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venerdì 29 aprile 2016

Ventimiglia (IM) nella Resistenza: cenni

 
Zone di Ventimiglia (IM) prossime al Grammondo

Dall’inizio del mese di agosto la divisione Legnano, fino ad allora installata a cavallo dei dipartimenti del Var e delle Alpes-Maritimes, si ritirò nella penisola, ed alcuni suoi soldati provocarono degli incidenti al passaggio della frontiera di Ponte San Luigi: «I soldati intonarono “Bandiera Rossa”, molti salutarono col pugno alzato. Il generale Vercellino trasmise, a questo proposito, una circolare che incitava gli ufficiali a sparare per ristabilire l’ordine». <42. All’inizio di settembre fu la volta della divisione Emanuele Filiberto Testa di Ferro, che pose meno problemi nell’attraversamento di Ventimiglia e nella risalita della val Roja in direzione del colle di Tenda. Con l’annuncio radiofonico della capitolazione ad opera del maresciallo Badoglio, la sera dell’8 settembre, la situazione divenne caotica, poiché elementi della 201ª divisione costiera, che stazionavano nella zona di Mentone, ripiegarono in disordine su Ventimiglia con altri effettivi della 224ª divisione costiera precedentemente di stanza nella zona di Nizza, mentre il 7° Alpini assicurava la protezione del ripiegamento funzionando da retroguardia delle truppe che cercavano di raggiungere l’Italia attraverso col de Braus e/o le Corniches. Il generale De Castiglioni, comandante della divisione Pusteria dalla quale dipendeva il 7° Alpini, arrivò nella stazione di Ventimiglia con il treno proveniente da Roma il 9 settembre a mezzogiorno; decise di assumere il comando nella val Roja e provò a costituire una ridotta difensiva nella zona di Tenda, facendo leva sul 7° Alpini, e sui resti della 224ª e 201ª divisioni costiere: «Ordinai al colonnello Lorenzotti che rinforzasse la difesa degli accessi occidentali di Ventimiglia già da lui predisposta; che rimanesse col comando del 7° Alpini ed un battaglione a Ventimiglia fino al mattino del 10 settembre per riordinare i reparti rimpatrianti, disciplinarne il movimento ed avviarli tutti in Val Roja verso la zona di Tenda; che, a movimento ultimato, facesse saltare i ponti di confine sulla Cornice […] Il 10 settembre, volli riprendere contatto con le truppe per “tastarne il polso”. Ridiscesi perciò la valle Roja fino ad Airole: incontrai vari reparti costieri e territoriali che marciavano in disordine, affaticati e stanchi perchè non allenati alla marcia: marciava invece bene un grosso battaglione di reclute dell’89° fanteria; chiudevano la lunga colonna i reparti del 7° Alpini, in ordine e alla mano. Lorenzotti mi informò dell’avvenuto brillamento delle interruzioni di Ventimiglia che avevano bloccato l’inseguimento dei tedeschi sulla Cornice […]. Nelle prime ore dell’11 settembre venni chiamato al telefono dal Forte Alto di Tenda dal generale Gazzale, comandante della 201° divisione costiera ritiratasi dalla Liguria nell’alta Valle Tanaro; mi segnalava di essere giunto colà con pochi elementi; che le sue truppe ripiegavano dal Colle di Nava sul Tanarello in seguito a pressione nemica; che era opportuno io mi guardassi anche da quella parte» <43.
[NOTE]
42 M. BROCCHI, Relazione sull’occupazione italiana della Provenza, Ravenna 1945, p. 92.
43 Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma, cartella N° 2121/A/5, testimonianza del generale De Castiglioni raccolta nel luglio 1944 a Roma.

Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012) 
 
Ventimiglia (IM): la palestra ex G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio)

Il 25 Luglio del 1943 vengono tolte da un gruppo antifascista le insegne dalla sede del Fascio di Ventimiglia...
Dopo l’8 settembre 1943 le forze armate di stanza a Ventimiglia si sciolgono e le Caserme vengono abbandonate. Ne approfittano i nuclei della Resistenza per sabotare le armi pesanti ed asportare le armi leggere con relative munizioni portandole in montagna per armare distaccamenti partigiani in formazione, che si raccoglieran­no più tardi nella V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"].
Tutta la città è permeata dallo spirito di rivolta, che si diffonde anche fra i ragazzi delle Scuole dove, per iniziativa di uno scolaro, Rino Poli [Rino, che in seguito fece parte della V^ Brigata], la raccolta dei fondi «Pro Mitra» lanciata dalla Repubblica di Salò viene boicottata.
... e si formano i primi nuclei della Resistenza...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
Ventimiglia - Dal 25 luglio al 20 settembre 1943 rimane in carica il podestà Galleani di Sant'Ambrogio che da anni amministrava la città. Prima dell'8-9-1943 esisteva in Ventimiglia un presidio tedesco all'interno della Stazione F.F.S.S., ma con lo sbandamento delle truppe italiane della IV armata il presidio si ritira in San Remo. All'8 settembre la popolazione prende armi viveri e vestiari nelle caserme «Gallardi» e «Trossarelli». Contemporaneamente, i futuri dirigenti del fascio repubblicano locale Ferdinando Rey, Ugo Ughetto, Elio Piccioni, il generale della milizia Brandimarte (forse legionario col generale Franco nella guerra civile spagnola 1936-39) [n.d.r.: Brandimarte già efferato squadrista fascista a Torino all'inizio del triste ventennio; arrestato proprio a Ventimiglia, dove a quel dunque era solo di passaggio, nel secondo dopoguerrra] ed il commissario di P.S. Pavone insieme a reparti tedeschi raggiungono la città dove sbarcano dagli autocarri ed iniziano una occupazione totale. Da quel giorno, fino alla liberazione, vi instaurano la loro autorità indiscussa, coadiuvati nel governare dai predetti militi, che eleggono Ugo Ughetto commissario prefettizio della città (A.S.R.).
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Sono Elio Riello, nato a Ventimiglia il 10 luglio 1922 e sono stato arrestato a Ventimiglia il 21 maggio del 1944. Ero il segretario del costituendo Comitato di Liberazione, perché qui eravamo proprio in fase iniziale allora, si parlava poco dei partigiani e di altre cose. Sono stato arrestato dalla Guardia Repubblichina. Sono stato portato ad Imperia dopo un interrogatorio a Ventimiglia. Ad Imperia siamo stati alcuni giorni e poi siamo stati portati nel carcere di Marassi a Genova. Da Marassi dopo un po’ siamo stati trasferiti a  Fossoli... I tedeschi sono entrati in funzione solo dopo Mauthausen praticamente... [n.d.r.: a questo collegamento la testimonianza completa di Elio Riello sulla sua deportazione]
Redazione, Elio Riello, Lager e deportazione



... Peggau  era  uno  dei  cinquanta  sotto campi  di Mauthausen...  fu  completamente  evacuato  il  2  aprile  1945  e  i  deportati  in  grado  di  camminare  costretti  a  raggiungere  Mauthausen  a  piedi, nella  cosidetta  marcia  della  morte... I  superstiti  arrivarono  a  Mauthausen il  7  aprile  in  penose  condizioni.  Pochi  sopravvissero,  alcune  centinaia  i morti  di  questo  campo... Gli  italiani,  mescolati  a  qualche  francese  e  moltissimi  russi,  erano  non più  di  dieci  secondo  la  testimonianza  del  deportato  Elio  Riello... 

Rodolfo Ridolfi, Domenico Vanni sovversivo per la libertà, Edizioni Marradi Free News, 2011

Elio Riello: "... i punti fissi del costituendo Comitato di Liberazione di Ventimiglia erano il Cap. Silvio Tomasi, presidente, ed Elio Riello, segretario... Il costituendo C.L.N. di Ventimiglia, tramite il Baletti Emilio, aveva rapporti con il C.L.N. di Torino e precisamente con l'avv. Martorelli Renato. Nel frattempo il Cap. Tomasi aveva preso contatto con il Gruppo della Giovane Italia, operante attivamente soprattutto nella Stazione di Ventimiglia, i cui esponenti principali erano Muratore Olimpio e Rubini Alessandro. La Giovane Italia inoltre aveva fatto e continuava a fare azioni di proselitismo e cercava collegamenti con altri Gruppi che erano in azione, specie nella zona di Bordighera... Biancheri Antonio non era Capo del C.L.N. di Ventimiglia, ma uno degli esponenti maggiori della Resistenza a Bordighera... Tomasi Silvio era il capo del  C.L.N. di Ventimiglia..."
don Nino Allaria Olivieri, Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999

Ventimiglia (IM): la stazione ferroviaria

Nella stazione di Ventimiglia agisce un gruppo cospirativo di ferrovieri antifascisti. Il gruppo è scoperto nella primavera del 1944, molti patrioti vengono arrestati e alcuni sono deportati nei campi di concentramento od uccisi [...]
Essi sono: Ferrari Edoardo, cantoniere, ucciso al Turchino nell'eccidio del 19 maggio '44; Muratore Olimpio di Pasquale, alunno ferroviere, nato a Ventimiglia il 9-12-22 e deceduto a Mauthausen il 2-9-44; Palmero Giuseppe, manovale, deceduto a Fossoli; Rubini Alessandro di Carlo, capostazione di I^ classe, nato a Novara nel 1891 e deceduto a Mauthausen il 17-12-44; Lerzo Ernesto di Giuseppe, conduttore, nato a Genova il 15-11-1913 e deceduto a Mauthausen il 15-3-45; Pietro Trucchi di Sebastiano, conduttore, nato a Camporosso (provincia di Imperia) il 14-10-1912 e deceduto a Mauthausen il 2-3-45; Viale Eraldo di Nicola, operaio, nato a Ventimiglia nel 1911 e deceduto a Mauthausen il 4-3-45.
Da un promemoria riguardante Rubini Alessandro, fornito, come le notizie sopra trascritte, da Poli Rino tramite Biga, si estrae quanto segue: «Rubini Alessandro, nato a Novara il 4-11-1891, nel 1944 era capo­ stazione di l^ classe nella stazione FF.SS. di Ventimiglia. Fu arrestato il 23-5-44 per attività politica antifascista e quale appartenente al Comitato clandestino di Liberazione. Rimase nelle carceri di Imperia dal 23-5-44 al 28-5-44. Quindi fu detenuto a Genova (carceri di Marassi) dal 29-5-44 all'8-6-44. Successivamente fu a Fòssoli di Carpi, dall'S-6-44 al 21-6-44. Da ultimo fu a Mauthausen, fino alla data del suo decesso (17-12-44)».
Dalla stessa relazione nella quale il Poli espone i fatti di Ventimiglia si deduce che nella primavera del 1944 in frazione Ville [di Ventimiglia (IM)] si era formato un gruppo di patrioti, fra i quali vi era il Poli Rino. Una giovane donna, sfollata e abitante in frazione Ville con la famiglia, portò ai patrioti due pistole mitragliatrici: trasportò i pezzi smontati e le munizioni in diverse volte, avvicinandosi come se cercasse erba per le bestie.
I gruppi di giovani alla macchia, formatisi in quel tempo nella zona, erano parecchi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
... uno di questi, costituito da giovani ferrovieri nella Stazione Ferroviaria col compito di assicurare collegamenti, verrà più tardi scoperto ed i suoi membri arrestati e inviati in un campo di concentramento, dal quale non faranno più ritorno. 
Eccone i nomi:  Edoardo Ferrari, cantoniere - Giuseppe Palmero, manovale - Alessandro Rubini, capo stazione di I^ classe - Ernesto Lerzo, conduttore - Pietro Trucchi, conduttore - Eraldo Viale, operaio...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971 
 
I ferrovieri di Ventimiglia facevano parte non solo della "Giovane Italia", ma ancor prima di una rete clandestina regionale di ferrovieri con epicentro a Genova. Di più: secondo Paolo Paoletti, autore di "Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria" (Frilli - Genova, 2009), che riporta precise affermazioni proprio nel suo testé richiamato libro, la "Giovane Italia" o "Giovine Italia" era collegata, per l'appunto, anche ai Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria, organizzazione che vedeva il prof. Giuseppe Bottaro quale responsabile di tutte le formazioni militari "Giovine Italia" (dunque, erano diverse in regione); l'opera in questione riporta, inoltre, i dettagli delle relazioni della polizia ferroviaria (repubblichina) e della GNR (polizia politica) di Ventimiglia, fatte agli organi superiori in merito alle ampie denunce compiute dagli  infiltrati ed alla base della retata di maggio; altri aspetti, quale la tessera del V.A.I. di un noto patriota della zona, fanno supporre che altri antifascisti della zona, per loro fortuna non caduti in trappola, fossero attivi in tale contesto, ma non ci sono documenti per approfondire il tema. Tornando ai ferrovieri, il gruppo della città di confine doveva ostacolare il traffico di materiale bellico sia in Francia sia in Italia, essendo ritenuto imminente lo sbarco alleato e doveva occupare militarmente la stazione ed un tratto della linea ferroviaria, per preservarli da sabotaggi delle truppe nemiche durante la prevista evacuazione. Nell'atrio della stazione ferroviaria Porta Principe del capoluogo ligure la lapide che commemora i quarantacinque ferrovieri caduti nella Resistenza annovera anche i colleghi martiri di Ventimiglia. Di questi ultimi è emblematica la figura di Giuseppe Palmero, nato a Ventimiglia il 3 giugno 1924, ivi residente, celibe, che, catturato a Bordighera il 23 maggio 1944, dopo l'inevitabile passaggio per le carceri di Oneglia, arrivò nel campo di transito di Fossoli dopo il 6 giugno 1944, ricevendo la matricola 1422. Venne fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 nel corso di una strage voluta dalle SS naziste come rappresaglia dalle oscure motivazioni, così come non decifrabili risultano tuttora i criteri di selezione dei condannati. Di quel manipolo di coraggiosi ferrovieri si salvò, invero, l’alunno d’ordine Filippo Airaldi: riuscì dalle parti di Bolzano ad evadere e a lanciarsi dal carro merci che trasportava diversi detenuti in Germania; aiutato da colleghi, tre mesi dopo faceva rientro in provincia di Imperia; arrestato ancora due volte, tornò ogni volta a combattere insieme ai partigiani in montagna. Il capitano Silvio Tomasi, già partecipe alla tragica campagna di Russia dell'ARMIR in seno all'89° Reggimento di Fanteria Salerno, di stanza per l'appunto a Ventimiglia, della Divisione Cosseria, prigioniero a Fossoli, deportato a Mauthausen e là deceduto, era anche un membro del C.L.N. di Bordighera, del primo C.L.N. di Bordighera. Di questo Comitato vennero arrestati in quel periodo anche Ettore Renacci, anch'egli deceduto nell'eccidio di Cibeno, e Tommaso Frontero, il quale ultimo, transitato anche lui da Fossoli, invece sopravvisse alla terribile esperienza dei lager nazisti. Cadde nella Resistenza un altro ferroviere operante a Ventimiglia, Bruno Cianetti, capo squadra manovra, fucilato, come indicano alcune fonti, a Pigna il 2 settembre 1944. 
Adriano Maini  

[…] uno scritto che dietro mia richiesta è stato gentilmente preparato dal dottor Ilo Martini, ex ufficiale dell’esercito, nominato Comandante della Divisione SAP “G.M. Serrati”. Lo scritto ciclostilato è intitolato Appunti, memorie e ricordi del Comandante Ilo Martini (Rolando) e porta la data dell’ottobre 1969: […] In primavera [del 1944] mi recai verso Arma di Taggia ove, tramite il CLN provinciale e quello locale, era stato fissato un incontro con il comandante ed il commissario di quel gruppo di azione partigiana […] Era importante prendere accordi sul piano operativo, coordinando le azioni con il CLN locale, il CLN provinciale, il Comando di zona delle formazioni partigiane e il nostro Comando Divisione “G.M. Serrati” […] Insistetti sulla necessità dei collegamenti zonali e settoriali, oltreché centrali, e diedi le istruzioni per prendere contatto con le formazioni di Sanremo, Bordighera, Ventimiglia, Riva e San Lorenzo, sino ad Imperia. Diedi incarico di organizzare un incontro con il Comando delle formazioni SAP di Sanremo e con quello di Bordighera e di Ventimiglia-confine. Fu anche ipotizzato un incontro con le forze operanti sulla costa francese di Mentone e Villafranca sino a Nizza […]” 
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

Il 30 aprile 1944, Maffini fu inviato in missione speciale in Francia, per un servizio di controspionaggio: avrebbe dovuto scovare spie dell’Ovra e delatori che operavano in Haute Savoie. Individuato dalle autorità elvetiche non poté più rientrare alla base; riuscì comunque a far passare, via filiera (Belluno), le notizie richieste.  
Da questo momento Maffini ritornò in Francia, la sua missione in Italia era finita, ha dichiarato di avere atteso per otto giorni alla frontiera di Ventimiglia la guida che lo doveva aiutare a superare il confine: con lui c'era anche una famiglia di ebrei. <479
479 A. Bechelloni, M. Astolfi, Darno Maffini raconte, op. cit., p. 53.
Eva Pavone, Gli emigrati antifascisti italiani a Parigi, tra lotta di Liberazione e memoria della Resistenza, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Firenze, 2013
 
Intanto nell'entroterra si moltiplicano le azioni di guerriglia da parte dei gruppi partigiani formati in preponderanza da Ventimigliesi...
Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi.
Ecco le principali missioni del gruppo... [vedere a questo link]
6) a seguito di queste ed altre minori azioni, la sede del distaccamento veniva individuata dal Comando Tedesco e il Comando Partigiano decideva allora di spostarla oltre confine, sul pendio ovest del Grammondo in località Alborea [o Albarea] del Comune francese di Sospel, ... vengono imprigionati a Sospel, selvaggiamente torturati, massacrati...
[n.d.r.: un resoconto, comunque non esaustivo, della strage nazifascista di Sospel è riportato a questo link]
I superstiti, diversi dei quali feriti [tra i quali] Lippolis [Pietro Morgan Lippolis], curato dai Fratelli Maristi), passano a far parte di altre unità partigiane...
Nell'agosto 1944, a seguito dello sbarco sulle coste di Provenza delle truppe alleate, che ben presto liberavano interamente il Dipartimento di Nizza attestandosi sul nostro confine, i nostri partigiani prendevano contatto via terra e via mare (si veda la relazione sulla «Missione Corsaro») con i Comandi Alleati e gli appartenenti alla resistenza cominciarono a passare in numero sempre crescente la frontiera per arruolarsi nelle formazioni alleate e poter cosi più attivamente contribuire alla liberazione. 
Oltre ai partecipanti alla scuola sabotatori, di cui si fa cenno nel resoconto della «Missione Corsaro», furono parecchie decine i Ventimigliesi passati in Francia e incorporati nelle unità alleate.
Molti dei Ventimigliesi incorporati nelle unità alleate unita­mente a numerosi partigiani parteciparono alla fine marzo 1945 con le truppe alleate alla sanguinosa battaglia dell’Aution, che terminava con la cacciata delle truppe tedesche dal Bacino del Roia...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
La zona Nervia di Ventimiglia fotografata dalla collina di Collasgarba qualche giorno dopo il bombardamento del 10 dicembre 1943 - Fonte: Silvana Maccario 
 

10 dicembre 1943, venerdì
Prima incursione aerea su Ventimiglia, alle ore 13,30 circa. Prima è stato sorvolato e bombardato il ponte sul Nervia, verso Vallecrosia. Il ponte è rimasto intatto, ma sono state mietute molte vittime.
Pochi minuti dopo, altro stormo di aeroplani, circa 26, che ha colpito le Gianchette, in via Tenda. Le vittime, fra un posto e l’altro, oltrepassano il centinaio. Il frantoio, la casa Palmero e tutte le case vicine sono state rase al suolo.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988 

"... stavamo ritornando a casa ed eravamo giunti all’inizio del rettilineo che porta al cavalcavia di Nervia quando avvertimmo il rombo degli aeroplani. Alcuni passanti ci gridarono di toglierci dalla strada e di gettarci al riparo in una cunetta. E così facemmo. Coricati sulla schiena, vedemmo le fortezze volanti sorvolare Monte Agel, quello sopra Mentone, e puntare dritto. Era la direzione sempre seguita, ma stavolta vidi staccarsi da sotto le carlinghe dei cilindri d’acciaio e venire giù come piombi. Poi scoppiò l’inferno e non ho capito più niente… Gli scoppi cessarono all’improvviso e la terra smise di tremare. Una gran nube si levava dalle case di Nervia e molta gente correva per portare soccorso mentre altri fuggivano in senso inverso per allontanarsi dalle case diroccate… Nervia non c’è più. Tutte le case sono distrutte. I morti non si contano. Nell’ospedale di Ventimiglia i feriti vengono distesi a terra su materassi."
Marino Cassini, I Ricordi di Cirò, Il Grappolo, 2000 
 


L'opuscolo Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia..., Op. cit., dipinge, altresì, sempre in riferimento agli abitanti di Ventimiglia (IM), un quadro esauriente riferito alle vittime civili di guerra (spiccano le tragiche conseguenze dei terribili bombardamenti aerei del 10 dicembre 1943 sulla zona Nervia, a levante, e sulla zona Gianchette, poco a ponente del centro urbano), ai caduti militari sui vari fronti, ad altri caduti civili per altri fatti di guerra, ai caduti civili per azioni naziste, ai deportati politici, agli internati militari nei campi tedeschi e ad altri aspetti importanti di quel drammatico periodo.
Adriano Maini
 
In montagna, su per giù nel periodo stesso in cui vi sale Don Micheletto, vi si trasferiscono pure, per entrare fra i partigiani, col consenso e l'appoggio del loro maresciallo, i carabinieri di Ventimiglia, portandosi armi e bagagli.
Il maresciallo, rimasto in Ventimiglia con lo scopo di difenderli, verrà deportato in Germania, sebbene avesse quattro figli ancora piccoli.
La famiglia del maresciallo abitava in Camporosso.
Anche il maresciallo e la di lui moglie avevano esortato Don Micheletto a non presentarsi nell'esercito di Salò ed a recarsi in montagna.
Giovanni Strato, Op. cit. 

Fine ottobre 1944 - La "diaspora"
A proposito di "diaspora", parola nata per indicare la dispersione nel mondo del popolo ebraico, qualcuno è in grado di ricordare adeguatamente gli ebrei ventimigliesi scomparsi nel nulla? Io ho in memoria un nome sicuro: i fratelli Bassi [n.d.r.: invero - vedere anche infra - si trattava di padre e figlio: Ettore, il padre, e Marco, il figlio], merciai in via Cavour, ed uno incerto: il dottor Geva, con studio all'inizio di via Cavour [...]
Renato Pastorino, "Flashes" di guerra 1940-1945 in Renzo Villa e Danilo Gnech (a cura di), Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra (con la collaborazione di Danilo Mariani e Franco Miseria), Comune, Studio fotografico Mariani, Dopolavoro ferroviario, Ventimiglia, 1995
 
Motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana al partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morto a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944 -  Val Gavano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria". 
da documento IsrecIm in Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Con  decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1994, vistato dalla Ragioneria centrale in data 7 novembre 1994, n.  277/G, e'  stata  concessa la seguente ricompensa al valor militare "alla memoria" per attivita' partigiana:
Croce
Gaggero Davide, nato il 15 febbraio 1910 a Ventimiglia. Vicecomandante di brigata "D.  Novaro" SAP, temerario nelle sue azioni, amato dai suoi gregari, sempre primo nel pericolo, con sorprendente rapidita' con  due suoi compagni di lotta, riusciva a disarmare una parte dei soldati tedeschi del treno armato, dislocato nella stazione ferroviaria di Diano Marina. Al termine della riuscita operazione i tre garibaldini, coi prigionieri, venivano intercettati da altri tedeschi che intimavano loro di arrendersi. Rifiutata la resa, nell'impari lotta che ne seguiva, trasformatosi in un corpo a corpo, sopraffatto da numerosi nemici, il Gaggero soccombeva falciato a bruciapelo da una raffica. Esempio di coraggio, di fede, di eroismo garibaldino. - Diano Marina, 25 aprile 1945. 
Ministero della Difesa, Comunicato, Ricompense al valor militare per attivita' partigiana (GU n.155 del 5-7-1995)
 
 
Fonte: Fondazione Gramsci       
 
 
I partigiani della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" entrano in Ventimiglia liberata - Foto in Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, qui ripresa da Rete Parri

 
Motivazione della medaglia d'argento concessa alla memoria di Livio Duce. Dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana di giovedì 15 gennaio 1948

Altre fonti possono integrare ed ampliare questa panoramica, su altre situazioni, sulle interazioni con mirate azioni alleate, sui bombardamenti terrestri e navali degli alleati, sulle stragi compiute dai nazisti (Grimaldi, Torri, Ciotti, Latte), su altri partigiani, su altri antifascisti, su altri uomini deportati, sulla faticosa strada per costituire il C.L.N. Come, ad esempio, su Livio Duce, maggiore dei carabinieri caduto in Grecia in combattimento contro i tedeschi, o sui commercianti ebrei Bassi, Ettore, il padre, e Marco, il figlio, benefattori non solo degli ebrei stranieri in fuga, a causa delle Leggi Razziali antiebraiche del 1938, tramite Ventimiglia e zona verso la Francia nel periodo 1938-1939, ma anche benemeriti della città e del comprensorio, i Bassi, arrestati a Ventimiglia il 26 novembre 1943, incarcerati a Milano e deportati ad Auschwitz, da dove non fecero più ritorno.
Adriano Maini

Ventimiglia (IM): Monumento ai Caduti per la Libertà

Ieri mattina una folla commossa ha dato l'estremo saluto a Luigi Lorenzi, 80 anni, di Latte, frazione di Ventimiglia, floricoltore, partigiano, noto con il nome di «Luigiò». Al suo funerale svoltosi in forma civile una folla immensa di ex commilitoni, rappresentanti di associazioni partigiane, non solo di tutta la provincia, ma anche provenienti dal Basso Piemonte: Boves, Cuneo e San Dalmazzo.
[...] «Forse 'Luigiò' non sarebbe soddisfatto di tutto questo clamore», sottolinea un amico. Lorenzi, che fino all'ultimo ha lavorato nella sua campagna, è stato stroncato in pochi giorni da un aneurisma. Era un personaggio della Resistenza, conosciuto non solo della zona. Pieno di umanità, sempre disponibile per aiutare i più deboli ed esposti ai pericoli della guerra. Negli anni della Resistenza era stato in continuo contatto con le due divisioni che operavano in provincia: la «Cascione» e la «Bonfante». «Non faceva distinzione di fede politica se qualcuno doveva passare la frontiera clandestinamente. Ebrei, antifascisti, perseguitati trovavano in lui l'amico e salvatore». Ha operato durante tutto il periodo che va dal 1943 alla fine dell'ultimo conflitto mondiale, nelle Sap, unità della Resistenza che operavano all'interno della città. Sposato, lascia una figlia e due nipoti. «Non ha mai smesso fino all'ultimo di essere un altruista - dicono di lui chi lo conosceva bene. Con 'Luigiò' scompare una delle figure più significative di quel tragico periodo». Nel dopoguerra aveva continuato nella vita a essere un generoso, agendo nell'ombra e non cercando mai posizioni di prestigio o di primo piano. A Boves, e in altri centri piemontesi e liguri, inviava gratuitamente i suoi fiori in occasioni di cerimonie per l'anniversario della Liberazione o di altre ricorrrenze legate alle Resistenza. A Latte non si era mai vista tanta gente. «Resterà nella memoria di tutti - dicono alcuni amici - come il simbolo della solidarietà umana, dove nessun interesse né politico né di lucro ha mai avuto spazio». Convinto comunista, non aveva, però, prevaricato con le sue idee né imposto le sue convinzioni.
Italo Merlo, Passeur per la Resistenza, La Stampa, 26 maggio 1990

sabato 15 agosto 2015

I partigiani martiri dell'Albarea

Sospel - Fonte: Mapio.net

Nella primavera del '44 in frazione Ville a Ventimiglia (IM) si era formato un gruppo di patrioti, fra i quali vi era il Poli Rino. Una giovane donna, sfollata e abitante in frazione Ville con la famiglia, portò ai patrioti due pistole mitragliatrici: trasportò i pezzi smontati e le munizioni in diverse volte, avvicinandosi come se cercasse erba per le bestie. I gruppi di giovani alla macchia, formatisi in quel tempo nella zona, erano parecchi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
12/6/44 ... Ci aggreghiamo a quel gruppo e con loro raggiungiamo il Comando della banda a Costa di Carpasio... 13/6/44 ... vedo "Curto" [Nino Siccardi, dal 7 luglio 1944 al 19 dicembre 1944 comandante della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", in seguito comandante della I^ Zona Liguria] che già conoscevo e che non sapevo fosse il comandante della Brigata (IX^ Brigata "Felice Cascione"). C'è una riunione di capi partigiani: Ernesto Corradi [Nettu/Nettù, Netu] è nominato capo banda e inviato al confine francese sul monte Grammondo... 
Giorgio Lavagna (Tigre), Dall'Arroscia alla Provenza Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, I.S.R.E.C.IM. - ed. Cav. A. Dominici - Oneglia - Imperia, 1982

Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in Località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) [del comune di Ventimiglia (IM)] non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» [facente capo alla IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", dai primi di luglio alla II^ Divisione "Felice Cascione", alla fine di luglio alla V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi. 


Ecco le principali missioni del gruppo:
  1)   il 10-7-1944 una squadra di dieci uomini al comando del Capo Partigiano Nettu
, dopo uno scontro a fuoco, cattura nella frazione Latte due militi delle Brigate Nere;
  2)   il 14-7-1944 la 5^ e 6^ squadra, al comando del Capo Partigiano, assaltano la Caserma di Olivetta San Michele, catturando la sciarpa littorio Giavelli e tre militi;
   3)   il 18-7-1944 tre squadre di partigiani assaltano e distruggono la Caserma di Airole (VaI Roia), occupata dalle Brigate Nere e da soldati tedeschi, infliggendo al nemico forti perdite, morti e feriti;
   4)   il 21-7-1944 quattro partigiani, tra cui Gandolfi e Quadretti (poi ucciso l’8-8-1944 a Sospel) attaccano nelle vicinanze di Latte
[Frazione, sulla costa di ponente, del comune di Ventimiglia (IM)] un autocarro delle Brigate Nere, catturando il Maggiore Anfosso, quattro militi e molte armi e munizioni;
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM),  1971

Su per giù nella medesima epoca (primavera-estate del '44), giunse nella zona del Grammondo un distaccamento partigiano, al quale si aggregò subito il gruppo di cui faceva parte il Poli.
Il distaccamento, al quale il Poli accenna, è quello di Ernesto Corradi («Nettu» o «Nettù»), sorto dalla suddivisione di quello di Ivan (3° distaccamento), come già detto in altra parte di questo lavoro.
Il distaccamento di «Nettu» era partito da Case Agnesi o «Prati Piani», località vicina a Costa di Carpasio e a Colle d'Oggia, appunto intorno alla metà del giugno '44, per trasferirsi al Grammondo [...] Giovanni Strato, Op. cit., pp. 243-244 
 
13 luglio 1944
Quest'oggi verso le 17.15, mentre io ero nella vasca da bagno, abbiamo avuto la visita dei partigiani. Sono stati gentili, però ci hanno chiesto di prendersi una mucca che gli serviva per il latte. Uno di loro era di Sanremo, figlio di una signora che papà conosceva perché le forniva i fiori. Quando ha visto il pianoforte s'è subito messo a suonarlo molto bene. Ha detto che ne aveva una voglia! Sono di posto in Grammondo. Speriamo che la mucca non la uccidano per mangiarsela.
Nuccia Rodi, Diario di guerra. Ville, 22 giugno - 26 ottobre 1944... in Renzo Villa e Danilo Gnech (a cura di), Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra (con la collaborazione di Danilo Mariani e Franco Miseria), Comune, Studio fotografico Mariani, Dopolavoro ferroviario, Ventimiglia, 1995
 
[n.d.r.: il 7 agosto si posiziona in Frazione Sant'Antonio di Ventimiglia il I° gruppo del 3° reggimento artiglieria della Divisione San Marco della Repubblica Sociale. Dopo il suo inserimento nella tedesca Ligurien Armee, la Divisione San Marco era stata dislocata in Liguria e nel basso Piemonte, con il compito di proteggere le retrovie dell'Armata da sbarchi dal mare, attentati e sabotaggi che avrebbero potuto mettere a rischio la sicurezza delle unità e compromettere il regolare flusso dei rifornimenti ]

Del gruppo al Grammondo, che era comandato da «Nettu» faceva parte anche Osvaldo Lorenzi, di Imperia. Il distaccamento del Grammondo verrà assalito più tardi dai tedeschi, in data 9 agosto '44.
Diciassette partigiani verranno catturati, e cioè: il Lorenzi, altri dodici Italiani e quattro Francesi. Portati a Sospel, qui i partigiani catturati verranno torturati ed uccisi, in data 12 agosto '44.
Osvaldo Lorenzi, fu Secondo e di Muratore Maria Catenna, nato il 13-9-1918 in Porto Maurizio, e appartenente all'Azione Cattolica imperiese, all'8 settembre '43 era a Napoli, al comando di un gruppo di militari, come sergente di fanteria (aveva iniziato, ma non terminato, per motivi vari, il corso allievi ufficiali). Avvenuto lo sbandamento delle forze armate, il Lorenzi ritorna ad Imperia in data 22 settembre '43. Si reca presso Ventimiglia, nel villaggio di Calvo, presso il suo padrino, essendo la sua famiglia oriunda di quella città. Da un gruppo di partigiani che sono in quella zona viene invitato ad andare con loro, e accetta, sebbene avesse preferenza per la zona di Imperia, dove risiedeva la sua famiglia. Ai partigiani si aggrega intorno all'inizio dell'estate. Il 9 agosto '44 Osvaldo Lorenzi, con alcuni altri giovani, si trova negli alloggiamenti sul Monte Grammondo, intento alla preparazione del pranzo. All'arrivo improvviso dei tedeschi, le vedette non fanno in tempo ad avvertire; riescono a stento a mettersi in salvo. I partigiani, che sono nella baracca dell'accampamento, vengono sorpresi e catturati: poco prima della cattura, uno di essi chiede al Lorenzi di coprirlo col fieno, sebbene si pensi che la baracca verrà incendiata; il Lorenzi lo nasconde; la baracca, come si temeva, viene data alle fiamme; ciò nonostante il partigiano farà in tempo a mettersi in salvo. Gli altri, fra cui il Lorenzi, mentre cercano di fuggire, capitano fra i tedeschi, e sono catturati vicino agli alloggiamenti, nel bosco dell'Alborea, che è parte del bosco di Sospel, sul pendio del Grammondo rivolto verso la Francia. A Sospel i tedeschi suonano i tamburi, per coprire i gemiti e gli urli dei partigiani torturati. Dopo le torture, i partigiani, che ormai non riescono a reggersi, sono uccisi, mediante fucilazione. Vengono tutti seppelliti in una fossa comune, senza che la popolazione li possa avvicinare; il Sindaco riesce a stento a mettere una bottiglia, col nome, al collo di qualcheduno, a lui noto.
Nome degli altri caduti di nazionalità italiana: Badino Michele (di Sanremo), Bazzocco Antonio (di Fossano bellunese), Belon Bruno (di Caldogno in provincia di Vicenza), Fanti Oreste (di Sanremo), Ferraro Armando (di Anoia in provincia di Reggio Calabria), Franceschi Sergio (di Castelbaldo in provincia di Padova), Gavini Pietro (di Gavedona in provincia di Como), Larosa Bruno (di Giffone in provincia di Reggio Calabria), Martini Luigi Dante (di Pigna in provincia di Imperia), Pistone Bruno (di Sanremo), Quadretti Alberto (di Medesano in provincia di Parma), Roncelli Mario (di Almenno San Salvatore in provincia di Bergamo). I Caduti francesi sono: Faldella Adolphe, Rostagni Alphonse, Tironi Mario, Tolosano Jean.
In combattimento al Grammondo davanti alla porta del casone caddero i giovani di nazionalità italiana: Dàrdano Sauro e Vesco Giovanni.
Il giovane Orengo Giuseppe fu Andrea, di Ventimiglia, scampato all'eccidio e fuggito con una barca insieme con un altro partigiano della banda, non diede più notizie di sé.
Quando «Nettu», nel giugno, si era trasferito da Case Agnesi al Grammondo, alcuni partigiani, anche per non allontanarsi troppo da Imperia, si erano separati da lui; altri egli ne aveva reclutati sul posto.
Giovanni Strato, Op. cit., pp. 243-244 

5) il 26-7-1944 una squadra in perlustrazione al Passo del Porco attacca una pattuglia nemica uccidendo due tedeschi e cattu­rando quattro polacchi, due muli e diverse armi;
   6) a seguito di queste ed altre minori azioni, la sede del distaccamento veniva individuata dal Comando Tedesco e il Comando Partigiano decideva allora di spostarla oltre confine, sul pendio ovest del Grammondo in località Alborea
[o Albarea] del Comune francese di Sospel, accogliendo anche nella formazione un gruppo di partigiani francesi. Il Comando Tedesco scopriva però ben presto anche la nuova sede e decideva di compiere una grande operazione di rastrellamento con circa 1.500 uomini di stanza in Italia e in Francia, armati di mortai e artiglieria da montagna. Il distaccamento venne così circondato e attaccato e dopo una lunga e strenua resistenza - durante la quale venivano uccisi e feriti diversi tedeschi e cadevano tre partigiani, Quadretti, Armando [Cobra] Ferraro e Sauro [Bob] Dardano  - riusciva in parte a sganciarsi e a mettersi in salvo attraverso un terreno impervio, mentre i restanti 15, asserragliati in una casa rustica ,opponevano una disperata resistenza fino all’esaurimento delle munizioni.
   Catturati dai tedeschi, vengono imprigionati a Sospel, selvaggiamente torturati, massacrati...
I superstiti, diversi dei quali feriti [tra i quali] Lippolis [Pietro Morgan Lippolis], curato dai Fratelli Maristi), passano a far parte di altre unità partigiane...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM),  1971
 
Nettù teneva accampata la sua banda quasi al confine, sul Grammondo. Ma quella volta, quando arrivarono i tedeschi a tradimento, lui non c'era coi suoi uomini, perché forse aveva sconfinato in Francia a rifornirsi di sale, o va a sapere. Chissà comunque com'è andata quella volta, ma tanto adesso fa lo stesso a saperlo, come no. Cosa te ne fai adesso di saperlo, se ormai non c'è rimasto più nessuno di quelli che c'erano quella volta, quando i tedeschi arrivarono subito sul posto saltandoci addosso come fanno i lupi sulla preda? Dicono che a portarli precisi sul posto a tradimento, sarà stato il berlinese che gli era scappato prima d'in banda: effettivamente sul posto ci arrivarono precisi, come ci può arrivare soltanto della gente pratica dei passi. Il fatto sta che quella volta gli uomini di Nettù, presi alla sprovvista, non fecero più in tempo a niente; così li presero a tradimento; quando sentirono gli spari, i tedeschi erano già tutti concentrati proprio lì di fronte, con le armi spianate. Dardano il caposquadra, uscì dal baraccamento dov'erano a dormire con lo straccio bianco in mano per la resa; ma ormai era troppo tardi e non ci riuscì; lo crivellarono all'istante nell'aria grigia e continuarono a venire avanti precisi, sparando sempre più forte. Osvaldo Lorenzi cercò ancora di coprire un ferito sotto il fieno con disperazione nel tentativo inutile, e così li presero tutti e due; bruciarono subito ogni cosa alla loro maniera tedesca, rastrellando ben bene tutto intorno, che non gli scappò proprio niente, né di uomini né di bestiame.                                                                                                                                                 Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, p. 89

Ernesto Corradi (Nettù) [o U Nettu o Nettu] con la sua banda [VI° Distaccamento Grammondo] si era stanziato sul Monte Grammondo [tra Ventimiglia (IM) e la Francia], dal quale controllava le valli del Roia e del Bevera. Per tutto il mese di luglio 1944 Nettù aveva condotto azioni di guerriglia contro il nemico. Il suo gruppo aveva danneggiato gravemente la ferrovia Ventimiglia-Cuneo, facendo brillare molti ponti, e la linea telefonica. Data la vicinanza, i rapporti tra i garibaldini ed i partigiani francesi furono spesso di cooperazione: un esempio ne è l'azione contro l'Hotel du Golf di Sospel, alla quale per desiderio dei transalpini presero parte anche patrioti italiani. Il rastrellamento del 9 agosto 1944 colse i partigiani di sorpresa, anche per via dell'assenza di "Nettù" e di circa 15 uomini della banda ...  Venne subito stroncato da una raffica di mitragliatrice Sauro [Bob] Dardano [nato a Ventimiglia il 6 aprile 1923], che era uscito alzando una bandiera bianca ... 
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
Così, alla fine fecero il conto che in tutto di partigiani ne presero diciassette vivi, compresi quattro maquisards un po' più sotto, rastrellando anche l'Albarea dal versante francese. Il traffico della spedizione quella volta durò poco tempo, perché erano venuti pratici dei posti senza sbagliare e con tutto l'occorrente necessario; conoscevano le strade i sentieri i passaggi difficili e perfino le abitudini degli uomini accampati lì, sul confine. Anch'essi perciò, si meravigliarono quella volta: non gli era mai successo di averlo fatto in quel modo, proprio così alla svelta, il repulisti totale della zona. Metti però, che se l'ordine te lo danno quelli del comando, c'è sul serio il perché, anche se è difficile convincersene; ma metti pure che ce l'hai l'ordine preciso, e che di lì non si scappa, perché è giusto. Il fatto è questo: che non si può fare diversamente, altrimenti lo sai eccome cosa succede. Succede che col pericolo a quel modo, non si può più vivere né di giorno né di notte; non si può più vivere col terrore sempre dentro, che ti arrivino addosso da un momento all'altro, sapendo i posti precisi; però, tu non lo sai come faranno. E va bene; ma non l'ammazzi lo stesso un prigioniero così, a sangue freddo, soltanto per la temanza della spia. Tu non l'ammazzi mondo schifo, soltanto perché tedesco berlinese e basta. E invece lui sì; proprio da carogna bastardo e traditore, ce li riporta subito puntuali, con tutta l'attrezzatura, sul posto che lui conosce; lo senti che andando grida heil Hitler javol; e gli insegna proprio bene le strade e perfino i passaggi nascosti per fare più presto, e tutte le usanze che aveva imparato. Prima, mangiando insieme il loro pane da buon compagno coi patrioti, aveva imparato brutto bastardo i posti i nomi le armi i nascondigli, e tutto quello che bisognava o non bisognava fare per fare il partigiano. Aveva imparato a poco a poco osservandoli ben bene; e aveva capito anche come si fa con le sentinelle, per arrivarci addosso a tradimento. Come si fa voglio dire quando, se ci arrivi a tradimento dietro le spalle, non servono più a niente lì, a fare la guardia, saltandoci addosso all'improvviso. Con le sentinelle ormai inutili colpite alla schiena a tradimento, si fa allo stesso modo come a caccia di cinghiali, coi battitori. Portati dai cani, i battitori vanno avanti per primi e li stanano di colpo, mentre alla posta comodi e bene in posa col fucile, ce ne vogliono tanti di cacciatori. Ciascuno alla posta ci si mette bene, da starci comodo, sempre lì fermo col fucile puntato. Gli animali li chiudono nella trappola con le zanne ormai inservibili, per ammazzarli prima quelli  che sbattono di più. Da quelle parti sul confine, oltre al berlinese, c'erano in banda due polacchi esperti alla mitraglia; sempre ubbidienti che era un piacere guardarli come stavano attenti, senza distrarsi. Erano sempre pronti a sparare in qualunque modo, quando glielo dicevano; anche nel pericolo in pronta presa, come se niente fosse la va come la va. Questi due polacchi, perciò, non fecero come il berlinese carogna; ma la mitraglia la puntarono subito per il verso giusto eccome, facendola funzionare alla disperata. Spararono poco però, perché dopo le prime raffiche precise, non ce la fecero più a resistere in nessun modo, quando i tedeschi gli arrivarono addosso da tutte le parti, prima a colpi di mortaio e poi coi maierling. Erano due polacchi e basta, va a sapere; nessuno anche dopo ne seppe di più, nonostante ne parlassero ancora nelle bande; ma basta, finirono così; erano soltanto due polacchi qualunque, disertori antinazisti che vollero ribellarsi; va bene? A tutti i costi vollero fare i partigiani, ma non fecero manco in tempo a farsi scrivere negli elenchi dei ribelli. Per farsi capire, quando salirono in montagna per farsi prendere in banda, intonarono forte un canto partigiano che avevano imparato da quelle parti. Poi, in banda, col da fare che c'era, li chiamarono soltanto i polacchi, e non ci pensarono a scrivergli nome e cognome. Al Grammondo, dopo quel rastrellamento del porco giuda tutto al coperto e sul pulito come capita capita dalla parte italiana e dalla parte francese, di loro non ci rimase più niente; nemmeno più uno straccio per sapere chi fossero poveri ragazzi, e come si chiamassero. Mano d'opera in costrizione come usavano loro con la prepotenza, i tedeschi vollero subito dopo dai civili francesi, senza minimamente discutere, una fossa lunga e profonda bastante per diciassette. La vollero di queste misure, per buttarceli tutti dentro alla rinfusa, nel Vallone di Sospel; poi decretarono coi megafoni immediatamente il coprifuoco. Stavolta, il coprifuoco lo vollero assoluto, perché la gente non vedesse e non sentisse proprio niente di quello che facevano nel paese; ma le urla di tortura, la gente le sentì lo stesso dentro il vallone nell'aria fredda, su su fin nei larici verso l'Albarea, da una parte e dall'altra. Le sentì più forte del rullo dei tamburi, che fecero i tedeschi per coprire quelle urla, quando si misero a picchiare più forte ancora più forte e sempre più forte con le mazze; per fare più rumore da rintronarne la vallata; finché la finirono coi tamburi quando al turno della conta, l'un dopo l'altro, i diciassette patrioti caddero inerti nella fossa. Alla fine, i civili francesi precettati in costrizione, seppellirono insieme i tredici partigiani italiani e i quattro maquisards francesi affiancati; ma prima cercarono di distinguerli con dei segni nella fossa comune, senza che i tedeschi se ne accorgessero. Difatti prima, quando glielo avevano chiesto come segno di pietà, avevano detto di no: che assolutamente non lo concedevano di segnarli per nome, guai a distinguerli; bastante farli sparire in sepoltura, essendo morti tutti allo stesso modo fuori legge; achtung banditen e fuori dai piedi.
Osvaldo Contestabile, Op. cit., pp. 89, 90, 91

... i 15 prigionieri vennero torturati, tanto che per coprire le loro urla i tedeschi fecero rullare i loro tamburi. I 15 partigiani, dopo la tortura, vennero fatti sfilare per le vie di Sospel e tutti mostrarono, con il loro coraggioso atteggiamento, che andavano alla morte coscienti di aver compiuto il loro dovere di combattenti per la Libertà... 
Giovanni (1) Rebaudo Monaco/Jeannot/Janò in Patria Indipendente, 30 dicembre 2004
(1) Giovanni Rebaudo [di famiglia di Pigna (IM), poi residente a Ventimiglia dalla Liberazione sino alla morte], nato a Monaco Principato il 29 novembre 1921. Militò nella Resistenza in seguito ai bandi di arruolamento della R.S.I. del 24 giugno 1944. Come molti altri giovani preferì combattere per la libertà, anziché al servizio dell'occupante tedesco. Entrò a far parte del Distaccamento di Buggio [Frazione di Pigna (IM)] comandato da Carlo Cattaneo "Carletto" [di Ventimiglia], che operava nella zona di Carmo Langan [Comune di Castelvittorio (IM)]. Dopo una settimana, il 2 luglio 1944 ebbe il suo battesimo del fuoco con la battaglia di Castelvittorio. Dopo il relativo sbandamento si ricompose a Cima Marta un distaccamento comandato da Basilio Mosconi [Moscone, in seguito comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"]. Con questo partecipò a numerose ed importanti azioni: a fine luglio 1944 distruzione del primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona (IM) e Pigna per tagliare i rinforzi ai tedeschi; a Passo Muratone e Monte Lega con la cattura di un cannone nemico, che venne poi usato contro la caserma di Dolceacqua (IM); presa di Pigna e difesa della sua Repubblica Partigiana. Tra l'8 e il 18 Ottobre 1944 partecipò con tutta la II^ Divisione "Felice Cascione" alla ritirata su Fontane [Frazione di Frabosa Soprana (CN)] passando da Viozene [Frazione di Ormea (CN)]. In novembre ci fu il rientro in Liguria a riprendere i territori abbandonati, ricostituendo le Brigate. Il 6 gennaio 1945 Giovanni Rebaudo si batté fra Agaggio e Glori [Frazioni di Molini di Triora (IM)] contro i militi del Battaglione Monterosa, di stanza a Molini di Triora (IM)  [lasciando, come si potrebbe notare in Rocco Fava, Op. Cit. - II Tomo, un'immediata relazione scritta, in cui tra l'altro si evince che "i fascisti scappando abbandonarono 2 muli, uno carico di un mortaio da 81 mm e rispettive munizioni, l'altro di dolci per festeggiare la befana fascista"]. A marzo andò in missione a Pigna per ricostituire una formazione: qui subì il rastrellamento del 10 marzo 1945 che portò alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 suoi compagni partigiani a Latte [Frazione di Ventimiglia (IM)]. Il 24 aprile 1945 era con tutta la  II^ Divisione "Felice Cascione" a Baiardo (IM) quando il comandante Vitò [Vittorio Giuseppe Guglielmo] dispose il piano di occupazione della costa...  Vittorio Detassis, su Isrecim