martedì 17 luglio 2018

La Missione Flap nel ponente ligure


Vengono qui pubblicati alcuni stralci di un rapporto segreto inglese, denominato "Missione Flap", come la Missione stessa, il cui responsabile era il capitano Michael Lees (che pochi mesi dopo i fatti qui riportati sarebbe stato protagonista della Missione “Tombola”); i componenti, tutti della Special Force n. 1, erano stati paracadutati nei pressi di Torino ed erano arrivati alla fine di settembre 1944 nella I^ Zona Operativa Liguria dopo avere incontrato in Piemonte anche i partigiani badogliani del Comandante Mauri.
Si tratta, dunque, di una selezione di parti di un rapporto specifico redatto dal capitano G. K. Long, artista di guerra, documento inedito rispetto all'opuscolo di cui infra, rintracciato, tuttavia, a cura di Giuseppe Mac Fiorucci per la preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia < Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007. A questi stralci sono intercalate e fanno seguito alcune citazioni da altre fonti.
Adriano Maini 
 
La mappa dei luoghi partigiani a Prea: l’osteria che fungeva anche da ambulatorio, la cucina-refettorio, gli alloggi dei comandanti, la prigione, il magazzino per i viveri, ufficio, dormitori, comando, infermeria (da “I sentieri della libertà - La memoria delle Alpi”) - Fonte: Viaggio nel Monte Regale

In qualità di artista di guerra, ma inesperto nel lavoro della Special Force n° 1, questo rapporto deve essere considerato necessariamente quello di un non addetto. Le informazioni erano state raccolte en passant, a voce e nessuno dei dati o delle statistiche può essere garantito, perchè non c'era modo di verificarli. L'area del Piemonte è stata coperta completamente da rapporti archiviati dal Capitano Lees, così, a parte alcune osservazioni personali su quest'area, io mi concentrerò sulla posizione in LIGURIA.   

VIA DI FUGA
Il 27 settembre 1944 lasciarono il quartier generale del FLAP vicino a PREA
[(CN)] le seguenti persone: 
Capitano LEES        Comandante
Paul MORTON        Corrispondente di Guerra
Capitano LONG      Artista di  Guerra
Tre aviatori dell'U.S.A. Air Force
Quattro ex prigionieri di guerra (britannici), e due delegati italiani. 

E le guide italiane dirette da NINO, uno dei luogotenenti del Capitano CORSA  [Piero Cosa, capitano Cosa Bastian, delle formazioni autonome piemontesi *]  
La squadra seguì il percorso segnato sulla mappa allegata.
Dopo dieci ore di marcia da PREA
[Frazione del comune di Roccaforte Mondovì, in provincia di Cuneo] a MONGIOIE (2,630 metri), la squadra giunse al quartier generale della divisione Garibaldi (LIGURIA) a PIAGGIA [(CN)]... 
A PIGNA il Capitano LEES decise di dividere la squadra e ripartì la mattina seguente con i due delegati italiani ed un ex prigioniero di guerra, Fred DOBSON. 
Il Capitano LEES ... attraverso le linee via FANGHETTO ed OLIVETTA... io avrei dovuto prendere la guida italiana del Capitano CORSA, NINO, e provare un percorso più settentrionale, conosciuto da questa guida e che avrebbe comportato la traversata delle ALPI MARITTIME nelle vicinanze di TENDA. 
Durante il periodo di attesa a PIGNA il comandante dei Partigiani della zona noto come LEO [Stefano Carabalona, già capo di una delle prime bande partigiane, indi comandante dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", poi comandante, come nel periodo in esame, di un Distaccamento della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" del II^ Divisione "Felice Cascione", infine comandante della Missione Militare presso il Comando Alleato a Nizza] ci parlò della possibilità di passare in FRANCIA in barca da VENTIMIGLIA e suggerì di inviare uno dei suoi uomini sulla costa per fare delle indagini...
capitano G. K. Long, Op. cit.

A Pigna nel frattempo era giunta una missione composta di numerosi ufficiali alleati accompagnati da un corrispondente di guerrra canadese. La missione dopo aver studiata la nostra zona avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Grammondo e Sospel [...] La nostra brigata ricevette gli elogi degli ufficiali alleati, spettatori del comattiento. Il corrispondente canadese espresse la sua ammirazione dichiarando che il mondo ignorava ancora come in Val Nervia fosse stato creato un solido fronte, tenuto da un pugno di eroi, un fronte che il tedesco non riusciva ad infrangere nemmeno con la sua artiglieria e che la fede, il coraggio, la perizia del partigiano italiano lo rendevano uno dei più valorosi combattenti della terra. Durante tutto il sette ottobre la calma regnò assoluta [...] Approfittammo della tregua per porre in salvo la missione alleata, la quale venne accompagnata fino ad un punto di ritrovo in prossimità del fronte germanico, ove le staffette già predisposte avrebbero dovuto guidarla attraverso le linee nemiche fino alla terra di Francia. Come fummo in seguito informati dal comando alleato, l'operazione venne effettuata con pieno successo e senza la perdita di un sol uomo.
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
A questo combattimento è presente la Missione Alleata che resta ammirata per la forza e per le capacità tattiche delle formazioni garibaldine.
Nel giorno seguente la calma regna assoluta. Ormai è chiaro, e confermato dalle notizie degli informatori del SIM partigiano, che i Tedeschi si preparano per un nuovo e più decisivo attacco.
Nel campo garibaldino si approfitta della calma del giorno 7 per guidare i componenti della Missione anglo-canadese verso la loro destinazione in territorio francese.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 377
 
Monaco

Alle 6 di sera del
[n.d.r.: giorno non indicato, ma si tratta del 7 ottobre 1944] partimmo per ROCCHETTA [Rocchetta Nervina (IM)] dove giungemmo dopo quattro ore di marcia. Ripartimmo di nuovo a mezzanotte con la guida PIERINO LOI che ci diresse attraverso la parte principale delle postazioni armate tedesche raggiungendo la periferia di VENTIMIGLIA dopo sei ore di marcia. Qui rimanemmo in un piccolo riparo dietro alla casa dei genitori della guida… Noi avevamo viaggiato da PIGNA in vestiti civili e siccome stava piovendo dalle 6 di sera quando dovemmo attraversare la città, potemmo indossare dei sacchi sulla testa nel modo in cui lo facevano i contadini, il che si aggiunse al nostro travestimento. Camminammo 2-3 chilometri lungo la strada principale che costeggia il fiume ROIA ed attraversammo il ponte nella città vecchia passando oltre le sentinelle tedesche senza sollevare il minimo sospetto ed andando alla casa del pescatore sulla spiaggia. Qui rimanemmo dalle 7 di sera fino a mezzanotte… A mezzanotte portammo la barca (lunga approssimativamente 14 piedi con quattro remi) per una strada e giù attraverso la spiaggia di ciottoli - l’unica area non minata - fino al mare. I pescatori ci portarono vogando, senza ulteriori incidenti, in 3 ore e mezza a Monte Carlo (MONACO) dove sbarcammo [quindi, approssimativamente alle ore 4 del 9 ottobre 1944, data in ogni caso indicata da Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013] e ci arrendemmo alla guarnigione F.F.I. La mattina seguente andammo fino a Nizza e facemmo rapporto al Maggiore H. GUNN delle Forze Speciali… A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della task force della settima armata americana circa la squadra dei quattro prigionieri di guerra che ci avevano lasciato per TENDA. Fino a quel momento non era arrivata nessuna notizia di loro attraverso le pattuglie americane in quell’area… PIERINO LOI, la guida procurata da LEO, mise su un'operazione straordinaria e non perse nemmeno una volta la pista durante le sei difficili ore di marcia da ROCCHETTA a VENTIMIGLIA... I pescatori sono sicuri che questo percorso (Ventimiglia - Monaco o Mentone) potrebbe essere usato con successo in entrambi i sensi.
capitano G. K. Long, Op. cit.
 
S/Sgt. Maurice R. La Rouche, 36519814, mitragliere torretta inferiore della Fortezza Volante B-17G 42-97152, aereo abbattuto il marzo 1944 nei pressi di Dego (SV): La Rouche fu l'unico componente dell'equipaggio (componenti tutti illesi, eccezione fatta per due feriti) a sfuggire all'arresto e a raggiungere le formazioni partigiane
 
Il capitano Morton, canadese, corrispondente di guerra disse allora e poi scrisse sui giornali: "Peccato che non abbiamo mezzi di collegamento per far sapere al mondo che qui si è aperto un fronte e che da oltre un mese un pugno di disperati tiene aperto il contatto coi tedeschi, che non riescono a sfondare".
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi Luigi Nuvoloni (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

[ Qui di seguito, invece, la parte di analisi sulle formazioni partigiane della I^ Zona Operativa Liguria contenuta nello scritto di Long ]

C. DIVISIONE GARIBALDINI (AREA LIGURIA)
(a) Armi - Molto poco equipaggiati con fucili italiani, pochi LMG BREDA, granate e molti mortai da 81 mm catturati. A PIGNA [(IM)] il giorno prima di andar via fui informato che ora avevano 5 (vecchi) pezzi da campo da 75 mm (Italiani) in ordine per funzionare (erano stati presi da una vecchia caserma qualche tempo prima) ma non li vidi di persona. Durante il periodo in cui fui in LIGURIA vidi solamente uno STEN. La Divisione [la II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" della I^ Zona Operativa Liguria] aveva poco o niente esplosivo e certamente NON del plastico. Non hanno mai ricevuto un lancio paracadutato. Mi informarono che erano stati avvertiti dal sistema in codice della BBC di aspettarne due, ma che questi non si erano materializzati.(b) Forza - L'area coperta da questa Divisione è popolata in modo più sparso rispetto all'area piemontese occupata dalla 9° Divisione Garibaldini. LEO che è comandante a PIGNA mi parlò di 1,500 - 2,000 uomini, ma di questi molti sarebbero armati solo di una pistola. La loro posizione è molto simile a quella dei movimenti partigiani un po' dappertutto, cioè: più ci sono ARMI più ci sono PARTIGIANI effettivi. La maggior parte degli uomini disponibili sono con la Divisione, ma quelli che non hanno armi vengono utilizzati come vedette ed altre mansioni simili. (c) Organizzazione - Ragionevolmente buona in considerazione della mancanza di armi e di contatti con il mondo esterno. La situazione del cibo, essendo la Liguria situata tra le pianure ed il mare, è seria. Gli abitanti delle città di PIGGIA [Piaggia, Frazione di Briga Alta (CN)], PIGNA e TRIORA [(IM)] stanno vivendo in gran parte di patate. Il pane è razionato ad una pagnotta di approssimativamente 300 grammi al giorno. La scarsità di cibo rende difficile l'organizzazione ed il Comandante della Divisione, CURTO [Nino Siccardi, comandante in quel momento della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", da dicembre 1944, poi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria, compresa tra Ventimiglia e l'Albenganese] tiene il maggior numero possibile di partigiani sulle colline. L'organizzazione in Piemonte è più facile essendovi maggior disponibilità di cibo. Il corrispondente di guerra, Paul Morton, ha portato a Roma una copia di un opuscolo di quattro pagine stampato e distribuito da questa Divisione di Garibaldini che può far più luce sia sulla loro organizzazione sia sulle loro politiche. (d) Il tempo che passammo al quartier generale di CURTO a PIGGIA [Piaggia, Frazione di Briga Alta (CN)] mi fu insufficiente per raccogliere molte impressioni sugli indirizzi politici. Avevamo terminato una marcia di dieci ore e ci interessammo principalmente a discutere del percorso per passare in Francia. Molti uomini del quartier generale della Divisione erano certamente molto informati in politica, ma il nostro soggiorno fu troppo breve per consentirci l'opportunità di arrivare ad una qualsiasi conclusione. A PIGNA, dove passammo approssimativamente una settimana, posso dire che i Partigiani mostrarono pochi o nessun segnale di un interesse comunista attivo. Né il Comandante militare, Leo, o il Commissario [Sumi, Lorenzo Musso, vice commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione", pochi mesi dopo Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria] - o ancor più il "Sindaco della Città'' parlarono con forte gergo comunista né fecero alcun uso della stella rossa unita ai colori nazionali. Questo gruppo non è certamente Monarchico, ma è piuttosto più Patriottico che altro. (e) Piani - Affermano [i partigiani] che con maggiori armamenti potrebbero scacciare il nemico da VENTIMIGLIA [(IM)] sulla costa a SAN REMO [Sanremo (IM)] e anche oltre. Questo lo ritengo forse un po’ esagerato;  ciò nonostante potrebbero fare ben di più sotto forma di attacchi aggressivi e demolizioni se forniti di materiali. (f) Risultati - Fare riferimento all'opuscolo pubblicato dalla Divisione ed anche alle note di Paul Morton [il corrispondente di guerra del gruppo]. Abbiamo capito che le seguenti operazioni sono state condotte un paio di settimane prima del nostro arrivo a PIGNA. (a) La liberazione di 300 prigionieri politici [episodio che non risulta, invero, confermato e che appare piuttosto come riferito ad analoga azione - anche questa non validata (nonostante un bollettino di quel momento emanato dal comando partigiano) dalle fonti in quanto a numero di patrioti  liberati - afferente a settembre 1944 la prigione della caserma di Vallecrosia (IM)] dal carcere di SAN REMO. Qui i Partigiani  raggiunsero l'ingresso del carcere con il trucco di indossare uniformi fasciste. A quel tempo c'erano veramente pochi Tedeschi nella città.



(b) L'imboscata ad un autocarro tedesco che viaggiava tra VENTIMIGLIA e SAN REMO e la cattura di un archivio contenente documenti (circa 100 pagine di testo) e piani relativi ai campi minati sulle spiagge, alle fortificazioni litoranee, alle posizioni delle M.G. con relativi raggi d'azione e spazi di fuoco, ai cavi telegrafici lungo la principale strada costiera da SAN REMO ad IMPERIA e lungo la strada IMPERIA - PIEVE [Pieve di Teco (IM)]. I due ufficiali tedeschi e gli O.R. [O.R., other ramks, altri graduati] che viaggiavano sull'autocarro vennero allontanati ed in seguito fucilati. 
Questi piani sono attualmente a PIGNA e possono essere ottenuti sia dai Comandanti LEO o MUSSO o da GUILDO LITTARDI [Luigi Littardi, vice sindaco di Pigna, della libera Repubblica di Pigna] all'Albergo Commercio.  Noi ritenemmo di portare questo archivio con noi ma in secondo momento pensammo che sarebbe stato protetto solo da Sanremo e quindi era più sicuro lasciarlo nelle mani dei Partigiani. Era impossibile farne una copia a causa della natura intricata delle mappe.  (c) Il danneggiamento mediante esplosivi di ponti e strade nelle aree di PIGNA - TRIORA [(IM)] - PIAGGIA [(CN)]. L'esatta ubicazione è stata consegnata agli Americani a Nizza e al Maggiore H. GUNN, No.4 S.F. a Nizza. (d) Prima del nostro arrivo le forze tedesche e fasciste operanti da ISOLABONA [(IM)] e DOLCEACQUA [(IM)] avevano tentato 3 volte senza successo di entrare a PIGNA. Durante il terzo attacco riuscirono a prendere un villaggio molto vicino a PIGNA situato nella stessa valle. Lo saccheggiarono e bruciarono. Durante il nostro soggiorno vennero fatti ulteriori due tentativi. Come per il morale della 5° Brigata Partigiani [la V^ Brigata "Luigi Nuvoloni"] che opera in questa area PIGNA - COLLA - LANGAN (quartier generale della Brigata). 
La storia dell'ultimo attacco è un'indicazione interessante: per mezzo di un civile i tedeschi inviarono un ultimatum che diceva che avevano 300 granate per [da sparare contro] i partigiani se non si fossero ritirati da PIGNA. I partigiani rifiutarono di assentire ed a mezzogiorno i Tedeschi cominciarono [4 ottobre 1944] ad aprire il fuoco dalle colline che circondano PIGNA. Continuarono così durante il resto del giorno e ad intervalli durante la notte, e per tutta la mattina seguente. Usando air bursts [bombe “shrapnel”, che esplodono in aria] (88 mm) e granate italiane di circa 81 mm tentarono di mettere fuori combattimento le postazioni Partigiane, la cui posizione avevano individuato attraverso una spia Fascista. Durante questa operazione un partigiano fu ferito in un piede da una scheggia. Alle 13 i Tedeschi attaccarono, ma entro le 16 si ritirarono lasciando molti feriti e due morti. I Partigiani in quest'area sono armati con fucili e hanno 5 Breda LMG. In tutta l'operazione i partigiani si comportarono con calma risparmiando il loro fuoco (senza dubbio a causa della carenza di munizioni). Il giorno seguente si rivalsero attaccando ISOLABONA e catturando 2 mortai da 71 mm con diverse casse di bombe... 
capitano G. K. Long, Op. cit.



... relazione del 5 di ottobre <1944> dell’ispettore della zona. Sul documento non c’è traccia del nome <si trattava di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini, ispettore, per l'appunto, della I^ Zona Operativa Liguria>. La stessa relazione informa delle gravi difficoltà nei rapporti con la formazione autonoma del maggiore “Mauri”, che ha la sua base in Piemonte, ma si estende fino alla Liguria... Il 20 settembre i  rappresentanti garibaldini vengono invitati in Piemonte per incontrare la missione inglese, che si trova presso il comando Mauri. La relativa relazione del 5 ottobre riferisce che il maggiore inglese [Temple] si è dimostrato molto interessato alla documentazione delle azioni svolte dalle formazioni Garibaldi e ha dovuto constatare che “contrariamente alle informazioni che aveva ricevuto fino allora, la nostra era una vera e propria organizzazione militare dipendente da Comandi di regione e di zona, efficiente e capace di condurre azioni di una certa importanza”. La missione inglese assiste anche al tentativo fatto dai tedeschi di rioccupare Pigna, e alla brillante azione con cui i garibaldini li rigettano. La propaganda spietatamente anticomunista del maggiore Mauri viene così totalmente neutralizzata...
1944 - Le Repubbliche Partigiane
 
In un disegno di Geoffrey Long, il partigiano Angelo Ferrua - Fonte: Viaggio nel Monte Regale

“Partisan? Partisan?”. “O jez! o jez!”. Ad agosto [1944], insieme alle armi, atterrarono sulla Tura per la prima volta ufficiali inglesi, che si sistemarono al Pino di Baracco, un piccolo villaggio lungo il sentiero che dal fondovalle porta sulla Tura. Da lì fungevano da collegamento, organizzando i lanci. Il primo fu Neville Darewsky, nome in codice “Temple”: un tipo alla mano, popolare fra i ribelli, che dopo qualche tempo fu distaccato tra i partigiani Autonomi delle Langhe, dove perse tragicamente la vita in un incidente. Beppe Fenoglio lo cita nel romanzo “Il partigiano Jonny” e una lapide lo ricorda su una casa del Pino di Baracco. Dopo Temple arrivarono il tenente colonnello Cope, e poi Mac Donald e il tenente di marina Clark… A un certo punto spuntò anche un giornalista, “embedded” diremmo oggi: Paul Morton del Toronto Star. Era accompagnato da un disegnatore di guerra, Geoffrey Long, che lasciò interessanti ritratti di partigiani. Morton, tornato in Canada, non fu creduto e perse il lavoro. Fu riabilitato solo decenni dopo grazie alle testimonianze dei partigiani che avevano scoperto la sua triste e strana vicenda. 
Itinerari partigiani in valle Ellero, Viaggio nel Monte Regale 
 
[...] Fosse caduto un po’ più a nord, Harris avrebbe potuto sperare di raggiungere la Svizzera: nel Vercellese erano attive da tempo organizzazioni legate alla Resistenza, sorte, in origine, per aiutare gli ex prigionieri fuggiti dopo l’8 settembre, che mantenevano i contatti con i partigiani dell’Ossola [5]. Trovandosi però in prossimità della Zona Libera dell’Alto Monferrato, Harris fu avviato in questa direzione. Mediante marce notturne raggiunse il borgo di Canelli, <<dove una banda di partigiani comandata da un certo Capitano Tino aveva il suo quartier generale>>: si trattava della Brigata Asti, una delle cosiddette <<formazioni autonome>> dipendenti da Enrico Martini Mauri. Martini, ex ufficiale del Regio Esercito, operava in sintonia con la missione britannica del maggiore Temple, paracadutata nella zona sin dall’estate precedente. Tino era il nome di battaglia di Augusto Bobbio, anch’egli un ex ufficiale, comandante della brigata.
[...] Klemme, caduto al confine con il Piemonte, fu dunque indirizzato verso il Monferrato e si ritrovò con Walker Harris. Entrambi, purtroppo, persero il volo del 19 novembre [1944]. Il giorno successivo, i tedeschi attaccarono il campo d’aviazione di Vesime, se ne impadronirono e dissestarono il terreno di volo arandolo ripetutamente. I partigiani sarebbero nuovamente riusciti a rimetterlo in funzione, ma non prima della primavera successiva. Sfumata questa possibilità, Augusto Bobbio decise di trasferire Harris e Klemme a Prea, nella zona di Cuneo.
I due aviatori, marciando sempre di notte, giunsero a Prea tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre del 1944. Furono presi in consegna dai partigiani di un’altra formazione autonoma, la Divisione Alpi di Pietro Cosa, che operava in collegamento con una Missione militare [Flap] anch’essa britannica [...]
[5] Massimiliano Tenconi, Prigionia, sopravvivenza e Resistenza. Storie di australiani e neozelandesi in provincia di Vercelli (1943-1945), “L’Impegno”, giugno 2008.
Alberto Magnani, I sentieri della salvezza. Aviatori americani e resistenza italiana tra Piemonte e Liguria, in Gruppo Ricercatori Aerei Caduti Piacenza (Grac)






Ancora qualche pertinente esempio di partigiani e situazioni citati nella relazione di Long.
Vitò, al secolo Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante in quel frangente della V^ Brigata Garibaldi (e si firmava per ragioni cospirative "Ivano"), prima ancora organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, da dicembre del 1944, poi, comandante della II^ Divisione "Felice Cascione": di lui nel citato documento si dice che era stato prigioniero politico del fascismo.
Nino Siccardi, "Curto",  comandante in quel momento della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", da dicembre 1944, poi, comandante della “Prima Zona Operativa Liguria”, compresa tra Ventimiglia e l’Albenganese.
La miseria della popolazione dell'entroterra, la penuria di generi alimentari, gli scarsi armamenti dei partigiani, che a loro volta scontano i primi due aspetti.
L'incontro con alcuni civili che reggono la Repubblica di Pigna (29 agosto - 8 ottobre 1944).
L'ammirazione per il comportamento in battaglia dei partigiani. Sull'eroismo dei patrioti combattenti a Pigna (IM) esiste, invero, una discreta letteratura, che discende in larga misura proprio dalle parole entusiaste (una sua frase pittoresca Vous êtes été magnifiques, una wery well bataille, viva garibaldini era già stata riportata in Mario Mascia, Op. cit.), che in merito mise nel suo libro il capitano Morton.
Adriano Maini

sabato 24 febbraio 2018

Nel 1939 si formò a Bordighera un gruppo antifascista...

Guido Hess Seborga e la moglie Alba Galleano - Fonte: Laura Hess
 
Di Guido [Hess Seborga] [la moglie Alba Galleano] condivise gli ambienti culturali e i gruppi antifascisti a Torino con Agosti, Galante Garrone, Ada Gobetti, Ciaffi, Navarro, Silvia Pons, Anna Salvatorelli, Raf Vallone, Giorgio Diena e a Bordighera con Porcheddu, Brunati, Lina Meyffret.
Entrò poi nella Resistenza e fu Azionista. È restata “famosa” la sua arringa su un tavolo a Trofarello ai soldati sbandati invitandoli alla Resistenza. Erano i giorni successivi all’8 settembre [1943]; lei e papà stavano tornando a Torino da Bordighera con l’ultimo treno prima che i tedeschi facessero saltare i ponti...
Laura Hess  

Un gruppo, che confluì dopo la guerra nel partito socialista ma che sorse autonomo intorno al 1939 ed ebbe come centro Bordighera, fu quello che fece capo a Guido [Hess] Seborga, un giovane il quale cominciò a osteggiare il fascismo fin dalla guerra d'Abissinia (lo disse ai compagni di scuola e fu "pestato" per tali sentimenti "anti-patriottici"). Attorno a Seborga si raccolsero numerosi giovani: Renato Brunati (poi garibaldino e trucidato dai tedeschi) [n.d.r.: Renato Brunati, fu insieme a Lina Meiffret ai primi del 1944, venne deportato prima a Oneglia, poi a Genova, infine fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino nel corso della tragicamente nota omonima strage], Lina Mayfrett (deportata in campo di concentramento), Beppe Porcheddu (il quale si suicidò nel '47 per la delusione che l'assetto politico scaturito dalla Resistenza provocò in lui). Questo gruppo lavorava anche in contatto con i torinesi Alba Galleano, Giorgio Diena, Vincenzo Ciaffi, Domenico Zucàro, Raffaele Vallone, Luigi Spezzapan, Umberto Mastroianni, Carlo Musso e altri. Il gruppo svolse soprattutto attività di propaganda di collegamento tra le regioni, di diffusione di libri proibiti e, quando giunse il momento della lotta aperta, i suoi principali esponenti, allora "azionisti", militarono nelle formazioni partigiane di "Giustizia e Libertà" e della "Matteotti".
Ruggero Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Garzanti, 1971

Luigi Nuvoloni. Nato a Sanremo il 9 settembre 1900, fucilato presso Borgomaro (Imperia) il 24 giugno 1944 [n.d.r.: alla sua memoria venne intitolata la V^ Brigata d'Assalto Garibaldi della II^ Divisione "Felice Cascione"]. Comunista, nel 1938 era entrato in contatto con altri antifascisti del luogo e, nel 1940, aveva costituito a Bordighera un Comitato di settore del Partito comunista... 
Redazione, Luigi Nuvoloni, ANPI


... nel ‘39 si formò a Bordighera un gruppo orientato verso i partiti della classe operaia e in particolare verso il partito socialista guidato da Guido Seborga, coadiuvato da Renato Brunati, Lina Mayfrett [Meiffret] e Beppe Porcheddu
Gli aderenti stabilirono contatti a Torino con il gruppo di Alba Galleano, Giorgio Diena, Vincenzo  Diena. Tra gli altri Domenico Zucaro, Raf Vallone, Luigi Spazzapan, Umberto Mastroianni, Carlo Mussa Pietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, Milano, La Pietra, 1968

Il nominato in oggetto [Quinto Garzo], camicia nera scelta della ex G.N.R., si è reso responsabile della fucilazione della fulgida figura dello scrittore Renato Brunati, e dell'arresto e della conseguente deportazione in Germania della Signorina Lina Meiffret, nota idealista, nemica dichiarata in campo aperto del fascismo e del nazismo. Il Garzo... nell'ottobre 1941 venne presentato alla Signorina Meiffret dallo scrittore Guido Hess, noto antifascista ed antinazista... Meiffret lo presentò allo scrittore Renato Brunati, il quale si interessò subito e molto del Garzo al punto da considerarlo come un fratello... Nei mesi di marzo ed aprile il Garzo, occupato in quel tempo a Savona nella costruzione della galleria rifugio, sottraeva settimanalmente della dinamite che trasportava a Bordighera e confidandosi con i suoi benefattori diceva loro che sarebbe servita per commettere atti di sabotaggio contro i trasporti tedeschi. ... nel mese di settembre 1943, unitamente a suo fratello, coadiuvò la signorina ed il Brunati nel trasporto delle prime armi a Baiardo per armare la nascente banda dei patrioti che lo stesso Brunati stava formando in quelle zone ... Il 3 dicembre 1943, sapendosi ricercato perché renitente al richiamo alle armi, [Garzo] dimostrò pusillanimità e grettezza arruolandosi nella G.N.R. Un giorno del mese di gennaio 1944 egli ebbe anche l'ardire di presentarsi in divisa da milite in casa del Brunati, epoca nella quale il detto Brunati teneva nascosti nella sua abitazione due Ufficiali inglesi e precisamente i tenenti Bell e Ross. La signorina Meiffret presente in casa del Brunati lo redarguì acerbamente ed egli allora ebbe a pronunciare la seguente minaccia "Ho una divisa e posso farle del male". Nei primi del febbraio il Console Bussi invitò la signorina Meiffret dicendole che un milite in servizio a Vallecrosia gli aveva riferito che in casa sua aveva riunito i componenti che dovevano far parte di un Tribunale dell'Indipendenza... Il giorno seguente unitamente al Brunati la Meiffret incontrò casualmente a Bordighera il Garzo e gli fece presente quanto il Console le aveva incolpato. In un primo tempo egli fece finta di cadere dalle nuvole... La stessa sera il Garzo verso le 22 si presentò in casa del Brunati e per circa un'ora insistette per conoscere se a San Remo esisteva un comitato di Liberazione, facendogli comprendere che se lo avesse messo al corrente di tale movimento lo avrebbe aiutato ed assecondato. Di fronte ai recisi dinieghi del Brunati il Garzo allora gli palesò che l'autore della denuncia al console Bussi era lui. Denuncia che secondo lui avrebbe fatto al fine di salvare il Brunati. Il 4 febbraio [1944] però, in conseguenza della denuncia il Brunati e la Meiffret venivano tratti in arresto...
Egidio Ferrero, Maresciallo di Polizia, nella comunicazione dell'Ufficio di Polizia Politica alle dipendenze dell'A.M.G. di Bordighera, prot. 35, Bordighera, 8 giugno 1945, al Pubblico Ministero presso la Corte d'Assise Straordinaria di Imperia - Ufficio di Sanremo. Ricerca di Giorgio Caudano
 
Fonte: Laura Hess

Fonte: Laura Hess
 
[ n.d.r.: una lettera, di cui qui sopra si può notare una riproduzione, indirizzata dal Garzo a Guido Hess Seborga il 18 dicembre 1941 costituisce una spia dei pregressi rapporti di costui con il mentovato gruppo degli antifascisti di Bordighera: "... Piani di Vallecrosia... Non sò cosa tu penserai del mio poema. Lina ha ritenuto fin'ora tutto valido... Spero che a Torino <città di residenza, dove in quel momento si trovava Guido Hess Seborga> non faccia molto freddo, forse ci sarà neve... Quando ritornerai a Bordighera?... non mancherai i miei saluti ai nostri compagni. Che hanno detto della fotografia?... Anche Brunati ti saluta...  ]

Erano già presenti nell'autunno del 1943 diversi comitati locali nei principali centri, ma ancora troppo deboli sul piano politico-militare. Nella zona di Imperia esisteva già un Comitato di Unione, cui aderivano i tre principali partiti, il Partito Comunista, il Partito Socialista, la Democrazia Cristiana. Altri minori comitati furono quello di Sanremo, quello di Taggia, quello di Bordighera.  
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Nei primi di ottobre 1943 Bruno Erven Luppi dopo varie peripezie raggiunge la sua abitazione a Taggia ... In quel periodo entra a far parte del Comitato di Liberazione di Sanremo, come rappresentante insieme al Farina del PCI, con l’incarico di addetto militare. Organizza pure il CLN di Taggia ... Il gruppo prende pure contatto con la banda armata di Brunati, dislocata a Baiardo e con altre formatesi in Valle Argentina. 
Prof. Francesco Biga, La Resistenza Ligure nei suoi rapporti con la Resistenza e gli Alleati in Provenza (1943-1946) in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall'Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)
 
Bruno Luppi. Nato a Novi di Modena l'8 maggio 1916. Figlio di un antifascista, fin da ragazzo prese parte alla lotta clandestina contro il regime fascista e, nel 1935, venne arrestato e incarcerato a Modena. Trasferitosi a Taggia (IM), si inserì nell'organizzazione comunista clandestina di Sanremo (IM). L'8 settembre 1943 era ufficiale dell'esercito quando venne catturato dai tedeschi. Riuscì però a fuggire a Roma dove partecipò ai combattimenti di Porta San Paolo. Tornato nuovamente in Liguria, fu tra gli organizzatori della lotta armata ed entrò a far parte del C.L.N. di Sanremo. Per incarico della Federazione Comunista di Imperia il 20 giugno 1944 organizzò, con altri dirigenti del partito, la prima formazione regolare partigiana del ponente ligure, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione",  con sede nel bosco di Rezzo (IM), la quale diventò a luglio 1944 la II^ Divisione "Felice Cascione".  Il 27 giugno 1944 da comandante di Distaccamento venne gravemente ferito nella battaglia di Sella Carpe tra Baiardo (IM) e Badalucco (IM). Per mesi riuscì avventurosamente, ancorché costretto alla macchia pur nelle sue tragiche condizioni di salute, a sottrarsi alla cattura da parte del nemico. In seguito, appena guarito, assunse la carica di vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria.
Vittorio Detassis


Rivedo Lina Meyfrett che pare sempre miracolosamente scampata ad un campo di concentramento e insieme ricordiamo Renato Brunati e Beppe Porchedddu...
Guido Seborga, Occhio folle, occhio lucido, Ceschina, Milano, 1968, ristampa Graphot Spoon-River, Torino, 2012, pag. 45

Fonte: Laura Hess
Fonte: Laura Hess
 
[n.d.r.: di Lina Meyffret Guido Hess Seborga conservò anche i testi, con ogni probabilità dal medesimo dattiloscritti, di alcuni versi - si vedano le immagini qui sopra - composti in lingua francese ]
 

domenica 6 novembre 2016

Un carretto dei gelati che fu d'aiuto ai partigiani

Vista da Perinaldo (IM) una panoramica della vallata percorsa dal carretto di cui all'articolo
 
L’8 settembre 1943 ero militare a Verona, all’aeroporto di Villafranca, per un corso di volo notturno... Viaggiai in treno, scendendo e risalendo innumerevoli volte per superare i tutti i posti di blocco.
 
Bordighera (IM): la zona della stazione ferroviaria in cui abitava Mariani - vedere infra -

Arrivai a casa mia a Bordighera
. Mi arruolai nella Todt, l’organizzazione tedesca che “assumeva” operai italiani per lavori di costruzione, perché era convinzione generale che chi lavorava nella Todt non sarebbe stato richiamato militare. Lavorai a Mentone, poi un giorno, un manifesto affisso sui muri della città non lasciava dubbi: Todt o non Todt tutti gli uomini della classe 1921, la mia, e di altre venivano richiamati alle armi nell’esercito della Repubblica di Salò. I renitenti, “Kaputt!”. Con i fratelli Biancheri fuggimmo a Seborga [(IM)]. Qui dopo l’8 settembre era anche arrivato un ufficiale della RAF, l’aviazione inglese, di origine brasiliana, ma arruolato appunto nell’aviazione inglese. Dopo l’8 settembre era arrivato anche lui a Seborga e aveva dispiegato la bandiera inglese sul campanile della chiesa di Seborga. Noi segnalammo l’incoscienza e la pericolosità del gesto: “Qui comando io!” fu la risposta. 
Ci spostammo a Perinaldo perché là era troppo pericoloso. La stessa notte i tedeschi rastrellarono Seborga e uccisero [era il 9 settembre 1944] il pilota inglese [n.d.r.: si trattava invece di F. Abdon Miranda, detto Tinico, peruviano, non un pilota] e la famiglia che lo ospitava
Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007   
 
Seborga (IM)

Miranda potrebbe aver seguito in Italia come domestico o come amico la famiglia Manassero, cui appartenevano le due giovani partigiane italiane, trucidate in quel triste avvenimento, le sorelle Carmen e Gioconda Manassero, nate nella stessa città di Miranda, Callao.


Seborga si era trovata sotto il fuoco delle artiglierie tedesche. Cinque persone sfollate trovarono la morte sotto le macerie dell'edificio scolastico colpito in pieno. I nazisti occuparono poi il paese dando ordine alla popolazione di portarsi sulla strada provinciale per un controllo. Antonio Maccario, ex cantoniere, che non fece in tempo ad eseguire l'ordine, fu ucciso all'istante. Vennero catturati cinque giovani partigiani, di cui due ragazze, le sorelle Manassero. Trascinati sul piazzale situato all'ingresso del paese, vennero torturati e quindi fucilati. I corpi vennero gettati nella scarpata sottostante. Alle due sorelle Manassero venne concesso di morire strettamente abbracciate. Appena i tedeschi si allontanarono, la popolazione raccolse i cinque corpi trasportandoli nella camera mortuaria e poi a Bordighera. Del partigiano Emilio Valle, scomparso durante il rastrellamento, non si seppe più nulla.
Adriano Maini
 
Eravamo al comando di Cekoff  [n.d.r.: Mario Alborno di Bordighera (IM), da dicembre 1944 Vice Commissario della IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini"], comandante partigiano che da borghese abitava a Bordighera.
I problemi erano tanti e tutti molto seri.

Eravamo 30 partigiani tra cui una ragazza, Sascia [n.d.r.: Ada Pilastri], ma la metà era disarmata. Proposi a Cekoff  un piano per recuperare un po’ di armi e ne discutemmo a lungo. Alla fine accettò, chiedendomi di quanti uomini avessi bisogno. “Nessuno, corriamo meno rischi se vado da solo”. E così fu. Abitavo a Bordighera tra lo scalo merci della stazione e una casa dove erano accasermati dei militi fascisti. Casa mia era vuota, perché i miei genitori erano sfollati, come era stato consigliato da Radio Londra, che suggeriva di abbandonare le case vicino ai nodi ferroviari perché soggetti a bombardamento. Dalle mie finestre controllavo agevolmente ogni movimento in stazione e nella casermetta dei fascisti.
 
Bordighera (IM): la stazione ferroviaria con in primo piano un edificio dell'ex scalo merci

Avevo notato che ogni notte i militi si recavano a scaricare le merci che arrivavano con il treno e lasciavano la caserma sguarnita.
 
Un carretto d'epoca della ditta "Eccolo". Archivio: Mauro Maccario di Bordighera (IM)

Il gelataio Eccolo (Renzo Pirotelli) mi prestò il triciclo fatto a barchetta, con il quale durante l’estate vendeva i gelati sul lungomare di Bordighera e Vallecrosia. Mi procurai anche un attrezzo da scasso e un piccone, depositai tutto nel portone di casa mia e attesi la notte.
 

Alle 2 regolarmente arrivò il convoglio e tutti i militi uscirono per andare a scaricare il treno. Mi precipitai a portare il triciclo con gli arnesi da scasso vicino all’ingresso della casermetta.
Piano piano, per fare meno rumore possibile, forzai la porta.
Proprio nell’ingresso era in bella mostra la rastrelliera dei fucili con casse di munizioni. Tre alla volta li caricai nel ventre della barchetta e al quindicesimo caricai le scatole di munizioni. Il triciclo era quasi colmo.
 


Riportai il carretto nel portone di casa mia e camuffai il carico coprendolo con alcuni pezzi di legna da ardere e una coperta.

Bordighera (IM): un tratto dello stato attuale della Via Romana verso Vallecrosia

Prima che i militi tornassero, ero già sulla via Romana verso Vallecrosia. Passai anche per stradine, per evitare le ronde che facevano rispettare il coprifuoco, ma a Vallecrosia era inevitabile superare il posto di blocco.
C’era un milite fascista che conoscevo: mi rimproverò di non rispettare il coprifuoco chiedendomi cosa trasportassi.
Aprendo il coperchio della gelatiera risposi che stavo portando legna da ardere ai miei genitori sfollati a Soldano e viaggiavo di notte per evitare i bombardamenti.
E a Soldano non c’è legna?
“Si! Tanta, ma costa cara e questa l’avevamo in casa.”
Mi lasciò passare senza controllare sotto la legna.
Pedalai e pedalai con fatica sulla leggera salita per arrivare fino a Massabò
[Frazione di Perinaldo], dove mi aspettava Franco Palombi, un amico di Bordighera che mi aiutò a spingere lungo i tornanti per Perinaldo. Senza il suo aiuto non ce l’avrei fatta. Arrivammo stremati in cima alla collina … un urlo di gioia ci accolse. Baci, abbracci e strette di mano. La  V^ Brigata partigiana Garibaldi era tutta armata! 
Gli adulti di oggi di Vallecrosia senz’altro, nella loro infanzia, hanno assaggiato i gelati della barchetta di “Eccolo! Eccolo!”. Forse non sanno che quella barchetta ci aiutò a conquistare la libertà di cui oggi godiamo. 
La notte successiva venimmo attaccati da una autocolonna di tedeschi.
Ci difendemmo, malgrado i tedeschi sparassero anche con una mitragliera pesante.
Dei nostri perì un partigiano di Pigna che, nella vita civile, faceva il cuoco.
Il sanremese Adler venne raggiunto da una raffica di ben 8 colpi. Non morì.
Era un giovane di origine ebrea, sfollato a Perinaldo con la madre austriaca per sfuggire alle deportazioni.
 
Perinaldo (IM): poco a levante del centro abitato

A Perinaldo si era arruolato con noi [...]

Nel febbraio del 1945 un agente telegrafista di una radio rice-trasmittente clandestina che operava nella nostra zona venne scoperto e catturato. La scoperta del telegrafista bloccò il flusso di informazioni militari tra i partigiani e gli alleati. Viste le mie qualifiche militari di "operatore radio", il CLN  dispose il mio trasferimento nella vicina Francia liberata [...]
Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Da sinistra: Angelo Athos Mariani, Luciano Rosina Mannini e il sergente radiotelegrafista americano George Pecoraro. Fonte: G. Fiorucci, op. cit.
 
Perinaldo (IM): il Convento

[...] stavamo bivaccando con il vice commissario Cekof [Mario Alborno] attorno ad un vecchio convento, in quel di Perinaldo, nell’entroterra di Bordighera a 600 metri di altitudine. I problemi erano tanti e tutti molto seri. Eravamo 30 partigiani, compresa una ragazza (Sascia). Il 50% di questi uomini era disarmato. A questo punto mi venne un’idea che proposi a Cekof, il quale dopo avermi ben ascoltato, discutendo dei pro e dei contro accettò il mio piano e mi chiese di quanti uomini avessi bisogno. «Nessuno» risposi, «corriamo meno rischi se vado da solo» e così fu
[...] Ero consapevole del rischio qualora il colpo non fosse riuscito, ma più ancora pensavo ai compagni che aspettavano nella speranza di avere tutti un’arma. Pedalai, pedalai, mi feci forza ed arrivai faticosamente in zona Massabò (a fondo valle di Perinaldo) dove mi aspettava un amico (Franco Palombi di Bordighera, tuttora in vita) che avevo precedentemente avvisato e che mi aiutò a spingere lungo la salita verso Perinaldo. Determinante e prezioso fu l’aiuto che mi diede Franco senza il quale non so se avrei potuto portare a buon fine il colpo. Arrivammo così in cima alla montagna... un urlo di gioia ci accolse, abbracci, baci, strette di mano, il quinto distaccamento è tutto armato! [...]
Redazione, I diari, le storie, le memorie. Angelo Mariani racconta ai ragazzi di Bordighera. Caricai tutti i fucili per noi sul carrettino da gelataio, Patria Indipendente, 30 settembre 2005
 
Lasciapassare francese rilasciato ad Angelo Mariani, valido dal 9 al 15 aprile 1945. Fonte: G. Fiorucci, op. cit.

Angelo Mariani (classe 1921) iniziò a militare nella Resistenza ai primi di settembre del 1944 nel Distaccamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", comandato da Mario Alborno
Cecoff. 
Mariani partecipò a numerose azioni tra la Val Nervia e la Val Roia. Entrato nel Gruppo Sbarchi, da marzo 1945 fino alla Liberazione operò come marconista, assieme ad altri partigiani italiani, presso il Quartier Generale Alleato di Cimiez a Nizza.             
Vittorio Detassis

venerdì 29 aprile 2016

Ventimiglia (IM) nella Resistenza: cenni

 
Zone di Ventimiglia (IM) prossime al Grammondo

Dall’inizio del mese di agosto la divisione Legnano, fino ad allora installata a cavallo dei dipartimenti del Var e delle Alpes-Maritimes, si ritirò nella penisola, ed alcuni suoi soldati provocarono degli incidenti al passaggio della frontiera di Ponte San Luigi: «I soldati intonarono “Bandiera Rossa”, molti salutarono col pugno alzato. Il generale Vercellino trasmise, a questo proposito, una circolare che incitava gli ufficiali a sparare per ristabilire l’ordine». <42. All’inizio di settembre fu la volta della divisione Emanuele Filiberto Testa di Ferro, che pose meno problemi nell’attraversamento di Ventimiglia e nella risalita della val Roja in direzione del colle di Tenda. Con l’annuncio radiofonico della capitolazione ad opera del maresciallo Badoglio, la sera dell’8 settembre, la situazione divenne caotica, poiché elementi della 201ª divisione costiera, che stazionavano nella zona di Mentone, ripiegarono in disordine su Ventimiglia con altri effettivi della 224ª divisione costiera precedentemente di stanza nella zona di Nizza, mentre il 7° Alpini assicurava la protezione del ripiegamento funzionando da retroguardia delle truppe che cercavano di raggiungere l’Italia attraverso col de Braus e/o le Corniches. Il generale De Castiglioni, comandante della divisione Pusteria dalla quale dipendeva il 7° Alpini, arrivò nella stazione di Ventimiglia con il treno proveniente da Roma il 9 settembre a mezzogiorno; decise di assumere il comando nella val Roja e provò a costituire una ridotta difensiva nella zona di Tenda, facendo leva sul 7° Alpini, e sui resti della 224ª e 201ª divisioni costiere: «Ordinai al colonnello Lorenzotti che rinforzasse la difesa degli accessi occidentali di Ventimiglia già da lui predisposta; che rimanesse col comando del 7° Alpini ed un battaglione a Ventimiglia fino al mattino del 10 settembre per riordinare i reparti rimpatrianti, disciplinarne il movimento ed avviarli tutti in Val Roja verso la zona di Tenda; che, a movimento ultimato, facesse saltare i ponti di confine sulla Cornice […] Il 10 settembre, volli riprendere contatto con le truppe per “tastarne il polso”. Ridiscesi perciò la valle Roja fino ad Airole: incontrai vari reparti costieri e territoriali che marciavano in disordine, affaticati e stanchi perchè non allenati alla marcia: marciava invece bene un grosso battaglione di reclute dell’89° fanteria; chiudevano la lunga colonna i reparti del 7° Alpini, in ordine e alla mano. Lorenzotti mi informò dell’avvenuto brillamento delle interruzioni di Ventimiglia che avevano bloccato l’inseguimento dei tedeschi sulla Cornice […]. Nelle prime ore dell’11 settembre venni chiamato al telefono dal Forte Alto di Tenda dal generale Gazzale, comandante della 201° divisione costiera ritiratasi dalla Liguria nell’alta Valle Tanaro; mi segnalava di essere giunto colà con pochi elementi; che le sue truppe ripiegavano dal Colle di Nava sul Tanarello in seguito a pressione nemica; che era opportuno io mi guardassi anche da quella parte» <43.
[NOTE]
42 M. BROCCHI, Relazione sull’occupazione italiana della Provenza, Ravenna 1945, p. 92.
43 Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma, cartella N° 2121/A/5, testimonianza del generale De Castiglioni raccolta nel luglio 1944 a Roma.

Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012) 
 
Ventimiglia (IM): la palestra ex G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio)

Il 25 Luglio del 1943 vengono tolte da un gruppo antifascista le insegne dalla sede del Fascio di Ventimiglia...
Dopo l’8 settembre 1943 le forze armate di stanza a Ventimiglia si sciolgono e le Caserme vengono abbandonate. Ne approfittano i nuclei della Resistenza per sabotare le armi pesanti ed asportare le armi leggere con relative munizioni portandole in montagna per armare distaccamenti partigiani in formazione, che si raccoglieran­no più tardi nella V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"].
Tutta la città è permeata dallo spirito di rivolta, che si diffonde anche fra i ragazzi delle Scuole dove, per iniziativa di uno scolaro, Rino Poli [Rino, che in seguito fece parte della V^ Brigata], la raccolta dei fondi «Pro Mitra» lanciata dalla Repubblica di Salò viene boicottata.
... e si formano i primi nuclei della Resistenza...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
Ventimiglia - Dal 25 luglio al 20 settembre 1943 rimane in carica il podestà Galleani di Sant'Ambrogio che da anni amministrava la città. Prima dell'8-9-1943 esisteva in Ventimiglia un presidio tedesco all'interno della Stazione F.F.S.S., ma con lo sbandamento delle truppe italiane della IV armata il presidio si ritira in San Remo. All'8 settembre la popolazione prende armi viveri e vestiari nelle caserme «Gallardi» e «Trossarelli». Contemporaneamente, i futuri dirigenti del fascio repubblicano locale Ferdinando Rey, Ugo Ughetto, Elio Piccioni, il generale della milizia Brandimarte (forse legionario col generale Franco nella guerra civile spagnola 1936-39) [n.d.r.: Brandimarte già efferato squadrista fascista a Torino all'inizio del triste ventennio; arrestato proprio a Ventimiglia, dove a quel dunque era solo di passaggio, nel secondo dopoguerrra] ed il commissario di P.S. Pavone insieme a reparti tedeschi raggiungono la città dove sbarcano dagli autocarri ed iniziano una occupazione totale. Da quel giorno, fino alla liberazione, vi instaurano la loro autorità indiscussa, coadiuvati nel governare dai predetti militi, che eleggono Ugo Ughetto commissario prefettizio della città (A.S.R.).
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Sono Elio Riello, nato a Ventimiglia il 10 luglio 1922 e sono stato arrestato a Ventimiglia il 21 maggio del 1944. Ero il segretario del costituendo Comitato di Liberazione, perché qui eravamo proprio in fase iniziale allora, si parlava poco dei partigiani e di altre cose. Sono stato arrestato dalla Guardia Repubblichina. Sono stato portato ad Imperia dopo un interrogatorio a Ventimiglia. Ad Imperia siamo stati alcuni giorni e poi siamo stati portati nel carcere di Marassi a Genova. Da Marassi dopo un po’ siamo stati trasferiti a  Fossoli... I tedeschi sono entrati in funzione solo dopo Mauthausen praticamente... [n.d.r.: a questo collegamento la testimonianza completa di Elio Riello sulla sua deportazione]
Redazione, Elio Riello, Lager e deportazione



... Peggau  era  uno  dei  cinquanta  sotto campi  di Mauthausen...  fu  completamente  evacuato  il  2  aprile  1945  e  i  deportati  in  grado  di  camminare  costretti  a  raggiungere  Mauthausen  a  piedi, nella  cosidetta  marcia  della  morte... I  superstiti  arrivarono  a  Mauthausen il  7  aprile  in  penose  condizioni.  Pochi  sopravvissero,  alcune  centinaia  i morti  di  questo  campo... Gli  italiani,  mescolati  a  qualche  francese  e  moltissimi  russi,  erano  non più  di  dieci  secondo  la  testimonianza  del  deportato  Elio  Riello... 

Rodolfo Ridolfi, Domenico Vanni sovversivo per la libertà, Edizioni Marradi Free News, 2011

Elio Riello: "... i punti fissi del costituendo Comitato di Liberazione di Ventimiglia erano il Cap. Silvio Tomasi, presidente, ed Elio Riello, segretario... Il costituendo C.L.N. di Ventimiglia, tramite il Baletti Emilio, aveva rapporti con il C.L.N. di Torino e precisamente con l'avv. Martorelli Renato. Nel frattempo il Cap. Tomasi aveva preso contatto con il Gruppo della Giovane Italia, operante attivamente soprattutto nella Stazione di Ventimiglia, i cui esponenti principali erano Muratore Olimpio e Rubini Alessandro. La Giovane Italia inoltre aveva fatto e continuava a fare azioni di proselitismo e cercava collegamenti con altri Gruppi che erano in azione, specie nella zona di Bordighera... Biancheri Antonio non era Capo del C.L.N. di Ventimiglia, ma uno degli esponenti maggiori della Resistenza a Bordighera... Tomasi Silvio era il capo del  C.L.N. di Ventimiglia..."
don Nino Allaria Olivieri, Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999

Ventimiglia (IM): la stazione ferroviaria

Nella stazione di Ventimiglia agisce un gruppo cospirativo di ferrovieri antifascisti. Il gruppo è scoperto nella primavera del 1944, molti patrioti vengono arrestati e alcuni sono deportati nei campi di concentramento od uccisi [...]
Essi sono: Ferrari Edoardo, cantoniere, ucciso al Turchino nell'eccidio del 19 maggio '44; Muratore Olimpio di Pasquale, alunno ferroviere, nato a Ventimiglia il 9-12-22 e deceduto a Mauthausen il 2-9-44; Palmero Giuseppe, manovale, deceduto a Fossoli; Rubini Alessandro di Carlo, capostazione di I^ classe, nato a Novara nel 1891 e deceduto a Mauthausen il 17-12-44; Lerzo Ernesto di Giuseppe, conduttore, nato a Genova il 15-11-1913 e deceduto a Mauthausen il 15-3-45; Pietro Trucchi di Sebastiano, conduttore, nato a Camporosso (provincia di Imperia) il 14-10-1912 e deceduto a Mauthausen il 2-3-45; Viale Eraldo di Nicola, operaio, nato a Ventimiglia nel 1911 e deceduto a Mauthausen il 4-3-45.
Da un promemoria riguardante Rubini Alessandro, fornito, come le notizie sopra trascritte, da Poli Rino tramite Biga, si estrae quanto segue: «Rubini Alessandro, nato a Novara il 4-11-1891, nel 1944 era capo­ stazione di l^ classe nella stazione FF.SS. di Ventimiglia. Fu arrestato il 23-5-44 per attività politica antifascista e quale appartenente al Comitato clandestino di Liberazione. Rimase nelle carceri di Imperia dal 23-5-44 al 28-5-44. Quindi fu detenuto a Genova (carceri di Marassi) dal 29-5-44 all'8-6-44. Successivamente fu a Fòssoli di Carpi, dall'S-6-44 al 21-6-44. Da ultimo fu a Mauthausen, fino alla data del suo decesso (17-12-44)».
Dalla stessa relazione nella quale il Poli espone i fatti di Ventimiglia si deduce che nella primavera del 1944 in frazione Ville [di Ventimiglia (IM)] si era formato un gruppo di patrioti, fra i quali vi era il Poli Rino. Una giovane donna, sfollata e abitante in frazione Ville con la famiglia, portò ai patrioti due pistole mitragliatrici: trasportò i pezzi smontati e le munizioni in diverse volte, avvicinandosi come se cercasse erba per le bestie.
I gruppi di giovani alla macchia, formatisi in quel tempo nella zona, erano parecchi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
... uno di questi, costituito da giovani ferrovieri nella Stazione Ferroviaria col compito di assicurare collegamenti, verrà più tardi scoperto ed i suoi membri arrestati e inviati in un campo di concentramento, dal quale non faranno più ritorno. 
Eccone i nomi:  Edoardo Ferrari, cantoniere - Giuseppe Palmero, manovale - Alessandro Rubini, capo stazione di I^ classe - Ernesto Lerzo, conduttore - Pietro Trucchi, conduttore - Eraldo Viale, operaio...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971 
 
I ferrovieri di Ventimiglia facevano parte non solo della "Giovane Italia", ma ancor prima di una rete clandestina regionale di ferrovieri con epicentro a Genova. Di più: secondo Paolo Paoletti, autore di "Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria" (Frilli - Genova, 2009), che riporta precise affermazioni proprio nel suo testé richiamato libro, la "Giovane Italia" o "Giovine Italia" era collegata, per l'appunto, anche ai Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria, organizzazione che vedeva il prof. Giuseppe Bottaro quale responsabile di tutte le formazioni militari "Giovine Italia" (dunque, erano diverse in regione); l'opera in questione riporta, inoltre, i dettagli delle relazioni della polizia ferroviaria (repubblichina) e della GNR (polizia politica) di Ventimiglia, fatte agli organi superiori in merito alle ampie denunce compiute dagli  infiltrati ed alla base della retata di maggio; altri aspetti, quale la tessera del V.A.I. di un noto patriota della zona, fanno supporre che altri antifascisti della zona, per loro fortuna non caduti in trappola, fossero attivi in tale contesto, ma non ci sono documenti per approfondire il tema. Tornando ai ferrovieri, il gruppo della città di confine doveva ostacolare il traffico di materiale bellico sia in Francia sia in Italia, essendo ritenuto imminente lo sbarco alleato e doveva occupare militarmente la stazione ed un tratto della linea ferroviaria, per preservarli da sabotaggi delle truppe nemiche durante la prevista evacuazione. Nell'atrio della stazione ferroviaria Porta Principe del capoluogo ligure la lapide che commemora i quarantacinque ferrovieri caduti nella Resistenza annovera anche i colleghi martiri di Ventimiglia. Di questi ultimi è emblematica la figura di Giuseppe Palmero, nato a Ventimiglia il 3 giugno 1924, ivi residente, celibe, che, catturato a Bordighera il 23 maggio 1944, dopo l'inevitabile passaggio per le carceri di Oneglia, arrivò nel campo di transito di Fossoli dopo il 6 giugno 1944, ricevendo la matricola 1422. Venne fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 nel corso di una strage voluta dalle SS naziste come rappresaglia dalle oscure motivazioni, così come non decifrabili risultano tuttora i criteri di selezione dei condannati. Di quel manipolo di coraggiosi ferrovieri si salvò, invero, l’alunno d’ordine Filippo Airaldi: riuscì dalle parti di Bolzano ad evadere e a lanciarsi dal carro merci che trasportava diversi detenuti in Germania; aiutato da colleghi, tre mesi dopo faceva rientro in provincia di Imperia; arrestato ancora due volte, tornò ogni volta a combattere insieme ai partigiani in montagna. Il capitano Silvio Tomasi, già partecipe alla tragica campagna di Russia dell'ARMIR in seno all'89° Reggimento di Fanteria Salerno, di stanza per l'appunto a Ventimiglia, della Divisione Cosseria, prigioniero a Fossoli, deportato a Mauthausen e là deceduto, era anche un membro del C.L.N. di Bordighera, del primo C.L.N. di Bordighera. Di questo Comitato vennero arrestati in quel periodo anche Ettore Renacci, anch'egli deceduto nell'eccidio di Cibeno, e Tommaso Frontero, il quale ultimo, transitato anche lui da Fossoli, invece sopravvisse alla terribile esperienza dei lager nazisti. Cadde nella Resistenza un altro ferroviere operante a Ventimiglia, Bruno Cianetti, capo squadra manovra, fucilato, come indicano alcune fonti, a Pigna il 2 settembre 1944. 
Adriano Maini  

[…] uno scritto che dietro mia richiesta è stato gentilmente preparato dal dottor Ilo Martini, ex ufficiale dell’esercito, nominato Comandante della Divisione SAP “G.M. Serrati”. Lo scritto ciclostilato è intitolato Appunti, memorie e ricordi del Comandante Ilo Martini (Rolando) e porta la data dell’ottobre 1969: […] In primavera [del 1944] mi recai verso Arma di Taggia ove, tramite il CLN provinciale e quello locale, era stato fissato un incontro con il comandante ed il commissario di quel gruppo di azione partigiana […] Era importante prendere accordi sul piano operativo, coordinando le azioni con il CLN locale, il CLN provinciale, il Comando di zona delle formazioni partigiane e il nostro Comando Divisione “G.M. Serrati” […] Insistetti sulla necessità dei collegamenti zonali e settoriali, oltreché centrali, e diedi le istruzioni per prendere contatto con le formazioni di Sanremo, Bordighera, Ventimiglia, Riva e San Lorenzo, sino ad Imperia. Diedi incarico di organizzare un incontro con il Comando delle formazioni SAP di Sanremo e con quello di Bordighera e di Ventimiglia-confine. Fu anche ipotizzato un incontro con le forze operanti sulla costa francese di Mentone e Villafranca sino a Nizza […]” 
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

Il 30 aprile 1944, Maffini fu inviato in missione speciale in Francia, per un servizio di controspionaggio: avrebbe dovuto scovare spie dell’Ovra e delatori che operavano in Haute Savoie. Individuato dalle autorità elvetiche non poté più rientrare alla base; riuscì comunque a far passare, via filiera (Belluno), le notizie richieste.  
Da questo momento Maffini ritornò in Francia, la sua missione in Italia era finita, ha dichiarato di avere atteso per otto giorni alla frontiera di Ventimiglia la guida che lo doveva aiutare a superare il confine: con lui c'era anche una famiglia di ebrei. <479
479 A. Bechelloni, M. Astolfi, Darno Maffini raconte, op. cit., p. 53.
Eva Pavone, Gli emigrati antifascisti italiani a Parigi, tra lotta di Liberazione e memoria della Resistenza, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Firenze, 2013
 
Intanto nell'entroterra si moltiplicano le azioni di guerriglia da parte dei gruppi partigiani formati in preponderanza da Ventimigliesi...
Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi.
Ecco le principali missioni del gruppo... [vedere a questo link]
6) a seguito di queste ed altre minori azioni, la sede del distaccamento veniva individuata dal Comando Tedesco e il Comando Partigiano decideva allora di spostarla oltre confine, sul pendio ovest del Grammondo in località Alborea [o Albarea] del Comune francese di Sospel, ... vengono imprigionati a Sospel, selvaggiamente torturati, massacrati...
[n.d.r.: un resoconto, comunque non esaustivo, della strage nazifascista di Sospel è riportato a questo link]
I superstiti, diversi dei quali feriti [tra i quali] Lippolis [Pietro Morgan Lippolis], curato dai Fratelli Maristi), passano a far parte di altre unità partigiane...
Nell'agosto 1944, a seguito dello sbarco sulle coste di Provenza delle truppe alleate, che ben presto liberavano interamente il Dipartimento di Nizza attestandosi sul nostro confine, i nostri partigiani prendevano contatto via terra e via mare (si veda la relazione sulla «Missione Corsaro») con i Comandi Alleati e gli appartenenti alla resistenza cominciarono a passare in numero sempre crescente la frontiera per arruolarsi nelle formazioni alleate e poter cosi più attivamente contribuire alla liberazione. 
Oltre ai partecipanti alla scuola sabotatori, di cui si fa cenno nel resoconto della «Missione Corsaro», furono parecchie decine i Ventimigliesi passati in Francia e incorporati nelle unità alleate.
Molti dei Ventimigliesi incorporati nelle unità alleate unita­mente a numerosi partigiani parteciparono alla fine marzo 1945 con le truppe alleate alla sanguinosa battaglia dell’Aution, che terminava con la cacciata delle truppe tedesche dal Bacino del Roia...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
La zona Nervia di Ventimiglia fotografata dalla collina di Collasgarba qualche giorno dopo il bombardamento del 10 dicembre 1943 - Fonte: Silvana Maccario 
 

10 dicembre 1943, venerdì
Prima incursione aerea su Ventimiglia, alle ore 13,30 circa. Prima è stato sorvolato e bombardato il ponte sul Nervia, verso Vallecrosia. Il ponte è rimasto intatto, ma sono state mietute molte vittime.
Pochi minuti dopo, altro stormo di aeroplani, circa 26, che ha colpito le Gianchette, in via Tenda. Le vittime, fra un posto e l’altro, oltrepassano il centinaio. Il frantoio, la casa Palmero e tutte le case vicine sono state rase al suolo.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988 

"... stavamo ritornando a casa ed eravamo giunti all’inizio del rettilineo che porta al cavalcavia di Nervia quando avvertimmo il rombo degli aeroplani. Alcuni passanti ci gridarono di toglierci dalla strada e di gettarci al riparo in una cunetta. E così facemmo. Coricati sulla schiena, vedemmo le fortezze volanti sorvolare Monte Agel, quello sopra Mentone, e puntare dritto. Era la direzione sempre seguita, ma stavolta vidi staccarsi da sotto le carlinghe dei cilindri d’acciaio e venire giù come piombi. Poi scoppiò l’inferno e non ho capito più niente… Gli scoppi cessarono all’improvviso e la terra smise di tremare. Una gran nube si levava dalle case di Nervia e molta gente correva per portare soccorso mentre altri fuggivano in senso inverso per allontanarsi dalle case diroccate… Nervia non c’è più. Tutte le case sono distrutte. I morti non si contano. Nell’ospedale di Ventimiglia i feriti vengono distesi a terra su materassi."
Marino Cassini, I Ricordi di Cirò, Il Grappolo, 2000 
 


L'opuscolo Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia..., Op. cit., dipinge, altresì, sempre in riferimento agli abitanti di Ventimiglia (IM), un quadro esauriente riferito alle vittime civili di guerra (spiccano le tragiche conseguenze dei terribili bombardamenti aerei del 10 dicembre 1943 sulla zona Nervia, a levante, e sulla zona Gianchette, poco a ponente del centro urbano), ai caduti militari sui vari fronti, ad altri caduti civili per altri fatti di guerra, ai caduti civili per azioni naziste, ai deportati politici, agli internati militari nei campi tedeschi e ad altri aspetti importanti di quel drammatico periodo.
Adriano Maini
 
In montagna, su per giù nel periodo stesso in cui vi sale Don Micheletto, vi si trasferiscono pure, per entrare fra i partigiani, col consenso e l'appoggio del loro maresciallo, i carabinieri di Ventimiglia, portandosi armi e bagagli.
Il maresciallo, rimasto in Ventimiglia con lo scopo di difenderli, verrà deportato in Germania, sebbene avesse quattro figli ancora piccoli.
La famiglia del maresciallo abitava in Camporosso.
Anche il maresciallo e la di lui moglie avevano esortato Don Micheletto a non presentarsi nell'esercito di Salò ed a recarsi in montagna.
Giovanni Strato, Op. cit. 

Fine ottobre 1944 - La "diaspora"
A proposito di "diaspora", parola nata per indicare la dispersione nel mondo del popolo ebraico, qualcuno è in grado di ricordare adeguatamente gli ebrei ventimigliesi scomparsi nel nulla? Io ho in memoria un nome sicuro: i fratelli Bassi [n.d.r.: invero - vedere anche infra - si trattava di padre e figlio: Ettore, il padre, e Marco, il figlio], merciai in via Cavour, ed uno incerto: il dottor Geva, con studio all'inizio di via Cavour [...]
Renato Pastorino, "Flashes" di guerra 1940-1945 in Renzo Villa e Danilo Gnech (a cura di), Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra (con la collaborazione di Danilo Mariani e Franco Miseria), Comune, Studio fotografico Mariani, Dopolavoro ferroviario, Ventimiglia, 1995
 
Motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana al partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morto a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944 -  Val Gavano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria". 
da documento IsrecIm in Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Con  decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1994, vistato dalla Ragioneria centrale in data 7 novembre 1994, n.  277/G, e'  stata  concessa la seguente ricompensa al valor militare "alla memoria" per attivita' partigiana:
Croce
Gaggero Davide, nato il 15 febbraio 1910 a Ventimiglia. Vicecomandante di brigata "D.  Novaro" SAP, temerario nelle sue azioni, amato dai suoi gregari, sempre primo nel pericolo, con sorprendente rapidita' con  due suoi compagni di lotta, riusciva a disarmare una parte dei soldati tedeschi del treno armato, dislocato nella stazione ferroviaria di Diano Marina. Al termine della riuscita operazione i tre garibaldini, coi prigionieri, venivano intercettati da altri tedeschi che intimavano loro di arrendersi. Rifiutata la resa, nell'impari lotta che ne seguiva, trasformatosi in un corpo a corpo, sopraffatto da numerosi nemici, il Gaggero soccombeva falciato a bruciapelo da una raffica. Esempio di coraggio, di fede, di eroismo garibaldino. - Diano Marina, 25 aprile 1945. 
Ministero della Difesa, Comunicato, Ricompense al valor militare per attivita' partigiana (GU n.155 del 5-7-1995)
 
 
Fonte: Fondazione Gramsci       
 
 
I partigiani della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" entrano in Ventimiglia liberata - Foto in Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, qui ripresa da Rete Parri

 
Motivazione della medaglia d'argento concessa alla memoria di Livio Duce. Dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana di giovedì 15 gennaio 1948

Altre fonti possono integrare ed ampliare questa panoramica, su altre situazioni, sulle interazioni con mirate azioni alleate, sui bombardamenti terrestri e navali degli alleati, sulle stragi compiute dai nazisti (Grimaldi, Torri, Ciotti, Latte), su altri partigiani, su altri antifascisti, su altri uomini deportati, sulla faticosa strada per costituire il C.L.N. Come, ad esempio, su Livio Duce, maggiore dei carabinieri caduto in Grecia in combattimento contro i tedeschi, o sui commercianti ebrei Bassi, Ettore, il padre, e Marco, il figlio, benefattori non solo degli ebrei stranieri in fuga, a causa delle Leggi Razziali antiebraiche del 1938, tramite Ventimiglia e zona verso la Francia nel periodo 1938-1939, ma anche benemeriti della città e del comprensorio, i Bassi, arrestati a Ventimiglia il 26 novembre 1943, incarcerati a Milano e deportati ad Auschwitz, da dove non fecero più ritorno.
Adriano Maini

Ventimiglia (IM): Monumento ai Caduti per la Libertà

Ieri mattina una folla commossa ha dato l'estremo saluto a Luigi Lorenzi, 80 anni, di Latte, frazione di Ventimiglia, floricoltore, partigiano, noto con il nome di «Luigiò». Al suo funerale svoltosi in forma civile una folla immensa di ex commilitoni, rappresentanti di associazioni partigiane, non solo di tutta la provincia, ma anche provenienti dal Basso Piemonte: Boves, Cuneo e San Dalmazzo.
[...] «Forse 'Luigiò' non sarebbe soddisfatto di tutto questo clamore», sottolinea un amico. Lorenzi, che fino all'ultimo ha lavorato nella sua campagna, è stato stroncato in pochi giorni da un aneurisma. Era un personaggio della Resistenza, conosciuto non solo della zona. Pieno di umanità, sempre disponibile per aiutare i più deboli ed esposti ai pericoli della guerra. Negli anni della Resistenza era stato in continuo contatto con le due divisioni che operavano in provincia: la «Cascione» e la «Bonfante». «Non faceva distinzione di fede politica se qualcuno doveva passare la frontiera clandestinamente. Ebrei, antifascisti, perseguitati trovavano in lui l'amico e salvatore». Ha operato durante tutto il periodo che va dal 1943 alla fine dell'ultimo conflitto mondiale, nelle Sap, unità della Resistenza che operavano all'interno della città. Sposato, lascia una figlia e due nipoti. «Non ha mai smesso fino all'ultimo di essere un altruista - dicono di lui chi lo conosceva bene. Con 'Luigiò' scompare una delle figure più significative di quel tragico periodo». Nel dopoguerra aveva continuato nella vita a essere un generoso, agendo nell'ombra e non cercando mai posizioni di prestigio o di primo piano. A Boves, e in altri centri piemontesi e liguri, inviava gratuitamente i suoi fiori in occasioni di cerimonie per l'anniversario della Liberazione o di altre ricorrrenze legate alle Resistenza. A Latte non si era mai vista tanta gente. «Resterà nella memoria di tutti - dicono alcuni amici - come il simbolo della solidarietà umana, dove nessun interesse né politico né di lucro ha mai avuto spazio». Convinto comunista, non aveva, però, prevaricato con le sue idee né imposto le sue convinzioni.
Italo Merlo, Passeur per la Resistenza, La Stampa, 26 maggio 1990