Quelli con cui si riuscì, con grandi difficoltà, a stabilire il contatto, appena poterono fuggirono senza esitare un solo istante, con decisione e fermezza, mettendo a rischio la vita pur di raggiungere le formazioni. Già nel maggio del 1944 si era sentito parlare di prigionieri sovietici e polacchi nella I Zona Liguria che, inquadrati nella Wehrmacht, erano adibiti alla costruzione di fortificazioni lungo la costa. Mal nutriti, malmessi e bastonati o puniti con la morte, erano inavvicinabili da coloro che, con simpatia, avrebbero voluto dar loro un pezzo di pane.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977
Russi, serbi, polacchi, arruolati nella Wehrmacht, venivano sovente inviati in prima linea e, se accennavano a ritirarsi, divenivano oggetto di colpi di armi da fuoco degli altri soldati tedeschi.
Furono spesso, poi, questi soldati allogeni gli ultimi a lasciare l'imperiese, come nel caso di Apricale, dove di 18 soldati rimasti a presidiare il paese il solo di nazionalità tedesca era il maresciallo che li comandava.
Le diserzioni di soldati dell'Europa orientale, inquadrati nell'esercito tedesco, che si erano verificate già nel 1944, si intensificarono a gennaio e febbraio 1945, allorché diversi contingenti contattarono i garibaldini per trattare il loro passaggio nelle file della Resistenza, ma fu durante gli ultimi giorni di marzo ed i primi giorni di aprile che si registrò un netto aumento di arrivi tra i partigiani di disertori dell'esercito tedesco.
Fatta eccezione per rari casi, come quello dei due soldati olandesi che indicarono ai tedeschi un nascondiglio di armi dei partigiani o quello dell'infermiere "Antonio", che guidò i suoi (ex) commilitoni nella strage della zona di Testico del 15 aprile 1945, i soldati di nazionalità non tedesca che entrarono nelle formazioni della I^ zona Liguria parteciparono con onore alle azioni di guerriglia. Molti di loro perirono in combattimento e spesso, per le difficoltà di comprensione della lingua, di loro rimase solo una scarsa traccia anagrafica, come per il russo "Gospar" fucilato con altri 3 garibaldini italiani il 19 gennaio 1945 in una frazione di Albenga o dell'altro russo "Androschi", il quale, catturato, fu capace di non rivelare nulla ai tedeschi.
Questi disertori della Wehrmacht erano in maggioranza di nazionalità russa o polacca. I comandi partigiani, per metterli maggiormente a loro agio, li inserirono in genere in formazioni in cui si trovavano già loro connazionali: poteva così accadere, come nel caso del V° Distaccamento "Felice Paglieri" del II° Battaglione "G.B. Rodi" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione", che su 38 garibaldini 6 fossero dei russi.
Si verificarono anche episodi poco bellici, come nel caso del maturo russo "Miscia", il quale chiese al comando della I^ Brigata di essere trasferito in altro Distaccamento perché mal sopportava gli scherzi dei suoi compagni più giovani.
Al termine della guerra, giunto il momento di rientrare nei rispettivi paesi di origine, molti garibaldini dell'Europa orientale chiesero ai comandi partigiani il rilascio di certificati che attestassero la loro partecipazione alla lotta partigiana in Italia.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
| La vallata di Apricale |
Ma nelle valli di basso Piemonte e ponente ligure, i nomi di partigiani provenienti da oltre Adriatico e passati per Garessio affiorano un po’ ovunque, spesso a fianco di altri nomi francesi, polacchi, tedeschi, sovietici.
Alfredo Sasso, Lo stesso destino: resistenza internazionale, civile e partigiana tra Val Tanaro e Jugoslavia, OBCT, 24 aprile 2020
| Uno scorcio di Alpi Marittime |
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016
L'avvicinamento a Vessalico è compiuto all'indomani [8 ottobre 1944] alle 6 antimeridiane [...] Attuato da Cion (Silvio Bonfante) un lancio di manifestini invitanti alla resa gli Slavi e gli Austriaci presenti nel presidio - desiderosi di disertare - e inviata la ragazza Domenica Delfino per persuaderli a farlo veramente, viene sferrato un attacco violentissimo.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977
| Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN) |
[...] Domenico Arnera (Aldo), a fine ottobre è capo di Stato Maggiore della Brigata “Belgrano” della Divisione Garibaldi “Felice Cascione”, rifugiata a Fontane dopo il grande rastrellamento di ottobre. E' arrestato a Corsaglia il 18 dicembre 1944, a seguito di una involontaria delazione di un abitante del luogo che, vedendolo passare scortato da un tedesco armato, pare abbia commentato: “Hanno preso Aldo,il capo della Stella Rossa”. In realtà Arnera, in compagnia di Fred Sutterline (disertore tedesco ancora in divisa, appena arruolatosi con i partigiani) era in viaggio verso l'ospedale di Mondovì per ricevere cure appropriate e debellare un'infezione. Condotto a Corsaglia, quindi a Mondovì Piazza venne rinchiuso nelle carceri della caserma Galliano e fucilato il 27 dicembre 1944.
[...] Su indicazione di una spia il mattino del 31 dicembre 1944 un centinaio di tedeschi proveniente da Pieve di Teco investirono la zona. Alcuni garibaldini sfuggirono al rastrellamento, altri (tra cui tre austiaci disertori) caddero prigionieri. Menini riuscì a far fuggire due suoi uomini, esponendosi all'arresto. Portati al comando di Pieve di Teco vennero riconosciuti come partigiani. Dopo tre giorni di percosse e un processo farsa in cui confessò di essere un partigiano, venne emessa per lui e per altri tre partigiani della II^ Brigata d'Assalto Sambolino della Divisione Garibaldi “Gin Bevilacqua” operante nella II^ Zona Liguria, G.B. Valdora, Ezio Badano e Lorenzo Cracco, la sentenza di morte.
Giorgio Caudano, I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020
Sascia (Ada Pilastri) racconta:
«Ultimi di novembre [1944]. La I
Brigata è tornata da poco da Fontane [Frazione di Frabosa Soprana in
provincia di Cuneo], dove si era spostata durante il rastrellamento di
Upega. Il problema dei rifornimenti diventa sempre più difficile: saremo
costretti a mandare una parte degli uomini a casa. Tentiamo un ultimo
espediente: una spedizione con i muli nella zona di Fontane per poter
raccogliere dei viveri [...] C'è già parecchia neve. I muli si
ricongiungono con noi a Falcone ove momentaneamente si trova il comando.
Prima di entrare nell'abitato incontriamo un distaccamento di russi da
Menini, un nostro eroico compagno ucciso in seguito dai nazisti. Tre
russi armati vennero con noi. Andiamo avanti di pattuglia avanzata
[...]»
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
| Un scorcio di Val Roia |
31 gennaio 1945 - Da "Laios" al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" - Informava che a Briga [n.d.r.: La Brigue, Alpes-Maritimes, Vallée de la Roya. In tutta la zona di confine, in particolare attraverso la Val Roia, proprio in quel periodo si intensificarono gli sforzi per fare penetrare agenti francesi] si trovavano 30-40 tedeschi, 50 russi ed alcuni militari della RSI e che "Natalin della Gamba" aveva riferito che i russi di Briga gli avevano chiesto l'ubicazione delle forze partigiane, "pregandolo di aiutarli a scappare per raggiungere la zona partigiana".
16 febbraio 1945 - Dal comando del I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata, prot. n° 45, al comando della V^ Brigata e al comando della II^ Divisione - Comunicava... che a Briga Marittima erano stanziati circa 100 uomini tra tedeschi e russi, oltre a 40 genieri della RSI; che sempre da Briga erano fuggiti una ventina di soldati, in prevalenza russi, ricercati dai tedeschi; che Tenda era stata bombardata da aerei alleati, che avevano causato la morte anche di 2 ufficiali; che Fontan, Saorge, Forte Tirion e San Michele [Frazione di Olivetta San Michele (IM)] erano occupati da tedeschi, che Breil, Libri, Piena e Olivetta [il borgo principale di Olivetta San Michele] erano terra di nessuno.
17 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata, prot. n° 289, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Comunicava che "... a Pigna il presidio è composto da 200 uomini, in prevalenza russi, polacchi e sloveni..."
20 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM del II° Battaglione "Marco Dino Rossi", prot. n° 4, al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" - Comunicava che "a Briga si trovano 40 tedeschi, 40 soldati repubblichini, 100 militari russi e slavi, i quali ultimi sono disarmati e adibiti alla cura dei cavalli. Da Briga partono alcune pattuglie dirette a Sanson, da dove controllano la linea telefonica Pigna-Briga ora interrotta [...]"
26 febbraio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 138, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - [...] segnalava che si avevano speranze di fare passare nelle fila partigiane un contingente di polacchi sin lì al servizio dei nazisti
23 marzo 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" [comandante "Gino" Giovanni Fossati] della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che alcuni soldati serbi avrebbero forse abbandonato il servizio prestato ai tedeschi e cercato di salire in montagna per unirsi ai garibaldini. Riferiva che anche soldati repubblichini di stanza nella caserma Crespi di Imperia avrebbero presto potuto raggiungere i partigiani.
24 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 109, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Riferiva che ad Ortovero (SV) si trovavano un ufficiale, 5 sottufficiali e 54 militari nemici, oltre a 40 cavalli e 15 carri e che da Nava giungevano una volta a settimana a Pontedassio (IM) circa 10 carri che, dopo un pernottamento, ripartivano per il Piemonte con viveri procurati sulla costa, formando una colonna priva di scorta, mentre gli uomini addetti a quel trasporto erano quasi tutti polacchi, serbi, sloveni, russi.
2 aprile 1945 - Da "K. 20" alla Sezione SIM della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che [...] nella casa di capitan "Paella" [il fascista Attilio Calvo] vi erano alcuni soldati slavi con 2 cavalli e 5 muli addetti al trasporto di mortai e munizioni
6 aprile 1945 - Dalla Sezione [responsabile "Brunero" Francesco Bianchi] S.I.M. della V^ Brigata, prot. n° 373, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Segnalava che [...] stavano continuando da parte di una ventina di tedeschi e di una decina di polacchi i lavori di ricostruzione dei ponti della Valle Argentina
15 aprile 1945 - Da "Biscio" alla Sezione SIM della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che il traffico sulla strada n° 28 era limitato; che a Pieve di Teco il presidio tedesco era ridotto a 100 giovani soldati dell'aviazione e a circa 80 uomini, in gran parte russi, addetti ai carriaggi [...]
17 aprile 1945 - Dal Distaccamento di "Franco" al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava che negli ultimi 2 giorni erano arrivati al Distaccamento come volontari 4 russi e 3 slavi... che sembrava certo che il fronte si fosse spostato verso Fontan, Breil-sur-Roya e zone limitrofe...
18 aprile 1945 - Dall'informatore "Max" [Massimo Porre] al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava che da Briga [La Brigue, Val Roia] erano arrivati dai garibaldini 7 prigionieri russi, di cui 4 armati di ta-pum, i quali, con l'aiuto come interprete di "Andrey" avevano riferito che non c'erano più SS nella zona Briga-San Dalmazzo-Tenda e che i tedeschi avevano terrore dei partigiani al punto che avrebbero voluto compiere una resa alle truppe inglesi. Segnalava, poi, [...] che alcuni tedeschi erano saliti a Cima Marta a cercare 8 soldati russi evasi il 17 aprile da Briga [La Brigue, Val Roia]... che alcuni prigionieri serbi sostenevano che sul fronte italiano i tedeschi stavano mandando in prima linea i loro prigionieri russi e slavi facendo fuoco su di loro se recalcitranti o in procinto di darsi prigionieri agli alleati; che 5 militari slavi erano appena giunti tra i partigiani.
24 aprile 1945 - Dal comando [comandante "Fragola Doria" Armando Izzo] della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 225, al comando [comandante "Vittò/Ivano" Giuseppe Vittorio Guglielmo] della II^ Divisione - Comunicava che [...] ad Apricale la Wermacht aveva ancora 18 uomini, tutti polacchi e russi, tranne il maresciallo, tedesco
28 aprile 1945 - Dal comando [comandante "Gino", Giovanni Fossati - commissario "Athos", Pellegrino Caregnato - vice commissario "Tino", Agostino Salvo - capo di Stato Maggiore "Sirio", Antonio Di Stefano] della II^ Brigata "Nino Berio" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" al comando della VI^ Divisione - Comunicava che tre partigiani di origine slava, Obren L. Savic (Vincenzo), Milan R. Milutinovic (Mille), Mihail V. Kovacevic (Daba), avevano chiesto il riconoscimento di avere militato, dopo avere disertato dalle file tedesche, nelle formazioni garibaldine, precisando che "possiamo attestare che corrisponde a verità quanto risulta nella copia della dichiarazione".da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit.
Agostini Annibale: nato a Genova il 13 maggio 1911, agente in servizio presso la Squadra Antiribelli della Questura di Imperia
Interrogatorio del 10.10.1945: [...] Ammetto di aver preso parte al rastrellamento avvenuto a gennaio u.s. in Villatalla ove furono catturati 9 partigiani e due capi banda si suicidarono per non cadere nelle nostre mani. Tale rastrellamento venne effettuato su indicazioni fornite da un partigiano a nome Ferrero il quale ci accompagnò sul posto. I 9 partigiani catturati nella predetta azione erano 7 italiani e due russi. Gli italiani furono consegnati alla Questura e nei verbali vennero indicati come prigionieri dei partigiani da noi liberati, in quanto appartenenti all’esercito repubblicano. Seppi in seguito che cinque dei fermati vennero uccisi dai tedeschi per rappresaglia come da manifesti affissi sui muri della città. Non sapevo che anche i due russi vennero fucilati dai tedeschi. Dall’esame degli atti della questura sarà possibile accertare che cercai di salvare i predetti facendoli figurare come elementi prelevati e tenuti prigionieri dai partigiani.
Leonardo Sandri, Processo ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019
Il 31 gennaio 1945 due colonne militari congiunte di tedeschi e italiani (approssimativamente 200 militari) risalirono all'alba le colline, scontrandosi con un gruppo di partigiani posizionato in località “Nicuni”, presso Tavole (frazione di Prelà). Nello scontro morirono sei partigiani: Tommaso Ricci, Manfredo Raviola, Bartolomeo Dulbecco e Ernesto Ascheri (tutti originari di Imperia), Matteo Zanoni (di Brescia), e Ivan Polesciuk (quest'ultimo russo).
Rocco Fava, Op. cit.
Era il 5 febbraio 1945. Al sorgere dell'alba ci incamminammo verso Diano San Pietro [...] Invece l'altro rifugio che si trovava nei pressi non venne individuato e gli occupanti (tra cui Peccenen e tre soldati russi), salvatisi, ci raccontarono che i nostri compagni erano stati quasi massacrati di botte [...] che Raspen si era rifiutato di arrendersi sparando dal rifugio un colpo di rivoltella contro il brigatista nero della compagnia Ferraris (tra le bande fasciste, la più sanguinaria), probabilmente ferendolo ad una mano.
Sandro Badellino, Mia memoria partigiana. Esperienze di
vita e vicende di lotta per la libertà di un garibaldino imperiese
(1944-1945), edizioni Amadeo, Imperia, 1998
4 marzo 1945 - I due olandesi sono stati trasportati ad Ormea, dove è il comando tedesco presidiato da un generale. La truppa tedesca presente in Pieve si può oggi calcolare sui 200 uomini, cioè: 60 giovani ultimi arrivati e gli altri tutti conducenti. Tranne però i graduati, che sono effettivamente tedeschi, la ciurma è tutta composta da prigionieri russi e croati. Nino Barli, Vicende di guerra partigiana. Diario 1943-1945, Valli Arroscia e Tanaro, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994


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