Visualizzazione post con etichetta Vittorio Alesini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vittorio Alesini. Mostra tutti i post

mercoledì 18 febbraio 2026

I compagni catturati verranno fucilati senza alcun processo

San Romolo, Frazione del comune di Sanremo (IM): una vista in direzione di Ceriana

Riguardo ai rastrellamenti di quei giorni riportiamo una memoria (IsrecIm, Archivio, Sezione III, cartella 1, memoria di Vittorio Alesini) nella quale il garibaldino Vittorio Alesini, del VII Distaccamento (III Battaglione, V Brigata), descrive la sua avventura e come l'ha vissuta:
"Tutto il mio Distaccamento e Battaglione" - dice l'Alesini, riferendosi ai giorni 13, 14 febbraio 1945 - "era dislocato sul versante che si affaccia nella valle di Ceriana. Il rastrellamento è stato molto pesante e grave per le conseguenze subite, durante il quale sono stati catturati o sono caduti diversi compagni combattenti. Il tempo era abbastanza buono, si sentiva già il sapore della primavera.
Nella prima mattinata, quasi all'alba, fummo assaliti di sorpresa alle spalle da gruppi della Brigata Nera. Non mi fu possibile constatare se vi fossero anche dei Tedeschi. L'assalto del nemico fu violento, i compagni partigiani cercarono di correre ai ripari. Tutti fummo convinti che vi fosse stata una soffiata da parte di qualche delatore di base, che pare ve ne erano diversi.
Con "Ubaldo" presi la via tra rovi e balzi nella boscaglia mediterranea, preceduti da un intrepido e giovane garibaldino, che fu poi sfortunatamente catturato e successivamente fucilato al Castello Devachan, situato in [n.d.r.: attuale nome; all'epoca era Corso Impero] Corso degli Inglesi a Sanremo, luogo di tortura per i partigiani.
Noi due, che in quel momento posso dire fortunati, ci mettemmo al riparo in un balzo di terra e siepi, accovacciati immobili, vedendo e udendo a pochi passi alcuni componenti della Brigata Nera, che si allontanavano da noi con alcuni compagni catturati, e con mitra spianati, con piglio minaccioso e furente. I compagni catturati verranno fucilati senza alcun processo. Nel momento della fuga, per essere più libero, mi sbarazzai dello zaino con gli indumenti personali, per cui perdetti anche il diario che avevo iniziato a scrivere dal giorno in cui ero salito in montagna. Nel diario avevo annotato alcune caratteristiche particolari di compagni garibaldini, facenti parte del mio distaccamento, ovviamente con il nome di battaglia, quali: "Terribile", "Saetta", "Vento", "Cibelin" e così via. Fu un vero peccato la perdita di quegli appunti, perché in seguito mi sarebbero serviti per sviluppare con più precisione alcuni episodi e fatti della vera lotta partigiana.
Con "Ubaldo" rimasi fermo sulla terra bagnata fino a tarda sera, fin quando eravamo certi che il pericolo era passato e che le belve naziste erano finalmente partite e ritiratesi dalla zona sottoposta a rastrellamento.
Ambedue stremati dal freddo e dalla fame, prendemmo orientativamente la via che porta alle spalle di Monte Bignone, perché attraverso San Romolo avremmo raggiunto il retroterra di Sanremo. 
La nostra intenzione era di metterci in contatto con il CLN della città. Naturalmente non eravamo a conoscenza dello sbandamento subito dal nostro III Battaglione e, di conseguenza, quanto fosse realmente accaduto. Nel rialzarmi per riprendere il cammino, non riuscivo più a muovermi, e con enorme fatica giunsi con "Ubaldo" nelle vicinanze del torrente che scorre lungo la valle del Comune di Ceriana. 
Un forte dolore mi impediva di camminare, mi tolsi le scarpe, se scarpe si potevano ancora chiamare, immersi i piedi completamente nudi nella fredda acqua del torrente che, d'inverno scorre in abbondanza. Dopo circa venti minuti mi rialzai ed il dolore era quasi scomsparso, più probabilmente la  corrente dell'acqua aveva messo in regolare circolazione il sangue. 
Appoggiato a "Ubaldo", ci mettemmo nuovamente in cammino. Giungemmo alle spalle di San Romolo (Sanremo) il giorno successivo al rastrellamento. 
Con molta cautela, in quanto vigeva il coprifuoco, mi separai da "Ubaldo" ed ognuno prese momentaneamente la sua strada. Bussai alla porta della mia futura moglie, che da mesi non aveva mie notizie. Rimasi per qualche giorno nascosto. Presi contatto segretamente con Mario Mascia, esponente di rilievo del CLN di Sanremo. 
Dopo qualche giorno risalii in montagna, presi contatto con il Battaglione  che, nel frattempo, si era parzialmente ricostituito con molta difficoltà, anche grazie al mio amico Nino Lanteri. Venni a conoscenza che i partigiani catturati nel corso del rastrellamento o arrestati nelle proprie abitazioni a Taggia, furono diciassette, tutti fucilati, compreso anche un ragazzo del mio gruppo di 16 o 17 anni, di cui i fascisti si erano avvalsi ignobilmente per la cattura di nostri collaboratori, prima della sua fucilazione". 
[...] Una parte dei fascisti del presidio di Molini di Triora lascia il paese diretto a Ceva per partecipare a forti attacchi sferrati contro le formazioni di Mauri nel Cuneese. A Molini rimangono una dozzina di fascisti, uno dei quali viene trovato morto per la strada. Nei giorni successivi, come vedremo nel prossimo capitolo, questi subiranno gravi perdite in uno scontro con i partigiani della V Brigata. 
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da Gennaio 1945 alla Liberazione - Vol. IV, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005, pp. 174-175