglio e la portammo al mare attraverso Via Impero.
...
Dapprima si dovette concordare la cosa con la postazione dei bersaglieri [i bersaglieri del sergente Bertelli collaboravano clandestinamente con il Gruppo Sbarchi Vallecrosia dei partigiani] e soprattutto addormentare il tedesco. Infatti con la postazione dei bersaglieri c’era un soldato tedesco di collegamento con la guarnigione tedesca accasermata in via Roma, all’altezza della centrale elettrica di trasformazione. Quando dovevamo effettuare uno sbarco, il tedesco veniva addormentato con del sonnifero nel vino; quando non c’era il sonnifero [procurato alla bisogna dal dottor Salvatore Marchesi]… solo con il vino Rossese. Incaricato dell’operazione di addormentare o ubriacare il tedesco era Achille.

Più di una volta Achille raccontò che in una delle ultime bevute il tedesco biascicò e gesticolò qualcosa che gli dette a intendere che aveva capito tutto: "Versa, versa ancora che dormire... gut… "


La barca, scelta troppo frettolosamente, non aveva i soliti pianali che si adagiano sul fondo per evitare di appoggiare direttamente sul fasciame.

[Bell e Ross avevano già alle spalle una lunga serie di eventi, qui riferiti in modo molto sintetico. Erano fuggiti, come tanti altri prigionieri di guerra, in seguito agli eventi connessi all'8 settembre 1943. Ai primi di novembre 1943 erano arrivati in provincia di Imperia, dove in seguito ad un fortuito incontro furono accolti dal martire della Resistenza (arrestato il 6 gennaio 1944, deportato a Genova e fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino) Renato Brunati, in quel momento a capo di 7 o 8 partigiani, che avevano base in una villa vicina a Baiardo (IM), di proprietà di Lina Maiffret, compagna del Brunati, la quale dalla prigionia in Germania tornò viva. Il Brunati aveva fatto in tempo ad affidare la sorte dei due piloti all'amico e sodale Giuseppe Porcheddu, che li nascose nella sua villa Llo di Mare in Località Arziglia di Bordighera (IM). Ci fu almeno un tentativo, non riuscito, di una loro fuga in motoscafo verso la Corsica... Adriano Maini]

Imbarcati i cinque prigionieri, Enzo Giribaldi e Achille presero il largo... e la barca letteralmente si sfasciò. Udimmo qualche grido di aiuto e ci buttammo a mare per cercare di soccorrerli. Accorsero in acqua anche i bersaglier, con i quali formammo una catena tenendoci per mano. Non dimenticherò mai quella scena: freddo, mare grosso e in acqua quella catena di bersaglieri con le mantelline che galleggiavano. Sembravano funghi. Soccorremmo i primi, tra i quali uno degli americani che aveva bevuto molto e stava veramente male; Enzo Giribaldi perse anche uno degli stivali che indossava. Mancavano Achille e i due inglesi. Era strano perché Achille era un nuotatore eccezionale. Dopo qualche minuto, apparve con i 2 inglesi che spingeva a turno verso la riva e trascinando il cappotto di uno dei prigionieri.

"Tùti in tu belin a mi!": disse allora Achille. Apprendemmo che l’ufficiale inglese, Bell, non voleva liberarsi del cappotto, malgrado che, quello inzuppandosi, lo trascinasse a fondo, e rendendo ad Achille ancor più faticosa l’opera di salvataggio.
Achille glielo tolse quasi con la forza e scagliando tanti accidenti. Nel cappotto l’inglese custodiva il prezioso taccuino delle memorie: non voleva assolutamente perderlo. Altri affermarono che nel cappotto tenesse delle sterline d’oro, ma mi sembra inverosimile che un prigioniero di guerra, dopo 2 o 3 anni di campo di detenzione, possedesse ancora delle sterline d’oro. 

La corrente spinse il relitto della barca fino a Latte [Frazione di Ventimiglia (IM), vicina alla Francia] e la cosa successivamente ci creò non pochi problemi. 

I bersaglieri rientrarono nella loro postazione e sicuramente anche il tedesco li vide bagnati fradici.

Credo che Achille non sbagliasse, quando affermava che il soldato tedesco aveva capito tutto. 
I cinque prigionieri furono riportati di nuovo a casa di Fortunato. Si doveva rifocillarli e provvedere loro di vestiti asciutti. 

La panetteria Bussi a Vallecrosia (IM)
Mentre Achille procurava del pane dal forno del partigiano Francesco Bussi, sua madre pensava bene di stendere a asciugare le divise dei soldati alleati sul terrazzo … in bella vista dalla strada! Fortuna volle che, prima di qualche milite fascista, passassi io, che avvisai subito Achille del pericolo [...]

Renato Dorgia, "Plancia" **, in Gruppo Sbarchi Vallecrosia  di Giuseppe Mac Fiorucci, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007>  ** insignito di Croce al Merito di guerra per attività partigiana

14 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 436, a "R.C.B." [capitano Robert Bentley del SOE britannico, incaricato della missione alleata presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] - Comunicava che ... i garibaldini partiti tra il 5 ed il 6 marzo per la Francia non erano ancora rientrati.

19 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, Sezione SIM, prot. n° 467/SIM, a "Brunero" [Francesco Bianchi], responsabile SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione “Felice Cascione“] - Comunicava che ... "Renzo" [Renzo Stienca Rossi] era ancora trattenuto in Francia...

1 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, a firma di Albatros [Mario Mascia], prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley] ed al SIM della V^ Brigata - Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera [in effetti Vallecrosia e Camporosso Mare] il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche. "… Vi comunichiamo urgentemente che i nazifascisti hanno scoperto il luogo di sbarco di Renzo a Bordighera. Le S.S. germaniche sono state appostate sul luogo stesso ed i bersaglieri sono sotto strettissima sorveglianza. Uno sbarco, quindi, al momento attuale sarebbe pericolosissimo, anzi fatale. È essenziale che radiotelegrafiate immediatamente in Francia perché la partenza di Renzo sia rimandata in attesa di nostre disposizioni in merito a meno che non si possa lanciarlo per paracadute. Vogliate provvedere senza indugio perché ne va della vita dei nostri uomini e della nostra organizzazione…"

4 aprile 1945 – Dal Quartiere Generale rappresentante dell’Alto Comando Alleato [capitano Robert Bentley] al commissario Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata] - Veniva conferito incarico al commissario in indirizzo di avvisare i responsabili della ricezione degli sbarchi di iniziare le segnalazioni alle ore 23.15 del giorno 4 stesso per i 5 giorni successivi, mentre dal giorno 10 al giorno 12  dovevano iniziare alle ore 24.  L’intervallo tra una segnalazione e l’altra doveva essere di 5 minuti.  Si richiedevano chiarimenti sulla lettera del 29 marzo con la quale era stato comunicato che i tedeschi erano a conoscenza del punto di sbarco.

da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

venerdì 22 novembre 2019

Un ricordo del partigiano Vittorio Leo Curlo

Colle (Carmo) Langan - Fonte: Passi e salite d'Europa
 
[...] L’8 settembre del ’43 aveva colto Vittorio Curlo in quel di Sulmona sottotenente di fanteria, comandante di un plotone di addetti ai mortai, e aveva determinato la sua decisione di unirsi ai primi gruppi di “resistenti” che operavano sulla Maiella al comando della Medaglia d’Oro Vincenzo Schimba contro l’esercito tedesco che aveva invaso la penisola.

Tornato al suo paese d’origine nella primavera successiva dopo un’evasione seguita alla cattura da parte dei nazifascisti a Roccaraso, non aveva esitato a riprendere la via della montagna risalendo la Valle Argentina, aggregandosi alla formazione comandata da Guglielmo Vittorio (Vitò) e ricevendo il comando del distaccamento mortai presso il Colle Langan [Località di Castelvittorio (IM)].

Nella presenza a molte operazioni militari, lo spiccato senso strategico lo metteva in condizione di compiere in quello stesso anno (1944) almeno due interventi risolutivi: il 3 luglio, la felice individuazione della postazione di tiro non lontana da quello stesso valico che consente il passaggio dalla valle Nervia alla valle Argentina consentì ai gruppi insidiati da una poderosa azione di accerchiamento di recuperare ore preziose per sottrarsi al nemico; nel secondo, a Pigna (IM), località dell’alta valle Nervia, dal 4 all’8 ottobre, traendo in inganno i tedeschi che in forze stavano assediando il paese costituitosi in repubblica libera, procurò loro serie perdite e ne ritardò l’offensiva finale consentendo ancora una volta ai difensori di ritirarsi ordinatamente e di non essere sorpresi alle spalle.

La sua promozione a Capo di Stato Maggiore [della II^ Divisione "Felice Cascione"] all’inizio dell’anno successivo non modificava in nulla il suo stile di vita e il suo comportamento nei confronti dei compagni di lotta. Egli continuava a sentirsi semplicemente un soldato che compiva il suo dovere a fianco a fianco con i suoi uomini.
[...]
Il professor Vittorio Curlo ha scelto per sé l’immagine di uomo comune, di anti-eroe, allontanando con qualsiasi mezzo l’enfasi, la celebrazione, anche solo l’orgoglio del vincitore.
In tal modo ha nobilitato con la modestia e il silenzio la “sua” guerra di libertà e quella di molti suoi compagni.
E ha lasciato in chi lo ha conosciuto un esempio educativo di grande attualità che non potrà essere dimenticato.
[...]
L’ampio dossier raccolto dal professore, recentemente acquisito dall’Istituto Storico della Resistenza di Imperia, contiene materiali di estremo interesse documentario, soprattutto cartografico, e una serie considerevole di appunti che avrebbero dovuto sostanziare il progetto di un saggio mai scritto sulla Resistenza.

È sufficiente porre mano ad una prima lettura per ricavare quanto basta a significare le ragioni della sua scelta di campo: una scelta politica consapevole, fondata sulla necessità “storica” della partecipazione alla guerra di Liberazione. Dunque uno sguardo aperto sul mondo, non chiuso da considerazioni di opportunità, tanto meno di convenienza.

Chi crede nella nobiltà dell’uomo ed ha bisogno di coltivare la sua fede, chi avvertirà il bisogno di non rinunciare al disegno di una società più giusta e meno disattenta ai valori della vita, potrà trovare qualche ragione, qualche conforto e qualche speranza cercando la semplice croce con il suo none inciso nel minuscolo cimitero di Cetta [Frazione di Triora (IM)], piccola borgata dell’alta Valle Argentina tra i castagni, a ridosso del Colle Langan: il professore (Leo, per i partigiani), ha voluto compiere un ultimo gesto di coerenza morale affidando la custodia delle ceneri all’ospitalità della “sua” gente.

Mario Carletto (Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia), Un ricordo del partigiano Vittorio Leo Curlo, Patria Indipendente, 30 ottobre 2005


Infatti il 4 e il 5 luglio 1944 l'avanzata tedesca riprese e si concluse.
Non avevano deciso per quel tempo un rastrellamento fino agli alti monti.
Considerata la situazione, Leo [Vittorio Curlo], non conoscendo l'esatta posizione dei luoghi che portavano a Cima Marta, dove era stato stabilito il raduno, preferì ripiegare su Melosa, Belenda, Goletta, Gerbontina. Passò quindi in Valle Argentina, arrivò sino a Verdeggia e puntò deciso verso Piaggia [Frazione di Briga Alta, in provincia di Cuneo].
Aveva così potuto constatare la percorribilità delle zone.
Gli giunse subito la notizia del ritiro dei tedeschi e ritornò.
Con lui, tra gli altri, ricordo che c'erano Panatum, Seccatore, Ormea.
don Ermando Micheletto, La V ^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" (Dal Diario di "Domino nero" - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

Verso la fine d’agosto 1944, in concomitanza con l’avanzata degli eserciti alleati sbarcati in Provenza, la V^ Brigata Garibaldi, forte ormai di oltre 950 uomini, iniziò un’azione convergente su Pigna (IM), tenuta da un centinaio di militi repubblicani e centro delle difese nazi-fasciste della zona di montagna…  Alla fine il nemico rinunciò a difendere le sue posizioni di Pigna: evacuò il paese e si ritirò su posizioni più arretrate (Isolabona-Dolceacqua), abbandonando nella fuga precipitosa armi e munizioni che furono recuperate dai nostri e che andarono ad arricchire l’esiguo armamento di cui la brigata era provvista. Venne occupata Pigna, dove si stabilì il comando dei Partigiani… infine il IX° distaccamento guidato da Leo il mortaista [Vittorio Curlo], insieme alla banda locale di Castelvittorio (IM), si dispose a difesa sulla linea Monte Vetta-Rio Bonda. Il cardine di tutto lo schieramento era quindi costituito da Pigna...
Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975

senza data - Testimonianza di Vittorio Curlo (Leo), suffragata da una cartina, sull'azione condotta a Bregalla nei pressi di Triora il 12 febbraio 1945, nel corso della quale i mortaisti garibaldini misero in fuga una colonna tedesca sparando alcuni colpi di mortaio da 81 mm.
da documento IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

martedì 19 novembre 2019

Azioni della VI^ Divisione d'assalto Garibaldi "Silvio Bonfante" ad aprile 1945

Borghetto d'Arroscia (IM) - Fonte: Wikipedia
 
26 marzo 1945 - Dal Comando Operativo [comandante "Curto", Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria al comando [comandante "Giorgio", Giorgio Olivero] della Divisione "Silvio  Bonfante" - Comunicava che per ordine del Comando Militare Unificato Regionale [CMURL] la Divisione veniva rinominata "VI^ Divisione d'assalto Garibaldi Silvio Bonfante" e chiedeva notizie sull'imminente riunione tra CLN e garibaldini.
2 aprile 1945 - Dalla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della II^ Brigata "Nino Berio" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" al comando della VI^ Divisione - Nella relazione si affermava che nella notte precedente i soldati tedeschi avevano interrotto la strada in Località Fontana Calda tra Martinetto e Castelbianco (SV)...
3 aprile 1945 - Dalla Sezione S.I.M. della VI^ Divisione, prot. n° 126, al comando della VI^ Divisione - Si segnalava l'individuazione della spia Rina Boero a Gazzo [Frazione di Erli (SV)].
4 aprile 1945 - Dal capo di Stato Maggiore [Ramon, Raymond Rosso] della VI^ Divisione, prot. n° 23, al comando della VI^ Divisione - Comunicava le modalità di un riuscito lancio alleato: udito il messaggio radio, il giorno 2 alle ore 14.30 si era diretto ad Alto (CN), una volta avvertito Fernandel [Mario Gennari, comandante della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" della VI^ Divisione]; aveva fatto stanziare gli uomini a Passo San Giacomo. Alle 21 vennero accesi i fuochi. Dopo il transito di 5 aerei, era passato quello giusto, dal quale, ricevuto il segnale Morse, si era proceduto al lancio. Nella nebbia una luce improvvisa faceva scattare l'allarme tra i partigiani. Ramon aveva poi dato l'ordine di caricare in fretta i muli con gli Sten ed i Bren e le relative munizioni. Alle ore 24 il campo era completamente sgombero. Ramon concludeva chiedendo, data la penuria di armi e di munizioni, chiarimenti circa i successivi lanci.
5 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 310, al comando della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" - Emanate disposizioni per un nuovo lancio e per la condivisione, con la II^ Brigata "Nino Berio", del materiale ricevuto.
6 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava l'elenco del materiale ricevuto con il 3° lancio alleato, avvenuto [a Pian Rosso] nella stessa data, materiale in cui figuravano soprattutto 18 Sten con 8000 munizioni, 2 lanciagranate con 28 munizioni, diversi capi d'abbigliamento. 
7 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 358, ai comandi della I^ Brigata "Silvano Belgrano", della II^ Brigata "Nino Berio" e della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" - Disponeva che i comandi in indirizzo inviassero con sollecitudine le relazioni sulle ultime azioni effettuate, indicando le perdite proprie e del nemico, il bottino di guerra, il numero dei prigionieri fatti; che venissero attivate con mezzi di fortuna le linee telefoniche per mantenere i collegamenti con il comando della Divisione; che tutto il materiale bellico, e quello ricevuto con i lanci alleati, doveva essere catalogato e nascosto, se non utlizzato, in luogo sicuro.
7 aprile 1945 - Dal comando della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" ai comandi del Distaccamento "Franco Piacentini" e del Distaccamento "Angiolino Viani" - Avvertiva che erano da poco transitati da San Damiano, diretti a Testico, 20 tedeschi, per cui occorreva aumentare la sorveglianza. 
8 aprile 1945 - Dalla sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 128, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al comando della VI^ Divisione - Comunicava il miglioramento recente del SIM e che "Giglio" e "Violetta" erano due elementi "su cui si può fare affidamento".
8 aprile 1945 - Dal comando della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" alla sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della VI^ Divisione - Comunicava che ad Andora (SV) erano arrivati 5 individui che risultavano essere spie e che da Capo Mele ad Albenga vi erano 120 nemici, di cui 30 in convalescenza. Aggiungeva le parole d'ordine del nemico in vigore dal 1° al 16 aprile.
9 aprile 1945 - Dal comando del Distaccamento "Elio Castellari" al comando della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" della VI^ Divisione - Avvertiva che la signora Giulia Capetti, il cui marito era ancora nelle mani dei tedeschi (la consorte gli avrebbe detto di "arrangiarsi") era stata posta in libertà dalla gendarmeria di Albenga (SV) a condizione di contribuire a fare arrestare il garibaldino Cimitero.
10 aprile 1945 - Da K 20, prot. n° 13, al S.I.M. della VI^ Divisione - Segnalava che "l'allarme sbarco continua ma rispetto al periodo dal 2 al 5 aprile i tedeschi non sono più tutti nei camminamenti e nelle postazioni; a Diano Marina è quasi ultimato il lavoro di sbarramento anticarro sulla discesa del ponte San Pietro: ci sono 6 buche ciascuna con 2 tronchi di binario che occupano i 3/5 della larghezza della strada; i binari sporgono inclinati per 90 cm. Nella parte della strada ancora transitabile ci sono 4 buche riempite con un getto di cemento che ha un foro quadrato nel centro".
14 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione, prot. n° 285, al comando della III^ Brigata - Venivano date diverse indicazioni: schierarsi lungo la Val Lerrone ed a Testico; dare massimo impulso alle azioni di disturbo; previo accordo con Nello [Nello Bonsignorio, intendente della I^ Brigata "Silvano Belgrano"] fare brillare il ponte di Cesio (IM); sabotare binari e fare saltare la galleria della ferrovia.
11 aprile 1945 - Dal comando del Distaccamento "Silvio Torcello" della III^ Brigata "Libero Briganti" [II^ Zona Operativa Liguria] al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Segnalava la necessità di un bombardamento in una località a 7 km. da Finale Ligure (SV), in cui erano dislocati circa 1.000 uomini ben equipaggiati, anche di armi pesanti, che in quella zona la popolazione appoggiava in gran parte la repubblica sociale e che le forze nemiche che presidiavano Bardineto (SV) e Calizzano (IM) [in Val Bormida] da alcuni giorni avevano abbandonato quei paesi. 
13 aprile 1945 - Dal comando della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" al comando del Distaccamento "Franco Piacentini" - Comunicava che per ordine del comando di Divisione doveva essere eseguita la condanna dei due agenti di P.S. catturati.
13 aprile 1945 - Dal comando della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" ai comandi dei Distaccamenti dipendenti - Indicava, essendo prevedibile, dopo l'arrivo di molti nemici a Molino Nuovo di Andora, un rastrellamento per il giorno dopo, i movimenti da effettuare e le posizioni da raggiungere da parte dei Distaccamenti.
15 aprile 1945 - Dal commissario [Mario, Carlo De Lucis] della VI^ Divisione al comando della VI^ Divisione - Informava che: "... Cimitero [Bruno Schivo] ha attaccato il 4 aprile i tedeschi a Borghetto d'Arroscia: si parla di 4 morti e 6 feriti; Basco [Giacomo Ardissone] non è intenzionato a lasciare il Battaglione 'Turbine'"; Osvaldo [Osvaldo Contestabile, commissario della costituenda IV^ Brigata "Domenico Arnera", già Brigata "Val Tanaro"], che è guarito, probabilmente rientrerà in formazione; Fra Diavolo [Giuseppe Garibaldi, comandante della IV^ Brigata, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM)] ha attaccato nei giorni scorsi una macchina tedesca ferendo un tenente colonnello: la formazione colà stanziata funziona bene e continua ad arruolare nuovi volontari...".
16 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" alla formazione garibaldina in Val Tanaro - Comunicava che "Fra Diavolo" [Giuseppe Garibaldi] era nominato comandante - commissario "Lello" [Raffaele Nante], responsabile politico "Barba" - della Brigata "Val Tanaro", dalla quale dovevano ormai dipendere il I° Distaccamento "Mario Longhi" con comandante "Franco" [Franco Bonello] e commissario "Romolo" [Romolo Gandolfo], il II° Distaccamento "Giuseppe Maccanò" con comandante "Arturo", il III° Distaccamento "Ormea", nome dato spontaneamente dai garibaldini che lo componevano, con comandante "King Kong" [Secondo Bottero] e con commissario un partigiano designato da "Lello", il IV° Distaccamento "Garessio" i cui uomini dovevano eleggere il proprio comandante ed il proprio commissario, che i 4 Distaccamenti dovevano "inviare rapportini giornalieri", che la formazione "Val Tanaro" doveva stabilire contatti con il comando della VI^ Divisione tramite la II^ Brigata "Nino Berio".
17 aprile 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" alla "formazione in Val Tanaro" [non era ancora stata ufficializzata la IV^ Brigata "Domenico Arnera"] - Chiedeva la presenza del comandante "Fra Diavolo" [Giuseppe Garibaldi] ad una riunione ad Alto per discutere un piano con "Basco" [anche "Blasco", Giacomo Ardissone, vice comandante della II^ Brigata].
17 aprile 1945 - Da "Lola" alla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che nella notte, presso Capo Mele, dai partigiani era stato ucciso un maresciallo tedesco e ferito un soldato e che al momento non era ancora stata eseguita alcuna rappresaglia contro la popolazione.
18 aprile 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Brigata "Silvano Belgrano" - Ordine di inviare una squadra presso Martinengo [Eraldo Hanau, comandante della 13^ Brigata 'autonoma' Val Tanaro del gruppo divisioni alpine guidato dal maggiore Enrico Martini 'Mauri'], con cui erano già stati presi accordi, per ritirare alcune migliaia di munizioni per mitragliatori St. Etienne.
19 aprile 1945 - Dal comando del Distaccamento "Igino Rainis" al comando della II^ Brigata "Nino Berio" - Relazionava che sulla strada per Calderara [comune di Pieve di Teco (IM)] una squadra di 4 uomini del Distaccamento aveva attaccato un carro tedesco, uccidendo 2 soldati e ferendone un altro, ma che, mentre si tentava di recuperare il materiale nemico, i partigiani venivano disturbati da 30 tedeschi nel frattempo sopraggiunti, riuscendo, tuttavia a sganciarsi.
20 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 308, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Riferiva dell'azione del 14 aprile da parte del Distaccamento "Filippo Airaldi" [II^ Brigata "Nino Berio"] a Borghetto d'Arroscia, delle due azioni del 16 nei pressi di Barche ed in Località Perinetti, dei due episodi del 18 accaduti rispettivamente nei pressi di Garlenda (SV) e vicino ad Oneglia.
20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 311, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Segnalava che "il 18 u.s. è avvenuto un lancio di cui si fornisce l'elenco del materiale ricevuto: 1 mitragliatrice Breda, 9 Sten, 2 Bren e 23 sacchetti di plastico".
23 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione, prot. n° 324, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava che il 15 aprile i garibaldini del Distaccamento "Elio Castellari" della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" avevano attaccato una colonna tedesca mentre si trasferiva da Garlenda ad Albenga (SV) e che il 16 aprile una squadra dello stesso Distaccamento aveva aperto il fuoco contro alcuni tedeschi che si spostavano con 4 carri, ferendo 4 militari e 2 cavalli.
23 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione, prot. n° 328, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Segnalava che "il 22 u.s. alle 19.30 una pattuglia del Distaccamento "Angiolino Viani" [della I^ Brigata "Silvano Belgrano"] al comando del commissario Verrina [Angelo Spilla] attaccava 3 soldati repubblichini, uccidendone due e catturandone uno".
23 aprile 1945 - Da "Boris" [Gustavo Berio, vice commissario della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"] al comando della VI^ Divisione - Scriveva che "Frà Diavolo ha effettivamente 150 uomini... la val Tanaro è completamente nostra politicamente, lo deve essere anche militarmente".
23 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione, prot. n° 330, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Segnalava che in pari data era giunto presso quel comando il capitano Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] della Missione Alleata.
24 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 340, al comando della formazione "Val Tanaro" - Comunicava la nuova denominazione della formazione, IV^ Brigata "Domenico Arnera".
22 maggio 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al capo della Missione Alleata [capitano Robert Bentley] - Si inviava una relazione sulle azioni effettuate dalla VI^ Divisione nel mese di aprile 1945:

Il Distaccamento "Giovanni Garbagnati" entra alla Liberazione in Imperia

22 maggio 1945 - Dal comando della VI^ Divisione al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al Capo della Missione Alleata [capitano Robert Bentley] - Relazione sulle azioni effettuate dalla VI^ Divisione nel mese di aprile 1945: "Il 1° aprile al comando di "Tamara" una squadra del Distaccamento "Igino Rainis" [del Battaglione "Ugo Calderoni" della II^ Brigata "Nino Berio"] uccideva in un'imboscata 4 soldati tedeschi a Garessio; il giorno 4 "Cimitero" [Bruno Schivo, capo di una squadra del Distaccamento "Filippo Airaldi"  del Battaglione "Ugo Calderoni" della II^ Brigata "Nino Berio"] ed i suoi uomini avevano attaccato dei tedeschi a Borghetto d'Arroscia, facendo 4 morti e 6 feriti; il giorno 7 il Distaccamento "Giovanni Garbagnati" [comandato da Stalin, Franco Bianchi] della I^ Brigata "Silvano Belgrano"catturava ed uccideva 2 soldati della RSI ed una SS tedesca; il giorno 10 tre garibaldini dell'Intendenza, cercando di recuperare delle armi, uccidevano un maresciallo nemico; il giorno 11 il Distaccamento "Giovanni Garbagnati" uccideva a Villa Faraldi (IM) in un agguato 6 tedeschi; il giorno 16 una squadra del Distaccamento "Marco Agnese" della I^ Brigata uccideva 2 soldati della Brigata Nera presso Diano San Pietro (IM); nello stesso giorno una squadra del Distaccamento "Costante Brando" della II^ Brigata "Nino Berio" attaccava in località Perinetti, Frazione di Vessalico (IM), 70 tedeschi uccidendone 3, mentre parte del Distaccamento "Filippo  Airaldi" della II^ Brigata  presso Borghetto d'Arroscia (IM) attaccava 25 tedeschi uccidendone 4; il giorno 17 una squadra del Distaccamento "Angiolino Viani" della I^ Brigata attaccava ed uccideva sulla Via Aurelia 2 tedeschi recuperando 1 fucile ta-pum ed 1 pistola; nello stesso giorno una squadra del Distaccamento "Giannino Bortolotti" della II^ Brigata attaccava una pattuglia nemica, uccidendo 2 tedeschi, una collaboratrice ed 1 cavallo; 3 garibaldini del Comando Operativo della I^ Zona Liguria catturavano "2 cacciatori degli Appennini"; una squadra del Distaccamento "Filippo Airaldi" della II^ Brigata attaccava sulla strada n° 28 bis (Albenga-Pieve di Teco) un carro tedesco uccidendo 1 soldato e ferendone 3; il giorno 18 un Distaccamento della IV^ Brigata "Domenico Arnera" applicava una bomba a calamita su un autocarro tedesco; nel medesimo giorno ad Arnasco (SV) una squadra del Distaccamento "Filippo Airaldi" catturava ed uccideva 4 tedeschi; sempre il giorno 18 il capo di Stato Maggiore della Divisione Raymond Ramon Rosso uccideva un capitano tedesco ad Albenga (SV); una squadra del Distaccamento "Marco Agnese" attaccava a Garlenda (SV) una colonna tedesca causando 3 morti; una squadra del Distaccamento "Angelo Viani" attaccava il posto di blocco nemico di Molino Nuovo, Frazione di Andora (SV), causando alcune perdite tra i nemici; una squadra del Distaccamento "Igino Rainis" della II^ Brigata a Calderara, Frazione di Pieve di Teco (IM) uccideva in combattimento 2 tedeschi; il giorno 19 una squadra del Distaccamento "Costante Brando" della II^ Brigata attaccava con pezzi da 75 mm. una colonna tedesca presso Zuccarello (SV); a Nasagò, Frazione di Ormea (CN), una squadra del Distaccamento "Italo Ghirardi" della IV^ Brigata  mitragliava una macchina tedesca causando 2 morti; una squadra del Distaccamento "Mario Longhi" della IV^ Brigata "Domenico Arnera" sempre a Nasagò, Frazione di Ormea (CN), uccideva un tenente colonnello tedesco; il giorno 20 il capo di S.M. della I^ Brigata Giorgio Cis Alpron fece, con una squadra del Distaccamento "Marco Agnese", saltare 7 metri di strada nei pressi di Garlenda (SV); il capo squadra Carlo Moschin Mosca assaltava con 3 garibaldini una macchina tedesca, che per sfuggire all'attacco finiva su una mina causando 2 morti; il giorno 21 una squadra del Distaccamento "Giorgio Carrara" prelevava a Garessio (CN) 2 marescialli tedeschi che finivano in seguito fucilati...
da documenti IsrecIm  in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

... il tradimento dell'ex-garibaldino austriaco Jakob Unkelbach che fu tra le cause dell'eccidio di Testico-Poggio Bottaro del 15 aprile 1945...  
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

Approssimandosi la fine della guerra le formazioni partigiane della I^ Zona Operativa Liguria perfezionarono i collegamenti tra le Divisioni ed il Comando Operativo di Zona, incaricando il capitano Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] di tenere i contatti. Il comando della VI^ Divisione stilò una lista di 35 combattenti che avrebbero potuto essere impiegati in diversi incarichi amministrativi...
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

[...] Intorno al 24 di aprile 1945 i tedeschi minavano i ponti di Cisano [sul Neva (SV)], Martinetto [Frazione di Zuccarello (SV)] e dintorni per farli saltare dopo la loro ritirata verso Garessio. [...] l'iniziativa dissuasiva sapista era sufficiente a far desistere i teutonici dal far brillare i ponti già minati. Tra i sapisti autori della sparatoria dissuasiva c'erano i fratelli De Santi, i fratelli Soldati e Beppe Scola... Il giovane sapista Mario Ardissone (Imperia) il 24 aprile 1945 era incaricato di andare sopra Vendone [(SV)]  per avvisare la banda Mingo di scendere per l'occupazione. A Castelbianco [(SV)] incontrava un certo Muciacin che, aggregandosi, portava in dote una padellata di frittelle. Per raggiungere felicemente la meta passavano per l'impervia strada dei monti... Martedì 25 aprile 1945 il Distaccamento [della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" della VI^ Divisione)] di Domatore [Domenico Trincheri] appoggiato dai ragazzi della SAP di Garlenda, tra cui Santino Simone e Orazio Tom Castellaro, attaccava il posto di blocco tedesco di Coasco [Frazione di Villanova di Albenga (SV)], ingaggiando un intenso scontro a fuoco che induceva gli avversari a sgombrare la posizione e battere in ritirata.
Francesco Biga in Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016 
 
Alassio (SV)

Nel dicembre 1944 viene formata la VI Brigata Garibaldi mentre la I^ Brigata «S. Belgrano» è ristrutturata in Divisione e prende il nome del Martire «Silvio Bonfante».
Compongono questa nuova unità tre Brigate: la «Belgrano», la «Berio» e la «Bacigalupo».   
Mentre la «Belgrano» opera nell'entroterra di Diano Marina e Andora, le due altre sono dislocate nelle vallate dell'Albenganese ed a monte di Capo Mele, Laigueglia, Alassio.
Dai diari della Divisione stralciamo alcuni dati riguardanti l'attività dei vari distaccamenti nell'ambito della nostra provincia [n.d.r.: quella di Savona], riferentisi dal gennaio all'aprile 1945.
14.1.1945: Una squadra del Dist. «F. Airaldi» al comando di «Cimitero» tende imboscate a pattuglie nemiche nei pressi di Leca.
20-28.1.1945: Tre battaglioni della Monte Rosa e quattro compagnie tedesche occupano molte posizioni chiave e iniziano sistematici rastrellamenti nelle valli dell'albenganese.
I partigiani impegnano il nemico in reiterati scontri e li attendono al varco attaccandoli durante gli spostamenti. La loro azione è infine costretta a ridursi a causa della scarsità di munizioni.
Il nemico riesce a insediarsi nell'intera Valle Pennavaria, in Valle Lerrone e nella Valle di Andora.
Violentissimi scontri hanno ancora luogo a Bosco, a Degolla, a Ubaghetta e ad Alto.
20.1.1945: Ad Onzo e in altre località viciniori i rastrellamenti impegnano pattuglie partigiane. Da entrambe le parti vi sono perdite.
9.2.1945: parte del Distaccamento «G. Catter» in missione nei pressi di Cerisola, si scontra con forze armate tedesche e le impegna a lungo infliggendo morti e feriti.
13.3.1945: alle ore 22,30 la Div. Bonfante riceve il primo aviolancio alleato. E' il Dist. «G. Catter» che predispone il campo e recupera il materiale paracadutato.
27.3.1945: oltre 200 tedeschi irrompono improvvisamente nella zona di Troasta condotti da una spia del luogo e accerchiano una squadra del Dist. «M. Agnese». Malgrado la strenua resistenza i partigiani vengono sopraffati dal numero. Il  comandante Trucco ed altri garibaldini cadono crivellati dai colpi. Dieci superstiti si difendono fino all'ultimo colpo, quindi vengono catturati. Saranno trucidati barbaramente a Pieve di Teco il 28 di Marzo. «Uccidetemi i miei compagni mi vendicheranno. Non vi dirò mai niente; siete dei vigliacchi» con queste parole risponde a chi lo interroga il giovanissimo patriota (14 anni) Roberto Di Ferro (1).
16.4.1945: squadre del Dist. «E. Castellari» attaccano carri tedeschi fra Garlenda e Albenga infliggendo sensibili perdite.
17.4.1945: elementi del Dist. «G. Bortolotti» con il mitragliere «Spazzetta» colgono di sorpresa salmerie nemiche nei dintorni di Zuccarello. Il nemico lascia sul terreno alcuni morti, i superstiti si danno alla fuga.
18.4.1945: ancora il Dist. «G. Bortolotti» entra in azione sulla statale 28 bis contro mezzi da trasporto tedeschi e infligge altre perdite al nemico.   
18.4.1945: squadre dell'«Airaldi» attaccano truppe e mezzi nemici in movimento nei pressi di Leca e di Arnasco. Le perdite inflitte sono sensibili, malgrado la violenta reazione avversaria.
Anche il Dist. «Agnese» si distingue in un'azione contro una numerosa colonna tedesca in movimento presso Garlenda. Il nemico preso sotto un preciso fuoco si disperde ritirandosi. Sul terreno rimangono morti, feriti e materiale vario.
18-20.4.1945: il Capo di S.M. della Divisione e quello della I^ Brigata con alcuni volontari del Dist. «Agnese» attaccano ad Albenga ufficiali e automezzi tedeschi. Un'autovettura viene distrutta da una mina posta sulla strada dai garibaldini: i 9 occupanti rimangono feriti o uccisi.
(1) La motivazione con la quale è stata concessa a Roberto Di Ferro cl. 1930 dice: “...esaurite le munizioni, veniva catturato e condotto dinanzi ad un giudice tedesco. Benché schiaffeggiato e minacciato di terribili torture, si manteneva fiero e sereno non paventando le barbare atrocità dell’oppressore. Le sue labbra serrate in un tenace e sprezzante silenzio, nulla rivelarono che potesse nuocere ai compagni di fede ed alla causa tanto amata. Condannato a morte rispondeva: «Uccidetemi, i miei compagni mi vendicheranno». La brutale rabbia nemica stroncava la sua giovane esistenza interamente dedicata alla liberazione della Patria. Magnifico esempio di valore e di giovanile virtù - Pieve di Teco - 28 marzo 1945
Rodolfo Badarello - Enrico De Vincenzi, Savona insorge, Ars Graphica, Savona, Terza edizione, 1978
 
Con lettera circolare del 16 dicembre 1946 destinata probabilmente a tutti i membri dell’Assemblea Costituente, il Vicepresidente, on. Giovanni Conti, in qualità di Presidente della Commissione di Vigilanza della Biblioteca della Camera dei Deputati, chiese materiale sulla Resistenza da inviare alla Biblioteca stessa. Si riteneva, evidentemente, che l’Assemblea Costituente dovesse custodire memoria della lotta antifascista, bilanciando, in qualche modo, le collezioni della Biblioteca che erano espressione del regime fascista ed erano state oggetto di pubblicazioni bibliografiche e celebrative.
Da questa circolare è nata una piccola collezione - oggetto di questo inventario - costituita da tre buste con i seguenti contenuti:
- Un gruppo di materiali provenienti dal Comando generale del Corpo volontari della libertà, Ufficio stralcio e Archivio storico, consistenti in bollettini, notiziari, stampa clandestina e il diario della «VI Divisione d'assalto Garibaldi “S. Bonfante”»
[...] Fascicolo 5 "VI^ Divisione d'assalto Garibaldi "S. Bonfante"
Diario storico - giugno 1944-28 aprile 1945"
Autore: VI Divisione d'assalto Garibaldi "S. Bonfante"
Estremi cronologici: Giugno 1944 - 28/04/1945
Numero di carte: 107 (1 documento)
Il fascicolo contiene:
Fogli dattiloscritti con titolo Diario storico. Il diario consta di 78 pagine e 29 allegati. Nella prefazione le origini della Divisione e il raggio d’azione, negli allegati anche le perdite subite. [...]
Redazione, Carte sulla Resistenza, Biblioteca della Camera dei Deputati, Inventario, Ottobre 2017

sabato 16 novembre 2019

Inizi di Resistenza in Val Nervia



Nell'autunno del 1943 ricevetti la cartolina di arruolamento nell'esercito della RSI. Proprio non mi andava di fare una guerra che si rivelava sempre più sbagliata.
Mi nascosi - io di Vallecrosia (IM) - in una casa di amici di famiglia a Rocchetta Nervina [(IM), in Val Nervia], dove incontrai il figlio del maestro Garibaldi, ufficiale dell'esercito con il quale andai a Carmo Langan [Località di Castelvittorio (IM)] ad arruolarmi nei partigiani.
Ampelio Elio Bregliano, in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007

A seguito dell'occupazione nazifascista della zona, la Resistenza [a Pigna (IM)] fu avviata da un CLN formatosi spontaneamente per iniziativa di alcuni volonterosi senza preciso riferimento a correnti politiche organizzate. Alcuni di essi entreranno a far parte della Giunta Libera di cui diremo...
Dopo l'8 settembre, giorno dell'armistizio, rimasero sul posto [Rocchetta Nervina (IM)] pochi dei nostri militari, appartenenti alla Guardia di Finanza. I tedeschi si insediarono nell'abitato solo per due brevi periodi...
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016

Il 25 luglio del 1943 Carlo Cattaneo era un militare, giunto da due giorni in Slovenia fra le truppe italiane di occupazione. L’8 Settembre 1943 il presidio di cui faceva parte si dileguò, abbandonato da chiunque avesse avuto un grado di comando. Rientrato avventurosamente in Italia assieme ad alcuni commilitoni, dismessa la divisa, riuscì a tornare a casa verso la fine del mese e trovò Ventimiglia bombardata. In ottobre con i bandi di arruolamento della R.S.I. si presentò ad Imperia per evitare l’arresto ma, rientrato a casa, salì subito in montagna a Carmo Langan [Località nel Comune di Castelvittorio (IM)], dove il Comandante Vitò [anche Vittò/Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo, già combattente nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola, organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, poi comandante di un Distaccamento della IX^ Brigata “Felice Cascione”, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione “Felice Cascione”] stava costituendo le prime formazioni partigiane dell’estremo ponente.  Vittorio Detassis 

Intendo qui parlare della fascia costiera dell'estrema Liguria di ponente e delle vallate che in essa sfociano dai monti e dalle Alpi Marittime: le valli Roia e Nervia, i torrenti di Baiardo (M) e Ceriana (IM), la Valle Argentina. 

L'andare più ad oriente sarà un compito che ai partigiani si presenterà solo tardi, quando le formazioni si accorderanno per collaborare con i patrioti della zona di Imperia.
Nelle nostre vallate vi erano molti capisaldi nazifascisti. Nella Val Roia la situazione non era brillante. Salendo il fiume da Ventimiglia (IM) il territorio italiano si fermava dopo Piena e cominciava il territorio francese di Breil e di Saorge, con l'importante strada che portava a Nizza. Poi tornava il territorio italiano da San Dalmazzo di Tenda - Briga - Tenda - Vievola - Morignolo e proseguiva per il Piemonte.
Sarà proprio il territorio francese che condizionerà, come vedremo, le azioni dei distaccamenti partigiani, che per andare nell'alta Val Roia saranno costretti a superare Cima Marta o il Monte Saccarello.
Le truppe naziste controllavano Ventimiglia e tutta la bassa Valle Roia e la Valle Bevera fino al confine francese ed oltre.
La Val Nervia aveva capisaldi nazifascisti a Dolceacqua (IM) ed a Pigna (IM) in ben munite caserme. Da tali caserme i nemici facevano puntate sui monti sovrastanti per impedire la formazione di bande partigiane.
I soldati italiani di stanza in Francia all'8 settembre 1943 dovevano rientrare via monti onde non essere presi dai tedeschi. Quelli dell'alta Italia cercavano con ogni mezzo di raggiungere le loro case, ma quelli dell'Italia meridionale non avevano questa possibilità, si fermavano presso amici, cercavano scampo dove potevano e dovevano provvedere alla fabbrica dell'appetito.
Gli ufficiali erano nelle stesse condizioni. Nel meridione non potevano andare.
Nella Val Nervia alcuni ufficiali cercarono rifugio e sicurezza a Rocchetta Nervina (IM), dove il tenente Stefano Carabalona ["Leo"], residente in loco, cercava di organizzare gli sbandati e di procurare il maggior numero di armi possibili. Purtroppo i soldati buttavano i loro fucili nei luoghi i più disparati e fu un lavoro faticoso cercare di recuperarli.
A Castelvittorio (IM) nella primavera appena iniziata del 1944 si organizzava una banda autonoma di oppositori ai tedeschi. Erano, per lo più, giovani della zona. Anche a Buggio [Frazione di Pigna (IM)] si tentò una organizzazione, poi un poco infiacchita e ripresa quando si congiunse con un'altra banda a Carmo Langan [nel comune di Castelvittorio (IM)].
don Ermando Micheletto *, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975  

Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell'assistenza e per captare messaggi radio.  
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Intanto nel novembre 1943 fui chiamato alle armi, essendo della leva di mare dovevo presentarmi a Vercelli il 20 novembre per essere arruolato nella Decima Mas e inviato in Germania per un periodo d’istruzione, così era scritto nella cartolina precetto, non avevo ancora compiuto 19 anni, era molto difficile prendere delle decisioni. Avevo molte amicizie fra gli antifascisti e questi mi consigliarono di non partire e unitamente ad altri commilitoni anche loro chiamati alle armi, decidemmo di nasconderci sui monti che sovrastavano la nostra città [n.d.r.: Taggia (IM)]. Così abbiamo fatto. Ci siamo rifugiati in una casetta di proprietà di uno dei compagni di ventura. Ci portavano da mangiare i nostri parenti con grave rischio per tutti, per cui subito dopo Natale, nel gennaio 1944, avuta notizia che sui monti sopra Sanremo si andava costituendo le prime formazioni partigiane, abbiamo deciso di raggiungere quelle località per unirci a quei gruppi combattenti. Eravamo armati con armi recuperate quando, dopo l’8 settembre, i militari avevano abbandonato le caserme, molte delle quali dislocate proprio a Taggia zona limitrofa al confine di stato. Abbiamo deciso di abbandonare il nostro precario rifugio e siamo partiti per Baiardo (piccolo paese di 900 abitanti sito nell’entroterra di Sanremo): la strada era lunga una quarantina di km, compiendo il seguente percorso: Taggia - Badalucco - Ciabaudo - Vignai - Baiardo, senza mai percorrere le strade carrozzabili e passando sempre lungo i boschi limitrofi alle strade principali. Arrivati a Baiardo avevamo già i nomi dei compagni di quella località, che ci hanno ospitato nei loro casolari: uno fra tutti “Garibaldi” [n.d.r.: Giuseppe Gaminera] come nome di battaglia. Lungo il percorso siamo stati aiutati e rifocillati dai contadini di quelle borgate che dobbiamo ringraziare per sempre. Dopo alcuni giorni i compagni di Baiardo ci hanno accompagnato a Carmo Langan a 1727 metri di altitudine, dove era operante una compagine di partigiani comandata da “Vittò” (Vittorio Guglielmo), vecchio comunista reduce dalla guerra di Spagna insieme al compagno Longo. E lì incominciai la vera vita da partigiano assumendo il nome di battaglia “Tarzan”. Intanto continuavano ad arrivare molti giovani e altri meno giovani, militari che l’8 settembre avevano disertato ed erano ricercati dalle Brigate Nere. Mentre si andavano delineando le vere formazioni partigiane.
Gio Batta Basso (Tarzan)
Chiara Salvini, Ricordi di un partigiano, Nel delirio non ero mai sola, 29 luglio 2012 

domenica 8 settembre 2019

La caduta della Repubblica Partigiana di Pigna (IM)

Pigna (IM) vista da Castelvittorio

Ecco una sua intervista [di Lorenzo Musso, "Sumi", che, poco dopo gli avvenimenti qui narrati, divenne Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Operativa Liguria ]: «Ero al comando della Divisione Cascione, ero il Vice Commissario Politico. Il Curto [Nino Siccardi] mi disse: "Bisogna che andiamo a Pigna. È stata occupata dai nostri e bisogna andare a vedere come vanno le cose". Siamo partiti col Curto e giungemmo a Pigna e trovammo per primo Zoroddu con Carabalona e con Pagasempre [Arnolfo Ravetti] e lì sono venute le presentazioni. Anzi, devo rettificare. Pagasempre l'ho incontrato dopo. Dopo il primo contatto sono rimasto con l'incarico di organizzare una amministrazione politica comunale [...] In Pigna ho trovato forte collaborazione da parte di Carabalona [Stefano "Leo" Carabalona], che aveva in quel tempo il comando locale. Ho cercato di organizzare, anche politicamente, una piccola repubblica. Memore del mio lavoro fatto nella Repubblica Catalana, in Spagna, mi impegnai subito [...] Abbiamo infatti avuto il caso di un processo a carico di marito e moglie, che facevano la spia ai tedeschi [...]». [...] I tedeschi, come vedemmo, si pentirono presto di aver abbandonato Pigna. I partigiani avevano occupato il luogo.
don Ermando Micheletto *, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
* ... Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell'assistenza e per captare messaggi radio. Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Sintomi di un ritorno offensivo tedesco non mancavano e il nostro SIM riceveva continuamente segnalazioni di spostamenti nemici intesi a preparare un vasto movimento contro di noi.
A fine settembre i presidi tedeschi di Isolabona e di Dolceacqua furono notevolmente rafforzati.
Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, già combattente nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola, organizzatore di una delle prime bande partigiane in provincia di Imperia, poi comandante di un Distaccamento della IX^ Brigata "Felice Cascione", dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione] allo scopo di prevenire il nemico che sentivamo avrebbe presto scatenato un attacco in forze contro le nostre posizioni per tentare di ricacciarci verso l'alta montagna e disperderci, studiò un piano di operazioni che avrebbe dovuto sorprendere il tedesco nella fase preparatoria e ne avrebbe minacciato tutto lo schieramento sul fronte francese.
Venne dato ordine di rafforzare la zona. 
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. Alis, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
Pilota
Carabalona Stefano ["Leo"], comandante in Pigna, memore dell'attacco per l'avviso di Pagasempre [Arnolfo Ravetti], aveva dislocato un distaccamento a presidio di Passo Muratone e lo aveva collegato a Pigna con una linea telefonica. Abile prudenza perché Pigna non fosse attaccata di sorpresa. A comandante commissario del gruppo aveva mandato un ex sottufficiale di aviazione, che per questo aveva assunto come nome di battaglia Pilota. Il gruppo, purtroppo, cederà alla pressione tedesca e provocherà l'inizio della perdita di Pigna.
Myria
La novella repubblica abbisognava di un intendente agli approvvigionamenti. Fu designato il maggiore Zoroddu, col nome di battaglia Myria. Già in diretto contatto con il C.L.N. della Riviera si dimostrò l'uomo più capace di provvedere tutto il necessario per le truppe e la popolazione. Lo troveremo più avanti e ne narreremo l'avventura.
Il Colonnello Marziano
Il comando di Pigna si arricchì anche di un consulente militare nella persona del Colonnello Marziano, senza incarichi precisi. Fu, veramente, un personaggio più decorativo che di attività. Celebrava le sue nozze in Pigna durante un attacco tedesco. Durante il rastrellamento finale sparì e non fu più visto tra le formazioni partigiane.
don Ermando Micheletto, Op. cit.

Nei primi giorni di ottobre del 1944 i tedeschi, puntando ad annientare la I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano" (più avanti questa Brigata venne accorpata nella Divisione "Silvio Bonfante") e la V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", entrambe della II^ Divisione "Felice Cascione", comandata da Nino Curto Siccardi, profusero uno dei maggiori, per numero di uomini e vastità di azione, rastrellamenti nei territori dell'estremo ponente ligure, che prese il nome di "Pigna-Piaggia-Upega" dai nomi delle località interessate.
L'attacco aveva come principale obiettivo Pigna (IM), che dal 18 settembre, grazie all'iniziale vittoria delle formazioni partigiane conseguita in seguito ad azioni che avevano avuto il loro culmine in data 29 agosto, si reggeva come Libera Repubblica Democratica.
I tedeschi provenivano in gran parte da Isolabona (IM). Erano fronteggiati dalle scarse armi pesanti a disposizione dei patrioti. Gli attaccanti intrapresero presto un intenso bombardamento. Dalle ore 17 del 5 alle ore 13 del 6 ottobre 1944 due batterie tedesche da 105/17, piazzate ad Isolabona, vomitarono nella zona oltre 500 proiettili... Nei due giorni successivi il bombardamento continuò.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999


Doria [Fragola Doria, Armando Izzo, capo di Stato Maggiore della V^ Brigata, da dicembre 1944 comandante della V^ Brigata] venne inviato a Pigna (IM) con la squadra di mortai da 81 e da 45, comandata da Leo il mortaista [Vittorio Curlo, comandante del IX° Distaccamento della V^ Brigata, in seguito capo di Stato Maggiore della II^ Divisione], in modo che il centro della nostra linea formasse un baluardo formidabile e desse la possibilità alle ali di agire senza la preoccupazione di essere tagliati in due tronconi.
Rinforzata così la difesa di Pigna, iniziammo le nostre azioni offensive condotte contro la media e bassa Valle del Nervia e contro la Valle del Roia, che, con la grande rotabile che l'attraversa, rappresentava l'unica via di rifornimento per le truppe tedesche attestate nel versante della valle stessa...
Durante tutto il 7 ottobre [1944] la calma regnò assoluta...
Durante la stessa notte il nemico si pose in movimento.
Una massa imponente di nazifascisti veniva scagliata contro le nostre posizioni con l'evidente  intenzione di disperderci e annientarci con un vasto e ben congegnato movimento concentrico su Pigna.
Gli informatori giungevano uno dopo l'altro in rapida successione con notizie sempre più gravi. Il nemico muoveva le sue colonne da tutte le direzioni. Da Rio Bonda, da Isolabona, da Monte Olivastro, da Monte Altomoro, da Saorge salivano i soldati di Hitler, ebbri di stragi, avidi di bottino.
Ben presto  le armi entrarono in azione. Mortai,  mitragliatrici,  mitragliatori, ta-pum, era  un  coro infernale  di gniaulii, sibili, scoppi.
Pigna sembrava essere diventata una bolgia infernale. Gli abitanti terrorizzati cercavano rifugio nelle cantine o fuggivano fra i boschi. La morte era ovunque: su di noi, intorno a noi.
Si resisteva. Al fuoco rispondemmo col fuoco, alle urla degli assalitori facevano eco le nostre libere, entusiasmanti canzoni.
A mezzogiorno una colonna nemica superando una nostra posizione avanzata s'infiltrava fra le nostre linee principali tentando di spezzarle, isolarle e infrangerle.
Si combatteva da ore con disperato furore; mancava il cibo, l'acqua  scarseggiava, le munizioni erano quasi esaurite.
I comandanti, cupi in volto, passano di postazione in postazione per rincuorare gli uomini sotto il grandinare dei proiettili.
Ma era evidente, ormai, che la posizione si rendeva insostenibile.
Poco dopo le dodici si iniziò il lento ripiega mento sulla  linea Carmo Langan - Grai - Cima Marta.
A Pigna restava ancora il centro dello schieramento che continuava a combattere con incrollabile fermezza trattenendo il nemico, in modo da permettere al grosso lo sganciamento.
Verso le 15 il distaccamento Doria con dodici uomini scarica un'ultima volta le armi contro il nemico ormai irrompente e lascia il paese ritirandosi lungo la mulattiera che da Croce di Campo Agostino conduce a Prealba ed a Breggio.
Il grosso dei nostri era ormai in salvo, mentre i tedeschi avevano occupato Monte Vetta, San Sebastiano, Gola di Gouta e Passo Muratone.
Il comandante Doria col suo distaccamento giunse a Croce di Campo Agosti­no mentre la sera, una triste, cupa sera, scendeva. Piovigginava. Strati di nebbia velavano a tratti la china dei monti avvolgendo i nostri uomini. Il silenzio, dopo il fragore della battaglia, sembrava più profondo e v'era in esso qualcosa di terribile e pauroso...
Mario Mascia, Op. cit.

Dopo l'arrivo di ulteriori forze nemiche dalla Francia, i garibaldini si sganciarono verso Carmo Langan [località di Castelvittorio (IM)] e Cima Marta.
Fino al 18 ottobre si protrasse il rastrellamento, che costrinse gli uomini della I^ e della V^ Brigata a riparare in Piemonte.


I partigiani riuscirono, non senza subire pesanti perdite, a sganciarsi attraverso il Passo del Bocchin d'Aseo, oltrepassando il Mongioie, trasferendosi a Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), in Piemonte.
Pigna (IM) venne così persa dai partigiani. I tedeschi procedettero all'ormai consueto e tristo rito di incendiare e razziare.
I tedeschi, ritenendo fondata l'ipotesi di un imminente sfondamento anglo-americano sulla frontiera italo-francese, intrapresero anche la costruzione di una seconda linea difensiva, per realizzare la quale fu reclutata parte della popolazione, che malvolentieri assolse a questo onere, al punto che "i tedeschi decisero di inviare 300 persone a Verona con l'intento di internarli in Germania".
Rocco Fava, Op. cit.

[...] Cima di Marta, con l'incarico di stare di vedetta per controllare che non arrivassero tedeschi dalla Val Roia. Là rimasi fino al rastrellamento dell'8 ottobre [1944], quando Langan fu di nuovo occupata e noi dovemmo ritirarci a Piaggia (CN), poi alle falde del Mongioie, in Piemonte. Alla fine di ottobre attraversammo il Mongioie con tre metri di neve e raggiungemmo Fontane di Frabosa [Soprana (CN)], dove restammo per circa un mese; poi il 22 novembre il distaccamento si sciolse e il comandante Mosconi [Basilio Moscone Mosconi, comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata] ci disse di tornare a casa: eravamo poche decine di combattenti, l'inverno era alle porte, faticavamo a trovare da mangiare e non saremmo stati in grado di sostenere uno scontro con truppe regolari...
Stefano Rodi Millo [più conosciuto come Mario] in Marco Cassioli, Ai confini occidentali della Liguria. Castel Vittorio dal medioevo alla Resistenza, Comune di Castel Vittorio, Grafiche Amadeo, Chiusanico (IM), 2006

Mi rivedo sotto U baussu de Paulin in folto gruppo di fuggitivi... c'è il vecchio Parroco, là in un angolo, che prega col suo breviario in mano... vedo mia madre che, con un filo di voce misto a pianto, mi raccomanda: Per nessun motivo non venire a casa; i tedeschi ti cercano; anche se gli altri tornano, tu non venire finché non vengo io a chiamarti - sei stato notato sulla piazza di Pigna in un gruppo di partigiani. Dettandomi questo messaggio, si era portata la mano alla bocca come nei momenti solenni di giuramento... Attorno le orde nazifasciste stanno portando ancora fame e morte... Voci confuse e contradditorie ci parlano di sbarchi vicini, di fuga e di liberazione... La voce di Radio Londra, sentita ormai a pieno volume, ci conferma che siamo liberi... Con la seduta del 6 maggio 1945 praticamente cessava il Consiglio della Repubblica di Pigna anche se a pochi giorni di distanza abbiamo dovuto ribadire che la nostra libertà si chiama Italia...
Don Guido Pastor in Osvaldo Contestabile, La Libera Repubblica di Pigna, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1985

Luigi mi ha raccontato l'avventura di Nikolaj, prigioniero guerra russo [...] «[...] Poi sono arrivati i tedeschi a occupare Rocchetta.[...] Non c'era più nessuno in paese, quelli erano rimasti perché c'era il ragazzo ferito. Credevano fosse un partigiano ferito. In paese i tedeschi dicevano di comportarsi bene che loro avrebbero fatto altrettanto. C'erano dei prigionieri russi, i tedeschi se li portavano dietro. Loro avevano sempre intenzione di andare in montagna con i partigiani. Noi eravamo un po' titubanti a credergli, perché non sapevamo se lo dicevano per scoprire qualche spia; poi invece ho capito che erano veramente decisi di andare via. E difatti una sera vado lì, perché erano in casa mia, in una camera lì di mio padre, e m'han dato un po' di sigarette e han detto: “Stanotte noi partire con i partigiani”. E difatti il mattino erano partiti. Ce n'era una dozzina di prigionieri russi. Erano andati per il sentiero dopo la chiesa di San Bernardo e lì alla chiesa i tedeschi ne hanno ucciso uno. Alla chiesa c'era una sentinella dei tedeschi; uno dei russi è morto, ma gli altri ce l'han fatta. Sono andati su e si sono incontrati a Pigna con i partigiani, perché allora i tedeschi non c'erano a Pigna. Poi i tedeschi sono tornati con i rinforzi e hanno cacciato i partigiani da Pigna [...] C'era anche la canzone: “Addio Pigna bella / mia dolce cara e pia / i partigiani scacciati dai tedeschi / i partigiani van via”, ma la canzone diceva che i partigiani sarebbero tornati ancora. Dopo un periodo ero sul sentiero per Gouta a far della legna e ho incontrato uno di quei russi scappati quella notte. Lo conoscevo perché andavo da lui tutti  i giorni: voleva che gli spiegassi un po' come si chiamavano le cose in italiano. Ho visto un uomo lontano trecento metri, aveva un fucile sulle spalle, e mi sono detto: “Mi sembra Nikolaj”. Come lo incontro mi dice: “Ciao Luigi, ciao, adesso hai capito che era vero: sono fra  i partigiani”, parlava un po' italiano. Poi in un'imboscata i tedeschi lo hanno fatto fuori. Ventidue anni aveva». L'incendio dei nazisti, i ribelli sulle montagne, la repubblica partigiana di Pigna: i ricordi sembrano ombre cinesi turbinose, un tramestio di voci appena udibili su un palco in penombra. Desidero assistere allo spettacolo del ricordo nell'attimo che precede l'intervento dell'intelligenza storica, ordinatrice. La figura del russo, morto da settant'anni, è pallida ma viva: mi chiedo se qualcun altro - altrove, lontano - conservi ancora l'immagine di Nikolaj.
Francesco Migliaccio, Ombre e passaggi fra Nervia e Roja (Prodotto nell'ambito del progetto "Sulle tracce di Francesco Biamonti: percorsi creativi tra San Biagio della Cima e le cinque valli del Ponente Ligure". A cura del Centro di Cooperazione Culturale. In collaborazione con l'Unione Culturale Franco Antonicelli, la Fondazione Dravelli, e gli Amici di Francesco Biamonti. Con il contributo di Compagnia di San Paolo e Fondazione Carige) in L'Indice dei Libri del Mese