venerdì 14 febbraio 2020

Azioni dei partigiani imperiesi nella prima metà di giugno 1944

 
Notiziario dei Distaccamenti garibaldini imperiesi n° 1 dell'8 giugno 1944. Archivio: Isrecim. Foto: Rete Parri

 
Notiziario dei Distaccamenti garibaldini imperiesi n° 2 del 12 giugno 1944. Archivio: Isrecim. Foto: Rete Parri

Ben riuscito il colpo di mano del I° Distaccamento a Capo Berta: strada fatta saltare, 2 tedeschi uccisi.
Esemplare l'azione dello stesso Distaccamento sulla strada di Colle San Bartolomeo: un ufficiale superiore, un ufficiale e un soldato tedesco uccisi.
Bella l'azione del 4° Distaccamento a Perallo [nel comune di Molini di Triora (IM)]: 2 tedeschi e 3 soldati italiani uccisi.
Notiziario dei Distaccamenti garibaldini imperiesi n° 1 dell'8 giugno 1944. Archivio: Isrecim. Foto: Rete Parri
 
I rapporti delle autorità locali fasciste ai superiori sono caratterizzati da volute esagerazioni circa i pericoli da affrontare.
Adriano Maini

La prima quindicina del corrente mese di giugno è stata caratterizzata da un aumento considerevole dell'attività dei ribelli, che operano frequentemnte nelle immediate vicinanze dello stesso capoluogo.
I singoli più importanti episodi sono stati di volta in volta segnalati al Ministeero con i telegrammi giornalieri e con le relazioni settimanali.
[...] Si calcola che il numero dei ribelli aggirantisi per le montagne della provincia di Imperia, al confine di quella di Cuneo, ascende ad alcune migliaia.
Alcuni paesi montani come Nava, Borgomaro e Pieve di Teco sono controllati esclusivamente dai ribelli, in quanto quei Distaccamenti della G.N.R. sono stati o prelevati dai ribelli o ritirati per misura prudenziale.
[...] Il Questore ausiliario Durante Ermanno ha lasciato l'ufficio perché destinato alla Questura di Pavia. Non è ancora giunto il successore [...]
p. il Questore di Imperia, Relazione quindicinale sulla situazione politica, funzionamento servizi, attività di polizia, Imperia, 16 giugno 1944 - XXII. Documento <MI DGPS DAGR RSI 1943-45 busta n° 4> dell'Archivio Centrale dello Stato di Roma  

[...] Se nel corso del mese di giugno le battaglie frontali e di grande rilievo sono quelle di Badalucco, Pizzo d'Evigno [nel comune di Stellanello (SV)] e Carpenosa [località di Molini di Triora (IM)], fatti d'arme a catena si verificano in ogni angolo della provincia di Imperia.
Ogni balza, costone, cespuglio rappresentano un agguato per le forze nazifasciste ed i percorsi dei loro automezzi risultano sempre un'avventura, sia lungo la statale n. 28 e l'Aurelia, sia lungo tutte le altre strade che serpeggiano nelle valli.
Il numero dei morti, dei feriti, del materiale perduto dalle truppe d'occupazione è, più che rilevante, preoccupante ed a ritmo ininterrotto.
[...]
1-6-1944 - Sabotaggio, con una forte carica di dinamite, al ponte dell'Antognano sulla via Aurelia nei pressi di Albenga [(SV)] con conseguente sospensione del traffico da parte dei Tedeschi.

3-6-1944 - Rientra al distaccamento «Tito» [dal nome del comandante, Rinaldo Risso] la prima squadra, rinforzata da qualche elemento del comandante Ernesto Ascheri (Livio), reduce da un'azione compiuta nella zona di Mendatica ove ha distrutto gli incartamenti municipali, tranne lo stato civile e i registri degli accertamenti agricoli.

4-6-1944 - Due squadre del 3° distaccamento guidate da «Ivan» [Giacomo Sibilla], delle quali fanno parte «Battaia» [Bruno Semeria], «Bacistrasse» [Giobatta Gustavino] e «Kisne», attaccano una ventina di Tedeschi lungo la statale n. 28 nel tratto sovrastante San Lazzaro Reale, paesello sulla direttrice per Borgomaro. Due Tedeschi rimangono uccisi. Bottino: un Majerling e  munizioni.
Una pattuglia del 1° distaccamento disarma in Ville San Pietro [Frazione di Borgomaro (IM)] i componenti della guarnigione di guardia alla polveriera. Bottino: sei moschettti, cinque pistole, munizioni e materiale vario.
Uomini del 6° distaccamento di «Mirko» [Angelo Setti] attaccano e distruggono il presidio tedesco di Santa Brigida di Andagna [Frazione di Molini di Triora (IM)]; fanno altresì brillare il campo minato messo dai Tedeschi a loro protezione nel mese di settembre 1943.

5-6-1944 - Una squadra del 4° distaccamento, comandata da «Marco» [Candido Queirolo], attacca un gruppo di nazifascisti in località Ponte di Glori [località di Molini di Triora (IM)], uccidendone cinque. Tutti i nostri rientrano alla base.
Nei pressi di Diano Marina, due Tedeschi rimangono uccisi in un scontro con una pattuglia del distaccamento «Volantina» [comandata da Mancen, Massimo Gismondi].
Nel tardo pomeriggio un gruppo del 3° distaccamento «Inafferrabile» [comandata da Ivan, Giacomo Sibilla] si porta nei pressi di Carpenosa [località di Molini di Triora (IM)], per disarmare il posto di blocco tenuto da due Austriaci e da quattro repubblicani.
Il gruppo giunto nelle vicinanze viene avvistato ed i due Austriaci invitano i partigiani a scendere, facendo capire di aderire alla Resistenza. Uno dei due dice di essere iscritto al Partito Comunista di Vienna.
I tre repubblichini sono disarmati e lasciati in libertà. Bottino: un fucile mitragliatore S. Etienne, due fucili ta-pum, tre moschetti e un lancia bombe.

6-6-1944 - Una squadra del 3° distaccamento di Giacomo Sibilla (Ivan) disarma tre militi repubblicani nel paese di Agaggio [località di Molini di Triora (IM)]. Un nucleo di sedici uomini del medesimo distaccamento disarma i carabinieri di Borgomaro che non oppongono resistenza. Sono incendiati altresì l'esattoria, il dazio e il municipio.
Eguale azione viene compiuta nei comuni di Chiusanico e di Chiusavecchia.
Un nucleo di patrioti della formazione di Angelo Perrone (Vinicio) disarma a Pietrabruna due militi ai quali è concessa la vita per espresso desiderio della popolazione; distribuisce agli abitanti 150 carte annonarie; distrugge l'ufficio accertamenti agricoli, le liste di leva e quanto può indirizzare i fascisti al forzato reclutamento dei giovani.
A Molini di Prelà, il medesimo nucleo rende inservibile un'autocorriera (requisita in precedenza dai Tedeschi per inviarla in Germania) asportando pezzi vitali dal motore.
Le due azioni sono dirette dal caposquadra Bruno Aliprandi (Dimitri). Un'altra squadra della stessa formazione distrugge l'ufficio accertamenti agricoli e le liste di leva nel comune di Rezzo.

7-6-1944 - «Cion» [Silvio Bonfante, eroe della Resistenza] uccide tre Tedeschi nei pressi di Imperia.
Una pattuglia del 5° distaccamento disarma sei Guardie di Finanza in località Muratone ed asporta il materiale utile trovato in caserma [Strato, invece, come si può vedere infra, colloca quest'azione qualche giorno più tardi].
Una squadra del distaccamento «Volante» attacca i Tedeschi nelle vicinanze di Andora [(SV)]; i nostri rientrano al completo; un ferito tra i nemici.

8-6-1944 - Una pattuglia in località Ferriera, con l'appoggio del 5° distaccamento, mette in fuga una sessantina di Tedeschi sopraggiunti nella zona con due camion; quindici morti nelle fila nemiche.
Il distaccamento comandato da Rinaldo Risso (Tito) e da Gustavo Berio (Boris) prende possesso di Villatalla ed organizza nei dintorni azioni di guerriglia.    

9-6-1944 - Una squadra della «Volante», in combattimento nella zona di Stellanello, uccide un milite della Brigata «Ettore Muti» e ne cattura undici. I nemici, inoltratisi nella zona per effettuare importanti azioni di rastrellamento, sono costretti a desistere di fronte all'elevato spirito combattivo dei partigiani.

10-6-1944 - Venti uomini del 4° distaccamento, al comando di Candido Queirolo (Marco), attaccano la postazione tedesca di Carpenosa. Rimangono sul terreno cinque morti (un tenente tedesco, tre soldati della medesima nazionalità ed un sergente repubblichino). Altri otto soldati chiedono di essere accolti in banda e vengono accettati. Vario il bottino.
I garibaldini Marco Agnese, Alessandro [Gino] Carminati, Celestino Rossignoli e Carlo Lombardi, che il giorno precedente erano stati inviati in missione, pernottano in un casone-fienile in Valle Steria, nei pressi di Riva Faraldi. Una delatrice segnala la loro presenza, ed all'alba del giorno 10 sono sorpresi nel sonno da una squadra della G.N.R., comandata da A.C., detto «Capitan Paella». Legati e torturati, sono trascinati presso la carrozzabile della borgata «Molino del Fico» e dopo un sommario interrogatorio vengono barbaramente massacrati a colpi di pugnale e con il calcio del fucile. Viene pure fucilato il civile Angelo Limarelli. Due partigiani di origine siciliana riescono a fuggire.

12-6-1944 - Una pattuglia, al comando di «Marco», attacca in località Carpenosa un forte nucleo di nazifascisti. Tutti i partigiani rientrano all'accampamento; dodici nemici rimangono uccisi. 
 
[...] Già dall'8 settembre 1943, Silvio Bonfante [Cion] è pronto e presente alla lotta e, fin dall'inizio, rivela spiccate qualità di uomo destinato a diventare una guida trascinatrice. Il curriculum di combattente della montagna è più che garante della sua validità. Nel mese di giugno del 1944 ha ormai percorso in lungo ed in largo i nostri monti e le nostre valli. Quante azioni portate a termine! Con ogni mezzo, tritolo o mitra, ha già inferto gravi colpi ai nazifascisti. Ma, ciò che più conta, ha messo a disposizione le sue doti d'organizzatore con cui ha contribuito, in uno sforzo comune con gli altri combattenti maggiormente dotati, a creare l'ossatura di un esercito che, pur affamato e scalzo, infliggerà a Tedeschi ed a fascisti perdite ingenti. Mese di giugno 1944: «Cion» è capobanda della «Volante». Progetta le azioni più rischiose con pochi coraggiosi che, di volta in volta, si sceglie. Gli esiti sono sempre positivi e soddisfacenti. Egli possiede, innate, le doti del comando [...] Le notizie provenienti dai fronti di guerra con i Tedeschi in ritirata, il pensiero dell'imminente fine del conflitto e le sistematiche azioni partigiane a catena, sempre vittoriose sui nazifascisti, le gesta di «Cion» ingigantiscono la figura del condottiero garibaldino, e creano un senso di invulnerabilità e d'invincibilità della «Volante». L'ammirazione cresce e si diffonde ovunque nelle valli e, in tutti i paesi e città, il nome di «Cion» esalta e crea altissimo il morale sia tra i suoi uomini che nella popolazione. Scrive «Magnesia»: "...  «Cion» fu il più noto, il migliore dei capobanda garibaldini. Con coraggio freddo progettava le imprese più spinte e le portava a termine con un pugno di ardimentosi. Aveva tutte le quali1à del capobanda, sapeva ispirare fiducia negli uomini che andavano con lui sereni anche verso l'ignoto, consci di essere ben guidati, che il capo sarebbe andato innanzi a loro esponendosi di persona. Sapeva trascinare i combattenti con l'esempio ma valutava esattamente le situazioni e non arrischiava oltre il necessario ...". Noi esitiamo a sottoscrivere in assoluto il concetto espresso all'inizio del passo citato perchè, nel proseguimento della lotta, altri fior di combattenti sorsero nelle fila; anzi, già c'erano, ma è certo che «Cion» fu nella ristretta cerchia dei migliori. Non c'è dubbio che Silvio Bonfante sia stato un riconosciuto e naturale erede di Cascione: infatti, la I^ Brigata, dopo la sua morte, diventerà nel dicembre 1944 la Divisione d'Assalto Garibaldi ed assumerà il suo glorioso nome.
I Tedeschi e tanto meno i fascisti non osano avventurarsi, da lunga data ormai, per uno scontro armato in montagna da quando un gruppo della Ettore Muti, inoltratosi fino alla località Rossi, era stato annientato interamente e  seppellito sotto i castagni. Morale alle stelle, dunque, e cameratismo profondo tra i partigiani della «Volante» ed afflusso continuo, in primavera ed estate, di giovani dalle città e dai paesi alle bande armate. È vanto d'ognuno far parte della formazione di «Cion», partecipare alla lotta contro i nazifascisti, contribuire alla rinascita del paese.
Inoltre, tra le fila partigiane non si corre il rischio d'incorrere nei crudeli rastrellamenti che i Tedeschi operano tra i civili nelle città e di essere imprigionati o spediti in Germania, o essere costretti ad indossare la divisa della Repubblica di Salò, o inquadrati nell'organizzazione Todt con tutti i rischi e le conseguenze future.
L'afflusso dei nuovi venuti alle bande tocca il ritmo medio di cinque ­dieci unità al giorno; cifra notevole se si considera, come già ricordato, che i partigiani non possiedono caserme, magazzini, grosse scorte, armi e, tanto meno, munizioni per poter far fronte a necessità che, col tempo, diventano sproporzionate rispetto alle obiettive possibilità.
Le imboscate partigiane alle colonne nemiche, l'assalto ai presidii, la distruzione di ponti e vie di comunicazione, i colpi di mano per procurare viveri e munizioni, l'eliminazione delle spie, sono all'ordine del giorno nel mese di giugno. «Cion» per ogni azione da compiere alterna gli uomini per formare nuovi combattenti ed imparare a conoscere d'ognuno le qualità, i pregi, i difetti; quasi per selezione naturale, ognuno scopre in sé le attitudini per lo svolgimento delle mansioni adatte alle proprie possibilità [...] La certezza regna sovrana: nessuna sorveglianza intorno all'accampamento, nessun turno di guardia neppure durante la notte. In definitiva, è convinzione radicata nei partigiani di essere assistiti dalla fortuna; non resta che la battaglia finale e la discesa per liberare definitivamente le Città. Nella prima decade di giugno, la Volante ha tanti effettivi che Cion decide di scinderla e di creare un nuovo distaccamento. Nasce così la «Volantina», come figlia e sorella della «Volante», il cui comando è affidato a Massimo Gismondi (Mancen). Questi, di «Cion», è l'amico fraterno che sempre affiancherà in ogni luogo ed in ogni rischio.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) Vol. II: Da giugno ad agosto 1944, volume edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

Marco Agnese. Fonte: ANPI Savona cit. infra

Marco Agnese.
Nato a Villanova d’Albenga il 16 Luglio 1925; già componente della squadra di Felice Cascione, fa parte della prima “Volante” di “Cion” e “Mancen”, operante in Valle Steria e nel Dianese. Con i compagni garibaldini Alessandro Carminati,
Celestino Rossi e Carlo Lombardi, reduce da una missione si ferma a dormire in un casone adibito a fienile nei pressi di Riva Faraldi, in Val Steria. Una delatrice segnala la presenza dei partigiani e all’alba del 10 giugno 1944 sono sorpresi nel sonno da una squadra della GNR comandata da A.C., detto “capitan Paella”. Legato e torturato, è trascinato presso la carrozzabile della borgata Molino del Fico e, dopo un sommario interrogatorio, viene brutalmente massacrato a colpi di pugnale e con il calcio del fucile. La madre rilascerà una testimonianza scritta in cui afferma che a Marco furono strappati occhi e unghie.
Il fratello Nino Agnese assumerà quale nome di battaglia quello di Marco e lo onorerà diventando comandante di distaccamento.
A Marco Agnese è intitolato un Distaccamento della Brigata “Silvano Belgrano” - Divisione d’assalto Garibaldi “Silvio Bonfante”.
Redazione, Arrivano i Partigiani. Inserto 2. "Le formazioni di montagna della I^ e della VI^ Zona Operativa Ligure che operavano nella provincia di Savona", I Resistenti, ANPI Savona, numero speciale, 2011
 
Segnaliamo questi due colpi esemplari, che luminosamente rappresentano l'utilità e la bontà dei nostri sistemi di lotta:
I°  Il V Dist. il 10 corr. a Val Gavano affrontava una cinquantina di tedeschi che transitavano su due camion. Dopo breve lotta i tedeschi si ritiravano precipitosamente abbandonando un camion e portandosi con loro una ventina tra morti e feriti
2°  Il I Dist. il 10 corr. a Rossi obbligava 14 militi fascisti ad arrendersi. Questi venivano così disarmati e passati tutti per le armi.
Notiziario dei Distaccamenti garibaldini imperiesi n° 2 del 12 giugno 1944. Archivio: Isrecim. Foto: Rete Parri

...appare chiaramente come nel giugno del '44, al momento della costituzione della IX^ Brigata (14 giugno secondo la data ufficiale o almeno convenzionalmente accettata) una vasta rete di formazioni partigiane si stendesse in tutto il territorio della provincia. Quando queste formazioni si furono riunite nella suddetta Brigata, con la quale tutta l'organizzazione antifascista era strettamente collegata, esse finirono col costituire un'unica entità militare di notevole proporzione e consistenza e di vaste possibilità.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Terzorio (IM), oggi comune autonomo

Il 17 corrente, alle ore 23, in Riva S. Stefano, alcuni banditi uccidevano nella propria abitazione, in frazione Terzorio del suddetto comune, il locale commissario politico Angelo VINAI.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 24 giugno 1944, p. 35.  Fonte: Fondazione Luigi Micheletti

martedì 11 febbraio 2020

Tutti bravi questi repubblichini...

Una vista su Sanremo (IM) da alture di ponente

4 aprile 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] del III° Battaglione "Candido Queirolo" al comando della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" [della II^ Divisione "Felice Cascione"] - 
Veniva comunicato che a Taggia erano rimasti solo 28 soldati, pionieri, che "hanno già abbassato un po' le arie da dominatori che dimostravano di avere" e si aggiungevano notizie sui vari fronti di guerra "... le armate sovietiche sono vicino a Vienna e hanno raggiunto le Alpi venete...".


12 aprile 1945 - Dalla sezione S.I.M. della V^ Brigata, prot. n° 385, al comando della II^ Divisione -
Nell'informativa si riportava che nella mattina del giorno precedente erano arrivati alla formazione 17 uomini, già appartenenti alla X^ flottiglia MAS, fuggiti dalla postazione della batteria di San Bartolomeo, Frazione di Sanremo (IM).
Che si era provveduto ad interrogare Antonio Muscolo, nativo di Roccella Ionica, in provincia di Reggio Calabria, che si era dichiarato promotore di tale fuga verso i garibaldini; il Muscolo aveva precisato di essere stato incorporato nella X^ MAS il 1° gennaio 1945 in ottemperanza agli obblighi di leva e di essere stato in seguito inviato a Sanremo.



Fonte: Fondazione Gramsci

Muscolo dettagliava poi il modo in cui aveva organizzato la fuga di tutti i componenti della batteria: il 9 aprile, cogliendo l'occasione della consegna di armi e munizioni, aveva fatto prima partire 9 uomini, seguiti alla sera dagli altri.
Il Muscolo affermava, inoltre, di avere preso parte ad un solo rastrellamento, a Genova, e che in quell'occasione in cui aveva fatto fuggire 5 partigiani.
Si rendeva, infine, garante della lealtà di tutti gli altri uomini saliti in montagna con lui.
Gli ormai ex soldati della X^ avevano portato con loro 17 moschetti con 15 caricatori e 10 scatole di munizioni, 2 bombe a mano, 1 mitragliatrice Saint Etienne.
Il documento si chiudeva con un commento del responsabile S.I.M. Brunero, Francesco Bianchi: "tutti bravi questi repubblichini; ormai si vedono suonati e da leoni diventano timide pecorelle. Nessuno di loro ha preso parte a rastrellamenti, ma molti rastrellamenti sono stati effettuati contro le nostre formazioni...".

[E Muscolo si rivelò essere una spia fascista]

18 aprile 1945 - Dalla Sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 405, al comando della V^ Brigata - Si chiedeva di disporre l'arresto di Antonio Muscolo [ricordandone l'arrivo l'11 aprile con altri 16 militi fascisti della X^ Mas tra i partigiani] perché sembrava ancora in collegaento con gli altri soldati della batteria da cui era fuggito, ma per "svolgere attività spionistica" ai danni dei garibaldini.

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 408, al comando della V^ Brigata - Scriveva che "il militare fuggito dalle formazioni della V^ Brigata ha dettagliatamente fornito notizie al comando della G.N.R. di San Remo. In aggiunta a quanto già comunicato con la lettera avente come protocollo il n° 405 si comunica che Muscolo ha fatto pervenire al comando nemico la dislocazione delle forze, il loro armamento e le possibili azioni da eseguire [contro i partigiani]".
20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 52, al comando della V^ Brigata - Ordinava, sulla base delle notizie avute, una volta svolte le dovute indagini, di procedere all'esecuzione dell'ex milite della X^ Flottiglia Mas Antonio Muscolo.

22 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 629, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Messaggio ugentissimo con cui si segnalava che la "spia" Muscolo" molto probabilmente aveva fornito ai nemici notizie tali da rendere possibile per il 23 o il 24 aprile un rastrellamento... 

23 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 85, al comando della V^ Brigata - Missiva segreta: "... procedere all'immediato arresto di Muscolo e degli elementi francesi già appartenenti alle SS. Compiere tale arresto con la massima riservatezza, evitando assolutamente che qualcuno possa allontanarsi. Inviarli questa sera sotto scorta armata al comando divisionale...".

da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

mercoledì 5 febbraio 2020

La liberazione dei detenuti antifascisti ad Oneglia, 19 luglio 1944

l'Unità, ciclostilato clandestino della federazione comunista di Imperia. Luglio 1944. Prima pagina. All'interno, la notizia del colpo partigiano al carcere di Oneglia. Documento conservato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, digitalizzato da Istituto Nazionale Ferruccio Parri


Nella seconda metà di luglio del 1944 il C.L.N. sollecitò un intervento dei garibaldini per liberare un centinaio di prigionieri politici, detenuti nel carcere del capoluogo di provincia, segnatamente ad Oneglia.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 

Già da qualche tempo è segnalata al Comando partigiano la presenza di un rilevante numero di prigionieri politici e di ostaggi nelle carceri di Oneglia e corre voce di un tentativo per liberarli.
L'impresa, certamente, non è di poco conto; anzi, si tratta, addirittura, di penetrare in numero esiguo in piena città, nella tana degli armatissimi Tedeschi e fascisti, forzare gli ingressi, introdursi nella prigione, liberare i prigionieri e portarli in salvo.
Ma tant'è. Quando nel campo garibaldino si fa strada un'idea, ben difficilmente si desiste dal realizzarla senza averla almeno prima tentata. Corre voce di un diretto interessamento del comandante «Curto» [Nino Siccardi], che avrebbe incaricato lo stesso «Cion» [Silvio Bonfante] dell'impresa, ed è prevista la partecipazione di «Mancen»; ma sui due non è possibile fare assegnamento perché, come si vedrà in seguito, particolari situazioni li avevano improvvisamente trasferiti, con le loro formazioni, nell'Alta Val Tanaro.
Comunque, la notizia più certa è che, da vario tempo, il CLN di Imperia sollecita i partigiani della montagna ad un'azione tendente a liberare un centinaio di prigionieri politici rinchiusi nelle carceri. Il direttore, Salvatore Cangemi, collaboratore e patriota, aveva fornito tutte le informazioni necessarie partecipando a due colloqui, tenutisi in Villatalla (frazione di Prelà), con il Comando del 2° distaccamento, accampato a Ville San Pietro [Frazione del comune di Borgomaro (IM)].
L'azione viene quindi decisa e sarà compiuta proprio dal 2° distaccamento, denominato «Inafferrabile». Non tutti sono consenzienti a partecipare ad un'impresa tanto rischiosa in piena città. All'appello rispondono in diciannove. Si fanno i preparativi ed il 19 di luglio, verso le 15, si parte da Ville San Pietro.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992
 


Bollettino del CLN Alta Italia del 15 settembre 1944 cit. infra

Liberazione di 95 prigionieri politici.
Il 18 luglio due squadre del II° Distaccamento si portavano nella notte al centro di Imperia e riuscivano a liberare dalle carceri giudiziarie tutti i prigionieri politici, in un'azione audace durata solo 15 minuti. Entrati con un inganno, immobilizzato il portiere, i garibaldini davano la libertà ai prigionieri che già si trovavano al completo nei corridoi a causa dell'allarme aereo avvenuto pochi minuti prima dell'azione. L'odissea dei 95 liberati e della squadra è stata terribile. Infatti, segnalati immediatamente, furono inseguiti fino alla Colla di S. Bartolomeo, luogo avanzato dei partigiani. 
CLN Alta Italia, Corpo Volontari della Libertà, Comando Generale per l'Italia occupata, Bollettino n° 9 - 15 settembre 1944 -, Dai Bollettini della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "F. Cascione" (22 giugno-27 agosto). Fonte: Fondazione Gramsci

Il giorno 19 c.m. il Distaccamento comandato da Ivan si portava ad Oneglia, quindi penetrava nelle locali carceri giudiziarie e metteva in libertà i detenuti quasi totalmente di carattere politico. Questi venivano avviati presso l'accampamento del Distaccamento stesso. Inutile dire che sui corpi di certuni di costoro risultano ancora troppo evidenti i segni dei supplizi subiti, anzi qualcuno non fu nemmeno in grado di sostenere la marcia di poche ore necessaria per raggiungere la meta e dovettero essere rilasciati in consegna di contadini lungo il percorso. Un particolare poco confortevole ci è dato dal contegno di Ufficiali che trovavasi carcerati: invitati a prendere la propria libertà questi cominciarono, e col dimostrarsi tutt'altro che entusiasti, tergiversarono accennando alla necessità di studiare bene la cosa, al pericolo che avrebbero potuto incorrere le famiglie cosicché furono lasciati liberi di seguire o rimanere il tempo non permettendo di ritardare di troppo la decisione; e questi non uscirono dalla prigione.
Tutti i detenuti liberati manifestarono la loro gioia e senso di gratitudine verso i Partigiani; gran parte di questi chiesero di rimanere con noi a continuare la lotta. In totale furono liberate circa 90 persone.
Volontario della Libertà, Organo dei Distaccamenti delle Brigate d'Assalto "Garibaldi" di Savona e Imperia, N. 2 del 21 agosto 1944, Azioni audaci della Divisione d'Assalto Garibaldi "F. Cascione" - 21/7/1944. Fonte: Fondazione Gramsci

I partigiani agirono il 19 luglio con un appoggio interno.
Il direttore della casa di pena, Salvatore Cangemi, comandante (clandestino) di una squadra delle SAP, aveva, infatti, fornito tutte le informazioni necessarie a Giacomo Ivan Sibilla [già comandante di una delle prime bande partigiane dell'imperiese, in seguito comandante della II^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Nino Berio" della Divisione "Silvio Bonfante"], comandante in quel momento del II° Distaccamento, noto come l'Inafferrabile, della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione".
In più Cangemi fece avere due divise da militi e due acconci tesserini, falsificati.
Le divise vennero indossate da Inglese, Silvano Sasso, e Pablos, Paolo De Marchi, che si avvicinarono al penitenziario insieme al partigiano Chisne, Palo Rauli, e finsero di scortare un prigioniero, il partigiano Carlo Montagna, "Milan", comandante della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione [caduto il 17 gennaio 1945 a Villatalla, Frazione di Prelà (IM)].
Tra i partecipanti all'azione anche Elio Messuia Rovaris, capo di una squadra, già attivo nella banda di Ivan.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I


Gli altri rimangono all'esterno, a protezione dell'azione. «Bacistrasse» e «Messuia», armati ciascuno di un mitragliatore S. Etienne, sono piazzati ai due lati di via Magenta, proprio sopra la galleria ferroviaria.
Gli otto avanzano ancora e pervengono ai pochi scalini esterni presso i quali si fermano in tre.
Entrano nell'atrio in cinque e fingono di voler internare un prigioniero politico ammanettato. Bussano. Un Tenente li scruta attraverso lo spioncino; diffida. Lo sollecitano, dato lostato di allarme. Finalmente apre la porta. Il finto prigioniero, «Milan», fa cadere a terra le manette e punta la pistola contro il Tenente, mentre «Kisne», con mossa fulminea, introduce un piede tra la parete e la porta, per evitare l'eventualità che la stessa possa essere improvvisamente richiusa. Il Tenente chiede pietà, mentre i partigiani distruggono l'impianto telefonico e radunano i detenuti che, temendo le solite carneficine notturne da parte dei nazifascisti, creano confusione. Il momento è delicato e difficile. «Clark» [Alfredo Semeria] divide i prigionieri politici dagli altri. Suonano le 23: in venti minuti l'operazione è compiuta!
Carlo Rubaudo, Op. cit.
 
Erano appena suonato il segnale d'allarme [per un attacco aereo alleato] che si presentavano 3 borghesi tra cui uno sembrava ammanettato, il guardiano credendo trattarsi di agenti di P.S. apriva la porta e ivi i tre Garibaldini immobilizzavano il guardiano e rendevano liberi i prigionieri. Venivano segnalati immediatamente, ma i garibaldini riuscivano a portare tutti in salvo...
l'Unità, ciclostilato clandestino della federazione comunista di Imperia [n.d.r.: questo documento - di cui qui si riproduce la copia - indica in 95 il numero dei detenuti fatti evadere]

Immobilizzato il milite di guardia all'entrata e riusciti, pertanto, a penetrare nel carcere, distrussero l'impianto telefonico e radunarono i detenuti politici e gli ostaggi. 

l'Unità, ciclostilato clandestino della federazione comunista di Imperia. Documento conservato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, digitalizzato da Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Foglio (pagina) cit. infra  

Imperia: la zona della stazione ferroviaria (in oggi dismessa dopo lo spostamento a monte della linea ferrata) di Oneglia e delle carceri

[...] Era appena suonato il segnale d'allarme che si presentavano 3 borghesi tra cui uno di essi sembrava ammanettato. Il guardiano, credendo trattarsi di agenti di P.S., apriva la porta e ivi i tre garibaldini immobilizzavano il guardiano e rendevano liberi i prigionieri. Venivano segnalati immediatamente, ma i garibaldini riuscivano a portare tutti in salvo.
l'Unità, ciclostilato clandestino della federazione comunista di Imperia. Luglio 1944. Documento conservato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, digitalizzato da Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Escono in un numero imponente di carcerati che, come una valanga, si riversano all'aria libera, alla vita. Una parte di essi all'alba sarebbe stata destinata alla fucilazione o alla deportazione nei lager: fra questi il valoroso Angelo Balegno (Venko) che, in seguito, sarà l'intendente di tutta la I^ Zona Liguria. La lunga colonna procede speditamente sulla via del ritorno: percorre via Ghersi, salita Monti, Lagoni, Cascine, Pini Spinelli; quivi sosta per prendere fiato ed orientarsi. Poscia i fuggiaschi proseguono alla svelta, anche se con minore affanno, mentre sete e disagi si fanno sentire. Camminano per due lunghe ore. Alcuni sono scalzi. Spunta l'alba quando giungono a Gazzelli, dove la popolazione offre del pane. Intanto i Tedeschi, venuti a conoscenza della fuga, attaccano con i mortai fra Chiusanico e Torria. I prigionieri liberati sono inviati nei boschi, mentre i partigiani si dispongono a difesa. Poi i Tedeschi cessano il fuoco. I garibaldini scendono sulla Statale n. 28 per attraversarla.
Carlo Rubaudo, Op. cit.
 
Il numero complessivo dei prigionieri liberati dovrebbe essere stato pari a 92, tra cui Angelo Balegno (Venko), che in seguito divenne intendente di tutta l'organizzazione partigiana della I^ Zona Liguria.

Torria, Frazione di Chiusanico (IM) - Fonte: Wikipedia

Il punto di arrivo della maggior parte dei detenuti liberati fu Torria, Frazione di Chiusanico (IM).
L'eclatante azione dei garibaldini venne qualche giorno dopo annunciata addirittura da Radio Londra.
Tra le persone liberate vi fu anche una spia nazi-fascista, il prof. Giuseppe Della Valle **, il quale, entrato nelle formazioni partigiane, mandò avanti la sua perniciosa attività [...]
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I
 

Dal suo diario [quello di Giuseppe Lacheri], che contempla il periodo 26 maggio-21 agosto 1944, emergono soprattutto il profondo affetto e l'amore per la moglie Vincenzina Sebastiani. Ciò prova, come del resto il Lacheri scrive esplicitamente, la ragione per la quale il 19 luglio non crede opportuno approfittare dell'occasione per riacquistare la libertà.
Stralciamo dal diario le note relative al 20 luglio, giorno immediatamente successivo, quindi, alla liberazione dei detenuti: «... 20/7 - Ieri sera, alle 22,40 circa, in periodo di allarme, assalto dei partigiani. Evasi 64 detenuti del giudiziario e 2 internati; rimasti 24 del giudiziario e 4 internati. Io ero a letto al 3° piano, mi sono alzato, mi sono preparato e poi ho visto la mia Vincenzina, ho pensato che non ho commesso nulla di male, che non l'avrei potuta vedere che alla fine della guerra e sono rimasto. Non ho voluto andare contro il destino. Tutta la notte siamo rimasti alzati. Sono venuti il Prefetto, il Questore ed altre autorità che ci hanno quasi promesso la liberazione. Si vedrà in seguito. Le guardie di servizio Ciardi, Cocco e Alcisi sono state messe in cella. Il S.C. Piroddi è stato arrestato ma non è qui...».
Per ultimo riportiamo il documento che i liberati dal carcere hanno inviato il 23 luglio 1944 al Comando Divisionale d'Assalto Garibaldi «F. Cascione»: "... In questo momento che le azioni delle Brigate Garibaldi si susseguono ininterrotte, non possiamo, noi ex detenuti delle Carceri di Oneglia, non citare con particolare encomio la brillante quanto temeraria impresa di liberazione condotta dai partigiani del distaccamento d'assalto Garibaldi comandato da Ivan. L'apparizione subitanea dei patrioti nelle carceri fu come il segnale di risurrezione di una vita nuova per tutti quei giovani che erano desti­nati alla deportazione in Germania o alla fucilazione. L'azione condotta con calma e coraggio si è conclusa con la liberazione di 65 fratelli che, ingrossando con entusiasmo le ben guarnite file dei volontari Patrioti, fremono d'impazienza in attesa di potere al più presto an­che lassù prendere parte attiva a nuove missioni di guerra per il riscatto dell'Italia e cacciare l'odiato tedesco dal nostro sacro suolo. Onore e gloria a questi prodi che tanto osarono nel cuore stesso dei Comandi delle forze tedesche e «repubblichine» che debbono inchinare ogni giorno di più il capo d'innanzi ai duri colpi che tutti questi bravi giovani instancabilmente loro assestano... ".
Carlo Rubaudo, Op. cit.

* [...] In quel periodo Milan [Carlo Montagna], con Bruno Battaglia, Bacistrasse [Giobatta Gustavino] ed altri valorosi, entrò nelle carceri di Imperia Oneglia e liberò i prigionieri politici e comuni, accompagnandoli al sicuro in territorio partigiano. Al Comando Divisione ne arrivarono cinque: un professore grassoccio chiamato subito prof. **, che si dichiarò comunista da sempre e che, a suo dire, era in carcere per le sue convinzioni politiche, Vengo, di Sanremo, che era stato torturato brutalmente e ancora ne portava i segni su tutto il corpo, un romano già anziano detenuto comune, ed infine altri due che erano con i prigionieri comuni: Walter e Bol (due spie dei tedeschi, come il professore). Feci notare ai componenti del comando lo stato di Vengo, e quello del Prof **. Lo stato di salute del secondo era splendido: ben pasciuto, senza un segno di percossa (quando tutti ben sapevamo come venivano trattati i sospettati di simpatie comuniste dai tedeschi e dai fascisti) perciò, a mio avviso, dovevamo diffidare di lui. Ma fu tutto inutile; il prof. fu nominato addirittura Presidente del tribunale divisionale per il suo scilinguagnolo e il suo ruffianesimo e incominciai a vederne i risultati quasi subito. [...]
Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo) (1), Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994
(1) Fra Diavolo, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM), in seguito alla guida di formazioni partigiane sempre più importanti, poi comandante della Brigata "Val Tanaro" della Divisione "Silvio Bonfante", infine alla Liberazione comandante della IV^ Brigata "Domenico Arnera", nuova denominazione della Brigata "Val Tanaro", della VI^ Divisione "Silvio Bonfante".

** Intanto giunse a Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), Val Corsaglia [dove erano confluiti la maggior parte dei partigiani della I^ Zona Liguria per sfuggire al tremendo rastrellamento tedesco di ottobre 1944, per l'appunto, durante il quale, trageda nella tragedia, il 17 persero la vita i valorosi comandanti partigiani Libero Briganti (Giulio) e Silvio Bonfante (Cion)] l'ex sottotenente tedesco Otto Trostel, da tempo collaboratore dei garibaldini, che portò con sé le prove del tradimento di Giuseppe Della Valle (Prof), il quale da presidente del tribunale della Divisione "Felice Cascione" aveva provocato la morte di diversi giovani patrioti il 9 agosto 1944 a nord di Pieve di Teco, il 5 settembre a San Bernardo di Conio, il 19 settembre nel bosco di Rezzo, ancora il 17 ottobre ad Upega. Della Valle, riconosciuto colpevole dal tribunale militare partigiano, venne fucilato il 4 novembre 1944 a Fontane. Il 24 ottobre analoga sorte era già stata riservata alla moglie del "Prof", che aveva fatto da tramite tra il marito ed i nazisti.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I
 

martedì 4 febbraio 2020

Gli esordi di un futuro comandante partigiano, nativo di Cipressa (IM)


La zona a mare di Cipressa (IM)
Questa era la situazione di quei giorni, questi erano i miei pensieri. Bisognava decidere subito. Ero cresciuto in un paese antifascista; mio padre non mi aveva più mandato alla scuola pubblica dalla IV elementare perché non facessi il «balilla» [...]
La prima esperienza ribellistica la feci a ridosso di Cipressa (IM) dove sono nato e cresciuto.
I miei primi compagni sono stati Michele Bonardi (Casotto), caduto nell'inverno 1944-45 sulle pendici del monte Faudo, Giacomo Gandolfo (Giacò), valoroso partigiano combattente fino all'ultimo, suo fratello, Mario Ardoino, altri ancora dei quali non mi ricordo.
Pernottavamo poche notti nello stesso posto e, per precauzione, quando vedevamo transitare nelle vicinanze persone, che molto probabilmente non pensavano neanche lontanamente a denunciare la nostra presenza, comunque ci spostavamo.
Ci saranno state delle spiate. Non l'ho creduto allora e non lo credo nemmeno adesso a tanti anni di distanza. 
Rimane un fatto curioso che mi frulla sempre in testa, capitato in quei giorni [...]
con un altro componente del gruppo - mi sembra di ricordare che fosse Mariot - andammo a vedere se avevamo lasciato tutto in ordine, cioé se non c'era nessuna traccia della nostra presenza. Notammo allora due uomini armati che si dirigevano con cautela al casone. Ci avvicinammo e riconoscemmo due carabinieri della stazione di Santo Stefano al Mare. Si trattava di un appuntato anziano, che tutti
sapevamo essere in forza alla suddetta Caserma e di un carabiniere più giovane. Arrivati davanti al casone bussarono alta porta ripetutamente e, dopo breve consultazione, si allontanarono. Avevamo deciso di farli prigionieri e di disarmarli, ma quando ci passarono vicino a dove ci eravamo appostati, lungo un sentiero, che giudicavamo avrebbero preso al ritorno se fossero ritornati in caserma, decidemmo più utile lasciarli stare.
Le armi che avevano questi due carabinieri non ci interessavano: erano solo dei moschetti, e noi ne avevamo già in eccedenza [...]
Chissà se avevano ricevuto l'ordine di recarsi a ispezionare quel casone o se avevano solo voluto avvisarci che la nostra presenza era nota.
Vagliammo tutte le possibilità e così raddoppiammo le nostre precauzioni. 
Continuammo intanto a sparare qualche colpo di fucile 91 sulle macchine militari di passaggio sull'Aurelia, ma da una notevole distanza, graduando l'alzocanna come ci era stato insegnato. Non so se abbiamo mai colpito il bersaglio, ma certamente gli occupanti delle vetture e degli autocarri, presi di mira, dovevano per forza essersi accorti di essere stati oggetto di colpi d'arma da fuoco. E io sapevo bene, per esperienza personale, quanto rendesse nervosi e preoccupati dover transitare su una strada dove si poteva da un momento all'altro essere colpiti da un eventuale cecchino appostato in agguato.
Non era facile per noi procurarci i viveri per resistere a quel modo e, per questo motivo, soprattutto alla fine di ottobre, il nostro gruppo si sciolse. Michele Bonardi partì per la Val Casotto, io per le Langhe, dove lo incontrai in seguito: l'esperienza in Val Casotto non era stata di suo gradimento.
Nel novembre 1943 la guerriglia era ancora ben poca cosa anche nelle Langhe: si trattava di piccoli gruppi con poche idee (ma ben confuse) sopratutto perché nello schieramento dei partiti antifascisti c'erano anche dei militari, compreso l'ufficiale superiore che aveva salvato la cassa della IV Armata. C'erano comunque due opposte tendenze.
Una ispirata dal partito comunista italiano che dei partiti era il più attivo e organizzato, appoggiato dal partito d'azione, propenso ad una guerra partigiana attiva e totale.
L'altra, comprendente anche quella appoggiata dai militari, che voleva essenzialmente organizzare tutte le formazioni nella clandestinità. per presentarsi poi agli alleati, al loro arrivo, con reparti ben inquadrati, per il mantenimento dell'ordine pubblico.
L'ufficiale superiore che aveva la cassa della IV Armata, solo nel secondo caso era disposto ad allargare i cordoni della borsa: questo è quanto riuscii a sapere dai vari rappresentanti delle due tendenze. Non ho avuto contatti al vertice, e pertanto qualcuno mi potrà smentire: quello che è certo è che la lotta si scatenò soltanto quando a Torino il Partito Comunista Italiano organizzò un attentato contro un grosso personaggio della Repubblica di Salò, in compagnia del quale, mi sembra di ricordare, c'era anche un alto ufficiale nazista. La rappresaglia nazifascista fu feroce e dura, e questo mise tutti d'accordo sulla necessità della guerra totale, senza sterili e ipocriti temporeggiamenti.
In dicembre andai a casa, dove arrivai prima di Natale. 
Nei primi giorni di gennaio del 1944 decedeva mio padre: per questo motivo ritardai la mia partenza. Avevo deciso, anche per contatti avuti con un esponente del partito d'azione, di entrare in una formazione di Giustizia e Libertà, che operava nel Cuneese [...]
Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo) *, Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994
* [n.d.r.: Garibaldi nell'ultimo mese di guerra divenne, dopo aver comandato anche la Brigata Garibaldi "Val Tanaro", comandante della IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]

mercoledì 29 gennaio 2020

La "donna velata", spietata spia fascista

Pontedassio (IM). Fonte: Wikipedia
 
Per vendicare la scomparsa di due soldati tedeschi avvenuta l’8 [secondo altre fonti il 7] gennaio 1945 "lungo il tratto di strada Castelvecchio-Pontedassio… non essendo ritornati ed avendo avuto comunicazione che i due soldati furono bestialmente uccisi, sono apparsi davanti al tribunale militare germanico ... I suddetti fuorilegge appartenevano tutti a bande partigiane e vennero fatti prigionieri in azioni di rastrellamento. Quindici dei quali furono disarmati in combattimento. In seguito a tale fatto il comando germanico rivolge ancora una volta l’intimidazione ai banditi di abbandonare volontariamente le loro bande e presentarsi ai Comandi Militari, sia germanici che italiani. Si fa presente che coloro i quali ritorneranno di loro spontanea volontà non andranno incontro a nessuna punizione …", (così recitava il manifesto fatto affiggere dal comando tedesco, un documento conservato presso l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia) tra i partigiani catturati in Val Prino o arrestati il 9 gennaio o direttamente prelevati dalle carceri di Oneglia ad Imperia dove erano stati condotti in diverse date, 10 garibaldini furono fucilati da soldati tedeschi del 34 I.D. Grenadier-Regiment 80 il 31 gennaio 1945 lungo la salita di Capo Berta, che unisce Oneglia a Diano Marina (IM).
Altri 4 patrioti processati dal tribunale tedesco, Adler Oscar Brancaleoni, della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione", Doriano Mizar Carletti, della IV^ Brigata, Matteo Stella Cavallero, della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione, Ernesto Austriaco/Deri Deri, della IV^ Brigata, Biagio Biagio Giordano, nato a Monreale (Palermo) il 18.05.1925, della V^ Brigata, furono fucilati il 15 febbraio 1945 dietro il cimitero di Oneglia.
Responsabile in larga misura di questi eccidii e di altri, che si verificarono da gennaio 1945 alla fine della guerra, fu una donna, la cui identità rimase a lungo celata, tanto che fu conosciuta con lo pseudonimo di "donna velata": Maria Concetta Zucco.
Per l'importanza che questa spia ricoprì nella storia della I^ Zona Operativa Liguria, risulta necessario tracciare un breve sunto delle vicende di cui fu protagonista.
Da ricerche effettuate e dalle risultanze del processo a suo carico, che si svolse nell'immediato periodo post-bellico, si può affermare che il suo arrivo in provincia di Imperia avvenne nell'estate del 1944, per alcune fonti il 15 agosto, allorchè era accompagnata, insieme ad un'altra donna, Elisabetta Rossi, da un certo Domenico Valli o Viale (o Domenico Valle o ancora Dominic Villani: le testimonianze in proposito, come su altri aspetti che circondano la figura di questa donna, sono confuse e discordanti). Passò dalla Francia, dove prima faveva fatto parte delle formazioni fasciste Azione Nizzarda e poi era stata reclutata dallo spionaggio fascista perché incaricata di infiltrarsi nel movimento partigiano, nell'imperiese attraverso Ventimiglia (IM). Arrestati dai nazifascisti nei pressi di Alassio (SV), le donne e l'uomo vennero liberati da partigiani della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante". Da Alassio si spostarono ad Imperia, dove in qualche modo li nascose Salvatore Cangemi, direttore del carcere di Oneglia, ma segretamente antifascista, tanto da essere un dirigente clandestino delle Brigate SAP a Oneglia, (tanto è vero che aveva già avuto un forte ruolo nell'assecondare la liberazione, a luglio 1944, dei detenuti politici dal suo stesso carcere). Lo stesso Cangemi li condusse poi a Sant’Agata, dove presero contatto diretto con i partigiani del posto. E le due donne furono inquadrate nella I^ Brigata S.A.P. "Walter Berio" della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati".
La donna velata entrò dunque a fare parte di gruppi partigiani della I^ Zona Operativa Liguria. Poté così vedere i volti ed apprendere le generalità ed i nomi di battaglia di molti patrioti. Ma anche memorizzare le sedi di comando di molte formazioni, luoghi di incontro tra le staffette cittadine e i combattenti di montagna e, soprattutto, generalità ed abitazioni dei civili, che appoggiavano i partigiani prestando loro molte forme di aiuto. Maria Zucco, per dare più peso alla sua finzione di essere una patriota, prese parte con grande energia ad alcune azioni di guerriglia, come quella che portò alla liberazione - con la complicità del già detto Gangemi, direttore del reclusorio - dal carcere di Oneglia del garibaldino Eraldo Guasco (K. 13), comandante di un Distaccamento della IV^ Brigata "Elsio Guarrini". Nei primi giorni di novembre del 1944 la donna velata, dicendo di essere sospettata dalle autorità nemiche, chiese ai comandi partigiani di poter tornare nella Francia del sud, dove sosteneva di avere alcuni parenti.I partigiani confidarono nella buona fede della Zucco, per cui le venne concesso "dal capo del S.I.M. Adolfo Stenca (Rino) di sistemarsi con l'amica in casa della staffetta partigiana Giuseppe Mela (Sacchetto) [della IV^ Brigata "Elsio Guarrini"]. All'alba le due donne, accompagnate da quest'ultimo, vengono da lui affidate in Villatalla [Frazione di Prelà (IM)] al partigiano Chicù [che era] alle dipendenze di Rinaldo Risso (Tito R.) dopo di che di banda in banda giungono alla frontiera", come scritto in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III.: Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977.
Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945). Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Con questi suoi amici passa di banda in banda, fino a raggiungere il confine.
Ma mentre essi proseguono per Nizza, la Zucco, portata ormai a termine la sua scaltra azione di infiltrazione nel movimento resistenziale, tradendo in modo vile i compagni che le hanno dato aiuto fraterno, si ferma in Italia e diventa preziosa collaboratrice dei nazifascisti...
Attilio Mela, Qualcosa della Resistenza: ricordi personali, episodi, interviste, contributi vari, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1995 

Durante questo tentativo, il 3 gennaio 1945, a Ventimiglia, [Maria Zucco] veniva fermata e arrestata dalla Gnr locale, insieme a Elisabetta R. Riportava il comandante Salvatore N. nel verbale di fermo della donna: "Si è proceduto al fermo delle nominate in oggetto, espatriate volontariamente dalla Francia in seguito allo sbarco Anglo americano, la prima perché appartenente al Fronte Popolare Francese [n.d.r.: leggasi, invece, Partito Popolare Francese], la seconda perché appartenente alla Milizia Francese. Le suddette si sono presentate a questo Comando dichiarando di voler oltrepassare il fronte di guerra per raggiungere i loro parenti nella Francia occupata. Spontaneamente hanno fatto dichiarazioni sul Comitato di Liberazione di Imperia, sulla banda 'Pelletta' come da accluse dichiarazioni scritte".
Francesca Gori, Ausiliarie, spie, amanti. Donne tra guerra totale, guerra civile e giustizia di transizione in Italia. 1943-1953, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012/2013

Per rendere più agevole la sua opera di delazione venne trasferita dai fascisti in un'abitazione, attentamente sorvegliata da loro, ad Oneglia, in pieno centro cittadino di Imperia.
Nel tentativo di non essere riconosciuta cambiò abbigliamento, coprendosi il volto con velo o cappuccio - da cui in seguito la definizione di donna velata - ed occhiali, spesso vestendo la divisa repubblichina delle Brigate Nere.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

Nel gennaio 1945 assume, con il grado di Capitanessa, il comando del Corpo Ausiliario, costituito da alcune decine di donne imperiesi, figlie di immigrati, che si era costituito nel dicembre dell'anno precedente. Da questo momento Maria Zucco diventa la "Donna Velata", la famigerata "Donna Velata", terrore per mesi delle nostre vallate, dove seminerà lutti e sangue a piene mani. Veste la divisa delle Brigate Nere e per non farsi riconoscere dalle vittime, nasconde il viso con un cappuccio e un paio di occhiali scuri...   
Attilio Mela, Op. cit.

La Zucco iniziò allora subito la ricerca di coloro che aveva conosciuto in montagna, come ricordò Gerolama Mela in un documento garibaldino (Gerolama Mela vedova Zanchi rilasciò una dichiarazione con la quale sosteneva che la "donna velata" aveva fatto arrestare suo marito, garibaldino, e che le aveva inoltre intimato di svelare dove si trovasse "Rino" Adolfo Stenca - documento IsrecIm).
La "donna velata" vestiva la divisa  e, per non farsi riconoscere delle vittime, nascondeva il volto con un cappuccio ed un paio di occhiali scuri. Diventò l'anima della lotta antipartigiana, instancabile nei rastrellamenti, sadica torturatrice, sempre a fianco dei figuri fascisti più tristementi noti, il capitano Borro, i tenenti Vannucci e Lo Faro, il capitano Giovanni Ferraris.
 
Imperia: una vista su Oneglia e su Capo Berta da Porto Maurizio

Tra l'8 e il 9 gennaio 1945 vennero catturati una ventina di uomini, che furono esaminati dalla spia Zucco, che riconobbe in loro diversi partigiani, ma non in un primo momento Adolfo Rino Stenca.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

La Zucco Maria nel corso di un’incursione  in  casa  mia,  ingrata  e  disonesta  nella  forma  più  schifosa, insinuava  al  maresciallo  della Gnr [n.d.r.: Guardia Nazionale Repubblicana] T.,  altro  delinquente  e  raffinato  rapinatore,  di  procedere all’arresto  di  mia  moglie,  anche  se  in  istato  di  avanzata  gravidanza  e  se  i  miei  cinque  teneri bambini sarebbero  rimasti  in  balia  di  se  stessi,  ritenendo  che  tale  provvedimento  potesse finalmente indurre mia moglie a dire quanto non avevano sino a quel momento ottenuto[...]  belva più  che donna,  perché  resasi  in brevissimo volgere  di  tempo,  in  Imperia  e  paesi limitrofi,  responsabile  in  modo  diretto  e  non  equivoco,  di  feroci  assassini,  rapine,  persecuzioni violente, torture e sevizie a sangue in cui essa “passionaria” fece sottoporre e sottopose una schiera interminabile di giovani e giovane innocenti [...]
Denuncia di Salvatore Cangemi, 14 agosto 1945, b. 36, f. Maria Zucco, ff. 7 e segg., documento dell'Archivio di Stato di Genova citato in Francesca Gori, Op. cit.

In particolare l’11 gennaio avveniva un rastrellamento nella zona S. Lucia-Budamà, durante il quale venivano fermati alcuni uomini, poi portati alla caserma della Gnr, interrogati e percossi. In  particolare il ricercato principale era Salvatore C. [Salvatore Cangemi], che però riusciva a fuggire e a nascondersi in un rifugio sotterraneo. Maria Z. e gli altri militi della Gnr, arrivati nella sua abitazione, trovavano soltanto la signora Lucia I., la donna che per prima aveva ospitato Maria al suo arrivo in Italia, a letto perché degente dopo aver subito un’operazione chirurgica. La donna veniva trasportata all’ospedale di Oneglia dove veniva sottoposta alle prime torture e, successivamente, nonostante il parere contrario del medico, veniva portata alla caserma della Gnr. Riprendevano così gli interrogatori, durante i quali la “donna velata”, coadiuvata dal tenente V. e da altri militi, percuoteva la vittima e la seviziava con scudisci, bastoni, corde, le bruciava vari parti del corpo, tra cui gli organi genitali e il seno, e le veniva fatto ingoiare un liquido che le provocava problemi viscerali. Nella stessa occasione veniva  anche fermata e arrestata la moglie di Salvatore C., successivamente rilasciata, e nella sua abitazione venivano requisiti oggetti vari. [...] 14 gennaio, Maria Z. [Maria Zucco] partecipava a un rastrellamento nella zona di S. Agata condotto da italiani e tedeschi insieme. Uomini e donne venivano prelevati dalle proprie abitazioni e portati sulla piazza della chiesa, dove a uno a uno erano interrogati con i soliti metodi brutali. Giovannina M., che aveva conosciuto Maria Z. personalmente durante la sua permanenza tra i partigiani nel novembre 1944 e a cui aveva confidato che il proprio fidanzato, Carlo M., era un partigiano, per esempio dichiarava: "Dopo circa due mesi e precisamente il 14 gennaio durante un rastrellamento effettuato in Sant’Agata, mi rividi nella mia abitazione, mentre mi trovavo a letto, la donna velata, la quale avvicinatasi al mio letto nell’impormi di alzarmi mi diede uno schiaffo. Poi, dietro il fatto della mia confidenza fattale, come sopra ho detto, essa donna velata mi chiese dov’era il mio fidanzato. Dopo averle risposto negativamente essa mi portò unitamente ad elementi nazifascisti nella Piazza della Chiesa, ove venni ancora interrogata e di nuovo picchiata dalla donna velata, dal tenente F. e da alcuni tedeschi. Dopo di ciò fui portata nella caserma 'Muti' di Porto Maurizio ove rimasi rinchiusa per circa una settimana ed in seguito liberata". Raccontava anche Ernesto R., sfollato nel comune di Sant'Agata: "Dopo che siamo stati riuniti sulla piazza, ad uno ad uno venivamo chiamati in disparte e dopo un breve interrogatorio venivamo picchiati a sangue dai sopraddetti dirigenti l’operazione di rastrellamento. Quando fu la mia volta, fui interrogato dalla Z. Maria, la quale insisteva perché le dessi i nomi dei partigiani del paese. Alle mie risposte negative, che d’altronde dichiaravo di non conoscere nessuno del paese essendo ivi sfollato, la Z. Maria mi percuoteva a sangue sul viso con la pistola che essa teneva, gridandomi in faccia che lassù eravamo tutti ribelli e che nessuno voleva confessarlo. Finito il rastrellamento io e altro gruppo di circa quindici rastrellati fummo condotti a Imperia nella Caserma della Gnr ove parte di noi venne nuovamente interrogata e malmenata. Dopo circa un’ora io ed altre sei persone fummo rilasciati mentre gli altri venivano avviati alle carceri". 
Francesca Gori, Op. cit.

Ammetto di aver fatto parte nell'autunno 1944 nella Brigata Cittadina [S.A.P.] G. Matteotti, e di essere poi andato in seguito nella Compagnia Provinciale [GNR repubblichina] agli ordini del Tenente Crippa. Passai in forza di tale Compagnia il 17 novembre 1944 e vi rimasi fino al 25 Aprile (giorno della Liberazione).
Partecipai a diversi rastrellamenti tra i quali quello in S. Agata dove andai insieme al Crippa e a tale Maria Zucco. Vi furono tre o quattro arresti tra i quali un Tenente di Marina.
Pietro Renzo, verbale di interrogatorio per il processo davanti alla Cas (Corte d'Assise Straordinaria) in data 3 giugno 1945, Ufficio di Commissariato di P.S. di Sanremo, documento in Archivio di Stato di Genova
 
Per trovare Stenca il 14 gennaio venne effettuato un rastrellamento a Sant'Agata, Frazione di Imperia, guidato dalla stessa donna velata, nel corso del quale fu tratto in arresto Faustino Zanchi, Libero, comandante di distaccamento della I^ Brigata S.A.P. "Walter Berio". Gli andò incontro la Zucco urlandogli "Tu sei Rino Stenca. Ti abbiamo preso!" e, tiratolo per il bavero, gli spaccò una guancia con il calcio di una pistola.
I fascisti intendevano conoscere il luogo dove si nascondeva Stenca.
Stenca venne riconosciuto per caso, proprio dalla donna velata, in un gruppo di patrioti catturato in precedenza.
Rino venne condotto alla caserma della Muti da dove fu prelevato per essere condotto alla fucilazione.
La Zucco condusse nuovamente i fascisti a Sant'Agata il 17 gennaio 1945.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I




[ n.d.r.: si riproduce qui sopra un dispaccio partigiano, relativo all'arresto di Stenca ed indirizzato a Curto, Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria. L'Orsini citato dovrebbe corrispondere ad Agostino Bramè, commissario della V^ Brigata, Lenin invece Bruno Massignan, nato a Verona l'01/06/1925, anche lui della V^ Brigata ]

Mi portano ora vicino ad un fuoco che i fascisti si erano accesi sotto una lapide dei caduti.
Qui continuano a chiedermi di Sacchetto [Giuseppe Mela, padre di Attilio], di Rino, del Curto, di Bancarà [Angelo Perrone].
La Donna Velata sa perfettamente dei nostri rapporti con tutte queste persone.
Ma io continuo ostinato nella parte che ormai ho fatto mia: non ricordo, non so niente!
"E neppure di Zanchi non sai niente?" mi chiede la Donna Velata. "Non mi dirai che non ti ricordi che siamo andati assieme a casa sua a prendere il riso perchè tua madre potesse farci cena!".
Continua a parlare francese, che è più famigliare dell'italiano anche per me, che ho da poco finito i miei studi in Francia.
Essa mi parla e mi tiene continuamente sotto la minaccia della sua pistola.
Ad un certo punto, un energumeno, un pezzo di alemanno di due metri, con un pugno come una mazzata, che vuol rendere l'interrogatorio più convincente, sta per colpirmi.
Mi sento perduto. Se mi colpisce, mi uccide. Lo sento!
Con uno scatto improvviso, suggeritomi certamente dall'istinto di conservazione, incurante della sua pistola, abbranco la Donna Velata che mi sta di fronte e me ne faccio scudo!
Tra l'uno e l'altro riusciamo a deviare il colpo micidiale!
Il tedesco sta per riprovarci, ma la Donna Velata interviene perchè non insista con simili "gentilezze".
Ora l'interrogatorio si fa perfino monotono, con le stesse domande e le stesse risposte. Ho capito che fare il tonto può essere la mia carta vincente.
Ma il martellamento della Donna Velata non è fatto di parole soltanto.
Ora, con la pistola, una P.38, ha preso a percuotermi, con metodo, sulla spalla.
Evita deliberatamente la testa per non crearmi guai troppo seri, che non sarebbe neppure funzionali ai suoi fini, ma mi percuote con insistenza, sempre sulla stessa spalla, con un movimento ossessivo.
E mi fa male, veramente male!...  
Pierino Mela (Sacchettin) in Attilio Mela, Op. cit.

Nei giorni successivi la donna velata partecipò ai rastrellamenti di Andora (SV), Stellanello (SV) e di gran parte dei paesi della Val Prino e della Val Impero...
L'identità della donna rimase avvolta nel mistero, in quanto inavvicinabile, poiché, come già scritto, "abita in una villa a fianco dell'Opera Balilla insieme a due ufficiali fascisti".
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

[...] si ripartì verso la località concordata al momento della fuga, situata sempre nella valle di Pietrabruna nell'incolto tratto situato tra l'omonimo comune e quello di Boscomare [Boscomare è invero Frazione di Pietrabruna]. Erano tutti seduti all'intorno [...] oltre alla ventilata soffiata di un informatore, la vera sorpresa consisteva nella presenza di un nuovo fatto venutosi ad inserire nel sottofondo del dramma locale: era comparsa una nuova interprete, la "donna velata", così venne chiamata. Giungeva a fianco delle milizie, agghindata con un pizzico di teatralità, interamente vestita di nero e con un fitto velo che le copriva completamente il volto, silenziosa in presenza dei paesani, ma sicura e decisa nei gesti, nell'indicare luoghi e cose. Un nuovo interrogativo ci veniva posto, ma al momento non si sapeva dare alcuna risposta, una sola considerazione risultava evidente, la delazione e la paura erano dovunque, nel piccolo e nel grosso paese, una minaccia subdola e continua viveva a contatto con noi, e si era soltanto ai primi di febbraio [1944]. Le nuove e pericolose realtà introdottesi ci obbligarono ad effettuare una strategia di continuo movimento, allo scopo di confondere i piani dell'avversario [...]
Renato Faggian (Gaston), I Giorni della Primavera. Dai campi di addestramento in Germania alle formazioni della Resistenza Imperiese. Diario partigiano 1944-45, Ed. Cav. A. Dominici, Imperia, 1984

31 gennaio 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] "Fondo Valle" della II^ Divisione all'Ufficio informazioni e spionaggio della I^ Zona Operativa Liguria - Relazionava che "... nella giornata in corso sono stati fucilati 10 garibaldini prigionieri lungo la salita di Capo Berta come rappresaglia all'uccisione di 2 tedeschi. Il mio cuore sanguina troppo per commentare. La causa di tutto è la famosa donna che ben conoscete..."
31 gennaio 1945 - Dalla Sezione SIM della II^ Divisione "Felice Cascione" al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava che "... a Capo Berta sono stati uccisi 11 partigiani prigionieri, Stenca, De Marchi, Manodi, Ansaldo, Garelli, Bosco, Bertelli, Agliata, Ardigò, Noschese, Delle Piane, arrestati il 9 gennaio su indicazione della donna velata, che era stata con loro in montagna...".
1 febbraio 1945 - Da "Citrato" [Angelo Ghiron] alla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava... gli arresti di alcuni esponenti della Resistenza e del PCI di Imperia, avvenuti dietro intervento di una spia detta "La Francese" o "Primula Rossa", una donna italiana, che era stata tra i partigiani e che parlava bene il francese... 
da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II  

Imperia: il lato di levante di Piazza Roma

I partigiani, prima, quindi, della fine di gennaio 1945, ma sempre troppo tardi per tentare di evitare le stragi dei loro compagni cui si é accennato, iniziarono ad intuire l'esistenza di una donna per loro pericolosa, detta "la francese" o "Primula Rossa", che effettuava delazioni contro di loro e che, come sottolinea un documento partigiano, "dice di essere francese anche se è sarda [in effetti calabrese]; la donna è di statura media ha la fonte bassa [per alcune fonti era anche brutta], porta i pantaloni e ha circa 30 anni".
Si può leggere ancora in un altro documento garibaldino, conservato presso l'Archivio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, quanto segue: 5 febbraio 1945 - Da "Citrato" [Angelo Ghiron] al responsabile SIM [Livio, Ugo Vitali] della Divisione "Silvio Bonfante" - missiva scritta a mano - Testo: "... Avevo parlato in un precedente rapporto di una donna pseudo-Francese spia fascista abitante ad Oneglia. Costei risulta essere una Sarda, non ne è possibile conoscere il nome. Abita in Piazza Roma in una villa a fianco dell'Opera Balilla, insieme a due ufficiali fascisti - è circa 30nne, veste sempre pantaloni - usa tenere i capelli sciolti, ha una fronte bassa ed è di media statura. Ecco la pianta della Piazza [n.d.r.: Ghiron lasciò tracciato, in effetti, anche uno schizzo della piazza con le seguenti indicazioni: in alto, da sinistra la villa, il cancello, un orto, l'Opera Balilla, una sentinella; sotto, da sinistra una rampa, le scuole, Brigata Nera, ... d'Italia]. Come si vede dalla pianta è però troppo difficile coglierla in casa. Tuttavia essa risulta essere una delle spie fasciste più pericolose, molto stimata tra i fascisti stessi ed animata da un odio feroce verso i partigiani. A lei sono attribuiti numerosi arresti di compagni nostri. Essa è conosciuta per spia da membri del Comitato...".
E si cita ancora un documento, conservato nel già richiamato Archivio: <10 febbraio 1945 - Dalla Federazione del PCI di Imperia al Prefetto - Annuncio di pesanti rappresaglie se non cessavano le atrocità commesse dai fascisti ai danni di civili, soprattutto l'attività "di una donna che denuncia chi vuole cagionandone indicibili torture... trarre in arresto la donna, pena l'incolumità del personale dell'ente in indirizzo...">.
Il 16 febbraio 1945 la V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" segnalava la presenza di questa donna nella zona di Sanremo (IM):  Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 286, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria "... una spia pericolosa al servizio dei tedeschi: corporatura robusta, bruna, vestita con pantaloni, si è diretta verso Monte Bignone".
Ed il SIM della V^ Brigata in data 3 marzo 1945, con prot. n° 316, indirizzato al SIM della Divisione "Felice Cascione" e a 3 Brigate della Divisione "Silvio Bonfante", I^ Brigata "Silvano Belgrano", II^ Brigata "Nino Berio", III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" avvertiva "... partita da Imperia verso Monte Bignone con l'intento di incontrare i partigiani una donna: si tratta di una pericolosa spia... meridionale, bruna, tarchiata e parla bene il francese".
Ai primi di aprile in Località Campi di Taggia (IM) la Zucco accompagnava i nazifascisti quando questi uccidevano i patrioti Oris e Fil di ferro [Licindo Mosconi]...
A Carpasio [oggi nel comune di Montalto Carpasio (IM)] l'8 aprile 1945 la donna velata guidò il rastrellamento compiuto, mentre molti abitanti andavano verso la chiesa per ascoltare la Messa del giorno di Pasqua, anche con saccheggio del paese da militi repubblichini e da tedeschi. Nella triste occasione vennero uccisi 3 civili, Silvio Bonfiglioli, Vincenzo Invernizzi e Mario Cotta, barbaramente trucidati nelle vicinanze del cimitero, e ferirono altre 10 persone, come riportato il 9 aprile 1945 in un dispaccio inviato dalla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] del CLN di Sanremo, con prot. n° 379/SIM, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria e quello del 10 aprile,  Dal comando della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione" al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava... che l'8 aprile 70 SS tedesche avevano "effettuato una puntata ad Arzene-Costa di Carpasio-Carpasio, uccidendo 3 borghesi prima di fare ritorno a Castelvittorio passando per S. Bernardo di Conio".
A Liberazione avvenuta, una relazione della I^ Brigata SAP "Walter Berio" riconobbe che a gennaio-febbraio 1945 l'attività della Brigata aveva subito un brusco rallentamento a causa degli arresti provocati dalla "donna velata".
E, come ha scritto Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese - Vol. III, la Zucco "nei giorni della liberazione riuscì a fuggire ad Alessandria, ma lassù fu raggiunta dai partigiani imperiesi e riportata ad Oneglia, dove il tribunale la condannò a morte. Ma poi qualche persona interessata disse che era incinta, così non venne giustiziata, anzi, come quasi tutti i criminali fascisti, fu liberata".
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I
 
È entrata in campo anche una donna, Maria Zucco, detta "la francese" o "la donna velata", ex-militante del Fronte Popolare Francese, un'associazione che si collega ai principi della 'rivoluzione nazionale' propugnata dal maresciallo Pétain. La Zucco si presenta nell'Imperiese, partecipa ad azioni di guerriglia urbana con i ribelli e poi, quando ritiene di conoscere bene la struttura dei banditi della zona, passa al servizio dei tedeschi e delle Brigate Nere. Le vittime saranno molte decine, e forse anche un centinaio. La donna, che indossa abiti maschili e si copre il volto con velo e occhiali, guida con la rivoltella in pugno le azioni di cattura o rastrellamento, e sembra gioire  di fronte alle torture inflitte ai prigionieri. La promuovono capitano delle ausiliarie e riesce a distruggere tutta l'organizzazione cospirativa di Oneglia e di buona parte della provincia. L’8 aprile 1945 si mette alla testa di 300 rastrellatori e giunge a Carpasio, un paese dell’entroterra: qui fa saccheggiare o bruciare diverse case e fucilare i civili Silvio Bonfiglioli, Mario Cotta e Vincenzo Invernizzi. Altri dieci paesani presi come ostaggi vengono poi battuti prima di essere rilasciati. Una scia di sangue accompagna le sue azioni, e tuttavia riuscirà poi a salvare la vita ed a ritornare clandestinamente in Francia.
Ricciotti Lazzero, Le Brigate Nere, Rizzoli, 1983
 
L'8 aprile 1945 Carpasio subiva il più duro rastrellamento nei venti mesi di lotta. Tedeschi e fascisti, guidati dalla brigatista Maria Zucco, la cosiddetta “donna velata”, saccheggiavano Carpasio. Mentre la gente si incammina verso la chiesa per ascoltare la Santa Messa della Pasqua si sente una paurosa sparatoria: sono Tedeschi e fascisti che portano terrore e scompiglio. I civili Silvio Bonfiglioli, Vincenzo Invernizzi e Mario Cotta vengono catturati. Tentata la fuga verso Montalto Ligure, sono fermati da uno sbarramento di fuoco di armi automatiche e devono ritornare indietro. Condotti sotto il Cimitero vennero barbaramente trucidati e spogliati di quanto possedevano.
Sabina Giribaldi, Episodio di Carpasio, 08.04.1945, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

Forse si sarebbero potute evitare tante sciagure se si fosse dato credito ad una comunicazione trasmessa in ottobre [1944] al comandante partigiano Giovanni Alessio (Peletta) dal tenente della brigata nera Leopardi, informatore, con la quale chiariva il vero ruolo assunto dalla Z.M. [Maria Zucco] nei confronti della Resistenza imperiese [...]
Francesco Biga, Op. cit.

Maria Concetta Zucco prese parte a rastrellamenti, interrogatori e torture, con la divisa delle Brigate Nere, nascondendo il volto con cappuccio e occhiali scuri. I giornali nei giorni del processo la descrissero in questo modo: "Ed ecco, un giorno, cominciano i rastrellamenti e le persecuzioni: Maria Zucco veste da uomo e si mette gli occhiali neri e un velo sul viso. È la figura stessa della rovina. Nero il viso nascosto; ella è la morte senza volto, lo sterminio senza discriminazione... [in tribunale] Maria Zucco ha il volto duro, gli occhi immutabili...". Suscitava interesse l'attaccamento, così maschile, alle armi, a quella Mauser usata dalla donna come strumento di tortura: "Non è più vestita alla maschia, con la grossa Mauser alla cintura, quella Mauser che le piaceva tanto maneggiare impugnandola per la canna, facendo del calcio il più efficace mezzo per colpire le teste, i visi, le bocche, quelle stesse bocche di ragazzi che oggi parlano contro di lei... A lungo si è cercato di far luce su questa donna straordinariamente inumana e cinicamente insensibile..."...
Cecilia Nubola, Fasciste di Salò. Una storia giudiziaria, Editori Laterza, 2016