sabato 11 gennaio 2020

Ho scritto al parroco di consegnare ai tedeschi il nostro ultimatum

Silvio Cion Bonfante a Pieve di Teco (IM) nell'autunno del 1944

[...]
Il fatto che quelli della Muti pochi giorni prima avessero soggiornato all'Angelo per poi ritirarsi a Cesio [IM] faceva intuire un nuovo possibile attacco.
[...]
C'erano Stalin [Franco Bianchi, comandante di Distaccamento], Giorgio [Giorgio Olivero, poi da dicembre 1944 comandante della nuova - ancora senza numero - Divisione d'Assalto Garibaldi "Silvio Bonfante"] e Fra Diavolo [Giuseppe Garibaldi, pochi mesi dopo i fatti qui descritti comandante di un raggruppamento di garibaldini sul finire della guerra infine denominato IV^ Brigata "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"], che pendevano dalle labbra del capo [Cion, Silvio Bonfante, vice comandante della II^ Divisione  "Felice Cascione"].
[...]
La discussione riprese. Al tavolo c'era anche Wan Stiller [o Van Stiller, Primo Cei, in seguito commissario di squadra della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante"] uno degli uomini più attivi a Montegrande [località di San Bernardo di Conio, Frazione di Borgomaro (IM), importante battaglia partigiana dei primi di settembre 1944].


[...]
Mancen [Massimo Gismondi, comandante già allora della I^ Brigata] era risoluto e sapeva quanto Cion fosse deciso a farla pagare cara a chi aveva ucciso i suoi partigiani, i suoi amici.
Quei ragazzi che avevano scelto di combattere per ridare all'Italia giustizia e libertà.
[...]
Era il 7 ottobre 1944.

[...]
"domani sarà la nostra vittoria." Cion non aggiunse altro.
[...]
"Ho scritto al parroco di consegnare ai tedeschi il nostro ultimatum. Devono arrendersi."
[...] Il primo a lasciare la stanza per scendere in strada fu Fra Diavolo. [...] Erano pronti, seduti sotto gli antichi portici della strada principale di Pieve di Teco [IM] .
Occorreva soltanto attendere l'ordine di Cion, poi sarebbe scattata la marcia verso Vessalico [IM] . [...]
Attraversarono la prima passerella.
Tante tavole di legno fissate le une alle altre e legate con corde erano il passaggio obbligato per attraversare il torrente Arroscia.
[...] L'eventualità che le spie avessero già fatto il loro lavoro non poteva essere esclusa.
[...] Wan Stiller guardò verso le mura del paese e vide qualcosa muoversi sul campanile.
Fissò meglio l'immagine ed apparve nitida la sagoma di un uomo.
[...] Fra Diavolo si sdraiò a terra, imbracciò il fucile e fece fuoco. Non una parola.
Un tedesco, quello appostato sul campanile, volò giù colpito a morte. [...]
La battaglia era iniziata. 
Il fuoco di sbarramento dei tedeschi non si fece attendere. [...]
Il comandante non smetteva neppure per un attimo di sparare. Faceva fuoco continuando ad avanzare.
Due partigiani caddero a terra feriti. Cion lanciò una bomba. [...]
Vessalico era accerchiata ma la battaglia non era finita. [...]
Era la tregua, seppur temporaea.
I due ragazzi colpiti, Saladino [forse Giovanni Tagliabue] e Uccello [forse Lorenzo Abbo, classe 1928], vennero portati a Pieve di Teco.[...]
A dare manforte ai tedeschi anche gruppi di fascisti giunti da Ranzo [IM] .
La sortita di Cion non aveva avuto grande successo.

Due feriti tra i partigiani e sei tra le fila tedesche. [...]
"Dobbiamo tornare a Vessalico il più presto possibile..." [...]
Era necessario aprire una strada sicura verso Albenga [SV].

Daniele La Corte, Il coraggio di CION. La vera storia del partigiano Silvio Bonfante, Fusta Editore, 2016

Intensificando la battaglia per la distruzione dei ponti per ostacolare il previsto grande rastrellamento nemico, la notte del 5 ottobre 1944 gli uomini del Distaccamento di Raymond (Ramon) Rosso [il quale diventerà in seguito capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della  Divisione "Silvio Bonfante"] fanno saltare il ponte di Borgo di Ranzo, nel comune di Ranzo (IM).
Doveva seguire la stessa sorte il ponte di Vessalico (IM), già distrutto il 4 luglio 1944.
I tedeschi, per riattivarlo, avevano dislocato un presidio di sessanta uomini con cinque mitragliatori. Decisi ad attaccarlo, il giorno 8 ottobre 1944 i comandanti “Cion” [Silvio Bonfante], Giorgio, [Giorgio Olivero, comandante della Divisione "Silvio Bonfante"] e Stalin [in seguito Franco Bianchi, comandante del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante"] radunano gli uomini: trenta garibaldini del Distaccamento d'assalto “Giovanni Garbagnati”, che sostavano a Pieve di Teco (IM) dopo l'attacco a Cesio (IM), e quindici uomini del Distaccamento “Giuseppe Maccanò” della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo", comandati da Fra Diavolo [anche Garibaldi, Giuseppe Garibaldi, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM), verso la fine della guerra comandante della IV^ Brigata "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"] ... Rimanevano feriti gravemente Cion, Calogero Madonìa (Carlo Siciliano) e Sandro Nuti (Scrivan). Sei  tedeschi uccisi e cinque altri fatti prigionieri e in seguito scambiati con altrettanti ostaggi civili in mano al nemico...
L'avvicinamento a Vessalico è compiuto all'indomani alle 6 antimeridiane... A Perinetti, Frazione di Vessalico (IM), i garibaldini si dispongono su tre colonne, ciascuna composta da due squadre... Accortisi dell'insidia, i tedeschi danno l'allarme abbandonando il ponte in costruzione ...
Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999 
 
Leo è nato ad Andora (SV) il 4.6.1925. Alla fine del 1943 saliva al Casone du Beu, nel comune di Testico, dove sostavano nascosti i primi partigiani comunisti comandati da Felice Cascione. Leo aveva raccolto poche cose di vestiario e qualche provvista alimentare in uno zaino tedesco, che lo zio Quinto reduce dalla Russia aveva portato a casa, e si era incamminato verso i monti, fiducioso di trovare i ribelli. Giunto con fatica all’accampamento era interrogato in modo stringente, sulla sua identità e sulla parentela, specie da parte del partigiano Felice Spalla (Felì) futuro caduto in battaglia e da un altro ribelle. Leo non capiva la brusca inquisizione, non aveva riflettuto sul messaggio comunicato dal suo sospettoso zaino. Chiarita la provenienza e la famiglia, conosciuta proprio da Felì, anch’esso reduce con lo zio di Leo dalla guerra russa, dopo due giorni di permanenza nel Casone du Beu era comunque invitato a tornare a casa. La breve esperienza a contatto con il gruppo Cascione aveva infiammato Leo che tornerà per vivere con Silvio Bonfante (Cion), l’erede di Felice Cascione, l’epopea di Cian de Bellottu, le prime battaglie contro i nazifascisti e dopo la presenza nella Volante; infine l’adesione al distaccamento di Nino Agnese (Marco) fino alla Liberazione.
Ferruccio Iebole, Leopoldo Fassio “Leo” un partigiano, 31 Ottobre 2017, in ANPI i resistenti, ANNO XII N° 1 - aprile 2019, di ANPI Savona