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martedì 17 novembre 2020

Quel viaggio clandestino a Genova dell'ispettore partigiano Simon



Una vista dal centro abitato di Ceriana (IM) in direzione della vallata di Beuzi
 
10 febbraio 1945 - Foglio di viaggio di "Simon" [Carlo Farini], ispettore della I^ Zona Operativa Liguria, sotto il falso nome di Arrigo Giovanni, documento valido dal 14 al 28 febbraio 1945 a firma dell'Ortskommandatur per un viaggio da Taggia a Savona allo scopo di acquistare derrate alimentari per la [immaginaria] famiglia.
10 febbraio 1945 - Certificato n° 23 del comune di Taggia comprovante l'autenticità della fotografia di Arrigo Giovanni, fu Gio Batta, nato a Rimini il 28 febbraio 1888, di professione commerciante.
11 febbraio 1945 - Dal CLN di Sanremo a "Simon" [Carlo Farini] - Forniva ragguagli circa la copertura di identità (falso nome di Giovanni Arrigo), la motivazione (acquisto di derrate alimentari) ed altri accorgimenti cospirativi per un viaggio a Genova, dove il comandante avrebbe dovuto incontrare il CLN ligure e sottolineava che il "foglio di viaggio" risultava valido solo per il tratto Taggia-Savona, per cui "Simon" avrebbe dovuto compiere il resto del tragitto clandestinamente in autovettura.
11 febbraio 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 272, all'ispettore della I^ Zona Operativa Liguria - Ringraziava per l'accoglienza ricevuta da parte dei partigiani di montagna durante il costruttivo incontro del 9 febbraio [n.d.r.: Convegno di Beusi  - vedere infra - ], in cui si erano risolti numerosi problemi della lotta comune.
[n.d..r.: e l'ispettore non poteva non relazionare a Genova, dove si recava per assumere una carica a livello regionale, abbandonando, quindi, la I^ Zona Operativa Liguria, non poteva non relazionare degli esiti del Convegno qui di seguito citato, al quale era stato presente anche il capitano britannico Robert Bentley, ufficiale alleato di collegamento]
12 marzo 1945 - Da "Simon" a "Curto" [Nino Siccardi] - Segnalava che era giunto sano e salvo [a Genova] e che il 15 marzo attraverso "Cammeo" [Mario Mascia] avrebbe "fatto avere al movimento di liberazione della I^ Zona lire 3.000.000 per il mese di marzo". Chiedeva una descrizione dettagliata delle azioni effettuate. Comunicava che si dimostrava necessario ostacolare in ogni modo la fuga dei tedeschi dalla zona ed impedire loro di razziare materiale e di distruggere ed incendiare paesi; che da quel momento le formazioni partigiane dovevano avere obiettivi da proteggere quali, ad esempio, acquedotti, centrali elettriche, linee dell'alta tensione e le formazioni SAP e quelle vicine alle città dovevano sorvegliare i porti, le officine del gas, le industrie, le linee ferroviarie e tramviarie e tutti gli istituti pubblici; che "già da adesso occorre conoscere il numero e l'ubicazione dei guastatori fascisti e tedeschi, onde sorvegliarli e poterli contrastare al momento dell'azione"; che bisognava preparare un piano, in accordo con le SAP, per l'occupazione delle città della costa e la salvaguardia dei punti strategici, un progetto da inviare tramite lo stesso "Simon" al Comando Militare Unificato della Liguria; che per quanto riguardava i rapporti con i "cugini", vale a dire gli alleati, precisava che gli anglo-americani "fungono da collegamento e non da comando; pur nella piena collaborazione vi deve essere indipendenza e dignità nazionale".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999

Una vista su Taggia dalla località Beuzi. Foto: Eraldo Bigi

Uno scorcio di Località Beuzi. Foto: Eraldo Bigi

Il 9 febbraio 1945 il segretario del C.L.N. di Sanremo partecipava ad un convegno in montagna coi rappresentanti del Corpo Volontari della Libertà, del Comando Alleato e del C.L.N. Provinciale di Imperia, nel quale veniva stabilito di concedere al C.L.N. comunale di Sanremo l'autonomia assoluta e la giurisdizione su tutto il circondario, giurisdizione che il C.L.N. stesso aveva già virtualmente ottenuto fin dalla sua costituzione, in quanto il C.L.N.P., date le difficoltà del collegamento con la zona occidentale della Provincia, non era in grado di esercitarvi un'attività completa ed un'azione efficace.
Il C.L.N. di Sanremo, che nel frattempo aveva provveduto direttamente alla costituzione o al riconoscimento ufficiale dei C.L.N. comunali della sua zona, si trasformava in tal modo in C.L.N. circondariale.
L'attività svolta dal comitato circondariale di Sanremo fu multiforme e di grande ausilio per lo sviluppo della lotta di 1iberazione, tanto da ricevere gli elogi degli enti superiori e degli stessi ufficiali di collegamento alleati.
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia
 
Il 9 febbraio 1945 a Beusi [n.d.r.: la dizione più corrente, a quanto pare, è, tuttavia, oggi Beuzi, località, in ogni caso, appartenente in parte anche al comune di Taggia] nei pressi di Ceriana (IM) in Valle Armea si tenne una riunione tra le organizzazioni cittadine e le formazioni di montagna della Resistenza imperiese e la delegazione della missione alleata.
Lo scopo del convegno era quello di "definire gli accordi importantissimi che investono la condotta generale della lotta in provincia, in relazione agli sviluppi della guerra generale che si avvia alla conclusione...".
Furono presenti Cammeo [Mario Mascia] del C.L.N. circondariale di Sanremo, ma anch'egli, al pari di Leandro e Gustavo, nell'occasione rappresentante del CLN della provincia di Imperia, Bob (capitano Robert Bentley), Simon, Sumi [Lorenzo Musso, commissario politico della I^ Zona Operativa Liguria], Gori [Domenico Simi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"], Tito [Rinaldo Risso, vice comandante della II^ Divisione], Diogene [Ermes Madini], Brunero [Franco Bianchi, responsabile del S.I.M. della V^ Brigata] e Terremoto.
Unico assente di rilievo fu Curto, Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria, in quanto ammalato.
Durante la riunione di Beusi si affrontarono i problemi "relativi alla collaborazione tra città e montagna, risolvendoli con spirito di fraterna collaborazione", così riferiva Luigi Massabò Pantera in Cronistoria militare della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” [n.d.r.: diario inedito nel 1999, conservato presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia].
"Simon, con la sua parola incisiva e l'ampia visione dei problemi essenziali della guerra, tratteggiò, sottolineando con il suo gesto misurato il quadro della situazione presente e futura. Bentley, matita alla mano, esaminò le questioni relative alla situazione dei partiti, all'amministrazione pubblica all'atto della Liberazione, alle necessità richieste per il mantenimento dell'ordine e dei servizi collettivi. Si discusse a lungo sull'assegnazione delle cariche e alla fine si giunse all'accordo completo", così scriveva Mario Mascia [ Op. cit. ].
Segni evidenti del buon esito dell'incontro di Beusi furono le due lettere inviate dal C.L.N. circondariale di Sanremo a tutte le formazioni di montagna "per l'accoglienza ricevuta durante il costruttivo incontro del giorno 9 u.s., in cui si sono risolti numerosi problemi della lotta comune" tramite l'ispettore Simon, missiva dell'11 febbraio 1945 prot. n° 272, ed al capitano Robert Bentley, sempre l'11 febbraio 1945 con prot. n° 273.
[...] Il 29 marzo 1945 giunse presso il comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" "Giulio" [anche "Mario", Carlo Paoletti], il nuovo ispettore della I^ Zona Operativa Liguria dopo che "Simon" era stato spostato a ricoprire incarichi di maggiore responsabilità.
Rocco Fava, Op. cit., Tomo I
 
29 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 364, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava l'arrivo di "Giulio" [anche "Mario", Raffaello Paoletti, nuovo ispettore di zona] accompagnato da una staffetta, giunto lo stesso giorno presso il comando della V^ Brigata con le credenziali per il Comando Operativo della I^ Zona.
da documento IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II

Da Genova giunge a Imperia Raffaello Paoletti (Nello), inviato nella I^ Zona Operativa Llguria come ispettore, dal Comando Regionale, in sostituzione di Carlo Farini (Simon, Manes) che, come già innanzi si è detto, aveva raggiunto la capitale ligure per sostituire, nello stesso Comando, Raffaele Pieragostini (Rossi), catturato dal nemico. Riportiamo, in termini descrittivi, la brutta avventura capitata al Paoletti a Diano Marina, durante il suo viaggio, che in questo contesto, colorisce la parte del capitolo che segue, e dà il senso della precarietà di quei giorni, per tutti coloro che avevano intrapreso, nelle città, iniziative resistenziali. Ciò lo possiamo constatare da una memoria del Paoletti:
"... Il Comando Regionale del CLN aveva perduto ogni contatto con la I^ Zona, per cui era necessario ristabilire i collegamenti col Comando Piazza di Oneglia e col Comando I^ Zona in montagna. Inoltre mi si incaricava di far pervenire  un consistente finanziamento, illustrare e fare applicare le direttive politiche e militari del CLN, tra cui il "Piano A" per bloccare le forze nemiche in ritirata, in vista della insurrezione generale (2). Sommariamente mi si informò della situazione. Da alcune settimane si era senza notizie della I^ Zona imperiese. Si sapeva soltanto, confusamente che, a seguito di massicci rastrellamenti e di delazioni, la Resistenza Imperiese aveva subito dei durissimi colpi e molte erano state le perdite. Molti dirigenti locali avevano dovuto entrare nella più ferrea clandestinità..." [...]
(2) Piano A, vedasi il capitolo XVI del presente volume.
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Dal Primo Gennaio 1945 alla Liberazione, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005
 
Fonte: Partigiani d'Italia

Nel marzo 1944 il Colonnello Carlo Farini (Simon), Ispettore della I e II Zona, Vincenzo Mistrangelo (Marcello), Commissario di Zona e Angelo Aime (Giorgio), al fine di sostenere più estesamente le formazioni partigiane, procedono alla costituzione dell'Intendenza di Zona [n.d.r.: la II Zona]
[...] I primi due depositi dell'intendenza sono stabiliti l'uno in Via Buscaglia [n.d.r.: a Savona], l'altro nel Comune di Quiliano, frazione di Valleggia; altri verranno in seguito costituiti in vari rioni della città.
Rodolfo Badarello - Enrico De Vincenzi, Savona insorge, Savona, Ars Graphica, ristampa 1978
 
Da una analisi dei dati riportati evince il concetto strategico più volte manifestato dall’allora ispettore delle Zone Operative I e II, Carlo Farini (Simon), il quale insisteva che le formazioni partigiane dovevano costituirsi con un ordinamento militare quale poteva avere un esercito nazionale. Gli organizzatori di tali formazioni fecero buon uso di tali consigli, utilizzando le esperienze messe a disposizione dagli ufficiali e dai soldati che avevano per mesi o per anni partecipato ad operazioni di guerra, col risultato di creare “formazioni” esperte e combattive che diedero veramente risultati positivi e che, quasi sempre, conclusero molte azioni, condotte contro il nemico, in modo risolutivo. E ciò è stato il bene più importante per la Resistenza Imperiese. Dunque, possiamo dire che tra una parte molto importante dell’ex Regio Esercito e della Resistenza non c’è stata soluzione di continuità, ed è per questo motivo se la Resistenza non è stata, ad un certo momento, considerata un Corpo a sé, ma un Corpo della Nazione: il Corpo Volontari della Libertà, la cui bandiera, insignita di medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana, è conservata a Roma, al Vittoriano, insieme alle bandiere di tanti altri gloriosi Corpo dell’Esercito Italiano.
Dunque, la nostra disamina ci ha svelato un nuovo rapporto tra ex Esercito Italiano e Resistenza che fino ad ora, nel Ponente Ligure, per quanto ci riguarda, ci era rimasto sconosciuto e, grazie a questo Convegno, che ci ha indotto a varie ricerche, se si sono aperti in noi nuovi orizzonti che ci aiutano a capire nuove cose delle nostra Storia Contemporanea, sulle quali si era sempre sorvolato, non considerandole influenti.
Francesco Biga, Ufficiali e soldati del Regio Esercito nella Resistenza imperiese, Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora), venerdì 14 maggio 2004, Savona, Sala Consiliare della Provincia, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona 
 
Al centro del gruppo (partigiani della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"), ripreso nella fotografia ad Albenga (SV) a Liberazione appena avvenuta, appare il comandante Simon in giacca chiara - Fonte: ANPI  Leca (SV)

Fonte: Rete Parri

Fonte: Rete Parri

Carlo Farini nasce a Ferrara il 27 febbraio 1895. Pubblicista. Comunista. Discende da una famiglia romagnola che ha dato al Risorgimento e al movimento repubblicano esponenti di rilievo. Nel 1903 segue la famiglia nel trasferimento a Terni, dove il padre Pietro - esponente socialista - è chiamato a dirigere una farmacia cooperativa e il giornale «La Turbina». Nel 1907 inizia la sua militanza all'interno delle organizzazioni del movimento operaio, con l'iscrizione al Partito socialista, concessa - nonostante la giovane età – a seguito dell'attività svolta nella mobilitazione operaia in risposta alla lunga serrata messa in atto dalla Società Terni. Con la fondazione della Federazione giovanile socialista (Fgs) la sua attività politica si svolge soprattutto all'interno di questa organizzazione. Nel 1914, trovandosi in Romagna, partecipa attivamente alle agitazioni della «settimana rossa». A seguito di ciò è condannato a due anni di carcere; la condanna viene però estinta in seguito ad amnistia. A Terni, nel periodo che precede l'intervento italiano nel primo conflitto mondiale, è uno dei protagonisti della mobilitazione contro la guerra. È, tuttavia, chiamato alle armi, e deve partecipare al conflitto. Nel dopoguerra, tornato a Terni, è nominato segretario della Fgs umbra. Nel 1920 aderisce alla frazione comunista ed è presente al Convegno della frazione, tenutosi a Imola. Al Congresso socialista di Livorno, nel 1921, è tra gli scissionisti e partecipa alla fondazione del Partito comunista d'Italia (Pcd’I). Contro la violenza del nascente fascismo diviene, a Terni e in Umbria, uno dei promotori degli Arditi del popolo. Al Convegno nazionale del movimento, tenuto a Roma nel luglio 1921, viene nominato comandante regionale per l'Umbria. È però costretto a lasciare tale carica in seguito alla diffida pronunciata dall'esecutivo del partito comunista contro i militanti che partecipano alle formazioni degli Arditi del popolo. Per sfuggire alle persecuzioni fasciste si trasferisce a Roma, dove il Partito lo incarica di organizzare e dirigere i numerosi profughi comunisti che arrivano nella capitale dalle varie regioni italiane. A ridosso della marcia su Roma partecipa al tentativo di organizzare una mobilitazione di massa contro il fascismo. Nominato membro del Comitato esecutivo della Federazione comunista romana, nel 1923 dirige, insieme ad Antonio Gigante, il grande sciopero degli edili svoltosi nella capitale. Successivamente, nel periodo dell'Aventino, organizza manifestazioni popolari contro il fascismo. Nel 1924 è delegato della Federazione romana alla Conferenza nazionale del Pcd’I, tenutasi a Como, dove sottoscrive la mozione di minoranza, firmata da molti esponenti della cosiddetta destra del partito. In tale periodo si fa promotore della stampa e diffusione clandestina di diversi numeri del foglio «Il Comunista». Nel febbraio 1925 viene arrestato insieme ad altri dirigenti comunisti; è rilasciato ad agosto in seguito ad amnistia. Ripresa l'attività politica, gli viene affidata la responsabilità della Sezione agraria dell'organizzazione comunista. Nel 1926 la direzione del Partito decide di farlo espatriare clandestinamente insieme ad Armando Fedeli. Dopo aver frequentato a Mosca la Scuola leninista internazionale, nel 1928 è inviato in Francia, dove dirige il Soccorso rosso italiano. A causa di contrasti avuti con dirigenti del partito, è rimosso dall'incarico e mandato a svolgere attività di agitazione e propaganda a Nizza. In questo periodo viene nominato membro della segreteria dei gruppi comunisti delle Alpi marittime e chiamato a far parte del Comitato regionale del partito comunista francese. Nel 1933 torna a Mosca, dove - essendo sottoposto ad inchiesta da parte dell'organizzazione comunista italiana - è inviato a lavorare in una fabbrica di automobili a Gorki: dapprima è impegnato nella direzione politica del «Club degli stranieri della fabbrica» e successivamente - permanendo la sua situazione di difficoltà all'interno del Partito - viene destinato a svolgere il lavoro di semplice operaio. Nel 1936, andando a soluzione i suoi problemi di carattere politico con l'organizzazione, è richiamato a Mosca, dove viene impiegato nella Sezione biblioteca dell'Istituto Marx-Engels-Lenin-Stalin e poi nella Biblioteca dell'Accademia delle Scienze. Nell'aprile 1937 è chiusa favorevolmente l'inchiesta nei suoi confronti. Pertanto, nel maggio successivo, viene accolta la sua richiesta di raggiungere la Spagna per combattere a difesa della repubblica. Invece di essere inviato, secondo la sua volontà, al fronte, viene destinato a dirigere - prima a Valencia, poi a Barcellona - le trasmissioni in lingua italiana di Radio Libertà. Nel luglio 1938 gravi motivi di salute lo costringono a tornare in Francia. Arrestato nel 1940, è internato nel campo di concentramento di Vernet. Nel gennaio 1942 è tradotto in Italia e condannato a cinque anni di confino da scontare nell'isola di Ventotene. Liberato nell'agosto 1943, si reca a Genova presso il fratello Ferruccio. Sorpreso dagli avvenimenti successivi all'8 settembre nella città ligure, partecipa attivamente all'organizzazione dei primi nuclei di partigiani. In seguito è nominato comandante regionale delle Brigate Garibaldi della Liguria e, dopo l'unificazione del movimento partigiano nel Corpo volontari della libertà, fa parte del Comando militare unificato della Liguria, in qualità di vicecomandante. Nel marzo 1945 è uno dei membri del Triumvirato insurrezionale ligure (per l'attività svolta nel corso della lotta di liberazione verrà decorato di medaglia d'argento al valor militare). Liberato anche il Nord-Italia, la direzione del partito comunista lo chiama a Roma per fargli dirigere l'Unione Editrice Sindacale Italiana. Deputato all'Assemblea costituente, viene di nuovo eletto in Parlamento nel 1948 e nel 1953. A Terni, oltre ad essere eletto consigliere comunale nel 1946, ricopre l'incarico di segretario della Federazione provinciale comunista. È membro del Consiglio nazionale dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi), dell'Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna (Aicvas), della Presidenza onoraria dell'Associazione italiana perseguitati politici italiani antifascisti (Anppia), e presidente dell'Istituto storico della Resistenza di Imperia. Muore a Roma il 30 gennaio 1974.
Fonti e bibl.: Acs, Cpc, b. 1962, ad nomen; Asisuc, Anpi Terni, Resistenza/Liberazione, b. 10, fasc. 6; Archivio Raffaele Rossi, Autobiografia di Carlo Farini; Aicvas, Scheda biografica; Francesco Andreucci – Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, vol. II, Editori Riuniti, Roma 1976, ad indicem; Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, a cura di Pietro Secchia, vol. II, La Pietra, Milano1971, ad vocem; Raffaele Rossi, Armando Fedeli Carlo Farini: dal socialismo umbro al «partito nuovo», Quaderni della Regione dell'Umbria, Perugia 1979; Patrizia Salvetti, Farini Carlo, in Dizionario Biografico degli italiani, vol. 45, Istituto dell’Enciclopedia italiana, Roma 1995; Maria Selina Ametrano e Arnaldo Perrino, Costituenti dall'Umbria. Un contributo alla nascita della democrazia, Perugia, Isuc; Foligno, Editoriale Umbra, 2008, p. 148
Luciana Brunelli, Gianfranco Canali, Carlo Farini, Dizionario biografico umbro dell'Antifascismo e della Resistenza, Istituto per la Storia dell'Umbria contemporanea
 
Il 15 luglio 1944 la XXa Brigata Garibaldi aveva cambiato denominazione diventando la Seconda Brigata. Al di là del cambio di nome, l’unità subì una riorganizzazione generale dopo la crisi che l’aveva attanagliata nei giorni precedenti. I distaccamenti “Astengo” e “Calcagno” rimandarono a casa i volontari più scossi dagli ultimi rastrellamenti con la piena approvazione del comandante “Enrico”, mentre “Simon” accusava i commissari politici di non aver fatto abbastanza per preparare gli animi alla lotta <85. Quanto ai comandi, non risulta che vi siano stati avvicendamenti di rilievo. In definitiva, anche se per qualche tempo la Seconda Brigata ebbe meno uomini di quelli di cui disponeva in precedenza (il 30 luglio erano 227, un mese prima 240 <86), si trattava di una crisi di crescita del movimento garibaldino, più che mai bisognoso di allargare i contatti ed il reclutamento ma anche di oliare la macchina dei servizi, ancora carente sotto vari punti di vista. In questo senso l’istituzione del Comando di sottozona per Savona, decisa dal Comitato Militare Unificato di Genova a fine luglio, ebbe un effetto positivo e servì tra l’altro a migliorare le relazioni tra le varie anime dello schieramento antifascista, oltre che a coordinare i gruppi e le organizzazioni impegnati nella lotta di liberazione. A Carlo Farini “Simon”, primo comandante fino al suo passaggio in Prima zona a fine agosto, succedette poi una trojka formata da “Marcello” (Vincenzo Mistrangelo), “Fioretto” (Pietro Carzana) e il colonnello “Carlo Testa” (Rosario Zinnari), un uomo che si distinse per l’impegno profuso nel dirimere le controversie tra garibaldini ed autonomi e nella redazione dei piani insurrezionali <87.
[NOTE]
83 G. Gimelli, op. cit.,  vol. II, p. 226.
84 M. Calvo, op.cit., pp. 61-63.
85 Ibidem, p. 61.
Stefano d’Adamo, Savona Bandengebiet - La rivolta di una provincia ligure ('43-'45), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 1999/2000
 
Nel mese di luglio 1944, mese cruciale per la riorganizzazione delle nostre unità combattenti, giunse ad Imperia l'ispettore Simon.
Egli veniva a noi inviato dal Comando regionale per la coordinazione dei servizi militari, in fase di assestamento con la creazione della II^ Divisione d'assalto garibaldina Felice Cascione.
I nostri comandanti già conoscevano le magnifiche qualità di Simon: organizzatore di classe, combattente di Spagna, intelligenza superiore, spirito vivo, attività instancabile e, oltre tutto, una fede profonda ed operante che aveva  resistito a tutte le prove, anche le più terribili.
E fra noi, in questa difficilissima zona della guerra partigiana, le doti di Simon rifulsero ben presto e ne fecero, durante i lunghi mesi della sua permanenza in Provincia, uno degli artefici della resistenza.
Piccolo, il volto aperto e giovanile dominato dalla vasta fronte e sormontato dalla massa dei capelli argentei, l'Ispettore Simon era da per tutto: ovunque fosse necessario dare un ultimo tocco all'organizzazione; ovunque la battaglia
infuriasse; ovunque occorresse un consiglio, un giudizio o una parola incitatrice.
Lo si vedeva giungere improvvisamente di notte o di giorno, con la neve o sotto il sole scotta nte, sempre vigile e agile, malgrado gli anni, le fatiche e, spesso, le infermità.
Le formazioni garibaldine ebbero in lui il più valido sostenitore: quando sorsero incomprensioni e diffidenze, egli ne perorò la causa presso i Comandi superiori e quelli alleati, affrontando viaggi lunghi, sfibranti e pericolosi.
Fu per noi tutti, insomma, come un padre: un padre affettuoso e  vigile, e, talvolta, anche severo, di quella severità che è frutto di amore.
Quando ci lasciò, chiamato ad altro incarico, nel  marzo del 1945, sentimmo di aver perduto uno dei nostri migliori ed un compagno di lotta col quale avevamo diviso pericoli e cibo e sonno.
Ma l'opera sua rimase: rimase nella struttura del nostro esercito e nel suo spirito: e la vittoria garibaldina fu anche una sua vittoria.
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Edizioni ALIS, Sanremo, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
 




[n.d.r.: si pubblica qui sopra un documento firmato ai primi di agosto del 1944 da Carlo Simon Farini, documento conservato nell'Archivio dell'Istituto Grasmsci]
 
Al Comando Delegazione Liguria [...] Attendiamo con interesse il risultato del viaggio di Renato a Torino perché la situazione che si è venuta a creare con il maggiore Mauri ha bisogno di una soluzione. Fintanto che ciò non avverrà la nostra situazione resterà sempre difficile, poiché difficile sarà evitare attriti e pericolo di conflitti [...] La situazione della Divisione è caratterizzata dai tentativi di rastrellamento  che si susseguono con una certa continuità. In questa contingenza sono venuti in maggiore evidenza alcuni difetti di carattere organizzativo che si impongono alla soluzione degli stessi Comandanti e Commissari della Divisione stessa. [...] Tuttavia bisogna dire che la Divisione ha sopportato abbastanza bene, sia dal punto di vista militare che morale, il tentativo del nemico e la pressione militare a cui è sottoposta [...] 
Simon [Carlo Farini], documento citato, 3 agosto 1944

Il territorio che viene liberato è posto sul confine occidentale delle Alpi marittime, fra Imperia e Ventimiglia, al confine francese. Comprendeva il paese di Pigna, che ne fu la capitale, e poi Badalucco, Triora, Montalto, Carpasio, Molini di Triora e altri. In totale 22 comuni per circa 30.000 abitanti. Nella zona agivano le formazioni partigiane della II Divisione Garibaldi Cascione… Nella battaglia cadono molti partigiani e la V^ Brigata garibaldina si riduce a poco più di 200 uomini. Nel giro di un mese si arruolano 600 volontari, molti dei quali sono militi del battaglione San Marco che disertano la formazione fascista e si uniscono ai garibaldini, rivelandosi “ottimi combattenti partigiani”, come afferma la relazione del 5 di ottobre dell’ispettore della zona (Sul documento non c’è traccia del nome) <si trattava di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini, ispettore, per l’appunto, della I^ e della II^ Zona Operativa Liguria> … Ma sul piano politico l’azione di formazione dei CLN e delle Giunte comunali non è facile. “Molte sono le difficoltà… per l’arretratezza politica delle popolazioni rurali, l’inesistenza dei partiti organizzati”. In molti paesi si riescono a costituire comunque i CLN, ma mancano i collegamenti con il CLN provinciale di Imperia. Il comando garibaldino cerca di supplire elaborando in data 15 settembre una circolare di istruzioni “sulla organizzazione dei CLN, delle Giunte comunali e sulla funzione di questi organismi nel momento attuale della lotta contro i nazifascisti”. Nelle Giunte, afferma sbrigativamente il commissario della Divisione Garibaldi Cascione, “la maggioranza deve essere assicurata alle classi meno abbienti, che sono la maggioranza nel paese”. Un criterio che forse non risponde rigorosamente ai principi della democrazia formale parlamentare, ma che ha il vantaggio di ridurre la questione a termini immediatamente chiari. Conclude peraltro la relazione delle formazioni garibaldine: “Il movimento del CLN e delle Giunte incontra grande favore in mezzo alle popolazioni… Tuttavia in molte località persiste ancora uno spirito di passività lamentevole”. E’ il mondo chiuso dei piccoli contadini che istintivamente diffidano di ogni sollecitazione di ordine politico; ma vi contribuisce anche la propaganda anticomunista svolta dagli autonomi di Mauri. In queste condizioni, il funzionamento delle Giunte - laddove si riesce a costituirle - è estremamente problematico, e perfino delle questioni dell’approvvigionamento dei viveri si deve occupare direttamente il comando partigiano. Una relazione afferma infatti che “non esiste un vero e proprio territorio occupato, ma esiste invece un territorio controllato”, che lascia totalmente fuori la fascia costiera.
Redazione, L'Imperiese, Le Repubbliche Partigiane

giovedì 26 dicembre 2019

I partigiani verso la costituzione della I^ Zona Operativa Liguria

La vetta di Monte Monega, alla convergenza di Valle Argentina (a ovest), della breve vallata della Giara di Rezzo (sud-est) e del solco principale della valle Arroscia (nord-est). Fonte: Wikipedia
 
Erven * [Bruno Luppi], che fin dall'inizio della sua attività dopo l'8 settembre 1943 si era adoperato per creare gruppi in montagna, aveva incontrata una certa difficoltà, che in sostanza si riscontrava un poco dovunque: fra i giovani fuggiti in montagna subito dopo l'armistizio alcuni erano tornati in città dopo una breve permanenza alla macchia; altri si limitavano a tenersi nascosti, ma non erano disposti a formare gruppi di combattimento; altri ancora erano scettici circa la possibilità di creare un'organizzazione efficiente [...] il farmacista di Molini di Triora [in Alta Valle Argentina] aveva comunicato ad Erven che finalmente un gruppo deciso si era formato in montagna presso Triora (poi risultò essere il gruppo di Vittò e di Tento). Tale comunicazione fu fatta direttamente ad Erven  probabilmente nel gennaio del '44 verso la fine del mese [...] Erven per esortare maggiormente il farmacista di Molini di Triora aveva alquanto esagerato nel descrivere la consistenza e l'efficienza dell'organizzazione militare in generale [...] Nel marzo '44 sorgono nuove difficoltà. Luigi Nuvoloni è costretto a fuggire  perché ricercato dalla Gestapo [...] Anche Candido Queirolo (Marco) nei primi giorni del marzo '44 lascia la zona di Imperia [...] In questo periodo Erven era solito pernottare ancora presso Beusi, mentre di giorno operava in città con gruppo di Arma di Taggia e con quello di Sanremo. [...] Frattanto Erven * per incarico del Partito (PCI) si era incontrato con Curto [Nino Siccardi]. L'incontro con espedienti vari per il reciproco riconoscimento era avvenuto in Artallo [Frazione di Imperia] dopo un primo incontro mancato a causa di un disguido. Durante l'incontro si era stabilito che Curto avrebbe preso contatto specialmente con i gruppi di montagna dislocati nella zona di Imperia, mentre Erven venne specialmente incaricato di prendere contatto con gli eventuali gruppi dislocati nella Valle Argentina.
Giovanni  Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
Taggia (IM): Piazza degli Eroi Taggesi

* Bruno Erven Luppi. Nato a Novi di Modena l'8 maggio 1916. Figlio di un antifascista, fin da ragazzo prese parte alla lotta clandestina contro il regime fascista e, nel 1935, venne arrestato e incarcerato a Modena.  Trasferitosi a Taggia (IM), si inserì nell'organizzazione comunista clandestina di Sanremo (IM). L'8 settembre 1943 era ufficiale dell'esercito quando venne catturato dai tedeschi. Riuscì però a fuggire a Roma dove partecipò ai combattimenti di Porta San Paolo. Tornato nuovamente in Liguria, fu tra gli organizzatori della lotta armata ed entrò a far parte del C.L.N. di Sanremo. Per incarico della Federazione Comunista di Imperia il 20 giugno 1944 organizzò, con altri dirigenti del partito, la prima formazione regolare partigiana del ponente ligure, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", con sede nel bosco di Rezzo (IM), la quale diventò a luglio 1944 la II^ Divisione "Felice Cascione".  Il 27 giugno 1944 da comandante di Distaccamento venne gravemente ferito nella battaglia di Sella Carpe tra Baiardo (IM) e Badalucco (IM). Per mesi riuscì avventurosamente, ancorché costretto alla macchia pur nelle sue tragiche condizioni di salute, a sottrarsi alla cattura da parte del nemico. In seguito, appena guarito, assunse la carica di vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria.
Gli fu conferita la medaglia d’argento al valor militare il 13 dicembre 1952, n. d’ordine 1571 con la seguente motivazione: “Bruno Luppi fu Paolo, animatore tra i primi della Lotta di Liberazione nella Valle Argentina, organizzatore di valore e comandante capace e deciso, si distinse particolarmente nel contrattaccare con ardita iniziativa superiori forze tedesche risalenti la rotabile militare Baiardo Badalucco. Gravemente ferito alla gamba destra, rifiutava ogni soccorso e teneva imperterrito il suo posto di comando, respingendo il nemico ed infliggendogli gravi perdite”. Sella Carpe - Baiardo (Imperia), 27 giugno 1944.  
Vittorio Detassis


Imperia: Piazza Edmondo De Amicis ad Oneglia

Nella battaglia di Garessio (CN) [il 26 febbraio 1944] venne ucciso il partigiano Sergio Sabatini di Imperia.
L'11 marzo 1944 nello scontro nella zona di Nava, nel comune di Pornassio (IM), perirono altri due patrioti imperiesi, Olivio Livio Fiorenza e Giovanni Ramò. Al fatto d'armi parteciparono partigiani autonomi di Martinengo [anche Capitano Martinengo, Eraldo Hanau] e gruppi di resistenti del posto non ancora collegati con le organizzazioni antifasciste.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999

Il 28 marzo 1944 Curto (Nino Siccardi), fermatosi definitivamente in montagna, prende personalmente e direttamente il comando dei gruppi sorti sul nucleo della banda Cascione.  
Giovanni Strato, Op. cit.

[...] in concomitanza con l'aumentata pressione nazifascista, dal 28 marzo 1944 i maggiori gruppi partigiani, originati dalla "banda Cascione", vennero posti sotto il comando di Curto, che... riuscì a contattare anche le bande di "Tento", Pietro Tento, e di "Vitò" [o Vittò/Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo, già combattente nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola, organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, poi comandante di un Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" e dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"], le quali agivano nella parte occidentale della provincia di Imperia in Alta Valle Argentina con base alla Goletta di Triora (IM).
Rocco Fava, Op. cit.
 
Le singole bande hanno un nome particolare: Volante quella di Cion [Silvio Bonfante]; Paradiso quella di Tito [Rinaldo Risso]; Inafferrabile quella di Ivan [Giacomo Sibilla]; ma, in genere, sono indicate anche con il nome del comandante. Più tardi, invece, prevarrà l'uso di un'indicazione numerica... Subito dopo il 28 marzo 1944 vi furono alcuni fatti... furono poi mandati due partigiani, Mirko [Angelo Setti] ed un altro, Peppù di Carpasio ad informarsi intorno ad un gruppo operante verso Ventimiglia, gruppo di Tento, ossia di Tento Pietro, e di Vittò...  
Giovanni Strato, Op. cit.  

Il gruppo di Tito [Rinaldo Risso] era dislocato nei pressi di Rezzo (IM); quello di Cion [Silvio Bonfante] in valle Arroscia; il gruppo di Ivan [Giacomo Sibilla] si spostò nei pressi di Caprauna (CN).
Rocco Fava, Op. cit.

Dolcedo (IM)

... si produsse il più importante avvenimento della storia della nostra guerra di montagna: la presa di contatto fra il Curto e le bande della zona occidentale comandate da Vittò, da Erven e da Marco (Candido Queirolo): il nucleo di quella che doveva diventare la Divisione Cascione, terrore del nemico, è creato... Altri distaccamenti operavano nella parte occidentale della provincia unitamente alle diverse bande non ancora inquadrate regolarmente, Gori [Domenico Simi], Gino, Artù [Arturo Secondo], Peletta [Giovanni Alessio], Fragola [Armando Izzo], Leo [Stefano Carabalona], al comando di Vittò e di Marco. Aprile fu un periodo di assestamento... Cion attacca convogli della Wehrmacht sulla strada di Diano Marina, li decima e li sconvolge; sorprende il nemico ad Aurigo ed a Chiappa  [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; Dimitri e Gapon [Felice Scotto] del 2° distaccamento fugano i nazi-fascisti a Caporollo [Capo Rollo nel comune di Andora (SV)]; sul ponte di Rezzo il tedesco viene battuto e lascia nelle nostre mani due mitragliatrici St. Etienne, le prime catturate; spie fasciste vengono prelevate a Boscomare [Frazione di Pietrabruna (IM)] e a Dolcedo; stazioni di carabinieri vengono assediate ed occupate; ... il 30 marzo [1944] Dimitri e Caudacco con il 2° distaccamento in unione ad elementi di Badalucco occupano il paese e prendono contatto con la banda di Artù. Il nemico subiva perdite gravissime ed il bottino catturato andava ad ingrossare l'armamento dei nostri uomini, i quali, d'altra parte, non potevano contare su alcun rifornimento importante dal di fuori. E l'afflusso in montagna continuava sempre...
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia  

Castelvittorio (IM): uno scorcio di Alta Val Nervia

Nei primi giorni di aprile 1944 il Luppi si incontra nuovamente con il Siccardi a Costa di Carpasio [oggi località di Montalto Carpasio (IM)], presenti il savonese Libero Briganti (Giulio), Giacomo Sibilla (Ivan), Vittorio Acquarone (Marino) e Candido Queirolo (Marco); si decide di raccogliere tutte assieme una ventina di bande sparse sul territorio per costituire la IX Brigata d’assalto Garibaldi “F. Cascione”. Il che avviene. Anche “Vitò” si aggrega alla Brigata con i suoi uomini accampati in località “Goletta” [Triora] (Valle Argentina). Questi vengono suddivisi in due Distaccamenti denominati IV e V, quest’ultimo ha per comandante “Vitò” e per commissario il Luppi, con nome di battaglia “Erven”. Il Luppi, come commissario, nei mesi di maggio e giugno prende parte a tutte le azioni che hanno consentito di ripulire i territori delle alte valli Argentina, Nervia e Roja da presidi e postazioni tedesche e fasciste...
Prof. Francesco Biga in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)

Il C.L.N. che iniziò un'opera di coordinamento e di aiuto tra le varie formazioni partigiane della provincia di Imperia... Fu il dott. Vallini, il farmacista di Molini di Triora (IM) ad essere l'anello di congiunzione [per il gruppo] di Vitò. Era impossibile circolare. Bisognava provvedere a liberare certe zone [dai nazifascisti] per poter ricongiungere i vari gruppi di patrioti. Erven ** a nome del Comitato di Liberazione portò il primo contributo in danaro di 80.000 lire... I gruppi del bosco di Rezzo (IM) e della Goletta divennero insieme la IX^ Brigata Garibaldi...
don Ermando Micheletto, La V ^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

A maggio 1944 i distaccamenti dipendenti da Nino Curto Siccardi ammontavano a sei, considerando anche il gruppo di Mirko [Angelo Setti, in seguito vice comandante della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione].


A fine maggio 1944 il Comando Generale per l'Alta Italia del Corpo Volontari della Libertà mandò disposizioni per la creazione in Liguria di un Comando unificato. Sorse così il primo Comando Militare Unificato Regionale Ligure (CMURL). La Liguria venne suddivisa in 4 zone in ottemperanza alle direttive impartite dal Comando Generale Alta Italia: I^ Zona Operativa, dalla Valle del Roia, estremo ponente della provincia di Imperia, a quella dell'Arroscia...
Attorno al 13-14 giugno 1944, in considerazione del crescente numero di combattenti che agivano nel territorio venne riconosciuta alle forze della Resistenza imperiese una nuova unità operativa, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione".
Rocco Fava, Op. cit.

Verso la fine della prima quindicina del giugno '44 i gruppi più o meno direttamente dipendenti da Curto arrivano a comprendere circa 1.500 uomini... IX Brigata... entrerà a sua volta a far parte del Corpo Volontari della Libertà (costituitosi il 19 giugno '44)...  
Giovanni Strato, Op. cit
 
A fine maggio il Comando Generale per l’Alta Italia del Corpo Volontari per la Libertà (CVL), recentemente costituitosi, manda disposizioni per la creazione in Liguria di un Comando unificato. Sorge così il primo Comando Militare Unificato Regionale Ligure (CMURL), insediato nel giugno e ratificato con decreto il 1°luglio 1944. Tale comando assume funzioni d’organo di diretto ed effettivo controllo. Il territorio ligure viene successivamente suddiviso in quattro
Zone Operative in ottemperanza alle direttive impartite dal Comando Generale Alta Italia.
La Prima Zona Operativa Ligure comprendeva la provincia di Imperia e l’Albenganese (dalla valle del Roja a quella dell’Arroscia compresa).
Redazione, Arrivano i Partigiani. Inserto 2. "Le formazioni di montagna della I^ e della VI^ Zona Operativa Ligure che operavano nella provincia di Savona", I Resistenti, ANPI Savona, numero speciale, 2011

venerdì 6 dicembre 2019

I problemi di una missione alleata

Documento segreto inglese del 13 gennaio 1945, rintracciato a cura di Giuseppe Mac Fiorucci in vista della preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia, documento attestante anche l'avvenuto arrivo del capitano Bentley tra i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria *
*
Il testo riporta:

A:    Capt: G.M.T. Jones,                                                                           SEGRETO
Collegamento delle Forze di Informazione                                               Ref: OB/1/19
                                                                                                                  13 gennaio 45
Da:    Distaccamento 20
N°1 Forze Speciali


Come richiesto per le informazioni del 6° Gruppo d'Armata, segue un resoconto delle nostre attività fino ad ora.

La prima fase del nostro lavoro, ora quasi completata, fu di stabilire un contatto con le bande note nell'area e di approntare un piccolo invio di rifornimenti per soddisfare le loro richieste immediate.

Nella seconda fase abbiamo inaugurato il contatto radio e per corriere coi partigiani più prossimi e abbiamo inviato rifornimenti via terra su piccola scala. Un Ufficiale di Collegamento Britannico [il capitano Robert Bentley: vedere infra] con operatore W/T è stato infiltrato via mare con il compito di organizzare il ricevimento e il successivo trasporto via terra dei rifornimenti inviati via mare. Ci si aspetta che questi mezzi siano i più produttivi, sebbene la loro messa in opera sia stata ritardata dalla necessaria preparazione e dalle avverse condizioni meteorologiche. Terremo informati il vostro ufficio circa ogni importante progresso che otterremo nella realizzazione di questi piani o di ogni altro nuovo progetto iniziato da noi.

(firmato) BETTS
S/Ldr.
20° Dist. N°1 SF



[ n.d.r.: si fa qui seguire la traduzione di un'altra comunicazione del SOE, attinente gli inizi dell'attività del capitano Bentley in qualità di ufficiale di collegamento con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria (anche questo copia di un documento compulsato da Giuseppe Mac Fiorucci) ] 

S E G R E T O

Capt. G.M.T. Jones,
Distaccamento OSS,
NIZZA

Rif: OP/I/19

30 Gennaio 1945

In riferimento al nostro OB/I/19 del 13 Gen, segue un resoconto ulteriore:

Due pattuglie di corrieri e una pattuglia per depositi sono state inviate via terra oltre frontiera sin dal 13 Gen; uno dei corrieri ha preso contatto con organizzazioni partigiane più remote di quelle contattate in precedenza, e ha riportato informazioni riguardo le centrali idro-elettriche e i centri di ditribuzione in VAL MAIRA e in VAL VARAITA. È nostra intenzione organizzare una squadra anti-sabotaggio con riferimento speciale per queste strutture. Il contatto radio con la nostra missione nell'area Settentrionale è eccellente. Il nostro Ufficiale di Collegamento Britannico nella Liguria Occidentale è stato disturbato dalla pressione Tedesca sulla Divisione a cui è stato inviato. Il contatto radio è stato interrotto a causa dei suoi spostamenti, comunque un certo ammontare di informazioni tecniche ci è stato trasmesso da lui e successivamente passato a voi. Il clima gli ha impedito l'infiltrazione di rifornimenti in questo mese, ma nel mese di Febbraio è previsto un certo numero di operazioni al riguardo.

Firmato: M.P. LAM. Capt.

per S/Ldr,
Distaccamento OC 20
N° 1 Forze Speciali


Accettando l'incarico di capo dell'Ufficio Operazioni della Missione in zona nemica, tramite Corsaro [Giulio Pedretti] il comandante Stefano Carabalona (Leo) poteva inviare da Pigna al Comando alleato [quello di Nizza] le informazioni necessarie sui dispositivi di difesa tedeschi, da distruggere con bombardamenti aerei. Il comando della II^ Divisione "Felice Cascione" aveva chiesto a quello alleato le credenziali... Il 5 ottobre [1944] tramite il comando della V^  Brigata "Luigi Nuvoloni" il comando della II ^ Divisione riceveva il benestare degli alleati, mentre Carabalona, ancora nella zona di Pigna , da una loro lettera apprendeva che il generale americano Alexander aveva incaricato il capitano inglese Robert Bentley (Bob) di raggiungere con il sergente radiotelegrafista John Mac Dougall (Mac), munito di ricetrasmittente, il comando della Divisione...
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016


Documento segreto inglese, rintracciato a cura di Giuseppe Mac Fiorucci in vista della preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia, documento che sottolinea la primigenia ipotesi logistica della Missione Bentley
 
[…] A tal fine, la  N. 1 Special Force, la sezione italiana del SOE, organizzò l’invio di una missione, comandata dal capitano Robert C. Bentley, denominata “Saki”, che dal confine francese si sarebbe portata nella provincia di Imperia. Bentley avrebbe studiato la possibilità di approvvigionamenti alle forze partigiane via mare, e avrebbe cercato di collegarsi con la missione “Flap che era già operativa nel Piemonte meridionale e al confine con la  provincia di Savona. Dopo una ulteriore missione, denominata “Clarion”, comandata dal maggiore Duncan Lorne Campbell, sarebbe stata paracadutata per svolgere compiti di collegamento nella zona montagnosa a sud delle Langhe, egli avrebbe preso il comando del personale britannico nelle province di Imperia e Savona. […] Inizialmente la missione doveva essere paracadutata nella zona di Cuneo dove sarebbe stata contattata dal maggiore Temple della missione “Flap”, e successivamente avrebbe preso contatto con la 2° Divisione Ligure a nord di Imperia. La missione Flap era in contatto con le formazioni autonome del Maggiore Enrico Martini “Mauri” dell’Esercito di Liberazione  Nazionale. […] Il vice comandante sarebbe stato il capitano Bentley, ma la missione Clarion  non iniziò come previsto. Nelle istruzioni operative  della missione “Saki” del capitano Bentley, redatte un mese dopo, il 30 ottobre 1944, troviamo che la sua missione sarebbe arrivata via mare, avrebbe raggiunto le formazioni garibaldine della Div. “Cascione” sulle montagne imperiesi e solo dopo il suo insediamento sarebbe stata paracadutata la missione Clarion del maggiore Campbell. Al suo arrivo Bentley avrebbe lasciato il comando della missione a Campbell. Ma anche la missione Saki  non ebbe luogo secondo quanto pianificato  per le cattive condizioni climatiche. La missione Clarion venne paracadutata l’8 dicembre 1944: era composta dal maggiore Campbell, dal capitano Irving-Bell, dal tenente Clark e da due operatori radio.
Antonio Martino, La missione alleata "Indelible" nella II^ Zona Operativa savonese, pubblicato su Storia e Memoria, rivista dell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Genova, 2011-1


[…] Inoltre l’inverno giunse in anticipo sulle montagne e i collegamenti con gli alleati, che avvenivano attraverso i sentieri alpini, erano resi impossibili. Si ipotizzò anche di tentare con i sommergibili, ma non ci fu nessun serio risultato. Si poteva tentare soltanto via mare. Il 20 dicembre 1944 doveva sbarcare il capitano Robert Bentley, ma fu tutto rinviato per il mare in tempesta. Dapprima arrivarono due collaboratori del capitano […] 
Renato Plancia Dorgia, in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)


n.d.r.: circa la preparazione della sua missione tra i partigiani, discorrendone in Mario MasciaL'epopea dell'esercito scalzo, ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Isrecim, il capitano Bentley fece riferimento anche alla Missione Flap. Bentley dettagliò, poi, il suo sbarco clandestino nella notte tra il 6 ed il 7 gennaio 1945 a Vallecrosia (IM), o, più probabilmente, sulla limitrofa spiaggia di Camporosso (IM), un luogo, comunque, dove era atteso da uomini del Gruppo Sbarchi della Resistenza e delle S.A.P.: di questi ultimi fece solo i nomi, forse perché erano stati di ausilio nella fase ancora di preparazione, di Nino Alberto Guglielmi, Mimmo Domenico Dònesi, Tonino Antonio Capacchioni  ]


... In questo frattempo arrivò dalla Francia il Cap. Gino [Luigi Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare] per mettere il piano <la missione del capitano del SOE britannico Robert Bentley quale ufficiale di collegamento degli alleati con i garibaldini> in esecuzione. La base di sbarco doveva essere il giro del Don, tra Arma di Taggia e Riva Ligure. Mi procurai una casetta nelle vicinanze come punto di appoggio. Tutto era pronto e si attendeva il primo sbarco, quando... saputo che l'ufficiale aveva con sé una forte somma lo rapinò e lo uccise. Il cap. Bentley decise di tentare gli sbarchi a tutti i costi. Per 6 notti mi recai con 60 uomini al posto stabilito e vi rimanevo dalla mezzanotte all'alba, malgrado fossimo circondati da postazioni nemiche, segnalando alle imbarcazioni veloci alleate la nostra presenza. Per ben due notti un battello raggiunse il Giro del Don, ma fu costretto a cambiare rotta perché individuato dal nemico e sottoposto a violento cannoneggiamento delle batterie costiere. Domenico Gori Simi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" in Mario Mascia, Op. cit.



5 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 88, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria - Si comunicava "che erano state occultate delle armi nei pressi di Nasino [(SV)]". Materiale bellico frutto di un lancio inglese fatto per il capitano 'Roberta' [capitano del SOE britannico Robert Bentley, responsabile della missione alleata nella I^ Zona Operativa Liguria]..."

11 febbraio 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 273, al capitano Roberta (Robert Bentley) - documento scritto in inglese - Il capitano Bentley veniva ringraziato per la sua partecipazione al convegno di Beusi [località nei pressi di Ceriana (IM), dove, il 9 febbraio 1945, ebbe luogo un'importante riunione dei dirigenti della Resistenza imperiese e della missione alleata, assente Nino Curto Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria, in quanto malato]. A Bentley veniva anche accennata la preparazione di alcune piantine segnaletiche di postazioni nemiche.

13 febbraio 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 287/SIM, alla Sezione SIM della V^ Brigata della II^ Divisione "Felice Cascione" - Chiedeva di comunicare al capitano Roberta [capitano Bentley] il bombardamento alleato di Sanremo, avvenuto il giorno prima.

26 febbraio 1945 - Dal C.L.N. di Bordighera, prot. n° 2, al comandante Curto [Nino Siccardi comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - La missiva informava che il mentovato Comitato era entrato in contatto con il garibaldino Leo [Stefano Carabalona, già comandante di distaccamento partigiano e protagonista di eroici episodi, quali il suo contributo alla valorosa, ancorché vana difesa di Rocchetta Nervina (IM) e di Pigna (IM); artefice del ritorno da Ventimiglia (IM) via mare, con l’intervento finale di Giulio “Corsaro/Caronte” Pedretti e di Pasquale Pirata Corradi, ma con l’aiuto di molte altre persone, alle loro fila di alcuni ufficiali della missione alleata Flap; responsabile, al momento cui si riferisce questa testimonianza, della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] del Secret Service [OSS statunitense] inviato a Vallecrosia dagli americani per avere notizie sulla 28^ linea; che Leo era poi stato ferito da agenti dell'U.P.I. [Ufficio Politico Investigativo della Repubblica di Salò] in seguito a una delazione del suo radiotelegrafista; ... che Leo aveva confermato di essere passato il 10 dicembre 1944 in Francia, dove aveva preso contatto con il Comando americano di Nizza e con il capitano Roberta [capitano inglese Bentley]; che quest'ultimo volle avere molte notizie sugli uomini della II^ Divisione "Felice Cascione"...

3 aprile 1945 - Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria, ispettore "Giulio" [anche "Mario", Raffaello Paoletti], al Comando Militare Unificato Regionale Ligure - Segnalava che era giunto in zona da Genova alla vigilia di Pasqua; che aveva trovato 500 partigiani pronti per ricevere i lanci; che i lanci venivano effettuati di notte con un apparecchio che scaricava 25-30 colli per volta; che, per diversi motivi, tra cui anche la nebbia, si erano avuti sino ad allora solo 3 lanci in circa 10 giorni; che "il morale dei garibaldini è altissimo"; ... che con i lanci nella zona si erano sino a quel momento ricevuti 70 Sten, 23 Bren, oltre 100 fucili mod. '91 e poche munizioni per le armi automatiche; che si erano avute divergenze, poi chiarite, con il responsabile della missione alleata [capitano Robert Bentley], perché quest'ultimo, in aderenza ad una interpretazione della direttiva del generale Clark, voleva fare interrompere i lanci, in quanto gli effettivi garibaldini avevano superato le 2000 unità; che in un primo tempo l'ufficiale alleato di collegamento averva addirittura chiesto la diminuzione degli effettivi dei garibaldini; che dopo le spiegazioni del caso si era convenuto di fare terminare i lanci come concordato in precedenza; ...

7 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria a Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata] - Venivano chiesti, dietro protesta di R.C.B. [capitano Robert Bentley] chiarimenti circa la distribuzione di armi arrivate in tre differenti sbarchi, circostanze sulle quali non erano state fatte le dovute relazioni.

13 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Bentley] al comandante Curto [comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Si segnalava di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti].

19 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comandante della IV^ Divisione 'autonoma' Alpi - Venivano svolte alcune considerazioni e ribadite alcune decise prese di posizione. Che il capitano Bentley aveva richiesto le armi nascoste a Viozene. Che le armi, anche se recuperate, non erano mai state consegnate al richiedente. Che non era veritiera l'affermazione del "maggiore" [del gruppo Alpino dei badogliani] secondo la quale "disposizioni superiori stabiliscono che tutto il Piemonte è di giurisdizione dei gruppi 'Mauri'. Che le suddivisioni amministrative non risultavano attendibili quanto "la demarcazione fisica" rappresentata dalle Alpi. Che tutta la zona a sud delle Alpi era indispensabile alle formazioni Garibaldi per poter difendere l'Alta Val Tanaro. Che nella Val Tanaro le richiamate organizzazioni autonome non avevano organici sufficienti per procedere ad un'adeguata occupazione del territorio. Che di conseguenza lo scrivente comando della I^ Zona aveva deciso di fare agire alcune sue strutture nella zona di Garessio-Ormea-Ponti di Nava. Che prendeva nota del desiderio di collaborare fraternamente nella lotta. Che il capitano Bentley era già addivenuto tramite incontro ad un accordo con la missione inglese presso le formazioni 'Mauri' per ottenere una proficua collaborazione più generale.

20  aprile 1945  - Dal responsabile del Comando Militare Unificato della Liguria a Curto [Nino Siccardi] comandante della I^ Zona Operativa della Liguria - Scriveva che "dopo un mese e mezzo il Comando Regionale ha ricevuto notizie. Occorrono i dati sulle azioni concordate tempo addietro, sui lanci ricevuti e sull'armamento della Zona. A causa della mancanza di notizie sulle azioni effettuate nella I^ Zona non si è potuto scrivere nulla sull'operato della II^ Divisione "Felice Cascione" e della VI^ "Silvio Bonfante" sul bollettino regionale. Si ricorda che tutte le formazioni partigiane sono state unite nel C.V.D.L. (Corpo Volontari della Libertà), che è regolarmente inserito nell'esercito italiano. Le missioni alleate [come quella di Bentley] hanno funzione di collegamento e non di comando anche perché gli obiettivi, pur avendo nelle linee generali gli stessi scopi, differiscono nei particolari. La tendenza dei rappresentanti anglo-americani è quella di utilizzare le nostre forze a copertura delle loro ed a minimizzare lo sforzo in direzione della conquista delle nostre città e province; il nostro obiettivo principale è proprio quello contario. Occorre sabotare ed ostacolare i nemici in ritirata, ma bisogna arrivare a liberare le città della costa prima degli alleati per chiari intenti patriottici...". 

24 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Scriveva che "il capitano "Bartali" [Giovanni Bortoluzzi] raggiungerà il comando divisionale in indirizzo e sarà l'incaricato della missione alleata presso il comando divisionale, funzionando da collegamento tra lo scrivente comando ed il comando divisionale. Bartali dipenderà dal capo missione "capitano Roberta" [capitano Bentley]. Si prega di fornire "Bartali" di tutto ciò di cui ha bisogno, nonché di alcune staffette e della puntuale segnalazione di tutte le azioni svolte dalla VI^ Divisione"

da documenti Isrecim  in  Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999 

 ...  Arrivo della missione e incontro con la missione “Clover”... 23 marzo [1945] - La Missione Cotulla III composta dal Maggiore Johnston e dal sottufficiale CQMS (Company Quarter Master Sergeant) del Corpo delle Trasmissioni (Royal Corps of Signals) Everitt E. K., venne paracadutata sul fare del giorno vicino a Pei, frazione di Zerba (Piacenza). L'atterraggio avvenne perfettamente e la sera stessa i due proseguirono verso il Quartier Generale del Ten. Col. McMullen per ricevere informazioni. 24 marzo - Raggiunsero Alpe, frazione di Vobbia (Genova), dove incontrarono il Ten. Col. McMullen ed il Maggiore Davidson, ricevettero gli ordini operativi. Durante il loro viaggio verso la zona di Savona avrebbero dovuto: 1. Contattare i comandanti della Divisione “Mingo”, che era operativa ad ovest della strada principale Genova-Alessandria, aggiornarli sulla situazione, dare a loro le direttive operative ed individuare quali fossero le loro necessità più urgenti. Allo stesso tempo, dal momento che la Divisione era passata sotto il comando della VI Zona, Johnston sarebbe stato considerato il rappresentante del Maggiore Davidson in quella zona. 2. Rilevare la missione precedentemente comandata dal Capitano Irving-Bell, che era stato catturato verso la fine di febbraio. 3. Inviare maggiori dettagli sulla cattura del Capitano Irving-Bell. 4. Contattare il C.L.N. di Savona e tutte le formazioni a Nord ed a Ovest di Savona sino a quelle di Albenga. 5. Stabilire un servizio regolare di staffette tra la missione “Indelible”, la missione principale “Clover” e la sub-mission “Saki”, comandata dal Capitano Bentley, nella provincia di Imperia, e la missione “Corona” comandata dal Maggiore Ballard, nelle Langhe...
Antonio Martino, Op. cit.