sabato 14 marzo 2015

Bersaglieri e Resistenza nel Ponente Ligure

Carlo Bertelli

Il sergente Carlo Bertelli comandava agli inizi del 1945 il distaccamento di 12 bersaglieri, accasermato sul lungomare di Vallecrosia (IM), in quanto adibito al compito di sorveglianza del tratto di costa, compreso tra il bunker a est del rio Rattaconigli e quello in prossimità della foce del torrente Nervia.
Il gruppo del sergente Bertelli nell'estate del 1944 era giunto dopo 4 notti di marce forzate a Sanremo (IM) a piedi da Savona. All'inizio fu in parte posizionato sulle alture di Coldirodi, Frazione di Sanremo (IM), dove rimpiazzò un reparto di SS italiane.

Successivamente il distaccamento fu schierato nell'area di prima retrovia del fronte e ospitato per breve tempo in una villa signorile tra Ospedaletti (IM) e Bordighera (IM).
Il distaccamento di Bertelli venne in seguito inviato a presidiare il caposaldo in Collasgarba, collina in zona Nervia di Ventimiglia (IM).
Per la costruzione colà di una trincea a difesa della postazione dotata di cannone anticarro vennero impiegati operai della Todt, tra i quali i fratelli Biancheri di Bordighera.
Con i fratelli Biancheri il sergente Bertelli esternò cautamente i sentimenti di disapprovazione della condotta della guerra.
I fratelli Biancheri favorirono l’incontro di Bertelli con il dottore Salvatore Turi Salibra/Salvamar Marchesi, membro di rilievo della Resistenza, ispettore circondariale del CLN di Sanremo per la zona Bordighera-Ventimiglia, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest’ultimo, come noto, un insigne latinista, a sua volta impegnato nella Resistenza a livello nazionale.
Gli incontri con il dottore Marchesi avvenivano in un albergo sito sulla Via Romana a Bordighera (IM), dove, tra l'altro, Bertelli collaborò alla stesura di alcuni volantini inneggianti alla fine della guerra ed esortanti alla diserzione, che furono clandestinamente lasciati nei locali e nei luoghi frequentati dalle truppe.
Con la collaborazione del sergente Bertelli, quando egli ed i suoi uomini erano di servizio a Vallecrosia, poterono realizzarsi diversi collegamenti clandestini via mare da e per la Francia liberata, effettuati dal Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.
Il sergente Bertelli cercò inutilmente sul finire della guerra di dissuadere i fratelli Biancheri dal voler raggiungere i famigliari a Bordighera: i fratelli Biancheri furono catturati durante un rastrellamento e successivamente passati per le armi a Ventimiglia, in zona Forte San Paolo. (1)
Il 24 aprile 1945 con il suo reparto il sergente Bertelli rifiutò l’ordine di ripiegare e raggiunse i partigiani, con i quali tentò di sopraffare i militari tedeschi incaricati di far saltare il ponte sul Nervia.
Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007
 
Infine ricordiamo Salvatore Marchesi, dottore in chimica e ammogliato, classe 1876, già combattente nella prima guerra mondiale, fu alla direzione degli sbarchi clandestini nella zona di Bordighera durante la Resistenza, fratello di Concetto Marchesi, il professore grande umanista e latinista, rettore dell’Università di Padova, il quale invitò i giovani studenti, durante l’apertura dell’anno di studio 1943 - 1944, a salire in montagna per combattere per la libertà.
Francesco Biga, La Resistenza Ligure nei suoi rapporti con la Resistenza e gli Alleati in Provenza (1943-1946) in Atti del Convegno "La Resistenza in Liguria e gli alleati (1943-1945), Genova, 29-30-31 marzo 1985, Consiglio Regionale della Liguria ed Istituto Storico della Resistenza in Liguria, dicembre 1988

I bersaglieri del gruppo di Bertelli sulla collina di Collasgarba. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.


Dalla collina di Collasgarba, anche dalla parte bassa della strada di accesso, è ben visibile Vallecrosia

La sorveglianza del tratto di costa di Vallecrosia era affidata a un distaccamento di circa 25 bersaglieri accasermato [n.d.r.: a fianco della sede del loro presidio c’era il vecchio mattatoio, punto di riferimento, citato in altre fonti, per le partenze e per gli arrivi, notturni, via mare di tante spedizioni] sul lungomare alla foce del torrente Verbone. Tra i bersaglieri c’era il sergente Bertelli, di Genova, che sembrava nutrire qualche simpatia per la Resistenza. Il Bertelli frequentava la barberia di Aldo Lotti [n.d.r.: commissario del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia] e nei discorsi da… barbiere fece qualche allusione antifascista. Fu avvisato il C.L.N. [n.d.r.: quello di Bordighera (IM)], che incaricò i fratelli Biancheri di Bordighera, soprannominati Lilò, di prendere i necessari contatti. I bersaglieri volevano disertare e unirsi ai partigiani in montagna. I Lilò li convinsero a rimanere nel presidio sul lungomare ed a collaborare con la Resistenza nel nascente “Gruppo Sbarchi“. Renzo [Stienca] Rossi di Bordighera [n.d.r.: subentrato nel comando della missione presso gli alleati a Stefano Leo Carabalona, rimasto gravemente ferito in un agguato l’8 febbraio 1945 proprio in Vallecrosia] organizzò un idoneo servizio per effettuare sbarchi di materiale e uomini da piccoli natanti provenienti dalla vicina Francia liberata. Venne il momento della prima operazione e bisognava concordarne i particolari con i bersaglieri. Tra di noi serpeggiava ancora qualche timore sulla fede dei bersaglieri. E se fosse stata una trappola? Commovente fu la posizione di Aldo Lotti. Era cardiopatico, e in maniera seria. Disse “Vado io. Se è una trappola pazienza, tanto ne ho più per poco!”. Comunque, non era una trappola. L’Operazione Sbarchi ebbe inizio...
Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Dolceacqua (IM)

Il 18 marzo 1945 in un rastrellamento nazifascista vennero catturati a Dolceacqua (IM) 5 partigiani. Detto rastrellamento era stato provocato dal maresciallo repubblichino Luigi Salvagni per vendicare il fratello Federico Agostino, maresciallo della G.N.R. ucciso dai patrioti in quanto guida dei tedeschi nelle pregresse barbare aggressioni a Rocchetta Nervina, Soldano e Seborga.
L’operazione riguardò anche il comune di Bordighera. Veniva cercato in modo particolare Ettore Biancheri. Otto giovani vennero riconosciuti come partigiani: arrestati, furono torturati e fucilati il 21 marzo 1945 presso Forte San Paolo di Ventimiglia.

La lapide che ricorda i partigiani fucilati nei pressi di Forte San Paolo di Ventimiglia
 
Tra questi martiri, Paolo Biancheri (Paolo), nato a Bordighera, e i due fratelli Biancheri, detti Lilò, Bartolomeo ed Ettore, patrioti del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia. Un documento d’epoca indirizzato al CLN di Bordighera, oggi conservato a Sanremo, ricorda che essi vennero fucilati insieme a Paolo Balbo (Pietro), Adolfo Piuri (Stella), Giuseppe Rosso (Pierino), Emilio Sasso (Puma) e Giuseppe Verrando (Mil).  
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Vallecrosia (IM): il lato mare del sottopasso ferroviario di Via Rattaconigli, a volte utilizzato dai partigiani del Gruppo Sbarchi

Vallecrosia (IM): l'altro lato del sottopasso ferroviario di Via Rattaconigli

Vallecrosia (IM): Via Rattaconigli

Vallecrosia (IM): la spiaggia allo sbocco del rio Rattaconigli

14 febbraio 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione "Felice Cascione" e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi.
1 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley, ufficiale alleato di collegamento] ed al SIM della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche: "… Vi comunichiamo urgentemente che i nazifascisti hanno scoperto il luogo di sbarco di Renzo a Bordighera[...] È essenziale che radiotelegrafiate immediatamente in Francia perché la partenza di Renzo sia rimandata in attesa di nostre disposizioni in merito a meno che non si possa lanciarlo per paracadute. Vogliate provvedere senza indugio perché ne va della vita dei nostri uomini e della nostra organizzazione…"
7 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo a Turi Salibra [Salvatore Marchesi] ed al C.L.N. di Bordighera - Veniva comunicato che l'ufficiale addetto al Comando, Piero [Pietro De Andreis], sarebbe stato con il C.L.N. di Bordighera al momento dello sbarco per la ripartizione delle armi provenienti dalla Francia. In base agli accordi le armi sarebbero state assegnate per il 25% alle SAP di Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera e per il restante alle SAP di Ospedaletti, Sanremo, Taggia e Riva-Santo Stefano [allora comune unico]...
10 aprile 1945 - Dalla V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", Sez. S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), prot. n° 381, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ Divisione - Veniva comunicato quanto riferito dall'informatore tedesco La: che nella zona di Bordighera i tedeschi avevano ricevuto l'ordine di tenersi pronti per una prossima partenza per Verona e di comportarsi gentilmente verso la popolazione, e che venivano minate strade e colline.
14 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Robert Bentley del SOE britannico, incaricato della missione alleata presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] al comandante Curto [Nino Sicardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria]. Si chiedeva di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di "R.C.B." [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [n.d.r.: quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine; zona vicina anche all'abitazione - qualche rara volta, quando erano più sicuri, anche punto di incontro di partigiani - della famiglia di Pietro Gerolamo Gireu Marcenaro, uno dei maggiori responsabili del Gruppo Sbarchi, uomo esperto per fare passare i cospiratori indenni tra i vari campi minati, stesi dai tedeschi vicino al mare; talvolta, secondo il ricordo di Sergio, fratello di Marcenaro, all'epoca giovane (classe 1931) staffetta partigiana, per comuniciare a portare da quella località armi, materiali ed altro ai partigiani in montagna, in genere in attesa a Negi, Frazione di Perinaldo, i patrioti del mare, oltrepassata la Via Aurelia, scivolavano nello strettissimo letto del rio Rattaconigli, che, prima di arrivare alla Via Romana, passava già allora molto incassato tra le campagne di floricoltori], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da "Bartali" [n.d.r.: Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Trasmetteva le indicazioni del generale Clark di evitare le azioni su larga scala continuando, invece, attività di sabotaggio e imboscate. Chiedeva un incontro con i CLN di Sanremo ed Imperia. Allegava un documento da recapitare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti, dipendente anche dal CLN di Bordighera].
da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II

Parallelamente agli aviolanci nel mese di aprile del 1945, ma in modo più assiduo, nella zona del ponente ligure provenienti dalla Francia avvenivano sbarchi di materiale bellico (diversi Bren, Sten e Breda) a Vallecrosia. Sulla costa, nei punti di incontro stabiliti, garibaldini della V^ Brigata o della locale SAP effettuavano a piccoli intervalli, a partire dalle ore 23 nelle notti concertate previe comunicazioni segrete, segnalazioni luminose all'indirizzo dei natanti di volta in volta in arrivo.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

giovedì 5 febbraio 2015

Il partigiano "Fuoco", medaglia d'oro alla memoria

Uno scorcio di Val Nervia visto da Isolabona (IM)

Marco Dino Rossi (
Fuoco) di anni 22 - studente
“Entrava nelle file partigiane distinguendosi per capacità e ardore e partecipando a numerosi, duri combattenti.
Nel corso di queste azioni, alla testa di alcuni commilitoni, incurante del pericolo, si slanciava contro una forte colonna avversaria che aveva travolto un posto avanzato partigiano.
Nell’impari lotta, circondato, resisteva intrepido fino all’ultima cartuccia infliggendo al nemico dure perdite.
Catturato e sottoposto a torture e sevizie, malgrado la promessa di avere salva la vita, nulla rivelava che potesse tradire commilitoni e reparti partigiani.
Condannato a morte, immolava la sua esistenza alla causa della libertà gridando fieramente: “Viva l’Italia!” -
Pigna (Imperia), 2 settembre 1944.
Imperia, 10 settembre 1944.
Motivazione della medaglia d'oro alla memoria del partigiano Fuoco Marco Dino Rossi
 
Alla prima voce di allarme, Fuoco [Marco Dino Rossi], inforcata una bicicletta, si diresse verso la caserma.
Fu seguito a circa duecento metri da alcuni suoi uomini. Tra questi ricordo i partigiani Pagasempre [Arnolfo Ravetti, in seguito Capo di Stato Maggiore della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"], Zena e Muchera di Pigna [(IM)].
Qui cedo la penna a Pagasempre. “Seguimmo Fuoco per dargli man forte. Però i tedeschi si erano appostati nascosti dietro le caserme. Fuoco non li vide e fu bloccato da essi. Nello stesso istante del nostro arrivo sentimmo spari vicinissimi.
Secondo alcuni, Fuoco sarebbe stato ingannato da Radio Londra che annunciava l'arrivo degli inglesi a Ventimiglia [(IM)].
Per questo sarebbe partito. Quindi sarebbe stato catturato non sotto Pigna, ma sotto Isolabona [(IM)].
Comunque da molte interviste fatte, preferisco quella di chi conviene con Pagasempre, sempre vicino a Fuoco. "Non comprendevo la situazione. Ci gettammo a terra, protetti dalla spalletta della strada. Vidi a pochi metri alcuni uomini con la divisa cachi e mi misi a gridare: "Chi siete?, chi siete?" Quelli risposero sparando. Di Fuoco nessuna traccia. Rispondemmo al fuoco, senza però poter mirare. Sparato il caricatore alla cieca, invitati i miei compagni a ritirarsi di corsa, zigzagando. Tale manovra permise a noi di salvarci miracolosamente. I tedeschi continuavano a sparare. Ci gettammo negli orti di Pigna. Prima di ripararmi vidi il buon Muchera di Pigna stramazzare a terra colpito dai tedeschi. Non era però ferito in modo da non potersi muovere. Lo trascinammo dentro gli orti e lo riparammo alla bell'e meglio al coperto di un casolare di campagna. Qui fu più tardi curato dal medico condotto di Pigna. I tedeschi non ci inseguirono più. Erano giunti aiuti da Pigna. I tedeschi rimasero asserragliati tra le mura della caserma ed il cimitero. Si sparò a lungo. Finalmente i tedeschi furono costretti a ritirarsi e lo fecero in modo disordinato. Il [nostro] distaccamento di Castelvittorio [(IM)], accorso agli spari, li attaccò lungo la strada per Isolabona. Erano in posizione alta, favorevole, ed inflissero perdite ai tedeschi."
Pagasempre tace per qualche secondo, assorto nella memoria degli avvenimenti. Compresi il suo dolore ed il suo attaccamento all'amico Fuoco. Se i ragazzi di vedetta avessero in qualche modo dato l'allarme sarebbe stato facilissimo accerchiare il gruppo dei tedeschi e farli prigionieri. Purtroppo però l'attacco improvviso ci aveva disorientati.

Marco Dino Rossi
Fuoco fu portato ad Isolabona.
Fu legato nella piazza vecchia del paese e guardato a vista da ausiliari tedeschi, probabilmente polacchi.
Ottenne da questi di far avere a Pigna un suo biglietto, annunciante il suo arresto e la promessa dei polacchi di aiutare i partigiani, in caso di attacco, per liberarlo.
Il Comando pensò che fosse un tranello.
Si commentò però la possibilità di uno scambio.
Noi non avevamo ufficiali tedeschi prigionieri né avremmo potuto procurarcene, perchè Fuoco fu trasportato ad Imperia.
Fu vano anche l'aiuto dei suoi parenti fascisti.
don Ermando Micheletto *La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
* ... Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell'assistenza e per captare messaggi radio. Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Marco Dino Rossi, ufficiale di complemento della GAF, dopo l’8 settembre rimase in zona e tra i primi salì in montagna partecipando alle prime azioni partigiane. Capo di Stato Maggiore della Brigata Nuvoloni, fu uno degli artefici dell’operazione che portò alla distruzione del Ponte degli Erici, lungo la strada tra Isolabona e Pigna, in Val Nervia. Nel corso di un’azione tedesca, volta a risalire la valle per saggiare la resistenza delle difese partigiane, venne catturato mentre accorreva in bicicletta in soccorso dei suoi uomini. Dopo pochi giorni trascorsi nella prigione di Imperia (alcune fonti parlano invece di Sanremo) venne fucilato.
Giorgio Caudano
 
Purtroppo alla difesa della grande conquista democratica rappresentata dalla realtà tangibile ed irripetibile d'una amministrazione popolare [la Repubblica Partigiana di Pigna] in una simile condizione politico-militare è riferibile un grave lutto per la nostra Resistenza: la morte di Marco Dino Rossi (Fuoco).
Mentre in bicicletta percorre la rotabile Pigna-Isolabona è catturato in una imboscata. I suoi compagni, che lo seguivano a circa duecento metri di distanza, nulla possono fare perché i Tedeschi, ben piazzati, aprono un fuoco intensissimo da varie direzioni (7).
Poi, i Tedeschi fuggono per l'arrivo di rinforzi partigiani e portano il loro prigioniero ad Isolabona. I soldati ausiliari polacchi, che lo sorvegliano, gli permettono di inviare un biglietto annunciante la sua cattura e promettono di aiutarlo a fuggire in caso d'attacco dei partigiani. Questi temono un agguato (8). «Fuoco» è condotto al Castello Devachan a Sanremo, dove è interrogato e torturato a lungo. Ma non parla, né tradisce i compagni. Infine, è trasportato ad Imperia dove viene fucilato presso il cimitero di Porto Maurizio.
(7) Nella sparatoria rimane ferito il partigiano Giovanni Borfiga.
(8) Versione del partigiano Arnolfo Giulio Ravetti (Pagasempre).

Carlo Rubaudo
, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 378

mercoledì 7 gennaio 2015

La messa in salvo in Francia del comandante partigiano "Leo"

Il teatro di mare su cui operavano di notte i partigiani del mare

Rosina (Luciano Mannini) racconta: Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l'arrivo nella zona della V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre - parte attraverso i valichi alpini e parte via mare - in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta.
La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli [Giuseppe Longo], Giulio Corsaro Pedretti, ed alcuni altri giovani, che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall'infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l'altro, l'uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno...
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
Il comandante partigiano Stefano "Leo" Carabalona rimase ferito gravemente in un agguato, che, per esigenze di sintesi, in questa pagina ci si limiterà a definire commissionato dai servizi segreti della Marina nazista di stanza a Sanremo, ma compiuto a Vallecrosia (IM) l'8 - per altre fonti, il 9 - febbraio 1945. A quella data Carabalona si era già distinto quale valoroso responsabile di distaccamento della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", in particolar modo nella battaglia di Rocchetta Nervina (IM) ai primi di luglio 1944 e durante l'eroica, ancorchè sconfitta, difesa della Repubblica Partigiana di Pigna (IM) in Val Nervia tra settembre e ottobre 1944. L'esperienza di Carabalona, in ordine  ai suoi particolari rapporti con gli angloamericani, era già stata preziosa nel fornire utili indicazioni agli ufficiali britannici della Missione Flap, agli ex prigionieri alleati ed ai partigiani del Cuneese, i  quali tutti si erano ritrovati a Pigna al momento dell'epilogo della menzionata vicenda del territorio libero: in particolare aveva praticamente organizzato l'esfiltrazione via mare da Ventimiglia del gruppo (accompagnato da Pietro Loi, aiutato dal maggiore degli alpini a riposo Luigi Raimondo e dal figlio di quest'ultimo, trasportato in barca sino a Mentone da Giulio Pedretti e Pasquale Corradi) che aveva scelto quella soluzione. Al momento del citato tragico episodio, Carabalona era il comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato in Costa Azzurra. In tale veste dirigeva due raggruppamenti, la Missione Corsaro,  e il Gruppo Sbarchi Vallecrosia.
Adriano Maini

La Pasini [infermiera dell'ospedale di Bordighera (IM), dove Carabalona era stato portato dai partigiani del gruppo di Vallecrosia (IM)] mi prese da parte e mi disse che "Leo" si sarebbe potuto salvare; e che se non era morto fino ad allora sarebbe potuto sopravvivere e a quel punto avrebbe dovuto subire l'inevitabile interrogatorio dei nazifascisti. 
 
L'area ricavata dalla parziale demolizione del vecchio ospedale di Bordighera (IM)

Ala residua del vecchio ospedale di Bordighera (IM)
 
Il pericolo era grave e serio: "Leo" era a conoscenza di importanti particolari della struttura dei servizi di informazione.
Io e Renzo Biancheri, "Rensu u Longu", accompagnammo "Leo" giù per le scale dell'ospedale [di Bordighera (IM)] e sulla canna della mia bicicletta lo portai a casa di Renzo, dove lo nascondemmo in cantina.
Avvisammo il dr. De Paolis, che si prese cura di
"Leo": lo curai con delle flebo che gli iniettavo nelle cosce perché non ero capace di infilare l'ago nel braccio.
All'interno del CLN il fatto suscitò scalpore e innestò una approfondita discussione, che evidenziò la urgente necessità di cautelarsi con le forze alleate della vicina Francia per una maggior collaborazione e soprattutto coordinamento. 

Curammo "Leo" come era possibile, ma le sue condizioni permanevano critiche. Con il Gruppo  Sbarchi di Vallecrosia predisponemmo una barca per il trasporto in Francia. 
Il Gruppo Sbarchi era stato creato dal nostro CLN, che mi incaricò ufficialmente, con tanto di credenziali dell'Alto Comando, di rappresentare la Resistenza Italiana presso il comando alleato e di coordinare le loro azioni alle nostre esigenze.
Renzo "Stienca" Rossi in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>, 2007

“Leo”, che venne nascosto nella cantina di casa mia...  I tedeschi rastrellarono tutta la zona cercando “Leo”; “visitarono” anche la mia casa: sulla porta rimasero le impronte dei chiodi degli scarponi di quando sfondarono l’ingresso a calci. Ma non cercarono in cantina, si limitarono ad arraffare del cibo dalla cucina. Con Renzo Rossi nascondemmo tutti i documenti del S.I.M. e del C.N.L. [di Bordighera (IM)] nel mio giardino, preparandoci al trasferimento di “Leo” in Francia... Alla data convenuta, in pieno giorno trasferimmo “Leo” a Vallecrosia, facendolo sedere sulla canna della bicicletta di Renzo. In pieno giorno, perché approfittammo di un furioso bombardamento. Le strade erano deserte, solo granate che esplodevano da tutte le parti. Ricoverammo “Leo” in casa di Achille [Achille Lamberti di Vallecrosia, "Andrea"], aspettando la notte. Al momento opportuno ci trasferimmo sul lungomare; il soldato tedesco di guardia, come al solito, era stato addormentato da Achille con del sonnifero fornito dal dr. [Salvatore] Marchesi [nomi di battaglia "Turi", "Salibra"  e/o "Salvamar", patriota con varie responsabilità, come incaricato del C.L.N. circondariale di Sanremo (IM), in seno alle attività patriottiche locali, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest'ultimo, come noto, un insigne latinista, a sua volta impegnato nella Resistenza a livello nazionale], laureato in chimica.
Renzo Gianni Biancheri, "Rensu u Longu", in  Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

La notte del 7 marzo [1945] Renzo Rossi, Renzo [Renzo Gianni Biancheri] il Lungo, Leo [Stefano Carabalona], quasi moribondo, e Rosina [Luciano Mannini] partono da Vallecrosia nella barca condotta da Pedretti [Giulio Corsaro/Caronte Pedretti] e giungono dopo una traversata difficile sulla costa francese. Leo è salvo… Renzo entra in contatto con le Special Forces e continua l’opera di Leo, trasportando in Italia armi automatiche e munizioni…
Mario Mascia, Op. cit.

… “Leo” dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale venne fatto fuggire dalla S.A.P. di Vallecrosia, che riuscì ad organizzare il suo passaggio in Francia con l’impegno dei patrioti Renzo “il lungo” [Renzo Gianni Biancheri], Renzo [Stienca] Rossi, “Rosina” [Luciano Mannini] e “Caronte” [o “Corsaro“, Giulio Pedretti], il quale ultimo compì ben ventisette traversate dall’Italia alla Francia.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998- 999

Alla sera convenuta imbarcammo "Leo" e Luciano "Rosina" Mannini [presente al ferimento di  Carabalona, lo aveva subito sottratto alla morte]; con Renzo "U Longu" iniziammo a remare verso la costa francese. Il dr. De Paolis, viste le condizioni ormai gravi di "Leo", mi aveva incaricato di iniettargli una fiala di adrenalina: con questa adrenalina in corpo "Leo" affrontò il viaggio. Giungemmo nel porto di Monaco, dove fummo subito presi in consegna dalle sentinelle algerine e portati all'Hotel de Paris, sede del comando francese.  Riuscimmo a far ricoverare "Leo" a Nizza...  
Renzo Rossi  in  Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

... Non potevamo tornare indietro. Mentre io e “Rosina” remavamo, “Leo” e Renzo si misero di buona lena a gottare, con una sassola che, per puro caso, avevamo portato con noi. Riuscimmo a tenere il mare e ad arrivare al porto di Monaco. Con la pila facemmo i soliti segnali, ma non ricevemmo alcuna risposta; entrammo nel porto e accostammo alla banchina. Chiamammo una ronda di passaggio, che ci portò al comando di polizia, dove chiedemmo di informare Milou, l’agente di collegamento. Arrivarono gli inglesi e “Leo” fu finalmente ricoverato al Pasteur di Nizza. Anche io e “Rosina” ci facemmo medicare i palmi delle mani piagate dal remare...  
Renzo Gianni Biancheri , "Rensu u Longu", in  Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.


26 febbraio 1945 - Dal C.L.N. di Bordighera, prot. n° 2, al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Informava che era entrato in contatto con il garibaldino Leo [Stefano Carabalona] del Secret Service [OSS statunitense] inviato a Vallecrosia dagli americani per avere notizie sulla 28^ linea; che Leo era poi stato ferito da agenti dell’U.P.I. [Ufficio Politico Investigativo della Repubblica di Salò] in seguito a una delazione del suo radiotelegrafista; che Leo era riuscito a fuggire dall’ospedale di Bordighera; che era stato prelevato da uomini di quel C.L.N. e ricoverato in luogo segreto in attesa di essere trasferito in Francia; che Leo aveva riferito di essere passato il 10 dicembre 1944 in Francia, dove aveva preso contatto con il Comando americano di Nizza e con il capitano inglese Bentley [responsabile della missione alleata presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria]...

5 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 375, al comando della I^ zona Operativa Liguria - Comunicava che "Leo", latore anche di comunicazioni del Comitato e rassicurato sul fatto che tramite "Renzo" il Comando Zona lo avrebbe tenuto in contatto con il suo comando, sarebbe partito a breve per la Francia, tutto questo a fronte delle gravi difficoltà rappresentate dall'essere braccati dalle SS tedesche ed italiane, dalla polizia repubblichina, dalla G.N.R., dalla X^ Mas e dalle Brigate Nere.
12 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 424, a "Capitano Roberta" [Robert Bentley, capitano del SOE britannico, ufficiale di collegamento alleato con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] - Comunicava che...  quel giorno stesso il CLN di Bordighera aveva avvertito che "Leo" e "Rosina" [Luciano Mannini], accompagnati da altri due partigiani [Renzo Biancheri e Renzo Rossi], erano, nella notte tra il 5 ed il 6 marzo [una notte o due prima, dunque, rispetto alla data indicata da Mario Mascia] partiti per la Francia; che "Leo" era sempre ferito; che il suo passaggio in Francia era stato affrettato...
14 marzo 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 436, a "R.C.B." [Robert Bentley] - Comunicava che ... i garibaldini partiti tra il 5 ed il 6 marzo per la Francia non erano ancora rientrati.
da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II

Renzo Rossi (Renzo, Stienca, Zero)… dopo aver riorganizzato il CLN di Bordighera e dopo un periodo di permanenza in montagna lavorerà per il CLN circondariale adoperandosi tra l’altro in viaggi via mare… per stabilire rapporti tra le forze resistenziali italiane e ufficiali americani, inglesi, francesi… Renzo Biancheri (Gianni), di Bordighera, che aiutò Renzo Rossi nella sua attività…  
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976


... Rossi si accreditò presso l'OSS a Nizza. In seguito fece 4 viaggi [recando armi, documenti, uomini di collegamento, materiale vario] via mare dalla Francia [alla costa di Vallecrosia]. Tornò definitivamente in Italia la notte del 27 aprile 1945, sbarcando a Sanremo...  
Sir Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013
 

sabato 17 agosto 2013

Sui partigiani del Gruppo Sbarchi Vallecrosia

La spiaggia tra Bordighera (IM) e Vallecrosia

.. il distaccamento S.A.P. di Vallecrosia nato negli ultimi giorni di luglio '44.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999
 
La spiaggia, tra Vallecrosia e Bordighera, all'altezza del rio Rattaconigli, teatro di alcune operazioni del Gruppo Sbarchi

La missione Leo, alla quale appartenevano Rosina [Luciano Mannini di Vallecrosia (IM)], Lolli [Giuseppe Longo], Giulio [Corsaro] Pedretti [di Ventimiglia (IM)] ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò [partendo da una spiaggia di Vallecrosia (IM)] a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall'infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo [Stefano Carabalona] si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l'altro, l'uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno...
I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia]. All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra.  Dopo la costituzione della missione Leo e l'arrivo in Italia del Cap.  Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino * [Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l'assassinio del Gino. Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata...
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. Alis, 1946, ristampa a cura dell' Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia del 1975   
 
Nell'agosto del 1944 gli alleati sbarcarono a St. Raphael vicino a Marsiglia.
A sbarco consolidato, l’avanzata alleata si divise su due direttrici, la prima verso Marsiglia, composta principalmente dall’Armée d’Afrique francese; la seconda verso la Costa Azzurra e il confine italiano.
Sulla riva destra del Var, prima di entrare in Nizza, l’avanzata si arrestò non per opposizione delle forze tedesche ma per scelta del comando alleato. La resistenza francese della Costa Azzurra insorse spontaneamente, quasi costringendo gli alleati a liberare Nizza e a proseguire fino a Mentone, che venne liberata ai primi di settembre 1944 riportando i confini all’anteguerra. A Gattières, sopra Nizza, fu installata una scuola per l’addestramento di sabotatori, alla quale parteciparono diversi partigiani italiani; a Mentone vennero installate delle piccionaie di colombi viaggiatori che venivano impiegati nelle operazioni di spionaggio oltre le linee. Le agenzie di intelligence alleate (francesi, inglesi e americane) iniziarono a lavorare più in concorrenza fra loro che in collaborazione.
Il nostro C.L.N. assisteva con timore a queste azioni in “concorrenza”, perché mettevano in pericolo tutta l’organizzazione. […]
Renzo "Stienca" Rossi in GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA di Giuseppe Mac Fiorucci < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007


Credo che dal lungomare tenuto "aperto" dalla sezione sbarchi salpasse [operazione della tarda notte del 10 dicembre 1944 citata poc'anzi] anche la prima imbarcazione con "Leo" Carabalona, "Rosina" (Luciano Mannini), "Caronte" (Pedretti) e altri di Ventimiglia... Con lo sbarco [6 gennaio 1945] del capitano Bentley si strinsero ancor più i rapporti tra il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia e il gruppo di "Leo" Carabalona, del quale faceva parte Giulio Pedretti, che per primi avevano preso contatto con le forze alleate. Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio.                                                                                                                                            Renato "Plancia" Dorgia, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

La mia storia nella Resistenza è legata a filo doppio con Renzo ["Stienca"] Rossi.
Nell’agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di Girò
[o Gireu, Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM)], che operava nella zona di Negi [Frazione di Perinaldo]. [...]
A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai all’incontro con Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, detto anche "Ivano", in quel momento comandante della V^ Brigata d'Assalto "Luigi Nuvoloni", da dicembre 1944 comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"].
Ci accompagnò Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. Vitò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il S.I.M.
[Servizio Informazioni Militari] e la S.A.P.: io fui nominato suo agente e collaboratore.
In novembre [1944] mi aggregai al battaglione di Gino Napolitano a Vignai, ma dopo alcune operazioni di collegamento tra Vallebona e il comando di Vignai, il comando mi richiamò ad operare nel Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.
Renzo "Gianni" Biancheri (1), "Rensu u Longu", in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007

A quel proclama [quello del generale Alexander del 13 novembre 1944] rispose duramente Carlo Farini [Simon], ... incitando i partigiani a serrare le fila e a combattere ancora più duramente contro i nazifascisti, rinfacciando altresì agli alleati la scarsissima consistenza degli aiuti inviati ai garibaldini, sporadicamente, e fino ad allora solo per mare con una minuscola imbarcazione che sbarcava nella zona tra Bordighera e Ventimiglia.
Sandro Badellino, Mia memoria partigiana. Esperienze di vita e vicende di lotta per la libertà di un garibaldino imperiese (1944-1945), edizioni Amadeo, Imperia, 1998  
 
Renzo Rossi (Renzo, Stienca, Zero)… dopo aver riorganizzato il CLN di Bordighera e dopo un periodo di permanenza in montagna lavorerà per il CLN circondariale adoperandosi tra l’altro in viaggi via mare… per stabilire rapporti tra le forze resistenziali italiane e ufficiali americani, inglesi, francesi  Renzo Biancheri (Gianni), di Bordighera, che aiutò Renzo Rossi nella sua attività…  
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976

Vallecrosia (IM): un'altra spiaggia, più a ponente rispetto a quella già indicata, da cui partirono missioni del Gruppo Sbarchi

Da questa situazione nacque l’idea, nel comando della “Felice Cascione”, di una nostra missione, che dovesse portarsi in Francia presso i Comandi Alleati per sollecitare l’invio di divise, viveri, armi e munizioni. E per combinare azioni militari congiunte contro le forze nazifasciste nella nostra zona.  Così nacque la Missione Kanhemann, con la supervisione del comandante “U Curtu” [Nino Curto Siccardi]. Fra i componenti furono assunti fra gli altri (non li ricordo tutti), con me, Alberto Guglielmi “Nino” e Luciano Mannini “Rosina“. Io, perché ufficiale dell’esercito, a conoscenza delle lingue francese e inglese, studiate a scuola e poi coltivate privatamente. Nino e Luciano perché conoscevano la zona a menadito, soprattutto i camminamenti tra le mine sulla spiaggia. [...] nelle prime ore del mattino successivo [la missione era partita la notte del 14 dicembre 1944 da una spiaggia di Vallecrosia] stavamo già nella sede della gendarmeria di Nizza […] Quasi subito fu prelevato Kanhemann, capo della nostra missione e portatore di tutti i documenti referenziali attestanti la nostra identità politica […] La notte del 6 gennaio 1945 la missione con tutti noi e con il capitano Bentley e il suo marconista ripartì per Vallecrosia […]
Domenico “Mimmo” Donesi, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Con Renzo "u Longu" [Biancheri] ci nascondemmo nel macello a fianco della postazione dei bersaglieri [sul lungomare di Vallecrosia].  Vivemmo 2 giorni appollaiati e nascosti sulle travi del tetto tra le catene, le carrucole e i ganci. Poi finalmente Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e gli amici prepararono la barca e partimmo. Era dicembre [1944] e tra i compagni di viaggio ricordo sicuramente Luciano Mannini. Remammo a turno e sbarcammo a Monaco bagnati fradici, perché durante il viaggio aveva cominciato a piovere a dirotto. Appena arrivati fummo... arrestati dai francesi e portati al posto di polizia di fronte al porto. Ci aspettavano, era tutto pronto. Poco dopo arrivarono gli ufficiali inglesi, gentilissimi, che ci portarono a Nizza dove ci vestirono con la divisa inglese e ci rifocillarono...
Ampelio Elio Bregliano, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. 
 
Il rapporto del Ten. Col. Robert Peter McMullen, redatto il 23 maggio 1945, comandante della missione “Clover” (M.11) per la Liguria e la parte occidentale dell’Emilia, ci informa di come una missione dedicata alla Liguria di Ponente fosse stata pianificata nel settembre 1944, subito dopo l’operazione “Dragoon” [n.d.r.: lo sbarco vittorioso degli alleati in Provenza, agosto 1944] [...] A tal fine, la  N. 1 Special Force, la sezione italiana del SOE, organizzò l’invio di una missione, comandata dal capitano Robert C. Bentley, denominata “Saki”, che dal confine francese si sarebbe portata nella provincia di Imperia. Bentley avrebbe studiato la possibilità di approvvigionamenti alle forze partigiane via mare, e avrebbe cercato di collegarsi con la missione “Flap” che era già operativa nel Piemonte meridionale e al confine con la  provincia di Savona. Dopo una ulteriore missione, denominata “Clarion”, comandata dal maggiore Duncan Lorne Campbell, sarebbe stata paracadutata per svolgere compiti di collegamento nella zona montagnosa a sud delle Langhe, egli avrebbe preso il comando del personale britannico nelle province di Imperia e Savona. [...] Questo è quanto scrive McMullen, ma andando a ritroso, leggendo le istruzioni operative (Operation Instruction)  redatte il 24 settembre 1944 dal commander RNVR Gerald Alfred Holdsworth, comandante della N. 1 Special Force per la missione del maggiore Campbell, denominata “Clarion”, troviamo che le cose andarono in modo diverso. Inizialmente la missione doveva essere paracadutata nella zona di Cuneo dove sarebbe stata contattata dal maggiore Temple della missione “Flap”, e successivamente avrebbe preso contatto con la 2° Divisione Ligure a nord di Imperia. La missione Flap era in contatto con le formazioni autonome del Maggiore Enrico Martini “Mauri” dell’Esercito di Liberazione  Nazionale. Ma siccome nelle intenzioni dei garibaldini imperiesi, dopo la ritirata delle forze nemiche, c’era l’occupazione delle città della Liguria occidentale da Albenga al confine francese, i compiti della missione erano militari (misure antistorch, cioè la protezione degli impianti, del  personale, delle infrastrutture dalle possibili distruzioni dei tedeschi) e politiche, cioè l’organizzazione successiva delle autorità amministrative, dei partigiani, il mantenimento dell’ordine pubblico in attesa dell’arrivo delle truppe alleate e dell’AMG. Le istruzioni operative descrivono dettagliatamente gli scopi, i metodi, la consistenza delle forze nemiche e dei partigiani, la presenza di altre missioni alleate, la politica da adottare con i partigiani, i mezzi finanziari di cui la missione avrebbe disposto, i collegamenti con la base. Il vice comandante sarebbe stato il capitano Bentley, ma la missione Clarion  non iniziò come previsto. Nelle istruzioni operative della missione “Saki” del capitano Bentley, redatte un mese dopo, il 30 ottobre 1944, troviamo che la sua missione sarebbe arrivata via mare, avrebbe raggiunto le formazioni garibaldine della Div. “Cascione” sulle montagne imperiesi e solo dopo il suo insediamento sarebbe stata paracadutata la missione Clarion del maggiore Campbell. Al suo arrivo Bentley avrebbe lasciato il comando della missione a Campbell. Ma anche la missione Saki  non ebbe luogo secondo quanto pianificato  per le cattive condizioni climatiche. La missione Clarion venne paracadutata l’8 dicembre 1944: era composta dal maggiore Campbell, dal capitano Irving-Bell, dal tenente Clark e da due operatori radio. Questa informazione ci è fornita dal rapporto del capitano Cosa, comandante della 3° Divisione Alpina (autonomi), redatto il 7 aprile 1945. Il lancio aveva avuto luogo dopo che i tedeschi avevano già occupato Villanova Mondovì e già si sapeva che si stavano preparando per operazioni di rastrellamento su larga scala. “Io avevo già avvertito il Ten. Clark di questo fatto e avevo energicamente insistito sul fatto che il lancio non doveva essere effettuato. Al più presto cercai un luogo sicuro con la sua missione in pianura, dove l'avrei accompagnato con una  buona scorta, al fine di evitare l’incerto destino di venire rastrellati. Invece egli desiderava ritirarsi più in alto sulle montagne, per non correre il rischio di attraversare le linee nemiche (eravamo ormai circondati). Dopo alcuni giorni molto duri in montagna la missione è scesa per riposarsi a Frabosa, ma è stata sorpresa dai tedeschi, quasi tutti sono stati catturati. Solo il capitano Irving-Bell fu salvato.[...]” [...] La missione via mare di Bentley riuscì ad infiltrarsi nella notte del 6-7 gennaio 1945, dopo otto tentativi di sbarco, sulla spiaggia nei pressi di Bordighera [n.d.r.: più probabile, invece, dato il subitaneo arrivo del gruppo in parola, dopo l'approdo, alla casa della famiglia di "Nino" Guglielmi, che si trattasse di Camporosso Mare].
Antonio Martino, La missione alleata "Indelible" nella II^ Zona Operativa savonese, in Storia e Memoria, rivista dell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea, 2011-1 
 
La zona di Camporosso, alla foce del torrente Nervia e prossima a Ventimiglia, dove abitava la famiglia Guglielmi

La notte della Epifania [del 1945] riapparve mio fratello Nino con “Mimmo” [Domenico Dònesi] e un ufficiale inglese [n.d.r.: il capitano Robert Bentley, inglese, che doveva assumere per l’appunto l’incarico del collegamento degli Alleati con la I^ Zona Partigiana Liguria], bagnato fradicio, che era evidentemente appena sbarcato. Sistemarono delle casse in cantina, poi si incamminarono di nuovo…
Emilia Guglielmi in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
 
Da parte alleata gli aiuti furono del tutto inesistenti fino al terminare dell'anno 1944. Ai primi del 1945 vennero inviati presso le nostre formazioni di montagna ufficiali di collegamento, la cui opera fu talvolta preziosa più dal punto di vista morale che materiale... fu soltanto nel marzo del '45, a poche settimane dalla liberazione che qualche limitato invio di armi automatiche si effettuò da parte alleata, via mare, grazie, peraltro, al coraggio ed alla determinazione dei nostri ragazzi, e solo una prima volta volta in marzo... lanci...
Mario Mascia, Op. cit.
 
Nell’estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poiché era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso [n.d.r.: in zona Marina San Giuseppe a Ventimiglia - vedere infra]. Il comandante tedesco si infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati.
I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivò il telegrafista “Eros” lo catturarono, ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza.
Con questi falsi messaggi fu richiesto l’invio di un’altra missione: la missione “Leo” [Mannini in Mario Mascia, Op. cit., definisce, invece, "Missione Leo" la vera e propria presa di contatto di Stefano Leo Carabalona [comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] con gli Alleati, cementata nel dicembre 1944. Nella missione erano - sempre secondo Mannini - coinvolti, tra gli altri, Giulio "Caronte" o "Corsaro" Pedretti e Pasquale Pirata Corradi di Ventimiglia (IM), nonché Lolli [Giuseppe Longo, vice comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] e, lui stesso, Mannini di Vallecrosia. Rientrarono sulla costa dell'estremo ponente ligure, dopo adeguata preparazione fornita dagli alleati, a gennaio 1945]  
Renzo "Gianni" Biancheri (1), in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. 



[...] avevano luogo sbarchi di materiale bellico nella zona di Vallecrosia-Bordighera. I volontari che si occuparono di tali trasporti appartenevano al gruppo di "Leo", che fungeva da tramite tra i garibaldini e la missione alleata in Francia. Giulio Pedretti fu il partigiano che più di ogni altro si impegnò in tali operazioni, al punto che alla fine della guerra aveva effettuato 27 traversate per recapitare armi e uomini attraverso il tratto di mare prospicente la zona di confine italo-francese.
Rocco Fava, Op. cit.

Tre dei bersaglieri che aiutarono clandestinamente il Gruppo Sbarchi con un militare tedesco sulla collina di Collasgarba, la cui sommità è divisa tra Camporosso e Ventimiglia. Fonte. G. Fiorucci, Op. cit.


Una vista - in direzione di Camporosso e Vallecrosia - dalla collina di Collasgarba

I bersaglieri
[n.d.r.: un gruppo di bersaglieri, comandato dal sergente Bertelli e di servizio, una volta arrivati nella zona di confine, prima sulla collina di Collasgarba, poi sul lungomare di Vallecrosia, aiutò clandestinamente in vari modi i sappisti del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia] ci aiutarono [la notte del 6 marzo 1945] a mettere in acqua la barca e a caricare “Leo” ferito [...] Il nostro ritorno fu programmato subito con il motoscafo di Giulio "Corsaro" Pedretti e di Cesar, con il quale si dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in mare aperto andò in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde: Renzo Rossi, Pedretti e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perché ormai troppo tardi.
Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5 piloti [n.d.r.: non tutti piloti, anche se si trattava di militari alleati sfuggiti in vario modo alla prigionia, con il singolare caso, una vera epopea, di due di loro, due ufficiali inglesi, Bell e Ross, che da più di un anno e mezzo attendevano l'occasione di rientrare nelle file alleate].
I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da
Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e Achille.

Aldo Lotti, Achille Lamberti, Pietro Gerolamo Marcenaro e Renzo Biancheri in Bordighera (IM), 30 aprile 1945. Fonte: G. Fiorucci, Op. cit.
Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e Girò ritornammo in un'altra occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivò alcun segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri, vicino al bunker.
 
Renzo Biancheri e Renzo Rossi in Bordighera (IM) a febbraio 1944. Fonte: G. Fiorucci, Op. cit.
 
Pochi giorni dopo, senza Achille, che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] un’altra traversata, accompagnando “Plancia” [Renato Dorgia] a prendere armi e materiale. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di una vedetta francese, che accompagnò il motoscafo di Pedretti. Vi furono momenti di apprensione perché da bordo della vedetta si udì distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco; i nemici non si accorsero della nostra presenza e passarono oltre. 
Tra il bunker del Borghetto e quello del Verbone, era tutto un campo di mine, eccetto, giusto alla metà tra i due bunker, un passaggio largo meno di un metro, dalla battigia fino al rio Rattaconigli. Sbarcarono a Rattaconigli e superarono il campo minato attraverso quel sentiero.
Quella sera dal bunker di Vallecrosia fino alla foce del Nervia era tutto un pullulare di tedeschi e fascisti. Ci aspettavano. La fortuna fu dalla nostra...
Renzo Gianni Biancheri (1), "Rensu u Longu", in  Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

(1) ... Anche io fui condotto a Montecarlo, con Renzo Rossi, Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e Renzo Biancheri, già allora sordo come una campana. Per me era la prima volta, mentre per gli altri si trattava dell’ennesima traversata. Fummo accolti dal capitano Lamb, che ci condusse a Le Petit Rocher... Renzo Biancheri chiese di poter usare il telefono, compose il numero e ottenuta la comunicazione tra lo stupore generale iniziò a cantare Polvere di Stelle. Renzo era sordo e come tutti i duri d’orecchio cantava bene. Sussurrava la melodia d’amore di “Polvere di Stelle”, alle orecchie di una interlocutrice, evidentemente conosciuta in qualche precedente missione e con la quale di certo non scambiava lunghe conversazioni:

Sometimes I wonder why I spend
The lonely night dreaming of a song
Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
 
[A Sanremo] sotto la direzione del responsabile del SIM il servizio di informazioni si sviluppò e si potenziò: notizie militari e politche furono diramate ovunque; pia­ni militari vennero studiati nei loro dettagli; si provvide al rilievo delle fortificazioni e postazioni nemiche e al trasporto via mare a mezzo della corag­giosa organizzazione di Vallecrosia - Bordighera, diretta dal garibaldino Renzo [Stienca] Rossi (Renzo) e da Renzo [Gianni] Biancheri il (Lungo) di numerose armi automatiche e munizioni inviate dai comandi alleati in Francia, materiale che venne convogliato in montagna o smistato in città; spie, traditori, informatori vennero pedi­nati, segnalati o eliminati...
Inoltre il C.L.N. curò l'organizzazione del Fronte della Gioventù, quella dei C.L.N. comunali (Ventimiglia, Vallecrosia, Bordighera, Ospedaletti) ...
E' doveroso ricordare, fra i collaboratori diretti del C.L.N. ... Salvatore Marchesi  (Salvamar), ispettore circondariale per la zona Bordighera-Ventimiglia.
Mario Mascia, Op. cit.
 
14 febbraio 1945 - Dal Comando Operativo [comandante "Curto" Nino Siccardi] della I^ Zona Liguria al comando della Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi. 
13 febbraio 1945 - Dall'Ispettore [Simon, Carlo Farini] della I^ Zona Operativa Liguria al comandante "Veloce" [Ermanno Sebastiano Martini, comandante del III° Battaglione "Orazio 'Ugo' Secondo" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"] - ... Invitava "Veloce" ed i suoi uomini a non fare, fino a nuovo ordine, puntate perlustrative verso il mare per evitare false aspettative su sbarchi alleati di materiali, una soluzione [per zone lontane dalla frontiera italo-francese] a cui si era già rinunciato.
7 aprile 1945 - Dal CLN circondariale di Sanremo a Turi Salibra [Salvatore Marchesi, ispettore circondariale, incaricato del collegamento tra CNL di Sanremo e CLN di Bordighera] ed al CLN di Bordighera - L'ufficiale addetto al Comando, Piero [Pietro De Andreis], sarebbe stato con il CLN di Bordighera al momento dello sbarco per la ripartizione delle armi provenienti dalla Francia. In base agli accordi le armi sarebbero state assegnate per un quarto alle SAP di Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera e per il restante alle SAP di Ospedaletti, Sanremo, Taggia e Riva-Santo Stefano [allora comune unico]...
13 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Bentley] al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Si segnalava di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti].
documenti Isrecim in Rocco Fava, Op.cit., Tomo II   

 * Luigi Gino Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare, nato ad Acquafondata (Frosinone) nel 1917, già del 5° reggimento di artiglieria alpina, combattè nei Balcani.
Luigi Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare con la seguente motivazione: Combattente in territorio oltre confine non si arrendeva ai tedeschi ed in impari lotta opponeva fiera resistenza mantenendo alto l’onore e il valore del soldato italiano. Benché ferito riusciva a sfuggire alla cattura e unitosi al movimento clandestino francese organizzava la partecipazione al “Maquis” di formazioni partigiane composte di connazionali in Francia. A Peille, Peiracava e alla Turbie si univa ad essi ed eseguiva ardite missioni per collegare e coordinare nella zona di frontiera ed in quella rivierasca l’azione dei partigiani francesi e italiani. Mentre rientrava alla base di ritorno da una missione particolarmente rischiosa, veniva proditoriamente colpito da un sicario prezzolato che lo finiva a colpi di scure. Cadeva nel compimento del dovere dopo aver riassunto nella sua opera le belle virtù come militare e  partigiano d’Italia - Alpi Marittime - Ventimiglia, 8 settembre 1943 - 6 gennaio 1945 [in effetti al capitano Punzi venne dato il colpo di grazia il 5 gennaio 1945]
L’8 settembre 1943 colse Punzi nella IV^ armata italiana, presente nel sud-est della Francia. Probabilmente combattè in quei frangenti contro le occupanti truppe naziste e, benché ferito, riuscì a fuggire per unirsi in Costa Azzurra a costituende formazioni partigiane composte di francesi e di connazionali.
Una testimonianza scritta, rilasciata in Imperia dal sottocitato Panascì alla fine della guerra, come riportato in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. III, Da settembre a fine anno 1944, Amministrazione Provinciale di Imperia e Isrecim, Milanostampa, 1977, lascia emergere che, arrestato a Ventimiglia (IM) nel dicembre 1943, il capitano aveva potuto esibire, per salvarsi, altresì aiutato in questo tentativo dall’interessamento inopinato degli agenti di polizia Antonino Panascì e Gaetano Iannacone, documenti rilasciatigli dal Comando di Milizia Confinaria; che era già attivo nel tentativo di creare una rete clandestina antifascista in provincia di Imperia; che aveva continuato ad operare nel mentovato senso nel ponente ligure, soprattutto tenendo contatti con il già rammentato Panascì.
Punzi combatté, poi, valorosamente, alla fine di agosto 1944 con i partigiani francesi del Nizzardo per la liberazione di Peille e dintorni. Ormai stabilmente operativo con l’O.S.S. americano a Villa Petit Rocher, in quel sito dovrebbe avere conosciuto Stefano Leo Carabalona, colà giunto il 10 dicembre 1944 in qualità di responsabile (con vice Lolli, Giuseppe Longo) della Missione dei partigiani del ponente ligure presso il Comando Alleato.
Adriano Maini

Senza data - Testimonianza sul capitano Gino della missione alleata, che aveva fatto da collegamento anche con i maquisard francesi, in cui si sosteneva che il capitano Gino era stato attirato in un tranello ed ucciso dai tedeschi il 6 gennaio 1945 [n.d.r.: in effetti, come sopra già scritto, il capitano Punzi venne gravemente colpito alla testa con una scure
il 4 gennaio a Marina San Giuseppe di Ventimiglia da un pescatore-contrabbandiere, che si era impegnato a portarlo in Francia, dato il ritardo di altri collaboratori all'appuntamento che Gino aveva già programmato, ma, come risulta da alcuni verbali di interrogatori, Punzi non morì subito ed il respondabile dei servizi segreti della Marina tedesca, accorso sul posto, chiamato dal traditore, impartì l'ordine, constatato che non era più possibile salvargli la vita,  di finirlo con un colpo di pistola].
documento dell'Archivio del Comune di Sanremo (IM) in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II