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domenica 30 giugno 2024

I tedeschi davano alle fiamme le stazioni ferroviarie di Ventimiglia e di San Remo

Sanremo (IM): la vecchia stazione ferroviaria

Il grande rastrellamento Pigna-Triora-Upega era stato attuato dai nazifascisti, a quanto si seppe, per sgomberare dall'insidia partigiana le strade che conducevano al Saccarello, e di là in Piemonte, necessarie per la ritirata in caso di sbarco alleato che i Tedeschi e le autorità fasciste temevano, sulla costa ponentina.
Molti sintomi, oltre alle informazioni fornite dai servizi di sicurezza, erano evidenti: non passava inosservato il diuturno lavoro di otto spazzamine e di cacciatorpediniere angloamericani sulla costa ligure, mentre una buona parte della flotta alleata del Mediterraneo si era concentrata nella rada di Villafranca, e si susseguivano ininterrottamente i bombardamenti aerei sulla costa.
In luglio e in agosto i nazifascisti avevano disposto uno schieramento lineare sulla costa con le forze della Wehrmacht e con le divisioni italiane "San Marco" e "Littorio"; ma nell'autunno, appunto per timore dello sbarco, lo modificarono dislocando le forze sui passi montani in profondità, fuori dal tiro delle artiglierie navali e per bloccare con poche forze, l'infiltrazione nella pianura cuneese delle forze alleate che fossero sbarcate sul litorale ligure. Questa fu la vera causa dei grandi rastrellamenti operati e delle distruzioni provocate. Il 29 di ottobre i Tedeschi davano alle fiamme le stazioni ferroviarie di Ventimiglia e di San Remo, facevano saltare il ponte sul Roja, la polveriera di Bussana e tutti i pali delle linee elettriche. Avevano già distrutto le centrali elettriche delle stazioni ferroviarie di Albenga e Diano Marina, requisito migliaia di biciclette, autoveicoli e cavalli, fatto saltare i carri cisterna sui porti onegliese e portorino, invitato la popolazione con manifesti a sgomberare la costa, minato la zona delle ex Ferriere [ad Imperia], minato la statale n. 28 tra Pontedassio e Chiusavecchia con mine da 200 chilogrammi di tritolo ciascuna (le mine erano poste a quaranta metri circa di distanza una dall'altra), minato le banchine dei porti, distrutto l'impianto del gas a Porto Maurizio, asportato i motori dal pastificio Agnesi, ecc.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977  

25 ottobre 1944
Oggi abbiamo avuto [a Sanremo] diverse incursioni aeree, mentre le navi hanno continuato a sparare verso Bordighera e Ventimiglia.
26 ottobre 1944
Questa mattina i tedeschi hanno fatto saltare la stazione di Ventimiglia, già precedentemente minata. Pure a Sanremo sono state poste mine, al porto, alla stazione, sotto la galleria ferroviaria vicino alla Villa Helios e sulla strada (via Aurelia), la villa Belloni e Villa Helios.
27 ottobre 1944
Da ieri c'è molto passaggio di materiale bellico proveniente dalla frontiera; una cinquantina di tedeschi si sono fermati a dormire nel nostro albergo e domattina ripartiranno verso Genova. La maggior parte di questi sono demoralizzati e non vedono l'ora di ritornare alle loro case.
28 ottobre 1944
Altri cinquanta tedeschi si sono fermati a dormire per questa notte. Vengono da Grimaldi; gli americani sono giunti alla frontiera e loro pattuglie arrivano fino a Grimaldi.
30 ottobre 1944
Le truppe tedesche fanno saltare i ponti sul Col di Tenda per impedire agli anglo-americani d'avanzare.
[n.d.r.: dal diario di una ragazza rimasta ignota, figlia di albergatori di Sanremo]
Renato Tavanti, Sanremo. "Nido di vipere". Piccola cronaca di guerra. Volume terzo, Atene Edizioni, 2006

sabato 17 settembre 2022

Dove saranno andati a sganciare le loro bombe?

Ventimiglia (IM): uno scorcio del fiume Roia verso la foce




Ventimiglia e la seconda guerra europea. (Appunti Storici dei Fratelli Maristi in Italia - Libro in edizione)

[...]
(1944)
A Ventimiglia, lo scolasticato e il noviziato cercavano di tirare innanzi in qualche modo... L'insegnamento proseguiva, ma la tranquillità degli animi, così indispensabile, sia al profitto nello studio, sia a una vera formazione spirituale, si può dire che mancasse completamente. Non solo l'urlo improvviso della sirena, ma il minimo rombare lontano quasi impercettibile, di aerei o di altro, era avvertito immediatamente dai sistemi nervosi più scossi, che subito domandavano di lasciare l'aula per correre nei rifugi...
A Ventimiglia si cominciò ad essere inquietati eccessivamente dalla fine di maggio in poi. A ondate successive i Fratelli vedevano passare sulle loro teste le formazioni di bombardieri anglo-americani: un giorno oltre a 500, producenti un rombo impressionante e un traballio della casa da rendere inquieti anche gli animali.
Il 22 giugno [1944], bombardamento notturno molto impressionante, con illuminazione a giorno, mediante lancio di razzi di bengala, da Bevera fino al mare. Spavento grande, ma danni non rilevanti, per fortuna.
Il 29 [giugno 1944], festa di San Pietro, mentre il noviziato al completo era uscito per un po' di passeggio sul pendio dietro alla stazione, e stava osservando le rovine cagionate dalle incursioni precedenti, ecco comparire improvvisamente una formazione di bombardieri che cominciano a sganciare ordigni. Si pensi al panico della nostra gente! Nell'agitazione, si ripararono alla meglio o alla meno peggio. Appena cessato il finimondo, i superiori si diedero affannosamente a radunare le pecorelle: mancavano cinque postulanti. Si cercò di qua e di là in tutti i rifugi: nulla. Allora, avviati verso casa quelli sicuramente scampati, il gruppo dei cercatori cominciò ricerche più sistematiche, e man mano anche più sospettose, affannose... Ci fu chi andò perfino a vedere nelle buche scavate dalle bombe e tra i cumuli di macerie... pensando con raccapriccio di dover scorgere da un momento all'altro qualche lembo di veste o qualche braccio sporgente... Pensarono di trovarli rientrati in casa: nulla. Solo all’ora di cena, più di due ore dopo, li videro tornare tutti cinque, trafelati e stanchi: erano fuggiti, poverini, verso la cima del monte e avevano fatto il bel giro: Madonna delle Virtù, Madonna della Neve, Trucco, Bevera, casa. Così, grazie a Dio e alla Madonna Santissima, nessuna vittima neanche questa volta.
Aa.Vv., Pennellate storiche sulle Comunità mariste d’Italia e Destinazione annuale dei Fratelli, 1887-2003. Volume 3º, Provincia Marista Mediterránea, Guardamar del Segura - España, 2018
 
Salutandoci, il partigiano Iezzoni ci disse che l’indomani probabilmente sarebbero sbarcati gli alleati. Sarebbe stato, invece, il giorno della da noi famosa “notte dei bengala” del 21 giugno del 1944, quando tutti credevano e speravano nello sbarco degli alleati e invece ci fu solo un grande bombardamento. Otto giorni dopo “Argo” moriva in un’operazione a Baiardo (IM).
Fu il primo schiaffo che ricevetti dalla realtà della mia guerra di partigiano.
Renato "Plancia" Dorgia  in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2007

Da una spiaggia di Latte una vista sino a Punta Mortola e alla Frazione Mortola

21 giugno 1944
Anche stanotte, altri giovani sono andati a raggiungere i ribelli. Continuano i bombardamenti, sulla Riviera e ovunque. Torino ha subito la 35a incursione aerea, anche a Genova le rovine sono immense.
22 giugno 1944
Stanotte, alle due e un quarto, abbiamo avuto un brusco risveglio. L’allarme, seguito poi da un’infinità di apparecchi.
Come al solito, non avevamo idea di alzarci, ma il grande chiarore ci ha fatto andare a curiosare dalla finestra. Che spettacolo, il primo per noi! Che fuochi e poi certo anche spari! Non siamo stati ad indugiare prima di uscire di casa e metterci al sicuro. Se avessimo aspettato ancora un po’ saremmo stati tutti belle finiti. Tre bombe sono cadute sotto la casa di Lanfredi, delle quali due solo esplose. Povera nostra campagna, come è rimasta desolata, quanto danno abbiamo avuto! Però, possiamo dirci fortunati che non hanno avuto nessuna avaria le vasche e la tubazione. I danni della casa, neanche questi sono ingenti. Il danno più grosso è nella vigna perché anche le viti sono rovinate.
La durata dell’allarme è stata di 50 minuti, il bombardamento di 22 minuti, le bombe, lasciate cadere su Ventimiglia e dintorni, un’infinità. Cominciando dalla salita degli Scuri, Rivai, Marina, Piazza Vittorio Emanuele, Gallardi, Siestro, Via Chiappori, Via Roma, Sottoconvento, Via Cavour, Via Mazzini, la Mortola. Queste sono le zone che più delle altre presentano i segni della distruzione causata dalle bombe nemiche.
La città, ovunque, mostra mutilazioni dolorose. La cosa incredibile è che le uniche bombe sganciate nella nostra zona sono quelle cadute da noi. Il destino ha voluto che fossimo noi i colpiti.
I morti finora accertati sono 23 e una sessantina i feriti, numerosissime sono le persone senza tetto. L’attacco nemico si è esteso fino a Vallecrosia che è stata pure duramente provata dall’incursione. Il bombardamento ha provocato l’interruzione della via Aurelia, ha seriamente danneggiato l’acquedotto e il telefono, la luce è rimasta interrotta e anche la ferrovia: i treni arrivano solo fino a Bordighera.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988
 
Dopo il Cinquantenario del primo bombardamento aereo su Ventimiglia - quello, ferocissimo perchè inaspettato, del 10 dicembre 1943 - e le sue gravi conseguenze in vittime e rovine, bisogna ricordare anche il primo bombardamento notturno, quello della notte dopo San Luigi: 21/22 giugno 1944.
Ecco come lo ho vissuto io.
Abitavo au Cuventu, in Vicolo Sant'Agostino, derré au furnu de Pipu, secondo e ultimo piano, ingresso all'alloggio dal ballatoio interno, con vista sui legnami della ditta Mordano; tre finestre sul vicolo.
Diciamo pure che, in quel semestre dicembre/giugno, i bombardieri alleati avevano colpito sempre di giorno ed esclusivamente Nervia e Gianchette, in sintesi le zone di ponti stradali e ferroviari, per cui noi abitanti del centro della Città bassa ci ritenevamo sicuri, fortunati, privilegiati. Come si diventa carogne quando c'è di mezzo la ghirba. Quando il terribile rombo delle "formazioni", si diceva così, dava l'annuncio che l'inferno si avvicinava, si scendeva da basso, più per rito che per paura, e sostavamo proprio nel forno sunnominato, chiacchierando con Pipu e i suoi lavoranti.
Di notte, quando suonava l'allarme e gli aerei passavano, ronfando, altissimi, per andare a bombardare a Nord, non ci si alzava nemmeno più. Finché...
Quella notte suonò l'allarme e il ronfo degli aerei non era più tale, ma era un ruggito, o meglio un susseguirsi di ruggiti: si capiva che stavano volteggiando sulle nostre teste.
Qualcuno urlò: "Scapé, gh'é i bengala!"
Si balza dal letto, ci si copre alla meglio, si scende a precipizio. Dal cielo nero pendevano a decine i razzi illuminanti. Dove ripararsi? Dove scappare? La galleria rifugio, scavata nella montagna dietro la ferrovia, dalle parti del puzzolente (allora; oggi non so) "tumbin", il sottopassaggio tra Corso Genova (già Corso Umberto I se ben ricordo) e Via San Secondo, era troppo lontano, data la situazione. E poi c'era pericolo che qualche bomba, diretta al piazzale della ferrovia (che proprio nel sottopassaggio si restringe e poteva perciò essere obiettivo privilegiato) non facesse troppa differenza tra ferro e carne umana. Si pensò dunque che obiettivi principali del bombardamento fossero la stazione e tutto il piazzale ferroviario, e si cercò allora di allontanarsi il più possibile, partendo in direzione perpendicolare. Vicolo Sant'Agostino, Via Carso, Via Fondega. Le prime bombe cominciavano a fischiare e scoppiare, arrivare sulla spiaggia non si riteneva conveniente, perchè si sarebbe stati visti come il sole, e non sapevamo se nelle intenzioni ci fosse anche il mitragliamento (si pensava ad uno sbarco, con un misto di terrore e di speranza).
Via Fondega allora era delimitata da muretti agricoli, alti quanto una persona o poco più, del tipo di cui c'è ancora qualche traccia (ahimé, assai frammentaria) in Via Asse, Vicolo Pescatori e Vicolo Arene (andiamo anche più in là, Via alla Spiaggia, Via Nervia, Vicolo del Pino).
Ci sdraiammo per lungo, faccia a terra e mani sulla testa, rasente al muro, con la speranza di non essere colpiti da schegge o detriti e con l'altra speranza, più grossa, che nessuna bomba scegliesse quel posto. Ad ogni salva di fischi e scoppi, ne scoppiava una di giaculatorie e invocazione per la salvezza delle nostre anime e, perchè no, anzi prima di tutto, dei corpi. I più "gettonati" da me furono Sant'Antonio e Santa Rita.
Finito l'uragano di ferro e fuoco, attendemmo le prime luci dell'alba - che arrivavano molto presto; eravamo al solstizio d'estate - per tornare a vedere la nostra casa. Beh, non aveva troppo sofferto. Poi ci preoccupammo delle notti a venire - perchè dentro casa, a Ventimiglia, non avevamo più dormito - e ci avviammo stanchi, assonnati, intontiti dal terrore e dal fracasso, a fare un sopralluogo alla galleria rifugio.
Lungo la strada si trovavano, ogni tanto, dei drappi bianchissimi, leggeri e morbidi, che avevamo timore a toccare perchè la propaganda "a coelo non prevalebunt" ci aveva messo in guardia da matite esplosive e oggetti strani in genere. Erano i paracadute, in nailon, dei bengala.
Nella galleria passammo poche notti. Era affollatissima. Chi aveva portato reti e materassi, chi brandine, chi poltrone, o semplicemente sedie. Oltre a coperte. Ma non poteva essere una soluzione, sia per l'affollamento, sia per l'enorme umidità che trasudava e gocciolava in quel buco.
Di lì, lo sfollamento prima a Olivetta e dopo qualche giorno a San Michele; dove la ferrovia avrebbe consentito, ancora per poco tempo, un comodo collegamento con Ventimiglia, sede di lavoro.
La galleria rifugio ritorna, di quando in quando, nei miei sogni.
Renato Pastorino, 21 - 22 giugno 1944. La notte dei bengala, "La Voce Intemelia", anno XLIX n.6 - giugno 1994, articolo qui ripreso da Cumpagnia d'i Ventemigliusi
 
Ventimiglia (IM): uno scorcio della zona Ville; al centro, forte San Paolo; in basso, la ex caserma Umberto I
 
Ville, 22 giugno 1944
E' la quinta volta che la mia cara città di Ventimiglia viene bombardata. Questa notte, alle due circa, la mamma è venuta a svegliarmi nella mia cameretta: c'erano gli apparecchi! Siamo subito usciti in campagna e...  oh  quale spettacolo! Sembrava pieno giorno e ciò era causato dai bengala.
Dal rumore, sordo e cupo, s'intuiva che gli aerei erano parecchi. Noi ci siamo rifugiati in un cunicolo e, appena dentro, abbiamo sentito il fischio dei proiettili: era la batteria contraerea di Grimaldi. E dopo è stato un susseguirsi di 23 giugno 1944
No, per fortuna la mia casa non è crollata, però è stata abbastanza danneggiata: il tetto non c'è più e i vetri sono rotti. Poi son caduti tutti i lampadari, si sono rotti alcuni ninnoli che erano sul mobilio della sala, e vari bicchieri e i piani del servizio. Ma davvero possiamo ringraziare Iddio! Le case che circondavano la nostra sono crollate, mentre la nostra è rimasta. Come mi dispiace che sia morto Ghiselli, l'impiegato del Municipio!
Abbiamo detto alle mie compagne di Ventimiglia che vengano ad abitare quassù con le loro famiglie e questa sera arriveranno. Ma sì, voglio essere allegra e fugare i tristi pensieri, perché verranno Assunta, Anna e Rosy, le mie più care amiche.
25 giugno 1944
E' domenica. Stamane sono andata a messa con le mie amiche. Al cinema a Latte non siamo scese, perché dicevano che prendevano delle persone in ostaggio, ed io sono rimasta tutto il giorno in casa ad aiutare la mamma.
[...]
29 giugno 1944
Ancora quest'oggi nel pomeriggio, verso le 17.20 sono venuti a bombardare Ventimiglia. Io ero in casa, quando ho sentito il rumore degli apparecchi. Ho chiamato la mamma e siamo uscite, quando una signora ha detto che ce n'erano 19, ed avevano la direzione di Ventimiglia.
Io, ho guardato in alto, e li ho visti, ma certo... dietro a quelli ce n'era un'altra formazione di 19. Dio mio! Erano bombe quelle cosine piccole. bianche che cadevano dagli apparecchi? Alla mia domanda ha risposto poco dopo il rumore sordo e cupo che provocano le bombe scoppiando. Io e la mamma ci siamo subito gettate a terra, gridando. E papà, che doveva arrivare da Sanremo col treno proprio a quell'ora?
Poi gli aerei se ne sono andati ed è tornata la calma. La mamma di Anna è svenuta due volte per la gran paura e tremava tutta come una foglia.
Circa mezz'ora dopo, Assunta ed io eravamo sul ponte che guardavamo i danni che avevano fatto a Ventimiglia. Meno male, il treno non è stato colpito.
Nuccia Rodi, Diario di guerra. Ville, 22 giugno - 26 ottobre 1944... in Aa.Vv., Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra, Comune di Ventimiglia, 1995
 
Una lettera semplice da Ventimiglia (IM) a Imperia, affrancata [12 giugno 1944] con due valori della "Monumenti Distrutti" in corso da una settimana. Fonte: il postalista

Nel pomeriggio inoltrato del 29 u.s. formazioni aeree nemiche sorvolavano la città di Ventimiglia sganciando bombe sui ponti ferroviari del Roja e del Nervia, nonché sulla linea ferroviaria Ventimiglia-Piena, interrompendo le comunicazioni. Rimanevano colpiti i caseggiati lungo il tratto del ponte stradale, tra cui l'albergo "Commercio" ove erano alloggiati 20 agenti ausiliari di polizia. Rimanevano colpiti il ponte sul Nervia ed il tratto della linea ferroviaria lato Bordighera. Rimanevano interrotte le comunicazioni con la Francia, laddove quelle con Genova venivano riattivate poco dopo.
Nessuna vittima: solo pochi feriti.
Questore di Imperia, Al capo della Polizia - Maderno, Relazione settimanale sulla situazione economica e politica della Provincia di Imperia, Imperia, 3 luglio 1944. Documento <MI DGPS DAGR RSI 1943-45 busta n° 4> dell'Archivio Centrale dello Stato di Roma


Ventimiglia (IM): Istituto delle Suore di Santa Marta

16 luglio 1944
La solita domenica senza un diversivo e senza uno svago. Quanto vorrei poter andare al mare, a far gite in bicicletta, al giardino di Hanbury, ma... che sciocca che sono: non ricordo che l'erba voglio non esiste?
Non si sente parlare, invece, che di bombardamenti su tante città, di Tedeschi che danno fuoco alle case, di gente che muore... Che tristezza la vita!
17 luglio 1944
Stamane c'è stata una messa per il mio povero zio Salvatore. Caro zietto! Ho fatto la Comunione per te e ho pregato per te. Tu ora, lassù nel Cielo, stai certamente meglio di noi, e non vedi tante cose brutte e dolorose che questa guerra ci  porta. Tu che sei vicino a Dio, perché non lo preghi di farla cessare questa guerra?
24 luglio 1944
Quanti apparecchi sono passati stamane in direzione di Ventimiglia! Meno male che non l'hanno colpita. Dove saranno andati a sganciare le loro bombe?
25 luglio 1944
Alle 11, stamattina, la mia povera città è stata ancora una volta oggetto dell'incursione area nemica. Gli aerei erano molti, ma per fortuna non vi sono morti, né case crollate. Hanno colpito la ferrovia dal passaggio a livello alle Suore di S. Marta.
Nel pomeriggio sono nuovamente passati gli apparecchi, e la signora Rampone è quasi impazzita di paura. Ha cominciato a mettersi le mani nei capelli, a urlare come una forsennata ed a scappare di qua e di là, urlando: «mamma mia, mo' bombardano, e venitteme addosso, così non sento sto rumore...». Nessuno l'ascoltava, perché tutti scappavano per le fasce per conto proprio.
Io mi ero distesa ai piedi di un muretto poiché, sentendomi poco bene, non potevo correre, quando, ad un tratto, ho avuto l'impressione che tutte le forze della terra fossero gettate su di me con violenza. Quando ebbi la forza di voltare il capo, vidi la suddetta signora che si era gettata a capofitto sulla mia schiena e, tremando, mi squassava tutta. Col dolce peso che si ritrova! E non potevo mica muovermi, ché quella mi ficcava le unghie nella carne.
Ho ringraziato Iddio quando gli apparecchi se ne sono andati ed ho potuto rientrare in casa. Tutta massacrata, è vero, ma salva dal pericolo di rimanere schiacciata.
26 luglio 1944
Sant'Anna è la mia festa e quella della mia amica Rampone. Le ho regalalo un grazioso cestinetto di frutta e fiori. A me, Marisa ha regalato un cuscinetto rosa per gli spilli fatto da lei, e Rosy e Assunta della stoffa rosa per biancheria. Abbiamo invitato i nostri amici a gustare la torta, il budino ed a bere il vino bianco.
Poi Assunta, Anna, Rosy ed io, abbiamo deciso di scendere a Ventimiglia a prendere la "cassata". Infatti alle 16.30 siamo partite ma... a metà strada è suonato il preallarme, e si sono sentiti gli apparecchi. Noi, però, abbiamo continuato impavide a camminare con la speranza che gli aerei passassero senza bombardare. Infatti, se ne sono andati verso il mare, ed abbiamo sentito suonare nuovamente la sirena: ecco, il cessato allarme. Macché, è l'allarme, perché si sono sentiti 6 suoni. Che disdetta, però noi, senza paura, abbiamo deciso che dovevamo continuare il nostro cammino. E così siamo arrivate nel Borgo e ci siamo dovute fermare all'inizio della galleria. Sentivamo sempre suonare la sirena, ma erano le nostre orecchie che, maligne, ci tradivano.
Siamo andate da Manin, ma non aveva né cassate, né gelati. Andare nel centro della città, con l'allarme, non era prudente, così siamo rimaste lì in piedi ad aspettare, come quattro stupide.
Infine, alle 18.30, avvilite, a capo chino, gli occhi accesi di oscure vendette verso chissà chi, ce ne siamo tornate a casa.
29 luglio 1944
La notte scorsa, a mezzanotte precisa, due o tre cacciabombardieri hanno gettato alcune bombe su Ventimiglia, vicino al Miramare. Hanno gettato bengala dappertutto: sul mare, a Bevera, a Ventimiglia, e su un monte qui vicino. Noi ci siamo alzati, e siamo scappati per la campagna, col chiarore che c'era si vedevano bassissimi gli aerei che volavano sul nostro capo. Dio mio, che paura!
Ci siamo coricati in un canaletto, ma siamo subito andati in cantina, quando abbiamo visto il chiarore dei proiettili della batteria contraerea di Ventimiglia. Ci sono sei morti, fra cui una mia compagna delle scuole elementari, Maria  Bosio, morta col fratello, la  madre e il fidanzato. E' morta pure la Trillo.
30 luglio 1944
Hanno ancora bombardato Ventimiglia, la notte scorsa all'una e trenta. Hanno gettato i bengala e noi siamo scesi in cantina. E' stata colpita la città alta, ma fortunatamente non ci sono morti.
2 agosto 1944
Quest'oggi saranno passati più di 500 apparecchi. Sembra il finimondo: vanno, vengono, si incrociano, si abbassano...
Se non si pensasse che posono gettare bombe, sarebbe un bello spettacolo vedere tutti quegli aerei bianchi e neri che sorvolano in ogni direzione.
Ho visto scendere una bomba da un aereo, ma non precipitava velocemente, bensì girando su se stessa, e non si è sentito lo scoppio. Han detto che, quando scendono così, non scoppiano. A Ventimiglia è un continuo allarme. Anche in questo momento suona la sirena. Tra ieri e la notte scorsa, l'allarme ha suonato ben 19 volte.
3 agosto 1944
E' proprio vero quello che sto per scrivere? E' proprio vero che han bombardato quassù da noi, alle Ville? Eppure, ci sono i buchi delle bombe tutto attorno, ho sentito le esplosioni e si trovano frammenti di bombe dappertutto, e questo odore di bruciato che  è rimasto! Tutti parlano, raccontano della morte che hanno sfiorato, noi stessi siamo vivi per miracolo.
Erano le dieci e trenta, ed io ero a lezione di piano nel salone, con la suora. Abbiamo sentito il rumore degli aerei, ma abbiamo continuato a suonare, poi, siccome il rombo dei motori si avvicinava sempre di più, volevamo uscire a contarli, e la suora si era avviata ad aprire la porta della Cappella per uscire, come al solito, sullo spiazzo antistante. Non so come, ho avuto l'idea di dirle che si poteva passare anche dalle scale di sopra. Avviandoci sul pianerottolo, sentendo un rumore d'inferno, anziché salire, siamo scese a precipizio in cantina. Dal portone della cantina, guardavamo quei caccia che si abbassavano, e si alzavano proprio su di noi.
Tra quel baccano infernale, ne abbiamo sentito uno, nitido, di un aereo in picchiata: era tanto basso che sembrava dovesse toccare terra. La suora ed io ci siamo distese lì, vicino alla porta [...]
Nuccia Rodi, Op. cit.

venerdì 22 maggio 2020

Gli aerei alleati hanno centrato il ponte di Nava


Il Pizzo d'Ormea (2476 m.) visto da Nava (IM) - Foto: Michela Biancheri
 
4 febbraio 1945 - Giornata di relativa calma. Solo nel pomeriggio si è sparsa la voce che ieri verso le tre pomeridiane una formazione di aerei hanno mitragliato la strada tra Ponte di Nava ed Ormea, ove erano in transito molte salmerie di tedeschi e repubblichini.
5 febbraio 1945 - Stamane i tedesci hanno fatto operazioni di rastrellamento e di controllo nella Alta Arroscia [...] Un fatto indubbiamente serio è stato il bombardamento della Cartiera di Ormea che ha subito danni assai gravi. Uno degli apparecchi si è incendiato ed è caduto verso il Castello di Ardea. Il pilota si è lanciato col paracadute ed è caduto in regione Castelletto [comune di Ormea (CN)]. Nel bombardamento di sabato è rimasta uccisa una donna che transitava sulla Nazionale.
Nino Barli, Vicende di guerra partigiana. Diario 1943-1945, Valli Arroscia e Tanaro, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 1994

13 febbraio 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 287/SIM, alla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Chiedeva di comunicare al capitano Roberta [capitano dello SOE britannico Robert Bentley, ufficiale di collegamento degli alleati con il comando della I^ Zona Operativa Liguria] il bombardamento alleato di Sanremo, avvenuto il giorno prima.
15 febbraio  1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria [comandante Curto Nino Siccardi] al comando della Divisione “Silvio Bonfante” ["Giorgio" Giorgio Olivero, comandante] - Trasmetteva i ringraziamenti del capitano Roberta [capitano Robert Bentley] per la prontezza con cui era stato realizzato il collegamento con il colonnello Stevens e assicurava che il medesimo avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di fare bombardare Ormea (CN), come suggerito dal comando in parola.
25 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata [comandante Fragola Doria Armando Izzo] al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Avvisava che "nei giorni scorsi salivano da Pigna, provenienti da Isolabona, 17 soldati della RSI, di cui 6 tra tedeschi e russi, per rinforzare il presidio di Molini; inoltre, giunsero altri 15 militari della RSI provenienti da San Bernardo di Conio. A Pigna il presidio è di 40 uomini; a Isolabona vi sono 3 batterie antiaeree che sono bersaglio dei bombardamenti alleati... Dal fronte a Savona le truppe tedesche ammontano a circa 4000 uomini, tutti appartenenti alla 34^ Divisione".
25 febbraio 1945 - Da "Corrado" al comando della Divisione “Silvio Bonfante” - Informava che "200 tedeschi provenienti da San Remo e zone limitrofe hanno avuto l'ordine, a causa dei bombardamenti alleati, di spostarsi a Pieve di Teco, dove è giunto il maresciallo Grot, già responsabile del massacro avvenuto in quella località...".
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

A margine del documento stilato in occasione del suo interrogatorio i partigiani scrivevano: "risultano le seguenti informazioni di carattere generale sull'esercito tedesco: la 34ª divisione […] é un organismo militare dislocato nella Liguria e di esse fanno parte delle più svariate nazionalità in proporzione del 20/100 di Tedeschi e tutto il resto ossia l'80/100 di polacchi, russi, francesi, cecoslovacchi ecc. Riguardo al resto nessuna informazione si è potuta sapere data la loro condizione speciale che li faceva considerare da parte dei tedeschi quasi come prigionieri di guerra senza possibilità di venire a contatto con la popolazione civile e di essere al corrente della situazione politica e militare dell'Europa" (488).
Francesco Corniani, "Sarete accolti con il massimo rispetto": disertori dell'esercito tedesco in Italia (1943-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 2016-2017
(488) Verbale dell'interrogatorio fatto il sabato 28 ottobre 1944 a due prigionieri catturati a Beinette, ivi.

25 febbraio 1945 - È giunta da Imperia una colonna tedesca di circa 300 uomini, con relative salmerie. Da mezzogiorno alle quattro pomeridiane si verifica un ininterrotto transito di formazioni aeree. Il terribile maresciallo Grot, che se ne era andato, è ritornato a Pieve da quattro giorni e stamattina con una cinquantina di uomini è partito per un'operazione di rastrellamento verso Mendatica.
10 marzo 1945 - Sono le 9 e quattro ricognitori provenienti dal mare hanno sorvolato la zona di Pieve scendendo a quota bassissima e avendo come apparente obbiettivo i ponti. Si crede abbiano preso fotografie. La popolazione si è spaventata anche perché è stata la prima volta che si udiva il segnale di allarme dato dalle campane suonate a martello.
15 marzo 1945 - Ore 9 due aerei scendono dal vallone di Armo e si precipitano in picchiata sulla Pieve, emettendo un acutissimo sibilo. Lo sorvolano fino all'Ammazzatoio, ove deviano a bassissima quota verso Muzio e si disperdono nella valle. Intanto le campane suonano a martello in segno d'allarme e la gente spaventata si raccoglie dove si crede meglio protetta. Passano parecchi minuti e la scena si ripete sempre con maggiore fragore. Gli operai e i tedeschi, che lavorano al ponte nuovo, fuggono e si accovacciano negli uliveti circostanti. È stata una mattinata piena di emozione e di spavento.
Nino Barli, Op. cit. 
 
Il 12 marzo 1945 Ormea fu bombardata da un feroce mitragliamento. Il municipio, le case furono crivellate di proiettili, e per un caso del tutto straordinario le ville Pittavino e Bianchi, sedi del comando tedesco, colpite in pieno; non si potè mai sapere il numero delle vittime perchè asportate nottetempo; tra queste risultava un ufficiale [...] Il 15 marzo alcuni apparecchi in picchiata lanciano centinaia di manifestini sulla cartiera in lingua tedesca. Intanto continuano gli spari di molestia da parte dei partigiani.
Guida di Ormea, a cura delle "Campane di San Martino", 1986

17 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della Divisione “Silvio Bonfante” ["Livio", Ugo Vitali, responsabile], prot. n° 1/96, al comando della Divisione - Riportava le notizie ricevute il 12 marzo da un informatore ed aggiungeva che il maresciallo Grot, addetto al controspionaggio tedesco, era stato trasferito da Pieve di Teco a Pontedassio e, ancora, che sempre il 12 marzo il comando della II^ Brigata "Nino Berio" aveva condannato e fatto giustiziare il commissario di P.S. Santo Miglietta e l'agente Attilio Sorbara, che erano stati catturati armati di mitra nella zona di Diano Marina.
17 marzo 1945 - Dal comando della Divisione “Silvio Bonfante”, prot. n° 204, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Informava che era stato in visita il commissario della I^ Zona Operativa Liguria "Sumi" [Lorenzo Musso], che doveva poi fermarsi a Viozene [Frazione del comune di Ormea] per discutere di alcune questioni con "Martinengo" [Eraldo Hanau, comandante di una delle formazioni badogliane]...
17 marzo 1945 - Dal comando della Divisione “Silvio Bonfante” al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Sottolineava l'importanza di un documento ritrovato ad Ormea (CN), che meritava una corretta traduzione perché "potrebbe trattarsi di una richiesta di rimpatrio per le truppe tedesche". Chiedeva altro materiale bellico attraverso gli avio-lanci alleati "per poter incalzare ancora di più il nemico", in particolare un lancio nel periodo compreso tra il 23 ed il 27 marzo "verso le ore 21,30, in quanto sarà un periodo favorito dalla posizione della luna". Aggiungeva che continuava l'affluenza di volontari nelle fila partigiane, ma che venivano accolti solo uomini conosciuti o già appartenenti a bande locali.
17 marzo 1945 - Dal comando della Divisione “Silvio Bonfante” al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Svolgeva una lunga relazione soprattutto sul tema degli aviolanci alleati, di cui si riportano qui di seguito significativi stralci: "... il giorno 13 u.s. si è effettuata l'operazione lancio nella località convenuta [Piano dell'Armetta nei pressi di Alto (CN)]; sono stati lanciati 33 colli di cui 28 recuperati nella serata ed i restanti 5 nella successiva mattinata. Non è stato possibile per il disturbo alle stazioni radio ricevere il messaggio per il lancio del giorno successivo. Tutte le tracce del lancio sono state cancellate anche grazie alla popolazione, di modo che i tedeschi non hanno trovato nulla. Data l'esperienza si consiglia di potenziare l'ascolto messaggi mediante l'aumento delle apparecchiature sulle 3 linee, visto che si è ordinata la revisione dell'impianto di Nasino. È da evitare inoltre il lancio in giorni consecutivi, poiché vi è un'unica via di deflusso rappresentata da una mulattiera ed è, quindi, impossibile creare una colonna eccessivamente grande di muli, perché desterebbe sospetti ed in quanto l'occultamento del materiale va eseguito a spalla. Il luogo si è mostrato idoneo allo scopo, per cui per il prossimo lancio si richiedono 150-180 colli. Non servono fucili, ma armi automatiche, mortati leggeri, bombe anti-carro. Il collo indirizzato a 'Roberta' [capitano Robert Bentley] contiene 2 R.T. [radiotrasmittenti]: si prega di inviare degli uomini a prelevarle. Il giorno 11 u.s. è stata bombardata Ormea ed è stata colpita la sede del generale. Alcuni garibaldini hanno requisito in detto comando vario materiale, tra cui una lettera, di cui si invia la traduzione, circa gli spostamenti delle truppe tedesche. Sopra Ormea i tedeschi accendono fuochi per ingannare gli aerei alleati".
30 marzo 1945 - Da "Pantera" [Luigi Massabò, vice comandante della VI^ Divisione “Silvio Bonfante”] al SIM della VI^ Divisione - Avvertiva che "... Ad Ormea si trovano 20 tedeschi. Gli aerei alleati hanno centrato il ponte di Nava..."
da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit.

mercoledì 25 marzo 2020

Bombardamenti alleati su Sanremo a febbraio 1945

Sanremo (IM): ex Villa Helios
 
Coldirodi ed Ospedaletti (IM)

1945
- Febbraio 
MERCOLEDÌ 7   - ... e Coldirodi [n.d.r.: Frazione di Sanremo, ma all'epoca Frazione di Coldirodi] bombardate da cacciabombardieri verso le 10.30.
DOMENICA 11   - ... Sanremo mitragliata (ore 15.30).
MARTEDÌ 13       - Sanremo bombardata da aerei (ore 10.30).
MERCOLEDÌ 14  - ... Aerei bombardano Sanremo (ore 14). 
MERCOLEDÌ 21  - ... e Sanremo bombardate da aerei (ore 10.30).
dal Diario di guerra di Giuseppe Biancheri, pubblicato su LA VOCE INTEMELIA anno XXXIX n. 11 novembre 1984, qui ripreso da Cumpagnia d’i Ventemigliusi

Ospedaletti (IM) e Capo Nero di Sanremo

1 febbraio 1945
- Dal P.C.I. di Sanremo alla Federazione P.C.I. di Imperia - Relazione mensile nella quale si sottolineava l'intensificazione dei bombardamenti aereo-navali alleati su Sanremo con perdite umane fra la popolazione civile, soprattutto nella città vecchia...
11 febbraio 1945 - COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE SANREMO S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] prot. n° 276 -  Oggetto: informazioni sui risultati dei bombardamenti alleati. Alla Sezione S.I.M. della V^ Brigata Z.O. -  p.c. Ispettorato Militare I^ Zona Z.O. e Delegazione di zona militare Imperia  -  Vi preghiamo di comunicare al cap. Roberto [ndr: capitano Robert Bentley del SOE britannico, incaricato della missione alleata presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] i risultati degli ultimi bombardamenti aereo-navali alleati nella zona di nostra competenza: SANREMO: lunedì 5 febbraio: bombardamento navale eseguito da un incrociatore francese tipo Bertin da 5850 tonn. scortato da un cacciatorpediniere, presumibilmente americano no. 424. Durata complessiva circa 70 minuti, con un intervallo di circa 10 minuti. 
I azione: zona occidentale della città: da Villa Helios a Capo Pino. Nessun obiettivo colpito; qualche proiettile è scoppiato sulla strada. Obiettivo vicino: treno armato rifugiato nella galleria Sanremo Ospedaletti. La galleria è minata.
II azione: Zona del porto dove si trovano alcuni mezzi d'assalto. Colpito in pieno un rimorchiatore arenato; la fortezza di S. Tecla centrata da una bordata. La maggior parte dei proiettili è caduta ne centro abitato della città.
III azione: durata pochi minuti: qualche colpo sulla zona di levante della città. La maggioranza dei colpi è caduta in mare. Obiettivi militari colpiti: nessuno. Distanza minima da obiettivi militari: circa 400 metri. Nessuna vittima [...]
Con riserva di ulteriori comunicazioni. Fraterni saluti.  C.L.N. = SANREMO il responsabile del SIM (Mimosa) [Emilio Mascia]
12 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Trasmetteva informazioni sui bombardamenti avvenuti il 5 febbraio nella zona di Sanremo, sulla base del documento 276/SIM del CLN di Sanremo. 
da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Schizzi, eseguiti sul citato Diario dall'ing. Giuseppe Biancheri, degli incrociatori francesi Jeanne d'Arc e Emile Bertin - Fonte: Cumpagnia d’i Ventemigliusi cit.
 
 

Sanremo (IM): zone di levante

Il 12 febbraio 1945 la città dei Fiori fu teatro di un bombardamento da parte di 12 cacciabombardieri alleati, che sganciarono circa 25 ordigni, di cui 6 caddero in mare, 4 davanti al porto, 2 nella zona di San Martino, gli ultimi la città vecchia nell'incrocio tra Via Montà, Via Palma e Santa Brigida; la distanza dalle batterie poste nei Giardini Regina Elena era di 100-200 metri in linea d'aria. ... il porto in parte è stato colpito... L'attacco ha causato molte distruzioni ed innocenti vittime, il cui numero non è stato ancora accertato. Si parla di 30 morti e 50 feriti... (la parte in corsivo così è scritta nel seguente documento IsrecIm: 13 febbraio 1945 -  Dalla Sezione SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", prot. n° 283, al comando della II^ Divisione "Felice Cascione" ed al comando della I^ Zona Operativa Liguria) 
Le batterie costiere antisbarco risposero sparando verso il mare  [...]
Rocco Fava, Op. cit. 
 
Piazza Santa Brigida a Sanremo (IM), così come ristrutturata dopo aver subito i bombardamenti del secondo conflitto mondiale
 
16 febbraio 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al C.L.N. di Sanremo - Si chiedeva, pur ringraziando per quanto già fatto, maggiore precisione nelle informazioni allegando alle comunicazioni, ogni volta che fosse stato possibile, coordinate e rilevi topografici; di indagare sull'ubicazione delle batterie costiere che il 6 ed il 12 febbraio avevano "aperto il fuoco contro una presunta nave alleata"; di dare informazioni sugli esiti dei bombardamenti alleati, per precisare, al fine di limitare i danni alla popolazione ed alle case, agli alleati stessi le giuste distanze degli obiettivi
da documento Isrecim in Rocco FavaOp. cit.    

Nel primo pomeriggio del 14 febbraio 1945 Sanremo patì nuovamente un bombardamento aereo- navale.
Alle ore 14.30, infatti, come scrisse in data 16 febbraio 1945 il comando della V^ Brigata, prot. n° 286, al comando della I^ Zona Operativa Liguria: "8 aerei alleati hanno sorvolato la città sganciando 7-8 bombe tutte nella zona orientale della città, 3 bombe sono cadute in Via Giusti (angolo Via Volta) distruggendo una casa ed uccidendo 2-3 persone... 2 bombe sono cadute in fondo a Via San Martino sul corso XXIII marzo scoppiando nei giardini. Nessuna vittima. Nessun obiettivo militare colpito. Distanza dall'obiettivo militare più vicino (i bunker di Villa Nobel armati di mitragliere) a circa 300 metri. Infine 2 altre bombe sono cadute nei giardini della villa del Sole davanti all'entrata. Nessuna vittima".
Circa 30 minuti dopo l'inizio del bombardamento aereo incominciò quello navale da parte di un cacciatorpediniere e di un incrociatore che si protrasse per circa mezz'ora. Fu colpita, in questo caso, la parte occidentale di Sanremo ed un ordigno divelse i binari della ferrovia per un tratto di diversi metri [...]
Il 22 febbraio alle ore 10 aerei alleati effettuarono un bombardamento su Sanremo, seguito da uno navale a cinque ore di distanza. Circa le conseguenze solo 2 giorni dopo i comandi garibaldini riuscirono a sapere che una villa posta in corso Impero era stata seriamente danneggiata [...]
Rocco Fava, Op. cit. 

22 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 296, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Riferiva che in quella stessa giornata alle ore 10 aerei alleati avevano effettuato un bombardamento su Sanremo, seguito a cinque ore di distanza da un bombardamento navale, ma che di entrambi non si conoscevano ancora gli esiti...
documento Isrecim in Rocco Fava, Op. cit.
 
Il 26 febbraio Sanremo venne bombardata dagli aerei alleati, che agirono in due riprese, rendendo inutilizzabile la funivia e colpendo diversi alberghi occupati da comandi tedeschi.  Il 28 febbraio 1945 un nuovo bombardamento colpì Sanremo procurando danni al castello Devachan e ad alcune ville confinanti (come messo in evidenza nel seguente documento: 2 marzo 1945 - Dalla Sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 312, al comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ Divisione "Felice Cascione").
Rocco FavaOp. cit.