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mercoledì 15 gennaio 2020

Il Capitano Gino affermava di fare parte della Missione Alleata

Una vista su Ospedaletti (IM) e su Capo Nero di Sanremo (IM)
 
1 gennaio 1945 -  Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria, prot. n° 44, al comando della II ^ Divisione "Felice Cascione" - Si richiedevano informazioni sul "Capitano Gino" [Luigi Punzi], che aveva affermato di fare parte della Missione Alleata.
11 gennaio 1945 -  Dal C.L.N.  di Sanremo (IM), prot. N° 200/CL, al comando della II^ Divisione - In risposta ad un quesito del 28 dicembre 1944 inerente il "Capitano Gino" si precisava che non risultava avesse mai operato nel circondario di Sanremo.
21 marzo 1945 - Dal CLN di Alassio (SV), prot. n° 34, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" [comandante "Giorgio" Giorgio Olivero] - Comunicava che un agente alleato, un italiano di Parma, che era sbarcato nella zona di Ventimiglia per raggiungere i partigiani in montagna, era in quel momento degente presso il nosocomio militare tedesco di Alassio sotto sorveglianza in attesa di giudizio e che i tedeschi, in sostituzione di quell'agente, erano già riusciti ad infiltrare tra i garibaldini un loro uomo munito di radio-trasmittente [ n.d.r.: si trattava di Eros (Eros Ghirardosi)].
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), "La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)", Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
Eros (Eros Ghirardosi) era uno dei due radiotelegrafisti che, condotti da Amilcare Bric e Brac Allegretti, dovevano raggiungere Luigi Punzi a Marina San Giuseppe di Ventimiglia (IM) proprio nell'appartamento di Allegretti, ma che, una volta incappato nella mortale aggressione (vedere infra) il loro referente capitano Gino, caddero, subendo ciascuno diversa sorte, nella trappola tesa loro dagli uomini dei servizi informativi (SRA) della Marina Militare (Kriegsmarine) tedesca di stanza a Sanremo. Eros per almeno quindici giorni fu costretto a trasmettere falsi messaggi agli americani del Servizio OSS, che non lo preventivamente avevano fornito di un codice d'allarme in caso di caduta in mano nemica. Secondo alcune fonti nel novero dei diversi danni procurati agli alleati ed alla resistenza dai falsi messaggi di Eros, fatti trasmettere dagli specialisti all'OSS antenna di Nizza grazie al citato arresto, spicca l'induzione all'aviolancio su Cima Marta del 23 febbraio 1945, che si risolse in un disastro per i partigiani, con perdita del materiale, recuperato dai tedeschi, e la morte di almeno quattro garibaldini sia lo sviluppo delle circostanze che avevano già portato l'8 febbraio al grave ferimento del comandante partigiano Stefano Carabalona (Leo).
Adriano Maini

Fonte: I Partigiani d'Italia


Motivazione della Medaglia d’Argento al Valore Militare concessa alla memoria a Luigi Punzi: Combattente in territorio oltre confine non si arrendeva ai tedeschi ed in impari lotta opponeva fiera resistenza mantenendo alto l’onore e il valore del soldato italiano. Benché ferito riusciva a sfuggire alla cattura e unitosi al movimento clandestino francese organizzava la partecipazione al “Maquis” di formazioni partigiane composte di connazionali in Francia. A Peille, Peiracava e alla Turbie si univa ad essi ed eseguiva ardite missioni per collegare e coordinare nella zona di frontiera ed in quella rivierasca l’azione dei partigiani francesi e italiani. Mentre rientrava alla base di ritorno da una missione particolarmente rischiosa, veniva proditoriamente colpito da un sicario prezzolato che lo finiva a colpi di scure. Cadeva nel compimento del dovere dopo aver riassunto nella sua opera le belle virtù come militare e  partigiano d’Italia - Alpi Marittime - Ventimiglia, 8 settembre 1943 - 6 gennaio 1945. In effetti il capitano Punzi, che il 4 gennaio era stato a tradimento gravemente colpito alla testa con una scure in una casa di Marina San Giuseppe di Ventimiglia da un pescatore-contrabbandiere, al quale si era rivolto per un rientro clandestino in Francia, venne finito il giorno dopo con un colpo di pistola alla testa dal sergente telegrafista Schönherr della marina tedesca su ordine del suo superiore Leon Jacobs, alias Felix. Adriano Maini

Uno scorcio della Località Arziglia di Bordighera (IM)

Località Arziglia di Bordighera (IM): sulla sinistra, al centro, nascosta da edifici costruiti nel dopoguerra, la villa abitata all'epoca dalla famiglia Porcheddu

Io fui nell'ottobre 43 interessato dal dott. Ronga di S. Remo a formare in Bordighera il Comitato di liberazione e più tardi, per incarico del noto cap. Gino, iniziai i collegamenti col defunto gen. Pognisi, con il rev. Don Pellorese ed il dott. Marchesi, ma per la morte del 1° e la non continua permanenza del 2° l’organizzazione restò imperfetta [...]
Il cap. Gino ufficiale di collegamento cogli alleati e più volte sbarcato ad Arziglia [zona di levante di Bordighera] aveva prescelto la mia casa per l’installazione di una radio trasmittente onde riferire oltre frontiera; 2 giorni prima del suo ritorno con gli apparecchi veniva ucciso da un colpo di scure vibratogli a tradimento da un marinaio rinnegato.
Giuseppe PorchedduMemoriale manoscritto (forse documento IsrecIm) edito in Francesco Mocci, (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019

La Villa Llo di Mare in Località Arziglia di Bordighera (IM), abitata da Giuseppe Porcheddu e famiglia

Qui possiamo riprendere il documento [ n.d.r.: documento in Archivio IsrecIm (da vedere anche infra), firmato il 28 aprile 1945 dall'ex agente di polizia della Repubblica Sociale Antonino Panascì, collaboratore clandestino di Punzi e delle SAP di Imperia, documento che segnala a dicembre 1943 un intervento di Panascì e del suo collega per la liberazione di Punzi, in un primo tempo arrestato alla stazione ferroviaria di Ventimiglia dietro segnalazione del maresciallo della G.N.R. Salvagni ] che ci consente di determinare più da vicino le azioni di Gino Punzi.
Il periodo di svolgimento è tra ottobre 1944 e gennaio 1945, ma all’interno di tale estensione non è possibile precisare meglio le date delle situazioni descritte.
Già nei mesi precedenti l’estate, Gino Punzi ha ottenuto la collaborazione dei due agenti di Ventimiglia, Panascì e Iannaccone, che avvicinando autorità fasciste e tedesche forniscono informazioni. Lo scambio di informazioni si sposta, dopo l’estate, a Imperia quando la stazione di Ventimiglia, come tutta la cittadina, viene sottoposta a sempre più frequenti bombardamenti e il suo personale trasferito. A Imperia ritroviamo Gino Punzi presso una camera in via Carlo Alberto, dove alloggia sotto la veste di agente di polizia. Con lui si trovano un radiotelegrafista francese e un tenente italiano, e il gruppo è in missione per l’OSS americano. Punzi, rilascia al Panascì un documento di suo pugno che attesta la partecipazione del suddetto alla rete di cui Gino Punzi è a capo. In particolare, a detta del Panascì che lo mette a verbale nel documento, Punzi si firma come capo della missione “Gino” alle dipendenze del comando Belgrano di Nizza in servizio tra Ventimiglia, Imperia e Savona. L’incontro ha la durata di poche ore in cui viene consegnata la radio perché alla sera il gruppo di Punzi viene riaccompagnato alla stazione di Oneglia.
Una settimana dopo, tuttavia, Punzi è di nuovo a Imperia.
Alle 6 di mattina si presenta al Panascì preso l’albergo Italia per consegnare carte topografiche, documenti e una radio avuti dal comando alleato. Evidentemente nella settimana precedente Punzi ha passato e ripassato la linea del fronte.
Panascì afferma di avere tenuto il materiale due mesi e mezzo e poi passa a ricordare i fatti del dicembre del 1944: presumibilmente, quindi, i fatti descritti si collocano verso ottobre.
A dicembre si offre una opportunità a tutto il gruppo di informatori della polizia che fa riferimento a Punzi, veniamo a scoprire che l’infiltrazione è radicata e vasta e copre una rete che si estende tra la Questura di Imperia, il CNL e gli alleati. L’opportunità è offerta dalla richiesta del Comando delle SS di Imperia di avere un servizio di collegamento tra i suoi uffici e la questura: viene deciso che 3 agenti della rete, tra cui il Panascì, assumeranno questo incarico.
Punzi approva, valutando l’opportunità di ricevere informazioni che provengono direttamente dai comandi tedeschi.
Pone come condizione che i tre non prendano parte con le SS a rastrellamenti o a interrogatori.
Francesco Mocci, Op. cit.

Riva Ligure (IM): una vista fino a Capo Verde di Sanremo

In questo frattempo arrivò dalla Francia il Cap. Gino per mettere il piano [la missione del capitano inglese Robert Bentley quale ufficiale di collegamento degli alleati con i garibaldini] in esecuzione. La base di sbarco doveva essere il giro del Don, tra Arma di Taggia e Riva Ligure. Mi procurai una casetta nelle vicinanze come punto di appoggio. Tutto era pronto e si attendeva il primo sbarco, quando... saputo che l'ufficiale aveva con sé una forte somma lo rapinò e lo uccise...  
Domenico Gori Simi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della V^ Brigata della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" in Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Marina San Giuseppe a Ventimiglia (IM)

Nell’estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poiché era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso. Il comandante tedesco si infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati...
Renzo Gianni Biancheri, "Rensu u Longu", in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi VallecrosiaIstituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007 > 

Andammo in casa della famiglia di Pascalin [n.d.r.: Pasquale Pirata Corradi; e la casa era alla Marina San Giuseppe di Ventimiglia], dove incontrai il capitano Gino, tipo di  poche parole, bruno, forse un napoletano; portava con sé una borsa nera ri­gonfia che mai abbandonava; anche i miei genitori giunsero con le loro poche  cose. Improvvisamente giunse Scipio [Ernesto Crivelli, nato in provincia di Mantova, già marinaio della Regia Marina] da Mentone e appresi che viveva alla Villa Citroniers con mio fratello e Pascalin.
Paolo Pollastro Loi, documento in Archivio IsrecIm parzialmente edito da Don Nino Allaria Olivieri in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, ripubblicato in Quando fischiava il vento. Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015
 
Di recente Giorgio Caudano ha esaminato alcuni documenti inerenti anche la figura del capitano Gino Punzi, compreso quello appena menzionato di Paolo Loi; tra quelli inediti a livello della storiografia sulla Resistenza Imperiese qui di seguito si vanno a citare:
1) relazione (documento in Archivio IsrecIm) di Pasquale "Pirata" Corradi, della Missione "Corsaro", già coinvolto con Giulio Pedretti e Pietro "Pierino" Loi nell'esfiltrazione via mare di una parte della Missione alleata Flap: Corradi parla di tre passaggi in imbarcazione dal medesimo procurati al capitano Gino dalla Francia a Ventimiglia
2) manoscritto (documento in Archivio Isrecim) del maggiore degli alpini a riposo Luigi Raimondo, il quale ebbe un ruolo già nelle citate Missioni "Corsaro" e "Flap": questo rapporto indica due affiancamenti al capitano Gino fatti dal Raimondo, di cui uno, da Ventimiglia a Vallecrosia (forse, invece, a Bordighera: vedere infra], che comportò il trasferimento di una radio ricetrasmittente.
Adriano Maini
 
Monaco, La Turbie, Beausoleil, Roquebrune - Cap Martin

In data 26 ottobre 1944, essendo io al comando della Missione portante il mio nome di battaglia "
Dritto", ho sbarcato nella notte a Ventimiglia del materiale e varie persone, tra le quali il capitano Gino al quale affidai un nuovo rapporto [n.d.r.: contenente anche feroci critiche sull'operato del partigiano Ernesto Nettu/Nettù/Neto Corradi] affinché lo facesse recapitare ad un qualsiasi gruppo dei nostri [...]
Giacomo Dritto Alberti, Dattiloscritto firmato, del 1945, in Archivio IsrecIm, ricerca di Giorgio Caudano 
 
[n.d.r.:  tra le  altre pubblicazioni di Giorgio Caudano: Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea… memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019;  La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016   ]
 
Bordighera (IM): una spiaggia sul confine con Vallecrosia

L'attività della Squadra di azione patriottica di Vallecrosia-Bordighera fu indubbiamente una delle più ardite più pericolose...
I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia].
All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra.
Dopo la costituzione della missione Leo [Stefano Carabalona] e l'arrivo in Italia del Cap. Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino [Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l'assassinio del Gino.
Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata...
Mario Mascia, Op. cit.  
 
Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio. Tra queste operazioni vi fu la tragica "Operazione Leo", a seguito della "Operazione Gino", di cui non conosco i particolari, ma che mise a repentaglio tutta la nostra organizzazione.
Renato "Plancia" Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Senza data - Testimonianza sul capitano Gino della missione alleata, che aveva fatto da collegamento anche con i maquisard francesi, in cui si sosteneva che il capitano Gino era stato attirato in un tranello ed ucciso dai tedeschi il 6 gennaio 1945 [il capitano Punzi venne gravemente ferito il 4 gennaio a Marina San Giuseppe di Ventimiglia: vedere infra].
da documento dell'Archivio del Comune di Sanremo (IM) in Rocco Fava, Op. cit. 

5 gennaio 1945 - ... Nei giorni scorsi dicevano che alla Marina vi era stato un morto e che in un portone si vedevano delle macchie di sangue...
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988

Al posto del palazzo di sinistra sorgeva un tempo, in Bordighera (IM), il Garage Chiappa

Nel mese di dicembre 1943 veniva arrestato dagli Agenti di Polizia della Squadra Controllo Passaporti di Ventimiglia Ferrovia il Capitano degli Alpini PUNZI Gino, essendo il suo nominativo iscritto in rubrica di frontiera col provvedimento di arresto. La segnalazione per l'arresto era stata fatta dal Maresciallo della G.N.R. Salvagni. All'atto del suo fermo, essendo stato trovato in possesso di armi e di carte topografiche avrebbe dovuto essere passato per le armi. Il predetto Capitano veniva accompagnato nell'Ufficio di Polizia di Ventimiglia Ferrovia, ove, interrogato, mediante l'interessamento degli agenti di Polizia PANASCI' Antonino e IANNACCONE Gaetano, in servizio presso il predetto Ufficio, veniva messo in libertà. I suddetti agenti hanno perorato la sua causa prima e durante l'interrogatorio presso quel capo Ufficio Dott. Marchetti, rendendosi garanti del Capitano, che per fortuna trovavasi in possesso di documenti rilasciati dal Comando Milizia Confinaria (foglio di licenza). Da quel giorno il Panascì entrò in relazione di amicizia con il Punzi che, dopo il suo rilascio, prestava servizio nella Milizia confinaria in qualità di Ufficiale addetto alla propaganda verso i militari sbandati sulle montagne italo-francesi, allo scopo di farli presentare ai comandi nazi-fascisti. Il Capitano, che transitava saltuariamente il confine munito di documenti atti allo scopo, in una delle sue visite a Ventimiglia, trovandosi in compagnia dello Iannaccone, già al corrente della sua attività a favore dei Partigiani, palesava al Panascì il vero scopo dei suoi continui viaggi in Francia e fra l'altro aggiungeva di essere comandante di un reparto di patrioti, fra i quali suoi ex dipendenti, che operavano in prossimità del confine italiano. Il Punzi propose al Panascì di mettersi a sua disposizione  per eventuali servizi informativi [...] di essere venuto a conoscenza, subito dopo l’arresto dello Iannaccone e dei Chiappa, precisamente dal figlio minore Aldo Chiappa, che il capitano Punzi era stato ucciso dal pescatore [...] di Ventimiglia, padre di una spia e spia delle SS di Sanremo, il primo arrestato e tradotto in Francia dallo Iannacone ed il secondo fu arrestato per ordine dello Iannaccone stesso e messo a disposizione del Comando francese SROI di Sanremo, dipendente del servizio OSS americano. 
Antonino Panascì (documento IsrecIm) in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977 [ n.d.r.: e sempre il già menzionato documento del maggiore Raimondo informa che i signori Chiappa in questione erano i titolari dell'omonimo garage, officina di autoriparazioni, sito in un punto centrale di Bordighera ], ripreso da Francesco Mocci, Op. cit.

Riferirono [Renzo Stienca Rossi e Luciano Rosina Mannini] che "un agente locale di nome Gino era stato ucciso e trovato in possesso di appunti scritti con nomi di agenti e ubicazione di rifugi nell'area di Bordighera" e che questo fatto spiegava il 'tradimento' di Irene.
Sir Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013
 
Felix (Leon Jacobs), di concerto con Hans Senner, organizzò una trappola che avrebbe permesso la cattura dei nuovi arrivati. Felix lasciò tre uomini - Wihlelm Schönherr alias William, Schmidt e l’italiano Nino Bertola - nella casa di Marina San Giuseppe [a Ventimiglia (IM)] e, con il corpo di Punzi, ritornò verso Sanremo. Era necessario non far sapere al nemico che Punzi era morto e che i documenti contenuti nel suo zaino erano ormai in mano tedesca. Il corpo di Punzi fu abbandonato sul bordo della strada, poco prima dell’entrata in Sanremo. Una telefonata anonima informò il comando di polizia che un uomo giaceva privo di vita lungo la strada che collegava Ospedaletti con Sanremo. Punzi venne, pertanto, seppellito dalle autorità municipali di Sanremo come ignoto. Felix, appena giunto a Villa Aloha, sebbene l’alba non fosse ancora spuntata, telefonò a Milano dove il suo capo, Georg Sessler, si era recato e si trovava negli uffici di via Ariosto dell’intelligence della Kriegsmarine (Marinenachrichtendienst MND III) di cui faceva parte. Un suo dipartimento, il B-Dienst, era specializzato nell'intercettazione, nella registrazione, nella decodifica e nell'analisi delle comunicazioni nemiche. A Sanremo, nella Pensione delle Palme, si trovava il centro di ascolto di questa struttura, dove più di una ventina di operatori erano costantemente intenti a registrare le comunicazioni alleate. Il comando della struttura, che dipendeva direttamente dal comando di Merano, era affidato al capitanleutnant Georg Sessler, ventisettenne con alle spalle anni di esperienze maturate nei servizi segreti tedeschi.
Giorgio Caudano
 
E poi tutta la fascia costiera è dall’8 settembre 1943 "zona operativa" agli effetti militari, ed i tedeschi vi fanno da padroni. Questa è, forse, la regione d’Italia che conoscono meglio perché fin dal 1935 dispongono in loco d’un centro di propaganda e d’informazione segreto, composto da tre gruppi diretti da cittadini germanici che "svolgono attività commerciali nel settore portuale e marittimo".
Per cui, quando si sono installati a Genova e negli altri centri, subito dopo l’armistizio, sapevano già dove mettere le mani. L'apparato spionistico (i comandi SS di Genova, Imperia, Spezia, Savona e Novi Ligure) è impressionante, e così pure quello poliziesco e militare. Nel  timore costante di uno sbarco in forze angloamericano, il capoluogo ligure diventa "la fortezza Genova", con opere di minamento della costa e degli stabilimenti, artiglieria in caposaldi, fortini antisbarco, batterie autonome, posti di blocco su tutte le strade principali. È logico che, di fronte a questo schieramento così profondo e capillare, anche quello partigiano (che ha persino un proprio uomo al Comando delle SS presso la Casa dello Studente, in corso Giulio Cesare a Genova, il quale passa in anticipo tutti gli ordini di arresto) sia eccezionale.
Ricciotti Lazzero,
Le Brigate Nere, Rizzoli, 1983  

Dopo l’occupazione, il Sicherheitsdienst ed i suoi agenti italiani avviarono con grande impegno la raccolta di informazioni all’interno del movimento di Liberazione che andava costituendosi. Secondo un documento inglese, sembra che fosse stato allestito un cosiddetto “servizio di criptopropaganda e informazioni sui partigiani”, al quale era affidato il compito di diffondere notizie false e tendenziose tra le formazioni della resistenza a scopo di disorientamento 93
[...] Responsabile di questo lavoro era un centro di raccolta di informazioni che probabilmente apparteneva in origine dall’Abwehr militare, ma che era passato nel 1944 sotto il controllo del Sicherheitsdienst. La sua sede era a Milano, Galleria del Corso 2, e il suo campo di indagine, sebbene limitato all’Italia nord-occidentale, assai ampio. Infatti, oltre alle informazioni di carattere militare sui partigiani, le formazioni della RSI e la situazione oltre le linee del fronte nel settore occidentale della “Linea Gotica”, il centro monitorava le relazioni commerciali tra il nostro paese e la Svizzera ed anche i movimenti delle persone nell’Italia del nord 94. I dati contenuti nelle schede riguardano soprattutto l’armamento, la dislocazione, la forza e il morale delle bande partigiane, e queste notizie, per quanto sia possibile verificarle, sono assai precise e accurate [...]
93 PRO, WO 204/12293, L’organizzazione informativa tedesca con particolare riguardo al servizio informativo in Italia, s.d. [ma 1945], p. 24.
94 US NARA, RG 226, Box 8, Zimmer’s Papers, Ref. No. 60, p. 61. Le informazioni venivano trasmesse al comando SD di Monaco (Kommando des Meldegebiets München) tramite un centro denominato Meldekopf Zeno, situato prima a Ortisei, poi a Merano, e guidato dal sottotenente Josef von Ach. Da Milano partiva una rete di stazioni radio dislocate in parte sulla costa ligure (due a San Remo, una ad Alassio, una mobile a Moglia, due a Genova, una mobile a Chiavari), a Reggio Emilia, Torino, Serravalle, Como e Limbiate.

Carlo Gentile, Intelligence e repressione politica. Appunti per la storia del servizio di informazioni SD in Italia 1940-1945, in Paolo Ferrari/Alessandro Massignani (Eds.), Conoscere il nemico. Apparati di intelligence e modelli culturali nella storia contemporanea, Milano 2010, p. 459-495 

giovedì 19 dicembre 2019

Il comando tedesco si trovava all'Albergo Imperiale di Sanremo

Ceriana (IM)

1 gennaio 1945
- Dal comando della IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della II^ Divisione - Venivano comunicati i dislocamenti dei Battaglioni "Peletta", "Rodi" e "Artù".
1 gennaio 1945 - Dal comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione, prot. n° 246, al comando della II^ Divisione - Veniva trasmessa la notizia dell'arrivo a Sanremo (IM) di militi fascisti della San Marco, prima di stanza a Riva Ligure e a Santo Stefano al Mare.
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste,  Anno Accademico 1998-1999
 
4 gennaio 1945
Il prof. Porta - malattie veneree - cura e dà del denaro ai ribelli. Segno di riconoscimento: una lira strappata a metà.
Per maggior sicurezza interrogare un certo Gino, fidanzato della Lisetta che abita in Sanremo Vecchia.
Prelevare questo Gino (1) che si può identificare, farlo cantare.
Trattenerlo e mandare uno dei nostri poi dal prof. Porta nel modo indicato dal Gino e farlo curare come ribelle.
Tutte queste informazioni vengono dal D., informatore (Informazione di Nicò)
(1) "Gino" è la stessa persona di Cadrozzi Corrado
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo
 
Sanremo (IM): ponte vecchio di Verezzo

Curti Walter: nato a Sanremo il 1° agosto 1929, squadrista della Brigata nera “Padoan”, distaccamento di Sanremo.
Interrogatorio di Curti Walter del 28.5.1945: Mi arruolai volontariamente nella brigata nera di Imperia nel novembre del 1944 e assegnato al distaccamento di Sanremo dove sono rimasto fino al giorno 24 aprile
[...] Mi risulta che durante la mia degenza in ospedale, l’Impedovo con il Pelucchini, Siri, Nicco [n.d.r.: nel citato brogliaccio del distaccamento di Sanremo della Brigata nera, appare come Nicò; alcune fonti riportano per lui anche il triste soprannome di Gin (o Gim) Mano Nera] e Maselli, tutti della brigata nera, e due militari della SS tedesca, vennero in ospedale dove prelevarono un partigiano ferito e condottolo in un luogo un po' disabitato lo freddarono. Il Pelucchini ed il Nicco, assieme a reparti della SS, si resero colpevoli di tre delitti avvenuti nei pressi della Villetta alla vigilia del Natale del 1944. Sempre durante il periodo della mia degenza, seppi che reparti della brigata nera, unitamente a tedeschi, recatosi [2 geannaio 1945] sulle alture di Verezzo [Frazione di Sanremo], dopo un piccolo scontro, colpivano un partigiano [n.d.r.: Mario Emilio Zamboni, nato a Crikvenika, nell'attuale Croazia, il 16 settembre 1921] che per mancanza di munizioni aveva gettato l’arma e si era arreso e lo finivano a colpi di pistola. Poiché il partigiano si manteneva ancora in vita, un tedesco avvicinatosi gli scaricò sulla testa la sua pistola. Dichiaro che il Pelucchini, l’Impedovo ed il Nicco erano in piena collaborazione con gli appartenenti alla SS Italiana, numerosi fra i quali si distinguevano elementi italiani residenti all’estero.
Leonardo Sandri, Processo ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019    
 
4 gennaio 1945
Risulta che la ditta Paladino è diventata un covo di autentici ribelli, renitenti, disertori e simili.
Certamente questi individui sono mimetizzati per il periodo invernale ed è più che certo che passato il periodo del freddo se ne torneranno ai monti in primavera e li avremo di nuovo di fronte.
Informare il comando tedesco.
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo 

In alto Coldirodi; in basso, Ospedaletti

3 gennaio 1945
- Dal comando del I° Battaglione, prot. n° 31, al comando della V^ Brigata - Relazionava che a Sanremo i gruppi fascisti erano suddivisi in 50 uomini delle Brigate Nere e 40 della G.N.R. all'Albergo Nizza, 100 della X^ Flottiglia Mas e 50 bersaglieri all'Albergo Corso; che il comando tedesco si trovava all'Albergo Imperiale e disponeva nel complesso a Sanremo di 4.000 uomini; che a Coldirodi [n.d.r.: oggi Frazione di Sanremo (IM), all'epoca di Ospedaletti] si trovavano 50 bersaglieri.
3 gennaio 1945 - Dal comando della II^ Divisione ai comandi delle Brigate IV^ e V^ - Veniva consigliato di controllare il comportamento dei garibaldini nei distaccamenti e di curare il controspionaggio nonché la manutenzione delle armi. Si sottolineava la necessità di fornire dettagliati rapporti giornalieri.
4 gennaio 1945 - Dal comando [comandante "Danko" Giovanni Gatti] del I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 32, al comando della V^ Brigata - Relazione militare: a Isolabona (IM) erano presenti 200 tedeschi; 200 tedeschi anche ad Apricale (IM); 300 a Dolceacqua (IM); a Perinaldo (IM) una squadra di 20 tedeschi per riparare la strada Perinaldo-San Romolo; da Sanremo (IM) erano partiti 2 Mas, con a bordo uomini della X^ Flottiglia disertori dalle file repubblichine, che sembravano diretti alla costa francese; a Baiardo (IM) il tenente dei bersaglieri era ben visto dalla popolazione perché per Natale aveva regalato sigarette e liquori.
4 gennaio 1945 - Dal comando del I° Battaglione "Mario Bini", prot. n° 32, al comando della V^ Brigata - Relazione militare: a Isolabona (IM) si trovavano 200 tedeschi, così come ad Apricale (IM); a Dolceacqua (IM) 300 tedeschi: a Perinaldo si era portata una squadra di 20 tedeschi per riparare la strada Perinaldo-San Romolo [Frazione di Sanremo (IM)].
5 gennaio 1945 - Dal comando della IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della II^ Divisione ed al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Si rendeva noto l'arrivo a Taggia (IM) di bersaglieri che dovevano effettuare rastrellamenti a Sanremo, Ceriana e Valle Argentina. Continuavano i lavori difensivi del nemico sul litorale e lungo la Valle Argentina.
5 gennaio 1945 - Dal comando del I° Battaglione "Mario Bini" al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" - Relazione sul mese di dicembre 1944: "riorganizzati i 3 Distaccamenti dipendenti. Uccise 4 spie. Uccisi il 1° dicembre un capitano ed tenente tedeschi. Il 3 dicembre una squadra ha attaccato il presidio dei bersaglieri di Ceriana (IM), uccidendone 20. Il 13 alcune mine provocavano la morte di 16 tedeschi. Il 20 dicembre morivano 2 garibaldini".
5 gennaio 1945 - Da "Nilo" [Quanito De Benedetti] al C.L.N. di Sanremo (IM) - Comunicava che nella notte era avvenuto uno scontro a fuoco tra partigiani e tedeschi nella zona di Madonna della Costa a Sanremo.
6 gennaio 1945 - Dal comando della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni", prot. n° 253, al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Comunicava un rastrellamento avvenuto nella zona di Badalucco da parte di 3 colonne nemiche, provenienti da Molini di Triora (IM), Diano Marina (IM) ed Imperia. "Una colonna che lasciava Badalucco è stata attaccata da questa V^ Brigata, che ha recuperato un mortaio da 81 mm. La forza attaccante era composta in massima parte da fascisti e repubblichini, quasi tutti liguri: pochi i tedeschi".
6 gennaio 1945 - Dal comando del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" [comandato da Basilio Mosconi,
(Moscone)] al comando della V^ Brigata - Comunicava che i Distaccamenti "Mia" e "Serpe" avevano effettuato uno scontro a fuoco contro i nemici vicino a Glori - località di Molini di Triora (IM), in Valle Argentina - e recuperato un mortaio da 81 mm abbandonato dal nemico in fuga.
Rocco Fava, Op. cit. Tomo II
 
 
8 gennaio 1945
A San Pietro [di Sanremo] in una casa c'è un certo Pierino Minoia che ha fatto parte della banda Baggioli sotto le dipendenze del Ten. Rico della Banda Cittadina.
Attualmente deve avere la pleurite e deve far parte del Comitato di Liberazione Nazionale di San Remo. È stato visto a S. Romolo col Rico [...]
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, documento in Archivio di Stato di Genova, copia di Paolo Bianchi di Sanremo
 
[...] Il Fante Mario (o Mariano) Calabretti il giorno della dichiarazione dell’Armistizio con gli Anglo-Americani si trovava in servizio nel Nord Italia.
Per nulla intenzionato ad aderire alla Repubblica di Salò e combattere ancora al fianco dei tedeschi, si dette alla macchia e divenne partigiano, poiché anche per lui era molto difficile raggiungere le zone libere dell’Italia già sotto controllo alleato.
Messosi in contatto con quanti già operavano clandestinamente sulle montagne, si arruolò nelle formazioni costituite nel Comando 2a Div. d’Assalto “Garibaldi” della la Zona della Liguria “F. Cascione”.
Assunto il nominativo in codice di “Beten” combatte con il grado partigiano di “Garibaldino” tra le fila del 1° Battaglione della 5a Brigata.
Il 6 gennaio 1945 venne catturato da forze repubblichine durante un rastrellamento nella zona di Ciabaudo del Comune di Badalucco (Imperia) e portato a Villa Ober in San Remo (Imperia) dove fu tenuto prigioniero.
Immediatamente sottoposto a processo dal Tribunale Straordinario di Guerra della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) con l’imputazione di "diserzione con passaggio a bande di ribelli e di favoreggiamento agli stessi", fu condannato a morte mediante fucilazione alla schiena.
La sentenza fu immediatamente eseguita nella città di Imperia.
Nella stessa seduta il Tribunale condannava un altro militare, tale Vice Brigadiere Zara Zeffiro, accusato di tradimento perché, pur prestando servizio nella G.N.R., aiutava i partigiani dando loro munizioni e viveri.
Anche quest’ultimo fu condannato a morte e la sentenza fu eseguita a Oneglia il 27 gennaio.
E, perché tale condanna avesse la funzione di deterrente nei confronti di altri militari alla macchia, la notizia della fucilazione di entrambi fu riportata persino su un giornale locale, “Il Quotidiano - L’Eco della Riviera”.
La triste vicenda del Calabretti fu ufficialmente confermata dal Ministero della Difesa il quale dichiarò che: "[..] il Fante Calabretti Mariano è deceduto il 6 febbraio 1945 a Imperia fucilato in base ad una sentenza emessa dal Tribunale Straordinario di Guerra [..]".
(da Nuccio Carriero, San Vito in guerra. La partecipazione ed i contributo dei Sanvitesi al secondo conflitto mondiale, Ed. Arcobaleno San Vito dei Normanni, 2012)
Redazione,
Calabretti Mariano partigiano fucilato, ANPI Brindisi  

A fine gennaio si riunisce a San Remo, in Villa Clara, il Tribunale Straordinario di Guerra della Guardia Nazionale Repubblicana per giudicare Mario Calabretti e Zeffiro Zara, già ex militi, colpevoli di favoreggiamento di bande partigiane. Sono condannati a morte e fucilati alla schiena. Lo Zara cade il 27 gennaio 1945, il Calabretti a Imperia il 1 febbraio 1945
[...] Cosa di cui abbiamo già fatto cenno, il Tribunale Straordinario di Guerra della Guardia Nazionale Repubblicana si è radunato ad Imperia per giudicare il milite Mario Calabretti, imputato di diserzione con "passaggio a bande armate" di ribelli e di favoreggiamento di essi. E' condannato a morte mediante fucilazione alla schiena. La sentenza ha avuto esecuzione il primo febbraio 1945.
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV. Da Gennaio 1945 alla Liberazione, 2005, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2005
 
Italo Fioriti: nato a Coldirodi il 20 aprile 1924, squadrista della Brigata Nera “Padoan”, distaccamento di Sanremo.
Interrogatorio del 27.7.1945: Alla data dell’8 settembre non prestavo servizio militare. Nel marzo 1945, in seguito a cartolina precetto, mi sono arruolato nella brigata nera di Sanremo. Nei primi di aprile del 1945, poiché non mi piaceva prestare servizio nella brigata nera sono fuggito e mi sono presentato ai partigiani in località San Romolo. Da lì sono andato in località Ciabaudo dove ho prestato servizio con i partigiani per cinque giorni.
Una sera ricevetti l’ordine di andare al comando del distaccamento partigiano in Argallo perché lì si trovava mio zio Fossati Luigi che voleva parlarmi. Giunto sul posto non vi trovai mio zio, chieste spiegazioni al comando mi venne detto che mio zio era una spia e che era fuggito. Dopo di che due partigiani mi dissero di andare con loro che mi riaccompagnavano all’accampamento. Strada facendo, dopo aver percorso circa 500 metri, uno dei due partigiani mi puntò la pistola alla tempia destra e tirò il grilletto ma per fortuna non partì il colpo ed allora sono fuggito. I due partigiani mi spararono dietro diversi colpi di pistola senza colpirmi. Giunto al ponte di Badalucco fui preso da alcuni tedeschi in servizio di guardia, i quali mi condussero al comando delle SS di Sanremo. Lì mi volevano uccidere perché ero fuggito dalla brigata nera e per essere andato con i partigiani. I militari delle SS tedesche mi malmenarono per costringermi a rivelare dove si trovassero i partigiani ma io mi limitai a dire che i partigiani si trovavano sparsi sopra la località Vignai. Indi fui caricato su un camion fino a Baiardo da dove con una trentina di soldati tedeschi ci portammo a Ciabaudo dove i tedeschi effettuarono un rastrellamento fermando tutti gli uomini che si trovavano in paese che fecero sfilare davanti a me chiedendomi di ognuno se fossero o meno partigiani. Io dichiarai che tutti quegli uomini erano contadini e nessuno di essi era un partigiano. Indi rientrammo a Badalucco e quindi a Taggia e dopo una breve sosta mi portarono a Sanremo dove fui consegnato alla brigata nera. Da quel giorno sono rimasto a far servizio nella brigata nera fino al 24 aprile [...]
Atto di accusa contro Fioriti:
Il Fioriti, essendo rimasto alcuni giorni aggregato alla formazione garibaldini comandata da “Figaro”[Vincenzo Orengo], accampata nei pressi di Ciabaudo, osservò la posizione e l’ubicazione dei magazzini viveri nonché i casoni dove dormivano i partigiani, poi essendo al corrente di tutto fuggì nottetempo e raggiunse il comando brigate nere, cui apparteneva mettendo al corrente suddetto comando di quanto aveva osservato. In seguito a ciò una colonna di tedeschi e brigata nera attaccò la posizione di Ciabaudo facendo tre vittime e cioè una sentinella garibaldina e due fratelli, contadini del luogo. Il Fioriti risulta aver preso parte con la brigata nera di Sanremo ad un rastrellamento in data 25 gennaio 1945.
Leonardo Sandri, Op. cit.

sabato 17 agosto 2013

Sui partigiani del Gruppo Sbarchi Vallecrosia

La spiaggia tra Bordighera (IM) e Vallecrosia

.. il distaccamento S.A.P. di Vallecrosia nato negli ultimi giorni di luglio '44.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I -, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
La spiaggia, tra Vallecrosia e Bordighera, all'altezza del rio Rattaconigli, teatro di alcune operazioni del Gruppo Sbarchi

La missione Leo, alla quale appartenevano Rosina [Luciano Mannini di Vallecrosia (IM)], Lolli [Giuseppe Longo], Giulio [Corsaro] Pedretti [di Ventimiglia (IM)] ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò [partendo da una spiaggia di Vallecrosia (IM)] a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall'infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo [Stefano Carabalona] si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l'altro, l'uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno...
I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia]. All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra.  Dopo la costituzione della missione Leo e l'arrivo in Italia del Cap.  Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino * [Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l'assassinio del Gino. Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata...
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. Alis, 1946, ristampa a cura dell' Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia del 1975   
 
Nell'agosto del 1944 gli alleati sbarcarono a St. Raphael vicino a Marsiglia.
A sbarco consolidato, l’avanzata alleata si divise su due direttrici, la prima verso Marsiglia, composta principalmente dall’Armée d’Afrique francese; la seconda verso la Costa Azzurra e il confine italiano.
Sulla riva destra del Var, prima di entrare in Nizza, l’avanzata si arrestò non per opposizione delle forze tedesche ma per scelta del comando alleato. La resistenza francese della Costa Azzurra insorse spontaneamente, quasi costringendo gli alleati a liberare Nizza e a proseguire fino a Mentone, che venne liberata ai primi di settembre 1944 riportando i confini all’anteguerra. A Gattières, sopra Nizza, fu installata una scuola per l’addestramento di sabotatori, alla quale parteciparono diversi partigiani italiani; a Mentone vennero installate delle piccionaie di colombi viaggiatori che venivano impiegati nelle operazioni di spionaggio oltre le linee. Le agenzie di intelligence alleate (francesi, inglesi e americane) iniziarono a lavorare più in concorrenza fra loro che in collaborazione.
Il nostro C.L.N. assisteva con timore a queste azioni in “concorrenza”, perché mettevano in pericolo tutta l’organizzazione.
[…]
Renzo "Stienca" Rossi  in Giuseppe Mac FiorucciGruppo Sbarchi VallecrosiaIstituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007


Credo che dal lungomare tenuto "aperto" dalla sezione sbarchi salpasse [operazione della tarda notte del 10 dicembre 1944 citata poc'anzi] anche la prima imbarcazione con "Leo" Carabalona, "Rosina" (Luciano Mannini), "Caronte" (Pedretti) e altri di Ventimiglia... Con lo sbarco [6 gennaio 1945] del capitano Bentley si strinsero ancor più i rapporti tra il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia e il gruppo di "Leo" Carabalona, del quale faceva parte Giulio Pedretti, che per primi avevano preso contatto con le forze alleate. Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio.                                                                                                                                            Renato "Plancia" Dorgia, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

La mia storia nella Resistenza è legata a filo doppio con Renzo ["Stienca"] Rossi.
Nell’agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di Girò
[o Gireu, Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM)], che operava nella zona di Negi [Frazione di Perinaldo]. [...]
A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai all’incontro con Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, detto anche "Ivano", in quel momento comandante della V^ Brigata d'Assalto "Luigi Nuvoloni", da dicembre 1944 comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"].
Ci accompagnò Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. Vitò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il S.I.M.
[Servizio Informazioni Militari] e la S.A.P.: io fui nominato suo agente e collaboratore.
In novembre [1944] mi aggregai al battaglione di Gino Napolitano a Vignai, ma dopo alcune operazioni di collegamento tra Vallebona e il comando di Vignai, il comando mi richiamò ad operare nel Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.
Renzo "Gianni" Biancheri, "Rensu u Longu", in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. 

A quel proclama [quello del generale Alexander del 13 novembre 1944] rispose duramente Carlo Farini [Simon], ... incitando i partigiani a serrare le fila e a combattere ancora più duramente contro i nazifascisti, rinfacciando altresì agli alleati la scarsissima consistenza degli aiuti inviati ai garibaldini, sporadicamente, e fino ad allora solo per mare con una minuscola imbarcazione che sbarcava nella zona tra Bordighera e Ventimiglia.
Sandro Badellino, Mia memoria partigiana. Esperienze di vita e vicende di lotta per la libertà di un garibaldino imperiese (1944-1945), edizioni Amadeo, Imperia, 1998  
 
Renzo Rossi (Renzo, Stienca, Zero)… dopo aver riorganizzato il CLN di Bordighera e dopo un periodo di permanenza in montagna lavorerà per il CLN circondariale adoperandosi tra l’altro in viaggi via mare… per stabilire rapporti tra le forze resistenziali italiane e ufficiali americani, inglesi, francesi  Renzo Biancheri (Gianni), di Bordighera, che aiutò Renzo Rossi nella sua attività…  
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976

Vallecrosia (IM): un'altra spiaggia, più a ponente rispetto a quella già indicata, da cui partirono missioni del Gruppo Sbarchi

Da questa situazione nacque l’idea, nel comando della “Felice Cascione”, di una nostra missione, che dovesse portarsi in Francia presso i Comandi Alleati per sollecitare l’invio di divise, viveri, armi e munizioni. E per combinare azioni militari congiunte contro le forze nazifasciste nella nostra zona.  Così nacque la Missione Kanhemann, con la supervisione del comandante “U Curtu” [Nino Curto Siccardi]. Fra i componenti furono assunti fra gli altri (non li ricordo tutti), con me, Alberto Guglielmi “Nino” e Luciano Mannini “Rosina“. Io, perché ufficiale dell’esercito, a conoscenza delle lingue francese e inglese, studiate a scuola e poi coltivate privatamente. Nino e Luciano perché conoscevano la zona a menadito, soprattutto i camminamenti tra le mine sulla spiaggia. [...] nelle prime ore del mattino successivo [la missione era partita la notte del 14 dicembre 1944 da una spiaggia di Vallecrosia] stavamo già nella sede della gendarmeria di Nizza […] Quasi subito fu prelevato Kanhemann, capo della nostra missione e portatore di tutti i documenti referenziali attestanti la nostra identità politica […] La notte del 6 gennaio 1945 la missione con tutti noi e con il capitano Bentley e il suo marconista ripartì per Vallecrosia […]
Domenico “Mimmo” Donesi, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Con Renzo "u Longu" [Biancheri] ci nascondemmo nel macello a fianco della postazione dei bersaglieri [sul lungomare di Vallecrosia].  Vivemmo 2 giorni appollaiati e nascosti sulle travi del tetto tra le catene, le carrucole e i ganci. Poi finalmente Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e gli amici prepararono la barca e partimmo. Era dicembre [1944] e tra i compagni di viaggio ricordo sicuramente Luciano Mannini. Remammo a turno e sbarcammo a Monaco bagnati fradici, perché durante il viaggio aveva cominciato a piovere a dirotto. Appena arrivati fummo... arrestati dai francesi e portati al posto di polizia di fronte al porto. Ci aspettavano, era tutto pronto. Poco dopo arrivarono gli ufficiali inglesi, gentilissimi, che ci portarono a Nizza dove ci vestirono con la divisa inglese e ci rifocillarono...
Ampelio Elio Bregliano, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. 
 
Il rapporto del Ten. Col. Robert Peter McMullen, redatto il 23 maggio 1945, comandante della missione “Clover” (M.11) per la Liguria e la parte occidentale dell’Emilia, ci informa di come una missione dedicata alla Liguria di Ponente fosse stata pianificata nel settembre 1944, subito dopo l’operazione “Dragoon” [n.d.r.: lo sbarco vittorioso degli alleati in Provenza, agosto 1944] [...] A tal fine, la  N. 1 Special Force, la sezione italiana del SOE, organizzò l’invio di una missione, comandata dal capitano Robert C. Bentley, denominata “Saki”, che dal confine francese si sarebbe portata nella provincia di Imperia. Bentley avrebbe studiato la possibilità di approvvigionamenti alle forze partigiane via mare, e avrebbe cercato di collegarsi con la missione “Flap” che era già operativa nel Piemonte meridionale e al confine con la  provincia di Savona. Dopo una ulteriore missione, denominata “Clarion”, comandata dal maggiore Duncan Lorne Campbell, sarebbe stata paracadutata per svolgere compiti di collegamento nella zona montagnosa a sud delle Langhe, egli avrebbe preso il comando del personale britannico nelle province di Imperia e Savona. [...] Questo è quanto scrive McMullen, ma andando a ritroso, leggendo le istruzioni operative (Operation Instruction)  redatte il 24 settembre 1944 dal commander RNVR Gerald Alfred Holdsworth, comandante della N. 1 Special Force per la missione del maggiore Campbell, denominata “Clarion”, troviamo che le cose andarono in modo diverso. Inizialmente la missione doveva essere paracadutata nella zona di Cuneo dove sarebbe stata contattata dal maggiore Temple della missione “Flap”, e successivamente avrebbe preso contatto con la 2° Divisione Ligure a nord di Imperia. La missione Flap era in contatto con le formazioni autonome del Maggiore Enrico Martini “Mauri” dell’Esercito di Liberazione  Nazionale. Ma siccome nelle intenzioni dei garibaldini imperiesi, dopo la ritirata delle forze nemiche, c’era l’occupazione delle città della Liguria occidentale da Albenga al confine francese, i compiti della missione erano militari (misure antistorch, cioè la protezione degli impianti, del  personale, delle infrastrutture dalle possibili distruzioni dei tedeschi) e politiche, cioè l’organizzazione successiva delle autorità amministrative, dei partigiani, il mantenimento dell’ordine pubblico in attesa dell’arrivo delle truppe alleate e dell’AMG. Le istruzioni operative descrivono dettagliatamente gli scopi, i metodi, la consistenza delle forze nemiche e dei partigiani, la presenza di altre missioni alleate, la politica da adottare con i partigiani, i mezzi finanziari di cui la missione avrebbe disposto, i collegamenti con la base. Il vice comandante sarebbe stato il capitano Bentley, ma la missione Clarion  non iniziò come previsto. Nelle istruzioni operative della missione “Saki” del capitano Bentley, redatte un mese dopo, il 30 ottobre 1944, troviamo che la sua missione sarebbe arrivata via mare, avrebbe raggiunto le formazioni garibaldine della Div. “Cascione” sulle montagne imperiesi e solo dopo il suo insediamento sarebbe stata paracadutata la missione Clarion del maggiore Campbell. Al suo arrivo Bentley avrebbe lasciato il comando della missione a Campbell. Ma anche la missione Saki  non ebbe luogo secondo quanto pianificato  per le cattive condizioni climatiche. La missione Clarion venne paracadutata l’8 dicembre 1944: era composta dal maggiore Campbell, dal capitano Irving-Bell, dal tenente Clark e da due operatori radio. Questa informazione ci è fornita dal rapporto del capitano Cosa, comandante della 3° Divisione Alpina (autonomi), redatto il 7 aprile 1945. Il lancio aveva avuto luogo dopo che i tedeschi avevano già occupato Villanova Mondovì e già si sapeva che si stavano preparando per operazioni di rastrellamento su larga scala. “Io avevo già avvertito il Ten. Clark di questo fatto e avevo energicamente insistito sul fatto che il lancio non doveva essere effettuato. Al più presto cercai un luogo sicuro con la sua missione in pianura, dove l'avrei accompagnato con una  buona scorta, al fine di evitare l’incerto destino di venire rastrellati. Invece egli desiderava ritirarsi più in alto sulle montagne, per non correre il rischio di attraversare le linee nemiche (eravamo ormai circondati). Dopo alcuni giorni molto duri in montagna la missione è scesa per riposarsi a Frabosa, ma è stata sorpresa dai tedeschi, quasi tutti sono stati catturati. Solo il capitano Irving-Bell fu salvato.[...]” [...] La missione via mare di Bentley riuscì ad infiltrarsi nella notte del 6-7 gennaio 1945, dopo otto tentativi di sbarco, sulla spiaggia nei pressi di Bordighera [n.d.r.: più probabile, invece, dato il subitaneo arrivo del gruppo in parola, dopo l'approdo, alla casa della famiglia di "Nino" Guglielmi, che si trattasse di Camporosso Mare].
Antonio Martino, La missione alleata "Indelible" nella II^ Zona Operativa savonese, in Storia e Memoria, rivista dell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea, 2011-1 
 
La zona di Camporosso, alla foce del torrente Nervia e prossima a Ventimiglia, dove abitava la famiglia Guglielmi

La notte della Epifania [del 1945] riapparve mio fratello Nino con “Mimmo” [Domenico Dònesi] e un ufficiale inglese [n.d.r.: il capitano Robert Bentley, inglese, che doveva assumere per l’appunto l’incarico del collegamento degli Alleati con la I^ Zona Partigiana Liguria], bagnato fradicio, che era evidentemente appena sbarcato. Sistemarono delle casse in cantina, poi si incamminarono di nuovo…
Emilia Guglielmi in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
 
Da parte alleata gli aiuti furono del tutto inesistenti fino al terminare dell'anno 1944. Ai primi del 1945 vennero inviati presso le nostre formazioni di montagna ufficiali di collegamento, la cui opera fu talvolta preziosa più dal punto di vista morale che materiale... fu soltanto nel marzo del '45, a poche settimane dalla liberazione che qualche limitato invio di armi automatiche si effettuò da parte alleata, via mare, grazie, peraltro, al coraggio ed alla determinazione dei nostri ragazzi, e solo una prima volta volta in marzo... lanci...
Mario Mascia, Op. cit.
 
Nell’estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poiché era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso [n.d.r.: in zona Marina San Giuseppe a Ventimiglia - vedere infra]. Il comandante tedesco si infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati.
I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivò il telegrafista “Eros” lo catturarono, ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza.
Con questi falsi messaggi fu richiesto l’invio di un’altra missione: la missione “Leo”.
Renzo "Gianni" Biancheri in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.  

Luciano Mannini in Mario Mascia, Op. cit., definisce, invece, "Missione Leo" la vera e propria presa di contatto di Stefano Leo Carabalona [comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] con gli Alleati, cementata nel dicembre 1944. Nella missione erano - sempre secondo Mannini - coinvolti, tra gli altri, Giulio "Caronte" o "Corsaro" Pedretti e Pasquale Pirata Corradi di Ventimiglia (IM), nonché Lolli [Giuseppe Longo, vice comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] e, lui stesso, Mannini di Vallecrosia. Rientrarono sulla costa dell'estremo ponente ligure, dopo adeguata preparazione fornita dagli alleati, a gennaio 1945. Adriano Maini



[...] avevano luogo sbarchi di materiale bellico nella zona di Vallecrosia-Bordighera. I volontari che si occuparono di tali trasporti appartenevano al gruppo di "Leo", che fungeva da tramite tra i garibaldini e la missione alleata in Francia. Giulio Pedretti fu il partigiano che più di ogni altro si impegnò in tali operazioni, al punto che alla fine della guerra aveva effettuato 27 traversate per recapitare armi e uomini attraverso il tratto di mare prospicente la zona di confine italo-francese.
Rocco Fava, Op. cit.

Tre dei bersaglieri che aiutarono clandestinamente il Gruppo Sbarchi con un militare tedesco sulla collina di Collasgarba, la cui sommità è divisa tra Camporosso e Ventimiglia. Fonte. G. Fiorucci, Op. cit.


Una vista - in direzione di Camporosso e Vallecrosia - dalla collina di Collasgarba

I bersaglieri
[n.d.r.: un gruppo di bersaglieri, comandato dal sergente Bertelli e di servizio, una volta arrivati nella zona di confine, prima sulla collina di Collasgarba, poi sul lungomare di Vallecrosia, aiutò clandestinamente in vari modi i sappisti del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia] ci aiutarono [la notte del 6 marzo 1945] a mettere in acqua la barca e a caricare “Leo” ferito [...] Il nostro ritorno fu programmato subito con il motoscafo di Giulio "Corsaro" Pedretti e di Cesar, con il quale si dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in mare aperto andò in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde: Renzo Rossi, Pedretti e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perché ormai troppo tardi.
Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5 piloti [n.d.r.: non tutti piloti, anche se si trattava di militari alleati sfuggiti in vario modo alla prigionia, con il singolare caso, una vera epopea, di due di loro, due ufficiali inglesi, Bell e Ross, che da più di un anno e mezzo attendevano l'occasione di rientrare nelle file alleate].
I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da
Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e Achille [Achille Andrea Lamberti].                   
  .

Aldo Lotti, Achille Lamberti, Pietro Gerolamo Marcenaro e Renzo Biancheri in Bordighera (IM), 30 aprile 1945. Fonte: G. Fiorucci, Op. cit.
 
Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e Girò ritornammo in un'altra occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivò alcun segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri, vicino al bunker.
 
Renzo Biancheri e Renzo Rossi in Bordighera (IM) a febbraio 1944. Fonte: G. Fiorucci, Op. cit.
 
Pochi giorni dopo, senza Achille, che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] un’altra traversata, accompagnando “Plancia” [Renato Dorgia] a prendere armi e materiale. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di una vedetta francese, che accompagnò il motoscafo di Pedretti. Vi furono momenti di apprensione perché da bordo della vedetta si udì distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco; i nemici non si accorsero della nostra presenza e passarono oltre. 
Tra il bunker del Borghetto e quello del Verbone, era tutto un campo di mine, eccetto, giusto alla metà tra i due bunker, un passaggio largo meno di un metro, dalla battigia fino al rio Rattaconigli. Sbarcarono a Rattaconigli e superarono il campo minato attraverso quel sentiero.
Quella sera dal bunker di Vallecrosia fino alla foce del Nervia era tutto un pullulare di tedeschi e fascisti. Ci aspettavano. La fortuna fu dalla nostra...
Renzo Gianni Biancheri (1), "Rensu u Longu", in  Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

(1) ... Anche io fui condotto a Montecarlo, con Renzo Rossi, Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e Renzo Biancheri, già allora sordo come una campana. Per me era la prima volta, mentre per gli altri si trattava dell’ennesima traversata. Fummo accolti dal capitano Lamb, che ci condusse a Le Petit Rocher... Renzo Biancheri chiese di poter usare il telefono, compose il numero e ottenuta la comunicazione tra lo stupore generale iniziò a cantare Polvere di Stelle. Renzo era sordo e come tutti i duri d’orecchio cantava bene. Sussurrava la melodia d’amore di “Polvere di Stelle”, alle orecchie di una interlocutrice, evidentemente conosciuta in qualche precedente missione e con la quale di certo non scambiava lunghe conversazioni:

Sometimes I wonder why I spend
The lonely night dreaming of a song
Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
 
[A Sanremo] sotto la direzione del responsabile del SIM il servizio di informazioni si sviluppò e si potenziò: notizie militari e politche furono diramate ovunque; pia­ni militari vennero studiati nei loro dettagli; si provvide al rilievo delle fortificazioni e postazioni nemiche e al trasporto via mare a mezzo della corag­giosa organizzazione di Vallecrosia - Bordighera, diretta dal garibaldino Renzo [Stienca] Rossi (Renzo) e da Renzo [Gianni] Biancheri il (Lungo) di numerose armi automatiche e munizioni inviate dai comandi alleati in Francia, materiale che venne convogliato in montagna o smistato in città; spie, traditori, informatori vennero pedi­nati, segnalati o eliminati...
Inoltre il C.L.N. curò l'organizzazione del Fronte della Gioventù, quella dei C.L.N. comunali (Ventimiglia, Vallecrosia, Bordighera, Ospedaletti) ...
E' doveroso ricordare, fra i collaboratori diretti del C.L.N. ... Salvatore Marchesi  (Salvamar), ispettore circondariale per la zona Bordighera-Ventimiglia.
Mario Mascia, Op. cit.
 
14 febbraio 1945 - Dal Comando Operativo [comandante "Curto" Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria al comando della Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi. 
13 febbraio 1945 - Dall'Ispettore [Simon, Carlo Farini] della I^ Zona Operativa Liguria al comandante "Veloce" [Ermanno Sebastiano Martini, comandante del III° Battaglione "Orazio 'Ugo' Secondo" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"] - ... Invitava "Veloce" ed i suoi uomini a non fare, fino a nuovo ordine, puntate perlustrative verso il mare per evitare false aspettative su sbarchi alleati di materiali, una soluzione [per zone lontane dalla frontiera italo-francese] a cui si era già rinunciato.
7 aprile 1945 - Dal CLN circondariale di Sanremo a Turi Salibra [Salvatore Marchesi, ispettore circondariale, incaricato del collegamento tra CNL di Sanremo e CLN di Bordighera] ed al CLN di Bordighera - L'ufficiale addetto al Comando, Piero [Pietro De Andreis], sarebbe stato con il CLN di Bordighera al momento dello sbarco per la ripartizione delle armi provenienti dalla Francia. In base agli accordi le armi sarebbero state assegnate per un quarto alle SAP di Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera e per il restante alle SAP di Ospedaletti, Sanremo, Taggia e Riva-Santo Stefano [allora comune unico]...
13 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Bentley] al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Si segnalava di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti].
documenti Isrecim in Rocco Fava, Op.cit., Tomo II   

 * Luigi Gino Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare, nato ad Acquafondata (Frosinone) nel 1917, già del 5° reggimento di artiglieria alpina, combattè nei Balcani.
Luigi Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare con la seguente motivazione: Combattente in territorio oltre confine non si arrendeva ai tedeschi ed in impari lotta opponeva fiera resistenza mantenendo alto l’onore e il valore del soldato italiano. Benché ferito riusciva a sfuggire alla cattura e unitosi al movimento clandestino francese organizzava la partecipazione al “Maquis” di formazioni partigiane composte di connazionali in Francia. A Peille, Peiracava e alla Turbie si univa ad essi ed eseguiva ardite missioni per collegare e coordinare nella zona di frontiera ed in quella rivierasca l’azione dei partigiani francesi e italiani. Mentre rientrava alla base di ritorno da una missione particolarmente rischiosa, veniva proditoriamente colpito da un sicario prezzolato che lo finiva a colpi di scure. Cadeva nel compimento del dovere dopo aver riassunto nella sua opera le belle virtù come militare e  partigiano d’Italia - Alpi Marittime - Ventimiglia, 8 settembre 1943 - 6 gennaio 1945 [in effetti al capitano Punzi venne dato il colpo di grazia il 5 gennaio 1945]
L’8 settembre 1943 colse Punzi nella IV^ armata italiana, presente nel sud-est della Francia. Probabilmente combattè in quei frangenti contro le occupanti truppe naziste e, benché ferito, riuscì a fuggire per unirsi in Costa Azzurra a costituende formazioni partigiane composte di francesi e di connazionali.
Una testimonianza scritta, rilasciata in Imperia dal sottocitato Panascì alla fine della guerra, come riportato in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. III, Da settembre a fine anno 1944, Amministrazione Provinciale di Imperia e Isrecim, Milanostampa, 1977, lascia emergere che, arrestato a Ventimiglia (IM) nel dicembre 1943, il capitano aveva potuto esibire, per salvarsi, altresì aiutato in questo tentativo dall’interessamento inopinato degli agenti di polizia Antonino Panascì e Gaetano Iannacone, documenti rilasciatigli dal Comando di Milizia Confinaria; che era già attivo nel tentativo di creare una rete clandestina antifascista in provincia di Imperia; che aveva continuato ad operare nel mentovato senso nel ponente ligure, soprattutto tenendo contatti con il già rammentato Panascì.
Punzi combatté, poi, valorosamente, alla fine di agosto 1944 con i partigiani francesi del Nizzardo per la liberazione di Peille e dintorni. Ormai stabilmente operativo con l’O.S.S. americano a Villa Petit Rocher, in quel sito dovrebbe avere conosciuto Stefano Leo Carabalona, colà giunto il 10 dicembre 1944 in qualità di responsabile (con vice Lolli, Giuseppe Longo) della Missione dei partigiani del ponente ligure presso il Comando Alleato.
Adriano Maini

Senza data - Testimonianza sul capitano Gino della missione alleata, che aveva fatto da collegamento anche con i maquisard francesi, in cui si sosteneva che il capitano Gino era stato attirato in un tranello ed ucciso dai tedeschi il 6 gennaio 1945 [n.d.r.: in effetti, come sopra già scritto, il capitano Punzi venne gravemente colpito alla testa con una scure
il 4 gennaio a Marina San Giuseppe di Ventimiglia da un pescatore-contrabbandiere, che si era impegnato a portarlo in Francia, dato il ritardo di altri collaboratori all'appuntamento che Gino aveva già programmato, ma, come risulta da alcuni verbali di interrogatori, Punzi non morì subito ed un respondabile dei servizi segreti della Marina tedesca, accorso sul posto, chiamato dal traditore, impartì l'ordine, constatato che non era più possibile salvargli la vita, di finirlo con un colpo di pistola].
documento dell'Archivio del Comune di Sanremo (IM) in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II