Visualizzazione post con etichetta Sergio Sabatini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sergio Sabatini. Mostra tutti i post

sabato 1 agosto 2020

Sui rastrellamenti nazifascisti di inizio 1944 in Val Casotto e nella zona di Nava


Lastra commemorativa dell’eccidio in data 14 gennaio 1944 di 11 partigiani ed un civile perpetrato in Pellone di Miroglio, Frazione di Frabosa Sottana (CN) - Fonte: Pietre della memoria
 
La cappella di San Marco al Pellone [...] Nella zona, vicinissima a Miroglio [Frazione di Frabosa Sottana, in provincia di Cuneo], sede delle milizie fasciste, operavano i partigiani, anche ospitati dalla famiglia Tassone, che viveva nella piccola borgata a pochi passi dalla cappella. Un giorno di fine gennaio 1944, forse per una delazione, un gruppo di fascisti della zona sorprese i partigiani intenti a mangiare davanti alla cappella: ne uccisero undici, lasciandoli quasi a galleggiare nel loro sangue. Il massacro continuò anche all’interno: dalla porta colavano rivoli di sangue. Nelle gavette, ancora il cibo consumato a metà. Gli abitanti dei dintorni poco dopo portarono tutti i morti nella cappella e poi don Beppe Bruno il “prete dei ribelli” provvide alle sepolture. Per quest’opera pietosa alcuni valligiani furono portati dai fascisti a Ceva e interrogati per giorni. 
Redazione, Itinerari partigiani in valle Ellero, Viaggio nel Monte Regale  

Fonte: Viaggio nel Monte Regale

Fonte: Viaggio nel Monte Regale
 
I partigiani locali, allora al  comando di Enzo Marchesi (col. Musso)  catturano alcune autorità fasciste  il 20 dicembre  1943 in  valle  Corsaglia  (CN).  Il  26  dicembre  giunge  a  comandare  il  gruppo il  maggiore  Enrico  Martini “Mauri”. Il 13 gennaio 1944 i tedeschi, con un ultimatum, chiesero la restituzione di “Sarasino, il criminale capo dell’OVRA. In caso di mancata restituzione i tedeschi minacciavano rappresaglie per il giorno dopo”. Mauri disse che i tedeschi bluffavano e non volle provvedere ad una maggiore difesa. Verso mezzogiorno i tedeschi  attaccarono  in  forze  quasi  tuttii partigiani dell’avamposto del Pellone, con alcuni abitanti, caddero nelle loro mani e furono trucidati .
Italo Cordero, Ribelle: Esperienze di vita partigiana dalla Val Casotto alle Langhe, dalla Liguria alle colline torinesi, tipografia Fracchia, Mondovì, 1991, pp. 56-57

[ n.d.r.: Giorgio <Giorgio I, poi Cis> Alpron a dicembre 1943 fu presente ad Alto (CN), in quanto attivo nei collegamenti con Mauri e con il servizio Lanci dell'Organizzazione "Otto". Passò, poi, a militare  nelle formazioni garibaldine della I^ Zona Operativa Liguria nelle quali diventò in seguito capo di Stato maggiore della  I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio  Bonfante ]

 

I tedeschi avevano nel frattempo posto un loro importante quartiere generale nell'Albergo Miramonti di Garessio (CN).
Da questo centro i nazisti organizzarono un forte rastrellamento contro le bande badogliane di Val Casotto, nelle quali militava anche un noto attore, Folco Lulli *.
I nazisti furono, tuttavia, attaccati proprio nell'Albergo dai "ribelli", badogliani, ma non solo.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
* Folco Lulli, nato a Firenze il 3 luglio 1912, deceduto a Roma il 24 maggio 1970, attore cinematografico. Durante la guerra fascista in Etiopia, Lulli ebbe il comando di una banda di abissini, che affiancava le truppe regolari italiane. Dopo l'8 settembre 1943, trovandosi nel Cuneese, prese parte alla Resistenza con gli "Autonomi" di Enrico Martini Mauri, prima al comando di una "volante" in Val Maudagna, poi come capo di stato maggiore delle formazioni di Mauri in valle Casotto. Catturato dai tedeschi, Lulli fu deportato in Germania. Riuscì a fuggire e a riparare nell'allora Unione Sovietica. Tornato in Italia, divenne nel dopoguerra un noto attore cinematografico, rivelando la pienezza dei suoi mezzi espressivi in film quali "Vite vendute", "Il bandito", "Senza pietà", "Non c'è pace tra gli ulivi", "Fuga in Francia". Ha partecipato ad una trentina di film di vario genere.
ANPI Cuneo


Verso la fine del febbraio '44 (nei giorni dal 25 al 27) vi era stata la battaglia di Garessio, con l'attacco dei partigiani al Miramonti, albergo nel quale si erano asserragliati i i tedeschi. Questi, con lo scopo di compiere una vasta opera di rastrellamento specialmente contro i partigiani di Val Casotto, avevano occupato Garessio (25 febbraio), incominciando subito a commettere uccisioni e devastazioni, e avevano posta la loro sede nell'albergo Miramonti.  Attaccati dai partigiani di Mauri, convenuti da varie parti, la battaglia aveva assunto ampie proporzioni, svolgendosi contemporaneamente in diverse località. Infine i tedeschi, dopo aver compiuto numerosi massacri con la cooperazione di militi fascisti del battaglione San Marco, avevano lasciato il paese (27 febbraio); ma vi erano stati strascichi dolorosi anche nei giorni seguenti. Durante questi fatti il 26 febbraio '44 era stato ripetutamente ferito in combattimento e dai militi fascisti catturato, torturato e ucciso Sergio Sabatini.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Fonte: Pietre della memoria
 
Nella battaglia di Garessio (CN) [il 26 febbraio 1944] venne ucciso il partigiano Sergio Sabatini di Imperia.
Rocco Fava, Op. cit.

Nella squadra di Martinengo [Eraldo Hanau] a tenere una posizione importante sopra il paese c'era anche lo studente onegliese Sergio Sabatini. I suoi compagni sapevano che sparava bene alla mitraglia: allora gliela diedero in consegna con tutto l'occorrente per la postazione; ma più tardi i tedeschi lo catturarono ferito, perché si era fidato troppo andando allo scoperto quando partì volontario per portare un ordine urgente ai mortaisti. Anche i nazifascisti capirono che era un ragazzo in gamba molto deciso, che non dava segno di dolore manco quando provarono a picchiarlo per farlo parlare. Cosicché prima di ricominciare cercarono di convincerlo con le buone; ma lui continuava a dire di no, che lì c'era per conto suo e basta; poi lo torturarono con accanimento avendo perso la pazienza, per fargli dire del comando e dei comandanti.
Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, pp. 23-24

Sergio Sabatini organizzò a Mendatica (IM) un gruppo di giovani antifascisti del luogo, poi passò nel Cuneese, dove entrò a far parte di una banda armata operante nei dintorni di Garessio. Ferito due volte durante l'attacco ad un presidio germanico e rimasto senza munizioni, Sergio Sabatini si offrì volontario per portare ordini ad un altro gruppo di partigiani operante nella zona. Nell'attraversare un tratto scoperto e battuto dal fuoco nemico, il ragazzo fu colpito una terza volta. Non desistette, e fu ferito ancora dai tedeschi che lo catturarono e che, dopo averlo seviziato, lo condannarono a morte.  Medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione: "Giovane partigiano di eccezionale coraggio, rinunciava alla licenza per partecipare con i propri compagni ad un’azione di particolare importanza contro un presidio tedesco. Ferito due volte durante l’epica lotta e costretto dietro ordine del comando a ritirarsi per esaurimento delle munizioni, si offriva volontario per portare ordini ad un reparto impegnato su altro tratto di fronte. Ferito una terza volta nell’attraversare una zona scoperta e battuta tentava ancora con le ultime forze di assolvere il suo compito, finché, colpito una quarta volta al petto, cadeva nelle mani del nemico, che dopo avere tentato invano di estorcergli notizie sull’organizzazione partigiana, lo seviziava barbaramente. Condotto a morte, l’affrontava con sprezzo gridando al nemico: «Mio padre mi ha insegnato a vivere, io vi insegno a morire». Fulgido esempio di valore e di fermezza. Garessio, 25-26 febbraio 1944"
Giorgio Caudano, I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, ed. in pr., 2020

Giorgio Carrara, nato a Garessio il marzo 1925, allievo meccanico. Partigiano del distaccamento del Colle di Casotto, il 27 febbraio 1944 scende in Garessio accompagnato da un partigiano del luogo con l’intento di recuperare armi abbandonate ed assumere notizie sulle intenzioni dei nazifascisti. Compiuto il recupero, i partigiani si avvicinano al piazzale dell’albergo Miramonti, (sede del comando tedesco), fanno fuoco sui tedeschi, quindi risalgono la "costa della battagliera" verso regione Campi. I tedeschi allertati li inseguono: Carrara è colpito all’addome da una raffica, mentre il suo compagno riesce a fuggire. Catturato da due soldati, è condotto prima al comando del Miramonti, poi verso la strada di Valsorda sino all’incrocio con quella delle Fonti. In tale località gli sparano in fronte con il mitra. Mostrando il tricolore che gli orna il risvolto della giacca, pronuncia le sue ultime parole: "Viva l’Italia!".
È insignito di Croce di guerra alla memoria: "Partigiano ardito e coraggioso, già ripetutamente distintosi in precedenti circostanze, durante un aspro combattimento per la conquista di un importante centro abitato, trovava morte gloriosa alla testa dei suoi compagni". Garessio 1° febbraio - 26 febbraio 1944
A Giorgio Carrara venne intitolato un distaccamento della Brigata "Domenico Arnera" della Divisione d’assalto Garibaldi "Silvio Bonfante".
Redazione, Arrivano i Partigiani. Inserto 2. "Le formazioni di montagna della I^ e della VI^ Zona Operativa Ligure che operavano nella provincia di Savona", I Resistenti, ANPI Savona, numero speciale, 2011  
 
Cuneo
Nelle prime ore del 1° corrente elementi ribelli, per mezzo di cariche esplosive, abbatterono la linea primaria elettrica della sottostazione di Celibusca, distruggendo quattro pali di sostegno della linea stessa.
Verso le ore 12, altri ribelli, in numero imprecisato, ma che si fanno ascendere a circa 1000, irruppero nell'abitato di Garessio.
Alle 14,30 altri ribelli, montati su autocarro, assalirono la stazione ferroviaria di Ceva, devastandola completamente e asportando armi e tre militi della ferroviaria e ferendo gravemente un sottufficiale che reagì.
Nello stesso comune i ribelli disarmarono sette militari tedeschi e i carabinieri, prelevando il sottufficiale comandante. Poscia devastarono il Municipio e, al ritorno, con tre mine, fecero saltare un ponte della strada provinciale. Malmenarono il Segretario del Fascio e danneggiarono la sua abitazione.
Infine, verso le ore 18, in regione Piantei, elementi ribelli, in numero imprecisato, assalirono un autocarro con a bordo dieci fascisti, tre dei quali rimasero uccisi e tre feriti. Non si conoscono le perdite inflitte agli aggressori.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 3 marzo 1944, pp. 38-39,  Fondazione Luigi Micheletti 

Ruderi di un casone utilizzato dai partigiani in Val Casotto. Foto: Claudio Galli

Ruderi di un casone utilizzato dai partigiani in Val Casotto. Foto: Claudio Galli
 
Fonte: Giampaolo De Luca, Op. cit. infra
 

Ruderi di un casone utilizzato dai partigiani in Val Casotto. Foto: Claudio Galli

Dei quasi mille uomini che “Mauri” aveva in val Casotto e in val Tanaro, solo un centinaio ne rimangono ai primi di aprile del 1944. <392 Il numero di patrioti, che andrà a ingrossare le file maurine, sarà diverso per provenienza e per cultura militare dagli uomini che il maggiore aveva a disposizione durante il primo inverno. La maggior parte dei «coadiutori [di “Mauri”] ha lasciato la vita sul campo o dinnanzi al plotone di esecuzione tedesco». <393
[NOTE]
392 “Relazione sui fatti d’arme dal 13 al 17 marzo nelle valli Casotto, Mongia e Tanaro”, Langhe, 9.4.44 - in Luciano Boccalatte (a cura di), Il primo gruppo di divisioni alpine in Piemonte, in Gianni Perona (a cura di), Formazioni autonome nella Resistenza. Documenti, FrancoAngeli, Milano 1996, p. 342
393 Ibidem

Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013

giovedì 26 dicembre 2019

I partigiani verso la costituzione della I^ Zona Operativa Liguria

 
Taggia (IM): Piazza degli Eroi Taggesi

Erven * [Bruno Luppi], che fin dall'inizio della sua attività dopo l'8 settembre 1943 si era adoperato per creare gruppi in montagna, aveva incontrata una certa difficoltà, che in sostanza si riscontrava un poco dovunque: fra i giovani fuggiti in montagna subito dopo l'armistizio alcuni erano tornati in città dopo una breve permanenza alla macchia; altri si limitavano a tenersi nascosti, ma non erano disposti a formare gruppi di combattimento; altri ancora erano scettici circa la possibilità di creare un'organizzazione efficiente [...] il farmacista di Molini di Triora [in Alta Valle Argentina] aveva comunicato ad Erven che finalmente un gruppo deciso si era formato in montagna presso Triora (poi risultò essere il gruppo di Vittò e di Tento). Tale comunicazione fu fatta direttamente ad Erven  probabilmente nel gennaio del '44 verso la fine del mese [...] Erven per esortare maggiormente il farmacista di Molini di Triora aveva alquanto esagerato nel descrivere la consistenza e l'efficienza dell'organizzazione militare in generale [...] Nel marzo '44 sorgono nuove difficoltà. Luigi Nuvoloni è costretto a fuggire perché ricercato dalla Gestapo [...] Anche Candido Queirolo (Marco) nei primi giorni del marzo '44 lascia la zona di Imperia [...] In questo periodo Erven era solito pernottare ancora presso Beusi, mentre di giorno operava in città con gruppo di Arma di Taggia e con quello di Sanremo. [...] Frattanto Erven * per incarico del Partito (PCI) si era incontrato con Curto [Nino Siccardi]. L'incontro con espedienti vari per il reciproco riconoscimento era avvenuto in Artallo [Frazione di Imperia] dopo un primo incontro mancato a causa di un disguido. Durante l'incontro si era stabilito che Curto avrebbe preso contatto specialmente con i gruppi di montagna dislocati nella zona di Imperia, mentre Erven venne specialmente incaricato di prendere contatto con gli eventuali gruppi dislocati nella Valle Argentina.
Giovanni  Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
* Bruno Erven Luppi. Nato a Novi di Modena l'8 maggio 1916. Figlio di un antifascista, fin da ragazzo prese parte alla lotta clandestina contro il regime fascista e, nel 1935, venne arrestato e incarcerato a Modena.  Trasferitosi a Taggia (IM), si inserì nell'organizzazione comunista clandestina di Sanremo (IM). L'8 settembre 1943 era ufficiale dell'esercito quando venne catturato dai tedeschi. Riuscì però a fuggire a Roma dove partecipò ai combattimenti di Porta San Paolo. Tornato nuovamente in Liguria, fu tra gli organizzatori della lotta armata ed entrò a far parte del C.L.N. di Sanremo. Per incarico della Federazione Comunista di Imperia il 20 giugno 1944 organizzò, con altri dirigenti del partito, la prima formazione regolare partigiana del ponente ligure, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", con sede nel bosco di Rezzo (IM), la quale diventò a luglio 1944 la II^ Divisione "Felice Cascione".  Il 27 giugno 1944 da comandante di Distaccamento venne gravemente ferito nella battaglia di Sella Carpe tra Baiardo (IM) e Badalucco (IM). Per mesi riuscì avventurosamente, ancorché costretto alla macchia pur nelle sue tragiche condizioni di salute, a sottrarsi alla cattura da parte del nemico. In seguito, appena guarito, assunse la carica di vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria.
Gli fu conferita la medaglia d’argento al valor militare il 13 dicembre 1952, n. d’ordine 1571 con la seguente motivazione: “Bruno Luppi fu Paolo, animatore tra i primi della Lotta di Liberazione nella Valle Argentina, organizzatore di valore e comandante capace e deciso, si distinse particolarmente nel contrattaccare con ardita iniziativa superiori forze tedesche risalenti la rotabile militare Baiardo Badalucco. Gravemente ferito alla gamba destra, rifiutava ogni soccorso e teneva imperterrito il suo posto di comando, respingendo il nemico ed infliggendogli gravi perdite”. Sella Carpe - Baiardo (Imperia), 27 giugno 1944.  
Vittorio Detassis


Imperia: Piazza Edmondo De Amicis ad Oneglia

Nella battaglia di Garessio (CN) [il 26 febbraio 1944] venne ucciso il partigiano Sergio Sabatini di Imperia.
L'11 marzo 1944 nello scontro nella zona di Nava, nel comune di Pornassio (IM), perirono altri due patrioti imperiesi, Olivio Livio Fiorenza e Giovanni Ramò. Al fatto d'armi parteciparono partigiani autonomi di Martinengo [anche Capitano Martinengo, Eraldo Hanau] e gruppi di resistenti del posto non ancora collegati con le organizzazioni antifasciste.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999

Il 28 marzo 1944 Curto (Nino Siccardi), fermatosi definitivamente in montagna, prende personalmente e direttamente il comando dei gruppi sorti sul nucleo della banda Cascione.  
Giovanni Strato, Op. cit.

[...] in concomitanza con l'aumentata pressione nazifascista, dal 28 marzo 1944 i maggiori gruppi partigiani, originati dalla "banda Cascione", vennero posti sotto il comando di Curto, che... riuscì a contattare anche le bande di "Tento", Pietro Tento, e di "Vitò" [o Vittò/Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo, già combattente nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola, organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, poi comandante di un Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" e dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"], le quali agivano nella parte occidentale della provincia di Imperia in Alta Valle Argentina con base alla Goletta di Triora (IM).
Rocco Fava, Op. cit.
 
Le singole bande hanno un nome particolare: Volante quella di Cion [Silvio Bonfante]; Paradiso quella di Tito [Rinaldo Risso]; Inafferrabile quella di Ivan [Giacomo Sibilla]; ma, in genere, sono indicate anche con il nome del comandante. Più tardi, invece, prevarrà l'uso di un'indicazione numerica... Subito dopo il 28 marzo 1944 vi furono alcuni fatti... furono poi mandati due partigiani, Mirko [Angelo Setti] ed un altro, Peppù di Carpasio ad informarsi intorno ad un gruppo operante verso Ventimiglia, gruppo di Tento, ossia di Tento Pietro, e di Vittò...  
Giovanni Strato, Op. cit.  

Il gruppo di Tito [Rinaldo Risso] era dislocato nei pressi di Rezzo (IM); quello di Cion [Silvio Bonfante] in valle Arroscia; il gruppo di Ivan [Giacomo Sibilla] si spostò nei pressi di Caprauna (CN).
Rocco Fava, Op. cit.

Dolcedo (IM)

... si produsse il più importante avvenimento della storia della nostra guerra di montagna: la presa di contatto fra il Curto e le bande della zona occidentale comandate da Vittò, da Erven e da Marco (Candido Queirolo): il nucleo di quella che doveva diventare la Divisione Cascione, terrore del nemico, è creato... Altri distaccamenti operavano nella parte occidentale della provincia unitamente alle diverse bande non ancora inquadrate regolarmente, Gori [Domenico Simi], Gino, Artù [Arturo Secondo], Peletta [Giovanni Alessio], Fragola [Armando Izzo], Leo [Stefano Carabalona], al comando di Vittò e di Marco. Aprile fu un periodo di assestamento... Cion attacca convogli della Wehrmacht sulla strada di Diano Marina, li decima e li sconvolge; sorprende il nemico ad Aurigo ed a Chiappa  [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; Dimitri e Gapon [Felice Scotto] del 2° distaccamento fugano i nazi-fascisti a Caporollo [Capo Rollo nel comune di Andora (SV)]; sul ponte di Rezzo il tedesco viene battuto e lascia nelle nostre mani due mitragliatrici St. Etienne, le prime catturate; spie fasciste vengono prelevate a Boscomare [Frazione di Pietrabruna (IM)] e a Dolcedo; stazioni di carabinieri vengono assediate ed occupate; ... il 30 marzo [1944] Dimitri e Caudacco con il 2° distaccamento in unione ad elementi di Badalucco occupano il paese e prendono contatto con la banda di Artù. Il nemico subiva perdite gravissime ed il bottino catturato andava ad ingrossare l'armamento dei nostri uomini, i quali, d'altra parte, non potevano contare su alcun rifornimento importante dal di fuori. E l'afflusso in montagna continuava sempre...
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia  

Castelvittorio (IM): uno scorcio di Alta Val Nervia

Nei primi giorni di aprile 1944 il Luppi si incontra nuovamente con il Siccardi a Costa di Carpasio [oggi località di Montalto Carpasio (IM)], presenti il savonese Libero Briganti (Giulio), Giacomo Sibilla (Ivan), Vittorio Acquarone (Marino) e Candido Queirolo (Marco); si decide di raccogliere tutte assieme una ventina di bande sparse sul territorio per costituire la IX Brigata d’assalto Garibaldi “F. Cascione”. Il che avviene. Anche “Vitò” si aggrega alla Brigata con i suoi uomini accampati in località “Goletta” [Triora] (Valle Argentina). Questi vengono suddivisi in due Distaccamenti denominati IV e V, quest’ultimo ha per comandante “Vitò” e per commissario il Luppi, con nome di battaglia “Erven”. Il Luppi, come commissario, nei mesi di maggio e giugno prende parte a tutte le azioni che hanno consentito di ripulire i territori delle alte valli Argentina, Nervia e Roja da presidi e postazioni tedesche e fasciste...
Prof. Francesco Biga in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)

Il C.L.N. che iniziò un'opera di coordinamento e di aiuto tra le varie formazioni partigiane della provincia di Imperia... Fu il dott. Vallini, il farmacista di Molini di Triora (IM) ad essere l'anello di congiunzione [per il gruppo] di Vitò. Era impossibile circolare. Bisognava provvedere a liberare certe zone [dai nazifascisti] per poter ricongiungere i vari gruppi di patrioti. Erven a nome del Comitato di Liberazione portò il primo contributo in danaro di 80.000 lire... I gruppi del bosco di Rezzo (IM) e della Goletta divennero insieme la IX^ Brigata Garibaldi...
don Ermando Micheletto, La V ^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

A maggio 1944 i distaccamenti dipendenti da Nino Curto Siccardi ammontavano a sei, considerando anche il gruppo di Mirko [Angelo Setti, in seguito vice comandante della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione].


A fine maggio 1944 il Comando Generale per l'Alta Italia del Corpo Volontari della Libertà mandò disposizioni per la creazione in Liguria di un Comando unificato. Sorse così il primo Comando Militare Unificato Regionale Ligure (CMURL). La Liguria venne suddivisa in 4 zone in ottemperanza alle direttive impartite dal Comando Generale Alta Italia: I^ Zona Operativa, dalla Valle del Roia, estremo ponente della provincia di Imperia, a quella dell'Arroscia...
Attorno al 13-14 giugno 1944, in considerazione del crescente numero di combattenti che agivano nel territorio venne riconosciuta alle forze della Resistenza imperiese una nuova unità operativa, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione".
Rocco Fava, Op. cit.

Verso la fine della prima quindicina del giugno '44 i gruppi più o meno direttamente dipendenti da Curto arrivano a comprendere circa 1.500 uomini... IX Brigata... entrerà a sua volta a far parte del Corpo Volontari della Libertà (costituitosi il 19 giugno '44)...  
Giovanni Strato, Op. cit
 
A fine maggio il Comando Generale per l’Alta Italia del Corpo Volontari per la Libertà (CVL), recentemente costituitosi, manda disposizioni per la creazione in Liguria di un Comando unificato. Sorge così il primo Comando Militare Unificato Regionale Ligure (CMURL), insediato nel giugno e ratificato con decreto il 1°luglio 1944. Tale comando assume funzioni d’organo di diretto ed effettivo controllo. Il territorio ligure viene successivamente suddiviso in quattro
Zone Operative in ottemperanza alle direttive impartite dal Comando Generale Alta Italia.
La Prima Zona Operativa Ligure comprendeva la provincia di Imperia e l’Albenganese (dalla valle del Roja a quella dell’Arroscia compresa).
Redazione, Arrivano i Partigiani. Inserto 2. "Le formazioni di montagna della I^ e della VI^ Zona Operativa Ligure che operavano nella provincia di Savona", I Resistenti, ANPI Savona, numero speciale, 2011