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domenica 2 febbraio 2020

Un documento della V^ Brigata Garibaldi "Luigi Nuvoloni" del 2 novembre 1944



Documento isrecIm - con data 2 novembre 1944 -, pubblicato in don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” - (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

Nei giorni successivi all'attacco tedesco del 4 ottobre 1944 su Pigna (IM), i nemici avanzarono in direzione di Collardente e Buggio, Frazione di Pigna.
Vitò, Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", perduto il controllo dei paesi vicini alla vecchia frontiera italo-francese, individuò Triora quale centro di un nuovo schieramento.
Il 12 ed il 13 ottobre riprese l'inseguimento da parte dei nazisti, che entrarono in Triora (IM), Alta Valle Argentina, costringendo i partigiani a sganciarsi verso Piaggia, oggi Frazione di Briga Alta (CN).
"Al tramonto del 13 tutti i distaccamenti sono nella zona in attesa di una sistemazione provvisoria. In due giorni la formazione viene riorganizzata con gli effettivi rimasti in efficienza, comprendenti circa 350 garibaldini": così in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, Milanostampa, 1977.
Piaggia rappresentava l'ultimo disperato tentativo, data la superiorità in termini di effettivi e di armamento, dei tedeschi, di formare una linea di difesa.
Il 14 ottobre 1944, avendo raggiunto Ormea (CN), i tedeschi si avvicinarono.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998- 1999
 
Sui fatti che compaiono nel documento qui sopra riprodotto si può leggere la precedente scarna nota e sulle persone indicate nel medesimo atto è d'uopo considerare ancora quanto segue:
Leo (il mortaista), prof. Vittorio Curlo, in quel periodo comandante del IX° Distaccamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione"Felice Cascione".
Fragola (Doria), Armando Izzo, in seguito comandante della V^ Brigata. Insieme a Ferdinando Peitavino (Silla) fu il creatore e l’animatore del giornale "Il Garibaldino", stampato clandestinamente per un breve periodo del 1944 a Realdo, Frazione di Triora (IM).
Gino, Luigi Napolitano di Sanremo (IM). Dalle formazioni autonome di "Mauri" a marzo 1944 passò definitivamente alle formazioni Garibaldi dell'estremo ponente ligure. Per le sue doti di coraggio e spirito combattivo veniva subito nominato comandante del 2° Distaccamento che, per l'aumentato numero di volontari, divenne poi Battaglione. Come risulta da un rapporto, era considerato dai nazi-fascisti "elemento assai pericoloso". Protagonista di un gran numero di battaglie tra le quali: Carpenosa, Giugno 1944; Badalucco (IM), 29 giugno 1944; Ceriana (IM), Agosto 1944; Carmo Langan, 8 ottobre 1944 e febbraio 1945; Baiardo (IM), marzo 1945. Ferito in combattimento a Baiardo. Commissario politico del I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata. Vice comandante (come da circolare della II^ Divisione "Felice Cascione" del 29 gennaio 1945) della V^ Brigata.
Lilli, Fulvio Vicari  (1)
Leo (IV° Distaccamento), Stefano Carabalona, da dicembre 1944 comandante della Missione Militare presso il Comando Alleato.
Musso, Lorenzo Musso, Sumi, in seguito Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria.
Cecoff, Mario Alborno di Bordighera (IM), da dicembre 1944 vice commissario della IV^ Brigata "Elsio Guarrini".
Orsini, Agostino Bramè, confermato, come da circolare del comando della II^ Divisione del 29 gennaio 1945, commissario politico della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni", anche quando andò ad espletare altri compiti, quali, ad esempio, diventare membro del C.L.N. circondariale di Sanremo (IM).
Ivano, anche Vitò/Vittò, Giuseppe Vittorio Guglielmo, organizzatore di una delle prime bande partigiane in provincia di Imperia, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione.
Adriano Maini
   
(1) Il partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morì a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano. Questa la motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944   Val Gaviano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

Il partigiano Giovanni Rebaudo** Jeannot/Janot/Janò/Monaco ricordava in una sua memoria - documento Isrecim - : "Dopo aver camminato in salita per circa mezz'ora, siamo arrivati su un costone in vista della polveriera di Gavano, che si intravvedeva nel vallone sottostante. Era nostra intenzione passare di lì a fare una visita a Fulvio Vicari (Lilli) che sapevamo trovare insieme ai suoi artificieri. Purtroppo appena arrivati dovevamo apprendere una tragica notizia... “Lilli” era diventato un esperto artificiere nel fabbricare mine e preparare le cariche. Nel periodo di attività da guastatore e artificiere, oltre al pezzo di strada fatta saltare la notte di capodanno, “Lilli” aveva diretto parecchie altre azioni nella battaglia dei ponti. La polveriera di Val Gavano era rifornitissima di granate e di proiettili di artiglieria di grosso calibro. Era una polveriera che riforniva tutto il settore della G.A.F. (Guardia alla frontiera) sul fronte occidentale nel periodo della guerra contro la Francia... di stanza nella caserma di Arma di Taggia negli anni dal 1941 al 1943 sovente ero già andato proprio in quella polveriera a fare rifornimenti di proiettili per le esercitazioni..."
Adriano Maini
 
Dopo l'eccidio di Gordale, passando per Val Gavano seppi della morte di Lilli, morte straziante.
Posta la salma in una cassa i partigiani presenti organizzarono un presentat-arm. Segno affettuoso senza dubbio. Mi si era presentata la donna amata da Lilli, colei che alcuni ritenevano responsabile delle sue imprudenze. Mi si era consigliato di farla fucilare, ma ebbi pietà di lei. Si era inginocchiata ai piedi e mi abbracciava le ginocchia piangendo e pronunciando la frase Povero bimbo mio ... Fragola Doria [Armando Izzo]  
don Ermando MichelettoOp. cit.


 
Buggio, Frazione di Pigna (IM)

** Giovanni Rebaudo  - famiglia di Pigna (IM), poi residente a Ventimiglia dalla Liberazione sino alla morte -, nato a Monaco Principato il 29 novembre 1921, militò nella Resistenza in seguito ai bandi di arruolamento della R.S.I. del 24 giugno 1944. Come molti altri giovani preferì combattere per la libertà, anziché al servizio dell'occupante tedesco. Entrò a far parte del Distaccamento di Buggio, Frazione di Pigna, comandato da Carlo Cattaneo "Carletto", Distaccamento che operava nella zona di Carmo Langan, situata nel territorio del comune di Castelvittorio. Dopo una settimana, il 2 luglio 1944 ebbe il suo battesimo del fuoco con la battaglia di Castelvittorio. Dopo il relativo sbandamento si ricompose a Cima Marta un distaccamento comandato da Basilio Mosconi (Moscone, in seguito comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"). Con questo partecipò a numerose ed importanti azioni: a fine luglio 1944 distruzione del primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona (IM) e Pigna per tagliare i rinforzi ai tedeschi; a Passo Muratone e a  Monte Lega con la cattura di un cannone nemico, che venne poi usato contro la caserma di Dolceacqua (IM); presa di Pigna e difesa della sua Repubblica Partigiana. Tra l'8 e il 18 ottobre 1944 partecipò con tutta la II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" alla ritirata su Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), passando da Viozene, Frazione di Ormea (CN). In novembre ci fu il rientro in Liguria a riprendere i territori abbandonati, ricostituendo le Brigate. Il 6 gennaio 1945 Giovanni Rebaudo si batté fra Agaggio e Glori, Frazioni di Molini di Triora, contro i militi del Battaglione Monterosa di stanza a Molini di Triora, lasciando, come si legge in Rocco Fava, Op. cit., una relazione scritta a caldo - documento Isrecim -, in cui tra l'altro si evince che "i fascisti scappando abbandonarono 2 muli, uno carico di un mortaio da 81 mm e rispettive munizioni, l'altro di dolci per festeggiare la befana fascista". A marzo andò in missione a Pigna per ricostituire una formazione: qui subì il rastrellamento del 10 marzo 1945, che portò alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 suoi compagni partigiani a Latte, Frazione di Ventimiglia. Il 24 aprile 1945 era con tutta la  II^ Divisione "Felice Cascione" a Baiardo quando il Comandante Ivano (Vittorio Giuseppe Guglielmo) dispose il piano di occupazione della costa.
Adriano Maini

giovedì 12 dicembre 2019

La battaglia partigiana dei ponti

Isolabona (IM): il torrente Nervia

Particolarmente indica all'azione dei distaccamenti le strade 20 (Ventimiglia-Tenda), 28 (Imperia-Nava-Ceva), la via Aurelia (Ventimiglia-Albenga), la strada che da Albenga porta a Garessio-Bagnasco ecc. e tutte le altre orizzontali, in maggioranza militari che, dalla valle Argentina, o meglio, dalla frontiera, intersecandosi o congiungendosi alle strade sopraindicate, tagliano trasversalmente tutta la zona. Naturalmente, accanto a queste azioni fondamentali devono intensificarsi anche le azioni d'imboscata, l'attacco ai presidi ed ai punti fortificati, l'opera di repressione contro le spie ed i fascisti, e quella suscettibile di portare alla disgregazione delle forze repubblicane ed al loro passaggio nelle nostre file... Dal giugno al settembre 1944 infuriò la battaglia dei ponti, per cui circa settanta furono i manufatti distrutti o seriamente danneggiati... Avere resa impraticabile alle forze tedesche la strada n. 28 significava in quel momento avere messo in crisi tutto lo schieramento nemico... Questo spiega anche perché il Comando della Wehrmacht, in questo importante settore, grazie alla inazione totale delle truppe anglo-americane, scatenasse contro le formazioni partigiane della F. Cascione, con grandi forze ed accanimento non comune, un attacco dopo l'altro, con l'intento di distruggerle, senza per altro riuscirvi, al fine di riacquistare il completo controllo di queste vie di comunicazione ed una maggiore sicurezza nei suoi movinenti, all'interno ed alle spalle del proprio schieramento...  
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977

Il comando della I^ Zona Liguria e l'ispettore Carlo Simon Farini diedero disposizioni affinché venissero distrutti ponti, gallerie e tratti delle principali strade: la statale 20 (Ventimiglia-Tenda), la statale 28 (Oneglia-Nava-Ceva), la Via Aurelia (Ventimiglia-Albenga).
La battaglia partigiana dei ponti, iniziata a maggio 1944, si protrasse sino alla Liberazione, anche perché i tedeschi avevano spostato, dopo lo sbarco alleato in Provenza avvenuto il 15 agosto 1944, il grosso delle loro truppe verso il confine francese, liberando così alquanto le valli a ridosso di Imperia.
Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

15.5.1944 - Garibaldini della IX brigata Garibaldi distruggono il ponte di "Boetto" presso Agaggio (valle Argentina)
Francesco Biga, Op. cit. 

1-6-1944 - Sabotaggio, con una forte carica di dinamite, al ponte dell'Antognano sulla via Aurelia nei pressi di Albenga [(SV)] con conseguente sospensione del traffico da parte dei Tedeschi.   
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) Vol. II: Da giugno ad agosto 1944, volume edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992 

Giugno 1944: ad opera dei garibaldini della V brigata in località "Stormina" (Triora) salta il ponte della rotabile Molini di Triora-Langan. Garibaldini della predetta brigata distruggono con mine un ponte [19 giugno 1944] sulla rotabile Perinaldo-Apricale [...] Guastatori del 3° battaglione "Artù" [Arturo Secondo] (IV brigata "E. Guarrini") distruggono il ponte della centrale sulla rotabile tra Taggia e Badalucco (valle Argentina) - Guastatori della I brigata "S. Belgrano" [...] fanno saltare il ponte della "Curva Grande" in Ville San Pietro (interrompendo così il traffico nella vallata), un altro in località "Garzi" (Chiusavecchia), un terzo sotto Cesio [...], questi ultimi due sulla strada statale n. 28 (Liguria-Piemonte) - 27.6.1944 - Viene distrutto il ponte di Sant'Antonio [...] presso Badalucco [...] - 28.6.1944 - Garibaldini del 3° battaglione "Artù" (IV brigata) fanno saltare con mine il "Ponte rotto" di Montalto (valle Argentina); esclusa una passerella con cavo d'acciaio, i Tedeschi non riusciranno mai più a ricostruirlo. - 27.6.1944 - Garibaldini del predetto battaglione distruggono pure il ponte di "Campo Marzio" ubicato tra Taggia e Badalucco (valle Argentina).
Francesco Biga, Op. cit. 

Il materiale esplosivo utilizzato dai partigiani era spesso di recupero e consisteva sovente nel tritolo ricavato, con l'uso dello scalpello, dai proiettili d'artiglieria trovati nelle polveriere di Ville San Pietro [Frazione di Borgomaro (IM)] in Valle Impero o di Gavano [località di Molini di Triora (IM)] in Valle Argentina.
Ma anche dalle mine posizionate nei campi dai tedeschi.
Sovente l'esplosivo consisteva in balistite, adatta più alle cariche di lancio che a quelle dirompenti. Veniva in genere stipato in fornelli esistenti, di cui erano fornite molte strade considerate militari dal passato governo, o appositamente fabbricati.
Tra i partigiani più esperti nel fare brillare esplosivi si ricordano Lorenzo Musso "Sumi" [di lì a qualche mese Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria] ed Augusto Bracco Gianni [capo di Stato Maggiore, come da circolare del comando della II^ Divisione del 29 gennaio 1945, della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione]. Un eccezionale dinamitardo era Carlo Mosca Moschin [in seguito comandante del Distaccamento "Francesco Agnese" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]. Da ricordare ancora due studenti torinesi,  Giuseppe Trovati (Pino) e Rico. Il più celebre, tuttavia, tra questi patrioti guastatori era "Brillun" di Ormea (CN), i cui dati biografici sono scarni, al contrario della sua fama.
Rocco Fava, Op. cit.

Brillun... di cui ignoriamo il vero nome, anziano partigiano, provato minatore, sessantenne, con un grande paio di baffi, con fazzoletto rosso al collo, bevitore e sovversivo d'antica data; faceva scavare un solco sull'arcata del ponte, da una spalletta all'altra, profondo circa venti cm., quindi lui stesso lo riempiva con saponette poste in fila ed inclusa la miccia ed il detonatore, brillava la carica; appartenne alla I^ Brigata... Infine rimarchiamo in modo particolare la figura del garibaldino Fulvio Vicari... Esperto nel preparare mine, scaricare vecchi grossi proiettili e far saltare... 
Francesco Biga, Op. cit.  

In data 10 giugno [1944] il ponte Ròmino, fra Badalucco e Montalto, era stato distrutto dai partigiani.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
Per lo più i fascisti si facevano sotto nel rischio a cercare i partigiani come capitava, proprio da balordi; ma i tedeschi sempre disciplinati, non si muovevano mai contro i ribelli senza pattuglie caute le salmerie e munizionamento, perché non conoscevano i posti; facevano tutto alla militare, perfettamente in regola. Quando nell'incerto non potevano più andare avanti, e d'un tratto avevano paura di qualcosa, si fermavano lì sul posto per guardarsi intorno; ci piantavano i cartelli achtung banditen, e ci stavano subito attenti, mettendosi al riparo.
- Fatti loro - pensavano i ribelli senza darci troppa importanza, e tiravano avanti come se niente fosse; - cartello più cartello meno - dicevano, - se questo è il loro sistema , anche per noi va bene così.
Adesso però andando avanti, c'è da decidere una cosa molto importante che sarebbe come dire il sabotaggio al completo, senza più tanti perché o percome, come capita capita; bisogna decidere cercando solo di far presto.
È sta faccenda dei ponti che adesso devono deciderla, senza più rimandarla: chissà se l'indovinano a farli saltare, o se pure la sbagliano.
- Sti berodi di inglesi fanno presto loro a parlare; sabotare, dicono, forza sabotare patrioti; che è arrivato il momento di liberarsi dalla dittatura, sì o no? Sì che gli inglesi al sicuro, da radio Londra, fanno presto a dirlo; perché loro non ci stanno tanto lì a pensare abituati come sono ai bombardamenti aerei, come capita capita.
Eppoi perdio però, bisogna esserci lì sul posto con la geme che gli girano le balle, a vedere come si fa per convincerli che bisogna fare così: epperciò i partigiani dicono che è un peccato farli saltare a questo modo da un momento all'altro e chi n'abbe n'abbe, allé si salvi chi può.
Ma è inutile dire che è un  peccato, quando bisogna farli saltare e basta; è inutile, anche se la gente dice che è veramente un peccato, perché una schifosata così non si dovrebbe mai fare, porco di un mondo ladro.
Invece adesso non servono i piagnistei o i discorsi della gente e questo o quest'altro, più così che così.
E allora bisogna imparare subito bene come si fa con l'esplosivo che ci vuole, come si fa a trafficarci dentro per mettercelo giusto con l'occorrente pronto; bisogna sapere se nei piloni ci sono i fornelli sì o no con le cariche, o se bisogna proprio mettersi a fare i guastatori di mestiere rifiniti; se cioè bisogna fare gli artificieri va a ramengo, principiando come si deve; o sennò la va come la va, e guai al mondo.
In pratica del modo pressappoco come farli saltare e di su e di giù, che a sentirlo parlare si capiva era proprio del mestiere, se ne intendeva il Brillun di Ormea, che aveva imparato in Francia manovrando tritolo e dinamite.
Era un partigiano già anzianotto tarchiato rosso di pelo mineur in gamba baffi a punta e fascia in cinta col fazzoletto legato al collo, come nelle cave.
- Si mettono cosi, bon Dieu de la France: le voila mes enfants - , e posava le saponette di tritolo tutte bene in riga nel solco.
Le metteva svelto nello scavo tra le due spallette del ponte, appena sotto la massicciata, come sapeva lui alla distanza giusta dall'arcata, misurando ad occhio la miccia che ci voleva; poi gli davano del fango bello molle da pestarci sopra uno spessore giusto, per non fare cannone.
Lo batteva tutto uguale con le mani larghe sopra il solco, come a farci una soletta liscia liscia; alla fine ci infilava dentro la miccia che misurava sul palmo della mano a seconda di dov'era lontano il riparo e - alé fabbiocchi che brucia la mina; alé che spara, boia faust.
Alle volte la miccia bruciava bene perché era di quella buona, e alle volte no, perché magari aveva preso l'umidità; oppure succedeva pressappoco così anche con l'esplosivo, che per esempio non si poteva sempre dosare giusto a occhio, in base allo spessore dell'arcata o al tipo di tritolo che avevano li per lì.
Ecco perciò che proprio sul Tanaro, dove c'era il rischio di più, coi tedeschi vicini pronti ad arrivarci da un momento all'altro, la prima volta non ce la fecero, macché.
Non ce la fecero proprio su quel ponte che pure era da far saltare a tutti i costi, e il Brillun dovette provarcisi parecchie volte mettendocela tutta; ci provava che bisognava vederlo nel traffico che c'era, ricominciando sempre da capo col nervoso.
Con tutto il sudore che gli colava dappertutto, anche dai baffi, masticava la cicca del toscano sempre più accanito; ma va a sapere perché, prova e riprova con tutte quelle cariche e gli scossoni uno più forte dell'altro, non riusciva manco a farci una fessura, niente.
Per essere proprio sinceri, bisogna dire che quel ponte sul Tanaro era ancora uno di quei ponti napoleonici che bisognava vedere com'era fatto preciso, squadrato una meraviglia; ci si vedevano degli incastri nelle pietre vive dei piloni e delle arcate, fatti così precisi da sembrare tutto un blocco unico.
Nemmeno lui, quando lavorava in Francia da mineur, ne aveva mai visto di fabbricati così giusti precisi.
Alla fine si stufò - ma va a ramengo -, e ce ne mise una dose enorme di tritolo, e poi ne ne mise ancora di più con la rabbia che aveva; lo pestò così bene e con tutti i sentimenti dentro lo scavo, che era bastante per un bunker antisbarco in cemento armato, come facevano i tedeschi a quei tempi senza economia.
Quella volta, con tutti che stavano a guardare trattenendo il respiro, il ponte sul Tanaro nel grande scoppio crollò, facendo tremare perfino le rocche dei Saraceni sotto l'Armetta, e anche più in là.
In questo modo, sempre di seguito senza fermarsi, con qualche carica in più o qualche carica in meno, fecero i guastatori nelle vallate di Piemonte e di Liguria. Uno dopo l'altro come capitava, fecero saltare tutti i ponti delle strade che servivano ai tedeschi lungo le vallate, dove c'era maggiormente il traffico dei carriaggi coi rifornimenti ai nazifascisti, e dove ce n'era di meno.
Però, in questo modo era troppo rischioso, per via dell'occorrente che alle volte c'era, ma alle volte non c'era, o non era buono o non funzionava o va a sapere la scalogna che ti capitava, quando eri lì nel procinto; eppoi ci voleva sempre troppo tempo magari con i tedeschi sui calcagni, altro che balle.
Quando i tedeschi dopo i rastrellamenti e le rappresaglie, vollero ripassare da quelle parti. i ponti se li ricostruirono alla bell'e meglio con dei tavolati requisiti dove li trovavano, o sennò con dei pali lì per lì; quando poi se li ricostruirono col genio o con la manovalanza degli ostaggi catturati nei paesi, i partigiani li fecero saltare di nuovo ad uno ad uno.
Ma stavolta perdio fecero alla svelta, senza starci tanto lì sul posto a picconare fin sotto la massicciata, e a metterci la pastetta: stavolta li fecero saltare nel modo giusto tutto in regola, adoperando per lo più le bombe d'aereoplano.
Se le andavano a cercare dove le trovavano; quando non ne trovavano, nei piloni ci mettevano le cariche innescate come si deve, infilandoci sempre la miccia buona, misurata per la distanza giusta dal riparo.
Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, pp. 47-49
 
I tedeschi intrapresero spesso l'opera di ripristino, ma con scarsi risultati, perché accadeva anche che lo stesso ponte venisse fatto saltare più volte.
 
Bollettino CLN Alta Italia del 15 settembre 1944 cit. infra. Fonte: Fondazione Gramsci

Azioni di sabotaggio
2 luglio [1944] - Elementi della IV^ Brigata con gruppi locali fanno saltare il ponte fra Borgonmaro e Ville S. Pietro, poi fanno saltare in due punti la strada sotto Borgomanero.
[...]
Luglio. Nel mese di luglio vengono fatti saltare molti ponti e tratti di strada ostacolando così il traffico del nemico.
2 agosto - Garibaldini della V^ Brigata fanno saltare un tronco di strada e di ferrovia ed un ponte nei pressi di Borgo San Dalmazzo [in provincia di Cuneo, vicino al Col di Tenda].
3 agosto - Gli stessi dfanno saltare per una lughezza di 10 m. la strada per Ceriana e la strada tra Badalucco e Vignai.
7 agosto - Un garibaldino della Squadra d'assalto divisionale fa saltare nella zona di Dolcedo due ponti e un tratto di strada.
8 agosto - Garibaldini della IV^ Brigata fanno saltare un ponte tra Taggia e Badalucco e un tratto di strada di circa 12 m. Gli stessi minano i pozzi della medesima strada. Nel pomeriggio fanno saltare il ponte il ponte che da Badalucco conduce a Baiardo.
[...] 20 agosto - Una squadra di guastatori della IV^ Brigata fa saltare il Ponte dei Passi sulla strada Rezzo-S. Bernardo di Conio. Il ponte è crollato in tutta la sua lunghezza per una luce di 15 m.
25 agosto - Garibaldini della V^ Brigata fanno saltare il ponte di Bonda [n.d.r.: invero, si trattò del Ponte di Erici, poco più a valle di quello citato nel Bollettino] sulla strada Pigna-Isolabona.
CLN Alta Italia, Corpo Volontari della Libertà, Comando Generale per l'Italia occupata, Bollettino n° 9 - 15 settembre 1944 -, Dai Bollettini della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "F. Cascione" (22 giugno-27 agosto). Fonte: Fondazione Gramsci

Le azioni importanti portate a termine durante "la battaglia dei ponti" ammontarono a diverse decine.
Tra queste.
I tre ponti nei pressi di San Dalmazzo di Tenda [Saint-Dalmas-de-Tende, dipartimento francese delle Alpi Marittime] saltati in aria per tre volte consecutive nel luglio 1944. Ernesto Corradi (Nettù/Netù/Netu), classe 1894, con la sua banda si era stanziato sul Monte Grammondo, tra Ventimiglia (IM) e la Francia, dal quale controllava le valli del Roia e del Bevera. Per tutto il mese di luglio 1944 Nettù aveva condotto azioni di guerriglia contro il nemico. Il suo gruppo aveva danneggiato gravemente la ferrovia Ventimiglia-Cuneo, facendo brillare molti ponti, e la linea telefonica. Nel mese di luglio 1944 furono gravemente danneggiati  nella zona di Imperia anche i ponti di Caramagna e del Prino, come raccontato dal partigiano Amedeo Finocchio (Arizona) in Maurizio Caprile, Bandito zoppo, Edizioni Sabatelli, 1980. Il garibaldino Finocchio fu denominato bandito zoppo dai fascisti della banda Ferraris perché in un'azione di guerra aveva riportato un'infermità permanente alla gamba sinistra. Il ponte di Caramagna ad opera del Distaccamento di Arizona, nel quale operava anche Trubescoi/Trube (Enzo Bavassano). Quello del Prino dietro incursione del I° Battaglione "Carlo Montagna", che stava per essere accorpato alla costituenda IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini".
A fine luglio il Distaccamento comandato da Basilio Mosconi [Moscone] distrusse il primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona  e Pigna.
Ed ancora. Il ponte di Nava fatto brillare nell'agosto 1944 per l'ennesima volta; il ponte di legno nei pressi di Cesio fatto saltare il 29 agosto da 2 squadre della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"; un ponte in zona "Tre Ponti" di Sanremo distrutto ad opera di Ghepeu (Sergio Grignolio), comandante di un distaccamento della V^ Brigata, sempre ad  agosto 1944, Ghepeu autore anche della distruzione a settembre 1944 del ponte di Madonna della Villa a Ceriana (IM).
Rocco Fava, Op. cit. 

Un tratto della strada tra Taggia e Badalucco

2-8-1944 - [...] Alcuni garibaldini della V Brigata fanno saltare un tratto di strada ed un ponte nei pressi di Borgo San Dalmazzo [...]
4-8-1944 - [...]  Alle ore 24 alcuni garibaldini del 3° Distaccamento della IV Brigata fanno saltare il secondo ponte della strada Taggia-Badalucco [...]  
5-8-1944 - [...] Elementi del 9° Distaccamento della IV Brigata fanno esplodere i fornelli da mina della strada Taggia-Badalucco ottenendo un'interruzione di circa dodici metri. Riescono pure a far saltare un ponte sulla strada militare che da Badalucco conduce a Baiardo [...]
20-8-1944 - Garibaldini della IV Brigata fanno saltare il Ponte dei Passi [nel comune di Rezzo (IM)] impiegando kg 15 di esplosivo. Il ponte crolla in tutta la lunghezza [...] 
22-8-1944 - [...] L'8° Distaccamento "C. Queirolo" (V Brigata) fa crollare il ponte di Montalto Ligure.
25-8-1944 - [...] Il Ponte Bonda [in effetti si trattava del secondo ponte sopra Isolabona, in direzione di Pigna] viene fatto saltare totalmente in aria  [...]
28-8-1944 - [...] Il comandante "Ramon" [Raymond Rosso] con quattro garibaldini sorprende le sentinelle nemiche e fa saltare il ponte di Borgo di Ranzo [...]
30-8-1944 - [...] Il comandante "Ramon" con due garibaldini  fa saltare il ponte di Borghetto d'Arroscia [...] Due squadre del 2° Distaccamento (IV Brigata) fanno saltare il ponte di legno presso Cesio [...]
Carlo Rubaudo, Op. cit.

Settembre 1944: [...] distrutto un ponte sulla rotabile Vignai-Badalucco da garibaldini della V brigata [...] distrutto nuovamente il ponte di "Carpi"[...] distrutti i ponti vecchio e nuovo della rotabile che porta ad Apricale [...] - 3.9.1944 - Il battaglione "Lupi" (I brigata) al comando di E. Pelazza nelle priem ore del mattino piazzati i mortai contro le postazioni nemiche del ponte di Nava riesce nuovamente a far saltare il manufatto appena ricostruito dai Tedeschi [...] 30.9.1944 - Nuovamente distrutto il ponte dei "Passi" sulla rotabile Triora-Rezzo ed il ponte di Borgo di Ranzo rispettivamente dai garibaldini della IV brigata e del comandante "Ramon" (I brigata) - 30.9.1944 - Guastatori della I brigata fanno crollare il ponte sul Tanaro a Ponte di Nava.
Francesco Biga, Op. cit.  
 
A qualunque costo bisognava interrompere la strada. Mi offersi di far saltare il ponte della Madonna della Villa, operazione che avrebbe, se fosse riuscita, interrotto completamente il traffico tra Ceriana e Baiardo. Mi posi in contatto con altri nostri compagni della zona e, la stessa notte del combattimento, sotto una pioggia dirotta, un piccolo gruppo capitanato da me, da Edmondo e da Mario si portò sul ponte. Vi scavammo tre buche, le riempimmo di esplosivo, facemmo allontanare i compagni e io e Mario demmo fuoco alle micce. Soltanto due mine saltarono: il ponte, per quanto danneggiato, rimaneva servibile. Ritornammo sul posto, preparammo una terza carica, accendemmo e stavamo per ritirarci quando la mina scoppiò improvvisamente [6 settembre 1944]. Fummo avvolti in una nube di fuoco e di fumo, mentre una pioggia di pietre ci investiva in pieno. Ma evidentemente qualche santo ci proteggeva, perchè ce la cavammo senza una scalfitura.
Sergio Ghepeu Grignolio in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. Alis, Sanremo, 1946, ristampa 1975, a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
Ghepeu, al secolo Sergio Grignolio, scuote l'indice verso di me e ride di un riso franco da buon ragazzone quale egli è. Adesso esageri... dice. Protesta allegramente perchè l'ho presentato al Governatore, capitano inglese Garigue, e ad altri ufficiali come il “bridge blower”, cioè l'uomo che fa “saltare i ponti”. Protesta e ride, ma si vede che ne è compiaciuto. In verità Ghepeu è il tipico partigiano. Alto, di membra possenti, ha una bellissima testa ricciuta ed un volto da buon ragazzo, illuminato da due magnifici occhi castani. Si tiene ritto innanzi al generale Graham, venuto a Sanremo in occasione della rivista della vittoria e della pace e si dondola un po' su una gamba ed un po' sull'altra, impacciato e rosso in volto. Nessuno immaginerebbe che egli è stato, durante tutta la guerra di liberazione uno dei nostri patrioti più valorosi. Ha preso parte a combattimenti, agguati, sorprese, è stato in “galera”, ha sposato la morte decine di volte, ha subito la tortura. Ed ha soltanto diciannove anni.
Mario Mascia, Op. cit. 

Il 26 agosto u.s., alle ore 10,30, in S.Remo, evadeva da un gabinetto di decenza certo Sergio Grignolio, fermato in precedenza da militi dell'U.P.I. della G.N.R. per misure di P.S.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 9 settembre 1944, p. 24. Fonte:  Fondazione Luigi Micheletti  
  
[n.d.r.: a Ghepeu si ispirò, secondo diverse fonti, Italo Calvino per il personaggio di "Lupo Rosso" ne "I sentieri dei nidi di ragno". Quando salì in montagna aveva soltanto sedici anni ed era "grande e grosso" con la "faccia livida ed i capelli rasi sotto un cappello a visiera alla russa"] 

Ponte distrutto dai garibaldini della V^ Brigata nei pressi della centrale elettrica di Taggia (IM). Fonte: Francesco Biga, Op. cit.
 
Alla metà di settembre del 1944 l'ispettore Simon [detto anche Manes, Carlo Farini, Ispettore Generale al Comando Operativo della I^ Zona Liguria, dal 4 febbraio 1945 vice comandante del Comando militare unificato ligure] ed il commissario divisionale [Giulio, Libero Remo Briganti, commissario politico del distaccamento garibaldino costituito il 22 febbraio 1944 alla Maddalena di Lucinasco (IM), poi della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" che, da quello, il 20 giugno 1944 si sviluppa, con sede nel bosco di Rezzo (IM), e infine commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione" germinata dalla IX^ Brigata il 7 luglio 1944], a causa della nuova, insperata, favorevole situazione determinatasi con lo spostamento di quasi tutte le forze tedesche sulla frontiera francese e conseguente sguarnimento del retroterra imperiese, avevano emanato nuove disposizioni per distruggere nuovamente i ponti ricostruiti dal nemico sulle strade n. 20 e 28. Per questo motivo la battaglia dei ponti non ebbe termine, come era stato previsto, ai primi giorni di settembre, ma fu prolungata per i motivi strategici predetti...  
Francesco Biga, Op. cit. 

In Valle Arroscia il danneggiamento per due volte del ponte della "Savonera" a sud di Pieve di Teco (IM) sulla statale 28 e di quello di Vessalico (IM) sulla strada Pieve di Teco-Albenga.
Intensificando la battaglia per la distruzione dei ponti per ostacolare il previsto grande rastrellamento nemico, la notte del 5 ottobre 1944 gli uomini del Distaccamento di Raymond (Ramon) Rosso (il quale diventerà in seguito capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante") fanno saltare il ponte di Borgo di Ranzo, nel comune di Ranzo (IM).
Doveva seguire la stessa sorte il ponte di Vessalico (IM), già distrutto il 4 luglio 1944.
I tedeschi, per riattivarlo, avevano dislocato un presidio di sessanta uomini con cinque mitragliatori. Decisi ad attaccarlo, il giorno 8 ottobre 1944 i comandanti “Cion” [Silvio Bonfante], Giorgio, [Giorgio Olivero, comandante della Divisione "Silvio Bonfante"] e Stalin (Franco Bianchi, in seguito comandante del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante") radunano gli uomini: trenta garibaldini del Distaccamento d'assalto “Giovanni Garbagnati”, che sostavano a Pieve di Teco (IM) dopo l'attacco a Cesio (IM), e quindici uomini del Distaccamento “Giuseppe Maccanò” della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo", comandati da Fra Diavolo (anche Garibaldi, Giuseppe Garibaldi, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM), verso la fine della guerra comandante della IV^ Brigata "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante") ... Rimanevano feriti gravemente Cion, Calogero Madonìa (Carlo Siciliano) e Sandro Nuti (Scrivan). Sei  tedeschi uccisi e cinque altri fatti prigionieri e in seguito scambiati con altrettanti ostaggi civili in mano al nemico...
L'avvicinamento a Vessalico è compiuto all'indomani alle 6 antimeridiane... A Perinetti, Frazione di Vessalico (IM), i garibaldini si dispongono su tre colonne, ciascuna composta da due squadre... Accortisi dell'insidia, i tedeschi danno l'allarme abbandonando il ponte in costruzione ...
Il ponte viene definitivamente distrutto da una squadra del Distaccamento “Giovanni Garbagnati” della I^ Brigata "Silvano Belgrano".
I ponti tra Oneglia e Ceva fatti saltare dai garibaldini e ricostruiti in legno dai tedeschi sono sorvegliati a vista dagli stessi: da una missiva della Sezione SIM Fondo Valle della II^ Divisione al comando della I^ Zona operativa Liguria ed al SIM della  II^ Divisione.
Un documento della Prefettura di Savona in data 15 novembre 1944 riportava che il podestà di Ortovero aveva comunicato che il 4 novembre "il ponte esistente nell'abitato della frazione Pogli, su cui corre l'interprovinciale Albenga-Pieve di Teco, veniva distrutto da un ordigno esplosivo ad opera di partigiani. Il traffico è stato interrotto".
Rocco Fava, Op. cit. 

- 5.10.1944 - Mentre i Tedeschi tentano per la quarta volta la ricostruzione del ponte di Vessalico, i garibaldini di "Ramon" fanno saltare il ponte di Ranzo alle loro spalle per impedir loro la ritirata in previsione dell'attacco al paese da effettuarsi da distaccamenti della I^ Brigata.
- 6.10.1944 - Nuovamente distrutti due ponti sulla strada statale Pieve di Teco-Colle San Bartolomeo da garibaldini del distaccamento "Angelo Viani" (I^ Brigata).
- 9.10.1944 - Distruzione completa del ponte di Vessalico operata da una squadra del distaccamento d'Assalto "G. Garbagnati" alla presenza di Guglielmo Vittorio (Vittò) comandante della V Brigata e del C.S.M. Augusto Bracco (Gianni) della IV Brigata.
- 11.10.1944 - Il ponte di Leca (Valle Arroscia) è distrutto da una squadra del distaccamento "Angelo Viani" (I^ Brigata).
- 11.10.1944 - Il ponte tra San Lazzaro e Caravonica (già distrutto due volte) viene fatto saltare dal distaccamento di "Romolo" (IV Brigata).
Tra ottobre e novembre, per opera dei garibaldini, vengono ancora una volta distrutti i ponti della Paperera, Teglia, San Luigi, Quarti, e ponte di Nava sul Tanaro.
Novembre 1944:
Novembre 1944 - distruzione del ponte di legno tra San Lazzaro Reale e Caravonica operata dai Garibaldini della IV Brigata.
- Garibaldini della V Brigata fanno saltare il passo di Drego in valle Argentina; i tedeschi sgombrano la località.
9.11.1944 - I tedeschi trasportano a Cesio le rotaie del tranvai d'Imperia per riparare il ponte locale. [...]
16.11.1944 - Garibaldini della IV Brigata distruggono il ponte di Borgomaro e Ville San Pietro, di cui i tedeschi inizieranno la ricostruzione il 4.2.1945.
19.11.1944 - Una squadra del distaccamento "Filippo Airaldi" distrugge il ponte di Perinetti (presso Muzio in valle Arroscia), azione rischiosa in quanto che nei pressi i Tedeschi avevano costruito una postazione munita di cannoni anticarro.
21.11.1944 - All'alba una squadra garibaldina del distaccamento "Filippo Airaldi" distrugge il ponte di Pogli (Valle Arroscia) tra lo stupore dei Tedeschi che si trovavano nel paese. [...]
27.11.1944 Squadra d'assalto garibaldina "IV" ("V" Brigata) comandata da Giovanni Alessio (Peletta) distrugge due ponti sulla mulattiera presso frazione Glori (Valle Argentina).
Dicembre 1944:  [...]
- 14.12.1944 - Garibaldini del distaccamento "G. Bortolotti" (I^ brigata) al comando di "Ramon" ancora una volta distruggono il ponte di Perinetti sulla statale 28 bis (valle Arroscia)
- 27.12.1944 - Guastatori della IV brigata demoliscono il ponte sul torrente Impero a monte di Borgomaro
Francesco Biga, Op. cit.

Ramon (Raymond Rosso, a questa data ormai capo di Stato Maggiore della Divisione "Silvio Bonfante") fece saltare il secondo arco del ponte di Borgo di Ranzo "ed ha ordinato di fare saltare i 3 ponti dei Cavalieri", come sottolineato in una circolare del comando della Divisione "Silvio Bonfante" in data 24 febbraio 1945.
Ancora Ramon, il 24 febbraio, con un garibaldino del Distaccamento "Maccanò", intercettò due carri portanti materiale tedesco per la ricostruzione del ponte di Borgo di Ranzo e gettò, come lasciò scritto Luigi Pantera Massabò, già vicecomandante della Divisione "Silvio Bonfante" (in Cronistoria militare della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” <diario inedito nel 1999, conservato presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia>), le parti in ferro, rotaie di ferrovia, destinate per la ricostruzione del ponte in un burrone e facendo bruciare le parti in legno.
In quel periodo, nel tentativo di limitare la distruzione di ponti da parte delle formazioni garibaldine, le autorità fasciste presero la decisione di fare sorvegliare alcune di queste opere da gruppi di civili. Il comando della Divisione "Silvio Bonfante" chiese la collaborazione dell'aviazione alleata, la quale, in effetti, colpì nei giorni seguenti la zona dell'immediato retrofronte, cercando di neutralizzare le tre batterie antiaeree di Isolabona in Val Nervia.
Il 27 febbraio 1945 Ramon, coadiuvato da uomini del Distaccamento "Filippo Airaldi" della II^ Brigata "Nino Berio" della Divisione "Silvio Bonfante", faceva brillare il ponte di Pogli, nel comune di Ortovero (SV), appena ricostruito dai tedeschi. Sempre a febbraio ad Alassio (SV) Cis Giorgio Alpron [capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante"] e Moschin Carlo Mosca, capo di un nucleo della I^ Brigata, facevano saltare il ponte Sant'Anna sull'Aurelia.
E Cis Giorgio Alpron, con l'ausilio del caposquadra "Mancinotto" [Giuseppe Gismondi] e di alcuni uomini del Distaccamento "Angiolino Viani", il 17 aprile 1945 faceva nuovamente saltare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)] sulla strada Albenga-Cesio.       
Rocco Fava, Op. cit.

 
22 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM Fondo Valle della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Relazionava che "è in atto un ripiegamento dei tedeschi dalla riviera ligure verso nord; osservando la via Aurelia si notano drappelli di tedeschi che, approfittando di mezzi civili e militari, si dirigono verso i centri ferroviari di Ceva ed Ormea. I ponti tra Oneglia e Ceva fatti saltare dai garibaldini e ricostruiti in legno sono sorvegliati a vista dagli stessi..."

24 febbraio 1945 - Dal commissario prefettizio di Albenga (SV) alla popolazione di Albenga - Manifesto-avviso: "... Il comando militare tedesco dispone che il ponte sul Neva sia sorvegliato dai civili del luogo giorno e notte. Gli inadempienti saranno perseguiti ai sensi delle vigenti leggi di guerra...".

9 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano", del Corpo Volontario della Libertà Liguria aderente al CLN, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che "oggetto: Relazione diroccamento ponti di Degna e Garlenda. Al Comando Divisionale. Il giorno 1-3-45 una squadra del dist. G. Garbagnati con l'ausilio di civili reclutati sul posto faceva diroccare con mezzi di fortuna (picchi, pale, palanchini) il ponte di Degna. Il giorno 5 c.m. invece con brillamento di 3 mine una squadra dello stesso distaccamento rendeva completamente inutilizzabile il ponte di Garlenda. Sia l'uno che l'altro per essere resi utilizzabili devono essere completamente demoliti e ricostruiti su nuove basi. Il Commissario [Federico, Federico Sibilla]. Il Comandante [Mancen, Massimo Gismondi].".

19 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata della Divisione "Silvio Bonfante" a "Stalin" [Franco Bianchi, comandante del Distaccamento "Giovanni Garbagnati"] - Ordinava "durante la prossima notte, all'una, far saltare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)]: occorre essere precisi sull'ora in quanto contemporaneamente salteranno anche le rocche sotto Casanova. Non attaccare pattuglie nemiche per non destare sospetti. Se il ponte non dovesse saltare porre una carica nell'arcata centrale".

21 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 223, al comando della I^ Brigata - Comunicava... chiedeva i motivi per cui risultava brillato il ponte di Degna, ma non erano saltate le rocche sottostanti...

21 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che nella notte tra il 19 ed il 20 marzo una squadra del Distaccamento "Francesco Agnese" [comandato da Buffalo Bill, Bill o Pippo, Giuseppe Saguato] agli ordini del capo squadra "Moschin" [Carlo Mosca] aveva tentato di fare brillare con mine le rocche tra Casanova Lerrone (SV) e Garlenda (SV) per interrompere il traffico stadale ma che l'azione era riuscità a metà data la scarsa conoscenza dell'esplosivo usato e appena arrivato con un lancio alleato] e che la stessa notte una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" al comando di "Stalin" [Franco Bianchi] faceva saltare con parziale risultato il ponte tra Vellego e Degna.

22 marzo 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" [comandante "Gino" Giovanni Fossati] della Divisione "Silvio Bonfante" ai Distaccamenti dipendenti - Stabiliva che ogni Distaccamento doveva preparare mine con detonatore a strappo oppure fatte con bombe a mano tedesche a tempo, "legando il filo alla nappina e ricoprendo la bomba di plastico"; che ogni mina, al momento dell'uso, doveva, per aumentarne l'efficienza, essere ricoperta da pietre; che gli ordigni "dovranno essere posti a 300-400 metri" dalle postazioni al momento dell'allarme". E segnalava che l'esplosivo per la costruzione delle mine si trovava presso il Distaccamento "Giuseppe Catter".

28 marzo 1945 - Dal comando della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Relazionava che... a Vessalico (IM) i tedeschi avevano rinunciato a ricostruire il ponte, "facendo saltare la parte che avevano già ricostruito" ...

31 marzo 1945 - Dallo Stato Maggiore della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 19, al comando della  Divisione - Riferiva ... le azioni svolte durante il mese di marzo, tra cui il brillamento dei ponti del Cavaliere e l'attentato contro il ponte di Vessalico che aveva costretto i tedeschi a fuggire...

3 aprile 1945 - Dal comando della I^ Brigata al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Resoconto delle azioni compiute dalla Brigata nel mese di marzo: il 5 marzo 1945 una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" [comandato da Stalin, Franco Bianchi] faceva brillare un ponte a Garlenda (SV); ... il 12 marzo una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" faceva saltare il ponte a Chiappa, [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; il 13 marzo un'altra squadra di detto Distaccamento faceva brillare il ponte del Molino del Fico in Località Pian del Cervo di Pairola [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; il 20 marzo ancora una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati", direttamente comandata da Stalin, faceva saltare il ponte tra Vellego e Degna [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)]; ... il 22 marzo riusciva solo in parte l'azione contro il ponte di Santa Croce sulla Via Aurelia nei pressi di Alassio [(SV)]...

14 aprile 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Resoconto delle azioni compiute dalla Brigata nel mese di marzo: ... il 19 ad opera delle squadre di "Gin" [Angelo Recagno] e di "Cimitero " [Bruno Schivo] era saltato il ponte del Cavaliere a Borgo di Ranzo...

18 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 302, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava che il giorno prima una squadra comandata dal capo squadra "Mancinotto" [Giuseppe Gismondi] e da "Cis" [Giorgio Alpron, capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano"] aveva fatto nuovamente brillare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)].

20 aprile 1945 - Da "Fedé" al SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Segnalava che "... Il ponte dell'officina sopra Taggia è saltato in aria uccidendo 4 tedeschi e 3 civili... ".

da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit. 

mercoledì 21 novembre 2018

La difesa partigiana di Rocchetta Nervina

Uno scorcio di Rocchetta Nervina (IM)
 
Ricavo le notizie da un'intervista con Vitò ["Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo]: «Stefano Carabalona, tenente nell'esercito nelle forze G.A.F., dopo l'8 settembre iniziò la sua propaganda per la formazione di gruppi partigiani. Radunò i ragazzi della bassa Val Nervia e soprattutto quelli di Rocchetta Nervina, sulle cui alture aveva stabilito la sede del distaccamento. I giovani che raccolse erano numerosi e furono anche ben organizzati  [...] Quando ebbi sentore della presenza di una banda partigiana in Val Nervia mi recai a visitarla e a stabilire un contatto con quel gruppo ed il nostro della Goletta. Accettarono.»
don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
 
Dopo l'8 settembre 1943, giorno dell'armistizio, rimasero sul posto [Rocchetta Nervina (IM)] pochi dei nostri militari, appartenenti alla Guardia di Finanza... Nel giugno 1944 una trentina di giovani formarono un Distaccamento che poi fu inquadrato nella V^ Brigata... In risposta alla crescente attività partigiana della zona, Rocchetta Nervina subì bombardamenti da batterie di terra, repubblichine,  piazzate a Camporosso [nei pressi del cimitero] e di marina, tedesche.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016
 



L'8° distaccamento giunge a Rocchetta Nervina verso il 20 giugno [1944]. È comandato da Alfredo Blengino (Spartaco) che il giorno 23 dello stesso mese, lancia un proclama alla popolazione del paese ringraziandola per la solita buona accoglienza fatta ai partigiani ed invitandola ad appoggiare, nella maggior misura possibile, l'azione di chi combatte per la libertà
Proclama:
Il Comando e gli uomini di questo distaccamento della IX Brigata Garibaldi ringraziano la popolazione tutta per l'accoglienza fatta nonché per le prestazioni fornite. Le necessità impellenti di carattere militare hanno costretto questo comando a prendere misure cautelative; queste azioni non devono essere interpretate in malo modo, ma come necessità di guerra. Comunque si assicura la popolazione nel modo più categorico che nulla deve temere dalla presenza di qualche truppa. Tutto sarà fatto e tentato per alleviare la difficoltà che si incontreranno. La popolazione si mantenga calma, collabori, come ha già fatto, con noi, e noi faremo del nostro meglio per venirle incontro.
Aiutate gli uomini che affrontano la morte per il risorgimento di una nuova Italia.
Rocchetta Nervina  23-6-1944                                                     Il comandante  Spartaco *
* (la copia originale del proclama è in possesso del Parroco di Rocchetta Nervina)
Gli uomini della formazione ammontano ad una ventina, ma, in pochi giorni, il numero degli effettivi è pressocchè raddoppiato mentre viene notevolmente migliorata l'organizzazione del distaccamento. L'armamento consiste in fucili e moschetti. L'8° distaccamento opera nella Val Roja, procurando notevoli difficoltà al traffico delle truppe nazi-fasciste. Nei giorni successivi la formazione passa al comando di Stefano Carabalona (Leo) che si trova subito impegnato in un durissimo combattimento.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1992, p. 154


L'area di confine
Nell'area di confine italo-francese avvengono ripetutamente scontri tra forze tedesche e partigiani italiani. Tra il 2 ed il 6 luglio un battaglione della 148a divisione, nelle fonti tedesche Bataillon Schmitz, partecipa insieme al reparto esplorante della 42. Jager-Division ed ai due battaglioni di Hochgebirgsjager al rastrellamento della valle Argentina a nord di Taggia e del massiccio di Carmo Langan. Rocchetta Nervina, attaccata il 4 luglio, viene data alle fiamme. Nel villaggio, secondo la relazione tedesca, vengono uccisi «25 banditi e 25 elementi sospetti»; i tedeschi hanno invece solamente un ferito leggero. Le operazioni continuano nelle giornate seguenti e portano alla distruzione di altri villaggi, tra i quali Molini di Triora, dove dei civili muoiono sotto le macerie delle case incendiate.
Carlo Gentile, Le forze tedesche di occupazione e il fronte delle Alpi occidentali, "Il presente e la storia", n. 46, 1994, p. 57-123. 
 
[...] il mese di luglio... si aprì con un rastrellamento tedesco a largo raggio, essenzialmente rivolto verso Rocchetta Nervina (IM), Castelvittorio, Molini di Triora e Langan.
La difesa di Rocchetta Nervina, che si protrasse dal 1° al 4 luglio 1944, ebbe luogo soprattutto ad opera dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", che da circa una settimana era attestato nel paese.
I tedeschi, venuti a conoscenza di ciò, attaccarono, come ricordava Stefano Carabalona (Leo) [n.d.r.: comandante di quel Distaccamento, poi comandante di un Distaccamento della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", infine comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato a Nizza].
Alle ore 8 del medesimo giorno i tedeschi avanzarono verso l'abitato, ma vennero assaliti dai partigiani che li fecero momentaneamente sbandare; tuttavia, il comando tedesco riuscì in poco tempo a riordinare le proprie fila e la battaglia riprese.
Per alcune ore il combattimento si protrasse con alterne vicende ed alle 12 i nazifascisti si ritirarono, accusando la perdita di un centinaio di uomini.
La difesa del paese venne fiaccata il giorno successivo, 4 luglio 1944, ad opera di 800 uomini di truppa che, occupato il paese, lo saccheggiarono. Alla sera rimase sul selciato un ingente numero di vittime.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999 
 

Sabato 1° luglio 1944: Rocchetta Nervina è bombardata da una batteria terrestre tedesca da 100/17, piazzata a nord del cimitero di Camporosso, e da batterie costiere. Sono le ore 23. Alcuni abitanti sono colpiti. Poi, cessa il bombardamento. La domenica trascorre nella calma più assoluta. I Tedeschi credono i garibaldini spaventati dal fuoco precedente, ma questi si preparono alla difesa, certi di un imminente attacco. Lunedì 3 luglio: all'alba, i cannoni tedeschi ritentano l'attacco che dura circa due ore. Una tempesta di ferro e fuoco s'abbatte sul paese e nei dintorni, sulle alture e nelle campagne; numerose case sono distrutte, così il cimitero; la chiesa stessa subisce gravi danni. Intanto i nazisti danno l'assalto con l'intento di entrare nell'abitato; verso le otto sono a tiro del fuoco dei partigiani che li lasciano avanzare ed attendono nel massimo silenzio. I Tedeschi credono che siano fuggiti spaventati dal fuoco precedente e si  rinfrancano maggiormente, avanzando più allo scoperto. Sono ora a circa cento metri dai garibaldini che, all'improvviso, aprono il fuoco nutrito. Tra i nazisti, presi di sorpresa, nasce lo scompiglio; alcuni sono a terra, morti e feriti, altri si trascinano urlando e gemendo. Gli ufficiali quasi minacciano i soldati per riordinare le fila. Poi riprendono l'attacco, ma la resistenza garibaldina è decisa. Alle 12 il nemico si ritira in disordine per la seconda volta, e stavolta definitivamente, dopo avere abbandonato non poche armi e munizioni. I camion s'allontanano sotto il fuoco partigiano. [...] È  inevitabile, naturalmente, il ritorno in forze dei Tedeschi. Questi, il 4 luglio, riprendono il bombardamento che dura circa due ore, ancora più intenso del precedente. Sul povero eroico paese, rovina e incendi. I tedeschi iniziano l'attacco a Rocchetta da tre direzioni. Lo scontro è questa volta veramente ineguale: da una parte ottocento uomini armatissimi; dall'altra i partigiani con armamento leggero e scarse munizioni. Da parte garibaldina s'è decisa la difesa del paese: sparare sull'invasore anche l'ultima cartuccia. La lotta s'ingaggia feroce e spietata. Verso le undici, l'assalto tedesco pare contenuto  e fiaccato dalla strenua resistenza dei partigiani. Ma, dopo pochi minuti di calma, i nazisti iniziano un nuovo assalto: avanzano da ogni parte urlando e sparando, protetti dal fuoco intensissimo dei cannoni e dei mortai. Si apre una falla sul fianco sinistro dello schieramento partigiano, costretto a ritirare una mitragliatrice pesante per evitare l'accerchiamento. Nel varco aperto s'avventano colonne tedesche che fanno pressione finché riescono a penetrare nel paese. Per un'ora la lotta continua lungo le strade, tra le case, nei cespugli. Infine, ogni resistenza diventa impossibile ed i garibaldini, privi di munizioni e duramente provati, iniziano a ritirarsi sfiniti. Rocchetta Nervina è in balia del nemico, della cui furia è inutile ormai parlare. Tutto saccheggiato, 53 case vengono incendiate. Nella zona lago Morgi ed in regione Passerina i Tedeschi fucilano i partigiani Domenico Basso di anni 57, Giuseppe Basso di anni 14, Giuliano Brigasco di anni 21 ed il civile Agostino Basso di anni 37. In precedenza per loscoppio di una mina era rimasto ucciso il civile Antonio Carabalona fu Antonio [...] Tra i garibaldini che più si distinsero nel durissimo scontro sono da citare il vecchio “Notu” che, ferito due volte, continuò la lotta fino all'esaurimento delle munizioni, e poi “Longu”, “Falce”, Colombo”, “Filatro”**, il giovanissimo “Arturo” e il valoroso Fulvio Vicari (Lilli) *** che, in seguito immolerà la sua giovane esistenza nella lotta per la Libertà.
Carlo Rubaudo, Op. cit., pp. 155,156 


Ma il tedesco pagò ben caro il suo successo, perché non meno di 180 uomini furono messi fuori combattimento... Fra  coloro che maggiomente si distinsero sono da ricordare il vecchio
"Notu" che, benché fosse rimasto ferito due volte, continuò a lottare fino all'esaurimento delle sue munizioni, Longo [Antonio Rossi], Falce [G.B. Basso], Colombo, Filatro ***, il giovanissimo Arturo [Arturo Borfiga] ed il prode Lilli *** [Fulvio Vicàri], che doveva più tardi immolare la sua giovane esistenza per la causa della liberazione.
Stefano Carabalona (Leo) in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia


Luigi mi ha raccontato l'avventura di Nikolaj, prigioniero guerra russo. Appaiono all'immaginazione i soldati italiani in rotta dopo l'otto settembre 1943. Venivano dal fronte francese e cercavano un primo rifugio a Rocchetta. «Buttavano armi e zaini sotto il ponte, poi la gente ci dava qualcosa: chi i pantaloni, una giacca, camicia, per mettersi in borghese, per tagliare la corda, perché tanti volevano tornare a casa. Giustamente [...] Poi sono arrivati i tedeschi a occupare Rocchetta. Sono stati attaccati dai partigiani, tre giorni di fila, e ci hanno lasciato dei morti, e poi il quarto giorno con le spie fasciste, con le camicie nere, sono arrivati in paese a incendiare. Hanno incontrato tre persone, fra loro c'era il padre che portava a spalle il figlio con la gamba ingessata. Lui aveva quattordici anni, ma era già grandino, pensavano fosse un partigiano: hanno ammazzato padre, figlio e un signore che era lì con loro. Non c'era più nessuno in paese, quelli erano rimasti perché c'era il ragazzo ferito. Credevano fosse un partigiano ferito. In paese i tedeschi dicevano di comportarsi bene che loro avrebbero fatto altrettanto. C'erano dei prigionieri russi, i tedeschi se li portavano dietro. [...] Dopo un periodo ero sul sentiero per Gouta a far della legna e ho incontrato uno di quei russi scappati quella notte. Lo conoscevo perché andavo da lui tutti  i giorni: voleva che gli spiegassi un po' come si chiamavano le cose in italiano. Ho visto un uomo lontano trecento metri, aveva un fucile sulle spalle, e mi sono detto: “Mi sembra Nikolaj”. Come lo incontro mi dice: “Ciao Luigi, ciao, adesso hai capito che era vero: sono fra  i partigiani”, parlava un po' italiano. Poi in un'imboscata i tedeschi lo hanno fatto fuori. Ventidue anni aveva». L'incendio dei nazisti, i ribelli sulle montagne, la repubblica partigiana di Pigna: i ricordi sembrano ombre cinesi turbinose, un tramestio di voci appena udibili su un palco in penombra. Desidero assistere allo spettacolo del ricordo nell'attimo che precede l'intervento dell'intelligenza storica, ordinatrice. La figura del russo, morto da settant'anni, è pallida ma viva: mi chiedo se qualcun altro - altrove, lontano - conservi ancora l'immagine di Nikolaj. In piazza non ho interrotto Luigi, ora ascolto dal registratore la voce che procede: «Al 21 aprile, mi sembra, i tedeschi se ne sono andati via di qua, sono andati giù e hanno fatto saltare il ponte di comunicazione fra Dolceacqua e Rocchetta. Allora sono arrivati i senegalesi, dalla Francia, dall'Abelio, tutto lungo il confine. Degli stangoni questi senegalesi!». Le truppe nere delle colonie francesi erano passate oltre Roja.
Francesco Migliaccio, Ombre e passaggi fra Nervia e Roja, Testo prodotto nell’ambito del progetto "Sulle tracce di Francesco Biamonti: percorsi creativi tra San Biagio della Cima e le cinque valli del Ponente Ligure", realizzato a cura del Centro di Cooperazione Culturale, in collaborazione con l'Unione Culturale Franco Antonicelli, la Fondazione Dravelli, e gli Amici di Francesco Biamonti, con il sostegno della Compagnia di San Paolo - nell'ambito del "Bando Polo del '900" destinato ad azioni che promuovono il dialogo tra '900 e contemporaneità usando la partecipazione culturale come leva di innovazione civica - e della Fondazione Carige
 
... motivazione della Medaglia d'argento alla memoria di Libero Giulio Briganti: "Dopo l'armistizio, entrato fra i primi a far parte del movimento di Liberazione, emergeva per attività, iniziativa, capacità di organizzatore, raggiungendo incarichi di responsabilità. In combattimento dava belle prove di valore e particolarmente si distingueva nel luglio del 1944 a Rocchetta Nervina, tenendo in scacco per tre giorni forze tedesche dotate di artiglieria che tentavano di occupare il paese, e durante il duro rastrellamento dell'alta Val Tanaro. In questa occasione combatteva superbamente e generosamente si sacrificava, nel tentativo di trattenere il nemico per dare tempo ai Partigiani di porre in salvo feriti barellati." 
Redazione, Giulio Briganti, ANPI

** Gennaro Luisito Filatro, nato il 24 giugno 1917 a Civita (CS), già sergente maggiore del Regio Esercito, ufficiale addetto alle operazioni di distaccamento, passò poi in Francia al seguito di Carabalona


Relazione del comandante della II^ Divisione "Felice Cascione" Nino Siccardi (Curto) al comando della I^ e della II^ Zona Liguria, in data 11 luglio 1944, concernente anche la battaglia di Rocchetta Nervina. Fonte: Fondazione Gramsci

*** Il partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri di Ventimiglia (IM) morì a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano, località di Molini di Triora (IM), in Valle Argentina.
Questa la motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944 -  Val Gaviano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria".  
da documento Isrecim in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II

Il partigiano Giovanni Rebaudo Jeannot/Janot/Janò/Monaco ricordava (documento Isrecim) nel seguente modo il garibaldino Fulvio Vicàri: "Dopo aver camminato in salita per circa mezz'ora, siamo arrivati su un costone in vista della polveriera di Gavano, che si intravvedeva nel vallone sottostante. Era nostra intenzione passare di lì a fare una visita a Fulvio Vicari (Lilli) che sapevamo trovare insieme ai suoi artificieri. Purtroppo appena arrivati dovevamo apprendere una tragica notizia... “Lilli” era diventato un esperto artificiere nel fabbricare mine e preparare le cariche. Nel periodo di attività da guastatore e artificiere, oltre al pezzo di strada fatta saltare la notte di capodanno, “Lilli” aveva diretto parecchie altre azioni nella battaglia dei ponti. La polveriera di Val Gavano era rifornitissima di granate e di proiettili di artiglieria di grosso calibro. Era una polveriera che riforniva tutto il settore della G.A.F. (Guardia alla frontiera) sul fronte occidentale nel periodo della guerra contro la Francia... di stanza nella caserma di Arma di Taggia negli anni dal 1941 al 1943 sovente ero già andato proprio in quella polveriera a fare rifornimenti di proiettili per le esercitazioni [...]". A Fulvio Vicàri venne in seguito intitolato il VI° Distaccamento del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata. Adriano Maini


venerdì 29 aprile 2016

Ventimiglia (IM) nella Resistenza: cenni

 
Zone di Ventimiglia (IM) prossime al Grammondo

Dall’inizio del mese di agosto la divisione Legnano, fino ad allora installata a cavallo dei dipartimenti del Var e delle Alpes-Maritimes, si ritirò nella penisola, ed alcuni suoi soldati provocarono degli incidenti al passaggio della frontiera di Ponte San Luigi: «I soldati intonarono “Bandiera Rossa”, molti salutarono col pugno alzato. Il generale Vercellino trasmise, a questo proposito, una circolare che incitava gli ufficiali a sparare per ristabilire l’ordine». <42. All’inizio di settembre fu la volta della divisione Emanuele Filiberto Testa di Ferro, che pose meno problemi nell’attraversamento di Ventimiglia e nella risalita della val Roja in direzione del colle di Tenda. Con l’annuncio radiofonico della capitolazione ad opera del maresciallo Badoglio, la sera dell’8 settembre, la situazione divenne caotica, poiché elementi della 201ª divisione costiera, che stazionavano nella zona di Mentone, ripiegarono in disordine su Ventimiglia con altri effettivi della 224ª divisione costiera precedentemente di stanza nella zona di Nizza, mentre il 7° Alpini assicurava la protezione del ripiegamento funzionando da retroguardia delle truppe che cercavano di raggiungere l’Italia attraverso col de Braus e/o le Corniches. Il generale De Castiglioni, comandante della divisione Pusteria dalla quale dipendeva il 7° Alpini, arrivò nella stazione di Ventimiglia con il treno proveniente da Roma il 9 settembre a mezzogiorno; decise di assumere il comando nella val Roja e provò a costituire una ridotta difensiva nella zona di Tenda, facendo leva sul 7° Alpini, e sui resti della 224ª e 201ª divisioni costiere: «Ordinai al colonnello Lorenzotti che rinforzasse la difesa degli accessi occidentali di Ventimiglia già da lui predisposta; che rimanesse col comando del 7° Alpini ed un battaglione a Ventimiglia fino al mattino del 10 settembre per riordinare i reparti rimpatrianti, disciplinarne il movimento ed avviarli tutti in Val Roja verso la zona di Tenda; che, a movimento ultimato, facesse saltare i ponti di confine sulla Cornice […] Il 10 settembre, volli riprendere contatto con le truppe per “tastarne il polso”. Ridiscesi perciò la valle Roja fino ad Airole: incontrai vari reparti costieri e territoriali che marciavano in disordine, affaticati e stanchi perchè non allenati alla marcia: marciava invece bene un grosso battaglione di reclute dell’89° fanteria; chiudevano la lunga colonna i reparti del 7° Alpini, in ordine e alla mano. Lorenzotti mi informò dell’avvenuto brillamento delle interruzioni di Ventimiglia che avevano bloccato l’inseguimento dei tedeschi sulla Cornice […]. Nelle prime ore dell’11 settembre venni chiamato al telefono dal Forte Alto di Tenda dal generale Gazzale, comandante della 201° divisione costiera ritiratasi dalla Liguria nell’alta Valle Tanaro; mi segnalava di essere giunto colà con pochi elementi; che le sue truppe ripiegavano dal Colle di Nava sul Tanarello in seguito a pressione nemica; che era opportuno io mi guardassi anche da quella parte» <43.
[NOTE]
42 M. BROCCHI, Relazione sull’occupazione italiana della Provenza, Ravenna 1945, p. 92.
43 Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma, cartella N° 2121/A/5, testimonianza del generale De Castiglioni raccolta nel luglio 1944 a Roma.

Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012) 
 
Ventimiglia (IM): la palestra ex G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio)

Il 25 Luglio del 1943 vengono tolte da un gruppo antifascista le insegne dalla sede del Fascio di Ventimiglia...
Dopo l’8 settembre 1943 le forze armate di stanza a Ventimiglia si sciolgono e le Caserme vengono abbandonate. Ne approfittano i nuclei della Resistenza per sabotare le armi pesanti ed asportare le armi leggere con relative munizioni portandole in montagna per armare distaccamenti partigiani in formazione, che si raccoglieran­no più tardi nella V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"].
Tutta la città è permeata dallo spirito di rivolta, che si diffonde anche fra i ragazzi delle Scuole dove, per iniziativa di uno scolaro, Rino Poli [Rino, che in seguito fece parte della V^ Brigata], la raccolta dei fondi «Pro Mitra» lanciata dalla Repubblica di Salò viene boicottata.
... e si formano i primi nuclei della Resistenza...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
Ventimiglia - Dal 25 luglio al 20 settembre 1943 rimane in carica il podestà Galleani di Sant'Ambrogio che da anni amministrava la città. Prima dell'8-9-1943 esisteva in Ventimiglia un presidio tedesco all'interno della Stazione F.F.S.S., ma con lo sbandamento delle truppe italiane della IV armata il presidio si ritira in San Remo. All'8 settembre la popolazione prende armi viveri e vestiari nelle caserme «Gallardi» e «Trossarelli». Contemporaneamente, i futuri dirigenti del fascio repubblicano locale Ferdinando Rey, Ugo Ughetto, Elio Piccioni, il generale della milizia Brandimarte (forse legionario col generale Franco nella guerra civile spagnola 1936-39) [n.d.r.: Brandimarte già efferato squadrista fascista a Torino all'inizio del triste ventennio; arrestato proprio a Ventimiglia, dove a quel dunque era solo di passaggio, nel secondo dopoguerrra] ed il commissario di P.S. Pavone insieme a reparti tedeschi raggiungono la città dove sbarcano dagli autocarri ed iniziano una occupazione totale. Da quel giorno, fino alla liberazione, vi instaurano la loro autorità indiscussa, coadiuvati nel governare dai predetti militi, che eleggono Ugo Ughetto commissario prefettizio della città (A.S.R.).
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Sono Elio Riello, nato a Ventimiglia il 10 luglio 1922 e sono stato arrestato a Ventimiglia il 21 maggio del 1944. Ero il segretario del costituendo Comitato di Liberazione, perché qui eravamo proprio in fase iniziale allora, si parlava poco dei partigiani e di altre cose. Sono stato arrestato dalla Guardia Repubblichina. Sono stato portato ad Imperia dopo un interrogatorio a Ventimiglia. Ad Imperia siamo stati alcuni giorni e poi siamo stati portati nel carcere di Marassi a Genova. Da Marassi dopo un po’ siamo stati trasferiti a  Fossoli... I tedeschi sono entrati in funzione solo dopo Mauthausen praticamente... [n.d.r.: a questo collegamento la testimonianza completa di Elio Riello sulla sua deportazione]
Redazione, Elio Riello, Lager e deportazione



... Peggau  era  uno  dei  cinquanta  sotto campi  di Mauthausen...  fu  completamente  evacuato  il  2  aprile  1945  e  i  deportati  in  grado  di  camminare  costretti  a  raggiungere  Mauthausen  a  piedi, nella  cosidetta  marcia  della  morte... I  superstiti  arrivarono  a  Mauthausen il  7  aprile  in  penose  condizioni.  Pochi  sopravvissero,  alcune  centinaia  i morti  di  questo  campo... Gli  italiani,  mescolati  a  qualche  francese  e  moltissimi  russi,  erano  non più  di  dieci  secondo  la  testimonianza  del  deportato  Elio  Riello... 

Rodolfo Ridolfi, Domenico Vanni sovversivo per la libertà, Edizioni Marradi Free News, 2011

Elio Riello: "... i punti fissi del costituendo Comitato di Liberazione di Ventimiglia erano il Cap. Silvio Tomasi, presidente, ed Elio Riello, segretario... Il costituendo C.L.N. di Ventimiglia, tramite il Baletti Emilio, aveva rapporti con il C.L.N. di Torino e precisamente con l'avv. Martorelli Renato. Nel frattempo il Cap. Tomasi aveva preso contatto con il Gruppo della Giovane Italia, operante attivamente soprattutto nella Stazione di Ventimiglia, i cui esponenti principali erano Muratore Olimpio e Rubini Alessandro. La Giovane Italia inoltre aveva fatto e continuava a fare azioni di proselitismo e cercava collegamenti con altri Gruppi che erano in azione, specie nella zona di Bordighera... Biancheri Antonio non era Capo del C.L.N. di Ventimiglia, ma uno degli esponenti maggiori della Resistenza a Bordighera... Tomasi Silvio era il capo del  C.L.N. di Ventimiglia..."
don Nino Allaria Olivieri, Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999

Ventimiglia (IM): la stazione ferroviaria

Nella stazione di Ventimiglia agisce un gruppo cospirativo di ferrovieri antifascisti. Il gruppo è scoperto nella primavera del 1944, molti patrioti vengono arrestati e alcuni sono deportati nei campi di concentramento od uccisi [...]
Essi sono: Ferrari Edoardo, cantoniere, ucciso al Turchino nell'eccidio del 19 maggio '44; Muratore Olimpio di Pasquale, alunno ferroviere, nato a Ventimiglia il 9-12-22 e deceduto a Mauthausen il 2-9-44; Palmero Giuseppe, manovale, deceduto a Fossoli; Rubini Alessandro di Carlo, capostazione di I^ classe, nato a Novara nel 1891 e deceduto a Mauthausen il 17-12-44; Lerzo Ernesto di Giuseppe, conduttore, nato a Genova il 15-11-1913 e deceduto a Mauthausen il 15-3-45; Pietro Trucchi di Sebastiano, conduttore, nato a Camporosso (provincia di Imperia) il 14-10-1912 e deceduto a Mauthausen il 2-3-45; Viale Eraldo di Nicola, operaio, nato a Ventimiglia nel 1911 e deceduto a Mauthausen il 4-3-45.
Da un promemoria riguardante Rubini Alessandro, fornito, come le notizie sopra trascritte, da Poli Rino tramite Biga, si estrae quanto segue: «Rubini Alessandro, nato a Novara il 4-11-1891, nel 1944 era capo­ stazione di l^ classe nella stazione FF.SS. di Ventimiglia. Fu arrestato il 23-5-44 per attività politica antifascista e quale appartenente al Comitato clandestino di Liberazione. Rimase nelle carceri di Imperia dal 23-5-44 al 28-5-44. Quindi fu detenuto a Genova (carceri di Marassi) dal 29-5-44 all'8-6-44. Successivamente fu a Fòssoli di Carpi, dall'S-6-44 al 21-6-44. Da ultimo fu a Mauthausen, fino alla data del suo decesso (17-12-44)».
Dalla stessa relazione nella quale il Poli espone i fatti di Ventimiglia si deduce che nella primavera del 1944 in frazione Ville [di Ventimiglia (IM)] si era formato un gruppo di patrioti, fra i quali vi era il Poli Rino. Una giovane donna, sfollata e abitante in frazione Ville con la famiglia, portò ai patrioti due pistole mitragliatrici: trasportò i pezzi smontati e le munizioni in diverse volte, avvicinandosi come se cercasse erba per le bestie.
I gruppi di giovani alla macchia, formatisi in quel tempo nella zona, erano parecchi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
... uno di questi, costituito da giovani ferrovieri nella Stazione Ferroviaria col compito di assicurare collegamenti, verrà più tardi scoperto ed i suoi membri arrestati e inviati in un campo di concentramento, dal quale non faranno più ritorno. 
Eccone i nomi:  Edoardo Ferrari, cantoniere - Giuseppe Palmero, manovale - Alessandro Rubini, capo stazione di I^ classe - Ernesto Lerzo, conduttore - Pietro Trucchi, conduttore - Eraldo Viale, operaio...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971 
 
I ferrovieri di Ventimiglia facevano parte non solo della "Giovane Italia", ma ancor prima di una rete clandestina regionale di ferrovieri con epicentro a Genova. Di più: secondo Paolo Paoletti, autore di "Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria" (Frilli - Genova, 2009), che riporta precise affermazioni proprio nel suo testé richiamato libro, la "Giovane Italia" o "Giovine Italia" era collegata, per l'appunto, anche ai Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria, organizzazione che vedeva il prof. Giuseppe Bottaro quale responsabile di tutte le formazioni militari "Giovine Italia" (dunque, erano diverse in regione); l'opera in questione riporta, inoltre, i dettagli delle relazioni della polizia ferroviaria (repubblichina) e della GNR (polizia politica) di Ventimiglia, fatte agli organi superiori in merito alle ampie denunce compiute dagli  infiltrati ed alla base della retata di maggio; altri aspetti, quale la tessera del V.A.I. di un noto patriota della zona, fanno supporre che altri antifascisti della zona, per loro fortuna non caduti in trappola, fossero attivi in tale contesto, ma non ci sono documenti per approfondire il tema. Tornando ai ferrovieri, il gruppo della città di confine doveva ostacolare il traffico di materiale bellico sia in Francia sia in Italia, essendo ritenuto imminente lo sbarco alleato e doveva occupare militarmente la stazione ed un tratto della linea ferroviaria, per preservarli da sabotaggi delle truppe nemiche durante la prevista evacuazione. Nell'atrio della stazione ferroviaria Porta Principe del capoluogo ligure la lapide che commemora i quarantacinque ferrovieri caduti nella Resistenza annovera anche i colleghi martiri di Ventimiglia. Di questi ultimi è emblematica la figura di Giuseppe Palmero, nato a Ventimiglia il 3 giugno 1924, ivi residente, celibe, che, catturato a Bordighera il 23 maggio 1944, dopo l'inevitabile passaggio per le carceri di Oneglia, arrivò nel campo di transito di Fossoli dopo il 6 giugno 1944, ricevendo la matricola 1422. Venne fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 nel corso di una strage voluta dalle SS naziste come rappresaglia dalle oscure motivazioni, così come non decifrabili risultano tuttora i criteri di selezione dei condannati. Di quel manipolo di coraggiosi ferrovieri si salvò, invero, l’alunno d’ordine Filippo Airaldi: riuscì dalle parti di Bolzano ad evadere e a lanciarsi dal carro merci che trasportava diversi detenuti in Germania; aiutato da colleghi, tre mesi dopo faceva rientro in provincia di Imperia; arrestato ancora due volte, tornò ogni volta a combattere insieme ai partigiani in montagna. Il capitano Silvio Tomasi, già partecipe alla tragica campagna di Russia dell'ARMIR in seno all'89° Reggimento di Fanteria Salerno, di stanza per l'appunto a Ventimiglia, della Divisione Cosseria, prigioniero a Fossoli, deportato a Mauthausen e là deceduto, era anche un membro del C.L.N. di Bordighera, del primo C.L.N. di Bordighera. Di questo Comitato vennero arrestati in quel periodo anche Ettore Renacci, anch'egli deceduto nell'eccidio di Cibeno, e Tommaso Frontero, il quale ultimo, transitato anche lui da Fossoli, invece sopravvisse alla terribile esperienza dei lager nazisti. Cadde nella Resistenza un altro ferroviere operante a Ventimiglia, Bruno Cianetti, capo squadra manovra, fucilato, come indicano alcune fonti, a Pigna il 2 settembre 1944. 
Adriano Maini  

[…] uno scritto che dietro mia richiesta è stato gentilmente preparato dal dottor Ilo Martini, ex ufficiale dell’esercito, nominato Comandante della Divisione SAP “G.M. Serrati”. Lo scritto ciclostilato è intitolato Appunti, memorie e ricordi del Comandante Ilo Martini (Rolando) e porta la data dell’ottobre 1969: […] In primavera [del 1944] mi recai verso Arma di Taggia ove, tramite il CLN provinciale e quello locale, era stato fissato un incontro con il comandante ed il commissario di quel gruppo di azione partigiana […] Era importante prendere accordi sul piano operativo, coordinando le azioni con il CLN locale, il CLN provinciale, il Comando di zona delle formazioni partigiane e il nostro Comando Divisione “G.M. Serrati” […] Insistetti sulla necessità dei collegamenti zonali e settoriali, oltreché centrali, e diedi le istruzioni per prendere contatto con le formazioni di Sanremo, Bordighera, Ventimiglia, Riva e San Lorenzo, sino ad Imperia. Diedi incarico di organizzare un incontro con il Comando delle formazioni SAP di Sanremo e con quello di Bordighera e di Ventimiglia-confine. Fu anche ipotizzato un incontro con le forze operanti sulla costa francese di Mentone e Villafranca sino a Nizza […]” 
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

Il 30 aprile 1944, Maffini fu inviato in missione speciale in Francia, per un servizio di controspionaggio: avrebbe dovuto scovare spie dell’Ovra e delatori che operavano in Haute Savoie. Individuato dalle autorità elvetiche non poté più rientrare alla base; riuscì comunque a far passare, via filiera (Belluno), le notizie richieste.  
Da questo momento Maffini ritornò in Francia, la sua missione in Italia era finita, ha dichiarato di avere atteso per otto giorni alla frontiera di Ventimiglia la guida che lo doveva aiutare a superare il confine: con lui c'era anche una famiglia di ebrei. <479
479 A. Bechelloni, M. Astolfi, Darno Maffini raconte, op. cit., p. 53.
Eva Pavone, Gli emigrati antifascisti italiani a Parigi, tra lotta di Liberazione e memoria della Resistenza, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Firenze, 2013
 
Intanto nell'entroterra si moltiplicano le azioni di guerriglia da parte dei gruppi partigiani formati in preponderanza da Ventimigliesi...
Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi.
Ecco le principali missioni del gruppo [...]
6) a seguito di queste ed altre minori azioni, la sede del distaccamento veniva individuata dal Comando Tedesco e il Comando Partigiano decideva allora di spostarla oltre confine, sul pendio ovest del Grammondo in località Alborea [o Albarea] del Comune francese di Sospel, ... vengono imprigionati a Sospel, selvaggiamente torturati, massacrati... I superstiti, diversi dei quali feriti [tra i quali] Lippolis [Pietro Morgan Lippolis], curato dai Fratelli Maristi), passano a far parte di altre unità partigiane...
Nell'agosto 1944, a seguito dello sbarco sulle coste di Provenza delle truppe alleate, che ben presto liberavano interamente il Dipartimento di Nizza attestandosi sul nostro confine, i nostri partigiani prendevano contatto via terra e via mare (si veda la relazione sulla «Missione Corsaro») con i Comandi Alleati e gli appartenenti alla resistenza cominciarono a passare in numero sempre crescente la frontiera per arruolarsi nelle formazioni alleate e poter cosi più attivamente contribuire alla liberazione. 
Oltre ai partecipanti alla scuola sabotatori, di cui si fa cenno nel resoconto della «Missione Corsaro», furono parecchie decine i Ventimigliesi passati in Francia e incorporati nelle unità alleate.
Molti dei Ventimigliesi incorporati nelle unità alleate unita­mente a numerosi partigiani parteciparono alla fine marzo 1945 con le truppe alleate alla sanguinosa battaglia dell’Aution, che terminava con la cacciata delle truppe tedesche dal Bacino del Roia...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
La zona Nervia di Ventimiglia fotografata dalla collina di Collasgarba qualche giorno dopo il bombardamento del 10 dicembre 1943 - Fonte: Silvana Maccario 
 

10 dicembre 1943, venerdì
Prima incursione aerea su Ventimiglia, alle ore 13,30 circa. Prima è stato sorvolato e bombardato il ponte sul Nervia, verso Vallecrosia. Il ponte è rimasto intatto, ma sono state mietute molte vittime.
Pochi minuti dopo, altro stormo di aeroplani, circa 26, che ha colpito le Gianchette, in via Tenda. Le vittime, fra un posto e l’altro, oltrepassano il centinaio. Il frantoio, la casa Palmero e tutte le case vicine sono state rase al suolo.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988 

"... stavamo ritornando a casa ed eravamo giunti all’inizio del rettilineo che porta al cavalcavia di Nervia quando avvertimmo il rombo degli aeroplani. Alcuni passanti ci gridarono di toglierci dalla strada e di gettarci al riparo in una cunetta. E così facemmo. Coricati sulla schiena, vedemmo le fortezze volanti sorvolare Monte Agel, quello sopra Mentone, e puntare dritto. Era la direzione sempre seguita, ma stavolta vidi staccarsi da sotto le carlinghe dei cilindri d’acciaio e venire giù come piombi. Poi scoppiò l’inferno e non ho capito più niente… Gli scoppi cessarono all’improvviso e la terra smise di tremare. Una gran nube si levava dalle case di Nervia e molta gente correva per portare soccorso mentre altri fuggivano in senso inverso per allontanarsi dalle case diroccate… Nervia non c’è più. Tutte le case sono distrutte. I morti non si contano. Nell’ospedale di Ventimiglia i feriti vengono distesi a terra su materassi."
Marino Cassini, I Ricordi di Cirò, Il Grappolo, 2000 


L'opuscolo Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia..., Op. cit., dipinge, altresì, sempre in riferimento agli abitanti di Ventimiglia (IM), un quadro esauriente riferito alle vittime civili di guerra (spiccano le tragiche conseguenze dei terribili bombardamenti aerei del 10 dicembre 1943 sulla zona Nervia, a levante, e sulla zona Gianchette, poco a ponente del centro urbano), ai caduti militari sui vari fronti, ad altri caduti civili per altri fatti di guerra, ai caduti civili per azioni naziste, ai deportati politici, agli internati militari nei campi tedeschi e ad altri aspetti importanti di quel drammatico periodo.
Adriano Maini
 
In montagna, su per giù nel periodo stesso in cui vi sale Don Micheletto, vi si trasferiscono pure, per entrare fra i partigiani, col consenso e l'appoggio del loro maresciallo, i carabinieri di Ventimiglia, portandosi armi e bagagli.
Il maresciallo, rimasto in Ventimiglia con lo scopo di difenderli, verrà deportato in Germania, sebbene avesse quattro figli ancora piccoli.
La famiglia del maresciallo abitava in Camporosso.
Anche il maresciallo e la di lui moglie avevano esortato Don Micheletto a non presentarsi nell'esercito di Salò ed a recarsi in montagna.
Giovanni Strato, Op. cit. 

Fine ottobre 1944 - La "diaspora"
A proposito di "diaspora", parola nata per indicare la dispersione nel mondo del popolo ebraico, qualcuno è in grado di ricordare adeguatamente gli ebrei ventimigliesi scomparsi nel nulla? Io ho in memoria un nome sicuro: i fratelli Bassi [n.d.r.: invero - vedere anche infra - si trattava di padre e figlio: Ettore, il padre, e Marco, il figlio], merciai in via Cavour, ed uno incerto: il dottor Geva, con studio all'inizio di via Cavour [...]
Renato Pastorino, "Flashes" di guerra 1940-1945 in Renzo Villa e Danilo Gnech (a cura di), Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra (con la collaborazione di Danilo Mariani e Franco Miseria), Comune, Studio fotografico Mariani, Dopolavoro ferroviario, Ventimiglia, 1995
 
Motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana al partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morto a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944 -  Val Gavano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria". 
da documento IsrecIm in Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Con  decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1994, vistato dalla Ragioneria centrale in data 7 novembre 1994, n.  277/G, e'  stata  concessa la seguente ricompensa al valor militare "alla memoria" per attivita' partigiana:
Croce
Gaggero Davide, nato il 15 febbraio 1910 a Ventimiglia. Vicecomandante di brigata "D.  Novaro" SAP, temerario nelle sue azioni, amato dai suoi gregari, sempre primo nel pericolo, con sorprendente rapidita' con  due suoi compagni di lotta, riusciva a disarmare una parte dei soldati tedeschi del treno armato, dislocato nella stazione ferroviaria di Diano Marina. Al termine della riuscita operazione i tre garibaldini, coi prigionieri, venivano intercettati da altri tedeschi che intimavano loro di arrendersi. Rifiutata la resa, nell'impari lotta che ne seguiva, trasformatosi in un corpo a corpo, sopraffatto da numerosi nemici, il Gaggero soccombeva falciato a bruciapelo da una raffica. Esempio di coraggio, di fede, di eroismo garibaldino. - Diano Marina, 25 aprile 1945. 
Ministero della Difesa, Comunicato, Ricompense al valor militare per attivita' partigiana (GU n.155 del 5-7-1995)
 
 
Fonte: Fondazione Gramsci       
 
 
 
Motivazione della medaglia d'argento concessa alla memoria di Livio Duce. Dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana di giovedì 15 gennaio 1948

Con il ricorso ad altre fonti si può integrare questa panoramica, su altre situazioni, sulle interazioni con mirate azioni alleate, sui bombardamenti terrestri e navali degli alleati, sulle stragi compiute dai nazisti (Grimaldi, Torri, Ciotti, Latte), su altri partigiani, su altri antifascisti, su altri uomini deportati, sulla faticosa strada per costituire il C.L.N. Come, ad esempio, su Livio Duce, maggiore dei carabinieri caduto in Grecia in combattimento contro i tedeschi, o sui commercianti ebrei Bassi, Ettore, il padre, e Marco, il figlio, benefattori non solo degli ebrei stranieri in fuga, a causa delle Leggi Razziali antiebraiche del 1938, tramite Ventimiglia e zona verso la Francia nel periodo 1938-1939, ma anche benemeriti della città e del comprensorio, i Bassi, arrestati a Ventimiglia il 26 novembre 1943, incarcerati a Milano e deportati ad Auschwitz, da dove non fecero più ritorno.
Adriano Maini

Ventimiglia (IM): Monumento ai Caduti per la Libertà

Ieri mattina una folla commossa ha dato l'estremo saluto a Luigi Lorenzi, 80 anni, di Latte, frazione di Ventimiglia, floricoltore, partigiano, noto con il nome di «Luigiò». Al suo funerale svoltosi in forma civile una folla immensa di ex commilitoni, rappresentanti di associazioni partigiane, non solo di tutta la provincia, ma anche provenienti dal Basso Piemonte: Boves, Cuneo e San Dalmazzo.
[...] «Forse 'Luigiò' non sarebbe soddisfatto di tutto questo clamore», sottolinea un amico. Lorenzi, che fino all'ultimo ha lavorato nella sua campagna, è stato stroncato in pochi giorni da un aneurisma. Era un personaggio della Resistenza, conosciuto non solo della zona. Pieno di umanità, sempre disponibile per aiutare i più deboli ed esposti ai pericoli della guerra. Negli anni della Resistenza era stato in continuo contatto con le due divisioni che operavano in provincia: la «Cascione» e la «Bonfante». «Non faceva distinzione di fede politica se qualcuno doveva passare la frontiera clandestinamente. Ebrei, antifascisti, perseguitati trovavano in lui l'amico e salvatore». Ha operato durante tutto il periodo che va dal 1943 alla fine dell'ultimo conflitto mondiale, nelle Sap, unità della Resistenza che operavano all'interno della città. Sposato, lascia una figlia e due nipoti. «Non ha mai smesso fino all'ultimo di essere un altruista - dicono di lui chi lo conosceva bene. Con 'Luigiò' scompare una delle figure più significative di quel tragico periodo». Nel dopoguerra aveva continuato nella vita a essere un generoso, agendo nell'ombra e non cercando mai posizioni di prestigio o di primo piano. A Boves, e in altri centri piemontesi e liguri, inviava gratuitamente i suoi fiori in occasioni di cerimonie per l'anniversario della Liberazione o di altre ricorrrenze legate alle Resistenza. A Latte non si era mai vista tanta gente. «Resterà nella memoria di tutti - dicono alcuni amici - come il simbolo della solidarietà umana, dove nessun interesse né politico né di lucro ha mai avuto spazio». Convinto comunista, non aveva, però, prevaricato con le sue idee né imposto le sue convinzioni.
Italo Merlo, Passeur per la Resistenza, La Stampa, 26 maggio 1990