mercoledì 19 febbraio 2020

Avevo chiesto a Bentley di far giungere con i lanci un binocolo

Il tratto finale del percorso fatto via mare di notte dal capitano Bentley per arrivare tra i partigiani imperiesi

Da parte alleata gli aiuti furono del tutto inesistenti fino al terminare dell'anno 1944. Ai primi del 1945 vennero inviati presso le nostre formazioni di montagna ufficiali di collegamento, la cui opera fu talvolta preziosa più dal punto di vista morale che materiale... fu soltanto nel marzo del '45, a poche settimane dalla liberazione che qualche limitato invio di armi automatiche si effettuò da parte alleata, via mare, grazie, peraltro, al coraggio ed alla determinazione dei nostri ragazzi, e solo una prima volta volta in marzo... lanci...
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975


[  Il capitano Robert Bentley, dello SOE britannico, era l'ufficiale di collegamento degli Alleati con il comando partigiano della I^ Zona Operativa Liguria. Era sbarcato sulla costa del ponente ligure nella notte tra il 6 ed il 7 gennaio 1945  ]

Inediti documenti, provenienti dai National Archives di Londra (1) che riguardano l’arruolamento di agenti italiani per il Soe (Special Operations Executive) danno nuova luce alle fonti orali, raccolte in questi anni, rivelando una realtà variegata e complessa, in cui il coraggio e la diplomazia cementarono la lotta al nazifascismo, ma lasciarono emergere alcune ambiguità.
Marilena Vittone, "Neve" e gli altri. Missioni inglesi e Organizzazione Franchi a Crescentino, in "l'impegno", n. 2, dicembre 2016, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia
(1) L’Esecutivo Operazioni speciali [SOE] era un’organizzazione segreta inglese, nata nel 1940; in Italia operò dall’8 settembre 1943 con sabotaggi e incursioni dietro le linee tedesche. La rete di agenti sparsi in Europa era stata incaricata di sfruttare il ruolo dei gruppi di resistenza, presenti in ogni paese occupato, per favorire e coadiuvare le operazioni militari decise dall’Alto Comando interalleato. In Italia è nota con il nome di Number 1 Special Force e seguì le varie formazioni partigiane. 

... Fragola-Doria [Armando Izzo, comandante della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"]: "Volevamo le armi per tornare nella nostra regione e partecipare alle lotte per l'allontanamento dei tedeschi. Ricordo un episodio che mi ha lasciato un po' d'amarezza. Avevo chiesto a Bentley di far giungere con i lanci un binocolo, tanto desiderato da Pagasempre [anche Ruffini, Arnolfo Ravetti, Capo di Stato Maggiore della V^ Brigata], che ne era sprovvisto. Giunse il lancio e in un pacco trovammo un astuccio di un grosso binocolo, però vuoto. Anche il Capitano non seppe spiegarsi il fatto. Io rimasi male. Non potevo pensar male del capitano [Bentley], anche se un terribile sospetto mi tormentava, ma propendevo per una dimenticanza dei confezionatori del pacco. Poteva essere."
"Il mio dubbio si cambiò in meraviglia per un episodio commovente. Un pacco paracadutato, appartenente personalmente al capitano Bentley, fu portato direttamente a lui. Nella baita, in cui eravamo, al chiarore tenue di una lucerna, l'inglese sfasciava il pacco. Lo potevamo vedere benissimo. Da un pacco estrasse qualcosa che sembrava un grosso fazzoletto. Se lo portò, commosso, lo si vedeva, alle labbra e lo baciò. Non comprendemmo e quanti erano presenti ci guardammo negli occhi esprimendo curiosità. Io specialmente forse più incuriosito, in quanto non vedevo tanto bene, causa la mia miopia, volevo sapere che cosa aveva baciato il Capitano. Riuscii ad avvicinarmi e a guardare da vicino l'oggetto fatto segno della mia curiosità. Era una bandiera inglese. Riflettei molto sul fatto. Chissà se uno di noi, solo, disperso in una baita, su monti stranieri ed in guerra, trovandosi tra le mani una bandiera italiana, l'avrebbe baciata! Mi ricordo bene che, prima di baciarla, si era tolto il basco che teneva in testa. Certo l'ho ammirato."
Qualcuno però pensò che lui baciasse il contenente del gruzzolo non indifferente di danaro, che avrebbe dovuto sostenere i partigiani. Malelingue!
don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero  Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975


13 febbraio 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 287/SIM, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Chiedeva di comunicare al capitano Roberta [capitano Bentley] il bombardamento alleato di Sanremo, avvenuto il giorno prima.
3 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 358, alla Sezione SIM della V^ Brigata, all'Ispettorato della I^ Zona Operativa Liguria ed al "Capitano Roberta" [capitano Bentley] - Comunicava che il bombardamento subito da Sanremo il 2 marzo dalle ore 12.15 alle ore 16.30 ad opera di 2 incrociatori e di 2 cacciatorpediniere non aveva colpito nessun obiettivo; che molti proiettili sparati nell'occasione erano caduti in mare; che le azioni aeree che erano seguite avevano colpito il centro di Sanremo e la stazione ferroviaria di Ospedaletti; che nella notte militari delle Brigate Nere avevano rastrellato la zona Taggia-Ceriana, causando la morte di 4 patrioti e l'arresto di altri 4, portati a Villa Magnolie.
5 marzo 1945 - Dal capitano Roberta [capitano Bentley] al C.L.N. di Sanremo - Nella missiva il capitano ringraziava per gli schizzi topografici e per le informazioni ricevuti; consigliava di tenere controllata la zona, soprattutto per possibili sganciamenti del nemico; ricordava che il Comando Supremo [alleato] del Mediterraneo "riconoscerà nell'Italia liberata solo le amministrazioni ed i comandi militari che daranno prova di funzionare regolarmente: questi saranno confermati nel loro lavoro di collaborazione con il governo militare alleato".
9 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 327/SIM, al CLN di Sanremo, Sez. SIM - Avvisava che il capitano Roberta [capitano Bentley]  per ragioni cospirative aveva cambiato il nome di battaglia in R.C.B.
17 marzo 1945 - Dal comando ['Giorgio' Giorgio Olivero, comandante] della VI^ Divisione al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Svolgeva una lunga relazione soprattutto sul tema degli aviolanci alleati, di cui si riportano qui di seguito singnificativi stralci: "... il giorno 13 u.s. si è effettuata l'operazione lancio nella località convenuta [Piano dell'Armetta nei pressi di Alto (CN)]; sono stati lanciati 33 colli di cui 28 recuperati nella serata ed i restatnti 5 nella successiva mattinata. Non è stato possibile per il disturbo alle stazioni radio ricevere il messaggio per il lancio del giorno successivo. Tutte le tracce del lancio sono state cancellate anche grazie alla popolazione, di modo che i tedeschi non hanno trovato nulla. Data l'esperienza si consiglia di potenziare l'ascolto messaggi mediante l'aumento delle apparecchiature sulle 3 linee, visto che si è ordinata la revisione dell'impianto di Nasino. È da evitare inoltre il lancio in giorni consecutivi, poiché vi è un'unica via di deflusso rappresentata da una mulattiera ed è, quindi, impossibile creare una colonna eccessivamente grande di muli, perché desterebbe sospetti ed in quanto l'occultamento del materiale va eseguito a spalla. Il luogo si è mostrato idoneo allo scopo, per cui per il prossimo lancio si richiedono 150-180 colli. Non servono fucili, ma armi automatiche, mortati leggeri, bombe anti-carro. Il collo indirizzato a 'Roberta' [capitano  Bentley] contiene 2 R.T. [radiotrasmittenti]: si prega di inviare degli uomini a prelevarle. Il giorno 11 u.s. è stata bombardata Ormea ed è stata colpita la sede del generale. Alcuni garibaldini hanno requisito in detto comando vario materiale, tra cui una lettera di cui si invia traduzione circa gli spostamenti delle truppe tedesche. Sopra Ormea i tedeschi accendono fuochi per ingannare gli aerei alleati".
13 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Bentley] al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Si segnalava di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, probabilmente nella zona della foce del Rattaconigli, un piccolo rio, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti].
24 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione "Felice Cascione" - Scriveva che "il capitano "Bartali" [Giovanni Bortoluzzi] raggiungerà il comando divisionale in indirizzo e sarà l'incaricato della missione alleata presso il comando divisionale, funzionando da collegamento tra lo scrivente comando ed il comando divisionale. Bartali dipenderà dal capo missione "capitano Roberta" [capitano Bentley]. Si prega di fornire "Bartali" di tutto ciò di cui ha bisogno, nonché di alcune staffette e della puntuale segnalazione di tutte le azioni svolte dalla Divisione".
Robert Bentley - Fonte: Special Forces Roll of Honour

da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)- Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

venerdì 14 febbraio 2020

Azioni dei partigiani imperiesi nella prima metà di giugno 1944

 
Notiziario dei Distaccamenti garibaldini imperiesi n° 1 dell'8 giugno 1944. Archivio: Isrecim. Foto: Rete Parri

 
Notiziario dei Distaccamenti garibaldini imperiesi n° 2 del 12 giugno 1944. Archivio: Isrecim. Foto: Rete Parri

Ben riuscito il colpo di mano del I° Distaccamento a Capo Berta: strada fatta saltare, 2 tedeschi uccisi.
Esemplare l'azione dello stesso Distaccamento sulla strada di Colle San Bartolomeo: un ufficiale superiore, un ufficiale e un soldato tedesco uccisi.
Bella l'azione del 4° Distaccamento a Perallo [nel comune di Molini di Triora (IM)]: 2 tedeschi e 3 soldati italiani uccisi.
Notiziario dei Distaccamenti garibaldini imperiesi n° 1 dell'8 giugno 1944. Archivio: Isrecim. Foto: Rete Parri
 
I rapporti delle autorità locali fasciste ai superiori sono caratterizzati da volute esagerazioni circa i pericoli da affrontare.
Adriano Maini

La prima quindicina del corrente mese di giugno è stata caratterizzata da un aumento considerevole dell'attività dei ribelli, che operano frequentemnte nelle immediate vicinanze dello stesso capoluogo.
I singoli più importanti episodi sono stati di volta in volta segnalati al Ministeero con i telegrammi giornalieri e con le relazioni settimanali.
[...] Si calcola che il numero dei ribelli aggirantisi per le montagne della provincia di Imperia, al confine di quella di Cuneo, ascende ad alcune migliaia.
Alcuni paesi montani come Nava, Borgomaro e Pieve di Teco sono controllati esclusivamente dai ribelli, in quanto quei Distaccamenti della G.N.R. sono stati o prelevati dai ribelli o ritirati per misura prudenziale.
[...] Il Questore ausiliario Durante Ermanno ha lasciato l'ufficio perché destinato alla Questura di Pavia. Non è ancora giunto il successore [...]
p. il Questore di Imperia, Relazione quindicinale sulla situazione politica, funzionamento servizi, attività di polizia, Imperia, 16 giugno 1944 - XXII. Documento <MI DGPS DAGR RSI 1943-45 busta n° 4> dell'Archivio Centrale dello Stato di Roma  

[...] Se nel corso del mese di giugno le battaglie frontali e di grande rilievo sono quelle di Badalucco, Pizzo d'Evigno [nel comune di Stellanello (SV)] e Carpenosa [località di Molini di Triora (IM)], fatti d'arme a catena si verificano in ogni angolo della provincia di Imperia.
Ogni balza, costone, cespuglio rappresentano un agguato per le forze nazifasciste ed i percorsi dei loro automezzi risultano sempre un'avventura, sia lungo la statale n. 28 e l'Aurelia, sia lungo tutte le altre strade che serpeggiano nelle valli.
Il numero dei morti, dei feriti, del materiale perduto dalle truppe d'occupazione è, più che rilevante, preoccupante ed a ritmo ininterrotto.
[...]
1-6-1944 - Sabotaggio, con una forte carica di dinamite, al ponte dell'Antognano sulla via Aurelia nei pressi di Albenga [(SV)] con conseguente sospensione del traffico da parte dei Tedeschi.

3-6-1944 - Rientra al distaccamento «Tito» [dal nome del comandante, Rinaldo Risso] la prima squadra, rinforzata da qualche elemento del comandante Ernesto Ascheri (Livio), reduce da un'azione compiuta nella zona di Mendatica ove ha distrutto gli incartamenti municipali, tranne lo stato civile e i registri degli accertamenti agricoli.

4-6-1944 - Due squadre del 3° distaccamento guidate da «Ivan» [Giacomo Sibilla], delle quali fanno parte «Battaia» [Bruno Semeria], «Bacistrasse» [Giobatta Gustavino] e «Kisne», attaccano una ventina di Tedeschi lungo la statale n. 28 nel tratto sovrastante San Lazzaro Reale, paesello sulla direttrice per Borgomaro. Due Tedeschi rimangono uccisi. Bottino: un Majerling e  munizioni.
Una pattuglia del 1° distaccamento disarma in Ville San Pietro [Frazione di Borgomaro (IM)] i componenti della guarnigione di guardia alla polveriera. Bottino: sei moschettti, cinque pistole, munizioni e materiale vario.
Uomini del 6° distaccamento di «Mirko» [Angelo Setti] attaccano e distruggono il presidio tedesco di Santa Brigida di Andagna [Frazione di Molini di Triora (IM)]; fanno altresì brillare il campo minato messo dai Tedeschi a loro protezione nel mese di settembre 1943.

5-6-1944 - Una squadra del 4° distaccamento, comandata da «Marco» [Candido Queirolo], attacca un gruppo di nazifascisti in località Ponte di Glori [località di Molini di Triora (IM)], uccidendone cinque. Tutti i nostri rientrano alla base.
Nei pressi di Diano Marina, due Tedeschi rimangono uccisi in un scontro con una pattuglia del distaccamento «Volantina» [comandata da Mancen, Massimo Gismondi].
Nel tardo pomeriggio un gruppo del 3° distaccamento «Inafferrabile» [comandata da Ivan, Giacomo Sibilla] si porta nei pressi di Carpenosa [località di Molini di Triora (IM)], per disarmare il posto di blocco tenuto da due Austriaci e da quattro repubblicani.
Il gruppo giunto nelle vicinanze viene avvistato ed i due Austriaci invitano i partigiani a scendere, facendo capire di aderire alla Resistenza. Uno dei due dice di essere iscritto al Partito Comunista di Vienna.
I tre repubblichini sono disarmati e lasciati in libertà. Bottino: un fucile mitragliatore S. Etienne, due fucili ta-pum, tre moschetti e un lancia bombe.

6-6-1944 - Una squadra del 3° distaccamento di Giacomo Sibilla (Ivan) disarma tre militi repubblicani nel paese di Agaggio [località di Molini di Triora (IM)]. Un nucleo di sedici uomini del medesimo distaccamento disarma i carabinieri di Borgomaro che non oppongono resistenza. Sono incendiati altresì l'esattoria, il dazio e il municipio.
Eguale azione viene compiuta nei comuni di Chiusanico e di Chiusavecchia.
Un nucleo di patrioti della formazione di Angelo Perrone (Vinicio) disarma a Pietrabruna due militi ai quali è concessa la vita per espresso desiderio della popolazione; distribuisce agli abitanti 150 carte annonarie; distrugge l'ufficio accertamenti agricoli, le liste di leva e quanto può indirizzare i fascisti al forzato reclutamento dei giovani.
A Molini di Prelà, il medesimo nucleo rende inservibile un'autocorriera (requisita in precedenza dai Tedeschi per inviarla in Germania) asportando pezzi vitali dal motore.
Le due azioni sono dirette dal caposquadra Bruno Aliprandi (Dimitri). Un'altra squadra della stessa formazione distrugge l'ufficio accertamenti agricoli e le liste di leva nel comune di Rezzo.

7-6-1944 - «Cion» [Silvio Bonfante, eroe della Resistenza] uccide tre Tedeschi nei pressi di Imperia.
Una pattuglia del 5° distaccamento disarma sei Guardie di Finanza in località Muratone ed asporta il materiale utile trovato in caserma [Strato, invece, come si può vedere infra, colloca quest'azione qualche giorno più tardi].
Una squadra del distaccamento «Volante» attacca i Tedeschi nelle vicinanze di Andora [(SV)]; i nostri rientrano al completo; un ferito tra i nemici.

8-6-1944 - Una pattuglia in località Ferriera, con l'appoggio del 5° distaccamento, mette in fuga una sessantina di Tedeschi sopraggiunti nella zona con due camion; quindici morti nelle fila nemiche.
Il distaccamento comandato da Rinaldo Risso (Tito) e da Gustavo Berio (Boris) prende possesso di Villatalla ed organizza nei dintorni azioni di guerriglia.    

9-6-1944 - Una squadra della «Volante», in combattimento nella zona di Stellanello, uccide un milite della Brigata «Ettore Muti» e ne cattura undici. I nemici, inoltratisi nella zona per effettuare importanti azioni di rastrellamento, sono costretti a desistere di fronte all'elevato spirito combattivo dei partigiani.

10-6-1944 - Venti uomini del 4° distaccamento, al comando di Candido Queirolo (Marco), attaccano la postazione tedesca di Carpenosa. Rimangono sul terreno cinque morti (un tenente tedesco, tre soldati della medesima nazionalità ed un sergente repubblichino). Altri otto soldati chiedono di essere accolti in banda e vengono accettati. Vario il bottino.
I garibaldini Marco Agnese, Alessandro [Gino] Carminati, Celestino Rossignoli e Carlo Lombardi, che il giorno precedente erano stati inviati in missione, pernottano in un casone-fienile in Valle Steria, nei pressi di Riva Faraldi. Una delatrice segnala la loro presenza, ed all'alba del giorno 10 sono sorpresi nel sonno da una squadra della G.N.R., comandata da A.C., detto «Capitan Paella». Legati e torturati, sono trascinati presso la carrozzabile della borgata «Molino del Fico» e dopo un sommario interrogatorio vengono barbaramente massacrati a colpi di pugnale e con il calcio del fucile. Viene pure fucilato il civile Angelo Limarelli. Due partigiani di origine siciliana riescono a fuggire.

12-6-1944 - Una pattuglia, al comando di «Marco», attacca in località Carpenosa un forte nucleo di nazifascisti. Tutti i partigiani rientrano all'accampamento; dodici nemici rimangono uccisi. 
 
[...] Già dall'8 settembre 1943, Silvio Bonfante [Cion] è pronto e presente alla lotta e, fin dall'inizio, rivela spiccate qualità di uomo destinato a diventare una guida trascinatrice. Il curriculum di combattente della montagna è più che garante della sua validità. Nel mese di giugno del 1944 ha ormai percorso in lungo ed in largo i nostri monti e le nostre valli. Quante azioni portate a termine! Con ogni mezzo, tritolo o mitra, ha già inferto gravi colpi ai nazifascisti. Ma, ciò che più conta, ha messo a disposizione le sue doti d'organizzatore con cui ha contribuito, in uno sforzo comune con gli altri combattenti maggiormente dotati, a creare l'ossatura di un esercito che, pur affamato e scalzo, infliggerà a Tedeschi ed a fascisti perdite ingenti. Mese di giugno 1944: «Cion» è capobanda della «Volante». Progetta le azioni più rischiose con pochi coraggiosi che, di volta in volta, si sceglie. Gli esiti sono sempre positivi e soddisfacenti. Egli possiede, innate, le doti del comando [...] Le notizie provenienti dai fronti di guerra con i Tedeschi in ritirata, il pensiero dell'imminente fine del conflitto e le sistematiche azioni partigiane a catena, sempre vittoriose sui nazifascisti, le gesta di «Cion» ingigantiscono la figura del condottiero garibaldino, e creano un senso di invulnerabilità e d'invincibilità della «Volante». L'ammirazione cresce e si diffonde ovunque nelle valli e, in tutti i paesi e città, il nome di «Cion» esalta e crea altissimo il morale sia tra i suoi uomini che nella popolazione. Scrive «Magnesia»: "...  «Cion» fu il più noto, il migliore dei capobanda garibaldini. Con coraggio freddo progettava le imprese più spinte e le portava a termine con un pugno di ardimentosi. Aveva tutte le quali1à del capobanda, sapeva ispirare fiducia negli uomini che andavano con lui sereni anche verso l'ignoto, consci di essere ben guidati, che il capo sarebbe andato innanzi a loro esponendosi di persona. Sapeva trascinare i combattenti con l'esempio ma valutava esattamente le situazioni e non arrischiava oltre il necessario ...". Noi esitiamo a sottoscrivere in assoluto il concetto espresso all'inizio del passo citato perchè, nel proseguimento della lotta, altri fior di combattenti sorsero nelle fila; anzi, già c'erano, ma è certo che «Cion» fu nella ristretta cerchia dei migliori. Non c'è dubbio che Silvio Bonfante sia stato un riconosciuto e naturale erede di Cascione: infatti, la I^ Brigata, dopo la sua morte, diventerà nel dicembre 1944 la Divisione d'Assalto Garibaldi ed assumerà il suo glorioso nome.
I Tedeschi e tanto meno i fascisti non osano avventurarsi, da lunga data ormai, per uno scontro armato in montagna da quando un gruppo della Ettore Muti, inoltratosi fino alla località Rossi, era stato annientato interamente e  seppellito sotto i castagni. Morale alle stelle, dunque, e cameratismo profondo tra i partigiani della «Volante» ed afflusso continuo, in primavera ed estate, di giovani dalle città e dai paesi alle bande armate. È vanto d'ognuno far parte della formazione di «Cion», partecipare alla lotta contro i nazifascisti, contribuire alla rinascita del paese.
Inoltre, tra le fila partigiane non si corre il rischio d'incorrere nei crudeli rastrellamenti che i Tedeschi operano tra i civili nelle città e di essere imprigionati o spediti in Germania, o essere costretti ad indossare la divisa della Repubblica di Salò, o inquadrati nell'organizzazione Todt con tutti i rischi e le conseguenze future.
L'afflusso dei nuovi venuti alle bande tocca il ritmo medio di cinque ­dieci unità al giorno; cifra notevole se si considera, come già ricordato, che i partigiani non possiedono caserme, magazzini, grosse scorte, armi e, tanto meno, munizioni per poter far fronte a necessità che, col tempo, diventano sproporzionate rispetto alle obiettive possibilità.
Le imboscate partigiane alle colonne nemiche, l'assalto ai presidii, la distruzione di ponti e vie di comunicazione, i colpi di mano per procurare viveri e munizioni, l'eliminazione delle spie, sono all'ordine del giorno nel mese di giugno. «Cion» per ogni azione da compiere alterna gli uomini per formare nuovi combattenti ed imparare a conoscere d'ognuno le qualità, i pregi, i difetti; quasi per selezione naturale, ognuno scopre in sé le attitudini per lo svolgimento delle mansioni adatte alle proprie possibilità [...] La certezza regna sovrana: nessuna sorveglianza intorno all'accampamento, nessun turno di guardia neppure durante la notte. In definitiva, è convinzione radicata nei partigiani di essere assistiti dalla fortuna; non resta che la battaglia finale e la discesa per liberare definitivamente le Città. Nella prima decade di giugno, la Volante ha tanti effettivi che Cion decide di scinderla e di creare un nuovo distaccamento. Nasce così la «Volantina», come figlia e sorella della «Volante», il cui comando è affidato a Massimo Gismondi (Mancen). Questi, di «Cion», è l'amico fraterno che sempre affiancherà in ogni luogo ed in ogni rischio.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) Vol. II: Da giugno ad agosto 1944, volume edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

Marco Agnese. Fonte: ANPI Savona cit. infra

Marco Agnese.
Nato a Villanova d’Albenga il 16 Luglio 1925; già componente della squadra di Felice Cascione, fa parte della prima “Volante” di “Cion” e “Mancen”, operante in Valle Steria e nel Dianese. Con i compagni garibaldini Alessandro Carminati,
Celestino Rossi e Carlo Lombardi, reduce da una missione si ferma a dormire in un casone adibito a fienile nei pressi di Riva Faraldi, in Val Steria. Una delatrice segnala la presenza dei partigiani e all’alba del 10 giugno 1944 sono sorpresi nel sonno da una squadra della GNR comandata da A.C., detto “capitan Paella”. Legato e torturato, è trascinato presso la carrozzabile della borgata Molino del Fico e, dopo un sommario interrogatorio, viene brutalmente massacrato a colpi di pugnale e con il calcio del fucile. La madre rilascerà una testimonianza scritta in cui afferma che a Marco furono strappati occhi e unghie.
Il fratello Nino Agnese assumerà quale nome di battaglia quello di Marco e lo onorerà diventando comandante di distaccamento.
A Marco Agnese è intitolato un Distaccamento della Brigata “Silvano Belgrano” - Divisione d’assalto Garibaldi “Silvio Bonfante”.
Redazione, Arrivano i Partigiani. Inserto 2. "Le formazioni di montagna della I^ e della VI^ Zona Operativa Ligure che operavano nella provincia di Savona", I Resistenti, ANPI Savona, numero speciale, 2011
 
Segnaliamo questi due colpi esemplari, che luminosamente rappresentano l'utilità e la bontà dei nostri sistemi di lotta:
I°  Il V Dist. il 10 corr. a Val Gavano affrontava una cinquantina di tedeschi che transitavano su due camion. Dopo breve lotta i tedeschi si ritiravano precipitosamente abbandonando un camion e portandosi con loro una ventina tra morti e feriti
2°  Il I Dist. il 10 corr. a Rossi obbligava 14 militi fascisti ad arrendersi. Questi venivano così disarmati e passati tutti per le armi.
Notiziario dei Distaccamenti garibaldini imperiesi n° 2 del 12 giugno 1944. Archivio: Isrecim. Fonte: Rete Parri

...appare chiaramente come nel giugno del '44, al momento della costituzione della IX^ Brigata (14 giugno secondo la data ufficiale o almeno convenzionalmente accettata) una vasta rete di formazioni partigiane si stendesse in tutto il territorio della provincia. Quando queste formazioni si furono riunite nella suddetta Brigata, con la quale tutta l'organizzazione antifascista era strettamente collegata, esse finirono col costituire un'unica entità militare di notevole proporzione e consistenza e di vaste possibilità.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Terzorio (IM), oggi comune autonomo

Il 17 corrente, alle ore 23, in Riva S. Stefano, alcuni banditi uccidevano nella propria abitazione, in frazione Terzorio del suddetto comune, il locale commissario politico Angelo VINAI.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 24 giugno 1944, p. 35.  Fonte: Fondazione Luigi Micheletti

martedì 11 febbraio 2020

Tutti bravi questi repubblichini...

Una vista su Sanremo (IM) da alture di ponente

4 aprile 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] del III° Battaglione "Candido Queirolo" al comando della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" [della II^ Divisione "Felice Cascione"] - 
Veniva comunicato che a Taggia erano rimasti solo 28 soldati, pionieri, che "hanno già abbassato un po' le arie da dominatori che dimostravano di avere" e si aggiungevano notizie sui vari fronti di guerra "... le armate sovietiche sono vicino a Vienna e hanno raggiunto le Alpi venete...".


12 aprile 1945 - Dalla sezione S.I.M. della V^ Brigata, prot. n° 385, al comando della II^ Divisione -
Nell'informativa si riportava che nella mattina del giorno precedente erano arrivati alla formazione 17 uomini, già appartenenti alla X^ flottiglia MAS, fuggiti dalla postazione della batteria di San Bartolomeo, Frazione di Sanremo (IM).
Che si era provveduto ad interrogare Antonio Muscolo, nativo di Roccella Ionica, in provincia di Reggio Calabria, che si era dichiarato promotore di tale fuga verso i garibaldini; il Muscolo aveva precisato di essere stato incorporato nella X^ MAS il 1° gennaio 1945 in ottemperanza agli obblighi di leva e di essere stato in seguito inviato a Sanremo.



Fonte: Fondazione Gramsci

Muscolo dettagliava poi il modo in cui aveva organizzato la fuga di tutti i componenti della batteria: il 9 aprile, cogliendo l'occasione della consegna di armi e munizioni, aveva fatto prima partire 9 uomini, seguiti alla sera dagli altri.
Il Muscolo affermava, inoltre, di avere preso parte ad un solo rastrellamento, a Genova, e che in quell'occasione in cui aveva fatto fuggire 5 partigiani.
Si rendeva, infine, garante della lealtà di tutti gli altri uomini saliti in montagna con lui.
Gli ormai ex soldati della X^ avevano portato con loro 17 moschetti con 15 caricatori e 10 scatole di munizioni, 2 bombe a mano, 1 mitragliatrice Saint Etienne.
Il documento si chiudeva con un commento del responsabile S.I.M. Brunero, Francesco Bianchi: "tutti bravi questi repubblichini; ormai si vedono suonati e da leoni diventano timide pecorelle. Nessuno di loro ha preso parte a rastrellamenti, ma molti rastrellamenti sono stati effettuati contro le nostre formazioni...".

[E Muscolo si rivelò essere una spia fascista]

18 aprile 1945 - Dalla Sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 405, al comando della V^ Brigata - Si chiedeva di disporre l'arresto di Antonio Muscolo [ricordandone l'arrivo l'11 aprile con altri 16 militi fascisti della X^ Mas tra i partigiani] perché sembrava ancora in collegaento con gli altri soldati della batteria da cui era fuggito, ma per "svolgere attività spionistica" ai danni dei garibaldini.

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 408, al comando della V^ Brigata - Scriveva che "il militare fuggito dalle formazioni della V^ Brigata ha dettagliatamente fornito notizie al comando della G.N.R. di San Remo. In aggiunta a quanto già comunicato con la lettera avente come protocollo il n° 405 si comunica che Muscolo ha fatto pervenire al comando nemico la dislocazione delle forze, il loro armamento e le possibili azioni da eseguire [contro i partigiani]".
20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 52, al comando della V^ Brigata - Ordinava, sulla base delle notizie avute, una volta svolte le dovute indagini, di procedere all'esecuzione dell'ex milite della X^ Flottiglia Mas Antonio Muscolo.

22 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 629, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Messaggio ugentissimo con cui si segnalava che la "spia" Muscolo" molto probabilmente aveva fornito ai nemici notizie tali da rendere possibile per il 23 o il 24 aprile un rastrellamento... 

23 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 85, al comando della V^ Brigata - Missiva segreta: "... procedere all'immediato arresto di Muscolo e degli elementi francesi già appartenenti alle SS. Compiere tale arresto con la massima riservatezza, evitando assolutamente che qualcuno possa allontanarsi. Inviarli questa sera sotto scorta armata al comando divisionale...".

da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

mercoledì 5 febbraio 2020

La liberazione dei detenuti antifascisti ad Oneglia, 19 luglio 1944

l'Unità, ciclostilato clandestino della federazione comunista di Imperia. Luglio 1944. Prima pagina. All'interno, la notizia del colpo partigiano al carcere di Oneglia. Documento conservato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, digitalizzato da Istituto Nazionale Ferruccio Parri


Nella seconda metà di luglio del 1944 il C.L.N. sollecitò un intervento dei garibaldini per liberare un centinaio di prigionieri politici, detenuti nel carcere del capoluogo di provincia, segnatamente ad Oneglia.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 

Già da qualche tempo è segnalata al Comando partigiano la presenza di un rilevante numero di prigionieri politici e di ostaggi nelle carceri di Oneglia e corre voce di un tentativo per liberarli.
L'impresa, certamente, non è di poco conto; anzi, si tratta, addirittura, di penetrare in numero esiguo in piena città, nella tana degli armatissimi Tedeschi e fascisti, forzare gli ingressi, introdursi nella prigione, liberare i prigionieri e portarli in salvo.
Ma tant'è. Quando nel campo garibaldino si fa strada un'idea, ben difficilmente si desiste dal realizzarla senza averla almeno prima tentata. Corre voce di un diretto interessamento del comandante «Curto» [Nino Siccardi], che avrebbe incaricato lo stesso «Cion» [Silvio Bonfante] dell'impresa, ed è prevista la partecipazione di «Mancen»; ma sui due non è possibile fare assegnamento perché, come si vedrà in seguito, particolari situazioni li avevano improvvisamente trasferiti, con le loro formazioni, nell'Alta Val Tanaro.
Comunque, la notizia più certa è che, da vario tempo, il CLN di Imperia sollecita i partigiani della montagna ad un'azione tendente a liberare un centinaio di prigionieri politici rinchiusi nelle carceri. Il direttore, Salvatore Cangemi, collaboratore e patriota, aveva fornito tutte le informazioni necessarie partecipando a due colloqui, tenutisi in Villatalla (frazione di Prelà), con il Comando del 2° distaccamento, accampato a Ville San Pietro [Frazione del comune di Borgomaro (IM)].
L'azione viene quindi decisa e sarà compiuta proprio dal 2° distaccamento, denominato «Inafferrabile». Non tutti sono consenzienti a partecipare ad un'impresa tanto rischiosa in piena città. All'appello rispondono in diciannove. Si fanno i preparativi ed il 19 di luglio, verso le 15, si parte da Ville San Pietro.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1992
 


Bollettino del CLN Alta Italia del 15 settembre 1944 cit. infra

Liberazione di 95 prigionieri politici.
Il 18 luglio due squadre del II° Distaccamento si portavano nella notte al centro di Imperia e riuscivano a liberare dalle carceri giudiziarie tutti i prigionieri politici, in un'azione audace durata solo 15 minuti. Entrati con un inganno, immobilizzato il portiere, i garibaldini davano la libertà ai prigionieri che già si trovavano al completo nei corridoi a causa dell'allarme aereo avvenuto pochi minuti prima dell'azione. L'odissea dei 95 liberati e della squadra è stata terribile. Infatti, segnalati immediatamente, furono inseguiti fino alla Colla di S. Bartolomeo, luogo avanzato dei partigiani. 
CLN Alta Italia, Corpo Volontari della Libertà, Comando Generale per l'Italia occupata, Bollettino n° 9 - 15 settembre 1944 -, Dai Bollettini della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "F. Cascione" (22 giugno-27 agosto). Fonte: Fondazione Gramsci

Il giorno 19 c.m. il Distaccamento comandato da Ivan si portava ad Oneglia, quindi penetrava nelle locali carceri giudiziarie e metteva in libertà i detenuti quasi totalmente di carattere politico. Questi venivano avviati presso l'accampamento del Distaccamento stesso. Inutile dire che sui corpi di certuni di costoro risultano ancora troppo evidenti i segni dei supplizi subiti, anzi qualcuno non fu nemmeno in grado di sostenere la marcia di poche ore necessaria per raggiungere la meta e dovettero essere rilasciati in consegna di contadini lungo il percorso. Un particolare poco confortevole ci è dato dal contegno di Ufficiali che trovavasi carcerati: invitati a prendere la propria libertà questi cominciarono, e col dimostrarsi tutt'altro che entusiasti, tergiversarono accennando alla necessità di studiare bene la cosa, al pericolo che avrebbero potuto incorrere le famiglie cosicché furono lasciati liberi di seguire o rimanere il tempo non permettendo di ritardare di troppo la decisione; e questi non uscirono dalla prigione.
Tutti i detenuti liberati manifestarono la loro gioia e senso di gratitudine verso i Partigiani; gran parte di questi chiesero di rimanere con noi a continuare la lotta. In totale furono liberate circa 90 persone.
Volontario della Libertà, Organo dei Distaccamenti delle Brigate d'Assalto "Garibaldi" di Savona e Imperia, N. 2 del 21 agosto 1944, Azioni audaci della Divisione d'Assalto Garibaldi "F. Cascione" - 21/7/1944. Fonte: Fondazione Gramsci

I partigiani agirono il 19 luglio con un appoggio interno.
Il direttore della casa di pena, Salvatore Cangemi, comandante (clandestino) di una squadra delle SAP, aveva, infatti, fornito tutte le informazioni necessarie a Giacomo Ivan Sibilla [già comandante di una delle prime bande partigiane dell'imperiese, in seguito comandante della II^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Nino Berio" della Divisione "Silvio Bonfante"], comandante in quel momento del II° Distaccamento, noto come l'Inafferrabile, della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione".
In più Cangemi fece avere due divise da militi e due acconci tesserini, falsificati.
Le divise vennero indossate da Inglese, Silvano Sasso, e Pablos, Paolo De Marchi, che si avvicinarono al penitenziario insieme al partigiano Chisne, Palo Rauli, e finsero di scortare un prigioniero, il partigiano Carlo Montagna, "Milan", comandante della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione [caduto il 17 gennaio 1945 a Villatalla, Frazione di Prelà (IM)].
Tra i partecipanti all'azione anche Elio Messuia Rovaris, capo di una squadra, già attivo nella banda di Ivan.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I


Gli altri rimangono all'esterno, a protezione dell'azione. «Bacistrasse» e «Messuia», armati ciascuno di un mitragliatore S. Etienne, sono piazzati ai due lati di via Magenta, proprio sopra la galleria ferroviaria.
Gli otto avanzano ancora e pervengono ai pochi scalini esterni presso i quali si fermano in tre.
Entrano nell'atrio in cinque e fingono di voler internare un prigioniero politico ammanettato. Bussano. Un Tenente li scruta attraverso lo spioncino; diffida. Lo sollecitano, dato lostato di allarme. Finalmente apre la porta. Il finto prigioniero, «Milan», fa cadere a terra le manette e punta la pistola contro il Tenente, mentre «Kisne», con mossa fulminea, introduce un piede tra la parete e la porta, per evitare l'eventualità che la stessa possa essere improvvisamente richiusa. Il Tenente chiede pietà, mentre i partigiani distruggono l'impianto telefonico e radunano i detenuti che, temendo le solite carneficine notturne da parte dei nazifascisti, creano confusione. Il momento è delicato e difficile. «Clark» [Alfredo Semeria] divide i prigionieri politici dagli altri. Suonano le 23: in venti minuti l'operazione è compiuta!
Carlo Rubaudo, Op. cit.
 
Erano appena suonato il segnale d'allarme [per un attacco aereo alleato] che si presentavano 3 borghesi tra cui uno sembrava ammanettato, il guardiano credendo trattarsi di agenti di P.S. apriva la porta e ivi i tre Garibaldini immobilizzavano il guardiano e rendevano liberi i prigionieri. Venivano segnalati immediatamente, ma i garibaldini riuscivano a portare tutti in salvo...
l'Unità, ciclostilato clandestino della federazione comunista di Imperia [n.d.r.: questo documento - di cui qui si riproduce la copia - indica in 95 il numero dei detenuti fatti evadere]

Immobilizzato il milite di guardia all'entrata e riusciti, pertanto, a penetrare nel carcere, distrussero l'impianto telefonico e radunarono i detenuti politici e gli ostaggi. 

l'Unità, ciclostilato clandestino della federazione comunista di Imperia. Documento conservato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, digitalizzato da Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Foglio (pagina) cit. infra  

Imperia: la zona della stazione ferroviaria (in oggi dismessa dopo lo spostamento a monte della linea ferrata) di Oneglia e delle carceri

[...] Era appena suonato il segnale d'allarme che si presentavano 3 borghesi tra cui uno di essi sembrava ammanettato. Il guardiano, credendo trattarsi di agenti di P.S., apriva la porta e ivi i tre garibaldini immobilizzavano il guardiano e rendevano liberi i prigionieri. Venivano segnalati immediatamente, ma i garibaldini riuscivano a portare tutti in salvo.
l'Unità, ciclostilato clandestino della federazione comunista di Imperia. Luglio 1944. Documento conservato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, digitalizzato da Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Escono in un numero imponente di carcerati che, come una valanga, si riversano all'aria libera, alla vita. Una parte di essi all'alba sarebbe stata destinata alla fucilazione o alla deportazione nei lager: fra questi il valoroso Angelo Balegno (Venko) che, in seguito, sarà l'intendente di tutta la I^ Zona Liguria. La lunga colonna procede speditamente sulla via del ritorno: percorre via Ghersi, salita Monti, Lagoni, Cascine, Pini Spinelli; quivi sosta per prendere fiato ed orientarsi. Poscia i fuggiaschi proseguono alla svelta, anche se con minore affanno, mentre sete e disagi si fanno sentire. Camminano per due lunghe ore. Alcuni sono scalzi. Spunta l'alba quando giungono a Gazzelli, dove la popolazione offre del pane. Intanto i Tedeschi, venuti a conoscenza della fuga, attaccano con i mortai fra Chiusanico e Torria. I prigionieri liberati sono inviati nei boschi, mentre i partigiani si dispongono a difesa. Poi i Tedeschi cessano il fuoco. I garibaldini scendono sulla Statale n. 28 per attraversarla.
Carlo Rubaudo, Op. cit.
 
Il numero complessivo dei prigionieri liberati dovrebbe essere stato pari a 92, tra cui Angelo Balegno (Venko), che in seguito divenne intendente di tutta l'organizzazione partigiana della I^ Zona Liguria.

Torria, Frazione di Chiusanico (IM) - Fonte: Wikipedia

Il punto di arrivo della maggior parte dei detenuti liberati fu Torria, Frazione di Chiusanico (IM).
L'eclatante azione dei garibaldini venne qualche giorno dopo annunciata addirittura da Radio Londra.
Tra le persone liberate vi fu anche una spia nazi-fascista, il prof. Giuseppe Della Valle **, il quale, entrato nelle formazioni partigiane, mandò avanti la sua perniciosa attività [...]
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I
 

 
Il documento dei liberati dal carcere di Oneglia, citato infra da Carlo Rubaudo. Fonte: Fondazione Gramsci

Dal suo diario [quello di Giuseppe Lacheri], che contempla il periodo 26 maggio-21 agosto 1944, emergono soprattutto il profondo affetto e l'amore per la moglie Vincenzina Sebastiani. Ciò prova, come del resto il Lacheri scrive esplicitamente, la ragione per la quale il 19 luglio non crede opportuno approfittare dell'occasione per riacquistare la libertà.
Stralciamo dal diario le note relative al 20 luglio, giorno immediatamente successivo, quindi, alla liberazione dei detenuti: «... 20/7 - Ieri sera, alle 22,40 circa, in periodo di allarme, assalto dei partigiani. Evasi 64 detenuti del giudiziario e 2 internati; rimasti 24 del giudiziario e 4 internati. Io ero a letto al 3° piano, mi sono alzato, mi sono preparato e poi ho visto la mia Vincenzina, ho pensato che non ho commesso nulla di male, che non l'avrei potuta vedere che alla fine della guerra e sono rimasto. Non ho voluto andare contro il destino. Tutta la notte siamo rimasti alzati. Sono venuti il Prefetto, il Questore ed altre autorità che ci hanno quasi promesso la liberazione. Si vedrà in seguito. Le guardie di servizio Ciardi, Cocco e Alcisi sono state messe in cella. Il S.C. Piroddi è stato arrestato ma non è qui...».
Per ultimo riportiamo il documento che i liberati dal carcere hanno inviato il 23 luglio 1944 al Comando Divisionale d'Assalto Garibaldi «F. Cascione»: "... In questo momento che le azioni delle Brigate Garibaldi si susseguono ininterrotte, non possiamo, noi ex detenuti delle Carceri di Oneglia, non citare con particolare encomio la brillante quanto temeraria impresa di liberazione condotta dai partigiani del distaccamento d'assalto Garibaldi comandato da Ivan. L'apparizione subitanea dei patrioti nelle carceri fu come il segnale di risurrezione di una vita nuova per tutti quei giovani che erano desti­nati alla deportazione in Germania o alla fucilazione. L'azione condotta con calma e coraggio si è conclusa con la liberazione di 65 fratelli che, ingrossando con entusiasmo le ben guarnite file dei volontari Patrioti, fremono d'impazienza in attesa di potere al più presto an­che lassù prendere parte attiva a nuove missioni di guerra per il riscatto dell'Italia e cacciare l'odiato tedesco dal nostro sacro suolo. Onore e gloria a questi prodi che tanto osarono nel cuore stesso dei Comandi delle forze tedesche e «repubblichine» che debbono inchinare ogni giorno di più il capo d'innanzi ai duri colpi che tutti questi bravi giovani instancabilmente loro assestano... ".
Carlo Rubaudo, Op. cit.

* [...] In quel periodo Milan [Carlo Montagna], con Bruno Battaglia, Bacistrasse [Giobatta Gustavino] ed altri valorosi, entrò nelle carceri di Imperia Oneglia e liberò i prigionieri politici e comuni, accompagnandoli al sicuro in territorio partigiano. Al Comando Divisione ne arrivarono cinque: un professore grassoccio chiamato subito prof. **, che si dichiarò comunista da sempre e che, a suo dire, era in carcere per le sue convinzioni politiche, Vengo, di Sanremo, che era stato torturato brutalmente e ancora ne portava i segni su tutto il corpo, un romano già anziano detenuto comune, ed infine altri due che erano con i prigionieri comuni: Walter e Bol (due spie dei tedeschi, come il professore). Feci notare ai componenti del comando lo stato di Vengo, e quello del Prof **. Lo stato di salute del secondo era splendido: ben pasciuto, senza un segno di percossa (quando tutti ben sapevamo come venivano trattati i sospettati di simpatie comuniste dai tedeschi e dai fascisti) perciò, a mio avviso, dovevamo diffidare di lui. Ma fu tutto inutile; il prof. fu nominato addirittura Presidente del tribunale divisionale per il suo scilinguagnolo e il suo ruffianesimo e incominciai a vederne i risultati quasi subito. [...]
Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo) (1), Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994
(1) Fra Diavolo, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM), in seguito alla guida di formazioni partigiane sempre più importanti, poi comandante della Brigata "Val Tanaro" della Divisione "Silvio Bonfante", infine alla Liberazione comandante della IV^ Brigata "Domenico Arnera", nuova denominazione della Brigata "Val Tanaro", della VI^ Divisione "Silvio Bonfante".

** Intanto giunse a Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), Val Corsaglia [dove erano confluiti la maggior parte dei partigiani della I^ Zona Liguria per sfuggire al tremendo rastrellamento tedesco di ottobre 1944, per l'appunto, durante il quale, trageda nella tragedia, il 17 persero la vita i valorosi comandanti partigiani Libero Briganti (Giulio) e Silvio Bonfante (Cion)] l'ex sottotenente tedesco Otto Trostel, da tempo collaboratore dei garibaldini, che portò con sé le prove del tradimento di Giuseppe Della Valle (Prof), il quale da presidente del tribunale della Divisione "Felice Cascione" aveva provocato la morte di diversi giovani patrioti il 9 agosto 1944 a nord di Pieve di Teco, il 5 settembre a San Bernardo di Conio, il 19 settembre nel bosco di Rezzo, ancora il 17 ottobre ad Upega. Della Valle, riconosciuto colpevole dal tribunale militare partigiano, venne fucilato il 4 novembre 1944 a Fontane. Il 24 ottobre analoga sorte era già stata riservata alla moglie del "Prof", che aveva fatto da tramite tra il marito ed i nazisti.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I
 

martedì 4 febbraio 2020

Gli esordi di un futuro comandante partigiano, nativo di Cipressa (IM)


La zona a mare di Cipressa (IM)
Questa era la situazione di quei giorni, questi erano i miei pensieri. Bisognava decidere subito. Ero cresciuto in un paese antifascista; mio padre non mi aveva più mandato alla scuola pubblica dalla IV elementare perché non facessi il «balilla» [...]
La prima esperienza ribellistica la feci a ridosso di Cipressa (IM) dove sono nato e cresciuto.
I miei primi compagni sono stati Michele Bonardi (Casotto), caduto nell'inverno 1944-45 sulle pendici del monte Faudo, Giacomo Gandolfo (Giacò), valoroso partigiano combattente fino all'ultimo, suo fratello, Mario Ardoino, altri ancora dei quali non mi ricordo.
Pernottavamo poche notti nello stesso posto e, per precauzione, quando vedevamo transitare nelle vicinanze persone, che molto probabilmente non pensavano neanche lontanamente a denunciare la nostra presenza, comunque ci spostavamo. Ci saranno state delle spiate. Non l'ho creduto allora e non lo credo nemmeno adesso a tanti anni di distanza. Rimane un fatto curioso che mi frulla sempre in testa, capitato in quei giorni [...] con un altro componente del gruppo - mi sembra di ricordare che fosse Mariot - andammo a vedere se avevamo lasciato tutto in ordine, cioé se non c'era nessuna traccia della nostra presenza. Notammo allora due uomini armati che si dirigevano con cautela al casone. Ci avvicinammo e riconoscemmo due carabinieri della stazione di Santo Stefano al Mare. Si trattava di un appuntato anziano, che tutti sapevamo essere in forza alla suddetta Caserma e di un carabiniere più giovane. Arrivati davanti al casone bussarono alta porta ripetutamente e, dopo breve consultazione, si allontanarono. Avevamo deciso di farli prigionieri e di disarmarli, ma quando ci passarono vicino a dove ci eravamo appostati, lungo un sentiero, che giudicavamo avrebbero preso al ritorno se fossero ritornati in caserma, decidemmo più utile lasciarli stare. Le armi che avevano questi due carabinieri non ci interessavano: erano solo dei moschetti, e noi ne avevamo già in eccedenza [...] Chissà se avevano ricevuto l'ordine di recarsi a ispezionare quel casone o se avevano solo voluto avvisarci che la nostra presenza era nota. Vagliammo tutte le possibilità e così raddoppiammo le nostre precauzioni. 
Continuammo intanto a sparare qualche colpo di fucile 91 sulle macchine militari di passaggio sull'Aurelia, ma da una notevole distanza, graduando l'alzocanna come ci era stato insegnato. Non so se abbiamo mai colpito il bersaglio, ma certamente gli occupanti delle vetture e degli autocarri, presi di mira, dovevano per forza essersi accorti di essere stati oggetto di colpi d'arma da fuoco. E io sapevo bene, per esperienza personale, quanto rendesse nervosi e preoccupati dover transitare su una strada dove si poteva da un momento all'altro essere colpiti da un eventuale cecchino appostato in agguato.
Non era facile per noi procurarci i viveri per resistere a quel modo e, per questo motivo, soprattutto alla fine di ottobre, il nostro gruppo si sciolse. Michele Bonardi partì per la Val Casotto, io per le Langhe, dove lo incontrai in seguito: l'esperienza in Val Casotto non era stata di suo gradimento.
Nel novembre 1943 la guerriglia era ancora ben poca cosa anche nelle Langhe: si trattava di piccoli gruppi con poche idee (ma ben confuse) sopratutto perché nello schieramento dei partiti antifascisti c'erano anche dei militari, compreso l'ufficiale superiore che aveva salvato la cassa della IV Armata. C'erano comunque due opposte tendenze. Una ispirata dal partito comunista italiano che dei partiti era il più attivo e organizzato, appoggiato dal partito d'azione, propenso ad una guerra partigiana attiva e totale. L'altra, comprendente anche quella appoggiata dai militari, che voleva essenzialmente organizzare tutte le formazioni nella clandestinità. per presentarsi poi agli alleati, al loro arrivo, con reparti ben inquadrati, per il mantenimento dell'ordine pubblico. L'ufficiale superiore che aveva la cassa della IV Armata, solo nel secondo caso era disposto ad allargare i cordoni della borsa: questo è quanto riuscii a sapere dai vari rappresentanti delle due tendenze. Non ho avuto contatti al vertice, e pertanto qualcuno mi potrà smentire: quello che è certo è che la lotta si scatenò soltanto quando a Torino il Partito Comunista Italiano organizzò un attentato contro un grosso personaggio della Repubblica di Salò, in compagnia del quale, mi sembra di ricordare, c'era anche un alto ufficiale nazista. La rappresaglia nazifascista fu feroce e dura, e questo mise tutti d'accordo sulla necessità della guerra totale, senza sterili e ipocriti temporeggiamenti. In dicembre andai a casa, dove arrivai prima di Natale. 
Nei primi giorni di gennaio del 1944 decedeva mio padre: per questo motivo ritardai la mia partenza. Avevo deciso, anche per contatti avuti con un esponente del partito d'azione, di entrare in una formazione di Giustizia e Libertà, che operava nel Cuneese [...]
Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo) *, Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994, pp. 72-74
* [n.d.r.: Garibaldi nell'ultimo mese di guerra divenne, dopo aver comandato anche la Brigata Garibaldi "Val Tanaro", comandante della IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]

domenica 2 febbraio 2020

Un documento della V^ Brigata Garibaldi "Luigi Nuvoloni" del 2 novembre 1944



Documento isrecIm - con data 2 novembre 1944 -, pubblicato in don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” - (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

Nei giorni successivi all'attacco tedesco del 4 ottobre 1944 su Pigna (IM), i nemici avanzarono in direzione di Collardente e Buggio, Frazione di Pigna.
Vitò, Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", perduto il controllo dei paesi vicini alla vecchia frontiera italo-francese, individuò Triora quale centro di un nuovo schieramento.
Il 12 ed il 13 ottobre riprese l'inseguimento da parte dei nazisti, che entrarono in Triora (IM), Alta Valle Argentina, costringendo i partigiani a sganciarsi verso Piaggia, oggi Frazione di Briga Alta (CN).
"Al tramonto del 13 tutti i distaccamenti sono nella zona in attesa di una sistemazione provvisoria. In due giorni la formazione viene riorganizzata con gli effettivi rimasti in efficienza, comprendenti circa 350 garibaldini": così in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, Milanostampa, 1977.
Piaggia rappresentava l'ultimo disperato tentativo, data la superiorità in termini di effettivi e di armamento, dei tedeschi, di formare una linea di difesa.
Il 14 ottobre 1944, avendo raggiunto Ormea (CN), i tedeschi si avvicinarono.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Sulle battaglie partigiane per Pigna (IM) si possono vedere altre informazioni a questo link, mentre sui fatti che compaiono nel documento qui sopra riprodotto si può leggere la precedente scarna nota e sulle persone indicate nel medesimo atto è d'uopo considerare ancora quanto segue:
Leo (il mortaista), prof. Vittorio Curlo, in quel periodo comandante del IX° Distaccamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione"Felice Cascione".
Fragola (Doria), Armando Izzo, in seguito comandante della V^ Brigata. Insieme a Ferdinando Peitavino (Silla) fu il creatore e l’animatore del giornale "Il Garibaldino", stampato clandestinamente per un breve periodo del 1944 a Realdo, Frazione di Triora (IM).
Gino, Luigi Napolitano di Sanremo (IM). Dalle formazioni autonome di "Mauri" a marzo 1944 passò definitivamente alle formazioni Garibaldi dell'estremo ponente ligure. Per le sue doti di coraggio e spirito combattivo veniva subito nominato comandante del 2° Distaccamento che, per l'aumentato numero di volontari, divenne poi Battaglione. Come risulta da un rapporto, era considerato dai nazi-fascisti "elemento assai pericoloso". Protagonista di un gran numero di battaglie tra le quali: Carpenosa, Giugno 1944; Badalucco (IM), 29 giugno 1944; Ceriana (IM), Agosto 1944; Carmo Langan, 8 ottobre 1944 e febbraio 1945; Baiardo (IM), marzo 1945. Ferito in combattimento a Baiardo. Commissario politico del I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata. Vice comandante (come da circolare della II^ Divisione "Felice Cascione" del 29 gennaio 1945) della V^ Brigata.
Lilli, Fulvio Vicari  (1)
Leo (IV° Distaccamento), Stefano Carabalona, da dicembre 1944 comandante della Missione Militare presso il Comando Alleato.
Musso, Lorenzo Musso, Sumi, in seguito Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria.
Cecoff, Mario Alborno di Bordighera (IM), da dicembre 1944 vice commissario della IV^ Brigata "Elsio Guarrini".
Orsini, Agostino Bramè, confermato, come da circolare del comando della II^ Divisione del 29 gennaio 1945, commissario politico della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni", anche quando andò ad espletare altri compiti, quali, ad esempio, diventare membro del C.L.N. circondariale di Sanremo (IM).
Ivano, anche Vitò/Vittò, Giuseppe Vittorio Guglielmo, organizzatore di una delle prime bande partigiane in provincia di Imperia, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione.
Adriano Maini
   
(1) Il partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morì a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano. Questa la motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944   Val Gaviano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

Il partigiano Giovanni Rebaudo** Jeannot/Janot/Janò/Monaco ricordava in una sua memoria - documento Isrecim - : "Dopo aver camminato in salita per circa mezz'ora, siamo arrivati su un costone in vista della polveriera di Gavano, che si intravvedeva nel vallone sottostante. Era nostra intenzione passare di lì a fare una visita a Fulvio Vicari (Lilli) che sapevamo trovare insieme ai suoi artificieri. Purtroppo appena arrivati dovevamo apprendere una tragica notizia... “Lilli” era diventato un esperto artificiere nel fabbricare mine e preparare le cariche. Nel periodo di attività da guastatore e artificiere, oltre al pezzo di strada fatta saltare la notte di capodanno, “Lilli” aveva diretto parecchie altre azioni nella battaglia dei ponti. La polveriera di Val Gavano era rifornitissima di granate e di proiettili di artiglieria di grosso calibro. Era una polveriera che riforniva tutto il settore della G.A.F. (Guardia alla frontiera) sul fronte occidentale nel periodo della guerra contro la Francia... di stanza nella caserma di Arma di Taggia negli anni dal 1941 al 1943 sovente ero già andato proprio in quella polveriera a fare rifornimenti di proiettili per le esercitazioni..."
Adriano Maini
 
Dopo l'eccidio di Gordale, passando per Val Gavano seppi della morte di Lilli, morte straziante.
Posta la salma in una cassa i partigiani presenti organizzarono un presentat-arm. Segno affettuoso senza dubbio. Mi si era presentata la donna amata da Lilli, colei che alcuni ritenevano responsabile delle sue imprudenze. Mi si era consigliato di farla fucilare, ma ebbi pietà di lei. Si era inginocchiata ai piedi e mi abbracciava le ginocchia piangendo e pronunciando la frase Povero bimbo mio ... Fragola Doria [Armando Izzo]  
don Ermando MichelettoOp. cit.


 
Buggio, Frazione di Pigna (IM)

** Giovanni Rebaudo  - famiglia di Pigna (IM), poi residente a Ventimiglia dalla Liberazione sino alla morte -, nato a Monaco Principato il 29 novembre 1921, militò nella Resistenza in seguito ai bandi di arruolamento della R.S.I. del 24 giugno 1944. Come molti altri giovani preferì combattere per la libertà, anziché al servizio dell'occupante tedesco. Entrò a far parte del Distaccamento di Buggio, Frazione di Pigna, comandato da Carlo Cattaneo "Carletto", Distaccamento che operava nella zona di Carmo Langan, situata nel territorio del comune di Castelvittorio. Dopo una settimana, il 2 luglio 1944 ebbe il suo battesimo del fuoco con la battaglia di Castelvittorio. Dopo il relativo sbandamento si ricompose a Cima Marta un distaccamento comandato da Basilio Mosconi (Moscone, in seguito comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"). Con questo partecipò a numerose ed importanti azioni: a fine luglio 1944 distruzione del primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona (IM) e Pigna per tagliare i rinforzi ai tedeschi; a Passo Muratone e a  Monte Lega con la cattura di un cannone nemico, che venne poi usato contro la caserma di Dolceacqua (IM); presa di Pigna e difesa della sua Repubblica Partigiana. Tra l'8 e il 18 ottobre 1944 partecipò con tutta la II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" alla ritirata su Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), passando da Viozene, Frazione di Ormea (CN). In novembre ci fu il rientro in Liguria a riprendere i territori abbandonati, ricostituendo le Brigate. Il 6 gennaio 1945 Giovanni Rebaudo si batté fra Agaggio e Glori, Frazioni di Molini di Triora, contro i militi del Battaglione Monterosa di stanza a Molini di Triora, lasciando, come si legge in Rocco Fava, Op. cit., una relazione scritta a caldo - documento Isrecim -, in cui tra l'altro si evince che "i fascisti scappando abbandonarono 2 muli, uno carico di un mortaio da 81 mm e rispettive munizioni, l'altro di dolci per festeggiare la befana fascista". A marzo andò in missione a Pigna per ricostituire una formazione: qui subì il rastrellamento del 10 marzo 1945, che portò alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 suoi compagni partigiani a Latte, Frazione di Ventimiglia. Il 24 aprile 1945 era con tutta la  II^ Divisione "Felice Cascione" a Baiardo quando il Comandante Ivano (Vittorio Giuseppe Guglielmo) dispose il piano di occupazione della costa.
Adriano Maini