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| La spiaggia tra Bordighera (IM) e Vallecrosia |
.. il distaccamento S.A.P. di Vallecrosia nato negli ultimi giorni di luglio '44.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
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| La spiaggia, tra Vallecrosia e Bordighera, all'altezza del rio Rattaconigli, teatro di alcune operazioni del Gruppo Sbarchi |
Nell'agosto del 1944 gli alleati sbarcarono a St. Raphael vicino a Marsiglia.
A sbarco consolidato, l’avanzata alleata si divise su due direttrici, la prima verso Marsiglia, composta principalmente dall’Armée d’Afrique francese; la seconda verso la Costa Azzurra e il confine italiano.
Sulla riva destra del Var, prima di entrare in Nizza, l’avanzata si arrestò non per opposizione delle forze tedesche ma per scelta del comando alleato. La resistenza francese della Costa Azzurra insorse spontaneamente, quasi costringendo gli alleati a liberare Nizza e a proseguire fino a Mentone, che venne liberata ai primi di settembre 1944 riportando i confini all’anteguerra. A Gattières, sopra Nizza, fu installata una scuola per l’addestramento di sabotatori, alla quale parteciparono diversi partigiani italiani; a Mentone vennero installate delle piccionaie di colombi viaggiatori che venivano impiegati nelle operazioni di spionaggio oltre le linee. Le agenzie di intelligence alleate (francesi, inglesi e americane) iniziarono a lavorare più in concorrenza fra loro che in collaborazione.
Il nostro C.L.N. assisteva con timore a queste azioni in “concorrenza”, perché mettevano in pericolo tutta l’organizzazione. […]
A sbarco consolidato, l’avanzata alleata si divise su due direttrici, la prima verso Marsiglia, composta principalmente dall’Armée d’Afrique francese; la seconda verso la Costa Azzurra e il confine italiano.
Sulla riva destra del Var, prima di entrare in Nizza, l’avanzata si arrestò non per opposizione delle forze tedesche ma per scelta del comando alleato. La resistenza francese della Costa Azzurra insorse spontaneamente, quasi costringendo gli alleati a liberare Nizza e a proseguire fino a Mentone, che venne liberata ai primi di settembre 1944 riportando i confini all’anteguerra. A Gattières, sopra Nizza, fu installata una scuola per l’addestramento di sabotatori, alla quale parteciparono diversi partigiani italiani; a Mentone vennero installate delle piccionaie di colombi viaggiatori che venivano impiegati nelle operazioni di spionaggio oltre le linee. Le agenzie di intelligence alleate (francesi, inglesi e americane) iniziarono a lavorare più in concorrenza fra loro che in collaborazione.
Il nostro C.L.N. assisteva con timore a queste azioni in “concorrenza”, perché mettevano in pericolo tutta l’organizzazione. […]
Renzo "Stienca" Rossi in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007
Nel mese di settembre 1944 l’esercito di liberazione francese e gli alleati raggiunsero Mentone. Il vecchio confine delle Alpi Marittime tra Italia e Francia assumeva così la caratteristica di una linea di guerra, avendo i tedeschi e i repubblichini occupato tale confine con una armata militare molto agguerrita nel timore che le truppe alleate, coadiuvate da uno sbarco di truppe e mezzi annunciato sulla Costa Azzurra, invadessero l’Italia del nord, circondando quindi le truppe tedesche che combattevano gli alleati nel centro Italia. Nella realtà dei fatti i tedeschi non ebbero mai occasione di subire attacchi da parte degli alleati, mentre alle spalle dovevano fare i conti con le organizzazioni partigiane che, nella primavera del ’44, avevano creato la prima zona operativa nel ponente della Liguria e con coraggio e determinazione combattevano alle spalle i tedeschi con apprezzabili risultati.
Avvenuto lo sbarco in Normandia e liberata la Francia, il comando partigiano del ponente ligure insieme al CLN locale, ritenne necessario aprire una via di comunicazione con la Francia liberata, al fine di creare un coordinamento strategico che consentisse di isolare i tedeschi. Era chiaro che l’unica via di comunicazione possibile era il mare. Nasce da questa scelta l’impegno organizzativo dei Gruppi da Sbarco. Furono circa una ventina i partigiani che in varie circostanze si collegarono via mare con il comando alleato.
[...] La riuscita, anche se qualche volta molto rischiosa, dei primi collegamenti portò il Comando partigiano a chiedere agli alleati un contatto permanente e una strategia operativa che consentisse ai partigiani di contare su aiuti soprattutto di armi e di munizioni, indispensabili per gli attacchi ai nazifascisti e per la difesa dai rastrellamenti che gli stessi nazifascisti organizzavano periodicamente. I francesi soprattutto e gli alleati stessi, non accolsero subito con simpatia e disponibilità tali iniziative. Ma la costanza dei comandi partigiani e dei responsabili del CLN ebbe la meglio, ed i viaggi iniziarono con frequenza riadattando barche di pescatori nascoste, ma soprattutto creando una rete segreta di contatti con alcuni responsabili repubblichini del servizio di vigilanza della costa che, decisi a lasciare i loro reparti per collegarsi con i partigiani, rimasero con grande rischio al loro posto, consentendo quindi la copertura, nelle ore notturne concordate, della partenza e dell’arrivo dei natanti. [...] Gli alleati avevano trasmesso una direttiva al sistema resistenziale italiano al fine di far rientrare nelle loro nazioni i soldati prigionieri che, con l’8 settembre ’43, erano scappati dai campi di prigionia. Molti prigionieri, aiutati dai civili e dai partigiani, scelsero i passaggi via terra ma, quando nell’estate del 1944 i tedeschi occuparono la frontiera, il transito clandestino fu bloccato: rimase soltanto la via del mare ed in molte circostanze i Gruppi da Sbarco portarono in Francia militari ex prigionieri restituendoli alla libertà.
Un altro episodio descritto da Domenico Donesi “Mimmo” racconta la disavventura vissuta da un Gruppo da Sbarco. Dopo le prime esperienze portate positivamente a termine, nel comando della “Felice Cascione” maturò l’idea di costituire una Commissione che doveva portarsi in Francia presso i Comandi alleati, per sollecitare l’invio di attrezzatura bellica e per combinare azioni militari congiunte contro i nazifascisti.
Nacque così la Missione Kanhemann (partigiano “Nuccia”) con la supervisione del comandante Nino Siccardi “U Curtu”. Di questa missione faceva parte certo Jean Gérard, dichiaratosi ingegnere venuto in Italia a seguito della TODT, la società tedesca che costruiva le difese militari. La missione dopo vari tentativi andati male per le condizioni del mare, riuscì una notte a partire. Dopo vari sforzi la barca approdò a Monaco dove i gendarmi, ignari degli obiettivi della missione, condussero il gruppo alla gendarmeria di Nizza. [...] Aiutati dai maquis francesi furono consegnati al Comando alleato il quale, accogliendo le proposte avanzate dal Comando della “Felice Cascione”, organizzò una sede di appoggio per rifornimenti in una villa di Cap-Ferrat provvista anche di un alloggiamento coperto per un motoscafo, col quale numerosi furono i viaggi in mare per portare rifornimenti, armi e piani strategici.
Gli alleati compresero l’importanza di questa iniziativa e concordarono l’invio in Italia di un ufficiale inglese con un collaboratore dotato di una potente radio trasmittente. La notte del 6 gennaio 1945 tutto il gruppo Kanhemann ed il capitano Bentley partirono via mare per Vallecrosia. Due giorni dopo Bentley era al comando della “Felice Cascione” dove, in permanente contatto col Comando alleato, nell’ultima parte del periodo resistenziale si realizzò una piena collaborazione strategica degli alleati e delle formazioni partigiane.
Manfredo Manfredi (Presidente Istituto Storico e dell’Età Contemporanea di Imperia), E ci furono persino i “gruppi da sbarco” partigiani, Patria Indipendente, 8 aprile 2007
Avvenuto lo sbarco in Normandia e liberata la Francia, il comando partigiano del ponente ligure insieme al CLN locale, ritenne necessario aprire una via di comunicazione con la Francia liberata, al fine di creare un coordinamento strategico che consentisse di isolare i tedeschi. Era chiaro che l’unica via di comunicazione possibile era il mare. Nasce da questa scelta l’impegno organizzativo dei Gruppi da Sbarco. Furono circa una ventina i partigiani che in varie circostanze si collegarono via mare con il comando alleato.
[...] La riuscita, anche se qualche volta molto rischiosa, dei primi collegamenti portò il Comando partigiano a chiedere agli alleati un contatto permanente e una strategia operativa che consentisse ai partigiani di contare su aiuti soprattutto di armi e di munizioni, indispensabili per gli attacchi ai nazifascisti e per la difesa dai rastrellamenti che gli stessi nazifascisti organizzavano periodicamente. I francesi soprattutto e gli alleati stessi, non accolsero subito con simpatia e disponibilità tali iniziative. Ma la costanza dei comandi partigiani e dei responsabili del CLN ebbe la meglio, ed i viaggi iniziarono con frequenza riadattando barche di pescatori nascoste, ma soprattutto creando una rete segreta di contatti con alcuni responsabili repubblichini del servizio di vigilanza della costa che, decisi a lasciare i loro reparti per collegarsi con i partigiani, rimasero con grande rischio al loro posto, consentendo quindi la copertura, nelle ore notturne concordate, della partenza e dell’arrivo dei natanti. [...] Gli alleati avevano trasmesso una direttiva al sistema resistenziale italiano al fine di far rientrare nelle loro nazioni i soldati prigionieri che, con l’8 settembre ’43, erano scappati dai campi di prigionia. Molti prigionieri, aiutati dai civili e dai partigiani, scelsero i passaggi via terra ma, quando nell’estate del 1944 i tedeschi occuparono la frontiera, il transito clandestino fu bloccato: rimase soltanto la via del mare ed in molte circostanze i Gruppi da Sbarco portarono in Francia militari ex prigionieri restituendoli alla libertà.
Un altro episodio descritto da Domenico Donesi “Mimmo” racconta la disavventura vissuta da un Gruppo da Sbarco. Dopo le prime esperienze portate positivamente a termine, nel comando della “Felice Cascione” maturò l’idea di costituire una Commissione che doveva portarsi in Francia presso i Comandi alleati, per sollecitare l’invio di attrezzatura bellica e per combinare azioni militari congiunte contro i nazifascisti.
Nacque così la Missione Kanhemann (partigiano “Nuccia”) con la supervisione del comandante Nino Siccardi “U Curtu”. Di questa missione faceva parte certo Jean Gérard, dichiaratosi ingegnere venuto in Italia a seguito della TODT, la società tedesca che costruiva le difese militari. La missione dopo vari tentativi andati male per le condizioni del mare, riuscì una notte a partire. Dopo vari sforzi la barca approdò a Monaco dove i gendarmi, ignari degli obiettivi della missione, condussero il gruppo alla gendarmeria di Nizza. [...] Aiutati dai maquis francesi furono consegnati al Comando alleato il quale, accogliendo le proposte avanzate dal Comando della “Felice Cascione”, organizzò una sede di appoggio per rifornimenti in una villa di Cap-Ferrat provvista anche di un alloggiamento coperto per un motoscafo, col quale numerosi furono i viaggi in mare per portare rifornimenti, armi e piani strategici.
Gli alleati compresero l’importanza di questa iniziativa e concordarono l’invio in Italia di un ufficiale inglese con un collaboratore dotato di una potente radio trasmittente. La notte del 6 gennaio 1945 tutto il gruppo Kanhemann ed il capitano Bentley partirono via mare per Vallecrosia. Due giorni dopo Bentley era al comando della “Felice Cascione” dove, in permanente contatto col Comando alleato, nell’ultima parte del periodo resistenziale si realizzò una piena collaborazione strategica degli alleati e delle formazioni partigiane.
Manfredo Manfredi (Presidente Istituto Storico e dell’Età Contemporanea di Imperia), E ci furono persino i “gruppi da sbarco” partigiani, Patria Indipendente, 8 aprile 2007
La
missione Leo, alla quale appartenevano Rosina [Luciano Mannini di Vallecrosia (IM)], Lolli [Giuseppe
Longo], Giulio [Corsaro] Pedretti [di Ventimiglia (IM)] ed alcuni altri giovani che si erano temprati
nelle lotte di montagna, si portò [partendo da una spiaggia di Vallecrosia (IM)] a Nizza nel [il 10] dicembre 1944,
dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria
imbarcazione guidata dall'infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da
Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come
Pedretti]. A Nizza, Leo [Stefano Carabalona] si incontra con i responsabili dei servizi
speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che
comportava, fra l'altro, l'uso di apparecchi radio trasmittenti, per i
quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945
la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato
in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno...
I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia]. All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra. Dopo la costituzione della missione Leo e l'arrivo in Italia del Cap. Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino [Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l'assassinio del Gino. Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata...
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. Alis, 1946, ristampa a cura dell' Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia del 1975
I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia]. All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra. Dopo la costituzione della missione Leo e l'arrivo in Italia del Cap. Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino [Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l'assassinio del Gino. Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata...
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. Alis, 1946, ristampa a cura dell' Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia del 1975
La mia storia nella Resistenza è legata a filo doppio con Renzo ["Stienca"] Rossi.
Nell’agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di Girò [o Gireu, Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM)], che operava nella zona di Negi [Frazione di Perinaldo]. [...]
Nell’agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di Girò [o Gireu, Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM)], che operava nella zona di Negi [Frazione di Perinaldo]. [...]
A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai all’incontro con Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, detto anche "Ivano", in quel momento comandante della V^ Brigata d'Assalto "Luigi Nuvoloni", da
dicembre 1944 comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"].
Ci accompagnò Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. Vitò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] e la S.A.P.: io fui nominato suo agente e collaboratore.
Ci accompagnò Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. Vitò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] e la S.A.P.: io fui nominato suo agente e collaboratore.
In novembre
[1944] mi aggregai al battaglione di Gino Napolitano a Vignai, ma dopo alcune
operazioni di collegamento tra Vallebona e il comando di Vignai, il
comando mi richiamò ad operare nel Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.
Renzo "Gianni" Biancheri, "Rensu u Longu", in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
Renzo "Gianni" Biancheri, "Rensu u Longu", in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
Credo che dal lungomare tenuto "aperto" dalla sezione sbarchi salpasse [operazione della tarda notte del 10 dicembre 1944 citata poc'anzi] anche la prima imbarcazione con "Leo" [Stefano Carabalona], "Rosina" [Luciano Mannini], "Caronte" (Pedretti) e altri di Ventimiglia... Con lo sbarco [6 gennaio 1945] del capitano Bentley si strinsero ancor più i rapporti tra il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia e il gruppo di "Leo" Carabalona, del quale faceva parte Giulio Pedretti, che per primi avevano preso contatto con le forze alleate. Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio. Renato "Plancia" Dorgia, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
A quel proclama [quello del generale Alexander del 13 novembre 1944] rispose duramente Carlo Farini [Simon], ... incitando i partigiani a serrare le fila e a combattere ancora più duramente contro i nazifascisti, rinfacciando altresì agli alleati la scarsissima consistenza degli aiuti inviati ai garibaldini, sporadicamente, e fino ad allora solo per mare con una minuscola imbarcazione che sbarcava nella zona tra Bordighera e Ventimiglia.
Sandro Badellino, Mia memoria partigiana. Esperienze di vita e vicende di lotta per la libertà di un garibaldino imperiese (1944-1945), edizioni Amadeo, Imperia, 1998
Renzo Rossi (Renzo, Stienca, Zero)…
dopo aver riorganizzato il CLN di Bordighera e dopo un periodo di
permanenza in montagna lavorerà per il CLN circondariale adoperandosi
tra l’altro in viaggi via mare… per stabilire rapporti tra le forze
resistenziali italiane e ufficiali americani, inglesi, francesi Renzo Biancheri (Gianni), di Bordighera, che aiutò Renzo Rossi nella sua attività…
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
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| Vallecrosia (IM): un'altra spiaggia, più a ponente rispetto a quella già indicata, da cui partirono missioni del Gruppo Sbarchi |
Con Renzo "u Longu" [Biancheri] ci nascondemmo nel macello a fianco della postazione dei bersaglieri [sul lungomare di Vallecrosia]. Vivemmo 2 giorni appollaiati e nascosti sulle travi del tetto tra le catene, le carrucole e i ganci. Poi finalmente Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e gli amici prepararono la barca e partimmo. Era dicembre [1944] e tra i compagni di viaggio ricordo sicuramente Luciano Mannini. Remammo a turno e sbarcammo a Monaco bagnati fradici, perché durante il viaggio aveva cominciato a piovere a dirotto. Appena arrivati fummo... arrestati dai francesi e portati al posto di polizia di fronte al porto. Ci aspettavano, era tutto pronto. Poco dopo arrivarono gli ufficiali inglesi, gentilissimi, che ci portarono a Nizza dove ci vestirono con la divisa inglese e ci rifocillarono...
Ampelio Elio Bregliano, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
A sera apparve Pascalin, che aveva avuto ordini dal suo comandante
Richard, e mi condusse con Gianni alla Villa Citronières [a Mentone],
ove incontrai mio fratello Pierino, Scipio e il marsigliese Neron, tutti
addetti al Service Renseignement Operation, Antenne de Menton.
[...] Gli ufficiali britannici non ci abbandonarono; dopo pochi giorni ci fecero trasferire nel braccio dei prigionieri militari; ci rifornivano di viveri e di sigarette e continuarono a farlo per tutto il tempo che fummo ospitati presentandosi, a giorni alterni con un sacco di iuta ripieno di viveri; i secondini, in maggioranza corsi, divennero anch’essi gentili. In quei giorni fummo raggiunti da un altro ventimigliese, Pippo; in cella si creò un trio; Pippo parlava di Nettu [Ernesto Corradi].
[...] Giunsero da Bordighera Elio [Ampelio Bregliano], Luciano [Luciano Rosina Mannini] e Mimmo [Domenico Dònesi]. Elio si fermò con noi e gli altri proseguirono per Nizza [...]
Paolo Pollastro Loi, testimonianza raccolta da Don Nino Allaria Olivieri in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, ripubblicata in Quando fischiava il vento. Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015
[...] Gli ufficiali britannici non ci abbandonarono; dopo pochi giorni ci fecero trasferire nel braccio dei prigionieri militari; ci rifornivano di viveri e di sigarette e continuarono a farlo per tutto il tempo che fummo ospitati presentandosi, a giorni alterni con un sacco di iuta ripieno di viveri; i secondini, in maggioranza corsi, divennero anch’essi gentili. In quei giorni fummo raggiunti da un altro ventimigliese, Pippo; in cella si creò un trio; Pippo parlava di Nettu [Ernesto Corradi].
[...] Giunsero da Bordighera Elio [Ampelio Bregliano], Luciano [Luciano Rosina Mannini] e Mimmo [Domenico Dònesi]. Elio si fermò con noi e gli altri proseguirono per Nizza [...]
Paolo Pollastro Loi, testimonianza raccolta da Don Nino Allaria Olivieri in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, ripubblicata in Quando fischiava il vento. Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015
Da parte alleata gli aiuti furono del tutto inesistenti fino al
terminare dell'anno 1944. Ai primi del 1945 vennero inviati presso le
nostre formazioni di montagna ufficiali di collegamento, la cui opera fu
talvolta preziosa più dal punto di vista morale che materiale... fu
soltanto nel marzo del '45, a poche settimane dalla liberazione che
qualche limitato invio di armi automatiche si effettuò da parte alleata,
via mare, grazie, peraltro, al coraggio ed alla determinazione dei
nostri ragazzi, e solo una prima volta volta in marzo... lanci...
Mario Mascia, Op. cit.
Nell’estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa
una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in
Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della
collaborazione di un passeur, dal quale, poiché era passato al soldo dei
tedeschi, durante il viaggio venne ucciso [n.d.r.: in zona Marina San Giuseppe a Ventimiglia]. Il comandante tedesco si
infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere
furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a
conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e
telegrafisti alleati.
I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivò il telegrafista “Eros” lo catturarono, ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza.
Con questi falsi messaggi fu richiesto l’invio di un’altra missione: la missione “Leo”.
I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivò il telegrafista “Eros” lo catturarono, ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza.
Con questi falsi messaggi fu richiesto l’invio di un’altra missione: la missione “Leo”.
Renzo "Gianni" Biancheri in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
Nel febbraio del '45 un agente telegrafista di una radio
ricetrasmittente clandestina che operava nella nostra zona venne
scoperto e catturato. Viste le mie qualifiche di "operatore radio", il
CLN dispose il mio trasferimento nella vicina Francia liberata per il
necessario addestramento... il mio trasferimento sarebbe dovuto avvenire
imbarcandomi a Vallecrosia su un piccolo natante per raggiungere il
largo, essere trasbordato su di un sottomarino o sul motoscafo di
Pedretti e quindi essere sbarcato in Francia. Con Achille [Achille "Andrea" Lamberti] e "Girò"
[Pietro Gerolamo Marcenaro] ci imbarcammo di notte su un canotto e ci dirigemmo
pagaiando verso il largo. Nè sottomarino. nè motoscafo. Tornare indietro
era pericoloso. Girò decise di continuare pagaiando di buona
lena... Inzuppati e fradici giungemmo al porto di Monaco... portato a
Nizza dove mi abbigliarono con divisa americana.
Angelo Athos Mariani, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
[...] avevano luogo sbarchi di materiale bellico nella zona di Vallecrosia-Bordighera. I volontari che si occuparono di tali trasporti appartenevano al gruppo di "Leo", che fungeva da tramite tra i garibaldini e la missione alleata in Francia. Giulio Pedretti (Corsaro) fu il partigiano che più di ogni altro si impegnò in tali operazioni, al punto che alla fine della guerra aveva effettuato 27 traversate per recapitare armi e uomini attraverso il tratto di mare prospicente la zona di confine italo-francese.
Rocco Fava, Op. cit.
Angelo Athos Mariani, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
[...] avevano luogo sbarchi di materiale bellico nella zona di Vallecrosia-Bordighera. I volontari che si occuparono di tali trasporti appartenevano al gruppo di "Leo", che fungeva da tramite tra i garibaldini e la missione alleata in Francia. Giulio Pedretti (Corsaro) fu il partigiano che più di ogni altro si impegnò in tali operazioni, al punto che alla fine della guerra aveva effettuato 27 traversate per recapitare armi e uomini attraverso il tratto di mare prospicente la zona di confine italo-francese.
Rocco Fava, Op. cit.
I bersaglieri [n.d.r.: un gruppo di bersaglieri, comandato dal sergente Bertelli e di servizio, una volta arrivati nella zona di confine, prima sulla collina di Collasgarba, poi sul lungomare di Vallecrosia, aiutò clandestinamente in vari modi i sappisti del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia] ci aiutarono [la notte del 6 marzo 1945] a mettere in acqua
la barca e a caricare “Leo” ferito [...] Il nostro ritorno fu programmato subito con il
motoscafo di Giulio "Corsaro" Pedretti e di Cesar, con il quale si
dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in
mare aperto andò in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo
in balia delle onde: Renzo Rossi, Pedretti e Cesar sotto un telo, al
chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi
albeggiava e la missione fu annullata perché ormai troppo tardi. Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5 piloti [n.d.r.: non tutti piloti, anche se si trattava di militari alleati sfuggiti in vario modo alla prigionia, con il singolare caso, una vera epopea, di due di loro, due ufficiali inglesi, Bell e Ross, che da più di un anno e mezzo attendevano l'occasione di rientrare nelle file alleate].
I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da Gireu [Pietro Gerolamo Marcenaro] e Achille [Achille Andrea Lamberti].
I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da Gireu [Pietro Gerolamo Marcenaro] e Achille [Achille Andrea Lamberti].
| Aldo Lotti, Achille Lamberti, Pietro Gerolamo Marcenaro e Renzo Biancheri in Bordighera (IM), 30 aprile 1945. Fonte: G. Fiorucci, Op. cit. |
Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e Gireu (Pietro Marcenaro] ritornammo in un'altra
occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo
attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivò alcun
segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri,
vicino al bunker.
Pochi giorni dopo, senza Achille, che rimase a
dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con Gireu un’altra
traversata, accompagnando “Plancia” [Renato Dorgia] a
prendere armi e materiale. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di
una vedetta francese, che accompagnò il motoscafo di Pedretti. Vi furono
momenti di apprensione perché da bordo della vedetta si udì
distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco; i nemici non
si accorsero della nostra presenza e passarono oltre.
Tra il
bunker del Borghetto e quello del Verbone, era tutto un campo di mine,
eccetto, giusto alla metà tra i due bunker, un passaggio largo meno di
un metro, dalla battigia fino al rio Rattaconigli. Sbarcarono a
Rattaconigli e superarono il campo minato attraverso quel sentiero.
Quella sera dal bunker di Vallecrosia fino alla foce del Nervia era tutto un pullulare di tedeschi e fascisti. Ci aspettavano. La fortuna fu dalla nostra...
Renzo Gianni Biancheri (1), "Rensu u Longu", in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
Quella sera dal bunker di Vallecrosia fino alla foce del Nervia era tutto un pullulare di tedeschi e fascisti. Ci aspettavano. La fortuna fu dalla nostra...
Renzo Gianni Biancheri (1), "Rensu u Longu", in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
(1) ... Anche io fui condotto a Montecarlo, con Renzo Rossi, Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e Renzo Biancheri, già allora sordo come una campana. Per me era la prima volta, mentre per gli altri si trattava dell’ennesima traversata. Fummo accolti dal capitano Lamb, che ci condusse a Le Petit Rocher... Renzo Biancheri chiese di poter usare il telefono, compose il numero e ottenuta la comunicazione tra lo stupore generale iniziò a cantare Polvere di Stelle. Renzo era sordo e come tutti i duri d’orecchio cantava bene. Sussurrava la melodia d’amore di “Polvere di Stelle”, alle orecchie di una interlocutrice, evidentemente conosciuta in qualche precedente missione e con la quale di certo non scambiava lunghe conversazioni:
Sometimes I wonder why I spend
The lonely night dreaming of a song
Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
[A Sanremo] sotto la direzione del responsabile del SIM il
servizio di informazioni si sviluppò e si potenziò: notizie militari e
politche furono diramate ovunque; piani militari vennero studiati nei
loro dettagli; si provvide al rilievo delle fortificazioni e postazioni
nemiche e al trasporto via mare a mezzo della coraggiosa organizzazione
di Vallecrosia - Bordighera, diretta dal garibaldino Renzo [Stienca] Rossi
(Renzo) e da Renzo [Gianni] Biancheri il (Lungo) di numerose armi automatiche e
munizioni inviate dai comandi alleati in Francia, materiale che venne
convogliato in montagna o smistato in città; spie, traditori,
informatori vennero pedinati, segnalati o eliminati...
Inoltre il C.L.N. curò l'organizzazione del Fronte della Gioventù, quella dei C.L.N. comunali (Ventimiglia, Vallecrosia, Bordighera, Ospedaletti) ...
E' doveroso ricordare, fra i collaboratori diretti del C.L.N. ... Salvatore Marchesi (Salvamar), ispettore circondariale per la zona Bordighera-Ventimiglia.
Mario Mascia, Op. cit.
Inoltre il C.L.N. curò l'organizzazione del Fronte della Gioventù, quella dei C.L.N. comunali (Ventimiglia, Vallecrosia, Bordighera, Ospedaletti) ...
E' doveroso ricordare, fra i collaboratori diretti del C.L.N. ... Salvatore Marchesi (Salvamar), ispettore circondariale per la zona Bordighera-Ventimiglia.
Mario Mascia, Op. cit.
14 febbraio 1945 - Dal Comando Operativo [comandante "Curto" Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria al comando della Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi.
13 febbraio 1945 - Dall'Ispettore [Simon, Carlo Farini] della I^ Zona Operativa Liguria al comandante "Veloce" [Ermanno Sebastiano Martini, comandante del III° Battaglione "Orazio 'Ugo' Secondo" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"] - ... Invitava "Veloce" ed i suoi uomini a non fare, fino a nuovo ordine, puntate perlustrative verso il mare per evitare false aspettative su sbarchi alleati di materiali, una soluzione [per zone lontane dalla frontiera italo-francese] a cui si era già rinunciato.
7 aprile 1945 - Dal CLN circondariale di Sanremo a Turi Salibra [Salvatore Marchesi, ispettore circondariale, incaricato del collegamento tra CNL di Sanremo e CLN di Bordighera] ed al CLN di Bordighera - L'ufficiale addetto al Comando, Piero [Pietro De Andreis], sarebbe stato con il CLN di Bordighera al momento dello sbarco per la ripartizione delle armi provenienti dalla Francia. In base agli accordi le armi sarebbero state assegnate per un quarto alle SAP di Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera e per il restante alle SAP di Ospedaletti, Sanremo, Taggia e Riva-Santo Stefano [allora comune unico]...
13 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Bentley] al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Si segnalava di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti].
documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit.
7 aprile 1945 - Dal CLN circondariale di Sanremo a Turi Salibra [Salvatore Marchesi, ispettore circondariale, incaricato del collegamento tra CNL di Sanremo e CLN di Bordighera] ed al CLN di Bordighera - L'ufficiale addetto al Comando, Piero [Pietro De Andreis], sarebbe stato con il CLN di Bordighera al momento dello sbarco per la ripartizione delle armi provenienti dalla Francia. In base agli accordi le armi sarebbero state assegnate per un quarto alle SAP di Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera e per il restante alle SAP di Ospedaletti, Sanremo, Taggia e Riva-Santo Stefano [allora comune unico]...
13 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Bentley] al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Si segnalava di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti].
documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit.




