martedì 3 marzo 2026

I partigiani si incamminarono verso Piaggia

Piaggia, frazione del comune di Briga Alta (CN). Foto: Fabrizio Benedetto. Fonte: mapio.net.

Stetti in quella botola fino a mezzogiorno circa quando venne Manolla a portarmi da mangiare. 
Le chiesi se i sammarchini erano andati via, alla sua affermazione risalii nella mia stanzetta.
Finii di vestirmi, mangiai qualche frittella, la ringraziai di tutto, la baciai con affetto, la salutai, la ringraziai e salutai anche la Sisina e tutta la famiglia Canale, quindi mi incamminai guardingo per la strada di Pizzo d'Evigno. 
Ma qualcuno mi disse che i partigiani si erano spostati verso San Bernardo di Conio e verso quella località mi diressi. 
Dormii a Colle San Bartolomeo e, in mattinata, giunsi a San Bernardo di Conio. 
Fui accolto calorosamente da tutti, in particolare da coloro insieme ai quali stavo da mesi (“Mancen”, “Jolli”, “Raspin”, “Grillo” ed altri). 
Qualcuno aveva creduto ch'io fossi morto. Feci delle lunghe corna. 
Alla sera cenammo e andammo subito a dormire perchè pareva che al mattino si dovesse scendere ad Oneglia, prima del sopraggiungere dei francesi e degli inglesi che, in relazione a certe notizie, stavano avanzando da Ventimiglia verso Bordighera e oltre. 
Erano le quattro del mattino del 5 di settembre 1944. 
Mentre ci preparavamo a partire, sentimmo delle raffiche di Mayerling tedesco proveniente dal passo della Fenaira, dove era in postazione il distaccamento di “Germano”. 
Invece di essere di essere noi a scendere a Oneglia, erano i tedeschi che, saliti sui monti in forze, venivano per rastrellarci con la speranza di annientarci.
Sandro Badellino, Mia memoria partigiana. Esperienze di vita e vicende di lotta per la libertà di un garibaldino imperiese (1944-1945), edizioni Amadeo, Imperia, 1998 

In conseguenza dello sbarco alleato in Provenza e della mancata invasione della Liguria occidentale, per non rimanere intrappolati nelle spire della strategia militare tedesca, le tre brigate della II divisione «F. Cascione» iniziano gli spostamenti previsti. La I brigata «S. Belgrano» ritorna ad attestarsi nella zona del Tanarello. Si schiera richiamando tutti i suoi effettivi. 
Lo schieramento è inteso a sbarrare il lato sud della zona, lungo la periferia della strada militare Nava-Cima Marta, nell'ambito del piano strategico elaborato in accordo con le altre due brigate [n.d.r.: IV brigata "Guarrini" e V^ brigata "Nuvoloni"]. 
Ad ovest lo schieramento avviene lungo la periferia della strada militare che da San Bernardo di Mendatica porta alle Navette, diramandosi per Briga Marittima; ad est avviene lungo la gola del Tanarello e per la confluenza col fiume Negrone, fino nelle vicinanze di Ponte di Nava.
Avvertito l'agente del S.I.M. «S 22» perché sospenda l'invio delle informazioni, il 19 di settembre inizia la ritirata su Piaggia [n.d.r.: frazione del comune di Briga Alta (CN)]. In mattinata parte l'Intendenza per preparare il rancio agli uomini che sarebbero giunti nella nuova località di destinazione. 
Nel pomeriggio si avviano alcuni distaccamenti, il Comando ed i mortaisti, mentre il materiale più pesante viene caricato sui muli. Si prospettano almeno sei ore di marcia continua, alla mercé di un tempo nebbioso e piovigginoso. 
Eppure bisogna marciare perché settemila Tedeschi, abbondantemente equipaggiati per la stagione invernale, si preparano all'attacco. 
Per distrarre l'attenzione delle spie e del nemico, rimangono nel bosco di Rezzo solamente il distaccamento d'assalto «G. Garbagnati» e qualche altra squadra per continuare la guerriglia. Iniziato il rastrellamento, avrebbero potuto occultarsi in rifugi predisposti e successivamente raggiungere la brigata. Il 20 il nemico esplora il bosco ed uccide il garibaldino Umberto Bertoli (Umberto).
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944IsrecIm - Milanostampa Editore, Farigliano, 1977, p. 72

Andammo poi singolarmente a scavare in un terreno dove avevano già tolto le patate, riuscendo a trovarne parecchie, che bollimmo e mangiammo. 
Dunque, il rastrellamento nemico finì due giorni dopo che era iniziato. Perdemmo una decina di partigiani. I tedeschi uccisero alcuni civili. Giorni dopo recuperammo le salme di due carbonai del luogo. Se non avessimo sentito il loro cattivo odore, chissà per quanto tempo sarebbero rimaste insepolte! Le perdite nemiche furono indubbiamente superiori alle nostre, ma non saprei quantificarle. 
Di notevole c'è da dire che, se fossimo stati bene informati, potevamo ritirarci tranquillamente lungo la strada San Bernardo di Conio - Colle San Bartolomeo (una decina di chilometri), poiché la strada non era stata percorsa dal nemico, quindi era rimasta sempre libera.
7 - Verso Piaggia 
Rimanemmo nel bosco di Rezzo ancora una quindicina di giorni. Il 20 settembre, mentre il nemico occupava ancora tutta la zona con presidi e ci minacciava con rapide puntate, ci incamminammo verso Piaggia. Partimmo nel pomeriggio mentre pioveva a dirotto; l'ordine era di andare comunque. Eravamo un gruppo di partigiani tra cui alcuni ex "sanmarchini". Ci portammo al passo di Pian Latte per prendere la strada che da Triora - galleria del Garezzo porta a San Bernardo di Mendatica. Giungemmo sulla strada nuovamente inzuppatti di acqua. Sentivo il liquido scorrere giù per le natiche. Ritornammo indietro per ripararci nella galleria del Garezzo, da cui saremmo ripartiti appena cessata la pioggia. Dopo circa un'ora di cammino, giunti nella galleria, fummo investiti da una corrente d'aria fredda insopportabile: stare in quel luogo voleva dire morire tutti di polmonite. Decidemmo di abbandonare il luogo maledetto e, nuovamente sotto una pioggia a dirotto, ripartimmo per San Bernardo di Mendatica. Insomma, camminammo due ore in più del previsto. Ad un certo momento dovetti caricarmi sulle spalle lo zaino di un “sanmarchino", che non era abituato a portare grossi pesi e a fare marce faticosissime.
A San Bernardo di Mendatica entrammoin una casa disabitata (le case erano tutte disabitate), per passarvi la notte. Trovammo un poco di legna, accendemmo un fuoco, tendemmo una corda su cui mettere ad asciugare i vestiti, cosicché, tra battute e risate, rimanemmo nudi come vermi.
Il giorno 20 compivo vent'anni: un compleanno simile non lo avrei mai augurato a nessuno. Al mattino, di buon'ora, riprendemmo il cammino per Piaggia dove sistemammo il Comando nell'albergo Pastorelli, che era ubicato all'inizio del paese. Ivi venne riorganizzata la nostra brigata - la I^ brigata "Silvano Belgrano" - rimasta abbastanza provata dal rastrellamento. Silvio Bonfante ("Cion") diventava vice comandante della I^ divisione d'assalto Garibaldi "Felice Cascione", con "Curto" comandante; prendeva il comando della I^ brigata Giorgio Olivero ("Giorgio"); "Mancen" assumeva l’incarico di vice comandante, Carlo De Lucis ("Mario") assumeva la carica di commissario di brigata. Su invito di "Mancen”, diventai furiere, mettendomi a scrivere a macchina ordini di servizio, rapporti, relazioni e simili. Intanto continuava la riorganizzazione della brigata, mentre venivano dislocati i vari distaccamenti che la componevano nelle località più adatte a prevenire puntate nemiche.
Sandro Badellino, Mia memoria partigiana. Esperienze di vita e vicende di lotta per la libertà di un garibaldino imperiese (1944-1945), edizioni Amadeo, Imperia, 1998, pp. 57,58