sabato 24 febbraio 2018

Nel 1939 si formò a Bordighera un gruppo antifascista...

Guido Hess Seborga e la moglie Alba Galleano - Fonte: Laura Hess
 
Di Guido [Hess Seborga] [la moglie Alba Galleano] condivise gli ambienti culturali e i gruppi antifascisti a Torino con Agosti, Galante Garrone, Ada Gobetti, Ciaffi, Navarro, Silvia Pons, Anna Salvatorelli, Raf Vallone, Giorgio Diena e a Bordighera con Porcheddu, Brunati, Lina Meyffret.
Entrò poi nella Resistenza e fu Azionista. È restata “famosa” la sua arringa su un tavolo a Trofarello ai soldati sbandati invitandoli alla Resistenza. Erano i giorni successivi all’8 settembre [1943]; lei e papà stavano tornando a Torino da Bordighera con l’ultimo treno prima che i tedeschi facessero saltare i ponti...
Laura Hess  

Un gruppo, che confluì dopo la guerra nel partito socialista ma che sorse autonomo intorno al 1939 ed ebbe come centro Bordighera, fu quello che fece capo a Guido [Hess] Seborga, un giovane il quale cominciò a osteggiare il fascismo fin dalla guerra d'Abissinia (lo disse ai compagni di scuola e fu "pestato" per tali sentimenti "anti-patriottici"). Attorno a Seborga si raccolsero numerosi giovani: Renato Brunati (poi garibaldino e trucidato dai tedeschi) [n.d.r.: Renato Brunati, fu insieme a Lina Meiffret ai primi del 1944, venne deportato prima a Oneglia, poi a Genova, infine fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino nel corso della tragicamente nota omonima strage], Lina Mayfrett (deportata in campo di concentramento), Beppe Porcheddu (il quale si suicidò nel '47 per la delusione che l'assetto politico scaturito dalla Resistenza provocò in lui). Questo gruppo lavorava anche in contatto con i torinesi Alba Galleano, Giorgio Diena, Vincenzo Ciaffi, Domenico Zucàro, Raffaele Vallone, Luigi Spezzapan, Umberto Mastroianni, Carlo Musso e altri. Il gruppo svolse soprattutto attività di propaganda di collegamento tra le regioni, di diffusione di libri proibiti e, quando giunse il momento della lotta aperta, i suoi principali esponenti, allora "azionisti", militarono nelle formazioni partigiane di "Giustizia e Libertà" e della "Matteotti".
Ruggero Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Garzanti, 1971

Luigi Nuvoloni. Nato a Sanremo il 9 settembre 1900, fucilato presso Borgomaro (Imperia) il 24 giugno 1944 [n.d.r.: alla sua memoria venne intitolata la V^ Brigata d'Assalto Garibaldi della II^ Divisione "Felice Cascione"]. Comunista, nel 1938 era entrato in contatto con altri antifascisti del luogo e, nel 1940, aveva costituito a Bordighera un Comitato di settore del Partito comunista... 
Redazione, Luigi Nuvoloni, ANPI


... nel ‘39 si formò a Bordighera un gruppo orientato verso i partiti della classe operaia e in particolare verso il partito socialista guidato da Guido Seborga, coadiuvato da Renato Brunati, Lina Mayfrett [Meiffret] e Beppe Porcheddu
Gli aderenti stabilirono contatti a Torino con il gruppo di Alba Galleano, Giorgio Diena, Vincenzo  Diena. Tra gli altri Domenico Zucaro, Raf Vallone, Luigi Spazzapan, Umberto Mastroianni, Carlo Mussa Pietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, Milano, La Pietra, 1968

Il nominato in oggetto [Quinto Garzo], camicia nera scelta della ex G.N.R., si è reso responsabile della fucilazione della fulgida figura dello scrittore Renato Brunati, e dell'arresto e della conseguente deportazione in Germania della Signorina Lina Meiffret, nota idealista, nemica dichiarata in campo aperto del fascismo e del nazismo. Il Garzo... nell'ottobre 1941 venne presentato alla Signorina Meiffret dallo scrittore Guido Hess, noto antifascista ed antinazista... Meiffret lo presentò allo scrittore Renato Brunati, il quale si interessò subito e molto del Garzo al punto da considerarlo come un fratello... Nei mesi di marzo ed aprile il Garzo, occupato in quel tempo a Savona nella costruzione della galleria rifugio, sottraeva settimanalmente della dinamite che trasportava a Bordighera e confidandosi con i suoi benefattori diceva loro che sarebbe servita per commettere atti di sabotaggio contro i trasporti tedeschi. ... nel mese di settembre 1943, unitamente a suo fratello, coadiuvò la signorina ed il Brunati nel trasporto delle prime armi a Baiardo per armare la nascente banda dei patrioti che lo stesso Brunati stava formando in quelle zone ... Il 3 dicembre 1943, sapendosi ricercato perché renitente al richiamo alle armi, [Garzo] dimostrò pusillanimità e grettezza arruolandosi nella G.N.R. Un giorno del mese di gennaio 1944 egli ebbe anche l'ardire di presentarsi in divisa da milite in casa del Brunati, epoca nella quale il detto Brunati teneva nascosti nella sua abitazione due Ufficiali inglesi e precisamente i tenenti Bell e Ross. La signorina Meiffret presente in casa del Brunati lo redarguì acerbamente ed egli allora ebbe a pronunciare la seguente minaccia "Ho una divisa e posso farle del male". Nei primi del febbraio il Console Bussi invitò la signorina Meiffret dicendole che un milite in servizio a Vallecrosia gli aveva riferito che in casa sua aveva riunito i componenti che dovevano far parte di un Tribunale dell'Indipendenza... Il giorno seguente unitamente al Brunati la Meiffret incontrò casualmente a Bordighera il Garzo e gli fece presente quanto il Console le aveva incolpato. In un primo tempo egli fece finta di cadere dalle nuvole... La stessa sera il Garzo verso le 22 si presentò in casa del Brunati e per circa un'ora insistette per conoscere se a San Remo esisteva un comitato di Liberazione, facendogli comprendere che se lo avesse messo al corrente di tale movimento lo avrebbe aiutato ed assecondato. Di fronte ai recisi dinieghi del Brunati il Garzo allora gli palesò che l'autore della denuncia al console Bussi era lui. Denuncia che secondo lui avrebbe fatto al fine di salvare il Brunati. Il 4 febbraio [1944] però, in conseguenza della denuncia il Brunati e la Meiffret venivano tratti in arresto...
Egidio Ferrero, Maresciallo di Polizia, nella comunicazione dell'Ufficio di Polizia Politica alle dipendenze dell'A.M.G. di Bordighera, prot. 35, Bordighera, 8 giugno 1945, al Pubblico Ministero presso la Corte d'Assise Straordinaria di Imperia - Ufficio di Sanremo. Ricerca di Giorgio Caudano
 
Fonte: Laura Hess

Fonte: Laura Hess
 
[ n.d.r.: una lettera, di cui qui sopra si può notare una riproduzione, indirizzata dal Garzo a Guido Hess Seborga il 18 dicembre 1941 costituisce una spia dei pregressi rapporti di costui con il mentovato gruppo degli antifascisti di Bordighera: "... Piani di Vallecrosia... Non sò cosa tu penserai del mio poema. Lina ha ritenuto fin'ora tutto valido... Spero che a Torino <città di residenza, dove in quel momento si trovava Guido Hess Seborga> non faccia molto freddo, forse ci sarà neve... Quando ritornerai a Bordighera?... non mancherai i miei saluti ai nostri compagni. Che hanno detto della fotografia?... Anche Brunati ti saluta...  ]

Erano già presenti nell'autunno del 1943 diversi comitati locali nei principali centri, ma ancora troppo deboli sul piano politico-militare. Nella zona di Imperia esisteva già un Comitato di Unione, cui aderivano i tre principali partiti, il Partito Comunista, il Partito Socialista, la Democrazia Cristiana. Altri minori comitati furono quello di Sanremo, quello di Taggia, quello di Bordighera.  
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Nei primi di ottobre 1943 Bruno Erven Luppi dopo varie peripezie raggiunge la sua abitazione a Taggia ... In quel periodo entra a far parte del Comitato di Liberazione di Sanremo, come rappresentante insieme al Farina del PCI, con l’incarico di addetto militare. Organizza pure il CLN di Taggia ... Il gruppo prende pure contatto con la banda armata di Brunati, dislocata a Baiardo e con altre formatesi in Valle Argentina. 
Prof. Francesco Biga, La Resistenza Ligure nei suoi rapporti con la Resistenza e gli Alleati in Provenza (1943-1946) in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall'Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)
 
Bruno Luppi. Nato a Novi di Modena l'8 maggio 1916. Figlio di un antifascista, fin da ragazzo prese parte alla lotta clandestina contro il regime fascista e, nel 1935, venne arrestato e incarcerato a Modena. Trasferitosi a Taggia (IM), si inserì nell'organizzazione comunista clandestina di Sanremo (IM). L'8 settembre 1943 era ufficiale dell'esercito quando venne catturato dai tedeschi. Riuscì però a fuggire a Roma dove partecipò ai combattimenti di Porta San Paolo. Tornato nuovamente in Liguria, fu tra gli organizzatori della lotta armata ed entrò a far parte del C.L.N. di Sanremo. Per incarico della Federazione Comunista di Imperia il 20 giugno 1944 organizzò, con altri dirigenti del partito, la prima formazione regolare partigiana del ponente ligure, la IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione",  con sede nel bosco di Rezzo (IM), la quale diventò a luglio 1944 la II^ Divisione "Felice Cascione".  Il 27 giugno 1944 da comandante di Distaccamento venne gravemente ferito nella battaglia di Sella Carpe tra Baiardo (IM) e Badalucco (IM). Per mesi riuscì avventurosamente, ancorché costretto alla macchia pur nelle sue tragiche condizioni di salute, a sottrarsi alla cattura da parte del nemico. In seguito, appena guarito, assunse la carica di vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria.
Vittorio Detassis


Rivedo Lina Meyfrett che pare sempre miracolosamente scampata ad un campo di concentramento e insieme ricordiamo Renato Brunati e Beppe Porchedddu...
Guido Seborga, Occhio folle, occhio lucido, Ceschina, Milano, 1968, ristampa Graphot Spoon-River, Torino, 2012, pag. 45

Fonte: Laura Hess
Fonte: Laura Hess
 
[n.d.r.: di Lina Meyffret Guido Hess Seborga conservò anche i testi, con ogni probabilità dal medesimo dattiloscritti, di alcuni versi - si vedano le immagini qui sopra - composti in lingua francese ]
 

domenica 6 novembre 2016

Un carretto dei gelati che fu d'aiuto ai partigiani

Vista da Perinaldo (IM) una panoramica della vallata percorsa dal carretto di cui all'articolo
 
L’8 settembre 1943 ero militare a Verona, all’aeroporto di Villafranca, per un corso di volo notturno... Viaggiai in treno, scendendo e risalendo innumerevoli volte per superare i tutti i posti di blocco.
 
Bordighera (IM): la zona della stazione ferroviaria in cui abitava Mariani - vedere infra -

Arrivai a casa mia a Bordighera
. Mi arruolai nella Todt, l’organizzazione tedesca che “assumeva” operai italiani per lavori di costruzione, perché era convinzione generale che chi lavorava nella Todt non sarebbe stato richiamato militare. Lavorai a Mentone, poi un giorno, un manifesto affisso sui muri della città non lasciava dubbi: Todt o non Todt tutti gli uomini della classe 1921, la mia, e di altre venivano richiamati alle armi nell’esercito della Repubblica di Salò. I renitenti, “Kaputt!”. Con i fratelli Biancheri fuggimmo a Seborga [(IM)]. Qui dopo l’8 settembre era anche arrivato un ufficiale della RAF, l’aviazione inglese, di origine brasiliana, ma arruolato appunto nell’aviazione inglese. Dopo l’8 settembre era arrivato anche lui a Seborga e aveva dispiegato la bandiera inglese sul campanile della chiesa di Seborga. Noi segnalammo l’incoscienza e la pericolosità del gesto: “Qui comando io!” fu la risposta. 
Ci spostammo a Perinaldo perché là era troppo pericoloso. La stessa notte i tedeschi rastrellarono Seborga e uccisero [era il 9 settembre 1944] il pilota inglese [n.d.r.: si trattava invece di F. Abdon Miranda, detto Tinico, peruviano, non un pilota] e la famiglia che lo ospitava
Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007   
 
Seborga (IM)

Miranda potrebbe aver seguito in Italia come domestico o come amico la famiglia Manassero, cui appartenevano le due giovani partigiane italiane, trucidate in quel triste avvenimento, le sorelle Carmen e Gioconda Manassero, nate nella stessa città di Miranda, Callao.


Seborga si era trovata sotto il fuoco delle artiglierie tedesche. Cinque persone sfollate trovarono la morte sotto le macerie dell'edificio scolastico colpito in pieno. I nazisti occuparono poi il paese dando ordine alla popolazione di portarsi sulla strada provinciale per un controllo. Antonio Maccario, ex cantoniere, che non fece in tempo ad eseguire l'ordine, fu ucciso all'istante. Vennero catturati cinque giovani partigiani, di cui due ragazze, le sorelle Manassero. Trascinati sul piazzale situato all'ingresso del paese, vennero torturati e quindi fucilati. I corpi vennero gettati nella scarpata sottostante. Alle due sorelle Manassero venne concesso di morire strettamente abbracciate. Appena i tedeschi si allontanarono, la popolazione raccolse i cinque corpi trasportandoli nella camera mortuaria e poi a Bordighera. Del partigiano Emilio Valle, scomparso durante il rastrellamento, non si seppe più nulla.
Adriano Maini
 
Eravamo al comando di Cekoff  [n.d.r.: Mario Alborno di Bordighera (IM), da dicembre 1944 Vice Commissario della IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini"], comandante partigiano che da borghese abitava a Bordighera.
I problemi erano tanti e tutti molto seri.

Eravamo 30 partigiani tra cui una ragazza, Sascia [n.d.r.: Ada Pilastri], ma la metà era disarmata. Proposi a Cekoff  un piano per recuperare un po’ di armi e ne discutemmo a lungo. Alla fine accettò, chiedendomi di quanti uomini avessi bisogno. “Nessuno, corriamo meno rischi se vado da solo”. E così fu. Abitavo a Bordighera tra lo scalo merci della stazione e una casa dove erano accasermati dei militi fascisti. Casa mia era vuota, perché i miei genitori erano sfollati, come era stato consigliato da Radio Londra, che suggeriva di abbandonare le case vicino ai nodi ferroviari perché soggetti a bombardamento. Dalle mie finestre controllavo agevolmente ogni movimento in stazione e nella casermetta dei fascisti.
 
Bordighera (IM): la stazione ferroviaria con in primo piano un edificio dell'ex scalo merci

Avevo notato che ogni notte i militi si recavano a scaricare le merci che arrivavano con il treno e lasciavano la caserma sguarnita.
 
Un carretto d'epoca della ditta "Eccolo". Archivio: Mauro Maccario di Bordighera (IM)

Il gelataio Eccolo (Renzo Pirotelli) mi prestò il triciclo fatto a barchetta, con il quale durante l’estate vendeva i gelati sul lungomare di Bordighera e Vallecrosia. Mi procurai anche un attrezzo da scasso e un piccone, depositai tutto nel portone di casa mia e attesi la notte.
 

Alle 2 regolarmente arrivò il convoglio e tutti i militi uscirono per andare a scaricare il treno. Mi precipitai a portare il triciclo con gli arnesi da scasso vicino all’ingresso della casermetta.
Piano piano, per fare meno rumore possibile, forzai la porta.
Proprio nell’ingresso era in bella mostra la rastrelliera dei fucili con casse di munizioni. Tre alla volta li caricai nel ventre della barchetta e al quindicesimo caricai le scatole di munizioni. Il triciclo era quasi colmo.
 


Riportai il carretto nel portone di casa mia e camuffai il carico coprendolo con alcuni pezzi di legna da ardere e una coperta.

Bordighera (IM): un tratto dello stato attuale della Via Romana verso Vallecrosia

Prima che i militi tornassero, ero già sulla via Romana verso Vallecrosia. Passai anche per stradine, per evitare le ronde che facevano rispettare il coprifuoco, ma a Vallecrosia era inevitabile superare il posto di blocco.
C’era un milite fascista che conoscevo: mi rimproverò di non rispettare il coprifuoco chiedendomi cosa trasportassi.
Aprendo il coperchio della gelatiera risposi che stavo portando legna da ardere ai miei genitori sfollati a Soldano e viaggiavo di notte per evitare i bombardamenti.
E a Soldano non c’è legna?
“Si! Tanta, ma costa cara e questa l’avevamo in casa.”
Mi lasciò passare senza controllare sotto la legna.
Pedalai e pedalai con fatica sulla leggera salita per arrivare fino a Massabò
[Frazione di Perinaldo], dove mi aspettava Franco Palombi, un amico di Bordighera che mi aiutò a spingere lungo i tornanti per Perinaldo. Senza il suo aiuto non ce l’avrei fatta. Arrivammo stremati in cima alla collina … un urlo di gioia ci accolse. Baci, abbracci e strette di mano. La  V^ Brigata partigiana Garibaldi era tutta armata! 
Gli adulti di oggi di Vallecrosia senz’altro, nella loro infanzia, hanno assaggiato i gelati della barchetta di “Eccolo! Eccolo!”. Forse non sanno che quella barchetta ci aiutò a conquistare la libertà di cui oggi godiamo. 
La notte successiva venimmo attaccati da una autocolonna di tedeschi.
Ci difendemmo, malgrado i tedeschi sparassero anche con una mitragliera pesante.
Dei nostri perì un partigiano di Pigna che, nella vita civile, faceva il cuoco.
Il sanremese Adler venne raggiunto da una raffica di ben 8 colpi. Non morì.
Era un giovane di origine ebrea, sfollato a Perinaldo con la madre austriaca per sfuggire alle deportazioni.
 
Perinaldo (IM): poco a levante del centro abitato

A Perinaldo si era arruolato con noi [...]

Nel febbraio del 1945 un agente telegrafista di una radio rice-trasmittente clandestina che operava nella nostra zona venne scoperto e catturato. La scoperta del telegrafista bloccò il flusso di informazioni militari tra i partigiani e gli alleati. Viste le mie qualifiche militari di "operatore radio", il CLN  dispose il mio trasferimento nella vicina Francia liberata [...]
Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Da sinistra: Angelo Athos Mariani, Luciano Rosina Mannini e il sergente radiotelegrafista americano George Pecoraro. Fonte: G. Fiorucci, op. cit.
 
Perinaldo (IM): il Convento

[...] stavamo bivaccando con il vice commissario Cekof [Mario Alborno] attorno ad un vecchio convento, in quel di Perinaldo, nell’entroterra di Bordighera a 600 metri di altitudine. I problemi erano tanti e tutti molto seri. Eravamo 30 partigiani, compresa una ragazza (Sascia). Il 50% di questi uomini era disarmato. A questo punto mi venne un’idea che proposi a Cekof, il quale dopo avermi ben ascoltato, discutendo dei pro e dei contro accettò il mio piano e mi chiese di quanti uomini avessi bisogno. «Nessuno» risposi, «corriamo meno rischi se vado da solo» e così fu
[...] Ero consapevole del rischio qualora il colpo non fosse riuscito, ma più ancora pensavo ai compagni che aspettavano nella speranza di avere tutti un’arma. Pedalai, pedalai, mi feci forza ed arrivai faticosamente in zona Massabò (a fondo valle di Perinaldo) dove mi aspettava un amico (Franco Palombi di Bordighera, tuttora in vita) che avevo precedentemente avvisato e che mi aiutò a spingere lungo la salita verso Perinaldo. Determinante e prezioso fu l’aiuto che mi diede Franco senza il quale non so se avrei potuto portare a buon fine il colpo. Arrivammo così in cima alla montagna... un urlo di gioia ci accolse, abbracci, baci, strette di mano, il quinto distaccamento è tutto armato! [...]
Redazione, I diari, le storie, le memorie. Angelo Mariani racconta ai ragazzi di Bordighera. Caricai tutti i fucili per noi sul carrettino da gelataio, Patria Indipendente, 30 settembre 2005
 
Lasciapassare francese rilasciato ad Angelo Mariani, valido dal 9 al 15 aprile 1945. Fonte: G. Fiorucci, op. cit.

Angelo Mariani (classe 1921) iniziò a militare nella Resistenza ai primi di settembre del 1944 nel Distaccamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", comandato da Mario Alborno
Cecoff. 
Mariani partecipò a numerose azioni tra la Val Nervia e la Val Roia. Entrato nel Gruppo Sbarchi, da marzo 1945 fino alla Liberazione operò come marconista, assieme ad altri partigiani italiani, presso il Quartier Generale Alleato di Cimiez a Nizza.             
Vittorio Detassis

venerdì 29 aprile 2016

Ventimiglia (IM) nella Resistenza: cenni

 
Zone di Ventimiglia (IM) prossime al Grammondo

Dall’inizio del mese di agosto la divisione Legnano, fino ad allora installata a cavallo dei dipartimenti del Var e delle Alpes-Maritimes, si ritirò nella penisola, ed alcuni suoi soldati provocarono degli incidenti al passaggio della frontiera di Ponte San Luigi: «I soldati intonarono “Bandiera Rossa”, molti salutarono col pugno alzato. Il generale Vercellino trasmise, a questo proposito, una circolare che incitava gli ufficiali a sparare per ristabilire l’ordine». <42. All’inizio di settembre fu la volta della divisione Emanuele Filiberto Testa di Ferro, che pose meno problemi nell’attraversamento di Ventimiglia e nella risalita della val Roja in direzione del colle di Tenda. Con l’annuncio radiofonico della capitolazione ad opera del maresciallo Badoglio, la sera dell’8 settembre, la situazione divenne caotica, poiché elementi della 201ª divisione costiera, che stazionavano nella zona di Mentone, ripiegarono in disordine su Ventimiglia con altri effettivi della 224ª divisione costiera precedentemente di stanza nella zona di Nizza, mentre il 7° Alpini assicurava la protezione del ripiegamento funzionando da retroguardia delle truppe che cercavano di raggiungere l’Italia attraverso col de Braus e/o le Corniches. Il generale De Castiglioni, comandante della divisione Pusteria dalla quale dipendeva il 7° Alpini, arrivò nella stazione di Ventimiglia con il treno proveniente da Roma il 9 settembre a mezzogiorno; decise di assumere il comando nella val Roja e provò a costituire una ridotta difensiva nella zona di Tenda, facendo leva sul 7° Alpini, e sui resti della 224ª e 201ª divisioni costiere: «Ordinai al colonnello Lorenzotti che rinforzasse la difesa degli accessi occidentali di Ventimiglia già da lui predisposta; che rimanesse col comando del 7° Alpini ed un battaglione a Ventimiglia fino al mattino del 10 settembre per riordinare i reparti rimpatrianti, disciplinarne il movimento ed avviarli tutti in Val Roja verso la zona di Tenda; che, a movimento ultimato, facesse saltare i ponti di confine sulla Cornice […] Il 10 settembre, volli riprendere contatto con le truppe per “tastarne il polso”. Ridiscesi perciò la valle Roja fino ad Airole: incontrai vari reparti costieri e territoriali che marciavano in disordine, affaticati e stanchi perchè non allenati alla marcia: marciava invece bene un grosso battaglione di reclute dell’89° fanteria; chiudevano la lunga colonna i reparti del 7° Alpini, in ordine e alla mano. Lorenzotti mi informò dell’avvenuto brillamento delle interruzioni di Ventimiglia che avevano bloccato l’inseguimento dei tedeschi sulla Cornice […]. Nelle prime ore dell’11 settembre venni chiamato al telefono dal Forte Alto di Tenda dal generale Gazzale, comandante della 201° divisione costiera ritiratasi dalla Liguria nell’alta Valle Tanaro; mi segnalava di essere giunto colà con pochi elementi; che le sue truppe ripiegavano dal Colle di Nava sul Tanarello in seguito a pressione nemica; che era opportuno io mi guardassi anche da quella parte» <43.
[NOTE]
42 M. BROCCHI, Relazione sull’occupazione italiana della Provenza, Ravenna 1945, p. 92.
43 Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma, cartella N° 2121/A/5, testimonianza del generale De Castiglioni raccolta nel luglio 1944 a Roma.

Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012) 
 
Ventimiglia (IM): la palestra ex G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio)

Il 25 Luglio del 1943 vengono tolte da un gruppo antifascista le insegne dalla sede del Fascio di Ventimiglia...
Dopo l’8 settembre 1943 le forze armate di stanza a Ventimiglia si sciolgono e le Caserme vengono abbandonate. Ne approfittano i nuclei della Resistenza per sabotare le armi pesanti ed asportare le armi leggere con relative munizioni portandole in montagna per armare distaccamenti partigiani in formazione, che si raccoglieran­no più tardi nella V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"].
Tutta la città è permeata dallo spirito di rivolta, che si diffonde anche fra i ragazzi delle Scuole dove, per iniziativa di uno scolaro, Rino Poli [Rino, che in seguito fece parte della V^ Brigata], la raccolta dei fondi «Pro Mitra» lanciata dalla Repubblica di Salò viene boicottata.
... e si formano i primi nuclei della Resistenza...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
Ventimiglia - Dal 25 luglio al 20 settembre 1943 rimane in carica il podestà Galleani di Sant'Ambrogio che da anni amministrava la città. Prima dell'8-9-1943 esisteva in Ventimiglia un presidio tedesco all'interno della Stazione F.F.S.S., ma con lo sbandamento delle truppe italiane della IV armata il presidio si ritira in San Remo. All'8 settembre la popolazione prende armi viveri e vestiari nelle caserme «Gallardi» e «Trossarelli». Contemporaneamente, i futuri dirigenti del fascio repubblicano locale Ferdinando Rey, Ugo Ughetto, Elio Piccioni, il generale della milizia Brandimarte (forse legionario col generale Franco nella guerra civile spagnola 1936-39) [n.d.r.: Brandimarte già efferato squadrista fascista a Torino all'inizio del triste ventennio; arrestato proprio a Ventimiglia, dove a quel dunque era solo di passaggio, nel secondo dopoguerrra] ed il commissario di P.S. Pavone insieme a reparti tedeschi raggiungono la città dove sbarcano dagli autocarri ed iniziano una occupazione totale. Da quel giorno, fino alla liberazione, vi instaurano la loro autorità indiscussa, coadiuvati nel governare dai predetti militi, che eleggono Ugo Ughetto commissario prefettizio della città (A.S.R.).
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Sono Elio Riello, nato a Ventimiglia il 10 luglio 1922 e sono stato arrestato a Ventimiglia il 21 maggio del 1944. Ero il segretario del costituendo Comitato di Liberazione, perché qui eravamo proprio in fase iniziale allora, si parlava poco dei partigiani e di altre cose. Sono stato arrestato dalla Guardia Repubblichina. Sono stato portato ad Imperia dopo un interrogatorio a Ventimiglia. Ad Imperia siamo stati alcuni giorni e poi siamo stati portati nel carcere di Marassi a Genova. Da Marassi dopo un po’ siamo stati trasferiti a  Fossoli... I tedeschi sono entrati in funzione solo dopo Mauthausen praticamente... [n.d.r.: a questo collegamento la testimonianza completa di Elio Riello sulla sua deportazione]
Redazione, Elio Riello, Lager e deportazione



... Peggau  era  uno  dei  cinquanta  sotto campi  di Mauthausen...  fu  completamente  evacuato  il  2  aprile  1945  e  i  deportati  in  grado  di  camminare  costretti  a  raggiungere  Mauthausen  a  piedi, nella  cosidetta  marcia  della  morte... I  superstiti  arrivarono  a  Mauthausen il  7  aprile  in  penose  condizioni.  Pochi  sopravvissero,  alcune  centinaia  i morti  di  questo  campo... Gli  italiani,  mescolati  a  qualche  francese  e  moltissimi  russi,  erano  non più  di  dieci  secondo  la  testimonianza  del  deportato  Elio  Riello... 

Rodolfo Ridolfi, Domenico Vanni sovversivo per la libertà, Edizioni Marradi Free News, 2011

Elio Riello: "... i punti fissi del costituendo Comitato di Liberazione di Ventimiglia erano il Cap. Silvio Tomasi, presidente, ed Elio Riello, segretario... Il costituendo C.L.N. di Ventimiglia, tramite il Baletti Emilio, aveva rapporti con il C.L.N. di Torino e precisamente con l'avv. Martorelli Renato. Nel frattempo il Cap. Tomasi aveva preso contatto con il Gruppo della Giovane Italia, operante attivamente soprattutto nella Stazione di Ventimiglia, i cui esponenti principali erano Muratore Olimpio e Rubini Alessandro. La Giovane Italia inoltre aveva fatto e continuava a fare azioni di proselitismo e cercava collegamenti con altri Gruppi che erano in azione, specie nella zona di Bordighera... Biancheri Antonio non era Capo del C.L.N. di Ventimiglia, ma uno degli esponenti maggiori della Resistenza a Bordighera... Tomasi Silvio era il capo del  C.L.N. di Ventimiglia..."
don Nino Allaria Olivieri, Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999

Ventimiglia (IM): la stazione ferroviaria

Nella stazione di Ventimiglia agisce un gruppo cospirativo di ferrovieri antifascisti. Il gruppo è scoperto nella primavera del 1944, molti patrioti vengono arrestati e alcuni sono deportati nei campi di concentramento od uccisi [...]
Essi sono: Ferrari Edoardo, cantoniere, ucciso al Turchino nell'eccidio del 19 maggio '44; Muratore Olimpio di Pasquale, alunno ferroviere, nato a Ventimiglia il 9-12-22 e deceduto a Mauthausen il 2-9-44; Palmero Giuseppe, manovale, deceduto a Fossoli; Rubini Alessandro di Carlo, capostazione di I^ classe, nato a Novara nel 1891 e deceduto a Mauthausen il 17-12-44; Lerzo Ernesto di Giuseppe, conduttore, nato a Genova il 15-11-1913 e deceduto a Mauthausen il 15-3-45; Pietro Trucchi di Sebastiano, conduttore, nato a Camporosso (provincia di Imperia) il 14-10-1912 e deceduto a Mauthausen il 2-3-45; Viale Eraldo di Nicola, operaio, nato a Ventimiglia nel 1911 e deceduto a Mauthausen il 4-3-45.
Da un promemoria riguardante Rubini Alessandro, fornito, come le notizie sopra trascritte, da Poli Rino tramite Biga, si estrae quanto segue: «Rubini Alessandro, nato a Novara il 4-11-1891, nel 1944 era capo­ stazione di l^ classe nella stazione FF.SS. di Ventimiglia. Fu arrestato il 23-5-44 per attività politica antifascista e quale appartenente al Comitato clandestino di Liberazione. Rimase nelle carceri di Imperia dal 23-5-44 al 28-5-44. Quindi fu detenuto a Genova (carceri di Marassi) dal 29-5-44 all'8-6-44. Successivamente fu a Fòssoli di Carpi, dall'S-6-44 al 21-6-44. Da ultimo fu a Mauthausen, fino alla data del suo decesso (17-12-44)».
Dalla stessa relazione nella quale il Poli espone i fatti di Ventimiglia si deduce che nella primavera del 1944 in frazione Ville [di Ventimiglia (IM)] si era formato un gruppo di patrioti, fra i quali vi era il Poli Rino. Una giovane donna, sfollata e abitante in frazione Ville con la famiglia, portò ai patrioti due pistole mitragliatrici: trasportò i pezzi smontati e le munizioni in diverse volte, avvicinandosi come se cercasse erba per le bestie.
I gruppi di giovani alla macchia, formatisi in quel tempo nella zona, erano parecchi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
... uno di questi, costituito da giovani ferrovieri nella Stazione Ferroviaria col compito di assicurare collegamenti, verrà più tardi scoperto ed i suoi membri arrestati e inviati in un campo di concentramento, dal quale non faranno più ritorno. 
Eccone i nomi:  Edoardo Ferrari, cantoniere - Giuseppe Palmero, manovale - Alessandro Rubini, capo stazione di I^ classe - Ernesto Lerzo, conduttore - Pietro Trucchi, conduttore - Eraldo Viale, operaio...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971 
 
I ferrovieri di Ventimiglia facevano parte non solo della "Giovane Italia", ma ancor prima di una rete clandestina regionale di ferrovieri con epicentro a Genova. Di più: secondo Paolo Paoletti, autore di "Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria" (Frilli - Genova, 2009), che riporta precise affermazioni proprio nel suo testé richiamato libro, la "Giovane Italia" o "Giovine Italia" era collegata, per l'appunto, anche ai Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria, organizzazione che vedeva il prof. Giuseppe Bottaro quale responsabile di tutte le formazioni militari "Giovine Italia" (dunque, erano diverse in regione); l'opera in questione riporta, inoltre, i dettagli delle relazioni della polizia ferroviaria (repubblichina) e della GNR (polizia politica) di Ventimiglia, fatte agli organi superiori in merito alle ampie denunce compiute dagli  infiltrati ed alla base della retata di maggio; altri aspetti, quale la tessera del V.A.I. di un noto patriota della zona, fanno supporre che altri antifascisti della zona, per loro fortuna non caduti in trappola, fossero attivi in tale contesto, ma non ci sono documenti per approfondire il tema. Tornando ai ferrovieri, il gruppo della città di confine doveva ostacolare il traffico di materiale bellico sia in Francia sia in Italia, essendo ritenuto imminente lo sbarco alleato e doveva occupare militarmente la stazione ed un tratto della linea ferroviaria, per preservarli da sabotaggi delle truppe nemiche durante la prevista evacuazione. Nell'atrio della stazione ferroviaria Porta Principe del capoluogo ligure la lapide che commemora i quarantacinque ferrovieri caduti nella Resistenza annovera anche i colleghi martiri di Ventimiglia. Di questi ultimi è emblematica la figura di Giuseppe Palmero, nato a Ventimiglia il 3 giugno 1924, ivi residente, celibe, che, catturato a Bordighera il 23 maggio 1944, dopo l'inevitabile passaggio per le carceri di Oneglia, arrivò nel campo di transito di Fossoli dopo il 6 giugno 1944, ricevendo la matricola 1422. Venne fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 nel corso di una strage voluta dalle SS naziste come rappresaglia dalle oscure motivazioni, così come non decifrabili risultano tuttora i criteri di selezione dei condannati. Di quel manipolo di coraggiosi ferrovieri si salvò, invero, l’alunno d’ordine Filippo Airaldi: riuscì dalle parti di Bolzano ad evadere e a lanciarsi dal carro merci che trasportava diversi detenuti in Germania; aiutato da colleghi, tre mesi dopo faceva rientro in provincia di Imperia; arrestato ancora due volte, tornò ogni volta a combattere insieme ai partigiani in montagna. Il capitano Silvio Tomasi, già partecipe alla tragica campagna di Russia dell'ARMIR in seno all'89° Reggimento di Fanteria Salerno, di stanza per l'appunto a Ventimiglia, della Divisione Cosseria, prigioniero a Fossoli, deportato a Mauthausen e là deceduto, era anche un membro del C.L.N. di Bordighera, del primo C.L.N. di Bordighera. Di questo Comitato vennero arrestati in quel periodo anche Ettore Renacci, anch'egli deceduto nell'eccidio di Cibeno, e Tommaso Frontero, il quale ultimo, transitato anche lui da Fossoli, invece sopravvisse alla terribile esperienza dei lager nazisti. Cadde nella Resistenza un altro ferroviere operante a Ventimiglia, Bruno Cianetti, capo squadra manovra, fucilato, come indicano alcune fonti, a Pigna il 2 settembre 1944. 
Adriano Maini  

[…] uno scritto che dietro mia richiesta è stato gentilmente preparato dal dottor Ilo Martini, ex ufficiale dell’esercito, nominato Comandante della Divisione SAP “G.M. Serrati”. Lo scritto ciclostilato è intitolato Appunti, memorie e ricordi del Comandante Ilo Martini (Rolando) e porta la data dell’ottobre 1969: […] In primavera [del 1944] mi recai verso Arma di Taggia ove, tramite il CLN provinciale e quello locale, era stato fissato un incontro con il comandante ed il commissario di quel gruppo di azione partigiana […] Era importante prendere accordi sul piano operativo, coordinando le azioni con il CLN locale, il CLN provinciale, il Comando di zona delle formazioni partigiane e il nostro Comando Divisione “G.M. Serrati” […] Insistetti sulla necessità dei collegamenti zonali e settoriali, oltreché centrali, e diedi le istruzioni per prendere contatto con le formazioni di Sanremo, Bordighera, Ventimiglia, Riva e San Lorenzo, sino ad Imperia. Diedi incarico di organizzare un incontro con il Comando delle formazioni SAP di Sanremo e con quello di Bordighera e di Ventimiglia-confine. Fu anche ipotizzato un incontro con le forze operanti sulla costa francese di Mentone e Villafranca sino a Nizza […]” 
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

Il 30 aprile 1944, Maffini fu inviato in missione speciale in Francia, per un servizio di controspionaggio: avrebbe dovuto scovare spie dell’Ovra e delatori che operavano in Haute Savoie. Individuato dalle autorità elvetiche non poté più rientrare alla base; riuscì comunque a far passare, via filiera (Belluno), le notizie richieste.  
Da questo momento Maffini ritornò in Francia, la sua missione in Italia era finita, ha dichiarato di avere atteso per otto giorni alla frontiera di Ventimiglia la guida che lo doveva aiutare a superare il confine: con lui c'era anche una famiglia di ebrei. <479
479 A. Bechelloni, M. Astolfi, Darno Maffini raconte, op. cit., p. 53.
Eva Pavone, Gli emigrati antifascisti italiani a Parigi, tra lotta di Liberazione e memoria della Resistenza, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Firenze, 2013
 
Intanto nell'entroterra si moltiplicano le azioni di guerriglia da parte dei gruppi partigiani formati in preponderanza da Ventimigliesi...
Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi.
Ecco le principali missioni del gruppo... [vedere a questo link]
6) a seguito di queste ed altre minori azioni, la sede del distaccamento veniva individuata dal Comando Tedesco e il Comando Partigiano decideva allora di spostarla oltre confine, sul pendio ovest del Grammondo in località Alborea [o Albarea] del Comune francese di Sospel, ... vengono imprigionati a Sospel, selvaggiamente torturati, massacrati...
[n.d.r.: un resoconto, comunque non esaustivo, della strage nazifascista di Sospel è riportato a questo link]
I superstiti, diversi dei quali feriti [tra i quali] Lippolis [Pietro Morgan Lippolis], curato dai Fratelli Maristi), passano a far parte di altre unità partigiane...
Nell'agosto 1944, a seguito dello sbarco sulle coste di Provenza delle truppe alleate, che ben presto liberavano interamente il Dipartimento di Nizza attestandosi sul nostro confine, i nostri partigiani prendevano contatto via terra e via mare (si veda la relazione sulla «Missione Corsaro») con i Comandi Alleati e gli appartenenti alla resistenza cominciarono a passare in numero sempre crescente la frontiera per arruolarsi nelle formazioni alleate e poter cosi più attivamente contribuire alla liberazione. 
Oltre ai partecipanti alla scuola sabotatori, di cui si fa cenno nel resoconto della «Missione Corsaro», furono parecchie decine i Ventimigliesi passati in Francia e incorporati nelle unità alleate.
Molti dei Ventimigliesi incorporati nelle unità alleate unita­mente a numerosi partigiani parteciparono alla fine marzo 1945 con le truppe alleate alla sanguinosa battaglia dell’Aution, che terminava con la cacciata delle truppe tedesche dal Bacino del Roia...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
La zona Nervia di Ventimiglia fotografata dalla collina di Collasgarba qualche giorno dopo il bombardamento del 10 dicembre 1943 - Fonte: Silvana Maccario 
 

10 dicembre 1943, venerdì
Prima incursione aerea su Ventimiglia, alle ore 13,30 circa. Prima è stato sorvolato e bombardato il ponte sul Nervia, verso Vallecrosia. Il ponte è rimasto intatto, ma sono state mietute molte vittime.
Pochi minuti dopo, altro stormo di aeroplani, circa 26, che ha colpito le Gianchette, in via Tenda. Le vittime, fra un posto e l’altro, oltrepassano il centinaio. Il frantoio, la casa Palmero e tutte le case vicine sono state rase al suolo.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988 

"... stavamo ritornando a casa ed eravamo giunti all’inizio del rettilineo che porta al cavalcavia di Nervia quando avvertimmo il rombo degli aeroplani. Alcuni passanti ci gridarono di toglierci dalla strada e di gettarci al riparo in una cunetta. E così facemmo. Coricati sulla schiena, vedemmo le fortezze volanti sorvolare Monte Agel, quello sopra Mentone, e puntare dritto. Era la direzione sempre seguita, ma stavolta vidi staccarsi da sotto le carlinghe dei cilindri d’acciaio e venire giù come piombi. Poi scoppiò l’inferno e non ho capito più niente… Gli scoppi cessarono all’improvviso e la terra smise di tremare. Una gran nube si levava dalle case di Nervia e molta gente correva per portare soccorso mentre altri fuggivano in senso inverso per allontanarsi dalle case diroccate… Nervia non c’è più. Tutte le case sono distrutte. I morti non si contano. Nell’ospedale di Ventimiglia i feriti vengono distesi a terra su materassi."
Marino Cassini, I Ricordi di Cirò, Il Grappolo, 2000 
 


L'opuscolo Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia..., Op. cit., dipinge, altresì, sempre in riferimento agli abitanti di Ventimiglia (IM), un quadro esauriente riferito alle vittime civili di guerra (spiccano le tragiche conseguenze dei terribili bombardamenti aerei del 10 dicembre 1943 sulla zona Nervia, a levante, e sulla zona Gianchette, poco a ponente del centro urbano), ai caduti militari sui vari fronti, ad altri caduti civili per altri fatti di guerra, ai caduti civili per azioni naziste, ai deportati politici, agli internati militari nei campi tedeschi e ad altri aspetti importanti di quel drammatico periodo.
Adriano Maini
 
In montagna, su per giù nel periodo stesso in cui vi sale Don Micheletto, vi si trasferiscono pure, per entrare fra i partigiani, col consenso e l'appoggio del loro maresciallo, i carabinieri di Ventimiglia, portandosi armi e bagagli.
Il maresciallo, rimasto in Ventimiglia con lo scopo di difenderli, verrà deportato in Germania, sebbene avesse quattro figli ancora piccoli.
La famiglia del maresciallo abitava in Camporosso.
Anche il maresciallo e la di lui moglie avevano esortato Don Micheletto a non presentarsi nell'esercito di Salò ed a recarsi in montagna.
Giovanni Strato, Op. cit. 

Fine ottobre 1944 - La "diaspora"
A proposito di "diaspora", parola nata per indicare la dispersione nel mondo del popolo ebraico, qualcuno è in grado di ricordare adeguatamente gli ebrei ventimigliesi scomparsi nel nulla? Io ho in memoria un nome sicuro: i fratelli Bassi [n.d.r.: invero - vedere anche infra - si trattava di padre e figlio: Ettore, il padre, e Marco, il figlio], merciai in via Cavour, ed uno incerto: il dottor Geva, con studio all'inizio di via Cavour [...]
Renato Pastorino, "Flashes" di guerra 1940-1945 in Renzo Villa e Danilo Gnech (a cura di), Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra (con la collaborazione di Danilo Mariani e Franco Miseria), Comune, Studio fotografico Mariani, Dopolavoro ferroviario, Ventimiglia, 1995
 
Motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana al partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morto a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944 -  Val Gavano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria". 
da documento IsrecIm in Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Con  decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1994, vistato dalla Ragioneria centrale in data 7 novembre 1994, n.  277/G, e'  stata  concessa la seguente ricompensa al valor militare "alla memoria" per attivita' partigiana:
Croce
Gaggero Davide, nato il 15 febbraio 1910 a Ventimiglia. Vicecomandante di brigata "D.  Novaro" SAP, temerario nelle sue azioni, amato dai suoi gregari, sempre primo nel pericolo, con sorprendente rapidita' con  due suoi compagni di lotta, riusciva a disarmare una parte dei soldati tedeschi del treno armato, dislocato nella stazione ferroviaria di Diano Marina. Al termine della riuscita operazione i tre garibaldini, coi prigionieri, venivano intercettati da altri tedeschi che intimavano loro di arrendersi. Rifiutata la resa, nell'impari lotta che ne seguiva, trasformatosi in un corpo a corpo, sopraffatto da numerosi nemici, il Gaggero soccombeva falciato a bruciapelo da una raffica. Esempio di coraggio, di fede, di eroismo garibaldino. - Diano Marina, 25 aprile 1945. 
Ministero della Difesa, Comunicato, Ricompense al valor militare per attivita' partigiana (GU n.155 del 5-7-1995)
 
 
Fonte: Fondazione Gramsci       
 
 
I partigiani della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" entrano in Ventimiglia liberata - Foto in Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, qui ripresa da Rete Parri

 
Motivazione della medaglia d'argento concessa alla memoria di Livio Duce. Dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana di giovedì 15 gennaio 1948

Altre fonti possono integrare ed ampliare questa panoramica, su altre situazioni, sulle interazioni con mirate azioni alleate, sui bombardamenti terrestri e navali degli alleati, sulle stragi compiute dai nazisti (Grimaldi, Torri, Ciotti, Latte), su altri partigiani, su altri antifascisti, su altri uomini deportati, sulla faticosa strada per costituire il C.L.N. Come, ad esempio, su Livio Duce, maggiore dei carabinieri caduto in Grecia in combattimento contro i tedeschi, o sui commercianti ebrei Bassi, Ettore, il padre, e Marco, il figlio, benefattori non solo degli ebrei stranieri in fuga, a causa delle Leggi Razziali antiebraiche del 1938, tramite Ventimiglia e zona verso la Francia nel periodo 1938-1939, ma anche benemeriti della città e del comprensorio, i Bassi, arrestati a Ventimiglia il 26 novembre 1943, incarcerati a Milano e deportati ad Auschwitz, da dove non fecero più ritorno.
Adriano Maini

Ventimiglia (IM): Monumento ai Caduti per la Libertà

Ieri mattina una folla commossa ha dato l'estremo saluto a Luigi Lorenzi, 80 anni, di Latte, frazione di Ventimiglia, floricoltore, partigiano, noto con il nome di «Luigiò». Al suo funerale svoltosi in forma civile una folla immensa di ex commilitoni, rappresentanti di associazioni partigiane, non solo di tutta la provincia, ma anche provenienti dal Basso Piemonte: Boves, Cuneo e San Dalmazzo.
[...] «Forse 'Luigiò' non sarebbe soddisfatto di tutto questo clamore», sottolinea un amico. Lorenzi, che fino all'ultimo ha lavorato nella sua campagna, è stato stroncato in pochi giorni da un aneurisma. Era un personaggio della Resistenza, conosciuto non solo della zona. Pieno di umanità, sempre disponibile per aiutare i più deboli ed esposti ai pericoli della guerra. Negli anni della Resistenza era stato in continuo contatto con le due divisioni che operavano in provincia: la «Cascione» e la «Bonfante». «Non faceva distinzione di fede politica se qualcuno doveva passare la frontiera clandestinamente. Ebrei, antifascisti, perseguitati trovavano in lui l'amico e salvatore». Ha operato durante tutto il periodo che va dal 1943 alla fine dell'ultimo conflitto mondiale, nelle Sap, unità della Resistenza che operavano all'interno della città. Sposato, lascia una figlia e due nipoti. «Non ha mai smesso fino all'ultimo di essere un altruista - dicono di lui chi lo conosceva bene. Con 'Luigiò' scompare una delle figure più significative di quel tragico periodo». Nel dopoguerra aveva continuato nella vita a essere un generoso, agendo nell'ombra e non cercando mai posizioni di prestigio o di primo piano. A Boves, e in altri centri piemontesi e liguri, inviava gratuitamente i suoi fiori in occasioni di cerimonie per l'anniversario della Liberazione o di altre ricorrrenze legate alle Resistenza. A Latte non si era mai vista tanta gente. «Resterà nella memoria di tutti - dicono alcuni amici - come il simbolo della solidarietà umana, dove nessun interesse né politico né di lucro ha mai avuto spazio». Convinto comunista, non aveva, però, prevaricato con le sue idee né imposto le sue convinzioni.
Italo Merlo, Passeur per la Resistenza, La Stampa, 26 maggio 1990

lunedì 7 dicembre 2015

Calvario partigiano in Val Roia

Breil-sur-Roya: uno scorcio
 
L’attività del tribunale militare di Sanremo
Inizialmente il tribunale si occupava di fatti accaduti nel settore di competenza territoriale del XV° CA, poi, dopo l’11 novembre 1942, diventò un annesso di quello della 4ª Armata che aveva sede a Breil-sur-Roya. <35
35 ACS, Tribunali militari della 4ª Armata, Sezione XV CA, Sentenze, volumi 11-15.
Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012)
 
[ n.d.r.: 19 maggio 1944 - Strage del Turchino - Vittime: ... Edoardo Ferrari (Olivetta San Michele, 4/4/1922)...  ]
 
Pierino Gasperoni (Pierino), della IX^ Brigata "Felice Cascione", in occasione dello spostamento, in virtù di un permesso del comando, per raggiungere la famiglia, incappò in una pattuglia della G.N.R. Insieme ad alcuni suoi compagni cercò allora di trovare rifugio in località Terlizzi di San Dalmazzo di Tenda e poi di raggiungere Collardente, ma fu colpito da una fucilata. Venne trasportato morente a San Dalmazzo di Tenda e perì (28 giugno 1944) durante il tragitto.
Adriano Maini 


Nel mese di luglio [1944], e ancora il 3 agosto, Saorge [...] Ci si inoltra [i partigiani] nel paese dietro informazioni precise, ma non si riesce ad evitare gli scontri con i tedeschi. Non si contano morti e feriti; a pagare è la ferrovia Nizza - Breil - Tenda (Val Roia), oggetto di mirati atti di sabotaggio che ritardano i rifornimenti verso Cuneo.
I tedeschi catturano a Briga [Marittima, La Brigue, Val Roia, dipartimento francese delle Alpi Marittime] sei partigiani; condotti sulla strada del Cairos senza processo, sono costretti a scavarsi la fossa, ed un maresciallo li elimina con revolverate alla nuca.
Don Nino Allaria Olivieri, Dalla valle del Cairos a Piazzale Loreto, "La Voce Intemelia" - Aprile 2008, articolo ripreso in "Quando fischiava il vento - Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia" di Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015, pag. 92 

Luigi Aldo Pastor

Il 22 luglio 1944 una pattuglia della V^ Brigata, discesa da Langan verso Briga, venne intercettata dai tedeschi. Luigi Aldo Pastor e Angelo Apollonio Wladimiro (Salò 10/4/25) furono catturati. Portati a San Dalmazzo di Tenda vennero interrogati e, presumibilmente, sopposti a qualche forma di violenza fisica e psicologica. La mattina successiva Pastor venne fucilato mentre Apollonio fu trasferito nelle carceri di Cuneo e successivamente internato in un campo di lavoro in Germania, dove resterà fino alla liberazione. 
Adriano Maini
 
Nei primi giorni di ottobre del 1944 il comando tedesco decise di attuare un rastrellamento di grande portata con l'obiettivo di eliminare le posizioni tenute dalla V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione". Per raggiungere lo scopo il comando germanico concentrò nell'operazione tutte le forze disponibili sottraendone anche alle unità dislocate sul confine francese. Dopo gli attacchi tedeschi e la perdita della postazione di Pigna (8 ottobre) il comandante di brigata Giuseppe Vittorio "Vittò" Guglielmo riunì a Triora (IM) diversi reparti per rafforzarne l'inquadramento, ma il 12 ottobre il rastrellamento riprese in forma massiccia per cui lo sbandamento e il ripiegamento su Piaggia furono inevitabili...
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Verso la metà di Ottobre [1944] i patrioti dell'Abeglio [n.d.r.: monte che separa a levante il paese da Rocchetta Nervina (IM)] scendono in Airole per procurarsi cibo. Bloccato il paese, chiuse le porte della Chiesa dove era molta gente per le funzioni serali, si procurarono un sacco di farina, un mulo col conducente per portarlo via e se ne ritornarono sui monti. Non c'era in paese che qualche tedesco addetto al comando, che non potè reagire; ma tedeschi e fascisti arrivarono ben presto da Ventimiglia a cospargere molte case di catrame, e darvi fuoco coi lanciafiamme per rappresaglia. Fortunatamente non tutte le case incatramate presero fuoco, le fiamme fecero nelle altre pochi danni limitati essendo muri e volte di buona e forte muratura.
Lorenzo Limon, Penna Vintimili, Edizioni Saste, Cuneo, 1962

2 novembre 1944 - Dal comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" al comando della II^ Divisione -  Relazione militare del mese di ottobre: "... 1° ottobre    Una squadra di mortaisti al comando del garibaldino Leo [Leo il mortaista, prof. Vittorio Curlo], con la partecipazione dell'ufficiale di operazione Fragola [Armando  Izzo], apre il fuoco con due pezzi nella zona di Saorge (Francia) generando lo scompiglio in quel settore del retrofronte tedesco. Le perdite nemiche non sono state accertate. Nessuna perdita da parte nostra... 8 ottobre  Preceduti da tre giorni di cannoneggiamento, reparti tedeschi, provenienti da Isolabona, Saorge e Briga, costringono i nostri reparti a ripiegare sotto la minaccia di accerchiamento.   11 ottobre   ... il ritorno del Distaccamento Gino [Luigi Napolitano di Sanremo (IM)] a Carmo Langan [località di Castelvittorio (IM)] con lo scopo di proteggere il ripiegamento della Brigata da un eventuale pericolo di sorpresa. L'improvvisa ricomparsa di forze tedesche, provenienti da due direzioni costringe il Distaccamento a ripiegare dopo una breve resistenza che causa sicuramente delle perdite al nemico. Lo stesso giorno, incalzata dalle truppe tedesche, inizia il ripiegamento ordinato della Brigata che si porta a Piaggia... Firmato: Il Commissario di Brigata, Orsini [Agostino Bramè]   Il Comandante di Brigata, Ivano [o anche Vitò/Vittò, Giuseppe Vittorio Guglielmo]"
da documento Isrecim in don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

A Upega (CN) durante la ritirata si erano radunate gran parte delle forze partigiane contro cui era iniziato il rastrellamento di oltre 5000 militari tedeschi. I patrioti avevano portato lì anche i feriti. Pensavano di essere al sicuro avendo il Mongioie alle spalle. Era il 17 ottobre del 1944. I partigiani che erano arrivati a Upega dopo giorni di cammino, col freddo e la fame, erano stremati. Non sapevano che la spia, che avevano tra loro aveva già segnalato la loro posizione, ai nazisti i quali poterono così sorprenderli, uccidendo le sentinelle che non poterono dare l’allarme. Due comandanti partigiani cercarono di contrastare il più possibile l’avanzata, soprattutto per permettere ai feriti di mettersi in salvo. Caddero in questo impari compito il comandante Silvio Cion Bonfante ed il comandante Libero Giulio Briganti. Cadde anche il medico De Marchi. I garibaldini nel complesso subirono ingenti perdite. I tedeschi devastarono le case e rastrellarono la zona.
Alcuni dei patrioti allo sbando furono catturati da militari tedeschi tra il 17 ed il 18 ottobre sul territorio di Briga Marittima e furono trascinati nella vicina Saorge. Torturati per più giorni, vennero fucilati in zona Pont d'Ambo, dominante il letto del fiume Roia, al limite con il comune di Fontan. Saorge era sede del tribunale militare della 34^ Divisione di fanteria tedesca, che occupava il territorio da Imperia al Col di Tenda. Subito dopo la tragica farsa del tribunale, avvenuta il 24 ottobre 1944, lo stesso giorno i garibaldini, legati l'uno all'altro, furono trascinati attraverso il villaggio davanti agli abitanti atterriti fino al luogo dell'esecuzione, dove furono costretti a scavare le loro fosse.



I partigiani fucilati a Saorge il 24 ottobre 1944 furono Lorenzo Alberti “Renzo”, catturato sul territorio di La Brigue il 18 ottobre, Michele  Bentivoglio “Miché”, Francesco Caselli “Pancho” o “Guido”, catturato sul territorio di La Brigue il 17 ottobre, Giovanni Giribaldi “Gianni”, Domenico Moriani “Pastissu”, comandante di Squadra, Carlo Pagliari “Parma”, catturato sul territorio di La Brigue il 17 ottobre.

Qui di seguito si riproduce l'ultima lettera di Domenico Moriani (fu obbligato ad approntare una fossa, insieme al compagno di fuga Giribaldi, con il quale era stato catturato in un fienile. Entrambi vennero uccisi con colpi di pistola alla nuca dentro lo scavo):
"Fontan Saorge (Francia) 24.10.1944
Cara nonna,
non piangere, sono condannato a morte,
tu non devi farci caso, fatti coraggio.
Io vado a trovare mia madre che è tanto tempo che non vedo.
Quello che ho potuto fare ho fatto.
Tu non disperarti perché un giorno ci rivedremo e ci troveremo tutti assieme al di là. Anche gli altri si calmino e non pensino a me, io non ci faccio neanche
caso, anzi sono quasi contento.
Tanti saluti a tutti e un pensiero a mio fratello.
Per sempre addio.

Domenico"


Fonte: Igor Pizzirusso, art. cit. infra ma da Archivio Isrecim

L'ultima lettera di Francesco Caselli (Di anni 19. Nato il 14 dicembre 1924 a Siena. Di professione operaio. Arruolato nell’esercito, all’annuncio dell’armistizio si trova a Cattaro, in Montenegro. Catturato dai tedeschi, è internato in un campo per soldati italiani. Nel febbraio 1944, per sfuggire alla prigionia, aderisce alla RSI e viene reclutato nelle fila della Divisione San Marco. Dopo il periodo di addestramento in Germania, il suo reparto viene rimpatriato e dislocato in Liguria. Il 18 giugno 1944, Caselli diserta e si unisce ai partigiani della 5ª Brigata della II Divisione d’assalto Garibaldi "Felice Cascione". Il 17 ottobre i nazifascisti mettono in atto un massiccio rastrellamento nella zona alpina ligure e piemontese, nelle vicinanze del confine con la Francia. Inviato in missione di perlustrazione con Lorenzo Alberti e Michele Bentivoglio, è catturato ad Upega e trasferito in territorio francese, a Saorge (nei pressi del Col di Tenda). Qui viene fucilato il 21 ottobre, assieme ad Alberti, Bentivoglio e a molti altri partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento. Dopo la liberazione, è stato insignito del "certificato Alexander" alla memoria. Autore della presentazione: Igor Pizzirusso):
"Sig. Luciana Viale
Cervo S. Bartolomeo-Per Chiappa
Prov. Imperia (Italia)
Carissima Luciana,
Il destino vuole che ci separiamo per sempre, fatti forte come lo sono io, ricordami come il tuo migliore amico, la morte del resto non è la fine della vita, dal di là ti penserò e tu mi pregherai vero! Oggi verrò giustiziato, morirò con
il tuo nome sulle labbra, l’unico favore che ti chiedo è quello che quando ti sarà possibile di scrivere alla mia cara mamma, al caro papà e alle mie sorelle, preparale tu a sapere la triste notizia.
Ringrazia tuo padre, tua madre e tuo fratello di ciò che avete fatto per me e dille che in questi giorni non li ho mai scordati.
L’affetto che ti porto è ancora grande, forse più grande di prima e non puoi credere quanto sia il mio dolore nel doverti lasciare per sempre.
L’indirizzo della mia famiglia è questo: Sig. Caselli Guido, Via Samoreci Nº 4 Siena (Italia) Toscana.
Prega per me Luciana e quando potrai farai dire per me una messa che ne ho molto bisogno per redimere la mia anima, non piangere poiché le lacrime sfigurano e tu non devi ottenebrare la tua bellezza.
Mia cara Luciana, quanto pagherei per l’ultima volta averti fra le mie braccia, ma fatti forte, ormai il destino è segnato.
Ti bacio ripetutamente e spero che le mie lacrime ti riscaldino l’animo addiacciato dal dolore.
Per sempre ti saluto, tuo aff.mo
Francesco Caselli
Fontan Saorge (Francia)"

L'ultima lettera di Michele Bentivoglio (Di anni 20. Nato nel 1924 a Modena. Figlio del conte Michelangelo Bentivoglio. Iscritto all’Istituto d’Arte A. Venturi, si diploma con ottimi voti. Trasferitosi a Firenze, diventa allievo di Giannino Marchig, che lo accoglie nella sua casa e gli insegna il mestiere di restauratore di dipinti antichi. Chiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre rifiuta i bandi di reclutamento della R.S.I. (Repubblica sociale italiana) e si collega coi partigiani della 6ª Divisione Garibaldi Langhe. Il 17 ottobre 1944 i nazifascisti mettono in atto un massiccio rastrellamento nella zona alpina ligure e piemontese, nelle vicinanze del confine con la Francia. Inviato in missione di perlustrazione con Lorenzo Alberti e Francesco Caselli, Bentivoglio è catturato ad Upega e trasferito in territorio francese, a Saorge (nei pressi del Col di Tenda). Qui viene fucilato il 21 ottobre, assieme ad Alberti, Caselli e a molti altri partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento. Autore della presentazione: Igor Pizzirusso):
"Carissima Mamma,
Le sto per dare una brutta notizia, in grazia di Dio sto per essere fucilato, perché inviato in missione dai partigiani, sono stato preso dai tedeschi e dopo avere subito il processo condannato a morte.
Mamma carissima, abbia coraggio; con l’aiuto di Dio vedrà che si farà una vita nuova; io tra poco vado a trovare il Papà. Mamma preghi tanto per me, così pure Andino; io dal cielo pregherò per loro.
Dica con la zia Lucia, con lo zio Enrico Colonnello, con le zie Suore che preghino pure loro per me. L’unico conforto che ho avuto in questi giorni è stata la preghiera; ho pregato giorno e notte e sono fermamente calmo, non ho paura perché il Signore mi è vicino.
Mamma carissima, abbia coraggio di affrontare questo momento, non si perda di coraggio; vedrà che il Signore tanto buono l’aiuterà.
Un’ultima raccomandazione, Mamma e Andino stiano sempre vicini al Signore, egli è tanto buono, non li abbandonerà. Mi saluti tutti gli amici, Fabio, Petrella, Pignatti. Un saluto speciale per gli Zii di Modena; non li ho dimenticati mai, preghino anche loro per me. Chiedo perdono se qualche volta ho fatto qualche marachella.
Mamma, addio, mando l’ultimo bacio a lei, Andino, Zia Lucia, Zio Enrico, Zie Suore. Arrivederci in Paradiso, Mamma carissima.
Sempre ricordandola con affetto suo figlio
Michele"


Fonte: Igor Pizzirusso, art. cit. infra ma da Archivio Isrecim

Questa, invece, l'ultima lettera alla famiglia di Lorenzo Alberti (Di anni 17. Nato il 30 gennaio 1927 a San Bartolomeo al Mare (Imperia) ed ivi residente (in frazione Pairola). Studente. Dopo l’8 settembre il padre di Lorenzo, Giuseppe Alberti, entra a far parte del movimento di liberazione, divenendo commissario del distaccamento Igino Rainis, inquadrato nella VI Divisione d’assalto Garibaldi Liguria Silvio Bonfante. Il 19 agosto 1944 anche Lorenzo si aggrega alla medesima formazione, ricoprendo principalmente il ruolo di staffetta. Il 17 ottobre 1944 i nazifascisti mettono in atto un massiccio rastrellamento nella zona alpina ligure e piemontese, nelle vicinanze del confine con la Francia. Inviato in missione di perlustrazione con Francesco Caselli e Michele Bentivoglio, Alberti è catturato ad Upega e trasferito in territorio francese, a Saorge (nei pressi del Col di Tenda). Qui viene fucilato il 21 ottobre, assieme a Caselli, Bentivoglio e a molti altri partigiani fatti prigionieri durante il rastrellamento. Dopo la liberazione, gli è stata conferita la medaglia d’argento al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: "Giovane e intrepido combattente, sempre primo nelle numerose azioni di guerra condotte contro l’invasore, si distingueva per notevoli doti di coraggio e spirito di sacrificio. Volontario in una delicata missione intesa ad individuare un passaggio segreto, allo scopo di far uscire dall’accerchiamento il proprio distaccamento, pur conscio del grave pericolo per la presenza nemica, portava a termine l’impresa. Catturato e seviziato lungamente, non rivelò mai notizie che potessero compromettere i compagni di lotta. Il 21 ottobre 1944 affrontava, con calma e serenità, il plotone di esecuzione manifestando fino all’ultimo istante la sua fede antifascista. - Saorge (Francia), 21 ottobre 1944." Autore della presentazione: Igor Pizzirusso ):
"Cara Mamma, sono stato preso da dei tedeschi a Upega e sono stato
condannato a morte.
Non stai a piangere e né a strillare non
dai colpa a nessuno. Vivi tranquilla
ci hai ancora il fratello che ti
tiene compagnia. Ti può aiutare
nella vecchiaia. Lo so che dopo tanti sacrifici
ti trovi un figlio di meno. Non
ti arrabbiare!
Caro papà vivete tranquilli
in famiglia come principi.
Sono morto senza torture
Caro Fratello non piangere
aiuti bene ai
genitori senza farli arrabbiare.
Cari famigliari salutatemi tuttii
cari conoscenti e parenti
dite a loro che il destino volle così.
Vi saluto tutti.
Renzo"          

Igor Pizzirusso, Saorge..., Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana 
 
[ n.d.r.: sulla tragica vicenda di Saorge è stato realizzato (nell’ambito del Progetto Interreg “Memoria delle Alpi”) un video: "Chi non vuole chinare la testa, con noi prenda la strada dei monti”, Dvd, italiano, 2010, 40 Min., regia Remo Schellino, Italia ]

L’8 ottobre 1944 un agente francese, nascosto in montagna, Horb "André" Wendling, membro della rete Mitridate, che aveva assunto la funzione di radio-telegrafista per la Resistenza, fu trovato in possesso di un’arma e subito assassinato da un soldato della 34^ divisione tedesca di stanza a Fontan [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime], che ebbe a vantarsi del crimine. Il 16 ottobre 1944 i tedeschi sorpresero sul pianoro della Ceva, vicino a Fontan, Emile Grac, F.F.I. del gruppo C.F.L. Parent, che stava effettuando una ricognizione dietro le linee nemiche, e lo abbatterono.[...] Il 5 febbraio 1945 Charles e Jacques Molinari, della rete C.F.L. Parent, furono catturati dai tedeschi mentre cercavano di prendere contatto con i partigiani italiani di “Giustizia e Libertà” in Alta Val Roia. Condotti a Sanremo, dove furono torturati, resistendo senza rivelare nulla, riuscirono in aprile a fuggire, poco prima di essere condotti davanti al plotone d’esecuzione. Sempre il 5 febbraio 1945 due altri agenti, della rete Gallia, Salusse e Santoni, furono sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] e vennero fucilati a Pieve di Teco il 4 aprile [...] Il 6 febbraio 1945 il servizio di controspionaggio tedesco arrestò diversi agenti alleati. L'agente francese Jean Soletti alla Cima del Diavolo [dipartimento francese delle Alpi Marittime] mentre cercava di attraversare la linea del fronte. L’agente Charles Canevas a Tenda [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime]. Il 12 febbraio tre agenti inglesi a Tenda furono gravemente torturati [...]
Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944 - 2 mai 1945), Ed. Serre, 2005