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domenica 21 dicembre 2025

Altri gruppi partigiani agli inizi della Resistenza imperiese

Torria, frazione del comune di Chiusanico (IM). Foto: Davide Papalini. Fonte: Wikipedia

Un piccolo gruppo di partigiani si era formato anche presso Civezza, dove rimase nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 1943.
Ne facevano parte: Leone Carlo (dell'Azione Cattolica imperiese), Brusso Domenico, i di lui zii Gaddini Pietro e Michele, Aicardi Giuseppe fu Filippo, i fratelli Sebastiani Fausto e Livio, e qualche altro giovane. 
Il gruppo si sciolse poco prima del Natale '43; ma alcuni componenti di esso ritornarono in montagna: ad esempio, Brusso Domenico, che entrò nella banda «Fenice», Aicardi Giuseppe e i fratelli Sebastiani, dei quali Fausto morirà in montagna. 
Di Brusso Domenico verrà arrestata la madre, Gaddini Teresa, nell'autunno del '44, insieme con altre persone, tutte prese come ostaggi. La madre di Brusso Domenico sarà condotta dapprima in Viale Roosevelt, nella Villa Salvo, sede di un comando germanico in Porto Maurizio; poi nel carcere di Marassi, di Genova; quindi in quello di San Vittore, a Milano; e infine sarà deportata nei campi di concentramento in Germania, da dove tornerà solo a guerra finita. Arresto e deportazione furono dovuti al fatto che il figlio non era sotto le armi. 
Per qualche tempo nel gruppo presso Civezza vi era anche stato Terragno Antonio (Primula rossa), già ricordato a proposito del gruppo di Boscomare. 
Esistevano pure, come si è detto, molti altri gruppi. Uno, ad esempio, si era formato nei pressi di Castelvittorio, intorno al prof. Francesco Ravera, ex ufficiale di complemento del disciolto esercito, direttamente collegato con lo scrivente. Anche di questo gruppo, poi scioltosi, rimasero in montagna alcuni componenti, fra i quali il giovane Giacomo Castello, che più tardi verrà arrestato dai nazifascisti, e tenuto a lungo in carcere, dopo che anche il di lui padre, Riccardo, era stato arrestato, e incarcerato prima ad Imperia e poi a Savona, sia per avere ospitato il prof. Ravera, sia perché il figlio era latitante. 
Un piccolo gruppo era anche presso Cipressa; ne faceva parte, fra gli altri, Garibaldi Giuseppe (chiamato poi «Fra Diavolo»), reduce dalla Russia, e oriundo appunto di quel villaggio. Il Garibaldi, non collegato con alcuna organizzazione antifascista, dopo varie azioni compiute con qualche amico (sparatorie contro macchine tedesche in transito sull'Aurelia), si avviò verso le Langhe, insieme con Michele Bonardi, caduto in combattimento nell'inverno 1944-45, ed entrò fra i badogliani. Ritornato a Cipressa verso la fine di dicembre '43 per la malattia del padre, che morrà poco dopo, a un certo momento ripartirà per il Piemonte; ma, incontrato Curto [Nino Siccardi] in Rezzo, si aggregherà alle di lui formazioni, e per suo ordine entrerà nei Vigili del Fuoco, con l'incarico di collaborare con i partigiani; nel maggio del '44, però, ritornerà in montagna, sarà con Ivan, con Macallé, con Peletta, avrà una squadra sotto il suo comando, e più tardi, dopo il rastrellamento di Upega dell'ottobre '44, diventerà Comandante di Brigata. 
Ma, torniamo a dire, oltre ai gruppi sopra ricordati ve ne furono molti altri, più o meno ben definiti, anch'essi sorti subito dopo l'8 settembre '43. Fin da principio si cerca di creare fra i giovani alla macchia e fra le bande un persistente e costante collegamento o un legame unitario. 
Verso la fine del settembre '43 (27 settembre) si forma una nuova banda nei pressi di Lucinasco, quella di Giacomo Sibilla (Ivan), composta di uomini del luogo e di ex militari (in tutto, quattordici persone). La banda si stabilisce in una località situata fra il Monte Acquarone e la «Maddalena», detta zona «Cuccagna». 
In quello stesso periodo, anzi nello stesso giorno (27 settembre '43, intorno alle 9 del mattino), vi è al Pizzo d'Evigno un incontro di varie persone, durante il quale si trattano argomenti inerenti alla resistenza. Sono presenti, fra gli altri: Ivanoe Amoretti, Enrico Gaiti, Silvio Bonfante (il quale, però, non si era ancora stabilito definitivamente in montagna), Silvano Alterisio, Eolo Castagno, Ivar Oddone; della DC vi è Carlo Carli, insieme con gli amici Alassio Ugo e Rossi Francesco (6). 
L'8 settembre '43 Alassio Ugo, ufficiale di complemento, si trovava a casa da un giorno, in Oneglia, in licenza di convalescenza. Dopo l'armistizio si mise subito in contatto con amici dell'azione Cattolica e della DC onegliesi, e incominciò a collaborare con essi per la lotta di liberazione. Aveva rapporti con Don Boeri, con Carlo Carli e con altri. 
Intorno al 25 settembre '43, dopo le prime intimazioni del neofascismo ai militari del disciolto esercito, si rifugiò in Torria (Valle Impero) [n.d.r.: frazione del comune di Chiusanico (IM)], insieme con gli amici tenente R. M. Borreo Giovanni e Rossi Francesco. Due giorni dopo, insieme col Rossi e col Carli, si incontrerà, vicino a Pizzo d'Evigno, come già detto, con altri esponenti della Resistenza. 
Rimase in Torria fino ai primi di marzo del '44; poi, ammalatosi, scese in città; e risalì in Torria dopo circa un mese, nei primi giorni di aprile. 
Nei primi giorni della sua permanenza in montagna, ebbe contatti con i partigiani sistemati nella località «Inimonti» o «Monti» di Pontedassio. D'accordo con Carlo Carli e con altri esponenti della DC, formò in Torria una banda locale che, come quella del «Grillo», fu chiamata «Libertas». 
Anch'egli per la sua banda ha come distintivi degli scudetti di stoffa con la scritta «Libertas», che gli vengono consegnati in casa di Carlo Carli, e che erano stati preparati parte nella casa dello stesso Carli e parte in casa dell'avv. Ambrogio Viale.
La banda aveva sede in Torria, ed operava anche nei territori di Chiusanico e Gazzelli, poco distanti. Teneva pure contatti con la banda del «Grillo» e con bande locali dei paesi vicini. 
Da un certo momento in poi, specialmente dal maggio '44, la banda «Libertas» di Torria compierà azioni varie, generalmente in collaborazione con altri gruppi. Ad esempio: darà la sua opera per la distruzione di tratti stradali e di ponti (strada presso Cesio, ponte di Garsi, ponte di Gazzelli): prenderà parte ad un attacco a fucilate avvenuto alla «Crocetta» (cima a levante di Torria) contro i tedeschi che stanno effettuando un rastrellamento, e contribuirà in tal modo a fare sì che le altre bande possano meglio predisporre i loro movimenti (battaglia del Pizzo d'Evigno del 19 giugno 1944, in cui cadde Silvano Belgrano); darà il suo aiuto ai partigiani transitanti per Torria dopo la liberazione dei detenuti politici dal carcere di Oneglia (19 luglio '44). Alassio Ugo avrà inoltre contatti con i comandanti Arrigo Giovanni (o «Romolo») e Osvaldo Contestabile. 
Tuttavia, verso la fine dell'estate '44, o all'inizio dell'autunno, la banda si scioglierà. Alassio Ugo, arrestato in casa a Torria dalla Compagnia O.P. del capitano Ferrari di stanza in Chiusavecchia, verrà poi rilasciato, dopo inutile interrogatorio; ritornato in Imperia entrerà nelle Formazioni di città (Divisione SAP «G. M. Serrati»), in relazione con Amilcare Ciccione e sempre aggregato alla DC; e in tali formazioni svolgerà la sua opera fino alla Liberazione. Il tenente Borreo, a sua volta, riparerà in Corsica, con una piccola barca. 
[NOTA]
(6) Notizie fornite dal rag. Alassio Ugo e dal dott. Silvano Alterisio. 
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, pp. 131-132

domenica 11 maggio 2025

Il comando tedesco preparava da Taggia l'attacco a Pigna

Taggia (IM): una vista su Castellaro

Il 6 [ottobre 1944] il garibaldino «Pablos», a Civezza in missione, venuto a conoscenza che un Tedesco era salito in paese, lo affronta per disarmarlo; avviene una sparatoria e il Tedesco rimane ucciso; tra quelli sopraggiunti in aiuto al camerata uno rimane gravemente ferito, mentre il garibaldino riesce a ritirarsi incolume.
Un'altra squadra del 4° distaccamento tende un'imboscata presso la «strada rotta» ad una quindicina di Tedeschi che si erano recati a Borgomaro per prelevare fieno. Cadono tre nemici (un morto e due feriti gravi) mentre i superstiti riescono a fuggire attraverso un canneto sottraendosi così alla cattura. La squadra rientra al completo alla base.
Per rappresaglia i Tedeschi uccidono un giovane e bruciano alcune case presso San Lazzaro Reale.
Presso Taggia due garibaldini del 2° ballaglione fanno fuoco contro i Tedeschi che perdono un uomo; per rappresaglia rastrellano Riva Santo Stefano e imprigionano il parroco don Pistola Luigi, l'ex sindaco Gatti Pietro ed il Direttore didattico.
Nella prima settimana di ottobre i Tedeschi presidiano la strada statale n. 28 da Oneglia a Chiusavecchia con le seguenti forze: reparto tedesco di trenta uomini con mortai a Castelvecchio; un cannone da 75 ai piedi del ponte vecchio e un altro suIla pista da ballo di San Giacomo a Barcheto, puntati in direzione di Pontedassio, presidiati da trenta soldati; alla cabina elettrica: sei Tedeschi di guardia pronti a farla saltare; in località Lalena: trenta uomini di presidio alla strada minata; a cava Rossa: cannone piazzato oltre le case della cava e mitragliatrice sul ponte con venti uomini; in località Libaghi: infermeria e personale vario; a Pontedassio: nel giardino sotto il carradore piazzati cinque cannoni da 105 mm., duecento Tedeschi in paese; a Monteminato: montagna minata con accensione a miccia e non più a corrente elettrica, posto di guardia composto da una diecina di Tedeschi; a Chiusavecchia: fortino in pietra all'ingresso del paese e un altro ove risiede il Comando della «Muti»; a Garzi: due fortini, uno di fronte all'altro, ai lati del ponte.
Tutti questi preparativi sono rivolti verso nord, ossia verso i monti dove si suppone che i Tedeschi attendano gli eventi.
Frattanto s'insedia a Taggia il Quartiere Generale del Comando tedesco incaricato di organizzare e dirigere il prossimo rastrellamento che scatterà da Pigna nella mattinata dell'8 di ottobre.
Vi giunge un generale d'armata che predispone lo sfollamento delle case in località Seru du Bon per allestirvi un deposito di munizioni e  carburante e alloggiarvi un battaglione di SS tedesche; di altre case di Arma e di Taggia, necessarie a numerose truppe che incessantemente affluiscono, con l'ordine di risalire, in fase di rastrellamento, la valle Argentina e raggiungere i forti di Nava.
Altri attacchi contro il nemico vengono condotti con accanimento nei giorni successivi. Una pattuglia del 10° distaccamento «W. Berio», comandata da Angelo Setti (Mirko) ed operante sulla 28, sorpreso nel pomeriggio del 7 un plotone di quaranta militi fascisti presso San Lazzaro, lo sottopone ad un intenso fuoco di mitragliatori e lo sbaraglia causandogli otto morti compreso un ufficiale.
Il 10 una squadra del 7° distaccamento comandata dal caposquadra «Romolo», in agguato sulla via Aurelia, mitraglia un autocarro e provoca la morte di due Tedeschi ed il ferimento di altri quattro. Segue un forte rastrellamento su tutto il territorio del Comune di Taggia con prelievo di civili (quattordici persone tra cui Lasagna Angelo trattenuto per molto tempo).
A San Lorenzo al Mare vengono prelevati in ostaggio i civili don Mariano Clerici, Ricca Francesco, Belgrano Vincenzo e portati alla caserma «G.B. Revelli» ad Arma; saranno seviziati per tre mesi. Solo il parroco viene liberato il giorno 28.
L'11 di ottobre sette uomini del 5° distaccamento col comandante Giovanni Arrigo (Romolo), tesa un'imboscata nella zona di Cesio a ottanta fascisti e Tedeschi, li sbandano con raffiche di mitragliatore: dieci morti e undici feriti nemici rimangono sul terreno. L'azione viene completata con la distruzione del nuovo ponte ricostruito dai Tedeschi tra San Lazzaro e Caravonica. Nessuna perdita garibaldina.
Il 12 un'altra pattuglia del 7° distaccamento assalta tre camion tedeschi che transitano sulla via Aurelia tra il capo di Santo Stefano e la torre Aregai; apre il fuoco alla distanza di una diecina di metri con «Mayerling», mitra, machinen-pistole e bombe a mano di fabbricazione greca; le perdite del nemico assommano ad un elevato numero di morti e feriti, un autocarro rimane incendiato al lato della strada.
Il giorno 13, garibaldini del 2° distaccamento prelevano a Piani d'Imperia due agenti fascisti di Pubblica Sicurezza ivi recatisi per informazioni e il 14 una spia a Caramagna.
Dal settembre all'ottobre Ville San Pietro fu sede del Comando della IV brigata e dell'ospedaletto da campo partigiano.
La 5^ compagnia della brigata nera occupa Ceriana il 15 di ottobre.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, pp. 163-164