venerdì 6 marzo 2020

Il comandante partigiano Fra Diavolo doveva rimanere in Val Tanaro


Ormea (CN) - Fonte: Wikipedia
Negli ultimi giorni di gennaio [1945] in una meravigliosa giornata di sole (con noi c'era anche Rustida * [Costante Brando] che coi suoi ci aveva nel frattempo raggiunto) andavamo verso Nasino [(SV)] senza nessuna meta particolare, quando vediamo venire verso di noi un uomo. 
Lello ** [Raffaele Nante, in seguito vice comandante della IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"] con il suo solito umorismo dice: «Sento odore di C.L.N. Questo qua è uno di loro». 
Quando lo incrociamo si ferma e domanda di Fra Diavolo [Giuseppe Garibaldi, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM), poi comandante della richiamata IV^ Brigata].
A mia volta gli chiedo cosa vuole. 
Replica che può dirlo solo all'interessato.
Uno dei ragazzi allora gli chiese se era del C.L.N. di Albenga [(SV)] e lui rispose di no, che era un rappresentante del C.L.N. di Ormea [(CN)]. 
Tutti scoppiammo in una grossa risata, che disorientò alquanto il nostro amico.
Allora mi presentai e gli spiegai il motivo di tanta ilarità.
Ci aveva portato alcuni pacchetti di sigarette e ce li offrì. 

Mi appartai con lui, che era latore di una lettera del Comandante della I^ Zona Liguria, una lettera di Curto [Nino Siccardi]. 
Prima di aprirla gli chiesi se ne conosceva il contenuto. «Parzialmente sì» mi rispose. 
Gli dissi che quello che non conosceva non mi interessava, perché certamente sarebbero state parole poco lusinghiere per me.
Aggiunse che era certo che mi sbagliavo e iniziò a spiegarmi il perché della sua visita.
Il Comitato Liberazione Nazionale di Garessio [(CN)] e quello di Ormea [(CN)] avevano deliberato di dar vita ad una formazione Garibaldina Ligure-Piemontese che operasse nell'alta Val Tanaro e nell'alta Val d'Arroscia, nella quale far confluire tutti i giovani desiderosi di combattere contro i tedeschi e i fascisti, ma che per vari motivi non intendevano farlo nelle formazioni Autonome (che noi allora chiamavamo Badogliani, come loro ci chiama­vano Stelle Rosse).
Tradotto in pratica, tutto questo poteva voler dire che gli Autonomi non davano grande importanza al C.L.N. e che, per questo motivo, molto probabilmente, lo stesso aveva deciso di creare o di favorire la formazione di una Brigata garibaldina.

E proprio a me, che ero il «rompiballe» della I^ Zona Liguria, affidava la gatta da pelare.

La zona del Bosco di Rezzo -  © 2020 - Ente Parco delle Alpi Liguri  - Foto: A. Biondo in Parks.it
 
Allora pensai a quanto mi aveva raccontato Italo Cordero [in seguito autore di Ribelle: Esperienze di vita partigiana dalla Val Casotto alle Langhe, dalla Liguria alle colline torinesi, tipografia Fracchia, Mondovì, 1991], uno degli artefici della difesa della Val Casotto, quando per divergenze coi Comandi Autonomi s'era allontanato con sua moglie, rifugiandosi nel bosco di Rezzo [(IM)].

Aprii la lettera di Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] che mi presentava il compagno «Etienne» del C.L.N. di Ormea [(CN)], con il quale mi sarei accordato per l'Alta Val Tanaro e dal quale avrei avuto tutto l'aiuto necessario e anche la presentazione al C.L.N. di Garessio [(CN)].
Il mio vecchio Distaccamento G. Maccanò mi avrebbe seguito in Val Tanaro, senza però il suo comandante Libero che sarebbe stato destinato invece ad altri incarichi.
Di quanto successo davanti al castello di Alto [(CN)] neanche una parola, come se niente fosse accaduto. Con Etienne prendemmo appuntamento per il giorno seguente a Barchi, frazione di Ormea, dove iniziammo i contatti con alcuni partigiani locali che chiedevano di essere arruolati nella costituenda Brigata Alpina «Domenico Arnera». Nella lettera di Curto mi si autorizzava, se lo credevo necessario per il buon andamento della nuova formazione in allestimento, a dipendere direttamente dal Comando I^  Zona.

Fra i partigiani che incontrai a Barchi [Frazione divisa tra Garessio ed Ormea (CN)] ricordo Renzo, Plastico [Tirreno Meacci, comandante di distaccamento], Arturo [Walter, Gravagno, poco dopo vicecommissario di Brigata], King Kong [Secondo Bottero, comandante di distaccamento] ed altri dei quali non rammento più il nome. Dall'incontro capii che il loro desiderio era proprio quello di combattere nella loro valle, sino alla liberazione totale di tutta la zona. Non intendevano abbandonare la loro terra come era già stato loro richiesto, quando in settembre pen­savamo di scendere sulla costa.
Li assicurai subito in proposito e compilammo una carta nella quale tutti quanti ci impegnavamo a combattere in zona fino alla liberazione dell'Alta Val Tanaro: non avremmo permesso a nessuno di giudicare i componenti della Brigata che avessero sbagliato: li avremmo giudicati noi stessi, con un rappresentante per Distaccamento. Presidente del Tribunale sarei stato io, quale Comandante di Brigata.

Rientrarono così in Alta Val Tanaro gli uomini del Distaccamento Giuseppe Maccanò, e dagli stessi venni a sapere che Commissario della sesta divisione Silvio Bonfante era stato nominato allora Mario De Lucis [Carlo De Lucis].
Lo conoscevo e lo stimavo immensamente e la sua nomina a Commissario, con il comandante Giorgio [Giorgio Olivero, comandante, appunto, della Divisione "Silvio Bonfante"], mi dava la certezza di un futuro corretto e leale rapporto. Informai Curto della mia scelta di dipendere dal Comando della Sesta Divisione inviando nel frattempo la prima relazione sul lavoro svolto. Mario Commissario di Divisione voleva dire la certezza che intromissioni come quelle di Bosco e Degolla non si sarebbero più verifi­cate.
Colgo l'occasione per rammentare che la I^ Zona Liguria ha avuto i due validissimi Commissari in Libero [Giulio] Briganti [Libero Remo Briganti, commissario politico del distaccamento garibaldino costituito il 22 febbraio 1944 alla Maddalena di Lucinasco (IM) e della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" che, da quello, il 20 giugno 1944 si sviluppò, con sede nel bosco di Rezzo (IM), e infine commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione" germinata dalla IX^ Brigata il 7 luglio 1944], morto a Upega [(CN)], e Mario De Lu­cis  [Carlo De Lucis], ambedue di Savona; assurdamente nessuno parla molto di loro, io dirò soltanto che entrambi sono fra gli uomini che più ho stimato e amato nella I^ Zona Liguria.
Dopo l'incontro di Barchi ci trasferimmo definitivamente in Val Tanaro; il nostro compito non era dei più facili ma, grazie a Etienne, a Lucia, anch'essa rappresentante del Partito Comunista nel C.L.N. di Garessio (CN), ai partigiani già ricordati in precedenza e al figlio di Etienne, Aldo, per il 15 di febbraio [1945] avevamo già costituito tre Distaccamenti effettivamente operanti in Alta Val Tanaro. 

Nel dicembre-gennaio precedenti erano stati effettuati grossi rastrellamenti in tutta la provincia di Imperia e pure nel savonese. Molti giovani renitenti alla leva e numerosi partigiani arrestati furono trasferiti a Ceva [(CN)], oppure a Cuneo, e lì incarcerati. I fascisti chie­devano loro in extremis di arruolarsi e giurare fedeltà alla Repubblica Sociale: solo così avrebbero potuto evitare la deportazione nei campi di prigionia nazisti. Dopo un breve periodo di istruzione militare sarebbero stati impiegati nei rastrellamenti, oppure al fronte. 
Venivo a conoscenza di tutto ciò dai parenti che transitavano lungo le mulattiere da noi controllate quando si recavano a trovarli. Questi viandanti sceglievano la stra da meno battuta perché portavano sempre con sè un po' d'olio che servi­va ad alleviare le pene della detenzione ai loro congiunti.
Lucia, la rappresentante del C.L.N. di Garessio [(CN)], decise di intervenire sui giovani che avevano già aderito alla Repubblica di Salò per invitarli a disertare ed a unirsi a noi.
Dai parenti che transitavano nella nostra zona, si facevano dare gli indirizzi, e Lucia poteva così presentarsi ai giovani dando loro tutte le indicazioni per raggiungere le nostre formazioni.

Ricordo sempre l'arrivo del cugino di Cion, Bonfante (nome di battaglia «Automatico»), nativo di Cenova [Frazione di Rezzo (IM)]...

Coi nuovi arrivati da Cuneo e da Ceva [(CN)], e coi primi lanci degli alleati, organizzammo altri due Distaccamenti funzionanti. 
Al Comando di uno di questi fu destinato Franco Bonello, un ragazzo di Rezzo [(IM)] che era stato fatto prigioniero ai primi di gennaio del 1945 e che, quindi, era fuggito anche lui da Ceva [(CN)], il mese dopo. Per il secondo Distaccamento, non avendo accettato Rustida * [Costante Brando] il comando, lo convinsi a farne le veci fino a che gli uomini non avessero trovato un altro Comandante...

Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo), Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994
 
Il 13 marzo 1945 truppe tedesche partono [da Ormea] verso Ceva su autoblindo. Il 14 vengono iniziati lavori di gallerie e rifugi dietro il municipio e dietro il palazzo delle scuole. Il 15 marzo alcuni apparecchi in picchiata lanciano centinaia di manifestini sulla cartiera in lingua tedesca. Intanto continuano gli spari di molestia da parte dei partigiani. Il 4 aprile Ormea è quasi deserta ed il comando tedesco ordina il coprifuoco, perchè nessuno si è presentato a lavorare nei rifugi in costruzione.
Guida di Ormea, a cura delle "Campane di San Martino", 1986

2 marzo 1945 - Dal commissario [Mario, Carlo De Lucis] della Divisione "Silvio Bonfante" al Comando della I^ Zona Operativa Liguria - Relazione politica sull'attività di febbraio 1945: ... i primi giorni sono stati impiegati per riorganizzare i Distaccamenti  dopo i rastrellamenti di fine gennaio... inviato Frà Diavolo in Val Tanaro per riorganizzare gruppi garibaldini...

3 marzo 1945 - Dal capo di Stato Maggiore [Ramon, Raymond Rosso] della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che a Fra Diavolo, che chiedeva se doveva tornare, aveva risposto di rimanere in Val Tanaro, e poneva il quesito se nominare di nuovo Fra Diavolo comandante della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo"...

4 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 170, al capo di Stato Maggiore della Divisione - Comunicava che... "Fra Diavolo" doveva continuare, anche se in disaccordo con "Martinengo"  [Eraldo Hanau, comandante della Brigata 'autonoma' Val Tanaro della IV^ Divisione Alpi del Iº Gruppo Divisioni Alpine 'autonome' che facevano riferimento al maggiore Enrico Martini 'Mauri'], la sua opera in Val Tanaro...

10 marzo 1945 - Dal comando del Distaccamento divisionale "Mario Longhi" al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Informava che Frà Diavolo aveva preso contatto con un rappresentante del CLN di Garessio e che quest'ultimo aveva assunto l'impegno a rilasciare un'autorizzazione alla presenza di reparti garibaldini in Val Tanaro...

25 marzo 1945 - Da "Pantera" [Luigi Massabò, vice comandante della Divisione "Silvio Bonfante"] al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Segnalava... il 22 marzo 1945 "Fra Diavolo" aveva compiuto un attentato sulla strada 28 in cui avevano trovato la morte un maggiore tedesco ed altri soldati...

26 marzo 1945 - Dal Comando Operativo [comandante "Curto", Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria al comando [comandante "Giorgio", Giorgio Olivero] della Divisione "Silvio  Bonfante" - Comunicava che per ordine del Comando Militare Unificato Regionale [CMURL] la Divisione veniva rinominata "VI^ Divisione d'assalto Garibaldi Silvio Bonfante" e chiedeva notizie sull'imminente riunione tra CLN e garibaldini.

28 marzo 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava che... il 22 marzo il Distaccamento divisionale "Mario Longhi", comandato da "Fra Diavolo" aveva ucciso sulla strada 28 in Val Tanaro un maggiore tedesco e 3 soldati.

15 aprile 1945 - Dal commissario della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"  al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Informava che: ... Frà Diavolo ha attaccato nei giorni scorsi una macchina tedesca ferendo un tenente colonnello: la formazione colà stanziata funziona bene e continua ad arruolare nuovi volontari...

17 aprile 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" alla "formazione in Val Tanaro" [non era ancora stata ufficializzata la IV^ Brigata "Domenico Arnera"] - Chiedeva la presenza del comandante "Fra Diavolo" [Giuseppe Garibaldi] ad una riunione ad Alto per discutere un piano con "Basco" [anche "Blasco", Giacomo Ardissone, vice comandante della II^ Brigata].

19 aprile 1945 - Dal Comando Operativo [comandante Curto Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria al comandante Martinengo [Eraldo Hanau] -  Si rispondeva ad una comunicazione affermando che "l'offerta delle munizioni per i St. Etienne è la più bella dimostrazione dello spirito di collaborazione e amicizia che ci lega e che deve essere sempre più perfezionato. L'alta Val Tanaro non deve essere un elemento di discordia, ma il campo per la lotta comune per poi ricostruire insieme la pace".

19 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comandante della IV^ Divisione  'autonoma' Alpi - Si dichiarava che il capitano Bentley [ufficiale alleato di collegamento con i partigiani della I^ Zona] aveva richiesto le armi nascoste a Viozene. Che le armi, anche se recuperate, non erano mai state consegnate al richiedente. Che non era veritiera l'affermazione del "maggiore" secondo la quale "disposizioni superiori stabiliscono che tutto il Piemonte è di giurisdizione dei gruppi 'Mauri'. Che le suddivisioni amministrative non risultavano attendibili quanto "la demarcazione fisica" rappresentata dalle Alpi. Che tutta la zona a sud delle Alpi era indispensabile alle formazioni Garibaldi per poter difendere l'Alta Val Tanaro. Che nella Val Tanaro le richiamate organizzazioni autonome non avevano organici sufficienti per procedere ad un'adeguata occupazione del territorio. Che di conseguenza lo scrivente comando della I^ Zona aveva deciso di fare agire alcune sue strutture nella zona di Garessio-Ormea-Ponti di Nava. Che si prendeva nota del desiderio di collaborare fraternamente nella lotta. Che il capitano Bentley era già addivenuto tramite incontro ad un accordo con la missione inglese presso le formazioni 'Mauri' per ottenere una proficua collaborazione più generale.

19 aprile 1945 - Dal Comando [comandante Curto Nino Siccardi] della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione d'assalto Garibaldi "Silvio Bonfante" - Segnalava che aveva stabilito di inviare presso le formazioni 'Mauri'  un ufficiale di collegamento, pensando di conferire tale incarico a Giovanni 'Gino' Fossati, comandante della II^ Brigata "Nino Berio", da sostituire con Giacomo 'Basco' Ardissone o "altro elemento capace".

23 aprile 1945 - Da "Boris" [Gustavo Berio, vice commissario della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"] al comando della VI^ Divisione - Scriveva che "Frà Diavolo ha effettivamente 150 uomini... la val Tanaro è completamente nostra politicamente, lo deve essere anche militarmente".

23 aprile 1945 - Dal comando [comandante "Fra Diavolo", Giuseppe Garibaldi] della IV^ Brigata "Val Tanaro" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" al comando della VI^ Divisione - Comunicava che "poiché dell'ultimo lancio non è giunto nessun rifornimento bellico alla Brigata in indirizzo, nonostante si fosse fatto presente che i suoi 4 Distaccamenti sono disarmati, potete fare conto che la Brigata non esista più. Sospendiamo il nostro lavoro di organizzazione fino ad una vostra risposta... è inutile assegnare delle zone senza delle armi per poterle controllare". 

da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999
 
Alcuni giorni dopo [a fine marzo 1945] ricevetti l'ordine di mandare un Distaccamento a Viozene, a disposizione del Comando Zona. Decisi di andare con cinque squadre, una per distaccamento e col vice Comandante di Brigata Lello **. Credevo che Osvaldo [Osvaldo Contestabile], il Commissario, ormai completamente ristabilito, prendesse contatto con i vari Distaccamenti e anche con i componenti del C.L.N. perchè, è doveroso dirlo, i contatti con i vari componenti degli stessi non erano sempre improntati alla più schietta cordialità, (anche se, nel caso del C.L.N. dell'alta Val Tanaro, avevamo sempre trovato la massima comprensione.) Per Osvaldo invece le sue esperienze antecedenti (Commissario della quinta Brigata della Cascione e Commissario della Divisione Bonfante) lo avevano lasciato assai diffidente.
Arrivammo a Viozene e ci sistemammo in una frazione del paese. Subito dopo mi recai a salutare Curto. Mi feci accompagnare da alcuni garibaldini, ma lasciai Lazzaro con Lello e gli altri, raccomandando loro di fare in modo che non rimanesse mai solo. Curto mi chiese notizie della Brigata alpina, dei Distaccamenti, dei loro Comandanti. Lo informai di Rustida *, forse era stato il primo ex Sanmarco a diventare Comandante di Distaccamento, gli raccontai della sua eroica morte e il duro Curto mi disse: «Immagino quello  che provi, perché so che eravate uniti; il tuo grande difetto è che ti affezioni troppo ai tuoi uomini migliori, e in guerra, in special modo nella guerra partigiana, questo porta indubbiamente dei vantaggi. Ma si corre anche il rischio, nel caso della perdita di uno di questi, di non essere abbastanza sereni». Capii che lui, in quel momento, pensava alla morte di Giulio e di Cion e al suo errato comportamento a Carnino; lo interruppi e gli disssi: «Tu pensi a Upega; ma io sono certo che, se non avessimo avuto la disgrazia di avere con noi il Prof., le cose sarebbero andate in altro modo. «Puoi anche avere ragione», rispose.
Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo), Op. cit., p. 187
 
* Costante Rustida Brando. Nato a Milano il 25 ottobre 1925. Ex sergente sanmarchino, fa esperienza organizzativa al comando di Massimo Gismondi “Mancen” e di Nino Siccardi “Curto”; in seguito si unisce a Giuseppe Garibaldi “Fra Diavolo”. Molto stimato dal comando partigiano e da “Fra Diavolo”, dopo i rastrellamenti del gennaio 1945, è mandato a capo del distaccamento “Gian Francesco De Marchi” a Nasino, zona ritenuta più tranquilla. Il 20 marzo i tedeschi puntano su Nasino, accompagnati da una spia borghese che li porta direttamente presso l’accampamento del distaccamento sito in località Scuveo. Gli attaccanti a causa della scarsa visibilità possono scendere indisturbati verso il casone. L’allarme non viene dato in tempo e i garibaldini sono colti di sorpresa; “Rustida”, tenendo a bada i nemici con la sua arma automatica permette ai compagni di allontanarsi; è raggiunto da un colpo di mortaio che gli squarcia il ventre e gli causerà una fine atroce: ha la gamba quasi staccata dall’anca. Esaurite le munizioni, rompe l’arma e si uccide con un colpo di rivoltella per non cadere vivo in mano dei tedeschi, i quali non permetteranno ai fascisti di togliergli le scarpe. A Costante Brando è intitolato un Distaccamento della II^ Brigata "Nino Berio" della VI^ Divisione.
Arrivano i Partigiani, inserto, I RESISTENTI, ANPI Savona, 2011

** La sorella di Lello, Angela Nante, Angioletta, fu aiutante sanitaria della II^ Brigata "Nino Berio" della VI^ Divisione; il fratello Libero, Meghettu, dirigente sanitario, invece, della già richiamata II^ Brigata. A Libero Nante, che dopo la guerra divenne un insigne clinico, venne dedicato, su Scuola Igiene e Sanità dell'Università di Siena, un forte profilo, che ci si ripromette di pubblicare qui schematicamente in una prossima occasione, ma dal quale si riprende ora una premessa, concernente i genitori dei fratelli Nante: ...  Ad Oneglia (Imperia)... padre, Nicola (“Coluccio”), era stato Vice-Sindaco  di  quella  città, nonché  Segretario  locale  del  Partito  Socialista,  che  in  Oneglia ebbe i natali, e aveva fondato una cooperativa di pescatori improntata agli ideali del socialismo; aveva sposato Giovanna  (“Nannina”) ...
 

Angioletta Nante, staffetta partigiana - Fonte: I Trucioli

Sabato 7 dicembre, l’Istituto Storico per la Resistenza e l’età Contemporanea della Provincia di Imperia - ISRECIM ha dedicato il suo prestigioso Archivio con una targa (allegata) alla memoria dei Fratelli Libero, Angioletta e Lello Nante, distintisi nella guerra partigiana combattuta sulle montagne della nostra I Zona Liguria (geograficamente compresa tra Ventimiglia e Ceriale).
Lo storico Ferruccio Iebole ha arricchito la cerimonia con una interessante commemorazione.
All’inizio del 1944, sfuggiti alla persecuzione nazifascita, con i genitori Coluccio e Nannina, dalla natia Oneglia a Viozene, i tre ragazzi vennero reclutati dal mitico Comandante Partigiano Nino Siccardi (Curto) ed adibiti i primi due (Libero, ventiquattrenne, studente di Medicina, Angioletta, quindicenne) all’organizzazione di un ospedaletto da campo ed il terzo (ventenne) alla prima linea.
A seguito del terribile rastrellamento di Upega, che costrinse i Partigiani, decimati, ad una epica ritirata tra le montagne ghiacciate, la famiglia, in ordine sparso, si ritrovò sul versante piemontese, a Fontane, in val Corsaglia. Qui Lello venne nominato Vice Comandante della neocostituita VI Brigata del celebre Fra Diavolo e Libero venne inviato, con compiti ufficialmente sanitari e, meno dichiarati, informativo-esplorativi, ad Alto in Val Pennavaire.
Iebole ha raccontato di quando Libero, in missione, sfuggì ad un agguato, avendo incontrato nel bosco una ambigua donna, che fungeva da guida ad una colonna nazifascista. Della donna in seguito si persero le tracce. In assoluta anteprima Iebole ha svelato, per l’occasione, l’identità della donna. Le sue ricerche, infatti, lo hanno portato ad identificarla in Oliva Fioretta Cordella, nata 1913 nel Bellunese, coniugata e residente a Vado Ligure, impiegata nella Croce Rossa savonese: essa si trovava ausiliaria della suddetta colonna nazifascista, dalla quale veniva anche utilizzata come spia per la sua fisica avvenenza e per il suo bilinguismo italiano e tedesco. Come tale venne in seguito giustiziata in segreto, tanto che nemmeno gli stessi Comandi partigiani seppero riferirne a Libero a fine guerra.
Di Lello, oltre al valore militare, Iebole ha raccontato l’equilibrio, quando Presidente del Tribunale Partigiano, emise nei confronti di un informatore fascista un giudizio di “pacatezza sconosciuta per quei tempi per la gravità delle colpe”. La sentenza di morte fu, infatti, tramutata da Lello in ammenda di 200.000 lire, molto utili al sostentamento della Brigata. “Che  differenza tra giustizia partigiana e giustizia fascista ! Semi di una pacificazione già presenti prima che fossero deposte le armi; l’impiego della ragione precedeva le vendette e i giorni  difficili dell’ira!” Libero concluse la sua militanza ribelle scendendo, il 25 aprile 1945, ad Albenga con il suo distaccamento ed organizzando, nell’ospedale cittadino, corsie per soccorrere i partigiani feriti. Poi ivi rimase come Medico Condotto dell’entroterra ed in seguito creatore delle due case di cura Villa Salus e Clinica San Michele. Angioletta (che in montagna gli era stata “staffetta” e “aiutante”) si fermò con lui ad Albenga, mentre Lello tornò, operaio, ad Imperia [...]
Redazione, Svelata targa alla memoria dei fratelli Nante: anche la città di Albenga presente alla cerimonia, La Voce di Genova.it, 9 dicembre 2019

domenica 1 marzo 2020

Verso la costituzione del C.L.N. a Sanremo (IM)


Sanremo (IM)

Erano già presenti nell'autunno del 1943 diversi comitati locali nei principali centri, ma ancora troppo deboli sul piano politico-militare. Nella zona di Imperia esisteva già un Comitato di Unione, cui aderivano i tre principali partiti, il Partito Comunista, il Partito Socialista, la Democrazia Cristiana. Altri minori comitati furono quello di Sanremo, quello di Taggia, quello di Bordighera.   
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
Izzo Armando (Doria, Fragola), sottotenente della GAF, dall'ottobre '42 all'aprile '43 era stato a Pigna, e poi, col suo reparto, era stato trasferito a Gorbio, sopra Mentone: qui era appunto all'8 settembre del '43.
Discioltosi l'esercito, Izzo si fermò a Triora, dove si trovò insieme con altri ufficiali, anch'essi colà convenuti.
Al primo bando dei nazifascisti per la presentazione degli appartenenti all'ex esercito, insieme con quattro amici (un sottotenente, un sergente maggiore e due soldati), si trasferì in Val Goina, alle spalle di Triora, dove entrò in contatto col maggiore Aldo Zoli, dello stesso settore GAF.
Il maggiore Zoli era collegato con gli antifascisti sanremesi, ed entrerà poi a far parte del primo CLN di Sanremo quale addetto militare per il Partito Repubblicano, nel maggio del '44.
Presi accordi con Aldo Zoli, qualche tempo prima del Natale '43 Izzo si stabilirà a Triora, da dove scenderà più volte in Sanremo, per incontrarsi con lo Zoli, colà trasferitosi.
Nell'ultimo periodo del '43 e nei primi mesi del '44, Izzo, con alcuni amici, si dedica specialmente a raccogliere e a nascondere armi e munizioni e a convincere gli ex militari a non presentarsi ai tedeschi.
Gli incontri fra Izzo e Aldo Zoli avvenivano, per lo più, in un piccolo bar di Via Roma, in Sanremo, gestito dallo stesso Zoli.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia   
 
[...] Brunati e la sig.na Maiffret [ Lina Meiffret - cfr. Sarah Clarke, Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti... le vicende di Lina Meiffret e del suo compagno Renato Brunati, attivi militanti della lotta di liberazione dal nazifascismo. Renato Brunati morirà tragicamente fucilato al Turchino nel maggio del ’44. Lina Meiffret conoscerà invece gli orrori del campo di deportazione... L’importante testimonianza pubblicata sull’organo del PCI sanremese diretto da Italo Calvino... Italinemo] subito dopo l’occupazione tedesca organizzarono un primo nucleo di fedeli e racimolarono per le montagne, sulla frontiera franco-italiana e nei depositi, armi e materiali: armi e materiali che essi vennero via via accumulando a Bajardo in una proprietà della Maiffret, che servì poi sempre di quartier generale in altura, mentre alla costa il luogo di ritrovo e smistamento si stabiliva in casa mia ad Arziglia [Bordighera (IM)] e proprio sulla via Aurelia. Nei giorni piovosi di settembre ed ottobre 1943 i trasporti d’armi e munizioni, furon particolarmente gravosi… Io fui nell'ottobre 1943 interessato dal dott. Ronga [di tutta evidenza presente, come, invero, sottolineato da più fonti, nelle prime attività cospirative antifasciste, andò a sostituire nel C.L.N. di Sanremo l’eroe della Resistenza Giuseppe Anselmi, fucilato ad Imperia il 6 novembre 1944 *] di Sanremo a formare in Bordighera il Comitato di liberazione e più tardi, per incarico del noto cap. Gino, iniziai i collegamenti col defunto gen. Pognisi, con il rev. Don Pellorese ed il dott. Marchesi [Salvatore Marchesi, Salibra, partecipe, come il citato dott. Ronga, del primo gruppo patriottico di Sanremo, connotato anche con i nomi di battaglia “Turi” e “Salvamar”, chimico, in seguito ispettore circondariale del CLN di Sanremo (IM) per la zona Bordighera  Ventimiglia, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest’ultimo, come noto, un insigne latinista, a sua volta impegnato nella Resistenza a livello nazionale]...
Giuseppe Porcheddu, manoscritto IsrecIm edito in Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019
 
Giuseppe Anselmi - Fonte: Igor Pizzirusso, art. cit. infra

Giuseppe Anselmi (Pippo). Di anni 61. Nato il 12 febbraio 1883 a Sanremo ed ivi residente. Di professione sarto. Attivo antifascista fin da prima dell’armistizio, dopo l’8 settembre è tra i fondatori del Cln di Sanremo. Inizialmente si occupa del reperimento delle armi e dell’organizzazione delle bande partigiane in città ed in montagna (dove invia gli sbandati). In seguito assume in prima persona il comando di un G.A.P. (Gruppo d’azione patriottica), che guiderà in numerose azioni. Grazie alla delazione di una spia, verso la fine dell’agosto del 1944 la Guardia nazionale repubblicana (GNR) e l’Ufficio politico investigativo (UPI) riescono ad arrestarlo. Interrogato e torturato ripetutamente, il 6 novembre 1944 Giuseppe Anselmi è condotto a Castelvecchio (IM) con Armando Denza e Luigi Novella. All’incrocio con la strada che porta ad Oliveto, verso le ore 17, i tre prigionieri vengono fucilati, per rappresaglia alla morte di un milite della GNR ucciso giorni prima dai partigiani. Le salme dei tre condannati vengono lasciate tutta la notte sul luogo dell’esecuzione, come monito per la popolazione imperiese. 
 
Fonte: vedere infra

[...]
Lettera di Giuseppe Anselmi (Pippo) ai familiari
Didascalia: L’immagine riproduce la trascrizione dell’ultima lettera di Giuseppe Anselmi, indirizzata ai familiari. La trascrizione è opera del figlio Armando, come scritto in basso al foglio ("Copia conforme all’originale a mani del sottoscritto. Sanremo 17 luglio 1951. Anselmi Armando" con firma autografa a penna e a matita). Vi sono poi altre scritte a matita, in alto ("ricopiare tre copie") e in basso (due frecce ai lati unite da una riga orizzontale).
[...] Proprietà della foto: Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Ferruccio Parri
Collocazione archivistica: Fondo Malvezzi Piero Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana e europea, b. 6 fasc. 12
Testo dell'immagine:
Cari figli e mamma e sorelle e fratelli
Mi annunciano che questa sera sarò fucilato.
Voi più di tutti sapete che la mia vita fu tutta
di onestà e dedita esclusivamente alla famiglia.
Armando - Anita andate sempre d’accordo e amatevi
sempre.
Sapete che sono innocente e solo vittima di una
montatura preparata da un uomo indegno.
Potete quindi alzare la testa più di prima.
Mamma cara non ti disperare e perdonami il
dolore che ti procuro non per colpa mia.
Baci a tutti - vi assicuro che muoio con
coraggio.
Baci, baci, baci
Anselmi Giuseppe [...]
Igor Pizzirusso, Giuseppe Anselmi (Pippo), Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana 
 
Imperia
Il I° corrente, in Bordighera e in Sanremo, vennero rinvenuti manifestini stampati a ciclostile a firma "Comitato sindacale segreto e gruppi difesa della donna per l'assistenza ai combattenti della libertà", invitanti le masse lavoratrici allo sciopero.
Il I° corrente, nell'abitato di Vallecrosia, furono rinvenuti affissi ai muri manifestini incitanti gli operai allo sciopero.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 10 marzo 1944, p. 6
 
Nella zona di Bussana [Sanremo, a est di Capo Verde] costituirono un gruppo di resistenza i professori e cugini Calvini Giovanni Battista (Nanni) e Calvini Nilo.
Cercano di allargare il gruppo tra amici della stessa Bussana, e in tal modo si collegano, fra l'altro, con le seguenti persone:
- Soleri Enrico o Antonio detto «Tugnin », che poi sarà anche, per qualche tempo, segretario del C.L.N. periferico di Bussana;
- Soleri Gildo (figli del suddetto Soleri Enrico o Antonio);
- Siri Benedetto (chiamato anche «Bedé»).
Entrano pure in contatto con  le  seguenti persone:
- Renato Brunati (che risiedeva a Bordighera);
- sig.na Meiffret (che risiedeva in Sanremo, ma lavorava per l'antifascismo particolarmente in   collegamento con Renato Brunati);
- dott. Cristel Giovanni, Alpinolo Rossi e Gerbolini Antonio, resi­denti in Sanremo;
- dott. Giovanni Pigoli, residente in Sanremo;
- Emilio Mascia (Zorro, o Mimosa, o Mameli), che già era in contatto con i Calvini nei primi giorni dopo 1'8 settembre '43, e che divenne, poi, addetto militare del C.L.N. periferico di San Martino e   quindi del C.L.N. circondariale di Sanremo, nonché responsabile dell'Ufficio Informazioni (SIM) per tutto il  circondario;
-  Mario Mascia (Guglielmo, Cammeo, o Ulisse, o Albatros), an­ch'egli in contatto con i  Calvini sin  dal settembre '43, poi presidente del C.L.N. periferico di San Martino, in seguito segretario del C.L.N. circondariale di Sanremo;
- avv. Nino  Bobba, di Sanremo;
- Umberto  Farina, di Sanremo;
- Bruno  Luppi  («Erven»)  e  avv. Onorato Anfossi, di Taggia;
- Mario Cichéro, di Arma di Taggia;
- rag. Renato Minasso, di Riva Santo Stefano [oggi sono due distinti comuni: Riva Ligure (IM) e Santo Stefano al Mare (IM)];
- prof. Giovanni Strato, di Imperia  (con  cui erano già in collegamento anche prima dell'8 settembre    '43);
-  avv. Virgilio Caldani e dott. Renato Negri (o «Renato 2°» o «Nenne») [... il  23 aprile 1945, 25 detenuti politici, tra i quali molti personaggi di spicco della Resistenza ligure, furono caricati come ostaggi dalle SS su di una corriera per essere  trasferiti  verso il nord, destinazione Bolzano. Giunto la mattina successiva a Bornasco, frazione del Comune di Vidigulfo (PV), il convoglio venne attaccato da alcuni aerei alleati. Gli uomini della scorta si misero subito al riparo mentre i prigionieri furono lasciati esposti al mitragliamento. Quattro di essi furono mortalmente colpiti (gen. Cesare Rossi, magg. G.B. Stallo, Giovanni Napoli, dr. Renato Negri), altri due (Raffaele Pieragostini e Rinaldo Ponte) furono uccisi mentre tentavano la fuga... da Patria Indipendente 21 luglio 2002] del Comitato Resistenziale regionale di Genova;
- altre persone delle varie correnti resistenziali, specialmente del circondario e della città di Sanremo.
Fra le persone sopra nominate, comunisti erano Umberto Farina, Bruno Luppi [Erven], Mario Cichéro, Antonio Gerbolini, Alpinolo Rossi; tutti gli altri, compresi i Calvini, erano di altre correnti.
Fino dai primi tempi in seno al PCI si crea, anche per la zona circondariale di Sanremo una specie di "triangolo operativo" (detto anche secondo un termine in seguito più diffuso "triangolo militare"). Ne fanno parte Erven [Bruno Luppi] (addetto militare), Luigi Nuvoloni (incaricato per le questioni politiche), Oreste Manetti (incaricato per il vettovagliamento degli eventuali gruppi in montagna).
In una riunione dell'ottobre '43, in casa dell'ing. Casella, in Sanremo, si incontrarono l'ing. Casella, il dott. Pigati [ ... Col crescere delle coscrizioni si rese necessario anche un comitato in S.Remo e si prese perciò contatto col dott. Pigati fervente avversario del fascismo; attivissimo e coraggioso propagandista tanto nel suo studio che nell’ambulatorio della Croce Rossa... Porcheddu, Op. cit. ], Calvini Nanni, il dott. Samà e il magg. Ferrari, per un esame e uno studio della situazione nella zona.
Nell'ottobre del 1943 Calvini Nanni partecipa, in Sanremo, alla formazione di un comitato interpartitico, di cui fanno parte lo stesso Calvini Nanni, Bruno Luppi («Erven»), la sig.na Meiffret, l'avv. Nino Bobba, Umberto Farina.
Ad una riunione del suddetto comitato (pare la 2^) partecipò Renato Negri, del Partito d'Azione, che dal suo Partito aveva avuto l'incarico di interessarsi dello sviluppo del Partito stesso e dell'unificazione delle forze antifasciste da effettuarsi sotto una direzione interpartitica...
I Calvini presentarono pure il dott. Negri al prof. Giovanni Strato, per contatti diretti...
I Calvini tenevano riunioni clandestine in una vecchia villa sopra Bussana, disabitata, di proprietà di Calvini Nilo, denominata «Villa Chiara».
Nel febbraio del '44 Calvini Nanni fu arrestato ad opera dell'UPI (Ufficio Politico Investigativo) [della Repubblica di Salò]. [Purtroppo il 14 febbraio 1944 Brunati e la Maiffret, venivano definitivamente presi dai repubblicani, su denuncia di... Garzo partigiano traditore, ex camicia nera rientrato nella guardia repubblicana per inimicizia coi 2 eroici capi: la denuncia era tale da comportare una pronta esecuzione capitale, ma l’intervento d’un agente bene intenzionato, faceva sospendere le condanne e vi sarebbe riuscito del tutto se il console Bussi vigliaccamente non avesse distratto le pezze a scarico, consegnando i 2 capi alla S.S. tedesca. Sappiamo dolorosamente che Brunati e la Maiffret vennero bestialmente seviziati. Porcheddu, Op. cit.]
Particolari su tale fatto trovansi pure nelle pagine riguardanti la zona di Arma di Taggia e la Valle Argentina (notizie da Erven).
Calvini Nanni fu tradotto dapprima nelle carceri mandamentali di Oneglia, indi a Marassi (Genova), alla V Sezione. A Marassi, in un rifugio delle carceri, ebbe occasione di incontrare ancora una volta il Brunati [nell'opera fondamentale sulla Resistenza Imperiese di Mario Mascia - vedere infra - Calvini lasciò scritte vibranti parole sulla figura di Brunati ... Ben poco potemmo dirci... eri ispirato nel tuo ideale... Il tuo sacrificio non fu e non sarà sterile mai, amico Brunati, compagno nei bei giorni della lotta... altruista, quale io ti lasciai in quel triste pomeriggio invernale della quarta sezione, in cui le nostre mani nella caldissima stretta che le univa...], che pochi giorni dopo verrà ucciso al Turchino, come si è già detto, per rappresaglia, con altri 58 ostaggi.
Nell'estate del '44, il Calvini, insieme col gruppo di cui facevano parte Tommaso Frontero, il capitano Tomasi e gli altri già ricordati a proposito della zona di Bordighera, è dapprima deportato nel campo di concentramento di Fòssoli (comune di Carpi, provincia di Modena), e quindi in Germania, dove sarà destinato a Kalau. Dalla Germania potrà rientrare solo nel settembre del 1945...
Con base in Bussana operò pure per vario tempo e in diverse occasioni il colonnello medico Giovanni Soleri fu Emanuele, di famiglia bussanese benché nato in Genova, che - quale partigiano - era incorporato nelle formazioni «Gasparotto» della Lombardia. In tutto il decorso della guerra curò molti partigiani, portandosi appositamente, e spesso ripetutamente, nelle necessarie località...
Giovanni  Strato, Op. cit. 
 
Bruno Erven Luppi. Nato a Novi di Modena l'8 maggio 1916. Figlio di un antifascista, fin da ragazzo prese parte alla lotta clandestina contro il regime fascista e, nel 1935, venne arrestato e incarcerato a Modena.  Trasferitosi a Taggia (IM), si inserì nell'organizzazione comunista clandestina di Sanremo (IM). L'8 settembre 1943 era ufficiale dell'esercito quando venne catturato dai tedeschi. Riuscì però a fuggire a Roma dove partecipò ai combattimenti di Porta San Paolo. Tornato nuovamente in Liguria, fu tra gli organizzatori della lotta armata ed entrò a far parte del C.L.N. di Sanremo. Per incarico della Federazione Comunista di Imperia il 20 giugno 1944 organizzò, con altri dirigenti del partito, la prima formazione regolare partigiana del ponente ligure, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", con sede nel bosco di Rezzo (IM), la quale diventò a luglio 1944 la II^ Divisione "Felice Cascione".  Il 27 giugno 1944 da comandante di Distaccamento venne gravemente ferito nella battaglia di Sella Carpe tra Baiardo (IM) e Badalucco (IM). Per mesi riuscì avventurosamente, ancorché costretto alla macchia pur nelle sue tragiche condizioni di salute, a sottrarsi alla cattura da parte del nemico. In seguito, appena guarito, assunse la carica di vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria.
Vittorio Detassis


Il processo di unificazione dei gruppi della resistenza fu a Sanremo più lento e più difficile. Lentezza e difficoltà dovute al fatto che mentre ad Imperia, con una popolazione operaia nettamente in prevalenza, il Partito Comunista aveva, fin dall'inizio, accentrato nelle sue mani la direzione della lotta e gli fu quindi relativamente facile raggruppare intorno a sé nuclei di altre tendenze politiche per giungere alla costituzione del Comitato, a Sanremo i gruppi patriottici erano molto più numerosi e il Partito comunista, sebbene forte ed omogeneo, non possedeva, anche per la particolare struttura economica della popolazione della città (a carattere più spiccatamente piccolo borghese, artigianale ed impiegatizio), quel predominio quasi assoluto sulle altre correnti che era una caratteristica imperiese.
E infatti per un periodo di tempo più lungo che non nella capitale della provincia la lotta per la liberazione si frazionò e, naturalmente, perdette molto del suo mordente.
I comunisti operavano per loro conto, organizzando sia i servizi con la montagna che le SAP di partito; il gruppo Pigati fu, per alcuni mesi, il principale nucleo di resistenza indipendente; ma, alla fine della primavera del 1944, quando molti dei gruppi si sbandarono e l'intensificarsi della guerra in montagna e la preveduta ripresa dell'offensiva alleata in Europa resero assoluta la necessità di raggiungere, a tutti i costi, una unità organizzativa che creasse anche qui un ente munito di poteri di coordinazione, vennero iniziate le trattative per la costituzione di un Comitato cittadino.
Nel mese di maggio del 1944 venne formato un primo C.L.N. che comprendeva i rappresentanti del Partito Comunista e uomini delle tre altre tendenze politiche più rappresentative della città: la socialista, la repubblicana e quella democratica cristiana.
Di questo primo comitato fecero parte: Giuseppe Anselmi, sostituito all'atto del suo arresto dal dott. Ronga, per il partito Comunista, con Trucco A.M. che, poco dopo, lasciò il suo posto ad Antonio Gerbolini; il dott. Marco Donzella, al quale si aggiunse nell'estate Emilio Mascia quale A.M., per i socialisti; l'avv. Paolo Manuel Gismondi con Nino Belioni A.M. per i democratici cristiani; Alfredo Cremieux con Aldo Zoli A.M. per i repubblicani.
Questi ultimi si assunsero in seguito, per incarico dell'avv. Nino Bobba - organizzatore dell'allora nascente Partito d'Azione - quando il Bobba stesso fu costretto a fuggire per sottrarsi all'arresto, la rappresentanza del gruppo degli azionisti.
Sfortunatamente questo primo C.L.N. Sanremese non fu in grado di svolgere un'attività continua, e quindi efficace, per due ragioni principali: innanzi tutto a causa della notorietà della maggior parte dei suoi membri, troppo conosciuti in città quali anti-fascisti e perciò soggetti a stretta vigilanza, vigilanza che non permetteva né organizzazione di uffici, né riunioni regolari, né un normale sviluppo dell'attività necessaria alla direzione della lotta in città; in se­condo luogo per l'assenza di veri e propri organismi di partito ad eccezione di quelli del P.C.I. In definitiva i membri socialisti, democristiani e repubblicani rappresentavano idealmente la corrente politica a cui aderivano, ma non si appoggiavano ad alcuna organizzazione a struttura definita...
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Già una squadra GAP cittadina era stata creata in collina per iniziativa di Giuseppe Anselmi e di Adolfo Siffredi: essa agiva e si sviluppava sotto il comando di Aldo Baggioli ed Adriano Siffredi; ma occorreva appoggiarla e dirigerla nel quadro generale della  lotta e questo compito sarebbe spettato al C.L.N., al quale far capo.
Fu perciò che per iniziativa del Partito Comunista e di un gruppo socialista si giunse, alla metà di luglio [1944], alla costituzione del primo comitato periferico del circondario, quello di San Martino [a levante del centro urbano], composto da Oreste Manetti, sostituito quasi subito da Alfredo Rovelli, per il PCI; Mario Mascia, per i socialisti, segretario; Mario Benza, indipendente; Emilio Mascia, comandante militare, con Giovanni Siffredi, vice comandante.
Il Comitato di San Martino assunse le funzioni del Comitato Comunale e si pose subito in diretto contatto con quello di Imperia. I primi servizi essenziali per lo sviluppo della lotta entrarono nella fase organizzativa: la prima SAP del Comitato venne costituita ufficialmente con 16 elementi.
Mario Mascia, Op. cit.
 
Nasce ben presto il primo gruppo cittadino delle SAP (sedici uomini) e nell'agosto [1944] sorge la prima sezione del PSIUP. Ciò significa che anche fuori del PCI le altre forze antifasciste iniziano ad organizzarsi ed a contribuire più incisivamente nella lotta. Nell'ottobre Donzella e Gismondi vengono arrestati, mentre Cremieux evita la cattura con la fuga. Nel frattempo il CLN di San Martino si riorganizza assumendo definitvamente funzione comunale, ufficialmente riconosciuta dal CLNP il 2 novembre 1944, e prosegue la sua dura ed efficace lotta fino alla Liberazione.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992
 
Oldoino Maurizio (Mauro), che salì in montagna subito dopo l'8 settembre 1943, entrò poi nella banda garibaldina di Tito [n.d.r.: Rinaldo Risso, o Tito R., in seguito vice comandante della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] dove rimase dal febbraio al marzo 1944, entrerà quindi - ritornato in Sanremo - nelle formazioni GAP (2 agosto), ed infine da queste inviato in Francia per tentare di mettersi in contatto con gli Alleati, resterà tagliato fuori dai tedeschi, ed entrerà nel Maquis (nome di battaglia "Batté Leo"), dove sarà promosso sergente di un battaglione di volontari stranieri, con i quali per oltre sette mesi combatterà contro i tedeschi sul confine italiano...  Caramia Francesco (Franco) che dal primo C.L.N. Sanremese e per esso più precisamente da Salvatore Marchesi e da Adolfo [Fifo] Siffredi ebbe incarico di arruolarsi nella milizia per esperire opera di informatore e di disgregatore e che lascerà tale incarico dopo circa tre mesi per entrare direttamente alle dipendenze del CLN circondariale, per il quale dall’ottobre 1944 in poi presterà servizio di staffetta per il collegamento con Bordighera....
Giovanni Strato, Op. cit.

Il Comitato di San Martino, con l'appoggio costante di Adolfo Siffredi [Fifo], iniziò un'opera attiva di unificazione allo scopo di raggiungere il massimo dell'efficienza. 
Una sezione socialista di Sanremo, la prima della provincia, fu regolarmente organizzata dai fratelli Mascia con l'ausilio di Edmondo Pignotti, Piero Barbieri, M. Benza e dei giovani Rolando Bertino e Giovanni Lombardi. 
Il 1° ottobre 1944 veniva costituito dal Segretario del Comitato e da un inviato del centro di Milano il primo nucleo del Fronte della Gioventù nel circondario con i fratelli Car­retta, Rolando e Ghiara.
Nel mese di ottobre gli eventi precipitarono. Donzella viene arrestato e poco dopo anche Gismondi segue la stessa sorte; Cremieux [Alfredo, nome di battaglia Pietro] è costretto a nascondersi; gli altri membri del C.L.N. comunale sono obbligati ad interrompere ogni loro attività.
Il C.L.N. di San Martino si riorganizza: si trasforma ai primi del mese di ottobre in C.L.N. comunale e come tale viene riconosciuto dal C.L.N. provinciale a tutti gli effetti legali, con sua ordinanza del 2 novembre 1944, quale unico rappresentante del governo democratico nella città.
Mario Mascia, Op. cit. 
 

giovedì 27 febbraio 2020

Una radiotrasmittente da Sanremo (IM) ai partigiani in Tavole

Una vista d'epoca su Sanremo (IM)
 
Con i limitati mezzi a nostra disposizione iniziammo con Ciccio Corrado e Virgilio Oddo, nel maggio 1944, il montaggio di una radiotrasmittente someggiabile, da 75 W.  
  
Non era stata ancora portata a termine la nostra modesta ma pericolosa opera, quando una staffetta partigiana ci sollecita l'urgente consegna dell'apparecchio.

La consegna, a quanto ci era dato arguire, pareva dovesse avvenire a Sanremo; invece fummo informati che era demandato a noi l'incarico di portarla a Tavole [n.d.r.: Frazione del comune di Prelà (IM)].
Sul come portarla ci era data ampia libertà, ma la staffetta, con risolino sardonico, ci dava qualche ragguaglio sui  molteplici posti di blocco sparsi sul non breve tragitto e ci lasciava col rituale... in bocca al lupo.
Ci poniamo al lavoro: a mezzo di Filippo Millo, chiediamo al compagno «Alfa» (Alfredo Esposito), amministratore della Soc. Coop. Trasporti Facchini, di interessarsi lui della bisogna col solito camioncino portafortuna, che tanto bene era andato per trasportare armi ai partigiani.
«Alfa» domanda 24 ore di tempo per procurarsi la benzina ed intanto nasconde nel suo ufficio le cassette contenenti l'apparecchio.
Il figlio di Millo, Luigino [n.d.r.: Lodovico Millo], interessa anche il Dr. Giampalmo della Todt che possiede una Topolino con tanto di O.T. Artz sul parabrise.
Adesione e partenza il mattino successivo prestissimo: Luigino Millo, il Dr. Giampalmo, che l'accompagna, e la Topolino hanno la loro gatta da pelare.
Quando si dice la fortuna! Fuori Sanremo due militari tedeschi della SS fermano la macchina: «noi andare Imperia...».
Sospiro di sollievo dei nostri amici e scorta sicura per almeno venti chilometri con due angeli custodi che nel frattempo si erano sistemati alla meglio sulle cassette.

Tavole, Frazione di Prelà (IM), Santuario della Madonna del Piano
 
Ad Imperia una staffetta li attende e, come Dio vuole, filtrando attraverso quattro blocchi tedeschi, la macchina arriva a Tavole [Frazione di Prelà (IM)] accolta da un «urrà» formidabile.

Intanto il famigerato U.P.I. [Ufficio politico e investigativo della Guardia nazionale repubblicana (fascista), in sigla G.N.R.] lavora.
Ciccio Corrado cade nell'inganno teso da falsi partigiani: viene arrestato, interrogato, torturato e massacrato (8-10-44).
Il povero ragazzo non parla.
Col suo silenzio e con il sacrificio della sua giovane esistenza salva tanti amici...

Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

 
[ n.d.r.: Lodovico Millo, nato a Ventimiglia il 2 settembre 1921; dapprima imprigionato a Villa Ober di Sanremo con Sergio Grignolio (Ghepeu) - il quale riuscì a fuggire in quell'occasione ai nazisti -, alla Liberazione diresse per il CLN di Sanremo "La voce della democrazia" - su cui Italo Calvino scrisse il memorabile "Ricordo dei partigiani vivi e morti" - e, per il partito comunista, "La nostra lotta", sulle cui colonne sempre Italo Calvino pubblicò, tra gli altri suoi articoli, una struggente intervista a Lina Meiffret, l'eroina antifascista salvatasi fortunosamente dalla sua odissea di detenuta in lager tedeschi; in seguito Millo sarà un noto cardiologo di Sanremo ]
 
Lodovico Millo, classe 1921, allievo ufficiale già nei combattimenti di Roma, fu a disposizione del CLN di Sanremo. Francesco Parodi, classe 1920, sottotenente, già in territorio di guerra, fu nel Comando della Divisione “F. Cascione”.
Francesco Biga, Ufficiali e soldati del Regio Esercito nella Resistenza imperiese in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, da Isrec, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)
 
Chi canterà le  gesta dell’armata errante, l'epopea dei laceri eroi, le imprese dell’esercito scalzo, chi canterà l’anno di gloria e sangue trascorso sui monti? Chi enumererà la schiera di quelli che non scesero, dei tanti morti lasciati lassù, con nello spento sguardo l’ultimo bagliore del combattimento o l'ultimo spasimo della tortura? Chi tramanderà la lunga storia di imboscate e guerriglie, di battaglie e sbandamenti, di raffiche e cespugli, di fughe e assalti?
I primi morirono. Ma non fu vano il tuo sangue, Cascione, primo, più generoso e più valoroso di tutti i partigiani. Il tuo nome è ora leggendario, molti furono quelli che infiammati dal tuo esempio s'arruolarono sotto la tua bandiera. E pure morì sotto il martirio nazista l'animatore di una delle prime bande a Baiardo: Brunati, il partigiano poeta. E la trista Germania inghiottì Lina Meiffret, prima partigiana [...]
Italo Calvino, Ricordo dei Partigiani vivi e morti, articolo apparso sul numero 13 de La voce della democrazia, Sanremo, martedì 1° maggio 1945  

Gli oppressori tedeschi hanno lasciato Sanremo, le forze della liberazione sono giunte: siamo liberi. Siamo riuniti nella nostra redazione e la commozione non ci permette di profferire una parola. Abbiamo abbandonato gli angoli scuri e più impensati dove ci riunivamo per tenere viva la fiamma della nostra fede e possiamo alla luce del sole pubblicare il nostro giornale. Non più nascosti dietro mura fidate, ma tra il popolo, oggi ti possiamo leggere “Voce della Democrazia”! Non tutti hanno la fortuna di comprendere la sublime bellezza di questi istanti, soltanto chi ha combattuto sulle montagne, chi ha cospirato in città, subìto le percosse e le torture della polizia nazi-fascista può inebriarsi al profumo di questa magnifica giornata di Aprile.
Purtroppo il ricordo di tanti compagni caduti sotto il piombo teutonico e fascista, ci rende pensierosi e tristi; li abbiamo tutti dinanzi agli occhi, come noi essi attendevano quest’ora, avevano la nostra fede, il nostro entusiasmo e per questo furono massacrati. Li abbiamo visti cadere nelle imboscate in montagna, in pericolose missioni in città, sotto il piombo dei plotoni di esecuzione: tutti dei veri eroi. Nomi non ne facciamo; sono troppi, il popolo li conosce perché sono i suoi figli.
Lodovico Millo, Articolo di fondo, La Voce della Democrazia, 27 aprile 1945. Fonte: IsrecIm
 

lunedì 24 febbraio 2020

La battaglia partigiana del 10 giugno 1944 intorno a Badalucco

Fonte: Strato, Op. cit.
In Badalucco [(IM)], intorno alla fine del maggio 1944, vi era stata una dura battaglia, illustrata - per ragioni varie - nella parte di questo libro specialmente dedicata al circondario di Imperia.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Alipio Amalberti [zio materno del comandante partigiano Pietro Gerolamo Girò/Gireu/Giraud Marcenaro e della staffetta Sergio Marcenaro: ...le ritorsioni erano molto dure, come nel caso di Alipio Amalberti, zio materno di Girò, che per aver gridato in un bar di Vallecrosia "Viva la Francia" venne dapprima schedato e successivamente costantemente perseguitato, fino a essere fucilato per ritorsione dopo essere stato preso come ostaggio. Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007], nato a Soldano l'11 febbraio 1901... Già nelle giornate che seguirono l’8 settembre metteva in piedi un’organizzazione per finanziare ed armare i gruppi che si stavano formando in montagna insieme a Renato Brunati e Lina Meiffret. Arrestato il 24 maggio 1944 e tenuto come ostaggio, in quanto segnalato più volte come sovversivo, venne fucilato a Badalucco il 5 giugno 1944 come ritorsione ad un'azione del distaccamento di Artù compiuta il 31 maggio. Giorgio Caudano Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020
 
[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]
 
Badalucco (IM)

Il giorno 10 giugno '44 (o, secondo altre fonti, l'11) si combatte intorno a Badalucco una nuova battaglia...
La sera del 9 giugno 1944 al distaccamento di Vittò [anche Vitò o Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo] ed Erven [Bruno Luppi] (5° distaccamento) arriva Libero Briganti, o «Giulio», a dare ordine di tenersi pronti per espugnare Badalucco e attaccare Pigna [(IM)].
L'attacco è disposto dal Comando unitario dei distaccamenti e gruppi garibaldini, cioè dal Comando della Brigata che è in via di costituzione (IX Brigata) [IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"].
All'attacco devono partecipare i distaccamenti 3° (Ivan) [Giacomo Sibilla, poi comandante del Distaccamento Inafferrabile, dopo ancora comandante della II^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Nino Berio" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"], 4° (Tento), 5° (Vittò), 6° (Mirko) [Angelo Setti], più il gruppo di Artù [Arturo Secondo].
Il combattimento dovrebbe avere inizio alle ore 12 del 10 giugno.

Nella notte fra il 9 e il 10 giugno anche il 4° distaccamento, Tento e Marco [Candido Queirolo],  riceve dal Comando l'ordine di portarsi a Badalucco per le ore 12 del giorno 10 giugno.

Ma due fatti ostacolarono il piano.

Durante la notte fra il 9 e il 10 giugno il 4° distaccamento (Tento e Marco) espugna il presidio di Val Gavano, senza perdite, catturando tutto l'ingente quantitativo di esplosivo (mine, ecc.) depositato nella polveriera, dove era il presidio.
Vengono catturati anche tutti i soldati fascisti del presidio stesso, i quali si arrendono.
I Garibaldini del 4°, però, dovettero fare un grande sforzo per l'azione e arrivano spossati all'accampamento di Triora [(IM)] appunto durante la notte.
Conosciuto l'ordine di portarsi a Badalucco per le ore 12 del 10 giugno, sono nell'impossibilità a causa della stanchezza e dell'ora tarda.

All'alba del 10 giugno Vittò, in testa a una lunga colonna di partigiani del 5°, disposti in fila indiana, scende per la strada militare della Val Gavano.
All'improvviso, superata una curva, Vittò e i primi uomini della colonna si trovano di fronte a due grossi camion, che procedevano a passo d'uomo, seguiti a breve distanza da soldati tedeschi con le armi in pugno.
Vittò, con ordine fulmineo, grida ai partigiani: A monte!; nello stesso tempo salta sul costone laterale della strada, e poi si porta alcuni metri al di sopra del costone stesso.
Lo seguono Argo, Ottavino, Vladimiro di Ventimiglia, tutti morti in montagna, Sanmaligno, Martellà (caduto), Géna e Spezia [anche Scarzéna, Pietro Bodrato, nato a Lerici, classe 1927] (entrambi caduti), Serpe [Isidoro Faraldi], i quali sparano contro i tedeschi, mentre il grosso dei partigiani, che non aveva udito l'ordine, si trova sorpreso e smarrito, e si disperde nella parte inferiore della strada.
L'attacco di Vittò e degli altri con lui è però sufficiente a mettere in fuga i tedeschi, che abbandonano ai partigiani un grosso camion, due fucili mitragliatori pesanti, un buon numero di fucili tapum e alcune grosse casse di munizioni.
Questo secondo fatto di Val Gavano, avvenuto a poche ore di distanza dal primo, impedisce anche al 5° distaccamento (Vittò ed Erven) di portarsi nei dintorni di Badalucco per l'ora stabilita.

Badalucco (IM) nel 1913
A causa dei fatti sopra esposti, l'attacco ai nazifascisti di stanza in Badalucco è condotto solo dai distaccamenti 3° (Ivan) e 6° (Mirko) e dal gruppo di Artù, in condizioni di inferiorità.
Durante l'attacco restano feriti seriamente Mirko e leggermente Lanteri Aldo di Verdeggia e Barbé, entrambi del gruppo di Ivan.

Mentre si svolgeva la battaglia, il maresciallo dei carabinieri era riuscito a dare l'allarme a tutte le postazioni nazifasciste della zona e anche a telefonare a Taggia.

Un tratto della strada tra Badalucco e Taggia

Intanto sulla strada Badalucco-Taggia erano stati mandati, con due mitragliatori, i partigiani Mario di Artallo e Pastorelli Renato o «Baracca».
All'altezza del ponte sull'Ausentina od «Oxentina», torrente che viene da Vignai, vedono arrivare un camion nemico, con oltre quaranta tedeschi.
I due partigiani sparano, costringendo l'automezzo a fermarsi, e colpendo buon numero di soldati.
Poi continuano a tener testa per circa due ore al riparo di massi e di alberi, fino a quando non si vedono minacciati dall'alto e alle spalle, in seguito a un movimento aggirante dei tedeschi.
Si ritirano, e solo allora i tedeschi hanno via libera per Badalucco...
Dopo il ripiegamento dei partigiani e il sopraggiungere dei rinforzi tedeschi, i fascisti, in Badalucco, sono di nuovo padroni della situazione, e con prepotenze festeggiano la loro momentanea vittoria.
In seguito alla suddetta battaglia, fra i patrioti badalucchesi morirà dopo qualche giorno (24-6-44), il giovane De Andreis Giovanni...
Il giorno successivo a quello della battaglia di Badalucco... una pattuglia del distaccamento di Vittò e di Erven va al Passo Muratone, situato fra Pigna e Saorge [nella Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime], a monte di rio Muratone. Sulla base delle citate indicazioni, l'azione avviene in data 11 giugno. A Passo Muratone vi erano cinque o sei guardie di finanza della repubblica di Salò. La pattuglia partigiana è comandata da Assalto...
Giovanni Strato, Op. cit.
 
Angelo Setti, "Mirko", apparteneva, quale vice caposquadra, al Distaccamento comandato dall’eroe nazionale Felice Cascione e, dopo la morte dello stesso e dello sbandamento del distaccamento da lui comandato, passava al 2° distaccamento della IX Brigata “Garibaldi”. Il 10/5/1944 veniva nominato Comandante del Distaccamento stesso, portando gli uomini ad una nuova fase combattiva. Infatti sotto la sua guida si conducevano un’infinità di azioni militari, imboscate, atti di sabotaggio. Si distingueva nella zona di sua influenza (valli Carpasina e Prino) per le azioni condotte procurando al nemico ingenti perdite e continua apprensione per le sue azioni di sorpresa. Disarmava molte postazioni nemiche catturando numerosi prigionieri e recuperando ingente materiale bellico. Per le sue ottime qualità il 18/1/1945 veniva nominato Vice Comandante della IV Brigata “E. Guarrini”, svolgendo immediatamente un ottimo piano organizzativo nei quadri della Brigata stessa. Elemento temerario, con molta ascendenza sui gregari e molta capacità combattiva, era stato insignito di Croce di guerra.
ANPI Imperia

12/6/44 [...] con loro raggiungiamo il Comando della banda a Costa di Carpasio. La presenza di tanti partigiani che mai avevo visto prima, mi faceva quasi paura. [...] In quella banda [quella di Ivan] c'era pure una giovane donna detta Candacca (Pierina Boeri) [come nome di battaglia aveva anche Anita; in seguito venne inquadrata nella III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"], che il giorno prima si era battuta contro i nazifascisti nella battaglia di Badalucco.
Giorgio Lavagna (Tigre), Dall'Arroscia alla Provenza - Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, Isrecim - ed. Cav. A. Dominici - Oneglia - Imperia, 1982

domenica 23 febbraio 2020

Il comando tedesco ordinò l'evacuazione degli abitanti di Airole (IM)

Una vista del paese di Airole (IM)
 
In base agli accordi presi a Casalecchio, nei pressi di Bologna, tra comandi supremi italiano e tedesco il 15 agosto 1943, la sostituzione del contingente italiano in Provenza con quello tedesco avrebbe dovuto ultimarsi entro il 9 settembre '43. Mentre le operazioni si stavano ultimando, giunse al comando dell'armata una comunicazione, "Memoria 44", in cui in previsione di una possibile aggressione tedesca veniva disposto che le divisioni Pusteria e Taro della IV armata fossero raccolte nelle valli Roja e Vermenagna "per interrompere le vie di comunicazione della Cornice..."                                         
Mario Torsiello (a cura di), Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943, Stato maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, Roma, 1975

Doc. 33 (BA-MA, RS 2-2/27) - Comunicazioni del Quartiermeister (sezione dello stato maggiore addetta, tra l'altro, ai rifornimenti ed all'amministrazione dei prigionieri di guerra) del II. SS-Panzerkorps all'Heeresgruppe B. 17-9-43: "Lungo la strada Cuneo - Ventimiglia, catturati al Colle di Tenda un btg. ed a Briga due btg. del 7° regg. Alpini. I cannoni del 5° regg. art., in posizione in montagna, privi dei serventi. A Saorgio, il ponte stradale e quello ferroviario fatti saltare [...]".       Carlo Gentile, Settembre 1943. Documenti sull'attività della divisione "Leibstandarte-SS-Adolf Hitler" in Piemonte, in Il presente e la storia: rivista dell'Istituto storico della Resistenza in Cuneo e provincia

Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in Località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) [del comune di Ventimiglia (IM)] non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» [facente capo alla IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dai primi di luglio alla II^ Divisione "Felice Cascione", alla fine di luglio alla V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi [...] il 14-7-1944 la 5^ e 6^ squadra, al comando del Capo Partigiano, assaltano la Caserma di Olivetta San Michele, catturando la sciarpa littorio Giavelli e tre militi [...]  il 18-7-1944 tre squadre di partigiani assaltano e distruggono la Caserma di Airole (VaI Roia), occupata dalle Brigate Nere e da soldati tedeschi, infliggendo al nemico forti perdite, morti e feriti [...]
MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare - Edita dal Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 - Tipografia Penone di Ventimiglia (IM)

2/9/1944 […] Fermi e decisi, aggrappandoci ai cespugli, scivoliamo giù in mezzo alla roccia e raggiungiamo il piede del viadotto sulla sponda sinistra del fiume. […] Superato il grande ostacolo del Roia, ci dirigiamo verso il paese di Collabassa [Frazione di Airole (IM)]; sul sentiero, fra alberi di pino, incontriamo un giovane di Olivetta San Michele e lo convinciamo a seguirci; il suo nome di battaglia sarà "Pineta", proprio a ricordo del luogo in cui l’abbiamo incontrato. Oltrepassato l’abitato di Collabassa proseguiamo verso il torrente Bevera […]
Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza - Fazzoletti Garibaldini nella ResistenzaIsrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982

In  Val  Roya,  nei  primi  giorni  dopo  lo  sbarco [lo sbarco alleato in Provenza dell'agosto 1944],  giunsero  dall’Italia  tre  battaglioni  tedeschi  con  il  compito  di  «ripulire»  la  zona  dai  partigiani  italiani e francesi. La 148a divisione si attestò il 1° settembre su una linea da Roquebrune fino all’Authion.
Alberto Turinetti di Priero, Il «fronte alpino»: 1944-1945, in  Alpi in Guerra
 
18.9.1944
Nel pomeriggio da parte della V^ Brigata ["Luigi Nuvoloni" dell'appena costituita Divisione "Felice Cascione", trasformazione della precedente IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] è stato effettuato col Mortaio da 81 sulla rotabile Breil-Saorge un'azione di disturbo. È stato possibile tirare solo 11 bombe poiché al primo colpo si è rotto un mollone ammortizzatore di rinculo del mortaio. Sono stati colpiti l'autoparco ed il tratto di strada antistante. Sorpresa e scompiglio da parte dei tedeschi che hanno dato l'allarme generale nella zona sgomberando con evidente disordine l'autoparco, sospendendo la circolazione dei veicoli in detta zona e tirando da Breil coi mortai a Punta Arpetta credendo fossimo in postazione in detta località.
30-9.1944
Una pattuglia del VII Distaccamento della V Brigata si scontrava in perlustrazione con un pattuglione tedesco sopra Saorge. Ne seguiva un breve combattimento nel quale un tedesco veniva ferito. La nostra pattuglia rientrava illesa...
Da un documento ufficiale della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" edito in Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, ed. A.L.I.S, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

 
[...] Verso la metà di Ottobre [1944] i patrioti dell'Abeglio [n.d.r.: monte che separa a levante il paese da Rocchetta Nervina (IM)] scendono in Airole per procurarsi cibo. Bloccato il paese, chiuse le porte della Chiesa dove era molta gente per le funzioni serali, si procurarono un sacco di farina, un mulo col conducente per portarlo via e se ne ritornarono sui monti. Non c'era in paese che qualche tedesco addetto al comando, che non potè reagire; ma tedeschi e fascisti arrivarono ben presto da Ventimiglia a cospargere molte case di catrame, e darvi fuoco coi lanciafiamme per rappresaglia. Fortunatamente non tutte le case incatramate presero fuoco, le fiamme fecero nelle altre pochi danni limitati essendo muri e volte di buona e forte muratura. da Lorenzo Limon, Penna Vintimili, Edizioni Saste, Cuneo, 1962

Nell'Autunno del 1944 i tedeschi in ritirata distruggono completamente a mezzo di cariche esplosive macchinario ed edifici della centrale idroelettrica. Vengono distrutte anche le paratoie di presa e un tratto di galleria di derivazione che alimenta la centrale di Bevera [Frazione di Ventimiglia (IM), alla confluenza dell'omonimo torrente con il fiume Roia]. Distrutta anche la casa di abitazione del personale della centrale.

Il 28 Ottobre 1944 [...]

AVVISO PER LA POPOLAZIONE DI AIROLE
Per ordine del Comando Tedesco per le ore 13.50 tutta la Popolazione deve trovarsi in Piazza per prendere ordini molto urgenti.

Nel pomeriggio all'ora indicata il ventimigliese Palmero Giovanni Battista, sposato con un'airolese, su ordine del comando tedesco dalla scalinata legge alla Popolazione riunita sulla piazza il seguente proclama:
Data la situazione Militare forzata del giorno, il Comando Militare Tedesco ha preso la precauzione e la protezione della popolazione.
Ordina subito l'evacuazione dei seguenti luoghi Airole - Collabassa
[Frazione di Airole (IM)] - San Michele - Olivetta - Fanghetto [i tre principali abitati del comune di Olivetta San Michele (IM)] - Libri - Piena Bassa e Piena Alta [n.d.r.: tre piccoli centri dell'attuale bassa Val Roia francese nel dipartimento delle Alpi Marittime].
Ordina che tutta la popolazione di Airole e Colla Bassa deve trovarsi per le ore 6.30 puntuale sulla strada Statale n 20 di Valle Roya di fronte al Pastificio Pallanca.
Ordina che tutta la popolazione di San Michele, Olivetta, Fanghetto, Libri e Piena deve trovarsi per le ore 7 precise di fronte al Municipio di San Michele.
La popolazione marcia sotto la protezione del Comando Tedesco. Tutti devono portarsi dietro lo stretto necessario per poter camminare. La prima marcia è di Km 25.
Appena la popolazione sarà passata tutti i ponti, gallerie e le mine stradali saranno fatte saltare.
Alcune Compagnie di Truppa Tedesca faranno visita in tutti i dintorni delle piccole Borgate e campagne per vedere se tutti hanno evacuato.
Chiunque verrà trovato sarà calcolato come bandito e sarà subito fucilato.
Nessuno può avviarsi verso Ventimiglia perchè anche
Ventimiglia dovrà evacuare.
La strada è controllata ai posti di blocco e chi verrà trovato sarà passato per le armi.
La vallata è in pericolo di essere occupata da 3000 banditi che si trovano sulle montagne.
Il forno deve lavorare sino alla mezzanotte per poter dare il pane alla popolazione per il viaggio.
Per gli ammalati e vecchi vi sarà una autoambulanza per il trasporto.


La mattina del 29 giorno di Domenica, Airolesi, Olivettani, Collantini, San Michelesi, Fanghettani e Penaschi sotto una pioggia battente si avviano a piedi verso Breglio [Breil-sur-Roya, bassa Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime].
Avevano con sè poche robe che potevano portare in sacchi, valige e pacchi. Qualcuno aveva anche la capra, qualche donna una gallina. Seguivano in autocarro ammalati, vecchi e bambini.
Vigilati da soldati armati, marciavano tristi per l'abbandono  del paese in circostanze ben diverse da quelle del precedente esodo.
A Breglio la pioggia cessò, il paese era deserto, la popolazione l'aveva sgombrato da poche ore. Pernottarono a Fontan [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] nel cinematografo e in Chiesa.
Il giorno 30 ripresero la marcia per Tenda, donde proseguirono in treno per Torino.
Durante la sosta a Tenda [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] alcuni si erano sbandati. Capre e galline erano state vendute o mangiate. A Torino furono ricoverati nelle casermette di Borgo San Paolo.
Alcuni Airolesi che avevano evitato di sgomberare il paese si rifugiarono nelle campagne e altri a Trucco [Frazione di Ventimiglia (IM)].
Ricordano i vecchi:
Oltre ad abbandonare le case senza aver potuto portare alcuna cosa, abbiamo lasciato gli alberi d'olivo carichi di frutto per un'annata quale non si ricordava da anni.

Lorenzo Rossi, Airole 500 anni. La storia di un paese nella cronaca di cinque secoli, Comune di Airole, Stabilimento grafico "Priamar" di Savona, 1998
 
 
I rapporti con la popolazione sono tesissimi. Il nemico s'impossessa di radio, muli, materassi, viveri e così via.
Il 29 ottobre 1944, giornata di pioggia dirotta. La popolazione è deportata al completo, deve andare a piedi fino a Tenda. Scene pietose di mamme con lattanti in braccio e ammalati costretti dalla frusta tedescaa muoversi a passo di corsa, vecchi maltrattati in continuazione. Alcuni riescono a fuggire e a nascondersi a Tenda e a Briga. Con la popolazione di Airole c'è anche quella di Collabassa, Olivetta, Piena e Fanghetto. Da Tenda la popolazione è portata in treno fino a Torino e alloggiata nelle casermette di Borgo San Paolo, dove niente era stato preparato poiché le autorità non erano state avvisate. Ed è lì che periscono ben quattordici persone, di cui dieci di Airole. Durante l'assenza della popolazione i tedeschi bruciano tutto il paese. Nella giurisdizione del territorio comunale di Airole risultano quattrocento fabbricati gravemente danneggiati in centro capoluogo e centocinquanta nella frazione di Collabassa. Sovente il Comune è soggetto a bombardamenti aerei. A causa di mine muoiono i cittadini Andrea Biancheri fu Giacomo, Andrea Biancheri di G.B., G.B. Biancheri fu Tommaso, Maria Biancheri sua moglie, Maria Odero in Pallanca, Carlo Pallanca fu Carlo, Carlo Pallanca fu Antonio, Lorenzo Pallanca di G.B., Teresa Pallanca.
Dai tedeschi sono uccisi i cittadini G.B. Boetto fu Lorenzo e Pietro Pallanca fu Pietro. Di Airole cade il partigiano Antonio Pallanca fu Lorenzo, ucciso dai tedeschi a Ventimiglia. Torneranno reduci dalla Germania Armando Pallanca, Dioniso Pallanca e Giovanni Pallanca. Si adoperava per alleviare le sofferenze della gente del paese il parroco Don Pasquale Aicardi.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016, p. 230
 
Centrale idroelettrica di Airole (IM): part.

16 febbraio 1945 - Dal comando del I° Battaglione "Mario Bini", prot. n° 45, al comando della V^ Brigata  e al comando della II^ Divisione - Comunicava...  che a Briga Marittima erano stanziati circa 100 uomini tra tedeschi e russi, oltre a 40 genieri della RSI; che sempre da Briga erano fuggiti una ventina di soldati, in prevalenza russi, ricercati dai tedeschi; che Tenda era stata bombardata da aerei alleati, che avevano causato la morte anche di 2 ufficiali; che Fontan, Saorge, Forte Tirion e San Michele  [Frazione di Olivetta San Michele (IM)] erano occupati da tedeschi, che Breil, Libri, Piena e Olivetta [il borgo principale di Olivetta San Michele] erano terra di nessuno.

30 marzo 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" ed al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Direttiva di stilare piani adeguati per impedire tentativi nemici di sabotaggio degli impianti elettrici di San Dalmazzo di Tenda, Airole, Oneglia e Bevera. "Occorre disarmare con urgenza le guardie nemiche prima che accada l'irreparabile". 

19 aprile 1945 - Da "Tina" [probabilmente Battistina Mucignat, nata a Rezzo (IM) il 29/10/1916, patriota della IV^ Brigata "Elsio Guarrini"] al comandante [della II^ Divisione "Felice Cascione"] "Vittò" [Giuseppe Vittorio Guglielmo] - Segnalava che "Briga è campo libero, nella notte partiranno tutte le truppe, nella giornata in corso non opereranno alcuna sortita, regolarsi di conseguenza".

da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999  


Il 25 Aprile del 1945, terminata la Seconda Guerra Mondiale, poco per volta ritornano come possono gli abitanti.
Il paese da sei mesi abbandonato è devastato, la maggior parte delle case bruciate e quelle risparmiate dalle fiamme sono vuote vuote, demolite le porte e finestre, non esiste luce elettrica, le campagne abbandonate, la Piazza invasa dalle erbe.
In questo allucinante scenario una sola risorsa, l'ulivo.
Nell'inverno e nella primavera del 1945 l'Esercito Germanico per procurarsi olio diede inizio alla raccolta delle olive utilizzando per aramare ossia bacchiare e far scendere il frutto dagli alberi, abitanti di Rocchetta, Dolceacqua [in Val Nervia] e Trucco che venivano trasportati in paese con autocarri militari.
La maggior parte della raccolta avvenne nelle terre del Piano vicine al paese e questo lavoro costò anche morti per causa dei bombardamenti e mitragliamenti degli Anglo Americani quando dall'alto notavano i teli stesi nelle fasce per la raccolta.
Ciò nonostante quando agli inizi di Maggio ritornano gli abitanti trovano ancora la grandissima parte degli alberi con i frutti pendenti e per terra le olive cadute mantenutesi in buonissimo stato stante l'erba alta cresciuta nelle fasce.
[...]
L'olio prodotto viene consumato, barattato , venduto e anche portato di contrabbando in Francia quasi giornalmente da decine di paesani che a spalle utilizzano tutti i sentieri conosciuti in ispecie partendo dalle campagne del Fasceo.
Il paese è in questo periodo occupato da truppe Francesi ed il 5 Maggio viene in Airole in visita il Comandante Francese Generale Doyen. Appaiono sui muri scritte favorevoli al passaggio alla Francia.
Uno dei primi provvedimenti delle Autorità d'occupazione Francesi è quello di dare un autogoverno al paese e a questo scopo nominano Sindaco di Airole il sig. Molinari Vincenzo (Vinsè).
L'Amministrazione Militare Francese nella persona del Capo di Battaglione Girard l'11 Giugno organizza il rimpatrio di 750 persone provvenienti da Torino ed abitanti in Airole e Olivetta San Michele.
Vengono disposti 3 convogli di 20 camion con partenza da Cuneo nei giorni 12, 15 e 18 Giugno con l'accompagnamento di 2 interpreti. Viene predisposto un posto di ristoro a Borgo San Dalmazzo [(CN)].
Terminata la Guerra e rientrata la popolazione, piano piano cominciarono a ritornare anche gli airolesi militari sparsi in tutta Europa, dalla Germania ai Balcani, dalla Francia al Sud Italia e alcuni dall'Africa e dall'Australia dove erano finiti nei campi di prigionia. La lenta ripresa fu ostacolata anche dal gravissimo pericolo dei residuati bellici, mine in particolare, che apportarono morti e feriti specialmente nella zona di Collabassa. [...]
Lorenzo Rossi, Op. cit.
 
... in seconda urgenza  [lavorare al ripristino dei] ponti ad Airole nella Val Roia... Ad Airole, che era stata completamente evacuata, c'è una scarsa presenza di truppe e si aggirano solo pochi abitanti...
rapporto dell'Armata Francese in data 14 maggio 1945 - stralcio di documento (Archivio francese SHAT) rintracciato da Giuseppe Mac Fiorucci in preparazione di Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM) > 2007
 
 










Ad ottobre 1945, come si può notare dai documenti qui sopra pubblicati, i problemi di Airole erano ancora piuttosto acuti.
Adriano Maini