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mercoledì 23 luglio 2025

Una cartoleria centro smistamento di documenti e di materiale per i primi gruppi partigiani di Imperia

Imperia: Via Ospedale ad Oneglia

Dall'Archivio Storico dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (IsrecIm) affiorano storie straordinarie di fatti e di persone che costituiscono la Storia di questo angolo di Paese, il Ponente ligure, in un periodo particolare e determinante quale la Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza, che è stato raccontato in alcune opere fondamentali tra cui la Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria).
E molte altre ne possiamo annoverare, di valenti studiosi e studiose locali, opere che hanno costituito le fonti di questo lavoro, insieme alla raccolta di testimonianze dirette.
Questo è un libro di passione, non pretende di essere esaustivo, ma è un percorso dentro la memoria locale per riprendere il filo di ideali, sentimenti, esperienze e aspettative che interessano ancora, per «orientarsi nella modernità confusa e smarrita», come dice Lidia Menapace.
Daniela Cassini, Gabriella Badano e Sarah Clarke LoiaconoProtagoniste. Storie di donne e Resistenza nel Ponente ligureIsrecIm - Regione Liguria - Fusta Editore, 2025,  p. 7

Come già detto, accanto all'organizzazione Gruppi di Difesa della Donna, abbiamo un'infinità di donne che hanno sopportato una serie ben lunga di sacrifici.
Non erano forse donne della Resistenza tutte le madri, le spose e le sorelle dei patrioti? Non erano esse stesse partecipi dei rischi e dei tormenti dei loro cari? Quante preghiere venivano pronunciate nelle case o nelle chiese per la salvezza dei propri congiunti!
Nei casoni e nei fienili, impropriamente chiamati ospedaletti da campo partigiani, in ogni ora del giorno e della notte le donne erano pronte ad accogliere feriti e malati per curarli, sfamarli e rincuorarli. E tra esse, le suore negli ospedali hanno offerto esempi di dedizione infinita, sopportabile da chi è retto da una fede trascendente che fornisce il duplice dono del sacrificio e del coraggio nell'affrontare la morte stessa con una serenità d'animo eccezionale e consapevole.
Il servizio staffette nelle formazioni molte volte veniva svolto da ragazze che, attraverso sentieri mozzafiato, si recavano in zone distanti anche alcuni chilometri per portare circolari, notizie o segnalazioni.
E in banda la donna con il fucile in mano rivestiva il ruolo, tipicamente maschile, del guerriero in lotta. Sparava come l'uomo nell'impeto della battaglia, e della delicatezza della sua figura e del disagio tra quegli spari nulla doveva affiorare, perché in certe situazioni non poteva esistere debolezza o privilegio.
Quanti ruoli la donna abbia sostenuto nella Resistenza è difficile dire, perché se si possono descrivere fatti accaduti, mi pare non sia possibile penetrarne lo spirito, l'ispirazione, i moventi autentici per cui scatta l'azione. Ho cercato, comunque, di chiarire come la partecipazione della donna nella Resistenza italiana, perciò anche in quella imperiese, sia costituita da una vasta gamma di impegni ed abbia origine da svariate direzioni.
E mi rammarico per l'impossibilità di ricordare l'interminabile serie di interventi di donne nella lotta, perché una ricerca seria presenterebbe problemi pressoché insolubili ed un impegno gravoso anche per il fatto che tante protagoniste, veramente modeste ed aliene da riconoscimenti ed onori, non intendono fornire notizie sulla loro attività resistenziale, mentre altre, purtroppo, sono invecchiate, malate o scomparse. Ed ancora, come ho già accennato in altra parte, occorrerebbe per ognuno dei tanti argomenti, una singola pertinente pubblicazione.
In appendice a questo capitolo è riportato l'elenco delle donne partigiane, patriote e collaboratrici del movimento organizzato di Liberazione nella nostra provincia. Ma, prima dell'elenco finale, mi siano permesse alcune citazioni e qualche breve commento.
Pietro Roggerone, nel corso di un rastrellamento, viene arrestato e condotto a Sanremo con una decina di prigionieri in ostaggio; una ragazza, Anna Lanteri, riesce a far fuggire tutto il gruppo (1). Risulta inoltre che la coraggiosa ragazza abbia salvato addirittura una cinquantina di civili incappati in un rastrellamento. Successivamente sarà arrestata.
Le SAP non sono un'organizzazione prettamente maschile. Anche le donne sanno combattere: «Nei primi mesi dei 1945 i sapisti della III Brigata riuscivano a disarmare una quindicina di militari italiani e tedeschi. Azioni rischiose nelle quali si distinsero per il coraggio dimostrato anche le giovanissime sapiste Palma Bianca e Daolio Nanda, seguite da un folto gruppo di donne, quali Elena Caterina, Robino Carolina, Garibaldi Geromina, Trevia Elisabetta, Agnese Teresa, Bestoso Emilia, Piana Gilda, Verda Lucia, Vittoria Giobbia (Sanjacopo), ed altre della Val Steria che si adoperarono instancabilmente per la lotta di Liberazione...» (2).
La professoressa Vittoria Giobbia (Sanjacopo), donna eccezionale il cui antifascismo è radicato ed autentico dirige le SAP femminili in Diano Marina. Organizzatrice abile e coraggiosa, lancia alla gioventù studentesca il suo appello alla lotta. Costituisce otto nuclei resistenziali: a Cervo, San Bartolomeo, Tovo Faraldi, Villa Faraldi e quattro a Diano Marina.
Verso la metà dell'ottobre 1944 è ricercata dalle SS perché la sua abitazione in Diano Marina (al n° 1 di via Genova) viene riconosciuta come centro dell'attività clandestina. Fugge, ma non si rassegna. Riprende i contatti con l'organizzazione femminile di Imperia e, naturalmente, con quella di Diano Marina. Ritorna alla guida del movimento femminile ed è preziosa collaboratrice del CLN locale con i collaterali movimenti maschili della Resistenza. Donna di cultura, incaricata dei corsi di traduzione della Facoltà di lettere dell'Accademia di Digione, già dal sorgere del fascismo in Italia si era rivelata come una delle più acerrime nemiche della dittatura (3).
Alba Rizzo di Camporondo (Diano Borganzo) è la staffetta che informa giornalmente i patrioti locali di stanza nei pressi di Diano Roncagli. Verso le 15 del 1O gennaio 1945 un gruppo di Tedeschi, guidato da una spia mascherata, irrompe all'improvviso nella zona e minaccia di sorprendere l'accampamento dei garibaldini di «Stalin»; anche da altre due direzioni giungono colonne nemiche. La ragazza intuisce il pericolo, percorre la salita a perdifiato ed avvisa i partigiani che riescono a mettersi in salvo occultando il materiale. Alba è stremata: al giungere dei Tedeschi si butta a terra e si salva fingendosi morta (4).
Analogamente, il 2 agosto 1944, un'altra ragazza, Lucia Ardissone, dopo un'estenuante corsa riesce ad avvisare una decina di giovani di Roncagli che dormono in una baita in località denominata «Piano della Chiesa», salvandoli perciò dalla morte (5).
Il 29 gennaio 1945 durante un rastrellamento Francesco Camiglia tenta la fuga attraverso i tetti, ma è ferito e chiede un disperato aiuto alla madre. Viene catturato e trascinato verso un albero di pero per essere impiccato. Gli passano il cappio intorno al collo. La madre, presa dalla disperazione raccoglie tutte le forze e si scaglia con un urlo straziante contro i Tedeschi che la respingono (6).
Povera madre, la Resistenza è fatta anche di te. Il popolo ti deve gratitudine, come gratitudine deve alla madre del sapista Augusto Vignola che, per tanti giorni, paziente e trepida di speranza, si avvia alle carceri di Oneglia con il pacchetto contenente il cibo per il figlio prigioniero. Patetica madre, tuo figlio è stato assassinato da alcuni giorni. Anche tua è la Resistenza.
Mi disse un giorno Vera Belgrano (Pia): «Nel capitolo dedicato alle donne della Resistenza Imperiese non dimenticarti di Liliana e di Maria, che avevano sposato i fratelli Quaglia, noti pollivendoli di Oneglia, un triste giorno i due giovani con il camioncino per il trasporto del pollame passarono su una mina posta dai partigiani sulla via Aurelia per far saltare automezzi nemici in transito. Sfortunatamente il camioncino saltò in aria ed i due fratelli morirono. Erano due bravi giovani antifascisti e le loro mogli collaboravano con noi del GDD. Un mattino, dopo il triste fatto mi recai in casa di una delle vedove e la trovai nell'atto di pregare davanti alla fotografia del marito vicino al lumino. Assistere a tanto dolore, dignitoso e composto mi si restrinse il cuore di commozione...». Eppure, comprendendo la fatalità, dell'accaduto, le due donne continuarono la lotta contro il fascismo portando documenti della Resistenza, anche a rischio della loro vita (7).
La stessa Vera Belgrano passa momenti drammatici. Nel corso di un rastrellamento i Tedeschi perquisiscono la sua casa a Costa di Oneglia: buttano tutto sotto sopra, ma fortunatamente non trovano la macchina da scrivere ed i documenti del FdG e dei GDD.
«Forse - dice Vera - i Tedeschi erano troppo impegnati a cercare denaro ed oggetti preziosi, che trovarono ed asportarono; ma ho benedetto quel furto che mi ha salvato la vita!».
Giovanna e Nina sono le sorelle di Giacomo Amoretti (Menicco). Che dire di loro? Sono della famiglia Amoretti e non mi sembra il caso di enumerarne i continui pericoli sopportati con quella cartoleria all'inizio di via Ospedale, diventata centro smistamento di documenti e di materiale per i primi gruppi partigiani.
Tra i miei ricordi, Velia Amadeo, mia cugina. Ero piccolo e, malgrado il gran numero di anni passati, mi rivedo alla finestra dell'abitazione di mia nonna, al primo piano di piazza San Francesco, dove è situata l'attuale Camera del Lavoro. Assisto agli ultimi sprazzi di quel carnevale del 1930. È la sera del 3 marzo e vedo le scene di allegria popolare di quell'epoca. Rivedo sulla piazza i miei zii Alessandro (Pepen) e Raffelina, spontanei ed allegri come era possibile allora. Ma qualche centinaio di metri distante, dal porto di Oneglia scivola silenziosa sull'acqua una barca di pescatori sulla quale c'è la loro figlia Velia con tre antifascisti. Vogliono espatriare, fuggire lontano dalla nostra terra oppressa, per continuare all'estero la loro battaglia. Il mattino seguente, la notizia della fuga tramuta quella gioia spontanea in cupa disperazione. Velia non ritornerà più nella sua casa, ingoiata con i compagni dai gorghi del mare.
Ed Anna, madre di Wladimiro, è la sorella di Giacomo Seccatore, sempre perseguitato dal fascismo. Anche lui morirà presto, vittima delle sue idee e della lotta per la libertà. Anna Seccatore abita sullo stesso pianerottolo della mia famiglia. Le porte dei due appartamenti sono affiancate, in quel corridoio di piazza San Francesco, nel portone adiacente a quello già ricordato di mia nonna. Wladimiro ed io siamo piccoli ed amici; dalle parole carpite dai miei genitori sento che la madre di lui vive anni di tormento per il fratello imprigionato, confinato e perseguitato.
[NOTE] 
(1) Cfr. F. Biga. Diano e Cervo nella Resistenza, op. cit., pag. 100. 
(2) Ibidem, pag. 186.
(3) Ibidem, pag. 236.
(4) Ibidem, pag. 195.
(5) Ibidem, pag. 114.
(6) Ibidem, pag. 200.
(7) Testimonianza orale di Vera Belgrano (Pia).

Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1992, pp. 582-585

19 Ottobre [1944]. 
Qualche giorno fa un gruppo di patrioti uccisero un milite che si trovava a giocare alle bocce al "Borgo". Per questo fatto, presero la signorina B., sorella di un "fuorilegge" appartenente a una distinta famiglia di commercianti della città e, tradottala non si sa dove, i militi della G.N.R. gliene fecero passare d'ogni qualità. Una ragazza giovanissima tra le mani di quella gente chissà che cosa deve aver provato: sofferenze atroci, tanto che ora si trova in uno stato pietosissimo in una clinica sotto la cura di diversi professori, i quali fecero una denuncia al Comando della G.N.R. dimostrando come stanno le cose. I colpevoli, tre o quattro, sono stati arrestati e ora si attende il processo che dovrà esserci in questa settimana.
[n.d.r.: dal diario di una ragazza rimasta ignota, figlia di albergatori di Sanremo]
Renato Tavanti, Sanremo. "Nido di vipere". Piccola cronaca di guerra. Volume terzo, Atene Edizioni, 2006, p. 20

28 febbraio 1945 - Dai Gruppi Difesa della Donna della provincia di Imperia al Comitato regionale del Fronte della Gioventù e dei Gruppi Difesa della Donna - Relazione sull'attività del mese di febbraio, da cui si evince che i gruppi erano organizzati e retti da un triumvirato femminile, composto da un'operaia e da due intellettuali; che la citata operaia si stava adoperando per creare nuovi comitati; che le donne intellettuali curavano la stampa e la propaganda tra le giovani nella scuola e nelle fabbriche; che erano stati riallacciati i contatti con le vallate e con l'organizzazione del Fronte della Gioventù; che il servizio di spionaggio era già in funzione e che alcune impiegate delle Poste avevano già fornito notizie utili a salvare la vita a diversi partigiani.
Documento IsrecIm  in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)- Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

martedì 3 dicembre 2024

Vallecrosia (1943-1945)

Vallecrosia (IM): Via Col. Aprosio (Via Aurelia ) a levante

Vallecrosia (IM): Via Col. Aprosio a ponente

Vallecrosia (IM): uno scorcio dell'area dove sorgeva il campo di internamento

Antonio Valgoi, nato a Vallecrosia (Imperia) nel 1907, fucilato dai tedeschi ad Argostoli (Cefalonia) il 22 settembre 1943, medico, Medaglia d'Oro al Valor militare alla memoria.
La motivazione della massima ricompensa al valore illustra bene la figura del capitano di complemento Antonio Valgoi. Essa recita infatti: "Comandante di reparto munizioni e viveri di un gruppo artiglieria, nei giorni immediatamente successivi all'armistizio partecipava attivamente e valorosamente ad aspra lotta. Al profilarsi dell'insuccesso delle nostre armi, informato dai suoi artiglieri che gli ufficiali venivano passati per le armi e sollecitato a rifugiarsi all'ospedale militare, dove avrebbe potuto facilmente confondersi col personale sanitario perché laureato in medicina e chirurgia, rifiutava con orgogliosa fierezza il suggerimento per rimanere, fino all'ultimo, accanto ai soldati che la Patria gli aveva affidato. Subito dopo la cattura accortosi che il comandante dell'unità avversaria faceva schierare armi automatiche intorno al reparto, con l'intento di sterminare indiscriminatamente i suoi dipendenti, si portava decisamente avanti a tutti e dichiarava: "Sono io il comandante di questi uomini. Sparate su di me". Aveva appena finito di pronunciare queste parole che una raffica lo abbatteva esanime al suolo unitamente ai suoi valorosi artiglieri".
Redazione, Antonio Valgoi, ANPI
 
All'8 settembre 1943 nella caserma di Vallecrosia era presente la II^ Compagnia servizi del 90° Reggimento Fanteria, con piccole postazioni distribuite lungo la spiaggia. Nei giorni successivi i tedeschi, provenienti da Ventimiglia, occupavano la città, dapprima con pochi uomini, poi a partire da ottobre con un forte presidio. Gli antifascisti più decisi presero a compiere piccole azioni di disturbo contro il nemico. Li ricordiamo: Renzo Rossi, Renzo Biancheri, Gerolamo Marcenaro, Aldo Lotti, Achille Lamberti ed altri. In dicembre i tedeschi prelevarono ostaggi col compito di fare la guardia alla loro linea telefonica che era stata interrotta. Tra le numerose vittime del bombardamento alleato del 10 dicembre 1943 finiranno cinque dei suddetti ostaggi: Angelo Albertieri, Germano Bertolisi, Francesco Noaro, Angelo Rizzo e Nicolò Rizzo. Dopo lo sbarco alleato in Provenza di metà agosto 1944 i bombardamenti terrestri e navali diventarono giornalieri. Sotto le bombe il 29 ottobre muore il cittadino Domenico Esposito. Invece Amedeo Bordero e Domenico Berlingero saranno vittime di mine il 14.2.1944 ed il 12.5.1945.
Durante il 1944 vi furono alcuni tentativi di creare un vero CLN Comunale, ma non si andò mai oltre il pur lodevole intento. Sappiamo tuttavia da quanto narrato al capitolo IX della precedente Sezione, dedicata alla Divisione SAP "G.M. Serrati", che i giovani di Vallecrosia non se ne stettero comunque con le mani in mano. La fascia costiera da Bordighera a Ventimiglia, in gran parte minata, specie dopo la metà d'agosto 1944, sarebbe stata a lungo teatro dei rischiosi traffici marinari e terrestri del Distaccamento Sbarchi con la Costa Azzurra ormai liberata dagli alleati. Per non parlare poi dei molti che si aggregarono alle formazioni partigiane della V Brigata "L. Nuvoloni" operanti nell'entroterra.
Come che sia, quanti clandestinamente s'erano adoperati in azioni contro il nemico, cercando a un tempo di coinvolgere tutti gli antifascisti del paese nella lotta di liberazione, si radunavano in Comune il 27 aprile 1945 per costituire il CLN Comunale e collegarsi con tutti gli altri organi della Provincia creati o controllati dalla Resistenza. Erano presenti Don Giuseppe Gastaldo (Democrazia Cristiana), Mario Bussi (Partito Liberale), Annibale Vedovati (Partito Democratico del Lavoro), Ettore Gibelli (Partito Repubblicano), Achille Lamberti (Partito d'Azione), Attilio Cassini (indipendente), Luigi Ravera (PSIUP), Giacomo Sasso (Partito Comunista) e Gerolamo Marcenaro (CVL), [n.d.r.: alcuni riferimenti ai partiti, quelli per Vedovati e Lamberti, entrambi comunisti, sembrano essere stati fatti di comodo, al fine di rendere più unitario l'organismo] assistiti da Salvatore Marchesi (Salvamar), ispettore del CLN Circondariale di Sanremo, e da Giacomo Amalberti come segretario.
Veniva nominato presidente del CLN Annibale Vedovati. Quindi, per acclamazione erano eletti Mario Lorenzi presidente della Commissione Annonaria, Alessandro Zitomirski presidente della Commissione di epurazione e Rinaldo Aprosio  presidente della Commissione tecnica.
In continuazione di seduta, a scrutinio segreto era eletto anche il sindaco provvisorio della Giunta Comunale nella persona di Ettore Aprosio, con Ettore Gihelli assessore anziano e Pietro Raimondo, Umberto Aprosio, Achille Lamberti membri della Giunta. Il segretario comunale Giovanni Scroscia, essendo incompatibile la sua presenza con la nuova Giunta, veniva sostituito con Aldo Rossi.
Il successivo trentuno maggio 1945 si riuniva la Giunta Comunale che eleggeva definitivamente il sindaco nella persona di Francesco Biancheri. A seguito delle elezioni amministrative democratiche il 26 aprile 1946 sarà eletto sindaco Antonio Guglielmi.
Oltre una ventina furono i cittadini di Vallecrosia riconosciuti purtigiani combatttenti, tre dei quali, caduti in combattimento; li ricordiamo qui di seguito per nome e cognome, nonché luogo e data della loro scomparsa: Filippo [n.d.r.: in verità ricordato come Alipio] Amalberti (Alip), Badalucco 6.6.1944, Giuseppe Fantoni (Balilla), Borello di Sanremo 6.9.1944, Armando Ferraro (Cobra), Sospel 12.8.1944, riportando altresì l'elenco nominativo di tutti gli altri in nota.
Tra gli arrestati già altrove menzionati (vedasi Bordighera) dei giorni 22 e 23 maggio 1944, finiti nei campi di concentramento in Germania, ricordiamo ancora Ermanno Buffa, Edmondo Gazzano (Maras), Stefano Garibaldi e Stefano Riello, i due ultimi dei quali non sarebbero più tornati. E ugualmente ricordiamo Gino Cocco, Caldino Ramella e Giulio Tamagno, civili anch'essi deportati in Germania.
Vallecrosia fu anche sede di un campo di concentramento ubicato in un quartiere militare del Regio Esercito edificato verso la metà degli anni Trenta. Con la proclamazione della Repubblica Sociale uno degli edifici fu adibito all'internamento degli ebrei rastrellati. Alcuni di questi edifici sono oggi scomparsi, ma è importante non scordare quel campo di internamento per ebrei, che ci ravviva la memoria di tanti altri simili campi sparsi per l'Europa occupata dal Terzo Reich, dove si perpetrarono i più nefandi orrori della seconda guerra mondiale, nel comune auspicio che simili eventi non abbiano mai più a verificarsi. Si legga in proposito lo scritto di Gustavo Ottolenghi, Il Campo di Vallecrosia, in "Sommario", trimestrale dell'Amministrazione Provinciale di Imperia, n. 93, gennaio-maggio 2003.
Riguardo ai danni di guerra subiti dalla città, sei furono i fabbricati andati completamente distrutti a causa di incursioni aeree o altre azioni di bombardamento, e centoquarantanove altri subirono lesioni per lo stesso motivo. Sempre a causa dei bombardamenti persero la vita Caterina Pollero e Guido Rosa, mentre dieci persone rimasero ferite.
Dopo la Liberazione nel ponente si determinava una situazione critica che nessuno avrebbe mai pensato potesse verificarsi, e cioè una dura occupazione da parte dei francesi, con l'impiego di truppe coloniali, del territorio tra la frontiera e la dorsale orientale della Val Nervia. Capitò persino che tra Bordighera e Vallecrosia fossero costituiti due posti di frontiera, con la bandiera italiana issata su quello a levante e la bandiera francese su quello a ponente. Insomma, un vero confine tra le due nazioni, come d'altronde confermava il 21 giugno 1945 anche Ettore Gibelli, sindaco di Vallecrosia. Detto in breve, i nostri "cugini" - esautorati tutti i CLN locali - non lesinarono pressioni per convincere la popolazione del territorio da loro occupato a votare mediante referendum popolare l'annessione alla Francia.
Questa situazione travagliata durò fino al giugno 1947, quando finalmente a Parigi furono stipulati i trattati di pace.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016, pp. 220-222

Alipio Amalberti, nato a Soldano l'11 febbraio 1901, già nelle giornate che seguirono l’8 settembre metteva in piedi un’organizzazione per finanziare ed armare i gruppi che si stavano formando in montagna a Baiardo (IM) insieme a Renato Brunati di Bordighera, fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino e Lina Meiffret, proprietaria di una villa poco fuori Baiardo, punto di riferimento e talora rifugio di quella piccola banda, che, catturata insieme al fidanzato Brunati, venne deportata in un campo di concentramento in Germania, da cui tornò fortemente provata, ma salva. Arrestato il 24 maggio 1944 a Vallecrosia e tenuto come ostaggio, in quanto segnalato più volte come sovversivo, Alipio Amalberti venne fucilato a Badalucco il 5 giugno 1944 come ritorsione ad un'azione del distaccamento di "Artù", Arturo Secondo, compiuta il 31 maggio. Adriano Maini

Vallecrosia (IM): Villa Aprosio, già sede del Municipio

A Vallecrosia il plebiscito non ebbe luogo. Per preparare la consultazione elettorale si svolse una riunione tra le autorità francesi e il CLN comunale al secondo piano della villa Aprosio in via Don Bosco sede del municipio fino agli anni '70. Mentre Gireu Marcenaro "tirava in lungo" con una serie interminabile di cavilli e richieste, al primo piano altri partigiani sottraevano furtivamente le liste elettorali e le schede dell'anagrafe. Svolgere il plebiscito fu impossibile. I francesi non la presero bene e arrestarono Achille Lamberti e Annibale Vedovati, presidente del CLN vallecrosino.
Giuseppe "Mac" FiorucciGruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>,  2007

Ricordo il pilota Fernand Guyot, ferito con due costole fratturate e trasportato in salvo in barca da Achille Lamberti assieme al colonnello Ross e altri tre, un inglese e due piloti americani. Il Guyot si sdebitò con Achille a fine guerra.
Vallecrosia venne liberata dai francesi, i quali avevano sùbito manifestato mire annessionistiche per tutto l'estremo ponente della provincia di Imperia. Nei comuni si svolse pure il plebiscito per l'annessione alla Francia. Ricordo l'impegno dei preti salesiani di Vallecrosia contro l'annessione; con un vecchio ciclostile stamparono e distribuirono clandestinamente anche volantini di propaganda. Achille venne anche arrestato assieme ad Annibale Vedovati e in sua difesa fece il nome di Fernand Guyot. Messo a conoscenza dell'accaduto, Guyot fece intervenire con tutta la sua autorità l'ammiraglio francese comandante della base di Hyeres. Ad Achille fu annunciato che era in libertà, ma si rifiutò di uscire se non fosse stato liberato anche Vedovati. Il comandante francese (Romanetti?), disperato più che indispettito, liberò anche Annibale.
Renzo Stienca Rossi in Giuseppe "Mac" FiorucciOp. cit. 

sabato 30 novembre 2024

Il CLN di Albenga prese contatto con il CLN di Imperia

Entroterra di Albenga (SV)

I promotori della lotta resistenziale di Albenga sono i vecchi antifascisti che dal 25 luglio all’8 settembre 1943 avevano promosso un Comitato Antifascista, rimasto in clandestinità durante il periodo “badogliano”.
Durante il periodo della lotta armata il Comitato muta denominazione e diventa CLN comunale che, per prima cosa, prende contatto con il CLN di Imperia. Infatti il territorio ingauno durante la lotta resistenziale, pur trovandosi in provincia di Savona, è inserito nell’organizzazione patriottica imperiese.
Le ragioni di ciò possono essere ricercate in:
- maggiore vicinanza e facilità operativa,
- durante il ventennio fascista l’unica struttura clandestina organizzata è quella comunista la cui rete cospirativa non teneva conto delle ufficiali suddivisioni territoriali provinciali, ma ne aveva sue proprie.
- l’aspetto organizzativo della Chiesa: Imperia era ed è compresa nella Diocesi di Albenga.
Al CLN costituitosi ad Albenga viene riconosciuta per meriti in data 20 settembre 1944 e su decisione presa dal CLNP di Imperia, l’autonomia circondariale.
Riportiamo i documenti, tratti dal testo di Francesco Biga “Storia della Resistenza Imperiese”.
Vista e considerata la vasta opera di propaganda svolta dal CLN di Albenga in tutta la plaga compresa nell’ex sotto-prefettura; vista e considerata l’odierna instancabile attività per la creazione di nuovi comitati locali e la spinta impressa a quelli già esistenti per una maggiore attivazione dei suoi membri, delega il suddetto Comitato ad agire in nome del CLNP riconoscendo il titolo di CLN circondariale.
Con ciò ritiene di diritto giurisdizionale al detto comitato tutto il territorio facente parte dell’ex sotto-prefettura.
Con la sicurezza che ci deriva dalla vostra coscienza patriottica non esitiamo ad aderire a tutte le vostre richieste.
Sentitamente vi salutiamo.
CLNP - Imperia
In risposta a tale comunicazione, il CLN di Albenga:
Comitato di Liberazione Nazionale 1° settore circondariale N.27 di prot. li, 27/9/1944
Oggetto: riconoscimento di titolo circondariale
Al Comitato provinciale di Liberazione Nazionale - Imperia
e p.c. Alla Federazione di Imperia
La notifica da voi fattaci in data 20 corrente con la quale riconoscete il nostro CLN come Comitato circondariale ci è giunta molto gradita, e senz’altro abbiamo provveduto ad ampliare maggiormente la nostra attività che si era dovuta limitare da Alassio a Loano, compreso l’entroterra.
Perciò ora, avendo diritto giurisdizionale su tutto il territorio facente parte dell’ex sotto-prefettura ci estendiamo da Andora a Finale e relativo entroterra ed abbiamo subito provveduto ad organizzare la zona aggiunta.
Il Comitato di Liberazione Nazionale
1° settore circondariale"
Nella seduta del 7 dicembre 1944 il CLN di Savona approva lo schema organizzativo dei comitati di liberazione di zona. “… Il territorio della provincia di Savona viene diviso in cinque zone, lasciando alla giurisdizione di Albenga una funzione circondariale… Tenuto conto della particolare posizione geografica e del notevole numero di comitati di liberazione comunali organizzati dal comitato di liberazione circondariale di Albenga si dispone sia data a quest’ultimo piena autonomia deliberativa ed esecutiva…e inoltre sia ad esso concessa la libertà di contrarre rapporti di collegamento con le Zone viciniori compresa la provincia di Imperia, dei quali sarà data opportuna conoscenza al CLN provinciale di Savona. Per comporre tutte quelle questioni controverse che potranno sorgere fra il CLN provinciale di Savona e il CLN Circondariale di Albenga quest’ultimo avrà piena facoltà, qualora non si riesca a trovare una base di reciproco accordo, di ricorrere all’autorità del CLN Regionale…
In occasione del convegno di Beusi del 9 febbraio 1945 in cui il CLN di Albenga non è rappresentato, è riconfermata l’autorità sul circondario come da delega del CLN di Imperia.
Tale fatto gli permette di estendere ulteriormente la sua sfera operativa al territorio compreso nell’antica sotto Prefettura amministrativa.
In data 8 marzo 1945 il CLN per la Liguria invia ai CLN di Savona e di Albenga disposizioni sulla base delle quali i centri cospirativi delle due città sono tenuti ad allacciare più saldi legami e contatti tra loro. La decisione del CLN per la Liguria è evidentemente presa in previsione del dopo liberazione e nel fatto dell’appartenenza del territorio ingauno alla provincia di Savona.
La Brigata SAP “Giuseppe Mazzini”
Ad Albenga la brigata SAP “G. Mazzini”, con il riconoscimento della funzione del CLN circondariale ingauno, ottiene l’autonomia operativa sino alla fine del conflitto. Non risulta ufficialmente nell’organico della divisione imperiese “G.M. Serrati” anche se i rapporti con l’organizzazione a cui inizialmente faceva capo, non hanno avuto soste, e i contatti di collaborazione tra i combattenti imperiesi e i sapisti di Albenga sono ricorrenti.
Redazione, Arrivano i Partigiani, inserto "3. Le squadre di Azione Patriottica nel savonese (prima parte)", I RESISTENTI, ANPI Savona, 2001

venerdì 25 ottobre 2024

Per oltre sette mesi combatterà contro i tedeschi sul confine italiano

Copia della terza ed ultima pagina della Relazione del comando S.A.P. di Sanremo (a firma Antonio Gerbolini) e del C.L.N. circondariale (a firma Giovanni Cristel) sull'attività della V^ VI^ VII^ Brigata S.A.P. (dalla loro costituzione al 25 aprile 1945), documento in Fondo “Giorgio Gimelli”, ILSREC (ricerca di Paolo Bianchi di Sanremo)

Particolarmente rimarchevoli sono le vicende attraverso alle quali passò il dott. Giovanni Cristel. Antifascista di lunga data, durante l'occupazione tedesca fu dapprima arrestato; poi rilasciato, fu costretto a nascondersi. I nazifascisti fecero un'irruzione nella sua casa in data 1° ottobre '44, ferirono una delle figlie (Giuliana), la quale venne arrestata insieme ad altra figlia (Evelina) e alla moglie. Le figlie, in seguito, vennero incarcerate, e detenute successivamente nelle prigioni di Sanremo, Oneglia, Genova (Marassi e Casa dello Studente), e nel campo di concentramento di Bolzano. Evelina Cristel, riuscita a fuggire dal campo, fu ripresa, torturata e di nuovo rinchiusa nel campo stesso. In tutto, furono detenute per sette mesi, fino al 25 aprile '45. Il dott. Giovanni Cristel, arrestato di nuovo il 1° febbraio '45, venne trattenuto in prigione a Sanremo e a Marassi, da dove potè uscire solo nei giorni della Liberazione, intorno alla fine di aprile. Rientrato allora in Sanremo, terrà la Presidenza del CLN circondariale in detta città.
Giuliana ed Evelina Cristel (nomi di battaglia rispettivamente «Marzia» e «Vera»), prima dell'arresto erano particolarmente dedite all'attività resistenziale in generale, nonché all'organizzazione dei gruppi femminili del PCI.
Oltre alle persone ricordate nelle precedenti note, altre persone, nate o residenti in Sanremo, che fino dai primi tempi si adoperarono per la guerra di Liberazione, sono:
- Silvestri Michele (Milano), il quale - anche coadiuvato dalla giovanissima figlia Dilanda - subito dopo l'8 settembre 1943 dà la sua opera per aiutare i primi gruppi in montagna, dove si reca egli stesso, e, più tardi, costituisce una propria banda a Verezzo, che verrà inclusa nelle formazioni cittadine SAP in data 1° ottobre 1944;
- Rovella Dario (Lori), che nel giugno del '44 fu per un certo tempo collegato con le formazioni del capitano Umberto (Candido Bertassi), e in seguito, nell'autunno dello stesso anno, diventerà dapprima ufficiale di collegamento e poi comandante di una brigata GAP cittadina, ma verrà arrestato in data 15 novembre dalle SS tedesche, successivamente incarcerato a Sanremo e a Genova (Marassi e Casa dello Studente), seviziato e detenuto fino al 20 marzo 1945, data in cui riuscirà a fuggire durante il viaggio per essere trasferito al campo di Bolzano, e raggiungerà la montagna, da dove tornerà in Sanremo poco prima del 25 aprile (69);
- Giovanni Buonadonna (Gianni), che fin dall'ottobre '43 lavorava in stretta collaborazione col dott. Pigati, e, arrestato per questa sua attività, venne trattenuto per vario tempo nelle prigioni di Oneglia;
- Illengo Ada (Nella), che fu in contatto con le prime brigate cittadine e, più tardi, diventerà staffetta fra il CLN circondariale e la montagna;
- Palagi Clemente (Cecco), che fu uno dei più attivi organizzatori del PCI in Sanremo, partecipò fino dall'8 settembre '43 alla lotta resistenziale, e si adoperò per la costituzione dei primi CLN e delle prime SAP e GAP, funzionando in seguito da collegamento politico e militare fra il CLN circondariale e le organizzazioni periferiche, mentre i di lui figli Oscar e Tiziano venivano inviati dal CLN circondariale e dal PCI ad arruolarsi nelle brigate nere perché facessero da informatori a favore dell'antifascismo e delle forze partigiane, azione che essi svolsero efficacemente;
- Carretta Fortunato (Tonio), che fino dai primi momenti dell'occupazione tedesca lavorò ad organizzare la Resistenza per incarico del PCI, funzionò poi da informatore per il CLN , e - a cominciare dal 1° ottobre '44 - darà la sua opera per il PCI, all'organizzazione del Fronte della Gioventù;
- Romei Aldo (Roma), che fu dapprima, per circa tre mesi, con Martinengo (Hanau Eraldo), poi col capitano Umberto (Candido Bertassi), nel giugno, luglio e agosto '44, e infine entrerà nelle SAP sanremesi;
- Baggioli Carlo (Gigi), che partecipò ai primi movimenti di liberazione fino dal settembre '43, e collaborò col fratello Baggioli Aldo, già Comandante della prima GAP cittadina, e poi ucciso dai tedeschi a San Romolo il 15-11-44 (70);
- Zunino Iolanda (Spavalda), che fu dapprima staffetta del distaccamento GAP «Zunino» (San Romolo), e poi, scioltosi questo gruppo, del distaccamento GAP «Zamboni»;
- Arturo Baccarini (Mosconi) e Levrone Domenico (Levro), che furono in montagna con le prime formazioni armate, e si aggregarono rispettivamente al gruppo di Moscone (Basilio Mosconi) e di «Nettu» o «Nettù» (7° distaccamento);
- Modena Romolo (Milon), che partecipò al movimento di liberazione fino dal settembre '43, salì in montagna nell'ottobre dello stesso anno, entrò poi nelle formazioni garibaldine, e più tardi, ferito, tornerà in città e si aggregherà al distaccamento GAP di Verezzo della brigata cittadina «G. Matteotti»;
- Oldoino Maurizio (Mauro), che salì in montagna subito dopo l'8 settembre '43, entrò poi nella banda garibaldina di Tito dove rimase dal febbraio al marzo '44, entrerà quindi - ritornato in Sanremo - nelle formazioni GAP (2 agosto), ed infine, da queste inviato in Francia per tentare di mettersi in contatto con gli Alleati, resterà tagliato fuori dai tedeschi ed entrerà nel Maquis (nome di battaglia «Batté Leo»), dove sarà promosso sergente di un battaglione di volontari stranieri, con i quali, per oltre sette mesi combatterà contro i tedeschi sul confine italiano;
- Caramia Francesco (Franco), che dal primo CLN Sanremese, e per esso più precisamente da Salvatore Marchesi e da Adolfo Siffredi ebbe incarico di arruolarsi nella milizia per esperire opera di infonnatore e di disgregatore, e che lascerà tale incarico dopo circa tre mesi, per entrare direttamente alle dipendenze del CLN circondariale, per il quale, dall'ottobre '44 in poi presterà servizio di staffetta per il collegamento con Bordighera;
- Rovetta Vincenzo, già anziano (nato nel 1891, e avente nome di battaglia «lo zio»), che fu uno dei primi organizzatori del movimento comunista nel sanremese, si adoperò per la lotta di liberazione fino dall'8 settembre '43, partecipò alla formazione dei primi CLN ed entrerà infine nelle formazioni SAP, dove avrà l'incarico di Commissario e poi di Comandante della brigata cittadina «Matteotti»;
- Lavagna Arturo, che si adoperò sotto la guida di Pippo Anselmi alla formazione della prima brigata GAP cittadina, operò poi in montagna col distaccamento GAP «Zunino», e infine, scioltosi questo, nell'organizzazione SAP, dove verrà impiegato nel disimpegno di mansioni varie;
- Gea Gualandi (Lilla), del PCI, attiva collaboratrice di Luigi Nuvoloni, caduto in montagna il 26 giugno '44;
- Di Rico Camillo (Rico), che incominciò ad adoperarsi per la Resistenza subito dopo l'8 settembre '43, e dall'agosto '44 entrerà nelle SAP cittadine, tenendo il collegamento specialmente fra Coldirodi (frazione di Sanremo) e la montagna, e infine prendendo il comando di un gruppo resistenziale in Ospedaletti;
- Padre Anselmo Perrone (Fra Michele), antifascista di lunga data, che dal 1° gennaio '45 sarà Cappellano militare delle formazioni armate cittadine del CLN circondariale e organizzerà personalmente due squadre SAP.
Le note sopra riportate sono state dedotte specialmente da Relazioni del CLN circondariale di Sanremo, portanti la firma di Mario Mascia, segretario, del dott. Giovanni Cristel, presidente, e di Antonio Gerbolini, Comandante SAP; nonché da rapporti del Comando SAP, firmati da Antonio Gerbolini. Solo la Relazione sul Buonadonna, redatta su carta intestata del CLN circondariale, non porta firma.
Altre persone, non di Sanremo, ma del circondario, sono:
- Rebaudo Luciano (Pelle di Carota), di Dolceacqua, che fu in montagna fino dai primi del 1944 e, ferito nel settembre, venne catturato dai tedeschi e trasportato in Germania in campo di concentramento, dove rimase fino alla fine della guerra;
- Minasso Renato (René), che, collegato con Calvini G.B., insieme con esso nel 1944 fondò e organizzò le SAP in Riva Santo Stefano, e che, arrestato il 3 novembre 1944 dalle SS tedesche, dopo un mese di carcere venne inviato al campo di concentramento di Bolzano, dal quale riuscirà a fuggire il 15 febbraio '45, e ritornerà a Riva Santo Stefano, dove si terrà nascosto, continuando tuttavia a partecipare alla lotta (71);
- Renzo Rossi (Renzo, Stienca, Zero), già precedentemente ricordato, che operava nella zona di Bordighera e Vallecrosia, e che, dopo avere riorganizzato il CLN di Bordighera e dopo un periodo di permanenza in montagna, lavorerà per il CLN circondariale, adoperandosi, fra l'altro in viaggi via mare sul percorso da Bordighera, Vallecrosia, Ventimiglia a Nizza e viceversa, per il trasporto di prigionieri, feriti, armi e munizioni, e per stabilire rapporti tra le forze resistenziali italiane e Ufficiali americani, inglesi, francesi;
- Renzo Biancheri (Gianni), di Bordighera, che aiutò Renzo Rossi nella sua attività.
Anche le note di cui sopra furono specialmente ricavate da Relazioni del CLN circondariale a firma di Mario Mascia, G. Cristel, A. Gerbolini, e da Rapporti del Comando SAP di Sanremo a firma di A. Gerbolini.
[NOTE]
(69) Accenni anche nel volume «L'epopea dell'Esercito scalzo», pagine 285-288.
(70) «L'epopea dell'Esercito scalzo», pagine 64 e 285-288.
(71) Minasso Renato era pure in collegamento con gli avvocati Onorato e Secondo Anfossi, i quali avevano anch'essi contribuilo all'organizzazione dei gruppi. Il primo nucleo di essi era stato costituito subito dopo l'8 settembre '43, appunto da Minasso, da Calvini G.B. e dagli altri, aveva sede nelle colline situate in vicinanza del giro del Don (Valle Argentina) e ne era capo l'ing. Conio Ludovico, ufficiale rientrato dall'Africa.
Giovanni  Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, pp. 308-311

martedì 7 maggio 2024

Per tedeschi e fascisti gennaio 1945 avrebbe dovuto segnare la fine dei "banditi" partigiani nel ponente ligure

Sanremo (IM): zona sovrastante Corso Imperatrice

I rastrellamenti, che hanno investito la IV Brigata "E. Guarrini" durante tutto il mese di gennaio 1945, vengono effettuati anche sul territorio della V Brigata "L. Nuvoloni". L'intento del nemico è quello di liberare completamente la zona occupata dai partigiani. Per questo scopo truppe nazifasciste partono da Imperia, da Savona e da Ventimiglia. Partecipano alle azioni anche formazioni dei "Cacciatori degli Appennini" (3). A Triora si installa un presidio composto da una compagnia di granatieri della Repubblica Sociale, comandata dal capitano Cristin, il quale pone il Comando in casa della famiglia Daneri.
[...] A Sanremo giunge una Compagnia della "San Marco" (Divisione della Repubblica Sociale), proveniente da Albissola. I cannoni piazzati in località Burghi (tra Arma e Taggia), vengono puntati contro la Valle Argentina. Gradatamente il nemico trasferisce le munizioni depositate nella polveriera di Bussana, in località Gazzelli (Valle Impero) (8). Il partigiano "Romeo", addetto al collegamento tra il CLN di Sanremo e la Divisione "F. Cascione", si disloca in località Grattino (Molini di Triora), ove viene raggiunto da Giuseppe Noberasco (Gustavo), proveniente da Genova, ispettore delle SAP liguri: ha il compito di riorganizzare quelle di Sanremo, insieme ad Antonio Gerbolini (del PCI, addetto militare, comandante le formazioni di città) (9).
Si costituisce così il Comando di due Brigate Cittadine ai suoi ordini: la vecchia Brigata "G. Matteotti", e la nuova "G. Anselmi". Il Comando SAP, oltre al Gerbolino, è composto da Bertino Rolando, ufficiale addetto. La Brigata "G. Matteotti" ha per comandante Fortunato Carretta, per vicecomandante Eugenio Carugati, per commissario Vincenzo Rivetta; la Brigata "G. Anselmi" ha per comandante Giovanni Trucchi, per vicecomandante Nino Roverio e per commissario Luigi Luppi (10).
Il 2 gennaio in Sanremo i nazifascisti fucilano Emilio Zamboni (Emilio), partigiano della V Brigata (11). Intanto la città viene tappezzata di manifestini i quali annunciano che il mese di gennaio segnerà la fine dei "banditi" partigiani. In Sanremo sono dislocati i Comandi nemici più importanti della zona. Per dare uno sguardo d'insieme alla situazione militare nella città, abbiamo ritenuto opportuno riportare in sintesi l'ubicazione di tali comandi. Nell'albergo Nizza sono accasermati una cinquantina di uomini della Brigata Nera "A. Padoan" con il loro comandante; ivi è pure il Comando della G.N.R. e una quarantina di uomini. Un centinaio di militari della X flottiglia MAS e cinquanta bersaglieri sono accasermati nell'albergo Corso. Invece il Comando generale tedesco ha preso alloggio nell'albergo Imperiale, ed ha a disposizione circa quattrocento uomini. A Coldirodi stanziano una ventina di bersaglieri, i quali compiono servizio di pattuglia nei dintorni del paese (12).
[...] Il presidio nemico di Molini di Triora viene rinforzato fino a raggiungere una ottantina di uomini i quali si recano quasi giornalmente di pattuglia nelle zone circostanti. Nell'estremo Ponente Ligure anche il presidio nemico di Apricale viene fortemente rinforzato per timore di forti puntate alleate. Giungono nella località alcune centinaia di uomini con molti quadrupedi (13).
Continua lo stillicidio di perdite della Resistenza: a Ciabaudo il 3 gennaio durante un rastrellamento cade sotto il piombo nemico il partigiano Nicolò Sardo (Scibrò).
Come ad Apricale i nemici rinforzano le loro difese a Isolabona con duecento uomini che hanno con loro molti cavalli, a Dolceacqua con circa trecento uomini. A Perinaldo con una ventina di zappatori col il compito di riparare la strada Perinaldo - San Romolo, a Baiardo con una Compagnia di bersaglieri, a Ceriana con centocinquanta soldati, compreso un Comando di Battaglione. A Bussana venti civili (a turno) lavorano alla polveriera, sorvegliati da alcuni Tedeschi; ogni notte le armi prelevate dalla stessa sono caricate su due vagoni ferroviari, spediti altrove. Batterie tedesche sono in postazione a Passo Muratone, a Gouta, a Margheria dei Boschi, all'Alpetta e a Montecarbone. Il 5 di gennaio giungono nella zona di Sanremo circa trecento SS Tedesche, addette ai rastrellamenti, comandate dal maggiore Cramer, specialista in materia (14).
Il 4° Distaccamento partigiano comandato da Isidoro Faraldi (Serpe), (II Battaglione della V Brigata), il 5 gennaio 1945 si trova accampato in un casolare in località Carpenosa (Valle Argentina), con la neve fino ai ginocchi, e ridotto malconcio e di numero, 25 uomini, compreso il commissario "Gino" [Gino Napolitano]. Nella notte dell'Epifania, uno dei tre uomini di guardia informa che stanno arrivando il comandante della Divisione Cascione, Vittorio Guglielmo (Vitò), e il commissario Ivar Oddone (Kimi), i quali consigliano di tenersi in allarme, come avevano già fatto con gli altri Distaccamenti, purtroppo tagliati fuori da ogni collegamento, con l'ordine tassativo di non attaccare il nemico. Il Distaccamento di "Piacenza" è dislocato ad Andagna, quello di Giovanni Zaffarano (Mia) in Glori, e quelli di "Gino", di Vincenzo Orengo (Figaro) e di Giobatta Moraldo (Olmo), sono dislocati nella zona di Vignai. Iniziato il rastrellamento, il nemico fa confluire tutte le forze su Badalucco.
[NOTE]
3  ISRECIM, Archivio, Sezione I, cartella 27. Da una relazione datata 31.12.1944 di Franco Bianchi (Brunero), responsabile SIM, alla V Brigata, che preannuncia i rastrellamenti su menzionati.
8  ISRECIM, CLN di Sanremo, cartella 104, lettera del CLN di Sanremo al Comando della "Cascione", datata 24.1.1945.
9  Come da nota 8.
10 Ibidem.
11 ISRECIM, Archivio, Sezione II, cartella serie T. Lo Zamboni viene fucilato perché riconosciuto come il feritore del capitano dei bersaglieri Franco Savi, della 9 ^ Compagnia, in una precedente azione. Prima di salire in montagna era già stato milite delle forze della Repubblica Sociale.
12 ISRECIM, Archivio, Sezione I, cartella 28.
13 ISRECIM, Archivio, Sezione I, cartella 28. lettera del SIM della V Brigata al Comando della Divisione Cascione.
14 Ibidem, cartella 28.
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da Gennaio 1945 alla Liberazione - Vol. IV,  ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005, pp. 103-106 

Curti Walter: nato a Sanremo il 1° agosto 1929, squadrista della Brigata nera “Padoan”, distaccamento di Sanremo.
Interrogatorio di Curti Walter del 28.5.1945: Mi arruolai volontariamente nella brigata nera di Imperia nel novembre del 1944 e assegnato al distaccamento di Sanremo dove sono rimasto fino al giorno 24 aprile
[...] Mi risulta che durante la mia degenza in ospedale, l’Impedovo con il Pelucchini, Siri, Nicco [n.d.r.: nel citato brogliaccio del distaccamento di Sanremo della Brigata nera, appare come Nicò; alcune fonti riportano per lui anche il triste soprannome di Gin (o Gim) Mano Nera] e Maselli, tutti della brigata nera, e due militari della SS tedesca, vennero in ospedale dove prelevarono un partigiano ferito e condottolo in un luogo un po' disabitato lo freddarono. Il Pelucchini ed il Nicco, assieme a reparti della SS, si resero colpevoli di tre delitti avvenuti nei pressi della Villetta alla vigilia del Natale del 1944. Sempre durante il periodo della mia degenza, seppi che reparti della brigata nera, unitamente a tedeschi, recatisi [2 gennaio 1945] sulle alture di Verezzo [Frazione di Sanremo], dopo un piccolo scontro, colpivano un partigiano [n.d.r.: Mario Emilio Zamboni, nato a Crikvenika, nell'attuale Croazia, il 16 settembre 1921] che per mancanza di munizioni aveva gettato l’arma e si era arreso e lo finivano a colpi di pistola. Poiché il partigiano si manteneva ancora in vita, un tedesco avvicinatosi gli scaricò sulla testa la sua pistola. Dichiaro che il Pelucchini, l’Impedovo ed il Nicco erano in piena collaborazione con gli appartenenti alla SS Italiana, numerosi fra i quali si distinguevano elementi italiani residenti all’estero.
Leonardo Sandri, Processo ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019    

[...] Il Fante Mario (o Mariano) Calabretti il giorno della dichiarazione dell’Armistizio con gli Anglo-Americani si trovava in servizio nel Nord Italia.
Per nulla intenzionato ad aderire alla Repubblica di Salò e combattere ancora al fianco dei tedeschi, si dette alla macchia e divenne partigiano, poiché anche per lui era molto difficile raggiungere le zone libere dell’Italia già sotto controllo alleato.
Messosi in contatto con quanti già operavano clandestinamente sulle montagne, si arruolò nelle formazioni costituite nel Comando 2a Div. d’Assalto “Garibaldi” della la Zona della Liguria “F. Cascione”.
Assunto il nominativo in codice di “Beten” combatte con il grado partigiano di “Garibaldino” tra le fila del 1° Battaglione della 5a Brigata.
Il 6 gennaio 1945 venne catturato da forze repubblichine durante un rastrellamento nella zona di Ciabaudo del Comune di Badalucco (Imperia) e portato a Villa Ober in San Remo (Imperia) dove fu tenuto prigioniero.
Immediatamente sottoposto a processo dal Tribunale Straordinario di Guerra della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) con l’imputazione di "diserzione con passaggio a bande di ribelli e di favoreggiamento agli stessi", fu condannato a morte mediante fucilazione alla schiena.
La sentenza fu immediatamente eseguita nella città di Imperia.
Nella stessa seduta il Tribunale condannava un altro militare, tale Vice Brigadiere Zara Zeffiro, accusato di tradimento perché, pur prestando servizio nella G.N.R., aiutava i partigiani dando loro munizioni e viveri.
Anche quest’ultimo fu condannato a morte e la sentenza fu eseguita a Oneglia il 27 gennaio.
E, perché tale condanna avesse la funzione di deterrente nei confronti di altri militari alla macchia, la notizia della fucilazione di entrambi fu riportata persino su un giornale locale, “Il Quotidiano - L’Eco della Riviera”.
La triste vicenda del Calabretti fu ufficialmente confermata dal Ministero della Difesa il quale dichiarò che: "[..] il Fante Calabretti Mariano è deceduto il 6 febbraio 1945 a Imperia fucilato in base ad una sentenza emessa dal Tribunale Straordinario di Guerra [..]".
(da Nuccio Carriero, San Vito in guerra. La partecipazione ed i contributo dei Sanvitesi al secondo conflitto mondiale, Ed. Arcobaleno San Vito dei Normanni, 2012)
Redazione,
Calabretti Mariano partigiano fucilato, ANPI Brindisi  

lunedì 1 agosto 2022

Quattro viaggi via mare, fra Ventimiglia e Nizza, senza segnalazioni

Una vista sulla Costa Azzurra ed il Principato di Monaco

[...] ma l'organizzazione S.A.P. proseguiva senza soste. Alla fine di dicembre [n.d.r.: 1944] si erano formati 4 distaccamenti in città [n.d.r.: Sanremo] un quinto a Ospedaletti ed un sesto a Bordighera, Vallecrosia, Ventimiglia.
[...] Recezione del Cap. Bentley proveniente dalla Francia.
Salvataggio del maggiore Romano, della missione Gino e di quella di Leo e Rosina trasportati in Francia; 4 viaggi via mare, fra Ventimiglia e Nizza, senza segnalazioni, con trasporto di armi e munizioni per le formazioni di città e di montagna.
Invio di armi a Neggi, alle forze Armate.
Trasporto in Francia, via mare, di prigionieri alleati.
La Frontiera Italo Francese venne attraversata 20 volte, via terra con trasporto di messaggi, viveri e munizioni.
Trasporto fra Bordighera e Ospedaletti e quindi a Sanremo di armi.
[...] Il 23 aprile al primo annuncio dello sganciamento tedesco le SAP e GAP vennero mobilitate e poste al diretto comando dei suoi ufficiali.
Il 24 aprile, nelle prime ore della mattina, vennero iniziati, in tutto il circondario, i combattimenti.
Le Sap di Bordighera e Vallecrosia occuparono le cittadine dopo aver ucciso 13 nazifascisti e averne catturato 5 [...]
IL COMANDANTE DELLE BRIGATE S.A.P. (Rag. Antonio Gerbolini) - IL PRESIDENTE DEL C.C.L.N. DI SANREMO (Dott. Cristel Giovanni)
Relazione del C.L.N. circondariale e del comando S.A.P. di Sanremo sull'attività della V^ VI^ VII^ Brigata S.A.P. (Dalla loro costituzione al 25 aprile), documento in Fondo “Giorgio Gimelli”, ILSREC, copia di Paolo Bianchi di Sanremo (IM)

L'estratto della relazione dei patrioti di Sanremo, qui sopra pubblicato, si riferisce, nella sua schematicità, al Gruppo Sbarchi Vallecrosia, il gruppo più specializzato della SAP della zona di confine. Gruppo Sbarchi, una definizione la cui genesi non era più chiara agli stessi protagonisti che a distanza di decenni dagli eventi della Resistenza resero le loro testimonianze a Giuseppe Mac Fiorucci per la stesura dell'omonimo opuscolo (Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2007): furono interviste molto vivaci, che hanno gettato luce anche sugli aspetti più tecnici delle richiamate operazioni, ma che hanno inoltre tratteggiato le singole adesioni alla Resistenza e personali, precedenti trascorsi in montagna. Forse sono utili alcuni collegamenti, in ogni caso non esaustivi della materia. La più recente fatica di Sergio Favretto, "Partigiani del mare", pur nel suo puntuale svolgimento con inquadramento in accadimenti di portata più generale, è molto atta allo scopo. Per il giusto rilievo - supportato, tra l'altro, con la copia di una dichiarazione del comandante della I^ Zona Operativa Liguria, Nino Siccardi, "Curto" -, dedicato ai compiti specifici svolti da Renzo Rossi. È opportuno sottolineare che il Gruppo Sbarchi si fece già trovare pronto per la Missione Kahnemann, partita da Vallecrosia nella notte tra il 14 ed il 15 dicembre 1944, per cui sarebbe interessante indagare sulla preparazione ricevuta, ad oggi scarsamente attestata, se si escludono, forse, l'incarico - vedere infra - dato a settembre 1944 da Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, che si firmava Ivano] allo stesso Renzo Rossi ed i viaggi oltre confine di Alberto Nino Guglielmi. Si riproducono qui di seguito alcuni brani già pubblicati. Il mentovato documento Gerbolini-Cristel risulta, dunque, significativo, nell'economia di questo discorso, non tanto perché introduca nuove informazioni quanto per fare il punto con una fonte sinora mai pubblicata circa una narrazione complessa, nella quale diversi furono gli attori (a titolo dimostrativo si citano adesso il sergente Bertelli ed i suoi bersaglieri e i fratelli Biancheri, martiri della Resistenza). E diverse furono le interazioni, non sempre positive, come per gli effetti a cascata ingenerati dall'agguato mortale compiuto ai danni del capitano Gino Punzi, in quanto dall'arresto del suo radiotelegrafista, costretto dai nazisti a trasmettere falsi messaggi all'OSS di Nizza, si pervenne, per vie traverse, anche al ferimento del comandante partigiano Stefano Leo Carabalona. In questo quadro, risulta opportuno fare un cenno anche ad altri passaggi clandestini in Francia, compiuti - non sempre via mare, in verità - da altri patrioti, specie di Ventimiglia, come fu il caso di Paolo Loi, qui menzionato.
Adriano Maini

Banditi invividuali che si trovano in città [Sanremo] sono probabilmente i due fratelli Bestagno: Mario e Gerolamo. Forse anche il Kanemahn [n.d.r.: Kahnemann; i fascisti non erano poi così bene informati: dei fratelli Kahnemann Eugenio (Nuccia)  a quella data era già in Francia, avendo compiuto la missione di cui era stato incaricato e, forse, Francesco lo aveva già raggiunto, cosa che, comunque, fece di lì a breve]
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, 29 dicembre 1944 - Documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo
 
[...] Collaborò attivamente al trasporto dalla spiaggia di Vallecrosia (prov. di Imperia) alla città di Sanremo di armi e munizioni che venivano clandestinamente sbarcate su quella spiaggia da natanti alleati a destinazione delle forze armate della Resistenza. (Marzo/Aprile 1945).
Fu appunto in occasione di questa attività che in procinto di essere scoperto e arrestato dal servizio segreto germanico dovette, poco prima della liberazione, allontanarsi dalla nostra città, rifugiandosi nuovamente in Piemonte.
Questo C.L.N. circondariale è profondamente grato al sig. Ise Gutensplan di quanto egli, pur straniero, ha operato per la vittoria del movimento di Resistenza Italiano, al quale egli ha dato tutto sé stesso, con entusiastica dedizione di tutto sé stesso.
(rag. Antonio Gerbolini)                                                                         (prof. dott. Mario Mascia)
Dichiarazione del CLN di Sanremo, maggio 1945,
documento nel Fondo “Giorgio Gimelli”, ILSREC, copia di Paolo Bianchi di Sanremo (IM)
 
Un rapporto della Marina statunitense riferiva anche dell'arrivo in barca a remi di tre giovani antifascisti di Ventimiglia nella zona di St. Raphael, già occupata dagli alleati, il 10 settembre 1944, a portare notizie utili alla guerra contro i tedeschi. Un episodio plasticamente tratteggiato in un suo racconto da Arturo Viale. I patrioti italiani coinvolti erano Elio Rosati, Memmo Miseria ed Ernani Boscaglia.
Adriano Maini
 
Mentone

Pietro Loi resta in territorio francese, opererà tra Carnoles e Mentone in qualità di addetto a radio libera; ritornerà [a Ventimiglia] saltuariamente via Grammondo, Grimaldi e la Mortola;  la sua missione è di trasmettere notizie militari, di portare in salvo altri perseguitati e, poiché i suoi genitori erano in pericolo, attendeva di portarli oltre confine.
don Nino Allaria Olivieri, Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999

Vallecrosia (IM): Via Col. Aprosio

Inoltre vennero comprate sei grosse barche a Vallecrosia per un valore di lire 22.0000 [...] necessarie per traghetti clandestini.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977

Una vista da Bordighera sulla Costa Azzurra

Accettando l'incarico di capo dell'Ufficio Operazioni della Missione in zona nemica, tramite Corsaro [Giulio Pedretti] il comandante Stefano Carabalona (Leo) poteva inviare da Pigna al Comando alleato [quello di Nizza] le informazioni necessarie sui dispositivi di difesa tedeschi, da distruggere con bombardamenti aerei. Il comando della II^ Divisione "Felice Cascione" aveva chiesto a quello alleato le credenziali... Il 5 ottobre [1944] tramite il comando della V^  Brigata "Luigi Nuvoloni" il comando della II ^ Divisione riceveva il benestare degli alleati, mentre Carabalona, ancora nella zona di Pigna, da una loro lettera apprendeva che il generale americano Alexander aveva incaricato il capitano inglese Robert Bentley (Bob) di raggiungere con il sergente radiotelegrafista John Mac Dougall (Mac), munito di ricetrasmittente, il comando della Divisione...
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016
 
Camporosso (IM): la zona a mare dove abitava la famiglia di Alberto Nino Guglielmi e da cui passò, al momento dello sbarco, la missione del capitano Bentley

Stefano Carabalona, classe 1918, fu sul fronte albanese e, nella Resistenza, ufficiale alle operazioni della V Brigata, successivamente passò in Francia (agosto 1944) presso gli Alleati (A.P.D., 772 V.S. Army).
Francesco Biga, Ufficiali e soldati del Regio Esercito nella Resistenza imperiese in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, da Isrec, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)

Bordighera (IM): la casa al tempo abitata da Renzo Biancheri

Bordighera (IM): pertinenza della casa di Renzo Biancheri, che si affaccia su Via XX Settembre

Bordighera (IM): ancora uno scorcio della casa di Renzo Biancheri

La missione andò a rotoli con il ferimento di “Leo” [Stefano Carabalona], che venne nascosto nella cantina di casa mia [a Bordighera].
I tedeschi rastrellarono tutta la zona cercando “Leo”; “visitarono” anche la mia casa: sulla porta rimasero le impronte dei chiodi degli scarponi di quando sfondarono l’ingresso a calci.
Ma non cercarono in cantina, si limitarono ad arraffare del cibo dalla cucina. Con Renzo Rossi nascondemmo tutti i documenti del S.I.M. e del C.N.L. [di Bordighera (IM)] nel mio giardino, preparandoci al trasferimento di “Leo” in Francia.
Renzo “Gianni” Biancheri in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia,  ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007

Spiagge tra Vallecrosia e Bordighera

Vallecrosia (IM): la spiaggia allo sbocco del rio Rattaconigli e, sulla destra, il Seminario di Bordighera

L'attività della Squadra di azione patriottica di Vallecrosia-Bordighera fu indubbiamente una delle più ardite più pericolose...
I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia].
All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra.
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. ALIS, Sanremo (IM), 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

domenica 17 luglio 2022

Donne partigiane che non si risparmiarono

Pigna (IM): una vista dalla zona di Lago Pigo

È doveroso  ricordare le tante donne della Resistenza, protagoniste dell’interessante ricerca e raccolta di testimonianze di Gabriella Badano, affidate sia alla storiografia locale e a documenti reperiti presso l’ANPI, l’Istituto Storico della Resistenza  di Imperia e i Comuni, oltre che alla narrazione di alcuni partigiani e delle donne della zona (“Ribelli per la libertà - Storie di donne della Resistenza nell’estremo Ponente ligure” e “In montagna libere come l’aria… le partigiane combattenti dell’estremo Ponente ligure”).
[...] “Il mio è l’unico paese [n.d.r.: Pigna (IM)] che si è ribellato al completo ai fascisti: abbiamo proprio impugnato le armi, magari abbiamo fatto poco, ma abbiamo cercato di non farli venire, nel luglio del 1944. Io, allora, assieme a mia mamma e a un’altra signora, di cui non ricordo il nome, sono andata a prendere le armi: sapevo dov’erano e le abbiamo portate fino al ponte di lago Pigo, che divide Castelvittorio da Pigna, dove c’erano quelli che avevano affrontato le camicie nere… (Ilda Peverello)
“Noi siamo cristiani, cattolici, osservanti, non potevamo essere fascisti! Lo facevo anche per l’italianità. Ho rifugiato tante persone… dall’8 settembre ho avuto sempre gente…Quando i tedeschi mi hanno portato via, avevo ancora gente in casa. La spia me l’ha fatta un irresponsabile: nove uomini e una donna, portati al tribunale Speciale a Sanremo, poi a Villa Magnolia, all’ultimo piano, unica donna…mi hanno interrogato prima i tedeschi poi gli italiani, poi mi hanno liberato, per poco. Quando ho saputo di essere di nuovo ricercata ho chiesto alle Suore dell’Istituto Marsaglia se mi prendevano e sono andata lì con mio marito” (Penelope)
[...] Nella primavera del 1944 molte donne, colpevoli di avere curato feriti o aiutato i partigiani, oppure  denunciate per antifascismo, raggiunsero i partigiani sui monti.
“Uscita di galera, in quei momenti in cui ognuno cercava di fare la forca all’altro per non rimetterci la pelle, trovarsi lì con loro, libera come l’aria, dopo che si è stati chiusi è una cosa bellissima.” (Sascia)
Dalla documentazione degli istituti storici risulta che migliaia di donne furono arrestate e torturate, centinaia furono fucilate o morirono in combattimento. In montagna furono accettate sia per i rischi corsi, sia perché respingerle significava condannarle a morte.
“Erano i primi di maggio del ’44. Appena salita in montagna ho incontrato Simon, che subito si gira a Curto (comandante prima zona della Liguria) e gli dice: ”Ma una donna in banda chissà come sarà trattata, eh… che non le facciano del male..” “Ci sono già gli avvertimenti!” gli ha risposto Curto. Se uno metteva le mani sopra una donna e questa non voleva, c’era la fucilazione. Questo fatto tutti lo sapevano, le voci corrono…” (Candacca)
Donne che non si risparmiarono.  
“Ho fatto tutto quello che hanno fatto gli altri; ho fatto l’infermiera, la staffetta, le marce come gli altri; delle volte, anche alle due di notte, montavo la guardia come tutti gli altri”. (Marì)
maria, Le donne della Resistenza nel Ponente ligure, skipblog, 25 aprile 2017 

Il 28 gennaio u.s. in Aurigo di Borgomaro di questa Provincia, circa 150 persone, in prevalenza, donne aggredirono con sassi e bastoni il comandante la stazione G.N.R. (carabinieri) di Borgomaro e tre dipendenti, mentre traducevano un renitente della classe 1925 poco prima arrestato. I militari per non essere soprafatti facevano uso delle armi, colpendo all'addome una donna, che successivamente decedeva. Un militare leggermente ferito ad una gamba da una bastonata. Il fermo del renitente veniva mantenuto. L'ordine pubblico ritornava subito normale.
Ermanno Durante, Questore di Imperia, Al capo della Polizia - Roma, Relazione settimale sulla situazione economica e politica della Provincia di Imperia, Imperia, 2 febbraio 1944

Non erano forse donne della Resistenza tutte le madri, le spose e le sorelle dei patrioti? Non erano esse stesse partecipi dei rischi e dei tormenti dei loro cari? Quante preghiere venivano pronunciate nelle case o nelle chiese per la salvezza dei propri congiunti!
Nei casoni e nei fienili, impropriamente chiamati ospedaletti da campo partigiani, in ogni ora del giorno e della notte le donne erano pronte ad accogliere feriti e malati per curarli, sfamarli e rincuorarli. E tra esse, le suore negli ospedali hanno offerto esempi di dedizione infinita, sopportabile da chi è retto da una fede trascendente che fornisce il duplice dono del sacrificio e del coraggio nell'affrontare la morte stessa con una serenità d'animo eccezionale e  consapevole.
Il servizio staffette nelle formazioni molte volte veniva svolto da ragazze che, attraverso sentieri mozzafiato, si recavano in zone distanti anche alcuni chilometri per portare circolari, notizie o segnalazioni.
E in banda la donna con il fucile in mano rivestiva il ruolo, tipicamente maschile, del guerriero in lotta. Sparava come l'uomo nell'impeto della battaglia, e della delicatezza della sua figura e del disagio tra quegli spari nulla doveva affiorare, perché in certe situazioni non poteva esistere debolezza o privilegio.
Quanti ruoli la donna abbia sostenuto nella Resistenza è difficile dire, perché se si possono descrivere fatti accaduti, mi pare non sia possibile penetrarne lo spirito, l'ispirazione, i moventi autentici per cui scatta l'azione. Ho cercato, comunque, di chiarire come la partecipazione della donna nella Resistenza italiana, perciò anche in quella imperiese, sia costituita da una vasta gamma di impegni ed abbia origine da svariate direzioni.
E mi rammarico per l'impossibilità di ricordare l'interminabile serie di interventi di donne nella lotta, perché una ricerca seria presenterebbe problemi pressoché insolubili ed un impegno gravoso anche per il fatto che tante protagoniste, veramente modeste ed aliene da riconoscimenti ed onori, non intendono fornire notizie sulla loro attività resistenziale, mentre altre, purtroppo, sono invecchiate, malate o scomparse. Ed ancora, come ho già accennato in altra parte, occorrerebbe per ognuno dei tanti argomenti, una singola pertinente pubblicazione.
In appendice a questo capitolo è riportato l'elenco delle donne partigiane, patriote e collaboratrici del movimento organizzato di Liberazione nella nostra provincia. Ma, prima dell'elenco finale, mi siano permesse alcune citazioni e qualche breve commento.
Pietro Roggerone, nel corso di un rastrellamento, viene arrestato e condotto a Sanremo con una decina di prigionieri in ostaggio; una ragazza, Anna Lanteri, riesce a far fuggire tutto il gruppo (1). Risulta inoltre che la coraggiosa ragazza abbia salvato addidttura una cinquantina di civili incappati in un rastrellamento. Successivamente sarà arrestata.
Le SAP non sono un'organizzazione prettamente maschile. Anche le donne sanno combattere: «... Nei primi mesi del 1945 i sapisti della III Brigata riuscivano a disarmare una quindicina di militari italiani e tedeschi. Azioni rischiose nelle quali si distinsero per il coraggio dimostrato anche le giovanissime sapiste Palma Bianca e Daolio Nanda, seguite da un folto gruppo di donne, quali Elena Caterina, Robino Carolina, Garibaldi Geromina, Trevia Elisabetta, Agnese Teresa, Bestoso Emilia, Piana Gilda, Verda Lucia, Vittoria Giobbia (Sanjacopo), ed altre della Val Steria che si adoperarono instancabilmente per la lotta di Liberazione...»  (2).
La professoressa Vittoria Giobbia (Sanjacopo), donna eccezionale il cui antifascismo è radicato ed autentico dirige le SAP femminili in Diano Marina. Organizzatrice abile e coraggiosa, lancia alla gioventù studentesca il suo appello alla lotta. Costituisce otto nuclei resistenziali: a Cervo, San Bartolomeo, Tovo Faraldi, Villa Faraldi e quattro a Diano Marina. Verso la metà dell'ottobre 1944 è ricercata dalle SS perché la sua abitazione in Diano Marina (al n° 1 di via Genova) viene riconosciuta come centro dell'attività clandestina. Fugge, ma non si rassegna. Riprende i contatti con l'organizzazione femminile di Imperia e, naturalmente, con quella di Diano Marina. Ritorna alla guida del movimento femminile ed è preziosa collaboratrice del CLN locale con i collaterali movimenti maschili della Resistenza. Donna di cultura, incaricata dei corsi di traduzione della Facoltà di lettere dell'Accademia di Digione, già dal sorgere del fascismo in Italia si era rivelata come una delle più acerrime nemiche della dittatura (3).
Alba Rizzo di Camporondo (Diano Borganzo) è la staffetta chein forma giornalmente i patrioti locali di stanza nei pressi di Diano Roncagli. Verso le 15 del 10 gennaio I945 un gruppo di Tedeschi, guidato da una spia mascherata, irrompe all'improvviso nella zona e minaccia di sorprendere l'accampamento dei garibaldini di «Stalin»; anche da altre due direzioni giungono colonne nemiche. La ragazza intuisce il pericolo, percorre la salita a perdifiato ed avvisa i partigiani che riescono a mettersi in salvo occultando il materiale. Alba è stremata: al giungere dei Tedeschi si butta a terra e si salva fingendosi morta (4).
Analogamente, il 2 agosto l944, un'altra ragazza, Lucia Ardissone, dopo un'estenuante corsa riesce ad avvisare una decina di giovani di Roncagli che dormono in una baita in località denominata «Piano della Chiesa», salvandoli perciò dalla morte (5).
Il 29 gennaio 1945 durante un rastrellamento Francesco Camiglia tenta la fuga attraverso i tetti, ma è ferito e chiede un disperato aiuto alla madre. Viene catturato e trascinato verso un albero di pero per essere impiccato. Gli passano il cappio intorno al collo. La madre, presa dalla disperazione raccoglie tutte le forze e si scaglia con un urlo straziante contro i Tedeschi che la respingono (6).
Povera madre, la Resistenza è fatta anche di te. Il popolo ti deve gratitudine, come gratitudine deve alla madre del sapista Augusto Vignola che, per tanti giorni, paziente e trepida di speranza, si avvia alle carceri di Oneglia con il pacchetto contenente il cibo per il figlio prigioniero. Patetica madre, tuo figlio è stato assassinato da alcuni giorni. Anche tua è la Resistenza [...].
[NOTE]
(1) Cfr. F. Biga, Diano e Cervo nella Resistenza, op. cit., pag. 100.
(2) Ibidem, pag. 186.
(3) Ibidem, pag. 236.
(4) Ibidem , pag. 195.
(5) Ibidem, pag. 114.
(6) Ibidem, pag. 200.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

senza data - Dalla I^ Brigata SAP "Walter Berio" -
"La Brigata è stata formata nell'agosto del 1944 con un organico di 80 uomini suddivisi in 9 Distaccamenti. Con piccoli colpi di mano ai danni del nemico si riuscirono a procurare 2 mitra, 80 moschetti e 30 pistole. Molti furono i nemici che furono convinti a disertare e che si diressero verso le formazioni di montagna. Si ebbe la collaborazione di alcuni agenti di custodia del carcere giudiziario, di alcuni infermieri dei vari nosocomi e di agenti della P.S., che fornivano importanti notizie circa i rastrellamenti. Alcuni datori di lavoro rilasciavano documenti di lavoro a garibaldini e sapisti, permettendo loro di poter circolare liberamente. Tra le azioni della Brigata si ricorda quella dell'ottobre 1944 contro la caserma dei pompieri, in cui venivano prelevate molte armi.
Furono reclutate delle donne che svolsero con molto coraggio compiti di staffetta e di collegamento.
Nonostante la stretta sorveglianza dell'U.P.I. di Imperia, venivano ospitati garibaldini della montagna.
Nel gennaio-febbraio 1945 l'attività della Brigata subiva un brusco rallentamento a causa degli arresti provocati dalla "donna velata".
da documento IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), "La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)" - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

E pure morì sotto il martirio nazista l’animatore d'una delle prime bande a Baiardo: Brunati, il partigiano poeta. E la trista Germania inghiottì Lina Meiffret, prima partigiana.
Italo Calvino, articolo apparso sul numero 13 de La voce della democrazia, uscito a Sanremo martedì 1° maggio 1945

Rivedo Lina Meyfrett che pare sempre miracolosamente scampata ad un campo di concentramento e insieme ricordiamo Renato Brunati e Beppe Porchedddu...
Guido Seborga, Occhio folle, occhio lucido, Ceschina, Milano, 1968, ristampa Graphot Spoon-River, Torino, 2012, pag. 45