martedì 12 ottobre 2021

La donna vuole accompagnare il gruppo nell'azione contro i tedeschi

Baiardo (IM)

La mattina del 14 agosto 1944 il distaccamento di Candido Queirolo (Marco) si era da poco accampato nei pressi di “Berzi”, frazione di Baiardo (IM), per essere più vicino ad Apricale dove era di stanza un reparto tedesco. All’accampamento giunse trafelato Luigi Laura (Miccia), che si era trattenuto a Baiardo per rifornimenti avvisando i compagni che quattordici tedeschi, provenienti da Apricale, si erano recati in paese. Candido Queirolo decise di partire per attaccarli. Scelse una decina di partigiani. Facevano parte del gruppo: Gino Amici (Alfredo), Alfredo Blengino (Spartaco), Giuseppe Gaminera (Garibaldi), Luigi Laura (Miccia), Mario Laura (Picun), Albanese, Noce ed altri due. Giunti nel paese il gruppo si piazzò in via Roma in un luogo soprastante la strada Sanremo-Baiardo, nel punto dove è ora l'albergo Bellavista. Noce” e “Spartaco” si appostarono dietro un muretto con un mitragliatore, gli altri sopra il giardino della Villa Balestra. I tedeschi stavano pranzando all'albergo Miramonti: i partigiani attesero per verificarne il numero ed attaccarli all'improvviso. Da un uomo che transitava in bicicletta i partigiani vennero informati che i Tedeschi, usciti dall'albergo, si stavano avviando verso la mulattiera che conduce ad Apricale. Quando i partigiani giunsero all'altezza dell'asilo infantile si udirono raffiche di mitra. Nessuno venne colpito e risposero al fuoco; i tedeschi tornarono indietro imboccando via Podestà e quindi si piazzarono dietro la chiesa di San Giovanni, all'inizio della mulattiera per Castelvittorio. Queirolo che si era appostato verso la mulattiera che conduce ad Apricale, rendendosi conto che i tedeschi erano indietreggiati, ritornò anch’esso sui propri passi insieme agli uomini che erano con lui e appena giunto in prossimità della chiesa venne colpito da una raffica. Ferito, si accasciò a terra. Gino Amici (Alfredo) e Alfredo Blengino (Spartaco), pure colpiti, morirono all’istante. Mario Laura (Picun) fu ferito alle gambe, ma continuò a sparare e gli altri uomini, coperti dal fuoco di Picun, cercarono di avvicinarsi ai compagni feriti per soccorrerli. “Marco” aveva una coscia sfracellata e una ferita alla spalla. Dopo le prime cure praticategli dal dott. Carlo Bissolotti, venne portato in un capanno nei pressi di Baiardo, dove poco dopo morì. L’episodio è raccontato da Giuseppe Gaminera (Garibaldi) anch’egli protagonista dei fatti che portarono alla scomparsa di Queirolo, Blengino e Amici.
Tra le numerose azioni belliche portate a compimento con successo da Candido Queirolo e dai suoi uomini, si ricordano in particolare il disarmo dei repubblichini di stanza a Briga Marittima e la presa della postazione nazifascista di Santa Brigida. Nel giugno del 1944 Queirolo fu tra i comandanti che guidarono i garibaldini nello scontro di Carpenosa. I suoi uomini sotto il suo comando parteciparono alla presa di Molini di Triora e di Triora, agli attacchi alle postazioni nemiche di Valgavano ed alla resistenza, ai primi di luglio, contro forti reparti tedeschi a Carmo Langan. Anche Alfredo Blengino fu uomo di punta della Brigata, un uomo di esperienza che aveva precedentemente comandato il distaccamento di Bajardo e impegnato a più riprese il nemico.  
Giorgio Caudano Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

[ Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]

Il garibaldino Giuseppe Gaminera (Garibaldi) di Baiardo racconta:
"Ci eravamo accampati nei pressi di Berzi, frazione di Baiardo per essere più vicini ad Apricale dove erano di stanza circa cento Tedeschi. Poco dopo il nostro arrivo nel luogo che diventerà sede del nostro distaccamento, giunge trafelato Luigi Laura (Miccia), che si era trattenuto a Baiardo per rifornimenti, avvisandoci che quattordici Tedeschi, provenienti da Apricale, si erano recati in paese.
Candido Queirolo (Marco) decide di partire per attaccarli. Sceglie una decina di partigiani ed io sono tra questi.
Nel distaccamento c'è Olga, una ragazza slava, che avevo trovato in giro alcuni mesi prima quando, avendo perduto i contatti con «Vittò» a causa di uno sbandamento, mi ero aggregato alla formazione di Marco. Olga canta canzoni, sia in italiano che nella sua lingua; è sempre al fianco di «Marco». La donna vuole accompagnare il gruppo nell'azione contro i Tedeschi, ma Candido Queirolo non le permette di seguirci: insiste ripetutamente, ed all'ennesimo rifiuto si getta a terra piangendo.
Partiamo. Sono pratico dei luoghi e conosco tutti i sentieri, procedo in testa al gruppo assieme a «Marco».
[...] Sono orgoglioso e felice per l'incarico che mi è stato affidato essendo io il più giovane del gruppo.
Candido Queirolo si dirige verso via XX Settembre, nel punto dove inizia il bivio per Apricale. «Marco» pensa che se i Tedeschi, dopo il pranzo, non hanno proseguito il cammino verso il luogo dove i partigiani si erano appostati presumibilmente intendono ritornare ad Apricale passando per la mulattiera. Perciò «Marco» si reca colà con gli uomini migliori per sferrare un attacco efficace.
Giunti all'altezza dell'asilo infantile, nel luogo dove tempo addietro i partigiani avevano bruciato le baracche tedesche, si odono raffiche di mitra. Fortunatamente nessuno di noi viene colpito. Rispondiamo al fuoco ed i Tedeschi tornano indietro imboccando via Podestà, e quindi si piazzano dietro la chiesa San Giovanni, all'inizio della mulattiera per Castelvittorio. Noi li inseguiamo, ma non riusciamo a raggiungerli.
Intanto, «Marco», visto che il nemico non si era diretto ad Apricale ed avendo udito le raffiche delle armi automatiche, accorre immediatamente verso la sopracitata chiesa. Effettuando un percorso di una ventina di minuti egli potrebbe arrivare sul luogo senza uscire allo scoperto. Invece, appena giuntovi è colpito da una lunga raffica. Ferito, si accascia a terra.
Amici Gino (Alfredo) e Alfredo Blengino (Spartaco), pure colpiti, muoiono istantaneamente. Mario Laura (Picun) è ferito alle gambe, ma continua a sparare cercando con gli altri di avvicinarsi ai compagni feriti per soccorrerli.
«Marco» ha una coscia sfracellata ed una ferita alla spalla. Dopo le prime cure praticategli dal dottor Carlo Bissolotti, lo portiamo in un capanno nei pressi di Baiardo, dove poco dopo muore.
Olga giunge sul luogo e si mette ad urlare come impazzita; estrae la pistola per uccidermi, poiché mi accusa di essere stato la causa della morte del Commissario. Gli altri partigiani presenti spiegano alla donna quanto si è verificato, assicurandole l'assoluta mancanza di mie responsabilità.
Dopo questo fatto non vedrò più Olga. Ma, nel successivo inverno otto partigiani verranno sorpresi nel sonno ed uccisi nei pressi di Vignai Argallo. Olga, nella triste occasione, si trovava proprio in quella zona: sospettata e pedinata, venne appurato che era una spia dei Tedeschi e fu condannata e giustiziata...".
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

domenica 3 ottobre 2021

Noi (garibaldini) in Liguria avremmo trovato una situazione difficile

Monte Mongioie - Fonte: Mapio.net

Cessata l'incertezza estenuante, i giorni passano più rapidi, l'avvenire sembra migliore. L'equipaggiamento delle bande prosegue rapido, i debiti salgono a cifre iperboliche. Le bande rimaste in Liguria riescono, non so come, a  procurarsi  munizioni per mitraglia: Mancen [Massimo Gismondi] abbraccia la staffetta che porta la notizia: «Mi ridai la vita! - gli grida -. Potremo riprendere a batterci, potremo picchiare come prima!».
Il 6 novembre [1944] partono i primi distaccamenti, il 13 partono Mancen col «Garbagnati», il «Catter», la banda di Fra' Diavolo: vanno nella zona di Capraùna ad oriente della «28».
I giorni seguenti partono il comando della Cascione, metà del comando I Brigata, a poco a poco tutte le bande lasciano la Val Corsaglia. Gli ultimi rimasti con l'intendenza e la cucina intensificano una super alimentazione a base di  bistecche di maiale, lardo, uova, castagne, pasta asciutta e pane bianco.
Il 14 partono su un mulo ed un cavallo Carlo e Scrivano ormai rimessi in forza: faranno la via più lunga per Pra e Val Casotto perché solo per lì si può passare ormai a cavallo.
Il 15 parto anch'io con gli ultimi componenti del comando I  Brigata.
A Fontane rimane Aldo con parte dell'intendenza per pagare gli ultimi debiti o conservare la speranza che li pagheremo. Rimane anche ad organizzare il trasporto di viveri ed equipaggiamento, perché le bande rimaste e tornate in Liguria avranno ancora bisogno di rifornimenti. Rimangono anche le famiglie di Cion, Mancen perché in Liguria sono troppo conosciute, rimane il Rosso e qualche altro ammalato, qualcuno che ne approfitta per passare con i badogliani, pochi perché il grande rastrellamento pare sempre più probabile e da parecchi giorni siamo in allarme perché i badogliani di Val Ellero, dopo violenti scontri, sono stati ricacciati in Val Corsaglia.
Partiamo alle otto e trenta del 15, il freddo è intenso, un leggero strato di neve caduto durante la notte copre la strada: faremo ancora una volta la via del Mongioie, la più dura ma forse anche la più breve. Rifacciamo ancora una volta il percorso ormai noto, sarà l'ultima o dovremo ancora passare in senso inverso queste montagne nevose? Probabilmente no, questa volta tornando in Liguria il clima ci spingerà verso la costa ed una seconda ritirata verso il Piemonte ci sarà preclusa dalla molta distanza e dalle gravi difficoltà. Che faremo se saremo attaccati? Terremo duro sul posto o ci disperderemo. Una cosa è sicura: l'epoca delle grandi ritirate, degli spostamenti in massa è tramontata per sempre.
Percorriamo il primo tratto di strada in lieve pendio, poi la marcia rallenta: attacchiamo la salita del Mongioie.
Torniamo in Liguria. Forse fra poco anche a Fontane ci sarà rastrellamento, gli ultimi giorni sono stati un continuo allarme, i tedeschi hanno attaccato anche Frabosa. È evidente che anche il sistema di non disturbare il nemico a lungo  andare non serve: i concentramenti di truppe nella zona Cuneo-Mondovì indicano chiaramente che l'ora della Val Corsaglia non è lontana. A meno che la minaccia non sia diretta contro Alba e le Langhe che in ottobre Mauri ha occupato in collaborazione con i garibaldini e i G.L.
Avevo letto la «Stella Tricolore», il giornale dei garibaldini, parlava della liberazione delle Langhe: il presidio fascista di Alba, la città più importante, aveva trattato la resa ed era stato lasciato libero di andarsene.  
«È stata una eccezione ai nostri metodi, affermava la «Stella Tricolore», ma abbiamo accettato in omaggio al comando unico».
Il nemico aveva contrattaccato ma era stato respinto: «Non è una delle solite puntate», affermava il nostro giornale: «Alba sarà difesa ad oltranza».
Per Mauri e per la Barbato era l'apogeo come lo era stato per noi il periodo di Garessio e forse più, perché avevano una organizzazione che a noi allora mancava, avevano lanci alleati, una dovizia di mezzi che a noi pareva irreale. Per Mauri tenere Alba era oltre che questione di prestigio, la possibilità di rimanere forte ed organizzato per tutto l'inverno, di evitare lo sbandamento che aveva semidistrutto altre formazioni. Per i tedeschi Alba era un nodo stradale  importante, i partigiani una minaccia troppo forte, le forze si ammassavano da ogni parte, l'urto era fatale, inevitabile. Noi in Liguria avremmo trovato una situazione difficile, ma anche in Piemonte l'avvenire non era sereno. In realtà l'attacco ad Alba era già cominciato e la città era caduta il 2 novembre, ma io allora lo ignoravo.
Marciavamo lentamente, in fila, in salita. Lo zaino pesante per l'equipaggiamento invernale, le due coperte che son riuscito a trovare, grava sulle spalle, la neve è alta, i piedi sprofondano ad ogni passo, intorno, da ogni parte abeti scuri, rocce grige, neve e ghiaccio abbaglianti.
La salita è dura, il fiato groso, una lunga fila di uomini serpeggia lungo il pendio: sono i comandi della I e della V Brigata, parte del Comando Divisionale, qualche banda della V Brigata.
Le recenti nevicate ed il gelo degli ultimi giorni hanno modificato radicalmente il paesaggio; abbiamo percorso l'ultima volta la vallata con i feriti sotto la pioggia, ora il tempo è sereno ma stentiamo a riconoscere la zona.
Dove prima era il sentiero fangoso ora è neve e ghiaccio, dove era il pendio erboso o ghiaione è neve bianca, dove scrosciava il torrente è ghiaccio lucente. Più volte dobbiamo lasciare il sentiero che lo stillicidio di qualche fonte ha trasformato in pendio ghiacciato; camminiamo allora di fianco, fuori strada, sprofondando fino al ginocchio, fino alle anche perché il vento ha accumulato la neve tra i massi del torrente coprendo buche e avvallamenti.
Siamo partiti alle otto e trenta, alle dodici giungiamo dove un mese prima cominciava il nevaio, lì il torrente ha formato un piazzale di ghiaccio: sostiamo, pranziamo: due pagnotte ed un po' di neve. Ci sarebbe anche del salame, ma lo  hanno quelli che sono dall'altra parte del ghiaccio, cominciamo ad essere stanchi e piuttosto che riattraversare quel tratto sdrucciolevole preferiamo fare a meno del salame.
Quante ore ci vorranno ancora per arrivare nell'altro versante? Come sarà la neve più in su? Con uno sforzo ci rimettiamo in piedi: ripartiamo, un po' più lenti. Il cammino è aspro e duro, entriamo ormai nel massiccio del Mongioie, nella zona senz'alberi né pascoli, solo cime brulle e neve. Davanti, più in alto, turbini di nevischio acciecante passano come nubi sul cielo azzurro sollevati dal vento delle cime.
Fra quante ore saremo lassù?
Proseguiamo sempre più penosamente, con soste sempre più frequenti: la zona non è più che un vasto nevaio in ripido pendio, qua e là qualche roccia affiorante, intorno fanno cornice i massicci del Pizzo d'Ormea e del Mongioie.
Sul vasto nevaio soffia a raffiche il vento invernale. I partigiani si fermano, io e qualche altro abbiamo passamontagna che ho fatto fare con la mia vecchia coperta, ho anche guanti e copriguanti; gli altri difendono il volto col braccio dalle miriadi di cristallini ghiacciati che passano col vento. Cessata la raffica proseguiamo, ci arrestiamo ancora quando il vento riprende, poi ancora avanti. Dopo un po' ci abituiamo anche al turbine, chiudiamo solo un po'  gli occhi continuando a marciare. Le barbe ed i capelli si riempiono di ghiaccioli che il calore della marcia fonde ben presto.
La colonna sale sempre sempre più lunga e più distanziata. Avanti ancora, il sentiero, la pista passa ora ai piedi di un roccione al riparo dal vento, in ombra.
È qui che in ottobre, il 24, abbiamo dovuto incidere i gradini nel ghiaccio per far passare la barella.
Ci asciughiamo il volto col fazzoletto e poi su ché a fermarsi all'ombra fa freddo. Siamo passati un mese fa in questi luoghi col buio, con i vestiti leggeri e le scarpe rotte. Che sarebbe stato se avessimo dovuto farlo ora con tanta neve, di notte? Pensiamo con sgomento ai nostri compagni rimasti in Piemonte, se il rastrellamento li spingerà in queste zone quale sarà la loro sorte?
Alle tre e trenta giungiamo sul valico: il Bocchino d'Aseo. Gli ultimni duecento metri hanno richiesto più di mezz'ora perché ormai siamo esausti. Ora però innanzi a noi è la discesa.
Sul valico al sole ci fermiamo qualche minuto: di fronte a noi è di nuovo la Liguria, le nostre montagne, il paesaggio dai nomi noti. L'aria fredda, limpida; lo sguardo abbraccia una zona vastissima, anche lì è nevicato molto, tutte le cime sino al Saccarello sono ormai bianche sino alle falde, verso ponente tutta la catena della Val Roja è coperta di neve, lo stradone Tanarello-Limone pare un sottile filo nero in tanto bianco. Come è lontano quel giorno di agosto in cui con gli uomini di Umberto vi ero passato per attaccare Limonetto!
Scendiamo, il pendio è anche qui ripido. La neve ha coperto ogni cosa. Seguiamo le orme di quelli che sono già passati perché non c'è altra pista segnata. La discesa è ripida, unica fatica è mantenere l'equilibrio chè spesso la neve manca sotto i piedi. In molti punti costeggiamo burroni a picco, i piedi costretti in uno spazio ristretto hanno scavato una specie di canale attraverso la neve alta. È necessario allora chinarsi e strisciare sulla neve frenando continuamente con le mani e col corpo; rimanendo ritti e  perdendo  l'equilibrio si  finirebbe giù nel­l'abisso dove finì lo zaino del sarto austriaco quel giorno. Nei punti più diffici scendiamo uno alla volta, distanziati perché la caduta di uno non trascini anche gli altri o il soverchio peso non provochi una valanga ché non sappiamo quanto sia alta la neve né se sotto di noi ci sia roccia o vuoto.
È evidente che il passo del Bocchino non è più transitabile coi muli e che di notte o con la nebbia anche per gli uomini non sarebbe prudente passarvi. Continuiamo a marciare mentre il sole volge al tramonto. La strada è lunga, sembra eterna, la neve a poco a poco diminuisce, il pendio è meno ripido, in basso si comincia a vedere Viozène, Pian Rosso: in giù la neve non si è fermata; fra poco saremo all'asciutto e attenderemo i compagni che, come puntini neri, vediamo muoversi lassù dove la neve è ancora illuminata dal sole.
Quando troviamo la strada sul terreno senza neve ci sediamo per riposarci ed attendere.
Gino Glorio (Magnesia), Alpi Marittime 1943-45. Diario di un partigiano - II parte, Nuova Editrice Genovese, 1980, pp. 28-31

8 novembre 1944 - Il patriota ucciso ho saputo che è di Acquetico e che si chiama Luciano. I due assassini sono passati questa mattina alle 9,30 dalla Paperera ed hanno chiesto indicazioni per arrivare a Testico. L'Avv.to Bruna, giunto da Albenga stamattina, mi ha confermato che, lungo la fascia costiera, esiste effettivamente un forte movimento di tedeschi che si dirigono verso Genova. Ore 4 pomeridiane: hanno portato in Pieve uno degli autori dell'aggressione di ieri, ed è pure lui di Acquetico. Era ammanettato e l'hanno portato in Municipio, ove subì un lungo interrogatorio. Nel pomeriggio è stato pubblicato un manifesto nel quale si invita la popolazione a non fare né commenti né congetture, perché presto anche il secondo assassino sarà identificato e catturato e ambedue subiranno il castigo che meritano.
9 novembre 1944 - Questa mattina si sono svolti i funerali del patriota ucciso ieri - Oltre a molta gente del paese vi era pure un gruppo di partigiani, con il loro comandante Osvaldo Contestabile di Pornassio - Nel Cimitero hanno salutato la salma con un ricordo funebre commosso, e una salva di moschetti. L'ombrellaio di Pieve e Biga, giunti or ora da Mondovì, ove si sono recati per rifornirsi di generi alimentari, dicono che da Mondovì a Ormea si nota un movimento veramente impressionante di Alpini (Monte Rosa) e Granatieri repubblichini i quali non molestano affatto i viandanti, anzi nelle salite più di una volta li hanno aiutati a spingere il loro carretto.
10 novembre 1944 - Da ieri si verifica anche un insolito movimento di patrioti che, scendendo da Nava, s'avviano verso il mare. Anche questa notte son passate alcune bande ben armate -  Avevano pure due mortai e cinque muli.
11 novembre 1944 - È mezzogiorno e, fino a questo momento, non vi è nulla da segnalare. Il caso è assai strano, essendo giorno di sabato che, per lo più, non passa mai inosservato - I giorni di marca sono sempre stati il sabato e la domenica. Il Commissario del Comune, giunto testè da Oneglia, informa che domani o lunedì arriveranno a Pieve 200 tedeschi per la ricostruzione dei ponti Saponiera e Gadè -, lavoro che vogliono ultimare in nove giorni. Dice di rimanere tranquilli perché non molesteranno la popolazione civile - Ciò farebbe piacere se non vi fosse la paura che i partigiani non tentino qualche azione imprudente e solo apportatrice di rappresaglia verso la popolazione civile.
12 novembre 1944 - Magaglio il cementista, venuto da Ormea, racconta che i partigiani ieri hanno nuovamente fatto saltare il ponte ricostruito dai Tedeschi a Ponte di Nava, sicché tutti gli abitanti, che erano oltre il fiume (che è in piena), per potersene tornare a casa, sono stati costretti a fare il giro da Cantarana, con tutto il bestiame appresso. In Castelvecchio [di Imperia] i tedeschi hanno invaso la casa dei pompieri, asportando ogni cosa. Hanno pure preso il comandante Arnaldo Brignacca che però, giunti a Diano Marina, lasciarono andare libero. Mio figlio, passando per il colle d'Armo, è giunto ieri sera da Ormea con un carico di 26 chili di generi alimentari. I patrioti ci hanno assicurato che, durante la ricostruzione dei ponti, non avrebbero fatto veruna azione contro i tedeschi. Tale dichiarazione fu per tutti di grande sollievo.
13 novembre 1944 - Contrariamente alle assicurazioni che nessun civile sarebbe stato molestato per le riparazioni ai ponti, questa mattina all'alba, cioè alle ore 7 il «lancia grida» ci informa che: «Per ordine del comando tedesco, tutti gli uomini dai 16 ai 60 anni, alle otto e mezza di stamattina, debbono trovarsi al ponte Paperera per opportuni lavori». I tedeschi sono giunti ieri sera ed hanno pernottato a Muzio, invadendo la mia casa -  (Come al solito). Oggi però si sono trasferiti a Pieve
Nino Barli, Vicende di guerra partigiana. Diario 1943-1945, Valli Arroscia e Tanaro, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 1994
 

venerdì 1 ottobre 2021

Beni degli ebrei e di nemici, sequestrati dal fascismo a Bordighera

Bordighera (IM): Villa I Balzi

L'ente Egeli era stato istituito nell'ambito dei provvedimenti razziali del 1938 per curare la gestione e la liquidazione dei beni ebraici espropriati in applicazione del rdl 9 febbraio 1939, n. 126. Successivamente la legge 16 giugno 1939, n. 942, aveva affidato al nuovo organismo gli immobili divenuti di proprietà statale dopo che era andato deserto il secondo esperimento d'asta, effettuato a seguito di procedura esecutiva esattoriale. Lo scoppio della guerra aveva aggiunto come ulteriori competenze, la gestione dei beni dei cittadini di nazionalità nemica sottoposti a provvedimenti di sequestro in applicazione dell'art. 20 della legge 19 dicembre 1940, n. 1994. Dopo l'8 settembre, sorta la Repubblica sociale italiana, l'Egeli era stato trasferito al Nord e incaricato di ulteriori attribuzioni. Col decreto legislativo 4 gennaio 1944, n. 1, passavano all'ente le aziende industriali e commerciali già dichiarate nemiche dal governo e fino ad allora di spettanza del Ministero delle corporazioni. Il decreto n. 2 della stessa data, inaspriva le misure contro gli ebrei sancendo la confisca totale di tutte le proprietà ebraiche italiane e straniere che entravano pertanto nell'ambito dell'attività dell'Egeli. La spaccatura militare e istituzionale dell'Italia vedeva la contemporanea emanazione da parte del governo del Sud di provvedimenti di tenore opposto quale il rdl 20 gennaio 1944, n. 26, contenente disposizioni per la reintegrazione nei diritti patrimoniali dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati o considerati di "razza ebraica". La previsione di un rapido scioglimento dell'Egeli verrà presto smentita dall'evolversi degli avvenimenti. Se, infatti, il dllg 5 ottobre 1944, n. 252, ordinava la pubblicazione del decreto n. 26 del 20 gennaio rendendo operative le prime retrocessioni di beni sequestrati in base alla normativa del 1939, più complesso per l'Egeli fu provvedere, dopo la Liberazione, alla restituzione delle proprietà confiscate nella Repubblica sociale italiana non solo per la mole e il numero, ma anche per la difficoltà di tracciare un quadro esatto della situazione patrimoniale dovendosi lamentare disordini, dispersioni di documentazione, soprusi. Allo scioglimento dell'Egeli si arriverà con dpr 22 marzo 1957 emesso in applicazione della l 4 dicembre 1956, n. 1404, approvata per disciplinare la soppressione e messa in liquidazione di enti, società, organismi interessanti la finanza statale, i cui scopi erano cessati o comunque costituenti un onere per il bilancio dello Stato. La riforma, che si inseriva in un più vasto progetto di razionalizzazione della pubblica amministrazione, era stata sollecitata dalla necessità di chiudere numerose istituzioni sorte durante il fascismo per realizzare i suoi scopi soprattutto nei settori economici e coloniali ed ormai del tutto superati. Per provvedere a tale compito era stato organizzato dal gennaio 1957 un apposito Ufficio liquidazioni inserito nell'Ispettorato generale di finanza della Ragioneria generale dello Stato. A tale struttura con dm 13 novembre 1957 furono affidate le operazioni di chiusura dell'Egeli quando fu esaurito l'incarico di commissario liquidatore dato ad Ercole Marazza. Responsabile della gestione dell'ente venne nominato l'avvocato Giuseppe Vania già direttore generale dell'Egeli. Al momento delle consegne al Tesoro, la relazione sulla attività e la documentazione allegata rivelano che l'ente aveva mantenuto distinte cinque gestioni: "gestione beni ebraici espropriati 1939"; "gestione beni esattoriali"; "gestione beni alleati"; "gestione beni ebraici confiscati o sequestrati 1944"; "gestione beni germanici". Risultava che erano ancora da definire sei pratiche di beni ebraici espropriati; 66 erano gli immobili da alienare provenienti da esecuzioni esattoriali; 90 erano le posizioni aperte tra i beni alleati e 32 tra i beni germanici. Tra i beni ebraici confiscati rimanevano a carico dell'ente oggetti, fra cui alcuni preziosi non rivendicati dagli aventi diritto e titoli vari consegnati all'Egeli dall'Arar in quanto appartenenti ad israeliti. Il numero delle pratiche da chiudere, quindi, era sostanzialmente limitato e decisamente ridotto rispetto alla quantità di fascicoli prodotti durante la sua esistenza a giudicare dalla nota di consegna dell'archivio che nel dicembre 1957 consisteva oltre che di carteggi di carattere generale, di più di 13.000 unità intestate ad altrettanti titolari e organizzate secondo questa ripartizione: beni ebraici, fascicoli numerati da 1 a 200; beni esattoriali, da 1 a 186; beni alleati, da 1 a 4005; beni ebraici confiscati, da 1 a 8112; beni germanici, da 1 a 535. Di questo cospicuo archivio restano purtroppo solo esigui nuclei di documentazione. Quando, dopo un anno dalla chiusura dell'ente effettuata nel 1997 dall'Ispettorato generale per gli affari e per la gestione del patrimonio degli enti disciolti, erede dell'originario Ufficio liquidazioni, fu predisposto il versamento all'Archivio centrale dello Stato del carteggio Egeli, veniva acquisito un complesso documentario di dimensioni decisamente modeste, poco più di 200 cartelle al cui interno il personale del Tesoro aveva inserito i fascicoli con un ordine più o meno curato, probabilmente funzionale alle esigenze di natura essenzialmente contabile che interessavano. [tratto da PCM, Rapporto generale della Commissione per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati.
Redazione, Ente gestione e liquidazione immobiliare - EGELI  (1939-1977), Ministero della Cultura

Bordighera (IM): Villa Paradiso in Via dei Colli

[n.d.r.: si fa seguire, espunta dall'opera sopra citata, la quasi totalità dei casi riguardanti Bordighera, confidando di non aver fatto troppi errori nel compiere le selezioni dentro le distinzioni colà operate, in quanto nel dopoguerra Egeli, nel mentre censiva i diritti di ebrei e di stranieri, provvedeva anche a congelare i beni italiani di cittadini tedeschi]


Bordighera (IM): la collina con la Torre Mostaccini

1071 - Società Alloggi Biellesi Anonima (A.L.B.A.). Villa "Piovano", già "Villa Franca" sito in via Cesare Balbo n. 1, regione Braie, Bordighera (1944 - 1948)
1078 - Segre Clotilde fu Emanuele. Effetti personali conservati presso la pensione "Italia" sita in via Romana, Bordighera (1944 - 1948)
1555 - Amman Paolo e Luigi fu Augusto. "Villa Modesta" con terreno, sita in via Garnier n. 46, Bordighera (1941 - 1952)
1559 - Andrina Paolo fu Luigi. Villa "Agincourt" sita in via Torquato Tasso n. 5, via Alessandro Volta nn. 2-4, via Vincenzo Gioberti n. 8, Bordighera; conto corrente presso la sede della Banca d'Italia di Sanremo (1942 - 1951)
1572 - Arndt Lorenzo fu Giorgio. "Casa Francesca" sita in via Vittorio Veneto n. 52, Bordighera (1939 - 1948)
1573 - Arnold Emily fu Alfredo in Bourne. "Villa Gladiolo" con giardino e terreno sita in via Coggiola nn. 14 e 16, Bordighera (1941 - 1952)
1611 - Barry Felice Mario fu Giuseppe. Appezzamento di terreno sito in regione Colle, via dei Colli n. 16, Bordighera; deposito titoli presso la Banca Commerciale Italiana di Sanremo (1942 - 1960)
1612 - Barry Florence May di Alberto. "Villa Paradiso" con terreni, autorimessa e casetta, sita in località Pian Cassone n. 124, Cannero (comproprietà) (1941 - 1952)
1631 - Bernier Enrico fu Enrico. Appezzamenti di terreno, Bordighera (1941 - 1961)
1656 - Billson Carlotta vedova Richardson. "Villa Casalvecchio" con giardino, sita in frazione Borghetto S. Nicolò, Bordighera (1940 -
1679 - Boniface Emilio fu Cirillo. Villa "Ya-mi-ki" sita in via Febo n. 24, Bordighera; appezzamento di terreno sito in frazione Borghetto San Nicolò, Bordighera (1942 - 1951)
1699 - Bouquerot de Voligny Giulio Giacomo fu Eugenio. Palazzina con giardino sita in via S. Antonio nn. 42, 44, Bordighera (1941 -
1702 - Bowman Paget Norman fu Paget John Merrian; Bowman Guy Eddowes Paget fu William Paget. Villa "Casa Piccola" con terreni, sita in via Giuseppe Verdi n. 12, regione Bruscae, Bordighera (1941 - 1960)
1716 - Bulgheroni Luisa fu Francesco in Otto Forster. Casa con giardino sita in via Roberto, Bordighera (1936 - 1949)
1789 - Clarke Ada, Jessey, Tirel e Dora fu Guglielmo. "Villa Primavera" sita in via Romana n. 49, Bordighera; via Stoppani n. 2, Bordighera (1941 - 1959)
1799 - Cortet Giovanbattista Giorgio. Villa "Il Bungalow" con giardino, sita in via Febo n. 22, Bordighera (1941 - 1951)
1831 - Daly De Burgh Elena e Muriel, fu Enrico; Hodge Edith Isabel fu Guglielmo. Immobile con terreno e fabbricati rustici, sito in via XXVIII Ottobre, nn. 4 e 5, Bordighera; appezzamento di terreno sito in via S. Antonio, Bordighera (1941 - 1952)
1833 - Daniele Caterina in Hankins, fu Giuseppe. "Casa Vigia" sita in Regione Braja, via Predappio n. 21, Bordighera; casa uso forno e abitazione, via Predappio n. 21, Bordighera (1942 - 1949)
1856 - Digby Sofia vedova Buddicom. Villa "Cappella" con terreni, sita in regione Bellavista, Bordighera; automobile "Bianchi"; automobile FIAT 509; appezzamenti di terreno e immobile rustico, Bordighera (1934 - 1952)
1873 - Etienne Marcello fu Eugenio e Chiabotto Claudina di Giovanni, coniugi. Casa sita in via Pasteur, frazione Borghetto San Nicolò, Bordighera; terreni siti in regione Magauda, Bordighera (1942 - 1962)
1902 - Forbes Stuart Georges fu Alessandro. Villa "I Balzi" con giardino e autorimessa, sita in via dei Colli n. 73, Bordighera (1941 - 1952)
1952 - Gazzola Lorenzo e Jullien Giulia Henriette Marguerite. Usufrutto su appezzamento di terreno, Bordighera (1941 - 1951)
2002 - Guglielmi Lorenzo fu Francesco e Grisone Angela fu Francesco. Fabbricato sito in Regione Abitato, Vallebona; appezzamenti di terreno e fabbricati rurali, Vallebona; appezzamento di terreno, Vallecrosia; appezzamento di terreno sito in frazione Borghetto San Nicolò, Bordighera (1942 - 1947)
2003 - Guglielmi Francesco fu Lorenzo. Porzione di fabbricato civile sito in via Scudier n. 21, Vallebona (1942 - 1949)
2004 - Guglielmi Pietro di Alessio. Porzione di fabbricato rurale con terreni siti in Vallebona (1942 - 1947)
2005 - Guglielmi Rosa di Giobatta. Terreni siti in Vallebona (1941 - 1948)
2029 - Hoult Dora Mildred Murray fu Giuseppe. "Villa Monteverde" con parco sita in via Torre dei Mostaccini n. 25, Bordighera; appezzamenti di terreno siti in località Torre dei Mostaccini, Bordighera; conto corrente e baule in deposito presso la Banca Commerciale Italiana, filiale di Bordighera (1937 - 1959)
2030 - Humphreys Giorgio Noel fu Guglielmo Daniele. "Villa Iride" con terreno e frutteto, sita in via Colla n. 11, Bordighera; fabbricati rurali e appezzamenti di terreno, Bordighera (1940 - 1952)
2046 - Jaubert Giorgio fu Francesco. Casa con giardino e magazzini sita in via Aurelia n. 19, Borgata Arziglia, Bordighera; cassetta di sicurezza conservata presso la filiale della Banca Commerciale Italiana di Bordighera (1940 - 1947)
2057 - Knowles Speranza fu Alberto in Harris. "Villa Speranza" con giardino siti in via Galileo Galilei n. 3, Bordighera (1941 - 1956)
2064 - Lambton Caterina fu Giorgio vedova Godoephin, duchessa di Leeds. "Villa Selvadolce" con parco, rustici e terreni, sita in via dei Colli n. 58, Bordighera (1939 - 1958)
2074 - Latier Luigi fu Francesco. Appezzamento di terreno sito in frazione Borghetto San Niccolò, Bordighera; appezzamenti di terreno a Vallebona, Imperia (1940 - 1947)
2075 - Laurent Adriano ed Elisa fu Pietro. Villa "Il Bungalow" con giardino, via Febo n.22, Bordighera (1941 - 1952)
2076 - Laurgnier Maria fu Remigio, Boulle Maria fu Fiorentino e Merle Teresa Melania fu Andrea. Appezzamenti di terreno, Bordighera (1942 - 1949)
2092 - Vescovo o Episcopio di Londra e comunità del culto anglicano. Chiesa anglicana di Ognissanti, Bordighera; sala adibita a teatro"Victoria Hall", sita in via Vittorio Veneto n. 28, Bordighera; "Villa San Giorgio" con giardino e autorimessa, sita in via Vittorio Veneto n. 28, Bordighera; appezzamenti di terreno, Bordighera; chiesa anglicana, Ospedaletti; chiesa anglicana di San Giovanni sita in via Regina Margherita, Sanremo; chiesa anglicana di Ognissanti sita in corso Matuzia n. 2, Sanremo; locale ad uso abitazione sito in corso Matuzia n. 2, Sanremo; "Villa Graziella" sita in corso Impero n. 117, Sanremo (1938 - 1952)
2093 - Long Bourchier Hoare Guglielmo fu Riccardo, Oliver Vera Cecilia fu Giuseppe. "Villa Vera" con terreni e fabbricati rurali siti in via dei Colli n. 44, Bordighera (1941 - 1957)
2105 - Lupi Guglielmo fu Benedetto. Fabbricati rurali e appezzamenti di terreno siti in Vallebona (1942 - 1946)
 
Bordighera (IM): Villa Sant'Agnese

2129 - Marshall Cecily Mary fu Reginald. Villa "Sant'Agnese" con giardino, sita in via Romana n. 73, Bordighera (1940 - 1954)
2144 - Maurin Giovanni, Paolo, Isabella in Morel, fu Emilio; Maurin Edoardo, Giacomo, Elena, Lucia fu Enrico, Guerard Maria Teresa fu Germano vedova Maurin Enrico; Borelli Francesco, Gerolamo, Giorgio fu Francesco; Jullien Isabella Maria vedova Malaret fu Augusto, Jullien Francesco fu Augusto, fratelli. Appartementi siti in Bordighera; diritto di sopraelevazione sopra una casa a tre piani fuori terra con negozi sita in via Roma n. 2, Bordighera; sottotetto sito in piazza della Stazione n. 2, Bordighera; uliveti siti in Regione San Giulio e Colle Piana, Bordighera (1940 - 1952)
2157 - Menzies of Menzies Susan e Hamilton Dalrymple John James fu Giovanni of Stair. "Villa Gaia" con terreno, magazzini, immobile rustico e garage, sita in via dei Colli, Bordighera (1940 - 1952)
2167 - Milhau Giovanni Renato fu Germano. Casa con magazzini siti in regione Arziglia, via Pescatori n. 7, Bordighera (1941 - 1952)
2169 - Millicent Ruth fu William vedova Cuming. "Villa S. Fè" con giardino, sita in via dei Colli n. 59, Bordighera (1941 - 1952)
2209 - Nichelson Sara Isabel fu John. Villa "Iride", Bordighera, usufruttuaria (vedere pratica 1187 N intestata a Noel Humphreys fu Guglielmo) (1941 - 1948)
2226 - Pagnier Giorgio di Virgilio. Stabile con giardino sito in viale Regina Elena n. 140, Bordighera (1941 - 1946)
2239 - Passeron Rosa e Luisa fu Carlo. Fabbricato rurale e appezzamento di terreno sito in regione Ciaze, Bordighera (1941 - 1948)
2269 - Pownell Costance Emily fu Asketon ved. Coates. "Villa Irene" con giardino sita in via Dei Colli n. 1, Bordighera (1941 - 1950)
 
Bordighera (IM): Villa Rosa

2313 - Riccardi Cubitt Tommaso fu Lewis. "Villa Rosa"con giardino e appezzamento di terreno, siti in via Vittorio Emanuele n. 192, Bordighera; cassetta di sicurezza conservata presso la Banca Commerciale Italiana (1941 - 1952)
2330 - Rogers Florence fu Giovanni. Villa "Vaniglia" sita in via Romana n. 57, Bordighera (1934 - 1952)
2362 - Saint Amour De Chanaz Angelica di Carlo Alberto in Vialet de Montbel. Villa "Romana" con appezzamento di terreno sita in via Romana n. 81, Bordighera (1941 - 1956)
2406 - Ropschitz Elena fu Giacomo in Stalmeister Maurizio. Villa "Rondinella" con giardino e terreno siti in via Romana n. 47, Bordighera (1942 - 1952)
2437 - Traill Norton. Mobili, arredi e suppellettili siti nell'alloggio al piano rialzato dell'immobile "Villa Romana", sita in via Romana n. 81, Bordighera (1942 - 1949)
2440 - Trembat Giovanna fu Enrico vedova Johns; Johns Henry, Ethel Bainard, Annie Winifried fu Henry. "Villa Ortensia" sita in via Cesare Augusto n. 2, Bordighera (1934 - 1952)
2484 - Voron Pietro e Antonio di Giuseppe. Villa "Voron" sita in via Giuseppe Verdi n. 6, Bordighera (1940 - 1951)
2490 - Walter Carlo fu Francesco e Hardy Margaret fu William, coniugi. Due appartamenti, siti in via Lunga n. 63, Bordighera (1941 - 1952)
2492 - Warren Enrichetta e Federica fu Edoardo. Mobili siti in via Pasteur n. 34, Bordighera (1942 - 1949)
2505 - Woodman Agnese Maria Margherita fu William, vedova Thompson. "Villa Mascotte" con giardino sita in via San Bernardo n. 4/6, Bordighera (1941 - 1959)

Bordighera (IM): Villa Hortensia o Ortensia

Decreti di revoca e riepiloghi dei sequestri revocati (1945 - 1949)
2 unità
Decreti di revoca di Prefetture diverse e schede di riepilogo dei sequestri di beni germanici poi revocati
5781 - Decreti di revoca (1945)
Decreti di revoca della Prefettura di Savona e di Cuneo
5782 - Beni germanici (1949)
Schede nominative relative ai sequestri revocati: riepilogo della situazione dei beni dal verbale di sequestro al verbale di riconsegna
Sequestri di beni non ancora eseguiti e revocati (1940 - 1948)
25 unità

Bordighera (IM): ex Albergo Bristol

[...]  5798 - Von Ins Emma fu Felice, vedova Calvanna. "Villa Casino" e casa San Antonio site in via Regina Elena n. 16, Bordighera; casa "Bellavita" sita in via del Borgo, Bordighera; albergo Bristol sito in strada Romana, Bordighera; appezzamenti di terreno siti in Bordighera. Corrispondenza, decreto di revoca (1941 - 1943)
Fascicoli nominativi contenenti corrispondenza e decreti di revoca di beni nemici non ancora sequestrati 

Sequestri di beni germanici (1932 - 1969)
92 unità
255
Fascicoli nominativi contenenti corrispondenza, verbali e documentazione contabile relativamente a pratiche di beni germanici sottoposti a sequestro (in parte revocati). I fascicoli sono stati riordinati in ordine alfabetico di nominativo ma riportano la segnatura originale, composta da numeri di pratica e sigla della provincia, che probabilmente dettava l’originale criterio di conservazione (cfr. Indice dei nomi)
5864 - Neuhoff Alfredo fu Stefano. Orti irrigui con colture floreali, Bordighera (1946)
5865 - Neuhoff Augusto fu Stefano. Orto irriguo a colture floreali sito in Bordighera (1946 - 1958)
5866 - Neuhoff Ottavio fu Stefano. Appezzamento di terreno, Bordighera (1946 - 1958)
5882 - Schlosser Edmondo. Beni mobili depositati nella casa "Bruzzone", via Alessandro Manzoni n. 3, Bordighera. Beni passati al sig. Didero Enrico fu Matteo quale sequestratario, in sostituzione dell'EGELI (1946 - 1952)
5890 - Società per l'erezione di chiese tedesche all'estero. Fabbricato adibito a funzioni di culto sito in via Vittorio Emanuele II n.1, Bordighera (1946 - 1952)

Nella fotografia, il limitare della zona dove sorgeva Villa Cappella di Bordighera (IM)

(a cura di) Ilaria Bibollet, Iris Bozzi, Anna Cantaluppi, Erika Salassa, Gestioni Egeli - Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, III Inventario, Istituto San Paolo di Torino, Archivio Storico della Compagnia di San Paolo, Torino, 2014 
 
Tentare di dare una definizione chiara e precisa dei compiti dell’Ente di Gestione e Liquidazione nel corso degli anni della seconda guerra Mondiale non risulta cosa facile.
Come emerge dai documenti analizzati, l’Egeli venne creato appositamente per svolgere il ruolo di gestore e coordinatore di tutta la complessa vicenda della confisca dei beni ebraici, ma nel corso della vicenda storica e nei passaggi che si susseguirono non è errato dire che, indubbiamente, la funzione politica che venne ad assumere fu quasi importante quanto quella per cui in origine fu creato.
L’Egeli non fu mero esecutore materiale della disciplina legislativa,come per molti anni fu invece ribadito da coloro che lo avevano diretto e presieduto, forse più per una sorta di giustificazione e conservazione del proprio operato che per altro.
Da alcuni verbali risalenti alla fine del 1944, redatti sotto l’ultima presidenza del periodo bellico dell’Ente, si evince come il Consiglio di amministrazione dell’Egeli abbia contribuito all’elaborazione dei decreti del 4 Gennaio 1944, partecipando attivamente alla stesura delle norme destinate a regolamentare la confisca nel periodo della Repubblica Sociale.
Sempre a conferma dei molteplici poteri e degli incarichi assegnati all’Ente, che andavano ben oltre la semplice gestione, va sottolineata la stretta collaborazione con il Ministero delle Finanze; con tale organo l’Egeli dialogò per la definizione di numerose e delicate questioni, riguardanti ad esempio i criteri di sistemazioni delle Società anonime di cui era stata confiscata la maggioranza o la totalità del capitale azionario o ancora i criteri per la vendita od assegnazione di mobili ed effetti d’uso richieste dalle prefetture da destinare ai sinistrati.
Questi interventi rivelarono come in realtà l’Ente riuscisse ad indirizzare la gestione dei beni confiscati, dialogando con altri organi e riuscendo ad imporre le proprie direttive politiche.
È innegabile che l’Egeli fu dotato di una forte autorità e che riuscì, in molte situazioni, a dettare le linee da seguire piuttosto che limitarsi a percorrerle come mero esecutore.
Annamaria Colombo, La spoliazione dei beni degli ebrei in Italia in seguito alle leggi razziali del 1938 e le relative restituzioni, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2001-2002

lunedì 27 settembre 2021

Pupazzi tedeschi con elmetti

Una vista verso ponente dal Monte Faudo - Fonte: Mapio.net

27 febbraio 1945 - Da "Cardinale" [Roberto Cortenova] alla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante" - Segnalava che il 26 febbraio erano transitati verso Diano Marina 19 soldati tedeschi in bicicletta, equipaggiati con le sole armi personali, e che alle ore 15 erano passati a piedi in direzione Andora 21 tedeschi; che il giorno 28 sarebbero rientrati a Cervo 30 soldati tedeschi della 7^ compagnia.
 
27 febbraio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 149, al comando della III^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Libero Briganti" della I^ Divisione "Gin Bevilacqua" [II^ Zona Operativa Liguria] - Comunicava che in vista degli sviluppi militari era opportuno intensificare i rapporti, soprattutto per organizzare azioni comuni sulla carrozzabile Albenga Garessio. Sostenendo che forse per "poter defluire dalla Liguria" i tedeschi avrebbero imposto un coprifuoco di 72 ore insisteva a proporre azioni di sabotaggio sulla strada già menzionata, imboscate che avrebbero anche potuto essere condotte insieme, dato che il tratto di costa di competenza della I^ Zona andava dal fronte italo-francese a Ceriale (SV).

27 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 1/72, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Comunicava quanto riferito da "Cardinale" [Roberto Cortenova] con lettera del 21 febbraio relativa alla situazione nella città di Imperia, confermando l'arrivo di 300 soldati della 34^ Divisione tedesca, forse di passaggio, perché diretti a Pieve di Teco.
 
28 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Brigata "Silvano Belgrano" - Convocazione per una riunione che si sarebbe tenuta a Ginestro il 1° marzo  alle ore 14 per i comandanti "Mancen", "Germano", "Bill", "Russo" [Tarquinio Garattini] ed i commissari politici "Federico", "Brilla", "Billi" [Roberto Amadeo], "Verrina" [Angelo Spilla] e "Athos" [forse Pellegrino Caregnato].
 
1 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Si ufficializzava la composizione dei comandi delle Brigate dipendenti: I^ Brigata "Silvano Belgrano" comandante "Mancen" [Massimo Gismondi], vice comandante "Gordon" [Germano Belgrano], commissario "Federico" [Federico Sibilla], vice commissario "Loris" [Carlino Carli], capo di Stato Maggiore "Cis" [Giorgio Alpron]; II^ Brigata "Nino Berio" comandante "Gino" [Giovanni Fossati], vice comandante "Basco" [Giacomo Ardissone], commissario "Athos" [Pellegrino Caregnato], vice commissario "Franco" [Giovanni Trucco]; capo di Stato Maggiore "Vincenzo"; III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" comandante "Fernandel" Mario Gennari; vice comandante "Leo" Leone Basso; commissario "Gapon" Felice Scotto; vice commissario "Megu" Ugo Rosso.

1 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 1/73, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Si comunicava che informatori della Sezione avevano riferito notizie relative al'arrivo di nuove truppe tedesche in Pieve di Teco (IM) e circa le richieste tedesche agli olivicoltori.

1 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Si riferiva che i nazisti avevano costruito ai piedi del Monte Faudo trincee e camminamenti che erano sorvegliati da soldati, ma che erano stati anche messi dei pupazzi con elmetti; che il 28 febbraio erano transitati circa 400 tedeschi provenienti da Ventimiglia e diretti a Pontedassio, tutti giovani appartenenti alla Flak, la contraerea; che continuava la ricerca di informatori ad Alassio (SV) e a Chiusavecchia (IM).

1 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante" al signor Aicardi - Faceva divieto al signor Aicardi di abbandonare l'abitazione senza aver prima ottenuto, previa istanza con specificati motivi, luoghi e durate delle uscite, il consenso del comando partigiano e di avere rapporti con tedeschi e fascisti; gli si ricordava che necessitava di autorizzazione per ogni ritiro delle propria pensione ad Alassio; lo si avvisava che in caso di inadempienze alle richiamate disposizioni sarebbe stato sottoposto ad una nuova inchiesta.

1 marzo 1945 - Circolare che trasmetteva un documento del CLNAI a tutti i CLN in cui si affermava che continuavano l'avanzata sovietica ed il "martellamento" anglo-americano ai danni dei tedeschi, "che ora comprendono cosa significa avere la guerra nelle proprie città"; che il CLNAI e tutti i partigiani "attendono l'ora della riscossa contro il predone tedesco ed il suo servo fascista che gli ha spalancato le porte: dietro ai patrioti sta tutto il popolo italiano che vuole dimostrare che esso non ha nulla a che fare con la guerra di aggressione imposta dal fascismo".

1 marzo 1945 - Dal comando del Distaccamento "Angiolino Viani" al comando I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante" - Si comunicava che il 6 febbraio erano stati catturati ed uccisi 2 militari della San Marco provenienti da Andora per acquistare olio, ricavando un bottino consistente in 1 cavallo, 1 domatrice, 2 tapum, 1 pistola, 3 coperte e 95 kg. di olio d'oliva, e che il 18 febbraio erano stati uccisi altri 2 soldati repubblichini.

1 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM del C.L.N. di Sanremo, prot. n° 346, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Si informava che il 27 febbraio si era verificato un rastrellamento a San Giacomo, Frazione di Sanremo, ed il 28 c'era stato un altro rastrellamento a Verezzo, altra Frazione di Sanremo; che a Bussana, sempre Frazione di Sanremo, vigeva il coprifuoco; che a Sanremo si stava intensificando l'attività spionistica dei tedeschi; che alcuni partigiani, caduti prigionieri, interrogati dal tenente Crotta, non avevano rivelato nulla; che a Bordighera i tedeschi avevano iniziato ad asportare le rotaie della ferrovia tramite una macchina speciale già sul luogo dal dicembre scorso; che era inutile l'attacco contro il "sarto Sofia".

1 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 352, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Comunicava l'invio di 150.000 lire, consegnate dal CLN provinciale, cifra alla quale si sarebbero presto aggiunte 400.000 lire.

1 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della II^ Divisione ai responsabili SIM della IV^ Brigata e della V^ Brigata - Comunicava che ai responsabili SIM di Brigata sarebbero state assegnate, una per formazione, squadre adibite al servizio di polizia e divise in 2 nuclei formati da 5 partigiani, squadre che avrebbero dovuto "procedere agli arresti di tutti gli individui segnalati dal CLN" e controllare gli arresti effettuati dalle SAP.

1 marzo 1945 - Dal comando della II^ Brigata al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Elenco delle armi in dotazione ai reparti della II^ Brigata: 16 armi pesanti o mitragliatori, 12 armi automatiche, 74 tra fucili e moschetti.

1 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della II^ Divisione al comando della II^ Divisione - Comunicava che il garibaldino "Deri", austriaco, aveva esclamato, prima di essere fucilato, "dite al Curto che moriamo come siamo vissuti!" e che un comandante di Brigata SAP, un certo "Mercurio", dopo essere stato arrestato, girava mascherato per segnalare ai fascisti i suoi ex compagni.

1 marzo 1945 - Da "Ernesto" alla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che da notizie carpite alle Brigate Nere pareva imminente un rastrellamento nella zona tra Albenga e Andora e che un imminente coprifuoco di 72 ore sembrava servisse ai tedeschi per evacuare la zona.

1 marzo 1945 - Da "K. 20" alla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che il 27 febbraio erano rientrati a San Bartolomeo al Mare dalle esercitazioni tenute a Pontedassio (IM) 32 militari tedeschi muniti di armi individuali, mitraglie e mortai; che i militari di stanza a Cervo e a San Bartolomeo al Mare erano quasi tutti prussiani e di un'età compresa tra i 20 ed i 25 anni; che il morale dei tedeschi era in ribasso, anche se "una buona parte è ancora convinta di un esito a loro favorevole per la fine della guerra".

1 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava, con dicitura "Urgentissima", che pareva assodato che elementi fascisti vestiti in borghese, forse O.P., avevano eseguito un controllo nella zona Triora-Molini di Triora, individuando le postazioni della Divisione "Felice Cascione", per cui riteneva prossimo un grande rastrellamento nemico in quelle località.
 
2 marzo 1945 - Dal commissario [Mario, Carlo De Lucis] della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Nel corpo di questa relazione politica sull'attività svolta nel mese di febbraio 1945, "un mese denso di lavoro e soddisfazioni", si possono notare la lunga malattia di "Osvaldo" (Osvaldo Contestabile); la riorganizzazione, dopo i rastrellamenti di fine gennaio, ai primi di febbraio dei Distaccamenti, con il Distaccamento "Gian Francesco De Marchi" della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" il più provato; un rapporto positivo con il clero, nonostante il fatto che il parroco di Onzo si fosse per timore dei nazifascisti rifiutato di dare gli ultimi conforti religiosi ad un partigiano morente; l'invio di "Fra Diavolo" in Alta Val Tanaro per riorganizzare i gruppi garibaldini; una sorta di contenzioso con il CLN di... [timoroso di rappresaglie nemiche sui civili?].

3 marzo 1945 - Da "K. 20" della Sezione SIM "Fondo Valle" della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava la relazione di "S. 22" ricevuta il 1° marzo, in cui tra l'altro si può leggere che "in località Priola a Cervo sono giunti 2 soldati tedeschi radiotelegrafisti appartenenti all'80° Battaglione, armati di pistol-machine e di moschetto, i quali si sono sistemati in una casa di un privato da dove fanno esercitazioni".
 
4 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 161, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Comunicava che il comando di Divisione era in attesa di conoscere la data dell'aviolancio alleato nella zona di cui aveva già inviato una cartina topografica.
 
4 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 1/76, a "Nemo" [Aldo Galvagno] - Comunicava che "Livio" [Ugo Vitali] aveva preso il suo posto come responsabile SIM, che "Citrato" [Angelo Ghiron] era diventato vice responsabile SIM, che la Sezione SIM si era maggiormente ramificata stante l'aumento del numero di informatori a disposizione dalla montagna al mare nella zona di competenenza, che...
 
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), "La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)" - Tomo II, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
 
25 febbraio 1945 - È giunta da Imperia una colonna tedesca di circa 300 uomini, con relative salmerie. Da mezzogiorno alle quattro pomeridiane si verifica un ininterrotto transito di formazioni aeree. Il terribile maresciallo Grot, che se ne era andato, è ritornato a Pieve da quattro giorni e stamattina, con una cinquantina di uomini, è partito per una operazione di rastrellamento verso Mendatica.
26 febbraio 1945 - I tedeschi distendono per Pieve e giù per il borgo inferiore, fino a S. Lazzaro, nuovi fili telefonici; a quanto si dice sembra che il Comando ledesco abbia scelto Pieve come centro di depositi di vario genere, cioè di tutto il materiale che ivi portano dal litorale, per sottrarlo all'azione dei bombardamenti. Da stamattina soldati tedeschi si aggirano per tutti i vicoli in cerca di stalle o fondi di ogni sorta, per cavalli e carriaggi.
27 febbraio 1945 - Da mezzogiorno alle quattro pomeridiane si verifica un intenso passaggio di formazioni aeree. Dalle 9,30 alle 10,30 si sono sentiti in lontananza come dei boati. Venivano dalle parti del litorale.
28 febbraio 1945 - Si nota un maggior movimento di truppa tedesca dal mare al Piemonte e anche stanotte un frequente passaggio di carriaggi. Questa sera, provenienti dalla valle Argentina, sono giunte truppe tedesche in azione di rastrellamento. Avevano seco quattro borghesi giovani, due dei quali erano ammanettati; i due, che erano liberi, si dice siano di nazionalità olandese. Questa notte sono pure giunti 300 soldati tedeschi giovanissimi, cioè dai 15 ai 18 anni.
1° marzo 1945 - Nel dopopranzo sono arrivati altri 200 di questi giovanotti tedeschi e si parla di altri arrivi. Vengono da Sanremo; si dice siano tutti paracadutisti volontari.
2 marzo 1945 - I due partigiani, portati ammanettati l'altro ieri, alle ore 8 e trenta di stamattina sono stati fucilati nel solito prato. Il movimento di truppa tedesca è sempre più accentuato - il movimento è veramente insolito - Per la prima volta i giustiziati di ieri sono stati accompagnati al Cimitero dal sacerdote.
3 marzo 1945 - Sono le 7,30 e passa un gran camion carico di truppa fascista diretta al mare. La truppa tedesca e repubblichina è in continuo movimento, lasciando l'impressione della incertezza, cioè che non sappiano neanche più loro dove dirigersi.
Questa mattina si sono udite raffiche di mitraglia e colpi di fucile: con tutta probabilità si trattava di raffiche estemporanee, fatte ad arte, per tenere a bada i partigiani, affinché non scendano a molestare le truppe di passaggio.
4 marzo 1945 - I due olandesi sono stati trasportati ad Ormea, dove è il comando tedesco presidiato da un generale. La truppa tedesca presente in Pieve si può oggi calcolare sui 200 uomini, cioè: 60 giovani ultimi arrivati e gli altri tutti conducenti. Tranne però i graduati, che sono effettivamente tedeschi, la ciurma è tutta composta da prigionieri russi e croati. In Ormea, il generale con l'intero Comando occupa villa Bianchi - La gendarmeria occupa villa Pittavino. Il Comando, in un primo tempo, occupava la mia casa, ma a seguito del bombardamento che ha distrutto quasi tutti i caseggiati di Via alle Scuole, si è trasferito in villa Bianchi.
5 marzo 1945 - Un reparto di 36 pionieri mi hanno occupato la casa di Muzio. Ho potuto parlare con un sorvegliante tedesco che capiva assai bene la nostra lingua e gli feci presente che detta casa occorreva a noi per ragione di lavori agricoli e di altre necessità. Mi assicurò che avrebbe pro seguito senz'altro per Vessalico, e me ne andai.
6 marzo 1945 - Il movimento della truppa è sempre in aumento; non in grandi masse, ma con molta frequenza.
Nino Barli, Vicende di guerra partigiana. Diario 1943-1945, Valli Arroscia e Tanaro, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994
 
Come era stato segnalato, nelle prime ore del 2 marzo 1945, una colonna tedesca di circa seicento uomini, entra nella Valle Pennavaira attraverso il passo di Caprauna. Le pattuglie partigiane avvistano il nemico per cui mettono in stato d'allarme la zona. In breve tempo il personale dell'intendenza nasconde i viveri, ma non si può evitare che due garibaldini, il russo Andrivich e “Alpino”, siano catturati dal nemico in seguito ad un breve ma duro combattimento. Questi sfoga la sua ira contro la popolazione civile, è uccisa una donna che aveva aiutato i partigiani. I Distaccamenti riescono a sottrarsi allo scontro per la scarsissima dotazione di armi automatiche e di munizioni. Lagorio Enrico (Enrico) e Giovanni Olivo (Gianni), altri due partigiani catturati, sono condotti a Pieve di Teco ed ivi fucilati.
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Da Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005, p. 192 

Giovanni Olivo

Per la prima volta parlo pubblicamente di mio fratello Giovanni Olivo, eroe della Resistenza. Lo faccio con pudore, perché nessuna parola è efficace per esprimere il senso della sua grande e breve esistenza. Giovanni aveva 21 anni quando il 2 Marzo 1945, fucilato dai tedeschi a Pieve di Teco, donò la propria vita per un grande ideale. A me non fu concessa la gioia della condivisione come sorella: ci ha separato la differenza di età. Infatti avevo dieci anni quando lui, studente in medicina all’Università di Bologna, si rifugiò a Rezzo, dove aderì alla lotta partigiana, donando la propria giovinezza. Il suo nome è inciso sui Cippi che ricordano tutti i caduti: Arezzo, Pieve di Teco, Imperia e Bordighera.
La sua assenza-presenza è incisa nel mio cuore. La sua testimonianza è stata per me un faro di luce nei momenti in cui la vita mi ha dato modo di svolgere ruoli delicati, prima come insegnante ed educatrice, in seguito nel ruolo delicatissimo di pubblico amministratore, quale Sindaco della nostra amata Bordighera.
Ho accettato e affrontato situazioni impegnative, spesso laceranti, guardando a Lui, a mio fratello Giovanni, che offrì se stesso perché altri avessero la Vita. Ho voluto che da Rezzo, dove era stato tumulato dopo la sua morte, ritornasse a Bordighera, rispettando il desiderio dei nostri genitori.
E tornò in un giorno speciale: il 14 Maggio 1996, festività di S. Ampelio [...]
Renata Olivo in Paize Autu, Periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu”, Anno 7, nr. 4, Aprile 2014
 
Giovanni Olivo: Titolo di "Dottore Honoris Causa" in Scienze Agrarie firmato dal rettore Edoardo Volterra. Fonte: Storia e Memoria di Bologna cit. infra

Giovanni Olivo di Matteo ed Eleonora Magaglio; nato il 18 Novembre 1923 a Bordighera (IM). Militò nella V brigata della Divisione 'Felice Cascione' Liguria. Fucilato a Pieve di Teco (IM).
Riconosciuto partigiano dal 27 Luglio 1944 al 2 Marzo 1945.
Fu insignito del titolo di "Dottore Honoris Causa" in Scienze Agrarie dall'Università di Bologna.
E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.
Redazione, Giovanni Olivo, Storia e Memoria di Bologna

giovedì 23 settembre 2021

Il comando tedesco, aiutato dai fascisti, a Poggio di Sanremo la rappresaglia la mise in atto

Colline alle spalle di Poggio, Frazione di Sanremo (IM)

"[...] 24 novembre 1944. Altra mattinata di sole. Io sto giocando all’aperto, sul selciato della piazzetta del Dopolavoro, svogliatamente, perché, a differenza delle altre mattine, sono solo. Sento il rumore di un motore avvicinarsi. Mi affaccio dal parapetto e vedo arrivare un camion che arranca lentamente. L’automezzo entra nella stretta via che conduce alla piazza di Poggio ed sparisce al mio sguardo.
Dopo alcuni minuti rompe il silenzio un interminabile crepitio di mitraglia. Non faccio a tempo ad arrivare da mia mamma che si vede poco distante una spessa nube di fumo. In giro si sente un coro di urla e pianti. Si saprà poco dopo che i tedeschi hanno voluto, con quel gesto, vendicare l’uccisione di un loro commilitone, freddato pochi giorni prima non da un partigiano, ma da uno sbandato ubriaco. Questi, entrato nell’osteria della piazza, aveva compiuto la tragica bravata di sparare alle spalle del militare che stava giocando a carte o a bere. L’ucciso non apparteneva alle SS: era un graduato che non aveva mai mostrato crudeltà alcuna, addirittura ben voluto da tutti. La popolazione organizzò subito un funerale solenne, sperando di scongiurare la rappresaglia. Ma il comando tedesco, aiutato dai fascisti, prelevati dei prigionieri da Villa Oberg o dal Castello Devachan, la rappresaglia la mise in atto. Gli assassini, dopo avere ucciso i dieci giovani prigionieri, diedero fuoco all’osteria dove tutto aveva avuto inizio; poi, entrati nell’alloggio dal cui balcone una donna aveva gridato qualche parola ad uno dei condannati, chiamandolo per nome, distrussero e incendiarono tutto quanto trovarono, senza dimenticarsi, prima di risalire sul camion e ripartire, di ordinare che nessun abitante di Poggio si azzardasse a toccare i cadaveri sanguinanti.
Gli incendi vennero domati, la piazza rimase devastata per un bel pezzo, con i buchi lasciati dalle pallottole ben visibili su una saracinesca e un muro. I corpi, dopo un giorno o due, vennero furtivamente non sepolti, ma interrati provvisoriamente in un terreno vicino, ciascuno con attaccato a un piede un cartellino con le generalità. Tutto ciò fu organizzato dalle donne, guidate dal necroforo del paese.
[...] Mi sembra giusto ricordare, nome per nome, quei giovani torturati e uccisi dai nazi-fascisti, nostri ideali figli e nipoti:
Domenico Basso (Vincenzo) di Rocchetta Nervina (Imperia)
Giuseppe Castiglione ( Beppe) di Centuripe (Enna )
Pietro Catalano - Ventimiglia (Imperia)
Giovanni Ceriolo (Dino) - Bussana - Sanremo (Imperia)
Pietro Famiano (Piero) - Sant’Agata (Imperia)
Michele Ferrara (Magnin) - Pigna ( Imperia)
Aldo Limon - Olivetta San Michele ( Imperia)
Giobatta Littardi (Giovanni) - Pigna ( Imperia)
Paolo Selmi ( Biancon) - Genova
Ignoto
 
San Giacomo, Frazione di Sanremo (IM): Chiesa Parrocchiale

Al ritorno dall’avere trucidato a Poggio quei dieci giovani, i nazifascisti si fermarono in località San Giacomo e ne assassinarono davanti alla chiesa altri tre:
Marco Carabalona
Filippo Basso
Stefano Boero
Tutti e tre erano contadini di Rocchetta Nervina.
Poco prima della Liberazione, il 22 aprile 1945, veniva fucilato il patriota milanese Gualtiero Zanderighi (Tenore). Poggio di Sanremo ha avuto un’altra giovane vittima, Andrea Grossi Bianchi".
Chiara Salvini, Franco D’Imporzano commemora a nome dell'ANPI il 17 Novembre 2017 i martiri di Poggio uccisi dai nazisti nell'autunno del 1944, neldeliriononeromaisola, 29 novembre 2017

Poggio, Frazione di Sanremo (IM): un caruggio

Il 17 novembre al termine di un  rastrellamento condotto nel centro storico della Pigna e in Frazione Poggio, sempre di Sanremo, venivano fucilati 3 civili. A Poggio vennero anche bruciate alcune case.
Il 24 novembre i nazifascisti uccisero in Sanremo altre 10 persone su 24 prelevate in alcuni paesi.
Da Pigna vennero condotti a Poggio di Sanremo per essere fucilati i partigiani Giuseppe Castiglione, Pietro Famiano, Michele Ferrara, Giobatta Littardi, Angiolino Bianconi Selmi.
Da Rocchetta Nervina a San Giacomo di Sanremo, dove vennero trucidati, Domenico Basso, Filippo Basso, Stefano Boero e Marco Carabalona.
Sempre in Sanremo venne fucilato quel giorno il sapista Giovanni Dino Ceriolo.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 1999
 
Giovanni Ceriolo. Giovane bussanese ventitreenne partecipò alla Resistenza ligure nella 'prima zona" con il nome "Dino" (cfr. G. Gimelli, La resistenza in Liguria, Carocci Ed. 2005, p. 528).
L'estremo Ponente ligure era «di vitale importanza per le truppe germaniche che operarono sul confine e sulla costa... Secondo un calcolo aritmetico le brigate della prima zona risulterebbero tra quelle che hanno subito il maggior numero di rastrellamenti rispetto alle altre regioni operative della regione» (La resistenza in Liguria, cit., p. 517).
Bussana viveva in quell'epoca in una atmosfera da incubo: vi era dislocato un Comando tedesco e postazioni antisbarco erano collocate tra Bussana Vecchia e la nuova.
In quel torno di tempo il Parroco, Mons. Francesco Buffaria, fu minacciato di arresto per il rifiuto di rivelare i nomi di eventuali partigiani della parrocchia: generosamente si offerse in suo luogo Don Francesco Moro, allora vice parroco, che fu carcerato con il confratello di Arma di Taggia Don Angelo Nanni. Essi «assumono nel carcere "pur col pianto nel cuore" atteggiamenti di serenità o di allegria per tener viva la speranza negli altri prigionieri ed impedire che siano sopraffatti dal panico e dalla disperazione» (G. Strato, C. Rubaudo, F. Biga, Storia della resistenza imperiese I Zona Liguria, Sabatelli Ed. 1992, Vol. 2, p. 71).
Il Ceriolo fu arrestato a seguito di una irruzione nella sua casa e dopo dieci giorni, il 24 novembre 1944, fu sottoposto a fucilazione a Poggio di San Remo insieme ad altri nove compagni. A loro fu dedicata la piazza del triste evento col titolo "Piazza Martiri" e una lapide con la seguente scritta: Qui / la rabbia teutonica spegneva la giovinezza / di undici Martiri. / Perché il loro ricordo non muoia / e sia di esempio alle generazioni future / Poggio / incise sul marmo i loro nomi (cfr. M. Bottero, Memorie nella pietra, monumenti alla resistenza ligure, 1945‑1996, Ist. Storico della Resistenza Ligure, 1996, p. 219).
Si narra un triste episodio collegato a questa esecuzione: una conoscente di Giovanni, Maria Ceriolo, che si rivolse a lui da una finestra pronunciando il suo nome, fu punita con l'incendio della sua casa.
Redazione, Toponomastica bussanese, Sacro Cuore Bussana [Sanremo], ottobre 2015

Poggio, Frazione di Sanremo (IM): un vicolo

Elenco delle vittime decedute
Basso Domenico (nome di battaglia “Vincenzo”) di Marcellino nato a Rocchetta Nervina il 17.11.1901, anni 43, contadino, partigiano (II Divis. V Brig.) dal 11.05.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 3209, fucilato a Poggio di Sanremo
Basso Filippo (nome di battaglia “Piccolo”) fu Stefano nato a Rocchetta Nervina il 25.11.1900, anni 43, contadino, partigiano (II Divis. V Brig.) dal 6.06.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 3208, fucilato a San Giacomo di Sanremo
Boero Stefano (nome di battaglia “Stefano”) di Stefano nato a Rocchetta Nervina il 5.12.1905, anni 38, contadino, partigiano (II Divis. V Brig.) dal 4.06.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 3215, fucilato a San Giacomo di Sanremo
Carabalona Marco (nome di battaglia “Marco”) fu Gio Batta nato a Rocchetta Nervina il 25.04.1900, anni 44, contadino, partigiano (II Divis. V Brig.) dal 2.06.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 3226, fucilato a San Giacomo di Sanremo
Castiglione Giuseppe (nome di battaglia “Giuseppe”) fu Antonio nato a Centuripe (Enna) l' 1.06.1903, anni 41, contadino, partigiano (II Divis. V Brig.) dal 29.08.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 10514, fucilato a Poggio di Sanremo
Catalano Pietro, civile, fucilato a Poggio di Sanremo
Ceriolo Giovanni (nome di battaglia “Dino”) di Attilio nato a Bussana Sanremo il 23.02.1921, anni 23, partigiano (Divis. SAP, V Brig.) dal 10.10.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 15242, fucilato a Poggio di Sanremo
Famiano Pietro (nome di battaglia “Piero”) di Paolo nato a Santa Agata Militello (Messina) il 25.04.1913, anni 31, sott.ufficiale di carriera in S.P.E., partigiano (II Divis. V Brig.) dal 25.08.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 3238, fucilato a Poggio di Sanremo
Ferrara Michele (nome di battaglia “Magnin”) di Isidoro nato a Pigna il 9.06.1897, anni 47, contadino e magnino, partigiano (II Divis. V Brig.) dal 15.08.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 3242, fucilato a Poggio di Sanremo
Limon Aldo, civile, fucilato a Poggio di Sanremo
Littardi G.B. (nome di battaglia “Giovanni”) di Giovanni nato a Pigna il 13.01.1914, anni 30, partigiano (II Divis. V Brig.) dal 18.06.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 61105, fucilato a Poggio di Sanremo
Selmi Angelo o Angiolino (nome di battaglia “Biancon”) di Sabatino nato a Genova il 13.10.1914, anni 30, operaio, partigiano (II Divis. V Brig.) dal 12.06.1944 al 24.11.1944, n° dichiaraz. Integrativa 12312 fucilato a Poggio di Sanremo
Ignoto
[...]
Monumenti/Cippi/Lapidi:
Lapide in marmo - riferita a rastrellamento e fucilazione del 24.11.1944 a Poggio - iscrizione “qui la rabbia teutonica spegneva la giovinezza di undici martiri perché il loro ricordo... ..” (vengono citati 11 martiri invece di 10 perché è stato inserito anche il nominativo di Zanderighi Gualtiero caduto a Poggio il 22.04.1945) - sita in frazione Poggio Comune di Sanremo.
Edicola in pietra e cemento: lapide in marmo riferita a rastrellamento e fucilazione (fraz. San Giacomo 24.11.1944 - n° 3 caduti) - iscrizione: “colpiti da crudele piombo nazista qui caddero per un Italia libera i Patrioti.... - sita in fraz. San Giacomo - Comune di Sanremo.
Sabina Giribaldi, Episodio di Poggio e San Giacomo, Sanremo, 24.11.1944, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

Poggio, Frazione di Sanremo (IM): Chiesa Parrocchiale di Santa Margherita d'Antiochia

In epoca che il soggetto dice di non saper precisare, in una osteria di Poggio di S. Remo fu ucciso un militare tedesco appartenente alle 34^ divisione di fanteria.
Fu subito avvisato l'ufficio del RAITER, che si recò sul posto unitamente al soggetto e SCHMITD.
Il soggetto sostiene che in detta occasione essi si limitarono a chiedere al proprietario dell'osteria come si erano svolti i fatti.
Questi infatti disse che conosceva da diverso tempo il detto militare in quanto era già stato dislocato proprio a Poggio.
Fu poi trasferito nei pressi di Ventimiglia. Siccome aveva contratto rapporti di amicizia col proprietario, alla domenica era solito venirlo a trovare.
Anche quel giorno, come aveva fatto altre volte, il militare tedesco si era intrattenuto nell'osteria ed era vicino al banco intento a bere un bicchiere di vino, quando tre persone sedute ad un tavolo si alzarono e dopo averlo disarmato lo uccisero con un colpo di pistola.
Fatto ciò i tre, che il proprietario disse di non avere mai visto, fuggirono.
Dopo avere poi preso i connotati ed i documenti del militare il RAITER avvisò la Felgendarmeria e si pose quindi in contatto col generale LIEB comandante della 34^ divisione.
I^ FUCILAZIONE DI SEI O SETTE OSTAGGI
Ritornati al comando, il maresciallo Raiter telefonò al generale Lieb per riferire circa l'uccisione del militare.
Il soggetto sostiene di non essere stato presente quando il RAITER telefonava, né di essersi ulteriormente interessato dell'uccisione.
Solo due giorni dopo seppe che la 34^ divisione aveva fucilato sei o sette italiani quali ostaggi per l'uccisione del soldato tedesco.
Il soggetto insiste nel negare di conoscere particolari circa l'esecuzione sommaria degli italiani né di conoscere dove essi furono prelevati e sepolti.
Neanche dell'oste, che naturalmente avrebbe dovuto avere serie noie per l'uccisione avvenuta nel suo locale, il soggetto dice di saperne nulla.
Sa soltanto, o per meglio dire, ammette solo di aver saputo che a Poggio furono fucilati gli italiani per rappresaglia. 
Sintesi di un verbale di interrogatorio (Cas) a carico di Ernest Schifferegger (altoatesino, interprete, ex sergente SS, presente anche a Sanremo), verbale confluito in un documento segreto statunitense, pubblicato di recente sul web dalla CIA

[ n.d.r.: Ernest Schifferegger, come si apprende dall'atto sopra citato, era un italiano altoatesino che, in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l’interprete per i nazisti anche a Sanremo ]