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martedì 15 dicembre 2020

L’aviazione ha bombardato il 7 Bordighera

La prima pagina del rapporto della I^ Armata Francese in data 30 dicembre 1944. Fonte: Archivio francese SHAT (Service historique de l'armée de terre)

30 dicembre 1944 - I^ Armata Francese - Gruppo Alpino Sud - 1° Gruppo del Battaglione Alpino [...]

RAPPORTO SETTIMANALE

Ventimiglia (IM): posto di (ex) frontiera di Ponte San Luigi

1) Linea del fronte: immutata. Le posizioni americane riguardano la linea dal Monte Grammondo a Ponte San Luigi [n.d.r.: zona sulla frontiera in Frazione Grimaldi di Ventimiglia (IM)]. Il 1° Gruppo dei Battaglioni controlla la costa tra Ponte San Luigi e Cap Martin. 2) Schieramento delle truppe. P.C. 1° Gruppo Villa Mont Agel strada Gorbio [...] Schieramento delle unità americane: immutato. 3) Operazioni eseguite. A.P e pattuglie normali sulla costa. Incidenti da ricordare. Nella notte tra il 23 e il 24 ed in quella tra il 27 e il 28 colpi di arma da fuoco sparati da pattuglie dei vecchi quartieri del porto [di Mentone]. Il 28 dicembre il 22° Battaglione C.A. ha ripreso un prigioniero italiano che tentava di passare in Italia in barca. Era evaso da Villafranca (Caserma Rochambault) al mattino alle 6 in barca, si era fermato a Monaco per cercare da mangiare ed era subito ripartito. È stato obbligato ad accostare dal fuoco dei nostri mitraglieri che lo avevano scorto davanti a Mentone verso le 15. 4) Rapporti Americani. Servizio giornaliero abituale di pattuglia. Obiettivi: Ciotti, alture sopra Villatella, Sant'Antonio, Calvo [n.d.r.: località e/o Frazioni nel ponente del territorio comunale di Ventimiglia (IM)] evacuati. Tiri di disturbo dell’artiglieria americana. 5) Attività nemica. Tiri di disturbo su Roquebrune, Carnollès. Insignificanti. 6) Informazioni ottenute.

Rapporto francese del 26 gennaio 1945. Fonte: Archivio francese SHAT (Service historique de l'armée de terre)

26 gennaio 1945 - I^ Armata Francese - Gruppo Alpino Sud - 1° Gruppo dei Battaglioni [...]

RAPPORTO SETTIMANALE

Roquebrune - Cap Martin: Cap Martin

1) Linea del fronte: immutata. 2) Posizione delle truppe: immutata.. 3) OPERAZIONI ESEGUITE: 1)
Notte tra il 20 e il 21 gennaio: una pattuglia americana della compagnia C in avanscoperta ha fatto 14 prigionieri. Alle 21 una pattuglia americana di 9 uomini [...] sentono parlare all'interno di uno chalet [...] Nessuno risponde. Diventa d'obbligo sparare sulle porte e sulle finestre. Due tedeschi tentano di scappare ma vengono abbattuti (8 italiani e 6 tedeschi [...]) 7 nemici feriti, 1 americano ucciso. 2) Il 21 gennaio: alle 23 una barca condotta da due uomini si presenta all'entrata del porto di Mentone. Cielo coperto, mare agitato. La sentinella per due volte non ottiene risposta ai suoi appelli. Spara un colpo in aria. A quel punto la barca oscilla verso il largo, uno degli occupanti getta un pacchetto in mare. La vedetta fa fuoco da 18 metri. La barca affonda, 1 morto, 1 ferito che viene portato al Posto di Soccorso del Gruppo. Il ferito chiede di vedere il Capitano Jones (SR americano)  [...] l'incidente deriva senza dubbio da un errore degli agenti italiani che credevano di trovarsi ancora sulla costa occupata dal nemico [n.d.r.: quindi, in territorio italiano]. D'altra parte è urgente insistere ancora una volta sul fatto che il 1° Gruppo dei Battaglioni sia preavvertito circa l'arrivo di agenti, anche una o due notti prima. (2 notti prima di questo incidente gli americani avevano preavvisato che un arrivo avrebbe avuto luogo [...] ma, siccome nessun altro avviso era stato dato per la notte seguente, l'avvenimento era stato considerato concluso). 3) 23 gennaio: tre uomini appartenenti alla 1^ compagnia del 21° B.V.E. (1) Battaglione stanziato a Cap Martin sono saltati su una mina. 1 ferito grave, 2 feriti seri [...] Movimenti di truppe tedesche in Val Nervia [...]

Fonte: Archivio francese SHAT (Service historique de l'armée de terre)

[7 febbraio 1945] I^ Armata Francese - Gruppo Alpino Sud - Stato Maggiore - 2ème Bureau - Chiffre - TELEGRAMMA [...] Arrivato: 7/2/45 alle ore 18. Decifrato alle ore 19. Mittente: Comandante del G.B.I. Destinatario: Comandante del G.A.S. - 2me Bureau. Testo: 5 febbraio 1945. Un MAS italiano con due uomini a bordo. Catturato dagli americani a Cap Martin. Materiale preso in consegna dalla Marina [Inglese]. Stop. Manovra da Monaco a Mentone. Stop. 42 colpi nemici su Mentone. Stop. Artiglieria, Aviazione e Marina amiche in azione [...]

Fonte: Archivio francese SHAT (Service historique de l'armée de terre)

 

Bordighera (IM)

Grimaldi, Frazione del comune di Ventimiglia (IM): Villa Voronoff

10 febbraio 1945 - I^ Armata Francese - Gruppo Alpino Sud - 1° Gruppo dei Battaglioni [...]

RAPPORTO SETTIMANALE

1) Linea del fronte: immutata. 2) Dispiegamento delle unità: immutato. 3) Operazioni eseguite: [...] Il 9 febbraio tiri di mortaio da 81 al limite della gittata. Obiettivi, castello Voronoff  [n.d.r.: sulla frontiera in Frazione Grimaldi di Ventimiglia (IM)] e sopra la caserma dei Carabinieri, 60 colpi. 4) Da Cap Martin 50 tiri di cannone da 75 sul castello Voronoff e Grimaldi - Reazione dell’artiglieria nemica: 2 ore, senza danni. Sminamento all'interno di Cap Martin e messa in opera di nuove mine sulla costa [...] Attività pressoché nulla del nemico [...] Attività giornaliera della marina. L’aviazione ha bombardato il 7 Bordighera. Non è ancora stata effettuata l'evacuazione totale di Mentone. 5) Operazioni in corso: Tiri di mortaio [...]

Cap Martin, Mont Agel, Mentone

stralci di documenti francesi (Archivio francese SHAT) rintracciati da  Giuseppe Mac Fiorucci in preparazione di Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2007

Una vista da Bordighera (IM) fino alla Costa Azzurra

 
Una vista da Mentone fino a Bordighera

Una vista da Roquebrune - Cap Martin fino a Bordighera

(1) 25/8/44 - Terminato il suo rapporto sulla sconfitta subìta sul monte Grammondo, “Nettu” [Ernesto Corradi] ottiene da “Giulio”, commissario di divisione [Libero Remo Briganti], il permesso di partire per la Francia, ed io con lui [...] 8/9/1944 - Scendiamo per la seconda volta in città [Mentone]; “Nettu” è fermato dalle autorità francesi e trattenuto per alcuni giorni [...] 15/9/44 - Avevamo l’incarico di perlustrare le pendici del Monte Grammondo, dove alcune pattuglie tedesche appostate potevano ancora dirigere il tiro delle loro artiglierie sulle truppe alleate in movimento. Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza. Fazzoletti Garibaldini nella ResistenzaIsrecIm, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982 

A settembre 1944 Giorgio Lavagna ed il suo gruppo vennero arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil’s Brigade, The Black Devils, The Black Devils’ Brigade, Freddie’s Freighters), reparto d’elite statunitense-canadese di commando, impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944. A questa data, per non farsi internare, questi garibaldini furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese. Adriano Maini

venerdì 24 luglio 2020

Operavo di continuo tra la Francia e la costa italiana



L'8 o il 9 febbraio 1945, a seconda delle fonti, venne ferito in un agguato a Vallecrosia Stefano Leo Carabalona, già comandante dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", poi comandante di un Distaccamento della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", in quel momento responsabile della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato. Adriano Maini
 
All'interno del C.L.N. il fatto [il ferimento di Leo] suscitò scalpore e innestò una approfondita discussione che evidenziò la urgente necessità di cautelarsi con le forze alleate della vicina Francia per una maggior collaborazione e soprattutto coordinamento. 
[...] Giungemmo [il gruppo composto da Renzo Rossi, di cui al presente racconto, Renzo "Gianni" Biancheri e Luciano "Rosina" Mannini, gruppo che in barca a remi aveva scortato sin lì Leo] nel porto di Monaco [nella notte tra il 5 e il 6 marzo 1945], dove fummo subito presi in consegna dalle sentinelle algerine e portati all'hotel de Paris, sede del comando francese. Riuscimmo a far ricoverare Leo a Nizza, ma per il resto insistetti non poco per contattare il comando inglese o quello americano che erano gli autori della missione in Italia di "Leo".
[...] Iniziò ufficialmente una più stretta collaborazione tra la Resistenza italiana e le forze alleate.
Al Belgrano, antico palazzo-maniero di Nizza ove risiedeva il comando interalleato, presentai le mie credenziali e fummo accolti e considerati a tutti gli effetti come "collaboratori", anche se non ancora "alleati". Facemmo presente anche che il nostro impegno alla lotta della liberazione dell'Italia era dettato da motivi ideali e non da convenienze personali. Chiarimmo anche con gli altri agenti italiani che già operavano con i servizi alleati, in gran parte contrabbandieri ed avventurieri, che non era nostra intenzione rischiare la pelle per fare le spie prezzolate, ancorché dalla parte giusta. Tutti si dichiararono entusiasti di partecipare alla lotta per la liberazione dell'Italia dai nazifascisti. Il contributo dei contrabbandieri alla Resistenza fu enorme ed è bene che venga reso pubblico e riconosciuto. Quando necessario partecipavamo alle riunioni dei comandi alleati. Compito della Resistenza era quello di raccogliere quante più informazioni possibili sul dislocamento e sui movimenti delle forze nazifasciste e sul posizionamento dei campi minati lungo la costa. I viaggi tra la Francia e Vallecrosia si intensificarono, con l'invio di armi ed equipaggiamenti per i partigiani.  L'invio di armi era sempre stato un problema.  I lanci con i paracadute quasi un disastro, e, quando andavano a buon fine, le armi si rivelavano inadeguate. Su indicazione del commissario Mascia di Sanremo rappresentai con insistenza la necessità che ci venissero fomite armi e munizioni compatibili con la preda bellica tedesca che riuscivamo a sottrarre ai nazifascisti. Per quanto possibile cercammo di evitare i bombardamenti per abbattere i ponti e gli altri obiettivi militari, perché creavano troppi danni alla popolazione civile.  
Venimmo incaricati di far saltare ponti e rendere inagibili altre strutture. Da Vallecrosia verso la Francia furono trasportati prigionieri di guerra alleati fuggiti dai campi di prigionia dopo l'8 settembre '43 e partigiani italiani ricercati dai fascisti. La base operativa per le operazioni era a St. Jean Cap Ferrat nella villa Le Petit Rocher.  Ricordo il motoscafista francese Cesar. Un pregiudicato francese arruolato per la sua profonda conoscenza della costa e delle correnti. Fregava la benzina e quant'altro, ma insieme a Pedretti [Giulio "Corsaro" Pedretti] non sbagliò mai una missione e fu sempre fedele.  Ricordo il pilota Fernand Guyot, ferito con due costole fratturate e trasportato in salvo in barca da Achille Andrea Lamberti assieme al colonnello Ross [solo capitano, invero] ed altri tre, un inglese e due piloti americani. Il Guyot si sdebitò con Achille a fine guerra. [...]
Operavo di continuo tra la Francia e la costa italiana. 
Renzo Stienca Rossi in Gruppo Sbarchi Vallecrosia di Giuseppe Mac Fiorucci, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007
 
Mentone

Renzo Rossi
(Renzo, Stienca, Zero)… dopo aver riorganizzato il CLN di Bordighera e dopo un periodo di permanenza in montagna lavorerà per il CLN circondariale adoperandosi tra l’altro in viaggi via mare… per stabilire rapporti tra le forze resistenziali italiane e ufficiali americani, inglesi, francesi… 
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
Nizza

Renzo [Renzo Stienca/Gianni Rossi] si accreditò presso l’OSS a Nizza. In seguito fece 4 viaggi [recando armi, documenti, uomini di collegamento, materiale vario] via mare dalla Francia [alla costa di Vallecrosia]... Renzo propose una nuova procedura con la quale si potevano avvisare i partigiani in attesa sulla costa italiana. Procedura che consisteva nello sparare due razzi da Cap Martin di modo che fossero visibili dall'area di Bordighera. Un compito che fu affidato al comando francese di Mentone. Il 17 marzo un battello, che portava due pacchi di armi e di munizioni per i partigiani, partiva da Villefranche con a bordo Renzo ed altri 2 uomini. Ma nessun razzo venne sparato, non ci fu nessuno ad accogliere in Italia quella piccola spedizione ed il battello tornò indietro. L'operazione venne ritentata con successo due notti più tardi, quella del 19 marzo... Renzo tornò definitivamente in Italia la notte del 27 aprile 1945, sbarcando a Sanremo…  
Sir Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013 
 
Per l'ennesima volta mi imbarcai a Vallecrosia per Le Petit Rocher, per mettere al corrente il comando alleato.
L'ultima mia missione è forse la più bella, perché in essa le forze alleate ci riconobbero pari dignità e demandarono i destini dei nostri paesi e delle nostre genti ai risultati della nostra missione. [...]
Renzo Stienca Rossi in Op. cit. 

10 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 410, al CLN di Bordighera - ... Segnalava che il Comando Operativo della I^ Zona Liguria desiderava inviare alcuni documenti in Francia tramite "Leo" [Stefano Carabalona, che, ferito, dal 5 marzo era già stato portato in salvo in Costa Azzurra] e di conseguenza chiedeva la data in cui fosse stato disponibile "Leo". Comunicava che 6 uomini dovevano varcare il confine.
12 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 424, al "Capitano Roberta" [Robert Bentley, capitano del SOE britannico, ufficiale di collegamento alleato con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] - Comunicava che...  quel giorno stesso il CLN di Bordighera aveva avvertito che "Leo" e "Rosina" [Luciano Mannini], accompagnati da altri due partigiani [Renzo Biancheri e Renzo Rossi], erano, nella notte tra il 5 ed il 6 marzo partiti per la Francia; che "Leo" era sempre ferito; che il suo passaggio in Francia era stato affrettato...
14 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 436, a "R.C.B." [Robert Bentley] - Comunicava che ... i garibaldini partiti tra il 5 ed il 6 marzo per la Francia non erano ancora rientrati.
19 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] , prot. n° 467/SIM, a "Brunero" [Francesco Bianchi], responsabile S.I.M. della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava che ... "Renzo" [Renzo "Stienca" Rossi] era ancora trattenuto in Francia...
13 aprile 1945 - Dal Comando Operativo [comandante "Curto" Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria ad "Orsini" [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata] - Si sollecitava maggiore attenzione nell’individuare per tempo e nell’avvertire di movimenti del nemico rispetto alla tematica sbarchi, in quanto il motoscafo di "Renzo" [Renzo "Stienca" Rossi], ricevuta una segnalazione sospetta dalla costa, era appena tornato indietro.
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), "La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)" - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

giovedì 12 dicembre 2019

La battaglia partigiana dei ponti

Isolabona (IM): il torrente Nervia

Particolarmente indica all'azione dei distaccamenti le strade 20 (Ventimiglia-Tenda), 28 (Imperia-Nava-Ceva), la via Aurelia (Ventimiglia-Albenga), la strada che da Albenga porta a Garessio-Bagnasco ecc. e tutte le altre orizzontali, in maggioranza militari che, dalla valle Argentina, o meglio, dalla frontiera, intersecandosi o congiungendosi alle strade sopraindicate, tagliano trasversalmente tutta la zona. Naturalmente, accanto a queste azioni fondamentali devono intensificarsi anche le azioni d'imboscata, l'attacco ai presidi ed ai punti fortificati, l'opera di repressione contro le spie ed i fascisti, e quella suscettibile di portare alla disgregazione delle forze repubblicane ed al loro passaggio nelle nostre file... Dal giugno al settembre 1944 infuriò la battaglia dei ponti, per cui circa settanta furono i manufatti distrutti o seriamente danneggiati... Avere resa impraticabile alle forze tedesche la strada n. 28 significava in quel momento avere messo in crisi tutto lo schieramento nemico... Questo spiega anche perché il Comando della Wehrmacht, in questo importante settore, grazie alla inazione totale delle truppe anglo-americane, scatenasse contro le formazioni partigiane della F. Cascione, con grandi forze ed accanimento non comune, un attacco dopo l'altro, con l'intento di distruggerle, senza per altro riuscirvi, al fine di riacquistare il completo controllo di queste vie di comunicazione ed una maggiore sicurezza nei suoi movinenti, all'interno ed alle spalle del proprio schieramento...  
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977

Il comando della I^ Zona Liguria e l'ispettore Carlo Simon Farini diedero disposizioni affinché venissero distrutti ponti, gallerie e tratti delle principali strade: la statale 20 (Ventimiglia-Tenda), la statale 28 (Oneglia-Nava-Ceva), la Via Aurelia (Ventimiglia-Albenga).
La battaglia partigiana dei ponti, iniziata a maggio 1944, si protrasse sino alla Liberazione, anche perché i tedeschi avevano spostato, dopo lo sbarco alleato in Provenza avvenuto il 15 agosto 1944, il grosso delle loro truppe verso il confine francese, liberando così alquanto le valli a ridosso di Imperia.
Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

15.5.1944 - Garibaldini della IX brigata Garibaldi distruggono il ponte di "Boetto" presso Agaggio (valle Argentina)
Francesco Biga, Op. cit. 

1-6-1944 - Sabotaggio, con una forte carica di dinamite, al ponte dell'Antognano sulla via Aurelia nei pressi di Albenga [(SV)] con conseguente sospensione del traffico da parte dei Tedeschi.   
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) Vol. II: Da giugno ad agosto 1944, volume edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992 

Giugno 1944: ad opera dei garibaldini della V brigata in località "Stormina" (Triora) salta il ponte della rotabile Molini di Triora-Langan. Garibaldini della predetta brigata distruggono con mine un ponte [19 giugno 1944] sulla rotabile Perinaldo-Apricale [...] Guastatori del 3° battaglione "Artù" [Arturo Secondo] (IV brigata "E. Guarrini") distruggono il ponte della centrale sulla rotabile tra Taggia e Badalucco (valle Argentina) - Guastatori della I brigata "S. Belgrano" [...] fanno saltare il ponte della "Curva Grande" in Ville San Pietro (interrompendo così il traffico nella vallata), un altro in località "Garzi" (Chiusavecchia), un terzo sotto Cesio [...], questi ultimi due sulla strada statale n. 28 (Liguria-Piemonte) - 27.6.1944 - Viene distrutto il ponte di Sant'Antonio [...] presso Badalucco [...] - 28.6.1944 - Garibaldini del 3° battaglione "Artù" (IV brigata) fanno saltare con mine il "Ponte rotto" di Montalto (valle Argentina); esclusa una passerella con cavo d'acciaio, i Tedeschi non riusciranno mai più a ricostruirlo. - 27.6.1944 - Garibaldini del predetto battaglione distruggono pure il ponte di "Campo Marzio" ubicato tra Taggia e Badalucco (valle Argentina).
Francesco Biga, Op. cit. 

Il materiale esplosivo utilizzato dai partigiani era spesso di recupero e consisteva sovente nel tritolo ricavato, con l'uso dello scalpello, dai proiettili d'artiglieria trovati nelle polveriere di Ville San Pietro [Frazione di Borgomaro (IM)] in Valle Impero o di Gavano [località di Molini di Triora (IM)] in Valle Argentina.
Ma anche dalle mine posizionate nei campi dai tedeschi.
Sovente l'esplosivo consisteva in balistite, adatta più alle cariche di lancio che a quelle dirompenti. Veniva in genere stipato in fornelli esistenti, di cui erano fornite molte strade considerate militari dal passato governo, o appositamente fabbricati.
Tra i partigiani più esperti nel fare brillare esplosivi si ricordano Lorenzo Musso "Sumi" [di lì a qualche mese Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria] ed Augusto Bracco Gianni [capo di Stato Maggiore, come da circolare del comando della II^ Divisione del 29 gennaio 1945, della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione]. Un eccezionale dinamitardo era Carlo Mosca Moschin [in seguito comandante del Distaccamento "Francesco Agnese" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]. Da ricordare ancora due studenti torinesi,  Giuseppe Trovati (Pino) e Rico. Il più celebre, tuttavia, tra questi patrioti guastatori era "Brillun" di Ormea (CN), i cui dati biografici sono scarni, al contrario della sua fama.
Rocco Fava, Op. cit.

Brillun... di cui ignoriamo il vero nome, anziano partigiano, provato minatore, sessantenne, con un grande paio di baffi, con fazzoletto rosso al collo, bevitore e sovversivo d'antica data; faceva scavare un solco sull'arcata del ponte, da una spalletta all'altra, profondo circa venti cm., quindi lui stesso lo riempiva con saponette poste in fila ed inclusa la miccia ed il detonatore, brillava la carica; appartenne alla I^ Brigata... Infine rimarchiamo in modo particolare la figura del garibaldino Fulvio Vicari... Esperto nel preparare mine, scaricare vecchi grossi proiettili e far saltare... 
Francesco Biga, Op. cit.  

In data 10 giugno [1944] il ponte Ròmino, fra Badalucco e Montalto, era stato distrutto dai partigiani.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
Per lo più i fascisti si facevano sotto nel rischio a cercare i partigiani come capitava, proprio da balordi; ma i tedeschi sempre disciplinati, non si muovevano mai contro i ribelli senza pattuglie caute le salmerie e munizionamento, perché non conoscevano i posti; facevano tutto alla militare, perfettamente in regola. Quando nell'incerto non potevano più andare avanti, e d'un tratto avevano paura di qualcosa, si fermavano lì sul posto per guardarsi intorno; ci piantavano i cartelli achtung banditen, e ci stavano subito attenti, mettendosi al riparo.
- Fatti loro - pensavano i ribelli senza darci troppa importanza, e tiravano avanti come se niente fosse; - cartello più cartello meno - dicevano, - se questo è il loro sistema , anche per noi va bene così.
Adesso però andando avanti, c'è da decidere una cosa molto importante che sarebbe come dire il sabotaggio al completo, senza più tanti perché o percome, come capita capita; bisogna decidere cercando solo di far presto.
È sta faccenda dei ponti che adesso devono deciderla, senza più rimandarla: chissà se l'indovinano a farli saltare, o se pure la sbagliano.
- Sti berodi di inglesi fanno presto loro a parlare; sabotare, dicono, forza sabotare patrioti; che è arrivato il momento di liberarsi dalla dittatura, sì o no? Sì che gli inglesi al sicuro, da radio Londra, fanno presto a dirlo; perché loro non ci stanno tanto lì a pensare abituati come sono ai bombardamenti aerei, come capita capita.
Eppoi perdio però, bisogna esserci lì sul posto con la geme che gli girano le balle, a vedere come si fa per convincerli che bisogna fare così: epperciò i partigiani dicono che è un peccato farli saltare a questo modo da un momento all'altro e chi n'abbe n'abbe, allé si salvi chi può.
Ma è inutile dire che è un  peccato, quando bisogna farli saltare e basta; è inutile, anche se la gente dice che è veramente un peccato, perché una schifosata così non si dovrebbe mai fare, porco di un mondo ladro.
Invece adesso non servono i piagnistei o i discorsi della gente e questo o quest'altro, più così che così.
E allora bisogna imparare subito bene come si fa con l'esplosivo che ci vuole, come si fa a trafficarci dentro per mettercelo giusto con l'occorrente pronto; bisogna sapere se nei piloni ci sono i fornelli sì o no con le cariche, o se bisogna proprio mettersi a fare i guastatori di mestiere rifiniti; se cioè bisogna fare gli artificieri va a ramengo, principiando come si deve; o sennò la va come la va, e guai al mondo.
In pratica del modo pressappoco come farli saltare e di su e di giù, che a sentirlo parlare si capiva era proprio del mestiere, se ne intendeva il Brillun di Ormea, che aveva imparato in Francia manovrando tritolo e dinamite.
Era un partigiano già anzianotto tarchiato rosso di pelo mineur in gamba baffi a punta e fascia in cinta col fazzoletto legato al collo, come nelle cave.
- Si mettono cosi, bon Dieu de la France: le voila mes enfants - , e posava le saponette di tritolo tutte bene in riga nel solco.
Le metteva svelto nello scavo tra le due spallette del ponte, appena sotto la massicciata, come sapeva lui alla distanza giusta dall'arcata, misurando ad occhio la miccia che ci voleva; poi gli davano del fango bello molle da pestarci sopra uno spessore giusto, per non fare cannone.
Lo batteva tutto uguale con le mani larghe sopra il solco, come a farci una soletta liscia liscia; alla fine ci infilava dentro la miccia che misurava sul palmo della mano a seconda di dov'era lontano il riparo e - alé fabbiocchi che brucia la mina; alé che spara, boia faust.
Alle volte la miccia bruciava bene perché era di quella buona, e alle volte no, perché magari aveva preso l'umidità; oppure succedeva pressappoco così anche con l'esplosivo, che per esempio non si poteva sempre dosare giusto a occhio, in base allo spessore dell'arcata o al tipo di tritolo che avevano li per lì.
Ecco perciò che proprio sul Tanaro, dove c'era il rischio di più, coi tedeschi vicini pronti ad arrivarci da un momento all'altro, la prima volta non ce la fecero, macché.
Non ce la fecero proprio su quel ponte che pure era da far saltare a tutti i costi, e il Brillun dovette provarcisi parecchie volte mettendocela tutta; ci provava che bisognava vederlo nel traffico che c'era, ricominciando sempre da capo col nervoso.
Con tutto il sudore che gli colava dappertutto, anche dai baffi, masticava la cicca del toscano sempre più accanito; ma va a sapere perché, prova e riprova con tutte quelle cariche e gli scossoni uno più forte dell'altro, non riusciva manco a farci una fessura, niente.
Per essere proprio sinceri, bisogna dire che quel ponte sul Tanaro era ancora uno di quei ponti napoleonici che bisognava vedere com'era fatto preciso, squadrato una meraviglia; ci si vedevano degli incastri nelle pietre vive dei piloni e delle arcate, fatti così precisi da sembrare tutto un blocco unico.
Nemmeno lui, quando lavorava in Francia da mineur, ne aveva mai visto di fabbricati così giusti precisi.
Alla fine si stufò - ma va a ramengo -, e ce ne mise una dose enorme di tritolo, e poi ne ne mise ancora di più con la rabbia che aveva; lo pestò così bene e con tutti i sentimenti dentro lo scavo, che era bastante per un bunker antisbarco in cemento armato, come facevano i tedeschi a quei tempi senza economia.
Quella volta, con tutti che stavano a guardare trattenendo il respiro, il ponte sul Tanaro nel grande scoppio crollò, facendo tremare perfino le rocche dei Saraceni sotto l'Armetta, e anche più in là.
In questo modo, sempre di seguito senza fermarsi, con qualche carica in più o qualche carica in meno, fecero i guastatori nelle vallate di Piemonte e di Liguria. Uno dopo l'altro come capitava, fecero saltare tutti i ponti delle strade che servivano ai tedeschi lungo le vallate, dove c'era maggiormente il traffico dei carriaggi coi rifornimenti ai nazifascisti, e dove ce n'era di meno.
Però, in questo modo era troppo rischioso, per via dell'occorrente che alle volte c'era, ma alle volte non c'era, o non era buono o non funzionava o va a sapere la scalogna che ti capitava, quando eri lì nel procinto; eppoi ci voleva sempre troppo tempo magari con i tedeschi sui calcagni, altro che balle.
Quando i tedeschi dopo i rastrellamenti e le rappresaglie, vollero ripassare da quelle parti. i ponti se li ricostruirono alla bell'e meglio con dei tavolati requisiti dove li trovavano, o sennò con dei pali lì per lì; quando poi se li ricostruirono col genio o con la manovalanza degli ostaggi catturati nei paesi, i partigiani li fecero saltare di nuovo ad uno ad uno.
Ma stavolta perdio fecero alla svelta, senza starci tanto lì sul posto a picconare fin sotto la massicciata, e a metterci la pastetta: stavolta li fecero saltare nel modo giusto tutto in regola, adoperando per lo più le bombe d'aereoplano.
Se le andavano a cercare dove le trovavano; quando non ne trovavano, nei piloni ci mettevano le cariche innescate come si deve, infilandoci sempre la miccia buona, misurata per la distanza giusta dal riparo.
Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, pp. 47-49
 
I tedeschi intrapresero spesso l'opera di ripristino, ma con scarsi risultati, perché accadeva anche che lo stesso ponte venisse fatto saltare più volte.
 
Bollettino CLN Alta Italia del 15 settembre 1944 cit. infra. Fonte: Fondazione Gramsci

Azioni di sabotaggio
2 luglio [1944] - Elementi della IV^ Brigata con gruppi locali fanno saltare il ponte fra Borgonmaro e Ville S. Pietro, poi fanno saltare in due punti la strada sotto Borgomanero.
[...]
Luglio. Nel mese di luglio vengono fatti saltare molti ponti e tratti di strada ostacolando così il traffico del nemico.
2 agosto - Garibaldini della V^ Brigata fanno saltare un tronco di strada e di ferrovia ed un ponte nei pressi di Borgo San Dalmazzo [in provincia di Cuneo, vicino al Col di Tenda].
3 agosto - Gli stessi dfanno saltare per una lughezza di 10 m. la strada per Ceriana e la strada tra Badalucco e Vignai.
7 agosto - Un garibaldino della Squadra d'assalto divisionale fa saltare nella zona di Dolcedo due ponti e un tratto di strada.
8 agosto - Garibaldini della IV^ Brigata fanno saltare un ponte tra Taggia e Badalucco e un tratto di strada di circa 12 m. Gli stessi minano i pozzi della medesima strada. Nel pomeriggio fanno saltare il ponte il ponte che da Badalucco conduce a Baiardo.
[...] 20 agosto - Una squadra di guastatori della IV^ Brigata fa saltare il Ponte dei Passi sulla strada Rezzo-S. Bernardo di Conio. Il ponte è crollato in tutta la sua lunghezza per una luce di 15 m.
25 agosto - Garibaldini della V^ Brigata fanno saltare il ponte di Bonda [n.d.r.: invero, si trattò del Ponte di Erici, poco più a valle di quello citato nel Bollettino] sulla strada Pigna-Isolabona.
CLN Alta Italia, Corpo Volontari della Libertà, Comando Generale per l'Italia occupata, Bollettino n° 9 - 15 settembre 1944 -, Dai Bollettini della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "F. Cascione" (22 giugno-27 agosto). Fonte: Fondazione Gramsci

Le azioni importanti portate a termine durante "la battaglia dei ponti" ammontarono a diverse decine.
Tra queste.
I tre ponti nei pressi di San Dalmazzo di Tenda [Saint-Dalmas-de-Tende, dipartimento francese delle Alpi Marittime] saltati in aria per tre volte consecutive nel luglio 1944. Ernesto Corradi (Nettù/Netù/Netu), classe 1894, con la sua banda si era stanziato sul Monte Grammondo, tra Ventimiglia (IM) e la Francia, dal quale controllava le valli del Roia e del Bevera. Per tutto il mese di luglio 1944 Nettù aveva condotto azioni di guerriglia contro il nemico. Il suo gruppo aveva danneggiato gravemente la ferrovia Ventimiglia-Cuneo, facendo brillare molti ponti, e la linea telefonica. Nel mese di luglio 1944 furono gravemente danneggiati  nella zona di Imperia anche i ponti di Caramagna e del Prino, come raccontato dal partigiano Amedeo Finocchio (Arizona) in Maurizio Caprile, Bandito zoppo, Edizioni Sabatelli, 1980. Il garibaldino Finocchio fu denominato bandito zoppo dai fascisti della banda Ferraris perché in un'azione di guerra aveva riportato un'infermità permanente alla gamba sinistra. Il ponte di Caramagna ad opera del Distaccamento di Arizona, nel quale operava anche Trubescoi/Trube (Enzo Bavassano). Quello del Prino dietro incursione del I° Battaglione "Carlo Montagna", che stava per essere accorpato alla costituenda IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini".
A fine luglio il Distaccamento comandato da Basilio Mosconi [Moscone] distrusse il primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona  e Pigna.
Ed ancora. Il ponte di Nava fatto brillare nell'agosto 1944 per l'ennesima volta; il ponte di legno nei pressi di Cesio fatto saltare il 29 agosto da 2 squadre della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"; un ponte in zona "Tre Ponti" di Sanremo distrutto ad opera di Ghepeu (Sergio Grignolio), comandante di un distaccamento della V^ Brigata, sempre ad  agosto 1944, Ghepeu autore anche della distruzione a settembre 1944 del ponte di Madonna della Villa a Ceriana (IM).
Rocco Fava, Op. cit. 

Un tratto della strada tra Taggia e Badalucco

2-8-1944 - [...] Alcuni garibaldini della V Brigata fanno saltare un tratto di strada ed un ponte nei pressi di Borgo San Dalmazzo [...]
4-8-1944 - [...]  Alle ore 24 alcuni garibaldini del 3° Distaccamento della IV Brigata fanno saltare il secondo ponte della strada Taggia-Badalucco [...]  
5-8-1944 - [...] Elementi del 9° Distaccamento della IV Brigata fanno esplodere i fornelli da mina della strada Taggia-Badalucco ottenendo un'interruzione di circa dodici metri. Riescono pure a far saltare un ponte sulla strada militare che da Badalucco conduce a Baiardo [...]
20-8-1944 - Garibaldini della IV Brigata fanno saltare il Ponte dei Passi [nel comune di Rezzo (IM)] impiegando kg 15 di esplosivo. Il ponte crolla in tutta la lunghezza [...] 
22-8-1944 - [...] L'8° Distaccamento "C. Queirolo" (V Brigata) fa crollare il ponte di Montalto Ligure.
25-8-1944 - [...] Il Ponte Bonda [in effetti si trattava del secondo ponte sopra Isolabona, in direzione di Pigna] viene fatto saltare totalmente in aria  [...]
28-8-1944 - [...] Il comandante "Ramon" [Raymond Rosso] con quattro garibaldini sorprende le sentinelle nemiche e fa saltare il ponte di Borgo di Ranzo [...]
30-8-1944 - [...] Il comandante "Ramon" con due garibaldini  fa saltare il ponte di Borghetto d'Arroscia [...] Due squadre del 2° Distaccamento (IV Brigata) fanno saltare il ponte di legno presso Cesio [...]
Carlo Rubaudo, Op. cit.

Settembre 1944: [...] distrutto un ponte sulla rotabile Vignai-Badalucco da garibaldini della V brigata [...] distrutto nuovamente il ponte di "Carpi"[...] distrutti i ponti vecchio e nuovo della rotabile che porta ad Apricale [...] - 3.9.1944 - Il battaglione "Lupi" (I brigata) al comando di E. Pelazza nelle priem ore del mattino piazzati i mortai contro le postazioni nemiche del ponte di Nava riesce nuovamente a far saltare il manufatto appena ricostruito dai Tedeschi [...] 30.9.1944 - Nuovamente distrutto il ponte dei "Passi" sulla rotabile Triora-Rezzo ed il ponte di Borgo di Ranzo rispettivamente dai garibaldini della IV brigata e del comandante "Ramon" (I brigata) - 30.9.1944 - Guastatori della I brigata fanno crollare il ponte sul Tanaro a Ponte di Nava.
Francesco Biga, Op. cit.  
 
A qualunque costo bisognava interrompere la strada. Mi offersi di far saltare il ponte della Madonna della Villa, operazione che avrebbe, se fosse riuscita, interrotto completamente il traffico tra Ceriana e Baiardo. Mi posi in contatto con altri nostri compagni della zona e, la stessa notte del combattimento, sotto una pioggia dirotta, un piccolo gruppo capitanato da me, da Edmondo e da Mario si portò sul ponte. Vi scavammo tre buche, le riempimmo di esplosivo, facemmo allontanare i compagni e io e Mario demmo fuoco alle micce. Soltanto due mine saltarono: il ponte, per quanto danneggiato, rimaneva servibile. Ritornammo sul posto, preparammo una terza carica, accendemmo e stavamo per ritirarci quando la mina scoppiò improvvisamente [6 settembre 1944]. Fummo avvolti in una nube di fuoco e di fumo, mentre una pioggia di pietre ci investiva in pieno. Ma evidentemente qualche santo ci proteggeva, perchè ce la cavammo senza una scalfitura.
Sergio Ghepeu Grignolio in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. Alis, Sanremo, 1946, ristampa 1975, a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
Ghepeu, al secolo Sergio Grignolio, scuote l'indice verso di me e ride di un riso franco da buon ragazzone quale egli è. Adesso esageri... dice. Protesta allegramente perchè l'ho presentato al Governatore, capitano inglese Garigue, e ad altri ufficiali come il “bridge blower”, cioè l'uomo che fa “saltare i ponti”. Protesta e ride, ma si vede che ne è compiaciuto. In verità Ghepeu è il tipico partigiano. Alto, di membra possenti, ha una bellissima testa ricciuta ed un volto da buon ragazzo, illuminato da due magnifici occhi castani. Si tiene ritto innanzi al generale Graham, venuto a Sanremo in occasione della rivista della vittoria e della pace e si dondola un po' su una gamba ed un po' sull'altra, impacciato e rosso in volto. Nessuno immaginerebbe che egli è stato, durante tutta la guerra di liberazione uno dei nostri patrioti più valorosi. Ha preso parte a combattimenti, agguati, sorprese, è stato in “galera”, ha sposato la morte decine di volte, ha subito la tortura. Ed ha soltanto diciannove anni.
Mario Mascia, Op. cit. 

Il 26 agosto u.s., alle ore 10,30, in S.Remo, evadeva da un gabinetto di decenza certo Sergio Grignolio, fermato in precedenza da militi dell'U.P.I. della G.N.R. per misure di P.S.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 9 settembre 1944, p. 24. Fonte:  Fondazione Luigi Micheletti  
  
[n.d.r.: a Ghepeu si ispirò, secondo diverse fonti, Italo Calvino per il personaggio di "Lupo Rosso" ne "I sentieri dei nidi di ragno". Quando salì in montagna aveva soltanto sedici anni ed era "grande e grosso" con la "faccia livida ed i capelli rasi sotto un cappello a visiera alla russa"] 

Ponte distrutto dai garibaldini della V^ Brigata nei pressi della centrale elettrica di Taggia (IM). Fonte: Francesco Biga, Op. cit.
 
Alla metà di settembre del 1944 l'ispettore Simon [detto anche Manes, Carlo Farini, Ispettore Generale al Comando Operativo della I^ Zona Liguria, dal 4 febbraio 1945 vice comandante del Comando militare unificato ligure] ed il commissario divisionale [Giulio, Libero Remo Briganti, commissario politico del distaccamento garibaldino costituito il 22 febbraio 1944 alla Maddalena di Lucinasco (IM), poi della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" che, da quello, il 20 giugno 1944 si sviluppa, con sede nel bosco di Rezzo (IM), e infine commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione" germinata dalla IX^ Brigata il 7 luglio 1944], a causa della nuova, insperata, favorevole situazione determinatasi con lo spostamento di quasi tutte le forze tedesche sulla frontiera francese e conseguente sguarnimento del retroterra imperiese, avevano emanato nuove disposizioni per distruggere nuovamente i ponti ricostruiti dal nemico sulle strade n. 20 e 28. Per questo motivo la battaglia dei ponti non ebbe termine, come era stato previsto, ai primi giorni di settembre, ma fu prolungata per i motivi strategici predetti...  
Francesco Biga, Op. cit. 

In Valle Arroscia il danneggiamento per due volte del ponte della "Savonera" a sud di Pieve di Teco (IM) sulla statale 28 e di quello di Vessalico (IM) sulla strada Pieve di Teco-Albenga.
Intensificando la battaglia per la distruzione dei ponti per ostacolare il previsto grande rastrellamento nemico, la notte del 5 ottobre 1944 gli uomini del Distaccamento di Raymond (Ramon) Rosso (il quale diventerà in seguito capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante") fanno saltare il ponte di Borgo di Ranzo, nel comune di Ranzo (IM).
Doveva seguire la stessa sorte il ponte di Vessalico (IM), già distrutto il 4 luglio 1944.
I tedeschi, per riattivarlo, avevano dislocato un presidio di sessanta uomini con cinque mitragliatori. Decisi ad attaccarlo, il giorno 8 ottobre 1944 i comandanti “Cion” [Silvio Bonfante], Giorgio, [Giorgio Olivero, comandante della Divisione "Silvio Bonfante"] e Stalin (Franco Bianchi, in seguito comandante del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante") radunano gli uomini: trenta garibaldini del Distaccamento d'assalto “Giovanni Garbagnati”, che sostavano a Pieve di Teco (IM) dopo l'attacco a Cesio (IM), e quindici uomini del Distaccamento “Giuseppe Maccanò” della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo", comandati da Fra Diavolo (anche Garibaldi, Giuseppe Garibaldi, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM), verso la fine della guerra comandante della IV^ Brigata "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante") ... Rimanevano feriti gravemente Cion, Calogero Madonìa (Carlo Siciliano) e Sandro Nuti (Scrivan). Sei  tedeschi uccisi e cinque altri fatti prigionieri e in seguito scambiati con altrettanti ostaggi civili in mano al nemico...
L'avvicinamento a Vessalico è compiuto all'indomani alle 6 antimeridiane... A Perinetti, Frazione di Vessalico (IM), i garibaldini si dispongono su tre colonne, ciascuna composta da due squadre... Accortisi dell'insidia, i tedeschi danno l'allarme abbandonando il ponte in costruzione ...
Il ponte viene definitivamente distrutto da una squadra del Distaccamento “Giovanni Garbagnati” della I^ Brigata "Silvano Belgrano".
I ponti tra Oneglia e Ceva fatti saltare dai garibaldini e ricostruiti in legno dai tedeschi sono sorvegliati a vista dagli stessi: da una missiva della Sezione SIM Fondo Valle della II^ Divisione al comando della I^ Zona operativa Liguria ed al SIM della  II^ Divisione.
Un documento della Prefettura di Savona in data 15 novembre 1944 riportava che il podestà di Ortovero aveva comunicato che il 4 novembre "il ponte esistente nell'abitato della frazione Pogli, su cui corre l'interprovinciale Albenga-Pieve di Teco, veniva distrutto da un ordigno esplosivo ad opera di partigiani. Il traffico è stato interrotto".
Rocco Fava, Op. cit. 

- 5.10.1944 - Mentre i Tedeschi tentano per la quarta volta la ricostruzione del ponte di Vessalico, i garibaldini di "Ramon" fanno saltare il ponte di Ranzo alle loro spalle per impedir loro la ritirata in previsione dell'attacco al paese da effettuarsi da distaccamenti della I^ Brigata.
- 6.10.1944 - Nuovamente distrutti due ponti sulla strada statale Pieve di Teco-Colle San Bartolomeo da garibaldini del distaccamento "Angelo Viani" (I^ Brigata).
- 9.10.1944 - Distruzione completa del ponte di Vessalico operata da una squadra del distaccamento d'Assalto "G. Garbagnati" alla presenza di Guglielmo Vittorio (Vittò) comandante della V Brigata e del C.S.M. Augusto Bracco (Gianni) della IV Brigata.
- 11.10.1944 - Il ponte di Leca (Valle Arroscia) è distrutto da una squadra del distaccamento "Angelo Viani" (I^ Brigata).
- 11.10.1944 - Il ponte tra San Lazzaro e Caravonica (già distrutto due volte) viene fatto saltare dal distaccamento di "Romolo" (IV Brigata).
Tra ottobre e novembre, per opera dei garibaldini, vengono ancora una volta distrutti i ponti della Paperera, Teglia, San Luigi, Quarti, e ponte di Nava sul Tanaro.
Novembre 1944:
Novembre 1944 - distruzione del ponte di legno tra San Lazzaro Reale e Caravonica operata dai Garibaldini della IV Brigata.
- Garibaldini della V Brigata fanno saltare il passo di Drego in valle Argentina; i tedeschi sgombrano la località.
9.11.1944 - I tedeschi trasportano a Cesio le rotaie del tranvai d'Imperia per riparare il ponte locale. [...]
16.11.1944 - Garibaldini della IV Brigata distruggono il ponte di Borgomaro e Ville San Pietro, di cui i tedeschi inizieranno la ricostruzione il 4.2.1945.
19.11.1944 - Una squadra del distaccamento "Filippo Airaldi" distrugge il ponte di Perinetti (presso Muzio in valle Arroscia), azione rischiosa in quanto che nei pressi i Tedeschi avevano costruito una postazione munita di cannoni anticarro.
21.11.1944 - All'alba una squadra garibaldina del distaccamento "Filippo Airaldi" distrugge il ponte di Pogli (Valle Arroscia) tra lo stupore dei Tedeschi che si trovavano nel paese. [...]
27.11.1944 Squadra d'assalto garibaldina "IV" ("V" Brigata) comandata da Giovanni Alessio (Peletta) distrugge due ponti sulla mulattiera presso frazione Glori (Valle Argentina).
Dicembre 1944:  [...]
- 14.12.1944 - Garibaldini del distaccamento "G. Bortolotti" (I^ brigata) al comando di "Ramon" ancora una volta distruggono il ponte di Perinetti sulla statale 28 bis (valle Arroscia)
- 27.12.1944 - Guastatori della IV brigata demoliscono il ponte sul torrente Impero a monte di Borgomaro
Francesco Biga, Op. cit.

Ramon (Raymond Rosso, a questa data ormai capo di Stato Maggiore della Divisione "Silvio Bonfante") fece saltare il secondo arco del ponte di Borgo di Ranzo "ed ha ordinato di fare saltare i 3 ponti dei Cavalieri", come sottolineato in una circolare del comando della Divisione "Silvio Bonfante" in data 24 febbraio 1945.
Ancora Ramon, il 24 febbraio, con un garibaldino del Distaccamento "Maccanò", intercettò due carri portanti materiale tedesco per la ricostruzione del ponte di Borgo di Ranzo e gettò, come lasciò scritto Luigi Pantera Massabò, già vicecomandante della Divisione "Silvio Bonfante" (in Cronistoria militare della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” <diario inedito nel 1999, conservato presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia>), le parti in ferro, rotaie di ferrovia, destinate per la ricostruzione del ponte in un burrone e facendo bruciare le parti in legno.
In quel periodo, nel tentativo di limitare la distruzione di ponti da parte delle formazioni garibaldine, le autorità fasciste presero la decisione di fare sorvegliare alcune di queste opere da gruppi di civili. Il comando della Divisione "Silvio Bonfante" chiese la collaborazione dell'aviazione alleata, la quale, in effetti, colpì nei giorni seguenti la zona dell'immediato retrofronte, cercando di neutralizzare le tre batterie antiaeree di Isolabona in Val Nervia.
Il 27 febbraio 1945 Ramon, coadiuvato da uomini del Distaccamento "Filippo Airaldi" della II^ Brigata "Nino Berio" della Divisione "Silvio Bonfante", faceva brillare il ponte di Pogli, nel comune di Ortovero (SV), appena ricostruito dai tedeschi. Sempre a febbraio ad Alassio (SV) Cis Giorgio Alpron [capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante"] e Moschin Carlo Mosca, capo di un nucleo della I^ Brigata, facevano saltare il ponte Sant'Anna sull'Aurelia.
E Cis Giorgio Alpron, con l'ausilio del caposquadra "Mancinotto" [Giuseppe Gismondi] e di alcuni uomini del Distaccamento "Angiolino Viani", il 17 aprile 1945 faceva nuovamente saltare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)] sulla strada Albenga-Cesio.       
Rocco Fava, Op. cit.

 
22 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM Fondo Valle della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Relazionava che "è in atto un ripiegamento dei tedeschi dalla riviera ligure verso nord; osservando la via Aurelia si notano drappelli di tedeschi che, approfittando di mezzi civili e militari, si dirigono verso i centri ferroviari di Ceva ed Ormea. I ponti tra Oneglia e Ceva fatti saltare dai garibaldini e ricostruiti in legno sono sorvegliati a vista dagli stessi..."

24 febbraio 1945 - Dal commissario prefettizio di Albenga (SV) alla popolazione di Albenga - Manifesto-avviso: "... Il comando militare tedesco dispone che il ponte sul Neva sia sorvegliato dai civili del luogo giorno e notte. Gli inadempienti saranno perseguiti ai sensi delle vigenti leggi di guerra...".

9 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano", del Corpo Volontario della Libertà Liguria aderente al CLN, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che "oggetto: Relazione diroccamento ponti di Degna e Garlenda. Al Comando Divisionale. Il giorno 1-3-45 una squadra del dist. G. Garbagnati con l'ausilio di civili reclutati sul posto faceva diroccare con mezzi di fortuna (picchi, pale, palanchini) il ponte di Degna. Il giorno 5 c.m. invece con brillamento di 3 mine una squadra dello stesso distaccamento rendeva completamente inutilizzabile il ponte di Garlenda. Sia l'uno che l'altro per essere resi utilizzabili devono essere completamente demoliti e ricostruiti su nuove basi. Il Commissario [Federico, Federico Sibilla]. Il Comandante [Mancen, Massimo Gismondi].".

19 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata della Divisione "Silvio Bonfante" a "Stalin" [Franco Bianchi, comandante del Distaccamento "Giovanni Garbagnati"] - Ordinava "durante la prossima notte, all'una, far saltare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)]: occorre essere precisi sull'ora in quanto contemporaneamente salteranno anche le rocche sotto Casanova. Non attaccare pattuglie nemiche per non destare sospetti. Se il ponte non dovesse saltare porre una carica nell'arcata centrale".

21 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 223, al comando della I^ Brigata - Comunicava... chiedeva i motivi per cui risultava brillato il ponte di Degna, ma non erano saltate le rocche sottostanti...

21 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che nella notte tra il 19 ed il 20 marzo una squadra del Distaccamento "Francesco Agnese" [comandato da Buffalo Bill, Bill o Pippo, Giuseppe Saguato] agli ordini del capo squadra "Moschin" [Carlo Mosca] aveva tentato di fare brillare con mine le rocche tra Casanova Lerrone (SV) e Garlenda (SV) per interrompere il traffico stadale ma che l'azione era riuscità a metà data la scarsa conoscenza dell'esplosivo usato e appena arrivato con un lancio alleato] e che la stessa notte una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" al comando di "Stalin" [Franco Bianchi] faceva saltare con parziale risultato il ponte tra Vellego e Degna.

22 marzo 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" [comandante "Gino" Giovanni Fossati] della Divisione "Silvio Bonfante" ai Distaccamenti dipendenti - Stabiliva che ogni Distaccamento doveva preparare mine con detonatore a strappo oppure fatte con bombe a mano tedesche a tempo, "legando il filo alla nappina e ricoprendo la bomba di plastico"; che ogni mina, al momento dell'uso, doveva, per aumentarne l'efficienza, essere ricoperta da pietre; che gli ordigni "dovranno essere posti a 300-400 metri" dalle postazioni al momento dell'allarme". E segnalava che l'esplosivo per la costruzione delle mine si trovava presso il Distaccamento "Giuseppe Catter".

28 marzo 1945 - Dal comando della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Relazionava che... a Vessalico (IM) i tedeschi avevano rinunciato a ricostruire il ponte, "facendo saltare la parte che avevano già ricostruito" ...

31 marzo 1945 - Dallo Stato Maggiore della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 19, al comando della  Divisione - Riferiva ... le azioni svolte durante il mese di marzo, tra cui il brillamento dei ponti del Cavaliere e l'attentato contro il ponte di Vessalico che aveva costretto i tedeschi a fuggire...

3 aprile 1945 - Dal comando della I^ Brigata al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Resoconto delle azioni compiute dalla Brigata nel mese di marzo: il 5 marzo 1945 una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" [comandato da Stalin, Franco Bianchi] faceva brillare un ponte a Garlenda (SV); ... il 12 marzo una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" faceva saltare il ponte a Chiappa, [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; il 13 marzo un'altra squadra di detto Distaccamento faceva brillare il ponte del Molino del Fico in Località Pian del Cervo di Pairola [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; il 20 marzo ancora una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati", direttamente comandata da Stalin, faceva saltare il ponte tra Vellego e Degna [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)]; ... il 22 marzo riusciva solo in parte l'azione contro il ponte di Santa Croce sulla Via Aurelia nei pressi di Alassio [(SV)]...

14 aprile 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Resoconto delle azioni compiute dalla Brigata nel mese di marzo: ... il 19 ad opera delle squadre di "Gin" [Angelo Recagno] e di "Cimitero " [Bruno Schivo] era saltato il ponte del Cavaliere a Borgo di Ranzo...

18 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 302, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava che il giorno prima una squadra comandata dal capo squadra "Mancinotto" [Giuseppe Gismondi] e da "Cis" [Giorgio Alpron, capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano"] aveva fatto nuovamente brillare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)].

20 aprile 1945 - Da "Fedé" al SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Segnalava che "... Il ponte dell'officina sopra Taggia è saltato in aria uccidendo 4 tedeschi e 3 civili... ".

da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit. 

domenica 28 luglio 2013

My God! Potevamo esplodere tutti!

Una vista da Ventimiglia (IM) alla Costa Azzurra

"Rosina" (Luciano Mannini) racconta: Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l'arrivo nella zona della V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre - parte attraverso i valichi alpini e parte via mare - in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta. [...] La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli [Giuseppe Longo], Giulio Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall'infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l'altro, l'uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno... L'attività della Squadra di azione patriottica di Vallecrosia-Bordighera fu indubbiamente una delle più ardite più pericolose... I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia]. All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra.  Dopo la costituzione della missione Leo e l'arrivo in Italia del Cap.  Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino [Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l'assassinio del Gino. Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata...
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. Alis, 1946, ristampa del 1975  a cura di IsrecIm


Da sinistra, i garibaldini Francesco Cé Garini ed Ampelio Elio Bregliano a Negi, Frazione di Perinaldo (IM), nodo logistico dei garibaldini della V^ Brigata. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra 

Sergio "Sergio" Marcenaro (classe 1931) racconta che l'inverno 1944-1945 non era ancora iniziato quando venne convocato clandestinamente per il tramite di terze persone dal fratello Pietro Gerolamo Gireu Marcenaro, da mesi in montagna con i partigiani, che lo aspettava in un casone, di proprietà del padre (soprannominato Bacì de la Madoneta) di Francesco Cé Garini, piccola costruzione posta nella modesta altura antistante il cimitero di Vallecrosia, che si raggiungeva all'epoca solo attraverso una passerella in legno ormai da tempo scomparsa, per chiedergli, alla presenza di Ampelio Elio Bregliano e di Francesco Garini, se se la sentiva di fare la staffetta per il Gruppo Sbarchi Vallecrosia. Cosa che puntualmente accadde. 
Adriano Maini
 
Nell'autunno del 1943 ricevetti la cartolina di arruolamento nell'esercito della RSI. Proprio non mi andava di fare una guerra che si rivelava sempre più sbagliata. Mi nascosi - io di Vallecrosia - in una casa di amici di famiglia a Rocchetta Nervina [in Val Nervia], dove incontrai il figlio del maestro Garibaldi, ufficiale dell'esercito con il quale andai a Carmo Langan [Località di Castelvittorio (IM)] ad arruolarmi nei partigiani. Partecipai alla occupazione di Perinaldo dove sequestrai un ... toro! La fame nel paese era tanta e di cavoli e rape ne avevo fin sopra ai capelli. Un fascista di Perinaldo possedeva un toro: glielo requisii. Fu macellato e diviso con la popolazione. Finalmente un po' di carne per tutti! La fame è il ricordo indelebile di quel periodo. Un giorno stavamo cuocendo qualcosa, quando si sentì urlare: "Allarme! Allarme! I tedeschi!". Tutti scapparono e Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] ordinò di salvare le armi; io salvai la pignatta che cuoceva sul fuoco!
 
Ampelio Elio Bregliano. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra
 
Un rudere sito in Dolceacqua al bivio della provinciale di Val Nervia per Rocchetta Nervina

Un giorno mi fu ordinato di sorvegliare la strada per Pigna perché dovevano scendere dei partigiani, forse perché accompagnavano ufficiali alleati [primi di ottobre 1944]. Mi lasciarono sul ponte del Nervia al bivio per Rocchetta [Nervina (IM)] con due pecore e due  capre per fingermi pastore al pascolo. Tutto andò bene, solo che alla sera le bestie non volevano saperne di ritornare al paese.  Anche altre volte usai lo stesso stratagemma del pastore per visionare luoghi e sentieri e tracciare così percorsi alternativi per eludere i tanti posti di controllo fascisti. Dopo quella avventura, Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] mi disse che occorreva mandare partigiani dagli alleati nella Francia liberata per stabilire rapporti e trasportare armi per i garibaldini. Come? Di notte, con un gozzo, remando da Vallecrosia a Monaco.I Lilò [i Fratelli Biancheri, Bertù Bartolomeo ed Ettore, martiri della Resistenza] avevano "agganciato" i bersaglieri che erano passati dalla nostra parte. Fregammo una barca dal deposito sottostrada vicino alla Casa Valdese di Vallecrosia e la portammo al mare. Con molta circospezione e furtivamente mettemmo in acqua la barca che ... affondò.  In attesa di poter fare qualcosa, la ancorammo sul fondo riempiendola di pietre per non farla portar via dalla corrente.  Intanto stava albeggiando e non potevo ritornare né in montagna né a casa, perché era in corso un vasto rastrellamento dei fascisti. Con Renzo Biancheri "u Longu" ci nascondemmo nel macello a fianco della ... caserma [invero, un semplice presidio] dei bersaglieri.

Una vecchia fotografia, attinente a sinistra il presidio dei bersaglieri con al centro il vecchio macello di Vallecrosia (IM). Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra
 
Passammo due giorni appollaiati e nascosti sulle travi del tetto tra le catene, le carrucole e i ganci. Poi finalmente Girò e gli amici prepararono la barca e partimmo. Era dicembre [1944] e tra i compagni di viaggio ricordo sicuramente Luciano "Rosina" Mannini. 

Remammo a turno e sbarcammo a Monaco Principato bagnati fradici, perché durante il viaggio aveva cominciato a piovere. Tre o quattro volte alla settimana ci conducevano oltre Nizza, a Gattières, per addestrarci all'uso degli esplosivi al plastico e alla esecuzione di sabotaggi. In mezzo agli ulivi avevano anche costruito un breve tratto di ferrovia per insegnarci a far saltare i binari.
Alla fine del corso ci avvisarono che alla prossima lezione avremmo dovuto presentare una sintesi, un rapporto di quello che avevamo imparato.
Avevo imparato,  ma scrivere non è mai stato il mio forte. Con un panetto di plastico modellai un bel
portacenere che colorai di bianco con della farina. La mattina dell'esame lo posi sul tavolo in bella mostra con cenere e 4 o 5 mozziconi di sigarette.
Fumando una sigaretta dietro l'altra Lamb cominciò a esaminare i lavori dei miei compagni, poi mi chiese dove era il mio lavoro. "L'ho già consegnato ". Il maggiore sfogliò i fogli alla ricerca del mio
scritto. Si inalberò e mi chiese duramente dove era. Indicando il portacenere ormai colmo delle sue
cicche, risposi che ce lo aveva proprio davanti.
"
Ma questo è un portacenere!"
"Si! Però è fatto con esplosivo al plastico!"
Il self-control tipico degli inglesi non lo soccorse, scattò dalla sedia balzando all'indietro.
"
My God! Potevamo esplodere tutti!"
"In questo caso, signor maggiore, sarebbe stata colpa sua, perché lei ci ha insegnato che il plastico
esplode solo se innescato con un detonatore e non per contatto con la semplice fiamma."
Promosso a pieni voti!
Nella baia di Villefranche-sur-Mer, secondo da destra Bregliano. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra

Vicino a Le Petit Rocher c'era un'altra villa disabitata, Villa Iberia. Dalle finestre vedevamo il salone spoglio di ogni mobilio con solo un grande pianoforte a coda al centro.
Quasi tutti i giorni veniva un signore, secondo me era il Principe Ranieri di Monaco, se non era lui era il suo sosia! Suonava per ore il pianoforte.
Il giardino era pieno di alberi di mandarino colmi di frutti. Un giorno gli chiesi se potevo prenderne un po'. Faceva finta di non capire. Glielo ripetei in dialetto: "Te cunvegne dameli, senunca ti i fregu! ("Ti conviene darmeli, se no te li frego!")". Capì e acconsentì.
Chiamai Girò e gli proposi di raccogliere qualche borsa di mandarini e andare a venderli al mercato di Nizza con la jeep che lui aveva a disposizione. Subito rifiutò in nome degli ideali, poi si convinse.
Guadagnammo dei bei soldi, che spendemmo nei bistrot di Villafranca. Gli ufficiali inglesi erano divertiti della cosa, però non riuscivano a capire come gli alberi fossero spogli dei mandarini e le mine disseminate nella piantagione non fossero esplose.
Insieme agli altri miei compagni disinnescavamo le mine, lasciando i contenitori senza l'esplosivo, con il quale confezionavamo qualche piccola bomba che usavamo per... pescare.
 
Ampelio Bregliano a Le Petit Rocher. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra

Feci parecchi viaggi avanti ed indietro portando armi, radio, medicinali e altro materiale bellico.
Il motoscafo sul quale erano imbarcati due soldati inglesi si fermava a qualche centinaio di metri dalla riva, trasbordavamo il carico su canotti o piccole bettoline di legno (queste ultime erano collegate al motoscafo con una lunga fune), raggiungevamo pagaiando la riva e scaricavamo sulla costa di Vallecrosia. Dopodiché dalla barca recuperavano le bettoline con la fune [n.d.r.: Sergio Marcenaro (Sergio), fratello di "Girò" Marcenaro, sostiene che le citate bettoline venivano nascoste dai patrioti in due baracche situate in campi minati, rispettivamente a levante ed a ovest della foce del rio Rattaconigli, il quale segna il confine tra Vallecrosia e Bordighera].  
 
Cap Ferrat e Villefranche-sur-Mer

Imbarcammo anche soldati alleati scappati dai campi di prigionia che ci venivano affidati dai partigiani piemontesi. Ricordo un francese di colore che patì il mare in maniera incredibile. Pensai: "Questo qui non l'ha ammazzato la guerra e muore dal mal di mare!".  
Una volta che c'era da trasportare un carico di un cospicuo numero di casse ci imbarcammo su un motoscafo più grosso, quasi un panfilo. Era più rumoroso dei soliti usati prima di allora. Gli vennero adattati ai tubi di scarico due silenziatori grandi come angurie, rendendolo abbastanza silenzioso. Era però più lento e non sarebbe riuscito a sfuggire se fosse stato intercettato dalla flottiglia che pattugliava la costa italiana, come invece riuscivano a fare gli altri motoscafi che solitamente erano pilotati da Giulio "Corsaro" Pedretti. 
Per fronteggiare l'eventualità di una intercettazione, fu sistemata a poppa una mitragliera pesante piazzata sul piedestallo sostenuto da due gambe di forza fissate al battello. Evidentemente il lavoro non fu collaudato, perché, appena preso il largo con i motori adeguatamente silenziati, la mitragliera cominciò a vibrare e sbattere sulla coperta del battello. Blan-Blen! Blen-Blan! I motori erano silenziosi, ma noi sembravamo un campanile che suonava le campane a festa accompagnato da un'orchestra di tamburi!
C'era una sola cosa da fare; esaminai la mitragliera (l'addestramento a Gattières era servito a qualcosa!) e poi con fare concitato segnalai a Girò e ai due inglesi un punto della costa indicandolo con un dito: "Laggiù! Guarda!". Mentre loro scrutavano attentamente nel buio staccai la mitragliera dal piedistallo e la cacciai in mare. Il concerto cessò. Uno dei soldati inglesi si arrabbiò non poco, minacciandomi di tutto. Girò cercò di calmarlo. Di ritorno dalla missione, i soldati inglesi fecero rapporto e fui anche processato a Nizza davanti a una specie di corte marziale, composta da ufficiali inglesi e americani.
Quando descrissi loro l'accaduto scoppiarono quasi a ridere e mi assolsero.

Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra


Ampelio Elio Bregliano in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia , ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007


Cap Martin e Mentone visti da Grimaldi, Frazione di Ventimiglia (IM)

14 febbraio 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione "Felice Cascione" e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi. 
 
Una vista sul Principato di Monaco

1 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley] ed al SIM della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione  “Felice Cascione” - Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche. E veniva sottolineata la necessità di radiotelegrafare in Francia per rimandare la partenza di Renzo, il cui ritorno sarebbe stato meglio effettuare con un lancio di paracadute.

4 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale rappresentante dell’Alto Comando Alleato al commissario Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”] - Veniva conferito l’incarico di avvisare i responsabili della ricezione degli sbarchi di iniziare le segnalazioni alle ore 23.15 del giorno 4 c.m. per i 5 giorni successivi, mentre dal giorno 10 al giorno 12 p.v. dovevano iniziare alle ore 24. L’intervallo tra una segnalazione e l’altra doveva essere di 5 minuti. Si richiedevano chiarimenti sulla lettera del 29 marzo u.s. con la quale era stato comunicato che i tedeschi erano a conoscenza del punto di sbarco.

23 aprile 1945 - Dal Comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 330, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Si segnalava che in pari data era giunto presso lo scrivente comando il capitano Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] della Missione Alleata.

da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999