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| Mentone |
Nel marzo [1943] furono condotti a Mentone ben 54 reduci delle BI [Brigate Internazionali impegnate nel 1936-1939 nella difesa della Repubblica Spagnola]; tra di loro c'erano anche Alessandro Sinigaglia, che sarebbe stato ucciso a Firenze nel febbraio del 1944 dagli uomini della Banda Carità, Dino Saccenti, poi partigiano a Prato, e Silvio Sardi, tra i fondatori della prima banda partigiana dell'empolese [...]
L'Italia, anche per chi era rimasto in Francia, tornò così a essere l'orizzonte principale. Tra i partiti antifascisti era ormai da mesi diffusa la consapevolezza che l'esperienza militare dei reduci di Spagna sarebbe potuta tornare utile a stretto giro anche nel proprio paese. Il legame che, dopo il 25 luglio e durante tutti i 45 giorni, si cominciò a tessere tra Resistenza francese e antifascismo italiano non passò inosservato alle autorità italiane. Durante gli ultimi giorni di agosto il comando supremo del SIM lanciò l'allarme per aver rilevato che si stava cercando di introdurre clandestinamente nel Regno armi e munizioni dalla Francia e per il passaggio clandestino in Italia di gruppi di anarchici e comunisti italiani reduci di Spagna aventi il compito di infiltrarsi nelle masse operaie [...]
Enrico Acciai, Reti di solidarietà transnazionali: dalla guerra civile spagnola alle resistenze europee, Padova, 13-15 settembre 2017
Dal luglio all'8 settembre 1943, vennero preparate evasioni e assicurata protezione a soldati italiani da parte di gruppi partigiani francesi di Joseph le Fou (Joseph Manzone) e dalle popolazioni di Nizza, Cannes e Monaco.
Marinai francesi favorirono imbarchi clandestini verso la costa ligure.
Dopo l'8 settembre alcune guide alpine francesi presero in consegna gruppi di militari sbandati della disciolta IV Armata italiana, dando loro cibo e vestiario e conducendoli poi nel rifugio Nizza al colle di Tenda. Lì venivano presi in consegna dai resistenti italiani che lavoravano in piena sintonia con i francesi, cercando di convincerli ad aggregarsi a formazioni partigiane alpine o costiere, in previsione di uno sbarco delle truppe alleate.
Un episodio che favorì le relazioni italo-francesi accadde l'8 settembre 1943 nella stazione di Nizza, importante nodo ferroviario per il transito dei convogli che riportavano in Italia i reparti della IV armata, configurando, altresì, in ordine cronologico - la sera stessa dell'annuncio dell'armistizio - il primo atto ufficiale di lotta armata della Resistenza Italiana.
Adriano Maini
Un piccolo gruppo di soldati e carabinieri italiani, al comando del capitano Carlo Breviglieri e del sottotenente Salvatore Bono, poco prima della mezzanotte fu assalito dai tedeschi che intimarono la resa agli italiani, i quali invece si difesero lasciando sul campo il capitano Breviglieri. Il sottotenente Bono riuscì ad uccidere un ufficiale e un soldato germanico, ma rimase gravemente ferito, mentre impugnata una bomba a mano si preparava a scagliarla contro i militari del secondo attacco, dalla deflagrazione da una granata tedesca che fece scoppiare anche
quella che aveva in mano: Bono perse il braccio destro e l'occhio
sinistro. "Come un fulmine inaspettato da tutti, il fuoco della mia pistola rompe il gelo e fredda l'irrequieto soldato che mi separa dal capitano tedesco, questi segue il primo: tutti e due cascano finiti ai miei piedi; quasi contemporaneamente i soldati tedeschi, che stavano davanti alla porta freddano con diversi colpi di pistola il mio capitano alla schiena, che vedo cadere senza battere ciglio e proferire parola": così ricordò in seguito Salvatore Bono. Bono fu ricoverato ed operato presso il nosocomio civile San Rocco di Nizza, ma dopo alcuni giorni i tedeschi lo deportarono in un campo di concentramento. Nel dicembre dello stesso anno, essendo ancora in regime di deportazione, riuscì ad ottenere un permesso per raggiungere Nizza, allo scopo di sottoporsi ad ulteriori cure, ma in quella città restò molti mesi con il pretesto di essere stato nominato addetto culturale presso il Consolato Italiano. Nel 1944, ricercato dalla Gestapo, ritornò in Italia passando per Genova. Bono fu in seguito insignito della medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: "Nella difesa del più importante centro logistico di un’armata, morto il suo capitano, assumeva il comando dei pochi superstiti. Aggredito da soverchianti forze nemiche in un ufficio del comando, freddava con colpi di pistola un ufficiale tedesco ed alcuni soldati ponendo in fuga i rimanenti. In una successiva aggressione, trovatosi con la pistola scarica, impegnava una lotta selvaggia con pugni e morsi. Aiutato da un suo sottufficiale, immobilizzava un secondo ufficiale nemico che decedeva poco dopo. Mentre tentava di colpire con bombe a mano altri militari sopraggiunti veniva investito in pieno da schegge di bombe lanciate dal nemico che provocavano lo scoppio della bomba che teneva nella mano destra, già a sicurezza sfilata e pronta per il lancio. Crivellato dalle schegge, cieco, privo della mano destra, veniva ricoverato in ospedale ove con stoicismo, che solo i prodi e gli audaci possiedono, senza un lamento sopportava l’amputazione dell’avambraccio destro, l’enucleazione dell’occhio sinistro ed altri dolorosissimi atti operatori. Magnifico esempio di alte virtù militari e di suprema dedizione alla Patria. Nizza (Francia), 8/9/1943".
Adriano Maini
Sembrerebbe che nessuno abbia rilevato che la Resistenza armata italiana
ha avuto inizio - da un punto di vista strettamente cronologico - la
sera dell’8 settembre alla stazione centrale di Nizza. Il proclama
dell’armistizio viene, com’è noto, diffuso dall’EIAR alle 19,42. Tra i
militari italiani, la gioia è generale: “La guerra è finita!”, “Tutti a
casa!”, ecc. I soldati del “Comando Militare di Stazione” manifestano
l’intenzione di partire per l’Italia. Racconta il sottotenente Salvatore
Bono, loro comandante in seconda: “Verso le 20,30, dovetti intervenire
per convincerli che occorreva continuare a controllare lo snodo vitale
nel quale prestavamo servizio ed ordinai l’armamento completo e lo stato
d’allarme”. Richiese anche il rinforzo di una compagnia di fanteria.
Già in agosto, dal suo osservatorio privilegiato, Bono aveva intuito che le cose non stavano andando per il verso giusto. Assieme ai reparti della 4a armata che abbandonavano il territorio francese occupato, si lasciavano transitare in direzione di Ventimiglia unità tedesche che penetravano in Italia sulla base di piani ben precisi. Verso le 21, incontra il sottotenente Guido Di Tanna, gli illustra le proprie preoccupazioni: “Stanotte avverrà qualcosa di grave”, afferma, e si lamenta dello scarso senso di responsabilità del Comando di Piazza. Il commilitone commenta “É ammirevole come il giovanissimo ufficiale avesse il senso esatto delle cose e la capacità di comportarsi di conseguenza”.
Un paio d’ore dopo, in effetti, un commando di una sessantina di tedeschi provenienti, a piedi attraverso i binari, dal dipartimento del Var, giocando sull’effetto sorpresa, cerca di impadronirsi della stazione. Gli italiani, comandati dal capitano Breveglieri, tra soldati e carabinieri, non sono più di dieci. I tedeschi intimano la consegna delle armi, il capitano cerca di parlamentare con l’ufficiale comandante; dopo cinque minuti, interrompe la concitata quanto inutile discussione e impartisce ai suoi l’ordine “baionetta in canna!”. È il momento per Bono di passare all’azione, realizzando quanto aveva in mente sin dal 25 luglio [...]
Enzo Barnabà, L’8 settembre di Salvatore Bono, Patria Indipendente, 1 luglio 2020
Già in agosto, dal suo osservatorio privilegiato, Bono aveva intuito che le cose non stavano andando per il verso giusto. Assieme ai reparti della 4a armata che abbandonavano il territorio francese occupato, si lasciavano transitare in direzione di Ventimiglia unità tedesche che penetravano in Italia sulla base di piani ben precisi. Verso le 21, incontra il sottotenente Guido Di Tanna, gli illustra le proprie preoccupazioni: “Stanotte avverrà qualcosa di grave”, afferma, e si lamenta dello scarso senso di responsabilità del Comando di Piazza. Il commilitone commenta “É ammirevole come il giovanissimo ufficiale avesse il senso esatto delle cose e la capacità di comportarsi di conseguenza”.
Un paio d’ore dopo, in effetti, un commando di una sessantina di tedeschi provenienti, a piedi attraverso i binari, dal dipartimento del Var, giocando sull’effetto sorpresa, cerca di impadronirsi della stazione. Gli italiani, comandati dal capitano Breveglieri, tra soldati e carabinieri, non sono più di dieci. I tedeschi intimano la consegna delle armi, il capitano cerca di parlamentare con l’ufficiale comandante; dopo cinque minuti, interrompe la concitata quanto inutile discussione e impartisce ai suoi l’ordine “baionetta in canna!”. È il momento per Bono di passare all’azione, realizzando quanto aveva in mente sin dal 25 luglio [...]
Enzo Barnabà, L’8 settembre di Salvatore Bono, Patria Indipendente, 1 luglio 2020
I militari italiani sabotarono nel Nizzardo i pezzi d'artiglieria che dovevano essere consegnati ai tedeschi. I militari italiani catturati in Francia dai tedeschi furono oltre la metà della forza e molti che avevano optato per la Todt (in alternativa alla Germania se ne contarono quasi 40.000) riuscirono in seguito a darsi alla macchia. I primi gruppi "Detachment Garibaldiens Italiens" sottoposti a comando superiore francese non riuscirono mai a costituirsi in unità organiche. All'inizio del 1944, e per tutti i mesi invernali, si ebbe una crescente mobilitazione, soprattutto in vista dell'apertura del "secondo fronte in Europa"; in questo quadro i rapporti tra unità francesi e italiane si consolidarono e rafforzarono fino all'epoca degli sbarchi per poi progressivamente raffreddarsi a causa del dell'atteggiamento fortemente ostile nei confronti degli italiani da parte delle autorità di "Francia Libera". Dopo lo sbarco in Normandia e quello in Provenza (agosto) il fronte delle Alpi fu dagli Alleati diviso in due settori: uno francese ed uno americano dal Col de Larche al mare. A nulla valsero le iniziative intraprese dal Comitato Italiano di Liberazione Nazionale costituito a Parigi, affinché le autorità francesi permettessero la formazione di reparti italiani riunendo tutte le forze disperse sul territorio già occupato dalla 4^ Armata. La regola era reparti francesi comandati da Francesi. Tra il novembre 1943 e gennaio '45 grossi quantitativi di materiale
bellico del Regio Esercito fu oggetto di scambio tra partigiani e
maquisards.
Adriano Maini
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| Mentone |
Il Comando militare marittimo della Provenza (Mariprovenza, ammiraglio di divisione Pellegrino Matteucci) [...] Alla dichiarazione d'armistizio, Matteucci ricevette l'ordine di disinteressarsi delle navi francesi (catturate a fine 1942 dopo l’occupazione di Tolone) [...] Scontri avvennero a Villafranca e a Mentone, con perdite fra il personale della Marina. Il 9 settembre [1943] caddero a Mentone il sottocapo infermiere Mario Acquisti e il cannoniere Armando Alvino [...] Nell’ottobre 1943 la base SOE fu spostata dalla Sicilia a Bari (in effetti a Monopoli), mentre il maggiore Andrew Croft lasciò Algeri sul peschereccio britannico F.P.V. 2017 portandosi a Bastia, in Corsica, ove costituì la Base Balaclava, che divenne quella più importante in Tirreno, con La Maddalena come base di sostegno. Da queste basi operarono i MAS italiani della V Flottiglia MAS [...] Il 21 novembre la base delle PT USA si spostò dalla Maddalena a Bastia, così il raggio d’azione delle missioni fu esteso alla Provenza e alla Liguria [...] Il 27 [febbraio 1944] il MAS 541 trasportò un gruppo di informatori in Provenza; il 28 il MAS 543 recuperò un capitano di corvetta, un tenente di vascello e due marinai inglesi sulla costa francese. […]
Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale - Anno XXIX - 2015, Editore Ministero della Difesa
A settembre 1944 da Ventimiglia era già partita
a bordo di una barca a remi una ennesima squadra diretta in Francia e
composta dai patrioti Adelmo Rossi, Emanuele Zucchetto, Domenico Grillo,
Ottorino Palmero, Emilio Calcopietro, ecc., che combatterono a fianco
delle truppe francesi… Il 29 settembre partiva pure Secondo Balestri
(Biagio), unico salvatosi di una missione alleata denominata
Charterhouse LLL 2, destinata alla Riviera Ligure di ponente ed al basso
Cuneese che, partita il 15 gennaio 1944 da Brindisi, sbarcata sulla
costa con mezzi navali, composta dai militari Italo Cavallino (Siro),
Nino Bellegrandi (Annibale) e dal
suddetto, dopo varie peripezie, venne annientata. Biagio, arrestato il 22
aprile 1944 a Pieve di Teco con un altro dalle SS tedesche per
delazione di un certo Santacroce, e torturato, fu costretto a
trasmettere alla sua base messaggi preparati da un ufficiale tedesco di
nome Reiter. Poi il 31 luglio riuscì a fuggire e a rifugiarsi presso il
comando della V^ Brigata [“Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“] a Pigna, dove rimase fino al 29 di settembre)…
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III., ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, 1977
19/9/1944
[...] Ogni settimana al comando degli Americani, eravamo destinati ad eseguire missioni sempre più pericolose. DIVISI IN DUE GRUPPI, UNO AGIVA IN MONTAGNA PER INDIVIDUARE LE POSIZIONI TEDESCHE, L'ALTRO, VIA MARE, STABILIVA COLLEGAMENTI CON I PARTIGIANI DI VENTIMIGLIA. DURANTE I GIORNI DI RIPOSO, IL COMANDO ALLEATO PREPARAVA PER NOI LE MISSIONI DA COMPIERE [...]
26/9/1944
[...] Siamo a fine settembre. Per alcuni giorni rimaniamo dispensati dai nostri rischiosi compiti, mentre i compagni appartenenti all'altra squadra portano a termine un missione sulla spiaggia di Ventimiglia [...] giunti alla frontiera italo-francese, forse per ragioni tattiche che non sono mai state troppo chiare, invece di avanzare verso la Liguria e l'Italia settentrionale, gli alleati si acquartieravano [...] Le missioni eseguite con tanto rischio interessavano ogni giorno sempre meno gli alleati, mentre i Francesi attendevano il momento opportuno per metterci in campo di concentramento.
Giorgio Lavagna (Tigre) (1), Dall’Arroscia alla Provenza. Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, Isrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982
(1) [Ai primi di settembre 1944 Lavagna ed il suo gruppo, dopo aver lasciato, con l'autorizzazione in data 25 agosto del comandante Libero "Giulio" Briganti, commissario della Divisione "Felice Cascione", la formazione garibaldina imperiese in cui militavano, avere attraversato le linee di confine presidiate dai tedeschi ed avere raggiunto, infine, gli alleati, erano stati arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil’s Brigade, The Black Devils, The Black Devils' Brigade, Freddie's Freighters), reparto d'elite statunitense-canadese di commando, già impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a quest'ultima data, per non farsi internare, questi garibaldini furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese. Lo composero circa mille italiani; i sottufficiali e gli ufficiali conservarono i gradi che avevano nelle armate italiane. Il Battaglione fu inviato nella valle della Tinea, ed a dicembre fu trasferito a Mentone. Alla fine del febbraio del 1945 il Battaglione fu fatto tornare in Val Tinea, dove il 4 aprile cominciò le missioni esplorative, in concomitanza con l'inizio delle operazioni alleate sulla Linea Gotica in Italia (5 aprile). Gli attacchi principali puntarono su Briga e Tenda e sul Moncenisio, ma si subirono gravissime perdite. Il Battaglione italiano, con un'operazione, che fu detta "CANARD", iniziata il 10 aprile, prese la Caserma fortino di Barbacane e il 25 aprile penetrò in Valle Stura, scendendo a Borgo San Dalmazzo di Cuneo il 29 aprile 1945]
19/9/1944
[...] Ogni settimana al comando degli Americani, eravamo destinati ad eseguire missioni sempre più pericolose. DIVISI IN DUE GRUPPI, UNO AGIVA IN MONTAGNA PER INDIVIDUARE LE POSIZIONI TEDESCHE, L'ALTRO, VIA MARE, STABILIVA COLLEGAMENTI CON I PARTIGIANI DI VENTIMIGLIA. DURANTE I GIORNI DI RIPOSO, IL COMANDO ALLEATO PREPARAVA PER NOI LE MISSIONI DA COMPIERE [...]
26/9/1944
[...] Siamo a fine settembre. Per alcuni giorni rimaniamo dispensati dai nostri rischiosi compiti, mentre i compagni appartenenti all'altra squadra portano a termine un missione sulla spiaggia di Ventimiglia [...] giunti alla frontiera italo-francese, forse per ragioni tattiche che non sono mai state troppo chiare, invece di avanzare verso la Liguria e l'Italia settentrionale, gli alleati si acquartieravano [...] Le missioni eseguite con tanto rischio interessavano ogni giorno sempre meno gli alleati, mentre i Francesi attendevano il momento opportuno per metterci in campo di concentramento.
Giorgio Lavagna (Tigre) (1), Dall’Arroscia alla Provenza. Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, Isrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982
(1) [Ai primi di settembre 1944 Lavagna ed il suo gruppo, dopo aver lasciato, con l'autorizzazione in data 25 agosto del comandante Libero "Giulio" Briganti, commissario della Divisione "Felice Cascione", la formazione garibaldina imperiese in cui militavano, avere attraversato le linee di confine presidiate dai tedeschi ed avere raggiunto, infine, gli alleati, erano stati arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil’s Brigade, The Black Devils, The Black Devils' Brigade, Freddie's Freighters), reparto d'elite statunitense-canadese di commando, già impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a quest'ultima data, per non farsi internare, questi garibaldini furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese. Lo composero circa mille italiani; i sottufficiali e gli ufficiali conservarono i gradi che avevano nelle armate italiane. Il Battaglione fu inviato nella valle della Tinea, ed a dicembre fu trasferito a Mentone. Alla fine del febbraio del 1945 il Battaglione fu fatto tornare in Val Tinea, dove il 4 aprile cominciò le missioni esplorative, in concomitanza con l'inizio delle operazioni alleate sulla Linea Gotica in Italia (5 aprile). Gli attacchi principali puntarono su Briga e Tenda e sul Moncenisio, ma si subirono gravissime perdite. Il Battaglione italiano, con un'operazione, che fu detta "CANARD", iniziata il 10 aprile, prese la Caserma fortino di Barbacane e il 25 aprile penetrò in Valle Stura, scendendo a Borgo San Dalmazzo di Cuneo il 29 aprile 1945]
Nel febbraio del 1945 un agente telegrafista di una radio rice-trasmittente clandestina che operava nella nostra zona venne scoperto e catturato. La scoperta del telegrafista bloccò il flusso di informazioni militari tra i partigiani e gli alleati. Viste le mie qualifiche militari di "operatore radio", il CLN dispose il mio trasferimento nella vicina Francia liberata [...]
Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007
10 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 410, al CLN di Bordighera - ... Segnalava che il Comando Operativo della I^ Zona Liguria desiderava inviare alcuni documenti in Francia... Comunicava che 6 uomini dovevano varcare il confine.
7 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria a Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"] - Venivano chiesti, dietro protesta del capitano Roberta [Robert Bentley, del SOE britannico, ufficiale alleato di collegamento con i partigiani della I^ Zona Liguria], chiarimenti circa la distribuzione di armi arrivate in tre differenti sbarchi, circostanze sulle quali non erano state fatte le dovute relazioni.
9 aprile 1945 - Dal comando della V^ Brigata al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Riferiva che "... sono giunti 2 garibaldini dalla Francia che hanno colà seguito un periodo di istruzione e che hanno preannunciato un prossimo arrivo di materiale bellico..."
14 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Veniva comunicato che "Bartali" [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della Divisione “Silvio Bonfante” presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione], sbarcato il giorno 11, stava proseguendo verso la zona della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” per incontrare R.C.B. [capitano Bentley] e che il 20 avrebbe avuto luogo una riunione tra le formazioni garibaldine, R.C.B. [capitano Bentley] e i CLN interessati.
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
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