
Vengono qui pubblicati alcuni stralci di un rapporto segreto inglese, denominato "
Missione Flap", come la Missione stessa, il cui responsabile era il capitano Michael Lees (che pochi mesi dopo i fatti qui riportati sarebbe stato protagonista della Missione “
Tombola”); i componenti, tutti della
Special Force n. 1,
erano stati paracadutati nei pressi di Torino ed erano arrivati alla
fine di settembre 1944 nella I^ Zona Operativa Liguria dopo avere
incontrato in Piemonte anche i partigiani
badogliani del Comandante
Mauri.
Si tratta, dunque, di una selezione di parti di un rapporto specifico
redatto dal capitano G. K. Long, artista di guerra, documento inedito rispetto all'opuscolo di cui infra, rintracciato, tuttavia, a cura di
Giuseppe Mac Fiorucci per la preparazione del suo
Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed.
Istituto
Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune
di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il
Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007. A questi stralci sono intercalate e fanno seguito alcune citazioni da altre fonti. Va, inoltre, sottolineato che
nel tentativo (riuscito) di rientro in Francia la Missione Flap era accompagnata anche
da altri partigiani del Cuneese e da piloti
ed avieri alleati, sfuggiti ai tedeschi. Il capo della Missione Flap,
Lees, preferì, per far arrivare tutti quegli uomini indenni alle
linee alleate, procedere ad una divisione in tre gruppi, che seguirono
tre
diversi itinerari, di cui uno, via mare, è quello su cui si è soffermato per l'appunto il capitano G.K. Long.Adriano Maini
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La mappa dei luoghi partigiani a Prea: l’osteria che fungeva anche da ambulatorio, la cucina-refettorio, gli alloggi dei comandanti, la prigione, il magazzino per i viveri, ufficio, dormitori, comando, infermeria (da “I sentieri della libertà - La memoria delle Alpi”) - Fonte: Viaggio nel Monte Regale
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In qualità di artista di guerra, ma inesperto nel lavoro
della Special Force n° 1, questo rapporto deve essere considerato
necessariamente quello di un non addetto. Le informazioni erano state
raccolte en passant, a voce e nessuno dei dati o delle statistiche può
essere garantito, perchè non c'era modo di verificarli. L'area del
Piemonte è stata coperta completamente da rapporti archiviati dal
Capitano Lees, così, a parte alcune osservazioni personali su
quest'area, io mi concentrerò sulla posizione in LIGURIA.
VIA DI FUGA
Il 27 settembre 1944 lasciarono il quartier generale del FLAP vicino a PREA [(CN)]
le seguenti persone:
Capitano LEES Comandante
Paul MORTON Corrispondente di Guerra
Capitano LONG Artista di Guerra
Tre aviatori dell'U.S.A. Air Force
Quattro ex prigionieri di guerra (britannici), e due delegati italiani.
E le guide italiane dirette da NINO, uno dei luogotenenti del Capitano CORSA [Piero
Cosa,
capitano Cosa Bastian, delle formazioni autonome piemontesi *]
La squadra seguì il percorso segnato sulla mappa allegata.
Dopo
dieci ore di marcia da PREA [Frazione del comune di Roccaforte Mondovì, in provincia di Cuneo]
a MONGIOIE (2,630 metri), la squadra giunse
al quartier generale della divisione Garibaldi (LIGURIA) a PIAGGIA [(CN)]
...
A
PIGNA il Capitano LEES decise di dividere la squadra e ripartì la
mattina seguente con i due delegati italiani ed un ex prigioniero di
guerra, Fred DOBSON.
Il Capitano LEES ...
attraverso le linee via FANGHETTO ed OLIVETTA... io avrei dovuto
prendere la guida italiana del Capitano CORSA, NINO, e provare un
percorso più settentrionale, conosciuto da questa guida e che avrebbe
comportato la traversata delle ALPI MARITTIME nelle vicinanze di TENDA.
Durante
il periodo di attesa a PIGNA il comandante dei Partigiani della zona
noto come LEO [Stefano Carabalona, già capo di una delle prime bande
partigiane, indi comandante dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata
d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", poi comandante, come nel periodo
in esame, di un Distaccamento della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" del II^
Divisione "Felice Cascione", infine comandante della Missione Militare presso il Comando
Alleato a Nizza] ci parlò della possibilità di passare in FRANCIA in barca
da VENTIMIGLIA e suggerì di inviare uno dei suoi uomini sulla costa per
fare delle indagini...
capitano G. K. Long,
Op. cit.Da almeno un mesetto la nostra squadra, vale a dire quella di Nino
Micheletti, prestava servizio al posto di blocco avanzato operante sulla
strada provinciale a valle di Frabosa Sottana (CN).
Verso il 24/25 settembre 1944 Micheletti venne convocato dai Dirigenti Divisionali (
Cosa e Giocosa), per urgenti, indifferibili motivi.
[...]
Il Comando divisionale, forse rassicurato dalla notizia che la squadra
di Micheletti si era procurato tutto l’armamento rastrellando
periodicamente l’area monregalese e quella tendasca, non esitò ad
affidare a Micheletti e compagni il gravoso incarico di scortare i due
messaggeri, Bessone e Astengo, oltralpe, per consentir loro di accedere
all’aeroporto di Nizza, da pochi giorni liberata dagli alleati
anglo-americani, e di lì raggiungere la meta prefissata. In realtà, i
quattro partigiani della scorta, Micheletti, Mondino, A. Clerico e
Maccalli, ignoravano totalmente le caratteristiche di quella zona alpina
che avrebbero dovuto affrontare.
[...] Nel frattempo, prima della
partenza, dietro insistenza degli stessi interessati, al nostro
gruppetto vennero aggiunti una decina di militari alleati desiderosi di
rientrare nei rispettivi organismi e due civili, un giornalista canadese
(Morton) e l’italiano radiotelegrafista (Biagio) [Secondo Balestri].
[...] Partimmo da
Rastello, piccolo borgo della Valle Ellero, il giorno 27 settembre 1944.
A motivo delle precarie condizioni di salute del prof. Bessone, fummo
accompagnati dal giovane medico monregalese Serafino Travaglio sino alla
Frazione Piaggia di Briga Marittima, ove pernottammo.
[...] A Pigna
ci accorgemmo che la frontiera, sia quella marina, che l’adiacente
territorio montano, pullulava di militari repubblichini e di tedeschi.
Noi ignoravamo al momento della partenza da Rastello, l’avvenuto
potenziamento di quel tratto di confine, conseguente al recente sbarco
delle truppe alleate nella vicina Provenza e la liberazione di Nizza.
[...]
Ci furono due-tre giorni di combattimenti, ai quali partecipammo anche
noi della Val Corsaglia. Gli assalitori, come già una quindicina di
giorni prima, vennero respinti. Trascorse poche ore e ritornata un po’
di quiete, il gruppetto che aveva scelto l’espatrio “via mare”, si
attivò affidandosi ai due robusti rematori citati.
[...] Dopo
l’attenuarsi degli attacchi nazisti, ma ancora prima di conoscerne con
assoluta certezza la fine, i Comandanti locali (Curto e Vittò) ci
consigliarono fraternamente, per non mettere in gioco la nostra
esistenza, di abbandonare la Valle e ritornare nella nostra Divisione
monregalese.
Nel ringraziarci per la collaborazione prestata, espressero gratitudine e riconoscenza al Capitano Piero
Cosa ed alla Valle Corsaglia per il grande aiuto concesso alle loro Formazioni in un momento tragico e disperato.
Decidemmo
di rientrare. Insieme a noi c’erano 4/5 superstiti alleati che avevano
rifiutato di tentare il passaggio della frontiera italo-francese.
Luigi Mondino,
L'avventura della squadra Micheletti, in
Libertà dal Popolo, Notiziario della
F.V.L., n° 2 del 2010
"Biagio", arrestato il 22 aprile 1944, fu costretto con minacce e
torture a trasmettere alla base false notizie date dai tedeschi, ma
riuscì a cambiare alcuni gruppi cifrati e far capire, così, di essere in
mano alle SS. Riuscì a fuggire il 31 luglio 1944 e a riprendere
contatto con patrioti garibaldini operanti nella zona nord della
provincia di Imperia. Verso la metà di settembre attraversò il confine
con la Francia insieme ad un ufficiale inglese e da Avignone, in aereo,
tornò a Bari il 15 settembre 1944.
Claudia Nasini, Una
guerra di spie. Intelligence anglo-americana, Resistenza e badogliani
nella sesta Zona operativa ligure partigiana (1943-1945), Tangram Edizioni Scientifiche, Trento, 2012
Il 29 settembre [1944] partiva [via terra] pure Secondo Balestri
(Biagio), unico salvatosi di una missione alleata denominata
Charterhouse LLL 2, destinata alla Riviera Ligure di ponente ed al basso
Cuneese che, partita il 15 gennaio 1944 da Brindisi, sbarcata sulla
costa con mezzi navali, composta dai militari Italo Cavallino (Siro), Nino Bellegrandi (Annibale)
e dal suddetto Balestri, dopo varie peripezie venne annientata. Biagio, arrestato
il 22 aprile 1944 a Pieve di Teco con un altro dalle SS tedesche per
delazione di un certo Santacroce, e torturato, fu costretto a
trasmettere alla sua base messaggi preparati da un ufficiale tedesco di
nome Reiter. Poi il 31 luglio riuscì a fuggire e a rifugiarsi presso il
comando della V^ Brigata.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III., ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, 1977
A Pigna nel frattempo era giunta una missione composta di numerosi ufficiali alleati accompagnati da un corrispondente di guerrra canadese. La missione dopo aver studiata la nostra zona avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Grammondo e Sospel [...] La nostra brigata ricevette gli elogi degli ufficiali alleati, spettatori del comattiento. Il corrispondente canadese espresse la sua ammirazione dichiarando che il mondo ignorava ancora come in Val Nervia fosse stato creato un solido fronte, tenuto da un pugno di eroi, un fronte che il tedesco non riusciva ad infrangere nemmeno con la sua artiglieria e che la fede, il coraggio, la perizia del partigiano italiano lo rendevano uno dei più valorosi combattenti della terra. Durante tutto il sette ottobre la calma regnò assoluta [...] Approfittammo della tregua per porre in salvo la missione alleata, la quale venne accompagnata fino ad un punto di ritrovo in prossimità del fronte germanico, ove le staffette già predisposte avrebbero dovuto guidarla attraverso le linee nemiche fino alla terra di Francia. Come fummo in seguito informati dal comando alleato, l'operazione venne effettuata con pieno successo e senza la perdita di un sol uomo.
Mario Mascia,
L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975
a cura
dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
A questo combattimento è presente la Missione Alleata che resta ammirata per la forza e per le capacità tattiche delle formazioni garibaldine.
Nel giorno seguente la calma regna assoluta. Ormai è chiaro, e confermato dalle notizie degli informatori del SIM partigiano, che i Tedeschi si preparano per un nuovo e più decisivo attacco.
Nel campo garibaldino si approfitta della calma del giorno 7 per guidare i componenti della Missione anglo-canadese verso la loro destinazione in territorio francese.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 377
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| Monaco |
Alle 6 di sera del [n.d.r.: giorno non indicato, ma si tratta del 7 ottobre 1944]
partimmo per ROCCHETTA [Rocchetta Nervina (IM)]
dove
giungemmo dopo quattro ore di marcia. Ripartimmo di nuovo a mezzanotte
con la guida PIERINO LOI che ci diresse attraverso la parte principale
delle postazioni armate tedesche raggiungendo la periferia di
VENTIMIGLIA dopo sei ore di marcia. Qui rimanemmo in un piccolo riparo
dietro alla casa dei genitori della guida… Noi avevamo viaggiato da
PIGNA in vestiti civili e siccome stava piovendo dalle 6 di sera quando
dovemmo attraversare la città, potemmo indossare dei sacchi sulla testa
nel modo in cui lo facevano i contadini, il che si aggiunse al nostro
travestimento. Camminammo 2-3 chilometri lungo la strada principale che
costeggia il fiume ROIA ed attraversammo il ponte nella città vecchia
passando oltre le sentinelle tedesche senza sollevare il minimo sospetto
ed andando alla casa del pescatore sulla spiaggia. Qui rimanemmo dalle 7
di sera fino a mezzanotte… A mezzanotte portammo la barca (lunga
approssimativamente 14 piedi con quattro remi) per una strada e giù
attraverso la spiaggia di ciottoli - l’unica area non minata - fino al
mare. I pescatori ci portarono vogando, senza ulteriori incidenti, in 3
ore e mezza a Monte Carlo (MONACO) dove sbarcammo [quindi, approssimativamente alle ore 4 del 9 ottobre 1944, data in ogni caso indicata da
Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013
] e
ci arrendemmo alla guarnigione F.F.I. La mattina seguente andammo
fino a Nizza e facemmo rapporto al Maggiore H. GUNN delle Forze Speciali… A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della
task force della settima armata americana circa la squadra dei quattro
prigionieri di guerra che ci avevano lasciato per TENDA. Fino a quel
momento non era arrivata nessuna notizia di loro attraverso le pattuglie
americane in quell’area… PIERINO LOI, la guida procurata da LEO, mise su un'operazione
straordinaria e non perse nemmeno una volta la pista durante le sei
difficili ore di marcia da ROCCHETTA a VENTIMIGLIA... I pescatori sono
sicuri che questo percorso (Ventimiglia - Monaco o Mentone) potrebbe
essere usato con successo in entrambi i sensi.
capitano G. K. Long, Op. cit.
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| S/Sgt. Maurice R. La Rouche, 36519814, mitragliere torretta inferiore della Fortezza Volante B-17G 42-97152, aereo abbattuto il marzo 1944 nei pressi di Dego (SV): La Rouche fu l'unico componente dell'equipaggio (componenti tutti illesi, eccezione fatta per due feriti) a sfuggire all'arresto e a raggiungere le formazioni partigiane. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. |
Il capitano Morton, canadese, corrispondente di guerra disse allora e poi scrisse sui giornali: "Peccato che non abbiamo mezzi di collegamento per far sapere al mondo
che qui si è aperto un fronte e che da oltre un mese un pugno di
disperati tiene aperto il contatto coi tedeschi, che non riescono a
sfondare".
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi Luigi Nuvoloni (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
C. DIVISIONE GARIBALDINI (AREA LIGURIA)
(a) Armi - Molto poco equipaggiati con fucili italiani, pochi LMG BREDA, granate e molti mortai da 81 mm catturati. A PIGNA [(IM)]
il giorno prima di andar via fui informato che ora avevano 5 (vecchi) pezzi da campo da 75 mm (Italiani) in ordine per funzionare (erano stati presi da una vecchia caserma qualche tempo prima) ma non li vidi di persona. Durante il periodo in cui fui in LIGURIA vidi solamente uno STEN. La Divisione [la II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" della I^ Zona Operativa Liguria]
aveva poco o niente esplosivo e certamente NON del plastico. Non hanno mai ricevuto un lancio paracadutato. Mi informarono che erano stati avvertiti dal sistema in codice della BBC di aspettarne due, ma che questi non si erano materializzati.(b) Forza - L'area coperta da questa Divisione è popolata in modo più sparso rispetto all'area piemontese occupata dalla 9° Divisione Garibaldini. LEO che è comandante a PIGNA mi parlò di 1,500 - 2,000 uomini, ma di questi molti sarebbero armati solo di una pistola. La loro posizione è molto simile a quella dei movimenti partigiani un po' dappertutto, cioè: più ci sono ARMI più ci sono PARTIGIANI effettivi. La maggior parte degli uomini disponibili sono con la Divisione, ma quelli che non hanno armi vengono utilizzati come vedette ed altre mansioni simili. (c) Organizzazione - Ragionevolmente buona in considerazione della mancanza di armi e di contatti con il mondo esterno. La situazione del cibo, essendo la Liguria situata tra le pianure ed il mare, è seria. Gli abitanti delle città di PIGGIA [Piaggia, Frazione di Briga Alta (CN)]
, PIGNA e TRIORA [(IM)]
stanno vivendo in gran parte di patate. Il pane è razionato ad una pagnotta di approssimativamente 300 grammi al giorno. La scarsità di cibo rende difficile l'organizzazione ed il Comandante della Divisione, CURTO [Nino
Siccardi, comandante in quel momento della
II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", da dicembre 1944,
poi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria, compresa tra
Ventimiglia e l'Albenganese]
tiene il maggior numero possibile di partigiani sulle colline. L'organizzazione in Piemonte è più facile essendovi maggior disponibilità di cibo. Il corrispondente di guerra, Paul Morton, ha portato a Roma una copia di un opuscolo di quattro pagine stampato e distribuito da questa Divisione di Garibaldini che può far più luce sia sulla loro organizzazione sia sulle loro politiche. (d) Il tempo che passammo al quartier generale di CURTO a PIGGIA [Piaggia, Frazione di Briga Alta (CN)]
mi fu insufficiente per raccogliere molte impressioni sugli indirizzi politici. Avevamo terminato una marcia di dieci ore e ci interessammo principalmente a discutere del percorso per passare in Francia. Molti uomini del quartier generale della Divisione erano certamente molto informati in politica, ma il nostro soggiorno fu troppo breve per consentirci l'opportunità di arrivare ad una qualsiasi conclusione. A PIGNA, dove passammo approssimativamente una settimana, posso dire che i Partigiani mostrarono pochi o nessun segnale di un interesse comunista attivo. Né il Comandante militare, Leo, o il Commissario [
Sumi, Lorenzo Musso, vice commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione", pochi mesi dopo Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria]
- o ancor più il "Sindaco della Città'' parlarono con forte gergo comunista né fecero alcun uso della stella rossa unita ai colori nazionali. Questo gruppo non è certamente Monarchico, ma è piuttosto più Patriottico che altro. (e) Piani - Affermano [i partigiani]
che con maggiori armamenti potrebbero scacciare il nemico da VENTIMIGLIA [(IM)]
sulla costa a SAN REMO [Sanremo (IM)]
e anche oltre. Questo lo ritengo forse un po’ esagerato; ciò nonostante potrebbero fare ben di più sotto forma di attacchi aggressivi e demolizioni se forniti di materiali. (f) Risultati - Fare riferimento all'opuscolo pubblicato dalla Divisione ed anche alle note di Paul Morton [il corrispondente di guerra del gruppo]
. Abbiamo capito che le seguenti operazioni sono state condotte un paio di settimane prima del nostro arrivo a PIGNA. (a) La liberazione di 300 prigionieri politici [episodio che non risulta, invero, confermato e che appare piuttosto come riferito ad analoga azione - anche questa non validata (nonostante un bollettino di quel momento emanato dal comando partigiano) dalle fonti in quanto a numero di patrioti liberati - afferente a settembre 1944 la prigione della caserma di Vallecrosia (IM)]
dal carcere di SAN REMO. Qui i Partigiani raggiunsero l'ingresso del carcere con il trucco di indossare uniformi fasciste. A quel tempo c'erano veramente pochi Tedeschi nella città.
(b) L'imboscata ad un autocarro tedesco che viaggiava tra VENTIMIGLIA e SAN REMO e la cattura di un archivio contenente documenti (circa 100 pagine di testo) e piani relativi ai campi minati sulle spiagge, alle fortificazioni litoranee, alle posizioni delle M.G. con relativi raggi d'azione e spazi di fuoco, ai cavi telegrafici lungo la principale strada costiera da SAN REMO ad IMPERIA e lungo la strada IMPERIA - PIEVE [Pieve di Teco (IM)]
. I due ufficiali tedeschi e gli O.R. [O.R., other ramks, altri graduati]
che viaggiavano sull'autocarro vennero allontanati ed in seguito fucilati.
Questi piani sono attualmente a PIGNA e possono essere ottenuti sia dai Comandanti LEO o MUSSO o da GUILDO LITTARDI [Luigi Littardi, vice sindaco di Pigna, della libera Repubblica di Pigna]
all'Albergo Commercio. Noi ritenemmo di portare questo archivio con noi ma in secondo momento pensammo che sarebbe stato protetto solo da Sanremo e quindi era più sicuro lasciarlo nelle mani dei Partigiani. Era impossibile farne una copia a causa della natura intricata delle mappe. (c) Il danneggiamento mediante esplosivi di ponti e strade nelle aree di PIGNA - TRIORA [(IM)]
- PIAGGIA [(CN)]
. L'esatta ubicazione è stata consegnata agli Americani a Nizza e al Maggiore H. GUNN, No.4 S.F. a Nizza. (d) Prima del nostro arrivo le forze tedesche e fasciste operanti da ISOLABONA [(IM)]
e DOLCEACQUA [(IM)]
avevano tentato 3 volte senza successo di entrare a PIGNA. Durante il terzo attacco riuscirono a prendere un villaggio molto vicino a PIGNA situato nella stessa valle. Lo saccheggiarono e bruciarono. Durante il nostro soggiorno vennero fatti ulteriori due tentativi. Come per il morale della 5° Brigata Partigiani [la V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"]
che opera in questa area PIGNA - COLLA - LANGAN (quartier generale della Brigata).
La storia dell'ultimo attacco è un'indicazione interessante: per mezzo di un civile i tedeschi inviarono un ultimatum che diceva che avevano 300 granate per [da sparare contro]
i partigiani se non si fossero ritirati da PIGNA. I partigiani rifiutarono di assentire ed a mezzogiorno i Tedeschi cominciarono [4 ottobre 1944]
ad aprire il fuoco dalle colline che circondano PIGNA. Continuarono così durante il resto del giorno e ad intervalli durante la notte, e per tutta la mattina seguente. Usando air bursts
[bombe “shrapnel”, che esplodono in aria]
(88 mm) e granate italiane di circa 81 mm tentarono di mettere fuori combattimento le postazioni Partigiane, la cui posizione avevano individuato attraverso una spia Fascista. Durante questa operazione un partigiano fu ferito in un piede da una scheggia. Alle 13 i Tedeschi attaccarono, ma entro le 16 si ritirarono lasciando molti feriti e due morti. I Partigiani in quest'area sono armati con fucili e hanno 5 Breda LMG. In tutta l'operazione i partigiani si comportarono con calma risparmiando il loro fuoco (senza dubbio a causa della carenza di munizioni). Il giorno seguente si rivalsero attaccando ISOLABONA e catturando 2 mortai da 71 mm con diverse casse di bombe...
capitano G. K. Long,
Op. cit.
... relazione del 5 di ottobre <1944>
dell’ispettore della zona. Sul documento non c’è traccia del nome <si trattava di
Simon, detto anche
Manes, Carlo
Farini, ispettore, per l'appunto, della I^ Zona Operativa Liguria>.
La stessa relazione informa delle gravi difficoltà nei rapporti con la formazione autonoma del maggiore “Mauri”, che ha la sua base in Piemonte, ma si estende fino alla Liguria... Il 20 settembre i rappresentanti garibaldini vengono invitati in Piemonte per incontrare la missione inglese, che si trova presso il comando Mauri. La relativa relazione del 5 ottobre riferisce che il maggiore inglese [Temple]
si è dimostrato molto interessato alla documentazione delle azioni svolte dalle formazioni Garibaldi e ha dovuto constatare che “contrariamente alle informazioni che aveva ricevuto fino allora, la nostra era una vera e propria organizzazione militare dipendente da Comandi di regione e di zona, efficiente e capace di condurre azioni di una certa importanza
”. La missione inglese assiste anche al tentativo fatto dai tedeschi di rioccupare Pigna, e alla brillante azione con cui i garibaldini li rigettano. La propaganda spietatamente anticomunista del maggiore Mauri viene così totalmente neutralizzata...
1944 - Le Repubbliche Partigiane
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| In un disegno di Geoffrey Long, il partigiano Angelo Ferrua - Fonte: Viaggio nel Monte Regale |
“Partisan? Partisan?”. “O jez! o jez!”. Ad agosto [1944], insieme alle armi, atterrarono sulla Tura per la prima volta ufficiali inglesi, che si sistemarono al Pino di Baracco, un piccolo villaggio lungo il sentiero che dal fondovalle porta sulla Tura. Da lì fungevano da collegamento, organizzando i lanci. Il primo fu Neville Darewsky, nome in codice “Temple”: un tipo alla mano, popolare fra i ribelli, che dopo qualche tempo fu distaccato tra i partigiani Autonomi delle Langhe, dove perse tragicamente la vita in un incidente. Beppe Fenoglio lo cita nel romanzo “Il partigiano Jonny” e una lapide lo ricorda su una casa del Pino di Baracco. Dopo Temple arrivarono il tenente colonnello Cope, e poi Mac Donald e il tenente di marina Clark… A un certo punto spuntò anche un giornalista, “embedded” diremmo oggi: Paul Morton del Toronto Star. Era accompagnato da un disegnatore di guerra, Geoffrey Long, che lasciò interessanti ritratti di partigiani. Morton, tornato in Canada, non fu creduto e perse il lavoro. Fu riabilitato solo decenni dopo grazie alle testimonianze dei partigiani che avevano scoperto la sua triste e strana vicenda.
Redazione, Itinerari partigiani in valle Ellero,
Viaggio nel Monte Regale