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martedì 18 aprile 2023

Nazisti di stanza a Sanremo presero in consegna i prigionieri francesi che avevano agito in Val Roia

Breil-sur-Roya

Il 5 febbraio 1945 Charles e Jacques Molinari, della rete C.F.L. Parent, furono catturati dai tedeschi mentre cercavano di prendere contatto con i partigiani italiani di “Giustizia e Libertà” in Alta Val Roia. Condotti a Sanremo, dove furono torturati, resistendo senza rivelare nulla, riuscirono in aprile a fuggire, poco prima di essere condotti davanti al plotone d’esecuzione. Sempre il 5 febbraio 1945 due altri agenti, della rete Gallia, Salusse e Santoni, furono sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] e vennero fucilati a Pieve di Teco il 4 aprile.              Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944 - 2 mai 1945), Ed. Serre, 2005

Verso il 7 o l'8 febbraio 1945 Sessler fu convocato a Cuneo presso lo Stato Maggiore della Divisione. Egli partì in automobile accompagnato da un miliziano francese, Lucien Pommier, vice del capitano francese Henri Puech, capo di una squadra di sabotatori composta da miliziani, e da me stesso. Arrivati a Cuneo fummo incaricati di controllare i documenti d'identità di sette prigionieri, appartenenti a tre gruppi diversi. Mi sembra di ricordare che questi uomini si chiamassero Henri Bacarisse, fratelli Molinari, Caneva, Truci [Truchi], Soletti e Dalmasso. I prigionieri erano entrati in Italia per effettuare una missione militare per conto dello S.R.O. francese, diretto a Nizza dal comandante Muller. Erano stati soprattutto incaricati di prendere contatti con i partigiani italiani, di inviduare terreni per i paracadute, ecc.
In pratica venne interrogato solo il capo missione Bacarisse.
Leon Jacobs (alias Felix), Verbale di interrogatorio, confluito in documentazione (KV-2-2288) degli archivi statunitensi N.A.R.A, ricerca di
Giorgio Caudano 

Nel gruppo dei Molinari c'era anche Marius Truchi di Moulinet [30 chilometri a nord di Mentone] che, prima di passare alle dipendenze, più propriamente, dello S.R.O. francese (diretto dalla D.G.E.R., a sua volta emanazione del B.C.R.A.), insieme a loro e ad altri aveva già compiuto diverse missioni verso Tenda, Sospel e Breil per conto dell'Oss, che li aveva reclutati perché già, anche se brevemente, partigiani del maquis: Truchi nelle Alpi di Alta Provenza. Marius Truchi ha rilasciato una lunga dichiarazione, "Memorie dei giorni di speranza", per il libro di autori vari "Racconti e testimonianze nelle guerre dal 1914 ai giorni nostri" (Edizioni In Libro Veritas, Cergy-Pontoise, 2009, compulsato in primis dallo storico locale Giorgio Caudano). Dall'articolato resoconto fatto da Truchi qui vengono estrapolati alcuni passi relativi all'avventura finale. A prendere a Tenda in consegna, dopo l'arresto, dovuto alle manovre di un certo Cartolano, era arrivato un certo Felix, di cui si sa da altre fonti che era un belga ingaggiato dai servizi segreti (S.R.A.) della Marina da guerra tedesca: al secolo Leon Jacobs, qui già citato. Truchi: "Veniamo subito portati al Kommandantur installato all'Hôtel National di Tenda; noi stiamo lì un giorno e una notte senza cibo. Il nostro arresto, si è appreso in seguito, provoca una forte reazione dei servizi di intelligence tedeschi di Sanremo. Mi sembra di ricordare che questo servizio era quello della Marina. Ci fu anche una reazione della Gestapo, per la quale lavoravano degli ufficiali francesi. L'arrivo di un alto funzionario di questi servizi decide sul nostro trasferimento". Felix aveva già avuto a che fare sulla tragica morte del capitano Gino Punzi, altro agente dell'OSS, anch'egli in precedenza maquisard, ma nella valle nizzarda del Paillon. Truchi ed altri compagni vennero trasferiti a Sanremo e imprigionati nella tristemente nota Villa Auberg, trasformata in carcere nazista. Ai pesanti interrogatori compiuti nei sotterranei dell'edificio parteciparono anche dei francesi (per Truchi "uomini dei servizi speciali che lavoravano per la Gestapo", al comando di Felix) al servizio dei tedeschi. Felix, ad un certo momento, avrebbe agevolato la fuga del capo della missione di Truchi, il che risulta confermato dal tentativo fatto da lì a breve da Felix con il suo capo Sessler di consegnarsi per tempo, per provare ad ingraziarsele, alle autorità militari alleate di Nizza. Poi i francesi vennero trasferiti ad un'altra prigione di Sanremo ("condividiamo questa sistemazione con dei delinquenti comuni, ma anche con combattenti della resistenza"). Di qui, il 19 marzo 1945 ("incatenati, saliamo di nuovo in uno dei famosi camion coperti") Truchi e due compagni, i fratelli Molinari, insieme ad altri detenuti, furono trasferiti a Genova, a Marassi. Due volte alla settimana venivano condotti in centro a Genova, alla Casa dello Studente, per le solite vessatorie inquisizioni. Il 20 aprile arrivava il verdetto di condanna a morte, ma, mentre i fratelli Molinari con altri prigionieri venivano trasferiti per l'esecuzione a Bolzano, Truchi rimase a Genova. Alla vigilia della Liberazione venne ("ultimo francese") portato fuori dal carcere da "un avvocato, membro del CLN", armato di fucile mitragliatore e chiamato a combattere per liberare altri resistenti ancora in cattività.
Adriano Maini
 
Nei primi mesi dell'anno 1945, in Breil, inizia il calvario di alcuni partigiani. Sono i fratelli Giacomo e Carlo Molinari: in viaggio per una missione a Tenda, latori di lettere per accordi con la formazione "Giustizia e Libertà" che agisce in Piemonte. All'atto del fermo riescono ad ingoiare le missive. Era il 3 di febbraio. Legati con fil di ferro schiena contro schiena per due giorni, senza cibo, subiscono serrati interrogatori. Il terzo giorno, caricati su un camion, sono condotti a Cuneo ove subiscono percosse a sangue. Trascorsi altri tre giorni si decreta il loro invio a Sanremo. Giunti ai Forti di Nava vengono imprigionati, quindi interrogati per tutta la notte e rifocillati con pane secco e acqua. Condotti a Sanremo sono presi in consegna da un non meglio identificato "signor Felice" [n.d.r.: si trattava invece di Leon Jacobs, il "Felix" qui già citato] che come guardie del corpo usa giovani fascisti "cattivi come lupi". Gli interrogatori e le percosse durano a lungo. Poi i Molinari son separati e rinchiusi a Villa Umberto. Qui avviene un incontro inaspettato con Saluzzo, Giacobbe Santeri e Bordero compagni arrestati in Breil qualche giorno prima e anch'essi detenuti dai fascisti. Il Saluzzo "Martino" [Salusse] e Santeri "Romano" [Santoni], trascorsi alcuni giorni in San Remo, vennero condotti ad Imperia e fucilati. Fu loro ardire cantare la "Marsigliese" di fronte al plotone di esecuzione: "Martino" aveva solo 21 anni e "Romano" 23. La sorte dei fratelli Molinari prosegue a quel punto come un'odissea dolorosa. Trasferiti in Genova nelle carceri di Marassi, ne uscivano ogni giorno per essere interrogati nella famigerata "Casa dello Studente" subendovi torture impensabili, non escluse atroci scosse elettriche ai genitali. Mai svelarono alcunché, mai accusarono alcuno, mai cedettero. Nell'aprile 1945 la condanna a morte definitiva: i tedeschi, temendo l'avanzata degli alleati, prelevati i prigionieri in numero di venticinque, li inviano verso i campi di sterminio in Germania. Un milite ferroviere, dopo avere chiusi i lucchetti delle catene, consegna furtivamente la chiave ai Molinari. La tradotta sosta a Bornasco tra Pavia e Milano. Un rombo di bombardieri alleati crea il fuggi fuggi generale. Sette prigionieri, e fra questi i fratelli Molinari, riescono a darsi alla fuga. Fatti segno di colpi di fucile si buttano in una gora. L'acqua gelida quasi li soffoca: comprendono che la loro salvezza sta nel resistere all'immersione. Alcuni dei fuggitivi sono catturati, fra cui il generale Cesare Rossi, ma non loro. Calata la notte si portano alla fattoria di Antonio Riffaldi che li accoglie e, dopo averli vestiti con abiti civili e rifocillati, li porta in una galleria vicina. La mattina successiva il Riffaldi reca ai fuggitivi cibo, bluse da lavoro con la scritta "Impresa O.M." di Milano e falsi documenti. Ultima sfida alla Gestapo che li ricerca accuratamente: con la guida di un prete, i Molinari sono accompagnati attraverso i campi presso una banda partigiana, dipendente dalla Quarta brigata "Matteotti". I fratelli restano così aggregati alla banda e con essa parteciperanno alla presa di Milano. Lo storico C. Botton nella sua "Histoire de Breil" scrive che i Molinari, dopo la Liberazione, videro i corpi di Mussolini e della Petacci appesi a Piazzale Loreto. Ecco dunque che i Molinari, con cinque compagni, lasciano Milano e recano a Genova le spoglie di altri partigiani morti. Proseguono verso la Riviera di Ponente. Sono accolti e consegnati all'Armata Libera di Francia.  Per il loro comportamento riceveranno l'encomio della Divisione con "Croce di Guerra e Stella d'Argento". Riportiamo citando dallo storico Botton la motivazione della decorazione: "Agenti del S.R.O. hanno effettuato numerose missioni in territorio nemico. Nel corso di una di queste, sono stati fatti prigionieri, torturati e condannati a morte, ma sono riusciti ad evadere e a riconquistare la libertà".
Don Nino Allaria Olivieri, Dalla valle del Cairos a Piazzale Loreto, "La Voce Intemelia" - Aprile 2008, articolo ripreso in "Quando fischiava il vento - Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia" di Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015, pp.92,93
 
22 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 629, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Messaggio ugentissimo con cui si segnalava che la "spia" Muscolo" molto probabilmente aveva fornito ai nemici notizie tali da rendere possibile per il 23 o il 24 aprile un rastrellamento con truppe provenienti sulla strada di Pigna e che lo stesso informatore aveva aggiunto che molte spie che parlavano francese si erano introdotte in quel periodo tra i partigiani.
23 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 85, al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" - Missiva segreta: "Procedere all'immediato arresto di Muscolo e degli elementi francesi già appartenenti alle SS. Compiere tale arresto con la massima riservatezza, evitando assolutamente che qualcuno possa allontanarsi. Inviarli questa sera sotto scorta armata al comando divisionale".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999 

Da un verbale di interrogatorio di Ernest Schifferegger (vedere infra), confluito in un documento del 2 giugno 1947 redatto dall’OSS statunitense, antenata della CIA, si apprende che Salusse e Santoni riuscirono a comunicare con un altro detenuto, un italiano, un certo Corrado, che era rientrato clandestinamente dalla Francia insieme ad un certo Vavassori per compiere, molto probabilmente a ciò forzato, una missione alleata di spionaggio: non solo lo pregarono di informare le loro famiglie della loro sorte e del loro luogo di sepoltura, ma gli trasmisero gran parte delle informazioni militari che erano riusciti a rilevare. Senonché al Corrado, portato in carcere a Sanremo, vennero ritrovati e sequestrati gli appunti che aveva in merito trascritto. Schifferegger aggiungeva che non poteva dire se il Corrado aveva tenuto gli appunti per avere una merce di scambio con i tedeschi o perché pensava di riuscire a trasferire quella documentazione oltre confine. Nè Schifferegger seppe o volle dire quale sorte fosse poi toccata al Corrado, una volta trasferito al carcere di Oneglia. 
Adriano Maini
 
Ernest Schifferegger era un italiano altoatesino che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo di 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l'interprete per i nazisti anche a Sanremo. Il suo grado era quello di maresciallo. La citata relazione dell'OSS riporta che alla data del 2 giugno 1947 Schifferegger era ancora in custodia alla Corte d'Assise Straordinaria di Sanremo.
Adriano Maini

lunedì 10 agosto 2020

Sui partigiani imperiesi in Val Roia nel 1945


Uno scorcio di Val Roia, visto da Fanghetto, Frazione di Olivetta San Michele (IM)
 
La situazione al fronte si trovava in una fase di stallo; da metà novembre le alte vette che costituiscono lo spartiacque dei due schieramenti si coprirono di neve; gli alleati non avevano la forza e l'interesse di sfondare un fronte che sarebbe costato un numero di perdite non compatibile con i vantaggi che si sarebbero ottenuti; il territorio francese era completamente liberato ad esclusione di piccoli villaggi di Breil, Fontan e Saorge. Il fronte del Roia era presidiato da parte alleata dal First Special Service Force, unità mista americana e canadese che fu sciolta a fine novembre '44, sostituita dalla 44° Brigata D.C.A composta da quattro battaglioni di fanteria, il 19°, il 68°, l'899° e dal 442° reggimento, quest'ultimo formato da americani di origine giapponese provenienti dal Texas e dalle Hawaii; il comando della brigata era affidato al brigadiere generale Tobin <346.
Per tutto l'inverno i due schieramenti si fronteggiarono conservando le rispettive consegne, che erano di mantenere un atteggiamento difensivo. Scambi di artiglieria e scontri tra pattuglie causarono solamente, considerando le carneficine subite in altri fronti, il sacrificio di 43 morti e 135 feriti da parte americana e 8 morti e 32 feriti da quella francese, le perdite italo-tedesche furono verosimilmente equivalenti <347.
Nei giorni precedenti l'arrivo della primavera venne dispiegata, lungo la frontiera italo-francese, la 1^ Divisione della Francia Libera del generale Pierre Garbay, forte di 16.613 uomini, proveniente dal fronte alsaziano e trasferiti per dare una spallata a questo sonnacchioso scenario di guerra. La fine dell'inverno fu caratterizzata da rastrellamenti decisi dal comando tedesco per eliminare all'origine qualsiasi eventuale problema, che avrebbe potuto presentarsi, nel momento dell'eventuale ritirata, a causa di una recrudescenza delle azioni partigiane in procinto di riorganizzarsi con l'avvento della buona stagione.
[NOTE]
346 A questi si aggiunsero, allo scopo di colmare il divario di forze favorevole ai nemici italo-tedeschi, una serie eterogenea di unità francesi costituite da ex membri del F.F.L e da volontari di origine o nazionalità italiana.
347 Pierre-Emmanuel Klingbeil, op. cit. infra, pag 233.

Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, Edito dall'Autore, 2016
 
[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, Edito dall'Autore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016  ]
 
A settembre 1944 Lavagna ed il suo gruppo (partigiani imperiesi che, autorizzati dal comando, vollero andare a combattere con i tedeschi al fianco degli alleati) vennero arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil's Brigade, The Black Devils, The Black Devils' Brigade, Freddie's Freighters), reparto d'elite statunitense-canadese di commando, impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a questa data, per non farsi internare, questi garibaldini furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese.  
Adriano Maini

30 gennaio 1945 - Dalla delegazione ligure delle Brigate d'Assalto Garibaldi al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Avvisava circa un imminente rastrellamento nella zona compresa tra Ventimiglia (IM) ed una parte della provincia di Cuneo.
31 gennaio 1945 - Da "Laios" al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Informava che a Briga [La Brigue, Alpes-Maritimes, Vallée de la Roya. In tutta la zona di confine, in particolare attraverso la Val Roia, proprio in quel periodo si intensificarono gli sforzi per fare penetrare agenti francesi] si trovavano 30-40 tedeschi, 50 russi ed alcuni militari della RSI e che "Natalin della Gamba" aveva riferito che i russi di Briga gli avevano chiesto l'ubicazione delle forze partigiane, "pregandolo di aiutarli a scappare per raggiungere la zona partigiana".
16 febbraio 1945 - Dal comando del I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 45, al comando della V^ Brigata  e al comando della II^ Divisione - Comunicava...  che a Briga Marittima erano stanziati circa 100 uomini tra tedeschi e russi, oltre a 40 genieri della RSI; che sempre da Briga erano fuggiti una ventina di soldati, in prevalenza russi, ricercati dai tedeschi; che Tenda era stata bombardata da aerei alleati, che avevano causato la morte anche di 2 ufficiali; che Fontan, Saorge, Forte Tirion e San Michele  [Frazione di Olivetta San Michele (IM)] erano occupati da tedeschi, che Breil, Libri, Piena e Olivetta [il borgo principale di Olivetta San Michele] erano terra di nessuno.
18 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comando della II^ Divisione - Comunicava che partigiani del II° distaccamento erano riusciti ad interrompere dal 9 al 12 del mese le linee di comunicazioni nemiche per un tratto di 3 chilometri con il fronte francese.
9 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata, prot. n° 12, al comando della V^ Brigata - Segnalava che ... ogni giorno da Briga Marittima salivano pattuglie fino a Sanson, Breil [Breil-sur-Roya] e Saorge; che a San Dalmazzo di Tenda [Alta Val Roia oggi francese] continuava il "martellamento" da parte degli aerei alleati, i quali in un'occasione avevano centrato la stazione ferroviaria.
13 marzo 1945 - Dal comando del II° Battaglione "Marco Dino Rossi", prot. n° 13, al comando della V^ Brigata - Segnalava che... a Briga Marittima e a San Dalmazzo di Tenda continuavano i bombardamenti alleati.
15 marzo 1945 - Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 342, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al comando della II^ Divisione - Comunicava che ... i nazisti avevano abbandonato Breil e Saorge.
15 marzo 1945 - Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 342, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al comando della II^ Divisione - Comunicava che… "il paese di Trucco [Frazione di Ventimiglia (IM) in Val Roia] sul confine italo-francese è presidiato da 30 tedeschi con una batteria antiaerea da 20 mm"
22 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 352, alla Sezione SIM della II^ Divisione - Comunicava che... le zone Sanremo-Bordighera e Briga [Marittima]-San Dalmazzo [di Tenda] erano quelle privilegiate per i bombardamenti alleati. 
30 marzo 1945 - Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" ed al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Direttiva di stilare piani adeguati per impedire tentativi nemici di sabotaggio degli impianti elettrici di San Dalmazzo di Tenda, Airole, Oneglia e Bevera [Frazione di Ventimiglia (IM) in Val Roia]. "Occorre disarmare con urgenza le guardie nemiche prima che accada l'irreparabile".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Il 10 aprile i francesi della 1° D.L.F. diedero l'assalto all"Authion; dopo pesanti combattimenti supportati da aviazione e artiglieria, l'11 aprile venne conquistato il forte de Mille Fourches seguito da quello de la Forca e del Plan Caval. Il giorno successivo a cadere fu la ridotta della cime dei Trois Communes, venne quindi definitivamente conquistato il saliente dell'Authion, che già aveva bloccato gli eserciti francesi negli anni della guerra di secessione austriaca e della Rivoluzione. Complessivamente la battaglia dell'Authion costò alle due parti 273 morti e 644 feriti. Le difese tedesche iniziavano a sgretolarsi, anche se gli uomini resistettero tenacemente per più di una settimana in posizione di inferiorità, dopo aver perso le vette più elevate.
Giorgio Caudano,  Op. cit.
 
4 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione al comando della IV^  Brigata - Ordine di...  sorvegliare l'eventuale arrivo di truppe nemiche provenienti dalla zona di Tenda.
10 aprile 1945 - Dalla Sezione [responsabile, "Brunero" Francesco Bianchi] S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 381, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al comando della II^ Divisione - Comunicava che... Sosteneva che l'esercito francese aveva conquistato importanti punti strategici.
17 aprile 1945 - Dal Distaccamento di "Franco" al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava che negli ultimi 2 giorni erano arrivati al Distaccamento come volontari 4 russi e 3 slavi... che sembrava certo che il fronte si fosse spostato verso Fontan, Breil-sur-Roya e zone limitrofe; che l'artigliera francese con ogni probabilità stava già battendo la zona di San Dalmazzo [di Tenda].
17 aprile 1945 - Dal comando del Distaccamento "Silvio Torcello" della III^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Libero Briganti" della I^ Divisione "Gin Bevilacqua" [II^ Zona Operativa Liguria] al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Segnalava che il fotografo Aristide Piccioni, abitante con il fratello sarto a Briga [La Brigue, Alpi Marittime], "esplica servizi di spionaggio a favore delle forze della RSI".
18 aprile 1945 - Dall'informatore "Max" [Massimo Porre] al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava che da Briga [La Brigue, Val Roia] erano arrivati dai garibaldini 7 prigionieri russi, di cui 4 armati di ta-pum, i quali, con l'aiuto come interprete di "Andrey" avevano riferito che non c'erano più SS nella zona Briga-San Dalmazzo-Tenda e che i tedeschi avevano terrore dei partigiani al punto che avrebbero voluto compiere una resa alle truppe inglesi. Segnalava, poi, che i francesi avevano conquistato con l'uso dei lanciafiamme il forte di Outillon, giungendo a soli 3 km. da Fontan; che Breglio [Breil-sur-Roya] era stata occupata dai degollisti; che i tedeschi avevano fermato 40 civili a Briga e 120 a Tenda per costruire fortificazioni o per trasferirli a Vernante (al di là del Colle di Tenda in provincia di Cuneo]; ... che alcuni tedeschi erano saliti a Cima Marta a cercare 8 soldati russi evasi il 17 aprile da Briga [La Brigue, Val Roia]; che i tedeschi in ogni caso sarebbero stati in procinto di abbandonare quest'ultima zona; ... 
18 aprile 1945 - Dal comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della II^ Divisione - Scriveva, dato che il capo di Stato Maggiore [Leo il mortaista, Vittorio Curlo] della Divisione aveva informato lo scrivente comando della decisione del comando di Divisione di formare un nuovo Distaccamento a Pigna (IM) al comando di "Franco", che "questo ci meraviglia per varie ragioni", aggiungendo che se a Briga [La Brigue, Val Roia] vi erano dei nuovi volontari questi dovevano essere inquadrati nella V^ Brigata e distribuiti nei vari Distaccamenti già esistenti...
19 aprile 1945 - Da "Tina" [probabilmente Battistina Mucignat, nata a Rezzo (IM) il 29/10/1916, patriota della IV^ Brigata "Elsio Guarrini"] al comandante [della II^ Divizione "Felice Cascione"] "Vittò" ["Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo] - Segnalava che "Briga è campo libero, nella notte partiranno tutte le truppe, nella giornata in corso non opereranno alcuna sortita, regolarsi di conseguenza".
22 aprile 1945 - Da Kimi [Ivar Oddone, commissario politico della II^ Divisione] al comando della II^ Divisione - Segnalava che una fonte attendibile riferiva che la radio francese aveva annunciato la notizia dell'occupazione di Briga Marittima [La Brigue, Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] da parte delle truppe degaulliste e la penetrazione delle stesse in territorio italiano.
22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Si chiedevano con urgenza precise disposizioni nei confronti delle truppe liberatrici, che con ogni probabilità saranno Degolliste; le competenze nei confronti del CLN e delle SAP secondo gli accordi intervenuti tra voi e dette organizzazioni… se bisogna portare gradi, in caso positivo quali
23 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 79, a "Max" [Massimo Porre] - Indicava "... se possibile creare un CLN a Briga con le modalità indicate da 'Kimi' [Ivar Oddone, commissario politico della II^ Divisione]..."
24 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Perinaldo (IM) al comando della II^ Divisione - Comunicava che una nostra staffetta ha preso oggi contatto con un piccolo nucleo di degollisti dentro Ventimiglia. Tutta questa zona è tranquilla
da documenti IsrecIm in Rocco FavaOp. cit.
 
Breil sur Roya


 
Un documento OSS del 30 gennaio 1945 relativo anche alla Val Roia

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile reparti tedeschi valicarono il colle di Tenda contemporaneamente e per confondere i francesi sulle reali intenzioni del comando germanico venne ordinato un attacco diversivo al punto di osservazione del Grammondo. Intanto fecero fatte brillare le cariche che distrussero i ponti stradali e ferroviari della val Roia e diverse gallerie. Nella mattina del 24 Breil, Saorge e Fontan vennero completamente evacuate dalle forze tedesche. La notte tra il 24 e il 25 aprile si udì a Pigna e nelle campagne circostanti, il rumore continuo dei carriaggi che discendevano la strada carrozzabile di Gouta; erano i tedeschi, i quali, per proteggere la loro ritirata fecero saltare le rocce di Argeleo, in prossimità della seconda curva a gomito della strada per Gouta, il ponte dei Ponti e quello di Lago Pigo.
Giorgio Caudano,  Op. cit.
 
La Valle Roia, dove si trovavano i comuni di Briga e Tenda, fu liberata dai partigiani della V Brigata “Garibaldi” Nuvoloni, ma il 26-27 aprile del 1945 il comando militare francese inviò un centinaio di soldati ausiliari algerini ad occupare Briga e Tenda. Al contempo ordinò ai partigiani italiani di consegnare le loro armi, di rimuovere tutte le bandire italiane dagli edifici pubblici e dai monumenti, nonché di abbandonare entro sei ore tutto il territorio che avevano liberato dai nazi-fascisti. Il 28 il comando francese trasportò da Nizza numerose famiglie francesi, alle quali furono consegnati pacchi alimentari, foto del generale De Gaulle e tricolori francesi da esporre da balconi e finestre. L’indomani gli abitanti di Briga e Tenda videro i loro paesi tappezzati di manifesti in francese inneggianti alla Francia, e gli veniva reso noto che le amministrazioni comunali italiane dei due paesi erano decadute.  Il 29 Aprile il comando francese fece svolgere un plebiscito-farsa per formalizzare l’annessione dei due comuni italiani.
Gli abitanti potevano votare solamente per l’annessione alla Francia o per l’astensione, senza possibilità di esprimere la volontà di restare con l’Italia. Inoltre a chi si rifiutava di recarsi al voto veniva confiscata la carta annonaria necessaria per ricevere alimenti. La lingua italiana fu proibita nelle scuole, il parroco di Tenda che si era rifiutato di celebrare la Messa in francese fu espulso immediatamente dal paese. Il 6 maggio fu imposta l’amministrazione francese, che inoltre procedette all’occupazione delle centrali elettriche di San Dalmazzo, Paganin e Piena, quest’ultima distrutta dai soldati tedeschi in ritirata nel Maggio 1945. Praticamente le maggiori centrali idroelettriche della Val Roia, che dal 1914 fornivano energia elettrica a quasi tutto il sistema ferroviario ligure, nonché a gran parte delle industrie dell’Italia nord occidentale, tra cui i complessi siderurgici di Genova e Saronno, i cantieri navali di La Spezia, fino agli stabilimenti chimici di Montecatini, furono sequestrate e fatte proprie dai francesi.
Solo dopo un complesso negoziato internazionale sulla regolamentazione delle acque del fiume Roia l’Italia riuscì a mantenere le centrali più piccole di Airole e Bevera, con una produzione di energia elettrica piuttosto modesta, che fino ad oggi non copre neppure il fabbisogno totale della provincia di Imperia.
Antonio Cataldi, Le annessioni territoriali francesi ai danni dell’Italia imposte dal “Trattato di Pace” del 10 Febbraio 1947, What's up!, 29 gennaio 2021

Tenda. Foto: Alessandro Calzolaro

Mentre gli abitanti della Valle Roia furono liberati dai partigiani italiani della V Brigata Garibaldi “Nuvoloni”, dopo la ritirata tedesca e fascista, un centinaio di soldati del 29° Régiment Tirailleurs Algériens occupò Tenda e Briga il 26 e 27 aprile 1945.
Lo stesso giorno il comando francese ordinò il disarmo dei partigiani, che ebbero solo sei ore di tempo per lasciare la zona e togliere le bandiere italiane dagli edifici pubblici e dai monumenti. Il 28 aprile arrivarono da Nizza numerose famiglie francesi con camion militari e a esse furono date riserve alimentari, bandiere francesi, foto di De Gaulle. L’indomani gli abitanti di Tenda e Briga videro i muri dei loro paesi tappezzati di scritte e di manifesti francesi, mentre il Comité de Rattachement dichiarava decadute le amministrazioni italiane.
Il 29 aprile 1945, i francesi tennero un plebiscito farsa per formalizzare l’annessione. Al referendum si poteva votare solamente per l’annessione o per l’astensione, senza l’opzione di rimanere con Roma. A Briga si contarono 976 voti per la Francia e 39 schede bianche; a Tenda 893 favorevoli e 37 schede bianche. Il solo modo di opporsi era non votare, ma chi avesse deciso in questo senso si sarebbe visto ritirare la carta annonaria.
Il Comité de Rattachement, impedì l’uso della lingua italiana a scuola, furono cambiati i nomi delle vie e il parroco di Tenda, don Ginata, il quale si era rifiutato di celebrare la Santa Messa in francese (si era sempre celebrata nel vetus ordo in latino), fu obbligato a lasciare subito il paese.
Il 6 maggio venne imposta a Tenda e Briga l’amministrazione francese dal prefetto delle Alpi Marittime, e i francesi occuparono le centrali dell’acqua: la sola risorsa economica d’una valle già molto povera.
A San Dalmazzo, l’ingegnere Alessandro Bosis, che aveva fatto la Resistenza, fu arrestato: si era opposto alla confisca della centrale italiana di cui era direttore; i francesi avevano dirottato l’acqua verso la loro riviera.
Su richiesta del governo italiano, gli americani cercarono di entrare nella valle per favorire una pace tra francesi e italiani che non avrebbe contemplato cessione di territori, ma il comando francese si oppose e gli Alleati s’insediarono simbolicamente nella zona, senza tuttavia esercitare alcun potere.
La Francia occuperà l’entroterra con il Régiment Tirailleurs Sénégalais e arriverà fino a Imperia.
Roberto Saletta, L’annessione alla Francia di Briga e Tenda nel 1947, etnie, 4 settembre 2017    
 

domenica 23 febbraio 2020

Il comando tedesco ordinò l'evacuazione degli abitanti di Airole (IM)

Una vista del paese di Airole (IM)
 
In base agli accordi presi a Casalecchio, nei pressi di Bologna, tra comandi supremi italiano e tedesco il 15 agosto 1943, la sostituzione del contingente italiano in Provenza con quello tedesco avrebbe dovuto ultimarsi entro il 9 settembre '43. Mentre le operazioni si stavano ultimando, giunse al comando dell'armata una comunicazione, "Memoria 44", in cui in previsione di una possibile aggressione tedesca veniva disposto che le divisioni Pusteria e Taro della IV armata fossero raccolte nelle valli Roja e Vermenagna "per interrompere le vie di comunicazione della Cornice..."                                         
Mario Torsiello (a cura di), Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943, Stato maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, Roma, 1975

Doc. 33 (BA-MA, RS 2-2/27) - Comunicazioni del Quartiermeister (sezione dello stato maggiore addetta, tra l'altro, ai rifornimenti ed all'amministrazione dei prigionieri di guerra) del II. SS-Panzerkorps all'Heeresgruppe B. 17-9-43: "Lungo la strada Cuneo - Ventimiglia, catturati al Colle di Tenda un btg. ed a Briga due btg. del 7° regg. Alpini. I cannoni del 5° regg. art., in posizione in montagna, privi dei serventi. A Saorgio, il ponte stradale e quello ferroviario fatti saltare [...]".       Carlo Gentile, Settembre 1943. Documenti sull'attività della divisione "Leibstandarte-SS-Adolf Hitler" in Piemonte, in Il presente e la storia: rivista dell'Istituto storico della Resistenza in Cuneo e provincia

Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in Località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) [del comune di Ventimiglia (IM)] non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» [facente capo alla IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dai primi di luglio alla II^ Divisione "Felice Cascione", alla fine di luglio alla V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi [...] il 14-7-1944 la 5^ e 6^ squadra, al comando del Capo Partigiano, assaltano la Caserma di Olivetta San Michele, catturando la sciarpa littorio Giavelli e tre militi [...]  il 18-7-1944 tre squadre di partigiani assaltano e distruggono la Caserma di Airole (VaI Roia), occupata dalle Brigate Nere e da soldati tedeschi, infliggendo al nemico forti perdite, morti e feriti [...]
MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare - Edita dal Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 - Tipografia Penone di Ventimiglia (IM)

2/9/1944 […] Fermi e decisi, aggrappandoci ai cespugli, scivoliamo giù in mezzo alla roccia e raggiungiamo il piede del viadotto sulla sponda sinistra del fiume. […] Superato il grande ostacolo del Roia, ci dirigiamo verso il paese di Collabassa [Frazione di Airole (IM)]; sul sentiero, fra alberi di pino, incontriamo un giovane di Olivetta San Michele e lo convinciamo a seguirci; il suo nome di battaglia sarà "Pineta", proprio a ricordo del luogo in cui l’abbiamo incontrato. Oltrepassato l’abitato di Collabassa proseguiamo verso il torrente Bevera […]
Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza - Fazzoletti Garibaldini nella ResistenzaIsrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982

In  Val  Roya,  nei  primi  giorni  dopo  lo  sbarco [lo sbarco alleato in Provenza dell'agosto 1944],  giunsero  dall’Italia  tre  battaglioni  tedeschi  con  il  compito  di  «ripulire»  la  zona  dai  partigiani  italiani e francesi. La 148a divisione si attestò il 1° settembre su una linea da Roquebrune fino all’Authion.
Alberto Turinetti di Priero, Il «fronte alpino»: 1944-1945, in  Alpi in Guerra
 
18.9.1944
Nel pomeriggio da parte della V^ Brigata ["Luigi Nuvoloni" dell'appena costituita Divisione "Felice Cascione", trasformazione della precedente IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] è stato effettuato col Mortaio da 81 sulla rotabile Breil-Saorge un'azione di disturbo. È stato possibile tirare solo 11 bombe poiché al primo colpo si è rotto un mollone ammortizzatore di rinculo del mortaio. Sono stati colpiti l'autoparco ed il tratto di strada antistante. Sorpresa e scompiglio da parte dei tedeschi che hanno dato l'allarme generale nella zona sgomberando con evidente disordine l'autoparco, sospendendo la circolazione dei veicoli in detta zona e tirando da Breil coi mortai a Punta Arpetta credendo fossimo in postazione in detta località.
30-9.1944
Una pattuglia del VII Distaccamento della V Brigata si scontrava in perlustrazione con un pattuglione tedesco sopra Saorge. Ne seguiva un breve combattimento nel quale un tedesco veniva ferito. La nostra pattuglia rientrava illesa...
Da un documento ufficiale della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" edito in Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, ed. A.L.I.S, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

 
[...] Verso la metà di Ottobre [1944] i patrioti dell'Abeglio [n.d.r.: monte che separa a levante il paese da Rocchetta Nervina (IM)] scendono in Airole per procurarsi cibo. Bloccato il paese, chiuse le porte della Chiesa dove era molta gente per le funzioni serali, si procurarono un sacco di farina, un mulo col conducente per portarlo via e se ne ritornarono sui monti. Non c'era in paese che qualche tedesco addetto al comando, che non potè reagire; ma tedeschi e fascisti arrivarono ben presto da Ventimiglia a cospargere molte case di catrame, e darvi fuoco coi lanciafiamme per rappresaglia. Fortunatamente non tutte le case incatramate presero fuoco, le fiamme fecero nelle altre pochi danni limitati essendo muri e volte di buona e forte muratura. da Lorenzo Limon, Penna Vintimili, Edizioni Saste, Cuneo, 1962

Nell'Autunno del 1944 i tedeschi in ritirata distruggono completamente a mezzo di cariche esplosive macchinario ed edifici della centrale idroelettrica. Vengono distrutte anche le paratoie di presa e un tratto di galleria di derivazione che alimenta la centrale di Bevera [Frazione di Ventimiglia (IM), alla confluenza dell'omonimo torrente con il fiume Roia]. Distrutta anche la casa di abitazione del personale della centrale.

Il 28 Ottobre 1944 [...]

AVVISO PER LA POPOLAZIONE DI AIROLE
Per ordine del Comando Tedesco per le ore 13.50 tutta la Popolazione deve trovarsi in Piazza per prendere ordini molto urgenti.

Nel pomeriggio all'ora indicata il ventimigliese Palmero Giovanni Battista, sposato con un'airolese, su ordine del comando tedesco dalla scalinata legge alla Popolazione riunita sulla piazza il seguente proclama:
Data la situazione Militare forzata del giorno, il Comando Militare Tedesco ha preso la precauzione e la protezione della popolazione.
Ordina subito l'evacuazione dei seguenti luoghi Airole - Collabassa
[Frazione di Airole (IM)] - San Michele - Olivetta - Fanghetto [i tre principali abitati del comune di Olivetta San Michele (IM)] - Libri - Piena Bassa e Piena Alta [n.d.r.: tre piccoli centri dell'attuale bassa Val Roia francese nel dipartimento delle Alpi Marittime].
Ordina che tutta la popolazione di Airole e Colla Bassa deve trovarsi per le ore 6.30 puntuale sulla strada Statale n 20 di Valle Roya di fronte al Pastificio Pallanca.
Ordina che tutta la popolazione di San Michele, Olivetta, Fanghetto, Libri e Piena deve trovarsi per le ore 7 precise di fronte al Municipio di San Michele.
La popolazione marcia sotto la protezione del Comando Tedesco. Tutti devono portarsi dietro lo stretto necessario per poter camminare. La prima marcia è di Km 25.
Appena la popolazione sarà passata tutti i ponti, gallerie e le mine stradali saranno fatte saltare.
Alcune Compagnie di Truppa Tedesca faranno visita in tutti i dintorni delle piccole Borgate e campagne per vedere se tutti hanno evacuato.
Chiunque verrà trovato sarà calcolato come bandito e sarà subito fucilato.
Nessuno può avviarsi verso Ventimiglia perchè anche
Ventimiglia dovrà evacuare.
La strada è controllata ai posti di blocco e chi verrà trovato sarà passato per le armi.
La vallata è in pericolo di essere occupata da 3000 banditi che si trovano sulle montagne.
Il forno deve lavorare sino alla mezzanotte per poter dare il pane alla popolazione per il viaggio.
Per gli ammalati e vecchi vi sarà una autoambulanza per il trasporto.


La mattina del 29 giorno di Domenica, Airolesi, Olivettani, Collantini, San Michelesi, Fanghettani e Penaschi sotto una pioggia battente si avviano a piedi verso Breglio [Breil-sur-Roya, bassa Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime].
Avevano con sè poche robe che potevano portare in sacchi, valige e pacchi. Qualcuno aveva anche la capra, qualche donna una gallina. Seguivano in autocarro ammalati, vecchi e bambini.
Vigilati da soldati armati, marciavano tristi per l'abbandono  del paese in circostanze ben diverse da quelle del precedente esodo.
A Breglio la pioggia cessò, il paese era deserto, la popolazione l'aveva sgombrato da poche ore. Pernottarono a Fontan [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] nel cinematografo e in Chiesa.
Il giorno 30 ripresero la marcia per Tenda, donde proseguirono in treno per Torino.
Durante la sosta a Tenda [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] alcuni si erano sbandati. Capre e galline erano state vendute o mangiate. A Torino furono ricoverati nelle casermette di Borgo San Paolo.
Alcuni Airolesi che avevano evitato di sgomberare il paese si rifugiarono nelle campagne e altri a Trucco [Frazione di Ventimiglia (IM)].
Ricordano i vecchi:
Oltre ad abbandonare le case senza aver potuto portare alcuna cosa, abbiamo lasciato gli alberi d'olivo carichi di frutto per un'annata quale non si ricordava da anni.

Lorenzo Rossi, Airole 500 anni. La storia di un paese nella cronaca di cinque secoli, Comune di Airole, Stabilimento grafico "Priamar" di Savona, 1998
 
 
I rapporti con la popolazione sono tesissimi. Il nemico s'impossessa di radio, muli, materassi, viveri e così via.
Il 29 ottobre 1944, giornata di pioggia dirotta. La popolazione è deportata al completo, deve andare a piedi fino a Tenda. Scene pietose di mamme con lattanti in braccio e ammalati costretti dalla frusta tedescaa muoversi a passo di corsa, vecchi maltrattati in continuazione. Alcuni riescono a fuggire e a nascondersi a Tenda e a Briga. Con la popolazione di Airole c'è anche quella di Collabassa, Olivetta, Piena e Fanghetto. Da Tenda la popolazione è portata in treno fino a Torino e alloggiata nelle casermette di Borgo San Paolo, dove niente era stato preparato poiché le autorità non erano state avvisate. Ed è lì che periscono ben quattordici persone, di cui dieci di Airole. Durante l'assenza della popolazione i tedeschi bruciano tutto il paese. Nella giurisdizione del territorio comunale di Airole risultano quattrocento fabbricati gravemente danneggiati in centro capoluogo e centocinquanta nella frazione di Collabassa. Sovente il Comune è soggetto a bombardamenti aerei. A causa di mine muoiono i cittadini Andrea Biancheri fu Giacomo, Andrea Biancheri di G.B., G.B. Biancheri fu Tommaso, Maria Biancheri sua moglie, Maria Odero in Pallanca, Carlo Pallanca fu Carlo, Carlo Pallanca fu Antonio, Lorenzo Pallanca di G.B., Teresa Pallanca.
Dai tedeschi sono uccisi i cittadini G.B. Boetto fu Lorenzo e Pietro Pallanca fu Pietro. Di Airole cade il partigiano Antonio Pallanca fu Lorenzo, ucciso dai tedeschi a Ventimiglia. Torneranno reduci dalla Germania Armando Pallanca, Dioniso Pallanca e Giovanni Pallanca. Si adoperava per alleviare le sofferenze della gente del paese il parroco Don Pasquale Aicardi.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016, p. 230
 
Centrale idroelettrica di Airole (IM): part.

16 febbraio 1945 - Dal comando del I° Battaglione "Mario Bini", prot. n° 45, al comando della V^ Brigata  e al comando della II^ Divisione - Comunicava...  che a Briga Marittima erano stanziati circa 100 uomini tra tedeschi e russi, oltre a 40 genieri della RSI; che sempre da Briga erano fuggiti una ventina di soldati, in prevalenza russi, ricercati dai tedeschi; che Tenda era stata bombardata da aerei alleati, che avevano causato la morte anche di 2 ufficiali; che Fontan, Saorge, Forte Tirion e San Michele  [Frazione di Olivetta San Michele (IM)] erano occupati da tedeschi, che Breil, Libri, Piena e Olivetta [il borgo principale di Olivetta San Michele] erano terra di nessuno.

30 marzo 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" ed al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Direttiva di stilare piani adeguati per impedire tentativi nemici di sabotaggio degli impianti elettrici di San Dalmazzo di Tenda, Airole, Oneglia e Bevera. "Occorre disarmare con urgenza le guardie nemiche prima che accada l'irreparabile". 

19 aprile 1945 - Da "Tina" [probabilmente Battistina Mucignat, nata a Rezzo (IM) il 29/10/1916, patriota della IV^ Brigata "Elsio Guarrini"] al comandante [della II^ Divisione "Felice Cascione"] "Vittò" [Giuseppe Vittorio Guglielmo] - Segnalava che "Briga è campo libero, nella notte partiranno tutte le truppe, nella giornata in corso non opereranno alcuna sortita, regolarsi di conseguenza".

da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999  


Il 25 Aprile del 1945, terminata la Seconda Guerra Mondiale, poco per volta ritornano come possono gli abitanti.
Il paese da sei mesi abbandonato è devastato, la maggior parte delle case bruciate e quelle risparmiate dalle fiamme sono vuote vuote, demolite le porte e finestre, non esiste luce elettrica, le campagne abbandonate, la Piazza invasa dalle erbe.
In questo allucinante scenario una sola risorsa, l'ulivo.
Nell'inverno e nella primavera del 1945 l'Esercito Germanico per procurarsi olio diede inizio alla raccolta delle olive utilizzando per aramare ossia bacchiare e far scendere il frutto dagli alberi, abitanti di Rocchetta, Dolceacqua [in Val Nervia] e Trucco che venivano trasportati in paese con autocarri militari.
La maggior parte della raccolta avvenne nelle terre del Piano vicine al paese e questo lavoro costò anche morti per causa dei bombardamenti e mitragliamenti degli Anglo Americani quando dall'alto notavano i teli stesi nelle fasce per la raccolta.
Ciò nonostante quando agli inizi di Maggio ritornano gli abitanti trovano ancora la grandissima parte degli alberi con i frutti pendenti e per terra le olive cadute mantenutesi in buonissimo stato stante l'erba alta cresciuta nelle fasce.
[...]
L'olio prodotto viene consumato, barattato , venduto e anche portato di contrabbando in Francia quasi giornalmente da decine di paesani che a spalle utilizzano tutti i sentieri conosciuti in ispecie partendo dalle campagne del Fasceo.
Il paese è in questo periodo occupato da truppe Francesi ed il 5 Maggio viene in Airole in visita il Comandante Francese Generale Doyen. Appaiono sui muri scritte favorevoli al passaggio alla Francia.
Uno dei primi provvedimenti delle Autorità d'occupazione Francesi è quello di dare un autogoverno al paese e a questo scopo nominano Sindaco di Airole il sig. Molinari Vincenzo (Vinsè).
L'Amministrazione Militare Francese nella persona del Capo di Battaglione Girard l'11 Giugno organizza il rimpatrio di 750 persone provvenienti da Torino ed abitanti in Airole e Olivetta San Michele.
Vengono disposti 3 convogli di 20 camion con partenza da Cuneo nei giorni 12, 15 e 18 Giugno con l'accompagnamento di 2 interpreti. Viene predisposto un posto di ristoro a Borgo San Dalmazzo [(CN)].
Terminata la Guerra e rientrata la popolazione, piano piano cominciarono a ritornare anche gli airolesi militari sparsi in tutta Europa, dalla Germania ai Balcani, dalla Francia al Sud Italia e alcuni dall'Africa e dall'Australia dove erano finiti nei campi di prigionia. La lenta ripresa fu ostacolata anche dal gravissimo pericolo dei residuati bellici, mine in particolare, che apportarono morti e feriti specialmente nella zona di Collabassa. [...]
Lorenzo Rossi, Op. cit.
 
... in seconda urgenza  [lavorare al ripristino dei] ponti ad Airole nella Val Roia... Ad Airole, che era stata completamente evacuata, c'è una scarsa presenza di truppe e si aggirano solo pochi abitanti...
rapporto dell'Armata Francese in data 14 maggio 1945 - stralcio di documento (Archivio francese SHAT) rintracciato da Giuseppe Mac Fiorucci in preparazione di Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM) > 2007
 
 










Ad ottobre 1945, come si può notare dai documenti qui sopra pubblicati, i problemi di Airole erano ancora piuttosto acuti.
Adriano Maini

sabato 7 dicembre 2019

Attacchi partigiani a Briga Marittima

Briga Marittima (La Brigue, Val Roia, dipartimento francese delle Alpi Marittime ) - Fonte: Wikipedia

Interessava al nemico tedesco la linea ferroviaria di Val Roia, che era di facile comunicazione con Piemonte e Nizza. Abbandonare la zona significava invitare i partigiani della Liguria ad unirsi con quelli del Piemonte, sempre che i partigiani badogliani accettassero di cooperare con i garibaldini dalla stella rossa.
Vitò [Vittò/Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo, organizzatore di una delle prime bande partigiane in provincia di Imperia, poi comandante di un Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"] conosceva bene i luoghi. Li aveva percorsi quando, ancora giovanissimo, tentava di passare in Francia per andare ad arruolarsi con le truppe volontarie che avrebbero combattuto contro Franco in difesa della Repubblica Spagnola.
La banda di Vitò tentò qualche azione di disturbo all'inizio della primavera del 1944.
Venne organizzato un attacco a Briga Marittima [La Brigue, dipartimento francese delle Alpi Marittime].
Anche per l'alterigia dei partigiani francesi, che rivendicavano solo loro di poter compiere azioni (almeno le avessero fatte!) nel territorio di loro competenza, i garibaldini procedettero attraverso Cima Marta.
A Briga il gruppetto di fascisti, tutti giovanissimi e di recente leva, presi alla sprovvista, non reagirono all'arrivo dei patrioti e si lasciarono disarmare. Temevano giunta la loro ultima ora.
Vitò parlò loro: "Non temete. Non siamo cattivi.  Abbiamo bisogno delle vostre armi. Ho notato che siete stati intelligenti quando le avete consegnate... salite con noi in montagna, vi accoglieremo con simpatia... vi lasciamo qui nella vostra postazione e non vi facciamo alcun male. Non tentate nessun atto di tradimento. Abbiamo tagliato i fili del telefono e  del telegrafo. Nelle alture qui sopra ho lasciato alcuni miei uomini per vigilarvi. Ci rivedremo presto..."
don Ermando Micheletto *La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
* ... Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell'assistenza e per captare messaggi radio. Giovanni  Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia


Il 23 maggio 1944 cinque partigiani dislocati all'Alpetta percorrono l'antica strada della Val Bendola e raggiungono Saorge [nella Val Roia francese]. La loro, oltre ad essere missione ispettiva, ha come primario fine l'acquisto di sale e altri generi alimentari. Improvviso ed inatteso lo scontro con una pattuglia tedesca. I partigiani prendono l'iniziativa ed aprono un serrato fuoco d'armi automatiche. La sparatoria è di breve durata; tre tedeschi cadono feriti. Per prudenza, il capo partigiano ordina ai suoi di ritirarsi,  il che avviene in buon ordine.
Don Nino Allaria Olivieri in "La Voce Intemelia" - Aprile 2008, articolo ripreso in "Quando fischiava il vento - Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia" di Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015 
 
A Cima Marta trovano il 4° distaccamento di Tento e di "Marco" [Candido Queirolo] in grande entusiasmo per un'azione fatta poco prima (26 maggio 1944) a Briga Marittima, dove i partigiani avevano catturato una quindicina di militi fascisti, alcuni carabinieri, un cospicuo bottino di armi, munizioni, materiale vario e viveri. Qui appresso si espongono alcuni dettagli sul fatto. In Briga Marittima un gruppo di partigiani è mandato da "Marco" a sorvegliare il capostazione, conosciuto come fascista; il capo del gruppo partigiano, arrivando, trova il capostazione al telefono; il capostazione fugge, lasciando  il microfono aperto; il partigaino si avvicina, prende il microfono; e ode quanto segue: "Si parla da San Dalmazzo di Tenda, dal comando fascista"; poi: "Quanti sono? Sono armati?". Il partigiano intuisce e risponde: "È stato un falso allarme; erano fascisti di ritorno". Un ferroviere lo informa che il capostazione ha telefonato anche ai tedeschi di Breil [sur-Roya]; il partigiano fa nuovamente il numero di Breil e dà lo stesso contro avviso. In questo modo si evita l'attacco e l'azione riesce. Il capostazione corre in bicicletta sulla strada che va dalla stazione al ponte sul fiume; qui due partigiani di pattuglia gli impongono di fermarsi; reagisce, vi è una sparatoria e resta ucciso mentre fugge.
Giovanni Strato, Op. cit.

Briga

A giugno 1944 Vitò [ormai in procinto di diventare comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] ripensò ai fascisti di Briga.
Incaricò Vladimiro [Wladimiro, Angelo Apollonio] e Pagasempre [Arnolfo Ravetti, in seguito Capo di Stato Maggiore della V^ Brigata della II^ Divisione] di andare ad ispezionare il paese...
... Pagasempre era il primo della fila con il compito dell'avanscoperta. Ci fu un falso allarme. Si buttarono a terra. Poi tutti si alzarono, meno Gin, che approfittando della sosta, schiacciava un pisolino. Venne rimproverato da Serpe [Isidoro Faraldi, in seguito comandante del 1° Distaccamento del II° battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata]. Seguì [un simpatico] battibecco tra i due con Vladimiro a mettere pace...
Gli uomini, dopo ore e ore di marcia, giunsero alla meta. Bisognava impossessarsi della stazione ferroviaria, perché nel pomeriggio, come annunciato da informatori, sarebbe arrivato un carico di viveri. I quattro mulattieri che seguivano si fermarono nascosti con gli animali tra alti cespugli. Essi dovevano caricare il bottino e portarlo al comando.
Fu facile immobilizzare i due soli addetti alla stazione. Occorreva evitare che i fascisti andassero alla stazione.
Pagasempre con 5 uomini bloccò i fascisti nella loro casermetta. Non avevano molte armi. Dal primo incontro con i partigiani comandati da Vitò non erano stati riarmati se non con pistole e due fucili. Erano affamati. I poveretti non osavano andare in montagna. I superiori li consideravano dei vili, perché si erano lasciati diasrmare. Temevano un processo di guerra.
Il treno, formato da due soli vagoni, infine arrivò.
Il macchinista era incaricato della consegna dei pacchi. Sorpreso dai partigiani, non oppose alcuna resistenza. Un partigiano, già addetto in ferrovia, rese la macchina inservibile, manomettendone alcune parti. Vennero tagliati un'altra volta i fili del telfono e del telegrafo.
L'azione riuscì più facile di quanto si fosse pensato.
Il bottino fu piuttosto misero: cinque quintali di riso, scatolame e tanto pane.
I fascisti del caposaldo furono costretti a portare i sacchi verso i muli e a caricarli.
Anche i due della stazione e il macchinista furono trascinati via [per un tratto del cammino di ritorno dei garibaldini] come ostaggi.
Pagasempre lasciò un sacco di riso e qualche scatoletta ai fascisti, dicendo loro: "Vedo che siete affamati più di noi. Vi lasciamo un po' di viveri. Prima però accompagnateci per un pezzo di strada..."
Gin era costretto a fare da guardia ai fascisti...
Qui narra Pagasempre: "Quei disgraziati ci ringraziarono, ma nessuno di loro volle venire con noi... In circa otto uomini tornammo in paese, perché dovevamo avere dei contatti con nostri informatori. Dopo di che tornammo sui nostri passi e riprendemmo la salita verso Cima Marta. Giunti al santuario della Madonna di Fontane... La nostra spedizione non doveva finire bene. Forse non avevamo previsto tutto. Non sapevamo se i fascisti avessero qualche altro mezzo di comunicazione con il loro comando... ci vedemmo piombare addosso due camion di cosacchi. Almeno così credemmo. Non li avevamo sentiti arrivare..."
... Pagasempre e Serpe si erano nascosti insieme... I cosacchi, pensando che i partigiani fossero molti... piazzarono un mortaio di piccola gittata e con questo battevano sistematicamente ogni cespuglio. Pagasempre continuava a sparare per tenere distanti i nazisti...
Pagasempre... "... fui investito da schegge e materiale terroso. Svenni... Ero ferito al braccio sinistro e al collo... Lavai le ferite e mi fasciai come potei con il fazzoletto e con brani della mia camicia... Dei miei compagni più nessuna traccia..."
Pagasempre aveva protetto la ritirata dei compagni...
"Ebbi la fortuna di incontrare a Cima Marta Leo Anfossi, Pavia [medico della V^ Brigata], il nostro medico. Mi prestò cure adeguate..."
Gli uomini del gruppo si erano ritirati ognuno per proprio conto. Mancava, purtroppo, Vladimiro che, preso prigioniero, fu mandato in un campo di concentramento in Germania: comunque si salvò e riuscì a tornare a casa finita la guerra.
Nel bosco con i partigiani erano nascosti anche due giovani che preferivano vivere da soli: furono presi dai nazifascisti, portati a Tenda e fucilati...
don Ermando Micheletto, Op. cit.
 
... l'azione dei giorni 18-20 settembre 1944 del gruppo mortaisti della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" ai danni dell'autoparco tedesco di Saorge, azione con la quale vennero danneggiati diversi camion e fu incendiato un deposito di carburante...
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999