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lunedì 12 febbraio 2024

Patrioti di Ventimiglia, martiri della furia nazifascista e deportati

Ventimiglia (IM): la lapide che davanti ai binari della stazione ricorda i ferrovieri caduti per la Libertà

Si pubblica qui di seguito uno stralcio di un documento, voluto nel 1971 dall'Amministrazione Comunale di Ventimiglia, facendo in modo non lineare alcune integrazioni e fornendo qualche spiegazione. Negli elenchi che seguono ci possono essere delle ripetizioni, come nel caso di Giuseppe Palmero. O si può trovare l'opportuna inclusione di cittadini non ventimigliesi. A titolo indicativo si rimarca che nella lontana lodevole iniziativa per la necessaria schematicità sono rimasti sotto traccia approfondimenti riferiti sia alle deportazioni di militari conseguenti all'armistizio dell'8 settembre 1943 sia a chi cadde opponendosi in quei giorni ai tedeschi; al duro colpo inferto ai patrioti - ferrovieri e non - della Giovane Italia che intorno al capitano Silvio Tomasi e ad Elio Riello tentavano nella primavera del 1944 di ricostituire il CLN nella città di confine; alla strage di partigiani avvenuta a Sospel, nel corso della quale furono uccisi garibaldini di diverse provenienze ed anche alcuni maquisard francesi; agli eccidi di Torri e di Grimaldi.
Adriano Maini

Ventimigliesi deceduti per causa delle SS, delle forze armate tedesche e nei campi di concentramento
1 ALBINI Bartolomeo fucilato da forze armate tedesche 28-3-1945
2 ALLAVENA Ida 3-12-1944
3 BALBO Paolo 21-3-1945
4 BALLESTRA Agostino 14-12-1944
5 BALLESTRA Caterina 14-12-1944
6 BALLESTRA Emanuela 14-12-1944
7 BALLESTRA Francesco 16-12-1944
8 BALLESTRA Gio Batta 16-12-1944
9 BIANCHERI Bartolomeo 21-3-1945
10 BIANCHERI Ettore 21-3-1945
11 BIANCHERI Paolo 21-3-1945
12 BOETTO Gio Batta 14-12-1944
13 BORDERO Luigi 28-3-1945
14 BORFIGA Luigi 28-3-1945
15 BERRO Dionisio 14-12-1944
16 CAVALLERO Giuseppe 28-3-1945
17 CHIODIN Angela 7-12-1944
18 CHIODIN Maria 7-12-1944
19 CRAVI Carlo 5-9-1944
20 CROVESI Aurelio 28-3-1945
21 DARDANO Sauro ferite arma da fuoco 9-8-1944
22 DE FRANCESCHI Ivone fucilato f.ze Arm. Tedesche 28-10-1943
23 Dl FEDERICO Giuseppe 28-3-1945
24 GASTALDI Costantino 12-11-1944
25 GIAUNA Gio Battista 28-3-1945
26 GIUNTI Renato 8-1-1945
27 GUGLIELMI Carlo 18-10-1944
28 GUGLIELMI Caterina 18-10-1944
29 GUGLIELMI Giovanni 18-10-1944
30 GUGLIELMI Eleonora 15-1-1945
31 GUGLIELMI Maria 18-10-1944
32 LORENZI Alberto 7-12-1944
33 LORENZI Battistina 7-12-1944
34 LORENZI Giovanni 9-1-1945
35 LORENZI Maria Teresa 9-1-1945
36 LORENZI Secondo 9-1-1945
37 MONTANARI Cesare 8-1-1945
38 MURATORE Elio ferite arma da fuoco 30-7-1944
39 PALLANCA Sergio fucilato f.ze arm. tedesche 28-10-1943
40 PALLANCA Vincenzo fucilato f.ze arm. tedesche 28-10-1943
41 PALMERO Enrichetta 17-12-1944
42 PASTOR Antonio 28-3-1945
43 PASTORINO Giovanni 7-12-1944
44 PEGLIASCO Battistino ferite arma da fuoco 18-10-1944
45 PEVERELLO Maggiorino fucilato f.ze arm. tedesche 28-3-1945
46 MACCARIO Domenico 16-12-1944
47 MACCARIO Mario 16-12-1944
48 MURATORE Ramberti 6-3-1945
49 PITTALUGA Rinaldo 7-12-1944
50 PIURI Adolfo 31-3-1945
51 PIZZOL Emilio ferite arma da fuoco 11-8-1944
52 PLANK Antonia fucilata f.ze arm. tedesche 7-12-1944
53 REBAUDO Primolino 28-3-1945
54 ROSSO Giuseppe 21-3-1945
55 SASSO Emilio 21-3-1945
56 SCARELLA Eugenio 28-3-1945
57 SISMONDINI Faustina 15-1-1945
58 SISMONDINI Teresa 9-1-1945
59 TACCHINI Gino ferite arma da fuoco 4-12-1944
60 TARABELLA Alvaro fucilato f.ze arm. tedesche 28-3-1945
61 TORTA Gianfranco 28-3-1945
62 TROVATO Giovanna 7-12-1944
63 TROVATO Salvatore 7-12-1944
64 VALIA Anna 3-12-1944
65 VERRANDO Giuseppe 21-3-1945
66 VERRANDO Pietro 28-3-1945
67 ZUNINO Giovanni 14-12-1944
Cittadini ventimigliesi deceduti nei lager di sterminio (politici)
1 BASSI  Ettore              disperso
2 BASSI  Marco               disperso
3 BERRINO  Giovanni          Buchenwald
4 LERZO  Ernesto             Mauthausen
5 MURATORE  Olimpio          Mauthausen
6 PALMERO  Giuseppe          Fossoli
7 RUBINI  Alessandro         Mauthausen
8 SPATARO  Francesco         Buchenwald
9 TOMASI  Silvio             Mauthausen
10 TRUCCHI  Pietro           Mauthausen
11 VIALE  Edoardo            Mauthausen
Cittadini ventimigliesi deceduti nei lager militari
1 Ten.     ANFOSSO  Silvano         Rodi
2 Sold.    ANSALDI  Delmo           per malattia contr. in prigionia
3 Cap.no.  ASCHERI  Renato          per malattia contr. in prigionia
4 Sold.    BERLUCCHI  Cesare        Duisburg
5 Sold.    BORGHINO  Oreste         Kòln -Vesselin
6 Sold.    COLTELLI  Giovanni       morto presunto
7 Carab.   SERVADEI  Ennio          per malattia contr. in prigionia
8 Sold.    VECCHIÈ  Werter           morto presunto
9 M.llo    VENTURA  Battista        Rodi
10 Carab.  ZANELLATO  Giovanni      Gelsenkirchen
Partigiani di Grammondo catturati e fucilati a Sospel
1 BADINO  Michele                                             
2 BAZZOCCO  Antonio                                             
3 FANTI  Oreste                                                        
4 FRANCESCHI  Sergio                                             
5 GAVINO  Pietro                                                      
6 LAROSA  Bruno                                                      
7 LORENZI  Osvaldo                                                 
8 MARTINI  Luigi Dante                                              
9 PISTONE  Bruno                                                     
10 QUADRETTI  Alberto                                              
11 TOLOSANO  Giovanni                                             
12 FERRARO  Armand
Partigiani ventimigliesi caduti in comuni limitrofi
1 CIANETTI  Bruno
2 MARCENARO  Riccardo
3 PALLANCA  Antonio
4 PALLANCA  Giacomo
5 PALMERO  Giuseppe
6 PIGNONE  Attilio [n.d.r.: comandante della scorta di Enrico Martini "Mauri", deceduto in Piemonte il 26 aprile 1945 a causa di un incidente d'auto - il veicolo precipitò a causa della mancata segnalazione di un ponte distrutto -]
7 VICARI  Fulvio
8 BARATTO  Arnaldo
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM),  1971

venerdì 20 novembre 2020

I patrioti martiri di Pigna (IM)

Il ponte vecchio di Latte, Frazione del comune di Ventimiglia (IM), ponte vicino al luogo dell'eccidio ricordato in questo articolo

Il 10 e l'11 marzo 1945 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella zona di Buggio-Pigna- Castelvittorio (IM). Tutti i civili rastrellati vengono portati a Pigna dove un capitano delle SS e due fascisti di Ventimiglia (S. e A.) li esaminano.
Al termine dei controlli, i tedeschi trattengono quattordici giovani (tutti partigiani) in licenza invernale, che dovevano ritornare in montagna per raggiungere le rispettive formazioni. 
I trattenuti sono rinchiusi in una casa isolata, fuori dal paese, oltre il ponte sul Nervia. 
Nella notte, gli abitanti più vicini alla casa isolata sentono gli urli dei catturati sottoposti a torture inaudite.
Alcuni giorni dopo il rastrellamento i 14 giovani, legati e incatenati a due a due sotto scorta armata intraprendono la strada verso Ventimiglia (IM) dopo di che se ne perdono le tracce. 
Probabilmente, nella notte del 21 (?) vengono fucilati nel vallone di Latte [Frazione di Ventimiglia] e  i loro corpi coperti con poca terra.
Le salme recuperate subito dopo la Liberazione saranno pietosamente ricomposte. 
Da altre fonti risulta la data di questa fucilazione risulta essere quella del 28 marzo 1945. 
Risulta che la causa della cattura dei 14 partigiani è dovuta al precedente arresto del partigiano Luigi Albini, incaricato dal Comando della V^ Brigata di far rientrare nelle formazioni dalla licenza invernale i suddetti partigiani. 
I nazifascisti trovarono in tasca all'Albini l'elenco dei richiamati. Per questo motivo il capitano delle SS, sulla piazza di Pigna, scelse a colpo sicuro i giovani partigiani per farli fucilare (vedasi anche relazione di Giovanni Monaco Rebaudo, conservata nell'Archivio ISRECIM III 26).
Francesco Biga (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. IV. Da Gennaio 1945 alla Liberazione, 1998, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2005, Grafiche Amadeo
 
La chiesa di Latte

21 marzo 1945
Anche oggi Ada è andata verso i Carletti per raccogliere un canestro d'uva e, dopo la chiesa di Latte, ha visto per terra delle macchie di sangue senza che vi fosse alcun segno di lotta o di schegge. Ha notato però sul bordo della strada della terra smossa dalla quale sembra escano degli stracci. Le sono venuti in testa brutti pensieri ed è tornata a casa assai impressionata.
23 marzo 1945
[...] Il sangue visto per la strada sopra la chiesa di Latte pare sia di soldati e, da sottoterra, si vede uscire un gomito già pieno di mosconi. Sembra ve ne siano seppelliti una quindicina.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988 
 
Alle prime luci dell’alba dell’11 marzo soldati tedeschi (plotone comando del 253° reggimento e 3° compagnia del I° battaglione) con i calci dei loro fucili aprirono le porte delle case sia in paese sia in campagna, radunando tutti coloro che venivano sorpresi nei loro letti, indipendentemente dal loro sesso e dalla loro età.
Era l’inizio di un grande rastrellamento: chi venne fermato fu radunato e raggruppato in colonne che percorsero le mulattiere che portavano a Pigna.
La fortuna volle che nelle prime ore del mattino alcune persone si stessero recando dalle campagne in paese per presenziare ad un funerale per morte naturale di un anziano, circostanza che permise di dare l’allarme che salvò numerosi giovani in età di leva che riuscirono a sottrarsi al rastrellamento.
Coloro che incapparono nelle maglie del rastrellamento furono radunati alla Giaira, presso la rimessa delle corriere: ad un tavolino erano seduti dei civili e dei miliziani provenienti da Dolceacqua; si seppe poi che si trattava, tra gli altri, dei famigerati Stillo, Piccinini e Verardi.
I fermati passarono, ad uno ad uno, di fronte a questi sinistri individui, esibendo i propri documenti; i controlli venivano effettuati scorrendo un registro, alcuni vennero separati dalla maggioranza degli intimoriti civili.
Un’altra fortunata circostanza volle che proprio in quei momenti un aereo da ricognizione sorvolasse il cielo di Pigna, attirando l’attenzione dei soldati tedeschi incaricati della custodia di coloro che non avevano ancora passato il controllo: una mezza dozzina di questi riuscì a nascondersi nel vicino vallone di «Lavalle», risalirlo e raggiungere la salvezza <1.
I fermati furono tenuti qualche giorno nella costruzione che si trova al di là del ponte di San Pancrazio; successivamente vennero trasferiti verso valle, prima a Dolceacqua e poi verso Ventimiglia.
Si seppe in seguito che vennero portati nell’attuale casa di riposo di Latte e che il 19 marzo furono fucilati presso il cimitero della frazione ventimigliese dagli uomini del maggiore Hans Geiger (2° battaglione del 253° reggimento), già macchiatosi il 7 dicembre 1944 di un altro atroce delitto, la fucilazione a Grimaldi, presso l’hotel Vittoria, di cinque donne, quattro uomini e tre bambini per motivi la cui inchiesta e il relativo processo nuovamente istruiti nel 2000 non seppero chiarire.
Il maresciallo Ernst Schifferegger, sottoufficiale dell’ufficio di Sanremo della SD, altoatesino, precedentemente interprete presso la caserma di via Tasso a Roma alle dirette dipendenze del colonnello Kappler, nel corso dell’interrogatorio del 2 giugno 1947 condotto dal P.M. di Sanremo, dichiarò che l’11 marzo 1945 si recò a Pigna, insieme all’altro sottufficiale Schmitd e all’autista Fioravanti Martinoia, su incarico del maresciallo Joseph Reiter, comandante il reparto SD di Sanremo, e riferì le modalità con cui venne effettuata la cernita dei rastrellati.
«Terminato il rastrellamento, io, Schmidt e l’autista Martinoia, che ci accompagnò, ci recammo sul luogo dove erano convenuti circa 300 persone catturate nel corso dell’operazione. Sulla piazzetta di Pigna, in fila per tre, c’erano riuniti i rastrellati. Io e Schmitd, da una parte, e un ufficiale della 34^ Divisione unitamente ad un membro della brigata nera, del quale non so il nome, dall’altra, incominciammo la prima cernita. Si trattava di togliere via gli uomini superiori ai cinquant’anni che erano in numero assai notevole, e che furono messi da una parte. Nel frattempo venne da me un ufficiale della 34^ divisione dicendomi che in una stalla vicino si trovavano quattro giovani presi con le armi in pugno, e che, di conseguenza, non esistevano dubbi circa la loro appartenenza al movimento partigiano. Il medesimo mi disse che egli stesso aveva promesso la libertà in cambio di una collaborazione tendente ad identificare i partigiani compresi nel numero dei rastrellati. Pertanto, egli si era già accordato di fare passare, uno alla volta, tutti i fermati (eccetto coloro che superavano i cinquant’anni) attraverso la stalla. Mentre essi passavano, io di nuovo avrei controllato i documenti proprio nel posto dove si trovavano i quattro partigiani. Così facendo, si avrebbe effettuato un migliore accertamento e, nel contempo, il tempo che io impiegavo per controllare i documenti sarebbe stato sfruttato dai quattro delatori per indicare chi dei rastrellati era partigiano. Stabilite così le cose, si iniziò l’operazione. I quattro delatori, al passaggio di ognuno dei fermati, dicevano se egli era o meno un partigiano. La cosa avveniva apertamente, per cui coloro che non erano partigiani e che furono rilasciati debbono ricordare questo triste episodio. In tal modo, alla fine della sfilata, circa una ventina di persone si trovavano nel gruppo separato che distingueva i partigiani. Un altro gruppo, comprendente oltre una trentina di giovani, fu separato perché renitente alla leva e quindi destinati ad essere consegnati al comando provinciale. Infine, il rimanente fu messo da un’altra parte per essere poi rilasciato
Finito questo, diremmo così, spoglio, il soggetto e gli altri membri delle SS (così nel verbale!!), accompagnati dall’autista Martinoia, fecero ritorno a Sanremo, lasciando alla 34^ divisione l’incarico di decidere sulla sorte dei rastrellati.
Qualche giorno dopo, il soggetto seppe da un ufficiale della 34^ divisione recatosi alle SS per reclamare poiché le SS erano di poco aiuto col loro registro non aggiornato che i venti circa riconosciuti partigiani, con l’ausilio dei quattro che li identificarono, furono fucilati. Anche i quattro partigiani delatori subirono la stessa sorte.
Le dichiarazioni di Schiffereger circa la presenza di quattro delatori tra le vittime della fucilazione non fu mai provata e l’unica fonte risulta solamente da questo interrogatorio; è plausibile che il maresciallo dell’SD abbia rilasciato tale dichiarazione per infangare l’onore delle vittime che facevano parte di coloro che fino a pochissimi anni prima l’aveva visto come protagonista di una lotta senza quartiere.
Le quattordici vittime dell’eccidio di Latte sono: Luigi Albini, anni nato a Pigna, Luigi Borfiga “Paligo”, 32 anni nato a Pigna, Luigi Bordero, 26 anni nato a Pigna, Giuseppe Cavallero, 15 anni nato a Pigna, Aurelio Crovesi “Mario de Zidò”, 22 anni nato a Pigna, Giuseppe Di Federico, 27 anni residente a Pigna, Giobatta Giauna, 37 anni nato a Pigna, Antonio Pastor, 40 anni nato a Buggio, Maggiorino Peverello, 18 anni di Castel Vittorio, Primolino Rebaudo, 21 anni di Castel Vittorio, Eugenio Scarella “u Billu”, 21 anni nato a Pigna, Gianfranco Torta, 20 anni nato a Ventimiglia ma residente a Pigna, Alvaro Tarabella, 32 anni residente a Pigna, Pietro Verrando, 21 anni nato a Pigna.
 
La riesumazione, effettuata nei primi giorni dopo la Liberazione, delle salme dei patrioti trucidati a Latte: con la camicia bianca il futuro medico Giuseppe Renato Rebaudo, nativo di Pigna, destinato a diventare una figura di spicco in campo sanitario, culturale e sociale. Fonte: Osvaldo Contestabile, La Libera Repubblica di Pigna, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1985

 
Il 2 maggio 1945 un gruppo di giovani e i familiari delle vittime della rappresaglia nazista consumata a Latte scesero con alcuni carri per recuperare i resti, già in avanzato stato di decomposizione, dei loro compaesani [n.d.r.: la riesumazione venne compiuta sotto la direzione del dottor Diana, storico medico di Pigna, coadiuvato da Giuseppe Renato Rebaudo, in quel periodo ancora studente di medicina, ma futuro ufficiale sanitario in Ventimiglia, nonché autorevole figura di persona impegnata in diversi ambiti sociali]. La pietosa opera di ricomposizione dei corpi fu drammatica: i tedeschi, dopo l'eccidio, avevano fatto saltare la scarpata sotto il cimitero di Latte con il duplice intento di coprire parzialmente i corpi delle vittime, che in parte affioravano dalla terra smossa dall'esplosione, e di interrompere la strada che scendeva dal Grammondo per rendere più difficoltosa l'avanzata degli alleati. La disperazione delle madri e dei familiari delle vittime rese il recupero delle salme ancora più penoso.
 
[NOTA]
1) Episodio raccontato all’autore da Bernardo Rebaudo “Dino de Sciaravà”, uno dei protagonisti della fuga.

Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016
 
[n.d.r.: tra i lavori di  Giorgio Caudano: a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, ed. in pr., 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016]

domenica 23 febbraio 2020

Il comando tedesco ordinò l'evacuazione degli abitanti di Airole (IM)

Una vista del paese di Airole (IM)
 
In base agli accordi presi a Casalecchio, nei pressi di Bologna, tra comandi supremi italiano e tedesco il 15 agosto 1943, la sostituzione del contingente italiano in Provenza con quello tedesco avrebbe dovuto ultimarsi entro il 9 settembre '43. Mentre le operazioni si stavano ultimando, giunse al comando dell'armata una comunicazione, "Memoria 44", in cui in previsione di una possibile aggressione tedesca veniva disposto che le divisioni Pusteria e Taro della IV armata fossero raccolte nelle valli Roja e Vermenagna "per interrompere le vie di comunicazione della Cornice..."                                         
Mario Torsiello (a cura di), Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943, Stato maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, Roma, 1975

Doc. 33 (BA-MA, RS 2-2/27) - Comunicazioni del Quartiermeister (sezione dello stato maggiore addetta, tra l'altro, ai rifornimenti ed all'amministrazione dei prigionieri di guerra) del II. SS-Panzerkorps all'Heeresgruppe B. 17-9-43: "Lungo la strada Cuneo - Ventimiglia, catturati al Colle di Tenda un btg. ed a Briga due btg. del 7° regg. Alpini. I cannoni del 5° regg. art., in posizione in montagna, privi dei serventi. A Saorgio, il ponte stradale e quello ferroviario fatti saltare [...]".       Carlo Gentile, Settembre 1943. Documenti sull'attività della divisione "Leibstandarte-SS-Adolf Hitler" in Piemonte, in Il presente e la storia: rivista dell'Istituto storico della Resistenza in Cuneo e provincia

Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in Località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) [del comune di Ventimiglia (IM)] non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» [facente capo alla IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dai primi di luglio alla II^ Divisione "Felice Cascione", alla fine di luglio alla V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi [...] il 14-7-1944 la 5^ e 6^ squadra, al comando del Capo Partigiano, assaltano la Caserma di Olivetta San Michele, catturando la sciarpa littorio Giavelli e tre militi [...]  il 18-7-1944 tre squadre di partigiani assaltano e distruggono la Caserma di Airole (VaI Roia), occupata dalle Brigate Nere e da soldati tedeschi, infliggendo al nemico forti perdite, morti e feriti [...]
MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare - Edita dal Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 - Tipografia Penone di Ventimiglia (IM)

2/9/1944 […] Fermi e decisi, aggrappandoci ai cespugli, scivoliamo giù in mezzo alla roccia e raggiungiamo il piede del viadotto sulla sponda sinistra del fiume. […] Superato il grande ostacolo del Roia, ci dirigiamo verso il paese di Collabassa [Frazione di Airole (IM)]; sul sentiero, fra alberi di pino, incontriamo un giovane di Olivetta San Michele e lo convinciamo a seguirci; il suo nome di battaglia sarà "Pineta", proprio a ricordo del luogo in cui l’abbiamo incontrato. Oltrepassato l’abitato di Collabassa proseguiamo verso il torrente Bevera […]
Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza - Fazzoletti Garibaldini nella ResistenzaIsrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982

In  Val  Roya,  nei  primi  giorni  dopo  lo  sbarco [lo sbarco alleato in Provenza dell'agosto 1944],  giunsero  dall’Italia  tre  battaglioni  tedeschi  con  il  compito  di  «ripulire»  la  zona  dai  partigiani  italiani e francesi. La 148a divisione si attestò il 1° settembre su una linea da Roquebrune fino all’Authion.
Alberto Turinetti di Priero, Il «fronte alpino»: 1944-1945, in  Alpi in Guerra
 
18.9.1944
Nel pomeriggio da parte della V^ Brigata ["Luigi Nuvoloni" dell'appena costituita Divisione "Felice Cascione", trasformazione della precedente IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] è stato effettuato col Mortaio da 81 sulla rotabile Breil-Saorge un'azione di disturbo. È stato possibile tirare solo 11 bombe poiché al primo colpo si è rotto un mollone ammortizzatore di rinculo del mortaio. Sono stati colpiti l'autoparco ed il tratto di strada antistante. Sorpresa e scompiglio da parte dei tedeschi che hanno dato l'allarme generale nella zona sgomberando con evidente disordine l'autoparco, sospendendo la circolazione dei veicoli in detta zona e tirando da Breil coi mortai a Punta Arpetta credendo fossimo in postazione in detta località.
30-9.1944
Una pattuglia del VII Distaccamento della V Brigata si scontrava in perlustrazione con un pattuglione tedesco sopra Saorge. Ne seguiva un breve combattimento nel quale un tedesco veniva ferito. La nostra pattuglia rientrava illesa...
Da un documento ufficiale della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" edito in Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, ed. A.L.I.S, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

 
[...] Verso la metà di Ottobre [1944] i patrioti dell'Abeglio [n.d.r.: monte che separa a levante il paese da Rocchetta Nervina (IM)] scendono in Airole per procurarsi cibo. Bloccato il paese, chiuse le porte della Chiesa dove era molta gente per le funzioni serali, si procurarono un sacco di farina, un mulo col conducente per portarlo via e se ne ritornarono sui monti. Non c'era in paese che qualche tedesco addetto al comando, che non potè reagire; ma tedeschi e fascisti arrivarono ben presto da Ventimiglia a cospargere molte case di catrame, e darvi fuoco coi lanciafiamme per rappresaglia. Fortunatamente non tutte le case incatramate presero fuoco, le fiamme fecero nelle altre pochi danni limitati essendo muri e volte di buona e forte muratura. da Lorenzo Limon, Penna Vintimili, Edizioni Saste, Cuneo, 1962

Nell'Autunno del 1944 i tedeschi in ritirata distruggono completamente a mezzo di cariche esplosive macchinario ed edifici della centrale idroelettrica. Vengono distrutte anche le paratoie di presa e un tratto di galleria di derivazione che alimenta la centrale di Bevera [Frazione di Ventimiglia (IM), alla confluenza dell'omonimo torrente con il fiume Roia]. Distrutta anche la casa di abitazione del personale della centrale.

Il 28 Ottobre 1944 [...]

AVVISO PER LA POPOLAZIONE DI AIROLE
Per ordine del Comando Tedesco per le ore 13.50 tutta la Popolazione deve trovarsi in Piazza per prendere ordini molto urgenti.

Nel pomeriggio all'ora indicata il ventimigliese Palmero Giovanni Battista, sposato con un'airolese, su ordine del comando tedesco dalla scalinata legge alla Popolazione riunita sulla piazza il seguente proclama:
Data la situazione Militare forzata del giorno, il Comando Militare Tedesco ha preso la precauzione e la protezione della popolazione.
Ordina subito l'evacuazione dei seguenti luoghi Airole - Collabassa
[Frazione di Airole (IM)] - San Michele - Olivetta - Fanghetto [i tre principali abitati del comune di Olivetta San Michele (IM)] - Libri - Piena Bassa e Piena Alta [n.d.r.: tre piccoli centri dell'attuale bassa Val Roia francese nel dipartimento delle Alpi Marittime].
Ordina che tutta la popolazione di Airole e Colla Bassa deve trovarsi per le ore 6.30 puntuale sulla strada Statale n 20 di Valle Roya di fronte al Pastificio Pallanca.
Ordina che tutta la popolazione di San Michele, Olivetta, Fanghetto, Libri e Piena deve trovarsi per le ore 7 precise di fronte al Municipio di San Michele.
La popolazione marcia sotto la protezione del Comando Tedesco. Tutti devono portarsi dietro lo stretto necessario per poter camminare. La prima marcia è di Km 25.
Appena la popolazione sarà passata tutti i ponti, gallerie e le mine stradali saranno fatte saltare.
Alcune Compagnie di Truppa Tedesca faranno visita in tutti i dintorni delle piccole Borgate e campagne per vedere se tutti hanno evacuato.
Chiunque verrà trovato sarà calcolato come bandito e sarà subito fucilato.
Nessuno può avviarsi verso Ventimiglia perchè anche
Ventimiglia dovrà evacuare.
La strada è controllata ai posti di blocco e chi verrà trovato sarà passato per le armi.
La vallata è in pericolo di essere occupata da 3000 banditi che si trovano sulle montagne.
Il forno deve lavorare sino alla mezzanotte per poter dare il pane alla popolazione per il viaggio.
Per gli ammalati e vecchi vi sarà una autoambulanza per il trasporto.


La mattina del 29 giorno di Domenica, Airolesi, Olivettani, Collantini, San Michelesi, Fanghettani e Penaschi sotto una pioggia battente si avviano a piedi verso Breglio [Breil-sur-Roya, bassa Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime].
Avevano con sè poche robe che potevano portare in sacchi, valige e pacchi. Qualcuno aveva anche la capra, qualche donna una gallina. Seguivano in autocarro ammalati, vecchi e bambini.
Vigilati da soldati armati, marciavano tristi per l'abbandono  del paese in circostanze ben diverse da quelle del precedente esodo.
A Breglio la pioggia cessò, il paese era deserto, la popolazione l'aveva sgombrato da poche ore. Pernottarono a Fontan [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] nel cinematografo e in Chiesa.
Il giorno 30 ripresero la marcia per Tenda, donde proseguirono in treno per Torino.
Durante la sosta a Tenda [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] alcuni si erano sbandati. Capre e galline erano state vendute o mangiate. A Torino furono ricoverati nelle casermette di Borgo San Paolo.
Alcuni Airolesi che avevano evitato di sgomberare il paese si rifugiarono nelle campagne e altri a Trucco [Frazione di Ventimiglia (IM)].
Ricordano i vecchi:
Oltre ad abbandonare le case senza aver potuto portare alcuna cosa, abbiamo lasciato gli alberi d'olivo carichi di frutto per un'annata quale non si ricordava da anni.

Lorenzo Rossi, Airole 500 anni. La storia di un paese nella cronaca di cinque secoli, Comune di Airole, Stabilimento grafico "Priamar" di Savona, 1998
 
 
I rapporti con la popolazione sono tesissimi. Il nemico s'impossessa di radio, muli, materassi, viveri e così via.
Il 29 ottobre 1944, giornata di pioggia dirotta. La popolazione è deportata al completo, deve andare a piedi fino a Tenda. Scene pietose di mamme con lattanti in braccio e ammalati costretti dalla frusta tedescaa muoversi a passo di corsa, vecchi maltrattati in continuazione. Alcuni riescono a fuggire e a nascondersi a Tenda e a Briga. Con la popolazione di Airole c'è anche quella di Collabassa, Olivetta, Piena e Fanghetto. Da Tenda la popolazione è portata in treno fino a Torino e alloggiata nelle casermette di Borgo San Paolo, dove niente era stato preparato poiché le autorità non erano state avvisate. Ed è lì che periscono ben quattordici persone, di cui dieci di Airole. Durante l'assenza della popolazione i tedeschi bruciano tutto il paese. Nella giurisdizione del territorio comunale di Airole risultano quattrocento fabbricati gravemente danneggiati in centro capoluogo e centocinquanta nella frazione di Collabassa. Sovente il Comune è soggetto a bombardamenti aerei. A causa di mine muoiono i cittadini Andrea Biancheri fu Giacomo, Andrea Biancheri di G.B., G.B. Biancheri fu Tommaso, Maria Biancheri sua moglie, Maria Odero in Pallanca, Carlo Pallanca fu Carlo, Carlo Pallanca fu Antonio, Lorenzo Pallanca di G.B., Teresa Pallanca.
Dai tedeschi sono uccisi i cittadini G.B. Boetto fu Lorenzo e Pietro Pallanca fu Pietro. Di Airole cade il partigiano Antonio Pallanca fu Lorenzo, ucciso dai tedeschi a Ventimiglia. Torneranno reduci dalla Germania Armando Pallanca, Dioniso Pallanca e Giovanni Pallanca. Si adoperava per alleviare le sofferenze della gente del paese il parroco Don Pasquale Aicardi.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016, p. 230
 
Centrale idroelettrica di Airole (IM): part.

16 febbraio 1945 - Dal comando del I° Battaglione "Mario Bini", prot. n° 45, al comando della V^ Brigata  e al comando della II^ Divisione - Comunicava...  che a Briga Marittima erano stanziati circa 100 uomini tra tedeschi e russi, oltre a 40 genieri della RSI; che sempre da Briga erano fuggiti una ventina di soldati, in prevalenza russi, ricercati dai tedeschi; che Tenda era stata bombardata da aerei alleati, che avevano causato la morte anche di 2 ufficiali; che Fontan, Saorge, Forte Tirion e San Michele  [Frazione di Olivetta San Michele (IM)] erano occupati da tedeschi, che Breil, Libri, Piena e Olivetta [il borgo principale di Olivetta San Michele] erano terra di nessuno.

30 marzo 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" ed al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Direttiva di stilare piani adeguati per impedire tentativi nemici di sabotaggio degli impianti elettrici di San Dalmazzo di Tenda, Airole, Oneglia e Bevera. "Occorre disarmare con urgenza le guardie nemiche prima che accada l'irreparabile". 

19 aprile 1945 - Da "Tina" [probabilmente Battistina Mucignat, nata a Rezzo (IM) il 29/10/1916, patriota della IV^ Brigata "Elsio Guarrini"] al comandante [della II^ Divisione "Felice Cascione"] "Vittò" [Giuseppe Vittorio Guglielmo] - Segnalava che "Briga è campo libero, nella notte partiranno tutte le truppe, nella giornata in corso non opereranno alcuna sortita, regolarsi di conseguenza".

da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999  


Il 25 Aprile del 1945, terminata la Seconda Guerra Mondiale, poco per volta ritornano come possono gli abitanti.
Il paese da sei mesi abbandonato è devastato, la maggior parte delle case bruciate e quelle risparmiate dalle fiamme sono vuote vuote, demolite le porte e finestre, non esiste luce elettrica, le campagne abbandonate, la Piazza invasa dalle erbe.
In questo allucinante scenario una sola risorsa, l'ulivo.
Nell'inverno e nella primavera del 1945 l'Esercito Germanico per procurarsi olio diede inizio alla raccolta delle olive utilizzando per aramare ossia bacchiare e far scendere il frutto dagli alberi, abitanti di Rocchetta, Dolceacqua [in Val Nervia] e Trucco che venivano trasportati in paese con autocarri militari.
La maggior parte della raccolta avvenne nelle terre del Piano vicine al paese e questo lavoro costò anche morti per causa dei bombardamenti e mitragliamenti degli Anglo Americani quando dall'alto notavano i teli stesi nelle fasce per la raccolta.
Ciò nonostante quando agli inizi di Maggio ritornano gli abitanti trovano ancora la grandissima parte degli alberi con i frutti pendenti e per terra le olive cadute mantenutesi in buonissimo stato stante l'erba alta cresciuta nelle fasce.
[...]
L'olio prodotto viene consumato, barattato , venduto e anche portato di contrabbando in Francia quasi giornalmente da decine di paesani che a spalle utilizzano tutti i sentieri conosciuti in ispecie partendo dalle campagne del Fasceo.
Il paese è in questo periodo occupato da truppe Francesi ed il 5 Maggio viene in Airole in visita il Comandante Francese Generale Doyen. Appaiono sui muri scritte favorevoli al passaggio alla Francia.
Uno dei primi provvedimenti delle Autorità d'occupazione Francesi è quello di dare un autogoverno al paese e a questo scopo nominano Sindaco di Airole il sig. Molinari Vincenzo (Vinsè).
L'Amministrazione Militare Francese nella persona del Capo di Battaglione Girard l'11 Giugno organizza il rimpatrio di 750 persone provvenienti da Torino ed abitanti in Airole e Olivetta San Michele.
Vengono disposti 3 convogli di 20 camion con partenza da Cuneo nei giorni 12, 15 e 18 Giugno con l'accompagnamento di 2 interpreti. Viene predisposto un posto di ristoro a Borgo San Dalmazzo [(CN)].
Terminata la Guerra e rientrata la popolazione, piano piano cominciarono a ritornare anche gli airolesi militari sparsi in tutta Europa, dalla Germania ai Balcani, dalla Francia al Sud Italia e alcuni dall'Africa e dall'Australia dove erano finiti nei campi di prigionia. La lenta ripresa fu ostacolata anche dal gravissimo pericolo dei residuati bellici, mine in particolare, che apportarono morti e feriti specialmente nella zona di Collabassa. [...]
Lorenzo Rossi, Op. cit.
 
... in seconda urgenza  [lavorare al ripristino dei] ponti ad Airole nella Val Roia... Ad Airole, che era stata completamente evacuata, c'è una scarsa presenza di truppe e si aggirano solo pochi abitanti...
rapporto dell'Armata Francese in data 14 maggio 1945 - stralcio di documento (Archivio francese SHAT) rintracciato da Giuseppe Mac Fiorucci in preparazione di Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM) > 2007
 
 










Ad ottobre 1945, come si può notare dai documenti qui sopra pubblicati, i problemi di Airole erano ancora piuttosto acuti.
Adriano Maini