Visualizzazione post con etichetta Ivano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ivano. Mostra tutti i post

lunedì 23 agosto 2021

La donna, trovata colpevole di spionaggio, fu fucilata


Uno scorcio di Pigna (IM)

Da Pigna giungevano continuamente notizie di un certo sergente dell'esercito, scoperta spia e delatore dei tedeschi e dei fascisti. Si vedeva spesso tra marzo e aprile 1944 in un certo bar. Sembrava che lì avesse organizzato un centro di spionaggio. Il fatto seccava naturalmente ai partigiani, dava fastidio che, impunemente, un tizio allo scoperto, agisse con tanta baldanza.
Vitò ["Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo] mi dice:
"Allora decisi di andare io a Pigna ad informarmi ed a esplorare. Raccolsi molte voci e seppi che molti di Pigna erano accusati di fascismo. Ne avevo un nutrito elenco. Però volevo accertarmi di che tipo di fascismo si trattasse. In Italia moltissimi dovevano essere fascisti per bisogno di  lavoro, per commercio, per non essere perseguitati e vessati. Il fascista, solo perchè era fascista non era da perseguitarsi. Volevo accertare se al termine fascista si aggiungesse qualche aggettivo, come spia, delatore, informatore, staffetta, combattente.
Incaricai Fragola-Doria [Armando Izzo] di andare a prelevare quelli che più erano indiziati. Ne portò alla Goletta 13 legati insieme con una corda. Era una donna che li accusava formalmente e citava alcuni dati incontestabili. Era l'amante del  sergente spia di Pigna che poi fu fucilato. Era vedova di un maresciallo dell'esercito che lei diceva essere stato ucciso dai partigiani. Questo non mi risultava.
Instaurammo un processo. Era presente Fragola-Doria, avvocato, che avrebbe potuto imbastire meglio la causa. Non ho pensato a questa possibilità. Non avevo nemmeno tempo perchè era giunto un avviso che c'era un rastrellamento in atto.
Non potevamo sapere con precisione se le accuse erano fondate o no. Condannare degli innocenti non era affatto mio intendimento. Capisco che facemmo le cose con una certa premura. Era un po' crudele, ma pure bisognava agire. Quella  donna accusava senza sosta e sempre più accanitamente.
Accusava con precisi riferimenti di luoghi e di persone. Gli accusati ammettevano di essere fascisti, o almeno di avere la tessera del fascismo per ragioni di lavoro, ma affermavano che non erano spie e che non intendevano danneggiare nessuno. Pensavo che tra i tredici qualcuno era spia, ma non potevo condannarlo senza prove. Fingemmo delle esecuzioni iniziando da quelli che mi parevano i più innocenti. Si condannava uno, gli si faceva firmare una dichiarazione, e lo si  portava in luogo discosto da quello del processo. Dietro un cespuglio i partigiani, da me istruiti, sparavano, fingendo una fucilazione e costringevano quello a sdraiarsi con la farsa di essere sepolto.
Dal luogo del processo si vedeva la terra smossa e si mettevano le sue scarpe in vista. Ognuno le vedeva".
Raccontare ora è niente, non si prova nessuna emozione, ma vivere quei momenti nella realtà, produceva una sensazione di  angoscia e, diciamolo pure, di spavento.
Nessuno dei tredici si seppe difendere veramente e con alibi precisi dall'accusa di spie, dicevano che erano iscritti al fascio ma null'altro. Terminate le finte esecuzioni, rimaneva da processare la donna accusatrice. Certamente l'unica che poteva essere accusata di spionaggio.
Aveva fatto capire che era soddisfatta delle esecuzioni e non riusciva a nascondere la gioia di essere stata vendicata. Ma il suo senso di esultanza cessò quando Vitò ordinò di ripresentare al tavolo del processo  gli uomini  che  in  realtà non erano stati fucilati. La donna rimase confusa, spaventata. Interrogata nuovamente non seppe dire il perchè aveva accusato quegli innocenti. Nel suo cuore allignava odio e disprezzo per l'altrui felicità.
I rivivi, che avevano scampato la vita, si accanirono contro la donna accusandola di ogni azione vile contro molte persone di Pigna. Era avvilita che il suo amante fosse stato ucciso come suo marito. Si vendicava cercando il male altrui. I finti fucilati avevano avuto uno choc nervoso deprimente, ma alla vista dell'accusatrice ora sotto accusa, tentarono di scagliarsi addosso.
Vitò evitò il linciaggio.
"Voi siete dei semplici cittadini e non potete sostituirvi alla legge, sia pure di guerra. In questo momento sono io il giudice".
I poveretti, estenuati dalle forti emozioni manifestavano un collasso preoccupante. Bisognava assisterli. Il vento della morte aveva colpito i loro corpi e li aveva quasi raggelati.
Vitò offrì a tutti del cognac perchè si riprendessero.
"Quanto mi rincresceva vedere il mio cognac consumarsi! Era per me e per i miei uomini una fonte sicura di rianimazione nei momenti di depressione. Non avevo altro ed era difficile poterne procurare. Credo che quei fortunati scampati alla morte si ricorderanno ancora ora del mio cognac".
La donna, trovata colpevole di spionaggio, amante del sergente spia, fu fucilata. Il ricordo del fatto fece pronunciare a Vitò: "Io mi sentivo un combattente e non un giudice. Pregai il Comando di Divisione di togliermi quell'attributo e di darlo ad altri.
«L'umanissimo Vitò», diceva Erven [Bruno Luppi].
don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

[n.d.r.: Paolo Veziano, nel libro cit. infra, da cui qui si traggono brani pertinenti, fornisce ulteriori dati, tra cui nome e cognome, di questa donna, delatrice dei partigiani]

Anna Grillo, proprietaria dell'Albergo Viaggiatori di Pigna, fu arrestata - circostanza non casuale - il 2 settembre, giorno dell'arresto di "Fuoco", perché considerata un'attiva spia. Due giorni dopo ammise di essere in contatto con l'agente Golia dell'Ufficio Politico Investigativo (UPI), al quale trasmetteva i nominativi di persone sospettate di appartenere a bande partigiane. Dichiarò di avere fornito notizie in merito al partigiano "Tommaso" sul quale pendeva una taglia di £. 25.000. <138
Su suggerimento di Golia in marzo, servendosi di un pretesto, si era spinta sulle colline circostanti per conscere la dislocazione delle formazioni.
Rivelò infine il suo numero di matricola dell'ufficio al quale apparteneva: Z74.
Anna Grillo fu giustiziata il 4 settembre alle ore 11.00. < 139
Nel capitolo Il processo ai tredici di Pigna Ermando Micheletto impiega una testimonianza di "Ivano" ["Vitò"] per svelare i retroscena della drammatica vicenda di un gruppo di persone tra le quali una donna che risponde certamente al nome di Anna Grillo.
138 Archivio ISRECIM, Sezione I, cart. L128, Servizio SIM V brigata a SIM divisionale, Relazione sull'interrogatorio e sull'esecuzione di Anna Grillo.
139 Ibidem

Paolo Veziano, Giustizia partigiana in La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020, pp. 126,127
 
[ nd.r.: tra i lavori di Paolo Veziano si segnalano: Paolo Veziano, Ombre al confine. L’espatrio clandestino degli Ebrei dalla Riviera dei Fiori alla Costa Azzurra 1938-1940, ed. Fusta, 2014; Paolo Veziano, Sanremo. Una nuova comunità ebraica nell'Italia fascista. 1937-1945, Diabasis, 2007; Paolo Veziano, Ombre di confine: l'emigrazione clandestina degli ebrei stranieri dalla Riviera dei fiori verso la Costa azzurra, 1938-1940, Alzani, 2001 ] 

giovedì 4 febbraio 2021

Vive Vittò e Garibaldini

Uno scorcio di Pigna (IM)

Il 28 settembre [1944] giunse a Pigna un gruppo di militari alleati provenienti da Ormea, composto dai capitani Michael Lees e Geoff Long, dal corrispondente di guerra Paul Morton e da sette prigiginieri di guerra: tre aviatori dell'USAF e quattro inglesi. Erano accompagnati dalle guide Andrea Micheletti "Tarzan", Luigi Mondino "Valter", Aldo Clerico e Maccalli, incaricate dal capitano Cosa di scortare l'insieme, al quale si unirono l'avvocato Astengo, il professor Bessone e il radiotelegrafista Secondo Balestri "Biagio".
Lees e Long erano membri del servizio informazioni britannico (Special Force n. 1), facevano parte della «Missione Flap» e, in precedenza, erano stati paracadutati in Piemonte per raccogliere informazioni sulle forze partigiane, sul loro orientamento politico, sulla consistenza e la dislocazione delle truppe tedesche.
Paul Morton era invece un corrispondente di guerra canadese del «Toronto Star» paracadutato anch'egli, ma con il preciso compito di scrivere reportage sull'attività partigiana.
Il gruppo sostò a Pigna quella notte e il mattino seguente si frazionò: Lees con Fred Dobson e le due guide italiane si rimisero in cammino per cercare il punto più agevole per oltrepassare le linee nemiche; gli altri si fermarono in paese, dove furono rifocillati e poterono riposare per alcuni giorni.
Lees e Dobson, insieme ai tre italiani aggregati al gruppo, avrebbero tentato di passare da Fanghetto o da Olivetta San Michele, in realtà seguirono il percorso monte Pozzo, Torri, Grammondo; in caso d'insuccesso fu raccomandato, a chi restò, di provare più a nord verso il colle di Tenda.
Il comandante "Leo" [Stefano Carabalona] informò i rimanenti che, servendosi dell'organizzazione partigiana «Gruppo sbarchi», avrebbero potuto raggiungere in barca il Principato di Monaco.
I quattro ex prigionieri, accompagnati dalla guida Nino, partirono il 30 settembre, optando per la seconda soluzione indicata da Lees. Morton, Long, il sergente Bob la Roche dell'USA Air Force e William Mc Clelland delle guardie scozzesi, rimasero a Pigna per alcuni giorni.
La guida, Pierino Loi, tornò portando la notizia che una barca li attendeva a Ventimiglia. Assieme ai quattro militari lasciò il paese all'imbrunire e, dopo quattro ore di marcia, raggiunse Rocchetta Nervina, località che lasciò a notte fonda; l'alba colse il gruppo alla periferia di Ventimiglia. Qui incontrarono il figlio del proprietario dell'imbarcazione il quale diede precise informazioni sulle posizioni tedesche e indicò il percorso cittadino da seguire.
Paolo Veziano, L'ultima tappa della Missione Flap in La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020, pp. 141,142

Rosina (Luciano Mannini) racconta: "Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l’arrivo nella zona della V^ Brigata [d’Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati […] Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre - parte attraverso i valichi alpini e parte via mare - in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta".
Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura di IsrecIm

Approfittammo della tregua per porre in salvo la missione alleata, la quale venne accompagnata fino ad un punto di ritrovo in prossimità del fronte germanico, ove le staffette già predisposte avrebbero dovuto guidarla attraverso le linee nemiche, fino alla terra di Francia. Come fummo in seguito informati dal comando alleato l’operazione venne ef­fettuata con pieno successo e senza la perdita di un sol uomo... Doria [Fragola Doria, Armando Izzo, capo di Stato Maggiore della V^ Brigata, da dicembre 1944 comandante della V^ Brigata] in Mario Mascia, Op. cit.

Un giorno mi fu ordinato di sorvegliare la strada per Pigna perché dovevano scendere dei partigiani, forse perché accompagnavano ufficiali alleati. Mi lasciarono sul ponte del Nervia al bivio per Rocchetta [Nervina (IM)] con due pecore e due capre per fingermi pastore al pascolo. Tutto andò bene, solo che alla sera le bestie non volevano saperne di ritornare al paese. Anche altre volte usai lo stesso stratagemma del pastore per visionare luoghi e sentieri e tracciare così percorsi alternativi per eludere i tanti posti di controllo fascisti.
Dopo quella avventura, Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] mi disse che occorreva mandare dei partigiani dagli alleati nella Francia liberata per stabilire rapporti e trasportare armi per i garibaldini. Come? Di notte, con un gozzo, remando da Vallecrosia a Monaco.
Ampelio "Elio" Bregliano, in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia <ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>, 2007 

Nella redazione del suo giornale a Toronto, i colleghi non ci credevano più a questo Morton, corrispondente di guerra un po' strambo e contaballe; - ma va a ramengo -,  gli dicevano annoiati. Il fatto è che sì, d'accordo, spirito d'avventura e guadagnare bene; ma fino a un certo punto.
Poi però, la pelle giocarsela a quel modo da lunatico, non gli pareva vero ai suoi colleghi del giornale canadese.
- Basta così - gli dicevano, - basta prenderci per le braghe e insistere, eppoi pretendere ancora che va bene così.
Volevano che la finisse sto corrispondente del piffero, troppo esaltato; e che andasse a portare le sue chiappe ancora più distante dal Canadà, per raccontare come si fa la guerra a modo suo, ma da lontano.
- Adesso ci ha imbidonati assai con tutte queste balle che scrive dall'Europa per l'America, basta così.
Invece no, il corrispondente di guerra Morton, proveniente da Toronto, niente impostura; ma semplice disguido, le cose le vuole scrivere come gli capitano quando, anziché in Jugoslavia come convenuto - ma fa lo stesso, che t'importa? - lo paracadutarono in Piemonte.
Scese al buio, portandosi pressappoco tutto l'occorrente dei commandos, e il fabbisogno suo personale.
Anche lì, nell'alta Italia, c'era guerriglia buona ugualmente si capisce per il suo mestiere; e allora niente da dire va bene così, tanto è lostesso; lui però, nella fretta non ci pensò a spiegarlo di volta in volta negli articoli che i posti sì, erano diversi; ma ciononostante, il mittente era d'accordo nell'interesse della cronaca.
Così, cominciò, a scrivere solo delle faccende italiane come capitavano, trascurando il maresciallo Tito; scriveva che era uguale dappertutto; e seguitava sempre sul serio, spiegando ste facçende proprio giuste come le vedeva, per guadagnarsi la paga onestamente all'avventura da una parte all'altra nella guerriglia, girando sempre.
Nelle Langhe con quelli di Mauri, ci girò subito alla va là che vai bene, come gli piaceva, curiosando sempre meglio per pratica di articoli a modo suo.
Poi, passò di qua in Liguria, perché si stava un po' annoiando a far flanella coi badogliani nella pianura monotona, coi nazifascisti in retrovia; così, gli avevano spiegato come qualmente di qua in Liguria è ancora meglio altroché, se vuole scrivere dei ribelli come succede; che di più non si può, in agitazione permanente.
Andando, gli dissero delle altre cose ancora più precise, quando lo aggregarono a quelli della missione alleata che dovevano passare in Francia, sconfinando dalla riviera sotto le Alpi Marittime, proprio dalle parti di Pigna.
Quando arrivarono nei paraggi dei garibaldini, proprio vicino al comando, Simon [Carlo Farini] lo venne a sapere; e nell'imprevisto, ci volle tentare; chissà se ci riusciva.
Si capisce che nella stella rossa, anche se adesso si chiamano garibaldini, i ribelli non sono propriamente badogliani: ma porca la miseria, vengano a vedere.
E ci vengano sul serio a prendersene una visione, se non è vero che è tutto funzionante in regola, con tutte le cose a posto per la guerriglia come va fatta. Epperciò a Piaggia, davanti al casone del comando, per fargli vedere proprio sul serio le cose tutte precise e a posto, ci mise persino i russi sull'attenti; che loro ci stavano sempre, lì fermi e ubbidienti, a montare la guardia come dei bacicciolli.
Così, quando questi gabibbi della missione alleata, eccoti che arrivano tutti spidocchiati, fumando il tabacco alla melassa che avevano, i russi gli fanno il saluto militare, sbattendo i tacchi in un colpo solo; invece tutti intorno, staffette scrivani cambusieri conducenti e informatori, ci si fanno l'idea di tutta quella roba buona vedendosela passare sotto il naso; che gli avrebbe fatto proprio di bisogno.
Così, cominciano a barbottare a denti stretti, e di su e di giù e di chi ce l'ha la roba e di chi non ce l'ha; essendo tutta una gran porcata che bisogna mandarli al caracco, dicono, con tutti i sentimenti, altro che balle.
62. Difatti macché, manco parlarne; la remenarono per chissà quanto tempo, perché volevano vederci meglio e di qua e di là e di su e di giù, prima di decidersi se dargliela la roba, sì o no.
Erano incerti se dargliela anche a questi qui, la radio trasmittente per trafficare lanci aerei di armi automatiche e roba buona, come coi badogliani; e dissero chissà.
Tu non ci puoi discutere se hai le balle in giostra e la rabbia di continuo nel discorso, essendo che i lanci porco mondo servono nell'interesse generale della impresa; tu non ci puoi discutere, per farcela capire che la causa è uguale; epperciò i lanci bisogna farceli anche a questi qui, che però sono garibaldini, non badogliani; o altrimenti li schiacciano come vermi.
Ma loro diffidenti, non vogliono saperne di decidersi, dicendotelo in cortesia; e va bene.
Tu allora però, glielo dici brutale, che è una porcata bella e buona; glielo dici a modo tuo come sai, basta farti capire senza tanti preamboli; che vadano in malora brutto mondo schifo, e si tolgano di lì.
Glielo dici alzando un po' la voce, come qualmente adesso lo hanno visto proprio bene il comando come funziona e la guerriglia pure, come la fanno; cosicché il tafanario se lo tolgano via di lì e se lo portino subito di là, sulla promenade a Nizza, insieme con le staffette che gliele danno gratis; e così gli insegnano anche la strada giusta, per fare più presto.
Passando da Pigna però, questi ufficiali francoanglocanadesi devono fermarsi per le cannonate; e lui il giornalista di Toronto stavolta anche se si sforza, l'articolo non sa proprio come scriverlo.
Non può mica spiegarglielo nell'articolo ai lettori del «Toronto star» come succede a quel modo, così vicino al fronte degli eserciti regolari, quest'altra guerra che la fanno la gente dei paesi, e non gliene importa un fico dei generali; come succede voglio dire, che ci siano questi uomini sbrindellati tutti incarogniti, che sparano a modo loro.
Non è capace a spiegarglielo, facendosi capire così da distante, come fanno questi qui a fare la guerra, anche contro l'artiglieria che gli spara da tutte le parti con tutti i calibri.
È impossibile farglielo capire, che a fare così glielo insegna all'atto pratico uno di loro che non ha manco i gradi da caporale; è inutile porcomondo riprovarci, principiando sempre da capo a scrivere l'articolo; lui lo sa.
Non si può assolutamente spiegare ai canadesi, come fa uno a comandare questa gente di paese, ribellandosi tutti i giorni coi tedeschi sempre presenti, lì sul posto; e sempre di più prepotenti; come fa uno a comandare senza manco i gradi da ufficiale, senza manco perdio l'istruzione e la divisa come si deve; soltanto perché si chiama Vittò [Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo] , punto e basta.
- Questo Vittò del cavolo - dicono laggiù in America, - non c'è neppure segnato, né lui né il suo paese né la sua truppa, negli elenchi delle forze militari alleate.
Ma qui, in questi posti dell'accidenti, da non potersi manco raccontare, è vero che ci stanno lo stesso armati questi guerriglieri; anche se sono stracciati e con le scarpe rotte; e ci vengano a vedere, lui lo sa; ma non possono crederci i canadesi a queste storie di guerriglia, che paiono proprio inventate da un contaballe maiuscolo, per prenderli in giro.
Paiono scritte così di corsa, una sull'altra, come se fosse sempre il cinema di arrivano i nostri, e ancora di più.
- Ma come fanno - dicono; - come fanno mondo cane, gente stracciata senza munizioni sussistenza rifornimenti armerie e graduati, come fanno a continuare senza niente; come fanno contro i tedeschi, che invece sono specialisti, avendo mezzi corazzati munizionamento a bizzeffe, e tutto il resto?
63. Dunque non se lo credono per niente, di quello che succede qui su questi bricchi di confine, scordati da tutti; non se lo credono che qui non servono le carte geografiche con le bandierine sui punteruoli da spostare a mano a mano, come fanno vedere al cinema di guerra, nel quartier generale dove fanno la strategia come va fatta.
Com'è possibile che qui i partigiani sparino fin nei vicoli del paese, anche quando contro il paese c'è concentrata tutta l'artiglieria?
- Ma piantala di contar balle -  gli dicono i canadesi.
Com'è possibile che anche le donne sparino, quando non ci sono più castagne secche da raccogliere; non c'è proprio più niente da raschiare nella madia per i loro uomini da dargli da mangiare, e i tedeschi brutti bastardi bruciano il paese? Così la gente senza distinzione tutti insieme, se ne stanno fino all'ultimo in trincea; intanto piove come Dio la manda sempre più forte, e l'artiglieria tedesca non la finisce più di essere concentrata tutta lì.
- Ma dove lì, e piantala con ste balle -, gli dicono i lettori canadesi al corrispondente Morton.
- Dove lì, se tutti i giornali come si deve, dicono che il fronte è fermo; è tutto calmo da cima a fondo sul territorio italiano? Eppoi, questo paese di Pigna che tu dici, nemmeno a cercarlo con la lente noi lo troviamo sulla carta geografica, va bene? Adesso perciò, tu la finisci di imbidonarci; e l'impostore tu assolutamente non lo fai più sui giornali canadesi, hai capito?
Ma il corrispondente Morton alza le spalle, sputa per terra, dice parolacce e stringe i denti andando avanti a scrivere per conto suo, perché altro che balle: una volta passando per caso, anche se non se lo credono; passando per  caso in cerca di notizie da queste parti, le vide sul serio eccome queste cose, così come le scrisse; da non scordarsele mai più.
Ne vide ancora delle altre, che andando avanti, non seppe manco più scriverle da farsi capire, raccontandole come capitavano da una volta all'altra; voglio dire come erano successe veramente su questi bricchi lì per lì.
E così, stringendo i denti e i pugni, invece dell'articolo, quella volta dice che ci scriverà sopra un libro tutto intero su questa faccenda di confine, che non sembra vera.
- E questo libro, prima di tutti lo dovranno leggere anch'essi i canadesi; perché glielo farò vedere eccome, che ci sono proprio stato in questi posti qui. Eppoi, nel libro ci metterò precisi i nomi e i cognomi di tutti i testimoni: porcomondo se lo leggeranno anch'essi i canadesi -.
Adesso intanto, cerca di fare in tutti i modi come può, da giornalista serio il suo mestiere di corrispondente di guerra; eppertanto si sforza di dirglielo tutto in breve, facendosi capire tra le cannonate - vous ètes magnifiques. Vous ètes vraiment tres magnifiques, very good une very bataille; thank you, vive Vittò e Garibaldini.
Con le staffette che li portano al battello per passare di là, se ne vanno ancora tutti impiastricciati del fango di Pigna tra le cannonate, questi ufficiali in divisa kaki che stentavano a farsi capire dai paesani.
Se ne vanno a Nizza così, lui Morton corrispondente di guerra canadese e Long, Mac Lelland, Larouche, ufficiali regolari della missione alleata.
Se ne vanno in silenzio a capo chino, dopo aver salutato alla militare ciascuno per la sua parte: salutano e ringraziano di aver imparato come si fa la guerra ai nazifascisti, qui sul confine italofrancese, da soli, tutti stracciati e con le scarpe rotte.
Ma sul fronte, segnato nelle carte geografiche del quartier generale con le bandierine tutte ferme, tutto rimane tranquillo e sempre uguale; sicché loro se ne vanno, dopo aver imparato queste cose e delle altre ancora si capisce mentre in America non ci credono per niente, non sanno nemmeno chi è questo Vittò.
E se uno glielo dice, magari raccontandoglielo giusto sul giornale, gli dicono che è scemo, e che la pianti lì di scrivere delle balle.
Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, pp. 95-99

domenica 2 febbraio 2020

Un documento della V^ Brigata Garibaldi "Luigi Nuvoloni" del 2 novembre 1944



Documento isrecIm - con data 2 novembre 1944 -, pubblicato in don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” - (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

Nei giorni successivi all'attacco tedesco del 4 ottobre 1944 su Pigna (IM), i nemici avanzarono in direzione di Collardente e Buggio, Frazione di Pigna.
Vitò, Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", perduto il controllo dei paesi vicini alla vecchia frontiera italo-francese, individuò Triora quale centro di un nuovo schieramento.
Il 12 ed il 13 ottobre riprese l'inseguimento da parte dei nazisti, che entrarono in Triora (IM), Alta Valle Argentina, costringendo i partigiani a sganciarsi verso Piaggia, oggi Frazione di Briga Alta (CN).
"Al tramonto del 13 tutti i distaccamenti sono nella zona in attesa di una sistemazione provvisoria. In due giorni la formazione viene riorganizzata con gli effettivi rimasti in efficienza, comprendenti circa 350 garibaldini": così in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, Milanostampa, 1977.
Piaggia rappresentava l'ultimo disperato tentativo, data la superiorità in termini di effettivi e di armamento, dei tedeschi, di formare una linea di difesa.
Il 14 ottobre 1944, avendo raggiunto Ormea (CN), i tedeschi si avvicinarono.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Sulle battaglie partigiane per Pigna (IM) si possono vedere altre informazioni a questo link, mentre sui fatti che compaiono nel documento qui sopra riprodotto si può leggere la precedente scarna nota e sulle persone indicate nel medesimo atto è d'uopo considerare ancora quanto segue:
Leo (il mortaista), prof. Vittorio Curlo, in quel periodo comandante del IX° Distaccamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione"Felice Cascione".
Fragola (Doria), Armando Izzo, in seguito comandante della V^ Brigata. Insieme a Ferdinando Peitavino (Silla) fu il creatore e l’animatore del giornale "Il Garibaldino", stampato clandestinamente per un breve periodo del 1944 a Realdo, Frazione di Triora (IM).
Gino, Luigi Napolitano di Sanremo (IM). Dalle formazioni autonome di "Mauri" a marzo 1944 passò definitivamente alle formazioni Garibaldi dell'estremo ponente ligure. Per le sue doti di coraggio e spirito combattivo veniva subito nominato comandante del 2° Distaccamento che, per l'aumentato numero di volontari, divenne poi Battaglione. Come risulta da un rapporto, era considerato dai nazi-fascisti "elemento assai pericoloso". Protagonista di un gran numero di battaglie tra le quali: Carpenosa, Giugno 1944; Badalucco (IM), 29 giugno 1944; Ceriana (IM), Agosto 1944; Carmo Langan, 8 ottobre 1944 e febbraio 1945; Baiardo (IM), marzo 1945. Ferito in combattimento a Baiardo. Commissario politico del I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata. Vice comandante (come da circolare della II^ Divisione "Felice Cascione" del 29 gennaio 1945) della V^ Brigata.
Lilli, Fulvio Vicari  (1)
Leo (IV° Distaccamento), Stefano Carabalona, da dicembre 1944 comandante della Missione Militare presso il Comando Alleato.
Musso, Lorenzo Musso, Sumi, in seguito Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria.
Cecoff, Mario Alborno di Bordighera (IM), da dicembre 1944 vice commissario della IV^ Brigata "Elsio Guarrini".
Orsini, Agostino Bramè, confermato, come da circolare del comando della II^ Divisione del 29 gennaio 1945, commissario politico della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni", anche quando andò ad espletare altri compiti, quali, ad esempio, diventare membro del C.L.N. circondariale di Sanremo (IM).
Ivano, anche Vitò/Vittò, Giuseppe Vittorio Guglielmo, organizzatore di una delle prime bande partigiane in provincia di Imperia, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione.
Adriano Maini
   
(1) Il partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morì a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano. Questa la motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944   Val Gaviano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

Il partigiano Giovanni Rebaudo** Jeannot/Janot/Janò/Monaco ricordava in una sua memoria - documento Isrecim - : "Dopo aver camminato in salita per circa mezz'ora, siamo arrivati su un costone in vista della polveriera di Gavano, che si intravvedeva nel vallone sottostante. Era nostra intenzione passare di lì a fare una visita a Fulvio Vicari (Lilli) che sapevamo trovare insieme ai suoi artificieri. Purtroppo appena arrivati dovevamo apprendere una tragica notizia... “Lilli” era diventato un esperto artificiere nel fabbricare mine e preparare le cariche. Nel periodo di attività da guastatore e artificiere, oltre al pezzo di strada fatta saltare la notte di capodanno, “Lilli” aveva diretto parecchie altre azioni nella battaglia dei ponti. La polveriera di Val Gavano era rifornitissima di granate e di proiettili di artiglieria di grosso calibro. Era una polveriera che riforniva tutto il settore della G.A.F. (Guardia alla frontiera) sul fronte occidentale nel periodo della guerra contro la Francia... di stanza nella caserma di Arma di Taggia negli anni dal 1941 al 1943 sovente ero già andato proprio in quella polveriera a fare rifornimenti di proiettili per le esercitazioni..."
Adriano Maini
 
Dopo l'eccidio di Gordale, passando per Val Gavano seppi della morte di Lilli, morte straziante.
Posta la salma in una cassa i partigiani presenti organizzarono un presentat-arm. Segno affettuoso senza dubbio. Mi si era presentata la donna amata da Lilli, colei che alcuni ritenevano responsabile delle sue imprudenze. Mi si era consigliato di farla fucilare, ma ebbi pietà di lei. Si era inginocchiata ai piedi e mi abbracciava le ginocchia piangendo e pronunciando la frase Povero bimbo mio ... Fragola Doria [Armando Izzo]  
don Ermando MichelettoOp. cit.


 
Buggio, Frazione di Pigna (IM)

** Giovanni Rebaudo  - famiglia di Pigna (IM), poi residente a Ventimiglia dalla Liberazione sino alla morte -, nato a Monaco Principato il 29 novembre 1921, militò nella Resistenza in seguito ai bandi di arruolamento della R.S.I. del 24 giugno 1944. Come molti altri giovani preferì combattere per la libertà, anziché al servizio dell'occupante tedesco. Entrò a far parte del Distaccamento di Buggio, Frazione di Pigna, comandato da Carlo Cattaneo "Carletto", Distaccamento che operava nella zona di Carmo Langan, situata nel territorio del comune di Castelvittorio. Dopo una settimana, il 2 luglio 1944 ebbe il suo battesimo del fuoco con la battaglia di Castelvittorio. Dopo il relativo sbandamento si ricompose a Cima Marta un distaccamento comandato da Basilio Mosconi (Moscone, in seguito comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"). Con questo partecipò a numerose ed importanti azioni: a fine luglio 1944 distruzione del primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona (IM) e Pigna per tagliare i rinforzi ai tedeschi; a Passo Muratone e a  Monte Lega con la cattura di un cannone nemico, che venne poi usato contro la caserma di Dolceacqua (IM); presa di Pigna e difesa della sua Repubblica Partigiana. Tra l'8 e il 18 ottobre 1944 partecipò con tutta la II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" alla ritirata su Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), passando da Viozene, Frazione di Ormea (CN). In novembre ci fu il rientro in Liguria a riprendere i territori abbandonati, ricostituendo le Brigate. Il 6 gennaio 1945 Giovanni Rebaudo si batté fra Agaggio e Glori, Frazioni di Molini di Triora, contro i militi del Battaglione Monterosa di stanza a Molini di Triora, lasciando, come si legge in Rocco Fava, Op. cit., una relazione scritta a caldo - documento Isrecim -, in cui tra l'altro si evince che "i fascisti scappando abbandonarono 2 muli, uno carico di un mortaio da 81 mm e rispettive munizioni, l'altro di dolci per festeggiare la befana fascista". A marzo andò in missione a Pigna per ricostituire una formazione: qui subì il rastrellamento del 10 marzo 1945, che portò alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 suoi compagni partigiani a Latte, Frazione di Ventimiglia. Il 24 aprile 1945 era con tutta la  II^ Divisione "Felice Cascione" a Baiardo quando il Comandante Ivano (Vittorio Giuseppe Guglielmo) dispose il piano di occupazione della costa.
Adriano Maini