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giovedì 17 settembre 2026

Il tribunale tedesco di Ormea si è trasferito in Pieve di Teco

Pieve di Teco (IM): il Teatro Salvini. Foto: Davide Papalini. Fonte: Wikipedia

6 gennaio 1945
È una giornata caratterizzata da una intensa ricerca di alloggi per ufficiali e sottufficiali di truppa tedesca e repubblichina, proveniente dal Piemonte e di retta al litorale. Questa mattina i quattro superstiti degli arrestati in Armo sono stati tradotti in Ormea, ov'è il tribunale militare tedesco. 
7 gennaio 1945
Ieri sera, verso le 10, è giunto da Ormea un battaglione di truppa repubblichina che ha passato la notte qui in Pieve [di Teco] e stamattina alle 9 è ripartito verso la riviera. 
8 gennaio 1945
Nulla di speciale da segnalare, tranne il «lanciatore di grida» che ha chiamato i cittadini per la guardia ai fili telegrafici e telefonici in Val di Lavina. 
9 gennaio 1945
Giuvanollu Ferrari d'Armo è stato lasciato libero ieri verso le ore 6 dal Comando tedesco. È venuto a salutarmi. È in un vero stato di prostrazione, giustificato dall'arresto e dalla deportazione della figlia Pierina. Il Comando tedesco continua a chiedere alloggi.
10 gennaio 1945
Nulla da segnalare, tranne un forte passaggio di truppa tedesca nella notte. Non è possibile accertare quale sia stata la loro direzione. 
11 gennaio 1945
Questa mattina il tribunale tedesco di Ormea si è trasferito in Pieve, installandosi nel palazzo Comunale. Tale provvisoria traslazione è avvenuta per pronunciarsi sulla sorte di vari detenuti, cioè di Mario Ponzone e delle tre signorine Noemi Cacciò, Pierina Ferrari e Angela Pescio. È stata una giornata di sgomento. 
Alle 3.30 pomeridiane, per ordine tedesco, il «lanciatore di grida» comunica che tutta la popolazione fino alle 4.30 deve restar chiusa in casa. Alle 4.30 il sedicenne Mario Ponzone, fra due plotoni tedeschi, e con canti terrificanti di guerra, vien portato al supplizio; passa sotto le finestre di casa sua dalle quali la mamma, come impazzita, lancia grida strazianti. 
La popolazione era allibita e profondamente addolorata.
12 gennaio 1945
Per quel che riguarda le tre signorine summenzionate non è ancora dato di conoscerne la sorte. Come succede sempre in casi consimili, le voci che corrono sono di varia natura; perciò si vive con l'animo sospeso, perché generalmente vi è da aspettarsi più del male che del bene. 
13 gennaio 1945
Permane l'angoscia dell'attesa.
14 gennaio 1945
Si è saputo ora che le tre signorine non solo sono trattenute ma sono sottoposte ad una nuova e più severa sorveglianza. Sono cioè piantonate dalle guardie armate che, ogni due ore, notte e giorno, entrano nella camera a controllarne la presenza. Tutta questa sorveglianza fa sospettare qualche grave decisione a loro carico. 
15 gennaio 1945
Pare che la severità delle guardie sia un po' diminuita e che le tre ragazze possano anche uscire dalla camera e scendere nella cucina dell'albergo, sul cui pianerottolo però è sempre la guardia armata. Tale allentamento può essere forse considerato come un presagio di provvedimenti meno gravi. Quest'oggi abbiamo udito un forte bombardamento lungo il litorale; ma non ne abbiamo potuto conoscere, nemmeno approssimativamente, la direzione precisa.
16 gennaio 1945 
Apprendo in questo momento che ieri sera in Muzio sono state arrestate dai Tedeschi cinque persone, cioè i due fratelli Francesco e Nino Delfino, Gino Patrone e Domenica Delfino. La causa di tale arresto non mi è ancora nota. Questa sera con un camion tedesco e ben scortate le tre signorine da Pieve son partite per il Piemonte; tutto fa supporre che siano deportate in Germania. Tutta Pieve era spettatrice allibita di un così straziante spettacolo. Deportazione e morte: questi sono ormai gli spettacoli ai quali assistiamo.
17 gennaio 1945 
Nino Delfino, arrestato ieri, questa mattina è stato portato all'ospedale con 40° di febbre. Sul colle di Armo, ma più in direzione di S. Bernardo, stamane è stata rinvenuta una donna morta per assideramento: si è saputo che era di Oneglia, di 45 anni; era partita per recarsi in Caprauna, ove aveva una sorella sfollata. La sua imprudenza fu causa della morte; difatti gli Armesi le consigliarono con insistenza di non avventurarsi sul colle in quanto, per la sua impraticabilità e per il tempo pessimo, avrebbe potuto correre grave pericolo. Infatti la povera disgraziata, non avendo ascoltato i consigli, vi trovò la morte. 
Le tre deportate, scortate da un ufficiale e da una pattuglia armata, sosteranno per breve tempo in Cuneo. 
18 gennaio 1945
Ore 10, passaggio in formazione di grandi quadrimotori. Il secondo gruppo, giunto all'altezza di Pieve, esegue un fittissimo lancio di manifestini, incitanti alla resistenza e a non rispondere alle chiamate dei tedeschi e dei repubblichini. 
19 gennaio 1945
Questa mattina, un centinaio di tedeschi, verso le 5, sono partiti per operazioni di rastrellamento per Moano e Colla Domenica; sono scesi a Gazzo, ove hanno rastrellato 60 civili, fra i quali il Tenente Cassia e il Tenente Renzo Merlino. Li hanno portati tutti in Pieve e rinchiusi nel teatro Civico. Ivi hanno trascorso tutto il pomeriggio e la notte al freddo e alla fame.
20 gennaio 1945
Stamattina il Comando ha controllato i documenti degli arrestati di ieri e li hanno lasciati quasi tutti in libertà. Anche il tenente Cassia è riuscito a svignarsela; viceversa, Renzo Merlino, ed altri sei arrestati, vennero trattenuti e anche di questi, cinque, furono rilasciati, restando infine solo Renzo, ed un giovanotto di origine tripolina. 
21 gennaio 1945
I due rimasti subirono un interrogatorio tutto speciale e poi dal Palazzo Comunale furono, sotto buona scorta, trasportati al carcere di casa Gandolfo. Questo fatto fu considerato di pessimo indizio perché si sapeva che i rinchiusi in quel carcere generalmente finivano alla fucilazione.
Nino Barli, Vicende di guerra partigiana. Diario 1943-1945, Valli Arroscia e Tanaro, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 1994, pp. 144-146