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domenica 10 settembre 2023

Sono dunque costretti a rinunciare al viaggio in Corsica e a ritornare a nascondersi nella casa di Beppe Porcheddu



Una notte, nel novembre del 1943, quando Lina Meiffret e Renato Brunati, come già riferito, erano sicuramente già controllati per la loro attività, vengono loro consegnati dai partigiani che pattugliavano costantemente la zona di Baiardo due sbandati che si rivelano poi essere due inglesi, il maggiore Michael Ross e George Bell, ufficiale dell’HLI (Highland Light Infantry), scappati dal campo di prigionia di Fontanellato (Parma), nella speranza di raggiungere il confine con la Francia <43.
Si palesa immediatamente la necessità di portare via dalla villa i due uomini: non avrebbero saputo come prendersene cura e tenerli nascosti, anche se solo per il tempo necessario ad organizzare la loro fuga verso il confine; la situazione sarebbe stata evidentemente molto rischiosa per tutti, soprattutto per il fatto che si trattava di due uomini delle Forze alleate che, se scoperti, sarebbero stati fucilati all’istante, come già accaduto ad altri <44. Così, la sera del terzo giorno di permanenza nella villa di Baiardo, dopo il coprifuoco, Lina e Renato decidono di portarli in un luogo più sicuro, un rifugio nei boschi, in attesa di riuscire a trovare qualcuno che possa far loro da guida fino al vicino confine francese. Dopo aver preso accordi con il loro amico Beppe Porcheddu, un antifascista a capo del gruppo che operava nella zona di Bordighera-Arziglia <45, decidono di portarli nella villa dello stesso Porcheddu, dal nome “Llo di Mare”, dove Lina e Renato li lasciano per alcuni giorni. La situazione però si complica: la persona che avrebbe dovuto aiutarli nella fuga verso la Corsica (si era optato per questa soluzione che sembrava più sicura dal momento che il confine francese era pericolosamente e costantemente sorvegliato, mentre l’isola era passata da poco sotto il controllo delle Forze alleate), è irreperibile e nuovi uomini arrivano nel gruppo d’azione di Baiardo. È meglio che nessun altro sappia della presenza dei due inglesi. Si decide così di riportarli sulla costa dove Renato mette a disposizione la sua casa di Bordighera. Il mattino dopo il loro arrivo, però, Lina e Renato vengono portati via dai carabinieri per essere interrogati per la diffusione di materiale sovversivo; fortunatamente i due ufficiali riescono a fuggire e vengono tenuti nascosti dai partigiani operanti nella zona per qualche tempo a Negi, un luogo sicuro tra i monti, per poi ritornare sulla costa al momento della scoperta di una barca abbandonata (le imbarcazioni private non si trovavano, quelle poche ancora in uso erano state requisite dai tedeschi) nel giardino di una villa. Finalmente la salvezza sembra avvicinarsi, ma, dopo appena cinquanta metri di navigazione, una falla nell’imbarcazione fa capire che la libertà è ancora lontana.
Sono dunque costretti a rinunciare al viaggio in Corsica e a ritornare a nascondersi nella casa di Beppe Porcheddu. Siamo verso la fine di dicembre 1943, le feste natalizie sono passate e arriva la notizia che Lina e Renato sono stati liberati. A “Llo di Mare” i due inglesi occupano una stanza da letto ‘particolare’ in cui poter trovare rifugio in caso di pericolo (scappare dal giardino, benché vasto, in caso di visite inattese della polizia, avrebbe certamente significato essere scoperti): è infatti dotata di un sicuro nascondiglio, rappresentato da una stretta porta, nascosta da un pesante armadio, che conduceva in una minuscola stanzetta di appena un metro quadro, dotata di pannello con ripiani, che dava l’impressione di una libreria e che fungeva da seconda porta. Questa soluzione risultò vincente in diverse occasioni come, ad esempio, quando, nella primavera del 1944, due uomini della polizia del quartier generale di Imperia, che conoscevano bene le posizioni politiche della famiglia Porcheddu, perquisirono accuratamente la casa, accusando Beppe di un presunto rapporto con i movimenti clandestini e con gli ufficiali inglesi.
 
La copertina del citato libro di Michael Ross, ripubblicato di recente - con altro titolo - a cura del figlio David

Non fu certamente facile tenere in casa due prigionieri evasi <46 e, per giunta, inglesi, la probabilità di essere scoperti era molto elevata, troppe persone aderenti alla Resistenza si recavano a casa Porcheddu per incontrarsi con Beppe, la situazione si stava facendo pericolosa, soprattutto dopo il primo arresto di Lina e Renato, poiché sicuramente la polizia teneva la villa sotto controllo.
Così si organizza un loro ritorno a Baiardo con Lina e Renato, ma la villa era stata nel frattempo rovistata, verosimilmente dai fascisti: tutto era rotto, rovesciato a terra, cuscini e materassi sventrati, letti fuori uso. Fortunatamente il rifugio nei boschi non era stato scoperto e, dunque, si nascondono lì per un po’ di tempo, in attesa che venga trovata per loro una qualche sistemazione. Dopo qualche giorno Lina e Renato lasciano Baiardo per recarsi a Sanremo, delle faccende urgenti li attendono: ancora non sanno che Lina rivedrà Michael solo alla fine della guerra, mentre Renato non farà più ritorno. Una settimana dopo aver lasciato il rifugio, infatti, Lina e Renato saranno nuovamente arrestati e, questa volta, definitivamente.
I due ufficiali resteranno ancora per tutto l’inverno 1944 nella villa di Beppe Porcheddu, le Forze alleate avevano sì occupato con successo le coste del Mediterraneo ed erano arrivate sulla costa francese tra Nizza e St. Tropez, ma, nonostante il quartier generale fosse stato stabilito a 50 miglia da Bordighera, era ancora impossibile raggiungere le basi alleate <47.

Dal libro, citato, di Michael Ross

Finalmente, ma siamo già nel marzo del 1945, un nuovo tentativo [n.d.r.: nella notte dal 14 al 15 marzo 1945] via mare ha successo e, remando fino a Monte Carlo, Michael Ross e George Bell guadagnano la libertà <48.

Tav. 8. Fonte: Sarah Clarke,  art. cit. infra

Per il coraggio dimostrato in questa azione Lina, a guerra finita, riceve dal Maresciallo britannico H.R. Alexander, Comandante Supremo delle Forze Alleate del Mediterraneo, un certificato di gratitudine e riconoscimento per l’aiuto portato ai due ufficiali inglesi (Tav. 8). Michael Ross, inoltre, appresa la notizia della liberazione di Lina e del suo rientro a Sanremo dopo la prigionia, le invierà una lettera in cui ricorderà i momenti vissuti, l’aiuto ricevuto e la figura di Renato, l’amico scomparso.
L’ex ufficiale inglese, ritornato nel 1946 a Bordighera per ritrovare la famiglia Porcheddu, a cui doveva la propria salvezza, sposerà nello stesso anno una delle figlie di Beppe, Giovanna, e la Liguria resterà per sempre nel suo cuore, tanto che deciderà di dividere la sua esistenza tra l’Inghilterra e Bordighera a cui tanti ricordi lo avevano legato. Michael Ross muore nel marzo 2012, all’età di 94 anni. Lina intratterrà sempre una fitta corrispondenza e avrà continui rapporti con i coniugi Ross.
[NOTE]
43 Per le informazioni relative a questa vicenda, all’importante ruolo che Lina e Renato svolsero (con una bella e fedele descrizione, anche fisica - una delle poche, se non l’unica - degli stessi Lina e Renato), alle notevoli difficoltà che incontrarono, ai due arresti e all’organizzazione del gruppo d’azione di Baiardo, si veda il libro più volte citato, "From Liguria with love: capture, imprisonment and escape in wartime Italy", scritto da uno dei due protagonisti, Michael Ross, specialmente i capitoli 17-19 (il cap. 17 ha il titolo evocativo "Chance Meeting with the Resistance"), pp. 157 ss.. Per le vicende dei due ufficiali britannici, cfr. anche Gandolfo, "Sanremo in guerra" cit., p. 138. Le traversie che essi dovettero affrontare emergono chiaramente, oltre che nel racconto di Ross, anche nella corrispondenza che egli ebbe con la Meiffret (ne è testimone la lettera a Lina in cui Ross descrive come avvenne l’incontro con lei e con Renato).
44 Cfr. Ross, "From Liguria with love" cit., p. 172.
45 Si veda quanto già detto alla nota 7 a proposito di Porcheddu.
46 Per le vicende che videro coinvolto Beppe Porcheddu, gli arresti domiciliari e gli interrogatori, si veda Ross, "From Liguria with love" cit., pp. 174 ss. Quando Beppe fu convocato ad Imperia per essere interrogato, fu messo faccia a faccia per un confronto proprio con il suo vecchio amico Renato Brunati, arrestato da qualche tempo, e tenuto prigioniero nelle carceri della città ligure (cfr. ivi, p. 176).
47 Si aggiunse anche un’altra difficoltà: il nome di Beppe era in cima alla lista delle persone che sarebbero state arrestate a breve dai tedeschi. Velocemente la villa di “Llo di Mare” fu abbandonata e la famiglia Porcheddu fu costretta a nascondersi in vari luoghi. Cfr. Ross, "From Liguria with love" cit., pp. 183-84.
48 Per la conclusione di questa avventura dei due ufficiali inglesi con l’agognato arrivo sulle coste francesi, si veda Ross, "From Liguria with love" cit., cap. 19 dal titolo "At large with Partisans", pp. 186 ss.
Sarah Clarke, Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti, Per leggere, XIX, N. 36, 2019

lunedì 15 agosto 2022

Fui incaricato dalla Federazione Comunista di Imperia di mettermi in contatto con il compagno Frontero barbiere a Bordighera

Bordighera (IM): la Stazione Ferroviaria

Dal 1940 al 25 luglio 1943 gli antifascisti si fecero più numerosi, diventarono più attivi, e si formarono dei veri e propri gruppi clandestini tendenti deliberatamente ad abbattere il fascismo.
Lo scrivente, prof. Strato, come esponente dei gruppi da lui creati ed organizzati, già attivi nel 1940, e che comprendevano circa un centinaio di persone in Imperia e fuori di Imperia, venne a contatto con esponenti di altri gruppi e con altri antifascisti. In queste pagine si limiterà a ricordare qualche persona isolata e alcuni fra gli esponenti di gruppi che, durante la guerra o subito dopo, svolsero una certa attività o ebbero qualche mansione, mentre spera di potere essere più completo in un eventuale studio più ampio. Così vengono ricordati specialmente: l'ing. Vincenzo Acquarone, con gli Oddone Ivar e Bruno, con Eliseo Lagorio, con Todros Alberto, con Carlo Carli e con altri: il prof. Bruno Giovanni, con Ugo De Barbieri di Genova, con Gazzano Federico, col sergente Alfredo Rovelli di Sanremo, e con altri; il rag. Giacomo Castagneto; Felice Cascione; Magliano Angelo (residente a Milano); l'avv. Ricci Raimondo [...]
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, p. 59
 
Fu il primo impatto con il compagno Giacomo Castagneto. Al suo apparire, fui io a prendere l'iniziativa, dopo che lui ci chiese qual'era il motivo della visita. Nei miei ricordi questo momento è rimasto impresso in modo chiaro e nitido. Gli dissi: "Io sono Alfredo Rovelli e questo è mio fratello Enrico, Federico lo conoscete, noi invece siamo di Albenga. Siamo venuti per conto della sezione del PCI di Albenga per allacciare un contatto con quella di Imperia. Siamo nelle vostre mani se abbiamo sbagliato..."
[...] In quell'appartamento ed in quel giorno di febbraio del 1941 aveva inizio quella collaborazione che nei libri editi dall'ISRECIM viene definita anomala. Da quel giorno, la collaborazione tra la Federazione Comunista di Imperia e la Sezione di Albenga fu avviata. Venni nominato membro della Federazione con la delega per la zona di Albenga. Partecipavo alle riunioni che, di volta in volta, si succedevano in ambienti diversi di Porto Maurizio, Oneglia, Castelvecchio, Diano Marina. Ad Albenga fu creata una segreteria di Sezione con il seguente organico: Emidio Viveri segretario, membri del direttivo: mio fratello Giovanni Rovelli classe 1899, barbiere, e Guido Enrico (Scidoro), agricoltore.
[...] Alla fine di ottobre del 1942 fui incaricato dalla Federazione Comunista di Imperia di mettermi in contatto con il compagno Tommaso Frontero che lavorava come barbiere a Bordighera. Ci demmo appuntamento sul piazzale della stazione ferroviaria della Città, per lui il segno di riconoscimento era un cappello nero di feltro ed un giornale sotto il braccio. Il mio era il colore dei miei capelli rossi. Insieme al Frontero era un altro giovane sui trentacinque anni che, in seguito, conobbi come Ettore Renacci. Ci incamminammo verso la Via Aurelia parlando sommessamente e spiegai le ragioni della mia venuta a Bordighera. Furono poche parole con le quali mi premurai di sapere le condizioni di organizzazione del gruppo locale, nonché se esistevano i presupposti per la costituzione di una Sezione del Partito Comunista. La loro risposta fu affermativa e mentre camminavamo verso l'abitazione del compagno Renacci mettemmo a punto come doveva avvenire il collegamento tra la loro Sezione e la Federazione, e di ciò mi impegnai in prima persona con il Renacci.
In seguito a quest'incontro, in pochi mesi la rete organizzativa del Partito Comunista si poteva arricchire anche della Sezione di Ventimiglia. Merito di tutto ciò era sia del Frontero che del Renacci.
Da Ventimiglia ad Albenga la macchina operativa del Partito era ora funzionante.
Francesco Biga, Felice Cascione e la sua canzone immortale, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 2007

Bordighera (IM): palazzi davanti alla Stazione Ferroviaria

Verso la fine del '42 alcuni antifascisti di Bordighera, o ivi residenti, che precedentemente svolgevano un'attività contro il fascismo non coordinata, si riuniscono, e formano un gruppo organizzato. Fra questi antifascisti Tommaso Frontero allaccia il gruppo al PCI di Sanremo e prende contatto con i comunisti sanremesi Luigi Nuvoloni, Umberto Farina, Alfredo Rovelli. Ai primi del '43 si crea in Bordighera il comitato comunista di settore, con a capo Tommaso Frontero, Ettore Renacci e Angelo Schiva. In seguito a queste persone si aggiunsero altre, fra cui Charles Alborno, Siffredo Alborno, Pippo Alborno, l'architetto Mario Alborno (che prese poi il nome di battaglia Cecof), Renzo Rossi. Dopo il 25 luglio 1943 il gruppo entra in contatto con altri antifascisti di Bordighera, fra i quali Renato Brunati, indipendente. Al gruppo si aggregano nuovi elementi.
Giovanni Strato, Op. cit. 

Tra Sanremo, Bordighera e Ventimiglia, località della costa di ponente a poca distanza le une dalle altre, Lina [Meiffret] <6 frequenta una cerchia molto ristretta di amici antifascisti, di cui fanno parte, in diversi momenti, il pittore Giuseppe (Beppe) Porcheddu <7, Dino Giacometti e Aurora Ughes Giacometti, Renato Brunati <8, scrittore e poeta veneziano che diventerà il suo compagno di vita e di lotta durante la fase resistenziale, il dottor Giovanni Pigati <9, che opera con il suo Partito d’Azione, a cui Lina e Renato appartengono, nel circondario sanremese fino all’aprile 1944, Giovanni Battista Calvini (Nanni) <10, Bruno Luppi (Erven) <11, l’avvocato Nino Bobba <12, Umberto Farina <13 e Italo Calvino, suo vicino di casa nonché grande amico.
[NOTE]
6 Per la bibliografia sulla Meiffret si vedano: L’epopea dell’esercito scalzo, a cura di M. Mascia, Sanremo, A.L.I.S., 1945 (si cita dalla terza edizione, 2002, pp. 42-44, p. 52); A. Gandolfo, Sanremo in guerra. 1940-1945, Imperia, Dominici stampa, 2003, pp. 134 ss.; G. Strato, Storia della Resistenza imperiese. (I Zona Liguria). La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, vol. I, Savona, ed. Liguria, 2005, pp. 241, 247, 302-303; F. Biga - F. Iebole, Storia della Resistenza imperiese. (I Zona Liguria), vol. V, La divisione SAP “Giacinto Menotti Serrati” (Squadre di Azione Patriottica); Comitati di Liberazione Nazionale (CLN), partigiani e società civile nei comuni dell’estremo ponente ligure; Comitati di Liberazione Nazionale, SAP “G. Mazzini” e lotta di popolo nei comuni dell’albenganese, Imperia, ed. Amadeo, 2017, pp. 192-93. Per una sua descrizione fisica e caratteriale, si veda Ross, From Liguria with love cit., p. 157. In generale sulle formazioni partigiane, cfr. Relazione partigiana, E si arriva al marzo 1943, Archivio ISRECIm, p. 3 (qui Lina è citata come «signorina Maifrè»).
7 Porcheddu viene definito da Ross (From Liguria with love cit., p. 160) come il capo del Comitato di Liberazione di Bordighera-Arziglia. Per la storia della famiglia Porcheddu cfr. anche pp. 161 ss. citato anche in L’epopea dell’esercito scalzo cit., p. 43.
8 Si veda infra.
9 Cfr. L’epopea dell’esercito scalzo cit., pp. 42-43; Gandolfo, Sanremo in guerra, pp. 137 ss. con note; Strato, La Resistenza in provincia di Imperia cit., pp. 241, 302 con nota 44; F. Biga - F. Iebole, Storia della Resistenza imperiese, op. cit., pp. 192 ss.
10 Il professor Calvini, che scriverà un appassionato ricordo di Renato Brunati (cfr. infra) dopo averlo incontrato nelle carceri di Marassi a Genova, fu arrestato nel febbraio del 1944 e anch’egli deportato per quindici mesi nei lager tedeschi (prima a Fossoli e, successivamente a Kalau). Rientrerà in patria solo nel settembre del ’45 ed entrerà a far parte del CLN di Bussana (frazione di Sanremo). Si veda L’epopea dell’esercito scalzo cit., p. 43, Gandolfo, Sanremo in guerra cit., p. 139. In Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., p. 212, si legge che l’arresto di Calvini sarebbe avvenuto insieme a quello di Lina e Renato, al termine di una riunione tenutasi nella casa di Sanremo della Meiffret, ma si veda anche quanto riportato nella nota 547 p. 193, sebbene ritenuto dagli autori dell’articolo poco credibile.
11 Bruno Luppi, nome di battaglia Erven, sarà l’addetto militare del Comitato per le Libertà Democratiche costituitosi nel novembre del 1943 a Sanremo (cfr. infra) e sarà colui che prenderà i primi contatti con Brunati per organizzare la cellula di Baiardo, la prima a costituirsi dopo l’Armistizio e di cui egli stesso farà parte (cfr. Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., p. 193, nota 547 in cui si afferma che fu lui ad avvisare Calvini che il Comitato era stato scoperto). Luppi, inoltre, sarà successivamente a capo della «IX Brigata Garibaldi» in cui entrerà, dall’estate del 1944, anche lo stesso Italo Calvino (cfr. F. Biga, Italo Calvino, il partigiano chiamato “Santiago”, articolo apparso il 29 gennaio 2006 in www.anpi.it/media/uploads/patria/2006, pp. 29-31; W. Settimelli, Il partigiano Santiago. Italo Calvino e la Resistenza imperiese, articolo pubblicato su «L’Unità», l’11 dicembre 2013). Nella battaglia di Sella Carpe, nell’estate del 1944, Erven rimane gravemente ferito. Per questa azione riceverà la medaglia d’argento al valor militare, cfr. Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., pp. 192-93. Calvino lo ricorderà più volte, si veda ad es. l’articolo Ricordo dei partigiani vivi e morti, in «La voce della democrazia», I, 13, 1 maggio 1945, p. 1 (in cui viene chiamato «Herven») e il racconto delle battaglie del comandante Erven in L’epopea dell’esercito scalzo cit, pp. 235 ss.. M. Mascia attribuisce a Calvino il racconto delle azioni di Bruno Lup(p)i da lui riportate nel suo testo. Una conferma si ha in C. Milanini, Da Porta a Calvino. Saggi e ritratti critici, (a cura di M. Marazzi), Milano, edizioni Led, 2014, Calvino nella Resistenza, pp. 327 ss. e in particolare p. 331.
12 Sarà anch’egli uno degli organizzatori del primo gruppo d’azione di Sanremo e, successivamente, farà parte del CLN matuziano. Si veda L’epopea dell’esercito scalzo cit. p. 42; Gandolfo, Sanremo in guerra cit., pp. 146 e 212.
13 Farina, che farà poi parte, come amministratore, degli organi ausiliari del CLN di Sanremo, comincia la sua attività già nel 1939 all’interno di una delle prime organizzazioni del PCI di Sanremo, cfr. Gandolfo, Sanremo in guerra cit., pp. 132-33 e ss.; Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., p. 193 ss.

Sarah Clarke, Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti, Per leggere, XIX, n. 36, Pensa ed., 2018
 
Nei giorni piovosi di settembre ed ottobre 1943 i trasporti d'armi e munizioni, furon particolarmente gravosi: occorreva (ai due capi) [Renato Brunati e Lina Meiffret] far lunghissimi rigiri per evitar le pattuglie ed i curiosi, sempre pronti alle indiscrezioni e delazioni: così i nostri patrioti conobbero a fondo l'asprezza e le insidie della zona Negi, Monte Caggio, Bajardo. Col crescere delle coscrizioni si rese necessario anche un comitato in S.Remo e si prese perciò contatto col dott. Pigati fervente avversario del fascismo; attivissimo e coraggioso propagandista tanto nel suo studio che nell'ambulatorio della Croce Rossa. Coll'aiuto quindi di questo alleato e mio, i viveri e le somme di danaro affluirono regolarmente a Bajardo per la funivia di M. Bignone; e prezioso fu il contributo apportato all'opera rischiosa dalla cuoca e dal cameriere dello stesso ristorante a Monte Bignone, che disinteressatamente ed assiduamente parteciparono ai trasporti. Dalla casa mia venivan portati al covo di Bajardo coperte, viveri e materiali che gli affigliati provvedevano con me e tra questi attivissimo il compagno Giacometti di Ventimiglia. Naturalmente sia i capi che i loro fedeli non poteron evitare pericolosi incontri da cui solo la destrezza e l'audacia poteron salvarli: sebbene in un certo dibattito accesosi un giorno sul furgoncino della filovia fra due ufficiali giornalisti tedeschi e Brunati e la Maiffret, la energica ed irriducibile posizione sostenuta dai nostri due capi che sostenevano strenuamente le tesi anti-Asse e preconizzavano la rovina del sistema, fosse particolarmente aggravata dal fatto che gli zaini dei due patrioti eran colmi di dinamite. L'armamento della banda, ormai numerosa di circa 40 elementi, raggiunse i 30 moschetti e le 5 mitragliatrici, più bombe a profusione e forti riserve di munizioni. Verso la metà di novembre due ufficiali inglesi, fuggiaschi del campo di ferma vennero a capitar nella zona di Bajardo, ricoverati e confortati dai nostri, sistemati poi nottetempo in un casolare di vetta. Fu poi progettata la fuga in Corsica: ma il 1° tentativo perì per la defezione del marinaio che s'era assunto l'apparecchiamento della barca: tuttavia i 2 inglesi scesero ad Arziglia in casa mia, guidati dai capi in pieno equipaggiamento partigiano a mezzogiorno per via Aurelia sotto il naso dei tedeschi: da Arziglia si trasferirono alla casa di Brunati, alla Madonna della Ruota ma una sorpresa della polizia che arrestava Brunati e la Maiffret costrinse nuovamente gli inglesi a raggiungere casa nostra ove restarono 15 giorni. I 2 capi vennero rilasciati per insufficienza di prove il 22 dicembre, raggiunsero Bajardo ove già erano tornati gli inglesi.
Un nuovo tentativo di fuga in Corsica venne organizzato in casa mia coll'aiuto di patrioti bordigotti; [Vincenzo Manuel] Gismondi - Assandria [Federico] Moraglia - Un canotto di Donegani, trafugato venne adattato col fuoribordo acquistato con fondi di Giacometti equipaggiato e messo in acqua: vi salirono… i 2 inglesi ed i nominati patrioti, dopo un breve soggiorno in casa mia per gli ultimi preparativi. Ma l'imbarco avvenuto felicemente ad onta della attiva sorveglianza tedesca, non ebbe buon esito, chè la barca si empì d'acqua a 200 metri da riva ed a stento i fuggiaschi raggiunsero la costa rifugiandosi poi da me, fradici ed avendo salvato solo il moto.
Da allora i 2 inglesi restarono in casa fino al 25 gennaio '45, salvo un breve soggiorno a Bajardo nel gennaio '44.
Giuseppe Porcheddu, manoscritto (documento IsrecIm) edito in Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019
 
Ettore Renacci, Tommaso Frontero e Angelo Schiva facevano parte di un gruppo comunista formatosi già all'inizio del 1943 in Bordighera. Nel dicembre dello stesso anno, tale gruppo assunse la denominazione di «Comitato Comunista di Settore» e si unì ad elementi di altre correnti e partiti antifascisti. In seguito all'attività comune fu creato il CLN di Bordighera per la lotta resistenziale ma la rete clandestina venne scoperta e sgominata. Frontero e Renacci furono arrestati nelle rispettive abitazioni verso le 8 del 23 maggio 1944. Subirono maltrattamenti e furono condotti a Imperia: se ne decise la fucilazione per il 25 maggio. Ma la Gestapo li considerava elementi troppo preziosi e cercò di indurli a rivelare notizie utili sull'organizzazione antifascista. Frontero e Renacci raggiunsero quindi le carceri di Marassi e, nel giugno, fecero parte di un gruppo di 59 prigionieri trasferiti da Genova a Fossoli per mezzo di camion. A Fossoli il Renacci venne fucilato ed il Frontero inviato nei Lager in Germania.
Carlo RubaudoStoria della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992
 

sabato 1 maggio 2021

Lina Meiffret, eroina partigiana di Sanremo

Prima pagina del memoriale di Giuseppe Porcheddu. Fonte: Francesco Mocci, Op. cit. infra

La propaganda antifascista e antitedesca fu praticata nella zona di Bordighera da Renato Brunati e da me in un contempo indipendentemente, senza che nemmeno ci conoscessimo: ma nel 1940 ci incontrammo e d’impulso associammo i nostri ideali e le nostre azioni, legati come ci trovammo subito anche da interessi intellettuali ed artistici.
La vera azione partigiana s’iniziò dopo il fatale 8 settembre 1943, allorchè Brunati e la sig. Maiffret [Lina Meiffret] subito dopo l’occupazione tedesca organizzarono un primo nucleo di fedeli e racimolarono per le montagne, sulla frontiera franco-italiana e nei depositi, armi e materiali: armi e materiali che essi vennero via via accumulando a Bajardo in una proprietà della Maiffret, che servì poi sempre di quartier generale in altura, mentre alla costa il luogo di ritrovo e smistamento si stabiliva in casa mia ad Arziglia e proprio sulla via Aurelia. Nei giorni piovosi di settembre ed ottobre 1943 i trasporti d’armi e munizioni, furon particolarmente gravosi: occorreva (ai due capi) far lunghissimi rigiri per evitar le pattuglie ed i curiosi, sempre pronti alle indiscrezioni e delazioni: così i nostri patrioti conobbero a fondo l’asprezza e le insidie della zona Negi, Monte Caggio, Bajardo […] L’armamento della banda, ormai numerosa di circa 40 elementi, raggiunse i 30 moschetti e le 5 mitragliatrici, più bombe a profusione e forti riserve di munizioni. Verso la metà di novembre due ufficiali inglesi, fuggiaschi del campo di ferma vennero a capitar nella zona di Bajardo, ricoverati e confortati dai nostri, sistemati poi nottetempo in un casolare di vetta  […] Purtroppo il 14 febbraio 1944 Brunati e la Maiffret, venivano definitivamente presi dai repubblicani, su denuncia di (……) Garzo partigiano traditore, ex camicia nera rientrato nella guardia repubblicana per inimicizia coi 2 eroici capi: la denuncia era tale da comportar pronta esecuzione capitale, ma l’intervento d’un agente bene intenzionato, faceva sospender le condanne e vi sarebbe riuscito del tutto se il console Bussi vigliaccamente non avesse distratto le pezze a scarico, consegnando i 2 capi alla S.S. tedesca. Sappiamo dolorosamente che Brunati e la Maiffret vennero bestialmente seviziati: il 1° fu poi fucilato il … maggio a … la seconda deportata in Germania ove languì per 10 mesi: ora essa è salva, il che ha del miracoloso.
Giuseppe Porcheddu, manoscritto (presunto documento IsrecIm) edito in Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore - Pinerolo (TO), 2019 
 
... nel ‘39 si formò a Bordighera un gruppo orientato verso i partiti della classe operaia e in particolare verso il partito socialista guidato da Guido Seborga, coadiuvato da Renato Brunati, Lina Mayfrett [Meiffret] e Beppe Porcheddu. 
Gli aderenti stabilirono contatti a Torino con il gruppo di Alba Galleano, Giorgio Diena, Vincenzo  Diena. Tra gli altri Domenico Zucaro, Raf Vallone, Luigi Spazzapan, Umberto Mastroianni, Carlo Mussa Pietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, Milano, La Pietra, 1968

La casa di Frontone dove viveva Lina Meiffret (foto di Silveria Aroma) - Fonte: Rosanna Conte, art. cit. infra

[...] La gattara, Lina Meiffret, con la sua naturalezza, era al primo impatto la moglie del dottore Scudieri, il “medico dei papi”, e di certo le famiglie di Salvatore Mazzella e Giovanni Mazzella, con le quali ha avuto rapporti ultradecennali, non potevano immaginare che quella signora così affabile e che amava fermarsi a parlare con loro un po’ di tutto, avesse dentro di sé una storia di dolore e di tanto spessore.
A Ponza, la potevi ritrovare in diversi periodi dell’anno, in estate come in inverno, sempre in abbigliamento comodo e poco ricercato che le consentiva di camminare sicura per i sentieri di Frontone; e stiamo parlando degli anni Cinquanta.
[...] Ma chi era la signora Scudieri e perché ne voglio parlare?
 

Lina Meiffret a Ponza (per gentile concessione di Emilia Giacometti Loiacono) - Fonte: Rosanna Conte, art. cit. infra

Al di là di quanto si sapeva di questa signora che ormai pochi ricordano, ma che per anni si è un po’ identificata con Frontone, non avevo nessuna idea di chi fosse. La scorsa estate, al termine della presentazione del libro “La colonia confinaria di Ponza: 1928-1939” mi si avvicinò una signora che, dopo aver commentato la serata, si presentò dicendo che era una frequentatrice di Ponza e che abitava nella casa che era stata della gattara a Frontone.
Non era parente, ma suo marito era figlio di una cara amica della signora Scudieri e a lui, in ricordo dello stretto legame affettuoso con sua madre e sua nonna, aveva lasciato la casa in cui aveva abitato per tanti anni quando veniva sulla nostra isola. Ma la parte interessante di quel breve colloquio fra noi due, riguardò un lavoro, pubblicato l’anno precedente, in cui lei aveva ricostruito le vicende antifasciste di Lina Meiffret, il nome della signora Scudieri. Mi promise che me l’avrebbe inviato e così è stato. L’articolo Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti è stato pubblicato nel 2019 sulla rivista  Per leggere n. 36.
Intanto mi devo complimentare con la mia interlocutrice, Sarah Clarke, perché ha riportato alla nostra visibilità i tratti di una donna del cui passato a Ponza poco si sapeva, anche se, dalle poche testimonianze raccolte, nessuno ha avuto mai dubbi sulla sua forza, perseveranza, capacità di relazionarsi con tutti, amore per la natura e per le cose semplici.
La fonte principale di riferimento è stato un articolo di Italo Calvino del 1945 pubblicato su La nostra lotta col titolo “L’odissea di una internata”. Il suo contenuto è il racconto che Lina Meiffret fece delle sue vicissitudini, quando si erano appena concluse, al giovane scrittore, suo caro amico, col quale aveva condiviso gli anni della gioventù e della formazione politica. Ed è rimasta l’unica pubblicazione su di lei. Sarah Clarke, ha integrato le notizie lì esposte con quanto ha ritrovato nell’archivio dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Imperia, riportando in appendice l’intera intervista così come era stata organizzata da Calvino.
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Rosanna Conte, La gattara di Frontone (prima parte), Ponza Racconta, 16 marzo 2021 

[n.d.r.: Lina Meiffret e Renato Brunati furono anche protagonisti dell'attività clandestina antifascista in Sanremo, tesa alla costituzione del CLN]

Lina Meiffret - Fonte: Rosanna Conte, art. cit. infra

Lina (Emanuela Maria Angela), nata nel 1917, apparteneva ad una agiata famiglia sanremese e avrebbe potuto condurre una vita spensierata, dedita al divertimento e ai rapporti sociali gratificanti come fecero molte ragazze borghesi degli anni trenta, senza chiedersi cosa stesse succedendo intorno a lei. Invece Lina aveva uno spessore culturale, morale e politico che le chiedeva impellentemente di agire contro la barbarie nazi-fascista che stava dilagando in tutta Europa.
Parlava correntemente inglese, tedesco e francese, amava la poesia, la filosofia, la natura e aveva frequentazioni non di poco conto, come Italo Calvino, il prof. Amoretti, espulso dal liceo di Imperia per aver rifiutato la tessera fascista, ed altri antifascisti come Aurora Ughes e Dino Giacometti, i nonni del marito di Sarah Clarke. Nel giro di case che frequentava è probabile che  incontrasse anche il giovane Eugenio Scalfari che andava a lezione da Amoretti.
La sua decisione di agire è da collegare all’invasione nazista della Francia nel 1940. Lina, che era a Parigi perché studiava alla Sorbona, fu costretta a scappare e, tornata a Sanremo, entrò in contatto con i gruppi antifascisti legati alla locale sezione del PCI, a cui lei, convinta marxista, era iscritta.
Iniziò così la sua attività clandestina di partigiana durante la quale agì insieme a Renato Brunati, un giovane scrittore poeta e filosofo, che aveva svolto già in precedenza attività politica recandosi in Spagna per il “Soccorso rosso” (organizzazione internazionale a  fini umanitari che forniva  assistenza a coloro che, durante le rivolte operaie, erano imprigionati per il loro ruolo nella ribellione, organizzando anche campagne per l’amnistia ai prigionieri condannati a morte).
I due giovani, accomunati dalla passione politica, artistica e letteraria, si legarono anche affettivamente e all’indomani dell’8 settembre si attivarono per cercare basi in cui organizzare la resistenza. Lina mise a disposizione la sua villa di Baiardo, distante dieci chilometri da Sanremo, dove venivano raccolte le armi che si riuscivano a reperire e trovavano riparo i fuggiaschi. Fu con questa organizzazione che salvarono anche due ufficiali inglesi sbandati.
Quando furono arrestati, il 14 febbraio del ’44, furono condotti prima ad Imperia dove per diciassette giorni furono torturati dagli aguzzini fascisti ben noti ai partigiani. Lina non scorderà mai né riuscirà mai a far tacere nella sua mente le urla di Renato durante gli interrogatori. Portati poi al carcere di Marassi a Genova, furono separati per sempre.
Renato ne uscì a maggio per essere fucilato, nella zona del passo del Turchino, insieme ad altri 59 prigionieri politici come rappresaglia per l’uccisione di cinque militari tedeschi.
Lina, il 13 aprile, fu mandata in un campo di lavoro in Germania. L’inferno di Marassi, dopo le torture subite ad Imperia, aveva contributo a debilitarne il fisico per la fame (il rancio giornaliero era costituito da acqua calda, un cucchiaio di pasta nera  e quattro pezzi di rape) e gli estenuanti interrogatori a cui era sottoposta.
[...]
Lina fece anche l’esperienza di un campo di disciplina a Oberndorf, nella Foresta Nera. Sveglia alle tre del mattino, appello e quattro giri di campo di corsa, poi al lavoro in una  fabbrica di fucili. Rientro a mezzogiorno nel campo dove il povero rancio - acqua, poca pasta e cinque patate - diventava una tortura perché doveva essere ingerito in due minuti ed era bollentissimo. Chi non ce la faceva era accusato di sabotaggio, veniva picchiato e messo in prigione.
[...]
 

Documento falso rilasciato dal Commissario Prefettizio del Comune di Ospedaletti a Lina Meiffret, qui chiamata Emanuela Signorelli. Per gentile concessione di Emilia Giacometti Loiacono. Fonte: Rosanna Conte, art. cit. infra

Tutto questo mentre i campi venivano bombardati e nonostante i tentativi di evasione falliti di cui era riuscita, probabilmente, ad informare la famiglia vista la preparazione nel dicembre del 1944 di un documento falso con la sua foto [...]
Rosanna Conte, La gattara di Frontone (seconda parte), Ponza Racconta, 17 marzo 2021 
 
Nel campo di Stoccarda Lina incontrò, finalmente, un medico umano che le fece ottenere un foglio di trasferimento a Vienna per motivi di salute: un bombardamento aveva distrutto il locale dove erano conservati i dossier degli internati e la prigioniera politica Meiffret poté risultare, secondo il certificato medico, una lavoratrice volontaria, come i tanti che erano partiti dall’Italia per andare a lavorare nella grande Germania pensando ad una collaborazione col popolo tedesco e che invece si ritrovarono ad essere trattati alla stregua di prigionieri, anche se potevano usufruire, per motivazioni eccezionali, di qualche garanzia.
Le conoscenze che Lina aveva a Vienna le consentirono, corrompendo un ispettore dell’Organizzazione Todt che installava bunker e faceva lavori connessi ai disastri della guerra, di ottenere un libretto di lavoro per la cittadina italiana di Dobbiaco dove Lina non si fermò, ma, proseguendo, giunse  in Brianza. Qui si fermò presso amici fino alla liberazione, quando tornò a Imperia.
Di sicuro era una persona fisicamente distrutta e spiritualmente lacerata. Dovette curarsi a lungo, anche ricoverandosi in sanatorio,  e al di là dell’intervista a Calvino, per quarant’anni non volle parlare con nessuno della sua esperienza di arresto e deportazione. L’unica persona con cui si confidava era la vecchia amica Aurora Ughes, la nonna di Francesco Loiacono, il marito di Sarah Clark. A lei raccontò tutto. Ma negli anni Ottanta fu chiamata a riconoscere in un arrestato il suo seviziatore: rimase sotto shock  per diversi giorni e, per convincersi che lo straziante dolore che tornava dal passato non era inutile, diceva a se stessa e a chi le stava vicino “Perché questo non si ripeta”.
La forza morale e la ricchezza intellettuale che l’hanno sempre accompagnata le permisero di ritrovare la strada per riprendere a vivere. Una svolta importante fu l’incontro con Mario Scudieri, un medico che amava le lunghe e solitarie passeggiate in montagna, e che divenne il compagno della seconda parte della sua vita. Sposati nel 1948, insieme vennero a Ponza dove trovavano quel silenzio e quella pace di cui avevano bisogno.
[...] Le bellezze del paesaggio, la tranquillità della vita isolana e l’incontro con i ponzesi, fossero essi semplici o colti,  creavano il contesto giusto in cui Lina poteva proseguire nel recupero di se stessa. Ponza rappresentava per lei "una fuga dai tanti e terribili ricordi, una medicina per l’anima, un’ancora di salvezza alla vita" scrive Sarah Clarke che, avendola frequentata per anni, ce la ritrae schiva e riservata, semplice ed essenziale.
E, negli anni Cinquanta, essenziale era la vita dei ponzesi in sintonia con le sue esigenze. Ne frequentò diversi e tutti quelli che l’hanno frequentata la ricordano come una donna affabile, gentile, cordiale, una donna che amava parlare della quotidianità ma anche  di arte e letteratura, una donna interessante che era nelle cose che faceva perché vi partecipava con tutto il cuore.
E il cuore di Lina, dove per tutta la vita ebbero il loro posto incontrastato Renato e Mario, si è fermato nel 2004.
Al termine di questo percorso non possiamo che ringraziare Sarah Clarke per aver recuperato la storia di Lina e averla divulgata pubblicandola. La ringraziamo altresì per avercela fatta pervenire in modo da parlarne anche fra noi ponzesi: Lina, la gattara di Frontone, ci aveva scelti come giusto antidoto all’immenso dolore che si portava dentro [...]
Rosanna Conte, La gattara di Frontone (terza parte), Ponza Racconta, 21 marzo 2021  

Alipio Amalberti, nato a Soldano l'11 febbraio 1901, già nelle giornate che seguirono l’8 settembre metteva in piedi un’organizzazione per finanziare ed armare i gruppi che si stavano formando in montagna a Baiardo (IM) insieme a Renato Brunati di Bordighera, fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino e Lina Meiffret, proprietaria di una villa poco fuori Baiardo, punto di riferimento e talora rifugio di quella piccola banda, che, catturata insieme al fidanzato Brunati, venne deportata in un campo di concentramento in Germania, da cui tornò fortemente provata, ma salva. Arrestato il 24 maggio 1944 a Vallecrosia e tenuto come ostaggio, in quanto segnalato più volte come sovversivo, Alipio Amalberti venne fucilato a Badalucco il 5 giugno 1944 come ritorsione ad un'azione del distaccamento di "Artù",  Arturo Secondo, compiuta il 31 maggio 1944.                                                                                     Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

[ n.d.r.: tra le pubblicazioni di Giorgio Caudano: Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; (a cura di) Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944-8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]

Imperia
Giunge ora notizia che il 5 corrente la G.N.R. dopo lunghe e laboriose indagini ha arrestato il maggiore Enrico ROSSI, il tenente Alfonso TESTAVERDE e il tenente Angelo BELLABARBA.
I tre ufficiali, provenienti dal servizio permanente dell'ex esercito regio, avevano tenuti contatti con la professoressa Emanuela MAIFRET e con l'amante di lei Renato BRUNATI, già arrestati dalla G.N.R. il primo marzo c.a. e consegnati alle S.S. di Genova, perché responsabili di attività sovversiva.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana [R.S.I.], 11 giugno 1944, pagina 27, Fondazione Luigi Micheletti

Rivedo Lina Meyfrett [Lina Meiffret] che pare sempre miracolosamente scampata ad un campo di concentramento e insieme ricordiamo Renato Brunati e Beppe Porchedddu...
Guido Seborga, Occhio folle occhio lucido, Graphot/Spoon river, Torino 2012

Autore/i articolo: SARAH CLARKE
Titolo articolo: Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti
Il saggio ricostruisce, attraverso lo studio delle carte ora in possesso di Emilia Giacometti Loiacono e un lavoro di scavo condotto su documenti conservati presso l’ISRECIM, le vicende di Lina Meiffret e del suo compagno Renato Brunati, attivi militanti della lotta di liberazione dal nazifascismo. Renato Brunati morirà tragicamente fucilato al Turchino nel maggio del ’44. Lina Meiffret conoscerà invece gli orrori del campo di deportazione, rievocati nell’intervista uscita nel ’45 su “La nostra lotta” col titolo “L’odissea di una internata”. L’importante testimonianza pubblicata sull’organo del PCI sanremese diretto da Italo Calvino e Lodovico Luigi Millo è ristampata qui in “Appendice” in versione integrale. Lina Meiffret, che era stata finora solo un nome tra i tanti rammentati da Italo Calvino in “Ricordo dei partigiani vivi e morti”, viene adesso fatta conoscere per quell’impegno civile che la portò, già dal settembre del ’43, a organizzare un movimento di propaganda antifascista, a offrire la propria villa di Baiardo per la raccolta di armi e munizioni destinate ai partigiani operanti in montagna, a esporsi in azioni di sabotaggio contro l’occupazione tedesca.
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Autore/i articolo: FRANCESCA LATINI
Titolo articolo: Le carte calviniane di Lina Meiffret
Il saggio analizza le carte calviniane di Lina Meiffret. Si compone di una disamina delle varianti dei dattiloscritti di “Angoscia in caserma” e “La stessa cosa del sangue”, seguita dall’esame della ‘varia lectio’ di “Andato al comando”, racconto che nel manoscritto, qui pubblicato in edizione critica, si intitolava “Radura”. Il risultato dell’investigazione filologica condotta sull’autografo conferma l’ipotesi già a suo tempo avanzata da Falaschi relativamente ad altre carte calviniane e quindi ribadita da Falcetto: alla base tanto del testo edito sul “Politecnico”, quanto di quello poi riproposto in “Ultimo viene il corvo” sta la redazione di questo importante manoscritto ritrovato. In “Appendice” si offrono informazioni su “Visita medica”, testo adespoto e incompiuto, conservato nello stesso fascicolo di carte calviniane della Meiffret, in cui piccoli dettagli narrativi possono essere interpretati come indizi di una paternità calviana.
[...] Per leggere | 2019 | N. 36
Anno 2019 - Annata: XIX - N. 36
A cura di Francesca Latini
Italinemo