giovedì 27 gennaio 2022

Cenni sulle spoliazioni di beni operate dal fascismo in provincia di Imperia

Testo più leggibile nella nota che segue - Fonte: Archivio di Stato di Genova cit.

Capo Provincia Genova
4 144 TF I 1715. Capi province libere Genova Imperia Savona Spezia
N° 5 comunicasi per immediata esecuzione la seguente ordinanza di Polizia che dovrà essere applicata in tutto il territorio di codesta Provincia:
1° Tutti gli ebrei anche se discriminati a qualunque nazionalità appartengano e comunque residenti nel territorio Nazionale debbono essere inviati in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni mobili ed immobili devono essere sottoposti ad immediato sequestro in attesa di essere confiscati nello interesse della Repubblica Sociale Italiana la quale li destinerà a beneficio degli indigenti sinistrati dalle incursioni aeree nemiche.
2° Tutti coloro che, nati da matrimonio misto, ebbero in applicazione delle leggi razziali italiane vigenti il riconoscimento di appartenenza alla razza ariana devono essere sottoposti a speciale vigilanza degli organi di polizia. Siano per intanto concentrati gli ebrei in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati punto Ministro Interno Buffarini.
AS GE, Repubblica sociale italiana, 35, fasc. 10

L’EGELI - Ente Gestione e Liquidazione Immobiliare - con sede in Roma fu costituito con il Rdl del 9 febbraio 1939 n. 126 <1, provvedimento applicativo della tristemente nota legge 17 novembre 1938 n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana, per acquisire, gestire e rivendere i beni sottratti agli ebrei. Stabiliti «i limiti di proprietà immobiliare e di attività industriale e commerciale» consentiti ai «cittadini italiani di razza ebraica», la normativa prevedeva l’incameramento da parte dello Stato della cosiddetta «quota eccedente», affidando all’Intendenza di finanza il compito di decretare il trasferimento dei beni all’EGELI. Lo statuto dell’EGELI fu approvato con il Rdl 27/3/1939 n. 665.
In seguito l’EGELI estese le proprie competenze ai sequestri dei beni esattoriali (legge 16 giugno 1939 n. 942, art. 17) e, con l’ingresso dell’Italia in guerra, ai sequestri dei beni degli stranieri di nazionalità nemica in base alla legge 19 dicembre 1940, n. 1994 <2, art. 20 che modificava e integrava la legge italiana di guerra promulgata nel 1938 (RD 8 luglio 1938 n. 1415). L’occupazione italiana di territori francesi, avvenuta nel giugno 1940, comportò il sequestro dei beni di cittadini di nazionalità nemica diversa da quella francese, secondo quanto disposto dal bando di Mussolini pubblicato a Mentone il 31 agosto 1941.
(a cura di) Ilaria Bibollet, Iris Bozzi, Anna Cantaluppi, Erika Salassa, Gestioni Egeli - Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, III Inventario, Istituto San Paolo di Torino, Archivio Storico della Compagnia di San Paolo, Torino, 2014 

Testo più leggibile nella nota che segue - Fonte: Archivio di Stato di Genova cit.

Copia
DECRETO 14 settembre 1944
IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE PER L’ALTA ITALIA, in virtù dei poteri ad esso delegati dal Governo Italiano
decreta
Art.1) - Tutta la legislazione di carattere razziale è abolita.
Art.2) - I beni sequestrati agli Ebrei devono essere loro immediatamente riconsegnati e i danni derivati verranno risarciti.
Art.3) - Il presente decreto entrerà in vigore il giorno della sua pubblicazione.
Genova, 1 giugno 1945
AS GE, Repubblica sociale italiana, 35, fasc. 10

4. Fonti statali periferiche conservate negli Archivi di Stato
[...] In particolare il fondo Prefettura è segnalato dagli Archivi di Stato di Alessandria, Arezzo, Asti, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Ferrara, Forlì, Genova, Gorizia, Grosseto, Imperia, L’Aquila, La Spezia, Lucca, Mantova, Milano, Modena, Novara, Padova, Perugia, Pisa, Pistoia, Ravenna, Reggio Emilia, Roma, Rovigo, Siena, Torino, Trieste, Varese, Venezia, Vercelli, Vicenza, Viterbo.
Le fonti archivistiche pag. 40
[...]
Banca dati di restituzioni e saldi gestione
[...] Dall’esame degli elenchi è stato possibile individuare con estrema certezza solo le seguenti informazioni:
– dati anagrafici costituiti per lo più dal cognome e nome e solo raramente corredati dalla indicazione della paternità o del cognome del coniuge;
– numero dell’unità immobiliare o di contabilità a volte completato dal numero di posizione Egeli;
– somma stabilita per la restituzione.
Emerge chiaramente la totale assenza di riferimenti ai decreti di sequestro o ai decreti confisca relativi al bene/i interessato/i, la tipologia e la descrizione dei beni. L’impossibilità quindi di operare sicuri collegamenti ai beni attraverso la univoca individuazione dei corrispettivi decreti di confisca o dei nominativi interessati ha indotto a procedere alla creazione di una autonoma banca dati che non esclude l’eventualità di future integrazioni di dati che rendano possibile un raccordo con la banca dati relativa agli atti di confisca dei beni.
Per quanto attiene alla contabilità inerente alla gestione extra Egeli dei beni sequestrati e ai verbali relativi a tale gestione, la documentazione è lacunosa e frammentaria e potrebbe in parte essere integrata - come si è già accennato in precedenza - con i documenti degli Uffici per la gestione dei beni ebraici istituiti presso le Prefetture e con quelli delle banche delegate dall’Egeli.
La banca dati delle restituzioni e dei saldi gestione si riferisce a dati parziali e pertanto si propone, esclusivamente, come mero sondaggio che dà conto dell’estrema difficoltà di ricostruire globalmente la situazione.
[...] Imperia  Decreti di confisca 92   Data di liberazione: aprile 1945
Banche dati elaborate presso l’Archivio centrale dello Stato pp. 53, 54
[...]
La normativa antiebraica del 1943-1945 sulla spoliazione dei beni
Tra il luglio e l’ottobre 1944 la Banca commerciale italiana trasferì alle proprie sedi di Torino, Milano e Verona i depositi delle filiali di Novara, Genova e Sanremo, di Varese, Brescia, Mantova, Pavia, Piacenza, Modena e Bologna, di Padova e Vicenza, e trasferì all’Istituto delegato di Verona i depositi della filiale di Venezia. Il Banco di Roma trasferì alle proprie sedi di Milano e Verona i depositi delle filiali di Piacenza e Bologna e di Padova e Venezia.
pag. 104
[...]
Furti e saccheggi
[...] Sanremo
Nella località della riviera di Ponente le “Forze armate germaniche” non solo occuparono uno stabile “di pertinenza dell’ebreo Veneziani Alberto fu Gabriele”, ma opposero anche “un netto rifiuto alla domanda di poter stendere il verbale relativo ai mobili ed oggetti contenuti nello stabile” <39. Un’opposizione che si commenta da sé.
39 ASMAE, RSI, DGAAGG, b. 164, pos. S-IV-1s (Ebrei), f. 1/6 (Sequestro beni ebraici da parte delle autorità tedesche in Italia), “Beni ebraici, Veneziani Alberto fu Gabriele, Sanremo”, P.C. 316, 27 febbraio 1945-XXIII, firmato “Il Ministro”.
[...]
La legislazione razziale e gli imprenditori
[...] TABELLA 5. Frequenza delle persone di “razza ebraica” rilevate rispetto alla popolazione residente nei comuni capoluogo di provincia
[...] Imperia popolazione censita nel 1931 28.155 abitanti Persone di “razza ebraica” rilevate (imprenditori) 7 Percentuale residente per 10.000 abitanti 2,49
pag. 313
[...]
L’indagine nell’archivio storico della Banca d’Italia
[...] 6.3. Esercizio del credito da parte di cittadini considerati ebrei
- Asbi, Vigilanza sulle aziende di credito, pratt., n. 3977, fasc 1. Esercizio del credito da parte di cittadini considerati ebrei nella provincia di Imperia. Risposta negativa della filiale. 1938.
 pag. 366
[...]
Banca di Roma
[...] È datata 17 ottobre 1944, la circolare riservatissima che la Direzione generale del Banco di Roma invia a tutti i direttori delle filiali dell’Italia centro settentrionale non ancora liberate dagli Alleati (Bergamo, Bologna, Bolzano, Cremona, Cuneo, Fiume, Genova, Imperia, Milano, Padova, Parma, Piacenza, Savona, Torino, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Voghera) nella quale vengono date precise disposizioni riguardo il “sequestro ed asporto di titoli, valori e denari appartenenti a nominativi di razza ebraica da parte delle autorità militari germaniche”. Il fine apertamente dichiarato della dirigenza del Banco di Roma è quello di “data la particolare delicatezza della cosa […] esonerare il nostro istituto da qualsiasi responsabilità”. Queste le regole a cui attenersi nel caso in cui le autorità tedesche si presentino negli uffici bancari per appropriarsi dei valori appartenenti a clienti ebrei:
- richiedere in ogni caso la consegna dell’ordine scritto dell’autorità militare che dispone il sequestro;
- dilazionare l’inizio delle operazioni di esecuzione forzata, eccependo motivi di ordine tecnico, onde poter tempestivamente informare la Prefettura, l’Egeli, l’Ispettorato per la difesa del risparmio e l’esercizio del credito presso la locale Banca d’Italia, per il caso che gli Enti succennati credano opportuno intervenire presso le autorità tedesche;
- dar corso alle operazioni dopo l’orario di sportello e di ufficio onde non ingenerare panico nel pubblico;
- far assistere durante lo svolgimento delle operazioni, possibilmente dal notaio di fiducia e anche dal legale del Banco per le difficoltà che dovessero sorgere, redigendo apposito verbale conforme al tipo allegato. Anche in mancanza del notaio, occorrerà redigere verbale analogo, da far firmare anche dal rappresentante delle autorità tedesche;
- curare che, qualora il rappresentante dell’autorità militare tedesca si rifiuti di costituirsi nel verbale e di firmarlo, sia di ciò fatta menzione del verbale medesimo;
- disporre perché gli oggetti rinvenuti nelle cassette e non asportati dalle Forze armate tedesche siano rinchiusi in plichi muniti di suggello e presi in custodia con gli stessi vincoli che già esistevano in precedenza.
pag. 391
[...] Imperia
Una copia della denuncia delle attività appartenenti a nominativi di razza ebraica presentata dalla Filiale di Imperia al capo della Provincia in data 8 febbraio 1944. Nell’elenco figura un unica posizione relativa a: Jerusalmi Giuseppe Bohor di Nissim titolare di un importo di L. 45.645.
pag. 401
[...]
Compagnia di San Paolo
Il fondo Egeli conservato presso l’Archivio storico della Compagnia di San Paolo di Torino risulta molto ricco e consistente. La documentazione contenuta, in fase di riordinamento e conseguentemente di non sempre facile consultazione, concerne non solamente i beni ebraici, ma anche la gestione dei beni nemici (in seguito divenuti alleati), di beni germanici e di beni nemici situati nei territori francesi occupati.
Per quanto concerne i “beni ebraici”, oltre alla rilevante documentazione di carattere generale, sono conservate 374 cartelle nominative della serie Gestione ebraici sequestrati (GES), 155 fascicoli nominativi serie Gestione ebraici confiscati (GEC) e 850 cartelline denominate Cartelline contabilità.
Ad un primo sommario esame effettuato da responsabili dell’Archivio storico della Compagnia di San Paolo, queste ultime hanno mostrato di contenere, oltre ad ordini di pagamento, quietanze e rendiconti, anche notizie su titoli azionari confiscati.
Nella impossibilità di effettuare una analisi puntuale ed esaustiva di tutte le carte, ci si è limitati a visionare: materiale documentario di carattere generale; pratiche relative a beni eccedenti; alcune pratiche GEC.
Tramite decreto del 9 giugno 1939 il Credito fondiario dell’Istituto di San Paolo di Torino venne delegato dall’Egeli a gestire e vendere i beni ebraici situati in Piemonte ed in Liguria e ad esso trasferiti in base al rdl 9 febbraio 1939, n. 126 <1.
1 F. Levi (a cura di), Le case e le cose. La persecuzione degli ebrei nelle carte dell’Egeli 1938-1945, Compagnia di San Paolo, Quaderni dell’Archivio storico, Torino 1998, p. 49.
[...] Imperia urbani 11
Commissione con il compito di ricostruire le vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° dicembre 1998, Rapporto generale

[n.d.r.: singolare, invero, apprendere dallo stralcio che segue che Villa Zirio di Sanremo era stata proprietà di Hitler, ma in effetti nel dopoguerra la registrazione, intorno a Egeli, dei beni di diritto di ebrei e di cittadini stranieri, si accompagnò al sequestro di patrimoni in Italia di cittadini tedeschi]

Corrispondenza interna dell'Istituto (1940 - 1950)
81 unità
Corrispondenza tra il Servizio Gestioni Egeli dell'Istituto di San Paolo di Torino e le sue sedi e succursali, diversi Servizi interni, consulenti interni e esterni, le sedi con competenza sui beni liguri
Corrispondenza tra l'Istituto e le sue sedi e succursali (1940 - 1950)
51 unità
Corrispondenza tra l'Istituto e le sue sedi e succursali relativa alla gestione dei beni nemici per conto dell'Egeli
[...]  137 - Ventimiglia (1940 - 1946)
Succursale di Ventimiglia. Corrispondenza relativa alla gestione dei beni nemici, TFO, elenchi delle proprietà sequestrate nel territorio di competenza
[...]
Corrispondenza con consulenti diversi (1940 - 1949)
17 unità
Corrispondenza tra l'Istituto di San Paolo di Torino e consulenti diversi interni e esterni all'Istituto
155 - Agenzia Coromines (1941)
Corrispondenza con l'Agenzia Coromines circa il compenso per l'amministrazione di proprietà sequestrate nella zona di Bordighera
156 - Corrispondenza avv. Bellone (1940)
Corrispondenza con l'avvocato Aurelio Bellone presso l'agenzia di Alassio circa il sequestro di beni nemici
[...]
159 - Borfiga (1941)
Corrispondenza con Giovanni Battista Borfiga, collaboratore dei funzionari dell'Istituto circa la presa in consegna dei beni nemici nella provincia di
Imperia. Richiesta i concessione per la raccolta "dei frutti di eucaliptus globulus esistente nei parchi e giardini delle ville dei sudditi nemici di
Sanremo e Ospedaletti"
[...]
161 - Giustetto (1941 - 1946)
Corrispondenza con Mario Giustetto circa il compenso per l'amministrazione di proprietà sequestrate in provincia di Imperia
[...] 165 - Pedemonte (1941)
Corrispondenza con la Società Anonima A. Pedemonte & C. Succ. di Sanremo circa i servizi di intermediazione nelle locazioni degli stabili
[...]
Proprietà controllate in Liguria (1945)
9 unità
Elenchi di beni alleati controllati in Liguria corredati da relazioni sullo stato di condizione delle proprietà
[...]
5658 - Proprietà controllate - Imperia - da n. 1 a n. 1200 (1945)
Carte relative ai beni alleati gestiti dall'Egeli nella provincia di Imperia: elenchi delle proprietà controllate completi di dettaglio dei beni sequestrati, data di sequestro, ente sequestratario, relazione sullo stato di condizione della proprietà
5659 - Proprietà controllate - Imperia - da n. 1201 a n. 1500 (1945)
Carte relative ai beni alleati gestiti dall'Egeli nella provincia di Imperia: elenchi delle proprietà controllate completi di dettaglio dei beni sequestrati, data di sequestro, ente sequestratario, relazione sullo stato di condizione della proprietà
5660 - Proprietà controllate - Imperia - da n. 1501 a n. 1800 (1945)
Carte relative ai beni alleati gestiti dall'Egeli nella provincia di Imperia: elenchi delle proprietà controllate completi di dettaglio dei beni sequestrati, data di sequestro, ente sequestratario, relazione sullo stato di condizione della proprietà
5661 - Proprietà controllate - Imperia - da n. 1801 a n. 2100 (1945)
Carte relative ai beni alleati gestiti dall'Egeli nella provincia di Imperia: elenchi delle proprietà controllate completi di dettaglio dei beni sequestrati, data di sequestro, ente sequestratario, relazione sullo stato di condizione della proprietà
5662 - Proprietà controllate - Imperia - da n. 2101 a n. 2600 (1945)
Carte relative ai beni alleati gestiti dall'Egeli nella provincia di Imperia: elenchi delle proprietà controllate completi di dettaglio dei beni sequestrati, data di sequestro, ente sequestratario, relazione sullo stato di condizione della proprietà
5663 - Proprietà controllate - Imperia - da n. 2601 (1945)
Carte relative ai beni alleati gestiti dall'Egeli nella provincia di Imperia: elenchi delle proprietà controllate completi di dettaglio dei beni sequestrati, data di sequestro, ente sequestratario, relazione sullo stato di condizione della proprietà
[...]
Fascicoli nominativi (1937 - 1968)
4 unità
Fascicoli nominativi relativi alla gestione dei beni esattoriali
5777 - Bono Angelo fu Agostino. Appezzamento di terreno, Ventimiglia (s.d.)
[...]
Sequestri di beni non ancora eseguiti e revocati (1940 - 1948)
25 unità
[...]
Sequestri di beni germanici (1932 - 1969)
92 unità
255
Fascicoli nominativi contenenti corrispondenza, verbali e documentazione contabile relativamente a pratiche di beni germanici sottoposti a sequestro (in parte revocati). I fascicoli sono stati riordinati in ordine alfabetico di nominativo ma riportano la segnatura originale, composta da numeri di pratica e sigla della provincia, che probabilmente dettava l’originale criterio di conservazione (cfr. Indice dei nomi)
[...] 5863 - National Sozialistiche Volkswohlfarht. "Villa Zirio" di proprietà di Adolf Hitler, sita in corso Cavallotti n. 11, Sanremo (1945 - 1960)
[...]
5973 - 1° Imperia - 136-209 - 25 (1940 - 1950)
Fogli di contabilità del Credito fondiario (mod. 86 stab.) intestati a ciascuna pratica di gestione di beni nemici (dalla 136 IM alla 209 IM) e recanti data di registrazione, numero dell'articolo, partitario dare/avere per patrimonio netto, beni immobili, miglioramenti, mobilio, arredi ed effetti personali, macchine ed attrezzi, titoli, banche, depositi vincolati, profitti e perdite esercizi precedenti
5974 - 2° Imperia - 210-283 - 26 (1940 - 1950)
Fogli di contabilità del Credito fondiario (mod. 86 stab.) intestati a ciascuna pratica di gestione di beni nemici (dalla 210 IM alla 283 IM) e recanti data di registrazione, numero dell'articolo, partitario dare/avere per patrimonio netto, beni immobili, miglioramenti, mobilio, arredi ed effetti personali, macchine ed attrezzi, titoli, banche, depositi vincolati, profitti e perdite esercizi precedenti
5975 - 3° Imperia - 295-705 - 27 (1940 - 1950)
Fogli di contabilità del Credito fondiario (mod. 86 stab.) intestati a ciascuna pratica di gestione di beni nemici (dalla 295 IM alla 705 IM) e recanti data di registrazione, numero dell'articolo, partitario dare/avere per patrimonio netto, beni immobili, miglioramenti, mobilio, arredi ed effetti
personali, macchine ed attrezzi, titoli, banche, depositi vincolati, profitti e perdite esercizi precedenti
5976 - 4° Imperia - 706-859 - 28 (1940 - 1950)
Fogli di contabilità del Credito fondiario (mod. 86 stab.) intestati a ciascuna pratica di gestione di beni nemici (dalla 706 IM alla 859 IM) e recanti data di registrazione, numero dell'articolo, partitario dare/avere per patrimonio netto, beni immobili, miglioramenti, mobilio, arredi ed effetti personali, macchine ed attrezzi, titoli, banche, depositi vincolati, profitti e perdite esercizi precedenti
5977 - 5° Imperia - 861-1044 - 29 (1940 - 1950)
Fogli di contabilità del Credito fondiario (mod. 86 stab.) intestati a ciascuna pratica di gestione di beni nemici (dalla 862 IM alla 1044 IM) e recanti data di registrazione, numero dell'articolo, partitario dare/avere per patrimonio netto, beni immobili, miglioramenti, mobilio, arredi ed effetti personali, macchine ed attrezzi, titoli, banche, depositi vincolati, profitti e perdite esercizi precedenti
5978 - 6° Imperia - 1045-1222 - 30 (1940 - 1950)
Fogli di contabilità del Credito fondiario (mod. 86 stab.) intestati a ciascuna pratica di gestione di beni nemici (dalla 1045 IM alla 1222 IM) e recanti data di registrazione, numero dell'articolo, partitario dare/avere per patrimonio netto, beni immobili, miglioramenti, mobilio, arredi ed effetti personali, macchine ed attrezzi, titoli, banche, depositi vincolati, profitti e perdite esercizi precedenti
5979 - 7° Imperia - 1223-1506 - 31 (1940 - 1950)
Fogli di contabilità del Credito fondiario (mod. 86 stab.) intestati a ciascuna pratica di gestione di beni nemici (dalla 1223 IM alla 1506 IM) e recanti data di registrazione, numero dell'articolo, partitario dare/avere per patrimonio netto, beni immobili, miglioramenti, mobilio, arredi ed effetti personali, macchine ed attrezzi, titoli, banche, depositi vincolati, profitti e perdite esercizi precedenti
5980 - Fogli di contabilità - Imperia ( 1941 - 1944 )
Fogli di contabilità (mod. 28 stab.) relativi alla pratiche di gestione di beni nemici della provincia di Imperia dalla 136 IM 556 N alla 295 IM 1257 N conservati dal Servizio Ragioneria - Ufficio Contabilità Esecutiva
5981 - Fogli di contabilità - Imperia ( 1941 - 1944 )
Fogli di contabilità (mod. 28 stab.) relativi alla pratiche di gestione di beni nemici della provincia di Imperia dalla 297 IM 1244 N alla 784 IM 1768 N conservati dal Servizio Ragioneria - Ufficio Contabilità Esecutiva
5982 - Fogli di contabilità - Imperia ( 1941 - 1944 )
Fogli di contabilità (mod. 28 stab.) relativi alla pratiche di gestione di beni nemici della provincia di Imperia dalla 810 IM 1801 N alla 1056 IM 2406 N conservati dal Servizio Ragioneria - Ufficio Contabilità Esecutiva
5983 - Fogli di contabilità - Imperia ( 1941 - 1944 )
Fogli di contabilità (mod. 28 stab.) relativi alla pratiche di gestione di beni nemici della provincia di Imperia dalla 1113 IM 2485 N alla 1340 IM 3255
N conservati dal Servizio Ragioneria - Ufficio Contabilità Esecutiva
5984 - Fogli di contabilità - Imperia ( 1944 - 1967 )
Fogli di contabilità (mod. 86 stab.) relativi alla pratiche di gestione di beni nemici della provincia di Imperia dalla 219 IM 1081 N alla 1304 IM 3147 N
conservati dal Servizio Ragioneria - Ufficio Contabilità Esecutiva
(a cura di) Ilaria Bibollet, Iris Bozzi, Anna Cantaluppi, Erika Salassa, Op. cit.

Circa i beni sequestrati dal regime fascista a Mentone

Mentone

1. Territori francesi occupati (1936 - 1956)
108 unità
Fascicoli nominativi, fascicoli di contabilità particolare e elenchi descrittivi di beni riguardanti la gestione di beni nemici sequestrati presso territori francesi occupati (TFO) ai sensi del Bando di Mussolini del 31 agosto 1941 e all’ordinanza di Mussolini del 7 gennaio 1942.
Fascicoli nominativi (1936 - 1956)
66 unità
Fascicoli nominativi relativi alle pratiche di gestione dei beni sequestrati presso territori francesi occupati contenenti corrispondenza, verbali di sequestro e di restituzione e documentazione varia. I fascicoli sono stati riordinati in ordine alfabetico di nominativo ma riportano la segnatura originale composta da una sigla alfanumerica che probabilmente dettava l’originale criterio di conservazione (cfr. Indice dei nomi)
5669 - Alderson Edmondo. "Villa Marie Joseph" con giardino sita in viale Garavano n. 129, Mentone (1941 - 1944)
5670 - Allis Edward Phelps. "Palazzo Carnoles" sito in viale Maresciallo Pétain n. 24, Mentone; fabbricato ad uso albergo "Principe di Galles" con giardino sito in viale Maresciallo Pétain n. 49, Mentone (1940 - 1944)
5671 - Associazione Ortodossa Russa di Sant'Anastasia. "Casa Russa" con terreno sita in Regione Carnolét, Mentone; "Villa Innominata" con terreno sita in via Paolo Morillot n. 12, Mentone; casa della Chiesa Russa sita in via Paolo Morillot n. 16, Mentone; (1941 - 1944)
5672 - Beckett Godfrey Ernest. Villa "Mignonette" sita in salita Riviera n. 43, Mentone (1942 - 1943)
5673 - Boberge Elisabetta vedova Cooke Charles Edmond. Edificio e terreni siti in località Sorgio di Castellaro (la località era sita al confine del territorio occupato e faceva parte, prima della guerra, del comune di Castellaro) (1941 - 1943)
5674 - Boriè Adolfo. Villa "Fortuna" sita in viale Garavano, Mentone nn. 59-61-63-65; villa "Bluette" sita in viale Garavano, Mentone; appezzamenti di terreno, Mentone (1941 - 1943)
5675 - Brender Adelaide vedova Hedderly. Fabbricato rurale e appezzamenti di terreno siti in Regione Montegrosso, Mentone (1943 - 1944)
5676 - Broadbent George. "Casa di Loreto" sita in frazione Garavano, via Aurelia n. 73, Mentone (1941 - 1943)
5677 - Brown Arturo. "Villa Ausonia" con giardino sita in regione Garavano, viale Aristide Briand, Mentone (1942 - 1943)
5678 - Cameron Victoria. "Villa l'Etoile" e "Villa la Radieuse" site in via Rigaudis n. 17 e via Ciappe di Castellaro n. 15, Mentone (1942 - 1944)
5679 - Campbell Margareth. Casa in parte civile in parte rurale con terreni sita in regione Valle di Gorbio, strada di Gorbio n. 188, Mentone (1941 - 1943)
5680 - Campbell William. Villa "Rossa" con appezzamento di terreno, sita in via San Giacomo n. 1, Mentone (1941 - 1943)
5681 - Caroll of Carollton Susanna. Villa "Himalaya" sita in via Garavano n. 174, Mentone; villa "Avis" sita in via Garavano n. 176, Mentone (1942 - 1943)
5682 - Churchmann Elisabeth. L'ordinanza di sequestro dei beni è stata revocata essendo i beni sequestrati di proprietà degli eredi di Servetto Giacomo, e mai di Churchmann Elisabeth (1943)
5683 - Churchmann James. Appartamento sito in piazza San Giuliano n. 10, Mentone (1942 - 1943)
5684 - De Bourbell Raoul. "Villa West Bay" sita in strada Carnot n. 35, Mentone (1942 - 1943)
5685 - Dufly Gavan Philippe nata Custed Hariette. Villa "Montebello" con giardino, sita in località San Vincenzo, viale Garavano n. 43, Mentone (1941 - 1943)
5686 - Duncan John. Villa "San Giorgio" sita in via Pietro Micca n. 6, Mentone (1942 - 1943)
5687 - Edgelow George William. Villa "Primavera", sita in salita Riviera n. 35-37, Mentone (1942 - 1943)
5688 - Eyles Edward. Appartamento all'"Hotel National", sito in via des Terres Chaudes n. 5, Mentone; beni mobili presenti nella villa "Clous du Romangris", viale Garavano n. 91, Mentone (1942 - 1943)
5689 - Firbank Ethel. Villa "Les Ceries" con appezzamento di terreno, sita in strada Serre della Madonna, Mentone (1941 - 1943)
5690 - Godfrey Alicia. "Villa Lesley" sita in Valle del Carei, Collina dell'Annunziata, Mentone (1942 - 1943)
5691 - Greenwood Kerner. "Villa Olivette" con giardino sita in viale Garavano n. 153, Mentone (1942 - 1943)
5692 - Guimaraens Giorgio. Villa "San Giuseppe" sita nella Collina dell'Annunziata, quartiere Pioggero dei Carei, Mentone (1941 - 1943)
5693 - Haig Olivier. Villa "Ramornie" con dipendenza e giardino, sita in passeggiata Regina Astrid n. 11-13, Mentone (1941 - 1943)
5694 - Hambro Harold. Villa "Scott" sita in viale Garavano n. 47, Mentone (1941 - 1943)
5695 - Hankins Florence vedova Carson Kennet. "Villa El Patio" con terreno sita in Regione Vallata del Borigo, strada dell'Annunziata, Mentone (1936 - 1943)
5696 - Henderson Tait Mina vedova Scott Thomas. "Villa La Chaumière" sita in strada di Belvesasses n. 79, Mentone (1941 - 1943)
5697 - Hodson Glengariff Franco. "Villa Douglas" sita in via Maresciallo Pétain nn. 35, 37, Mentone (1942 - 1943)
5698 - Johnston Lawrence. "Villa Serra della Madonna" sita in strada Valle di Gorbio n. 220, Mentone (1941 - 1946)
5699 - Kenny Giuseppe. "Villa Les Maronniers" sita in via Riviera n. 47, Mentone (1942 - 1943)
5700 - Laughton Violette. "Villa Sunny Side" sita in strada Rigaudi n. 58, Mentone (1942 - 1943)
5701 - Lavroff Boris. Casa con terreno sita in Regione Valdanaud, Mentone (1942 - 1944)
5702 - Lethbrige, barone. "Villa Camberra" sita in collina dell'Annunziata, Mentone (1941 - 1946)
5703 - Lidderdale Lionel Atherton. Fabbricati rurali e appezzamenti di terreno siti in località Paraisa, Mentone (1941 - 1943)
5704 - Linton Caroline Anny. "Villa Ideale" con giardino sita in via Terre Calde n. 16, Mentone (1942 - 1943)
5705 - Lomako Gregorio, arciprete dell'Associazione Ortodossa Russa di Sant'Anastasia, abitante nella "Villa Innominata" con relativa dipendenza della Casa della Targa Latina (oggetto di sequestro), via Paolo Morillot n. 12, Mentone (1942 - 1944)
5706 - Malcolm Mac Pherson Alexander. Fabbricato con terreni siti in località Monte Grosso, Valle del Carei, Mentone (1941 - 1943)
5707 - Matthews Vittorio. "Villa Les Milles Feuilles" sita in via Cabrolles n. 94, Mentone (1942 - 1943)
5708 - Michell Walter. "VillaLes Rigaudis" sita in chemin des Rigaudis n. 15, Mentone (1943 - 1944)
5709 - Mills Herbert William. "Villa Japés" sita in viale Garavano nn. 118, 120, Mentone (1942 - 1943)
5710 - Moore Faith. "Villa Bellocchio" sita in viale Garavano n. 173, Mentone (1941 - 1943)
5711 - Moreton Wheatley Mabel Edith vedova Richard Francis Johnson, Hubbard Doroty nata Johnson. "Villa Sant'Anna" sita in via Cabrolles nn. 33, 35, Mentone (1942 - 1943)
5712 - Morgan Browne Beatrice vedova Fendall Carlo. "Villa Baousset" sita in strada di Castellaro, Mentone (1941 - 1943)
5713 - Neville Sidney Oswald. Alloggio sito in via Terre Calde n. 5, Mentone (1942 - 1943)
5714 - Potter Normand. "Villa Lou Mas" sita in via Vallaya n. 10, Mentone; "Villa Louise" sita in via Isola n. 5, Mentone (1942 - 1956)
5715 - Prance Carlo Herbert. "Villa Le Calme", fabbricato rustico e terreno siti in strada Val di Mentone n. 10 e Vieu Chemin de la Colle n. 12, Mentone (1942 - 1943)
5716 - Regan Catherine vedova Conway Howard. Casa con terreno sita in strada Ciappe di Castellero, Mentone (1943 - 1944)
5717 - Rendall Stanley. "Villa Stella Mare" sita in promenade du Midi n. 34, Mentone (1942 - 1944)
5718 - Renwick Edith Ellen. Appartamento sito in Regione Rigaudis, via Terre Calde n. 5, Mentone (1942 - 1943)
5719 - Ross Arturo. "Villa Mireille" sita in passeggiata Regina Astrid n. 15, Mentone (1941 - 1943)
5720 - Rudisch Wigglessorth Florence. "Chateau Bellevue" sito in via Riviera n. 48, Mentone (1942 - 1943)
5721 - Rumbold Giorgio. "Padiglione Marise" con autorimessa sito in viale Maresciallo Pétain n. 33, Mentone (1942 - 1943)
5722 - Samuel Robertson Honey nata Artless Frances Hunter. Villa "Isolabella" con appezzamenti di terreno, sita in frazione Garavano, strada Chemin Fleuri n. 1, Mentone (1941 - 1943)
5723 - Società della Chiesa Coloniale e Continentale di Londra. "Villa Christ Church"con appezzamento di terreno sita in Regione San Vincenzo, strada Sant'Anna, Mentone (1942 - 1943)
5724 - Società inglese per la propagazione del Vangelo, Hankey pastore evangelico. "Villa San John Parsonage" sita in via Pietro Micca n. 8, Mentone (1942 - 1943)
5725 - Sultherland Ress Filippo. "Villa San Luigi" sita in via Pietro Micca n. 4, Mentone (1942 - 1944)
5726 - Thompson e Lanyon. "Villa Casa Greca" via Riviera n. 50, Mentone (1942 - 1943)
5727 - Trench Frederich. "Villa Isam" sita in via Florette n. 15, Mentone (1942 - 1943)
5728 - Wallis John. "Villa Clos du Romangris" sita in viale Garavano n. 91, Mentone (1941 - 1943)
5729 - Walter William. "Villa Sud Pres" con terreno sita in frazione Garavano, via Aristide Briand n. 54, Mentone (1941 - 1943)
5730 - Watterfield Frederic. "Villa Clos du Peyronnet" sita in Mentone (1941 - 1943)
5731 - Wengeroff Wladimir. "Villa Butterfly" sita in Regione Rigaudis, strada dell'Albergo Nazionale n. 15, Mentone; "Villa Mascotte" Regione Rigaudis, strada dell'Albergo Nazionale n. 19, Mentone (1942 - 1944)
5732 - Weston Webb Bary. Villa con annessi fabbricati rurali siti in località La Tour de Baousset, Mentone (1941 - 1943)
5733 - Wills Ernest. "Villa Oiseau bleu" sita in via Marilot n. 4, Mentone (1941 - 1944)
5734 - Wrixon John, Dyce Murphy Ethel May in Wrixon. Casa "Miramonti" sita in via Riviera n. 74, Mentone (1942 - 1943)
Contabilità particolare (1942 - 1947)
39 unità
Fascicoli nominativi contenenti la contabilità particolare (mandati di pagamento, ordini di cassa, contabilità minuta) relativa a ciascuna pratica di gestione dei beni sequestrati presso territori francesi occupati. I fascicoli sono stati riordinati in ordine alfabetico di nominativo ma riportano la segnatura originale composta da una sigla alfanumerica che probabilmente dettava l’originale criterio di conservazione (cfr. Indice dei nomi)
5735 - Associazione Ortodossa Russa di Sant'Anastasia. Inventario iniziale al 16 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5736 - Boberge Elisabetta vedova Cooke Charles Edmond. Inventario iniziale al 17 febbraio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5737 - Brender Adelaide vedova Hedderly. Inventario iniziale al 13 luglio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5738 - Churchmann James. Inventario iniziale al 18 luglio 1942, inventario al 31 dicembre 1942, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1947)
5739 - De Bourbell Raoul. Inventario iniziale al 13 agosto 1942, inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5740 - Godfrey Alicia. Inventario iniziale al 20 gennaio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5741 - Henderson Tait Mina vedova Scott Thomas. Inventario iniziale al 21 ottobre 1942, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5742 - Hodson Glengariff Franco. Inventario iniziale al 27 luglio 1942, inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5743 - Holwood Clair. Corrispondenza (s.d.)
5744 - Laughton Violette. Inventario iniziale al 22 agosto 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1942, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5745 - Lavroff Boris. Inventario iniziale al 9 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5746 - Lethbrige, barone. Inventario suppletivo al 5 maggio 1943, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5747 - Linton Caroline Anny. Inventario iniziale al 12 novembre 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, situazione dei locatari debitori, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5748 - Lomako Gregorio. Inventario iniziale al 17 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5749 - Malcolm Mac Pherson Alexander. Copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5750 - Matthews Vittorio. Inventario iniziale al 19 agosto 1942, inventari al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5751 - Michell Walter. Inventario iniziale all'8 luglio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5752 - Mills Herbert William. Inventario iniziale al 2 marzo 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5753 - Moore Faith. Inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5754 - Moreton Wheatley Mabel Edith vedova Richard Francis Johnson, Hubbard Doroty nata Johnson. Inventario iniziale al 11 gennaio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5755 - Morgan Browne Beatrice vedova Fendall Carlo. Inventario iniziale al 2 aprile 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5756 - Neville Sidney Oswald. Inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5757 - Potter Normand. Inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1947)
5758 - Prance Carlo Herbert. Inventario suppletivo 23 febbraio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5759 - Regan Catherine vedova Conway Howard. Inventario iniziale al 9 luglio 1943, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5760 - Rendall Stanley. Inventario iniziale al 10 novembre 1942, inventario al 31 dicembre 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1943)
5761 - Renwick Edith Ellen. Inventario iniziale al 29 ottobre 1942, inventari al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, situazione dei locatari debitori, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5762 - Ross Arturo. Inventario suppletivo 23 febbraio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1947)
5763 - Società della Chiesa Coloniale e Continentale di Londra. Inventario iniziale al 14 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5764 - Società inglese per la propagazione del Vangelo, Hankey pastore evangelico. Inventario iniziale al 9 settembre 1942, inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità
minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5765 - Sultherland Ress Filippo. Inventario iniziale al 9 luglio 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5766 - Thompson e Lanyon. Inventario iniziale al 16 settembre 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1942, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5767 - Trench Frederich. Inventario suppletivo al 9 febbraio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5768 - Wallis John. Inventario iniziale al 7 settembre 1942 e suppletivo, inventario al 31 dicembre 1942, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, situazione dei locatari debitori, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5769 - Walter William. Inventario iniziale al 27 febbraio 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, situazione dei locatari debitori, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5770 - Watterfield Frederic. Inventario iniziale al 5 aprile 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1944)
5771 - Wengeroff Wladimir. Inventario iniziale al 11 giugno 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1943 - 1945)
5772 - Weston Webb Bary. Copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
5773 - Wills Ernest. Inventario suppletivo al 13 febbraio 1943, inventari al 31 dicembre 1942 e 1943, copia delle operazioni di giornale, conteggio interessi, riepiloghi, ordini di cassa e di pagamento, contabilità minuta, corrispondenza (1942 - 1945)
Elenchi di beni (1942 - 1943)
3 unità
Elenchi descrittivi di beni, corredati da corrispondenza relativa, inerenti i beni nemici in gestione presso territori francesi occupati 5774 - Fogli manoscritti ( s.d. )
Fogli manoscritti relativi alle pratiche di sequestro del TFO in Mentone
5775 - Schede riassuntive delle pratiche TFO ( 1942 - 1943 )
Schede riassuntive ("schedine rosa") delle pratiche TFO riguardanti i beni nemici in gestione nel comune di Mentone in ordine numerico di pratica dalla 1 alla 174 (con lacune all'interno) recanti nome e nazionalità dell'intestatario della pratica, autorità che dispose il sequestro, numero e data del decreto, ente sequestratario e istituto delegato alla gestione, località di residenza dei beni sequestrati, descrizione sommaria e valore dei beni sequestrati, data dell'inventario di prima impostazione e stato della conduzione o utilizzazione dei beni
5776 - Gestione beni nemici sequestrati in Mentone - Elenchi descrittivi (1942 - 1943)
Copie degli elenchi descrittivi dei beni e corrispondenza inerente le riparazioni eseguite a seguito di danni bellici. Le pratiche, in ordine di numero di sequestro, sono rilegate singolarmente per ciascun bene TFO gestito e riportano il nominativo, il numero di pratica TFO e il numero di sequestro.

(a cura di) Ilaria Bibollet, Iris Bozzi, Anna Cantaluppi, Erika Salassa, Gestioni Egeli - Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, III Inventario, Istituto San Paolo di Torino, Archivio Storico della Compagnia di San Paolo, Torino, 2014 

Mentone - Villa Maria Serena

2.3 L’Egeli e la sua struttura
A ulteriore riprova della centralità dell’aspetto economico vi fu il fatto che il decreto di novembre preannunciava anche l’emanazione di altre disposizioni per regolare con più precisione l’attuazione di quanto previsto dall’articolo 10 sopracitato. Infatti pochi mesi dopo fu emanata una legge di attuazione, quella del 9 febbraio 1939, Norme di attuazione ed integrazione delle disposizioni di cui all’art. 10 del R decreto legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, relative ai limiti di proprietà immobiliare e di attività industriale e commerciale per i cittadini italiani di razza ebraica. Il testo si componeva di 80 articoli suddivisi in una prima parte dedicata ai beni immobili dei perseguitati e in una seconda riguardante i beni industriali e commerciali, e venivano stabiliti limiti precisi che regolavano gli ambiti patrimoniali dei cittadini ebrei, determinati e regolati dallo Stato nei minimi dettagli.
[...] Nella seconda parte del decreto, invece, veniva istituito ufficialmente l’ente che avrebbe dovuto occuparsi dei beni sottratti: l’Ente di gestione e liquidazione immobiliare (Egeli), che ne avrebbe curato la gestione e la vendita per conto dello Stato, con sede a Roma, e dotato di un proprio statuto, al cui primo articolo si leggeva:
“È costituito, con sede in Roma, un ente denominato "Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare" (E.G.E.L.I.) col compito di provvedere all'acquisto, alla gestione ed alla vendita dei beni immobili eccedenti, a norma dei Regi decreti-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, e 9 febbraio 1939-XVII, n. 126, i limiti di patrimonio consentito ai cittadini italiani di razza ebraica. L'Ente ha personalità giuridica. Esso ha un fondo di dotazione di venti milioni, da stanziare, con provvedimenti del Ministro per le finanze, sul bilancio del Ministero stesso.” <337
Di fatto l’Egeli divenne il braccio operativo del fascismo nell’ambito economico e finanziario della campagna antisemita, con l’obiettivo di estromettere gli imprenditori di razza ebraica dall’economia italiana. Il consiglio d’amministrazione dell’Ente <338 era composto da figure di primo piano della politica e dell’economia di quegli anni, a ulteriore dimostrazione dello stretto legame tra la volontà politica e la prospettiva economica su cui nasceva e operava questa struttura.
In sei anni di attività sotto il fascismo l’Egeli ebbe tre presidenti e un commissario: dapprima vi fu Demetrio Asinari, che ebbe modo di seguire i lavori dell’ente per pochi mesi, a causa della sua scomparsa avvenuta poco dopo la nomina. A succedergli fu Cesare Giovara, senatore ed avvocato torinese, nominato nel 1939 e in carica fino al 1943, a cui avrebbe dovuto succedere il senatore Pietro Lissia, che tuttavia non si insediò mai, probabilmente per il precipitare degli eventi nell’autunno di quell’anno. A guidare l’Egeli nella sua seconda fase, quella della Repubblica sociale italiana, fu un commissario, Leopoldo Pazzagli, che ne diresse i lavori fino al termine del conflitto e alla Liberazione. <339
Dal punto di vista procedurale il decreto n. 126 stabiliva l’attuazione di un iter burocratico lungo e complesso, il quale prevedeva che i singoli cittadini dichiarati di razza ebraica sporgessero denuncia all’Ufficio Distrettuale delle Imposte presso il proprio comune di residenza. <340 A quest’ultimo spettavano tutti gli accertamenti del caso, e la successiva trasmissione della denuncia all’Ufficio Tecnico Erariale competente: le proprietà immobiliari degli ebrei, sia terreni sia fabbricati, con un imponibile superiore ai limiti fissati dal decreto del 17 novembre dovevano essere suddivisi in «quota consentita», che rimaneva in possesso dei legittimi proprietari, e in «quota eccedente», che veniva trasferita all’Egeli.
Lo statuto dell’Egeli prevedeva che ci fosse un indennizzo a favore degli ebrei espropriati: a fronte del trasferimento degli immobili all’Ente quest’ultimo doveva rilasciare speciali certificati triennali, con un interesse annuo del 4%; si trattava di titoli nominativi e trasferibili solo a persone di razza ebraica. I beni trasferiti all’Ente dovevano essere predisposti alla vendita “secondo un piano graduale di realizzo e in base a progetti annuali da approvarsi dal Ministro per le Finanze”, <341 e il ricavato, al netto delle spese, doveva essere versato alla Tesoreria centrale e investito nel debito pubblico.
[...]
5.3 L’Egeli nel dopoguerra
Con le nuove disposizioni l’Egeli continuò ad avere un ruolo centrale e, mentre nei territori della Repubblica sociale continuavano le confische, nella zona liberata, e in particolare con la liberazione di Roma, si fece pressante il tema delle restituzioni. Tuttavia la documentazione principale era stata trasferita a S. Pellegrino Terme e gli uffici romani non poterono far altro che svolgere un lavoro piuttosto limitato e circoscritto. Solo con la cessazione delle attività al nord, nel maggio 1945, l’attività dell’Egeli poté essere unificata sotto la guida del commissario straordinario Enrico De Martino, e la sede centrale fu riportata a Roma. Questa nuova fase prevedeva che l’ente si occupasse sia delle sottrazioni avvenute sulla base della normativa del 1938-1939, sia delle confische predisposte dalla Repubblica sociale italiana tra il 1943 e la Liberazione.
[...] chiusura dell’Egeli, che rimase in attività fino al 1957, quando fu commissariata per decreto ministeriale a cui fece seguito il decreto del 13 novembre 1958 con cui il Ministero del Tesoro era incaricato di liquidare l’ente attraverso l’Ufficio Liquidazione della Ragioneria Generale dello Stato.
Oltre ai beni, ai crediti e ai compendi vi erano ancora titoli e depositi presso le banche: molti dei beni bancari tra titoli di stato e titoli industriali, depositi di denaro e azioni erano ancora presso gli istituti che li avevano presi in gestione, poiché non erano mai stati rivendicati. Secondo i calcoli dell’epoca ammontavano a 4.000.000 lire tra depositi e titoli di Stato e 6.650 azioni industriali per i quali stava per andare in prescrizione la possibilità di chiederne la restituzione.
In merito ai beni non rivendicati anche l’Avvocatura dello Stato, con parere espresso nel 1960, ritenne che lo Stato avesse diritto alla proprietà dei beni espropriati “col decorso dei 10 anni dal 5 giugno 1946, data di entrata in vigore del decreto legislativo luogotenenziale n. 393 per la rivendicazione dei beni confiscati sequestrati o comunque tolti ai perseguitati per motivi razziali sotto l’impero del sedicente governo della Repubblica Sociale, rimanendo così liberato dall’obbligo di restituire il prezzo ricavato dalla vendita”. <857
[NOTE]
337 Lo Statuto fu approvato il 27 marzo 1939 e pubblicato sulla ‹‹Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia›› il 10 maggio successivo.
338 Nel primo consiglio d’amministrazione sedevano: il senatore Demetrio Asinari, in qualità di presidente; Ugo Sirovich, presidente di sezione della Corte dei Conti; il consigliere di Stato e senatore Giuseppe Mormino; il consigliere nazionale Michele Pascolato; Michele Delle Donne, primo presidente della Corte d’Appello di Roma; Raffaele Festa Campanile, ispettore superiore del Ministero dell’Agricoltura; il direttore generale del Commercio Erasmo Carnevale; Alessandro Baccaglini, direttore generale dell’Ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito; il consigliere nazionale e presidente della Federazione fascista proprietari e affittuari coltivatori diretti, Ettore Usai; il consulente per gli affari legali e finanziari della Confederazione fascista degli industriali, avv. Luigi Biamonti. Cfr. A. Scalpelli, L’Ente di gestione e liquidazione immobiliare: note sulle conseguenze economiche della persecuzione razziale, in Gli ebrei in Italia durante il fascismo, vol. 2, cit., 1961, p. 95.
339 Ivi, p. 96.
340 Secondo gli articoli 13 e 15 del decreto n. 126 la denuncia doveva essere presentata entro novanta giorni dalla sua emanazione.
341 Statuto dell'Ente di gestione e liquidazione immobiliare, artt. 13-14.
857 Parere dell’Avvocatura dello Stato del 23 marzo 1960 riportato ivi, pp. 293-294. Il parere dell’Avvocatura dello Stato riguardava anche le proprietà acquisite da terzi, i quali avevano facoltà di acquisire definitivamente la proprietà del bene di cui si erano impossessati illegittimamente, fatta salva la buona fede, dopo appena tre anni di possesso. Non è possibile sapere con quali modalità questi beni furono venduti e quanto il fu il ricavato.
Giulia Dodi, La spoliazione dei beni ebraici e l'attività dell'Egeli a Bologna e Ferrara, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, 2021

martedì 18 gennaio 2022

I partigiani, in Molini, bloccano tutte le strade e i bar

Una vista da Triora (IM), zona Cabotina, su Corte e Andagna, Frazioni del Comune di Molini di Triora - Fonte: Mapio.net

I tedeschi operavano periodiche e forti puntate verso l'interno della montagna.
Nel periodo [n.d.r.: fine aprile 1944] in cui la situazione nemica era quella sopra descritta, a «La Goletta» vi erano poco meno di trenta uomini.
Possedevano il seguente armamento: due mitragliatrici «Fiat»; un mitragliatore «OTCIS» (greco); una trentina di fucili; sessanta bombe a mano tedesche a lungo manico e una trentina di bombe a mano italiane; 5.000 colpi per mitragliatrici; 52 caricatori per mitragliatori; una media di quaranta colpi per ogni fucile; un mortaio da «45» con diverse casse di bombe per mortaio.
Il gruppo di Vittò [n.d.r.: "Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo] disponeva pure dei forti di Marta, dove vi erano depositi di bombe e munizionamento vario: materiale il quale, però, poteva essere preso solo quando i tedeschi non andavano essi stessi nella detta località.
Come si può dedurre da quanto sopra esposto, le modeste forze partigiane erano circondate da tutte le parti da forze di gran lunga preponderanti.
Per i partigiani l'ordine e il programma erano: «Eliminare con ogni mezzo il nemico, catturare il suo materiale e le sue armi, e sparire senza lasciar traccia».
II giorno seguente a quello dell'arrivo di Erven [n.d.r.: Bruno Luppi] e di Marco [n.d.r.: Candido Queirolo] a «La Goletta», dietro suggerimento di Erven vengono date istruzioni circa l'uso e la manutenzione delle armi e per una nuova organizzazione del gruppo (nomi di battaglia e suddivisione in squadre).
La sera del giorno stesso, anzi già a notte fatta, viene compiuta una prima azione contro i carabinieri di Triora. Vi partecipano Vittò, Erven, Tento, Marco, e quasi tutti gli altri partigiani del gruppo (fra cui «Serpe» [n.d.r.: Isidoro Faraldi, in seguito comandante del 1° Distaccamento del II° battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata], «Luciano», «Guido di Creppo» e «Guido di Cetta»).
In tutto sono circa una ventina; comandante del gruppo è Vittò.
I carabinieri, sorpresi nel sonno, vengono disarmati delle armi pesanti; si lasciano ad essi le pistole e le anni individuali.
I carabinieri sono lasciati nella caserma, con l'impegno, da parte loro, di lavorare alle dipendenze dei partigiani; il podestà di Triora viene ammonito, perché non proceda a requisizioni di bestiame o a dare esecuzione a ordini della repubblica fascista.
Alla sera il gruppo rientra a Cetta, dove i partigiani hanno il recapito presso la padrona dell'osteria, una donna chiamata «La Devota», che i partigiani, però, chiamavano «mamma», per l'aiuto che ne ricevevano (specialmente acquistavano da lei generi con tessere prese in azioni varie).
Molti sono i rischi che questa donna affrontò per aiutare i partigiani.
Si tenta poi un'azione contro gli uomini che sono di posto nelle casermette al Colle della Melosa. I partigiani, da una vedetta civile di Cetta, sono informati che circa 80 tedeschi percorrono la strada del Colle della Melosa, diretti verso la zona di Marta. Si portano sul posto, per assalirli; ma, valicata la cresta montana, si trovano a poca distanza dai tedeschi, su un pendio spoglio, battuto dai raggi lunari. Essendo impossibile la sorpresa, devono rinunciare all'azione, data l'enorme sproporzione di forze; e si ritirano incolumi.
A un certo punto, negli uomini di Vittò e di Tento vi è un momento di crisi, a causa delle difficili condizioni di vita. Alcuni, capeggiati dal partigiano Folgore, di 17 anni, genovese, vorrebbero trasferirsi in Piemonte, dove, a quanto si dice, la vita è meno scomoda. Ma uno solo va via, con un salvacondotto di Marco; gli altri si fermano, trattenuti anche da brevi parole di Erven, il quale fa capire come in Piemonte, per i partigiani, vi siano disagi e rischi non meno che in Liguria.
Il giorno stesso i partigiani si recano verso Realdo, per tentare una imboscata contro i tedeschi che, ingenere, salivano tutti i giorni al paese; ma quella volta, per caso, non salgono. I partigiani acquistano viveri in Realdo e in Gerbonte, e poi ritornano alle loro sedi.
Poco dopo, anzi il giorno successivo a quello della puntata in Realdo, i partigiani preparano un'azione contro la postazione «B8», situata sulla strada Andagna-Rezzo.
Alla «B8» vi sono undici uomini, di cui nove sono fascisti (militari dell'esercito di Salò) e due tedeschi. Intorno alla postazione vi è un campo minato, e vi sono cavalli di frisia.
L'azione avviene forse nei primi giorni del maggio 1944, o verso la fine di aprile. Vittò, Erven, Tento e Marco sono ancora tutti insieme.
In Molini «arruolano» Figaro. Entrano da un barbiere, per avere indicazioni. Il barbiere è Figaro (Vincenzo Orengo), che si aggrega ai partigiani, e se ne andrà insieme con loro. Figaro diventerà poi comandante del Battaglione «Mario Bini» (1° Battaglione della V Brigata).
I partigiani, in Molini, bloccano tutte le strade e i bar, per catturare i militari fascisti o tedeschi in libera uscita. Trovano solo un sergente della «B8». Da lui, Erven, Tento e Marco si fanno condurre alla «B8», mentre altri partigiani, rimasti in paese, prendono carte annonarie e materiale che i borghesi, dopo l'8 settembre, avevano sottratto alle caserme.
Quando i partigiani arrivano in prossimità della «B8», Folgore chiede di andare avanti agli altri. Va, tenendo due pistole puntate contro le spalle del sergente. Il sergente e Folgore arrivano a ridosso dei cavalli di frisia, ma non sentono l'alt della sentinella; entrano, mentre dietro a loro si precipitano anche gli altri partigiani. Trovano la sentinella addormentata, la disarmano, sfondano la porta, e catturano i restanti uomini della postazione. In tutto sono catturati 8 soldati repubblichini, più il sergente sorpreso in Molini, più due tedeschi.      
I partigiani, quindi, caricano il bottino di armi, munizioni, viveri e materiale da casermaggio su sei muli, appositamente requisiti in Andagna; poi portano il materiale e gli uomini a «La Goletta», dove arrivano in mattinata, essendo l'azione, comprese le marce, durata tutta la notte. «La Goletta», come si può capire anche da precedenti note, è una località a picco su Loreto.
Nella stessa giornata i partigiani decidono sulla sorte dei prigionieri; mancando vitto e altri mezzi, poiché i prigionieri non risultano responsabili di fatti gravi, vengono rimessi in libertà; ai tedeschi si dànno L. 100 a testa, e si lasciano andare; gli altri, quasi tutti studenti e quasi tutti lombardi, vengono vestiti con gli abiti laceri dei partigiani, i quali prendono quelli dei militari, vengono fomiti di carta di identità, e lasciati liberi, perché tornino alle loro famiglie.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, pp. 278-280
 
Nella notte sul 12 corrente, nel Comune di Triora, tre sbandati costringevano, sotto la minaccia delle armi, l'esercente della rivendita generi di monopolio Caprile Leonardo a consegnare loro tabacchi e cerini per l'importo di £. 1275, da essi rimborsato.
[...] Viene segnalato che gruppi di ribelli dai baraccamenti di "Cima Marta" e "Monte Grande" si sono spostati verso "Bregalla" e "Cetta", occupando case dei contadini della zona. Tali gruppi sarebbero comandati da un ex sergente maggiore, certo ZENTA [n.d.r.: Tento] Pietro, già appartenente alla G.A.F. del sottosettore di Triora.
[...] Fonte sicura segnala che preponderanti forze di ribelli, suddivise in bande di 30 uomini ciascuna, trovansi distaccate nella zona campestre tra Pigna, Cima Marta, Colle Ardente, Monte Saccarello - Molini di Triora. Il loro numero sarebbe di circa 2000. Sono armati di armi automatiche (mitragliatrici e fucili mitragliatori), di mortai da 45 e da 81, di mitra, di moschetti e di bombe a mano.
La dotazione di ogni banda sarebbe di una mitragliatrice con 1000 colpi, di due mortai da 45, con circa 50 granate e di un fucile mitragliatore con circa 1000 colpi. La dotazione individuale sarebbe di un fucile o moschetto con 5 o 6 caricatori e di tre bombe a mano.
In località Goina, in valle del Capriolo, frazione di Triora, si troverebbe una banda comandata da 3 ex ufficiali, che presidia le località di Verdeggia, Carneli e Realdo.
Ermanno Durante, Questore di Imperia, Relazione settimanale sulla situazione economica e politica della Provincia di Imperia, Al Capo della Polizia - Maderno, 15 maggio 1945

lunedì 10 gennaio 2022

Oggi sul petto di chi passò l’inverno sui monti è appuntato un simbolico nastrino

Primo da sinistra Ivar Oddone, Kim, terzo Giuseppe Vittorio Guglielmo, Vittò/Ivano - Fonte: Annalisa Piubello, Op. cit. infra

Chi canterà le  gesta dell’armata errante, l'epopea dei laceri eroi, le imprese dell’esercito scalzo, chi canterà l’anno di gloria e sangue trascorso sui monti? Chi enumererà la schiera di quelli che non scesero, dei tanti morti lasciati lassù, con nello spento sguardo l’ultimo bagliore del combattimento o l'ultimo spasimo della tortura? Chi tramanderà la lunga storia di imboscate e guerriglie, di battaglie e sbandamenti, di raffiche e cespugli, di fughe e assalti? 

I primi morirono. Ma non fu vano il tuo sangue, Cascione, primo, più generoso e più valoroso di tutti i partigiani. Il tuo nome è ora leggendario, molti furono quelli che infiammati dal tuo esempio s'arruolarono sotto la tua bandiera. E pure morì sotto il martirio nazista l'animatore di una delle prime bande a Baiardo: Brunati, il partigiano poeta. E la trista Germania inghiottì Lina Meiffret, prima partigiana. 

S'approssimava la primavera. Verso Rezzo era salito un uomo alto e flemmatico dall’occhio allucinante e dal vestito trasandato: il Curto. Verso Langan vagava un uomo tarchiato e biondo, dallo sguardo azzurro e freddo, magnetico e impassibile. Vittò. Intorno a ognuno d’essi si ingrossò la schiera. 

Chi canterà la spensierata audacia degli inizi, in cui ogni azione era una beffa, ogni arma conquistata un trofeo? Langan, nome glorioso, vedesti ingrossarsi le schiere, urlare l’entusiasmo, salire e scendere i camion gremiti ad ogni nuova azione, tra canti e sventolare di bandiere nella gloriosa primavera. Chi canterà la battaglia di Carpenosa, di come trenta uomini fermarono quattro camion carichi di tedeschi, chi canterà come Erven si coprì di ferite e di gloria a Sella Carpe e sfuggì per miracolo la morte riverso in un cespuglio? Con Marco [n.d.r.: Candido Queirolo] a Triora e Vittò a Langan è incerta per i tedeschi la via dei monti. 

Poi venne, giorno infausto, il tre luglio. I tedeschi ebbero il sopravvento sulle bande, i paesi furono invasi e saccheggiati. Chi canterà la gloriosa popolazione di Castelvittorio, i vecchi cacciatori di cinghiali insorti alla difesa del loro paese, che resistettero con tanto valore? Sotto i colpi di mortaio tutto sembra che si sfasci: l’impassibile Vittò si passa una mano sulla fronte: è la fine? No, gli sbandati si ritirano intorno a Vittò, su Marta, e l’agosto rivedrà la Brigata ricostruita, più organizzata, più potente.

Marco cade in un’imboscata nella trista Baiardo, ma un nuovo capo si è fatto avanti, un ragazzo dal coraggio di leone, dal corpo tarchiato, dalle prominenti ganasce: è Gino. Il suo distaccamento quasi inerme agli inizi in meno di un mese è il più amato della Divisione. I vili bersaglieri - carne venduta - cominciano a temere il suo nome.

Le armate delle nazioni unite liberano intanto tutta la Francia, avanzano verso il nostro confine. È l’ora di discendere? Non ancora, bisogna mordere il freno, comincia il lungo periodo dell’attesa mentre i cannoni alleati rombano vicini, verso ovest. Si inoltrino le colonne tedesche verso Baiardo, ogni cespuglio nasconde un mitragliatore pronto a far fuoco, i morti cadono fitti a mordere la polvere: fu questa la più grande imboscata della nostra storia partigiana.

Badalucco è contesa tra i tedeschi ed Artù - nome che suona terribile alle orecchie nazi-fasciste - e paga con la distruzione il suo patriottismo. Gino gareggia in audacia coi suoi uomini. Figaro e il francese Pierre primeggiano: una divisa tedesca basta per portarli nel campo nemico a compiere le più audaci imprese.

Poi sopraggiungono giorni tristi. Pigna cade: l'occhialuto Fragola, il cervello strategico della brigata, vive dieci giorni digiuno e nudo in una grotta. Upega vede la morte gloriosa del più leggendario di tutti i partigiani, del cavaliere senza macchia e senza paura, dell’eroe di mille imprese le più audaci: il Cion. I Partigiani laceri e scalzi prendono la via del Piemonte, passano i valichi nevosi del Mongioia.

Il partigianesimo in Liguria è dunque stroncato? No, continua negli attentati ai fascisti per le vie cittadine. Ecco allora che avvampa il tuo generoso furore, indimenticabile Aldo Baggioli, eroe bello e spietato, e ti porta sfidando ogni pericolo a scaricare il tuo revolver nel petto dei traditori. Dietro a te Riccardo socchiude l'occhio mefistofelico: i fascisti hanno paura, sanno che a uno a uno cadranno sotto il tuo piombo giustiziere. Ma purtroppo presto sospireranno di sollievo sapendoti caduto crivellato dalle raffiche sul prato di San Romolo.

Intanto la divisione è tornata sui monti di Liguria: gli orrendi bersaglieri di Ceriana e di Baiardo se ne accorgono ben presto. Ma comincia l’inverno, il duro inverno partigiano: la neve è nemica della guerriglia. Ma gli uomini di Gino e di Figaro non si concedono riposo. I fascisti e i tedeschi di Molini pagano cara ogni loro sortita.

Oggi sul petto di chi passò l’inverno sui monti è appuntato un simbolico nastrino. Striscia rossa in campo bianco: sangue sulla neve. L'attesa primavera s'avvicina a poco a poco: è il momento dell’attacco? Potremo stanare dalla trista Baiardo i vili bersaglieri? No, il momento non è ancora giunto, occorre ritornare. Ma non ritornerai tu, Cardù [n.d.r.: Riccardo Vitali, caduto a Baiardo il 10 marzo 1945, commissario del Distaccamento mortaisti della V^ Brigata], caduto serenamente con la fronte al nemico per le vie del paese.

Ancora una volta i partigiani prendono la via del Piemonte, per armarsi, vestirsi, rinforzarsi questa volta: poi scenderanno e allora sarà un succedersi d'imboscate, di colpi, di sparatorie in tutte le valli e su tutte le strade contro i nazi-fascisti scoraggiati e disorientati. Ma gli eventi precipitano, siamo vicini alla meta. Fu proprio quando mancavano pochi giorni al traguardo, che ti presero e ti uccisero, ultimo dei caduti nostri, Tenore [n.d.r.: Gualtiero Zanderighi, caduto il 22 aprile 1945 a Poggio di Sanremo, della V^ Brigata]. E dovette essere triste morire in un mattino d'aprile, mentre nell'aria era un presagio della prossima vittoria.

Italo Calvino, Ricordo dei Partigiani vivi e morti, articolo apparso sul numero 13 de La voce della democrazia, Sanremo, martedì 1° maggio 1945
 
 
 
[...] nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione il giovane sanremese [Italo Calvino] si era attivamente prodigato nell'opera celebrativa e propagandistica messa in campo dalle forze comuniste, attraverso alcuni scritti polemici e apologetici apparsi sugli organi della stampa locale, <13 e contribuendo all'allestimento di un volume collettaneo dal titolo quanto mai emblematico della volontà di testimoniare "a caldo" la drammaticità della lotta partigiana nell'imperiese: L'epopea dell'esercito scalzo. <14
Al terzo capitolo era stata affidata una lunga e dettagliata descrizione della «particolare configurazione geografica» e «fisico-demografica» del territorio, in relazione alla «peculiare posizione militare» - cruciale per la sua perifericità di frontiera - e come fattore determinante dell'«alta drammaticità» del conflitto, di cui restituiva un dato oggettivo il «numero altissimo di caduti» (una percentuale, tra partigiani e civili, tra le più alte «se non la più alta di tutta l'Italia»): un paesaggio «che è, nello stesso tempo, alpestre e marino» racchiuso in una «estensione limitata» di cui la «fascia marittima» - con la sua «caratteristica vegetazione mediterranea e sub tropicale» - occupa soltanto una «striscia di territorio» lungo la costa e cede subito il passo al paesaggio «alpino» (il 90% del territorio), con la disordinata altimetria dei rilievi coperti da fitte zone boschive nella loro progressione ulivi-pini-castagni. Una configurazione territoriale che, a causa anche della «deficenza notevolissima di ricchezza idrica», era sempre stata di ostacolo per lo sviluppo agricolo dell'interno, a fronte della particolare «agricoltura industriale» sviluppatasi a «fascie» lungo la costa, «dove la popolazione si addensa in una successione di cittadine ricche di giardini, di ville e d'alberghi», considerata anche l'assenza di un efficiente sistema di comunicazione tra la riviera e il suo entroterra (poche strade «soggette a interruzioni» e «frane», con ponti e ponticelli «facilmente ostruibili»). <15
Se da un lato il territorio, «per la sua struttura fisica», si era prestato benissimo alla «guerriglia», garantendo la possibilità di «attacchi improvvisi, di ritirate fulminee, di agguati e di resistenze su posizioni formidabili per natura», dall'altro lato aveva riservato «svantaggi altrettanto grandissimi»: la «povertà della regione» e la «mancanza di grossi centri industriali nelle immediate vicinanze» avevano reso difficili i rifornimenti in loco di viveri e armamenti, a fronte della «facilità, per un nemico ben attrezzato, di presidiare punti strategici determinati, controllanti i nodi stradali più importanti, in modo da impedire un contatto stretto e continuo fra le diverse bande di guerriglia operanti nella zona». Senza contare che la presenza di «centri minuscoli» aveva reso le attività cospirative ancora più rischiose di quanto non lo fossero già nelle grandi città, in quanto maggiormente presidiati dal nemico e, di conseguenza, sottoposti anche alla «continua offesa bellica alleata, sia navale che aerea».
E tuttavia il territorio era abitato da «gente forte e dura come le rocce delle sue montagne», gente che «conosce la gioia ed il tormento di un lavoro asperrimo, che è una lotta insonne contro la natura avara, e che dal lavoro ha tratto l'amore per la libertà». <16
Veniva dunque messa in risalto la stretta rete di condizionamenti reciproci che si erano venuti a creare tra quel particolare paesaggio (l'elemento fisico-geografico), la popolazione locale con il proprio «carattere» (l'elemento antropico-demografico), e la loro azione-reazione di fronte all'irruzione delle vicende successive all'8 settembre (il dato storico e politico-militare).
[NOTE]
13 Si tratta degli articoli Ricordo dei partigiani vivi e morti e Primo maggio vittorioso, pubblicati il 1° maggio 1945 su «La voce della democrazia», ed Epurazione, uscito lo stesso giorno sulle colonne de «La nostra lotta», organo della sezione sanremese del PCI. Di non certa attribuzione è invece l'articolo Ventimiglia apparso sull'organo della Divisione Felice Cascione «Il Garibaldino» (cfr. FERRUA, Opere giovanili di Italo Calvino, cit., pp. 56-57).
14 L'epopea dell'esercito scalzo, a cura di Mario Mascia, A.L.I.S., Sanremo, s.d., ma del 1945 (firmati dal giovane Calvino sono i capitoli su Castelvittorio paese delle nostre montagne, pp. 49-50 e Le battaglie del comandante Erven, pp. 235-244).
15 Ivi, pp. 27-32.
16 Ibidem.

Alessandro Ottaviani, «Qualcosa di gelosamente mio»: paesaggi della Resistenza nella narrativa di Italo Calvino, Academia.edu
 
Tuttavia non solo attraverso Pin l’autore [Italo Calvino] “si racconta” [n.d.r.: nel romanzo Il sentiero dei nidi di ragno]. Rileggiamo insieme il famoso capitolo IX, il capitolo “ideologico” tanto criticato <107, cui Calvino non ha voluto rinunciare. <108
Protagonisti di questo capitolo sono Kim, comissario politico, e Ferriera, comandante di brigata.
Benché Kim compaia solo in questo capitolo, l’importanza del personaggio è chiara fin da subito per il fatto che il romanzo è dedicato in primo luogo a lui. «A Kim, e a tutti gli altri», dice la dedica. Già da questo si comprende che c’è una verità storica di Kim, la quale tuttavia va decifrata nella sua complessità.
Vedremo come in Kim Calvino operi una fusione di tre persone distinte: in primo luogo se stesso, poi Nino Siccardi, nome di battaglia “u Curtu”, comandante della “Prima Zona Operativa Liguria” dai primi mesi del 1944, ed infine il commissario politico Ivar Oddone, nome di battaglia “Kimi”.
Asor Rosa è categorico nel dichiarare: «[Kim] trasparente travestimento dello stesso Calvino» (ASOR ROSA, A., 2009: 422), mentre Andrea Dini commenta: "Un protagonista forse difficile, per Calvino, da fermare sul foglio: e anche per questo per Kim il gioco delle identificazioni si fa molteplice. Kim è in prima istanza Calvino medesimo, visto che senza dubbio la ricerca di serenità del personaggio s’identifica con quella dell’autore del Sentiero; [...] Kim, infine, è il commissario partigiano Curto, che presta parte della propria fisionomia al personaggio e rivendica in tal modo una connessione. (DINI, A., 2007: 258)
Dini fa riferimento all’articolo firmato da Calvino, Ricordo di partigiani vivi e morti, pubblicato sul numero 13 de «La voce della democrazia» il 1º maggio 1945. Era appena finita la guerra e l’autore proseguiva “con altri mezzi” la lotta partigiana. C’è molta enfasi in questo scritto celebrativo, che però ci restituisce delle immagini importanti e insieme il clima del momento storico: "Chi canterà le gesta dell’armata errante, l’epopea dei laceri eroi, le imprese dell’esercito scalzo, chi canterà l’anno di gloria e sangue trascorso sui monti? [...] I primi morirono. Ma non fu vano il tuo sangue, Cascione, primo, piú generoso e piú valoroso di tutti i partigiani. Il tuo nome è ora leggendario, molti furono quelli che infiammati dal tuo esempio s’arruolarono sotto la tua bandiera. <109 [...] S’approssimava la primavera. Verso Rezzo era salito un uomo alto e flemmatico dall’occhio allucinante e dal vestito trasandato: il Curto. Verso Langan vagava un uomo tarchiato e biondo, dallo sguardo azzurro e freddo, magnetico e impassibile. Vittò. Intorno a ognuno d’essi si ingrossò la schiera". (CALVINO, I., 1945)
Trascuriamo per il momento la descrizione di Vittò che, come vedremo, nel Sentiero corrisponde al personaggio Ferriera e confrontiamo la descrizione del Curto, riportata sopra, e del Kim del Sentiero: «Kim è allampanato <110, con una lunga faccia rossiccia, e si mordicchia i baffi. [...] non è simpatico agli uomini perché li guarda sempre fissi negli occhi <111 come volesse scoprire la nascita dei loro pensieri». (CALVINO, 1991: 99)
Dunque i tratti fisiognomici di Kim sono effettivamente mutuati da quelli di Nino Siccardi <112, “u Curtu”, ma se dobbiamo invece stare a quanto scrive Ferrua, Kim è Ivar Oddone <113, “Kimi” <114, commissario politico della IV Brigata che a fine dicembre del 1944 diventa commissario della II Divisione Garibaldi «Felice Cascione» dove milita Calvino in questa fase:«S’è sovente pensato che Kim fosse l’autore camuffato, il porta bandiera dell’autore. Questi invece si cela dietro il personaggio di Pin e le idee di Kim son tanto di Calvino, quanto sono di Oddone, ovvero una somma di posizioni rispettive». (FERRUA, cit.: 169)
Ferrua dà credito a Calvino che nella Prefazione del ’64 parla del suo amico medico e ammette solo la comunanza ideale messa in evidenza anche da Ferrua, mentre rifiuta ogni identificazione con il personaggio, benché, come vedremo, con scarso successo.
Leggiamo un passo della Prefazione: "[...] nelle mie preoccupazioni di allora [c’era la] definizione di cos’era stata la guerra partigiana. Con un mio amico e coetaneo, che ora fa il medico, e allora era studente come me, passavamo le sere a discutere. Per entrambi la Resistenza era stata l’esperienza fondamentale [...] Il mio amico era un argomentatore analitico, freddo, sarcastico verso ogni cosa che non fosse un fatto; l’unico personaggio intellettuale di questo libro, il commissario Kim, voleva essere un suo ritratto; e qualcosa delle nostre discussioni d’allora, nella problematica del perché combattevano quegli uomini senza divisa né bandiera, dev’essere rimasta nelle mie pagine, nei dialoghi di Kim col comandante di brigata e nei suoi soliloqui". (CALVINO, 1991:1197)
In realtà in Kim c’è molto di Calvino stesso: «[...] la sua mente s’affolla di interrogativi irrisolti». (Ibid., 99) Tali interrogativi riguardano, sì, le ragioni della guerra, il perché si combatte da una parte o dall’altra, che senso abbia formare un distaccamento come quello del Dritto, insomma tutto quanto viene discusso con il comandante Ferriera - ciò di cui parleremo analizzando il personaggio di Ferriera stesso - ma gli interrogativi di Kim non sono solo politici, sono soprattutto esistenziali e sono gli stessi dell’autore, così come Kim finisce con assomigliare un po’ anche a Pin: "Kim cammina solo per i sentieri [...] I tronchi nel buio hanno strane forme umane. L’uomo porta dentro di sé le sue paure bambine per tutta la vita. «Forse, - pensa Kim, - se non fossi commissario di brigata avrei paura. Arrivare a non aver piú paura, questa è la meta ultima dell’uomo». Kim è logico [...], ma quando ragiona andando da solo per i sentieri, le cose ritornano misteriose e magiche <115, la vita degli uomini piena di miracoli. Abbiamo ancora la testa piena di miracoli e di magie, pensa Kim. Ogni tanto gli sembra di camminare in un mondo di simboli <116, come il piccolo Kim in mezzo all’India, nel libro di Kipling tante volte riletto da ragazzo. «Kim...Kim...Chi è Kim?...». (Ibid., 108).
Ritorna il senso del magico e del misterioso, che è anche di Pin; ritorna il simbolismo allucinato di Angoscia in caserma e l’interrogativo fondamentale: «Chi è Kim?», l’interrogativo sull’identità, l’interrogativo su di sé: "Perché lui cammina quella notte per la montagna, prepara una battaglia, ha ragione di vite e di morti, dopo la sua melanconica infanzia di bambino ricco, dopo la sua scialba adolescenza di ragazzo timido? [...] i suoi pensieri sono logici [...] Ma non è un uomo sereno. <117 Sereni erano i suoi padri, i grandi padri borghesi che creavano la ricchezza. Sereni sono i proletari che sanno quello che vogliono, i contadini che ora vegliano di sentinella ai loro paesi, sereni sono i sovietici che hanno deciso tutto [...] Sarà mai sereno, lui, Kim? <118 Forse un giorno si arriverà ad essere tutti sereni, e non capiremo piú tante cose perché capiremo tutto»". (Ibid., 108)
Anche Kim manifesta quella «rischiosa aspirazione di serenità» che per Pin consisteva nella speranza di trovare «il grande amico». La lettera a Scalfari già citata fornisce una chiave interpretativa fondamentale per intendere quel tanto di Bildungsroman che c’è nel Sentiero, in quanto ricerca e percorso individuale di guarigione da quella «ferita segreta per riscattare la quale combattiamo». (Ibid., 109)
Dovrebbe a questo punto essere chiara l’operazione di fusione tra le tre persone. Se i tratti fisiognomici di Kim sono mutuati da “u Curtu”-Siccardi e il ruolo politico-militare-ideologico da “Kimi”-Oddone, per il resto è lo stesso autore che si racconta, con le sue inquietudini, i suoi dubbi, le sue speranze, il suo passato.
Cosí come dovrebbe essere chiaro che Calvino è sia in Pin che in Kim, con una sorta di sdoppiamento che permette alle diverse parti dell’autore di raccontarsi. <119
Di piú semplice decifrazione ma non meno importante e autobiografica è l’altra figura del capitolo IX: il comandante Ferriera. È lui l’interlocutore di Kim nella discussione sulle ragioni della guerra e le valutazioni sul distaccamento del Dritto. Ferriera è una figura storica. In Ricordo di partigiani vivi e morti Calvino parlava di «un uomo tarchiato e biondo, dallo sguardo azzurro e freddo, magnetico e impassibile. Vittò». Nel Sentiero «Ferriera è tarchiato [...] ha due grandi occhi chiari e freddi che alza sempre a mezzo guardando di sottecchi». (Ibid., 99)
Il personaggio del romanzo riproduce fedelmente i tratti del Comandante Vittò <120 che nel dicembre del 1944 assume il comando della II Divisione d'assalto Garibaldi «Felice Cascione», nella I zona Liguria, dove combatte anche Calvino.
Di Ferriera Calvino mette in evidenza l’origine proletaria, le certezze ideali, l’efficacia militare: "Ferriera è un operaio nato in montagna, sempre freddo e limpido: sta a sentire tutti con un lieve sorriso d’assenso e intanto ha già deciso per conto suo [...] La guerra partigiana è una cosa esatta, perfetta per lui come una macchina, è l’aspirazione rivoluzionaria maturatagli nelle officine, portata sullo scenario delle montagne, conosciute palmo a palmo, dove può giocare d’ardire e d’astuzia". (Ibid., 99)
Con Kim Ferriera discute sul distaccamento del Dritto e che senso abbia la decisione di Kim di mettere insieme un gruppo tanto poco affidabile di uomini. Uomini che non hanno coscienza di classe, che non sanno bene perché combattono, ma che hanno - dice Kim - in comune con gli altri, tutti gli altri, anche i fascisti- «un furore», un elementare bisogno di riscatto umano.
La discussione serve a Calvino per chiarire i presupposti ideologici che stanno alla base della sua scelta di campo.
[NOTE]
107 A cominciare da Pavese, il quale nella lettura editoriale per Einaudi scrive: "Grande stonatura il capitolo del commissario Kim che ragiona sul distaccamento di carogne dov’è il ragazzo. Si rompe l’angolo di visuale del ragazzo, e quello di Kim non è ingranato nell’avventura, è un’esigenza intellettualistica". (CALVINO, 1991: 1243)
108 Sempre nella Prefazione del ’64 Calvino spiega: "Per soddisfare la necessità dell’innesto ideologico, io ricorsi all’espediente di concentrare le riflessioni teoriche in un capitolo che si distacca dal tono degli altri, il IX, quello delle riflessioni del commissario Kim, quasi una prefazione inserita in mezzo al romanzo. Espediente che tutti i miei primissimi lettori criticarono, consigliandomi un taglio netto del capitolo; io, pur comprendendo che l’omogeneità del libro ne soffriva [...], tenni duro: il libro era nato cosí, con quel tanto di composito e di spurio". (Ibid., 1189)
109 Non si dimentichi che l’autore chiese l’iscrizione al PCI quando seppe della morte di Felice Cascione, medico e partigiano, nonché autore nel 1943 del testo di «Fischia il vento», famosa canzone partigiana sulla musica di quella popolare russa «Katjusha».
110 Il corsivo è nostro.
111 Il corsivo è nostro.
112 Nino Siccardi, nato a Porto Maurizio (Imperia) il 25 febbraio 1902, era un macchinista navale. Giovanissimo socialista, era passato al Partito Comunista e per la sua attività di antifascista aveva dovuto riparare in Francia. Tornato in Italia nel 1936, sarà tra i primi organizzatori dei GAP di Imperia. Quando si costituiscono le prime Brigate Garibaldi, è "u Curtu" (il nome di battaglia era ironicamente in contrapposizione con la sua statura) e comanda la IX Brigata d'Assalto. Diventerà il comandante della Prima Zona partigiana Liguria. Dopo la guerra continuerà il suo impegno politico nel PCI e nell’ANPI.
113 Ivar Oddone, nato a Imperia il 26 ottobre 1923, era ancora studente in medicina quando, dopo l'8 settembre 1943, era entrato nelle file della Resistenza ligure. Per le sue doti di combattente e di organizzatore divenne, come dicevamo, commissario politico della II Divisione "Felice Cascione" e, successivamente, dell'intero gruppo di divisioni che operavano nella provincia di Imperia. Dopo la Liberazione, Ivar Oddone riprese gli studi, si laureò brillantemente e si dedicò agli studi di medicina del lavoro.
114 Interessante l’annotazione di Ferrua: «[...] la verità letteraria di Calvino con Kim supera la verità storica. Infatti, il partigiano si è scelto il nomignolo di Kim leggendo le vicende del ragazzo indiano creato da Ruyard Kipling. Ma questo nome di battaglia rassomigliava troppo all’abbreviazione di chilometro e risultava ostico a tutti in montagna, venne perciò corretto, diventando Kimi in tutti i documenti ufficiali».
(FERRUA, 1991: 168)
115 Il corsivo è nostro.
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117 Il corsivo è nostro.
118 Il corsivo è nostro.
119 Domenico Scarpa sostiene: «Pin, bambino precocemente invecchiato, e Kim, ragazzo precocemente maturo, sono le due opposte figure nelle quali l’autore del Sentiero si specchia e si sdoppia. [...] Ha notato Claudio Milanini che Pin e Kim non si incontrano mai. Forse non potevano incontrarsi: il loro incontro avviene fuori dal romanzo, nella persona che lo scrive, ed era la condizione necessaria perché fosse scritto: 'Il sentiero dei nidi di ragno è anche un’autobiografia implicita trasposta'» (SCARPA, D., 1999: 222)
120 Guglielmo Giuseppe Vittorio (comandante Vittò) nasce a Sanremo il 2 febbraio del 1916. Emigra giovanissimo in Francia per lavoro e, avendo già una radicata coscienza antifascista, si arruola nelle Brigate internazionali e combatte nella guerra di Spagna. Dopo la sconfitta della Repubblica, ripara in Francia attraverso i Pirenei. Internato in campo di concentramento, viene rimpatriato nel 1940. Condannato per renitenza alla leva, viene inviato sul fronte greco-albanese e successivamente a Creta. Rientrato in licenza nel ’43, salirà in montagna all'indomani dell'8 settembre dove, forte di un’esperienza di otto anni di guerra, organizzerà i primi partigiani. Il 25 Aprile 1945, al comando di circa 2000 uomini occupa Ventimiglia, Sanremo, Bordighera, Taggia e porto Maurizio. E' stato insignito di Medaglia d'Argento al V.M.

Annalisa Piubello, Calvino racconta Calvino: l'autobiografismo nella narrativa realistica del primo periodo, Tesi di dottorato, Universidad Complutense de Madrid, 2016

giovedì 6 gennaio 2022

Una raffica di mitragliatore proveniente da Cima Marta ci arrestò bruscamente

Cima Marta. Fonte: Mapio.net

"Nella notte del 23 u.s. [23 febbraio 1945] venivano segnalati reparti tedeschi a Carmo Langan, Graj, Cima Marta e colle Sanson. Sospettando che si  trattasse di un rastrellamento i Distaccamenti sono stati spostati a sud della rotabile Pigna-Rezzo. Il 24 u.s. il rastrellamento venne eseguito con molta organizzazione:  la  zona venne controllata da 4 gruppi provenienti da Graj e Colle Sanson. Verso le ore 15 del  25 u.s. 3 quadrimotori americani si aggiravano con insistenza sulla zona di Cima Marta. Alle ore 12 circa del 28 u.s. comparvero nuovamente 5-6 quadrimotori che effettuavano diversi lanci di materiale su Cima Marta. Tentando di raggiungere i paracadute, i garibaldini venivano attaccati e 6 di essi risultano dispersi. Da informazioni avute risulta che i lanci constano di 280 pacchi paracadute avente ognuno 1 quintale di materiale (Sten, mitragliatori,  munizioni, caffè, vestiario, scarpe, medicinali...). Si presume che questi lanci siano stati intercettati dai tedeschi in quanto essi hanno carpito una emittente destinata ai partigiani con relativo cifrario. Si fa, pertanto, richiesta di sospendere questi lanci che rafforzano la possibilità di resistenza del nemico". 
Dal comando [comandante Vitò/Ivano Giuseppe Vittorio Guglielmo] della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando [comandante Curto Nino Siccardi] della I^ Zona Operativa Liguria, documento IsrecIm, trascritto in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Aveva avuto un lancio la Cascione? Se ne parlava, si diceva anche che parte del materiale fosse stato sottratto dai tedeschi, che, in seguito a tradimento, parte della missione alleata fosse andata distrutta. Si collegava tutto ciò con la cattura e la fucilazione di un capo partigiano, ma erano voci confuse, come vaga era l'ipotesi ventilata allora di un invio di munizioni via mare.(*)
(*) La notizia del fallito lancio alla «Cascione» era purtroppo vera. Il campo di lancio era a Cima di Marta; all'annuncio del messaggio speciale, «Roberto fatti furbo», i partigiani avrebbero dovuto accendere dei fuochi a triangolo. I tedeschi vennero a conoscenza di tutti i dettagli della operazione, occuparono per tempo il campo di lancio e presero loro il materiale.
Gino Glorio (Magnesia), Alpi Marittime 1943-45. Diario di un partigiano - II parte, Nuova Editrice Genovese, 1980, p.190
 
[...] un giorno, Mario Tucìn capitò a un'ora insolita.
Aveva aria triste: e i tre non faticarono a capire che doveva esserci qualcosa di brutto in giro.
Infatti toccò a lui che da qualche tempo, a ogni visita lì nel bosco, non faceva che parlare con entusiasmo di lanci coi quali gli alleati promettevano ai partigiani armi, munizioni, equipaggiamenti, viveri e ogni altro ben di Dio, toccò a lui, raccontare: "Ieri i partigiani Natale, Nicola, Martin, Remo, Cunfin, Mario di Gerbonte e suo fratello Nino non hanno più fatto ritorno dalla cima di monte Marta. Erano andati con una squadra a ricevere il lancio; ma i tedeschi, informati chissà per quali vie, gli han tesa l'imboscata, e solo pochi sono ritornati vivi".
S'era trattato del primo e unico miserabile lancio alle formazioni garibaldine del Ponente ligure.
Fra i caduti, c'era anche l'anziano Cunfin, l'idealista che non aveva mai piegato alla dittatura [...]
Bruno Luppi [n.d.r.: comandante partigiano "Erven"], Saltapasti, La Pietra, Milano, 1979
 
Nella zona di Baiardo, Monte Ceppo e Cima Marta, verso il 20 febbraio 1945, venne effettuato un rastrellamento, compiuto da una quindicina di militi della compagnia di Sanremo della GNR al comando del tenente Giuseppe Salerno, da un reparto di bersaglieri, da Brigate Nere e da soldati tedeschi. Il rastrellamento durò circa una settimana senza che i nazifascisti riuscissero ad ottenere esiti positivi, fino al giorno in cui gli alleati fecero un lancio paracadutato di armi e di viveri a Cima Marta. Il lancio venne intercettato dai tedeschi e fascisti presenti in forze. I partigiani che raggiunsero la zona del lancio trovarono i nemici in attesa e dovettero abbandonare pressoché tutto il materiale e fuggire perché in evidente inferiorità numerica, lasciando sul terreno quattro compagni. L’episodio viene narrato dal partigiano Leo Anfosso (Pavia), dal cui racconto riportiamo un estratto: «Eravamo al 28 febbraio 1945, nell'ospedale della V^ Brigata, a Drondo (Triora). A Cima Marta ci fu un lancio di molti paracaduti. In tutta la zona non c'era alcun Distaccamento. La V^ Brigata era riuscita nei giorni avanti a rompere il cerchio che la stava per chiudere nella zona di Bregalla e si era portata a Badalucco. I Tedeschi ed i fascisti avevano compiuto rastrellamenti con cinque diverse colonne, ma non avevano agganciato alcun Distaccamento. Divorammo la strada che porta a Borniga e da lì prendemmo la mulattiera che porta a Cima Marta; dopo un'ora e mezza ci trovammo sotto la casermetta di Sanson, ormai vicino alla meta. Una raffica di mitragliatore proveniente da Cima Marta ci arrestò bruscamente. Nello stesso istante, dalla casermetta uscirono una dozzina di soldati armati. Lungo la strada militare avvistammo un gruppo di quattro soldati che, evidentemente, seguivano i nostri movimenti. Altri spari, frattanto, venivano dal campo di lancio e capimmo che i garibaldini erano stati attaccati. Ci ritirammo verso la frazione di Gerbonte per avere notizie di quelli che, saliti di là, avevano incontrato resistenza. Verso le ore 17 arrivarono Moraldo Giovanni e il maestro “Grinda”. Ci fornirono le prime notizie. Erano giunti al campo di lancio senza trovare nessuno, ma, mentre affaccendati si davano da fare per aprire i pacchi, furono improvvisamente attaccati ed allora dovettero cercare scampo nella fuga che la neve abbondante rendeva quanto mai problematica. Avevamo visto Natale Oddo (Saetta) cadere sotto una raffica mentre cercava di montare uno “Sten”, preso in un pacco, per sparare contro i Tedeschi. Al cadere delle tenebre mancavano ancora, oltre a Oddo, Giuseppe Pirozzini (Confino), Mario Di Blatto (Nicola), Mario Moraldo (Bosana). Giunsero Nino e Remo che ci avvisarono che Mario Moraldo, ferito alla coscia ed impossibilitato a proseguire, era nascosto vicino alla caserma di Cima Marta ed attendeva che nella notte andassimo a prenderlo con la barella. La delusione per il lancio perduto e per i compagni assenti, della cui sorte oramai incominciavamo a dubitare, ci demoralizzò moltissimo. Partimmo alla loro ricerca in venti verso le ore 23. A mezz'ora di strada dove era stato lasciato Mario, raffiche di “Sten” nell'aria, delle sentinelle tedesche, ci arrestarono. Eravamo in quel momento in sette, Petrin, Ernesto, “Leopardo”, Rinaldo Rizzo (Tito) - vice comandante della Divisione “F. Cascione” -, Ivar Oddone (Kimi) - commissario della stessa Divisione -, Nino, fratello di Mario, ed io. Ogni tanto le raffiche delle sentinelle che temevano agguati, ci mozzavano il respiro. Sprofondavamo nella neve fino alle ginocchia e faticavamo a proseguire. Eravamo oramai vicino al nostro compagno ferito, compimmo l'ultimo tratto strisciando, cauti, per non farci scorgere dalle sentinelle tedesche, in quella chiarissima notte di plenilunio. Mario ci guardava da lontano, non capiva che accanto a lui c'era il fratello, che c'ero io, io che volevo farlo respirare, io che volevo scaldargli le membra oramai più fredde della neve che le aveva accolte. E piangemmo io e Nino, senza ritegno, disperatamente. L'alba stava già per spuntare e bisognava raggiungere prima del far del giorno i compagni che ci attendevano in una zona più sicura.»
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, Edito dall'Autore, 2020

[ n.d.r.: altri lavori di Giorgio Caudano: Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021;  La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna,  IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, Edito dall'Autore, 2016  ]

I garibaldini ed i borghesi, quasi giunti alla loro meta nelle vicinanze di Sanson, furono fermati da alcune raffiche di mitra sparate dai tedeschi... i tedeschi uccisero 4 garibaldini della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni". Rocco Fava, Op. cit., Tomo I  

Giuseppe Martini. Nato a Mentone (Francia) il 7 maggio 1912, caduto a Gerbonte (Imperia) il 6 marzo 1945.
Durante il ventennio del regime, per il suo antifascismo, era stato più volte assegnato al confino di polizia, dal quale era ritornato malfermo in salute.
Ciononostante, dopo l'armistizio, Martin, com'era chiamato, accorse subito nelle file della Resistenza imperiese, partigiano combattente nel leggendario distaccamento di Candido Queirolo.
Durante un aviolancio di rifornimenti su Cima Marta, mentre i partigiani si apprestavano a sganciare le casse dai paracadute, furono sorpresi dai tedeschi.
Nel combattimento che ne seguì, Martini fu seriamente ferito, ma riuscì a sganciarsi e a rifugiarsi in una casera disabitata nei pressi di Gerbonte.
Rimase nel suo riparo quasi una settimana, contando che i nemici si fossero allontanati. Riprese le forze, si apprestava a tentare di raggiungere i suoi compagni, quando fu scoperto e circondato dai tedeschi che stavano effettuando un nuovo rastrellamento. Martin piazzò una mina antiuomo davanti all'ingresso del suo rifugio, si asserragliò nella casera e cominciò a sparare contro i nazifascisti fino a che non esaurì le munizioni.
Finiti gli spari, i primi due soldati tedeschi che si avvicinarono alla costruzione furono dilaniati dall'esplosione.
Martini uscì allora allo scoperto, lanciandosi a mani nude contro il nemico. Fu falciato da una raffica.
Redazione, Giuseppe Martini, ANPI, 25 luglio 2010

30 gennaio 1945 - Dalla Delegazione ligure delle Brigate d'Assalto Garibaldi al comando della I^ Zona Operativa Liguria -  Nella comunicazione si affermava che "...  gli aviolanci non sono avvenuti nella I^ Zona a causa della mancata conferma delle coordinate...".
10 febbraio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 110, al comando della I^ Zona Operativa LiguriaComunicava che "il comandante ed il capo di Stato Maggiore di questa Divisione si sono recati sulla costa per valutare la possibilità di ricevere materiale dal mare. Ciò si è rivelato impraticabile a causa della stretta sorveglianza dei nemici. Pertanto, l'unica via si dimostrano i lanci aerei. La zona che può dare maggiori garanzie a questo scopo è la zona di Alto: latitudine 44 ° 07 ' 53 ' '; longitudine 4 ° 28 ' 55' '  ".
13 febbraio 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione" al comandante "Ivano" - Scriveva che "in seguito al colloquio con l'ispettore 'Simon' [Carlo Farini] ed il commissario della I^ Zona [Operativa Liguria] 'Sumi' [Lorenzo Musso] si è concordato... La strategia militare è quella di creare una serie di azioni con brevissimi intervalli tra di loro: queste azioni avranno l'appoggio aereo da parte degli alleati...".
14 febbraio 1945 - Dal C.L.N.A.I. (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia) al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" - Venivano annunciati lanci diurni in Località Cima Marta a partire dal 1° marzo; era sottolineata la conseguente necessità di stendere 8 teli di colore bianco sul terreno destinato al lancio e di accendere il fuoco appena udito il rombo dei motori; veniva precisato che il giorno precedente al lancio Radio Londra avrebbe trasmesso una frase convenzionale. 
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit.