mercoledì 7 agosto 2013

Azioni partigiane ai primi di settembre 1944 tra Val Roia, Pigna (IM), Vallecrosia e Bordighera

Dolceacqua (IM): a monte del paese (in fondo, il Monte Toraggio)

Breil-sur-Roya: alture a levante del paese

Camporosso (IM): alture sovrastanti da meridione Trucco, Frazione di Ventimiglia

Rocchetta Nervina (IM)

Airole (IM)

30 agosto 1944 [...] Sulle basse pendici ovest del monte Ainè [n.d.r.: che sovrasta da levante Breil-sur-Roya] una squadra del 4° distaccamento della V Brigata con un mitragliatore ed una mitragliatrice Fiat 35 attacca una colonna di carriaggi tedeschi. Interviene la Croce Rossa per il ritiro dei feriti.
- Elementi del 4° distaccamento della V Brigata, appostati sulla rotabile della Val Roja tra Airole e San Michele, mitragliano sino a tarda sera le macchine di passaggio.   
- Un'altra pattuglia del medesimo distaccamento, spintasi in perlustrazione nella zona di Ciaixe, interrompe per una cinquantina di metri la linea telefonica Dolceacqua-Trucco e recupera un mulo [...]
31 agosto 1944 - Una pattuglia del 4° distaccamento della V Brigata cattura a Rocchetta Nervina due militi fascisti in borghese e li invia al Comando di Brigata.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992     

25 agosto - Garibaldini della V^ Brigata fanno saltare il ponte di Bonda [n.d.r.: invero, si trattò del Ponte di Erici, poco più a valle di quello citato nel Bollettino] sulla strada Pigna-Isolabona.
[...] 27 agosto - A Pigna Monte Ceppo, in Località Carmo Langan Monte Grai, viene interrotta la strada per la Val Nervia.
CLN Alta Italia, Corpo Volontari della Libertà, Comando Generale per l'Italia occupata, Bollettino n° 9 - 15 settembre 1944 -, Dai Bollettini della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "F. Cascione" (22 giugno-27 agosto). Fonte: Fondazione Gramsci
                                                                                          

Dolceacqua (IM)

Il piano d’attacco si svolse durante tutta l’ultima settimana del mese [di agosto 1944] con un susseguirsi ininterrotto di azioni audaci compiute da piccoli nuclei di arditi, da squadre, da distaccamenti o da più distaccamenti insieme… In quei giorni si distinsero i distaccamenti di Gino [Luigi Napolitano], di Leo [Stefano Carabalona] e di Moscone [Basilio Mosconi]. Alla fine il nemico rinunciò a difendere le sue posizioni di Pigna: evacuò il paese e si ritirò su posizioni più arretrate (Isolabona-Dolceacqua), abbandonando nella fuga precipitosa armi e munizioni che furono recuperate dai nostri e che andarono ad arricchire l’esiguo armamento di cui la brigata era provvista. Venne occupata Pigna, dove si stabilì il comando dei Partigiani
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, ed. A.L.I.S, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Il fiume Roia poco a monte di Olivetta San Michele (IM)

1.9.1944

Una pattuglia del IV° Distaccamento della V^ Brigata [n.d.r.: "Luigi Nuvoloni" dell'appena costituita Divisione "Felice Cascione", trasformazione della precedente IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] in agguato sulla rotabile di Val Roia sbrindellava un camion tedesco e metteva fuori combattimento alcuni soldati di guardia.

La strada provinciale tra Isolabona e Pigna

Dolceacqua (IM): a valle del paese

Colline di Dolceacqua (IM)

2.9.1944
Distaccamenti della V^ Brigata combattono oltre Pigna (IM). A Dolceacqua (IM) colpi di cannone dei partigiani hanno messo fuori combattimento due carri armati tedeschi tipo "Tigre". I tedeschi hanno abbandonato diverse zone.
Una squadra del Distaccamento Comando della V^ Brigata, dopo aver fatto un'azione di cannoneggiamento sulle posizioni tedesche di Dolceacqua (IM), attaccava sulla rotabile Pigna-Isolabona (IM) un'ottantina di tedeschi, che tentavano di passare il ponte rotto per entrare in Pigna. Dopo parecchie ore la squadra ripiegava perché i tedeschi abbandonavano la zona. Da parte tedesca tre morti e diversi feriti. Per quanto riguarda i partigiani, veniva preso prigioniero il Vice Comandante "Fuoco" [Marco Dino Rossi] e si registravano due feriti.

3.9.1944
Il VI° Distaccamento della V^ Brigata disarmava nei pressi di Bordighera (IM) una postazione tenuta da un presidio delle SS italiane. Venivano catturati 18 militi e tutto il materiale d'armamento costituito da 3 mortai da 81 mm con relative munizioni, 5 armi automatiche e 4 mitra, tutti con relative munizioni.
Nella notte una squadra del IV° Distaccamento della IV^ Brigata ["Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"] penetrava nel campo di concentramento di Vallecrosia (IM), riuscendo a liberare 88 prigionieri politici, fra cui 8 donne.

Da documento ufficiale della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione", edito in Mario Mascia, Op. cit. 
 
 
Marco Dino Rossi, ufficiale di complemento della GAF, dopo l’8 settembre 1943 rimase nella zona di Ventimiglia e tra i primi salì in montagna partecipando alle prime azioni partigiane. Capo di Stato Maggiore della Brigata Nuvoloni, fu uno degli artefici dell’operazione che portò alla distruzione del Ponte degli Erici, lungo la strada tra Isolabona e Pigna, in Val Nervia. Nel corso di un’azione tedesca, volta a risalire la valle per saggiare la resistenza delle difese partigiane, venne catturato mentre accorreva in bicicletta in soccorso dei suoi uomini. Dopo pochi giorni trascorsi nella prigione di Imperia (alcune fonti parlano, invece, di Sanremo) venne fucilato.
Giorgio Caudano
 
Perinaldo (IM)

Scesi da Perinaldo (IM), muniti anche di un mitragliatore Breda e di una St. Etienne, parteciparono all'azione, tra gli altri, Mario Miguel Adler, Giovanni Tobruk Vesco, Moro (probabilmente Giuseppe Arnaldi), Barba, Alberto Quadrio Robinson e Tarzan; quindici uomini in tutto; un ragazzo, di cui il narratore non ricorda il nome, e Robinson si avvicinarono all'obiettivo camuffati da fascisti, Adler da tedesco: così nella testimonianza di Ferruccio Ragno Corte, un racconto pittoresco, ricompreso all'interno di Mascia, Op. cit. infra, un racconto che sostiene che il "colpo era fallito, ma i tedeschi avevano lasciato sul terreno un morto ed un ferito".
Adriano Maini
 
 
Vallecrosia (IM): Via Giovanni XXIII

Nella mia Resistenza passata a Perinaldo partecipai all'attacco al campo di Vallecrosia insieme ai sappisti di Vallecrosia. Scendemmo nottetempo e prendemmo posizione sulla riva sinistra del torrente dirimpetto alla caserma che adesso è sede della Fassi. Neutralizzammo la sentinella e i sappisti dal lato di Via San Rocco penetrarono nella caserma e liberarono alcuni prigionieri rinchiusi nel campo... venimmo attaccati da una autocolonna di tedeschi... Il sanremese Adler venne raggiunto da una raffica di ben 8 colpi. Non morì. Era un giovane di origine ebrea, sfollato a Perinaldo con la madre austriaca per sfuggire alle deportazioni. A Perinaldo si era arruolato con noi. Quando fu ferito la madre contattò l’ufficiale tedesco che lo aveva catturato, diede false generalità e spiegò che lei ed il figlio erano solo degli sfollati e che non avevano niente a che fare con i partigiani. L’ufficiale si convinse ed autorizzò il ricovero di Adler all’ospedale di Sanremo, dove fu trasportato su un carretto da alcuni contadini di Perinaldo. Su disposizione del CLN portai personalmente alla mamma di Adler, all’ospedale di Sanremo, 5.000 lire di allora. Fu un grosso rischio: ero giovane e renitente alla leva; se fossi stato fermato, sarei stato passato per le armi sul posto. Mi abbigliai con il vestito migliore e un po’ a piedi un po’ in bicicletta raggiunsi Adler all’ospedale. Era sotto la tenda ad ossigeno, crivellato di colpi. A detta dei medici difficilmente si sarebbe salvato. Si salvò e a guerra finita fummo colleghi di lavoro per tanti anni...
Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM), 2007 

Gli attacchi aerei sono diminuiti di intensità mentre quelli navali cominciano a far sentire il loro preoccupante peso in quanto da circa una settimana dinanzi alla costa Ligure numerose navi di ogni tipo cannoneggiano Mentone (che è stata evacuata dai tedeschi nelle ultime 24 ore), Ponte San Luigi, Grimaldi, i forti di La Turbie, Vallecrosia e Bordighera.
Per tali ragioni nella giornata di ieri ho sfollato sia i detenuti che gli internati del campo di concentramento di Vallecrosia.
Imperia, 12 settembre 1944
Giovanni Sergiacomi, Questore di Imperia, Al capo della Polizia
 
 ... il distaccamento SAP di Vallecrosia nato negli ultimi giorni di luglio '44.
nota 63 a pagina 136 in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999


Vallecrosia (IM): in primo piano la zona dove era ubicato il campo di concentramento

Bordighera (IM): Località Madonna della Ruota

Bordighera (IM): Via Vittorio Veneto

Una squadra del 4° distaccamento penetra nel campo di concentramento di Vallecrosia la notte del 3 di settembre, riesce a liberare ottantotto prigionieri politici tra cui otto donne. L'azione era stata programmata da tempo da una quindicina di partigiani, tra cui Alberto Quadrio (Robinson), che poi diventerà comandante del distaccamento G.A.P. "Zamboni" della brigata "G. Matteotti" di San Remo, da Ferruccio Corte (Ragno), da "Barba", "Tarzan", "Moro", "Ciccio", "Vesco" ed alcuni altri. [...] Il 3 di settembre poderosa azione in Bordighera: alcuni garibaldini del 6° distaccamento, compreso Martino Blancardi (Martinetto), attaccano di sorpresa il nemico a Selvadolce e catturano venti fascisti e ingenti quantitativi di armi comprendenti quattro mortai da 81 mm., centosessanta fucili, dieci mitra, dieci fucili mitragliatori con rispettive munizioni, quindi liberano parecchi prigionieri politici rinchiusi nelle carceri locali; il giorno dopo gli stessi attaccano Villa Balzi per liberare un ferito di nome Autano e disarmano un fascista alla Madonna della Ruota (testimonianza scritta di Martino Blancardi) [...] Il 18 di settembre, mentre i Tedeschi bruciano vivo il garibaldino Emilio Veneziano (Spartaco) di Agostino, nato il 31.10.1922, sul monte Morga (Isolabona), squadre del 4° distaccamento (2° battaglione Ivan) catturano un milite locale, sergente maggiore fascista della San Marco, il quale durante l'interrogatorio fornisce preziose notizie al Comando della IV Brigata, relative alla preparazione di un grande rastrellamento da attuarsi entro il giorno 25 del mese corrente, col concorso di bersaglieri e di sanmarchini, le cui forze erano state così dislocate: [...]
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, 1977 
 
Isolabona (IM): uno scorcio

Anche se, come sembra, la sua adesione al movimento partigiano non fosse particolarmente rilevante, il giorno 16 settembre 1944 Emilio Veziano di Isolabona venne arrestato a seguito di una delazione di un paio di compaesani, la cui condizione di spie fu in seguito accertata. Portato a poche centinaia di metri dal casone della sua campagna venne barbaramente ucciso. Secondo testimoni fu gettato in un tombino e poi avvolto dalle fiamme. Vista l’accanimento riservato alla sua persona è verosimile che fosse accusato di aver fornito notizie ai partigiani che all’epoca occupavano la vicina Pigna.
Giorgio Caudano
 

domenica 28 luglio 2013

My God! Potevamo esplodere tutti!

Una vista da Ventimiglia (IM) alla Costa Azzurra

"Rosina" (Luciano Mannini) racconta: Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l'arrivo nella zona della V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre - parte attraverso i valichi alpini e parte via mare - in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta. [...] La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli [Giuseppe Longo], Giulio Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall'infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l'altro, l'uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno... L'attività della Squadra di azione patriottica di Vallecrosia-Bordighera fu indubbiamente una delle più ardite più pericolose... I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia]. All'inizio l'attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell'immediato retroterra.  Dopo la costituzione della missione Leo e l'arrivo in Italia del Cap.  Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino * [Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l'assassinio del Gino. Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata...
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. Alis, 1946, ristampa del 1975  a cura IsrecIm

Nizza vista dalle alture

Nell'autunno del 1943 ricevetti la cartolina di arruolamento nell'esercito della RSI. Proprio non mi andava di fare una guerra che si rivelava sempre più sbagliata.
Mi nascosi - io di Vallecrosia (IM) - in una casa di amici di famiglia a Rocchetta Nervina
[(IM), in Val Nervia], dove incontrai il figlio del maestro Garibaldi, ufficiale dell'esercito con il quale andai a Carmo Langan [Località di Castelvittorio (IM)] ad arruolarmi nei partigiani. 
Partecipai alla occupazione di Perinaldo dove sequestrai un ... toro! La fame nel paese era tanta e di cavoli e rape ne avevo fin sopra ai capelli. Un fascista di Perinaldo possedeva un toro: glielo requisii. Fu macellato e diviso con la popolazione. Finalmente un po' di carne per tutti! 
La fame è il ricordo indelebile di quel periodo.
Un giorno stavamo cuocendo qualcosa, quando si sentì urlare: "
Allarme! Allarme! I tedeschi!".
Tutti scapparono e Girò
[Pietro Girolamo Marcenaro] ordinò di salvare le armi; io salvai la pignatta che cuoceva sul fuoco!
 
Ampelio Elio Bregliano
 
Un rudere sito in Dolceacqua al bivio della provinciale di Val Nervia per Rocchetta Nervina

Un giorno mi fu ordinato di sorvegliare la strada per Pigna perché dovevano scendere dei partigiani, forse perché accompagnavano ufficiali alleati
[primi di ottobre 1944]. Mi lasciarono sul ponte del Nervia al bivio per Rocchetta [Nervina (IM)] con due pecore e due  capre per fingermi pastore al pascolo. Tutto andò bene, solo che alla sera le bestie non volevano saperne di ritornare al paese.  
Anche altre volte usai lo stesso stratagemma del pastore per visionare luoghi e sentieri e tracciare così percorsi alternativi per eludere i tanti posti di controllo fascisti. 
Dopo quella avventura, Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] mi disse che occorreva mandare partigiani dagli alleati nella Francia liberata per stabilire rapporti e trasportare armi per i garibaldini. Come? Di notte, con un gozzo, remando da Vallecrosia a Monaco.
I Lilò [i Fratelli Biancheri, Bertù Bartolomeo ed Ettore, martiri della Resistenza] avevano "agganciato" i bersaglieri che erano passati dalla nostra parte. Fregammo una barca dal deposito sottostrada vicino alla Casa Valdese di Vallecrosia e la portammo al mare. Con molta circospezione e furtivamente mettemmo in acqua la barca che ... affondò.
In attesa di poter fare qualcosa, la ancorammo sul fondo riempiendola di pietre per non farla portar via dalla corrente.
Intanto stava albeggiando e non potevo ritornare né in montagna né a casa, perché era in corso un vasto rastrellamento dei fascisti. Con Renzo Gianni Biancheri "u Longu" ci nascondemmo nel macello a fianco della ... caserma [invero, un semplice presidio] dei bersaglieri.

Una vecchia fotografia, tratta dall’opuscolo qui in calce richiamato, attinente a sinistra il presidio dei bersaglieri con al centro il vecchio macello, di Vallecrosia (IM)
 
Passammo due giorni appollaiati e nascosti sulle travi del tetto tra le catene, le carrucole e i ganci. 
Poi finalmente Girò e gli amici prepararono la barca e partimmo. Era dicembre [1944] e tra i compagni di viaggio ricordo sicuramente Luciano "Rosina" Mannini

 

Remammo a turno e sbarcammo a Monaco Principato bagnati fradici, perché durante il viaggio aveva cominciato a piovere. Tre o quattro volte alla settimana ci conducevano oltre Nizza, a Gattières, per addestrarci all'uso degli esplosivi al plastico e alla esecuzione di sabotaggi. In mezzo agli ulivi avevano anche costruito un breve tratto di ferrovia per insegnarci a far saltare i binari.
Alla fine del corso ci avvisarono che alla prossima lezione avremmo dovuto presentare una sintesi, un rapporto di quello che avevamo imparato.
Avevo imparato,  ma scrivere non è mai stato il mio forte. Con un panetto di plastico modellai un bel
portacenere che colorai di bianco con della farina. La mattina dell'esame lo posi sul tavolo in bella mostra con cenere e 4 o 5 mozziconi di sigarette.
Fumando una sigaretta dietro l'altra Lamb cominciò a esaminare i lavori dei miei compagni, poi mi chiese dove era il mio lavoro. "L'ho già consegnato ". Il maggiore sfogliò i fogli alla ricerca del mio
scritto. Si inalberò e mi chiese duramente dove era. Indicando il portacenere ormai colmo delle sue
cicche, risposi che ce lo aveva proprio davanti.
"
Ma questo è un portacenere!"
"Si! Però è fatto con esplosivo al plastico!"
Il self-control tipico degli inglesi non lo soccorse, scattò dalla sedia balzando all'indietro.
"
My God! Potevamo esplodere tutti!"
"In questo caso, signor maggiore, sarebbe stata colpa sua, perché lei ci ha insegnato che il plastico
esplode solo se innescato con un detonatore e non per contatto con la semplice fiamma."
Promosso a pieni voti!
Nella baia di Villefranche-sur-Mer, secondo da destra Bregliano

Vicino a Le Petit Rocher c'era un'altra villa disabitata, Villa Iberia. Dalle finestre vedevamo il salone
spoglio di ogni mobilio con solo un grande pianoforte a coda al centro.
Quasi tutti i giorni veniva un signore, secondo me era il Principe Ranieri di Monaco, se non era lui era il suo sosia! Suonava per ore il pianoforte.
Il giardino era pieno di alberi di mandarino colmi di frutti. Un giorno gli chiesi se potevo prenderne un po'. Faceva finta di non capire. Glielo ripetei in dialetto:
"Te cunvegne dameli, senunca ti i fregu! ("Ti conviene darmeli, se no te li frego!")". Capì e acconsentì.
Chiamai
Girò e gli proposi di raccogliere qualche borsa di mandarini e andare a venderli al mercato di Nizza con la jeep che lui aveva a disposizione. Subito rifiutò in nome degli ideali, poi si convinse.
Guadagnammo dei bei soldi, che spendemmo nei bistrot di Villafranca.
Gli ufficiali inglesi erano divertiti della cosa, però non riuscivano a capire come gli alberi fossero
spogli dei mandarini e le mine disseminate nella piantagione non fossero esplose.
Insieme agli altri miei compagni disinnescavamo le mine, lasciando i contenitori senza l'esplosivo, con il quale confezionavamo qualche piccola bomba che usavamo per... pescare.
 
Bregliano all'imbarcadero di Villa Le Petit Rocher

Feci parecchi viaggi avanti ed indietro portando armi, radio, medicinali e altro materiale bellico.
Il motoscafo sul quale erano imbarcati due soldati inglesi si fermava a qualche centinaio di metri dalla riva, trasbordavamo il carico su canotti o piccole bettoline di legno (queste ultime erano collegate al motoscafo con una lunga fune), raggiungevamo pagaiando la riva e scaricavamo sulla costa di Vallecrosia. Dopodiché dalla barca recuperavano le bettoline con la fune
[n.d.r.: Sergio Marcenaro (Sergio), fratello di "Girò" Marcenaro, all'epoca giovanissima (classe 1931) staffetta partigiana, sostiene che le citate bettoline venivano nascoste dai patrioti in due baracche situate in campi minati, rispettivamente a levante ed a ovest della foce del rio Rattaconigli, il quale segna il confine tra Vallecrosia e Bordighera].  
 
Cap Ferrat e Villefranche sur Mer

Imbarcammo anche soldati alleati scappati dai campi di prigionia che ci venivano affidati dai partigiani piemontesi. Ricordo un francese di colore che patì il mare in maniera incredibile. Pensai:
"Questo qui non l'ha ammazzato la guerra e muore dal mal di mare!".
 
Una volta che c'era da trasportare un carico di un cospicuo numero di casse ci imbarcammo su un
motoscafo più grosso, quasi un panfilo. Era più rumoroso dei soliti usati prima di allora. Gli vennero
adattati ai tubi di scarico due silenziatori grandi come angurie, rendendolo abbastanza silenzioso. Era però più lento e non sarebbe riuscito a sfuggire se fosse stato intercettato dalla flottiglia che pattugliava la costa italiana, come invece riuscivano a fare gli altri motoscafi che solitamente erano pilotati da Giulio
"Corsaro" Pedretti
Per fronteggiare l'eventualità di una intercettazione, fu sistemata a poppa una mitragliera pesante
piazzata sul piedestallo sostenuto da due gambe di forza fissate al battello. Evidentemente il lavoro non fu collaudato, perché, appena preso il largo con i motori adeguatamente silenziati, la mitragliera
cominciò a vibrare e sbattere sulla coperta del battello.
Blan-Blen! Blen-Blan! I motori erano silenziosi, ma noi sembravamo un campanile che suonava le campane a festa accompagnato da un'orchestra di tamburi!
C'era una sola cosa da fare; esaminai la mitragliera (l'addestramento a Gattières era servito a qualcosa!) e poi con fare concitato segnalai a
Girò e ai due inglesi un punto della costa indicandolo con un dito: "Laggiù! Guarda!". Mentre loro scrutavano attentamente nel buio staccai la mitragliera dal piedistallo e la cacciai in mare. Il concerto cessò. Uno dei soldati inglesi si arrabbiò non poco, minacciandomi di tutto. Girò cercò di calmarlo. Di ritorno dalla missione, i soldati inglesi fecero rapporto e fui anche processato a Nizza davanti a una specie di corte marziale, composta da ufficiali inglesi e americani.
Quando descrissi loro l'accaduto scoppiarono quasi a ridere e mi assolsero.



Ampelio Elio Bregliano in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia  < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007


Cap Martin e Mentone visti da Grimaldi, Frazione di Ventimiglia (IM)

14 febbraio 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione "Felice Cascione" e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi. 
 
Una vista sul Principato di Monaco


26 febbraio 1945 - Dal C.L.N. di Bordighera, prot. n° 2, al comandante Curto [Nino Siccardi comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Informava che era entrato in contatto con il garibaldino Leo del Secret Service [OSS statunitense] inviato a Vallecrosia dagli americani per avere notizie sulla 28^ linea; che Leo era poi stato ferito da agenti dell’U.P.I. [Ufficio Politico Investigativo della Repubblica di Salò] in seguito a una delazione del suo radiotelegrafista; che Leo era riuscito a fuggire dall’ospedale di Bordighera; che era stato prelevato da uomini del C.L.N. e ricoverato in luogo segreto in attesa di essere trasferito in Francia; che Leo aveva riferito di essere passato il 10 dicembre 1944 in Francia, dove aveva preso contatto con il Comando americano di Nizza e con il capitano inglese Bentley [responsabile della missione alleata presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria]; che Bentley aveva voluto avere molte notizie sugli uomini della II^ Divisione “Felice Cascione”; che sempre Leo aveva parlato della presa di contatto del dottor Kanheman [Eugenio Nuccia Kanheman, la cui missione era salpata da Vallecrosia il 14 dicembre 1944] con il Comando inglese, al quale aveva reso per iscritto i profili di 53 capi delle II^ Divisione, e che Kanheman si era presentato come capo della stessa Divisione. Il C.L.N. aggiungeva che Leo avvisava anche del fatto che i francesi parlassero sovente di occupare in seguito territorio italiano sino a Sanremo, per cui lo scrivente auspicava un precedente arrivo dei garibaldini: i partigiani e la popolazione avranno maggiori contatti con gli americani, che sono migliori degli inglesi e con i quali si va più d’accordo.

1 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley] ed al SIM della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione  - Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche. E veniva sottolineata la necessità di radiotelegrafare in Francia per rimandare la partenza di Renzo, il cui ritorno sarebbe stato meglio effettuare con un lancio di paracadute.

4 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale rappresentante dell’Alto Comando Alleato al commissario Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione”] - Veniva conferito l’incarico di avvisare i responsabili della ricezione degli sbarchi di iniziare le segnalazioni alle ore 23.15 del giorno 4 c.m. per i 5 giorni successivi, mentre dal giorno 10 al giorno 12 p.v. dovevano iniziare alle ore 24. L’intervallo tra una segnalazione e l’altra doveva essere di 5 minuti. Si richiedevano chiarimenti sulla lettera del 29 marzo u.s. con la quale era stato comunicato che i tedeschi erano a conoscenza del punto di sbarco.

23 aprile 1945 - Dal Comando della VI^ Divisione, prot. n° 330, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Si segnalava che in pari data era giunto presso lo scrivente comando il capitano Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] della Missione Alleata.

da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II   

* Nell’estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poiché era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso. Il comandante tedesco si infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati. I tedeschi predisposero una trappola... Renzo Gianni Biancheri, "Rensu u Longu", in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Luigi Gino Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare, nato ad Acquafondata (Frosinone) nel 1917, già del 5° reggimento di artiglieria alpina, combattè nei Balcani.
Luigi Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare con la seguente motivazione: Combattente in territorio oltre confine non si arrendeva ai tedeschi ed in impari lotta opponeva fiera resistenza mantenendo alto l’onore e il valore del soldato italiano. Benché ferito riusciva a sfuggire alla cattura e unitosi al movimento clandestino francese organizzava la partecipazione al “Maquis” di formazioni partigiane composte di connazionali in Francia. A Peille, Peiracava e alla Turbie si univa ad essi ed eseguiva ardite missioni per collegare e coordinare nella zona di frontiera ed in quella rivierasca l’azione dei partigiani francesi e italiani. Mentre rientrava alla base di ritorno da una missione particolarmente rischiosa, veniva proditoriamente colpito da un sicario prezzolato che lo finiva a colpi di scure. Cadeva nel compimento del dovere dopo aver riassunto nella sua opera le belle virtù come militare e  partigiano d’Italia - Alpi Marittime - Ventimiglia, 8 settembre 1943 - 6 gennaio 1945 [in effetti il capitano Punzi venne ucciso il 4 gennaio 1945] .
L’8 settembre 1943 colse Punzi nella IV^ armata italiana, presente nel sud-est della Francia. Probabilmente combattè in quei frangenti contro le occupanti truppe naziste e, benché ferito, riuscì a fuggire per unirsi in Costa Azzurra a costituende formazioni partigiane composte di francesi e di connazionali. Una testimonianza scritta, rilasciata in Imperia dal sottocitato Panascì alla fine della guerra, come riportato in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, 1977, lascia emergere che, arrestato a Ventimiglia (IM) nel dicembre 1943, il capitano aveva potuto esibire, per salvarsi, altresì aiutato in questo tentativo dall’interessamento inopinato degli agenti di polizia Antonino Panascì e Gaetano Iannacone, documenti rilasciatigli dal Comando di Milizia Confinaria; che era già attivo nel tentativo di creare una rete clandestina antifascista in provincia di Imperia; che aveva continuato ad operare nel mentovato senso nel ponente ligure, soprattutto tenendo contatti con il già rammentato Panascì. Punzi combatté, poi, valorosamente, alla fine di agosto 1944 con i partigiani francesi del Nizzardo per la liberazione di Peille e dintorni. Ormai stabilmente operativo con l’O.S.S. americano a Villa Petit Rocher, in quel sito dovrebbe avere conosciuto Stefano Leo Carabalona, colà giunto (o ritornato) il 10 dicembre 1944 in qualità di responsabile (con vice Lolli, Giuseppe Longo) della Missione dei partigiani del ponente ligure presso il Comando Alleato. 
Adriano Maini

... In questo frattempo arrivò dalla Francia il Cap. Gino [Luigi Punzi] per mettere il piano <la missione del capitano inglese Robert Bentley quale ufficiale di collegamento degli alleati con i garibaldini> in esecuzione. La base di sbarco doveva essere il giro del Don, tra Arma di Taggia e Riva Ligure. Mi procurai una casetta nelle vicinanze come punto di appoggio. Tutto era pronto e si attendeva il primo sbarco, quando... saputo che l'ufficiale aveva con sé una forte somma lo rapinò e lo uccise... Domenico Gori Simi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione in Mario Mascia, Op. cit. 

sabato 13 luglio 2013

Su proposta dei Comandi alleati Corsaro e Pascalin entrarono a fare parte dell'organizzazione americana O.S.S.

 
Questa immagine riproduce la prima pagina di un rapporto segreto inglese, redatto dal capitano G. K. Long, artista di guerra, in riferimento alla Missione Flap, condotta, con culmine nell'ottobre 1944, tra i Partigiani, nel Basso Piemonte, del comandante Mauri, e i Partigiani della I^ Zona Operativa Liguria: l'ultimo aspetto è quello che qui interessa.
Il documento in questione é stato rintracciato, ma non pubblicato, a cura di Giuseppe "Mac" Fiorucci per la preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007.
Della Missione Flap scrisse anche il capitano Paul Morton, canadese, corrispondente di guerra, in Mission Inside, ma pubblicato solo nel 1979 a Cuneo da L'Arciere, soprattutto per le insistenze di partigiani piemontesi.
Adriano Maini
 
Nell’imperiese, a partire dall’autunno 1944, collaborano con l’Oss Giulio Pedretti (Corsaro), Pasquale Corradi (Pascalin) e Stefano Carabalona (Leo), i quali riescono a creare un’organizzazione clandestina per la trasmissione di informazioni e l’assistenza ai militari alleati e ai partigiani che intendevano riparare in Francia. Infine il 6 gennaio 1945 sbarca sulla costa di Vallecrosia la missione Chimpanzee del Soe, formata dal capitano Robert Bentley (Bob) e dal radiotelegrafista John Mac Dougall (Mac), che all’inizio è soprattutto impegnata nel sottrarsi alla cattura. Pur incontrando grandi difficoltà nel rifornire i partigiani, la missione di Bob si occupa con un certo successo di operazioni antisabotaggio e di gestire i rapporti tra partigiani e Alleati nei giorni della Liberazione.
(a cura di) Franco Gimelli, Paolo Battifora, Dizionario della Resistenza in Liguria, De Ferrari, Genova, 2008

Rosina (Luciano Mannini) racconta: Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l'arrivo nella zona della V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati [...] Fragola-Doria (Armando Izzo) racconta: [...] Durante tutto il sette ottobre la calma regnò assoluta [...] Approfittammo della tregua per porre in salvo la missione alleata, la quale venne accompagnata fino ad un punto di ritrovo in prossimità del fronte germanico, ove le staffette già predisposte avrebbero dovuto guidarla, attraverso le linee nemiche, fino alla terra di Francia. Come fummo in seguito informati dal comando alleato l'operazione venne effettuta con pieno successo e senza la perdita di un sol uomo. Durante la stessa notte il nemico si pose in movimento.
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Ventimiglia (IM)

Il comandante "Leo", Stefano Carabalona, che, impegnato in quei giorni come comandante di Distaccamento nella strenua, ancorché vana, ma gloriosa, difesa di Pigna (IM) e dell'appena sorta, omonima Repubblica, era già in grado di indicare ai componenti della Missione un modo per rientrare nelle linee alleate via mare. E Carabalona ben presto assunse la carica di comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato in Costa Azzurra.
Il trasferimento a Ventimiglia (IM) del relatore del dossier “Flap“, capitano G. K. Long,  del capitano Paul Morton, di un britannico, ex prigioniero di guerra, William McClelland, delle Guardie Scozzesi, e di Bob La Roche, sergente mitragliere americano. Aiutati da una guida, Piero Pierino Loi. Loi, capo gruppo in seno alla già citata V^ Brigata e in procinto di divenire, con altri patrioti, membro della Missione Corsaro, con sede a Ventimiglia (IM), guidata da Giulio Caronte/Corsaro Pedretti. Loi accompagnò per la maggior parte del percorso su colline questi alleati. Alcuni di loro, il capitano Lees, comandante della Missione, con molti documenti,  due altri statunitensi delle forze dell'aviazione (tutti gli americani qui citati erano stati abbattuti, ma si erano salvati ed erano riusciti a sfuggire ai nazifascisti) ed altri tre ex-prigionieri britannici, tentarono, invece, con successo in due turni di raggiungere la Francia ormai liberata per le vie dei monti (Tenda, Olivetta San Michele)]. I due ufficiali del gruppo accompagnato da Loi entrarono in Ventimiglia vestiti da contadini.

Dolceacqua (IM): lungo la strada per Rocchetta Nervina, in prossimità del torrente Barbaira

E vestito da contadino, un contadino che accudiva degli ovini nei pressi del bivio della strada provinciale tra Rocchetta Nervina (IM) e Dolceacqua (IM), in modo da rendere sicuro il loro passaggio in loco fu anche Ampelio Elio Bregliano, dell'altro costituendo gruppo di contatti operativi con gli Alleati, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, anche questo coordinato di lì a poco da Leo. 
A Ventimiglia il gruppo di Loi incontrò Giulio Pedretti, "Corsaro/Caronte", l'uomo che alla Liberazione recò sulle spalle il peso di 27 traversate in mare per trasportare ex-prigionieri alleati in fuga, altri uomini di collegamento tra i partigiani e gli alleati, armi, munizioni, ecc.

Una vista da Ventimiglia (IM) sino al Principato di Monaco

Pedretti  portò materialmente, insieme a Pasquale, Pascalin per gli amici, Corradi, nome di battaglia Pirata, e a Loi direttamente  a Montecarlo nel Principato di Monaco, un viaggio di cui aveva già appurato la disponibilità "Leo", in barca a remi, con arrivo, il 9 ottobre 1945, nelle prime ore del  mattino, come sembra di capire da Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II: Clandestine Sea Operations in the Western Mediterranean, North Africa and the Adriatic, 1940-1944, Paperback, 2013, un viaggio di cui aveva, per l'appunto, già appurato la possibilità "Leo".
 
Una vista sul Principato di Monaco

In effetti, le fonti che hanno letto il libro di Morton riferiscono un approccio alquanto pittoresco del gruppo alleato che raggiunse Monaco tramite l'aiuto dei richiamati abitanti di Ventimiglia. Ad esempio, Don Nino Allaria Olivieri * in Ventimiglia... sentieri della speranza <ANPI-Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia>, Nante Edizioni, Imperia, 2006, riporta che gli alleati comprarono l'imbarcazione, pagandola 500 dollari, con l'intermediazione del pescatore Bric e Brac [Amilcare Allegretti], mentre un altro pescatore, il vero venditore fece una proposta: "Ho un figlio robusto e un suo amico ancor più robusto che vorrebberio passare in Francia. Se accettate di portarli con voi vi prometto che remeranno per tutto il tragitto. Sono persino tentato di ridurre un po' il prezzo della barca".
In ogni caso, quell'approdo di italiani in Costa Azzurra, indotto dalla Missione Flap, fu foriero di successive valide, ancorché talvolta tormentate, specie con i francesi, relazioni dei partigiani della I^ Zona Operativa Liguria con gli Alleati.

Nizza in una cartolina d'epoca
 
Sempre secondo Brooks Richards, Op. cit., Pedretti e Corradi, una volta portati a destinazione i loro compagni di viaggio, vennero ingaggiati dall'antenna OSS di Nizza, una struttura in cui operavano già circa 25 italiani.
Adriano Maini

Una vista su Mentone e dintorni

Loi resta in territorio francese, opererà tra Carnoles e Mentone in qualità di addetto a radio libera; ritornerà [a Ventimiglia] saltuariamente via Grammondo, Grimaldi  e la Mortola;  la sua missione è di trasmettere notizie militari, di portare in salvo altri perseguitati e, poiché i suoi genitori erano in pericolo, attendeva di portarli oltre confine.
don Nino Allaria Olivieri *, Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999 

Don Antonio Allaria Olivieri "Poggio", Andagna, Frazione di Molini di Triora (IM), il 19.11.1923
Nel 1943, ventenne, studente di teologia presso il Seminario di Bordighera. Nel mese di ottobre, rifiutato l'arruolamento nella Repubblica di Salò, in montagna.
Con lo pseudonimo di "Poggio", nella formazione di Guglielmo Vittorio "Vitò" presso Loreto di Triora. Incorporato nelle formazioni garibaldine con prevalenti compiti di staffetta e servizio informazioni.
Il 25 maggio 1944 arrestato ad Andagna nel corso di un rastrellamento.
Riuscito a fuggire grazie alla complicità di un soldato austriaco, tornato al Distaccamento.
Il 18.6.1944 partecipe della battaglia di Carpenosa che vide la liquidazione del presidio tedesco.
Il 25 Aprile 1945 a Sanremo con il I° Battaglione "Mario Bini" della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" comandato da Vincenzo Orengo "Figaro".  
Vittorio Detassis


Nizza: il porto

Su proposta dei Comandi alleati Corsaro [Giulio Pedretti] e Pascalin [Pasquale Pirata Corradi] entrarono a fare parte dell'organizzazione americana O.S.S. (Organization Secret Service) composta a sede di Nizza da circa venticinque membri. Nell'ambito dell'O.S.S. veniva così costituita la Missione Corsaro, che assumeva il compito del collegamento tra il Comando alleato e i Comandi partigiani operanti nella zona Ventimiglia-Limone [Piemonte]-Nava-Oneglia, della raccolta e della trasmissione di informazioni militari e di procurare asilo e assistenza alle Missioni alleate in transito. Numerose Missioni alleate vennero facilitate ospitandone i componenti, fornendo loro le carte d'identità e le tessere annonarie procurate dall'impiegato comunale [di Ventimiglia (IM)] Arturo Viale... Corsaro aveva già fatto più volte la spola tra Vallecrosia e la costa francese in settembre <1944>, viaggiando con una barca a remi nelle notti più oscure, trasbordando armi e plichi con le informazioni militari per gli Americani, più comprensivi degli Inglesi. Accettando l'incarico di capo dell'Ufficio Operazioni della Missione in zona nemica, tramite Corsaro, Leo [Stefano Carabalona] poteva inviare da Pigna al comando alleato le informazioni necessarie...  
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Da Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005    
 
Pigna (IM): uno scorcio

Dal documento scritto da Long, invece, si estrapolano ancora le seguenti affermazioni: Alle 6 di sera del [giorno non precisato, ma dovrebbe essere, come indicato nella già citata testimonianza di Armando Izzo (Fragola Doria),  il 7 ottobre 1944] partimmo per ROCCHETTA [Rocchetta Nervina (IM)] dove giungemmo dopo quattro ore di marcia. Ripartimmo di nuovo a mezzanotte con la guida PIERINO LOI che ci diresse attraverso la parte principale delle postazioni armate tedesche raggiungendo la periferia di VENTIMIGLIA dopo sei ore di marcia. Qui rimanemmo in un piccolo riparo dietro alla casa dei genitori della guida... Noi avevamo viaggiato da PIGNA in vestiti civili e siccome stava piovendo dalle 6 di sera quando dovemmo attraversare la città, potemmo indossare dei sacchi sulla testa nel modo in cui lo facevano i contadini, il che si aggiunse al nostro travestimento. Camminammo 2-3 chilometri lungo la strada principale che costeggia il fiume ROIA ed attraversammo il ponte nella città vecchia passando oltre le sentinelle tedesche senza sollevare il minimo sospetto ed andando alla casa del pescatore sulla spiaggia. Qui rimanemmo dalle 7 di sera fino a mezzanotte... A mezzanotte portammo la barca (lunga approssimativamente 14 piedi con quattro remi) per una strada e giù attraverso la spiaggia di ciottoli - l'unica area non minata - fino al mare. I pescatori ci portarono vogando, senza ulteriori incidenti, in 3 ore e mezza a Monte Carlo (MONACO) dove sbarcammo [quindi, approssimativamente alle ore 4 del 9 ottobre 1944, data in ogni caso indicata da Brooks Richards, Op. cit.] e ci arrendemmo alla  guarnigione F.F.I. La mattina seguente guidammo fino a Nizza e facemmo rapporto al Maggiore H. GUNN delle Forze Speciali ... A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della task force della settima armata americana circa la squadra dei quattro prigionieri di guerra che ci avevano lasciato per TENDA. Fino a quel momento non era arrivata nessuna loro notizia attraverso le pattuglie americane in quell'area... I pescatori erano in grado di fornire informazioni preziose alla Sezione di Interpretazione Fotografica del quartier generale americano sulla Forza Tedesca, posizioni delle armi, campi minati, ecc. a VENTIMIGLIA. (Mr. Paul Morton ha i nomi e i documenti di questi due uomini che darà senza dubbio alla Rappresentativa delle Forze Speciali n.1 con P.W.B.  a Roma). Questi uomini furono poi consegnati dal Maggiore GUNN al Capitano Jones, Esercito Americano a Nizza... PIERINO LOI, la guida procurata da LEO, mise su un'operazione straordinaria e non perse nemmeno una volta la pista durante le sei difficili ore di marcia da ROCCHETTA a VENTIMIGLIA... I pescatori sono sicuri che questo percorso  (Ventimiglia - Monaco o Mentone) potrebbe essere usato con successo in entrambi i sensi. Essi affermano che si potrebbero evacuare da VENTIMIGLIA fino a venti persone alla volta se fosse disponibile un'imbarcazione più grande. Ciò vedemmo ed annotammo, e si può attestare che i pescatori condussero a termine il loro piano di evacuazione senza alcuna deviazione... 
Adriano Maini

... sarà ancora il Loi che potrà, tramite conoscenze in Nizza iscrivere in forza al comando americano dell'OSS il gruppo [Pedretti, Corradi ed altri] operante alla Marina di San Giuseppe [di Ventimiglia]... inizio la Missione Corsaro [di cui si scriverà in prossimi articoli]...
Don Nino Allaria Olivieri in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, ripubblicata in Quando fischiava il vento.  Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore, La Voce Intemelia, ANPI Sezione di Ventimiglia, 2015

Il primo di ottobre 1944 l'ispettore Simon [detto anche Manes, Carlo Farini, ispettore, per l’appunto, della I^ Zona Operativa Liguria] aveva nuovamente incontrato a Triora (IM) la Missione alleata proveniente da Piaggia (CN) per decidere la collocazione presso il Comando [della I^ zona Operativa Liguria] di una delegazione anglo-americana in rappresentanza del Quartiere alleato, addetta ai lanci aerei e alle trasmissioni radio. Era composta dagli ufficiali alleati Long, Mac Lelland [in effetti McClelland, ex prigioniero come si è visto sopra], Larouche [n.d.r.: un cognome qualche volta riportato nelle fonti come La Roche, ex prigioniero anche questi, come si è visto sopra] e dal corrispondente di guerra canadese capitano Morton ... gli ufficiali alleati furono condotti da Pigna a Rocchetta Nervina, poi a Ciaixe [Frazione di Camporosso (IM)] dal maggiore Romano [Luigi Raimondo] (infaticabile camminatore e alpino della guerra 1915-18) [n.d.r.: invece la guida fu Pietro Loi, come lasciò scritto Long; il maggiore accolse la comitiva nelle vicinanze di Ventimiglia]...
Osvaldo Contestabile, La Libera Repubblica di Pigna, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1985

domenica 23 giugno 2013

Tra quei giovani credo ci fosse anche Italo Calvino

Perinaldo (IM)

La missione Leo alla quale appartenevano Rosina [Luciano Mannini], Lolli [Giuseppe Longo], Giulio Corsaro Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall'infaticabile «Caronte» [anche "Corsaro"] Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l'altro, l'uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno...
Mario Mascia, L'Epopea dell'Esercito Scalzo, Ed. ALIS, Sanremo, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia
 
Vallecrosia (IM): il lungomare

Trascorso il plenilunio, la notte del 14 [dicembre 1944] partiva [n.d.r.: da Vallecrosia] con un'altra barca anche il partigiano dott. Kahneman (Nuccia) con la pianta di tutte le postazioni tedesche del primo schieramento costiero e le coordinate delle principali fortificazioni, ricevute a Coldirodi [oggi Frazione di Sanremo (IM), all'epoca ancora Frazione di Opedaletti] da un incaricato della Divisione Felice Cascione. Su interessamento del comando della I^ Brigata "Silvano Belgrano" rientravano dal Piemonte nella prima decade di novembre e, con l'aiuto di Corsaro [Giulio Pedretti], dopo qualche giorno seguivano Nuccia verso la Francia anche due soldati R.T. americani, fuggiti ai tedeschi in Alta Italia, con il compito di sollecitare presso il Comando alleato l'invio di apparecchi radio ricetrasmittenti. Il tenente Antonio Capacchioni del gruppo Kanhemann veniva incaricato di preparare, in collaborazione con la S.A.P. di Vallecrosia, l'arrivo presso la Divisione Felice Cascione del capo della Missione alleata, il capitano inglese Robert Bentley. L'insieme degli uomini addetti al raggruppamento sbarchi e imbarchi, forniti quasi tutti dalla S.A.P. di Vallecrosia, comandati dal garibaldino Renzo Rossi di Bordighera e dal commissario Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia, tra gli altri comprendeva i garibaldini Achille Andrea Lamberti [comandante del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia], Vittorio Lotti [in effetti Aldo Levis Lotti, commissario del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia], Renato Plancia Dorgia, Ezio Amalberti, Vincenzo Biamonti, Irene Anselmi, Eraldo [Mura] Fullone... Salvatore Marchesi [Turi Salibra Salvamar], Angelo Mariani [Athos], Luciano Mannini (Rosina), Renzo Biancheri [n.d.r.: dai più prossimi compagni di lotta ricordato sempre nelle testimonianze da loro rese come Rensu u Longu, mentre il nome di battaglia era Gianni], fino a raggiungere una forza di una ventina di uomini che funzionavano a pieno ritmo.
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Da Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005  
 
Vallecrosia. Sullo sfondo, Bordighera

Le prime voci di antifascismo a Vallecrosia si ebbero nel 1940/41 da parte di Achille [Achille Lamberti, "Andrea"], di Francesco "Cè" Garini, di "Girò" [n.d.r.: o "Gireu", Pietro Gerolamo Marcenaro], di Aldo Lotti e di altri.
Un antifascismo molto riservato, anche perché le ritorsioni erano molto dure, come nel caso di Alipio Amalberti, zio materno di Girò, che per aver gridato in un bar di Vallecrosia "Viva la Francia" venne dapprima schedato e successivamente costantemente perseguitato, fino a essere fucilato per ritorsione dopo essere stato preso come ostaggio.
Renato "Plancia" Dorgia  in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2017
 
Sergio Sergio Marcenaro, all'epoca quattordicenne staffetta partigiana, nonché fratello del già citato Girò, precisa che lo zio materno Alipio per quella frase, riportata qui sopra da Dorgia, era stato condannato a cinque anni di confino. Ne fece poco più di tre, perché avendo dato prova pratica nel luogo di isolamento di essere un valido agricoltore del ponente ligure, il graduato fascista, che gli aveva già concesso la possibilità di lavorare, aveva altresì intercesso a quel punto per una riduzione della sua pena. Ma il suo nome era rimasto segnato e, a seguito di varie traversie, schematicamente indicate qui di seguito, venne trucidato a Badalucco (IM) il 5 giugno 1944. Pietro Gerolamo Marcenaro risultava latitante già nel verbale della Questura (fascista) di Imperia del 15 giugno 1944, riferito alle indagini ed agli arresti effettuati verso la fine di maggio nella zona di Ventimiglia e di Bordighera a danno del costituendo CLN di Ventimiglia, del già esistente CLN di Bordighera, del gruppo antifascista "Giovane Italia" e di altri patrioti collegati, un documento edito in don Nino Allaria Olivieri, Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, pp. 9, 24. Alipio Amalberti, nato a Soldano l'11 febbraio 1901, già nelle giornate che seguirono l’8 settembre metteva in piedi un’organizzazione per finanziare ed armare i gruppi che si stavano formando in montagna a Baiardo (IM) insieme a Renato Brunati di Bordighera, fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino e Lina Meiffret, proprietaria di una villa poco fuori Baiardo, punto di riferimento e talora rifugio di quella piccola banda, che, catturata insieme al fidanzato Brunati, venne deportata in un campo di concentramento in Germania, da cui tornò fortemente provata, ma salva. Arrestato il 24 maggio 1944 a Vallecrosia e tenuto come ostaggio, in quanto segnalato più volte come sovversivo, Alipio Amalberti venne fucilato a Badalucco il 5 giugno 1944 come ritorsione ad un'azione del distaccamento di "Artù",  Arturo Secondo, compiuta il 31 maggio.  
Adriano Maini  

Sono nato nel 1925 e nel 1943 ero uno studente, che frequentava con profitto il liceo classico di Sanremo, sempre promosso e anche un po' imbevuto di fanatismo fascista, specialmente dopo la guerra di Spagna. A causa della propaganda di allora parteggiavo per i franchisti. 
Ero renitente alla leva, ma non c'era ancora una resistenza organizzata. Per evitare di farmi catturare, mio padre mi nascose da parenti di mia madre a Isola del Cantone, in provincia di Genova. Venni dichiarato disertore e fui condannato a morte con sentenza del tribunale di Sanremo in data 28 febbraio 1944. Per i disertori la pena comminata dalla Repubblica Sociale di Salò era, infatti, la fucilazione immediata.
La mia permanenza a Isola del Cantone era dunque pericolosa per me e per i miei parenti.
Approfittando del bando che sospendeva la fucilazione per i disertori che si fossero presentati spontaneamente all'arruolamento, mio padre mi venne a prendere e col treno ritornai con lui fino ad Arma di Taggia [Taggia (IM)], poi da Arma a Vallecrosia in bicicletta, fortunatamente senza essere mai fermati. Nel frattempo Girò, Achille Lamberti ed altri avevano organizzato un principio di Resistenza.
Attraverso mio padre, presi contatto con loro e assieme ci demmo alla macchia.
Achille Lamberti, Garini, Girò Marcenaro, Aldo Lotti, Nello Moro e io partimmo per il punto di raduno a Langan.
Poco pratici, percorremmo il tragitto più lungo e impervio dove Girò dimostrò tutta la sua volontà: per una malformazione camminava con difficoltà e meno agevolmente di noi, ma non si arrese.
In località San Martino di Soldano (IM) ci unimmo ad un gruppo di studenti di Sanremo che il C.L.N. aveva indirizzato verso noi per raggiungere Langan [Località in altura di Castelvittorio (IM)]. Tra quei giovani credo ci fosse anche Italo Calvino [ n.d.r.: di lì a breve tra i redattori del giornale “Il Garibaldino”, stampato a Realdo, Frazione di Triora (IM), di cui furono creatori ed animatori Fragola Doria ([Armando Izzo) e Silla, Ferdinando Peitavino, di Isolabona (IM), quest'ultimo in seguito, da fine gennaio 1945, vice commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione"]. Non ne sono sicuro, ma dalle fotografie dello scrittore viste nel dopoguerra sono certo di aver riconosciuto un compagno con i quali trascorsi a Carmo Langan i miei primi giorni da partigiano.
Quando giungemmo sopra Castelvittorio ci venne incontro un partigiano, un militare unitosi alla resistenza dopo l'8 settembre 1943, tale Iezzoni "Argo" [n.d.r.: Altorino Iezzoni, nato ad Atri (TE), il 26/04/1914, già caporale del Regio Esercito, commissario di Distaccamento della neoformata (il 20 giugno) IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"], che ci accompagnò fino a Langan, dove c'era il "quartier generale" e dove si concentravano tutti i neo-partigiani.
Salutandoci, il partigiano Iezzoni ci disse che l'indomani probabilmente sarebbero sbarcati gli alleati.  Sarebbe stato, invece, il giorno della da noi famosa "notte dei bengala" del 21 giugno del 1944, quando tutti credevano e speravano nello sbarco degli alleati e invece ci fu solo un grande bombardamento. Otto giorni dopo [il 27 giugno 1944] "Argo" moriva in un'operazione a Baiardo [n.d.r.: la battaglia d Sella Carpe  nel corsodella quale rimase gravemente ferito anche il comandante garibaldino Bruno Erven Luppi].
Fu il primo schiaffo che ricevetti dalla realtà della mia guerra di partigiano.
Fummo segnati su un grosso registro e arruolati al comando di Vittò [anche Vitò e Ivano, nomi di battaglia di Vittorio Giuseppe Guglielmo, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata d’assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni", dal 19 dicembre 1944  comandante della II^ Divisione "Felice Cascione"].
Girò mi attribuì il "nome di battaglia" di "Riccardo", da Riccardo Cuor di Leone. In realtà non mi sono mai sentito tale.
Restammo a Langan un paio di giorni e depositammo le armi che ci eravamo procurati a Vallecrosia, tanto avevamo possibilità di averne altre, recuperandole tra quelle nelle caserme abbandonate o gettate dai soldati dell'armata italiana in rotta dal fronte francese dopo l'8 settembre.  [...] Le merci sbarcate venivano nascoste e successivamente trasportate a Negi e consegnate ai garibaldini di "Curto" e Gino Napolitano. Sovente ero incaricato del trasporto a Negi. Tra gli altri carichi ricordo una macchina da scrivere. Era pesante, pesava quanto un mortaio; ricordo che, nella fatica, dovetti sforzarmi non poco per convincermi che per vincere la guerra fosse necessaria anche una macchina da scrivere e superare la tentazione di buttarla in una scarpata.
Chi dirigeva tutte le operazioni era Renzo Rossi, detto "Rensu u Curtu" per distinguerlo da Renzo Biancheri "U Longu". Il comando alleato aveva deciso già nel settembre '44 di inviare presso le formazioni partigiane ufficiali-istruttori e di collegamento. [...] Con lo sbarco [6 gennaio 1945] del capitano Bentley [n.d.r.: appartenente al SOE britannico, incaricato dal Comando Alleato di Nizza a ricoprire la funzione di ufficiale di collegamento con il comando partigiano della I^ Zona Liguria] si strinsero ancor più i rapporti tra il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia e il gruppo di "Leo" Carabalona, del quale faceva parte Giulio "Corsaro" Pedretti, che per primi avevano preso contatto con le forze alleate. Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio. [...] L'organizzazione dell'Operazione Sbarchi non fu cosa semplice. Bisognò innanzitutto trovare natanti idonei a raggiungere la costa francese per le necessità di trasporto dall'Italia alla Francia; in senso inverso provvedevano gli alleati con potenti motoscafi pilotati da Pedretti [...] 

A sinistra, la Villa Le Petit Rocher. Foto d'epoca ripresa da F. Fiorucci, op. cit.
 
Cap Ferrat, oggi: la Villa Le Petit Rocher, penultima, in basso a destra

La base alleata in Francia era a Saint Jean Cap Ferrat, nella baia di Villafranca, nella villa Le Petit Rocher.
Da Vallecrosia si partiva, naturalmente di notte, e si raggiungeva il porto di Montecarlo, facilmente individuabile perché l'unico illuminato.
All'ingresso del porto una vedetta intimava l'alt e accompagnava il natante all'approdo sotto stretta sorveglianza.
Qui l'equipaggio forniva alle sentinelle alleate del porto di Monaco solo un numero di telefono o di codice e il nome dell'ufficiale dell'Intelligence Service. [...] Per me era la prima volta, mentre per gli altri si trattava dell'ennesima traversata.
Fummo accolti dal capitano Lamb, che ci condusse a Le Petit Rocher. Ci diede qualche istruzione, tra le quali ricordo che, alla mia richiesta di una qualche sorta di documento, ci disse che a eventuali controlli dovevamo solo rispondere che eravamo maltesi e di riferire il suo nome, capitano Lamb con il numero di riconoscimento.
Mettendo mano al portafoglio, Lamb cominciò a distribuire una banconota da 500 franchi. La sua intenzione era di consegnarne una per ognuno di noi, ma Renzo Rossi, intascata la prima banconota ringraziò dicendo che 500 franchi bastavano per tutti.
Il capitano, sorpreso, ci fissò negli occhi uno per uno e domandò:
“Ma voi siete proprio Italiani?”.
Scoppiò poi a ridere, ma, per un attimo, vidi nel suo sguardo il sospetto che fossimo sabotatori. [...] Nei giorni successivi ci portarono nei pressi dell'aeroporto di Nizza.
In un capannone erano accatastate una quantità notevole di mitragliatrici italiane Breda nuove e imballate. Evidentemente preda di guerra dell'avanzata alleata su Nizza nell'agosto del 1944.
Ma perché non le avevano fornite a noi già l'anno prima?
Prelevammo armi, viveri, vestiario e materiale sanitario.
Al Petit Rocher predisponemmo tutto sulla banchina per stivare il carico sul motoscafo che ci avrebbe riportato a Vallecrosia.
Dovemmo imbarcare anche due agenti di Ventimiglia (Paolo Loi e un altro che non ricordo, che avevano seguito un corso di sabotatori imparando a maneggiare l'esplosivo al plastico).
Per far posto ai due sabotatori, lasciammo a terra i viveri e il vestiario imbarcando solo le armi e i medicinali, contro la volontà degli ufficiali inglesi.
Ricevemmo la direttiva di annullare lo sbarco se non avessimo avvistato da terra il segnale di riconoscimento.
Arrivati al largo di Vallecrosia, nessun segnale, ma Girò mise ugualmente in acqua i due canotti e disse che, per maggior sicurezza, saremmo approdati nel tratto di spiaggia davanti alla sua abitazione.
Era meno sorvegliato dai fascisti perché ... minato.
Come "maggior sicurezza" non era male!
Ma Girò conosceva il posizionamento delle mine. Il canotto con i due sabotatori approdò sulla spiaggia più verso Bordighera, forse non si fidavano a seguirci o volevano mantenersi una probabilità di fuga in caso fossimo stati accolti dai nazifascisti.
Solo più tardi ci vennero incontro camminando sulla battigia per paura delle mine. Per un attimo tememmo si trattasse di una pattuglia nemica.
Con estrema cautela Girò ci guidò nel sentiero minato fino a casa sua.
Portammo le armi a Negi come le altre volte, rifornendo le brigate Garibaldine.
Renato "Plancia" Dorgia  in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
 
Vallecrosia (IM): le spiagge in direzione Bordighera, a partire dalla postazione dei bersaglieri repubblichini che collaboravano clandestinamente con i partigiani

4 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale rappresentante dell'Alto Comando Alleato al commissario Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] - Veniva conferito incarico al commissario in indirizzo di avvisare i responsabili della ricezione degli sbarchi di iniziare le segnalazioni alle ore 23.15 del giorno 4 stesso per i 5 giorni successivi, mentre dal giorno 10 al giorno 12  dovevano iniziare alle ore 24.  L'intervallo tra una segnalazione e l'altra doveva essere di 5 minuti.  Si richiedevano chiarimenti sulla lettera del 29 marzo con la quale era stato comunicato che i tedeschi erano a conoscenza del punto di sbarco.
7 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria a Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“]: Venivano chiesti, su istanza del capitano Roberta [Robert Bentley, ufficiale alleato di collegamento], chiarimenti circa la distribuzione di armi arrivate in tre differenti sbarchi, circostanze sulle quali non erano state fatte le dovute relazioni.
9 aprile 1945 - Dal comando della V^ Brigata  al Comando della I^ Zona Operativa Liguria – Riferiva che “… sono giunti 2 garibaldini dalla Francia che hanno colà seguito un periodo di istruzione e che hanno preannunciato un prossimo arrivo di materiale bellico...”
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio / 30 Aprile 1945), Tesi di laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
In primo piano, colline tra Vallebona e Negi, Frazione di Perinaldo

Qui di seguito Renato Dorgia parla di piccolo gruppo di militari alleati, ex prigionieri e piloti abbattuti, che i partigiani dovevano contribuire a condurre in salvo in Francia: tra di loro c'erano anche gli ufficiali britannici Bell e Ross, già prigionieri di guerra a Fontanellato, di là fuggiti in seguito alle vicende dell'8 settembre 1943, che a quella data da più di un anno erano rimasti nascosti, indenni, nella zona intemelia, per lo più in casa, in zona Arziglia di Bordighera, del patriota Giuseppe Porcheddu, al quale erano - dopo averli accolti e soccorsi per primi a Baiardo -  stati affidati, quasi in testamento spirituale, da Lina Meiffret  e Renato Brunati, valorosi antifascisti destinati quasi subito ad essere catturati dai nazifascisti, poiché, torturati selvaggiamente entrambi, la donna venne deportata in Gemania, ma ai primi del 1945 riuscì in modo rocambolesco, benché minata nel fisico e nel morale, ad essere liberata ed a rientrare in Italia, mentre l'uomo, suo compagno di vita e di lotta, venne sterminato nella strage di rappresaglia tedesca del Turchino a maggio 1944. Nell'episodio qui rammentato, Bell e Ross erano stati, per così dire, presi in consegna in Negi, Frazione di Perinaldo da Dorgia, sin lì accompagnati da partigiani di Vittorio Giuseppe Guglielmo (Ivano/Vittò). 
Adriano Maini   
 
Ubbidirono non senza proteste. Ma fu una buona idea. Procedendo attraverso gli uliveti, poco dopo Vallebona (IM), nell'attraversare il sentiero (adesso è una strada carrozzabile) che da Vallebona va a San Sebastiano, quasi finimmo in braccio a una pattuglia tedesca che da Vallecrosia Alta andava a Vallebona e si era fermata per una breve sosta proprio all’altezza della Croce dei Padri Passionisti.
I cinque si convinsero che marciare raggruppati e scalzi era una buona scelta. Acquattati fra gli alberi di olivo, attendemmo che la pattuglia tedesca si allontanasse prima di riprendere la marcia verso Vallecrosia. Il tenente inglese Bell continuava a chiedermi quanto tempo mancasse all’arrivo, e io rispondevo sempre “5 minuti”. Seppi poi nel dopoguerra che, nelle sue memorie che annotava nel diario che custodiva gelosamente, mi aveva soprannominato proprio “5 minuti”. Arrivammo a Vallecrosia (IM) dopo mezzanotte [n.d.r.: diverse fonti indicano che era il 10 marzo 1945 e che il tragitto da Negi al mare si era svolto nella notte tra il 9 ed il 10]. Doveva giungere dalla Francia o un sommergibile o il motoscafo di “Caronte” [Giulio "Corsaro" Pedretti] per prelevare gli ex prigionieri. Aspettammo fin quasi all’alba. Non arrivò nessuno. Questo fu un grave imprevisto: un conto è nascondere cinque soldati alleati in montagna, altro è nasconderli in un centro abitato bombardato dagli alleati e sottoposto a continui rastrellamenti. Li nascondemmo a sua insaputa nella casa di Fortunato Lazzati, vicina all’abitazione di Achille [“Andrea” Lamberti]. Fortunato era sfollato a Vallecrosia Alta e aveva sbarrato la porta della sua casa […] ma non gli scuri della finestra. Caso volle che Fortunato proprio l’indomani scendesse da Vallecrosia Alta per prendere qualcosa in casa. Sollevato lo sportellino della finestra vide i cinque sconosciuti dormire sul pavimento. Chiuse e scappò non ritornando che a guerra conclusa. Prelevammo un’altra barca dal solito deposito, la predisponemmo alla meglio e la portammo al mare attraverso Via Impero. […] I cinque prigionieri furono riportati di nuovo a casa di Fortunato. Si doveva rifocillarli e provvedere loro di vestiti asciutti. Mentre Achille procurava del pane dal forno del partigiano Francesco Cè Bussi, sua madre pensava bene di stendere a asciugare le divise dei soldati alleati sul terrazzo … in bella vista dalla strada! Fortuna volle che, prima di qualche milite fascista, passassi io, che avvisai subito Achille del pericolo [...] Giorni dopo recuperammo altre due barche dal solito deposito […] finalmente portammo i battelli al mare e i 7 passeggeri (i 5 alleati e i 2 “passeur”). Prima di partire uno dei “passeur” volle collaudare le barche per verificare che tenesso il mare. Imbarcati tutti, partirono in 9 guidati da Achille e un altro, non ricordo se “Gireu” o Renzo Rossi o altri. Credo Renzo Rossi, che era il capo di tutta l’organizzazione sbarchi. Arrivarono sani e salvi e questa operazione accrebbe non poco la considerazione degli alleati per la Sezione Sbarchi di Vallecrosia.
Renato "Plancia" Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.