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domenica 19 settembre 2021

Guide francesi prendevano in consegna elementi sbandati della IV armata italiana

Nizza: Piazza Massena

Nel luglio del 1943 una buona parte del Comitato di Informazione italiano e dell'O.V.R.A. [presenti in Francia] erano passati sotto il quadro dell'Intelligence Service inglese (2).
[...] Alla fine di agosto le suddette sagge misure, e notizie, permisero di allacciare contatti e tenere riunioni comuni con soldati e ufficiali italiani che, grazie anche ad una efficace e discreta propaganda, erano diventati filofrancesi ed erano arrivati a rifiutare l'atto di occupazione della Francia da parte dell'esercito italiano, strategicamente e politicamente insensato, attribuito più che altro alla follia di Mussolini e della sua cricca, ma che non era stato mai approvato dal popolo italiano. Non mancarono anche riunioni clandestine con vari membri dei partiti comunisti e socialisti (3). Dopo la capitolazione dell'8 settembre 1943 diciassette guide francesi prendevano in consegna, individualmente o a piccoli gruppi, gli elementi sbandati della IV armata italiana dissoltasi, e, oltre a curarne i feriti, li rifornivano di cibo e di abiti borghesi, accompagnandoli quindi con tutta sicurezza verso il rifugio «Nizza», situato nella regione di Tenda. Al passaggio della frontiera questi sbandati venivano presi in consegna da elementi italiani che lavoravano  in pieno accordo con i Francesi, e si cercava di convincerli a costituirsi in formazioni partigiane sia sulle alpi che sulla costa ligure, in previsione di uno sbarco delle truppe alleate.
[...]
Una seconda catena di protezioni e di aiuti agli sbandati italiani era stata costituita nelle regioni di St. Martin Vesubie, di Boreau e del colle della «Ciriegia». Messi in contatto alla frontiera con i primi elementi della Resistenza italiana, chi aveva abbandonato l'esercito veniva diretto su San Giacomo e su Entraque (4).
Tutte le suddette missioni compiute nella prima fase della lotta, vennero condotte a termine con efficacia e con poco rischio; invece quelle della seconda fase si rivelarono molto difficili e pericolose. Per sviluppare ulteriormente le informazioni militari, politiche ed economiche della parte di territorio italiano sotto il loro controllo, i resistenti francesi prendevano contatto con Lauck Albert, responsabile di collegamento con i capi del movimento «Combat», e nella zona di Ventimiglia-Grimaldi, con Vincenzo Pallanca che, durante il fascismo in Italia, era stato uno dei responsabili addetti alla protezione degli antifascisti (5).
Il Pallanca si metteva immediatamente a disposizione dei resistenti francesi e italiani con suo cognato Giovanni Raffa, proprietario di un garage a Nizza, Avenue Desambras. Ad essi si aggiungeva un certo Squarciafichi detto «Gima», Alberto Pallanca fratello di Vincenzo e suo cognato Silvestri Claudio. L'attività del Silvestri divenne di capitale importanza: infatti grazie alle sue funzioni di maresciallo dei carabinieri ed alle sue complicità con una donna guardiana delle carceri di Ventimiglia in contatto con la Resistenza francese, riuscì a far evadere parecchi partigiani francesi prigionieri.
Come è noto nel settembre del 1943 gran parte dei soldati della IV armata italiana furono catturati, maltrattati e a reparti interi fucilati dai Tedeschi. In questi frangenti difficili la catena costituita per le evasioni riusciva a mettere in salvo un altro centinaio di uomini che, dopo molte difficoltà, raggiungevano l'Italia o i «Maquis» della Resistenza francese.
Furono atti e sacrifici di sangue che consolidarono ulteriormente, in modo fraterno, l'amicizia franco-italiana.
Un episodio che ha favorito le relazioni italo-francesi è stato quello che ha avuto per protagonista Salvatore Bono comandante di una sezione della IV armata di presidio nella stazione forroviaria di Nizza: l'8 di settembre non solo non si arrese e non consegnò l'edificio alle truppe d'occupazione tedesche, ma con coraggio, autorità e sprezzo del pericolo, fece aprire il fuoco dai suoi uomini contro il nuovo nemico. Tra l'altro l'atto eroico rinforzò la volontà degli  Italiani residenti in Francia di liberarsi dal giogo nazifascista (6).
Nel gennaio del 1944 sulla costa ligure i contatti tra partigiani italiani e francesi erano già abbastanza consistenti e si cercò di rinforzarli. Tre resistenti italiani riusciranno ad infiltrarsi in seno alle formazioni repubblicane fasciste per intervento dei Francesi. Grazie a loro si stabilirono relazioni con l'insieme della costa ligure da Ventimiglia a Genova.
Un altro protagonista e fautore della fraternità d'anni tra partigiani francesi e italiani a Vallecrosia, fu il dottor Giacomo Gibelli (di cui abbiamo già parlato), residente in Camporosso, che fece la sua parte per organizzare la Resistenza imperiese. La sua attività permise di far entrare nei ranghi dell'Azione italo-francese della Resistenza i partigiani Ugo Lorenzi, Francesco Marcenaro (ex radiolettricista della Marina italiana) e Mario Lorenzi conoscitore esperto di tutti i più reconditi passaggi della frontiera delle Alpi Marittime (7).
Da parte della Resistenza francese vennero stabiliti altri contatti con due membri del Partito comunista italiano di Boves, con l'ex tenente della IV armata Nadio Pranzati e con Primo Giovanni Rocca, comandante della IX divisione garibaldina; furono prese iniziative per sviluppare ulteriormente la lotta sulla costa ligure e lungo la vallata del Roja dove i contatti erano già stati presi con i partigiani di Casterino, di Collardente e della regione di Briga-Tenda allora italiana, dove Camillo Maurando del luogo, Pierino Lanciolli di San Dalmazzo e un certo Massa avevano costituito i primi gruppi di partigiani francesi (8).
[NOTE]
(2) Da una testimonianza scritta del comandante partigiano francese Joseph Manzone detto «Joseph le Fou»
(3) Dalla testimonianza scritta succitata. Le prime riunioni si svolsero a Boves, a Borgo San Dalmazzo e a Entracque.
(4) Questa testimonianza scritta - scrive «Joseph le Fou» - è destinata a onorare la resistenza italo-francese e soprattutto a onorare gli abitanti dei paesi e delle città che hanno aiutato tanti giovani senza aver chiesto o ricevuto nessuna ricompensa e nessun riconoscimento, come Pieracci Costantino, di Nizza, ecc.
(5) Vincenzo Pallanca aveva facilitato l'evasione verso la Francia di tutti i nemici del Regime, braccati o condannati nel loro paese, dal 1929 al 1939, anni precendentì alla seconda guerra mondiale. Come vedremo nelle note che seguono,  lui e i suoi famigliari vennero sterminati dai Tedeschi il 9 dicembre 1944.
(6) Bono Salvatore, medaglia d'oro, uccide un ufficiale delle S.S. Colpito da una raffica di mitra mentre lancia una bomba a mano, viene ricoverato dilaniato nell'ospedale di Nizza in gravissime condizioni. Vedi: Secchia Pietro, Enciclopedia dell'Antifascismo e della Resistenza - Edit. La Pietra, Milano, 1968, Vol. I, pag. 329
(7) In una sua testimonianza il partigiano Francesco Marcenaro scrive quanto segue: « .. Uno dei tanti episodi della guerra partigiana sconosciuto ai più, è quello vissuto da Ugo Lorenzi, Mario Lorenzi e Francesco Marcenaro, che, dopo  gli avvenimenti dell'8 settembre 1943, si erano trovati nella zona tra Ventimiglia e il confine francese. Soli e con il solo scopo di contribuire alla lotta di liberazione, dopo un lungo peregrinare per sottrarsi alle rappresaglie  tedesche e dopo una fuga da una casa di Grimaldi dove erano stati accerchiati, con grande coraggio tentarono l'impossibile attaccando per primi con bombe a mano le truppe che effettuavano l'accerchiamento, creando un disorientamento tale da poter evadere dalla casa saltando da una finestra. Oltre ai succitati, nella casa si trovavano dei giovanissimi ragazzi: Alberto Lorenzi, Oreste Tarabusi ed Enrico Tarabusi; quest'ultimo venne poi preso da una pattuglia mentre tentava di raggiungere Ventimiglia, e si deve al suo coraggio, nel negare di essere a conoscenza del fatto, se le famiglie dei protagonisti della lotta non subirono rappresaglie. Mentre i giovani rientravano a Ventimiglia, i tre succitati raggiungevano un rifugio, sul limite del confine, di proprietà  di Antonio Lorenzi e  del fratello Alberto. Questi erano già in contatto con Vincenzo Pallanca e con Giovanni Raffa garagista di Nizza. Vagliate le conseguenze dell'episodio passarono il confine e raggiunsero le formazioni partigiane francesi comandate da «Joseph le fou». Ai suoi ordini parteciparono a numerose azioni di sabotaggio ed attuarono molti collegamenti via terra e via mare con le forze italiane  di liberazione come testimoniano i documenti rilasciati dalle Autorità militari franco-alleate... ».
(8) Dalla testimonianza scritta di «Joseph le Fou».

Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Scontri avvennero a Villafranca e a Mentone, con perdite fra il personale della Marina. Il 9 settembre [1943] caddero a Mentone il sottocapo infermiere Mario Acquisti e il cannoniere Armando Alvino.
Ammiraglio Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale, Anno XXIX, 2015, Editore Ministero della Difesa

All’inizio del ‘44 tutta la Costa Azzurra fu teatro di una serie di attentati, sabotaggi, esecuzioni di fascisti e collaborazionisti, che trovarono anche il sostegno della popolazione francese locale.
Gli italiani non erano organizzati solamente nella Moi, ma anche in maquis che al Sud erano appunto a maggioranza italiana, come fu quello dell’“Albarea”, località nei pressi del paese di Sospel, nelle alture sopra a Mentone, divenuto celebre per il sacrificio di tutta la formazione <44.
Ftp, Moi e milizie golliste collaborarono in un’azione accorata per l’insurrezione di Nizza, che fu programmata dai resistenti il 28 agosto ‘44, forzando i piani degli Alleati che erano fermi al di là del fiume Var. Tra i principali organizzatori dei partigiani italiani della Moi vi fu Ernesto Marabotto, quilianese d’origine, emigrato all’inizio degli anni Venti, che militò a stretto contatto con la nipote Alba, attivissima nella logistica e nella lotta armata <45. Nel settembre ’44, mentre continuava l’impegno degli italiani sul campo francese contro i tedeschi, sulle Alpi di frontiera fu costituito un corpo di volontari, italiani immigrati in Francia ed ex soldati della IV Armata, cui si unirono partigiani piemontesi sconfinati oltralpe, guidati dal celebre comandante giellista Dante Livio Bianco: il “battaglione dell’Alta Tinea” <46.
"Mio papà [Ernesto Marabotto] faceva parte del Cln, era in collegamento con il Consolato [...], non c’erano più i soliti fascisti, i soliti impiegati, era collegato con Belvedere, e lì tutti partigiani italiani, vicino alla frontiera italiana, e gli italiani erano passati dalla frontiera italiana, lì c’era il fior fiore dei partigiani italiani, c’era Nuto Revelli, un nostro grande amico […], c’erano tutti quelli di Cuneo, poi noi alla liberazione siamo andati a Cuneo, siamo stati ricevuti da questa gente, da Nuto, che erano gente agiata, siamo stati una settimana […] erano tutti ufficiali che erano passati in Francia <47.
[NOTE]
44. Benoît Gaziello, Le maquis franco-italien de L’Albarea et le drame de Sospel, Douments-Témoignages-Recherche, Musée de la Résistance Azuréenne, in http://resistance.azur.free.fr.
45. Intervista a Georgette Marabotto cit. Archivio Musée de la Résistance Azuréenne: Carte de combattant volontaire de la résistance délivrée à M.me Marabotto épousée Durand Alba Josephine; BH1II4-4: Général de la Division Olleris commandant la IX Région Militaire à Alba Astegiani Durand, Marseille 10/02/1947: attribution de la Croix de Guerre avec étoile de bronze; BH1II4-5: Décoration avec référence au titre de la résistance: Alba Durand, 15/03/1954; BH1II4-6: Rapport de Alba Durand sur Liban et Matelot Dubois. Secondo le informazioni riportatemi dal gestore dell’archivio Jean-Louis Panicacci, Alba Marabotto, nata a Vado Ligure in provincia di Savona il 9/03/1919, fu militante combattente della resistenza francese e dal febbraio 1945 sedette al Comité Départemental de Libération.
46. Tombaccini, Storia dei fuoriusciti cit.; Ead., «Gli antifascisti nelle Alpes-Maritimes» cit., pp. 288-293.
47. Intervista a Georgette Marabotto cit.

Emanuela Miniati, La Migrazione Antifascista in Francia tra le due guerre. Famiglie e soggettività attraverso le fonti private, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova in cotutela con Université Paris X Ouest Nanterre-La Défense, Anno accademico 2014-2015

Copia del documento Garin-Comboul relativo a Joseph Manzone (vedere traduzione infra)

Io sottoscritto, Garin, Jean, Xavier, Léon, tenente colonnello della Riserva, già incaricato della missione di prima classe D.G.E.R. [n.d.r.: Direzione Generale di Studio e di Ricerca] (con base a Nizza), Cavaliere della Legione d'Onore, attesto volentieri che il Gruppo del Capitano MANZONE, detto "Joseph le Fou", ha compiuto diverse missioni, sovente pericolose, in Italia, sia attraverso la frontiera che su imbarcazioni.
Anche per l'azione di questo Gruppo la Resistenza ed i Servizi di informazione hanno potuto avere eccellenti contatti in territorio nemico e conseguire preziose informazioni.
Jean Garin
Il Comandante Raymond Comboul, Commendatore della Legione d'Onore, capo dipartimentale Alpi Marittime per i C.F.L.N. (Corpi Franchi della Liberazione Nazionale) è completamente d'accordo sui termini della presente attestazione.
Raymond Comboul
Nizza, 22 giugno 1967
Documento francese, Archivio SHAT - Service historique de l'armée de terre -, copia di Giuseppe Mac Fiorucci, autore di Gruppo Sbarchi VallecrosiaIstituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007
 
Attestazione - scritta finita la guerra - del comandante partigiano piemontese Rocca e rilasciata a Joseph Manzone

L’Avv. Giordanengo, invece, ha ricordato le dichiarazioni di Francesco Marcenaro che si trovava quella tragica notte nei pressi dell’Hotel Vittoria e aveva sentito gli spari dell’eccidio.
Il Marcenaro ha consegnato alla Polizia Giudiziaria la Relazione sull’accaduto redatta dal Comandante Joseph MANZONI responsabile della “Missione Alleata” per la zona di confine Italia - Francia il quale attribuisce la responsabilità della strage a una pattuglia tedesca delle SS inviata da due repubblichini.
Tribunale Militare di Torino, ufficio del G.U.P., sentenza del 15 maggio 2000, sulla responsabilità di Goering e Geiger per la fucilazione il 7 dicembre 1944 davanti all’Albergo “Vittoria” in frazione Grimaldi del Comune di Ventimiglia (Fonte: http://www.diritto2000.it)

martedì 17 luglio 2018

La Missione Flap nel ponente ligure


Vengono qui pubblicati alcuni stralci di un rapporto segreto inglese, denominato "Missione Flap", come la Missione stessa, il cui responsabile era il capitano Michael Lees (che pochi mesi dopo i fatti qui riportati sarebbe stato protagonista della Missione “Tombola”); i componenti, tutti della Special Force n. 1, erano stati paracadutati nei pressi di Torino ed erano arrivati alla fine di settembre 1944 nella I^ Zona Operativa Liguria dopo avere incontrato in Piemonte anche i partigiani badogliani del Comandante Mauri.
Si tratta, dunque, di una selezione di parti di un rapporto specifico redatto dal capitano G. K. Long, artista di guerra, documento inedito rispetto all'opuscolo di cui infra, rintracciato, tuttavia, a cura di Giuseppe Mac Fiorucci per la preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007. A questi stralci sono intercalate e fanno seguito alcune citazioni da altre fonti.
Adriano Maini 
 
La mappa dei luoghi partigiani a Prea: l’osteria che fungeva anche da ambulatorio, la cucina-refettorio, gli alloggi dei comandanti, la prigione, il magazzino per i viveri, ufficio, dormitori, comando, infermeria (da “I sentieri della libertà - La memoria delle Alpi”) - Fonte: Viaggio nel Monte Regale

In qualità di artista di guerra, ma inesperto nel lavoro della Special Force n° 1, questo rapporto deve essere considerato necessariamente quello di un non addetto. Le informazioni erano state raccolte en passant, a voce e nessuno dei dati o delle statistiche può essere garantito, perchè non c'era modo di verificarli. L'area del Piemonte è stata coperta completamente da rapporti archiviati dal Capitano Lees, così, a parte alcune osservazioni personali su quest'area, io mi concentrerò sulla posizione in LIGURIA.   

VIA DI FUGA
Il 27 settembre 1944 lasciarono il quartier generale del FLAP vicino a PREA
[(CN)] le seguenti persone: 
Capitano LEES        Comandante
Paul MORTON        Corrispondente di Guerra
Capitano LONG      Artista di  Guerra
Tre aviatori dell'U.S.A. Air Force
Quattro ex prigionieri di guerra (britannici), e due delegati italiani. 

E le guide italiane dirette da NINO, uno dei luogotenenti del Capitano CORSA  [Piero Cosa, capitano Cosa Bastian, delle formazioni autonome piemontesi *]  
La squadra seguì il percorso segnato sulla mappa allegata.
Dopo dieci ore di marcia da PREA
[Frazione del comune di Roccaforte Mondovì, in provincia di Cuneo] a MONGIOIE (2,630 metri), la squadra giunse al quartier generale della divisione Garibaldi (LIGURIA) a PIAGGIA [(CN)]... 
A PIGNA il Capitano LEES decise di dividere la squadra e ripartì la mattina seguente con i due delegati italiani ed un ex prigioniero di guerra, Fred DOBSON. 
Il Capitano LEES ... attraverso le linee via FANGHETTO ed OLIVETTA... io avrei dovuto prendere la guida italiana del Capitano CORSA, NINO, e provare un percorso più settentrionale, conosciuto da questa guida e che avrebbe comportato la traversata delle ALPI MARITTIME nelle vicinanze di TENDA. 
Durante il periodo di attesa a PIGNA il comandante dei Partigiani della zona noto come LEO [Stefano Carabalona, già capo di una delle prime bande partigiane, indi comandante dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", poi comandante, come nel periodo in esame, di un Distaccamento della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" del II^ Divisione "Felice Cascione", infine comandante della Missione Militare presso il Comando Alleato a Nizza] ci parlò della possibilità di passare in FRANCIA in barca da VENTIMIGLIA e suggerì di inviare uno dei suoi uomini sulla costa per fare delle indagini...
capitano G. K. Long, Op. cit.

A Pigna nel frattempo era giunta una missione composta di numerosi ufficiali alleati accompagnati da un corrispondente di guerrra canadese. La missione dopo aver studiata la nostra zona avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Grammondo e Sospel [...] La nostra brigata ricevette gli elogi degli ufficiali alleati, spettatori del comattiento. Il corrispondente canadese espresse la sua ammirazione dichiarando che il mondo ignorava ancora come in Val Nervia fosse stato creato un solido fronte, tenuto da un pugno di eroi, un fronte che il tedesco non riusciva ad infrangere nemmeno con la sua artiglieria e che la fede, il coraggio, la perizia del partigiano italiano lo rendevano uno dei più valorosi combattenti della terra. Durante tutto il sette ottobre la calma regnò assoluta [...] Approfittammo della tregua per porre in salvo la missione alleata, la quale venne accompagnata fino ad un punto di ritrovo in prossimità del fronte germanico, ove le staffette già predisposte avrebbero dovuto guidarla attraverso le linee nemiche fino alla terra di Francia. Come fummo in seguito informati dal comando alleato, l'operazione venne effettuata con pieno successo e senza la perdita di un sol uomo.
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
A questo combattimento è presente la Missione Alleata che resta ammirata per la forza e per le capacità tattiche delle formazioni garibaldine.
Nel giorno seguente la calma regna assoluta. Ormai è chiaro, e confermato dalle notizie degli informatori del SIM partigiano, che i Tedeschi si preparano per un nuovo e più decisivo attacco.
Nel campo garibaldino si approfitta della calma del giorno 7 per guidare i componenti della Missione anglo-canadese verso la loro destinazione in territorio francese.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 377
 
Monaco

Alle 6 di sera del
[n.d.r.: giorno non indicato, ma si tratta del 7 ottobre 1944] partimmo per ROCCHETTA [Rocchetta Nervina (IM)] dove giungemmo dopo quattro ore di marcia. Ripartimmo di nuovo a mezzanotte con la guida PIERINO LOI che ci diresse attraverso la parte principale delle postazioni armate tedesche raggiungendo la periferia di VENTIMIGLIA dopo sei ore di marcia. Qui rimanemmo in un piccolo riparo dietro alla casa dei genitori della guida… Noi avevamo viaggiato da PIGNA in vestiti civili e siccome stava piovendo dalle 6 di sera quando dovemmo attraversare la città, potemmo indossare dei sacchi sulla testa nel modo in cui lo facevano i contadini, il che si aggiunse al nostro travestimento. Camminammo 2-3 chilometri lungo la strada principale che costeggia il fiume ROIA ed attraversammo il ponte nella città vecchia passando oltre le sentinelle tedesche senza sollevare il minimo sospetto ed andando alla casa del pescatore sulla spiaggia. Qui rimanemmo dalle 7 di sera fino a mezzanotte… A mezzanotte portammo la barca (lunga approssimativamente 14 piedi con quattro remi) per una strada e giù attraverso la spiaggia di ciottoli - l’unica area non minata - fino al mare. I pescatori ci portarono vogando, senza ulteriori incidenti, in 3 ore e mezza a Monte Carlo (MONACO) dove sbarcammo [quindi, approssimativamente alle ore 4 del 9 ottobre 1944, data in ogni caso indicata da Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013] e ci arrendemmo alla guarnigione F.F.I. La mattina seguente andammo fino a Nizza e facemmo rapporto al Maggiore H. GUNN delle Forze Speciali… A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della task force della settima armata americana circa la squadra dei quattro prigionieri di guerra che ci avevano lasciato per TENDA. Fino a quel momento non era arrivata nessuna notizia di loro attraverso le pattuglie americane in quell’area… PIERINO LOI, la guida procurata da LEO, mise su un'operazione straordinaria e non perse nemmeno una volta la pista durante le sei difficili ore di marcia da ROCCHETTA a VENTIMIGLIA... I pescatori sono sicuri che questo percorso (Ventimiglia - Monaco o Mentone) potrebbe essere usato con successo in entrambi i sensi.
capitano G. K. Long, Op. cit.
 
S/Sgt. Maurice R. La Rouche, 36519814, mitragliere torretta inferiore della Fortezza Volante B-17G 42-97152, aereo abbattuto il marzo 1944 nei pressi di Dego (SV): La Rouche fu l'unico componente dell'equipaggio (componenti tutti illesi, eccezione fatta per due feriti) a sfuggire all'arresto e a raggiungere le formazioni partigiane
 
Il capitano Morton, canadese, corrispondente di guerra disse allora e poi scrisse sui giornali: "Peccato che non abbiamo mezzi di collegamento per far sapere al mondo che qui si è aperto un fronte e che da oltre un mese un pugno di disperati tiene aperto il contatto coi tedeschi, che non riescono a sfondare".
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi Luigi Nuvoloni (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

[ Qui di seguito, invece, la parte di analisi sulle formazioni partigiane della I^ Zona Operativa Liguria contenuta nello scritto di Long ]

C. DIVISIONE GARIBALDINI (AREA LIGURIA)
(a) Armi - Molto poco equipaggiati con fucili italiani, pochi LMG BREDA, granate e molti mortai da 81 mm catturati. A PIGNA [(IM)] il giorno prima di andar via fui informato che ora avevano 5 (vecchi) pezzi da campo da 75 mm (Italiani) in ordine per funzionare (erano stati presi da una vecchia caserma qualche tempo prima) ma non li vidi di persona. Durante il periodo in cui fui in LIGURIA vidi solamente uno STEN. La Divisione [la II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" della I^ Zona Operativa Liguria] aveva poco o niente esplosivo e certamente NON del plastico. Non hanno mai ricevuto un lancio paracadutato. Mi informarono che erano stati avvertiti dal sistema in codice della BBC di aspettarne due, ma che questi non si erano materializzati.(b) Forza - L'area coperta da questa Divisione è popolata in modo più sparso rispetto all'area piemontese occupata dalla 9° Divisione Garibaldini. LEO che è comandante a PIGNA mi parlò di 1,500 - 2,000 uomini, ma di questi molti sarebbero armati solo di una pistola. La loro posizione è molto simile a quella dei movimenti partigiani un po' dappertutto, cioè: più ci sono ARMI più ci sono PARTIGIANI effettivi. La maggior parte degli uomini disponibili sono con la Divisione, ma quelli che non hanno armi vengono utilizzati come vedette ed altre mansioni simili. (c) Organizzazione - Ragionevolmente buona in considerazione della mancanza di armi e di contatti con il mondo esterno. La situazione del cibo, essendo la Liguria situata tra le pianure ed il mare, è seria. Gli abitanti delle città di PIGGIA [Piaggia, Frazione di Briga Alta (CN)], PIGNA e TRIORA [(IM)] stanno vivendo in gran parte di patate. Il pane è razionato ad una pagnotta di approssimativamente 300 grammi al giorno. La scarsità di cibo rende difficile l'organizzazione ed il Comandante della Divisione, CURTO [Nino Siccardi, comandante in quel momento della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", da dicembre 1944, poi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria, compresa tra Ventimiglia e l'Albenganese] tiene il maggior numero possibile di partigiani sulle colline. L'organizzazione in Piemonte è più facile essendovi maggior disponibilità di cibo. Il corrispondente di guerra, Paul Morton, ha portato a Roma una copia di un opuscolo di quattro pagine stampato e distribuito da questa Divisione di Garibaldini che può far più luce sia sulla loro organizzazione sia sulle loro politiche. (d) Il tempo che passammo al quartier generale di CURTO a PIGGIA [Piaggia, Frazione di Briga Alta (CN)] mi fu insufficiente per raccogliere molte impressioni sugli indirizzi politici. Avevamo terminato una marcia di dieci ore e ci interessammo principalmente a discutere del percorso per passare in Francia. Molti uomini del quartier generale della Divisione erano certamente molto informati in politica, ma il nostro soggiorno fu troppo breve per consentirci l'opportunità di arrivare ad una qualsiasi conclusione. A PIGNA, dove passammo approssimativamente una settimana, posso dire che i Partigiani mostrarono pochi o nessun segnale di un interesse comunista attivo. Né il Comandante militare, Leo, o il Commissario [Sumi, Lorenzo Musso, vice commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione", pochi mesi dopo Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria] - o ancor più il "Sindaco della Città'' parlarono con forte gergo comunista né fecero alcun uso della stella rossa unita ai colori nazionali. Questo gruppo non è certamente Monarchico, ma è piuttosto più Patriottico che altro. (e) Piani - Affermano [i partigiani] che con maggiori armamenti potrebbero scacciare il nemico da VENTIMIGLIA [(IM)] sulla costa a SAN REMO [Sanremo (IM)] e anche oltre. Questo lo ritengo forse un po’ esagerato;  ciò nonostante potrebbero fare ben di più sotto forma di attacchi aggressivi e demolizioni se forniti di materiali. (f) Risultati - Fare riferimento all'opuscolo pubblicato dalla Divisione ed anche alle note di Paul Morton [il corrispondente di guerra del gruppo]. Abbiamo capito che le seguenti operazioni sono state condotte un paio di settimane prima del nostro arrivo a PIGNA. (a) La liberazione di 300 prigionieri politici [episodio che non risulta, invero, confermato e che appare piuttosto come riferito ad analoga azione - anche questa non validata (nonostante un bollettino di quel momento emanato dal comando partigiano) dalle fonti in quanto a numero di patrioti  liberati - afferente a settembre 1944 la prigione della caserma di Vallecrosia (IM)] dal carcere di SAN REMO. Qui i Partigiani  raggiunsero l'ingresso del carcere con il trucco di indossare uniformi fasciste. A quel tempo c'erano veramente pochi Tedeschi nella città.



(b) L'imboscata ad un autocarro tedesco che viaggiava tra VENTIMIGLIA e SAN REMO e la cattura di un archivio contenente documenti (circa 100 pagine di testo) e piani relativi ai campi minati sulle spiagge, alle fortificazioni litoranee, alle posizioni delle M.G. con relativi raggi d'azione e spazi di fuoco, ai cavi telegrafici lungo la principale strada costiera da SAN REMO ad IMPERIA e lungo la strada IMPERIA - PIEVE [Pieve di Teco (IM)]. I due ufficiali tedeschi e gli O.R. [O.R., other ramks, altri graduati] che viaggiavano sull'autocarro vennero allontanati ed in seguito fucilati. 
Questi piani sono attualmente a PIGNA e possono essere ottenuti sia dai Comandanti LEO o MUSSO o da GUILDO LITTARDI [Luigi Littardi, vice sindaco di Pigna, della libera Repubblica di Pigna] all'Albergo Commercio.  Noi ritenemmo di portare questo archivio con noi ma in secondo momento pensammo che sarebbe stato protetto solo da Sanremo e quindi era più sicuro lasciarlo nelle mani dei Partigiani. Era impossibile farne una copia a causa della natura intricata delle mappe.  (c) Il danneggiamento mediante esplosivi di ponti e strade nelle aree di PIGNA - TRIORA [(IM)] - PIAGGIA [(CN)]. L'esatta ubicazione è stata consegnata agli Americani a Nizza e al Maggiore H. GUNN, No.4 S.F. a Nizza. (d) Prima del nostro arrivo le forze tedesche e fasciste operanti da ISOLABONA [(IM)] e DOLCEACQUA [(IM)] avevano tentato 3 volte senza successo di entrare a PIGNA. Durante il terzo attacco riuscirono a prendere un villaggio molto vicino a PIGNA situato nella stessa valle. Lo saccheggiarono e bruciarono. Durante il nostro soggiorno vennero fatti ulteriori due tentativi. Come per il morale della 5° Brigata Partigiani [la V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] che opera in questa area PIGNA - COLLA - LANGAN (quartier generale della Brigata). 
La storia dell'ultimo attacco è un'indicazione interessante: per mezzo di un civile i tedeschi inviarono un ultimatum che diceva che avevano 300 granate per [da sparare contro] i partigiani se non si fossero ritirati da PIGNA. I partigiani rifiutarono di assentire ed a mezzogiorno i Tedeschi cominciarono [4 ottobre 1944] ad aprire il fuoco dalle colline che circondano PIGNA. Continuarono così durante il resto del giorno e ad intervalli durante la notte, e per tutta la mattina seguente. Usando air bursts [bombe “shrapnel”, che esplodono in aria] (88 mm) e granate italiane di circa 81 mm tentarono di mettere fuori combattimento le postazioni Partigiane, la cui posizione avevano individuato attraverso una spia Fascista. Durante questa operazione un partigiano fu ferito in un piede da una scheggia. Alle 13 i Tedeschi attaccarono, ma entro le 16 si ritirarono lasciando molti feriti e due morti. I Partigiani in quest'area sono armati con fucili e hanno 5 Breda LMG. In tutta l'operazione i partigiani si comportarono con calma risparmiando il loro fuoco (senza dubbio a causa della carenza di munizioni). Il giorno seguente si rivalsero attaccando ISOLABONA e catturando 2 mortai da 71 mm con diverse casse di bombe... 
capitano G. K. Long, Op. cit.



... relazione del 5 di ottobre <1944> dell’ispettore della zona. Sul documento non c’è traccia del nome <si trattava di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini, ispettore, per l'appunto, della I^ Zona Operativa Liguria>. La stessa relazione informa delle gravi difficoltà nei rapporti con la formazione autonoma del maggiore “Mauri”, che ha la sua base in Piemonte, ma si estende fino alla Liguria... Il 20 settembre i  rappresentanti garibaldini vengono invitati in Piemonte per incontrare la missione inglese, che si trova presso il comando Mauri. La relativa relazione del 5 ottobre riferisce che il maggiore inglese [Temple] si è dimostrato molto interessato alla documentazione delle azioni svolte dalle formazioni Garibaldi e ha dovuto constatare che “contrariamente alle informazioni che aveva ricevuto fino allora, la nostra era una vera e propria organizzazione militare dipendente da Comandi di regione e di zona, efficiente e capace di condurre azioni di una certa importanza”. La missione inglese assiste anche al tentativo fatto dai tedeschi di rioccupare Pigna, e alla brillante azione con cui i garibaldini li rigettano. La propaganda spietatamente anticomunista del maggiore Mauri viene così totalmente neutralizzata...
1944 - Le Repubbliche Partigiane
 
In un disegno di Geoffrey Long, il partigiano Angelo Ferrua - Fonte: Viaggio nel Monte Regale

“Partisan? Partisan?”. “O jez! o jez!”. Ad agosto [1944], insieme alle armi, atterrarono sulla Tura per la prima volta ufficiali inglesi, che si sistemarono al Pino di Baracco, un piccolo villaggio lungo il sentiero che dal fondovalle porta sulla Tura. Da lì fungevano da collegamento, organizzando i lanci. Il primo fu Neville Darewsky, nome in codice “Temple”: un tipo alla mano, popolare fra i ribelli, che dopo qualche tempo fu distaccato tra i partigiani Autonomi delle Langhe, dove perse tragicamente la vita in un incidente. Beppe Fenoglio lo cita nel romanzo “Il partigiano Jonny” e una lapide lo ricorda su una casa del Pino di Baracco. Dopo Temple arrivarono il tenente colonnello Cope, e poi Mac Donald e il tenente di marina Clark… A un certo punto spuntò anche un giornalista, “embedded” diremmo oggi: Paul Morton del Toronto Star. Era accompagnato da un disegnatore di guerra, Geoffrey Long, che lasciò interessanti ritratti di partigiani. Morton, tornato in Canada, non fu creduto e perse il lavoro. Fu riabilitato solo decenni dopo grazie alle testimonianze dei partigiani che avevano scoperto la sua triste e strana vicenda. 
Itinerari partigiani in valle Ellero, Viaggio nel Monte Regale 
 
[...] Fosse caduto un po’ più a nord, Harris avrebbe potuto sperare di raggiungere la Svizzera: nel Vercellese erano attive da tempo organizzazioni legate alla Resistenza, sorte, in origine, per aiutare gli ex prigionieri fuggiti dopo l’8 settembre, che mantenevano i contatti con i partigiani dell’Ossola [5]. Trovandosi però in prossimità della Zona Libera dell’Alto Monferrato, Harris fu avviato in questa direzione. Mediante marce notturne raggiunse il borgo di Canelli, <<dove una banda di partigiani comandata da un certo Capitano Tino aveva il suo quartier generale>>: si trattava della Brigata Asti, una delle cosiddette <<formazioni autonome>> dipendenti da Enrico Martini Mauri. Martini, ex ufficiale del Regio Esercito, operava in sintonia con la missione britannica del maggiore Temple, paracadutata nella zona sin dall’estate precedente. Tino era il nome di battaglia di Augusto Bobbio, anch’egli un ex ufficiale, comandante della brigata.
[...] Klemme, caduto al confine con il Piemonte, fu dunque indirizzato verso il Monferrato e si ritrovò con Walker Harris. Entrambi, purtroppo, persero il volo del 19 novembre [1944]. Il giorno successivo, i tedeschi attaccarono il campo d’aviazione di Vesime, se ne impadronirono e dissestarono il terreno di volo arandolo ripetutamente. I partigiani sarebbero nuovamente riusciti a rimetterlo in funzione, ma non prima della primavera successiva. Sfumata questa possibilità, Augusto Bobbio decise di trasferire Harris e Klemme a Prea, nella zona di Cuneo.
I due aviatori, marciando sempre di notte, giunsero a Prea tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre del 1944. Furono presi in consegna dai partigiani di un’altra formazione autonoma, la Divisione Alpi di Pietro Cosa, che operava in collegamento con una Missione militare [Flap] anch’essa britannica [...]
[5] Massimiliano Tenconi, Prigionia, sopravvivenza e Resistenza. Storie di australiani e neozelandesi in provincia di Vercelli (1943-1945), “L’Impegno”, giugno 2008.
Alberto Magnani, I sentieri della salvezza. Aviatori americani e resistenza italiana tra Piemonte e Liguria, in Gruppo Ricercatori Aerei Caduti Piacenza (Grac)






Ancora qualche pertinente esempio di partigiani e situazioni citati nella relazione di Long.
Vitò, al secolo Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante in quel frangente della V^ Brigata Garibaldi (e si firmava per ragioni cospirative "Ivano"), prima ancora organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, da dicembre del 1944, poi, comandante della II^ Divisione "Felice Cascione": di lui nel citato documento si dice che era stato prigioniero politico del fascismo.
Nino Siccardi, "Curto",  comandante in quel momento della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", da dicembre 1944, poi, comandante della “Prima Zona Operativa Liguria”, compresa tra Ventimiglia e l’Albenganese.
La miseria della popolazione dell'entroterra, la penuria di generi alimentari, gli scarsi armamenti dei partigiani, che a loro volta scontano i primi due aspetti.
L'incontro con alcuni civili che reggono la Repubblica di Pigna (29 agosto - 8 ottobre 1944).
L'ammirazione per il comportamento in battaglia dei partigiani. Sull'eroismo dei patrioti combattenti a Pigna (IM) esiste, invero, una discreta letteratura, che discende in larga misura proprio dalle parole entusiaste (una sua frase pittoresca Vous êtes été magnifiques, una wery well bataille, viva garibaldini era già stata riportata in Mario Mascia, Op. cit.), che in merito mise nel suo libro il capitano Morton.
Adriano Maini