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lunedì 15 agosto 2022

Fui incaricato dalla Federazione Comunista di Imperia di mettermi in contatto con il compagno Frontero barbiere a Bordighera

Bordighera (IM): la Stazione Ferroviaria

Dal 1940 al 25 luglio 1943 gli antifascisti si fecero più numerosi, diventarono più attivi, e si formarono dei veri e propri gruppi clandestini tendenti deliberatamente ad abbattere il fascismo.
Lo scrivente, prof. Strato, come esponente dei gruppi da lui creati ed organizzati, già attivi nel 1940, e che comprendevano circa un centinaio di persone in Imperia e fuori di Imperia, venne a contatto con esponenti di altri gruppi e con altri antifascisti. In queste pagine si limiterà a ricordare qualche persona isolata e alcuni fra gli esponenti di gruppi che, durante la guerra o subito dopo, svolsero una certa attività o ebbero qualche mansione, mentre spera di potere essere più completo in un eventuale studio più ampio. Così vengono ricordati specialmente: l'ing. Vincenzo Acquarone, con gli Oddone Ivar e Bruno, con Eliseo Lagorio, con Todros Alberto, con Carlo Carli e con altri: il prof. Bruno Giovanni, con Ugo De Barbieri di Genova, con Gazzano Federico, col sergente Alfredo Rovelli di Sanremo, e con altri; il rag. Giacomo Castagneto; Felice Cascione; Magliano Angelo (residente a Milano); l'avv. Ricci Raimondo [...]
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, p. 59
 
Fu il primo impatto con il compagno Giacomo Castagneto. Al suo apparire, fui io a prendere l'iniziativa, dopo che lui ci chiese qual'era il motivo della visita. Nei miei ricordi questo momento è rimasto impresso in modo chiaro e nitido. Gli dissi: "Io sono Alfredo Rovelli e questo è mio fratello Enrico, Federico lo conoscete, noi invece siamo di Albenga. Siamo venuti per conto della sezione del PCI di Albenga per allacciare un contatto con quella di Imperia. Siamo nelle vostre mani se abbiamo sbagliato..."
[...] In quell'appartamento ed in quel giorno di febbraio del 1941 aveva inizio quella collaborazione che nei libri editi dall'ISRECIM viene definita anomala. Da quel giorno, la collaborazione tra la Federazione Comunista di Imperia e la Sezione di Albenga fu avviata. Venni nominato membro della Federazione con la delega per la zona di Albenga. Partecipavo alle riunioni che, di volta in volta, si succedevano in ambienti diversi di Porto Maurizio, Oneglia, Castelvecchio, Diano Marina. Ad Albenga fu creata una segreteria di Sezione con il seguente organico: Emidio Viveri segretario, membri del direttivo: mio fratello Giovanni Rovelli classe 1899, barbiere, e Guido Enrico (Scidoro), agricoltore.
[...] Alla fine di ottobre del 1942 fui incaricato dalla Federazione Comunista di Imperia di mettermi in contatto con il compagno Tommaso Frontero che lavorava come barbiere a Bordighera. Ci demmo appuntamento sul piazzale della stazione ferroviaria della Città, per lui il segno di riconoscimento era un cappello nero di feltro ed un giornale sotto il braccio. Il mio era il colore dei miei capelli rossi. Insieme al Frontero era un altro giovane sui trentacinque anni che, in seguito, conobbi come Ettore Renacci. Ci incamminammo verso la Via Aurelia parlando sommessamente e spiegai le ragioni della mia venuta a Bordighera. Furono poche parole con le quali mi premurai di sapere le condizioni di organizzazione del gruppo locale, nonché se esistevano i presupposti per la costituzione di una Sezione del Partito Comunista. La loro risposta fu affermativa e mentre camminavamo verso l'abitazione del compagno Renacci mettemmo a punto come doveva avvenire il collegamento tra la loro Sezione e la Federazione, e di ciò mi impegnai in prima persona con il Renacci.
In seguito a quest'incontro, in pochi mesi la rete organizzativa del Partito Comunista si poteva arricchire anche della Sezione di Ventimiglia. Merito di tutto ciò era sia del Frontero che del Renacci.
Da Ventimiglia ad Albenga la macchina operativa del Partito era ora funzionante.
Francesco Biga, Felice Cascione e la sua canzone immortale, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 2007

Bordighera (IM): palazzi davanti alla Stazione Ferroviaria

Verso la fine del '42 alcuni antifascisti di Bordighera, o ivi residenti, che precedentemente svolgevano un'attività contro il fascismo non coordinata, si riuniscono, e formano un gruppo organizzato. Fra questi antifascisti Tommaso Frontero allaccia il gruppo al PCI di Sanremo e prende contatto con i comunisti sanremesi Luigi Nuvoloni, Umberto Farina, Alfredo Rovelli. Ai primi del '43 si crea in Bordighera il comitato comunista di settore, con a capo Tommaso Frontero, Ettore Renacci e Angelo Schiva. In seguito a queste persone si aggiunsero altre, fra cui Charles Alborno, Siffredo Alborno, Pippo Alborno, l'architetto Mario Alborno (che prese poi il nome di battaglia Cecof), Renzo Rossi. Dopo il 25 luglio 1943 il gruppo entra in contatto con altri antifascisti di Bordighera, fra i quali Renato Brunati, indipendente. Al gruppo si aggregano nuovi elementi.
Giovanni Strato, Op. cit. 

Tra Sanremo, Bordighera e Ventimiglia, località della costa di ponente a poca distanza le une dalle altre, Lina [Meiffret] <6 frequenta una cerchia molto ristretta di amici antifascisti, di cui fanno parte, in diversi momenti, il pittore Giuseppe (Beppe) Porcheddu <7, Dino Giacometti e Aurora Ughes Giacometti, Renato Brunati <8, scrittore e poeta veneziano che diventerà il suo compagno di vita e di lotta durante la fase resistenziale, il dottor Giovanni Pigati <9, che opera con il suo Partito d’Azione, a cui Lina e Renato appartengono, nel circondario sanremese fino all’aprile 1944, Giovanni Battista Calvini (Nanni) <10, Bruno Luppi (Erven) <11, l’avvocato Nino Bobba <12, Umberto Farina <13 e Italo Calvino, suo vicino di casa nonché grande amico.
[NOTE]
6 Per la bibliografia sulla Meiffret si vedano: L’epopea dell’esercito scalzo, a cura di M. Mascia, Sanremo, A.L.I.S., 1945 (si cita dalla terza edizione, 2002, pp. 42-44, p. 52); A. Gandolfo, Sanremo in guerra. 1940-1945, Imperia, Dominici stampa, 2003, pp. 134 ss.; G. Strato, Storia della Resistenza imperiese. (I Zona Liguria). La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, vol. I, Savona, ed. Liguria, 2005, pp. 241, 247, 302-303; F. Biga - F. Iebole, Storia della Resistenza imperiese. (I Zona Liguria), vol. V, La divisione SAP “Giacinto Menotti Serrati” (Squadre di Azione Patriottica); Comitati di Liberazione Nazionale (CLN), partigiani e società civile nei comuni dell’estremo ponente ligure; Comitati di Liberazione Nazionale, SAP “G. Mazzini” e lotta di popolo nei comuni dell’albenganese, Imperia, ed. Amadeo, 2017, pp. 192-93. Per una sua descrizione fisica e caratteriale, si veda Ross, From Liguria with love cit., p. 157. In generale sulle formazioni partigiane, cfr. Relazione partigiana, E si arriva al marzo 1943, Archivio ISRECIm, p. 3 (qui Lina è citata come «signorina Maifrè»).
7 Porcheddu viene definito da Ross (From Liguria with love cit., p. 160) come il capo del Comitato di Liberazione di Bordighera-Arziglia. Per la storia della famiglia Porcheddu cfr. anche pp. 161 ss. citato anche in L’epopea dell’esercito scalzo cit., p. 43.
8 Si veda infra.
9 Cfr. L’epopea dell’esercito scalzo cit., pp. 42-43; Gandolfo, Sanremo in guerra, pp. 137 ss. con note; Strato, La Resistenza in provincia di Imperia cit., pp. 241, 302 con nota 44; F. Biga - F. Iebole, Storia della Resistenza imperiese, op. cit., pp. 192 ss.
10 Il professor Calvini, che scriverà un appassionato ricordo di Renato Brunati (cfr. infra) dopo averlo incontrato nelle carceri di Marassi a Genova, fu arrestato nel febbraio del 1944 e anch’egli deportato per quindici mesi nei lager tedeschi (prima a Fossoli e, successivamente a Kalau). Rientrerà in patria solo nel settembre del ’45 ed entrerà a far parte del CLN di Bussana (frazione di Sanremo). Si veda L’epopea dell’esercito scalzo cit., p. 43, Gandolfo, Sanremo in guerra cit., p. 139. In Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., p. 212, si legge che l’arresto di Calvini sarebbe avvenuto insieme a quello di Lina e Renato, al termine di una riunione tenutasi nella casa di Sanremo della Meiffret, ma si veda anche quanto riportato nella nota 547 p. 193, sebbene ritenuto dagli autori dell’articolo poco credibile.
11 Bruno Luppi, nome di battaglia Erven, sarà l’addetto militare del Comitato per le Libertà Democratiche costituitosi nel novembre del 1943 a Sanremo (cfr. infra) e sarà colui che prenderà i primi contatti con Brunati per organizzare la cellula di Baiardo, la prima a costituirsi dopo l’Armistizio e di cui egli stesso farà parte (cfr. Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., p. 193, nota 547 in cui si afferma che fu lui ad avvisare Calvini che il Comitato era stato scoperto). Luppi, inoltre, sarà successivamente a capo della «IX Brigata Garibaldi» in cui entrerà, dall’estate del 1944, anche lo stesso Italo Calvino (cfr. F. Biga, Italo Calvino, il partigiano chiamato “Santiago”, articolo apparso il 29 gennaio 2006 in www.anpi.it/media/uploads/patria/2006, pp. 29-31; W. Settimelli, Il partigiano Santiago. Italo Calvino e la Resistenza imperiese, articolo pubblicato su «L’Unità», l’11 dicembre 2013). Nella battaglia di Sella Carpe, nell’estate del 1944, Erven rimane gravemente ferito. Per questa azione riceverà la medaglia d’argento al valor militare, cfr. Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., pp. 192-93. Calvino lo ricorderà più volte, si veda ad es. l’articolo Ricordo dei partigiani vivi e morti, in «La voce della democrazia», I, 13, 1 maggio 1945, p. 1 (in cui viene chiamato «Herven») e il racconto delle battaglie del comandante Erven in L’epopea dell’esercito scalzo cit, pp. 235 ss.. M. Mascia attribuisce a Calvino il racconto delle azioni di Bruno Lup(p)i da lui riportate nel suo testo. Una conferma si ha in C. Milanini, Da Porta a Calvino. Saggi e ritratti critici, (a cura di M. Marazzi), Milano, edizioni Led, 2014, Calvino nella Resistenza, pp. 327 ss. e in particolare p. 331.
12 Sarà anch’egli uno degli organizzatori del primo gruppo d’azione di Sanremo e, successivamente, farà parte del CLN matuziano. Si veda L’epopea dell’esercito scalzo cit. p. 42; Gandolfo, Sanremo in guerra cit., pp. 146 e 212.
13 Farina, che farà poi parte, come amministratore, degli organi ausiliari del CLN di Sanremo, comincia la sua attività già nel 1939 all’interno di una delle prime organizzazioni del PCI di Sanremo, cfr. Gandolfo, Sanremo in guerra cit., pp. 132-33 e ss.; Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., p. 193 ss.

Sarah Clarke, Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti, Per leggere, XIX, n. 36, Pensa ed., 2018
 
Nei giorni piovosi di settembre ed ottobre 1943 i trasporti d'armi e munizioni, furon particolarmente gravosi: occorreva (ai due capi) [Renato Brunati e Lina Meiffret] far lunghissimi rigiri per evitar le pattuglie ed i curiosi, sempre pronti alle indiscrezioni e delazioni: così i nostri patrioti conobbero a fondo l'asprezza e le insidie della zona Negi, Monte Caggio, Bajardo. Col crescere delle coscrizioni si rese necessario anche un comitato in S.Remo e si prese perciò contatto col dott. Pigati fervente avversario del fascismo; attivissimo e coraggioso propagandista tanto nel suo studio che nell'ambulatorio della Croce Rossa. Coll'aiuto quindi di questo alleato e mio, i viveri e le somme di danaro affluirono regolarmente a Bajardo per la funivia di M. Bignone; e prezioso fu il contributo apportato all'opera rischiosa dalla cuoca e dal cameriere dello stesso ristorante a Monte Bignone, che disinteressatamente ed assiduamente parteciparono ai trasporti. Dalla casa mia venivan portati al covo di Bajardo coperte, viveri e materiali che gli affigliati provvedevano con me e tra questi attivissimo il compagno Giacometti di Ventimiglia. Naturalmente sia i capi che i loro fedeli non poteron evitare pericolosi incontri da cui solo la destrezza e l'audacia poteron salvarli: sebbene in un certo dibattito accesosi un giorno sul furgoncino della filovia fra due ufficiali giornalisti tedeschi e Brunati e la Maiffret, la energica ed irriducibile posizione sostenuta dai nostri due capi che sostenevano strenuamente le tesi anti-Asse e preconizzavano la rovina del sistema, fosse particolarmente aggravata dal fatto che gli zaini dei due patrioti eran colmi di dinamite. L'armamento della banda, ormai numerosa di circa 40 elementi, raggiunse i 30 moschetti e le 5 mitragliatrici, più bombe a profusione e forti riserve di munizioni. Verso la metà di novembre due ufficiali inglesi, fuggiaschi del campo di ferma vennero a capitar nella zona di Bajardo, ricoverati e confortati dai nostri, sistemati poi nottetempo in un casolare di vetta. Fu poi progettata la fuga in Corsica: ma il 1° tentativo perì per la defezione del marinaio che s'era assunto l'apparecchiamento della barca: tuttavia i 2 inglesi scesero ad Arziglia in casa mia, guidati dai capi in pieno equipaggiamento partigiano a mezzogiorno per via Aurelia sotto il naso dei tedeschi: da Arziglia si trasferirono alla casa di Brunati, alla Madonna della Ruota ma una sorpresa della polizia che arrestava Brunati e la Maiffret costrinse nuovamente gli inglesi a raggiungere casa nostra ove restarono 15 giorni. I 2 capi vennero rilasciati per insufficienza di prove il 22 dicembre, raggiunsero Bajardo ove già erano tornati gli inglesi.
Un nuovo tentativo di fuga in Corsica venne organizzato in casa mia coll'aiuto di patrioti bordigotti; [Vincenzo Manuel] Gismondi - Assandria [Federico] Moraglia - Un canotto di Donegani, trafugato venne adattato col fuoribordo acquistato con fondi di Giacometti equipaggiato e messo in acqua: vi salirono… i 2 inglesi ed i nominati patrioti, dopo un breve soggiorno in casa mia per gli ultimi preparativi. Ma l'imbarco avvenuto felicemente ad onta della attiva sorveglianza tedesca, non ebbe buon esito, chè la barca si empì d'acqua a 200 metri da riva ed a stento i fuggiaschi raggiunsero la costa rifugiandosi poi da me, fradici ed avendo salvato solo il moto.
Da allora i 2 inglesi restarono in casa fino al 25 gennaio '45, salvo un breve soggiorno a Bajardo nel gennaio '44.
Giuseppe Porcheddu, manoscritto (documento IsrecIm) edito in Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019
 
Ettore Renacci, Tommaso Frontero e Angelo Schiva facevano parte di un gruppo comunista formatosi già all'inizio del 1943 in Bordighera. Nel dicembre dello stesso anno, tale gruppo assunse la denominazione di «Comitato Comunista di Settore» e si unì ad elementi di altre correnti e partiti antifascisti. In seguito all'attività comune fu creato il CLN di Bordighera per la lotta resistenziale ma la rete clandestina venne scoperta e sgominata. Frontero e Renacci furono arrestati nelle rispettive abitazioni verso le 8 del 23 maggio 1944. Subirono maltrattamenti e furono condotti a Imperia: se ne decise la fucilazione per il 25 maggio. Ma la Gestapo li considerava elementi troppo preziosi e cercò di indurli a rivelare notizie utili sull'organizzazione antifascista. Frontero e Renacci raggiunsero quindi le carceri di Marassi e, nel giugno, fecero parte di un gruppo di 59 prigionieri trasferiti da Genova a Fossoli per mezzo di camion. A Fossoli il Renacci venne fucilato ed il Frontero inviato nei Lager in Germania.
Carlo RubaudoStoria della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992
 

venerdì 18 giugno 2021

Ettore Renacci, martire della Resistenza

Ettore Renacci
 
Verso la fine del '42 alcuni antifascisti di Bordighera, o ivi residenti, che precedentemente svolgevano un'attività contro il fascismo non coordinata, si riuniscono, e formano un gruppo organizzato. Fra questi antifascisti Tommaso Frontero allaccia il gruppo al PCI di Sanremo e prende contatto con i comunisti sanremesi Luigi Nuvoloni, Umberto Farina, Alfredo Rovelli. Ai primi del '43 si crea in Bordighera il comitato comunista di settore, con a capo Tommaso Frontero, Ettore Renacci e Angelo Schiva. In seguito a queste persone si aggiunsero altre, fra cui Charles Alborno, Siffredo Alborno, Pippo Alborno, l'architetto Mario Alborno (che prese poi il nome di battaglia Cecof), Renzo Rossi. Dopo il 25 luglio 1943 il gruppo entra in contatto con altri antifascisti di Bordighera, fra i quali Renato Brunati, indipendente. Al gruppo si aggregano nuovi elementi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Bordighera (IM)

Ettore Renacci, Tommaso Frontero e Angelo Schiva facevano parte di un gruppo comunista formatosi già all'inizio del 1943 in Bordighera. Nel dicembre dello stesso anno, tale gruppo assunse la denominazione di «Comitato Comunista di Settore» e si unì ad elementi di altre correnti e partiti antifascisti. In seguito all'attività comune fu creato il CLN di Bordighera per la lotta resistenziale ma la rete clandestina venne scoperta e sgominata. Frontero e Renacci furono arrestati nelle rispettive abitazioni verso le 8 del 23 maggio 1944. Subirono maltrattamenti e furono condotti a Imperia: se ne decise la fucilazione per il 25 maggio. Ma la Gestapo li considerava elementi troppo preziosi e cercò di indurli a rivelare notizie utili sull'organizzazione antifascista. Frontero e Renacci raggiunsero quindi le carceri di Marassi e, nel giugno, fecero parte di un gruppo di 59 prigionieri trasferiti da Genova a Fossoli per mezzo di camion. A Fossoli il Renacci venne fucilato ed il Frontero inviato nei Lager in Germania.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 571
 
Ettore Renacci: nato a Bordighera (IM) il 6 gennaio 1907, residente a Bordighera, calzolaio, coniugato con Maria Gatto, partigiano. Dopo l’8 settembre 1943 organizza il CLN nella sua zona e indirizza i renitenti alla leva fascista tra le file della Resistenza. Arrestato a Bordighera il 23 maggio 1944, viene condotto prima a Imperia e poi a Genova; fra il 6 e il 9 giugno 1944 giunge al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1455. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla cognata e da un conoscente.
Daniel Degli Esposti, Episodio del Poligono del Cibeno, Fossoli, Carpi, 12.07.1944, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

Ettore Renacci, di anni 37, calzolaio, coniugato. Nato il 6 gennaio 1907 a Bordighera (IM) e ivi residente. Convinto antifascista, già all’inizio del 1942 aderì al Comitato di settore del Partito comunista del luogo. Dopo l’8 settembre 1943 operò per organizzare la fuga di soldati sbandati verso la montagna. Insieme a Tommaso Frontero, animatore della sezione locale del PCI, costituì il CLN cittadino. Ettore funse da coordinatore tra questa organizzazione e le formazioni partigiane in montagna. Esponente anche del gruppo filorepubblicano "Italia Nuova", risultava incluso nella lista nera dei fascisti di Bordighera. Ciononostante, il 23 maggio 1944 fu arrestato per caso, in quanto si imbatté sulle scale dell’abitazione di Frontero nei militi giunti per perquisirla. Recluso nelle carceri di Imperia, fu sottoposto a violenti interrogatori durante i quali non rivelò nulla sull’organizzazione clandestina. Destinato alla fucilazione, fu momentaneamente tratto in salvo dall’intervento della Gestapo che lo trasferì, insieme agli altri compagni catturati nel corso della retata, alle prigioni di Marassi nella sezione destinata ai detenuti politici. Dopo nuovi interrogatori questi prigionieri furono tutti inviati all’inizio di giugno 1944 al campo di Fossoli. I suoi compagni furono poi deportati a Mauthausen, mentre Renacci fu fucilato il 12 luglio al poligono di tiro di Cibeno, insieme ad altri 66 internati politici. La condanna fu motivata come rappresaglia per un attentato partigiano compiuto a Genova.
[...]   La strage nazista del 12 luglio 1944 compiuta al poligono di Cibeno presenta ancora molti aspetti oscuri e di difficile lettura. Le ricostruzioni di quell’evento concordano comunque sul fatto che alle vittime, tutti prigionieri politici internati al campo di Fossoli a Carpi (Mo), fu letta la sentenza di condanna a morte, motivata come rappresaglia per un attentato a Genova. Alle 4 del mattino del 12 luglio 1944, 71 prigionieri politici, selezionati la sera prima formalmente per partire per la Germania, furono fatti uscire dalla baracca in cui avevano alloggiato la notte. Renato Carenini fu escluso, Teresio Olivelli riuscì a nascondersi mentre un primo gruppo di 20 prigionieri venne condotto al poligono di tiro. Quando il secondo gruppo di 25 persone giunse al poligono, Mario Fasoli ed Eugenio Jemina si resero conto del pericolo e innescarono una ribellione durante la quale riuscirono a fuggire. I restanti ribelli furono uccisi sul posto dalla guardia russa del campo. Dopodiché i 24 componenti del terzo gruppo partirono dal campo ammanettati per essere fucilati al poligono dove i corpi venivano gettati insieme agli altri in una fossa comune scavata precedentemente da ebrei del campo. 67 furono i prigionieri politici coinvolti nella strage: Achille Andrea, Alagna Vincenzo, Arosio Enrico, Baletti Emilio, Balzarini Bruno, Barbera Giovanni, Bellino Vincenzo, Bertaccini Edo, Bertoni Giovanni, Biagini Primo, Bianchi Carlo, Bona Marcello, Brenna Ferdinando, Broglio Luigi Alberto, Caglio Francesco, Ten. Carioni Emanuele, Carlini Davide, Cavallari Brenno, Celada Ernesto, Ciceri Lino, Cocquio Alfonso Marco, Colombo Antonio, Colombo Bruno, Culin Roberto, Dal Pozzo Manfredo, Dall’Asta Ettore, De Grandi Carlo, Di Pietro Armando, Dolla Enzo, Col. Ferrighi Luigi, Frigerio Luigi, Fugazza Alberto Antonio, Gambacorti Passerini Antonio, Ghelfi Walter, Giovanelli Emanuele, Guarenti Davide, Ingeme Antonio, Kulczycki Sas Jerzj, Lacerra Felice, Lari Pietro, Levrino Michele, Liberti Bruno, Luraghi Luigi, Mancini Renato, Manzi Antonio, Col. Marini Gino, Marsilio Nilo, Martinelli Arturo, Mazzoli Armando, Messa Ernesto, Minonzio Franco, Molari Rino, Montini Gino, Mormino Pietro, Palmero Giuseppe, Col. Panceri Ubaldo, Pasut Arturo, Pompilio Cesare, Pozzoli Mario, Prina Carlo, Renacci Ettore, Gen. Robolotti Giuseppe, Tassinati Corrado, Col. Tirale Napoleone, Trebsé Milan, Vercesi Galileo, Vercesi Luigi.

Lettera di Ettore Renacci alla cognata, scritta in data 11-07-1944
Cara Lina, come già ti dissi domani parto per dove non si sa, ma probabilmente per la Germania, mi raccomando torna subito a casa ed a Mariuccia cerca di dirlo in modo che non si impressioni; se mi sarà possibile scriverò subito in modo di farvi avere mie notizie. State tranquille, fatevi buona compagnia e pensatemi come vi penso io. [...] Come ti ripeto spero di andare in posto da poterci stare bene, sembra che pure gli altri dovranno partire.
Tantissimi baci a Mariuccia e a te un grosso bacio e grazie di quanto hai fatto. Torna subito a casa mi raccomando fatevi coraggio e fate tutto bene.
Tanti saluti e baci alla famiglia telef. a tutti gli amici che spero presto poterli vedere.
Tanti baci a Teresa - Pina - Lucia Mamma che la penso sempre.
Torna subito a casa e state bene, pregate per me e fatevi coraggio.
Baci a tutti
Ettore

Enrica Cavina, Ettore Renacci, Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana
 
[...] Ettore Renacci viene arrestato per caso, anche se il suo nome era stato segnalato da due delatori ed era quindi nella lista nera: si imbatte sulle scale di casa di Frontero, coi militi che vanno a perquisirne l'abitazione la mattina del 23 maggio 1944.
Tradotto in carcere e brutalmente interrogato, è destinato alla fucilazione coi compagni arrestati nella stessa retata, dopo un sommario processo. Li salva, per il momento, l’intervento della Gestapo che reclama per sé i condannati e li trasferisce al carcere di Marassi, 4a sezione politici, per nuovi interrogatori. Poi, per tutti, Fossoli.
Renacci finisce a Cibeno. Gli altri a Mauthausen, da cui torna vivo solo Frontero.
Nel 1984 fu inviata da Sanremo al sindaco di Carpi una busta con le fotocopie di due lettere scritte da Ettore Renacci a Fossoli. Precisa il biglietto di accompagnamento: "La lettera recante il n. 2 fu lanciata dal Renacci legata ad una pietra attraverso la recinzione, ma ricadde entro il campo stesso, il repubblichino di guardia, che la raccolse, la vendette alla cognata del Renacci <1 cui era destinata, per la somma di Lit. 14.000 dell’epoca, un anno o più di lavoro".
La lettera, senza busta e senza data, è evidentemente l’ultimo messaggio. La cognata Lina, sorella della moglie, era fra i numerosi parenti di internati presenti a Fossoli in quei giorni
[...]
La vedova si fa viva, per noi, solo nel 1997, quando scrive al sindaco di Carpi:
"[...] Nei giorni scorsi venne da me il comandante dei carabinieri locale, perché dalla Spezia avevano richiesto notizie e documenti riguardanti il campo di Fossoli e di tutti quelli che erano stati nel campo, ma di tutto il gruppo numeroso di Bordighera e Ventimiglia i superstiti sono solo due. Tutto quello richiestomi su mio marito Ettore Renacci lo notificai al comandante dei carabinieri in loco.
Vi ringrazio ma non chiedetemi altro.
Oramai ad 83 anni ho dimenticato
Distinti saluti
Gatto Maria
"
<1 Ettore Renacci, di anni 37, nato il 6 gennaio 1907 a Bordighera, ivi residente, calzolaio, coniugato con Gatto Maria.
Arrestato a Bordighera il 23 maggio 1944, incarcerato prima a Imperia, poi a Genova, quindi trasferito a Fossoli tra il 6 e il 9 giugno, matricola campo 1455. Il suo corpo, contrassegnato all’esumazione col numero 8, fu riconosciuto dalla cognata Carmelina Gatto e da un conoscente.

Anna Maria Ori, Carla Bianchi Iacono, Metella Montanari, Uomini nomi memoria. Fossoli 12 luglio 1944, Comune di Carpi (MO), Fondazione ex Campo Fossoli, Edizioni APM, 2004

[ n.d.r.: nella relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti di cui alla legge n. 107 del 2003, trasmessa alle Presidenze delle Camere il 9 febbraio 2006, la figura di Ettore Renacci viene ricordata nel seguente modo:  "Imputati: Ignoti militari tedeschi - Delitto previsto dagli art. 185, 2° comma, e 211 c.p.m.g. - Parte lesa: Renacci Ettore - ECCIDIO DI FOSSOLI ABBINATO AL FASCICOLI RG 2 - INVIATO ALL’AMBASCIATA DI GERMANIA - Archiviato dal Gip della Procura della Repubblica presso il Tribunale Militare di La Spezia (p. 27 del doc. 86/0)"  ]