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domenica 8 settembre 2019

La caduta della Repubblica Partigiana di Pigna (IM)

Pigna (IM) vista da Castelvittorio

Ecco una sua intervista [di Lorenzo Musso, "Sumi", che, poco dopo gli avvenimenti qui narrati, divenne Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Operativa Liguria ]: «Ero al comando della Divisione Cascione, ero il Vice Commissario Politico. Il Curto [Nino Siccardi] mi disse: "Bisogna che andiamo a Pigna. È stata occupata dai nostri e bisogna andare a vedere come vanno le cose". Siamo partiti col Curto e giungemmo a Pigna e trovammo per primo Zoroddu con Carabalona e con Pagasempre [Arnolfo Ravetti] e lì sono venute le presentazioni. Anzi, devo rettificare. Pagasempre l'ho incontrato dopo. Dopo il primo contatto sono rimasto con l'incarico di organizzare una amministrazione politica comunale [...] In Pigna ho trovato forte collaborazione da parte di Carabalona [Stefano "Leo" Carabalona], che aveva in quel tempo il comando locale. Ho cercato di organizzare, anche politicamente, una piccola repubblica. Memore del mio lavoro fatto nella Repubblica Catalana, in Spagna, mi impegnai subito [...] Abbiamo infatti avuto il caso di un processo a carico di marito e moglie, che facevano la spia ai tedeschi [...]». [...] I tedeschi, come vedemmo, si pentirono presto di aver abbandonato Pigna. I partigiani avevano occupato il luogo.
don Ermando Micheletto *, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
* ... Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell'assistenza e per captare messaggi radio. Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Sintomi di un ritorno offensivo tedesco non mancavano e il nostro SIM riceveva continuamente segnalazioni di spostamenti nemici intesi a preparare un vasto movimento contro di noi.
A fine settembre i presidi tedeschi di Isolabona e di Dolceacqua furono notevolmente rafforzati.
Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, già combattente nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola, organizzatore di una delle prime bande partigiane in provincia di Imperia, poi comandante di un Distaccamento della IX^ Brigata "Felice Cascione", dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione] allo scopo di prevenire il nemico che sentivamo avrebbe presto scatenato un attacco in forze contro le nostre posizioni per tentare di ricacciarci verso l'alta montagna e disperderci, studiò un piano di operazioni che avrebbe dovuto sorprendere il tedesco nella fase preparatoria e ne avrebbe minacciato tutto lo schieramento sul fronte francese.
Venne dato ordine di rafforzare la zona. 
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. Alis, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
Pilota
Carabalona Stefano ["Leo"], comandante in Pigna, memore dell'attacco per l'avviso di Pagasempre [Arnolfo Ravetti], aveva dislocato un distaccamento a presidio di Passo Muratone e lo aveva collegato a Pigna con una linea telefonica. Abile prudenza perché Pigna non fosse attaccata di sorpresa. A comandante commissario del gruppo aveva mandato un ex sottufficiale di aviazione, che per questo aveva assunto come nome di battaglia Pilota. Il gruppo, purtroppo, cederà alla pressione tedesca e provocherà l'inizio della perdita di Pigna.
Myria
La novella repubblica abbisognava di un intendente agli approvvigionamenti. Fu designato il maggiore Zoroddu, col nome di battaglia Myria. Già in diretto contatto con il C.L.N. della Riviera si dimostrò l'uomo più capace di provvedere tutto il necessario per le truppe e la popolazione. Lo troveremo più avanti e ne narreremo l'avventura.
Il Colonnello Marziano
Il comando di Pigna si arricchì anche di un consulente militare nella persona del Colonnello Marziano, senza incarichi precisi. Fu, veramente, un personaggio più decorativo che di attività. Celebrava le sue nozze in Pigna durante un attacco tedesco. Durante il rastrellamento finale sparì e non fu più visto tra le formazioni partigiane.
don Ermando Micheletto, Op. cit.

Nei primi giorni di ottobre del 1944 i tedeschi, puntando ad annientare la I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano" (più avanti questa Brigata venne accorpata nella Divisione "Silvio Bonfante") e la V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", entrambe della II^ Divisione "Felice Cascione", comandata da Nino Curto Siccardi, profusero uno dei maggiori, per numero di uomini e vastità di azione, rastrellamenti nei territori dell'estremo ponente ligure, che prese il nome di "Pigna-Piaggia-Upega" dai nomi delle località interessate.
L'attacco aveva come principale obiettivo Pigna (IM), che dal 18 settembre, grazie all'iniziale vittoria delle formazioni partigiane conseguita in seguito ad azioni che avevano avuto il loro culmine in data 29 agosto, si reggeva come Libera Repubblica Democratica.
I tedeschi provenivano in gran parte da Isolabona (IM). Erano fronteggiati dalle scarse armi pesanti a disposizione dei patrioti. Gli attaccanti intrapresero presto un intenso bombardamento. Dalle ore 17 del 5 alle ore 13 del 6 ottobre 1944 due batterie tedesche da 105/17, piazzate ad Isolabona, vomitarono nella zona oltre 500 proiettili... Nei due giorni successivi il bombardamento continuò.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999


Doria [Fragola Doria, Armando Izzo, capo di Stato Maggiore della V^ Brigata, da dicembre 1944 comandante della V^ Brigata] venne inviato a Pigna (IM) con la squadra di mortai da 81 e da 45, comandata da Leo il mortaista [Vittorio Curlo, comandante del IX° Distaccamento della V^ Brigata, in seguito capo di Stato Maggiore della II^ Divisione], in modo che il centro della nostra linea formasse un baluardo formidabile e desse la possibilità alle ali di agire senza la preoccupazione di essere tagliati in due tronconi.
Rinforzata così la difesa di Pigna, iniziammo le nostre azioni offensive condotte contro la media e bassa Valle del Nervia e contro la Valle del Roia, che, con la grande rotabile che l'attraversa, rappresentava l'unica via di rifornimento per le truppe tedesche attestate nel versante della valle stessa...
Durante tutto il 7 ottobre [1944] la calma regnò assoluta...
Durante la stessa notte il nemico si pose in movimento.
Una massa imponente di nazifascisti veniva scagliata contro le nostre posizioni con l'evidente  intenzione di disperderci e annientarci con un vasto e ben congegnato movimento concentrico su Pigna.
Gli informatori giungevano uno dopo l'altro in rapida successione con notizie sempre più gravi. Il nemico muoveva le sue colonne da tutte le direzioni. Da Rio Bonda, da Isolabona, da Monte Olivastro, da Monte Altomoro, da Saorge salivano i soldati di Hitler, ebbri di stragi, avidi di bottino.
Ben presto  le armi entrarono in azione. Mortai,  mitragliatrici,  mitragliatori, ta-pum, era  un  coro infernale  di gniaulii, sibili, scoppi.
Pigna sembrava essere diventata una bolgia infernale. Gli abitanti terrorizzati cercavano rifugio nelle cantine o fuggivano fra i boschi. La morte era ovunque: su di noi, intorno a noi.
Si resisteva. Al fuoco rispondemmo col fuoco, alle urla degli assalitori facevano eco le nostre libere, entusiasmanti canzoni.
A mezzogiorno una colonna nemica superando una nostra posizione avanzata s'infiltrava fra le nostre linee principali tentando di spezzarle, isolarle e infrangerle.
Si combatteva da ore con disperato furore; mancava il cibo, l'acqua  scarseggiava, le munizioni erano quasi esaurite.
I comandanti, cupi in volto, passano di postazione in postazione per rincuorare gli uomini sotto il grandinare dei proiettili.
Ma era evidente, ormai, che la posizione si rendeva insostenibile.
Poco dopo le dodici si iniziò il lento ripiega mento sulla  linea Carmo Langan - Grai - Cima Marta.
A Pigna restava ancora il centro dello schieramento che continuava a combattere con incrollabile fermezza trattenendo il nemico, in modo da permettere al grosso lo sganciamento.
Verso le 15 il distaccamento Doria con dodici uomini scarica un'ultima volta le armi contro il nemico ormai irrompente e lascia il paese ritirandosi lungo la mulattiera che da Croce di Campo Agostino conduce a Prealba ed a Breggio.
Il grosso dei nostri era ormai in salvo, mentre i tedeschi avevano occupato Monte Vetta, San Sebastiano, Gola di Gouta e Passo Muratone.
Il comandante Doria col suo distaccamento giunse a Croce di Campo Agosti­no mentre la sera, una triste, cupa sera, scendeva. Piovigginava. Strati di nebbia velavano a tratti la china dei monti avvolgendo i nostri uomini. Il silenzio, dopo il fragore della battaglia, sembrava più profondo e v'era in esso qualcosa di terribile e pauroso...
Mario Mascia, Op. cit.

Dopo l'arrivo di ulteriori forze nemiche dalla Francia, i garibaldini si sganciarono verso Carmo Langan [località di Castelvittorio (IM)] e Cima Marta.
Fino al 18 ottobre si protrasse il rastrellamento, che costrinse gli uomini della I^ e della V^ Brigata a riparare in Piemonte.


I partigiani riuscirono, non senza subire pesanti perdite, a sganciarsi attraverso il Passo del Bocchin d'Aseo, oltrepassando il Mongioie, trasferendosi a Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), in Piemonte.
Pigna (IM) venne così persa dai partigiani. I tedeschi procedettero all'ormai consueto e tristo rito di incendiare e razziare.
I tedeschi, ritenendo fondata l'ipotesi di un imminente sfondamento anglo-americano sulla frontiera italo-francese, intrapresero anche la costruzione di una seconda linea difensiva, per realizzare la quale fu reclutata parte della popolazione, che malvolentieri assolse a questo onere, al punto che "i tedeschi decisero di inviare 300 persone a Verona con l'intento di internarli in Germania".
Rocco Fava, Op. cit.

[...] Cima di Marta, con l'incarico di stare di vedetta per controllare che non arrivassero tedeschi dalla Val Roia. Là rimasi fino al rastrellamento dell'8 ottobre [1944], quando Langan fu di nuovo occupata e noi dovemmo ritirarci a Piaggia (CN), poi alle falde del Mongioie, in Piemonte. Alla fine di ottobre attraversammo il Mongioie con tre metri di neve e raggiungemmo Fontane di Frabosa [Soprana (CN)], dove restammo per circa un mese; poi il 22 novembre il distaccamento si sciolse e il comandante Mosconi [Basilio Moscone Mosconi, comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata] ci disse di tornare a casa: eravamo poche decine di combattenti, l'inverno era alle porte, faticavamo a trovare da mangiare e non saremmo stati in grado di sostenere uno scontro con truppe regolari...
Stefano Rodi Millo [più conosciuto come Mario] in Marco Cassioli, Ai confini occidentali della Liguria. Castel Vittorio dal medioevo alla Resistenza, Comune di Castel Vittorio, Grafiche Amadeo, Chiusanico (IM), 2006

Mi rivedo sotto U baussu de Paulin in folto gruppo di fuggitivi... c'è il vecchio Parroco, là in un angolo, che prega col suo breviario in mano... vedo mia madre che, con un filo di voce misto a pianto, mi raccomanda: Per nessun motivo non venire a casa; i tedeschi ti cercano; anche se gli altri tornano, tu non venire finché non vengo io a chiamarti - sei stato notato sulla piazza di Pigna in un gruppo di partigiani. Dettandomi questo messaggio, si era portata la mano alla bocca come nei momenti solenni di giuramento... Attorno le orde nazifasciste stanno portando ancora fame e morte... Voci confuse e contradditorie ci parlano di sbarchi vicini, di fuga e di liberazione... La voce di Radio Londra, sentita ormai a pieno volume, ci conferma che siamo liberi... Con la seduta del 6 maggio 1945 praticamente cessava il Consiglio della Repubblica di Pigna anche se a pochi giorni di distanza abbiamo dovuto ribadire che la nostra libertà si chiama Italia...
Don Guido Pastor in Osvaldo Contestabile, La Libera Repubblica di Pigna, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1985

Luigi mi ha raccontato l'avventura di Nikolaj, prigioniero guerra russo [...] «[...] Poi sono arrivati i tedeschi a occupare Rocchetta.[...] Non c'era più nessuno in paese, quelli erano rimasti perché c'era il ragazzo ferito. Credevano fosse un partigiano ferito. In paese i tedeschi dicevano di comportarsi bene che loro avrebbero fatto altrettanto. C'erano dei prigionieri russi, i tedeschi se li portavano dietro. Loro avevano sempre intenzione di andare in montagna con i partigiani. Noi eravamo un po' titubanti a credergli, perché non sapevamo se lo dicevano per scoprire qualche spia; poi invece ho capito che erano veramente decisi di andare via. E difatti una sera vado lì, perché erano in casa mia, in una camera lì di mio padre, e m'han dato un po' di sigarette e han detto: “Stanotte noi partire con i partigiani”. E difatti il mattino erano partiti. Ce n'era una dozzina di prigionieri russi. Erano andati per il sentiero dopo la chiesa di San Bernardo e lì alla chiesa i tedeschi ne hanno ucciso uno. Alla chiesa c'era una sentinella dei tedeschi; uno dei russi è morto, ma gli altri ce l'han fatta. Sono andati su e si sono incontrati a Pigna con i partigiani, perché allora i tedeschi non c'erano a Pigna. Poi i tedeschi sono tornati con i rinforzi e hanno cacciato i partigiani da Pigna [...] C'era anche la canzone: “Addio Pigna bella / mia dolce cara e pia / i partigiani scacciati dai tedeschi / i partigiani van via”, ma la canzone diceva che i partigiani sarebbero tornati ancora. Dopo un periodo ero sul sentiero per Gouta a far della legna e ho incontrato uno di quei russi scappati quella notte. Lo conoscevo perché andavo da lui tutti  i giorni: voleva che gli spiegassi un po' come si chiamavano le cose in italiano. Ho visto un uomo lontano trecento metri, aveva un fucile sulle spalle, e mi sono detto: “Mi sembra Nikolaj”. Come lo incontro mi dice: “Ciao Luigi, ciao, adesso hai capito che era vero: sono fra  i partigiani”, parlava un po' italiano. Poi in un'imboscata i tedeschi lo hanno fatto fuori. Ventidue anni aveva». L'incendio dei nazisti, i ribelli sulle montagne, la repubblica partigiana di Pigna: i ricordi sembrano ombre cinesi turbinose, un tramestio di voci appena udibili su un palco in penombra. Desidero assistere allo spettacolo del ricordo nell'attimo che precede l'intervento dell'intelligenza storica, ordinatrice. La figura del russo, morto da settant'anni, è pallida ma viva: mi chiedo se qualcun altro - altrove, lontano - conservi ancora l'immagine di Nikolaj.
Francesco Migliaccio, Ombre e passaggi fra Nervia e Roja (Prodotto nell'ambito del progetto "Sulle tracce di Francesco Biamonti: percorsi creativi tra San Biagio della Cima e le cinque valli del Ponente Ligure". A cura del Centro di Cooperazione Culturale. In collaborazione con l'Unione Culturale Franco Antonicelli, la Fondazione Dravelli, e gli Amici di Francesco Biamonti. Con il contributo di Compagnia di San Paolo e Fondazione Carige) in L'Indice dei Libri del Mese

mercoledì 21 novembre 2018

La difesa partigiana di Rocchetta Nervina

Uno scorcio di Rocchetta Nervina (IM)
 
Ricavo le notizie da un'intervista con Vitò ["Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo]: «Stefano Carabalona, tenente nell'esercito nelle forze G.A.F., dopo l'8 settembre iniziò la sua propaganda per la formazione di gruppi partigiani. Radunò i ragazzi della bassa Val Nervia e soprattutto quelli di Rocchetta Nervina, sulle cui alture aveva stabilito la sede del distaccamento. I giovani che raccolse erano numerosi e furono anche ben organizzati  [...] Quando ebbi sentore della presenza di una banda partigiana in Val Nervia mi recai a visitarla e a stabilire un contatto con quel gruppo ed il nostro della Goletta. Accettarono.»
don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
 
Dopo l'8 settembre 1943, giorno dell'armistizio, rimasero sul posto [Rocchetta Nervina (IM)] pochi dei nostri militari, appartenenti alla Guardia di Finanza... Nel giugno 1944 una trentina di giovani formarono un Distaccamento che poi fu inquadrato nella V^ Brigata... In risposta alla crescente attività partigiana della zona, Rocchetta Nervina subì bombardamenti da batterie di terra, repubblichine,  piazzate a Camporosso [nei pressi del cimitero] e di marina, tedesche.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016
 



L'8° distaccamento giunge a Rocchetta Nervina verso il 20 giugno [1944]. È comandato da Alfredo Blengino (Spartaco) che il giorno 23 dello stesso mese, lancia un proclama alla popolazione del paese ringraziandola per la solita buona accoglienza fatta ai partigiani ed invitandola ad appoggiare, nella maggior misura possibile, l'azione di chi combatte per la libertà
Proclama:
Il Comando e gli uomini di questo distaccamento della IX Brigata Garibaldi ringraziano la popolazione tutta per l'accoglienza fatta nonché per le prestazioni fornite. Le necessità impellenti di carattere militare hanno costretto questo comando a prendere misure cautelative; queste azioni non devono essere interpretate in malo modo, ma come necessità di guerra. Comunque si assicura la popolazione nel modo più categorico che nulla deve temere dalla presenza di qualche truppa. Tutto sarà fatto e tentato per alleviare la difficoltà che si incontreranno. La popolazione si mantenga calma, collabori, come ha già fatto, con noi, e noi faremo del nostro meglio per venirle incontro.
Aiutate gli uomini che affrontano la morte per il risorgimento di una nuova Italia.
Rocchetta Nervina  23-6-1944                                                     Il comandante  Spartaco *
* (la copia originale del proclama è in possesso del Parroco di Rocchetta Nervina)
Gli uomini della formazione ammontano ad una ventina, ma, in pochi giorni, il numero degli effettivi è pressocchè raddoppiato mentre viene notevolmente migliorata l'organizzazione del distaccamento. L'armamento consiste in fucili e moschetti. L'8° distaccamento opera nella Val Roja, procurando notevoli difficoltà al traffico delle truppe nazi-fasciste. Nei giorni successivi la formazione passa al comando di Stefano Carabalona (Leo) che si trova subito impegnato in un durissimo combattimento.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1992, p. 154


L'area di confine
Nell'area di confine italo-francese avvengono ripetutamente scontri tra forze tedesche e partigiani italiani. Tra il 2 ed il 6 luglio un battaglione della 148a divisione, nelle fonti tedesche Bataillon Schmitz, partecipa insieme al reparto esplorante della 42. Jager-Division ed ai due battaglioni di Hochgebirgsjager al rastrellamento della valle Argentina a nord di Taggia e del massiccio di Carmo Langan. Rocchetta Nervina, attaccata il 4 luglio, viene data alle fiamme. Nel villaggio, secondo la relazione tedesca, vengono uccisi «25 banditi e 25 elementi sospetti»; i tedeschi hanno invece solamente un ferito leggero. Le operazioni continuano nelle giornate seguenti e portano alla distruzione di altri villaggi, tra i quali Molini di Triora, dove dei civili muoiono sotto le macerie delle case incendiate.
Carlo Gentile, Le forze tedesche di occupazione e il fronte delle Alpi occidentali, "Il presente e la storia", n. 46, 1994, p. 57-123. 
 
[...] il mese di luglio... si aprì con un rastrellamento tedesco a largo raggio, essenzialmente rivolto verso Rocchetta Nervina (IM), Castelvittorio, Molini di Triora e Langan.
La difesa di Rocchetta Nervina, che si protrasse dal 1° al 4 luglio 1944, ebbe luogo soprattutto ad opera dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", che da circa una settimana era attestato nel paese.
I tedeschi, venuti a conoscenza di ciò, attaccarono, come ricordava Stefano Carabalona (Leo) [n.d.r.: comandante di quel Distaccamento, poi comandante di un Distaccamento della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", infine comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato a Nizza].
Alle ore 8 del medesimo giorno i tedeschi avanzarono verso l'abitato, ma vennero assaliti dai partigiani che li fecero momentaneamente sbandare; tuttavia, il comando tedesco riuscì in poco tempo a riordinare le proprie fila e la battaglia riprese.
Per alcune ore il combattimento si protrasse con alterne vicende ed alle 12 i nazifascisti si ritirarono, accusando la perdita di un centinaio di uomini.
La difesa del paese venne fiaccata il giorno successivo, 4 luglio 1944, ad opera di 800 uomini di truppa che, occupato il paese, lo saccheggiarono. Alla sera rimase sul selciato un ingente numero di vittime.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999 
 

Sabato 1° luglio 1944: Rocchetta Nervina è bombardata da una batteria terrestre tedesca da 100/17, piazzata a nord del cimitero di Camporosso, e da batterie costiere. Sono le ore 23. Alcuni abitanti sono colpiti. Poi, cessa il bombardamento. La domenica trascorre nella calma più assoluta. I Tedeschi credono i garibaldini spaventati dal fuoco precedente, ma questi si preparono alla difesa, certi di un imminente attacco. Lunedì 3 luglio: all'alba, i cannoni tedeschi ritentano l'attacco che dura circa due ore. Una tempesta di ferro e fuoco s'abbatte sul paese e nei dintorni, sulle alture e nelle campagne; numerose case sono distrutte, così il cimitero; la chiesa stessa subisce gravi danni. Intanto i nazisti danno l'assalto con l'intento di entrare nell'abitato; verso le otto sono a tiro del fuoco dei partigiani che li lasciano avanzare ed attendono nel massimo silenzio. I Tedeschi credono che siano fuggiti spaventati dal fuoco precedente e si  rinfrancano maggiormente, avanzando più allo scoperto. Sono ora a circa cento metri dai garibaldini che, all'improvviso, aprono il fuoco nutrito. Tra i nazisti, presi di sorpresa, nasce lo scompiglio; alcuni sono a terra, morti e feriti, altri si trascinano urlando e gemendo. Gli ufficiali quasi minacciano i soldati per riordinare le fila. Poi riprendono l'attacco, ma la resistenza garibaldina è decisa. Alle 12 il nemico si ritira in disordine per la seconda volta, e stavolta definitivamente, dopo avere abbandonato non poche armi e munizioni. I camion s'allontanano sotto il fuoco partigiano. [...] È  inevitabile, naturalmente, il ritorno in forze dei Tedeschi. Questi, il 4 luglio, riprendono il bombardamento che dura circa due ore, ancora più intenso del precedente. Sul povero eroico paese, rovina e incendi. I tedeschi iniziano l'attacco a Rocchetta da tre direzioni. Lo scontro è questa volta veramente ineguale: da una parte ottocento uomini armatissimi; dall'altra i partigiani con armamento leggero e scarse munizioni. Da parte garibaldina s'è decisa la difesa del paese: sparare sull'invasore anche l'ultima cartuccia. La lotta s'ingaggia feroce e spietata. Verso le undici, l'assalto tedesco pare contenuto  e fiaccato dalla strenua resistenza dei partigiani. Ma, dopo pochi minuti di calma, i nazisti iniziano un nuovo assalto: avanzano da ogni parte urlando e sparando, protetti dal fuoco intensissimo dei cannoni e dei mortai. Si apre una falla sul fianco sinistro dello schieramento partigiano, costretto a ritirare una mitragliatrice pesante per evitare l'accerchiamento. Nel varco aperto s'avventano colonne tedesche che fanno pressione finché riescono a penetrare nel paese. Per un'ora la lotta continua lungo le strade, tra le case, nei cespugli. Infine, ogni resistenza diventa impossibile ed i garibaldini, privi di munizioni e duramente provati, iniziano a ritirarsi sfiniti. Rocchetta Nervina è in balia del nemico, della cui furia è inutile ormai parlare. Tutto saccheggiato, 53 case vengono incendiate. Nella zona lago Morgi ed in regione Passerina i Tedeschi fucilano i partigiani Domenico Basso di anni 57, Giuseppe Basso di anni 14, Giuliano Brigasco di anni 21 ed il civile Agostino Basso di anni 37. In precedenza per loscoppio di una mina era rimasto ucciso il civile Antonio Carabalona fu Antonio [...] Tra i garibaldini che più si distinsero nel durissimo scontro sono da citare il vecchio “Notu” che, ferito due volte, continuò la lotta fino all'esaurimento delle munizioni, e poi “Longu”, “Falce”, Colombo”, “Filatro”**, il giovanissimo “Arturo” e il valoroso Fulvio Vicari (Lilli) *** che, in seguito immolerà la sua giovane esistenza nella lotta per la Libertà.
Carlo Rubaudo, Op. cit., pp. 155,156 


Ma il tedesco pagò ben caro il suo successo, perché non meno di 180 uomini furono messi fuori combattimento... Fra  coloro che maggiomente si distinsero sono da ricordare il vecchio
"Notu" che, benché fosse rimasto ferito due volte, continuò a lottare fino all'esaurimento delle sue munizioni, Longo [Antonio Rossi], Falce [G.B. Basso], Colombo, Filatro ***, il giovanissimo Arturo [Arturo Borfiga] ed il prode Lilli *** [Fulvio Vicàri], che doveva più tardi immolare la sua giovane esistenza per la causa della liberazione.
Stefano Carabalona (Leo) in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia


Luigi mi ha raccontato l'avventura di Nikolaj, prigioniero guerra russo. Appaiono all'immaginazione i soldati italiani in rotta dopo l'otto settembre 1943. Venivano dal fronte francese e cercavano un primo rifugio a Rocchetta. «Buttavano armi e zaini sotto il ponte, poi la gente ci dava qualcosa: chi i pantaloni, una giacca, camicia, per mettersi in borghese, per tagliare la corda, perché tanti volevano tornare a casa. Giustamente [...] Poi sono arrivati i tedeschi a occupare Rocchetta. Sono stati attaccati dai partigiani, tre giorni di fila, e ci hanno lasciato dei morti, e poi il quarto giorno con le spie fasciste, con le camicie nere, sono arrivati in paese a incendiare. Hanno incontrato tre persone, fra loro c'era il padre che portava a spalle il figlio con la gamba ingessata. Lui aveva quattordici anni, ma era già grandino, pensavano fosse un partigiano: hanno ammazzato padre, figlio e un signore che era lì con loro. Non c'era più nessuno in paese, quelli erano rimasti perché c'era il ragazzo ferito. Credevano fosse un partigiano ferito. In paese i tedeschi dicevano di comportarsi bene che loro avrebbero fatto altrettanto. C'erano dei prigionieri russi, i tedeschi se li portavano dietro. [...] Dopo un periodo ero sul sentiero per Gouta a far della legna e ho incontrato uno di quei russi scappati quella notte. Lo conoscevo perché andavo da lui tutti  i giorni: voleva che gli spiegassi un po' come si chiamavano le cose in italiano. Ho visto un uomo lontano trecento metri, aveva un fucile sulle spalle, e mi sono detto: “Mi sembra Nikolaj”. Come lo incontro mi dice: “Ciao Luigi, ciao, adesso hai capito che era vero: sono fra  i partigiani”, parlava un po' italiano. Poi in un'imboscata i tedeschi lo hanno fatto fuori. Ventidue anni aveva». L'incendio dei nazisti, i ribelli sulle montagne, la repubblica partigiana di Pigna: i ricordi sembrano ombre cinesi turbinose, un tramestio di voci appena udibili su un palco in penombra. Desidero assistere allo spettacolo del ricordo nell'attimo che precede l'intervento dell'intelligenza storica, ordinatrice. La figura del russo, morto da settant'anni, è pallida ma viva: mi chiedo se qualcun altro - altrove, lontano - conservi ancora l'immagine di Nikolaj. In piazza non ho interrotto Luigi, ora ascolto dal registratore la voce che procede: «Al 21 aprile, mi sembra, i tedeschi se ne sono andati via di qua, sono andati giù e hanno fatto saltare il ponte di comunicazione fra Dolceacqua e Rocchetta. Allora sono arrivati i senegalesi, dalla Francia, dall'Abelio, tutto lungo il confine. Degli stangoni questi senegalesi!». Le truppe nere delle colonie francesi erano passate oltre Roja.
Francesco Migliaccio, Ombre e passaggi fra Nervia e Roja, Testo prodotto nell’ambito del progetto "Sulle tracce di Francesco Biamonti: percorsi creativi tra San Biagio della Cima e le cinque valli del Ponente Ligure", realizzato a cura del Centro di Cooperazione Culturale, in collaborazione con l'Unione Culturale Franco Antonicelli, la Fondazione Dravelli, e gli Amici di Francesco Biamonti, con il sostegno della Compagnia di San Paolo - nell'ambito del "Bando Polo del '900" destinato ad azioni che promuovono il dialogo tra '900 e contemporaneità usando la partecipazione culturale come leva di innovazione civica - e della Fondazione Carige
 
... motivazione della Medaglia d'argento alla memoria di Libero Giulio Briganti: "Dopo l'armistizio, entrato fra i primi a far parte del movimento di Liberazione, emergeva per attività, iniziativa, capacità di organizzatore, raggiungendo incarichi di responsabilità. In combattimento dava belle prove di valore e particolarmente si distingueva nel luglio del 1944 a Rocchetta Nervina, tenendo in scacco per tre giorni forze tedesche dotate di artiglieria che tentavano di occupare il paese, e durante il duro rastrellamento dell'alta Val Tanaro. In questa occasione combatteva superbamente e generosamente si sacrificava, nel tentativo di trattenere il nemico per dare tempo ai Partigiani di porre in salvo feriti barellati." 
Redazione, Giulio Briganti, ANPI

** Gennaro Luisito Filatro, nato il 24 giugno 1917 a Civita (CS), già sergente maggiore del Regio Esercito, ufficiale addetto alle operazioni di distaccamento, passò poi in Francia al seguito di Carabalona

*** Il partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri di Ventimiglia (IM) morì a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano, località di Molini di Triora (IM), in Valle Argentina.
Questa la motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944   Val Gaviano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria".  
da documento Isrecim in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II

[ n.d.r.: il partigiano Giovanni Rebaudo Jeannot/Janot/Janò/Monaco ricordava (documento Isrecim) nel seguente modo il garibaldino Fulvio Vicàri: "Dopo aver camminato in salita per circa mezz'ora, siamo arrivati su un costone in vista della polveriera di Gavano, che si intravvedeva nel vallone sottostante. Era nostra intenzione passare di lì a fare una visita a Fulvio Vicari (Lilli) che sapevamo trovare insieme ai suoi artificieri. Purtroppo appena arrivati dovevamo apprendere una tragica notizia... “Lilli” era diventato un esperto artificiere nel fabbricare mine e preparare le cariche. Nel periodo di attività da guastatore e artificiere, oltre al pezzo di strada fatta saltare la notte di capodanno, “Lilli” aveva diretto parecchie altre azioni nella battaglia dei ponti. La polveriera di Val Gavano era rifornitissima di granate e di proiettili di artiglieria di grosso calibro. Era una polveriera che riforniva tutto il settore della G.A.F. (Guardia alla frontiera) sul fronte occidentale nel periodo della guerra contro la Francia... di stanza nella caserma di Arma di Taggia negli anni dal 1941 al 1943 sovente ero già andato proprio in quella polveriera a fare rifornimenti di proiettili per le esercitazioni [...]". A Fulvio Vicàri venne in seguito intitolato il VI° Distaccamento del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata ]

Relazione del comandante della II^ Divisione "Felice Cascione" Nino Siccardi (Curto) al comando della I^ e della II^ Zona Liguria, in data 11 luglio 1944, concernente anche la battaglia di Rocchetta Nervina. Fonte: Fondazione Gramsci

[...] Rocchetta [Nervina] contò diversi caduti nel corso della guerra del 1915-18, ma la prova più dura per gli abitanti del paese fu quella vissuta durante il periodo di occupazione nazista e della guerra di Liberazione, quando il borgo fu occupato da un presidio tedesco dal luglio all’ottobre del 1944. Durante questo lasso di tempo i Tedeschi proibirono agli abitanti del paese di chiudere la porta di casa per potervi entrare di giorno e di notte a loro piacimento, mentre nei mesi successivi, fino alla Liberazione, Rocchetta divenne un luogo di passaggio obbligato per le truppe nazifasciste. Tra i vari caduti rocchettini si ricordano in particolare i quattro resistenti locali Marco Carabalona, Filippo Basso, Stefano Boero e Domenico Basso, fucilati dai nazifascisti a San Giacomo di Sanremo il 24 novembre del ’44, mentre nei primi giorni del luglio precedente il paese era stato pesantemente bombardato dall’artiglieria tedesca, che aveva provocato la distruzione di numerose case e il grave danneggiamento della parrocchiale. Subito dopo i nazisti avevano iniziato un assalto concentrico verso il paese protetti dal fuoco di cannoni e mortai, mentre i partigiani dell’8° distaccamento guidati da Stefano Carabalona (Leo) e forniti soltanto di tre mitragliatrici Fiat, oltre alle armi individuali, opposero una strenua resistenza, ma alla fine furono costretti a ritirarsi. Rocchetta rimase quindi in balia dei nazisti, che incendiarono 53 case e fucilarono tre partigiani e un civile nella zona lago di Morgi e in regione Passerina, mentre un altro civile era rimasto ucciso in precedenza a causa dello scoppio di una mina.
Andrea Gandolfo, Rocchetta Nervina..., Sanremo News.it, 21 giugno 2014