Visualizzazione post con etichetta 3. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 3. Mostra tutti i post

domenica 8 marzo 2026

I tedeschi hanno più paura di quanta ne avessero prima

Ventimiglia (IM): una vista da zona Ville

1° marzo 1945
Colpi come quelli di questa notte non ne avevamo ancora sentiti, tanto che non abbiamo potuto chiudere occhio.
Forse non hanno fatto nemmeno troppo danno perché devono essere caduti nel fiume. Schegge e ghiaia arrivavano fin quassù [n.d.r.: in una casa vicina al centro storico di Ventimiglia, più precisamente nei pressi di Porta Marina, dove la signora Gaggero e la figlia si erano a quella data da tempo per motivi di sicurezza trasferite, lasciando l'osteria (Bataglia) e le campagne, di zona Ville] accrescendo l’infernale rumore con il loro scroscio. Ma, poi, la giornata è stata calma.
Da oggi, Italo è entrato a far parte dell’U.n.p.a. [Unione nazionale protezione antiaerea], ciononostante non mancherà di governare la mula e comprarmi il pane perché io ho sempre un’immensa paura a uscire di casa.
Una cosa che mi vergogno a scrivere è che dò due lire a una vecchia perché mi vada a prendere un secchio d’acqua.
Abbiamo ricevuto oggi una lettera di Carlini che ci rinnova l’invito ad andare a casa sua. Ada [n.d.r.: la figlia dell'autrice del Diario] è andata a raccogliere le olive fin sopra ai Carletti [n.d.r.: nella zona di ponente di Ventimiglia], è tornata che non l’aspettavo ancora, più presto del solito.
2 marzo 1945
Anche questa notte è stato un continuo scroscio di granate, la giornata, al contrario, è stata più calma. Ora le navi si sfogano quasi ogni giorno su Bordighera e San Remo sulle quali, più che da noi, gli apparecchi gettano le loro bombe causando spesso morti e feriti.
Da ieri è entrata in guerra la Turchia, seguita da Egitto, Siria e Libano. C'è chi dice che la guerra durerà più poco  tempo e chi, invece, crede che durerà ancora un bel pezzo. Ada, nel passare come al solito a dare un'occhiata in casa nostra, ha trovato la cantina tutta sottosopra; hanno  persino aperto il cassetto del tavolino che io non ho mai visto aprire da nessuno di noi. Ada l'abbiamo attesa molto perché è tornata che erano le otto passate ed era buio fitto da un bel po'.
Oggi è stata colpita la stazione di Ospedaletti. 
3 marzo 1945
Ada si è fermata in città: oggi deve andare a richiedere  il permesso per recarsi a Bordighera domani. Ospedaletti, Bordighera e San Remo le buscano più di Ventimiglia.
4 marzo 1945
Ada è andata a Bordighera a trovare Pippo. Ha pure visitato Severino che ha trovato migliorato. Mentre si trovava là, le navi bombardavano.
5 marzo 1945
Gran passaggio di apparecchi alle due e mezzo del pomeriggio. Noi, qui, ci siamo accontentati perché abbiamo avuto soltanto della paura. Non possono dire altrettanto nelle città vicine, loro hanno avuto anche i danni. Si sentiva di qui il bombardamento aereo. 
Ada è tornata da raccogliere le olive alle otto passate. La nostra casa, finora, è in piedi; ci danno tanta preoccupazione i muri con cui abbiamo fatto chiudere la dispensa. Temiamo che, da un momento all'altro, qualcuno ce li butti giù e allora addio a tutto il nostro avere che è lì rinchiuso. Rimarremmo spogliate di tutto ciò che possediamo! Stasera, diversi colpi sono caduti da Fazio e si sono incendiate le vetrine [n.d.r.: le serre]. Si è visto il chiarore del fuoco per un lunghissimo tratto. 
6 marzo 1945
Stamattina l'U.n.p.a. è andata a Ospedaletti a portare aiuto ai sinistrati. Finora non si conosce il numero esatto delle vittime, ma 11 sono state accertate. L'Albergo Svizzero è stato colpito in pieno. Dicono che, nella galleria di Capo 
Nero, ci sia un treno armato e questo sarà stato l'obiettivo degli apparecchi. San Remo e Bussana sono state pure colpite. 
Anche qui, parecchie granate sono piovute sulla città bassa sulla quale si stendeva una nuvola di fumo. Ada è tornata questa sera alle sette e mezzo e ha detto che oggi hanno sparato anche nella vallata dei Carletti. Le granate scoppiavano distanti l'una dall'altra e non ci si poteva regolare perché era difficile capire quale fosse il punto preso di mira. Una granata incendiaria è caduta su San Lorenzo, vicino alle case, e ha fatto un bell'effetto. Vicino alla casa Vacca, sono rimasti feriti Luì Guglielmi (in modo grave), Bastian e suo fratello e Ampeglin Bellini leggermente. 
Nel pomeriggio di oggi, a Bordighera, è rimasto ucciso, colpito da una scheggia, Giuà u Barunetu assieme a qualche altra persona. Sotto le macerie dell'albergo colpito a Ospedaletti è morta Manin a Paduana.
7 marzo 1945
Anche oggi, Ada è stata in città per far l'erba alla mula; è andata sotto il Lazzaretto * e, anche lì, si corre un bel rischio. 
Sul giornale di oggi vi è la notizia dell'entrata in guerra della Finlandia. Tutti dicono che la Germania perde su tutti i fronti, eppure ci sembra che la guerra abbia a durare ancora molto.
* Palazzina tuttora esistente in Via Verdi nel punto in cui si dipartono via Privata degli Ascenzo e Discesa Scoglio Alto
8 marzo 1945
Ada, oggi, è tornata a raccogliere le olive, sempre verso i Carletti; la sua squadra, però, si è assai rimpicciolita: erano soltanto in dodici, gli altri non sono andati per paura delle granate. Anch'essa non ci tornerebbe più se non fosse per l'ansietà che ci aprano i nostri nascondigli. Qui, la giornata è stata passabile, Ada è tornata prestino e ha detto che oggi Latte ha subito un nuovo bombardamento. Bordighera e San Remo sono sempre sotto tiro. Due apparecchi hanno gettato bombe su Ospedaletti che, per tortura, sono finite in mare.
9 marzo 1945
Abbiamo passato la notte abbastanza calma. Ada è andata, anche stamane, alle olive ed è tornata più presto di ieri sera. A casa nostra, i muri sono sempre intatti. I tedeschi che li accompagnano a raccogliere le olive sembrano molto demoralizzati, hanno più paura di quanta ne avessero prima. Ada ha portato un mezzo canestro di zibibbo, uva passa raccolta dai tralci di tabacca * che sarebbe proprio adatta per fare il vino passito. Quasi tutte le vigne della vallata hanno ancora l'uva sulle piante. Veramente, hanno fatto meglio coloro che non si sono presi il disturbo di vendemmiare perché così hanno risparmiato la fatica. In questo modo sia i tedeschi che tutta l'altra ciurma che va in giro, fanno qualche sbornia di meno e non ne possono sciupare molto. 
Oggi siamo stati sorvolati da grandi formazioni di apparecchi. Non si sa nulla circa la loro direzione, soltanto alcuni si sono scaricati ancora su Ospedaletti dove, anche oggi, vi è stato qualche morto. Ventimiglia è stata bombardata dalle navi.
* Varietà di uva bianca, detta anche massarda.
Caterina Gaggero vedova Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Cumpagnia d'i Ventemigliusi - Edizioni Alzani (Pinerolo), 1988, ristampa del 1999, pp. 177-181 

venerdì 4 ottobre 2024

La morte del comandante partigiano Menini fece scuola solo a pochi

Armo (IM). Foto: Davide Papalini. Fonte: Wikipedia

Intanto l'ufficio SIM della Divisione "Silvio Bonfante" viene informato che il rastrellamento nazifascista preannunciato è rinviato di qualche giorno, perché la Divisione fascista "Cacciatori degli Appennini", che avrebbe dovuto effettuarlo, si trova impegnata contro la II Divisione d'assalto Garibaldi "F. Cascione". La notizia è trasmessa ai Comandi delle Brigate dipendenti, che hanno il tempo, così, di mettere in esecuzione con rapidità le direttive contenute nelle circolari n. 22 e n. 23. I garibaldini meno atti sono inviati a rafforzare le squadre di riserva, passate alle dipendenze dirette del vicecomandante di Divisione Luigi Massabò (Pantera). Anche le altre disposizioni contenute nelle ricordate circolari sono messe in esecuzione.
In attesa del grande rastrellamento, i Distaccamenti della nuova [n.d.r.: la "Bonfante venne formata il 19 dicembre 1944] Divisione cercano di infliggere in qualche modo nuovi colpi al nemico: il 2 di gennaio [1945] una squadra del Distaccamento "A. Viani" smina un campo in Valle Andora: l'esplosivo è inviato a Ubaga, al Distaccamento di Giuseppe Garibaldi; il 3 un'altra squadra del "G. Catter", con il comandante Mario Gennari (Fernandel), al rientro da una missione, si scontra con una pattuglia tedesca sulla strada Albenga-Garessio: il nemico lascia sul teneno un morto e un ferito. Lo stesso nemico, che pare sia in attesa di eventi, compie micidiali puntate provocando vittime tra i civili.
Nel piccolo centro di Armo, in alta Valle Arroscia, era dislocato un nucleo partigiano dell'Intendenza Divisionale, per immagazzinare rifornimenti provenienti dal Piemonte. A fine dicembre vi si trovava ammalato pure Lionello Menini, comandante del Distaccamento Mortaisti "E. Bacigalupo". Su indicazione di una spia, il mattino presto del 31 dicembre 1944, un centinaio di Tedeschi, provenienti da Pieve di Teco, investono la zona di Armo, Trovasta e Moano. Alcuni garibaldini sfuggono al rastrellamento, altri cadono prigionieri, tra cui tre Austriaci disertori, e i civili Giuseppe Cacciò e Giovanni Ferrari.
Il Menini riesce a far fuggire altri due partigiani prima di essere catturato. Portato al Comando tedesco di Pieve di Teco, è riconosciuto come capo partigiano. Chiuso in carcere confessa di essere partigiano ma, malgrado sia sottoposto a feroci torture, non parla, mantiene il silenzio. Il 3 di gennaio è condannato a morte. Prima di morire riesce ad inviare un biglietto al suo commissario Giuseppe Cognein per informarlo che gli Austriaci avevano parlato, e che non gli dispiaceva morire per una causa giusta.
Mentre il Comando divisionale attua lo spostamento dei Distaccamenti, l'Intendenza della II Brigata si trasferisce in Val Pennavaira e quella divisionale in Valle Arroscia. Lionello Menini ed i compagni della triste sorte Lorenzo Gracco, Ezio Badano e Giovanni Valdora sono condotti in località Carrega e fucilati.
[...] Il Distaccamento "E. Bacigalupo" viene sciolto, i superstiti sono aggregati ad altri Distaccamenti. La cattura di Menini dimostrò che la nuova tattica nemica delle puntate dirette poteva essere più pericolosa dei rastrellamenti. Il nemico piombava ora in silenzio e in modo sicuro sulle basi garibaldine senza che raffiche di mitragliatrici e colpi di mortaio dessero l'allarme come era avvenuto nell'estate e nell'autunno del 1944.
Solo un perfetto servizio di guardia e di pattuglie poteva garantire i garibaldini dalle sorprese. Si era visto come esso fosse sempre stato inadeguato anche quando una catena di Distaccamenti, appoggiandosi a vicenda, limitava la possibilità di attacco da una o due direzioni al massimo.
In gennaio poi, con gli effettivi ridotti e la minaccia da ogni lato, era impossibile essere avvertiti in tempo. Solo dei buoni rifugi, come abbiamo già ricordato, usati ogni notte, potevano garantire in un certo qual modo l'incolumità. Ma la sorte di Menini fece scuola solo a pochi: la mente era sempre fissa al prossimo grande rastrellamento che si prevedeva imminente.
Infatti il Comando della "Bonfante" lascia la sede di Marmoreo per rendersi conto della situazione nelle tre Brigate, nei Distaccamenti ed informare i volontari della drammatica situazione dagli sbocchi imprevisti. Si cerca di fare funzionare bene il centro staffette di Degna ed il SIM dislocato a Poggio, sotto Casanova, ristabilendo i vccchi contatti e creandone di nuovi. Più tardi, un gruppo del Comando, formato da Osvaldo Contestabile (Osvaldo), da Luigi Massabò (Pantera) e da Lorenzo Semeria (Nenno) responsabile del SIM, partono per la valle di Diano onde ispezionare il Comando di Massimo Gismondi (Mancen), il quale è ricercato dai brigatisti neri e dalle SS tedesche con fotografia alla mano e per ristabilire i contatti con gli informatori di Pontedassio. Invece Giorgio Olivero [comandante della Divisione "Bonfante"] e Gustavo Berio partono verso altra direzione. 

Francesco  Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Dal Primo Gennaio 1945 alla Liberazione, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005, pp. 19-22

 

2 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione d'Assalto Garibaldi "Silvio Bonfante", ai comandi delle Brigate dipendenti I^, "Silvano Belgrano", II^, "Nino Berio”, e III^, "Ettore Bacigalupo" - Comunicava che "...l'Intendenza della I^ Brigata si appoggerà al C.L.N. di Albenga... Il servizio S.I.M. divisionale sarà ridotto a tre soli elementi e ad una staffetta...".
3 gennaio 1945 - Tribunale Militare tedesco - Copia della sentenza di condanna a morte per i garibaldini Lionello Menini (Menini), comandante del Distaccamento "Bacigalupo" della I^ Zona Operativa Liguria ed Ezio Badano (Zio), G.B. Valdora (Ferroviere) e Lorenzo Gracco della II^ Brigata "Sambolino" della Divisione d'Assalto Garibaldi " Gin Bevilacqua" operante nella II^ Zona Operativa Liguria.
3 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante" al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Relazione sul rastrellamento effettuato ad Armo e a Pieve di Teco il 30 dicembre 1944, durante il quale era avvenuto l'arresto di Lionello Menini.
3 gennaio 1945 - Dal comando [comandante "Giorgio", Giorgio Olivero] della Divisione "Silvio Bonfante" a tutti i reparti dipendenti - Comunicava che "la zona in cui si opera è di immediato retrofronte, per cui serve gente convinta, mettendo al bando ogni forma di disfattismo. Occorre reagire agli atti di vandalismo del nemico".
3 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della III^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Ettore Bacigalupo” - Direttiva: "Occorre provvedere, nei paesi in cui non vi sono garibaldini, ad inquadrare i giovani nelle squadre di riserva locali. Queste dovranno sorvegliare i passi durante la notte. Si ricorda che l'adesione ha carattere volontario. Il comando di tali squadre spetta al vice comandante di Brigata".
3 gennaio 1945 - Da Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] a Simon [Carlo Farini, ispettore della I^ Zona Operativa Liguria] - Relazione sulla visita fatta alla Divisione Bonfante.
3 gennaio 1945 - Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria a Simon - Comunicava che "qualche elemento della Divisione Bonfante si è presentato ai tedeschi, guidandoli in qualche azione di rastrellamento".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

giovedì 30 maggio 2024

Ad Andagna vi erano 21 tedeschi in procinto di obbligare 200 civili al lavoro per la ricostruzione della strada di Drego

Mentone

22 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 296, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Riferiva che quella mattina 62 tedeschi con 17 muli si erano recati in località Campi di Taggia per asportare di nuovo del foraggio e che, sempre nella stessa giornata, alle ore 10 aerei alleati avevano effettuato un bombardamento su Sanremo, seguito a cinque ore di distanza da un bombardamento navale, ma che di entrambi non si conoscevano ancora gli esiti.

22 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militare] Fondo Valle della II^ Divisione al comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ Divisione - Relazionava che "è in atto un ripiegamento dei tedeschi dalla riviera ligure verso nord; osservando la via Aurelia si notano drappelli di tedeschi che, approfittando di mezzi civili e militari, si dirigono verso i centri ferroviari di Ceva ed Ormea. I ponti tra Oneglia e Ceva fatti saltare dai garibaldini e ricostruiti in legno sono sorvegliati a vista dagli stessi. I tedeschi che sono stati avvicinati dimostrano timore verso i partigiani e sentono che la fine si avvicina; sono gentili e puoi pensare 'che siano come il polpo: più lo batti e più diventa tenero'. I partigiani della zona di Fossano sono molto organizzati: bloccano treni, assaltano autocarri tedeschi, compiono azioni di polizia annonaria e sono ben visti dalla popolazione. Il famigerato capitano Ferrari è defunto. Tra Ormea ed Oneglia si trovano solo truppe tedesche. Nella giornata in corso correva voce che i tedeschi volevano disarmare la milizia, ma trattasi di notizia falsa".

22 febbraio 1945 - Dal comando delle Brigate S.A.P. di Sanremo al comando della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati" ed al C.L.N. di Sanremo - Comunicava che il lavoro di riorganizzazione, nonostante la carenza di armi e la difficoltà di reperire uomini dotati di qualità militari, procedeva bene, con Brigate già suddivise in Distaccamenti. 

23 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM Fondo Valle della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ Divisione - Relazionava che nella giornata in corso era stato effettuato un bombardamento su Imperia in due riprese. La prima volta l'incursione era avvenuta alle 15.30 ed aveva come obiettivo un fortino ubicato sul molo di Oneglia. Il secondo attacco, che aveva seguito di 45 minuti il precedente, intendeva colpire il comando tedesco di marina di Via Siffredi e quello italiano [posto nell'attuale Corso Roosevelt]. Il primo "è stato centrato in pieno, ma la bomba, dopo avere passato due piani abitati da civili, giunse nel comando in questione ma non è esplosa... il comando italiano non è stato colpito ma la bomba è scoppiata a pochi metri di distanza dall'edificio e ha ferito leggermente al capo un milite ed il maggiore Trotta. La reazione contraerea del nemico è stata nulla". 

23 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM del I° Battaglione "Mario Bini" V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", prot. n° 44, al comando della V^ Brigata ed al comando della II^ Divisione - Comunicava che era in aumento il numero di effettivi delle forze nemiche presenti come presidio ad Imperia. Il giorno precedente erano, infatti, giunti nella città 20 tedeschi da Pigna, 15 da San Bernardo di Conio e, in nottata, altri due gruppi di cui non si conoscevano né entità né provenienza. Aggiungeva che a Molini di Triora, in Valle Argentina, il presidio ammontava ad un centinaio di soldati, in prevalenza tedeschi e che era probabile l'arrivo nel paese anche di una compagnia di SS. Concludeva riferendo di voci non controllate relative ad un rastrellamento nemico in quel periodo in corso in Piemonte.

25 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Avvisava che "nei giorni scorsi salivano da Pigna, provenienti da Isolabona, 17 soldati della RSI, di cui 6 tra tedeschi e russi, per rinforzare il presidio di Molini; inoltre, giunsero altri 15 militari della RSI provenienti da San Bernardo di Conio. A Pigna il presidio è di 40 uomini; a Isolabona vi sono 3 batterie antiaeree che sono bersaglio dei bombardamenti alleati. Intenso il traffico sulla rotabile Isolabona-Ventimiglia, soprattutto di carriaggi che trasportano fieno per le salmerie. A Briga ogni giorno parte un treno merci per Cuneo. A Sanson i nazisti minano nel bosco tratti di sentieri. Dal fronte a Savona le truppe tedesche ammontano a circa 4000 uomini, tutti appartenenti alla 34^ Divisione".

26 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata della II^ Divisione "Felice Cascione", Sezione SIM, prot. n° 306, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Segnalava che il giorno 22 febbraio i tedeschi avevano effettuato un rastrellamento nella zona di Cetta, Loreto e Creppo [Frazioni di Triora (IM), in Alta Valle Argentina] e che i militi repubblichini di stanza a Molini di Triora avevano perlustrato la zona di Andagna, Frazione di Molini di Triora. E che nell'ultima notte 60 tedeschi provenienti da Taggia erano arrivati sino a Molini di Triora senza conseguire risultati di sorta.

26 febbraio 1945
- Dal comando della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione" a tutte le formazioni dipendenti - Comunicazione dell'encomio solenne e della nomina a capo di Stato Maggiore della Brigata di "Artù" [Arturo Secondo]

27 febbraio 1945 - Da "Rina" alla Sezione SIM del CLN di Sanremo - Chiedeva di effettuare indagini su di un certo Poli che trafficava nel mercato nero e si pensava fosse un agente provocatore.

28 febbraio 1945 - Da "Mimosa" [Emilio Mascia, della Brigata SAP "Giacomo Matteotti", della zona di Sanremo] al CLN di Sanremo ed al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Informava che i tedeschi stavano trasferendo viveri da Villa Santa Croce di Sanremo, distrutta da un bombardamento aereo, a Villa King di Corso XXIII Marzo [attuale Corso Felice Cavallotti].

1 marzo 1945 - Da "Baffino" e "Tito R." [Rinaldo Risso, vice comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"] al comandante "Vitò" [anche "Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"] - Segnalavano che ad Andagna vi erano 21 tedeschi in procinto di obbligare 200 civili al lavoro per la ricostruzione della strada di Drego e che per intervenire si poteva impiegare anche parte dei garibaldini che stavano rientrando da Pigna.

1 marzo 1945 - Dal comando della II^ Divisione a "Franco" - Segnalava la necessità di immagazzinare nella zona di Realdo e Verdeggia, Frazioni di Triora (IM), 80 proiettili da mortaio da 81 mm, "oltre che cariche aggiuntive e da lancio".

1 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 348, al CLN provinciale ed alla Sezione SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Segnalava che per ragioni cospirative il segretario [Mario Mascia] del Comitato scrivente aveva cambiato il suo pseudonimo da "Cammeo" ad "Ulisse".

1 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 349, al comando della V^ Brigata - Comunicava che, nonostante la stretta sorveglianza nemica sussistente in Sanremo, era prossimo l'invio ai partigiani di 6 pacchi contenenti medicinali, indumenti e tabacco.

1 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 350/SIM, al "Capitano Roberta" [n.d.r.: capitano Robert Bentley, del SOE, ufficiale alleato di collegamento con il comando della I^ Zona Operativa Liguria] - Comunicava che nell'occasione venivano inviati i lucidi richiesti in relazione alle operazioni di sbarco materiali progettate dalla Missione Alleata, esprimendo, altresì, rammarico per il ritardo con cui si era proceduto a tale inoltro, ritardo determinato dal rastrellamento nemico del 18 febbraio.

3 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della V^ Brigata al commissario "Orsini" [Agostino Bramè] della V^ Brigata - Chiedeva di ricevere giornalmente la posta e segnalava che si era saputo da informatori che "Poeta", "Milan" e "Pompeo" erano trattenuti dai bersaglieri di Ceriana.
 
4 marzo 1945 - Da "Gori" [Domenico Simi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della della V^ Brigata] al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Comunicava che lo stato di salute della famiglia di "Curto" [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria], che egli aveva in custodia, era buono; che cambiava spesso dimora per paura di delazioni; che era preoccupato per la sorte di alcuni garibaldini; che "Chicò" era stato ucciso ed aveva lasciato 6 figli.
 
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), "La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)", Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

martedì 16 gennaio 2024

Attacco nazifascista alla IV Brigata

Una vista dal Passo della Pistuna. Fonte: Wikiloc

Il rastrellamento previsto contro la IV brigata ha inizio.
Una colonna di Tedeschi proveniente da Molini di Triora scende nelle prime ore del pomeriggio del 31 ottobre [1944] verso Montalto ove attende un'altra colonna proveniente da Arma di Taggia: circa trecento uomini che, raggiunta Badalucco ove compiono ulteriori saccheggi e arrestano Secondo Antonio fu Napoleone che fanno sparire, proseguono e si congiungono alla prima.
Nel tardo pomeriggio una parte dei Tedeschi ritorna a Molini di Triora mentre il grosso della colonna pernotta per proseguire all'alba del giorno successivo per Carpasio, con tutte le mucche razziate lungo il cammino.
Il Comando della brigata garibaldina, informato che quello tedesco era a conoscenza dell'ubicazione del Comando stesso, decide di spostarsi nella notte, con tutto il materiale e gli uomini, in altra località.
Il primo distaccamento e quello di brigata ricevono anch'essi l'ordine di spostarsi nella notte in un'altra località, pur mantenendo le guardie ai soliti passi.
E' l'alba del primo novembre quando circa centocinquanta garibaldini del primo battaglione del comandante Giovanni Alessio (Peletta), e del 2°, del comandante Giacomo Sibilla (Ivan), incominciano ad animarsi negli accampamenti posti tra il passo della Pistona [Pistuna] e quello di Verna, e a Costa di Carpasio, mentre alcune squadre da qualche ora erano di pattuglia.
Il Comando brigata, come prestabilito, aveva rapidamente attuato lo spostamento. Rimane invece appostata sulla strada una squadra agli ordini del vicecomandante di brigata Angelo Perrone ("Bancarà" o "Vinicio"), per attendere la prevista colonna nemica proveniente da Montalto e diretta a Carpasio. Ma non avvertito alcun movimento apparente, la squadra si ricongiunge al distaccamento alle ore 10 circa antimeridiane e perciò la colonna tedesca, non individuata ed attaccata, alle ore 11 può raggiungere indisturbata il paese di Carpasio.
Il nemico invade il paese con violenza, svaligia per l'ennesima volta tutte le case e preleva tre ostaggi di cui uno verrà fucilato a San Remo.
Sviluppa l'attacco alla IV Brigata pure da levante e perciò il primo novembre Tedeschi e fascisti della formazione del capitano F. [Ferrari] provenienti da Pontedassio e penetrati in Borgomaro, saccheggiano una dozzina di case e catturano il garibaldino Agostino Guglieri (Barba) fu Agostino, nato a Borgomaro il 24.3.1918 (che verrà fucilato a Taggia il 28.11.1944). Altre tre persone catturate come ostaggi finiranno nel campo di concentramento di Bolzano (1). Una squadra di Tedeschi saccheggia alcune case nel borgo di Candeasco.
La rapida evoluzione della situazione militare induce il vicecomandante "Bancarà" a chiedere rinforzi al primo battaglione il cui comandante "Peletta", già in osservazione col binocolo sulla cresta della montagna presso il passo della Pistona, aveva scorto una colonna tedesca in marcia in direzione del valico di Conio.
I garibaldini decidono di affrontare immediatamente i Tedeschi per bloccarli al valico e quindi ricacciarli indietro per non permettere loro di circondare la brigata.
Una quindicina di componenti del primo battaglione, ivi compresi il comandante "Peletta" (2), il vice comandante, il commissario Mimmo Semeria (Sparviero), uomini del 6° distaccamento, ed altri tra cui Pietro Frangi (Milan), "Canteria", "Nando" e Raul Oreggia (Raul), affrettano il passo per giungere al valico prima dei Tedeschi e tendere loro l'imboscata.
Si muovono sul versante a mare con "Milan" in avanscoperta che sulla cresta della montagna, giunto a circa 400 metri dal valico, scorti sul versante opposto, per i prati, numerosi Tedeschi avanzanti in ordine sparso in direzione del valico stesso, col movimento di un braccio esorta i compagni ad accelerare la marcia per arrivare prima del nemico a prendere posizione sulla cresta, alla quale ormai sono prossimi.
In anticipo solo di un minuto sul nemico ignaro, i garibaldini riescono appena in tempo a piazzare le armi automatiche e a prenderlo di mira da una distanza di circa trenta metri.
Con lo scoppio fragoroso e micidiale di un grappolo di quattro bombe a mano tedesche, lanciate da "Peletta", che provocano una strage in mezzo al nemico, inizia un violento combattimento.
Allo scoppio segue un fuoco infernale scatenato dalle armi automatiche (mitra, machinen-pistole, parabellum, Mayerling) che investe i nazisti sorpresi dall'attacco e perciò, in preda al terrore, subito tentennano e quindi cercano riparo tra le rocce che non sono a portata di mano.
La sparatoria durerà circa due ore (3).
Il comandante tedesco che, all'inizio dello scontro, con la rivoltella in pugno marciava davanti ai suoi uomini, imbottito di piombo da "Sparviero" e da altri compagni di lotta tarda a cadere; sembra che le pallottole lo sfiorino appena e avanza ancora verso la posizione garibaldina con gli occhi di ghiaccio e quasi è addosso agli uomini quando cade a terra morto. Sgomento tra i garibaldini davanti a tale allucinante spettacolo.
Rimangono sul terreno una quindicina di nemici uccisi prima che, inceppatosi il Mayerling, i garibaldini si ritirino sul valico del Maro, verso il quale i Tedeschi, rimasti incolumi, da un riparo all'altro, da un cespuglio all'altro, cercano di spostarsi.
Dai loro movimenti appare evidente il tentativo di riunirsi in colonna per portarsi a quel valico onde prendere alle spalle i garibaldini. I quali vi giungono per primi e scatta, così, la seconda imboscata della giornata.
Lo scontro si accende accanito con le avanguardie nemiche; al gruppo si sono ora aggiunti i garibaldini del 6° distaccamento guidati da "Ivan" [Giacomo Sibilla], comandante del 2° battaglione.
Si combatte per circa due ore; tra morti e feriti sono messi fuori combattimento una trentina di nemici (4).
Verso le ore 11, cessato ormai il combattimento, in perlustrazione con il binocolo "Peletta" scorge piazzata sul sagrato della chiesa di Carpasio una mitragliera da 20 mm. che inizia, in quel momento, un violento fuoco sul gruppo dei partigiani usciti dal riparo.
"Sparviero" riesce a pararsi in tempo, ma il garibaldino Giovanni Blasi (Fiorello) di Antonio, nato a Lecce il 14.11.1920, viene colpito da un proiettile alla spalla sinistra (5).
Intanto per penuria di munizioni i garibaldini si sganciano ma i Tedeschi non osano andare avanti.
A tarda sera carri nemici, che trasportano le salme dei caduti coperte di frasche, scendono per la strada di Borgomaro.
Durante questa giornata di scontri viene pure proditoriamente attaccato dal nemico, con l'aiuto di una spia, il 5° distaccamento e perciò cade il garibaldino Angelo Gorlero (Toro) fu Luigi, nato a Imperia il 5.10.1922 e due altri rimangono feriti; il nemico perde tre uomini.
Il comando partigiano, prevedendo un rastrellamento generale per il giorno successivo, che avrebbe potuto precludere ogni possibilità di ritirata alla IV Brigata, ordina ai distaccamenti di scindersi ordinatamente in squadre secondo le istruzioni a suo tempo emanate.
Il 2 di novembre tre colonne di nazifascisti, rispettivamente provenienti da Conio, da San Bernardo e da Aurigo dove avevano pernottato (presumibilmente gli stessi che il giorno innanzi avevano sostenuto i combattimenti ai valichi di Conio, del Maro ed attaccato il 5° distaccamento), si riuniscono a Ville San Pietro, invadono la chiesa durante la S. Messa dei defunti e catturano quattro ostaggi (6).
Il rastrellamento si estende in tutta la valle dell'Impero, in valle Prino da Villa Talla al mare, in valle Argentina da colla d'Oggia a Montalto; viene così investita tutta la zona d'operazioni della IV Brigata.
Nel pomeriggio a Ville San Pietro si formano due colonne, di cui una, composta di Tedeschi, scende ad Arzéne, già sede del Comando della brigata, l'altra, composta di fascisti, scende a Villa Talla e assedia il paese. I nemici intimano l'alt ad un civile che non si ferma e riesce a fuggire, quindi radunano la popolazione in piazza e sono catturati alcuni membri del C.L.N. Locale. Messi in marcia, due di essi fuggono lungo la strada e i quattro rimasti vengono condotti a Valloria dove altro ancora, elusa la sorveglianza, riesce a nascondersi.
Dei tre non riusciti a fuggire, ammanettati e trascinati in prigione a Porto Maurizio dalle SS, Francesco Trucco verrà liberato dopo tre mesi di detenzione, mentre Mario Gazzano e Pietro Pellegrini, deportati nel campo di concentramento di Bolzano dopo quattro mesi, ne usciranno alla fine della guerra.
Dopo aver messo a sacco Villa Talla, la colonna fascista prosegue per Tavole e Lecchiore.
Durante il tragitto una nebbia fittissima protegge i fascisti; infatti quattro squadre garibaldine (due del 3° distaccamento e due del 4°) trattenute dal Comando allo scopo di colpirli sulla via del ritorno, a causa del fenomeno non riescono a stabilire l'entità delle loro forze, mentre li odono gridare e chiamarsi a vicenda nell'abitato di Tavole.
Allora i partigiani si appostano alla cappella di Santa Marta perché sembra, con tutta probabilità, che i nemici vogliono salirvi; invece, protetti ancora dalla fitta nebbia si portano a Lecchiore, guidati dal capitano Ferrari, e circondano il paese.
Su indicazioni di spie, sorprendono il garibaldino Patrone Battista (Patron) di Giobatta, nato a Pieve di Teco l'8.8.1926 che feriscono gravemente, ed intimano di alzare le mani a Elio Cologni (Ricon) di Antonio, nato a Bergamo il 13.01.1911, vicecommissario del primo battaglione, mentre tenta di portare in salvo il compagno ferito.
Il Cologni non si dà per vinto e reagisce ma viene mortalmente colpito al cuore da una raffica di mitra; si conclude, così, la sua nobile esistenza perché è stata di continua lotta per la libertà (7).
Anche il Patrone viene barbaramente finito con una raffica alla nuca (8).
In giornata, prima di allontanarsi da Montalto, i bersaglieri fascisti bruciano l'osteria del paese; in uno scontro nei pressi di Vasia cade il garibaldino Augusto Dal Bò (Tripolino) di Angelo, nato a Treviso il 16.07.1928. A Poggialto viene catturato e fucilato Guglieri, detto "Rinè", di Borgomaro. Cade anche Attilio Ventimiglia di Conio. E' catturato dai nazifascisti pure Armando Benza che verrà fucilato alla periferia di Oneglia il 6 novembre 1944.
Avvisate dalla pattuglia inviata verso Lecchiore il 3 novembre, le quattro squadre, che erano state tenute in riserva per le imboscate, con i rispettivi comandanti si portano rapidamente al valico di Santa Brigida per attaccare il nemico che sta transitando per scendere verso la costa, ma giungono in ritardo. La retroguardia composta da diciassette fascisti si salva, così, per pochi minuti.
Nonostante i combattimenti sostenuti per due giorni consecutivi, gli appostamenti prolungati sotto terribili acquazzoni, i vestiti fradici senza possibilità di asciugarli ad un fuoco ed alcune perdite subite, i garibaldini escono dal rastrellamento, condotto dal nemico con ingenti forze per distruggere la gloriosa IV Brigata isolata in Liguria, col morale alto e le fila del tutto intatte.
Ed appunto il nemico, conscio dello scacco subito, scatena la sua rabbia su vari paesi del litorale.
Il 3 di novembre rastrella cinque persone a Castellaro, fra queste Vincenzo Capponi viene deportato in Germania ed altre due nelle carceri di Marassi a Genova. In rastrellamento fucila Giambattista Filippi a Terzorio e sulla strada una giovane donna che transitava in bicicletta.
Rastrella sessanta civili a Riva Santo Stefano, di cui, quaranta deporta nella villa Magnolia a San Remo, venti a Marassi ed in seguito, otto di questi in Germania, compresi Renato Minasso, G.B. Garibaldi,  Settimo Boeri e Gerolamo De Micheli.
Nella prima decade di novembre si stabilisce a Baiardo una compagnia di bersaglieri fascisti di cui descriveremo le malefatte, e vi rimarrà fino alla liberazione; durante questo periodo colpirà duramente le località di Vignai, Fontana Bianca, Pei, Valeglia, Ciliegia, Castello, Serra, San Giorgio, Carosse, Fornace, e Berzi.
[NOTE]
1 Gli ostaggi ostaggi catturati e finiti a Bolzano in campo di concentramento sono: Aldo Gandolfo, Giacomo Guglieri, Onorino Toesca; vi rimarranno fino alla liberazione.
2 Giovanni Alessio (Peletta) fu un grande combattente per la libertà. Nell'aprile 1944 disarmò due carabinieri a Borgo Prino e a Caramagna; nella primavera, con una squadra, catturò il presidio fascista di San Lorenzo al Mare; attaccò per tre giorni un presidio nemico nei pressi di Civezza; prelevò a Villa Ludovici otto Tedeschi in servizio ai pozzi minati; catturò e disarmò la batteria di Poggi composta da trentasette milili della San Marco e da un Tedesco; sbaragliò una colonna nazifascista presso Prelà; il 4 settembre 1944 attaccò e distrusse una squadra tedesca presso Santa Brigida. Le imboscate da lui tese coi suoi uomini, susseguitesi per tutto l'inverno a Tavole, a passo Verna, a passo Pistona, a Pietrabruna, a Dolcedo, ecc., causarono tali perdite ai nazifascisti che essi stessi lo bandirono promettendo una taglia di un milione di lire da consegnarsi a chi l'avesse catturato e rortato vivo o morto al loro Comando.
3 Da una relazione della IV brigata pervenuta al Comando divisione il 26.12.1944.
4 In occasione dei vittoriosi scontri venne emesso dai Comandi partigiani il seguente ordine del giorno:
"... Corpo Volontari della Libertà aderente al C.L.N.
Comando Divisioni e Brigate d'Assalto "Garibaldi".
Ispettorato della I e II Zona Liguria.
       Al Comando della IV Brigata.
       A tutti i volontari della IV Brigata.
                                                                                               Ordine del Giorno
Il Comando della IV brigata e tutti i volontari della libertà che la compongono sono citati all'ordine del giorno per avere, durante l'ultimo tentativo di rastrellamento, saputo tener testa con fermezza e coraggio a tutti gli attacchi del nemico, passando quindi alla controffensiva ed infliggendo ai Tedeschi gravi perdite.
L'encomio è decretato al comandante "Ivan" ed al 6° distaccamento per il loro valoroso comportamento e per lo spirito combattivo dimostrato al passo del Maro il primo novembre contro il tentativo di rastrellamento nemico.
L'encomio solenne è decretato al garibaldino Blasi che, incurante dell'offesa nemica, troppo si esponeva e rimaneva mortalmente ferito al passo del Maro il primo di novembre.
L'encomio solenne è decretato al vicecomandante di brigata "Vinicio", al comandante "Peletta" e alla squadra del primo battaglione che con loro ha combattuto a passo di Conio e al passo del Maro, per essere stati gli animatori della lotta, per decisione nel combattimento e alto spirito combattivo.
La IV ha saputo in questa circostanza mantenere alta la bandiera della divisione "F. Cascione" e la sua eroica tradizione di sacrificio e di lotta per i più alti destini della Patria.
                               Il Comandante Ispettore della I e II Zona Liguria
                                 firmato: "Simon"                                                             ..."
(n.d.r. - Angelo Perrone aveva due nomi di battaglia: "Vinicio" e " Bancarà")
5 A nulla valsero le cure. Il 7 di novembre 1944 il garibaldino Blasi colpito da setticemia cessa di vivere, murato in una nicchia rifugio di una “fascia” di Valloria, ove era stato nascosto, assistito dal dr. D'Alessio.
6 Gli ostaggi verranno rinchiusi nelle carceri d'Oneglia e sottoposti a torture per due mesi.
7 Vedi nota 8 del capitolo precedente.
8 Da relazione del Comando IV brigata "E. Guarrini" alla Delegazione militare della I Zona Liguria, prot. n. 6/Cm, 5.11.1944.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa, 1977, pp. 235-240

domenica 19 marzo 2023

Pare che in prossimità di Cesio i partigiani abbiano iniziato un'azione contro i Muti

Cesio (IM). Fonte: mapio.net

Per ritorsione e per vendicare i compagni caduti, il 4 ottobre 1944 attaccammo il caposaldo nemico di Cesio.
Insieme ad alcuni altri, il mio compito era quello di trasportare a spalle una mitragliatrice pesante con relative munizioni. Camminammo da Colle San Bartolomeo fin quasi al paese di Caravonica da dove era possibile battere il presidio nemico di guardia ad un ponte minato. Ma il nemico era ben protetto e il nostro attacco ebbe scarso successo.
Sandro Badellino, Mia memoria partigiana. Esperienze di vita e vicende di lotta per la libertà di un garibaldino imperiese (1944-1945), edizioni Amadeo, Imperia, 1998  

Bisognerà muoversi, tenere moralmente i distaccamenti in efficienza bellica e, oltretutto, vendicare nel modo più efficace i compagni caduti nell'imboscata di Pieve di Teco.
Il 2 ottobre 1944, presa la decisione di attaccare il presidio nemico di Cesio composto da circa quaranta uomini, brigate nere del battaglione «Muti», uccisori dei compagni di Nino Berio, viene studiato nei minimi particolari il piano di annientamento (per spazzare quel triste covo), partendo dalla considerazione che il presidio in avamposto, molto isolato, distava all'incirca sette chilometri da quello più vicino di Chiusavecchia.
Appostata una squadra a sud di Cesio sulla statale 28 per bloccare eventuali rinforzi nemici proveniente da Chiusavecchia, altre squadre avrebbero portato un attacco concentrico al paese, supponendo che in esso e alla periferia fossero dislocate le postazioni nemiche. A forze pari il fattore sorpresa avrebbe dovuto giocare a favore dei partigiani, scelti tra i più coraggiosi della brigata.
Lasciata Piaggia alle ore 8, trentasei garibaldini del distaccamento d'assalto «G. Garbagnati» e una squadra del battaglione «Nino Berio» unitamente al vice comandante di divisione «Cion» [Silvio Bonfante], al vice comandante di brigata «Mancen» [Massimo Gismondi] ed al commissario «Mario» [Carlo De Lucis], giungono a Pieve di Teco nella mattinata del 3 ove procedono ad una retata di spie e pernottano nel paese.
Però la spia annidata nel Comando partigiano riesce ad informare del prossimo attacco i fascisti di Cesio che nel corso della notte raddoppiano gli effettivi. Conosciuto il fatto e la fallita sorpresa, «Cion» decide di attaccare ugualmente: è nel suo stile.
Prima dell'alba del giorno 4 i garibaldini partono verso Cesio. La marcia di avvicinamento si compie senza ostacoli ma termina con alquanto ritardo sul previsto.
Ormai è già chiaro ad oriente quando i partigiani si accingono, col fiato grosso per la marcia affrettata, ad appostarsi.
Dal colle San Bartolomeo si staccano due squadre: una di cinque uomini con una mitragliatrice pesante va a piazzarsi a sud del paese per stroncare un eventuale invio di rinforzi da Chiusavecchia e per battere contemporaneamente, con più ampio respiro, tutta la zona. L'altro nucleo cala su Cesio bloccandone la periferia. Nel contempo il grosso delle forze, raggiunto il passo omonimo e divisosi in tre squadre, piomba dai tre lati sopra il ponte rotto.
«Cion» urla (altra sua romantica qualità di guerrigliero latino): "Fascisti... siamo i compagni di Nino... siamo venuti a vendicarlo... difendetevi ...fuoco!" <1.
L'azione ha inizio con una mitragliatrice pesante «Breda», tre «Machinen-Gravers», due «Saint-Etienne», tre lanciagranate ed alcune armi automatiche individuali.
Sono le 7,30 precise; all'urlo di «Cion» i fascisti, che stanno facendo colazione e l'alza bandiera, capiscono e riescono a dileguarsi tra gli alberi di ulivo. Il fuoco inizia violentissimo, i garibaldini scendono all'attacco benché la conformazione della vallata impedisca loro di battere con precisione l'accampamento nemico ove regna panico e disorientamento.
In un primo tempo il fuggi fuggi tra i fascisti, che lasciano sul terreno un morto ed un ferito grave (il comandante del presidio ten. Lo Faro), é generale <2.
I loro baraccamenti sono crivellati e sconvolti dalle raffiche dei mitragliatori, dalle bombe a mano e dai colpi ben piazzati dei lancia granate.
Frattanto, raggiunte a fatica le loro vantaggiose posizioni, i «Muti» aprono un fuoco intenso con due mitragliatrici pesanti «Fiat», alcuni mitragliatori, fucili e mortai da 45 mm.
La lotta dura circa due ore; tra gli spari si odono gli ordini e le invettive dei comandanti nemici: "Raggiungi il «Sant-Etienne»". "Non posso, signor tenente, mi tirano addosso", poi le vecchie canzoni di lotta «Fiamma Nera» e «Giovinezza», echeggiano nella vallata tra gli ulivi e le raffiche di mitragliatrice, poi ancora insulti ed invettive: "Tirate meglio... fatevi sotto, fatevi vedere se avete del fegato" <3.                                                                              
Il nemico, convinto di essere circondato da forze preponderanti, resiste con tutta la sua disperazione, consapevole della sorte che l'attenderebbe se venisse sopraffatto.
È una lotta mortale; i garibaldini sparano con cieco furore, il pensiero dominante é vendicare Nino e gli altri compagni.
Però venuta a mancare per le ragioni suddette la sorpresa, il fuoco incrociato delle armi del nemico rende problematico e oltremodo temerario un assalto. Sarebbe follia e morte certa, tanto più che non si conosce con precisione l'esatta ubicazione delle postazioni nemiche. Nonostante ciò qualcuno vorrebbe tentarlo. Però non resta che la determinazione di continuare un violento duello di logoramento col nemico.
In questa fase dello scontro vengono uccisi alcuni brigatisti neri compreso un borghese delatore, alcuni altri rimangono feriti. Nessuna perdita da parte garibaldina <4.
Intanto richiamati dagli spari, giungono rinforzi autocarrati al nemico da Chiusavecchia.
Le squadre partigiane data l'esiguità delle loro forze, ritenendo foriera di perdite la tattica di snidare i «Muti» dalle loro munite e difficili postazioni, risalgono a Cesio ove compiono pulizia di tutto ciò che é segno di collaborazione e aiuto ai fascisti <5.
Viene sequestrato, tra l'altro, il materiale di cucina che serviva per l'alimentazione dei «Muti» (marmitte, pentole, viveri ecc.) e completamente requisita o resa inutilizzabile la dotazione di un albergo che usava ospitare i fascisti e i loro famigliari (materassi, coperte, effetti, ecc.).
I fascisti giunti di rinforzo riescono a tagliare fuori del grosso una squadra del distaccamento «Marco Agnese» comandata da «Trucco» che, però, infiltratasi tra le maglie nemiche, miracolosamente raggiunge i compagni oltre il colle San Bartolomeo.
Il tenente Lo Faro, ferito, ordina ai suoi uomini di andare in paese per prelevare alcuni ostaggi da fucilare; la sentenza non viene eseguita ma sono fatte saltare alcune case e fienili ed é catturato un giovane presunto partigiano. L'azione non ha dato i risultati sperati. Il gruppo, ad eccezione del comandante «Boscia» <6 che con otto garibaldini rimane a Pieve di Teco per ragioni di servizio, nel tardo pomeriggio raggiunge Mendatica ed il giorno 5 perviene a Piaggia, mentre il distaccamento «F. Airaldi» riprende posizione nella casermetta del Tanarello.
Intanto il 5 di ottobre «Simon» [Carlo Farini] aveva avuto un colloquio con Giovanni Parodi (Michele) membro del Triunvirato Insurrezionale per la Liguria delle brigate Garibaldi, e con Baldini (Matteo) segretario della federazione del P.C.I. di Imperia e addetto ai collegamenti con la città, in cui si era discusso sulla formazione delle Giunte Popolari, presenti i candidati Sindaci di quasi tutti i Comuni della valle Impero.
Il 6 di ottobre riuniva in due casoni posti di fronte a Carpasio il Comando della IV brigata e tutti i comandanti e i commissari di distaccamento per discutere le cause che avevano determinato i precedenti sbandamenti garibaldini in seguito ai rastrellamenti nemici ed il ripiegamento in alta montagna (Piaggia) della I brigata.
Nel contempo emanava direttive per una maggiore disciplina ed un più stretto contatto tra i distaccamenti ed il comando e disponeva che la IV brigata rimanesse sulle sue posizioni (funzioni di collegamento tra la costa e l'alta montagna).
Nel pomeriggio il vice commissario della I brigata Osvaldo Contestabile (Osvaldo) era nominato commissario della V brigata ed il garibaldino Beniamino Miliani (Miliano) assumeva l'incarico lasciato libero da «Osvaldo».
Finite le riunioni, «Simon» rientrava al Comando divisione a Piaggia incalzato dalle notizie del rastrellamento tedesco iniziato nella valle Argentina e a Pigna contro la V brigata e del ripiegamento di questa sulle posizioni della I. A causa di questi precipitosi spostamenti a piedi o a dorso di mulo, «Simon» si ammalava di broncopolmonite. Il 12 di ottobre sembrava segnare un inizio di miglioramento, ma era mera illusione.
[NOTE]
1 Dal diario di Gino Glorio (Magnesia).
2 Dal diario di Luigi Massabò (Pantera).  
3 Dal diario di Gino Glorio (Magnesia).
2 Dal diario di Luigi Massabò (Pantera).                                            
4 Le perdite inflitte al nemico risultano nella relazione n. 330 di protocollo, del 4.10.1944, inviata dallo Stato Maggiore al Comando divisionale nel pomeriggio stesso della giornata dello scontro.
5 Nelle postazioni «Muti» di Cesio si trovava tutto il marciume della gioventù fascista e filotedesca della riviera, da Oneglia a Ventimiglia. Da lì partivano le rappresaglie contro i civili, le azioni di disturbo ed i rastrellamenti effettuati nelle zone adiacenti.
6 Il comandante Franco Bianchi (Stalin) aveva anche il nome di battaglia «Boscia».

Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977, pp. 141-144 

3 ottobre 1944
Questa notte forti contingenti di partigiani, provenienti dai pressi di Acquetico, sono transitati per Pieve di Teco, diretti versi il Colle S. Bartolomeo.
A quanto si vocifera, pare che in prossimità di Cesio i partigiani abbiano iniziato un'azione contro i Muti. Intanto è da ieri che Pieve è bloccata dalla parte di Imperia.
Questa mattina, con una macchina da turismo proveniente da Albenga, sono giunti sei o sette tedeschi per la misurazione dei ponti demoliti.
Sono le 18 e non si sa ancora niente di preciso circa ciò che sia accaduto verso Cesio.
Sono le 5 e si lancia «la grida» che, per ordine del Commissario Prefettizio, il coprifuoco è stabilito dalle ore 8 di stasera alle 5 di domani; il lanciatore proclama: «Le pattuglie spareranno su tutti quelli che dopo le ore 8 si troveranno fuori di casa».
Queste pattuglie sono formate da patrioti e tale grida l'hanno fatta lanciare per loro maggiore sicurezza.
Questi partigiani a Cesio hanno combattuto dall'albafino alle ore 10.
- All'una erano già a Pieve.
4 ottobre 1944
Si dice che nel combattimento svoltosi ieri a Cesio i repubblichini abbiano avuto perdite assai gravi e che in parte sono state danneggiate dal fuoco parecchie case - Però sono sempre notizie incerte. Mentre scrivo parecchi di questi partigiani vanno in cerca di uomini per farli andare alla Paperera al di là del ponte rotto ove, trovandosi un camion con un carico di viveri, vorrebbero farlo trasbordare per Pieve.
E tutto per non lasciarlo proseguire per Vessalico ove sono una quarantina di tedeschi al lavoro per la ricostruzione di quel ponte.
Questa notte io e mia moglie abbiamo pernottato nel Barcheto nella villa.
Questa decisione fu consigliata dallo strano caso delle cose incombenti e per assicurare tranquillità a mia moglie che vive sempre sotto l'incubo della drammatica notte del mio arresto.
5 ottobre 1944
L'azione a Cesio ha effettivamente dato luogo a rappresaglie da parte tedesca.
Si dice che in Vessalico siano giunti altri tedeschi di rinforzo per affrettare la riparazione del ponte.
6 ottobre 1944
Giornata d'acqua a dirotto - L'Arroscia è in piena e tutti si augurano che cresca maggiormente onde ostacolare ai tedeschi le riparazioni ai ponti - Si nota fin da stamattina un'insolita attività di patrioti: ve ne è una vera invasione.
L'acqua ha diminuito di intensità, ma piove sempre.
Manca totalmente la farina - Oggi si è ancora distribuito un etto e mezzo di pane procapite, ma si dice che domani non sarà più possibile alcuna distribuzione.
Nino Barli, Vicende di guerra partigiana. Diario 1943-1945, Valli Arroscia e Tanaro, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 1994,  pp. 123,124

sabato 9 luglio 2022

Il 2 febbraio 1945 erano stati arrestati 10 giovani, forse appartenenti alla banda dell'avvocato Buzzi

Sanremo (IM): una vista sul Porto Vecchio

Il I° febbraio del 1945 Emilio Mascia (Mimosa), responsabile del Sim (Servizio informazioni militari), concluse la sua relazione sull'avvocato Buzzi di San Remo, persona, quest'ultima, entrata in contatto, verso fine novembre del '44, con gli ambienti legati alla Resistenza, come riferisce lo stesso "Mimosa" nella parte iniziale della sua inchiesta: "Come è noto l'individuo in intestazione generalizzato iniziò a farsi notare nell'ambiente sanremese del movimento di liberazione nazionale nella prima quindicina del novembre scorso, quando lo scrivente, per supposti convegni che lo stesso Buzzi avrebbe avuto con elementi antifascisti inviati, secondo incontrollate indiscrezioni, da Genova per promuovere sul posto un piano di riorganizzazione dell'antifascismo sanremese, ebbe ad occuparsi in modo particolare del caso di cui trattasi".
Per la precisione, il primo documento in nostro possesso in cui viene menzionato l'avvocato Buzzi è datato 28 novembre 1944 e porta la firma del segretario del Cln di San Remo, Mario Mascia (Cammeo). L'oggetto della lettera (inviata al Comando della IV Brigata e per conoscenza al Comando della Divisione "Cascione") tratta di informazioni generali sul dottor Samà, alias avvocato Buzzi: «Circa questo signore, che si firma anche avvocato Buzzi e che si serve di altri individui, quali l'Abbondanza Mario, di cui ad un vostro precedente rapporto trasmessoci per competenza, le informazioni che abbiamo potuto raccogliere sul suo conto sono molto imprecise. Parrebbe che, prima dell'8 settembre abbia fatto parte dell'Ovra: certo è che non si conoscono esattamente i suoi mezzi di esistenza, pur vivendo egli abbastanza agiatamente senza avere un'occupazione. Nelle scorse settimane il Samà si è interessato, per conto di elementi probabilmente badogliani e legati alla monarchia, di costituire illegalmente organizzazioni. Lo abbiamo diffidato, poiché il nostro lavoro risulta intralciato dalla sua azione. In un secondo momento, poiché egli era in rapporti con il compagno "Pucci" e sembrava intenzionato a fornire indicazioni, peraltro abbastanza note, gli abbiamo consigliato di tenersi in contatto con il compagno "Pucci", fornendo a noi, essendo egli nella zona di nostra competenza, le informazioni di cui egli possa venire a conoscenza. In ogni modo, almeno per il momento, vi raccomandiamo di diffidare di lui, ordinandogli, in ogni caso, di tenersi in contatto col nostro Sim attraverso il compagno "Pucci".»
Romano Lupi, L'attività del Comitato di liberazione nazionale di San Remo nel 1944-1945 e il mistero de "La Giustiziera", Bollettino di Villaregia, Comunità di Villaregia, Via N. Bixio 69, Riva Ligure (IM), XIII-XIV- XV (2002-2003-2004) NN. 13-14-15 
 
Nei giorni immediatamente successivi all’8 settembre 1943 un gruppo di cittadini sanremesi guidati dal dottor Giovanni Cristel, coadiuvato da Antonio Canessa e Alfredo Esposito, raggiunsero un accordo con il maggiore Ferrari e il dottor Samà per poter prelevare armi e munizioni dal Presidio di via Lamarmora, che era stato abbandonato dai militari il 9 settembre, mentre altri armi furono asportate da un deposito di corso Garibaldi e consegnate a Michele Silvestri, che faceva parte di un gruppo operante a Verezzo, da dove sarebbero state riportate in città con la collaborazione del già ricordato Canessa, il quale le fece portare in un luogo più sicuro per evitare che finissero nelle mani di tedeschi o fascisti.
Nel corso del 1944 il già citato partigiano Michele Silvestri (Milano), coadiuvato anche dalla giovanissima figlia Dilanda, organizzò i primi gruppi di resistenza a Verezzo, dove costituì una propria banda, facente parte dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica), che il 1° ottobre 1944 sarebbe stata inclusa nelle formazioni cittadine SAP.
Durante la guerra di Liberazione il distaccamento GAP di Verezzo operò diversi colpi di mano grazie ai quali furono recuperati denaro, indumenti e viveri poi inviati alle formazioni partigiane di Gino Napolitano e Vincenzo Orengo.
Da segnalare inoltre che il 4 dicembre 1944, nei pressi di Verezzo, un gapista uccise un soldato tedesco che voleva arrestarlo.
(fonti: testo di Andrea Gandolfo...)
Redazione, Storia di Verezzo, Sanremo. Storia e Tradizioni 
 
Nel frattempo Avogadro, in veste di collaboratore dell’intelligence britannica, per allacciare col Piemonte un servizio informativo alle dipendenze degli inglesi si era recato in Liguria, dove l’Arma «aveva perso molto terreno in seguito alla condotta degli ufficiali di quella Legione che in massa avevano aderito alla repubblica» <14. Riconoscendo improba l’impresa di impiantare un’organizzazione clandestina, per le sue forze e per la limitatezza delle sovvenzioni, riuscì a raggruppare una cinquantina di carabinieri nella zona tra Imperia e Sanremo, affidati alle cure del pretore di Taggia, il giudice Alessandro Savio, insieme al quale incontrò un comandante di una banda in costituzione (probabilmente Michele Silvestri “Milano”, comandante del distaccamento Gap di Verezzo, confluito poi nelle Sap di Imperia), ma i contatti con gli uomini di questo territorio furono saltuari per il resto della guerra.
Enrico Pagano, “A favore dell’Arma”. L’attività nel periodo clandestino di Rodolfo Avogadro di Vigliano, questore di Vercelli nominato dal Cln, l’impegno, a. XXXV, nuova serie, n. 2, dicembre 2015, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia
 
9 gennaio 1944 - XXIII
(Relazione trascritta in ritardo)
Ci giunge un'informazione secondo la quale in Via Goethe, 16 (ultimo piano) presso Modena (frantoiano con frantoio al Roglio) esiste la stamperia clandestina della Brigata Cittadina (ciclostili, carta, ecc.).
Anzi, si sa persino che dev'essere in composizione un manifesto contro il Comandante Mangano.
Fatta l'azione di sorpresa, al mattino del 5 gennaio, al Comando personale del Comandante Mangano, unitamente al V. Com.te Ravina ed ai legionari Nicò, Pelucchini, Borea, Albanini, Cottali, nulla è stato trovato, nulla rintracciato neppure indizi né carta da ciclostile.
In casa sono stati trovati tre individui... Samà... noti come accaparratori di sterline e trafficanti in borsa nera.
Perlustrati il mulino e le cantine, nulla è stato trovato.
Ripetere il tentativo di notte?
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan. Documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo
 
9 gennaio 1944 - XXIII (Relazione trascritta in ritardo) [...] Gino Napoletano [Gino Napolitano] che comanda la banda di Bussana (?) [n.d.r.: il punto interrogativo è nel brogliaccio] è a S. Remo.
Investigare sulla cosiddetta "Brigata Cittadina" (organizzazione rossa, comunista) che opera in S. Remo. La comanda l'Avv. Buzzi... [...] Informazioni passate alle SS germaniche
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan. Documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo

Furono poi eseguiti diversi confronti [n.d.r.: di Antonio Capacchioni, partigiano attivo nel Gruppo Sbarchi Vallecrosia, catturato casualmente a metà gennaio 1945] fra i quali uno con certo Samà, alias Buzzi, ma che non portò ad alcun risultato.
Ernest Schifferegger (altoatesino, interprete, ex sergente SS) in un verbale degli interrogatori subiti, confluiti in un documento del 2 giugno 1947 redatto dall’OSS statunitense
 
30 gennaio 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 238, all'ispettore della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Segnalava l'arresto da parte dei tedeschi di alcuni appartenenti alla "banda Buzzi", tra i quali figuravano "Borgogno" e "Taganoff" [n.d.r.: Ernesto Lanteri, furiere di battaglione nella V^ Brigata], e l'uccisione di "Tripodi". "Mentre ci riserviamo farvi tenere completo rapporto a riguardo della banda dell'avvocato Buzzi entro la settimana, v'informiamo che, in questi ultimi giorni, alcuni membri della banda Buzzi sono stati arrestati dai tedeschi o dai membri delle Brigate nere. Come già comunicatovi il nominato Tripodi, membro della banda Buzzi, venne ucciso una decina di giorni or sono a San Martino, mentre si recava a compiere un'azione di prelevamento fondi. Un altro membro, Renatuccio Borgogno, figlio di G.B. Borgogno, ucciso unitamente ai fratelli Zoccarato dalle Brigate nere alla vigilia di Natale, è stato arrestato pochi giorni or sono. Sembra, infine, che un terzo membro, "Taganoff", già appartenente alle vostre formazioni, e da qualche tempo nascosto nelle vicinanze di San Remo, sia stato arruolato dal Buzzi la settimana scorsa. Anche il "Taganoff" venne misteriosamente sorpreso dalle Brigate nere alcuni giorni or sono e arrestato".
1 febbraio 1945 - Dal CLN di Sanremo,
prot. n° 250, Sezione SIM, all'ispettore della I^ Zona Operativa Liguria - Relazione sulla figura dell'avvocato Buzzi: "elemento unanimente descritto a fosche tinte, come losco, astuto, privo di scrupoli, provocò una generale diffidenza, tanto più che indagini esperite sommariamente su di lui davano la certezza trattarsi di un ex-agente dell'OVRA. Tale constatazione, unitamente ad altri accertamenti circa la sua oscura attività di affarista senza scrupoli, di trafficante di dubbia specie e di antifascista sui generis, fece sì che venne formalmente diffidato ad inserirsi subdolamente nelle organizzazioni di influenza del CLN di San Remo".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945). Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Durante i rastrellamenti [di fine gennaio 1945] opera anche la banda fascista del comandante Buzzi; però alcuni membri di tale banda sono arrestati dai Tedeschi e dai brigatisti neri perché sospettati di intelligenza con la Resistenza. Un membro della banda, un certo Tripodi, viene ucciso dai partigiani in uno scontro, così succede per certi Borgogno e Taganò.
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Dal Primo Gennaio 1945 alla Liberazione, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005 
 
3 febbraio 1945 - Da "Mercurio" alla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] del CLN di Sanremo - Comunicava che l'avvocato Buzzi era in contatto [n.d.r.: vedere infra Ferrari in documento OSS] con un ex maggiore dell'89° Reggimento fanteria, sulla cui identità si stava indagando.
3 febbraio 1945 - Da "Amerigo" [Adalgiso Rovelli] al CLN di Sanremo - Comunicava che alle ore 8.30 era stata vista un'automobile delle SS tedesche fermarsi davanti alla casa dell'avvocato Buzzi in Via Lamarmora; che erano scesi l'avvocato e due individui in borghese, i quali, una volta entrati, dopo 10 minuti erano usciti con una valigia di medie dimensioni.
3 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM del CLN di Sanremo alla Sezione SIM della V^ Brigata - Segnalava che il membro del Comitato, di espressione del Partito d'Azione, era stato arrestato e che il 2 febbraio erano stati arrestati 10 giovani, forse appartenenti alla banda dell'avvocato Buzzi.
12 febbraio 1945 - Da "Rina" alla Sezione SIM del CLN di Sanremo - Riferiva che l'ufficiale visto parlare in diverse occasioni con l'avvocato Buzzi quasi di sicuro era il maggiore Ferrari già dell'amministrazione del 90° Reggimento fanteria.
13 febbraio 1945 - Dalla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] del CLN di Sanremo, prot. n° 284/SIM, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - ... Segnalava che l'avvocato Buzzi era ancora trattenuto e che la posizione di costui rimaneva oscura, in quanto sembrava che nella sua abitazione fossero stati ritrovati gioielli, 'forti quantitativi di denaro' e titoli...
2 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 354, alla Sezione SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"  della II^ Divisione "Felice Cascione" ed all'Ispettorato della I^ Zona Operativa Liguria - Segnalava che... in Sanremo agivano 7 persone che si erano autodichiarate partigiani, possedevano tesserini indebitamente rilasciati dall'avvocato Buzzi a nome di una sedicente Brigata "La Giustiziera", avevano svaligiato la casa di un sostenitore dei partigiani, "distruggendo per vandalismo ciò che era asportabile", ed "insidiavano donne e bambini"; che era necessario provvedere all'arresto dei richiamati elementi, "anche per evitare che tutti gli sforzi fatti per creare il movimento siano resi vani"...
10 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 412, alla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" - Segnalava che un gruppo di 8-10 persone continuava a razziare nei dintorni di San Romolo, campo golf e Borgo. Aggiungeva che si trattava "dei resti della Banda Buzzi i quali sono recalcitranti a rientrare in formazione". Chiedeva a quel punto quali misure dovessero essere adottate.
10 marzo 1945 - Dalla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 334, al comando della II^ Divisione - Sottoponeva all'attenzione del comando di Divisione una comunicazione del CLN di Sanremo su di un certo capitano Ferrari che voleva prendere "il posto dell'avv. Buzzi al comando della non riconosciuta [banda partigiana] 'La Giustiziera'". Aggiungeva che il Ferrari era un "individuo losco già appropriatosi di materiale destinato alla montagna". Sosteneva che occorreva,
per capire se si trattava di persona che voleva "redimersi dai suoi trascorsi" oppure di un agente provocatore, indagare sul Ferrari, il quale era in contatto con il maresciallo dei carabinieri Picchio, un individuo pericoloso.
da documenti IsrecIm in Rocco FavaOp. cit. Tomo II
 
Dal Panettoni il RAITER voleva sapere se certo SAMA', arrestato in precedenza, si identificava nel partigiano che portava il nome di battaglia di BUZZI.
Il PANETTONI, dopo diverse percosse dategli dal RAITER, disse che se si volevano avere notizie esatte del BUZZI bisognava rivolgersi alla signorina BORGOGNO Anna Maria, che in quel periodo si trovava ricoverata all'ospedale di S.Remo.
A quest'ultima infatti il PANETTONI aveva consegnato un pacco da recapitare al SAMA'.
Io ed il RAITER, accompagnati dall'autista MARTINOIA, ci recammo allora all'ospedale, ma la signorina negò recisamente ogni addebito.
Ritornammo all'ufficio ed il giorno seguente facemmo ritorno all'ospedale portando con noi il PANETTONI per un confronto.
Egli ripeté alla Borgogno come egli le avesse consegnato un pacco da recapitare al BUZZI e la pregò anche di dire tutto quello che sapeva, ma la BORGOGNO fu irremovibile e negò di avere ricevuto un pacco da consegnare al SAMA' o BUZZI che dir si voglia.
Vista l'insistenza della BORGOGNO e la sua ormai probabile complicità con i partigiani, il RAITER dichiarò in arresto la stessa e la fece piantonare durante la permanenza all'ospedale.
Dopo due o tre giorni, il PANETTONI fu rilasciato.
Dopo circa un mese la BORGOGNO uscì dall'ospedale e fu riportata al carcere.
Rimase detenuta circa 15 giorni, indi si ammalò e fu nuovamente ricoverata all'ospedale.
Di qui però, dopo solo una settimana, fu liberata da alcuni partigiani, che liberarono pure altri due detenuti, nonché catturarono i due militari che li sorvegliavano.
Ricordo che il PANETTONI venne rilasciato dietro impegno di denunciare il BUZZI qualora lo avesse identificato con certezza, facendo conoscere alle SS il luogo e dove quando egli si sarebbe fatto vedere in S. Remo.
Circa il particolare che io avrei dato due schiaffi alla signorina BORGOGNO quando ci recammo all'ospedale per il confronto con il PANETTONI non sono in grado di dare un'esatta spiegazione.
Comunque nego di avere schiaffeggiato la signorina in parola.
Ernest Schifferegger, doc. OSS cit.

A Sanremo un altro ufficio della Sicherheitspolizei e SD si occupava principalmente di repressione delle bande partigiane, dei reati di natura politica e di repressione del mercato nero: ne era a capo l’Oberschführer Josef Reiter [n.d.r.: riportato come Raiter nel documento OSS in precedenza menzionato], che non mancava di inserirsi a gamba tesa anche nelle attività di altri servizi germanici. Reiter era alle dirette dipendenze del comando di Genova, retto da Friedrich Wilhelm Konrad Sigfrid Engel (Warnau am der Havel 11/2/1909 - Amburgo 4/2/2006), il quale venne condannato all’ergastolo in contumacia per le stragi del Turchino, della Benedicta, di Portofino e di Cravasco, nelle quali nel complesso furono fucilati duecentoquarantotto tra partigiani e antifascisti. 
Giorgio Caudano
 
[ n.d.r.: altri lavori di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021;  La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna,  IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, Edito dall'Autore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, Edito dall'Autore, 2016  ]
 
Ferrari, ex ufficiale dell'esercito, informatore di Josef Reiter a Sanremo. In seguito per falsa denuncia fu arrestato dalle SS. Età anni 40, alto 1,64, corporatura snella, capelli: completamente calvo.
Considerazioni dei verbalizzatori in documento OSS cit.

 
Nell'archivio dell'Istituto Storico della Resistenza di Imperia non c'è documento che testimoni un'eventuale inchiesta sul Maggiore Ferrari, colui che si era presentato come il successore di Buzzi alla guida de "La Giustiziera". L'aspetto più strano delle relazioni da noi consultate è costituito dal fatto che, tanto con riguardo al Buzzi quanto al Ferrari, per entrambi non compaia mai il nome proprio ma soltanto il cognome, particolare abbastanza insolito per delle relazioni di un servizio di informazioni. In base al materiale da noi consultato, inoltre, non si è riusciti a sapere più nulla sul conto del Buzzi stesso. I personaggi di questa storia sembrano essere spariti nel nulla, portando assieme a loro il segreto de "La Giustiziera".
Romano Lupi, L'attività del Comitato di liberazione nazionale di San Remo nel 1944-1945 e il mistero de "La Giustiziera", Bollettino di Villaregia, Comunità di Villaregia, Via N. Bixio 69, Riva Ligure (IM), XIII-XIV- XV (2002-2003-2004) NN. 13-14-15 
 
Una pagina del documento OSS citato

SAMA': arrestato come partigiano ed essendo stata questa sua qualifica corroborata da una lettera trovata in un rastrellamento effettuato dal comando della 34^ divisione [di fanteria tedesca] fu accompagnato alla Casa dello Studente a Genova [...] 76°) SAMA'. Civile italiano, arrestato dalle SS di S. Remo [...] 97°) SAMA', alias BUZZI. Arrestato durante la permanenza del soggetto [Ernest Schifferegger] a S. Remo e trasportato alla casa dello studente.
Considerazioni dei verbalizzatori in documento OSS cit.
 

lunedì 19 luglio 2021

La strage nazifascista del Gordale


All'alba del 3 dicembre 1944, ebbe inizio il rastrellamento a monte Gordale, dove i tedeschi sapevano esservi partigiani alloggiati e riforniti di viveri dalla popolazione di Castelvittorio. Nel corso di uno scontro a fuoco un sottufficiale della GNR rimane ferito, per altre fonti invece morì, si tratta del maresciallo Salvatore Salvagni di Dolceacqua. La reazione fu immediata e si abbatté spietata ed inesorabile sui contadini. Le porte vennero sfondate, gli occupanti radunati. La rappresaglia si palesò nelle sue forme più tragiche in località Gordale, dove furono fucilati quattordici uomini di cui solamente tre in età per essere sospettati di far parte della Resistenza, mentre gli altri undici erano più che quarantenni. Nello stesso momento una famiglia di quattro persone, tra cui una bimba di due anni, veniva arsa viva nella propria abitazione, sempre in località Gordale. Due giorni dopo altri due uomini vennero fucilati in paese. Secondo Armando Izzo Fragola la reazione nazifascista scattò violenta perché il partigiano Fulvio Vicari Lilli, o meglio la sua fidanzata, aveva sparato una raffica di mitra verso un gruppo di tedeschi e fascisti.
Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016
 
[ n.d.r.: Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016  ]

Uno dei fatti più orrendi, solo secondo a quello di Torre Paponi, accade il 3 dicembre 1944 nell'alta Val Nervia, quando duecento uomini combattenti Tedeschi, bersaglieri e brigatisti neri, provenienti da Dolceacqua raggiungono il paese di Castelvittorio per rastrellare la zona.
Dal giorno che un reparto tedesco si era insidiato nell'abitato (8 ottobre 1944) la popolazione, benchè costretta a subire continue violenze, aveva fatto capire da quali sentimenti era animata. Ai lavori di fortificazione e di costruzione di trinceramenti, che i Tedeschi imponevano, spesso non si presentava nessuno o solo pochi comandati.
I Castellesi non avevano timore di tenere occultati nelle proprie case di campagna i partigiani, con pericolo della vita.
La collaborazione con le forze partigiane, invece di affievolirsi, si faceva più solidale, anche se il rischio era maggiore.
Si taceva e si lavorava per la Resistenza. Il nemico lo sapeva e tacciava di “banditi” tutti gli abitanti ed attendeva il giorno della sanguinosa vendetta. Non bastavano più le vessazioni quotidiane, i giorni di terrore trascorsi dagli uomini trattenuti come ostaggi nelle celle della posticcia prigione locale.
Appunto il 3 dicembre si presenta l'occasione per la rappresaglia. All'alba, iniziato il rastrellamento a monte Gordale, dove i tedeschi sapevano esservi partigiani alloggiati e riforniti di viveri dalla popolazione di Castelvittorio, si accende una sparatoria durante la quale un sottufficiale nemico rimane ferito.
La reazione è immediata e si abbatte spietata ed inesorabile sui contadini. Le porte vengono sfondate, i barbari entrano con impeto e ferocia nelle case, strappano gli uomini dai loro letti senza dare alcuna spiegazione, urlano solo “alles Kaput” (tutti a morte).
Gli uomini e le donne capiscono che è la fine: stringendo i denti e muti, come sanno essere i contadini delle aspre montagne liguri nei momenti terribili, vanno avanti nella direzione indicata loro dai carnefici. Cinque minuti dopo giunge l'ordine di fucilare i diciannove catturati: dieci in un luogo e nove in un altro.
La sentenza viene impartita, come poi ha riferito un Tedesco, dall'ufficiale Von Katen, aiutante maggiore del battaglione, con queste precise parole: “la terza compagnia, che ha avuto un ferito, ha l'onore di fucilare dieci civili”. A trecento metri di distanza viene ripetuta la stesa sentenza per gli altri nove condannati.
Prima dell'esecuzione, a tutti viene promessa salva la vita se avessero svelato l'ubicazione del rifugio partigiano, dal quale erano partite le fucilate, ma nessuno parla.
Anche le madri e le mogli rimaste nei casolari vicino odono e capiscono, ma non parlano, non dicono niente che possa danneggiare i partigiani. Lunghe raffiche di mitragliatori “Mayerling” abbattono i diciannove condannati i cui corpi rimangono sparpagliati per le “fasce” ed i cespugli. Tra questi una madre e due ragazze, falciate a bruciapelo, colpevoli di essersi scagliate con veemenza contro coloro che stavano per uccidere marito e padre.
Seguono saccheggi e rapine.
Emilio Allavena e Giovanni Orengo (Tumelin) emergono ancora di più da questo eccidio senza pari in Val Nervia.
La lezione che il nemico vuole impartire al paese non è ancora finita: ai due suddetti, accusati di aver rifornito i garibaldini, viene riservata la fucilazione da eseguirsi sulla pubblica piazza del paese.
Mentre la popolazione è a monte Gordale a raccogliere i propri famigliari trucidati, un tribunale improvvisato pronuncia la sentenza di morte.
Anche questi due contadini dimostrano al nemico ed ai compaesani di quale sangue freddo si può essere capaci. Nessuna disperazione ma calma assoluta, e vanno alla morte.
È il 5 di dicembre quando una scarica di mitra nel petto dei due padri di famiglia chiude la settimana più terribile che la storia del paese ricordi.

Così ancora una volta, dopo il 3 di luglio (sette trucidati), il 19 e il 29 di agosto, il 2 di settembre, il 5 e il 10 di ottobre, i Castellesi versano il loro sangue per la libertà.

Vittime del 3 dicembre 1944:
Allavena Eugenio Giovanni di Giacomo nato a Castelvittorio il 21-8-1923
Allavena  Filiberto  di  Giacomo                  "                              21-8-1923
Balbis  Mario  di  Giovanni                          "                               8-12-1902
Moro  Remo fu Giuseppe                             "                               25-4-1913
Orengo Giacomo fu Francesco                     "                              25-7-1884
Orengo Giuseppe  fu Francesco                   "                               15-11-1892
Orengo Giobatta  fu Giacomo                      "                               10-10-1894
Orengo  Luigi di  Luigi                                 "                               1-12-1903
Orengo Luigi fu Giacomo
Orengo Maria Caterina
Orengo  Maria  Caterina di Luigi                "                                25-11-1915
Orengo Giovanna Caterina                          "                               di  anni due
Pastor  Ludovico fu Giacomo                      "                                31-10-1905
Peverello Giuseppe fu Giovanni                  "                                 19-3-1902
Rebaudo  Stefano fu Giacomo                      "                                31-8-1894
Rebaudo Giuseppe fu Giacomo                    "                              25-11-1885
Rebaudo Giovanni fu Giacomo                   "                                 3-12-1887
Rebaudo  Giovanni fu Luigi                        "                               17-11-1907
Rebaudo  Stefano di  Luigi                          "                                   3.2.1902

Vittime del  5 dicembre 1944:
Allavena  Emilio fu Giacomo                        "                                17-8-1908
Orengo  Giovanni fu Bartolomeo                   "                              15-5-1890

Il 16 di dicembre muore a Castelvittorio anche il garibaldino Giuseppe Caviglia (Sorcio) fu Giacomo, nato nel Comune il 24-5-1892, a seguito di malattia contratta in servizio.
Dopo qualche mese i Tedeschi se ne andranno ma non dimenticheranno Castelvittorio.
Durante due rastrellamenti catturano altri giovani che vengono seviziati per far loro confessare di appartenere a bande di partigiani: ancora omertà assoluta, è la loro salvezza. Chi ammette di aver fatto parte di bande perché arruolato per forza è passato per le armi. Alcuni vengono arruolati nelle forze repubblichine. Fuggiranno alla prima occasione.
In un successivo rastrellamento, Revello Maggiorino e Rebaudo Primolino, catturati in paese con altri giovani, pagheranno con la vita per aver appartenuto alle formazioni. Traditi da spie, saranno condotti prima a Pigna per subire interrogatori, quindi a Latte [Frazione di Ventimiglia] dove verranno fucilati il 14-3-1945.

Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977